SOMMARIO N. 56

Bosnia e Erzegovina, 2011 (ph. Samuele Formichetti)

Bosnia e Erzegovina, 2011 (ph. Samuele Formichetti)

PER LUIGI

EDITORIALE; Letizia Bindi, Grana di voce, angolo di sguardo. Il maestro è nell’anima; Tonino CeravoloEtno-grafie della marginalità. Ricordando Luigi Lombardi Satriani; Roberto Cipriani, L’antropologo dimidiato; Federico Faeta, Un convegno, un ricordo per immagini; Francesco Faeta, Luigi Maria Lombardi Satriani. Per avviare un percorso di memoria; Sonia Giusti, L’antropologia storica di Lombardi Satriani: dal tempo del pittoresco al tempo della contestazione;

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EDITORIALE

Lombradi Satriani in un convegno sul Carnevale, febbraio 2017 (ph. Francesco Faeta)

Lombardi Satriani in un convegno sul Carnevale, febbraio 2017 (ph. Francesco Faeta)

Un paio di settimane prima che ci lasciasse Luigi M. Lombardi Satriani, rispondendo al mio invito a partecipare al dibattito sulla guerra promosso dalla rivista, mi aveva mandato questa email: «Caro Antonino, ho scritto proprio in questi giorni una poesia che esprime il mio pensiero riguardo…. guerra e pace. Spero che non ti sorprenda la formula poetica piuttosto che quella saggistica. Con viva amicizia, Luigi M. Lombardi Satriani». Mi aveva riscritto pochi giorni dopo – il 27 maggio, appena tre giorni prima della morte – inviandomi una nuova versione della poesia che in nulla si differenziava dalla precedente se non per un verso a cui aveva aggiunto la parola “sofferente”. Un messaggio in bottiglia, forse. Il desiderio di esprimere in modo più puntuale il sentimento o lo stato d’animo, l’urgenza di precisare, di testimoniare una condizione, il dolore per la guerra che sillabava e incarnava nel suo corpo sofferente. Continua a leggere

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Grana di voce, angolo di sguardo. Il maestro è nell’anima

Luigi Lombardi Satriani, Campobasso Novembre 2021

Luigi Lombardi Satriani, con Letizia Bindi e Antonella Crudo, Campobasso dicembre 2021

per Luigi

di Letizia Bindi

Come affrontare la scomparsa di un maestro dal quale si è appreso a riflettere sulla morte? Luigi M. Lombardi Satriani ci ha lasciati alla fine di maggio, alle soglie di quel tempo estivo che ha sempre tanto amato trascorrere nella sua Calabria. Ancora la settimana precedente la sua scomparsa ha voluto lavorare con la redazione della rivista cui aveva dato per due volte vita: una prima volta giovanissimo, insieme con Mariano Meligrana, chiamandola “Spirito e tempo” e poi dandole l’evocativo nome “Voci”. L’aveva quindi nuovamente rifondata nel 2004, raccogliendo intorno ad essa un gruppo di allievi, colleghi e amici che si erano accostati e riconosciuti attraverso le generazioni nel suo magistero. Continua a leggere

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Etnografie della marginalità. Ricordando Luigi Lombardi Satriani

Lombardi Satriani a Nardodipace (dal L'assenza del presente di

Lombardi Satriani e Cosimo Tassone a Nardodipace (da L’assenza del presente di M. Boggio)

per Luigi

di Tonino Ceravolo

Il modo più immediato per dire di Luigi Lombardi Satriani (San Costantino di Briatico, 1936 – Roma, 2022) nel momento della sua scomparsa sarebbe, probabilmente, quello di richiamare, con una certa analiticità, il suo ricco percorso scientifico e umano, ricordando le prestigiose cattedre universitarie occupate, la vasta bibliografia, l’impegno politico sfociato nel seggio senatoriale.

E tuttavia si può fare memoria di un’esistenza viva, complessa, piena di tante cose anche osservandola da un più circoscritto, nel tempo e nello spazio, angolo visuale che, però, lascia emergere ugualmente un’indomita passione culturale, la natura di un metodo scientifico, lo stile intellettuale di un uomo che di molti è stato maestro. Continua a leggere

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L’antropologo dimidiato

Cipriani con Luigi Lombardi Satriani

Roberto Cipriani con Luigi Lombardi Satriani

per Luigi

di Roberto Cipriani 

Premessa

Ancora una volta ho avuto difficoltà a scrivere di un Collega scomparso. Perciò ho continuamente rinviato l’inizio della stesura di questo testo. Nel decidermi, finalmente, dopo un paio di settimane, sono tante le immagini che mi si addensano nella memoria che riguarda Luigi Maria Lombardi Satriani. Innanzitutto mi sovviene l’idea di una figura pacata, dal linguaggio talora forbito, degno di riconoscimento in un premio letterario. Continua a leggere

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Un convegno, un ricordo per immagini

 

Vallodolid, Luigi Lombardi Satriani con Mauro Geraci, 2007 (ph. Federico Faeta)

Vallodolid, Luigi Lombardi Satriani con Mauro Geraci, 2007 (ph. Federico Faeta)

per Luigi

di Federico Faeta

Nel 2007, a Valladolid, in Spagna, ho avuto modo di documentare lo svolgimento di un importante convegno internazionale, con folta partecipazione degli studiosi italiani, dedicato ai rapporti tra antropologia culturale, musei e patrimoni, organizzato da José Luis Alonso Ponga presso la Facoltà di Lettere e Filosofia. Continua a leggere

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Luigi Maria Lombardi Satriani. Per avviare un percorso di memoria

0per Luigi

di Francesco Faeta 

Il tempo assai breve intercorso tra la scomparsa di Luigi Maria Lombardi Satriani e l’uscita di questo numero di “Dialoghi Mediterranei”, la sensazione di incomunicabile vuoto che accompagna la perdita di una persona cara e, soprattutto, l’estrema complessità della figura e dell’opera dello studioso, non consentono, in questa sede, di andare molto oltre il dovuto e reverente ricordo di un maestro e di un caro amico. Vi sarà occasione, quanto prima, di affrontare in modo sistematico i molteplici aspetti umani, culturali, scientifici e politici di una personalità che ha fatto del loro inestricabile intreccio uno dei suoi tratti salienti. Continua a leggere

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L’antropologia storica di Lombardi Satriani: dal tempo del pittoresco al tempo della contestazione

Messina, Lombardi Satriani riceve il Premio Cocchiara

Messina, Lombardi Satriani riceve il Premio Cocchiara, 2016

per Luigi

di Sonia Giusti

Il Manifesto ha ricordato Luigi Maria Lombardi Satriani con le parole di Thomas Mann “Adel des Gestes” e alla nobiltà dello spirito, in verità, si pensa quando si inserisce il nostro Luigi nel panorama internazionale delle scienze demo-etno antropologiche. Antropologo e fine letterato, Luigi Maria Lombardi Satriani ci ha lasciato a 85 anni nel pieno della sua attività di ricerca svolta nell’ambito di una scienza che, affermatasi in Italia con Giuseppe Pitré e Giuseppe Cocchiara, con la sua impostazione storicistica si è irrobustita come scienza storica; non più come una delle due storie che in Italia correvano parallele, la grande storia nazionale e la pittoresca storia del folklore.   Continua a leggere

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Le forme dell’inquietudine. La ricerca di Luigi M. Lombardi Satriani

Librandi, Lombardi Satriani, e Teti, Vibo Valenzia, 2007

Librandi, Lombardi Satriani, e Teti, Vibo Valentia, 2007 (ph. Fulvio Librandi)

per Luigi

di Fulvio Librandi e Vito Teti 

«Tutti i gruppi umani hanno dato corso – pur nella variabilità storica, ma con uguale impegno radicale – a questa operazione che tende a fissare i segni di una mappa che possa orientare e sostenere la fatica di vivere» [1]. Lo studio dell’inquietudine come dato che accomuna le sorti degli uomini appare il tratto più costante della produzione scientifica di Luigi M. Lombardi Satriani. L’indole anarchica, che s’incontrava con la sua incontenibile curiosità, lo ha portato a indagare nel tempo campi del sapere diversi, e tuttavia i suoi scritti, valutati nell’insieme, trovano sempre un punto di coerenza nell’idea che la fatica di vivere, per qualunque uomo che viene gettato nel mondo, è tanto un destino, quanto un ethos. Continua a leggere

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Il contributo di Luigi Maria Lombardi Satriani alla vita culturale napoletana

Luigi Lombardi Satriani

Luigi Lombardi Satriani

per Luigi

di Gianfranca Ranisio

Scrivere in memoria di Luigi dà una grande tristezza, perché avviene poco dopo la sua scomparsa, in sua assenza, quando non ci si può più confrontare direttamente con Lui, come avveniva di consuetudine. Ritornare ora su episodi, momenti, esperienze di ricerca e di vita, induce però a riflettere non solo sulla sua figura scientifica ma anche sulle sue straordinarie doti umane, sulla sua capacità di formare incutendo serenità nel lavoro ma al contempo educando a leggere la complessità del reale; per questo molti di noi hanno riconosciuto in Luigi un punto fermo, come solo i grandi Maestri sanno essere. Continua a leggere

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L’Antropologia Giuridica in Luigi Maria Lombardi Satriani

 

Luigi Lombardi Satriani

Luigi Lombardi Satriani

per Luigi

di Patrizia Resta

In un caldissimo giorno di inizio giugno, di quelli in cui l’afa, il calore, l’umidità e la salsedine tarantina tolgono il respiro, saltano fuori a caso dagli scaffali della mia libreria alcuni volumi firmati da Luigi Maria Lombardi Satriani.  Da pochissime ore lui non è più, almeno non è più con noi, anche se ci piace immaginarlo, affaccendato, in cammino sul suo Ponte di San Giacomo. Continua a leggere

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A Luigi, che sta percorrendo il sottile ponte di San Giacomo

Lombardi Satriani

Lombardi Satriani

per Luigi

di Paola Elisabetta Simeoni

Una delle mie prime letture antropologiche sono state, nei lontani primi anni ’70 del Novecento, Il folklore come cultura di contestazione (!966) e Folklore e profitto. Tecniche di distruzione di una cultura (1973). Avevo da poco ‘scoperto’ questa disciplina di cui mi ero entusiasmata in seguito all’incontro con Il mondo magico e poi La terra del rimorso di Ernesto de Martino. Il libro di Luigi Maria Lombardi Satriani, un volume di riferimento anche per gli anni successivi, e ancora oggi da tenere da conto, che si collocava in un quadro diverso dell’orizzonte demartiniano e pur sempre nella stessa tensione politica ed etica. Continua a leggere

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Luigi, il maestro da lontano

Con Luigi Lombardi Satriani

Palermo, Sergio Todesco con Luigi Lombardi Satriani, dicembre 2017

per Luigi

di Sergio Todesco

La mia conoscenza con Luigi Lombardi Satriani risale al 1976. Laureatomi un anno prima in Filosofia con una tesi di argomento antropologico, e non trovando nella mia Facoltà di Lettere e Filosofia docenti in grado di seguirmi in quella che avevo scoperto essere la mia vocazione, mi ero iscritto alla Facoltà di Magistero con l’unico scopo di poter seguire da studente le lezioni di questo antropologo calabrese di cui avevo sentito parlare. Continua a leggere

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Guerra e pace

Banskym Betlemme (© Ammar Awad / Reuters) |

Banksy, Betlemme (© Ammar Awad / Reuters)
|

di Luigi M. Lombardi Satriani

 Nella chiesa deserta

un prete pallido e magro

è inginocchiato

sul freddo pavimento di marmo

e rannicchiato,

come avesse assunto il dolore del mondo

tutto il male,

la guerra. Continua a leggere

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Guerre silenziate. Pratiche di tortura nelle residential schools canadesi

Royal Canadian Mounted Police

Royal Canadian Mounted Police

di Linda Armano 

Introduzione 

Gli studi di antropologia della guerra sono aumentati notevolmente soprattutto negli ultimi quaranta anni. Ciononostante, avvertono alcuni ricercatori, che mentre fino ad un decennio fa la produzione scientifica era in una fase di sviluppo, negli ultimi anni le riflessioni all’interno di questo filone di studi rischiano di diminuire (Ferguson 2008).  Continua a leggere

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Invasi, invasori, invasati: sulle rappresentazioni della guerra in Ucraina

Stuart Davis (@Artisti contro la Guerra e il Fascismo),

Stuart Davis (@Artisti contro la Guerra e il Fascismo)

di Antonello Ciccozzi

Piani narrativi in conflitto e etnocentrismi geopolitici

Raccolgo e rielaboro qui una serie di riflessioni sulle rappresentazioni della guerra in Ucraina che ho pubblicato in ambito divulgativo (mediatico e social) durante i primi tre mesi del conflitto. Il tema di fondo è quello del rischio antropologico del riemergere di una concezione dello Stato nazionale come “società guerriera” in seno alla postmodernità occidentale; questo a partire dal riaffermarsi dell’estetica etno-nazionalista moderna del morire per la patria, della difesa dell’identità, della bandiera, del confine, come corollario necessario di una poetica del fronte, di lotta armata contro l’invasore che antepone questi valori a quelli dell’esistenza individuale, della ricerca soggettiva di una buona vita. Continua a leggere

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Il nemico è la guerra. Una prospettiva nonviolenta

Nina Masina (Artisti contro la guerra @Internazionale)

Nina Masina (Artisti contro la guerra @Internazionale)

di Andrea Cozzo 

Vorrei proporre una breve riflessione che possa contribuire alla costruzione della pace: costruzione della pace nel senso specifico di insieme di pratiche non militari in grado di fermare l’attuale scontro Russia/Ucraina, e in quello più generale di promozione di una cultura che ci abitui a pensare la soluzione di ogni conflitto violento attraverso il ricorso a mezzi pacifici.

Non farò analisi sulle responsabilità prime o ultime, immediate o remote, di questa guerra, né cronologie che determinano il suo inizio al 24 febbraio del 2022, come vuole la parte aggredita e chi sta unicamente con essa, oppure al 2014, come vogliono i russi e chi, tentando un’analisi più approfondita (magari riallacciandosi alle riflessioni di Tucidide sulla guerra del Peloponneso), non si adegua all’interpretazione ufficiale del mondo occidentale ma cerca anche altre, cioè le ‘nostre’, passate corresponsabilità. Continua a leggere

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La verità del bacio e la finzione del sacro: il “Mysterium iniquitatis” e la guerra

George Grosz, Giorno grigio, 1921

George Grosz, Giorno grigio, 1921

di Leo Di Simone

Comprendo che non è risultata agevole all’intelletto razionale, dico quello ormai assuefatto al “cogito” cartesiano o/e alla speculazione metafisica orchestrata dai vertici del pensiero filosofico occidentale pre-heideggeriano, la comprensione della riflessione apocalittica da me sviluppata nello scorso numero di questa rivista focalizzando l’ultima delle guerre eclatanti della nostra epoca [1]. La nostra cultura fa fatica a porsi su una prospettiva escatologica per una lettura filosofica della Storia a partire dall’accoglienza di una parola “altra”, ove l’essere abita come sconosciuto in attesa di con-cedersi come a-létheia, come non nascondimento, come verità; a patto che cadano le nostre precomprensioni e tutte le logiche causative che sostengono con dialettica mortifera le ragioni della guerra di cui s’è parlato in quella riflessione, e tutti i sofismi delle politiche che pretendono di stare dalla parte della verità quando invece essa è occultata dall’ombra sempre più gigantesca della prosopopea del “progresso democratico”, quale frutto maturo di quell’oblio dell’essere denunciato da Heidegger già a metà del secolo scorso. Continua a leggere

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La Madonna di Kyiv. Codici iconografici e vita quotidiana in tempo di guerra

Kiev, metopolitana (ph

Kyiv, metropolitana (ph. Andràs Foldes)

di Giovanni Gugg

Nelle prime pagine dell’introduzione del volume collettivo “Santità e tradizione”, Luigi M. Lombardi Satriani vent’anni fa scriveva che «la realtà è, per noi, né può non essere, la rappresentazione che ce ne diamo, la narrazione che di essa moduliamo». Ho ritrovato quella frase alcune settimane prima della morte del grande antropologo, nei giorni in cui raccoglievo notizie per questo contributo, quando, dinanzi a certe informazioni provenienti dai luoghi di guerra in Ucraina, pensavo che, in effetti, non facciamo altro che interiorizzare continuamente simboli e rappresentazioni, cioè siamo incessantemente impegnati a creare realtà che, prosegue Lombardi Satriani, «sono frutto di pregiudizi, letture condizionate dagli occhiali con i quali tale realtà è stata guardata» (Lombardi Satriani 2004: 8). Continua a leggere

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Verso un riarmo “intelligente” dell’Europa?

Cretto, di Gianluca Serra, acquarello

Cretto, di Gianluca Serra, gesso su legno

di Gianluca Serra

La crisi ucraina sembrerebbe aver catapultato l’Europa in dinamiche storiche analoghe a quelle del “secolo breve” (1914-1991). Mentre Paesi neutrali come la Finlandia e la Svezia decidono di entrare nel dispositivo di difesa dell’Alleanza Atlantica, nelle capitali europee cresce la percezione del rischio di dover tornare a fronteggiare un nemico “convenzionale” sul proprio territorio in conflitti armati ad ampio spettro e alta intensità. In risposta a tale minaccia, i governi di numerosi Stati membri dell’Unione Europea (UE) hanno annunciato sostanziali incrementi delle spese per la difesa, in alcuni casi anche al di sopra del 2% del Prodotto Interno Lordo (PIL), obiettivo fissato in sede NATO già nel 2006 e ribadito in sede UE nel 2017. Continua a leggere

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Il restauro del moderno: il Cotonificio siciliano

 Planimetria del Cotonificio (da «Metron» n.47, 1952)


Planimetria del Cotonificio (da «Metron» n.47, 1952)

di Cesare Ajroldi

Il Cotonificio siciliano a Partanna Mondello è un’opera dei primi anni ’50, elaborata, in  un periodo di grandi speranze nell’industrializzazione della Sicilia, all’interno dell’AIR (Architetti Ingegneri Riuniti), una società di architetti e ingegneri. In tutta l’operazione il principale ispiratore è Mimì La Cavera, presidente della Sofis e “pioniere” della industrializzazione, e tra i fondatori dell’AIR.

L’edificio è quello più noto nella produzione di Pietro Ajroldi, pubblicato su «Metron» e poi su alcune guide dell’architettura siciliana. La parte principale, il grande fabbricato per la filatura, ha un impianto simmetrico con un sistema semplice, basato sull’iterazione (sette volte) di una campata coperta con una volta a shed inclinata. Continua a leggere

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Guerre, carestie, povertà, emigrazione. Connessioni logiche e luoghi comuni

Emigranti, di Gambogi, 1894

Emigranti, di Raffaello Gambogi, 1894

di Aldo Aledda

Uno degli ultimi sviluppi della guerra in corso in Ucraina è dato dal blocco russo all’uscita dai porti del mar Nero delle navi che trasportano il grano del Paese aggredito in tutto il mondo. Si comprometterebbe così la produzione alimentare soprattutto di diversi Paesi del sud Asia e dell’Africa, innescando, di conseguenza, una crisi che porterà – si narra – alla fame e alla totale povertà le relative popolazioni che, per conseguenza, non troveranno di meglio che emigrare in luoghi migliori della terra. Continua a leggere

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Fenomenologia comunicativa della terra di nessuno

 

Cagliari, Donne in costumi tradizionali per la festa di Sant'Efisio (ph. Nicolò Atzori)

Cagliari, Donne in costumi tradizionali per la festa di Sant’Efisio (ph. Nicolò Atzori)

di Nicolò Atzori 

Revanscismo digitale 

Sono sardo, convintamente. L’essere tale è quella che mi sembra una condizione felicemente in grado di rendere eccepibile il mio sentirmi un abitante del mondo. La Sardegna mi appartiene nella misura in cui io appartengo a lei: sono sardo perché il mio stare in questo mondo riflette l’idea che nutro di una terra che osservo e percepisco dirigere i miei modi di fare, dire e sentire; lo sono perché cosciente della sua posizione nella storia e in questo entropico presente. Continua a leggere

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Sulla filosofia di Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi

Giacomo Leopardi

di Alberto Giovanni Biuso 

4526 pagine di scrittura quotidiana, fitta, pensata. E poi progettata come una serie di trattati che avrebbero dovuto, e hanno, delineato la filosofia di Giacomo Leopardi [1]. Perché Leopardi è filosofo tanto quanto è poeta. Questo è ormai chiaro ai suoi studiosi e l’auspicio è che diventi sempre più chiaro anche ai suoi lettori. La filosofia di Leopardi è espressa ed esposta certamente nel capolavoro che si intitola Operette morali; lo è nei suoi Pensieri; lo è nelle composizioni poetiche. E lo è nello Zibaldone di pensieri, che è opera dalla struttura insieme sistematica e aperta, dove la mole imponente dei testi, degli aforismi, degli appunti, dei saggi si rimanda reciprocamente e dalla quale emerge in questo modo un insieme ben definito di temi che si condensano in trattati, sei trattati esattamente. Quest’opera accompagna e fonda l’intera scrittura di Leopardi ed è per questo che tenterò di porre in dialogo lo Zibaldone con le altre opere del filosofo-poeta.  Continua a leggere

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Una Sicilia in divenire nello sguardo di Piovene

 

9788845293436_0_536_0_75di Antonino Cangemi

Una Sicilia in divenire, quella degli anni Cinquanta, pronta a girare le spalle al passato e ad abbracciare il futuro. Così l’Isola appare a Guido Piovene quando nel 1956 la visita, percorrendola in lungo e in largo con l’acume del sociologo, la curiosità dello scrittore, il puntiglio del cronista e il gusto dell’esteta. Lo scrittore e giornalista (al ‹‹Corriere›› divise la stanza con Montanelli e Montale) vicentino, premio Strega nel 1970 col romanzo Stelle fredde, dal 1953 al 1956 attraversò tutta la Penisola, partendo da Bolzano, per conto di Radio uno.  Di quel tour rimangono le registrazioni della sua voce alla radio e, soprattutto, Viaggio in Italia, un voluminoso libro più volte edito che rimane ancor oggi un impareggiabile reportage giornalistico. Nelle più di 870 pagine (nei tascabili di Baldini Castoldi Dalai) ben 76 sono dedicate alla Sicilia che, ai suoi occhi, tra le regioni di un Sud tuttora in bilico tra ataviche miserie e nuovi orizzonti, è quella che più incarna l’ansia di cambiamento. Continua a leggere

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Mediterranean collaboration: a Maltese ship aided by the Brindisi Capitaneria di Porto

Porto di Brindisi, fine 800 (Brindisiweb)

Porto di Brindisi, fine 800 (Brindisiweb)

di Arnold Cassola [*]

The port of Brindisi is situated on the Adriatic coast. Its port is a hub of vibrant activity, in particular with vessels coming from the Eastern parts of the Mediterranean, such as Albania, Greece, Turkey and former Yugoslavia.

Over 50 years ago, a Maltese vessel, named MariaBella, was once involved in an accident and aided by the Capitaneria di Porto of Brindisi. The documentation is to be found at the Brindisi Archivio di Stato, Classificazione VIII-1, Busta 14, fascicolo 89. The original telegram from Otranto to the Brindisi Capitaneria di Porto, with the Maltese vessel’s request for help, proves that the nationality of the Mariabella was originally unknown (“Nazionalità non identificata”), and a bit later even considered to be German. Continua a leggere

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L’esperienza della sofferenza tra filosofia e pedagogia

i__id5948_mw600__1xdi Augusto Cavadi

Anche se – a giudizio di alcuni – la pandemia da Covid-19 è stata amplificata nel racconto pubblico, in ogni caso ha costituito un dato oggettivo nel biennio 2020-2021 (né, al momento in cui scrivo, sembra destinata a tramontare). Essa ha sottolineato anche agli occhi delle fasce benestanti dei Paesi occidentali ciò che in quasi tutto il resto del pianeta è esperienza quotidiana: l’esistenza umana è fragile, esposta a minacce di ogni genere.

La sofferenza è una buona educatrice? Nei mesi più duri lo si è ripetuto, su un registro linguistico oscillante fra la previsione e l’auspicio: “Alla fine, ne usciremo. E migliori”. Continua a leggere

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Narrare dei morti del Mediterraneo. Per una rielaborazione della memoria pubblica

9788823023352_0_536_0_75di Annamaria Clemente

È il settembre del 2015 ed una foto corre impazzita da un social all’altro, da un tweet all’altro. La fotografia destabilizza, è perturbante, suscita dolore e sdegno, è l’immagine di un bimbo dal volto rotondo, le guance paffute, indossa una maglietta rossa e un paio di pantaloncini blu, ha le scarpe, è disteso carponi sulla spiaggia e mentre lo osserviamo comprendiamo che quei piccoli piedini, quasi pronti per svegliarsi non si muoveranno mai. Il bimbo si chiama Alan, Alan Kurdi, un nome penetrato nella nostra memoria attraverso quella foto e che con sé porta tutto un intrico emozionale difficile da dipanare. Continua a leggere

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“Sed magis amica veritas”. Per Paul Ginsborg

Paul Ginsborg

Paul Ginsborg

di Pietro Clemente

Paul Ginsborg non è stato per me solo un collega, è stato anche un amico, pieno di iniziative, di suggerimenti. Uno di quei fratelli minori che ti aiutano a trovare la strada, che ti accompagnano nel cammino, che ti guardano da fuori e ti aiutano a vederti, come è stato per me anche con mio fratello Carlo morto anche lui – come Paul – anzitempo. Come scriveva Alberto Mario Cirese per le morti dei più giovani di lui, si sente un senso di scandalo per il non rispetto da parte del destino delle sequenze vitali, e anche un po’ di paura per la vicinanza della Nera Signora. Continua a leggere

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Culture, linguaggi, eguaglianza di genere

Fondazione Orestiadi, dal Catalogo

Fondazione Orestiadi, dal Catalogo

di Francesca Maria Corrao

Le premesse

La questione della differenza culturale va studiata in profondità, a partire dalle radici andando in direzione opposta a ciò che si è fatto finora partendo dagli epifenomeni. Abbiamo quindi messo a punto un progetto per costruire una nuova base, che è semantica e sociale insieme, per cercare modalità di convivenza reciproca. Piuttosto che chiederci come rendere accettabili ad altri i nostri (indiscutibili ed indiscussi) valori ed assunti di partenza, cerchiamo di trasferire sul piano del linguaggio il rispetto verso la diversità; e questo richiede l’individuazione di valori condivisi e una loro traduzione che non ne dia per scontato l’assimilazione, la corrispondenza ma tenga conto delle diverse valenze di significato a seconda delle culture. Continua a leggere

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Del molteplice articolarsi della figurazione plastica e antropomorfa del sacro

cover-linee-simeoni-corpo-sacrodi Antonino Cusumano

Che non abbiamo soltanto un corpo ma siamo un corpo è consapevolezza dolorosamente esperita nell’angoscia collettiva della pandemia, nella tragedia della improvvisa e universale vulnerabilità. Il corpo celebrato e spettacolarizzato, trionfante ed “aumentato” nelle infinite protesi estetiche e tecnologiche, il corpo immaginato e idealizzato nei miti dell’eterna giovinezza e nelle potenti e pervasive rappresentazioni mediatiche, mai come ora questo corpo – una sorta di totem della contemporaneità – è apparso debole e inerme, fragile e precario, umano troppo umano. Forse mai come ora la corporeità che abitavamo come in un culto quasi autistico è stata percepita e restituita nella sua dimensione relazionale, nelle sue radicali e ineludibili connessioni con la vita e il destino degli altri. Continua a leggere

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La poesia cambia e i classici continuano a emozionarci

poesia-da-spiaggiadi Laura D’Alessandro

Forse aleggia un nuovo vento nella percezione di cosa sia la “poesia” e di cosa possa definirsi “poetico”. Un vento che si è insinuato tra le trame della concezione “classica” della poesia (e per qualcuno unica ed intoccabile). Oppure, la Poesia non può essere mai etichettata perché si rinnova continuamente e per questo è sempre attuale. La realtà cambia e cambiano anche le parole. La conseguenza è un mutamento anche della struttura narrativa con poesie fuori dalle canoniche regole metriche.

Poesie accompagnate da declinazioni artistiche quali la musica, la fotografia o l’illustrazione. I sentimenti, le emozioni da raccontare, tuttavia, sono sempre gli stessi. Continua a leggere

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Appunti sulla storia linguistica dei Siciliani di Tunisia

Pescherecci e pescatori siciliani  a La Goulette, anni 50 (ph. D. Passalacqua)

Pescherecci e pescatori siciliani a La Goulette, anni 50 (ph. D. Passalacqua)

di Luca D’Anna

Cenni storici e sociali 

La storia sociale e linguistica dei cosiddetti Siciliani di Tunisia si iscrive in quella complessa rete di relazioni fra la sponda Nord e quella Sud del Mediterraneo che sfugge ad ogni tentativo riduzionista di catalogazione in paradigmi binari. I rapporti di forza tra le due sponde, infatti, sono stati caratterizzati da una sorta di moto ondivago che, nel lungo corso dei secoli, ha portato ciascuna delle due sponde a guardare verso l’altra talora con timore, talaltra con ambizione, più spesso con un misto di entrambe. Continua a leggere

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Memorie rimosse e cicatrici mai sanate

 

coverdi Mariza D’Anna 

C’è un sentire comune tra coloro che sono stati costretti, per ragioni diverse, a lasciare la terra natia. Allontanarsene, non per libera scelta, comporta strappi e fratture spesso insanabili nel corso di tutta un’esistenza. Quelle fratture, subite dagli italiani di Libia, ancora oggi restano aperte.

È una singolare storia di emigrazione quella che ha accomunato migliaia di persone che, sin dagli inizi del ‘900, avevano cercato fortuna nel Paese nordafricano, prima occupato dai Turchi e poi conquistato dall’Italia, trovandovi il proprio eden, una seconda patria dove vivere e fare crescere i propri figli, impiantare attività commerciali e artigianali e guardare serenamente ad un prosperoso futuro. Continua a leggere

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Il mistero della mente tra fisica e psicoanalisi

la-mente-quantisticadi Piero Di Giorgi

La mente, insieme all’origine dell’universo e all’origine della vita, è uno dei tre grandi misteri della scienza, tra loro collegati attraverso l’evoluzione. Nonostante i grandi progressi raggiunti dalle neuroscienze, grazie anche allo sviluppo delle tecnologie d’indagine sul cervello, poco conosciamo ancora sui processi che producono gli stati mentali di coscienza e del pensiero. Se già Werner Heisenberg ha messo in luce l’impossibilità di separare lo strumento di osservazione dall’oggetto osservato perché ogni osservazione lo influenza, a maggior ragione ciò vale per la mente, che funziona simultaneamente come soggetto e oggetto d’indagine. Ha ragione Edoardo Boncinelli, allorché scrive che «la mente che esplora se stessa è certamente la follia delle follie» [1]. Continua a leggere

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L’abito della detenzione: il sistema di criminalizzazione e di reclusione dei migranti tunisini alla frontiera del Mediterraneo

Zarzis (ph. Silvia Di Meo)

Zarzis (ph. Silvia Di Meo)

di Silvia Di Meo

Essi sempre infimi/essi sempre colpevoli/essi sempre sudditi (…)/essi che vissero come assassini sotto terra,/essi che vissero come banditi in fondo al mare,/essi che vissero come pazzi in mezzo al cielo,/essi che si costruirono leggi fuori dalla legge/essi che si adattarono ad un mondo sotto al mondo (…)

Pier Paolo Pasolini, “Profezia”, in Alì dagli occhi azzurri, 1965 

Partiti dalle coste di Kelibia e Korba, dalle spiagge di Sfax o dalle coste meridionali di Zarzis e Djerba, i migranti tunisini che hanno raggiunto le rive siciliane nel corso del 2020 e del 2021 sono stati la maggioranza sul totale degli arrivi [1]. Continua a leggere

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Dall’invisibilità alla soggettività. Imprenditorialità femminile di immigrate in Campania

donne-685x198di Annalisa di Nuzzo

Alcune riflessioni preliminari

La necessità di conoscere e riconoscere le persone e le loro storie di vita che definivano i flussi, a partire dalla definizione di vulnerabilità (Di Nuzzo, 2013) [1] muove la ricerca condotta nel corso di questo ventennio sui processi migratori e le rilevanti trasformazioni che hanno avuto in Italia uno specifico incremento, in particolare per le migrazioni femminili. Continua a leggere

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Teatro e ritualità del quotidiano: dalla proposta di matrimonio all’uccisione del maiale

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Per gli 80 anni di Pietro Clemente

di Mariano Fresta 

Il folklore e il teatro secondo Frazer e Toschi 

Fino ad oltre la metà del secolo scorso chi in Italia si occupava di folklore e di teatro popolare tradizionale si imbatteva immancabilmente nelle teorie ottocentesche di James Frazer e nel volume Le origini del teatro italiano di Paolo Toschi, che di quelle idee positivistiche era convinto assertore e divulgatore. Non c’era usanza e credenza che non trovasse nell’enciclopedico Il ramo d’oro di Frazer una qualche parentela con la ritualità presente nella cultura classica o in quella di popolazioni allora chiamate “primitive”. Per Toschi, poi, in tutte le forme conosciute di teatro (sia quello popolare/folklorico sia quello cosiddetto “borghese” o culto) e nei loro elementi costitutivi si potevano individuare residui di antiche ritualità agrarie legate ai fenomeni cosmici o alla fertilità della Terra. Continua a leggere

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Fra Salimbene de Adam, cronista medioevale del sacro e del profano

 

coverdi Francesco Gianola Bazzini

Gli obbiettivi della “riforma gregoriana” dell’XI secolo: lotta alla simonia (compravendita delle cariche ecclesiastiche), proibizione del concubinato di chierici e sacerdoti con donne e affermazione del potere pontificio con il Dictatus papae di Papa Gregorio VII (Pontefice dal 1073 al 1085), vennero raggiunti solo parzialmente. La Chiesa del 1200 rimaneva ancora per molti aspetti un’istituzione sotto scacco in crisi di consenso. Sono gli ordini mendicanti che oggi forse sarebbero definiti fondamentalisti: francescani (minori) e domenicani (predicatori), che riguadagnano alla fede le masse popolari, riuscendo a fare argine ai fermenti spirituali tesi alla ricerca dei fondamenti del cristianesimo e che spesso si trasformano in eresie, in aperto contrasto con la Gerarchia. Continua a leggere

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La bacchetta di Vespa e la televisione sfuggente

Margelletti e Vespa

Margelletti e Vespa

di Nino Giaramidaro 

Credo che una notte o l’altra incroceranno le bacchette. Una tenzone legnosa e attesa, con sul terreno di Porta a Porta Bruno Vespa, alla destra di chi guarda la tv, con il vestito azzurro e una bella cravatta; alla ischerda (izquierda) – diceva mio padre che si intendeva anche di bastoni animati – cioè alla sinistra nel linguaggio schermistico del siciliano d’Ottocento, Andrea Margelletti, ex stratega della Difesa italiana e titolare di un sacco di altre cariche, tutte militaresche – per dirle per esteso occuperebbe moltissimo spazio. Continua a leggere

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L’immigrazione nella politica della Prima Repubblica

prima-repubblica-copertina_page-0001di Paolo Iafrate 

Nella ricorrenza del decimo anniversario della nuova serie di “Affari Sociali Internazionali” [1]il Centro studi e ricerche Idos ha pubblicato sulla rivista una originale storia de L’immigrazione straniera in Italia nella Prima Repubblica (anno IX, 2021). A curare lo studio è stato il presidente onorario di Idos Franco Pittau che da sempre si occupa anche dell’altro versante del fenomeno della mobilità, avendo scritto verso la metà degli anni ’80 una storia dell’emigrazione italiana [2].

Questa volta sono stati ripresi e  sviluppati diversi articoli scritti in precedenza (anche su questa rivista) sul periodo intercorso tra l’entrata in vigore della Costituzione repubblicana e il 1993. Il saggio è dedicato da Franco Pittau a sua moglie Lidia, recentemente scomparsa e nota operatrice del settore, per cui si può parlare di una “famiglia militante”, come si usava dire una volta. Continua a leggere

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Buone pratiche a scuola tra osservazione e inclusione

62073759-vector-set-di-49-icone-di-formazione-scuola-e-universitadi Sabina Leoncini

Il pomeriggio del 21 gennaio, ultimo giorno del suo stage, Lorenzo, un ragazzo di 18 anni di Udine, è rimasto vittima di un incidente sul lavoro. Lo studente, iscritto ad un Centro di formazione professionale è stato colpito al capo da una putrella d’acciaio ed è morto all’istante [1].

A febbraio Giuseppe, studente della provincia di Fermo, 16 anni, è morto in un incidente stradale durante uno stage scolastico. Il ragazzo era passeggero in un autocarro, che si è schiantato contro un albero. Frequentava l’ultimo anno di un centro di formazione professionale, a giugno avrebbe conseguito il diploma di operaio specializzato in termoidraulica [2]. Continua a leggere

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Una storia di ordinaria violenza e una messinscena “teatrale” nella Buccheri del XVIII secolo

Buccheri, primi 900

Buccheri, primi 900

di Luigi Lombardo

La notte è una conquista della nostra civiltà, quella per intenderci delle macchine e dell’energia propulsiva a basso costo. Nella notte, oggi, c’è chi vive, lavora, si incontra, legge, studia, cena, si diverte, insomma “fa notte”. Sembra una banalità affermare questo, ma io che ho una certa età ho presente la “civiltà” del buio, rischiarata fiocamente dalla luce di un lume a petrolio; i racconti lugubri e inquietanti delle donne, per indurre al sonno i ragazzi. Continua a leggere

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Le ragioni di uno sguardo da lontano

 

1-1-1di Nicola Martellozzo

Amerikaner in den Alpen: è questa la concisa definizione coniata da Norbert Ortmayr per quegli studiosi anglosassoni che – tra gli anni Settanta e Novanta – lavorarono nell’arco alpino italiano e in quello svizzero: antropologi famosi come John Cole, Eric Wolf e Robert Netting, o meno conosciuti come Frederik Bailey, Sandra Wallman e Patrick Heady (Ortmayr 1992; Krauß 2018: 3-4). Negli stessi anni anche le Alpi francesi erano percorse da ricercatori stranieri: Harriet Rosenberg, John Granlund e soprattutto Robert Burns, tra i fondatori dell’antropologia alpina, che nel 1959 pubblicò uno studio sulla comunità di Saint Véran (Granlund, Burns & Rosenberg, 2020). Continua a leggere

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Il lungo viaggio dei siciliani nel mondo

copertina-nostra-patria-e-il-mondo-interodi Grazia Messina

L’importante era davvero sbarcare in America: come e quando non aveva poi importanza […] (Leonardo Sciascia) [1]

Ad un grande sogno che ha scritto la storia è dedicato il volume Nostra Patria è il mondo intero.150 anni di emigrazione siciliana, opera di Nicola Grato e Giuseppe Oddo, con prefazione di Santo Lombino (Istituto Poligrafico Europeo, 2021). Gli autori, tutti con ricca esperienza di studi e ricerche sull’emigrazione siciliana, non ci consegnano nell’occasione soltanto una ricostruzione storica, peraltro assai bene articolata, bensì un autentico diario di viaggio, invitandoci a seguirli in «posti assai lontani», per raggiungere insieme sponde e porti, città e campagne, fabbriche e miniere. Continua a leggere

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Il Bilderatlas Mnemosyne e la contemporaneità

The Warburg Institute, Virtual Tour Mnemosyne (Aby Warburg Bilderatlas Mnemosyne Virtual Exhibition | The Warburg Institute, sas.ac.uk)

The Warburg Institute, Virtual Tour Mnemosyne
(Aby Warburg Bilderatlas Mnemosyne Virtual Exhibition | The Warburg Institute, sas.ac.uk)

di Mariachiara Modica

Lo scopo di questo articolo è di fornire una panoramica generale sulle intenzioni del Bilderatlas Mnemosyne (Atlante della memoria) di Aby Warburg (1866-1929), indagato per la sua duplice natura di «dispositivo» (Agamben, 2006; Didi-Huberman, 2006: 416) e «strumento euristico» (Settis, 2020), e per le sue affinità con il concetto di costellazioni di un altro grande pensatore del XX secolo, Walter Benjamin (1892-1940). Continua a leggere

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Bambini Universali. Sentieri per l’infanzia dal Pakistan all’Italia

 

Kawai Village, Kaghan Valley (ph. Elena Nicolai)

Kawai Village, Kaghan Valley (ph. Elena Nicolai)

di Elena Nicolai

 «In Pakistan i bambini sono i veri padroni del loro mondo: che sia la strada per andare a scuola, la casa, l’erba, un corso d’acqua o i negozi al fianco del traffico rumoroso e incessante, sono liberi. È una libertà esclusiva dell’infanzia di cui gli adulti non sono partecipi, coinvolge lo spazio e l’organizzazione socio-familiare (Del Gottardo – Nicolai, 2018). Continua a leggere

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1982: Fine di una capitale, finale di un Mondiale

 

1di Aldo Nicosia

L’undici luglio del 1982 tutta l’Italia festeggiava una delle vittorie più epocali della sua storia calcistica. Negli stessi giorni tutti gli abitanti di Beirut assistevano, impotenti e sgomenti, allo “stupro” della loro capitale, già vessata da sette anni di guerra in-civile, da parte dell’esercito israeliano.

Dal 1938 l’Italia non vinceva un Mondiale, mentre dal 1967, dopo l’occupazione sionista di Gerusalemme est/al-Quds, nessuna capitale araba subiva un’invasione da parte del nemico storico del mondo arabo. C’è però da dire che nel 1958 Beirut aveva assistito ad una mini guerra civile, una sorta di prova generale di quella devastante del 1975-1990, ma in quel caso lo sbarco dei marines USA fu richiesto dall’allora presidente Camille Chamoun, unito in un’alleanza con potenze occidentali, contro un nasserismo panarabista in grande fermento. Continua a leggere

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Politiche culturali, umanizzazione integrale e sviluppo sostenibile. Un’esperienza accademica

fig-1di Olimpia Niglio 

L’adozione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e la conferenza mondiale sulle politiche culturali [1] che avrà sede a Città del Messico dal 28 al 30 settembre 2022, hanno favorito la programmazione di numerosi eventi a livello globale con l’obiettivo di rimettere al centro il valore della cultura, l’integrazione degli aspetti culturali attraverso gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) e la condivisione partecipata delle comunità locali. Continua a leggere

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La “Marina Piccola” di Trapani: la “barca docile” nei tesori dei devoti pescatori

Pavimento con Pesca del Tonno (ph. archivio L. Novara)

Pavimento con Pesca del Tonno (ph. archivio L. Novara)

di Lina Novara

Documenti d’archivio, opere d’arte e numerosi ex voto attestano che la marineria trapanese, suddivisa in due categorie, Marina Grande composta dal corpo dei marinai d’alto mare, e Marina Piccola o Marinella formata da pescatori, tonnaroti e corallai, ha sempre nutrito sentimenti di speciale venerazione verso i propri santi protettori: la Madonna di Trapani, Sant’Alberto e Santa Lucia. Continua a leggere

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Verità processuali, verità storiche, verità negate

279088080_2689576357853768_4126813763145448776_ndi Antonio Ortoleva

«È arrivato il momento di seppellire i nostri morti». Con queste parole, due anni fa, Claudio Fava aprì un nuovo capitolo del movimento antimafia, nell’anniversario della strage Borsellino. Proprio lui, orfano del padre Pippo, entrambi giornalisti, scrittori e uomini di cinema, falciato nel 1984 sotto il piombo dei killer. Un mormorio di sorpresa salì dalla platea del cinema arena Argentina a Catania, nella manifestazione organizzata da Memoria e Futuro, l’associazione che, come tante altre, si batte, in assenza di una completa verità giudiziaria, per costruirne una storico-politica sugli eccidi di Cosa nostra e sui grandi delitti. Continua a leggere

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Memoria crepuscolare di una politica vissuta come epos

9788830645998_0_536_0_75di Maurizio Padovano

Sono tante le vie che si possono seguire per arrivare alla stesura di un libro bello, coinvolgente e che aggiunge un significativo coefficiente di conoscenza su vicende che, per il loro profondo incrostarsi nell’immaginario collettivo – tra cronaca politica, cinema, letteratura, canzone popolare – sono più o meno avvertite come conoscenze condivise, collocate su di uno sfondo facilmente accessibile a tutti. Poi capita di leggere un volume come All’èpica, c’era una volta la politica di Giuseppe Tornatore (Albatros editore, 2022) e di comprendere appieno come quello sfondo sia ancora bisognoso di integrazioni, approfondimenti e, se è il caso, ribaltamenti. Continua a leggere

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Il divario Sud-Nord in Italia e nel mondo euro-mediterraneo. La tragica eredità della marginalità storica

coverdi Salvatore Palidda

La situazione dei Sud, in Italia e nel mondo euro-mediterraneo (ma purtroppo anche in altri Sud del pianeta), è sfacciatamente preoccupante e sempre più assai drammatica. Oltre alla perpetua riproduzione di guerre locali (si pensi agli oltre 70 anni della guerra di Israele contro i Palestinesi, al Libano, alla Siria, alla Libia, alla guerra della Turchia contro i Kurdi, al Kossovo ecc.), i dati economici, sociali, sanitari e ambientali mostrano una realtà di grave degrado e spesso di disperazione [1]. Quella disperazione che spinge tanti giovani a rischiare la morte dell’emigrazione via mare o via terra perché da oltre tre decenni l’Europa ha deciso di far morire o lasciar morire i migranti [2]. La stessa disperazione che traduce senza pietà i dati del divario economico, sociale, sanitario e ambientale fra i Sud e i Nord del mondo euromediterraneo (cfr. infra). Continua a leggere

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Shakespeare non è in casa

 

copertinadi Antonio Pane

La casa natale, prima traduzione italiana di The Birthplace, procurata da Sergio Perosa e chiamata a inaugurare la collana «Elitropia» delle edizioni Spartaco di Santa Maria Capua Vetere, è l’ultimo acquisto della mia ‘Henry James Collection’ (avviata, più di quarant’anni addietro, dal memorabile Ritratto di signora tradotto da Pina Sergi per Sansoni). Allestito sulla soglia dei novant’anni, il ‘pezzo’ è l’ennesima tessera del pionieristico lavoro di ricerca e divulgazione che l’illustre studioso conduce, con immutato fervore, dai primi anni Sessanta, e che non finisco di apprezzare. Continua a leggere

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Gli italiani in Australia: i giovani e le vacanze lavoro, i livelli di inserimento e le testimonianze

avventura-in-australia-scatti-e-bagaglidi Franco Pittau e Silvano Ridolfi

In Australia, dove sono numerose le possibilità occupazionali, è severamente vietato il lavoro nero e i cittadini stranieri interessati all’inserimento, temporaneo o permanente, devono munirsi di un apposito visto. Quanto sia rigorosa la linea seguita dal governo australiano in materia di visti è apparsa, all’inizio del 2022, nel caso del numero uno del tennis mondiale Novak Djokovic, costretto a lasciare il Paese senza poter partecipare al torneo di tennis, a causa di una irregolarità (la mancata vaccinazione) nell’ottenimento del visto d’ingresso [1]. Continua a leggere

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Sfatare i luoghi comuni: un obiettivo emblematico della ricerca critica di Sebastiano Timpanaro

51bqilwoj4l-_sx355_bo1204203200_di Alessandro Prato

Sebastiano Timpanaro (1923-2000) è uno dei più autorevoli filologici classici del Novecento, allievo di Giorgio Pasquali, Giacomo Devoto e Nicola Terzaghi, i suoi contributi di critica testuale non si limitano solo alla letteratura latina arcaica, ma riguardano anche Lucrezio, Virgilio, Seneca, Lucano [1]. Al di là del proprio specifico campo di studi egli è stato anche capace di spaziare tra molteplici ambiti del sapere che vanno dalla filosofia con l’importante testo Sul Materialismo (1970), alla psicanalisi con le ricerche su Il lapsus freudiano. Psicanalisi e critica testuale (1974), alla linguistica di cui restano fondamentali gli studi su esponenti significativi del pensiero linguistico ottocentesco come Schlegel, Bopp, Cattaneo, Ascoli [2]. Continua a leggere

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Il corpo della donna e la giustizia in Sicilia tra ‘700 e ‘800

 

La Vecchia dell'Aceto

La Vecchia dell’Aceto

di Bernardo Puleio

Purtroppo le cronache, e non solo siciliane, sono spesso infarcite da storie terrificanti che riguardano i femminicidi. Eppure c’è stato un periodo, il Settecento, razionale, illuminista e libertino, in cui in Sicilia le donne ottennero ampia libertà di scelta in campo sessuale. Gaetano Savatteri, in un suo recente splendido saggio, si sofferma su un episodio che ha per protagonista la cosiddetta Vecchia dell’aceto. Si tratta della palermitana Giovanna Bonanno, che fu giustiziata nell’estate del 1789, ormai ottantenne, pochi giorni dopo lo scoppio della rivoluzione francese, con l’accusa di avere fornito ad alcune donne, per lo più popolane – almeno sei i casi accertati – una pozione velenosa per eliminare i mariti [1]. L’elemento sorprendente della faccenda è che queste donne avevano in corso, perlopiù, relazioni fuori dal matrimonio e che nessuno dei loro mariti, pur consapevoli, mostrò particolare gelosia o pensò di vendicarsi o ricorse al cosiddetto delitto d’onore [2] che invece connota la storia della Sicilia dal secolo successivo. Continua a leggere

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Il Paese degli onesti, un apologo senza tempo

Italo Calvino

Italo Calvino

di Elio Rindone

Il prossimo anno ricorrerà il primo centenario della nascita di Italo Calvino (1923-1985), presentato da Wikipedia come «intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, uno dei narratori italiani più importanti del secondo Novecento». Non ho idea del rilievo che si darà a tale anniversario, forse un breve servizio nel corso dei vari telegiornali. Ma sono pronto a scommettere che nessuno ricorderà l’articolo che pubblicò il 15 marzo del 1980 sul quotidiano La Repubblica. Continua a leggere

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Donne e lotte sindacali in ambito minerario europeo

         

Miniere di Montevecchio, cernitrici (da Agoravox)

Miniere di Montevecchio, cernitrici (da Agoravox)

di Sonia Salsi

A partire dagli anni cinquanta sino agli anni ottanta del Novecento in Europa apparvero sulla scena industriale mineraria grandi movimenti di lotte composti da uomini e donne implicati in numerosi scioperi. Ciò diede un forte significato sociale e culturale alle organizzazioni operaie. Lottare insieme significava per gli uomini e le donne fortificare reciproci rapporti di collaborazione e di rivendicazioni. Numerosi ricercatori Leen Roels, Lilith Verdini, Eleonora Todda, Barbara Solari, Jean Spence e Carol Stephenson, hanno portato alla luce testimonianze di donne che nei contesti carboniferi svolsero una funzione fondamentale per la mobilitazione di campagne di sensibilizzazione e solidarietà. La componente femminile, infatti, tenne conferenze in molte città europee tese a ottenere consensi riguardo il miglioramento delle condizioni di lavoro e di salario degli operai nelle miniere. Continua a leggere

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Sul cinema e lo spazio urbano: anatomia di un libro

cover-stampadi Flavia Schiavo

Il volume, Lo schermo trasparente. Cinema e Città, edito da Castelvecchi, in uscita, potrebbe essere definito un punto di snodo del mio percorso di ricerca sulle “fonti non convenzionali”, inaugurato nel 2004 con un libro, Parigi, Barcellona, Firenze: forma e racconto, edito da Sellerio, con il quale ho avviato lo studio che approfondisce il ruolo della narrazione quale strumento per restituire, in termini dichiaratamente soggettivi e inclusivi, il dinamismo e il magma sociale. 

Tale ricerca, che affronta la “narrazione” letteraria, cinematografica e, in alcuni momenti, fotografica, nasce da un posizionamento disciplinare “slittato” e da alcune passioni, e si riconnette all’esplorazione dei linguaggi dell’urbanistica, da me intesi ed indagati come dispositivi tecnici e non, di espressione, di sedimento e di sperimentazione delle discipline territoriali. Nodo qui solo accennato, sempre presente nel mio lavoro, che fa riferimento a un mio ulteriore studio del 2005: Tutti i Nomi di Barcellona. Il linguaggio urbanistico: parole, immagini. Dal Plan Cerdà all’Area metropolitana, edito da FrancoAngeli. Continua a leggere

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Elogio della frugalità, difesa del mondo

cover-lima-frugalita-7-12-2021_piatto_webdi Giuseppe Sorce

Mi piace immaginare il pensiero, nella sua forma più alta, in questo modo: prendete Leopardi, non quello che avete studiato al liceo; considerate tutto ciò che ha prodotto in termini di pensiero; osservate, studiate, misurate, annotatevi i suoi ragionamenti, le sue immagini, le sue visioni. Ecco. Se prendiamo tutto insieme, zibaldone, operette, canti e le tappe della sua vita, riusciamo a tracciare un percorso. Riusciamo a vedere il pensiero di un individuo nell’atto della sua costruzione e ineluttabile evoluzione. Chissà cosa sarebbe arrivato a scrivere se fosse riuscito a vivere decentemente vent’anni in più! Chissà cosa sarebbe arrivato a pensare, quale idee, immagini, visioni, sarebbe riuscito a elaborare, quante menti avrebbe illuminato con la sua luce riflessa! Continua a leggere

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Il dialogo con i morti a Napoli

cover-motus-niola-animedi Orietta Sorgi                                                             

La discesa nell’Ade è un tema caro all’antichità: da Ulisse a Enea, molti sono gli eroi della mitologia classica che oltrepassano il limite, spingendosi nell’aldilà per incontrare i propri defunti e chiedere loro appoggio e protezione in cambio di benevolenza. Un contatto fra i vivi e i morti che diviene necessario agli uomini per orientare favorevolmente il corso degli eventi e compensare la perdita irreversibile di un caro congiunto. 

I cimiteri, luoghi deputati al culto dei morti, costituiscono pertanto un universale culturale, presente in ogni società: rappresentano il tessuto connettivo della civiltà stessa, il modo in cui gli esseri umani fondano la propria esistenza sulla memoria e sulla pìetas verso i Lari. Continua a leggere

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La tirannia dell’opinione nella cultura contemporanea

Kirkergard

Soren Kierkegaard

di Marcello Spampinato

Nell’era del digitale, dell’informazione diffusa e generalizzata e nell’epoca della grande connessione di massa l’uomo sperimenta sempre più un senso di onnipotenza che, ad una attenta analisi, appare del tutto ingiustificato. L’uomo contemporaneo, infatti, risulta sempre più dominato dall’opinione pubblica e dal suo ingranaggio il quale annichilisce l’umano, nel senso che svuota l’uomo di ciò che gli è proprio e lo rende uomo nel senso umano del termine.  Continua a leggere

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A reflection on the connection sexual reification-female body from the theoretical positions of feminism

coverdi Laura Sugamele [*]

 In the course of the 1970s, the need emerged to deconstruct the female role, traditionally categorised in a sexual-maternal sense, at a time when “deconstructing” meant distancing the female social role from the classical representation of women as the “angel of the home and the family”. In this sense, unhinging the “biological maternal destiny” becomes the prevailing goal of the theoretical and applicative orientations of 1970s feminism, according to which, sex and motherhood constitute two aspects closely linked to patriarchy and sexism as constitutive of female oppression. Continua a leggere

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