SOMMARIO n. 39

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Water (ph. Michele Di Donato)

EDITORIALE; Aldo Aledda, Emigrazione di ritorno, capitale umano e risorse economiche; Alessio Arena, Il grammelot di Dario Fo, nel teatro come nella vita; Linda Armano, Il paesaggio: una trama significativa. Emozioni, percezioni e categorizzazioni; Giuseppe Bertini, Franco Pittau, L’Italia e la Corte europea dei diritti umani: tra un passato internazionalmente aperto e il rischio del “sovranismo” giuridico; Elena Biagi, Il “luogo del ritorno”: morte e Aldilà nel linguaggio coranico; Sebastiano Burgaretta, Alan Kurdi; Matilde Callari Galli, Gualtiero Harrison, Società delle minoranze multiculturali; Rosy Candiani, Cerchi di danza tra le sponde del Mediterraneo; Continua a leggere

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EDITORIALE

Heavily Loaded

Palermo, il porto (ph. Eugenio Grosso)

Lo abbiamo già scritto. C’è qualcosa di patologico nella politica italiana se lo stato di salute del nostro Paese è continuamente stressato dalla febbre di permanenti campagne elettorali, spossato dall’ossessivo e paranoico accanimento nel dibattito pubblico sugli stessi temi e sugli stessi soggetti, logorato dai rovinosi effetti di una sorta di psicosi schizofrenica e isteria collettiva. A guardar bene nella anamnesi psichiatrica, la fobocrazia nella quale siamo precipitati produce uno stato nevrotico compulsivo, un sadismo che fa rabbrividere, un delirio di onnipotenza che si spinge a tenere in ostaggio persone, comunità, istituzioni. Continua a leggere

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Emigrazione di ritorno, capitale umano e risorse economiche

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Quelli che tornano (ph. Luciano D’Alessandro)

di Aldo Aledda

Com’è noto l’Italia oggi attraversa una delle crisi più acute dell’ultimo Dopoguerra. Sprofonda nel baratro del debito pubblico incapace di risalire la china anche per effetto di una popolazione stanca e invecchiata che, fedele allo stereotipo dell’anziano facilmente esposto alle truffe, corre speranzosa dietro l’ultimo demagogo che promette la luna. Non fosse che per questo si pone con urgenza un’allarmante situazione anagrafica: invecchiamento della popolazione e preoccupante denatalità, aggravata dalla fuga dei giovani che non credono più nel nostro Paese. Continua a leggere

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Il grammelot di Dario Fo, nel teatro come nella vita

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Dario Fo, Mistero buffo (Archivio Rame-Fo)

di Alessio Arena

Nel Nord Italia, e in particolare in Veneto, il teatro popolare rivestiva un ruolo sociale di fondamentale importanza, contribuendo a rendere consapevoli i ceti più umili dell’influenza determinante che avevano i rappresentanti del potere sulle vite degli “ultimi”. In quelle regioni, i grandi protagonisti della scena teatrale del Cinquecento ritenevano fondamentale cercare un dialogo con le masse popolari illetterate, avendo cura quindi di utilizzare un linguaggio assolutamente comprensibile. La prima accortezza, dunque, riguardava la lingua.

Il dialetto costituiva lo strumento indispensabile per stabilire un’intesa con il pubblico disordinato che si radunava in piazza, incuriosito dall’allestimento dei teatranti. Continua a leggere

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Il paesaggio: una trama significativa. Emozioni, percezioni e categorizzazioni

 

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Van Gogh, Campo di grano con i corvi, 1890

di Linda Armano

«Il sentiero serpeggia attraverso un paesaggio bellissimo – la landa bruna, disseminata qua e là di pini e betulle con chiazze di sabbia gialla, e la montagna in lontananza, contro il sole. Più che di un quadro, si tratta di un’ispirazione» (Van Gogh, 26 agosto 1876).

Le parole di Vincent Van Gogh in una lettera al fratello Theo (Cescon, 2016), racchiudono alcuni tratti fondamentali di recenti riflessioni negli studi di antropologia dello spazio. La sensibile acutezza dell’artista coglie esattamente un aspetto essenziale che successivi approcci analitici hanno mostrato. Continua a leggere

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L’Italia e la Corte europea dei diritti umani: tra un passato internazionalmente aperto e il rischio del “sovranismo” giuridico

copertina-la-corte-di-strasburgodi Giuseppe Bertini e Franco Pittau

Un saggio sulla Convezione europea dei diritti umani ha naturalmente delle implicazioni specifiche e ciò potrebbe portare i lettori, specializzati in altri ambiti, a trascurarne l’importanza. Sarebbe, comunque, un errore assumere questa posizione perché, dal punto di vista storico, il Consiglio d’Europa e la citata Convenzione vanno considerati una tappa di eccezionale importanza nella storia dell’Occidente, per cui ritornare indietro sarebbe impensabile. Continua a leggere

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Il “luogo del ritorno”: morte e Aldilà nel linguaggio coranico

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 Innā li’llāhi wa-innā ilayhi rāği‘ūna, «A Dio apparteniamo e a Lui facciamo ritorno» (Corano, 2: 156).

Nella cornice di questa affermazione si sviluppa il discorso coranico rispetto ai due grandi temi dell’esistenza: la vita e la morte. La vita, o meglio l’origine dell’essere quale creatura di Dio, e la morte, quale passaggio verso un oltre, un aldilà, che rappresenta l’oggetto della presente riflessione. Continua a leggere

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Alan Kurdi

di Sebastiano Burgaretta [*]

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 Un mare di morti, di Giuseppe Modica

 

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Società delle minoranze multiculturali

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Ladini

di Matilde  Callari  Galli,  Gualtiero  Harrison

«L’emigrazione è antica come l’uomo. E l’universale storia dell’umanità si confonde, con le varie e differenti odisee delle altre precedenti alla nostra attuale Grande Migrazione: come l’ha chiamata H.M. Enzenberger nel 1992» [1].

«Le nostre mediterranee terre – e già da quattro, cinque millenni – sono state attraversate da così tante migrazioni che hanno segnato – con la nostra – la storia dell’umanità intera: Egizi e Fenici, Italici ed Elleni, Galli ed Ittiti, Celti e Slavi, Franchi e Longobardi, Arabi e Turchi.  Continua a leggere

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Cerchi di danza tra le sponde del Mediterraneo

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Il balletto Didon et Enee (Dipartimento e stampa della città della cultura di Tunisi)

di Rosy Candiani

In un periodo in cui il Mediterraneo torna – spesso drammaticamente – al centro degli eventi della storia, anche l’attività intellettuale – riflessione teorica o produzione artistica – si interroga,  ripropone, per contrastare o esorcizzare gli eventi della quotidianità, l’attenzione su questo piccolo bacino, da sempre centro irradiante di cultura, di scambi, anche di scontri, ma soprattutto di condivisione e integrazione tra le popolazioni delle sue sponde. Continua a leggere

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Camilleri, oltre la fortuna del presente

copertidi Antonino Cangemi

La scomparsa di Andrea Camilleri ha suscitato una commozione popolare che non ha precedenti nella letteratura. Almeno in Italia. Lecito interrogarsi sulle ragioni di una simile partecipazione tra la gente comune e non solo tra gli intellettuali e sui motivi del successo – insolito nel nostro Paese – di uno scrittore divenuto con gli anni un’autentica star. Continua a leggere

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Intellettuali, engagement e società postmoderna

 

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Marcelo Dascal

di Marcello Carlotti

In memoria di Marcelo Dascal (Sao Paulo, 1940 – Tel Aviv 19.04.2019)

Quando mi fu chiesto di pensare ad una ricerca per il Dipartimento di Filosofia della Tel Aviv University, pensai che sarebbe stato interessante proporre un’nvestigazione antropologica diversa da quelle cui, solitamente, gli antropologi sono abituati. Non si trattava, pertanto, di andare su un campo esotico ad osservare ed interpretare una popolazione remota alla ricerca del senso di qualche pratica parentale o cosmogonica, quanto piuttosto di definire un nuovo campo trasversale. Continua a leggere

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Education as a tool for integration: the European challenges

copertinadi Roberto Cascio [*]

Migration and Education is the first publication of the Centre for Research on Education and Integration of Migrants, connected with the Pedagogical University of Krakow. The volume is formed by several articles, all of them written by teachers and phd-fellows in Poland, Italy, France, Ukraine and Portugal.

The aim of this volume, as the title suggests, is to focus about the bound between education and the last migrant processes that nowadays are greatly involving the European Union. In order to face this issue, the editors of the book asked themselves three different questions that it is worth quoting: Continua a leggere

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Una Psicologia della Liberazione ovvero una liberazione della psicologia

copertinadi Augusto Cavadi

 «Il ricercatore non è un osservatore esterno, neutrale, distaccato ma un soggetto sentipensante che richiede di combinare la mente con il cuore, la ragione con il sentimento»

(Orlando Fals Borda)

 «La psicologia è stata sempre chiara riguardo alla necessità della liberazione personale […]. Tuttavia, la psicologia è stata generalmente assai poco chiara sull’intima relazione tra alienazione personale e alienazione sociale, tra controllo individuale e potere collettivo, tra la liberazione di ogni persona e la liberazione di tutto un popolo. Continua a leggere

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Un fenomeno che ci riguarda. Le migrazioni attraverso il cinema documentario al Sole Luna Festival

 

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Palermo, inaugurazione del Festival Soleluna (ph. Luca Vitello)

di Cinzia Costa

Anche quest’anno il Sole Luna Doc Film Festival, festival internazionale di cinema documentario che ormai da 14 anni si tiene a Palermo, ha presentato una nutrita programmazione di attività ed eventi culturali, proponendo al pubblico, nella sua quattordicesima edizione, una selezione di 24 documentari concorrenti per il premio finale, una lunga lista di film fuori concorso dedicati a “Palermo città aperta” o firmati da registi italiani, e un importante tributo al regista scomparso Bernardo Bertolucci. Continua a leggere

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Crispi tra ricordi, revisioni e rievocazioni. Un secolo fa

 

copertina-crispidi Salvatore Costanza

Poteva, Crispi, con la sua loquacità tribunizia, rappresentare i Siciliani che «parlano poco e non si agitano, che si rodono dentro e soffrono»? Al garibaldino Nievo della metafora narrativa del Quarantotto di Leonardo Sciascia, non piacevano i Siciliani «come Crispi»1. Così, nel lessico letterario dello scrittore di Racalmuto, il personaggio Crispi pagava il suo tributo al revisionismo storiografico degli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, che aveva espresso un giudizio negativo sullo statista riberese per il rigore repressivo usato contro i Fasci siciliani, e per le sue velleità colonialistiche. Continua a leggere

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In nome della pietra. Che afferriamo da terra e lanciamo contro gli altri

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Dolmen in Sardegna, Sa Coveccada

di Antonino Cusumano

In principio fu il pane. Il pane negato, calpestato, oltraggiato, nel quartiere romano di Torre Maura, sottratto ai rom e agli ospiti indesiderati del centro di accoglienza. Poi furono le pietre. Scagliate contro i migranti che nelle campagne del foggiano lavorano da braccianti, contro ambulanti senegalesi a Napoli, contro nomadi a Milano, in Sardegna e altrove. Se il pane e la pietra sono cose sacre, non meno del rosario e del crocifisso, la guerra scatenata contro i migranti è una guerra di religione, una battaglia fatta di simboli. Continua a leggere

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Oltre la psiche. Un approccio antropologico alla malattia mentale

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Terapeuta tradizionale Dogon, Sagara

di Chiara Dallavalle

 «Sia detto ancora una volta, e a chiare lettere, a scanso si equivoci: accettare i sistemi degli altri non significa, come nel relativismo da salotto, smettere di farsi e di fare domande e lasciare che il mondo vada a rotoli come meglio crede. Al contrario, il dialogo radicale significa andare a vedere come funzionano i sistemi altrui, in quali circostanze, attraverso quali dispositivi, da quale visione dell’uomo dipendono e quale contribuiscono a costruire, quali zone esplorano e con quali esiti. L’etnopsichiatria ha preso questa seconda strada […]» (Coppo et al. 2009).

Questa citazione è tratta da un articolo di Piero Coppo, il padre dell’etnopsichiatria italiana, forse il primo nel nostro Paese a contemplare le implicazioni socio-culturali della salute mentale. Continua a leggere

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Un’umanità dis-umanizzata: dalla narrazione delle migrazioni alla criminalizzazione della solidarietà

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Ap Foto Olmo Calvo

di Francesco David

In principio fu il caso del respingimento della nave Aquarius, fino a quelli più recenti della Sea Watch 3 e dell’Open Arms, imbarcazioni delle Organizzazioni Non Governative impegnate in operazioni di Search and Rescue nel Mar Mediterraneo dopo la fine delle missioni europee di pattugliamento e salvataggio di migranti in quella che è ormai divenuta la frontiera più pericolosa del mondo. Senza dimenticare i numerosissimi altri episodi avvenuti in tutta Europa, in particolare ai confini tra i vari Stati, in cui la solidarietà, l’assistenza e il salvataggio di vite umane sono diventati il bersaglio principale di politiche, slogan e retoriche xenofobe e regressive da parte di governi e partiti di destra, o comunque di ispirazione nazionalista e populista, e non solo. Ma come si è giunti a tutto questo? Come si è potuti arrivare a mettere in discussione, e persino criminalizzare, il salvataggio di vite umane? Continua a leggere

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Gli indimenticabili mesi di guerra del 1943 in Sicilia

copertinadi Nicola De Domenico

Per tanti di noi l’appropriazione cognitiva del mondo ha inizio, specie quando è precoce, col destarsi acuto della curiosità verso tutto ciò che ci circonda, quando lo sguardo comincia a indugiare su oggetti, particolari, angoli e pieghe riposte dell’ambiente che più ci è familiare, come fosse un universo da esplorare.

Per alcuni di noi, tuttavia, specie per quelli generati in Sicilia nel primo dopoguerra, fra il 1943 ed il 1953, uno stimolo esterno a esplorare i reperti di un passato recentissimo era costituito dalle sin troppo evidenti tracce delle rovine e delle devastazioni provocate dai bombardamenti e dai furiosi combattimenti della torrida estate del 1943 in Sicilia. Continua a leggere

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Uomo in mare: il decreto di un’umanità che affonda

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T. Gericault, La zattera della Medusa, 1818

di Valeria Dell’Orzo

Che cos’è un uomo in rivolta? Un uomo che dice no. Ma se rifiuta non rinuncia tuttavia: è anche un uomo che dice di sì, fin dal suo primo muoversi.

(Camus, 2016: 17)

È un polverone la politica, un continuo smuovere le zolle della rabbia frustrata e repressa e quelle delle paure fiorite di muffe di incertezza e ignoranza. Continua a leggere

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Water. Coming back to life

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Water (ph. M. Di Donato)

di Michele Di Donato

«Si tratta di una realtà indipendente da me, che costituisce, così considerata in sé, tutto un universo di sapere possibile e di intelligibilità, di mistero intelligibile, e che non è una cosa puramente e semplicemente una, ma si trova dappertutto in modo essenzialmente variato» [1].

Questo è ciò che, più o meno, si verifica quando guardo una distesa di acqua; mi induce a concentrarmi sul rapporto con la mia vita, con gli elementi del territorio, con gli oggetti un tempo familiari che affiorano con insistenza nella mia memoria. Continua a leggere

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Aspettando gli esami di maturità 2019

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Bologna (ph. Alex)

di Lella Di Marco

La scena dell’incontro è Bologna, il quartiere san Donato che non è periferia ma continuazione del centro. Per sua struttura urbanistica, perché vicina al centro storico, perché sede di strutture sociali e associazioni molto attive, studentati universitari, facoltà di Agraria, nuovi centri economici come FICO, la Regione Emilia Romagna, circoli Arci legati alla tradizione di attività antifascista tipica di una certa tradizione bolognese, un camplus, un centro interculturale, sale studio e poi tante associazioni migranti attive anche sul territorio. Continua a leggere

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Tra le vette dell’Atlante la strada eterea del dialogo

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I sette fratelli dell’Atlas, i monaci trappisti di Tibhirine uccisi nel 1996 (Corbis Sygma)

 di Leo Di Simone

Corre tra le cime imponenti della catena montuosa dell’Atlante la strada che conduce al Ribât es-Salâm, il “vincolo della pace” ricercato e perseguito per anni dai monaci trappisti di Tibhirine e da alcuni mistici musulmani sufi di Médéa, della confraternita Alâwiyya. Una storia non ancora completamente emersa dalle vicende narrate dai media dopo la crudele uccisione dei sette monaci trappisti, il 21 maggio 1996, attribuita ad un sedicente Gruppo Islamico Armato. Continua a leggere

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Per una rilettura del Breviario di Matvejeviċ

copertinadi Mariano  Fresta

L’opera di Predrag Matvejeviċ, Breviario Mediterraneo, è stata pubblicata per la prima volta in Italia nel 1991, successivamente è stata riedita nel 2006 in una versione ampliata e con una Introduzione di Claudio Magris. A leggere le didascalie della copertina del libro, il lettore può rimanere disorientato perché l’opera di Matvejević è presentata come “romanzo”, termine che contrasta con il lungo sottotitolo, che invece parla de «I traffici dei mercanti, le migrazioni delle anguille, fughe di popoli e nascita di idee, leggende, architettura, storia, paesaggi». Il termine “romanzo” non compare però nel frontespizio, e il contrasto tra la didascalia e il testo è superato dalla prefazione di Claudio Magris, il quale la intitola Per una filologia del mare. Un titolo molto appropriato al testo e intonato alla personalità e alla cultura dell’Autore, che fu un linguista, avendo insegnato Francese a Zagabria, Letterature comparate alla Sorbona, Slavistica alla Sapienza di Roma e al Collège de France; e difatti Matvejević affronta il tema amplissimo del Mediterraneo da grande filologo e non da romanziere. Continua a leggere

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Nella Lisboa antigua fra baccalà e saudade

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Averio, a prua Amalia Rodriguez e sullo sfondo Eusebio, sul fiume Vouga (ph. N. Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

Potevano evitare. «Tornar da te o mia romantica città per rivedere il mio amore tra fiore e fior a cuore a cuor…» Versione italiana di Lisboa antigua «Piena di incanto e bellezza», ora «un velo di nostalgia coprirà il tuo volto di bella principessa…Non tornerai, Lisboa antigua, al tuo splendore reale». Cantata da Amalia, con il suo squillare che scende verso le note tremule della saudade più struggente, il perpetuo senso del perduto, l’attesa paziente di un futuro passato. Saudade. Continua a leggere

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Carichi di viaggio e pesi della storia

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Palermo (ph. Eugenio Grosso)

di Eugenio Grosso

Da quando nell’antichità i popoli hanno iniziato a navigare i mercanti hanno dato vita a rotte commerciali e scambi culturali attraverso il Mediterraneo.

Per questa ragione, circa tremila anni fa dei commercianti fenici, provenienti dall’attuale Libano, hanno fondato la città di Palermo. Il loro obiettivo era quello di stabilire un porto commerciale sulla rotta che li avrebbe condotti in Spagna. Continua a leggere

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Carla Pasquinelli. L’antropologia tra cultura e potere

copertina2-001di Dario Inglese

L’antropologia culturale è una strana scienza. Una disciplina inquieta, ontologicamente fondata sulla tensione tra coinvolgimento e distacco scientifico, che non ha mai smesso di fare i conti col proprio passato e, molto più di altri saperi, sembra sempre ansiosa di allontanarne le ombre. A ragion veduta, va detto. «Che l’antropologia sia nata come ancella del colonialismo è cosa nota», scriveva Vittorio Lanternari nel 1974 riprendendo le critiche che denunciavano la compromissione degli scienziati sociali con le amministrazioni coloniali e gli apparati militari almeno fino alla guerra del Vietnam (cfr. Gough 1968; Asad 1973). L’imperialismo europeo, in effetti, è stato il terreno in cui il sapere antropologico è fiorito, l’ambiente in cui la disciplina ha costruito il proprio oggetto di studio specifico – la diversità culturale – e in cui ha consolidato il proprio statuto scientifico attraverso la pratica della ricerca sul campo: Continua a leggere

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Nei vigneti di Pachino: tra documenti d’archivio e ricerca etnografica

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Pachino, vendemmia 1989 (ph. Nino Privitera)

 di Luigi Lombardo

Fino agli anni ’80 del secolo passato (che sembra un tempo remoto) non solo la presenza del vigneto a Pachino caratterizzava il paesaggio, ma si poteva assistere ancora alla messa in campo di antiche tecniche e di remoti sistemi di produzione del vino. Poi tutto cambiò. Si sono estirpati i vigneti, cedute ai viticultori del nord (Zonin, Moretti, Mazzei) le quote, si sono sempre più estese le serre, e oggi il sempreverde delle vigne è sovrastato dall’ondeggiante mare di plastica delle serre.

Non sembri esercizio ozioso ricordare le antiche tecniche di lavoro, che la memoria ci consegna, perché ci si ricordi che il progresso è sempre frutto del duro lavoro dell’uomo. A commentare il testo sono le foto di Nino Privitera, che, nel 1989, documentò la vendemmia a Pachino, seguendo una ciurma di vendemmiatori dall’alba quando la brina irrora ancora il vigneto, fino alla stagghiata, quando il sole “tracolla” nel mare Mediterraneo. Continua a leggere

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Kandaka, un’icona di ribellione nelle proteste popolari in Sudan

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Sudan, movimento di protesta delle donne

di Nicola Martellozzo

 Dopo cinque mesi di proteste, l’11 aprile 2019 il presidente del Sudan Omar al-Bashir viene deposto da un colpo di stato militare. Fu sempre un colpo di stato a portarlo al potere nel 1989, nel pieno della Seconda guerra civile sudanese (1983-2005), conclusa con gli accordi di Naivasha. Ostile alle istanze indipendentiste delle regioni meridionali, anche dopo la separazione del Sud Sudan al-Bashir è rimasto un interlocutore difficile, quando non un vero e proprio avversario (Idris 2013). Già impopolare per la conduzione del conflitto in Darfur, i recenti rincari su carburanti e generi alimentari hanno causato una sollevazione popolare nel dicembre 2018, estesa in breve tempo all’intero Sudan, portando infine alla sua deposizione da parte dell’esercito, schierato con i manifestanti. Continua a leggere

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Camilleri e la Sicilia: oralità e teatro come specchio polifonico del mondo

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Andrea Camilleri

di Annarosa Mattei

Non è un caso che Camilleri nasca in Sicilia, a Porto Empedocle, nello stesso territorio agrigentino in cui nacque Pirandello, segnato, forse più di altri luoghi, da antichi miti, da una naturale attitudine al racconto orale e alla messa in scena teatrale. Prossima a Porto Empedocle la collina del Caos, dove c’è la casa di Luigi Pirandello, che Camilleri conobbe da bambino, in piena estate – come racconta lui stesso nel suo libro Il gioco della mosca – durante una fugace visita, restando impressionato dalla sua divisa di accademico d’Italia: «Tu sei nipote di Carolina Camilleri? (…) Me la puoi chiamare? Digli che c’è Luigino Pirandello che la vuole vedere». Continua a leggere

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Perché le storie di vita. Una riflessione antropologica

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L’altro come orientamento (ph. L. Taverna)

di Stefano Montes

L’ambito delle storie di vita è talmente vasto e complesso che, anche una breve riflessione sull’argomento, sovente paralizza lo studioso. Mi conforta tuttavia il fatto che la paralisi, almeno quella momentanea ed euforica, ha affinità con la trasformazione prodotta dall’incanto. E le storie di vita m’incantano e – trasformandomi – mi conducono immancabilmente verso l’Altro: lo statico ‘posizionamento’ del Sé viene, così, smussato dal dinamismo insito nel ‘passaggio’ all’Altro. Continua a leggere

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Invenzioni “letterarie” dell’Islam: biografie leggendarie di Maometto da Dante a Boccaccio

 

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Filippino Lippi, L’adorazione del vitello d’oro come Apis (1500 ca.)

 di Roberta Morosini

In una recensione di Franco Cardini (2019: 20), al mio recente libro dedicato a Dante, Filippino Lippi e l’Islam (Morosini, 2018) è emerso il mai interrotto dialogo tra cristiani e musulmani, dialogo favorito dal viaggio in mare di persone, merci e storie: le leggende viaggiano e si trasmettono via mare come quella del toro che avrebbe portato il Libro sacro dell’Islam al giovane Maometto davanti a una folla riunita su un monte, come Mosè che riceve le tavole della Legge sul Monte Sinai. Continua a leggere

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Ai confini della Via della Seta. La Repubblica di Corea e il nuovo “Rinascimento” culturale

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L’antica via della seta in una recente ricostruzione grafica

di Olimpia Niglio

Il desiderio di conoscenza ha sempre rappresentato un importante incentivo per andare “oltre” quelle certezze quotidiane che sembrano garantire stabilità ma se non opportunamente alimentate rischiano di avvilire le più prospere comunità. Lo hanno inteso molto bene coloro che, elaborando “utopie” per non accettare la realtà così come si presenta, hanno cercato risposte altrove. Continua a leggere

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Il campo di Marina

41r2fllggkldi Antonio Pane

Marina Cvetaeva è il terzo, dopo Chlebnikov e Mandel’štam, dei poeti russi di cui Angelo Maria Ripellino avrebbe voluto occuparsi «personalmente» quando la Collezione di poesia Einaudi, la mitica ‘bianca’, dovuta peraltro a una sua idea, cominciò, sullo scorcio del 1963, a prender corpo [1]. La scelta non era fortuita. Nella sua Poesia russa del Novecento (Guanda 1954; Feltrinelli 1960) Ripellino aveva dato della Cvetaeva una valutazione nettamente più alta di quella del suo predecessore Renato Poggioli (che nel saggio preposto a Il fiore del verso russo, uscito da Einaudi nel 1949, l’aveva inserita tra i ‘minori’), ed era oggi confortato da nuove edizioni, come la monacense di Lebedinyj stan (1957) o il corpus moscovita Izbrannoe (1961), venute a rilanciarne il nome. Continua a leggere

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A un passo dalla Brexit, tra mille contraddizioni

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Londra, City (ph. Pierantoni)

di Silvia Pierantoni Giua

Camminando per le strade londinesi sembra quasi impossibile che l’Inghilterra si stia avvicinando sempre di più all’uscita dall’Europa. L’atmosfera che si respira, infatti, trasmette sensazioni esattamente opposte a quelle che si potrebbero associare alla Brexit: un senso di apertura, di accoglienza e una condivisione inter-culturale talmente radicata che risulta spontanea, naturale. Continua a leggere

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La retorica ingannevole. Per un’analisi critica del discorso pubblico

copertinadi Alessandro Prato

Seguendo l’evoluzione che i processi e le forme della comunicazione politica hanno registrato negli ultimi anni possiamo notare quanto oggi l’oratoria politica punti sempre più, per portare l’opinione pubblica dalla sua parte, a provocare un surriscaldamento percettivo che sia capace di stimolare partecipazione, reazione, discussione, interesse. Per raggiungere questo obiettivo viene sfruttata in molti casi la dicotomia tra modello\antimodello, basata sulla figura dell’antitesi, in cui, a prescindere dai contenuti, uno dei due poli è contrassegnato sempre positivamente e l’altro all’opposto negativamente, in modo che il primo escluda per definizione il secondo. Questa strategia si è sempre più affermata nella comunicazione politica contemporanea, almeno degli ultimi vent’anni, e si manifesta secondo tre principali modalità. Continua a leggere

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Trapanesi alla pesca delle spugne in Tunisia

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Trapani (ph. F. Giaccone)

 di Ninni Ravazza

I mari e la marineria trapanese hanno una ricca tradizione, confortata da notevoli refluenze economiche e culturali (arte, antropologia, iconografia), relativamente a due attività alieutiche: la pesca del tonno e quella del corallo. Della prima restano soprattutto gli splendidi esempi di archeologia industriale riscontrabili negli edifici delle antiche Tonnare; della seconda gli inestimabili tesori in parte gelosamente conservati nel locale Museo regionale “Agostino Pepoli” e in parte sparsi nelle collezioni private e pubbliche di tutto il mondo. Entrambe le attività di pesca trovano riscontri nella letteratura scientifica e demologica, e hanno assicurato ricchezza e fama alla città di Trapani e agli uomini che ad esse hanno dedicato passione, lavoro e capitali. Continua a leggere

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Nata per correre. New York City tra il XIX e il XX secolo

 

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Manhattan da Brooklyn (disegno di F. Schiavo)

di Flavia Schiavo [*]

 Il Grid

 Sulla base della cartografia di William Bridges (il Bridges Plan del 1807), adattata da John Randel jr [1], iniziò l’elaborazione del Grid del 1811, il Piano che suddivideva in isolati rettangolari quasi l’intera Isola, comprendendo uno spazio da destinare all’insediamento, molto più grande del necessario in quel momento (in base alla popolazione presente, il censimento del 1800 contava a Manhattan, infatti, 60.515 persone e quello del 1810, 96.373). Continua a leggere

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Heroic Imagination Project (HIP): educare all’eroismo attraverso la resilienza

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Palermo, L’esperienza di Giocherenda

di Cristina Siddiolo

«Quannu c’è suli e bunazza comu quercia fai fiurazza. / Ma si u tempu si fa scuru er è u ventu ca cumanna/ ti vo mettiri o sicuru./ Un cunsigghiu: fatti canna»[1].

Nell’epoca della velocità e della complessità, dell’interdipendenza e della globalizzazione, in discipline apparentemente slegate e in diverse parti del mondo, scienziati, intellettuali, politici, imprenditori, tecnologi e attivisti di tutto il mondo stanno cercando di comprendere le caratteristiche che permettono ad un sistema di adattarsi ai mutamenti mantenendo la propria integrità e il proprio fine originario. Continua a leggere

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I Musulmani di Lucera: dalla deportazione allo sterminio (1220-1300)

copertinadi Ahmed Somai

È uscita finalmente a Beirut, nella primavera 2019, la traduzione araba del saggio di Pietro Egidi sui musulmani di Lucera, dal titolo La colonia saracena di Lucera e la sua distruzione (1912). Dico “finalmente” perché questa traduzione aspettava da molti anni di essere pubblicata. Mi era stata commissionata dall’Accademia Beit al Hikma di Tunisi negli anni ’80-’90 del secolo scorso. Il testo era rimasto per alcuni anni nei cassetti dell’Accademia tunisina senza che si decidesse di passare alle varie fasi della stesura finale e quindi alla pubblicazione. Continua a leggere

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Ostreopsis ovata. Narrazione e percezione di un epifenomeno antropocenico

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Sicilia (ph. Ivana Castronovo)

di Giuseppe Sorce

Il nostro nemico oggi è il maestrale. Quando arriva e si alza forte, dobbiamo rinchiuderci dentro casa. Non si può uscire. È pericoloso. Non si può uscire più. Ti gratta la gola. Ti gira la testa. Ti viene la febbre. I più deboli non ce la fanno. Abbiamo paura. Per i vecchi. Per i bambini. Qualche morto c’è già stato. I giornali non lo dicono perché ci sono altri problemi ormai. A nessuno interessa quello che accade qua. Siamo poveracci. Stiamo finendo. Continua a leggere

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Accoglienza e umanità. La lezione dei Latini

copertinadi Orietta Sorgi

Ancora una volta è il mondo antico con i suoi miti e la sua filosofia a venirci incontro offrendo spunti e motivi di riflessione su problematiche cruciali della nostra attualità. Le vicende che da qualche tempo flagellano i mari del Mediterraneo, martirizzato da naufragi e cadaveri dispersi, ai quali l’Occidente moderno e “civilizzato” ha negato ogni forma di soccorso, accoglienza o, in estremis, di sepoltura, sembrano voler violare del tutto i princìpi fondativi della civiltà stessa e dell’umanità in generale. Quegli stessi diritti di rispetto e reciproca convivenza enunciati giuridicamente e tutelati dalle norme costituzionali del 1948. Continua a leggere

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La lingua “inventata” di Andrea Camilleri: il peso della parola dialettale

camilleri-gallerydi Roberto Sottile

 Premessa

Nel novembre del 2016, pubblicai con Navarra Editore un libro, dal titolo Le parole del tempo perduto, ritrovate tra le pagine di Camilleri, Sciascia, Consolo e molti altri. Ottavio Navarra accolse con interesse il manoscritto che gli avevo sottoposto durante l’estate e che era stato sviluppato e “ripensato” a partire da un “prototipo” ultimato nell’autunno del 2015. Entrambi i manoscritti, quello accettato e pubblicato da Navarra e il suo prototipo, si fondavano su un presupposto molto semplice: fare un censimento di una specifica tipologia di parole dialettali usate dagli autori plurilingui siciliani, raccontarne la storia, mostrarne l’uso all’interno delle loro opere. Continua a leggere

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Fotografia, arte popolare e memoria del passato a Taormina

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Gesà Bambino dormiente, ceroplastica siciliana, sec. XIX

di Sergio Todesco

Se volessimo definire la fotografia facendo ricorso a un’espressione scientificamente corretta, potremmo dire che essa è «una serie di metodiche atte ad ottenere immagini mediante l’azione della luce su determinate sostanze» (Scaramella). Tale definizione, ancorché utile sotto un profilo tecnico, non ci conduce in realtà molto lontano nella comprensione del documento fotografico; se dunque assumiamo tale prospettiva come mero punto di partenza valevole a farci sperimentare altri percorsi ermeneutici, la pratica fotografica ci si rivelerà essere, tra l’altro, l’esito di un’arte e di una tecnica volte a presentificare universi culturali da noi lontani nello spazio o nel tempo. Continua a leggere

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L’Italia e l’italiano negli studi dei giovani tunisini

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Aula Magna, lezioni all’università di Gabès (ph. Venezia)

di Emanuele Venezia

La Tunisia, pur essendo un piccolo Paese di poco più di 11 milioni di abitanti, è costituito da regioni che differiscono considerevolmente per quanto riguarda stili di vita, cultura e tradizioni. Potremmo generalmente riferirci a “due Tunisie”: una “interna” (comprendente tutte le regioni che non si affacciano sul mare e quelle del Sud) più conservatrice e tradizionalista, e una “esterna” (di cui fanno parte la capitale, i centri del Sahel Susa, Monastir e Mahdia con gli estremi a nord Bizerte e a sud l’isola di Djerba) più contaminata dallo stile di vita europeo, quindi meno tradizionalista e conservatore. Continua a leggere

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Crisi politica e silenzi della Cei

copertinadi Marcello Vigli

La crisi dell’alleanza gialloverde apre una fase che si propone come avvio di un processo di redistribuzione dell’elettorato italiano. Difficile prevederne gli esiti, più facile considerarla l’occasione per riflettere sulla sua profonda trasformazione nel suo rapporto con la gerarchia ecclesiastica.  C’è stato un tempo, infatti, in cui tale rapporto è stato rilevante, ma, poi, specie dopo il Concilio, quando molti cattolici hanno rivendicato la loro autonomia nelle scelte politiche, l’influenza delle parrocchie e delle associazioni, pur senza esaurirsi, è notevolmente diminuita. Continua a leggere

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Il regime di finzione in Augé. Tra sogno, riti e realtà

 

copertinadi Mariangela Vitrano

L’obiettivo che mi propongo di perseguire nella stesura dell’articolo è quello di analizzare un passo alla volta La guerra dei sogni. Esercizi di etno-fiction, opera di Marc Augé che porrò in primo piano nell’intento di comprenderne il concetto fondamentale, ovvero il regime di finzione, collocandolo in comparazione con lo stesso, trattato però in un’altra opera dello stesso autore Finzioni di fine secolo. Che cosa succede?. In ultimo luogo, vorrei anche proporre un breve script che presenti un punto di vista letterario sulla questione, e lo farò prendendo in esame uno dei racconti appartenente alla raccolta Finzioni dell’artista argentino Jorge Luis Borges, ovvero: Tlön, Uqbar, Orbis Tertius.   Continua a leggere

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L’estate dei piccoli paesi

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Tricase, 2019 (ph. Pietro Clemente)

di Pietro Clemente

In giro

L’estate è una stagione speciale per i paesi che hanno perso i loro abitanti, che continuano a vivere l’erosione, e la denatalità. È una stagione di rinascita in un certo senso fittizia, come se si rinascesse d’estate e si rimorisse d’inverno. Temi anche assai discussi già dai tempi del Ramo d’Oro di Frazer e dei ‘riti agrari’. Tornano gli emigrati, molti giovani nati altrove conoscono il paese  per la prima volta, oppure per essi il paese di origine diventa paese di vacanza. Ma già da parecchi anni il desiderio di molti emigrati di non lasciare spegnere le tradizioni, o di cercare di richiamare al paese non solo il proprio popolo, ma anche gli altri, i turisti, i visitatori, ha fatto dell’estate la stagione dei festival, della cultura, del cinema, delle manifestazioni, del trekking, delle sagre gastronomiche. Se ne parla talora come mero consumismo, superficiale impatto ai grandi problemi dello spopolamento. Continua a leggere

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La rinascita del villaggio di Ostana, un caso di rigenerazione impossibile

 

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Il Monviso dalla borgata Miribrart di Ostana (ph. S. Beccio)

di Antonio De Rossi, Laura Mascino

Nel 1921, in occasione del censimento, gli abitanti di Ostana – straordinario villaggio occitano a matrice insediativa policentrica dell’alta valle Po affacciato sul Monviso – risultavano essere 1.200. Verso la fine del XX secolo i residenti ufficiali si sono ridotti a un’ottantina, ma in realtà i “dormienti” veri, ossia quelli che vivono in paese tutto l’anno, sono solamente poco più di 6. Uno spopolamento quindi del 99,5%, percentuale che supera abbondantemente quella dell’80% comunemente citata per parlare delle alte valli occitane italiane, il territorio alpino europeo più colpito dai processi di spopolamento del Novecento. Dove sono andati gli ostanesi? Nella Francia del sud dove si parla la stessa lingua occitana, talvolta nelle Americhe, soprattutto nelle fabbriche di Cuneo e Torino. Continua a leggere

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Margine e Risorsa

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Ambiente naturale

di Silvia Passerini

Da tempi non sospetti l’Associazione Thara Rothas in collaborazione con la Rete del Ritorno si batte per evidenziare le risorse presenti nei territori marginali, circa il 60% dell’intero territorio nazionale. Seppur a rischio di desertificazione e con sostanziali problemi strutturali, come la mancanza di servizi e i rischi idrogeologici, i margini sono il luogo in cui più facilmente si rintracciano esperienze tra le più significative di nuovi stili di vita. Esperienze volte all’agricoltura consapevole e ad una produzione di valore che sa mettere al primo posto il rapporto uomo-natura costruendo nuove comunità che guardano al bene comune come una meta importante da raggiungere. Continua a leggere

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Sinergie del fare per non sentirsi soli. Paesemadre

 

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Festival Paesemadre (ph. Tiziano Rossano Mainieri)

di Alessandra Passeri

Paesemadre

Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via (Cesare Pavese, La luna e i falò). Ma un paese ci vuole anche per poterci rimanere, per la possibilità di farvi ritorno, per accogliere i viandanti di passaggio e quelli intenzionati a non credere nella casualità del loro approdo. Continua a leggere

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Liquilab: verso un inventario partecipativo dei Patrimoni Viventi del Capo di Leuca

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Centro storico di Tricase, piazzetta Dell’Abate (ph. Maria Conte, 2019)

di Ornella Ricchiuto

Le radici di Liquilab

O viandante che passi da questa via… Se non sai dove stai andando, voltati indietro a vedere da dove sei venuto…

Perché viviamo in una società priva di memoria? Una società che non riesce a narrarsi e a riflettere su se stessa.Una società che non è in grado di ri-costruire delle basi identitarie solide e che di conseguenza manca di progettualità. Persone che ricordano il passato più remoto ma che ignorano totalmente il passato più prossimo: perché questo vuoto di memoria? Continua a leggere

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La Scuola di Storia delle tradizioni popolari a Tricase, nel Salento

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15 Luglio 2019, Tricase. Inaugurazione della Scuola Estiva di Storia delle Tradizioni Popolari (Archivio Liquilab)

di Eugenio Imbriani

Tricase è un bel posto, con il suo centro aggrovigliato attorno alla grande piazza, al monumentale palazzo del principe, ora sede del comune, le chiese imponenti, in un intricato percorso di vie strette e slarghi, su cui si affacciano sorprendenti facciate di palazzi antichi.

Naturalmente, c’è la parte nuova, con le vie dello shopping, l’ospedale, le scuole, che danno vita a una cittadina moderna, attiva, ma che non ha niente di paragonabile ai colori accoglienti, caldi, e alla bellezza del borgo. Continua a leggere

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Le pecore di Re Mida. Ma, non è tutto oro quel che luccica!

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Rascino, Greggi alla festa della Transumanza

di Settimio Adriani, Riccardo Fornari, Dario Santoni

Alla sua quarantunesima edizione la Mostra ovina dei piani di Rascino (Altopiano ricadente nel comune di Fiamignano, Rieti) cambia marcia e prospettive. Ideata alla fine degli anni Settanta per promuovere il territorio e le realtà in esso presenti, si pensò di perseguire tale obiettivo valorizzando la pastorizia, comparto ancora particolarmente vivo in quegli anni, anche se principalmente nella forma transumante (Adriani & Morelli, 2013: 403-420). Da allora la manifestazione si è perpetuata tra mille difficoltà ed è entrata con prepotenza nel vissuto della gente, fino a diventare uno degli eventi di punta della VII Comunità Montana “Salto Cicolano” e delle amministrazioni comunali di Fiamignano e Petrella Salto. Continua a leggere

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SOMMARIO n. 38

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Foto Anna Vinciguerra

EDITORIALE; Cesare Ajroldi, La piazza “mediterranea” nei borghi rurali in Sicilia; Alessio Angelo, Giovanni Tumbiolo: la demolizione dei battelli ovvero la rottamazione degli uomini; Gabriella Argento, Roberta T. Di Rosa, Minori sulla carta, adulti nella vita: leggere i bisogni e le competenze dei MSNA; Linda Armano, Il Mediterraneo: contesto eco-culturale e categoria interpretativa; Paola Barbuzzi, Were the sanctions placed on Iraq by the international community genocidal?; Angelo Battaglia, Via Maqueda, da “nobiliare” a multietnica; Adriano Benedetti, Franco Pittau, Affari sociali internazionali: quarant’anni di una rivista illustre; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Palermo, un angolo del centro storico (ph. A. Battaglia)

Ha forse ragione Marcello Carlotti che in questo numero scrive di fallimento dell’antropologia, di sconfitta della scienza dell’uomo, di fronte alla inquietante deriva del nostro tempo, di fronte a quanto accade attorno a noi: «omofobia, razzismo, chiusure dei confini, decadenza culturale e morale, acriticismo e slogan precotti dominano il cosiddetto senso comune». Se tutto questo è potuto accadere è anche perché nelle scuole non si sono mai insegnati gli elementi della disciplina, nei luoghi della comunicazione mediatica la voce degli antropologi è debole e quasi del tutto assente, nel mercato editoriale e nelle librerie le loro opere trovano spazio con difficoltà, nella vita politica e nel dibattito pubblico il ruolo intellettuale degli antropologi italiani è del tutto marginale. Continua a leggere

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La piazza “mediterranea” nei borghi rurali in Sicilia

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Edoardo Caracciolo, Borgo Gattuso, la chiesa, 1941

di Cesare Ajroldi

Affronto in questo articolo un tema che penso possa assumere un senso rispetto al dibattito contemporaneo: quello dei borghi rurali costruiti in Sicilia tra la fine degli anni Trenta e gli anni Cinquanta da un gruppo di architetti siciliani, il cui esponente principale è Edoardo Caracciolo, che si occupò alla fine degli anni Trenta di architettura spontanea. Continua a leggere

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Giovanni Tumbiolo: la demolizione dei battelli ovvero la rottamazione degli uomini

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Giovanni Tumbiolo, 23 ottobre 2014 (ph. A. Angelo)

di Alessio Angelo

Nell’ambito del progetto di ricerca europeo Euborderscapes condotto dal Centro di Ricerca sulla Complessità dell’Università degli Studi di Bergamo, tra il giugno 2012 e il maggio 2016, abbiamo intervistato il 23 ottobre 2014 presso la sede del Distretto produttivo della pesca il presidente Giovanni Tumbiolo. Lo stesso era stato interpellato più volte come attore e testimone privilegiato delle politiche di frontiera nel Mediterraneo. Continua a leggere

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Minori sulla carta, adulti nella vita: leggere i bisogni e le competenze dei MSNA

1di Gabriella Argento, Roberta T. Di Rosa [*]

Nell’attuale quadro dei processi  migratori, i  “Minori  Stranieri  Non  Accompagnati”,  (comunemente noti con l’acronimo “MSNA”), hanno assunto nel corso degli ultimi anni una rilevanza crescente all’interno dei flussi in arrivo in Italia, non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche rispetto alle sfide che hanno posto al sistema di accoglienza. Continua a leggere

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Il Mediterraneo: contesto eco-culturale e categoria interpretativa

  copertina-001di Linda Armano

In molte ricerche etnografiche, il mare ha avuto un ruolo chiave sia come sfondo di pratiche culturali, sia come paradigma utile nell’interpretazione di sistemi nativi di significato. Tra le principali considerazioni che gli antropologi hanno messo in luce, c’è il concetto di come l’acqua non rappresenti solamente uno spazio che divide diversi lembi di terra, ma al contrario un luogo, variamente definito, che unisce territori altrimenti distaccati geograficamente e culturalmente. Continua a leggere

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Were the sanctions placed on Iraq by the international community genocidal?

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Iraq

di Paola Barbuzzi [*]

The United Nation Security Council (UNSC) imposed on Iraq harsh economic sanctions on 6th August 1990   under the Resolution 661 in response to Iraq’s invasion of Kuwait and to the threat that the invasion had provoked to international peace and security in the region of Western Asia. Continua a leggere

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