SOMMARIO N. 50

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Mali, villaggio dei Dogon  (ph. Silvana Grippi)

EDITORIALE; Aldo Aledda, L’Italia sé desta. Sull’immigrazione e dintorni; Sharon Arce Martinez e Franco Pittau*, America Latina, un continente d’italiani; Clelia Bartoli, La città e le due tribù. Cronache di un antropologo; Kais Ben Salah*, Machiavelli, i Turchi e l’Islam; Alberto G. Biuso, Metafisica del tempo; Alfonso Campisi, Aristocrazia e Logge massoniche tra Trapani e Tunisi. La storia di un barone; Rosy Candiani, Le storie che raccontano i mosaici del Museo del Bardo; Antonino Cangemi, Quando il poeta racconta; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Partinico, località Grisi, gara di traino, 1975 (ph. Gaetano Pagano)

Ancora una volta la voce degli antropologi non ha trovato spazio nel profluvio delle morbose e fameliche apparizioni mediatiche di politici, opinionisti, esperti, imam e rappresentanti di comunità. Mi pare che nessun antropologo abbia preso la parola nel dibattito sul caso Saman Abbas, la giovane pakistana scomparsa nel nulla, vittima di un efferato crimine maturato in famiglia. Ancora una volta l’antropologia italiana sembra quasi del tutto afona a fronte delle questioni che irrompono nelle cronache dell’attualità sociale e culturale. Eppure sono al centro di questi fatti – e non da oggi – temi eminentemente antropologici, parole e concetti che appartengono al lessico e al pensiero antropologico, al discorso euristico sulle culture: identità e alterità, relativismo, multiculturalismo, tolleranza, etnia, genere, tradizioni, usi e costumi. Continua a leggere

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L’Italia s’è desta. Sull’immigrazione e dintorni

coverdi Aldo Aledda

Alcuni mesi fa, una domenica mattina alle nove salivo sulla metropolitana da un quartiere periferico di Roma per recarmi alla stazione Termini dove avrei preso un treno che mi avrebbe portato sulla costa, direzione Nettuno, presso dei cugini. La cosa che mi sorprese è che a quell’ora, in cui tutti i romani che si erano goduti il sabato sera restavano probabilmente ancora a letto, io ero l’unico “bianco” in quei vagoni dalla stazione Furio Camillo a quella di Campo di Carne sulla costa. Intorno avevo facce bruciate di africani, brune di mediorientali e pelle chiara di qualcuno dell’Est Europa, ma non vedevo né gli spacciatori o gli stupratori che segnalano prevalere nel Paese la destra e nemmeno passeggeri ancora bagnati dalla traversata del Mediterraneo che raccomanda di accogliere la sinistra. Continua a leggere

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America Latina, un continente d’italiani

 

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Porto di Genova, imbarco per le Americhe Latine, primi 900

di Sharon Arce Martinez e Franco Pittau

Risiedono in America Latina, alla fine del secondo decennio degli anni Duemila, oltre 1,5 milioni di italiani, circa un terzo dei 5,5 milioni iscritti all’Anagrafe di italiani residenti all’estero (AIRE). Nella graduatoria delle prime 25 collettività italiane all’estero figurano otto Paesi latinoamericani: Argentina, Brasile, Venezuela, Uruguay, Cile, Perù, Ecuador, Colombia e Messico. Continua a leggere

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La città e le due tribù. Cronache di un antropologo

 face-to-face-5-2-845x321di Clelia Bartoli

Omrelap si diceva campionessa di metissage e di accoglienza e per certi versi era vero. Ma il problema era che questa città era divisa in due tribù, le chiameremo tribù ma potremmo utilizzare un termine più desueto, potremmo dire infatti che fosse divisa in due classi, se non addirittura in due caste. Continua a leggere

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Machiavelli, i Turchi e l’Islam

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Niccolò Machiavelli, di Lorenzo Bartolini, Firenze, Piazzale degli Uffizi, 1845

di Kais Ben Salah

Scopo di questo lavoro è quello di cercare in Machiavelli un probabile interesse per la figura del profeta musulmano e per i musulmani in generale, che potrebbe aver influenzato la sua teoria politica tanto da avanzare l’ipotesi di considerare la religione islamica come un fattore niente affatto estraneo al pensiero del segretario fiorentino.

I turchi nell’Italia del Machiavelli

Nel Principe ci sono alcune osservazioni sui “turchi”, che per il loro status di “non credenti” dal punto di vista dei cristiani, erano generalmente guardati da una prospettiva speciale ai tempi di Machiavelli. È noto che il ruolo della cosiddetta minaccia turca era allora argomento ampiamente dibattuto. Non era passato molto tempo da quando Costantinopoli era stata presa da Mehmet II nel 1453, cui seguirono ulteriori conquiste. Continua a leggere

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Metafisica del Tempo

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Giorgio De Chirico, L’enigma del tempo, 1910

di Alberto Giovanni Biuso

L’ontologia indaga che cosa esiste, la metafisica analizza in che modo esiste ciò che esiste. Tale indagine sta a fondamento anche della logica poiché per i pensatori delle origini e per Platone il lógos, il discorso, verte sempre su ciò che esiste, su quanto nel mondo si dà. Per essi la verità è una caratteristica del mondo e non soltanto del discorso che la mente conduce su di esso, la verità è una determinazione del reale e non soltanto del linguaggio che lo dice.

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Aristocrazia e Logge massoniche tra Trapani e Tunisi. La storia di un barone

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Tunisi, primi 900

di Alfonso Campisi

Il barone Crispino Campisi partì il 24 luglio 1860 dal porto di Trapani per dirigersi verso le coste tunisine. Giovane, bello, ricco e folle amante dei giochi di carte, vive in una Sicilia feudale del XIX secolo, dove alcune famiglie nobiliari si dividevano tutte le risorse, le ricchezze agricole, immobiliari e l’industria estrattiva dell’Isola. Pochissime famiglie gestivano l’intera economia della più grande isola del Mediterraneo. Infatti il «sistema feudale» definiva la relazione di tutti coloro che controllavano o lavoravano la terra, la più grande fonte e misura di ricchezza della Sicilia fino al XIX secolo, sia per il suo valore agricolo che per i minerali, il legno o l’acqua. Continua a leggere

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Le storie che raccontano i mosaici del Museo del Bardo

 

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Tunisi, Museo del Bardo, Figure femminili, la dama e le due ancelle (ph. Rosy Candiani)

di Rosy Candiani

Nella lingua tunisina la parola “Fdeoui” riporta alla ricchezza della vita e delle tradizioni popolari, alla sapienza della trasmissione orale: è il “novellatore”, la persona che racconta storie, raccogliendo attorno a sé un pubblico eterogeneo ma accomunato dal fascino della parola, dell’arte di trasmettere conoscenze e storie, anche con cenni performativi e di accompagnamento musicale. Continua a leggere

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Quando il poeta racconta

de-vita-solo-un-giro-di-chiave-copertinadi Antonino Cangemi

Che cosa ci spinge a scrivere? Come nasce la passione per i libri e l’ossessione, non di rado tirannica, di consegnare a un foglio bianco il nostro sentire e ciò che ci accade attorno durante il tragitto esistenziale che percorriamo? E perché si sceglie la poesia – apparentemente una scorciatoia tra le forme espressive, in realtà la più esigente e più alta benché di sicuro la meno gratificante sotto diversi aspetti – e non la prosa? Quale il confine che delimita la poesia e la prosa? E ancora: ha senso e quanto ha senso ostinarsi a prediligere il dialetto quando pochi, sempre più pochi, lo parlano e sembra destinato a un rapido oblio? Continua a leggere

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Nicola Fabrizi and Maltese weapons in Sicily during the Spedizione dei Mille

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Nicola Fabrizi

di Arnold Cassola [*]

When Garibaldi landed in Marsala with his mille on 11th May 1860, fighting immediately started in the western part of Sicily.  The unification process of Italy was well on its way.  In the 19th century news did not travel very fast, but of course the population living in that part of Sicily soon got to know of Garibaldi’s exploits. 

The same cannot be said for all parts of Sicily. How fast did news travel at that time to the more remote parts of the island?  The scope of this work is to show that in fact, as regards the town of Modica, which is to be found in the South Eastern part of Sicily, and today falls under the province of Ragusa, a relevant amount of information regarding Garibaldi’s progress on the island as well as other related activity actually arrived in Modica via telegrams which were sent from the island of Malta, which lies around 164 kms. to the south of this Sicilian town. Continua a leggere

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Scienza e prudenza. Ovvero epistemologia e politica del coronavirus

copertina di Francesco Coniglione

Di fronte a una emergenza sanitaria come quella del coronavirus, qual è il comportamento più razionale e prudente da assumere? In base a quali criteri di giudizio il decisore politico dovrebbe prendere le proprie risoluzioni? Quali sono gli strumenti di conoscenza di cui dispone? Sono qui in gioco due principi: la scienza e la prudenza. Il primo – la scienza – ci dovrebbe indicare le soluzioni che – in base alle conoscenze scientifiche allo stato disponibili (e quindi quelle della “scienza normale”, per intenderci) – sono le più adeguate a fronteggiare l’emergenza sanitaria. Continua a leggere

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L’intenso breviario di un antropologo visionario

copertina-001di Antonino Cusumano

Danilo Dolci raccontò una volta in un’intervista televisiva l’esperienza dell’incontro a Partinico con un anziano contadino che raccoglieva tra le mani fiori di gelsomino da un pergolato. Gli si avvicinò e chiese se si preparava a fare il tè con i fiori. Ma il contadino rispose che avrebbe messo i gelsomini davanti alle fotografie dei genitori. «Dentro mi sono sentito trasalire – confessò Dolci – io passo per poeta e penso al tè di gelsomino. Lui ritenuto incolto è in uno splendido rapporto con la fonte della sua vita». Ma aggiunse: «L’anziano vedendomi un po’ sbalordito, si avvicinò e mi diede tutti i gelsomini di cui aveva colme le mani: tieni ti profumano la macchina, mi disse». L’indomani lo scrittore sentì il bisogno di rincontrarlo per ringraziarlo per la lezione che aveva appreso. Ma il contadino lo anticipò amabilmente per chiedergli come si fa il tè con il gelsomino. «Quel piccolo anziano mi aveva insegnato – commentò alla fine Danilo Dolci – che un rapporto esclusivamente unidirezionale è un rapporto violento». Continua a leggere

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Qayrawān: «mère des cités du Maghreb»?

 

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Grande Moschea di Qayrawan (ph. Alessia D’Accardio)

di Alessia D’Accardio Berlinguer

La città tunisina di Qayrawān, fondata nel 670 da ʕUqba ibn an-Nāfiʕ, fu il primo centro storicamente arabo-islamico del Maghreb (Tunisia, Algeria e Marocco). Scelta come base militare durante le campagne di conquista musulmana del Nord Africa verso Occidente, Qayrawān diventò poi capitale del regno aghlabide nel IX secolo e centro culturale, religioso e giuridico malikita per tutto l’Occidente islamico durante i primi secoli dell’egira. Continua a leggere

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Appunti sulla storia linguistica del Maghreb e sulle varietà giudeo-arabe

 

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Ebrei libici in abito tradizionale, inizi 900

di Luca D’Anna

Il processo di arabizzazione del Nord Africa rappresenta uno dei capitoli più interessanti della storia linguistica dell’arabo, nonché una delle aree in cui il dibattito scientifico fiorisce ancora oggi, andando di pari passo con l’emergere di nuovi dati e con l’affinamento degli strumenti della linguistica storica. L’immensa distesa geografica che si stende dal Delta del Nilo fino all’attuale Marocco si trovava, dal VI secolo d.C., sotto il formale dominio dell’Impero Bizantino. L’amministrazione centrale, tuttavia, era di fatto assente, limitandosi a qualche guarnigione a presidio delle principali città costiere, nelle quali il greco e il latino erano ancora lingue di uso corrente. Continua a leggere

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Dinamiche tra generazioni e mondi diversi a confronto

9788861945142_0_0_626_75di Mariza D’Anna

L’idea di focalizzare alcuni aspetti “privati” del mondo arabo e di quello maltese interpretati attraverso l’arte della narrazione dà il senso al titolo della raccolta di racconti Kòshari. Racconti arabi e maltesi, edito da Progedit – Progetti editoriale – nel maggio di quest’anno. Il volume è stato curato da Aldo Nicosia, professore di lingua e letteratura araba all’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. A conclusione del lavoro, la raccolta di racconti più o meno brevi si è rivelata una interessante forma di commistione tra due culture – quella araba e quella dell’isola di Malta – diverse ma non dissonanti tra loro, in grado di offrire una visione comparativa su alcune tematiche importanti che abbracciano in mondo degli affetti e delle consuetudini familiari e in particolare il rapporto tra genitori e figli e tra nonni e nipoti. Continua a leggere

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L’atelier dove abita la luce

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G. Modica, Omaggio ad Antonello, S. Girolamo,1990-91

di Piero Di Giorgi

A distanza di otto anni dalla mia intervista a Giuseppe Modica, pubblicata sul numero di novembre del 2013 di Dialoghi Mediterranei, l’occasione di un mio recente incontro a Roma con l’artista mi è gradita per tornare a parlarne. Nel frattempo, egli, nella sua inarrestabile e prorompente versatilità creativa, dopo le tantissime mostre in Italia e all’estero, tra cui, nel 2002, una antologica nella sua città natale, dal titolo significativo La luce è la luce, la luce, ha esposto in Russia, in Cina e in Australia. Il prestigioso pittore siciliano di Mazara del Vallo, che insegna all’Accademia delle Belle Arti di Roma e con studio di fronte al Colosseo, è ormai un artista di fama internazionale, del cui linguaggio pittorico si sono occupati intellettuali e letterati, a partire da Leonardo Sciascia, che per primo gli ha dedicato la sua attenzione e fino a Giorgio Agamben, filosofo e accademico italiano, e passando per Giorgio Soavi, Antonio Tabucchi e Massimo Onofri. Continua a leggere

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Raffaello a Mazara del Vallo. L’enigma irrisolto dello “Spasimo di Sicilia”

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Lo Spasimo di Sicilia, chiesa dei Cappuccini, Mazara del Vallo

di Leo Di Simone

Cos’ha a che fare Raffaello Sanzio con Mazara del Vallo? Il “divino” pittore delle Logge Vaticane, delle stanze della Segnatura Apostolica, delle Madonne senza numero che ebbe come committenti papi potenti e famiglie di alto lignaggio che lo resero ricco e famoso nella sua pur breve vita? Qualcuno potrebbe dirmi che avrei almeno potuto mettere un punto interrogativo al titolo di questo mio breve saggio, perché della presenza di un’opera di Raffaello a Mazara del Vallo non se ne è mai sentito parlare. Semmai di Tommaso Sciacca, di Orazio Ferraro, Giuseppe Testa, Giuseppe Felice, Sebastiano Conca, Giuseppe Velasco – da non confondere col Velázquez – Domenico La Bruna, di questi pittori siciliani che hanno lasciato opere pregevoli a Mazara, di questi sì s’è sentito parlare, anche senza per questo avere l’esatta cognizione delle opere pervenuteci, delle epoche in cui hanno lavorato e dei luoghi in cui esse si custodiscono. Continua a leggere

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Famiglie in viaggio

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I Lumbroso. Mahdia, 1922

di Luisa Faldini [*]

Oggi chi vuole o è costretto a trasferirsi all’estero dove si ricostruisce una vita viene definito genericamente expat o migrante, ma un tempo non esistevano queste categorie tutto sommato neutre. Ne esistevano anche altre, molto più brutali, di totale esclusione, basate su ragioni di tipo etnico e religioso, le quali potevano o meno entrare in essere a seconda dei voleri dei governanti. Gli ebrei invece, nelle Scritture, definiscono guer [1] lo straniero che va a vivere nelle loro terre, ma non lo privano dei suoi diritti. Continua a leggere

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Storia e antropologia: un gemellaggio necessario

il-lato-sinistro-cover-2020di Mariano  Fresta

Gli studi antropologici possono ricevere preziosi contributi da quelli storici specie se questi non si limitano ad indagare soltanto le vicende politiche, militari e diplomatiche, ma si occupano anche della cultura e della mentalità di una società. Fortunatamente nell’ultimo secolo la storiografia è stata capace di svolgere analisi molto profonde in tal senso, perché si è servita di fonti come i memoriali, i diari, la letteratura di massa, i comportamenti di singole persone e di collettività, di usanze e costumi, e di tanti altri elementi precedentemente ritenuti privi di rilevanza documentaria. L’antropologia, viceversa, che per statuto ha il compito di indagare su tutti questi aspetti, negli ultimi decenni ha in buona parte smesso di collegarli alle vicende più specificatamente storiche, preferendo analizzare i fenomeni decontestualizzati, come se si verificassero e vivessero al di fuori di un qualsiasi sistema economico e sociale e non fossero oggetti e comportamenti nati per soddisfare ambizioni politiche e di potere o per necessità strutturali delle società  o per bisogni intellettuali di singoli e di collettività. Continua a leggere

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Ripensare la pandemia: malattie, emergenze e ‘veggenti’ fra antichità e modernità

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Michael Sweerts, La peste in una città antica, 1652

di Andrea Guasparri e Pietro Li Causi [*]

1. Il canone scolastico e il suo revival mediatico nella fase proto-pandemica

Prima dell’emergere della pandemia da COVID-19, generazioni di studenti liceali si sono da sempre cimentate, più o meno distrattamente, con un piccolo canone di testi scolastici che comprendeva riferimenti a disastri analoghi che fino a qualche tempo fa sembravano distanti da noi anni luce. Continua a leggere

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L’arte per una coscienza terrestre. A margine di un’esposizione di Otobong Nkanga

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Ingresso dell’esposizione “When Looking Across the Sea, Do You Dream?”, di Otobong Nkanga, Nizza, Villa Arson, 12 giugno-19 settembre 2021 (ph. Giovanni Gugg)

di Giovanni Gugg [*]

Può la noce di cola diventare una fonte di ispirazione artistica? È quanto accaduto a Otobong Nkanga, versatile e prolifica artista nigeriana nata a Kano nel 1974 che, attualmente, vive e lavora tra Parigi e Anversa. Dal 12 giugno al 19 settembre 2021, Nkanga espone per la prima volta in Francia con una mostra monografica intitolata “When Looking Across the Sea, Do You Dream?” (Quando guardi attraverso il mare, sogni?), allestita a Nizza, presso Villa Arson, la scuola nazionale di arte contemporanea fondata nel 1881 e riconosciuta come centro di rilevanza nazionale nel 1972. Continua a leggere

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I Gesuiti e l’archetipo del mito normanno in Sicilia

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Vincenzo Riolo, La restituzione a Nicodemo del soglio vescovile, 1830 ca., Palermo, Palazzo dei Normanni, sala Gialla

di Giovanni Isgrò

Bisogna riconoscere ai Gesuiti il merito di avere rilanciato in Sicilia, in forma epica attraverso il teatro alla fine del ‘500, la memoria dei Normanni. Ciò in seguito alla pubblicazione della ratio studiorum nel clima del rinnovamento del dramma sacro e della ricerca di nuove tematiche nell’ambito della storia antica, medievale e contemporanea. Da qui ha origine il genere della “tragedia storica”, le cui due prime testimonianze in Sicilia si riferiscono proprio alla conquista normanna. È infatti agli anni 1594 e 1599 che risalgono rispettivamente Messana liberata e Rogerius sive Panormus liberata di padre Pollione [1]. Continua a leggere

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La macinazione dei cereali in Sicilia al 1859. In un documento inedito lʼelenco di 1971 molini

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Palazzolo Acreide, Mulino di Santa Lucia

di Rosario Lentini

Nel primo tomo del Vocabolario siciliano etimologico dellʼabate Michele Pasqualino, pubblicato nel 1785, alla voce Cintimulu (centimolo), si precisa: «strumento che serve per macinare il grano e si gira con giumenti»; dal latino “cinctum” (legato) e “mulus” (mulo) [1]. Fino a tutto il XVIII secolo ‒ e buona parte del successivo ‒ i cintimuli e, in generale, i mulini erano azionati da animali (buoi, cavalli, muli), dallʼacqua o dal vento e non ancora da caldaie a vapore. Dagli anni Quaranta dellʼOttocento, invece, comincerà a registrarsi in Sicilia ‒ seppur con un certo ritardo rispetto ad altre aree economico-produttive di alcuni Stati preunitari ‒ lʼapplicazione di questa nuova fonte di energia, generata dalla combustione del carbone, nella cantieristica navale con i primi battelli a vapore, nella filatura enella tessitura. Continua a leggere

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Tutto tace, ma le pietre continuano a sussurrare

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Palermo, Cimitero acattolico, frammento di lapide sepolcrale (ph. Laura Leto)

di Laura Leto

Dai comunicati stampa del Comune di Palermo del mese di maggio emerge un’aria di cambiamento volta alla riqualificazione delle aree verdi della Città e al «rilancio» della borgata della Acquasanta. È stato approvato il progetto di recupero dell’ex Manifattura tabacchi in chiave culturale, mediante la realizzazione di spazi espositivi, auditorium e aree polifunzionali. Nulla da dire, ma dentro questa ventata di rinnovamento quale sarà il destino del Cimitero acattolico “degli Inglesi”? Tutto tace. Continua a leggere

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La tosatura delle pecore negli Iblei

 

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Melilli (ph. Nino Privitera)

di Luigi Lombardo

Ogni anno le pecore hanno “bisogno” di essere tosate. L’operazione si compie nel mese di maggio e a volte si protrae fino ai primi di giugno. Abbiamo usato il termine bisogno, come fosse un fatto naturale: tale non è, come è evidente. E allora prima della forbice da tosatura cosa facevano le povere bestie per sopportare la torrida estate con un folto vello?

Io credo che nel passaggio dal sistema della caccia-raccolta alla sedentarietà, con la nascita dell’agricoltura e della pastorizia, assieme all’uomo anche gli animali, interessati dall’azione di colonizzazione degli spazi, abbiano mutato il loro portato fisico delle origini, adattandosi all’azione “civilizzatrice” dell’uomo, regolandosi nei loro ritmi biologici alle esigenze umane. Continua a leggere

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Vite parallele nel dramma e nella scrittura

bruck_il-pane-perdutodi Maria Immacolata Macioti

Subito salta agli occhi, leggendo della travagliata vita di Edith Bruck (Il pane perduto, La Nave di Teseo, 2021), un punto di assonanza con Margarete Buber-Neumann [1], al di là delle evidenti differenze: due donne, una tedesca, Margarete, l’altra ungherese, Edith, finite entrambe in campi nazisti. Edith da bambina, Margarete da giovane donna. Edith in quanto ebrea, Margarete, che pure ha ascendenze ebree, in quanto compagna di Neumann. Ma quale è allora l’assonanza, se c’è?

Non si è conosciute con il proprio cognome

In primo luogo, e balza agli occhi, il fatto che entrambe non saranno conosciute con il proprio nome ma con quello di un marito (Edith Bruck) o dei mariti (Margarete Buber-Neumann). Continua a leggere

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La didattica a distanza nell’Università. Voci degli studenti e spunti per una riflessione

coverdi Veronica Mesina

Qual è l’impatto che la didattica ha avuto sugli studenti e sui loro vissuti personali? Questa è la domanda da cui muove questa indagine ancora in divenire [1]. Preliminarmente è necessario che io ponga delle avvertenze precauzionali. Durante il mio lavoro di ricerca e lettura mi sono imbattuta in una letteratura le cui dimensioni hanno avuto, ironicamente forse, una crescita esponenziale dall’insorgere della pandemia fino ad oggi. È difficile approcciarsi alla tematica senza il timore che ciò che ci si appresta ad esporre non sia già stato detto in mille altre forme, talvolta migliori. Continua a leggere

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Una pagina poco nota dell’impresa coloniale italiana nel Mar Rosso

copertinadi Antonio Messina

Quando si affronta la questione degli esordi del colonialismo italiano, i primi episodi che balzano immediatamente alla memoria sono quelli della disastrosa impresa di Adua (1896) e della successiva conquista della Libia (1911), in cui la Grande proletaria muoveva i primi passi alla ricerca di nuove terre in oltremare per ritagliarsi un posto di rilievo tra le grandi potenze europee. In un contesto internazionale dominato dalla presenza di grandi e consolidati imperi coloniali, il neonato Regno d’Italia si trovò presto nella necessità di acquisire alcuni possedimenti di interesse geostrategico. Continua a leggere

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Sui pescatori senza reti e il mare di Napoli. Omaggio a Domenico Rea, nel Centenario della nascita (1921-1994)

                   

unnameddi Roberta Morosini

Il 2021 è un anno che ricorderemo per la pandemia, e per le numerose vite che ha sottratto alle nostre famiglie e alle nostre comunità, ma anche come l’anno in cui abbiamo riscoperto il potere dei libri che ridanno senso e speranza ai nostri giorni nel viaggio che dall’inferno scatenatosi con il covid-19, attraverso il purgatorio dei vari lockdowns, ci hanno sostenuto e incoraggiato alla resilienza e alla perseveranza, nell’attesa di quel paradiso che per molti coincide con un agognato ritorno alla ‘normalità’, per altri con  l’inizio di una rinnovata umanità. Continua a leggere

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Petrarca e gli arabi: status questionis

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Petrarca e Laura

di Abdelkader Mouloud

La storia della questione nasce da un noto passo delle Seniles (XVI, 2) riportatoci da Francesco Gabrieli, uno dei massimi esperti di letteratura araba, in un suo articolo breve ma di notevole portata, intitolato appunto Petrarca e gli Arabi e pubblicato nel 1965 [1]. In quel passo il grande poeta italiano, confidandosi con il suo amico Giovanni Dondi, afferma che odia tutta la stirpe araba, per cui gli chiede insistentemente di non avere nessuna considerazione per gli arabi perché conosce abbastanza bene i loro medici e i loro poeti ma ritiene che non ci sia «nulla di più blando, di più molle, di più snervato, nulla di più osceno». Si scaglia poi contro tutti coloro che vogliono anteporre gli autori arabi agli autori classici aggiungendo infine che non potranno mai riuscire a fargli «credere che qualcosa di buono possa venire dagli arabi». Continua a leggere

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Decolonizzazione culturale e nuovi paradigmi locali

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Colombia, maggio 2021. Processi di decolonizzazione (ph. Eduardo Peñaloza)

di Olimpia Niglio

 Il XIX secolo, tra il 1808 e il 1833, ha segnato l’inizio delle guerre di indipendenza di tanti Paesi dell’America Latina che proprio in questi anni festeggiano i rispettivi bicentenari dei processi sociali attraverso i quali hanno lentamente acquistato l’indipendenza politica, economica e tecnologica dai Paesi ex-colonizzatori: la Spagna e il Portogallo. Molto più incisive le pagine di storia che hanno riguardato invece tanti Paesi mediorientali e asiatici che insieme al continente africano sono stati scenario di importanti battaglie e lotte sociali per l’indipendenza dalla Gran Bretagna e dalla Francia. Continua a leggere

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Vito e Andrea Carrera: vicende familiari e percorsi artistici di due pittori trapanesi

 

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Vito Carrera, San Raimondo (ph. archivio Museo Pepoli)

di Lina Novara

La storiografia più accreditata dell’Ottocento e del Novecento, in mancanza di dati certi sui pittori trapanesi Vito e Andrea Carrera, è pervenuta a conclusioni discordanti sulla loro biografia ed anche sul cognome diverse sono state le interpretazioni [1]. La maggior parte delle fonti documentarie riguardanti la famiglia riporta il cognome Carrera; altre Carreca, Carreri, Carriera ma anche Careca e Carrega. In documenti dell’archivio dei Gesuiti di Palermo per sette volte la firma autografa di Andrea è Carrera [2].

Le recenti ricerche d’archivio di Francesco Castelli (2016) e di Salvatore Accardi (2019) fanno luce, definitivamente, sui rapporti di parentela nell’ambito della famiglia Carrera e, di conseguenza, consentono di ricostruire la biografia di Vito e Andrea, oltre che chiarire, nell’ambito del panorama artistico siciliano, i loro percorsi stilistici che si estendono dalla fine del secolo XVI fino a quella del secolo XVII [3]. Continua a leggere

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Elegia del segno. Amore e morte nella storia ciclica della magia e dello spiritismo

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Max Klinger, Amore, Morte e Aldilà, 1881, acquaforte

di Gian Mauro Sales Pandolfini

L’amore è il motore immobile di tutte le cose. Governa la vita e l’arte, nutre la memoria e il passato, «move il sole e l’altre stelle». La lettura giovanile del Somnium Scipionis di Cicerone ha influenzato la mia vita immaginativa: questa sublime idea che l’uomo, con il trascorrere del tempo, ha perduto la capacità di percepire il respiro dell’universo, il dulcis sonus generato dalle Sfere celesti che sfregano tra loro, attratte da una forza cosmica molto simile all’amore. Continua a leggere

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La Divina parla anche in siciliano…

20210622_172852di Mario Sarica

Senza scomodare l’esoterica e misterica cabala ebraica, affidata anche alla numerologia simbolica e alle congiunzioni astrali, in un gioco seducente che lega l’uomo indissolubilmente al cosmo – prima ovviamente che mettesse mani, lo stesso uomo, per procurare danni irreversibili o quasi al delicato equilibrio della vitale e vulnerabile biosfera – la ricorrenza di anniversari epocali, come quella del Settimo Centenario della morte del sommo poeta Dante Alighieri, s’intreccia, come annotato nei miei appunti di primo mano sul tema apparsi nel numero precedente di Dialoghi Mediterranei, con la Trinacria dantesca, dunque con la Sicilia e la sua koinè culturale storica, fino all’ondata  romantico- demologica, e in particolare con ‘numeri simbolo’, quasi epifanici, corrispondenze calendariali, forse casuali, ma certamente intriganti. Continua a leggere

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Cinema e città: lo schermo trasparente. Strumenti di ricerca per la comprensione della cultura urbana

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Foto di Stanley Kubrick

di Flavia Schiavo

Cogito, ergo boom (Susan Sontag)

Storia, luce, tempo, spazio

Tra gli strumenti per rappresentare e capire cosa sia o sia stata la città, il territorio, il paesaggio, uno – in grado di eludere la sola quantità, integrando le conquiste della disciplina con l’innovazione e intrecciando diversi linguaggi espressivi e differenti “livelli” narrativi – è sicuramente il cinema. Continua a leggere

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La migrazione come pratica ecologica

11di Fabio Sebastiani

Humans abroad matters. Il mondo è sull’orlo di un precipizio migratorio. Stiamo per abolire il concetto di “casa” e di “radici”. La vita è un percorso: e non è più solo una metafora. L’On the road, non solo una filosofia ma una pratica da seguire il più possibilmente alla lettera. Continua a leggere

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In fondo al mare: la storia del nuoto nel Regno di Napoli in età moderna

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Paestum, Museo Archeologico, Tomba del tuffatore, 480-470 circa a. C.

di Maria Sirago

Introduzione

Epoca antica

Il nuoto in epoca antica era una pratica molto importante in ambito militare, come sottolineavano Erodoto e Pausania. Durante la battaglia di Salamina quando una nave greca era affondata i marinai riuscivano a salvarsi raggiungendo a nuoto la costa. Continua a leggere

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Nel bacio la storia dell’uomo, dall’animale al digitale

15336163_5379613di Orietta Sorgi

Può il bacio considerarsi un semplice contatto labiale fra due persone attratte fisicamente l’uno dall’altro? O è piuttosto un universale culturale, presente nella maggior parte del mondo o comunque conosciuto in quasi tutte le società? E se è così, quali sono le ragioni della sua larga diffusione in ogni tempo e luogo dell’umanità, dalla preistoria all’era digitale?

Se lo chiedono Elisabetta Moro e Marino Niola nel loro ultimo contributo dal titolo Baciarsi (Einaudi 2021).  Con una premessa in apertura: il bacio non è solo un gesto naturale, è molto di più e appartiene all’ordine della cultura. Anzi sotto un’unica definizione si nascondono infiniti significati, talora opposti e discordanti: dal bacio di passione, preliminare dell’atto sessuale, al bacio per affetto, dei genitori ai figli o fra i familiari, dal bacio di rispetto a quello strumentale e politico, fino al bacio dell’odio e del tradimento, reso noto dalla figura di Giuda nel Vangelo. Continua a leggere

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Sardità e cliché: il caso de “L’uomo che comprò la luna”.

locandinadi Alessia Vacca

Il processo di adozione di tecniche narrative che dalla letteratura traslano al cinema rappresenta un meccanismo di presa in prestito e restituzione su cui si basa il reciproco condizionamento tra pellicole e lettere. Nonostante l’avvio della Commedia all’italiana, sopravvive la linea pre-neorealistica della regionalità di colore in cui s’impone il desiderio di riscatto socioeconomico delle classi meno abbienti. Lingua italiana, dialetti, italiani regionali si alternano, si incrociano, si mischiano per tutta la storia filmica italiana e in tutti i generi cinematografici: ogni qualvolta si ponga il problema della lingua, fioccano volitive riflessioni sulla marginalità sociale e scaturiscono interessanti considerazioni sui dispositivi mediatici, il modus operandi e le effettive chances di immortalare in toto una specifica realtà (Patota-Rossi, 2017: 29), esaltandone l’espressività, talvolta anche velata, ma soprattutto l’impiego di quei registri artefatti volti a propagandarla, frutto della semiologia naturale (Pasolini, 1972: 232). Continua a leggere

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La mafia secondo Leonardo Sciascia

137547640_1845208962293826_1053581974855771450_ndi Francesco Virga

Noi sappiamo cos’è la mafia in Sicilia [1].

Ricorre quest’anno il centenario della nascita e il 32° anniversario della morte di Leonardo Sciascia (1921-1989). Gli anniversari sono i momenti peggiori per parlare o scrivere criticamente di un autore. Sciascia, peraltro, è stato un autore che ha sempre amato le polemiche ed è stato uno dei più grandi polemisti del 900. Anche per questo non meritava di essere sommerso da un diluvio di parole retoriche. Ma così va il mondo, cosicché anche quelli che, fino a poco tempo fa, dicevano e scrivevano che era giunta l’ora di smettere di leggerlo, si sono uniti al coro delle celebrazioni. Continua a leggere

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L’impatto della pandemia sulla salute dei migranti

sirspa_20200927102922167-755x491di Elisa Vischetti

La pandemia da Covid-19 ha colpito in modo disuguale: con il contagio, con i drammatici effetti sulla salute, con le conseguenze sociali e con quelle economiche. Le principali disuguaglianze si stanno determinando nelle vite delle persone più fragili e più vulnerabili. Per tutte le società occidentali la pandemia ha rappresentato un momento di crisi inattesa, caratterizzata da un improvviso vuoto di sicurezza e inaspettato rischio per la salute e per la vita, che ha evidenziato incertezze scientifiche e culturali ma soprattutto ha messo in luce le insicurezze dello stato sociale e le inadeguatezze delle opportunità di equità. Continua a leggere

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Una pace fragilissima per una guerra che viene da lontano

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Palestinese difende la casa dall’esproprio dei coloni

di Hamza Younis

L’attacco di Israele contro la Striscia di Gaza, dopo i fatti di Sheikh Jarrah, ha avuto effetti devastanti sugli abitanti, un dramma che viene da lontano e non si può più ignorare. Il quotidiano israeliano Haaretz ha pubblicato in prima pagina le foto e le storie dei 69 bambini morti in questi giorni di guerra, 67 palestinesi e 2 israeliani.

Non è la prima volta che l’ala destra del governo israeliano tenta di creare un clima di paura e di assedio, al fine di marginalizzare i suoi rivali. Grazie a questa propaganda, la destra pensa di poter conservare il proprio potere, aggregando intorno a sé la maggioranza degli israeliani, impauriti e inermi di fronte a una fantomatica minaccia esterna. Continua a leggere

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La presenza italiana in Egitto tra l’800 e la prima metà del 900

 

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Italiani a Port Said, fine anni 30

di Nabil Zaher

Il presente contributo si propone di illustrare un capitolo poco conosciuto della storia dell’emigrazione italiana ricostruendo i percorsi e i profili della presenza italiana in Egitto tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento. A tal fine, ne viene ripercorsa la storia cercando di analizzare le cause del fenomeno e gli aspetti sociali, culturali, economici e politici che contraddistinsero le comunità italiane ospitate dagli egiziani.   Continua a leggere

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La difesa siciliana. Strategie per il Mediterraneo

Belgrado, Serbia

Giocatori di scacchi, Belgrado, 2016 (ph. Nuccio Zicari)

di Nuccio Zicari

«Il Bianco comincia la partita muovendo di due case in avanti (dalla casa e2 alla casa e4) il pedone di Re; il Nero replica spingendo anch’egli di due case in avanti (da c7 a c5) il pedone d’Alfiere di Donna. Foriera di un gioco complesso e senza compromessi, caratterizzato da un equilibrio dinamico tra il maggiore spazio conquistato dal Bianco e la migliore struttura pedonale del Nero. Il Nero contrasta l’occupazione del centro da parte del Bianco» [1]. Continua a leggere

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Tra cosmo e campanile. ‘Il Centro in periferia’ nel centesimo anniversario della nascita di Alberto M. Cirese

 

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Alberto Maria Cirese, 1952 ca.

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di Pietro Clemente

I cent’anni virtuali di Alberto Cirese coincidono con i 50 numeri pubblicati (e gli otto anni) della rivista Dialoghi Mediterranei. Ne traiamo voti positivi e esprimiamo complimenti e auguri al direttore e ai redattori. È bello aprire il ricordo con questo doppio compleanno in cui la cifra secolare e la sua metà viaggiano insieme. Continua a leggere

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Cirese e quel lontano giugno 1966

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Cirese a Campli per una conferenza su Benedetto Croce, nel giugno 1966

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di Giuseppe Profeta

Caro Pietro, non ti nascondo che mi sento impari a venire incontro al tuo desiderio di parlare del nostro maestro Prof. Alberto Cirese, uno dei più illustri allievi del grande studioso di folklore Paolo Toschi, perché la mia conoscenza e le mie idee si trovano di fronte a te svantaggiate nel trattare l’argomento, ma amicizia chiama, e io, entro il limite delle mie forze, cercherò di realizzare un breve ma sincero giudizio, tenendo sempre presente, nel positivo e nel negativo, la mia posizione marginale. Continua a leggere

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Incontri con Cirese, una pietra miliare nell’etnografia abruzzese-molisana

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di Emiliano Giancristofaro

Il mio incontro con Alberto Mario Cirese si è sviluppato nel tempo attraverso il suo lungo saggio (confluito in seguito nel volume Cultura egemone e culture subalterne) pubblicato negli anni ’60 sulla rivista “De homine”, che ebbi modo di visionare nella biblioteca del Liceo Scientifico di Vasto, in cui allora insegnavo di prima nomina. Grazie alla lettura di quel saggio, a Roma, in piazza Esedra, nelle bancarelle dei libri usati, acquistai alcuni fascicoli de “La Lapa”, che Cirese nel Molise dirigeva; ricordo in un fascicolo la polemica tra Ernesto De Martino e Paolo Toschi sul concetto di folklore. Continua a leggere

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Forme e canovacci tra Fossalto e Fiamignano. I luoghi di Cirese

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Pagliara maje maje (da Cirese 1955)

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di Settimio Adriani

C’è una connessione fantastica, mai sostanziata, tra l’antropologo Alberto Mario Cirese e il borgo di Fiamignano (RI). I pilastri del ponte che sorreggono il collegamento virtuale sono rappresentati da due riti di antica memoria, per alcuni aspetti molto simili e quasi sovrapponibili tra loro, per altri distinti e singolari.

Uno è la Pagliara maje maje, studiata da Cirese nell’area di Fossalto (CB) e resa nota intorno alla metà del secolo scorso (Cirese 1955; 1991); l’altro è il Saìnu (Adriani & Morelli 2018: 216), rintracciato a Fiamignano e ancora non adeguatamente divulgato [1]. Continua a leggere

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Cirese, Taranto e il Museo Etnografico

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di Antonio Basile

Dalla collezione di Alfredo Majorano al Museo etnografico

Lungo e difficoltoso è stato il percorso che ha portato il Comune di Taranto all’importante realizzazione del museo etnografico, ma forse, per questo, ancora più sentito e condiviso. L’idea di raccogliere oggetti relativi a usi, a costumi tradizionali caduti e non in disuso per fondare un museo folkloristico, scrive Alfredo Majorano, «mi nacque dopo la pubblicazione dei Canti popolari tarantini (1932), ma soltanto favorevoli vicende della vita mi misero in condizioni di attuare tale idea sin dall’inizio del 1945. Indi, per divulgare ciò che bolliva nella mia… pentola scrissi una nota dal titolo Per un museo folkloristico che il “Corriere del Giorno” pubblicò il 3 agosto del 1947». Continua a leggere

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Il rischio dei muri degli altri. Cirese, dislivelli di cultura e rimossi antropologici

 

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di Antonello Ciccozzi

Proposito di questo scritto – volutamente prima che inevitabilmente polemico – è una breve riflessione sul valore incompreso di alcuni frammenti osceni del discorso di Mario Alberto Cirese, inerenti un tentativo prospettico – generalmente perlopiù marginalizzato e osteggiato in ogni sua forma e provenienza dal mainstream accademico – di inserire la tematica antropologica di critica antiegemonica all’Occidente in un impianto argomentativo capace di non cadere nella tentazione manichea, ormai da anni dominante, di una postura normativa contrappassistica, di demonizzazione di tutto il portato storico della “nostra” civiltà (a cui complementarmente corrisponde un engagement intellettuale sempre più intransigente di sostegno ideologico sacralizzante rivolto alla nebulosa intersezionale di diversità che all’Occidente in un modo o nell’altro si oppongono). Continua a leggere

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L’Inferno di Dante e l’etnocentrismo di Sumner. Una pagina di diario dell’ultima visita ad Alberto Mario Cirese

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Alberto Maria Cirese (ph. Magni)

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di Antonio Fanelli

Martedì 31 maggio 2011. Partenza alle ore 8.10 dalla stazione di Firenze Santa Maria Novella con Pietro Clemente. A Roma Termini incontriamo Alberto Sobrero e partiamo alla volta della clinica dove si trova ricoverato il prof. Alberto Mario Cirese.

Salaria? Nomentana? Subito alcune avvisaglie di pericolo, forse ci perderemo, ma non è detta. C’è molto traffico. Direzione Mentana? Forse Fonte Nuova. “Ma eravamo passati di qui? Io non ricordo”. Meglio chiamare Eugenio Testa. Imbocchiamo finalmente la strada della clinica. Ci perdiamo anche nella clinica. “Che piano era?”. E anche stavolta: meglio chiamare Eugenio Testa. Continua a leggere

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Fra pani e polente. Nel Nordest, rileggendo Cirese

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Otto D’Angelo, pittore friulano popolare (1923-2018),Vigilia di festa: la preparazione delle ‘tajadéris’

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di Gian Paolo Gri

Anni Settanta e Ottanta del secolo scorso, nel Friuli “area laterale” (etno-linguisticamente), per tanti versi analogo alla Sardegna: nelle nostre etnografie regionali di allievi in dissenso da maestri che erano discepoli di Toschi e di giovani incantati dal nuovo e buon piffero di Cultura egemonica e culture subalterne, guardavamo con invidia e cercavamo di imitare quel che accadeva nell’Isola intorno all’Atlante demologico sardo e al Brads. Continua a leggere

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Cirese. Approssimarsi al centro

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Rieti, Piazza San Rufo, febbraio 2012

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di Eugenio Imbriani

Se dovessi scegliere, come in un noto gioco televisivo, una parola che accomuni Cirese, il centro, la periferia, allora opterei per Rieti. Il motivo è davvero banale: perché Rieti gioca ironicamente con il suo destino di essere considerata l’ombelico d’Italia senza crederci più di tanto, se è vero che il punto esatto in cui cadrebbe il centro della penisola, in Piazza San Rufo, è indicato da un monumento non indimenticabile sul quale ci si può sedere, un sedile elevato al rango di caciotta nelle conversazioni tra gli abitanti. Continua a leggere

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Alberto M. Cirese. Memorie abruzzesi

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Alberto Maria Cirese a Pescara, con Anna Rita Severini e Elena Gennaro , anni 90

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di Maria Rosaria La Morgia e Anna Rita Severini

«Il 2021 è l’anno giusto per ricordare Alberto Mario Cirese. […] È l’anno giusto perché il 19 giugno prossimo saranno 100 anni dalla sua nascita. È l’anno giusto perché il 1 settembre saranno 10 anni dalla sua morte».

Queste parole di Pietro Clemente in un post FB dello scorso 13 marzo, le riflessioni che seguivano e il suo stimolo a essere partecipi di una memoria condivisa sulla figura di un grande maestro della nostra antropologia culturale, ci hanno incoraggiato a recuperare nella mente ciò che di più importante ancor oggi conserviamo dei suoi lasciti in Abruzzo, in termini di relazioni umane, di ispirazione teorica e di prassi museale. Continua a leggere

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Musei come centri di ricerca e condizione contadina. L’insegnamento di Cirese

 

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di Maria Luisa Meoni

Nel 1953 inizia la pubblicazione della rivista “La Lapa. Argomenti di storia e letteratura popolare”, fondata dal poeta e studioso Eugenio Cirese e dal figlio Alberto Mario. Nel primo numero troviamo due brevi, molto significativi, interventi di Alberto Cirese, su argomenti apparentemente distanti, ma che risultano emblematici dei filoni centrali del suo impegno scientifico, così ricco di apporti e stimoli, particolarmente importanti per quelli di noi che hanno avuto il privilegio di apprezzare direttamente il suo insegnamento. Il primo testo si intitola “Folklore della Resistenza” e ho letto con piacere che Cesare Bermani ricorda questo scritto nel suo recente lavoro di ricerca su Bella Ciao. Storia e fortuna di una canzone dalla Resistenza italiana all’universalità delle Resistenze (Novara, Interlinea, 2020). Continua a leggere

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Rileggere Cirese. Tra “cosmo” e “campanile”: il caso delle comunità arbëreshe in Val Sarmento

 

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La Vallja a San Paolo Albanese (ph. Annibale Formica)

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di Ferdinando Mirizzi

Come più volte ricordato da Pietro Clemente [1], rileggere alcune pagine di Alberto M. Cirese [2] sui temi del “campanile”, della “coscienza dei luoghi”, delle “identità culturali” che si alimentano in uno spazio definito, quello della memoria, degli affetti e delle relazioni, in una dimensione che però non deroghi dalle connessioni con il mondo plurale, il “cosmo” nel lessico ciresiano, e non escluda mai l’assunzione di uno sguardo critico e riflessivo, ci consente oggi di leggere e provare a interpretare le vicende di piccoli paesi e delle rispettive comunità nel loro rapporto con i propri luoghi, lontani e vicini, immaginati e reali, mitici e storici. Continua a leggere

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«Il campo accomunar, la casa e il prato». Cirese e attualità delle comunanze

 

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Il Monte Vettore veduto da Castelluccio, dipinto di Matteo Tassi, 1889 (Collezione privata)

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di Cristina Papa

I primi scritti di Alberto Cirese, pubblicati in riviste a carattere principalmente politico (Socialismo, Avanti) sono quelli meno conosciuti e discussi. Si tratta di articoli brevi ma con spunti molto interessanti, sia riguardo al ruolo dell’intellettuale e più in particolare dello studioso del folclore, sia riguardo agli sviluppi successivi del pensiero di Cirese. Certamente il più denso è un articolo dal titolo Il volgo protagonista in cui l’autore si pone quattro domande chiave, a cui dà altrettante risposte, sulla concezione del folclore, tema che animerà il dibattito antropologico in Italia nei decenni successivi. Ne voglio sottolineare due. Continua a leggere

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Cirese e i margini

 

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di Francesco Ronzon

La vita è buffa. Ho seguito l’ultimo anno di lezioni di Alberto Mario Cirese da studente. Ero appena arrivato a Roma da Verona. Un luogo che, dopo la Treviso di “Signori e Signore” di Pietro Germi, è uno dei più provinciali d’Italia. Per me l’urbe, gli edifici, l’Università, erano tutti segni di un centro politico, culturale, accademico ed intellettuale esplicito e conclamato. A partire dai maritozzi sino ad arrivare a Piazza Navona. E in questo scenario, ovviamente, figuravano anche le lezioni di Cirese. Ecco però che improvvisamente, anni dopo, mi viene fatto notare che proprio Cirese, uno degli esponenti di questo centro, era in realtà una scheggia di periferia infiltratasi nel sistema. Lungi dal lasciarmi basito, questa rivelazione mi ha aperto un’inedita prospettiva sulle cose (e sulle loro memorie). L’improvviso satori e la lontananza temporale hanno però avuto un effetto imprevisto ma prevedibile. I ricordi che sono emersi non hanno preso la forma di un quadro ma di un caleidoscopio. Ecco dunque qui di seguito un piccolo campionario in cinque “figure” di quella che nei miei ricordi è stata la perifericità dell’opera e del pensiero di A. M. Cirese. Continua a leggere

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Stagioni di vita e di musei con Alberto Maria Cirese

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di Claudio Rosati

Si vuole che se Tolstoj stesse di fronte a casa nostra converrebbe rileggere Guerra e Pace, ma non cercare di conoscerlo. Il detto sapienziale sintetizza il significato del valore dell’autonomia o della preminenza dell’opera rispetto alla biografia dell’autore. Ma come tutti i motti ha una verità parziale. Nel mio caso il libro da rileggere sarebbe Oggetti, segni, musei (anche se l’ho già fatto) e l’autore da cui rimanere distante Alberto Mario Cirese [1]. Non ho frequentato lo studioso ma l’ho incrociato nel corso degli anni in modi diversi. Mi sembra di non imbattermi nei parametri della volgarità in cui sarebbe incorso per Nabokov chi si fosse immischiato «nelle vite preziose dei grandi scrittori», se ripercorro questi incontri. Parlano in qualche modo del rapporto tra biografia e opera.  Continua a leggere

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Cirese, de Martino e i miei campanili di Marcellinara

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di Sergio Todesco

Da dove partire? Pare ormai provato che le culture tradizionali abbiano mantenuto un senso degli spazi che a noi moderni è assai spesso precluso se è vero, come è vero, che le esperienze di vorticoso attraversamento degli spazi disponibili nella modernità assai spesso sortiscono la rovinosa deriva dei “viaggiatori” in sensazioni di spaesamento che negano qualunque possibilità di ordinare il tempo vissuto entro forme di memoria condivisa. Continua a leggere

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Alberto M. Cirese. Etnocentrismo ed etnoperiferismo

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Cirese e l’Elaboratore

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di Piero Vereni

Una delle ultime cose che ricordo di Alberto Cirese a lezione era un punto “teorico” su cui insisteva più di una volta, in quei primi anni Novanta, e cioè che lui sapeva (o sperava, non ricordo se fosse un verbo profetico o ottativo) che i libri di antropologia culturale, che nelle librerie stavano in vendita tra la Varia e le Scienze sociali, avrebbero presto trovato una loro collocazione negli scaffali a fianco dei manuali di matematica, di ingegneria e di programmazione informatica. Continua a leggere

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Gorizia 2025: un imminente presente

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di Giustina Selvelli e Nicola Strizzolo [*]

1. Dal passato all’imminente presente

1.1 Introduzione: Due città allo specchio: Gorizia e Nova Gorica

Il titolo di Capitale Europea della Cultura 2025 assegnato per la prima volta a due città “gemelle”, come sono talvolta state definite Gorizia e Nova Gorica, appare indicativo della volontà a livello europeo di riconoscere l’incredibile valore “connettivo” di questa conurbazione disposta sul confine italo-sloveno, e giunge probabilmente non a caso proprio in un momento in cui il confine è ritornato a farsi sentire in maniera preponderante nella vita degli abitanti locali, riaprendo vecchie ferite e provocando dei “traumi spaziali” inediti nella popolazione abituata a vivere in maniera altamente transfrontaliera. Continua a leggere

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Il carattere performativo degli oggetti artigianali nei processi di produzione della località. Una “Casa Laboratorio” in Puglia

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Fischietti in terracotta, Geppetto artigianato, Matera 2020 (ph. Ciriaca Coretti)

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di Angela Cicirelli, Ciriaca Coretti [*]

Premessa

Le considerazioni che seguono prendono spunto dall’editoriale, dal titolo Il centro in periferia, pubblicato nel 2108 da Pietro Clemente, sulle pagine della stessa rivista Dialoghi Mediterranei, e dedicato alla rete dei piccoli paesi. L’espressione, tratta dal volume di Theodor W. Adorno, Note per la letteratura. Vol. 2: 1961-1968 (1979), viene utilizzata da Clemente per avviare un discorso sulla periferia reale dei mondi locali che, richiamando i lavori di Alberto Mario Cirese, riprende i concetti di centro e periferia in riferimento ai rapporti tra “cultura egemonica” e “culture subalterne”. Continua a leggere

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Museo etnografico della vita popolare di Tricase

 

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Quartara, anfora di rame per l’acqua, Museo etnografico della vita popolare (ph. Daniele Metrangolo)

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di Ornella Ricchiuto

«(…) cose che sembrano morte alla memoria immediata ed alla coscienza distratta, ma che invece agiscono ancora a livelli profondi, se è vero che tutto quello che gli uomini ed il mondo sono stati ci fa essere quello che siamo e progettare più o meno consapevolmente quello che il mondo sarà». Alberto Mario Cirese Continua a leggere

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La spiaggia lunga. Periferie litoranee e ricerche dell’altrove nel Parco della Maremma

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Panoramica della spiaggia verso Collelungo (ph. Giulio Bardi)

il centro in periferia

di Giulio Bardi

La presente riflessione prende le mosse da un’etnografia svoltasi nei due anni precedenti in ambito universitario e recentemente pubblicata. Il territorio di riferimento è quello del Parco Regionale della Maremma, sondato – ma ancora prima “vissuto”, in quanto zona di residenza di chi scrive – nell’ambito di una ricerca volta a porre l’accento sulla dimensione storica, culturale e sociale di quel sito patrimonializzato che è il Parco naturale maremmano; Continua a leggere

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Comunità locale e fruizione dello spazio naturale in un piccolo comune dell’Appennino parmense

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La frazione di Pozzolo, nel comune di Bore (Parma)

il centro in periferia

di Amalia Campagna, Matteo Volta

Il territorio italiano manifesta una significativa variabilità fisica, sociale, storica e culturale. Luogo di convivenza di molteplici esistenze1, che nel tempo hanno prodotto una realtà multiforme, la Penisola possiede, dal punto di vista territoriale, la caratteristica di essere attraversata da rilievi e alture. La presenza di tali eterogenei sistemi di valle e periferie rurali, che rendono il territorio nazionale uno spazio rugoso, permette di delineare all’interno del perimetro nazionale la cosiddetta Italia interna. Continua a leggere

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C’è qualcosa di nuovo nei paesi dell’hinterland palermitano: il Manifesto “Chiamata alle arti”

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Carini (ph. Giuseppe Zito)

il centro in periferia

di Nicola Grato

Quando discutiamo di centri storici dei paesi abbiamo una immagine mentale che ne definisce le caratteristiche urbanistiche, storiche specifiche dei piccoli comuni dell’Italia interna; soprattutto in questi ultimi anni le problematiche relative alle aree interne hanno trovato ampio spazio nel dibattito culturale in Italia: tanti i progetti e le idee, tantissimi i libri e gli studi che possono rinvenirsi anche sulla Rete. Quando discutiamo di centri storici abbiamo forse inconsciamente la pretesa che questi possano essere riabitati da persone con un livello culturale medio alto, possano da queste stesse persone essere ristrutturati nell’aspetto delle case, dei bagli, delle strade riportate al loro “antico” splendore. Continua a leggere

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La lezione di Antonino Uccello, mio zio

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Antonino Uccello col nipote Tommaso Latina, mio fratello

il centro in periferia

di Andrea Latina

La genesi del Centro Studi Iblei ha probabilmente origine nella seconda metà degli anni ‘70, quando con i miei genitori tornammo dalla Svizzera in Sicilia, dove mio padre aveva trovato lavoro come custode presso il Museo Archeologico di Ragusa.

Il ricordo della prima visita alla Casa-museo di mio zio Ninì, in verità Antonino Uccello, è ancora vivissimo in me: dall’apparire, dietro i finestrini dell’autobus, del costone roccioso su cui si abbarbicava Palazzolo, all’aria umida e odorante di muschio delle viuzze strette che, inerpicandosi, ci avrebbero presto condotto davanti all’immenso portone in legno della Casa-museo. Continua a leggere

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Comunità patrimoniali ai tempi del Covid: la Rete per la salvaguardia delle Feste di Sant’Antonio Abate

 

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di Omerita Ranalli

Nel lungo tempo sospeso che stiamo attraversando, ci siamo spesso trovati – non solo, chiaramente, nella comunità degli antropologi culturali (e/o degli antropologi dei patrimoni) – a interrogarci sulla mancanza di spazi di condivisione collettiva e di momenti di elaborazione condivisa del tempo e dello spazio, nonché sull’istituzione normativa di distanze e separazioni, sui possibili scenari che la nuova realtà pandemica e l’immaginario incerto di un mondo post-pandemico aprono alla nostra riflessione disciplinare. Molto è stato detto in proposito, molto ancora se ne dirà [1]. Continua a leggere

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Dai diritti umani al diritto di umanità. Verso il concetto e la pratica della cittadinanza planetaria

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di Franco Ferrarotti

Si dànno parole e corrispondenti concetti di uso corrente, che appunto nel loro comune, quotidiano utilizzo, si consumano, perdono il loro valore profondo e realizzano la famosa «legge» di Gresham, secondo la quale la moneta cattiva scaccia la buona. «Società» sembra essere una di queste parole. Si dice «società» e si pensa alle varie società geograficamente, storicamente e linguisticamente distinguibili, tanto da potere, su una mappa, indicare una società italiana, tedesca, francese, americana, e così via, senza peraltro avvedersi e avere piena coscienza che nel termine e nel concetto di società è presente una promessa di eguaglianza che è stata storicamente tradita. Continua a leggere

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Cittadinanza e scuola, il binomio interattivo. Esempi e evidenze

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di Franca Bellucci

“Scuola” ha oggi un significato intenso e programmatico: oggi ‒ ed è una sfumatura che non risulta risalendo nei capitoli precedenti di questa parola antichissima ‒ il significato coincide con “percorso di cittadinanza”.  Mi domando quando è accaduto e come me ne sono resa conto. Rifletto sulle parole, su questi “segni” o “cartellini” (“labels”, leggiamo nei testi sulle decifrazioni, per la corrispondenza di segni e significati): mentre disturba che le parole risultino nuove, le preferiamo in una vita lunga, e quindi inclini a riusi, nello svolgersi dei tempi. Continua a leggere

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Sistema di dominio mafioso e diritti di cittadinanza

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Giuseppe Fava, Mafiosi

per la cittadinanza

di Augusto Cavadi

Se per diritti di cittadinanza intendiamo – secondo l’uso linguistico oggi prevalente – l’insieme dei diritti civili, politici e sociali spettanti a chi sia o cittadino di uno Stato o, almeno parzialmente, equiparato ad esso, potremmo chiederci: in che misura la presenza, all’interno dei confini di uno Stato, di un sistema di dominio mafioso limita l’esercizio di tali diritti?

Ai miei occhi non si tratta di una questione peregrina o prevalentemente accademica. Nasce, infatti, da esperienze frequenti che vivo sulla mia pelle o di cui ho contezza sfogliando le pagine dei quotidiani. Continua a leggere

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Dialoghi mancati, cittadinanze negate. Intorno alla vicenda di Saman Abbas

 

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Diapositive dell’altro: Saman Abbas e il nostro sguardo

per la  cittadinanza

di Giovanni Cordova

Cinquanta numeri di Dialoghi Mediterranei. Si tratta di un’occasione speciale che merita senz’altro di essere festeggiata. Per questa evenienza, ho pensato di fissare nero su bianco alcuni commenti, forse solo sensazioni, nate – per la verità – da inquietudini poco affini alla limpidezza dello stato d’animo di chi si rallegra per qualcosa. Continua a leggere

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Identità relative e cittadinanze selettive. Appunti

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di Valeria Dell’Orzo

È fondamentale, per l’essere umano, sentirsi parte di un gruppo, sentirsi riconosciuto e riconoscersi nel suo vicino, rintracciare il proprio ruolo all’interno dello schema di condivisione, di creazione corale, che infonde un istintivo e immediato senso di sicurezza, in linea con quell’incompletezza individuale, più volte esplicitata dal pensiero di Clifford Geertz, che vede la necessità di una condivisione del sistema interpretativo e rappresentativo della cultura, affinché l’esistere del singolo sia appagato da un senso di compimento e inclusione. Continua a leggere

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I minori stranieri e i diritti traditi. Appunti da Bologna

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Bologna (ph. Consuelo Deriu)

per la cittadinanza

di Lella Di Marco

Potrei dire che è strano quanto mi sta accadendo in questi giorni, anche se non credo alla casualità come non è casuale il mio ricordo di una frase attribuita in passato, erroneamente, a Mao Tze Tung. Mao aveva in mente la rivoluzione in Cina, noi auspichiamo una rivoluzione globale, non violenta e non dispotica, per affrontare con lucidità “moderna” le diversità e le differenze sociali…. ma forse i tempi ancora non sono maturi.

Tanto per non essere evasivi premetto che, nonostante la pandemia, ho continuato la mia vita di militante sul territorio come antropologa dilettante e partecipante. Così l’altro ieri al parco un ragazzino sugli otto anni mi rincorre in bici e mi dice: «se va a Roma e vede Salvini gli può dire che è un razzista e ci sta facendo vivere una vita infernale, facendoci soffrire molto? …». Continua a leggere

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Radici, identità, cittadinanza, cittadinanza attiva

 

66f7d77e-d0ac-4ef4-a88e-9e86845d59a9_largeper la cittadinanza

di Antonio Pioletti

Il tema della cittadinanza, e ancor più quello della cittadinanza attiva, chiama in causa il nostro stare insieme, la questione delle nostre cosiddette radici, della nostra identità, del rapporto con l’Altro in una fase storica di grandi mutamenti e sommovimenti quale quella nella quale viviamo. Qui, alcune sintetiche riflessioni da discutere. Continua a leggere

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Culture della pluralità. Il ruolo chiave delle visioni del futuro

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di Giuseppe Sorce

Qualche giorno fa ho visitato il castello di Carini. Eravamo solo in due. Il cielo era stranamente plumbeo. Tutti i balconi erano aperti, così decisi di affacciarmi da quello che mi sembrava il più bello. Fu così infatti. Mi sentivo come il signore locale dei tempi in cui il castello fu eretto e poi abitato. Il lato su cui mi affacciavo era incastonato direttamente nel precipizio verticale della parete rocciosa del colle. Da lì puoi avere uno sguardo su tutto il golfo di Carini, le campagne e le cime interne mentre a sinistra ci sono le montagne più alte. Continua a leggere

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Civis europaeus: una scommessa (quasi) perduta?

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di Lauso Zagato

1. Alla metà dello scorso decennio chi scrive aveva avuto modo di svolgere riflessioni sulla cittadinanza europea [1], ipotizzando l’opportunità di distinguere tra la cittadinanza dell’Unione europea (UE), sorta di Giano bifronte, e il progressivo emergere di una nozione più ricca ed articolata del nostro essere “cittadini d’Europa”, legata alla possibile conquista di una dimensione ampia di spazio culturale-politico europeo.  Il ragionamento era improntato ad un certo ottimismo di fondo, malgrado le crisi apertesi in successione dopo il 2008, e i loro pesanti effetti sul tessuto connettivo europeo. Continua a leggere

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Intellettuali, accademici, studiosi, antropologi

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Volgendo lo sguardo a terra (ph. Federico Faeta)

per non ricominciare

di Francesco Faeta [*]

La scienza sociale non può costituire se stessa se non rifiutando la domanda sociale  di strumenti di legittimazione o di manipolazione (Pierre Bourdieu, Leçon sur la leçon, 1982).

Aprivo il mio articolo di qualche settimana fa, apparso su questa rivista (Appunti per non ricominciare. La cultura), con la constatazione dell’urgenza della rentrée negli stadi («le società calcistiche – scrivevo –, ciò costituisce una preoccupazione universale, sono alla canna del gas»). Continua a leggere

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Antropologia e potere

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«Ritratto di fra Luca Pacioli con un allievo» di Jacometto Veneziano, Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte

per non ricominciare

di Luigi M. Lombardi Satriani

Il rapporto tra questi due termini può essere declinato in maniera molto diversa, a seconda che lo si faccia nella prospettiva della realtà o in quella, peraltro un po’ astratta e ideologica, del dover essere. Su intellettuali e potere esiste, com’è noto, un’amplissima letteratura specifica, sulla quale non mi soffermo; anche l’antropologia ha dato dei contributi notevoli a questa tematica, sia quando si è occupata specificamente delle varie articolazioni del potere, sia quando si è limitata a occuparsi della governance, espressione quest’ultima, che non ho mai troppo apprezzata, in quanto la ritengo troppo legata alle mode culturali, con conseguente rischio di banalizzazione. Continua a leggere

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Appaesare la diversità: usi pubblici dell’antropologia per una nuova cittadinanza

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di Nicola Martellozzo

«Il potere vuole che si parli in un dato modo» P.P. Pasolini, La voce di Pasolini

Produzione culturale e funzione degli intellettuali

È passato più di un anno e mezzo dall’ultima volta in cui sono stato al cinema. Prima della proiezione, prima ancora dei trailer di rito, ci è stato mostrato un breve filmato che esaltava il ritorno alla normalità, un condensato di retorica e rappresentazioni positive ideato per mettere a proprio agio gli spettatori; e che però si è concluso con uno schermo nero, su cui campeggiava l’icona di una (una sola) poltrona e una scritta: “Ora sei al sicuro”. Continua a leggere

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