SOMMARIO n. 43

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Upper West Side, Manhattan (ph. Sandro Battaglia)


EDITORIALE; Clarissa Arvizzigno*, Confini e frontiere nella poesia di Caproni; Giuseppe Bea, Paolo Iafrate e Franco Pittau, Immigrazione, imprenditoria: una significativa realtà nell’Italia del 2000; Arnold Cassola, Tunisian coastal towns (1836-1844). Maltese and “Italians” in contact; Chiara Dallavalle, Yoga di cura per chi cura; Annalisa Di Nuzzo, Ripensare alle apocalissi culturali tra crisi della presenza ed egemonie post globali; Oxana Fais*, Gli invisibili”, ovvero la diaspora russa in Sicilia;  Enrica Fei*, I fantasmi di Ahmed al-ʿAjm, poeta contemporaneo del Bahrain; Mariano Fresta, Tra storia e antropologia; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Roma, Piazza del Popolo, 2014, di Giuseppe Modica

L’arte, si sa, può salvarci dal naufragio dei sensi, dalla rarefazione dello sguardo, dalla cecità che minaccia il nostro rapporto con la fisica della natura, con la terra, l’acqua, il fuoco, l’aria, con gli elementi tattili e vitali delle materie. Giuseppe Modica è l’artista autore del quadro dipinto nel 2014 di una Roma sospesa e rapita nell’assenza straniante di presenze umane, un’immagine che sembra paradossalmente documentare la realtà di oggi. Quella che era una rappresentazione – una visione distopica, una percezione metafisica, una ispirazione dechirichiana, la ‘città invisibile’ di Italo Calvino che «esiste solo all’ombra delle nostre palpebre abbassate» – era destinata a diventare drammatica cronaca del nostro tempo.  Una profetica anticipazione di un futuro inverosimile. Continua a leggere

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Confini e frontiere nella poesia di Giorgio Caproni

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Magritte, La vittoria

di Clarissa Arvizzigno

Paesaggio e viaggio, in Caproni, coincidono in quanto ogni spazio percorso dal viaggio coincide con il paesaggio che rappresenta la forma stessa del viaggiare, e, in un certo qual modo, la sua atmosfera. I paesaggi caproniani non sono estendibili all’infinito, al contrario, le loro forme sono sempre comprese tra un “fra”, come se ci fosse sempre il bisogno di ricorrere a linee demarcative, che distinguono i paesaggi e li rendono tali. Da qui l’esigenza del confine, medium naturale o artificiale in cui, al contempo, si chiude un paesaggio e se ne apre un altro, come avviene in Raggiungimento ne Il conte di Kevenhüller, in cui il confine può essere qui definito come il discrimine, il margine esiguo e liminare situato tra “dove finisce l’erba/e comincia il mare”: Continua a leggere

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Immigrazione, imprenditoria: una significativa realtà nell’Italia del 2000

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Vincitori del Premio Imprenditoria straniera 2019 Money Gram

di Giuseppe Bea, Paolo Iafrate e Franco Pittau

Questo saggio sugli imprenditori immigrati in Italia non si limita a fornire un aggiornamento sui dati statistici recenti, ma ne spiega anche la sorprendente evoluzione nel corso degli anni ‘2000, quando invece le imprese degli italiani hanno iniziato a diminuire. Questo importante aspetto del fenomeno migratorio viene analizzato sotto l’aspetto socio-statistico, giuridico, organizzativo ed economico. Continua a leggere

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Tunisian coastal towns (1836-1844). Maltese and “Italians” in contact

DAE-BA026897 - © - De Agostini / Biblioteca Ambrosiana

Sousse

 di Arnold Cassola [*]

 The Libro dei Battezzati in Susa

The Libro dei Battezzati in Susa is marked as Vol. I and runs from “1834 all’anno 1861”. In reality, however, this volume seems to include different smaller registers that were later bound together, the first one running from the period 14th November 1836 till 19th May 1844.

According to Jerfel (2013: 6), the baptismal registers conserved in the Saint-Félix Parish Church show that Maltese births constituted around 75% of all European births in the town during the 1836-1884 period: 80 % of baptised children between 1836 and 1850 and 68 % between 1851 et 1883 were Maltese. The second most represented nationality was that of the “Italians”, who in the 1836-1850 period were made up of seven Sicilian families, five Neapolitan families and two families each from Genova and Sardinia. Continua a leggere

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Yoga di cura per chi cura

 

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Piccoli migranti impegnati nel laboratorio di Yoga

di Chiara Dallavalle

Parlare di burn-out richiama immediatamente alla nostra mente l’idea di mansioni lavorative particolarmente usuranti, che arrivano a logorare nel profondo coloro chi le svolge. Talvolta questo logorio costante produce effetti profondamente negativi su chi lo subisce. Insonnia, fatica e senso di stanchezza, dolori fisici, ma anche scarsa empatia, irritabilità, senso di fallimento e alta resistenza ad andare al lavoro. Queste sono solo alcune delle manifestazioni a cui dà luogo la sindrome da burn-out, che, secondo la definizione di Cary Cherniss, si configura come la risposta data dal soggetto ad una situazione di lavoro percepita ormai come intollerabile (Cherniss 1980). Continua a leggere

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Ripensare alle apocalissi culturali tra crisi della presenza ed egemonie post globali

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di Annalisa Di Nuzzo

Le radici demartiniane

«Il mondo umano è l’ordine dell’operare significativo che produce valori, che oltrepassa le situazioni, e le negatività che le vulnera, mediante la permanenza storicamente condizionata, dei valori (de Martino,1977: 659). Così scrive Ernesto de Martino in quella sua splendida opera incompiuta che sono gli appunti su La fine del mondo e propone così, come per una parte cospicua della riflessione antropologica del Novecento, il difficile e complesso rapporto tra scienze umane e scienze dure, tra scienze dello spirito e metodi della ricerca scientifica. La riflessione sembra essere distante, ma diventa estremamente attuale alla luce di questi ultimi mesi, fino ad assumere ineludibile la dimensione del richiamo al tema delle apocalissi culturali che sembrano attraversare drammaticamente i nostri singoli vissuti e le nostre comunità globali. Continua a leggere

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“Gli invisibili”, ovvero la diaspora russa in Sicilia

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Casa Russa a Catania

di Oxana Fais

Su tutto il territorio della penisola italiana la Sicilia e la Sardegna sono le uniche regioni del Paese nelle quali storicamente, durante il Medioevo, non si sono registrate diaspore e migrazioni da parte dei popoli slavi. Tale fenomeno, infatti, ha interessato principalmente il Nord (Friuli-Venezia-Giulia), lievemente il Sud (Molise) e in misura frammentaria l’Italia centrale. In realtà, alla luce di un’analisi più dettagliata delle fonti, tale affermazione veicolante nella letteratura scientifica risulta inattendibile in riferimento alla Sicilia, territorio sul quale già dai primi secoli del Medioevo appaiono gruppi di slavi. Continua a leggere

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I fantasmi di Ahmad al-ʿAjmii, poeta contemporaneo del Bahrain

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Bahrain

di Enrica Fei

Una minuscola isola tra i giganti del Golfo Persico: il Bahrain

Il Bahrain è una piccolissima isola nelle acque del Golfo Persico, tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Conta circa un milione e mezzo di abitanti, di cui più di 600 mila sono expat: indiani, filippini, pakistani, ma anche europei, attratti dalle possibilità di investimento. La piccola popolazione indigena, invece, è araba. Continua a leggere

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Fra storia e antropologia

copertina-1di Mariano Fresta

Da quando gli storici degli Annales hanno dimostrato che la storia e l’antropologia, almeno per i fenomeni di “lunga durata”, sono complementari, i rapporti fra le due scienze si sono fatti più espliciti e più continui. Così le iniziative e le attività di quelle comunità in cui sono in corso processi di patrimonializzazione e, nello stesso tempo, tutte le autobiografie e le biografie di personaggi che hanno vissuto importanti vicende storiche e sociali diventano occasioni di nuove riflessioni per gli studiosi delle due discipline.

Dei libri usciti recentemente, che affrontano questi temi, ne illustriamo qui due; il primo riguarda l’uso della storia e delle tradizioni culturali di certe comunità, nostrane ed esotiche (Il senso della storia, a cura di Anna Iuso, CISU, Roma 2018); l’altro contiene invece una lunga intervista con la quale Antonio Fanelli ricostruisce la biografia di un atipico personaggio che è stato uno dei protagonisti politici dell’Emilia negli anni 1945-90 (Carlèn l’orologiaio. Vita di Gian Carlo Negretti: la Resistenza, il PCI e l’artigianato in Emilia-Romagna, Il Mulino, Bologna 2019). Continua a leggere

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Popolo come massa o pluralità di cittadini

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Raffaello Sanzio, La Scuola di Atene (part.)

populismo e demologia

di Sonia Giusti

Il tema Populismo e demologia proposto come oggetto di dibattito è questione che mi ha coinvolta subito a livello emotivo, nel senso che ho sentito qualcosa di urticante nell’accostamento di questi due fenomeni storici, essendo l’uno una prassi politica e l’altra una forma di conoscenza. Così, dopo il primo sconcerto, ho cercato di capirne le ragioni ripensando all’una e all’altra delle esperienze culturali, entrando nei nodi di ciascuna, ricostruendone i percorsi storici, impostando una comparazione antropologica che è risultata  assai utile, non solo per ribadire la natura politicamente disgregatrice del populismo, ma per riconfermare come, negli accostamenti metodologici di esperienze culturali così diverse, sia possibile cogliere meglio le ragioni e la complessità storica di ciascuna, purché  non si riducano a schemi classificatori e riduttivi. Continua a leggere

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Santuari alpini a Nordest, confini e identità

 

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Il santuario-fortezza di Repentabor/Monrupino, nel Carso triestino

di Gian Paolo Gri

Decine di santuari, come in ogni altra regione di tradizione cattolica; li abbiamo schedati e catalogati, in questo Nordest alle frontiere d’Italia, e ci siamo imbattuti in molti problemi. Primo fra tutti, quello dei fondamenti e riflessi cognitivi dello stesso mettersi a “schedare santuari”, per il fatto di introdurre rigidità classificatorie e definire tipologie su un terreno magmatico e per sua propria natura refrattario alle delimitazioni nette. “Santuari di confine”, in un’area dai confini stratificati, intrecciati, ridefiniti,  difesi e violati? “Santuari alpini”, pensando alle Alpi come barriera e come luogo di transiti, come area dove guardie confinarie e contrabbandieri (di cose, idee, narrazioni e fedi) convivevano? Continua a leggere

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Il Mediterraneo di Camus: il pensiero meridiano e la Grecia della Cabilìa

letedi Ilaria Guidantoni

«Il Mediterraneo ha una sua tragicità che non è quella delle nebbie». Così Camus nel libro L’été racconta in modo metaforico la propria posizione di francese d’Algeria. 

Imprescindibile per comprendere il rapporto di Camus con il Mediterraneo è il suo ultimo testo, incompiuto, per l’improvviso incidente stradale avvenuto il 4 gennaio del 1960, che gli costò la vita. Si tratta di Le premier homme, tradotto in italiano letteralmente con Il primo uomo, perché ci riporta alla sua giovinezza in Algeria, all’ambiente familiare, alla formazione intellettuale, a quel suo essere deraciné, sradicato o meglio radicato ai due poli, genesi del suo pensiero meridiano, solare, così definito dallo stesso autore. Continua a leggere

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Ripensare le città mediterranee

 

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Palermo, Quartiere delle logge (@Aerofototeca Cridc)

di Antonietta Iolanda Lima [*]

Il perché di questa sollecitazione ce lo dice Giancarlo De Carlo. Come aveva fatto uno dei compagni della sua giovinezza scrivendo le pagine di quelle che poi saranno pubblicate con il titolo Lezioni americane, anche il suo, Tortuosità, assume il valore di un lascito testamentario al millennio che da un ventennio percorriamo. Lo consegna a “Domus” (n. 866) nel gennaio 2004, un anno prima della sua morte, e vi invita a leggere con sguardo attento quei brani non ancora o poco investiti da interventi irresponsabili e “processi omologativi”, dove permangono lacerti della loro particolare molteplicità: un esercizio che può rivelarsi benefico per una cultura architettonica che l’oggi chiede di ri-definirsi storicamente, illuminandone il futuro. Richiesta questa generata dalla attuale mancanza di autentici valori, senza i quali non può esserci responsabilità nel pensare e nell’agire. Continua a leggere

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La storia e l’immaginario

copertina-sasl-n-23-2019immaginario-folklorico_page-0001di Luigi Lombardo

Storia, antropologia e scienze del linguaggio è un periodico italiano quadrimestrale interdisciplinare di studi umanistici, fondato nel 1986 da Luciano Dondoli, co-diretto da Mario Bulzoni tra il 1986 ed il 1992 e da Corrado Ocone dal 1992 al 1997, oggi diretto da Sonia Giusti, antropologa. La redazione fa capo al LAPASS – Laboratorio di Antropologia sociale “E. De Martino” / Osservatorio per la Memoria storica, Intercultura Diritti umani, sviluppo sostenibile, struttura dell’Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale. Continua a leggere

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Papa Francesco e l’altra Chiesa

19983529_1555203737883578_1420833199559763001_odi Maria Immacolata Macioti

Una premessa

Anni addietro avevo pensato di fare un abbonamento, per un anno, alla rivista «Radici cristiane» diretta da De Mattei, uno storico e cattolico conservatore che con Berlusconi era divenuto vice presidente del CNR e che da tempo è a capo della Fondazione Lepanto: un nome che è un programma. Da quel momento sono stata inondata di e.mail di varia origine, ma credo sostanzialmente rispondenti allo stesso orientamento circa la Chiesa e i suoi insegnamenti. I mittenti? L’ Associazione Luci sull’Est, che ha per motto “Infine il mio Cuore Immacolato trionferà!”: ed è ovvio che qui parli Maria, la Vergine delle apparizioni di Fatima. Continua a leggere

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Echi alla periferia del popolo: il ruolo dei confini nelle costruzioni identitarie

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di Nicola Martellozzo

 «L’uomo non si chiama uomo che disegnando i limiti che escludono il suo altro dal gioco della supplementarietà» (Deridda 1998: 328)

 Populismo ed egemonia

 Si può ripensare un concetto come quello di popolo, categoria situata al cuore del sistema politico-giuridico degli Stati moderni? In questo senso, l’antropologia ci può indicare una strada: sapere eclettico, inquieto, l’antropologia si caratterizza anche per una costante rielaborazione delle proprie “categorie fondative”, con tutti i vantaggi e i pericoli del caso. Continua a leggere

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Ambigrammi e misteri nella ‘Camera delle Meraviglie’ di Palermo

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Camera delle Meraviglie di Palermo

di Francesco Medici

Il 28 febbraio 2017, di primo mattino, durante un mio breve soggiorno a Palermo, ebbi occasione di recarmi in via Porta di Castro 239 per visitare l’ormai celebre ‘Camera delle Meraviglie’, in compagnia del fotografo Calogero Campione (originario di Favara [Agrigento], ma palermitano d’adozione). Continua a leggere

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Maschere tardobarocche e “Pathosformeln”

 

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Ragusa, Palazzo Cosentini, balcone del Gentiluomo

di Mariachiara Modica

Il repertorio iconografico dei mascheroni reggi-balcone che impreziosiscono le facciate dei palazzi tardobarocchi iblei evocano nostalgici ricordi di acroteri, antefisse e maschere teatrali, di grottesche e bestiari medievali. Un universo segnico alquanto complesso, sicuramente scaturito dal fortunato incontro tra la biblioteca dell’architetto cosmopolita del Seicento e del Settecento e le maestranze locali di intagliatori e scultori. In quest’epoca numerosi sono i trattati teorici e pratici, che circolano in Europa e nel Mediterraneo, destinati alla pratica di cantiere; essi testimoniano la diffusione di un repertorio iconografico alquanto variegato (Montana, 2008). Continua a leggere

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I monumenti: tra interpretazione e difesa dei valori

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Restauro chiesa di Corbera D’Ebre (Spagna) (ph. O. Niglio)

di Olimpia Niglio

La cultura moderna ha recuperato la consapevolezza che il fine principale della conservazione dei monumenti è quella di tutelare non solo la materia del bene ma anche i suoi valori intrinsechi. Attraverso un giudizio soggettivo l’uomo, osservando un oggetto, riconosce specifici valori che lo rendono diverso da altri; ecco che esso entra a far parte di un mondo proprio dell’individuo che ne ha riconosciuto un determinato significato. I metodi che criticamente stabiliscono come riconoscere un valore dipendono dal contesto sociale, economico e politico in cui l’uomo si è formato. La necessità di ricercare questi valori nasce dall’opportunità di avere riferimenti reali e culturali che consentono all’uomo di orientare le proprie scelte morali e quindi dare un senso alla propria vita presente e futura. Continua a leggere

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Luminarie del vespro

voglia-di-notte-copertina-plumelia_page-0001di Antonio Pane

Un quarto di secolo addietro, battendo i lavici lastricati di Cefalù, Vincenzo Ognibene mi parlò a lungo, vulcanico in proprio, di un suo voto: onorare il lascito letterario di Giuseppe Giovanni Battaglia, l’amico di sempre, da poco scomparso (il 2 novembre 1995, d’un brutto male, a soli quarantaquattro anni), che gli aveva nei penultimi giorni affidato le sue estreme, ominose prove poetiche, Fantàsima e Discesa ai morti [1], dove un imprevisto ritorno al dialetto (abbandonato sul finire dei Settanta) scandiva il ritorno al paesaggio primigenio nell’ora del suo farsi cenere. Continua a leggere

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Raccontarsi. Case study di Salvatora Marzo

 

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Salvatora Marzo e Pasquale Zizzari a Nardò il 24 Giugno 1959. La foto scattata da Franco Pinna fa parte del materiale documentario prodotto dall’inchiesta etnografica condotta in Puglia sotto la direzione di Ernesto de Martino nel 1959-1960 

di Ornella Ricchiuto

Raccontarsi, nella “modernità liquida”, significa ripensarsi costantemente in quanto i confini dell’essere, del territorio che si abita, della famiglia, dei ruoli sociali e delle professioni sono labili, fragili e in continua ridefinizione. Un approccio di antropologia visuale e autobiografico è dunque indispensabile durante l’intero arco di vita delle persone nei contesti educativi e formativi, in famiglia, nel gruppo dei pari, nelle istituzioni scolastiche ed extra-scolastiche, nei centri di ricerca culturali, nel mondo del lavoro. Continua a leggere

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Il paese degli specchi. Una fiaba per i bimbi di oggidì

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Illustrazioni di Enzo Venezia

di Giovanni Ruffino

Vi fu un momento, un quarto di secolo fa, in cui mi resi intimamente conto che il mio rapporto con la realtà (le persone, le cose) stava drasticamente cambiando. Ovviamente il “trauma” non riguardava soltanto me, ma anche quanti non ne erano pienamente consapevoli. Furono particolarmente due le percezioni “traumatiche”: l’iniziale irrompere della rivoluzione telematica e l’affermazione del berlusconismo come metodo, dalla politica alla comunicazione. Fu così che in una notte insonne scrissi Il paese degli specchi, che un grande artista come Enzo Venezia volle illustrare, facendomi uno dei doni più belli da me ricevuti. La breve nota linguistica conclusiva sull’imbroglioneria, più che disvelare la metafora, peraltro dichiarata nella formula MONITOR NON SPECULA, recupera il mestiere del linguista, fino a quando questo mestiere non apparterrà anch’esso al passato. Continua a leggere

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La sirena, un mito che si rinnova

sirene-14di Orietta Sorgi

Le sirene esistono ancora e soprattutto sono mai esistite davvero? O sono state piuttosto il frutto immaginario degli uomini che sin dall’antichità hanno cercato di sopperire, sul piano simbolico, ai problemi inquietanti del loro tempo? Così si chiede con stupore Antonino Buttitta durante una conversazione con una gallerista statunitense di arte contemporanea che non mostrava alcun dubbio nell’affermare in proposito: «Beati voi che vivete in un’isola dove ci sono le sirene». Già, la Sicilia, l’Isola del mito, dove prodigi e incantesimi hanno segnato profondamente il paesaggio sin dalle origini (Buttitta, 2015: 45). Una tesi avvalorata peraltro anche da un autorevole storico come Francesco Renda quando nell’introduzione alla sua storia della Sicilia annotava l’esistenza di ciclopi e lestrigoni. Con buona pace anche dell’editrice del libro, Elvira Sellerio. Continua a leggere

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Una favola tra educazione alla legalità e educazione linguistica

 

copertinadi Roberto Sottile

I libri valgono e restano per quello che vi è scritto ma anche per quello che la lettura illumina, restituisce e presentifica. Nel tempo del coronavirus i libri sembrano assumere una luce particolare Così è per il libro di Maria Concetta Armetta, Armalilàndia. Cu nasci scìmia, po mòriri omu? Chi nasce scimmia, può morire uomo? (Pietro Vittorietti Edizioni, Palermo 2018), che – come si legge nella Prefazione – «offre agli alunni della scuola primaria e secondaria di primo grado un […] contesto narrativo che consente di riflettere sugli atteggiamenti mafiosi nella nostra società e di attivare in classe percorsi di Educazione alla Legalità». In un mixing di italiano e dialetto siciliano, il libro racconta la storia dello zoo di Palermo che improvvisamente, a causa di una malattia contagiosa, diventa microcosmo della cultura e della prassi mafiosa. Continua a leggere

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Messina ermetica. Canzoni siciliane del XVII secolo sull’alchimia

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La vara di Messina, incisione del 1644

di Sergio Todesco

Al netto delle elucubrazioni esoteriche che spesso la pubblicistica ha dedicato alla Sicilia, con titoli volti a solleticare il gusto di lettori della stessa risma degli illuminati ben descritti da Umberto Eco nel suo straordinario Pendolo di Foucault, è indubbio che l’Isola sia stata per secoli attraversata da correnti ermetiche quivi giunte dalla Spagna musulmana che introdusse in Europa opere di alchimia tradotte in latino, o da altre parti del continente, spesso attraverso la mediazione di studiosi, come Arnaldo di Villanova (presente a Messina tra il 1308 e il 1309), Raimondo Lullo (presente a Messina tra il 1314 e il 1315) o Athanasius Kircher (presente a Messina nel 1638), o di ambienti religiosi cui non era estranea la frequentazione con testi di scienze occulte ufficialmente censurati nell’Index librorum prohibitorum. Continua a leggere

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Pitigliano: quell’idea di integrazione che ci fa mediterranei

Pitigliano al tramontodi Francesco Valacchi

La signora Elena Servi, fra gli ultimi abitanti di religione e cultura ebraica a Pitigliano, cui si devono molte informazioni di prima mano sulle quali è basato lo sviluppo di questo articolo, precisa che molti ebrei originari della città furono deportati ma che questo avvenne in altri luoghi e in altre città, come Firenze. Pitigliano e la fervente solidarietà comunitaria seppero invece proteggere i propri cittadini di religione e origine ebraica anche dalla tragedia della shoah. Continua a leggere

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Dove sta il popolo oggi?

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Sicilia 1955 (ph. Franco Pinna)

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di Francesco Virga

Nell’ultimo numero di Dialoghi Mediterranei, l’antropologo Fabio Dei si è chiesto come sia possibile «ripristinare una demologia di taglio gramsciano» [1] in un mondo che sembra aver messo a dura prova tante categorie gramsciane.  Il saggio di Dei merita una attenta lettura anche perché, oltre a passare in veloce rassegna alcuni studi che hanno messo a fuoco le profonde trasformazioni sociali e culturali degli ultimi anni, pone domande particolarmente stimolanti: «dove sta il popolo oggi? Come individuare la linea di demarcazione fra l’egemonico e il subalterno?»  e conclude così: Continua a leggere

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Continuare a pensare durante i giorni di crisi. La “tenuta” dell’operatore

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Escher, Incontro, 1944

dialoghi intorno al virus

di Alfredo Ancora [*]

20 aprile

Una “sosta” obbligata?

Quando il tempo scorre nelle sue forme obbligatorie, irrompe il pericolo di vivere senza pensare soprattutto per chi fa il nostro lavoro. Bruno Callieri [1], maestro indiscusso della psichiatria italiana, diceva: «La vita vissuta dell’uomo ha la struttura della via, cioè il suo “qui-ora” si costituisce sempre mediante un “da-dove” e un “verso-dove”». Seguendo questo suggerimento cerchiamo di descrivere “un idea” di percorso un po’ speciale, necessariamente in process, nei viottoli del pensiero di noi, “tecnici della salute mentale”, in questi giorni (marzo-aprile 2020). Continua a leggere

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A socio-historical analysis of the 2020 corona pandemic: between old and new virtues and vices

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Bogotà (Colombia), Street Art (ph. Juan Barreto)

dialoghi intorno al virus

di  Zakaria Sajir, Rafael Ruiz Andrés  [*]

14 aprile

Introduction

The corona pandemic has certainly challenged the illusionary dualism between humans and nature, as argued by Yoan Molinero [1]. The number of fatalities connected to the COVID-19 has not only reminded humankind of its fragile nature but also re-awaken in most of us, our primordial instincts; in the age of early post-capitalism [2] these takes the form of rushing to supermarkets to buy toilet paper and canned food in spite of government advice, before rushing back home and hide in our modern “caves” until all is over. Continua a leggere

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Il bivio: ipotesi di un costrutto culturale. Uno sguardo dal Canada

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Veduta aerea come metafora di analisi

dialoghi intorno al virus

7 aprile

di Linda Armano

La cosa interessante di vivere, seppur momentaneamente, in un altro Paese (nel mio caso in Canada) è osservare l’evolversi degli eventi italiani usando la rappresentazione della “veduta d’aereo”. Non si è certamente dentro al contesto sociale, si perde l’interazione con la gente, non si vive sulla propria pelle la situazione del momento. Ma la caratteristica interessante è la strana sensazione di vedere le cose che accadono come se si sorvolasse sopra ad un luogo conosciuto e lo si osservasse da un’altra angolatura, facendosi contemporaneamente attraversare da ciò che accade all’interno dell’altro contesto in cui si è inseriti. Continua a leggere

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I giorni del corona

 

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Mattia Presti, Bozzetto per gli affreschi sulla peste di Napoli, 1657, Museo di Capodimonte, Napoli

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14 aprile

di Sebastiano Burgaretta

Nei giorni della forzata clausura imposta dalla contagiosa diffusione del coronavirus ho aperto un quotidiano dialogo con me stesso e con la realtà esterna sulla base delle proprie, intime riflessioni, da un lato, e degli stimoli provenienti dal mondo esterno, dall’altro. Ho così delineato un tracciato umano e culturale della realtà con la quale tutti in questo periodo stiamo confrontandoci. Ne è venuta fuori una sorta di diario in versi, che, ora con la gravitas consona all’emergenza sanitaria, che è anche esistenziale, economica e sociale, del momento, ora con la leggerezza di una terapeutica autoironia, nulla tace al vaglio di quello che si presenta come un work in progress, ancora, dati i tempi lunghi dell’emergenza in corso, suscettibile di aggiustamenti e integrazioni. Ne pubblico qui alcuni stralci. Continua a leggere

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Il dramma del Coronavirus ci renderà migliori?

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Los Angeles, Street art (ph. Mario Tama)

dialoghi intorno al virus

13 aprile

di Antonino Cangemi

In questi giorni di emergenza Covid-19 in cui la vita di ciascuno di noi rimane in uno stato di sospensione, quasi mutilata, per le restrizioni derivanti dalle severe regole di distanziamento sociale, della componente relazionale, non possiamo non chiederci che cosa accadrà quando si tornerà all’ordinaria quotidianità. Continua a leggere

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Mai distanti pur se lontani. Breve storia dell’antivirus

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Anonimo, Principe con falcone, India, XVII sec.

dialoghi intorno al virus

di Valerio Cappozzo

19 aprile

«Non c’è nulla di più affascinante del volo di un falco che taglia l’aria sottile un attimo prima dell’alba». Queste le parole pronunciate da Sua Eccellenza Sheikh Nasser Sabah Al-Ahmad Al-Sabah all’aprirsi delle porte del Qaṣr Bayān, il palazzo reale del Kuwait, alle quali aggiunse: «vederlo sfrecciare rasoterra per poi alzarsi in cielo, prendere la mira e precipitare sulla preda».
La falconeria è un’arte basata sul rapporto di intesa e di fiducia tra l’ammaestratore e il rapace. Significa saper coordinare a distanza la natura ed è per questo motivo che nei Paesi arabi è da millenni considerata una scienza sapienziale. Il falconiere, a terra o a cavallo, lancia il predatore che diventa il protagonista della caccia per tornare a essere servitore una volta riposatosi sul guanto. Continua a leggere

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Nuove povertà, fragilità sanitarie e prospettive nella Tunisia ai tempi del Covid-19

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Tunisi, operazione di sanificazione

dialoghi intorno al virus

di Simone Casalini

16 aprile

La peste è tornata in Occidente e lo ha colto alle spalle. Senza difese, senza strategie né piani di contenimento. Nel mondo globalizzato – dal mercantilismo, dal colonialismo, dal capitalismo – la guerra è un orizzonte confidente, la peste no. L’emergenza del coronavirus ha così riproiettato i fantasmi del passato e restituito un motivo per ricentrare il discorso pubblico su di sé. È la corsa di una cultura e della sua trama alla sopravvivenza con un dibattito di prospettiva che investe la difesa o lo sgretolamento dello status quo. Un timore che ha reso afone e invisibili le altre vittime della pandemia. Continua a leggere

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Un effetto collaterale della pandemia: il colpo di coda della religione

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di Augusto Cavadi

9 aprile

Passata le tempesta, tra i mille bilanci inevitabili non potrà mancare una riflessione teologica. O meglio: socio-antropologica e filosofica sul dibattito teologico che è già in corso in questi mesi di pandemia. Il papa che chiede a Dio, nella piazza deserta antistante san Pietro, di fermare la diffusione del virus, o – a livelli infinitamente più bassi – un leader politico di destra (smaccatamente edonista) che recita in diretta l’ Eterno riposo con una conduttrice televisiva, suscitano le reazioni più opposte (e, in una certa misura, imprevedibili): da una parte, voci ‘laiche’ esprimono ammirazione per il gesto drammatico di un vecchio prete barcollante che, davanti al mondo, sotto una implacabile pioggia, si rivolge al suo Dio; dall’altra, non pochi teologi (anche cattolici) gridano allo scandalo per ciò che la preghiera del papa sottintende (Dio può fermare il morbo: ma allora perché prima lo permette?) e, ancor più, per la promessa medievale dell’indulgenza plenaria ai credenti che avessero voluto associarsi alla sua supplica pubblica. Continua a leggere

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Diari di una quarantena per schizzi d’immagini

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Foto Gianluca Ceccarini

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14 aprile

di Gianluca Ceccarini, Nahid Rezashateri

Vìrus s. m. [dal lat.Virus «veleno»], invar. –1.In biologia, termine con cui si designa un gruppo di organismi, di natura non cellulare e di dimensioni submicroscopiche, incapaci di un metabolismo autonomo e perciò caratterizzati dalla vita parassitaria endocellulare obbligata. Quando un virus riesce a penetrare all’interno di una cellula con la quale è venuto in contatto, il suo genoma si integra nel materiale genetico della cellula ospite alterandone così il patrimonio genetico e obbligandola a sintetizzare acidi nucleici e proteine virali e quindi alla replicazione del virus. Continua a leggere

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Purezza e comunità. Considerazioni preliminari in tempo di quarantena

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Riti di purificazione zoroastriano

dialoghi intorno al virus

di Giovanni Cordova

18 aprile

L’eccezionalità dell’attuale ondata pandemica sta generando effetti dirompenti in ogni spettro della vita associata e individuale. Linguaggio; tecniche del corpo; prassi e consuetudini sociali; confini tra individuo e società, pubblico e privato, Sé e comunità; abitudini quotidiane; assetti del mercato del lavoro; rapporti tra governance locale e nazionale; persino riti collettivi garanti del passaggio dal qui e ora all’oltre – che lo si declini su un piano sacro e trascendente o profano. Continua a leggere

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Le vite impigliate, le carezze perdute e la casa ritrovata

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Il trionfo della morte, Palermo, Palazzo Abatellis, 1446

dialoghi intorno al virus

di Antonino Cusumano

28 marzo

Scrivo mentre fuori dalla finestra infuria la tempesta del virus e quanti sono costretti a restare in casa si interrogano se stiamo vivendo un’esperienza – unica, epocale e drammatica – o piuttosto un esperimento distopico, il durissimo banco di prova che sfida, con l’irruzione del più piccolo essere dell’universo, il mondo ordinato e organizzato delle nostre consuetudini, dei nostri paradigmi, dei nostri progetti. Tutto quel che pensavamo fosse l’ordine naturale delle cose. Non sappiamo se le città, improvvisamente precipitate nella infinita notte del coronavirus, svuotate di voci e di presenze umane, di corpi e di anime vive, trasformate in immensi onirici ‘non luoghi’, siano parte di uno scenario futuribile che prepara catastrofi e apocalissi ovvero rinascimenti e rifondazioni. Continua a leggere

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Il contagio e i riti funebri: qualche rilettura di antropologia del lutto

 

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Compianto del Cristo morto, di Niccolò dell’Arca, 1463-1490 (part.)

dialoghi intorno al virus

di Fabio Dei [*]

20 aprile

Uno degli aspetti più tragici della pandemia da Covid-19 che il mondo intero sta attraversando è la sorte dei corpi delle persone decedute. Come in tutte le epidemie, i cadaveri infetti non possono essere restituiti alle famiglie. Non solo i morenti restano soli nei reparti di terapia intensiva: ma a chi sopravvive è negata la possibilità dei riti del cordoglio. È questo l’aspetto forse più disumano di questo esperimento di socialità sospesa cui siamo costretti. Continua a leggere

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Travolti dal campo. L’antropologia nello spazio pandemico

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San Vito al Tagliamento (ph. V. Dell’Orzo)

dialoghi intorno al virus

di Valeria Dell’Orzo

15 aprile

La rapidità con la quale abbiamo visto mutare la nostra quotidianità ha avuto un effetto stordente: gli spazi della nostra mobilità fisica si sono ristretti sensibilmente, le forme della socialità alla base dell’esistenza umana si sono alterate e riformulate per rispondere all’impossibilità di attuare le tante forme comunicative e espressive veicolate dal contatto, dalla vicinanza, dalla possibilità e dalla necessità di condividere uno stesso spazio. L’insieme duttile dei significati che sorreggono la struttura sociale dell’essere umano ha subìto un drastico cambio di paradigma; gli archetipi del vivere, sviluppatisi e fissatisi nella loro plasticità sono stati sradicati in maniera brusca e repentina dal dilagare di un virus temibile non solo per i suoi effetti, letali in particolari condizioni, ma ancor di più per l’inumana rapidità con la quale riesce a propagarsi. Continua a leggere

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Dubbie certezze della crisi

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N. Harou-Romain, Progetto di penitenziario, 1840. Un detenuto, nella sua cella, prega davanti alla torre centrale di sorveglianza (Foucault, 1976)

dialoghi intorno al virus

di Maria Rosaria Di Giacinto

28 marzo

Era pura superficialità affermare che numeri e grafici fossero fredda compressione di turbolente energie umane, desideri e sudate notturne ridotte a lucide unità sui mercati finanziari (De Lillo, 2003:23)

Utopie distopiche

L’epoca attuale è caratterizzata da crescente complessità. Il numero di elementi da valutare per intraprendere l’azione sembra moltiplicarsi giorno dopo giorno. Nella società del benessere, si è costantemente sottoposti alla scelta all’interno di un sottofondo pressante che spinge verso l’eccellenza: non è permesso fallire, non è permesso ammalarsi, non è permesso deviare. Ogni cosa è urgente ed esige il massimo del risultato il più in fretta possibile: diminuiscono i tempi, si accorciano gli spazi, cosicché nulla sembra essere oltre il momento e il successo. Continua a leggere

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Tutti a casa. La solitudine, il dolore e la morte al tempo del coronavirus

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Mattia Presti, bozzetto per la peste di Napoli, 1657, particolare

dialoghi intorno al virus

di Piero Di Giorgi

20 aprile

Penso che nessun essere umano oggi vivente sul nostro pianeta abbia mai vissuto un periodo così oscuro, incerto, confuso e incontrollabile. L’esplosione improvvisa del COVID 19 ha cambiato i nostri progetti, i nostri modi di vivere e forse di pensare, le nostre abitudini, le modalità di rapportarci l’un con l’altro, ha stravolto semplicemente le nostre vite. Continua a leggere

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Il coronavirus dalla finestra di casa mia. Frammenti di storie di vita a Bologna

dialoghi intorno al virus

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Dalla finestra di casa (ph. La Triplice Dea)

di Lella Di Marco

2 aprile

Sono fedelissima a quello che osservo, al silenzio, ai movimenti, all’immobilismo anche delle foglie sulle piante, agli uccelli, ai suoni che a tratti arrivano, ai pochi passanti. Soli o con qualche bambino. La giornata è primaverile, aria frizzante, il cielo quasi blu. Il sole splende. Io sto a casa – anzi posso dire – a casa sotto chiave. Continua a leggere

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Vittime o testimoni colpevoli? Una riflessione teologica al tempo del coronavirus

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di Leo Di Simone

15 aprile

Canta il servo Kabir: «Sadhu! basta compravendite, basta bene e male: non mercati né botteghe ha la terra ove stai andando!» (Kabir) [1]

Chissà per quanto tempo ancora ci troveremo a parlare di questo argomento che non era sicuramente nei nostri piani di discussione. Eravamo impegnati in discorsi più importanti, come la crisi economica e politica, seriamente preoccupati per il nostro futuro di europei, ecclesialmente occupati dal tema delle due Chiese e di un possibile scisma, ed ecco irrompere il virus, l’imprevisto, l’imponderabile, a mettere a soqquadro tutto un sistema. Continua a leggere

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Il mio virus

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Palermo, Corso Calatafimi e Porta Nuova (ph. N. Giaramidaro)

dialoghi intorno al virus

di Nino Giaramidaro

17 febbraio

Metto insieme l’esiguo e zoppicante rimasuglio di coraggio nel varcare la frontiera del cancello di casa per andare a buttare le immondizie, manovra ora non più gravosa rapida e patita, quasi confinante con la vergogna, ma da me vissuta come un premio alla disciplinata reclusione casalinga. Superata la terra di nessuno del marciapiedi, di nessuno perché deserta, attraverso il corso assaporando la lentezza dei passi sino al cassonetto. Continua a leggere

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Domani ci sarà un “mondo”? Meditazioni demartiniane su Coronavirus e dintorni

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Milano, via Dante, fine febbraio, l’inizio dell’emergenza (ph. D. Inglese)

di Dario Inglese

5 aprile

Immaginiamo. L’ultimo paziente ha appena lasciato la terapia intensiva. Dopo mesi di paura e angoscia la diffusione del virus è finalmente sotto controllo mentre all’orizzonte si stagliano il vaccino e la cura, qualora dovesse ripresentarsi. Una grandiosa e rigenerante orgia festiva saluta la fine della crisi. La gente torna per le strade: si stappano bottiglie, s’improvvisano trenini, ci si abbraccia, si fanno garrire le bandiere al vento.

Immaginiamo. Che cosa resterà dell’emergenza Covid-19 al termine di questa brutta storia? Che cosa ci porteremo dietro? Dimenticheremo e andremo avanti, come in fondo facciamo sempre? Tornerà tutto come prima? Ed esattamente che cos’è mai questo prima? Continua a leggere

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Ma come faranno i ladri?

 

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Passaggio potenziale (ph. Licia Taverna)

dialoghi intorno al virus

di Stefano Montes

20 aprile

Qualche giorno fa, in piacevole conversazione telefonica, io e un mio caro amico, Gaetano Sabato, ci siamo scambiati opinioni e punti di vista vari; abbiamo riflettuto sull’enorme massa di pubblicazioni messe in circolo in seguito alla piaga che ci affligge in questo periodo; abbiamo considerato la questione ‘coronavirus’ in termini di vecchia e nuova comunicazione e significazione; abbiamo discusso di tanto e altro ancora, finché, a un certo punto – non so come – siamo arrivati a una domanda che – fra i tanti e terribili guai odierni – potrebbe sembrare di scarsa rilevanza o addirittura fuorviante: ma come faranno i ladri? Nel senso che, i ladri – anche loro, come tutti – devono adattarsi alle restrizioni in corso e, non potendo più circolare liberamente, non possono avere fonti di sostentamento certo. Come faranno, allora, a campare i ladri? Continua a leggere

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L’amicizia al tempo del COVID-19

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Porto San Giorgio (Marche)

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14 aprile

di Francesca Morando

Questo contributo tenta una sintesi di certi avvenimenti di cronaca che hanno accompagnato l’Italia da quando è stata contagiata dal virus COVID-19. Nel momento in cui il contributo viene elaborato, siamo ancora in pieno contagio. «Le rappresentazioni mentali del Sé – in altri termini, l’esperienza della nostra identità – variano in funzione del background culturale della persona. Continua a leggere

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Diritti civili, leggi speciali e xenofobie. Quando il virus non è democratico

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I sostenitori ungheresi del partito Jobbik di estrema destra a una marcia nazionalista, 11 novembre 2015. (Janek Skarzynski AFP Getty Images)

dialoghi intorno al virus

10 aprile

di Antonio Ortoleva

Ogni società politica riflette il tipo umano che la compone, diceva Platone. E se la comunità è permeabile alla paura, la tirannia è il governo che ci vuole. Tentazioni tiranniche, o quanto meno restrizioni delle libertà personali e civili, decreti di emergenza varati da governi autoritari e non, sono oggi al centro, in tempi di pandemia, dell’attenzione di organismi internazionali e dell’opinione pubblica. Il virus Covid-19 non è democratico se ha ingenerato in mezzo mondo, assieme a un diffuso panico e a grandi mutamenti nello stile di vita, scelte politiche tendenti a violare diritti umani essenziali. Continua a leggere

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Il silenzio delle sirene

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Ex voto di famiglia

dialoghi intorno al virus

di Gian Mauro Sales Pandolfini

16 marzo

I miei prozii abitavano la casa che vivo oggi, al secondo piano di un delizioso palazzetto dei primi anni del Novecento costruito dai Rutelli, noti e illustri antenati che hanno disegnato il volto di Palermo durante la Belle Époque. Vivo insieme al mio compagno, Luca, e alla nostra gatta, Maria Carolina, in un loft di 50 mq dagli alti soffitti a vela e con un ballatoio all’ingresso, ricco di piante. Quando ci siamo trasferiti qui appena due anni fa abbiamo deciso di appendere sulla parete del letto, a mo’ di nume tutelare, l’ex voto che ho trovato durante le opere di ristrutturazione nel cassetto vicino al letto del prozio. Lui e sua moglie, una celebre psicanalista fiorentina morta prematuramente, che abitarono proprio quest’ala del più grande appartamento originario, non riuscirono mai ad avere il tanto agognato figlio. Continua a leggere

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Star bene. La rivoluzione che può cambiare il mondo

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dialoghi intorno al virus

di Silvia Pierantoni Giua

13 aprile

Stringere la mano a Dio (Bompiani 2020) è il libro che avevo appena cominciato a leggere poco prima del lockdown imposto dall’emergenza Coronavirus. Si tratta di un piccolo volume di poco più di settanta pagine in cui vengono riportate due conversazioni tra gli scrittori americani Kurt Vonnegut e Lee Stringer, una in una libreria di Manhattan nel ‘98 e l’altra in un caffè di New York l’anno successivo. Le conversazioni non hanno un tema specifico. Sono dialoghi molto spontanei e di piglio quasi sempre ironico, favoriti dalle domande del sapiente moderatore Ross Klavan, prodigo di spunti e di riflessioni sulla scrittura, sul processo creativo, sull’esperienza e la vita quotidiana come fonte di ispirazione e materiale da trasformare in racconti e romanzi. Quelli citati sono Cronosisma (Vonnegut, 1997) e Inverno alla Grand Central (Stringer, 1998) di cui, in certi passaggi della conversazione, vengono letti alcuni estratti. Continua a leggere

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Appunti dal Marocco nel tempo del coronavirus

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Casablanca, piazza Hassan II deserta occupata dai piccioni

dialoghi intorno al virus

di Nassih Redouan

31 marzo

Nessun marocchino credeva che il pericolo del coronavirus fosse imminente. Molti pensavano, a torto, che il virus non avrebbe potuto trovare i mezzi necessari per spostarsi e venire da lontano, appunto dalla Cina, ed essere portato fino in Marocco. La maggior parte dei marocchini, alla stregua di molti europei, pensavano anche loro di essere al riparo di questo virus letale. Però, tutto questo calcolo su cui si sono basati molti Paesi, fra cui il Marocco, è risultato fallace ed infondato. Continua a leggere

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Coronatime. Descrivere la quotidianità in tempo di pandemia

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Patrizia Razzoli

dialoghi intorno al virus

di Emanuela Rossi

20 aprile

I molti antropologi che, come me, sono iscritti alla newsletter della rete “anthropology matters” [1] in questo periodo ricevono quasi quotidianamente commenti, idee, notizie sul Coronavirus in rapporto al mondo dell’antropologia. Qualche giorno fa, ad esempio, si è scatenato un piccolo dibattito generato da un post di un collega inglese, David Mills, sul blog Coronatimes [2]. «Making virtual conference attendance a ‘second-best’ option would lead to two-tier participation, further discriminating against those already on the academic periphery. The current hiatus is a time to rethink our default model of networking as travel, and to explore other approaches to connecting and thinking together»[3].

Mills, in parole molto povere, affermava che tutto lo spostamento che c’è stato in questo periodo verso tecnologie di comunicazione in remoto mostra la possibilità di organizzare conferenze che, usando queste stesse tecnologie, permetteranno l’inclusione degli studiosi del sud globale ed in questo modo si ovvierà alla discriminazione di quegli studiosi che già si trovano alla “periferia del mondo accademico”. Continua a leggere

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Pan-demos. Alla ricerca di un nuovo pensiero

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Aphrodite Pandemos, 460 a.C. (British Museum London)

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di Donato Santarcangelo

15 aprile    

«Noi ancora non pensiamo autenticamente». Così M. Heidegger [1]. Che l’umanità sia progredita non c’è alcun dubbio, ma in quale senso, e a quale prezzo? Potremmo cominciare col dire sinteticamente, perché non è questa la sede di uno scritto esegetico, ma preliminare, che l’idea consolidata di progresso psichico, socio-culturale e scientifico si è schiantata già più di cento anni or sono. Come un inaudito e crudele killing joke, infatti, lo stesso progresso culturale, sociale, scientifico ed economico, ha portato tra la seconda metà dell’Ottocento e l’inizio del secolo scorso i tre grandi «maestri del sospetto» a travolgere per sempre il concetto consueto di società ed economia (Marx), di pensiero (Nietzsche) e di coscienza (Freud). Continua a leggere

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All’ombra di Saturno

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Grand Central Station, Manhattan (ph. Sandro Battaglia)

di Flavia Schiavo

19 aprile

New York divisa

Recentemente Andrew Cuomo, in uno speech, a forte impatto emozionale, ha richiamato alcune qualità essenziali di New York City, ricordando quanto e sin dalla sua “fondazione”, che convenzionalmente viene fatta risalire al 1624, anno della costituzione della Città, essa abbia amato e accolto, senza preconcetti, uomini e donne provenienti da varie parti del mondo, trasformandoli nei cittadini di una Metropoli inclusiva, che esiste per e con i suoi abitanti. Continua a leggere

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La rivoluzione empatica per una cooperazione strutturale

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copertinadi Cristina Siddiolo

13 aprile

 Viviamo nell’illusorietà della permanenza della nostra società e del mondo così come lo conosciamo. È difficile oggi da credere, ma l’Impero Romano era una civiltà solida e dinamica. Probabilmente i romani non avrebbero mai immaginato che saremmo stati qui a guardare le loro rovine. L’idea che la loro civiltà non fosse permanente era qualcosa che non avrebbero mai compreso. Duemila anni dopo siamo nella stessa situazione. Crediamo che il mondo in cui viviamo sia eterno. Eppure, la storia insegna che tutto è destinato a mutare; tutto è transitorio. E, talvolta, il cambiamento è repentino e ingente. Continua a leggere

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#iorestoacasa. Tra paure, istinti di autoprotezione e speranze di rifondazione

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di Davide Sirchia

19 marzo

#iorestoacasa è lo slogan utilizzato dal governo italiano per convincere la popolazione ad autoisolarsi e poter far fronte all’epidemia virale del Covid19. Interessante punto di partenza per sperimentare una riflessione antropologica su come una società storicamente strutturata si trovi nell’imprescindibile costrizione di dover cambiare lo stile e il regime delle proprie abitudini adeguando di conseguenza i propri usi e i propri costumi. Continua a leggere

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Cosa ci ricorderemo di ieri?

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di Giuseppe Sorce

14 aprile

Il candore primaverile e l’invisibile. La pelle si accalda al sole, i nuovi germogli dai cespugli giù in piazzetta, la forza della stagione che smuove la terra e l’aria è invisibile. Eppure riusciamo ancora a immaginare una stagione che arriva, no? Le sue trame impalpabili che agitano le erbacce così come gli umori dei più meteoropatici. Fino a qualche tempo fa, tutto questo ci sembrava relegato a una sfera del sensibile che faceva sorridere. Come quelle formule di autonarrazione [1] che ci permettono di inserire il nostro vissuto in una parabola narrativa, appunto, a noi e per noi degna di una qualche importanza, del tipo “con la primavera partirò”, “dopo l’estate cambierò vita”, “mi godo quest‘ultimo inverno a casa prima di…”, sembravano fino a ieri roba da psicoanalisti naif e sentimentalismi fra amici. Però per alcuni queste traiettorie biografiche autonarrate si sono rivelate delle trappole, per altri fonte di salvezza. E non dal punto di vista romanzato, esistenziale, bensì concretamente. Continua a leggere

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La comunità, l’Altro e la distanza

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Lo sguardo di ritorno, 2020 (ph. Alberto Romano)

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di Riccardo Talamo

15 aprile

Tutto scorre, passa. È una certezza. Dopo ogni notte, anche la più buia, sorge sempre il sole. Una luce che tutto perdona, consola, intrisa di generosa, colpevole e necessaria dimenticanza. Secondo Rosberg

«le epidemie esercitano sulle società colpite una forte pressione, che porta alla luce strutture nascoste. Dunque rappresentano un campione per l’analisi sociale, rivelano quali sono le priorità e i valori reali della popolazione. Sono storicamente eventi, non tendenze» (Krastev, 2020: 22). Continua a leggere

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Ripensare le parole e i simboli del passato per immaginare il futuro

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Melissa, 1976 (ph. S. Piermarini) da Pathos, Rubbettino editore, 2019

dialoghi intorno al virus

di Vito Teti [*]

20 aprile

Il grande sconquasso. «Madonna mia, chi rivotura» («Madonna mia, che sconquasso»)

Il sole che tramonta, tra Scilla e Cariddi, lo Stretto, le colline, i paesi e le nuvole d’ogni colore, le sabbie, i boschi, anche questa sera 10 marzo 2020, sembrano quelli di sempre. Continua a leggere

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L’epidemia imparziale in un Paese diseguale

 

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Lavoratori fantasmi (ph. Maurizio Tosco)

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di Bernardo Tosco, Maurizio Tosco

14 aprile

Questo contributo si propone di formulare alcune considerazioni sulla situazione di crisi nel settore agricolo creata dalla pandemia. Esse rispecchiano i contenuti del progetto ‘Gocce dal Mediterraneo©’, elaborato dagli autori a partire dal 2017. Il progetto è stato presentato nel convegno ‘Un Faro nel Mediterraneo, Giornata di confronto sull’immigrazione accoglienza e interazione territoriale’ tenuto il 30 settembre 2017 presso il Centro IAMC-CNR, ex tonnara di Torretta Capo Granitola. Continua a leggere

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Tunisia in tempi di pandemia: l’iniziativa popolare fa fronte alle faglie del sistema

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Tunisia, zone di maggiore contagio (da Jeune Afrique)

dialoghi intorno al virus

di Emanuele Venezia

17 aprile

In Tunisia la crisi da Covid-19 è stata percepita come un rischio reale dal governo a partire dalla metà di marzo quando sono state prese le prime misure graduali sfocianti nel cosiddetto “confino sanitario totale” che ha debuttato il 20 marzo e che è stato prorogato per la seconda volta nelle ore in cui scriviamo questo articolo, rimanendo quindi in vigore fino al 3 maggio salvo ulteriori proroghe [1]. Da metà febbraio e fino a quel momento, il governo aveva proceduto “timidamente” permettendo l’ingresso nel Paese di migliaia di viaggiatori provenienti dall’estero e in particolare dall’Italia, Paese maggiormente colpito nel Mediterraneo e in Europa, raccomandando semplicemente una “quarantena volontaria” senza nessuna verifica o controllo, quindi dalla dubbia efficacia. Continua a leggere

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La Chiesa al tempo di coronavìrus

Pope Francis delivers an extraordinary blessing from St. Peter's Square during the outbreak of coronavirus disease (COVID-19), at the Vatican

Vaticano, 27 marzo (Ansa)

dialoghi intorno al virus

10 aprile

di Marcello Vigli

Mai come in questo tempo l’universo terrestre è apparso un modesto agglomerato sociale. La progressiva esplosione del coronavìrus ha creato una realtà socio-politico-economica che, senza abbattere frontiere ed eliminare diversità, impone a tutti i governi di non ignorarsi. Continua a leggere

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Virus, imperialismi, strategie: tra meta-complotti (quasi tutti) inventati e complotti reali


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Roma (ph. Boy Andreas Solaro/Afp)

di Lauso Zagato

4 aprile

Premessa

 Malattie contagiose ed epidemie hanno sempre rappresentato armi politico-militari, hanno forgiato e fatto crollare imperi, prodotto genocidi: vuoi in quanto arma consapevole di sterminio con tanto di target, cioè con intento genocidario proprio, nel senso contemplato dal diritto internazionale [1] (i mongoli che gettavano animali morti infetti dentro le mura delle città assediate; l’invio semi-coatto di prostitute bianche sifilitiche nelle zone abitate dai nativi americani nel XIX secolo, quello programmato di indumenti infetti nelle riserve dopo la resa delle tribù), vuoi in modo casuale (epidemia di morbillo che sterminò alla metà del XIX secolo la popolazione delle Hawaii e delle isole Figi) o misto. Continua a leggere

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Nel caos del silenzio. Fotografia e pensieri

dialoghi intorno al virus

Del tramonto del tempo

Del tramonto del tempo, Napoli (ph. N. Zicari)

di Nuccio Zicari

14 aprile

«È raro che un uomo possa adattarsi – come dire? – alla sua condizione di uomo»[1].

Per uno strano caso del destino, nelle settimane precedenti alla quarantena, ho sentito l’urgenza di acquistare una serie di libri, messi in lista da tempo, quasi avessi il sentore dello scenario a cui il mondo sarebbe andato incontro. In verità non avrei mai immaginato di ritrovarmi, mentre scrivo, ad acquistarne degli altri furtivamente, ai limiti del contrabbando, presso una libreria on-line che me li spedisce a casa. Eppure così è stato. Continua a leggere

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Il PIL non tiene conto della salute

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Armungia, foto di gruppo (ph. Massimo Congiu)

il centro in periferia

di Pietro Clemente

La pandemia e le percentuali del PIL

Quanto abbiamo perso restando fermi? Quanto raggiungeremo entro l’anno? Il PIL era, il PIL sarà. Nessuno parla di qualità, di diversi orientamenti della spesa e dello sviluppo. Sembra che l’obiettivo sia tornare a come era prima, quando però il PIL già era in calo. Continua a leggere

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Il Nuovo e il Vecchio oltre il dispotismo del presente

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Salvador Dalì, Persistenza della memoria

il centro in periferia

di Antonella Tarpino

Tutti noi (e in particolare forse chi si occupa in modo tangente o diretto di memoria) abbiamo sperimentato quanto, a maneggiare oggetti di ricerca delicatissimi che hanno a che fare con il passato, si sconti il pensiero unico del Presentismo che ci ha dominato in questi anni: quella dimensione dispotica e totalizzante – secondo la bella definizione non a caso di un antichista, Francois Hartog – di un Presente che non riconosce altro da sé.  Nessuna temporalità, né all’indietro, il passato, né in avanti, il futuro. Continua a leggere

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Il Paese remoto, dopo la pandemia

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Alta Marmilla, Sardegna (ph. F. Tantillo)

di Filippo Tantillo [*]

Ci sono luoghi dove l’emergenza coronavirus costituisce un bivio. Quando si sarà placata, le aree interne si imporranno come laboratorio per il futuro del Paese?

 La mutazione delle aree interne, da margini a nuova frontiera

 C’è un pezzo di paese che negli ultimi anni è sparito dall’agenda politica. Derubricato, nel discorso pubblico, come l’ultimo residuo dell’Italia rurale, una vandea abitata da una popolazione anziana e antimoderna. Continua a leggere

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AltravalleRadio. Diario di una comunità ai tempi del coronavirus

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di Tommaso Pasquini

Portare avanti un progetto culturale coerente tra quattro paesi riuniti di recente in un’unica realtà amministrativa, quella di Altavalle (TN), non è semplice, nemmeno in tempi “normali”. La partenza è il momento più critico, quello in cui devi riuscire non solo a spiegare “cosa” si vuol fare, ma soprattutto “perché”. E se la risposta non verte subito su dati quantificabili materialmente, misurabili in ritorni fatti di cifre e numeri, la legittimazione della comunità verso il progetto a volte rischia di non arrivare mai. Continua a leggere

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La bottega di Zia Vittoria e qualche proposta per la Rete delle associazioni sarde

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Sa Pedra Bianca (ph. Seddaiu)

il centro in periferia

di Corradino Seddaiu

A Sa Pedra Bianca fino agli anni 0tttanta del secolo scorso, la bottega di zia Vittoria, così la chiamavano anche coloro che a lei non erano legati da nessun vincolo di parentela, era un punto di riferimento e di rifornimento alimentare e non solo, per i residenti della piccola frazione del comune di Padru [1] che oggi arriva con fatica a cento anime considerando anche l’agro di Sas Enas. Continua a leggere

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Normative versus tradizioni

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Fiamignano 2 luglio 1936. Processione con banda musicale (Archivio S. Adriani)

Il centro in periferia

di Settimio Adriani

Era il 2 di luglio, festa della Madonna del Poggio, la ricorrenza più importante del paese, che da sempre si celebrava rigorosamente nella stessa data, in qualunque giorno della settimana cadesse. In quella occasione tornavano tutti, migranti stagionali e definitivi; non si poteva mancare. Oggi non è più così, la ricorrenza viene festeggiata la domenica più vicina al 2 luglio, non si fanno troppi sacrifici per esserci, e torna soltanto chi può. Continua a leggere

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Fuochi, pupazze e distanziamento sociale

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Poggio Mirteto (RI), La Pantàsima, 2007 (ph. W. Consumati)

il centro in periferia

di Alessandra Broccolini

La vicenda che racconta Settimio Adriani sul fantoccio rituale di Fiamignano, piccolo paese montano nella provincia di Rieti, è un caso tra i molti che riguardano in generale una moltitudine di eventi festivi locali e non solo le cosiddette feste del fuoco[1], cioè quelle feste nelle quali è uso di accendere fuochi. Moltissime occasioni festive, anzi potremmo dire tutte o quasi tutte le feste locali che comportano una partecipazione forte di cittadini nello spazio pubblico, sono da anni costrette a passare dalle maglie sempre più strette della normativa securitaria, con conseguenze che sono state a volte importanti, ma che sempre più lo saranno nei prossimi mesi della post pandemia. Continua a leggere

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Tessitura a mano a Casa Lussu: salvaguardia, trasmissione, piccoli paesi e prospettive

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Casa Lussu, Armungia (ph. T. Lussu)

il centro in periferia

di Barbara Cardia, Tommaso Lussu

«“Andrà tutto bene”, “Io resto in casa”, “Ce la faremo”. Bisogna dirlo e scriverlo con convinzione e con forza. Non cediamo, però, alle banalità e alle retoriche. I paesi, le periferie urbane, i centri storici avevano – adesso più che mai hanno e avranno – bisogno di politiche di rinascita e di rigenerazione. “Andrà tutto bene”, “Io resto in casa”, “Ce la faremo”, ma non diciamo, vi prego, “Tutto tornerà come prima”, dopo aver per anni inveito, con rabbia e indignazione, e a ragione, contro i responsabili del mondo di prima. Tornare al “prima” significherebbe tornare esattamente ai ritmi frenetici, alla mancanza di lavoro, al degrado, alle patologie, agli inquinamenti, al modello di sviluppo, alle ingiustizie sociali, alla distruzione della sanità pubblica, ai tagli indiscriminati alla ricerca, a tutte le negatività che hanno prodotto questo orrendo presente. Continua a leggere

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Ammentos. Archivio memorialistico della Sardegna: un’Arca delle Memorie

il centro in periferia  

74706442_2458353824491209_8561122963535953920_ndi Gavina Cherchi

All’origine di Ammentos. Archivio memorialistico della Sardegna c’è un interesse condiviso, da parte di un gruppo di studiosi, studenti, comuni cittadini, per la valorizzazione del ricchissimo patrimonio di diari, memorie, carteggi, archivi di famiglia, dell’Isola: una memoria sommersa fatta di scritture di gente comune, che narrano, a chi le sappia ascoltare, innumerevoli microstorie di vite “ordinarie”, oscurate dal cono d’ombra degli eventi straordinari registrati dalla macrostoria.

Una analoga convinzione ha dato vita, in Italia, intorno agli anni Ottanta del secolo scorso, all’ Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano, fondato nel 1984 dal giornalista e scrittore Saverio Tutino; all’Archivio della Scrittura Popolare di Trento; all’Archivio Ligure della Scrittura Popolare di Genova; e, in Spagna, all’ Archivo de Escrituras Cotidianas di Alcalá di Henares. Continua a leggere

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C’è speranza se questo è accaduto e accade

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Nella copertina un’opera dello scultore Roberto Puzzu

di Mariangela Sedda

Ittireddu è uno degli innumerevoli borghi italiani che rischiano di scomparire a causa dello spopolamento. È situato nel nord della Sardegna, in una regione bella fin dal nome: Logudoro. In verità Ittireddu, piccola Ittiri, anche nell’Angius-Casalis, Dizionario degli Stati del re di Sardegna finito di pubblicare a Torino nel 1856, è descritto come un piccolo villaggio e non tra i più prosperi in quella Sardegna ricca di miseri villaggi. Oggi il numero dei suoi abitanti è diminuito, è intorno ai cinquecento, rispetto agli anni settanta del Novecento in cui contava oltre duecento abitanti in più. A Ittireddu si è tenuto il 5 e 6 maggio 2019 il convegno Scritture popolari: una memoria sommersa. L’esperienza degli archivi nazionali e internazionali e la nascita di Ammentos. Continua a leggere

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Che cos’è il Genius (Loci)? Fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione in luoghi da ri-abitare

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Caffé Armungia

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di Ester Cois

L’occasione armungese

L’emblematica battuta del celebre film Amici Miei (Monicelli, 1975), parafrasata nel titolo, si presta efficacemente, per assonanza e per etimo, a innescare una riflessione sulle dinamiche che attraversano le culture dell’abitare in luoghi esposti a fenomeni di contrazione demografica ormai di lungo corso, a partire dalla disposizione aggregata delle comunità territoriali coinvolte – parzialmente definita dalle tendenze statistiche – e dalle inclinazioni individuali dei soggetti che le popolano, rispetto alla scelta di restare, partire, tornare, o persino arrivare. Continua a leggere

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SOMMARIO n. 42

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Salvador de Bahia e la festa di Yemanja (ph. Lisa Regina)

EDITORIALE; Linda Armano, «Life as education». Decolonizzare attraverso la scuola; Clarissa Arvizzigno*, Albe, nebbie, crepuscoli: la poetica delle quasi-cose in Giorgio Caproni; Rosario Atria*, Memoria coloniale e letteratura: l’eccidio Debre Libanos; Sebastiano Burgaretta, Una storia esemplare; Alfonso Campisi, Salvatore Almanza: ultimo pittore dell’École de Tunis; Valerio Cappozzo, «Trasumanar significar per verba… si porìa». Dante fra la tradizione poetica preislamica e il viaggio del profeta Maometto; Marcello Carlotti, Breve archeologia dei concetti di popolo e nazione;

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EDITORIALE

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Romeo Juliet disaster, Milano (ph. Stefano Pavesi)

Paese, storie, memorie, donne sono probabilmente alcune delle parole chiave che attraversano e connettono le diverse pagine di questo numero di Dialoghi Mediterranei, complesso mosaico di temi, di narrazioni e di riflessioni su aspetti e dinamiche culturali del nostro tempo. Il lettore che ne scorre il sommario potrà cogliere la speciale attenzione riservata alle storie di vita e alle scritture popolari nei contributi di non pochi autori. Continua a leggere

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«Life as education». Decolonizzare attraverso la scuola

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Canada, La vita come educazione e conoscenza indigena

di Linda Armano

«For fifty year I have studied anthropology; for forty years I have taught it. Yet the idea that anthropology is not just a subject to be taught and studied, but educational in its very constitution, has crept up on me only over the last decade or so» (Ingold, 2018: VIII).

Con queste parole Tim Ingold apre la prefazione del suo libro Anthropology and/as education, in cui, continua l’autore, i principi dell’antropologia sono anche principi educativi. Continua a leggere

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Albe, nebbie, crepuscoli: la poetica delle quasi-cose in Giorgio Caproni

 

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Monet, Nebbia sul Tamigi, 1903

di Clarissa Arvizzigno

Rileggendo Caproni in chiave neofenomenologica [1], si rimane come immersi nella palude delle atmosfere, attanagliati da quelle entità non discrete, vaghe ed indefinite che sono le quasi-cose, quasi-cose che ci afferrano, ci circondano e ci con-fondono impedendoci di analizzarle, di scomporle nelle loro unità minime, di rintracciare il perimetro del loro percorso. Esse, infatti, costituiscono sia gli agenti che i luoghi (i sentimenti spazializzati) che agiscono sul e nel soggetto-poeta che, di volta in volta, vi interagisce immergendosi nel loro spazio di estensione. Continua a leggere

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Memoria coloniale e letteratura: l’eccidio di Debre Libanos

 maxresdefaultdi Rosario M. Atria

 «Sembrava il rumore del tuono ma non c’erano nuvole. Sembravano le grandi piogge ma non cadeva acqua, cadeva sangue. I colpi non finivano mai. Sembravano pugni in faccia»[1]: con queste parole, nel penultimo capitolo di Quando le stelle caddero nel fiume (Edizioni Di Pagina, 2018), Paolo Comentale rievoca la memoria del massacro avvenuto a Debre Libanos, il più importante monastero d’Etiopia, sullo sfondo della guerra coloniale combattuta nel continente nero dall’Italia di Mussolini. Continua a leggere

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Una storia esemplare


1diploma-comunita-israelitica_page-0001di Sebastiano Burgaretta

Egregio Signore,

su segnalazione del Sig. Prof. Bruno Maestro di Trieste, il Comitato per le Celebrazioni del Decennale della Liberazione ha deciso di iscrivere il Suo nome fra quelli dei benemeriti che negli anni 1943/45, con grave rischio, soccorsero in varia guisa i nostri correligionari perseguitati. Mi compiaccio con la S. V. per tale doveroso riconoscimento, ed ho il gradito incarico di inviare accluso il relativo diploma.

            Per la Comunità Israelitica

                                                                                       Il Presidente

                                                                                  (Dott. Mario Stock) Continua a leggere

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Salvatore Almanza: ultimo pittore dell’École de Tunis

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Salvatore Almanza

di Alfonso Campisi

Sauveur (Salvatore) Almanza è nato a Mateur, in Tunisia, il 1 gennaio 1931, da un padre proveniente dall’isola di Pantelleria, in provincia di Trapani e da una madre di Camporeale, in provincia di Palermo. Si sono incontrati in Tunisia. Suo padre André, era un ferroviere come la maggior parte dei siciliani di Tunisia e obbligato a naturalizzarsi francese per mantenere il suo lavoro presso la compagnia ferroviaria di Tunisia, oggi “Société Nationale du Chemin de Fer de Tunisie”. Continua a leggere

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«Trasumanar significar per verba…si porìa». Dante fra la tradizione poetica preislamica e il viaggio del profeta Maometto

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Kamāl ud-Dīn Behzād, miniatura, 1487

di Valerio Cappozzo

Come poter esprimere l’inespresso? Con quale musicalità dar vigore a una nuova lingua? E ancora, come poter descrivere quello che c’è oltre la vita, il regno dell’eterno a cui ogni essere umano è destinato?

Dante, intorno ai diciotto anni, cercava una lingua più incisiva che con la realtà avesse in comune l’immediatezza, la trasparenza di forma e contenuto e che allo stesso momento conservasse diversi piani di lettura, stimolando il lettore con parole che potessero delineare la realtà al modo di un dipinto. Come un ritratto che raffigura la persona, pur non potendo mai essere fotograficamente esatto, considera il carattere del soggetto al di là della sua fisionomia. Continua a leggere

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Breve archeologia dei concetti di popolo e nazione

 

Malkovichdi Marcello Carlotti

 «Noi siamo come il narratore in terza persona di un romanzo. È lui che decide e racconta, ma nessuno può interpellarlo né mettere in dubbio quello che dice. Non ha nome e non è un personaggio, a differenza del narratore in prima persona; viene creduto e ci si fida di lui, quindi; si ignora perché sa quel che sa e perché omette quello che omette e perché tace quello che tace e come mai ha il potere di determinare il destino di tutte le sue creature, ma nonostante questo non lo si mette mai in discussione. È evidente che c’è, ma al tempo stesso non esiste, o viceversa, è evidente che esiste, ma al tempo stesso è introvabile». J. Marias – Berta Isla, 2017 Continua a leggere

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Il potere e la democrazia: categorie e dicotomie interpretative

copertinadi Augusto Cavadi

Può un libro di scienze umane essere rigoroso nella documentazione e nelle argomentazioni, ma anche gradevole (quasi sempre) alla lettura da parte di non addetti ai lavori? Il volume Chi ha inventato la democrazia? Modello paterno e modello fraterno del potere (Meltemi, Milano 2019), a firma dell’antropologo palermitano (trapiantato da decenni a Firenze) Alberto Cacopardo, costituisce una prova eloquente a favore dell’affermativa. L’autore parte da quella che B. Isakhan chiama «la storia canonica della democrazia»: Continua a leggere

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Mundus. Tra paesaggio, memoria e uomo

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Deserto Reza Abad, in Iran (ph. Ceccarini, Rezashateri)

di Gianluca Ceccarini, Nahid Rezashateri

L’uso di far dialogare all’interno dello stesso progetto immagini di repertorio, provenienti perlopiù dagli album personali di famiglia, con scatti originali, anche in stile reportage, è uno dei metodi sempre più spesso usati nella fotografia contemporanea. Il progetto Mundus che noi di Sarab Collective proponiamo in questo numero di Dialoghi Mediterranei è costruito proprio sul dialogo e l’interazione di diversi materiali, in particolare immagini di repertorio da album di famiglia, disegni infantili provenienti sempre da archivi famigliari e foto da noi scattate durante sopralluoghi sul campo. Continua a leggere

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Altre letterature, letterature altre

71-w9ngocal di Pietro Clemente

 Scritture in tumulto

Le mie ricerche sulle tradizioni popolari hanno spesso dovuto affrontare la questione delle scritture popolari come uno dei temi ricorrenti, ma non tanto per l’aspetto documentario – ovvio – di esse, bensì per la loro natura di ‘voci’ degli altri, espresse in un codice che di questi ‘altri’ non era proprio. Da sempre ho trovato nelle scritture popolari un aspetto espressivo, comunicativo ed estetico che si manifesta in modalità diverse da quelle della scrittura colta, letteraria, ufficiale, pubblica, professionale.  Continua a leggere

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Escriptura i identitat comunes. Conversa amb Pere Villalba i Varneda

foto-copertina di Vincenzo Maria Corseri [*]

Quan estem immersos en una època d’incertesa i desintegració cultural com la dels darrers anys, coneixem un estudiós com el català Pere Villaba i Varneda, un dels rars intellectuals capaços de retrocedir la història de la civilització europea i mediterrània amb una mirada unificada, és sens dubte una oportunitat preciosa per rellegir les arrels complexes de la nostra contemporaneïtat a través de la lent de les llengües i els codis filosòfics i culturals heretats dels segles passats. Continua a leggere

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Un assente sempre presente. Il padre come una patria

copertina-costa-001di Cinzia Costa

Ci sono delle letture appassionanti, intrecciate, ma allo stesso tempo magnetiche, al tal punto da rendere la lettura un esercizio di piacere e di svago. È così, in effetti, per la maggior parte dei romanzi che generalmente mi trovo a leggere per diletto nel mio tempo libero. C’è, però, un altro tipo di scrittura, e dunque di lettura, che, superando il livello del fascino accattivante del romanzo narrativo, costringe il lettore ad un livello di attenzione superiore, sfidandolo ad un gioco intellettuale che richiede uno sforzo non indifferente. È questo il caso di I domani di ieri [1] di Ali Bécheur, pubblicato nel 2017 in francese dalla casa editrice Éditions Elyzad di Tunisi e giunto in Italia nel 2019, con una traduzione di Giuseppe Giovanni Allegri [2] grazie a Francesco Brioschi Editore. Continua a leggere

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La felice stagione delle “Sicilie del vino”

 

copertina2-001di Salvatore Costanza

Storia del vino e, insieme, storia della Sicilia. Non solo, quindi, enologia ed economia (produzione e mercato), o anche memoria del malessere fillosserico di cui ha sofferto il vigneto tra Otto e Novecento. Ma storia degli uomini, che dal vino hanno saputo trarre risorse e splendori di civiltà borghese, nonché solide relazioni nel contesto delle egemonie politiche mediterranee.

Si capisce, dalla lettura del documentato studio di Rosario Lentini (Sicilie del vino nell’800, Palermo University Press 2019)), che la prospettiva scelta dall’autore è, appunto, quella del rapporto virtuoso tra grandi imprenditori del vino e storia di una Sicilia operosa, non certo l’Isola offesa, sequestrata e irredimibile della tradizione letteraria. E Lentini, per la verità, ha già portato, coi suoi studi di storia economica, riscontri oggettivi ex contrario a tali raffigurazioni. Continua a leggere

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La memoria del mare

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Incisione da Die Liparischen Inseln, dell’arciduca Ludwig  Salvator Asburgo d’Austria, Praga 1896

di Antonino Cusumano [*]

Nello studio delle culture dei popoli non è stato sufficientemente analizzato il ruolo che la pesca ha esercitato ed esercita presso le comunità costiere nella organizzazione delle forme sociali, nella strutturazione degli universi simbolici nonché nell’ordinamento delle norme e dei valori morali. Il dualismo città-campagna, entro il quale e attraverso il quale la ricerca storiografica più avvertita ha voluto inquadrare e spiegare il modello di sviluppo che si è imposto nell’economia del nostro Paese, ha lasciato inevitabilmente nell’ombra lo specifico contributo che a questo complessivo processo di trasformazione hanno recato i centri bagnati dal mare. Continua a leggere

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Tunisia: l’italiano in continuo movimento

locandinadi Diletta D’Ascia

Federico Fellini disse che «una lingua diversa è una diversa visione della vita», in effetti, ogni lingua codifica la parte di mondo che conosce, dunque, divulgare tale lingua significa anche non perdere le possibili chiavi di lettura e di informazione sul mondo che questa ci può offrire. Ogni lingua è un veicolo di rapporti sociali, di arte, di diplomazia, di affari, di identità; è uno dei più incisivi strumenti per preservare e sviluppare il nostro patrimonio materiale e immateriale. In quest’ottica, dunque, si può comprendere facilmente come ogni iniziativa, volta a promuovere la diffusione di una lingua, sia utile non solo per incoraggiare la diversità linguistica e l’educazione multilinguistica, ma anche per sviluppare una più piena consapevolezza delle tradizioni storiche e culturali di ogni popolo e, altresì, per ispirare la solidarietà basata sulla comprensione, la tolleranza e il dialogo. Continua a leggere

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Populismo e demologia

populismi_940-1di Fabio Dei

In nome del popolo

La tradizione italiana di studi antropologici si è caratterizzata per molti decenni, dal dopoguerra alla fine del Novecento, per una peculiare attenzione al tema della cultura popolare. Soprattutto per l’influenza di Gramsci e di De Martino, si è consolidato un campo di ricerca focalizzato sulle differenze culturali che demarcano le classi sociali subalterne da quelle egemoniche. Continua a leggere

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Appunti su un percorso analitico del presente: discutere la globalizzazione a scuola

copertinadi Valeria Dell’Orzo

«Può essere che i cambiamenti stiano avvenendo troppo velocemente [...]. O, forse, gli effetti collaterali del progresso sono semplicemente diventati troppo evidenti. Abbiamo a nostra disposizione storie chiare e didatticamente cristalline della nostra transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori, così come della rivoluzione industriale. [...] Non esiste, invece, alcuna storia simile che riguardi la società dell’informazione globale e dove si sta dirigendo» (Eriksen, 2017: 18). Continua a leggere

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Frammenti urbani. Stratificazioni religiose e risignificazioni storiche a Palermo

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Palermo, Giudecca, vicolo Meschita

di Maria Rosaria Di Giacinto

Sopravvivenze

Palermo, 2020. Attraversando le vie del centro storico in un andirivieni quotidiano fatto di passi sovrapposti, può capitare di imbattersi nell’insolito. Qualcosa di apparentemente inusuale, un frammento urbano, devia leggermente la traiettoria di chi cammina sovrapensiero. I nomi di alcune strade, agli angoli dei palazzi, esibiscono dei caratteri sconosciuti: targhe multilingue che destano curiosità e punti di domanda. Cosa resta di ciò che è stato? Quale significato dare al visibile di cui partecipiamo? Continua a leggere

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Dalla parte delle donne. Vita di una partigiana

di-giorgi-copertinadi Piero Di Giorgi

Leggere un libro che ti richiama alla memoria parte della tua vita giovanile è un fatto coinvolgente, ti attiva mondi vitali, passioni lontane, ideali incarnati nella prassi, entusiasmi ma anche sofferenze e delusioni vissute e, perché no, anche errori compiuti.

Quando la mia amica Minette Macioti mi ha parlato del progetto di fare un libro di testimonianze su Maria Michetti e mi ha proposto di contribuire con un mio ricordo personale, ho declinato l’invito perché pensavo di non sapere cosa scrivere, non avendo avuto un rapporto continuativo di frequentazioni con Maria. Continua a leggere

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Hend Ahmed, dall’Egitto a Bologna

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Bologna, Hend Ahmed, durante il laboratorio di cucina egiziana mentre prepara l’impasto per i Ta’ Amia, ovvero i falafel (ph.Fausto Amelii)

di Lella Di Marco

Sono fra le fondatrici dell’Associazione Annassim di Bologna – donne native e migranti delle due sponde del Mediterraneo, alla quale Hend nella conversazione che segue fa riferimento. Una associazione di volontariato di donne che per circa un ventennio ha agito sull’accoglienza con una pratica basata sulla relazione umana, sullo scambio dei saperi nonché sulla valorizzazione delle migranti, con le loro culture, le loro conoscenze non necessariamente accademiche ma inscritte nella genealogia femminile. Con atteggiamento laico abbiamo tralasciato, da sempre, tematiche come la religiosità e la sessualità, per non scatenare conflitti e divisioni. Consideriamo quello religioso un sentimento privato, da vivere in intimità o collettivamente in luoghi condivisi di culto. Continua a leggere

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Percorsi della memoria tra antropologia e storia: le Ausiliarie di Salò

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Le donne Ausiliarie di Salò

di Annalisa Di Nuzzo

Memoria storia identità

I momenti celebrativi di una memoria collettiva rendono tangibili i totem identitari, così come è accaduto nel corso degli ultimi decenni a seguito dell’istituzione del Giorno della memoria per l’Europa e le nazioni che la compongono. La questione ha a che fare con i rapporti tra storia, memoria, identità. Continua a leggere

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Il Corano e la lingua, l’inconscio e la soggettività

 

frontiere-psiche-villa-origine-negatadi Monica Felisetti

I titoli dei libri a volte sono oscuri, ermetici, enigmatici. Altre volte sono esplicativi ed efficacemente riassuntivi. Il testo di Angelo Villa L’origine negata. La soggettività e il Corano condensa nel titolo la molteplicità di tematiche che il saggio articola. Tre questioni, in particolare, si affacciano in tutta la loro complessità: quella dell’origine del Testo Sacro della religione islamica, quella della soggettività e quella del nesso fra le prime due. Un quarto elemento, tuttavia è rintracciabile nella filigrana del testo, leggendolo, per così dire, in controluce: è un tema sottile, che resta sullo sfondo ma che, una volta individuato, mostra la sua portata e il suo valore. Continua a leggere

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