SOMMARIO n. 44

 

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Siracusa, Teatro greco (ph. Gaetano Sabato)

EDITORIALE; Linda Armano, Accumulation of capital and privatization of federal duties, in North West Territories of Canada; Clarissa Arvizzigno*, Atmosfere “messe-in-scena”: per una rilettura de L’avventura e de La notte di Antonioni; Rosario M. Atria*, Bizzarrìe di Sicilia. Storie e figure; Giacomo Bonagiuso, Una storia semplice. Nel tempo di Andromeda come teatro; Antonino Buttitta, De Martino e la fine del mondo; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Foto di Licia Taverna

Ripartire, ripartenza. Sono le parole d’ordine che irrompono nelle nostre giornate appena rischiarate dalla fine del confinamento entro le pareti domestiche. E come tutte le parole d’ordine hanno un’eco un po’ sinistra, un timbro militaresco, un’enfatica ridondanza. Dopo “Andrà tutto bene” che era formula magico-propiziatoria il pressante invito a ‘ripartire’ muove corde emotive, sollecita orgogli patriottici, fa appello alle Frecce Tricolori per ricordarci di essere italiani. C’è sempre bisogno in questo Paese di farne memoria con il vecchio e consumato armamentario della retorica, con l’aria pucciniana di Nessun Dorma, con l’ostentato catalogo dei nostri presunti primati. Continua a leggere

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Accumulation of capital and privatization of federal duties, in North West Territories of Canada

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Ballen lands NWT, tundra landscape

di Linda Armano [*]

Canada has a long history of mineral extraction. Before the arrival of Europeans, indigenous people used copper from the Coppermine River to make tools and weapons. According to the Assembly of First Nations (AFN):

«The First Nations (…) were involved in mining development well before the Europeans arrived. In the Lake Superior area, the copper trade was already in existence 6,000 years ago. In the year 2,000 BC, Maritime First Nations inhabitants developed chert beds to make various objects, while silver in the Cobalt area was already being exploited 200 years before our time. Then came the Europeans and prospecting work began as early as 1583, near the location where Halifax now stands. The first mine developed by the Europeans was probably New Brunswick’s Great Lake coal mine in 1639» (Hipwell, et al. 2002: 2). Continua a leggere

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Atmosfere “messe-in-scena”: per una rilettura de L’avventura e de La notte di Antonioni

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da L’Avventura di Michelangelo Antonioni

di Clarissa Arvizzigno

Molto si è scritto sul cinema di Michelangelo Antonioni che può, a buon diritto, essere considerato uno dei padri dell’estetica del cinema del ‘900. Abbastanza si è discusso anche sui suoi lungometraggi che chiudono la stagione neorealista (si pensi a Il Grido, film che più di ogni altro in Antonioni rappresenta questo confine) e aprono alla stagione esistenzialista. Arrivati a questo punto dell’arte antonioniana, nei primissimi anni sessanta del ‘900, si parla di trilogia (L’avventura, La notte, L’eclisse) o tetralogia (se vi includiamo anche Il deserto rosso) dell’incomunicabilità di matrice esistenziale. Continua a leggere

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Bizzarrìe di Sicilia. Storie e figure

immagine-librodi Rosario M. Atria

«Si sa, i poli opposti si attraggono», avverte Antonino Cangemi in apertura del suo ultimo lavoro, Miseria e nobiltà in Sicilia, pubblicato nell’ottobre 2019 per i tipi di Ottavio Navarra nella collana «Officine», con singolare quanto riuscita scelta del sottotitolo, Vite di aristocratici eccentrici e poveri talentuosi: formula che cattura l’attenzione del lettore sin dalle soglie, invitandolo ad attraversare le 165 pagine del libro alla scoperta della portata ossimorica delle vicende raccontatevi. Continua a leggere

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Una storia semplice. Nel tempo di Andromeda come teatro

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Lorenzo Reina (ph. Filippo Tavormina)

Il compito attuale dell’arte è di introdurre caos nell’ordine.
Theodor L. W. Adorno

di Giacomo Bonagiuso

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«Sei il benvenuto, chiamami per nome, che qui, chiamiamo per nome e diamo del tu anche a Dio. Mio padre mi voleva pastore e ho passato la mia adolescenza tra pecore e cani e un solo libro. Scolpivo alabastri di notte, in una stalla accanto a quella dove riposavano altri pastori che sempre mi urlarono, tra le bestemmie, di andare a dormire. Continua a leggere

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De Martino e la fine del mondo

copertinadi Antonino Buttitta [*]

Chi ha conosciuto Ernesto De Martino sa che il primo a protestare per una paludata relazione sarebbe stato lui. Procederò in modo desultorio e paratattico, come si conviene quando si deve parlare non di un professore ma di un intellettuale. Ai professori si addice il rigore, agli intellettuali l’immaginazione. Un professore svolge un mestiere dignitoso e nobile: produce, come dice Einstein, discreta del conoscibile rispetto al continuum della realtà, impone il cosmos sul caos. Questo è il suo lavoro. L’impegno dell’intellettuale è del tutto opposto: suo compito è promuovere il caos. Continua a leggere

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Cronache attorno alla spazzatura a cavallo tra due secoli

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Tunisi, anziana barbecha (ph. Candiani)

di Rosy Candiani

Tunisi 2020, Ramadan di confinamento, due mesi di sospensione della vita reale in una bolla dove i suoni arrivano attutiti, i giorni si appiattiscono nella dimensione lineare del giorno prima e del giorno dopo. Tunisi è sempre stata una capitale, frenetica, sfaccettata in mille realtà sociali ed esistenziali, in differenze spesso macroscopiche ma coesistenti, direi armoniosamente, nel contenitore urbano.

Disparità che si manifestano, come epifanie minimali, nei gesti più banali della vita quotidiana, anche dei quartieri popolari: gli “affamati” compratori di un numero di baguettes spropositato per le reali esigenze e consumi, che finiscono per alimentare la montagna di sacchi di spazzatura negli angoli di raccolta, e la povertà dignitosa ma straziante di chi, i “barbécha”, a quegli stessi angoli, nei punti di raccolta della spazzatura, cerca la baguette avanzata, il mozzicone di sigaretta o, preda più ambita, le bottiglie di plastica vuote.  Pochi centesimi per una bottiglia fanno un’attività purtroppo ben diffusa, al calar del sole o al mattino presto. Continua a leggere

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Gli altri Partigiani, la Resistenza altra

copertinadi Simone Casalini

Le biografie sommerse, o subalterne come le definirebbero gli autori postcoloniali, possono aiutarci a ridisegnare alcuni profili della Storia, ad arricchire un paesaggio storiografico spesso piegato alla narrazione del potere (l’Occidente in primis), a insinuare una crepa nell’idea di un flusso omogeneo e immutabile di fatti e teorie in cui l’Altro non abita alcun luogo. Le biografie sommerse, ancora, ci restituiscono il senso di una molteplicità e di una differenza che incrina il racconto contemporaneo razzista e, se proprio non lo allontana, traccia l’itinerario di una nuova verità storica, e non solo. Perché, come scriveva Michel Foucault, «la verità non è mai il medesimo» e «non può esserci verità che nella forma dell’altro mondo e della vita altra». Continua a leggere

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Maltese Romantic poetry and the yearning for self-governance and independence

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Accademia letteraria di Malta (1920)

di Arnold Cassola [*]

The Maltese socio-political background in the 19th century

Maltese Literature written in the Maltese language is quite a young literature.  Apart from the 15th Century Cantilena and the 17th century Sonetto by Giovan Francesco Buonamico, one has to wait until practically the 19th century for Maltese writers to start writing in Maltese.  Basically, until this time, from 1530 onwards, Maltese writers had written the bulk of their work mainly in the Italian of Tuscany, even though Arabic (three Maltese poets writing in the 12th century at the Palermo court of Roger II), Latin (Giacomo Bondin,  with his Latin epigrams and  Luca D’Armenia’s 1565, O Melita Infelix) and Sicilian (one poem in Marcello Attardo de Vagnoli’s 17th century Canzoniere;  two poems in the 19th century newspaper Nafras u Colombo) had also been sporadically made use of by established Maltese writers (Cassola, 2000: 2-4; Cassola, 2011: 58). Continua a leggere

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Teologia e psicoanalisi. Invito al pensiero di Eugen Drewermann

5di Augusto Cavadi

Proprio in questi giorni (20 giugno 2020) Eugen Drewermann ha compiuto ottant’anni. L’ho incontrato solo una volta, per alcune ore, a Palermo nel 1996, ma i suoi libri – tradotti in molte lingue – hanno segnato come pochi altri la mia vita. A mo’ di regalo di compleanno vorrei dedicargli alcune pagine sia per farlo conoscere a chi (soprattutto per ragioni anagrafiche) non abbia mai letto nulla di lui sia – proprio in omaggio al suo spirito critico – per provare a formulare alcune ragioni di dissenso. Chi volesse andare oltre questi brevi cenni introduttivi potrebbe iniziare la conoscenza della sua grandiosa opera omnia dalla lunga conversazione con Jürgen Hoeren (cfr. Drewermann 2003). Continua a leggere

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Tirant lo Blanc e il Mediterraneo

tirante-el-blanco-version-de-joan-e-pel-joanot-martorell-d_nq_np_934960-mlm26960958693_032018-fdi Paolo Cherchi

Un cavaliere, reduce dalle giostre annuali bandite annualmente dal re d’Inghilterra, dove ha vinto tutti i diciotto duelli, e che imprevedibilmente cambia campo di battaglia entrando nel Mediterraneo, è decisamente un fatto singolare nella storia della cavalleria e della letteratura che la glorifica. E non solo: un cavaliere che entra in mare senza esperienza alcuna di navigazione e che in brevissimo tempo diventa un ammiraglio che restaura un impero in decadenza è un evento ancora più singolare che marca il nascere di un tipo nuovo di eroe e annuncia un’epoca nuova nel modo di scriverne la storia. Alludiamo ad un personaggio romanzesco della metà del Quattrocento il cui nome è Tirant lo Blanc, l’eroe eponimo del romanzo catalano scritto da Joanot Martorell. Continua a leggere

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Islam, veli, modernità. Note sulla liberazione di Silvia Romano

 

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Silvia Romano

di Giovanni Cordova

Silvia Romano è rientrata in Italia dopo 18 mesi di prigionia, l’ultima parte della quale trascorsa in mano ai gruppi di Al Shabaab, formazione somala legata alla galassia di Al-Qaeda. Com’è noto, la notizia della liberazione della cooperante è stata festeggiata da ampi segmenti della società civile italiana, che durante i mesi della prigionia avevano più volte incalzato le autorità e le istituzioni competenti – a partire dal governo – a proposito delle strategie di intelligence e cooperazione messe in piedi per liberare la giovane. Continua a leggere

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Una rivista per rammemorare il futuro

copertinadi Vincenzo Maria Corseri – Valentina Richichi

Abbiamo incontrato (con la nuova accezione in cui la pratica è intesa, dunque telematicamente e a distanza) uno dei fondatori e promotori della rivista “Nuova Busambra”, Santo Lombino, per farci raccontare questa breve ma intensa avventura editoriale condotta, negli anni 2012-2014, in un territorio della Sicilia che ha forti legami con la storia dell’intera Isola: la Rocca Busambra. Continua a leggere

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L’innocenza perduta. Razzismo e antirazzismo all’italiana

copertina-2di Cinzia Costa

Nell’ottobre del 2019 la casa editrice People [1], fondata da Giuseppe Civati, Stefano Catone e Francesco Foti, porta alle stampe E poi basta. Manifesto di una donna nera italiana, testo già arrivato oggi alla sua seconda ristampa. L’autrice, Espérance Hakuzwimana Ripanti, è una giovane bresciana (anche se attribuirle l’appartenenza ad una sola città italiana, una volta letto il libro, risulta decisamente riduttivo) afrodiscendente [2]. È con molta cautela [3] che uso le parole per presentare l’autrice, che ha scritto questo libro proprio al fine di sfuggire a qualsiasi tipo di definizione, precostituita e piatta, all’interno della quale giornalisti e media, ma anche gente comune, cercano da sempre di inquadrarla. Continua a leggere

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Dalle rivolte arabe alla Libia attuale: come è mutato il Mediterraneo

4-libia-politica-okdi Federico Costanza

A partire dalla fine del 2010 e l’inizio del 2011, le cosiddette “Primavere arabe” hanno, per diverse ragioni, sconvolto l’intera area mediterranea, determinando drammatiche crisi belliche e un radicale mutamento delle politiche estere di molti Stati. Immaginiamo che questo processo post-rivolte arabe abbia influito su almeno tre macro-questioni nell’area mediterranea: la dialettica interna all’islamismo politico e religioso, le strategie per il controllo delle risorse energetiche e l’evoluzione delle dinamiche migratorie. Continua a leggere

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Una Madonna di frontiera, tra la Sicilia e la Tunisia

coperinadi Antonino Cusumano

Quattro anni fa Dialoghi Mediterranei promosse un dibattito su “Monoteismi e dialogo” muovendo dall’ipotesi progettuale di costruire un luogo comune ai fedeli delle tre religioni, cristiana, ebraica e musulmana. Studiosi dalle diverse competenze si sono interrogati sulla possibilità, sull’opportunità, sull’utilità di realizzare questa costruzione, ragionando sul piano filosofico, antropologico e teologico sulle potenzialità e sui limiti di un dialogo tra fedi e tra fedeli, tra le diverse sacre scritture e tra le pratiche in uso nella quotidianità dei culti. La riflessione servì a certificare le insufficienze e le contraddizioni storiche del dialogo interreligioso, irretito nelle retoriche e nelle ambiguità di fondo dei discorsi politically correct. Ma è valsa anche a decostruire e restituire significati a parole come verità, valori, fede, convivenza. Continua a leggere

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«Nuba 2, gli appassionati della vita»: una produzione tunisina, un fenomeno sociale

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Home Page della serie televisiva Nuba 2

di Meriem Dhouib

Ogni anno nel mese di Ramadan (il mese di digiuno per tutti i musulmani del mondo) si offre al pubblico tunisino dopo il tramonto una serie di produzioni televisive, da quelle più religiose a quelle più trasgressive, da quelle più romantiche, mielose a quelle più storiche e realistiche. Perché in questo mese in particolare?  Perché la maggior parte dei tunisini guarda in massa dopo la rottura del digiuno quotidiano i canali pubblici e privati arabi per tante ore. Le grandi produzioni di piccolo schermo presentano pertanto i loro lavori nel mese di Ramadan. Continua a leggere

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Etica e movimento nella ricerca, nei luoghi e nei manufatti d’arte

copertina-001di Maria Rosaria Di Giacinto

Est-etiche

L’estetico, quale conoscenza sensibile in ambito artistico di tipo contemplativo, risulta essere un elemento di forte interesse per l’antropologia. Spesso percepito come dispositivo di distacco dall’ordinario, vede la sua origine nell’estro di uno, nel genio ibrido irripetibile della singolarità che lo crea, ma è nondimeno frutto di elementi contestuali, geografici e sociali. L’arte, in quanto forma culturale, infatti, è politica, ovvero intimamente invischiata nella rete di relazioni dei soggetti che a vario titolo ne prendono parte. Continua a leggere

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I media, la società della sorveglianza e il ruolo educativo della scuola

1579120222931_1579171312-jpg-la_scuola_e_di_classedi Piero Di Giorgi

Sin dalla seconda metà degli anni cinquanta, come ha messo in luce Ortega Y Gasset [1], si è avviato un processo di costruzione dell’uomo-massa, che castra le potenzialità creative del singolo e che negli ultimi decenni si è accentuato fino a prefigurare una società della sorveglianza. Continua a leggere

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Percorsi ed esperienze di un’antropologia “in stile italiano”

 

copertina-001di Laura Faranda

Si può ambire a una restituzione, se non esaustiva, rappresentativa di un volume di cinquecento pagine, nel quale l’autore mette a giorno risonanze e memorie, tracce e testimonianze di un impegno di studi e ricerche che si dispiega in quasi quaranta anni di vita? Sicuramente no, perché se è vero che il tempo lineare consente convenzionalmente di perimetrare le tappe di un individuo, di una stagione storica, di un susseguirsi di eventi, occasioni, incontri ed esperienze umane, non meno vero è che il tempo degli umani si dispiega spesso secondo itinerari non convenzionali, reclama una singolarità che sfugge a ogni paradigma unilineare. Continua a leggere

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C’è poco da ridere …

 copertinadi Mariano Fresta

Molto diffuso è il detto «Scherza coi fanti e lascia stare i santi», che non è rivolto soltanto a chi se la prende con le divinità quando inciampa in qualche difficoltà esistenziale; pur se il suo uso assume l’aspetto di un monito nei confronti di chi proferisce parole blasfeme, esso ha, infatti, un significato più ampio, perché traccia un confine netto tra il sacro ed il profano, due elementi che non possono venire accoppiati, se non antiteticamente, in nessun modo. In questo significato è usato nella Tosca di Puccini, nella scena in cui il pittore Cavaradossi paragona l’immagine sacra che sta dipingendo a quella delle sue amanti, meritandosi il rimprovero del sacrestano: «Scherza coi fanti e lascia stare i santi», appunto. Continua a leggere

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P. Natale Cardenas gesuita mazarese e le origini settecentesche del Festino di San Vito

 copertinadi Giovanni Isgrò

Non si può comprendere la straordinaria spettacolarità urbana che caratterizza la storia del Festino di San Vito a Mazara senza conoscere la passione religiosa e il talento artistico che distinsero la personalità del padre gesuita mazarese Natale Cardenas (1686-1754). A lui si deve l’ideazione e la realizzazione di un eccezionale evento in onore del Santo Patrono nella ricorrenza canonica della festa di metà giugno del 1728, ancor prima, cioè, che iniziasse la tradizione del Festino dell’ultima settimana di agosto, legata all’ingresso delle reliquie di San Vito a Mazara ad opera del Vescovo Giuseppe Stella nel 1743. Continua a leggere

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Origine mediterranea dell’arte tauromachica in Messico

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Corrida a Città del Messico durante il viceregno spagnolo

di Laura Isgrò

L’afición taurina in Messico iniziò a svilupparsi qualche decennio dopo la fondazione della Ciudad, che avvenne per opera di Hernán Cortés sulla polvere della capitale azteca Tenochtitlán il 13 agosto del 1521 [1]. Secondo lo spirito della politica ispanica, in tutta la Nueva España [2] doveva essere diffusa una cultura perfettamente modellata su quella di Madrid, centro del potere politico, economico, amministrativo e religioso dell’Impero. A Città del Messico fu impiantato un sistema burocratico, amministrativo e politico molto complesso al cui capo era il viceré affiancato dalla Corte, dal Municipio e dal Consiglio Ecclesiastico. Non mancavano collegi religiosi, un’università e numerose biblioteche. Continua a leggere

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Fischi d’amore, di gioco, di festa

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Caltagirone, coll. Privitera (ph. Privitera)

di Luigi Lombardo

Non so se è esistito, esiste o esisterà mai un antropologo – o, più precisamente, un demoetnoantropologo – che non ami tuffarsi nel bosco delle cose [1], degli oggetti, della loro fisicità. Non è esistito, né esisterà mai. Ma gli oggetti di cui tratta l’antropologo sono veramente tali? Il loro statuto è davvero quello della mera fisicità, della semplice datità. No! lo sappiamo. Gli oggetti di cui si occupa la scienza demologica sono altro da sé, hanno certo una funzione d’uso, ma a questa funzione si associa, quasi sempre, un significato simbolico: diventano segni. Continua a leggere

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Per una rilettura del mito di Ulisse

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Ulisse, Museo archeologico di Sperlonga

di Maria Immacolata Macioti

Vorrei trattare qui di un unico viaggio di ritorno, un caso scelto come emblematico rispetto ai difficili viaggi di rientro in patria, nel luogo di origine. Partirò quindi dal mitico rientro all’isola natìa dell’eroe greco Odisseo, divenuto poi Ulisse nella trasmigrazione di questo corpus di storie leggendarie a Roma. Molto noto, questo viaggio, grazie all’Iliade per quanto riguarda i tempi precedenti, grazie all’Odissea con riguardo proprio a questo avventuroso percorso verso l’isola di Itaca di quello che è ormai un noto eroe greco. Da allora ad oggi, inoltre, il suo viaggio di ritorno è stato notoriamente, ampiamente rivisitato. Anche da importanti nomi della letteratura, come Joyce. Continua a leggere

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Dall’egemonia all’ideologia: riflessioni su populismi europei e modelli democratici

gramscidi Nicola Martellozzo

«Eppure, per colui che crede, le apparenze sono salve» (Watzlawick 1989: 175)

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 “Populista” è stato per lungo tempo uno di quegli aggettivi che nessun partito amava ricevere, tanto meno rivendicare. L’effimero Fronte dell’Uomo Qualunque fu probabilmente l’unica forza politica della Prima Repubblica con tratti realmente populisti, e non solo come etichetta negativa attribuita dall’esterno. Continua a leggere

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Yusuf Huwayyik, il decano della scultura libanese

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Autoritratto di Yusuf Huwayyik

di Francesco Medici [*]

La prima scuola d’arte fondata in Libano fu l’Académie Libanaise des Beaux-Arts, inaugurata a Beirut nel 1937, cui fece seguito una ventina d’anni più tardi l’istituzione da parte dell’American University of Beirut (AUB) del Dipartimento di Belle Arti e di Storia dell’Arte. Negli anni Cinquanta e Sessanta sorsero invece le prime gallerie che fecero finalmente conoscere al Paese le opere degli artisti locali. Ma se i più giovani tra loro ebbero la possibilità di formarsi in patria, coloro che li avevano preceduti, generalmente provenienti da agiate famiglie cristiane, non poterono che guardare alle accademie europee per poter affinare il proprio talento e acquisire una maggiore padronanza degli stili e delle tecniche espressive. Continua a leggere

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Paolo Fabbri, l’arte del tramandare

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Paolo Fabbri (ph. Dario Mangano)

di Tiziana Migliore

Grandi studiosi scomparsi di recente, da Umberto Eco a Michel Serres, da Tzvetan Todorov a Remo Bodei, da Marcel Detienne a Zygmunt Bauman, sono stati intellettuali raffinatissimi e anche ottimi maestri. Ma in ambito gnoseologico e pedagogico il ruolo svolto da Paolo Fabbri in cinquant’anni di attività teorica ed empirica va oltre. Continua a leggere

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Por un proceso significante del Patrimonio Cultural. Entre Cultura y Etica

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Korea, Yangyang, Osaek-ri, Buddisth Temple (ph. Niglio, 2019)

di Olimpia Niglio [*]

Introducción

Muchos hombres nunca han habitado realmente el mundo, porque sólo han experimentado las descripciones de este mundo. Sin embargo, estas narraciones, incluso en su más veraz objetividad, son ajenas a los que están alojados en el planeta y a menudo promueven la incapacidad de cuestionar quiénes somos y dónde estamos. La consecuencia ha sido la descentralización del universo y por lo tanto de la realidad. Continua a leggere

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Il siciliano è una lingua o un dialetto? Riflessioni utili su una domanda inutile

33234536-_uy2116_ss2116_di Giuseppe Paternostro – Roberto Sottile

La giusta attenzione che negli ultimi anni è stata dedicata alle varietà locali (dialetti, minoranze linguistiche) è da connettere alla positiva attenzione che oggi si registra nella società contemporanea nei confronti delle “diversità” e delle “alterità”.  La “valorizzazione” del dialetto e dei dialetti, d’altra parte, va letta in rapporto al loro “sdoganamento” (Sobrero 2003): il nuovo assetto sociolinguistico che si è determinato verso la fine del secolo scorso (cioè la conquista della lingua nazionale da parte di quasi tutti gli italiani) ha fatto sì che il dialetto non venisse più percepito come stigma di condizioni sociali subalterne, come simbolo di arretratezza culturale o di (semi)analfabetismo e come ostacolo alla promozione sociale e al successo scolastico. Continua a leggere

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Libertà religiosa: dalle aperture della Costituzione alle questioni ancora aperte

copdi Franco Pittau

La definizione costituzionale

La Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, ha introdotto previsioni di tenore altamente garantista in materia di libertà religiosa:

  • il principio di non discriminazione su base religiosa (art. 3);
  • l’indipendenza e la sovranità, ciascuno nel proprio ordine, dello Stato e della Chiesa cattolica, con la regolamentazione dei reciproci rapporti tramite i Patti Lateranensi (art. 7);
  • l’uguaglianza di tutte le confessioni religiose di fronte alla legge e il loro diritto di organizzarsi secondo i propri statuti e di regolare i rapporti con lo Stato con apposite Intese (art. 8); Continua a leggere
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Lo statuto e le funzioni della semiotica nella filosofia di John Locke

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John Locke

di Alessandro Prato

Nel corso del suo lungo lavoro scientifico Locke (1632-1704) si è dedicato a campi di ricerca molto diversi, dall’etica alla pedagogia, dalla filosofia politica alla filosofia della religione. L’Essay Concerning Human Understanding è considerata la sua opera fondamentale, la prima edizione risale al 1690, successivamente Locke ha continuato a rielaborare il testo fino alla morte; l’edizione definitiva è stata pubblicata nel 1706. Il volume è stato messo all’Indice nel 1734. L’opera è suddivisa in quattro libri: il primo è dedicato alla confutazione dell’innatismo, il secondo presenta l’indagine sulla formazione delle idee, il terzo tende a dimostrare il ruolo essenziale del linguaggio nella costruzione della scienza naturale e della morale e il quarto libro infine analizza il problema della conoscenza non più dal punto di vista della sua struttura, ma da quello della sua validità. Continua a leggere

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Il posto giusto. Dialogo sull’afrofobia

 

copertinadi Lisa Regina Nicoli

Usa, 25 maggio. Nel frammento video un po’ sgranato, George Floyd [1] è sdraiato sull’asfalto, si intravede il torace nudo mentre il resto del corpo è nascosto da una macchina. Il poliziotto tiene una mano in tasca e il ginocchio appoggiato sulla nuca dell’afro-americano. Che non respira.

L’immagine di Floyd mentre muore rimarrà una marca indelebile agli occhi della storia, non perché sia stata la più cruenta e nemmeno la più crudele, ma perché nei giorni successivi all’assassinio è emerso nitidamente che alcuni meccanismi sociali stavano bruscamente invertendo il senso di marcia. Continua a leggere

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Se la fede è fiducia nella possibilità che il mondo abbia un senso

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Michelangelo, Il Giudizio universale, Cappella Sistina, part.

di Elio Rindone

«Se i buoi < e i cavalli > e i leoni avessero le mani o potessero disegnare con le mani e compiere opere come quelle che gli uomini compiono, i cavalli simili ai cavalli, e i buoi simili ai buoi dipingerebbero figure di dèi e plasmerebbero corpi come quelli che hanno ciascuno di loro» (Fr. 13).

Duemilacinquecento anni fa Senofane di Colofone contestava con queste parole la religiosità di tipo antropomorfico del suo tempo, ma forse le sue critiche sono valide anche nei confronti della religione cristiana, che ha plasmato le idee e i sentimenti degli europei negli ultimi due millenni. Chi volesse averne una prova, non dovrebbe far altro che osservare ciò che sta accadendo oggi in seguito al diffondersi del coronavirus. Continua a leggere

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Rileggendo Emily Fogg Meade e il caso dei siciliani di Hammonton

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Emily Fogg Meade con la figlia Margaret

di Marcello Sajia  [*]

La Meade più famosa è sicuramente Margaret Meade. Molto prima che tuttavia questa lo diventasse, sua madre, Emily Fogg Meade era divenuta familiare alla popolazione di Hammonton, New Jersey, per aver lì condotto, nel 1907, uno studio relativo all’immigrazione italiana. Pioniera della sociologia, e militante contro le ingiustizie sociali [1], Emily Fogg Meade aveva avuto l’incarico di tale indagine dal Ministero del Lavoro degli Stati Uniti – U. S. Department of Labor – ed aveva consegnato un rapporto dal titolo: “Gli Italiani sulla Nostra Terra: uno studio sull’immigrazione”. Continua a leggere

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Siciliani d’America. Gli Ibbisoti nel New Jersey

20200625120325521_0001di Mario Sarica [*]

Un’esemplare storia di riscatto sociale ed emancipazione individuale nel segno della “terra riconquistata” oltre Oceano. È quella degli ibbisoti che, a partire dall’indomani dell’Unità d’Italia, a causa dei devastanti effetti collaterali prodotti dal nuovo predatorio e parassitario assetto statuale nei confronti dell’Isola, sfuggono disperati dalla povertà esistenziale-rurale della campagna messinese, diffusa e insostenibile anche in molte altre parti della Sicilia, per cercare fortuna nel nuovo Mondo.

Una sfida difficile, quasi impossibile, che gli ibbisoti, grazie al loro carattere ostinato e fiero, e soprattutto alla fedeltà ai valori di vita e di lavoro contadino ereditati dai loro padri, riescono a vincere nello svolgersi di due generazioni, ovvero in quel trentennio finale dell’Ottocento, che traghetta all’epifanico e, poi, come sappiamo, sconvolgente Novecento che tutto riscrive. Continua a leggere

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Cosa vuol dire “forma”? Tra cinema e letteratura: lo spirito del luogo in Pasolini

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Autoritratti, da I disegni di Pasolini, 1941-75, a cura di Zigaina, Scheiwiller Milano 1978

di Flavia Schiavo

La città – luogo scandito da numerosi ritmi – può esser intesa come un’impronta. Traccia da interpretare in cui i segni umani: i corpi, i flussi, i transiti, le interrelazioni, gli eventi e i segni apparentemente non-umani, gli oggetti, gli artefatti, si fondono, comunicano e si fronteggiano in un rapporto molteplice, reciproco. «Le città» dice Augé (2004) «hanno un rapporto particolare con la storia. (…) L’architettura segue la storia come un’ombra» e «i luoghi del potere si spostano secondo le evoluzioni e le rivoluzioni interne».

Captare i nessi sociali, catturare e restituire il senso di tali rapporti, fisici e simbolici, al fine di predisporre azioni di governo territoriale, è pratica non facile, per i limiti endogeni dei linguaggi di rappresentazione e perché ciò che è fluido, instabile e immateriale (non-visibile) è inafferrabile e complesso da raffigurare. Continua a leggere

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Un’esperienza della diaspora marocchina a Bologna

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Gruppo dei cooperanti e delle donne del villaggio (ph. Sopraponti)

di Antonella Selva

Sopra i Ponti, soggetto politico tra Bologna e il Marocco

Il 15 luglio 2020 saranno 25 anni dalla fondazione di Sopra i ponti, storica associazione bolognese della diaspora marocchina. È nata nel 1995 dalla collaborazione di un gruppo di “ospiti” (venivano chiamato così) marocchini di un Centro di prima accoglienza comunale per lavoratori migranti e un gruppo di cittadini “bianchi” con una storia di attivismo politico nelle file della nuova sinistra. Il Centro in questione, in via della Cooperazione 2, consistente in una ventina di container da cantiere che ospitavano oltre cento uomini, faceva parte del piano comunale di prima accoglienza (che però non vide mai la seconda e fu abbandonato 13 anni dopo). Continua a leggere

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L’antropologia come pratica riflessiva o riflessione pratica

copertinadi Cristina Siddiolo

A che serve l’antropologia se non a dialogare con il mondo? Cosa studiano gli antropologi che non sia riconducibile alla complessa realtà degli uomini? Degli uomini in obiecto e degli uomini in intellectu. Se non è applicata alla conoscenza del mondo e dei suoi mutamenti l’antropologia semplicemente non è.  Ulf  Hannerz, nel descrivere in Il mondo dell’antropologia (2012) le dinamiche interne alla disciplina, si pone in fondo queste domande, si interroga sul ruolo oggi dell’antropologia che meglio di ogni altra scienza «può aiutarci a capire – e a interpretare – un mondo globale dove i mondi locali rifiutano tenacemente la sottomissione». Continua a leggere

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Il mondo e il suo discorso. Problematizzare le prospettive

cosmosdi Giuseppe Sorce

Chi ha fatto il mondo? I marinai che l’hanno scoperto, i pensatori che l’hanno misurato, i narratori che l’hanno raccontato? In che misura il calcolo di una distanza, una mappa oppure un viaggio ci dicono del mondo? Perché è di questo che si tratta, qualsiasi atto umano viene strutturato sulla base di narrazioni.[1] Le storie animano e condizionano il modo in cui percepiamo l’esterno e l’interno, il mondo fuori di noi e il mondo dentro di noi. Ma qui non ci si vuole occupare di fenomenologia né di psicanalisi bensì si vuole porre un accento a quanto può essere determinante proprio oggi problematizzare le narrazioni del mondo. Ci basta un’istante a noi degli albori del ventunesimo secolo, per visualizzare il mondo, il mondo in quanto globo, il mondo in quanto pianeta Terra. Continua a leggere

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Nella cassetta degli attrezzi dell’antropologo

coperta di Orietta Sorgi

Una lettura attenta del Ramo d’Oro di Frazer e di altre opere dell’antropologia del Novecento, solleva alcune questioni centrali circa il ruolo della disciplina a partire dalla sua stessa fondazione fino alla contemporaneità, nell’attuale scenario globalizzato. È possibile infatti e in che misura sostenere la restituzione di una conoscenza oggettiva dell’alterità? E in che modo le grandi generalizzazioni positivistiche basate sull’uso della comparazione possono risultare ancora valide? Esiste uno schema universale della mente umana entro cui collocare credenze e comportamenti rinvenuti dal ricercatore quali tracce residuali di stadi e livelli spazio-temporali di un unico processo evolutivo? Continua a leggere

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La prostituzione del corpo e la criminalizzazione della donna

 

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Van Googh, La ragazza di Gallien (1910)

di Laura Sugamele

La questione

Il termine prostituzione deriva dal latino prostitùere (“mettere in vendita”). La sua origine è molto antica, tanto che una delle forme più conosciute nel mondo antico era quella “sacra”. Tale pratica rituale era prevalentemente diffusa nelle società orientali, tra cui quella babilonese, fenicia e assira (Prati, Pietrantoni 2010: 222). In Grecia e nella Roma antica, la prostituzione prevedeva il pagamento obbligatorio di una tassa per i clienti e i relativi controlli sanitari. Con la religione cristiana la prostituzione viene invece identificata con l’impossibilità della redenzione e il peccato. Continua a leggere

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Le diatribe social e il teatro del degrado

 c0896587e3b92673271dc3aa719234d5_mgzoomdi Riccardo Talamo

La mia generazione ha un trucco buono: critica tutti per non criticar nessuno (Baby fiducia, M. Agnelli, 1999).

Non ne volevo parlare. L’ennesima disamina social come limbo nel quale scivolare con facilità e sicumera. Poi i fatti di cronaca, la liberazione di Silvia Romano su tutti, hanno smosso qualcosa, una riflessione sul profondo degrado comunicativo e divulgativo come pericolosa deriva da riconoscere immediatamente. Continua a leggere

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Dormire nella casa di Dio. Esperienze di incubatio in contesti festivi meridionali

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Riace, Festa dei Santi Martiri Medici Cosma e Damiano (ph. Attilio Russo)

di Sergio Todesco

«Se le porte della percezione fossero spalancate, ogni cosa apparirebbe come essa in realtà è, infinita» (William Blake, The Marriage of Heaven and Hell)

Il sogno è stato da sempre visto come una delle modalità attraverso cui sperimentare un ampliamento dei canali percettivi. I sogni attingono infatti al coacervo indigesto delle storie e delle esperienze umane, per consentire a chi li fa di gettare scandagli (cauti e confusi, ma preziosi) sul contenuto di tale calderone esistenziale, collettore di tutti i vissuti, materiali e immateriali, dell’animale uomo. Senonché, nel corso della lunga avventura umana si è spesso ritenuto che a rendere possibile e fruttuosa l’esperienza onirica fosse necessario l’apporto di una presenza altra, che in-abitando il sognante gli agevolasse la decrittazione dell’esperienza stessa. Continua a leggere

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Appunti di ecologia e di ecocritica. Elementi di difesa contro la crisi ambientale

 

copertinadi Vittorio Valentino

La nozione di ecologia deriva da una costruzione semantica, in quanto è l’unione di due termini, oikos (casa) e logos (discorso/studio), ed è propriamente definibile come la scienza che studia le connessioni tra gli organismi viventi e l’ambiente circostante. Studiare ecologia significa muoversi all’interno di un pensiero sistemico relazionale, che prende in considerazione la sfera di interazione con il nostro ambiente e con l’altro. In Verso un’ecologia della mente (1977), Gregory Bateson compie un’importante sintesi delle connessioni tra vivente e ambiente attraverso il concetto di ‘mente ecologica’, cioè di mente interconnessa tra le sue parti in simbiosi tra loro, proprio come l’ambiente, in cui «nulla è comprensibile al di fuori della relazione». Continua a leggere

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In memoria di Lina Ben Mhenni

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Lina Ben Mhenni al Caffé del Teatro per un incontro tra i blogger

di Emanuele Venezia

Il 27 gennaio scorso la giovane attivista tunisina Lina Ben Mhenni ci ha lasciati a causa di una malattia autoimmune di cui soffriva fin dall’infanzia. Considerata dalla stampa internazionale, la più influente “blogger” e “cyberattivista” tunisina, definizioni fatte proprie da Lina stessa (vedi il titolo del suo libro Tunisian Girl: Blogueuse pour un printemps arabe. Ceux qui marchent contre le vent), la sua attività ci mostra qualcosa di più che un semplice para attivismo virtuale.

Infatti oltre all’aspetto dell’utilizzo intelligente del blog “A Tunisian Girl” che l’ha resa celebre in Tunisia e nel mondo, nei giorni caldi della rivolta popolare contro il regime di Ben Ali, Lina Ben Mhenni prediligeva il “lavoro sul campo”, sempre alla ricerca della verità e impegnata nella denuncia puntuale di ogni ingiustizia. Continua a leggere

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Inascoltati i Padri sinodali

copertinadi Marcello Vigli

Perché emergesse la tensione da tempo latente all’interno della Conferenza episcopale italiana nel suo rapporto con il governo, è stato necessario che questo escludesse la possibilità di una ripresa della celebrazione di messe con la presenza di fedeli nel provvedimento varato per il contenimento dell’epidemia. Continua a leggere

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Pasolini tra incanto e disincanto

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 Nella musica abbiamo le vere parole della poesia

Pier Paolo Pasolini

La letteratura critica sull’opera pasoliniana è vastissima ma non sempre di grande qualità. Su Pasolini è stato scritto davvero tanto ma, spesso, in modo ripetitivo e superficiale. Pochi sono riusciti ad entrare nel cuore del suo pensiero. Gli stereotipi e i pregiudizi hanno avuto tante volte la meglio sullo studio serio ed attento di uno dei più complessi e problematici autori del 900.  Guido Santato [1], attraverso l’esemplare analisi testuale della sua immensa opera, è stato uno dei primi a liberare Pasolini dalla presenza ingombrante del suo personaggio (costruito ad arte anche dai suoi numerosi denigratori) che, più di una volta, ha finito per oscurare il valore reale dell’uomo e della sua opera. Continua a leggere

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Ascoltare il silenzio. Nei piccoli paesi la marginalità rimane

 

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Giulio Giorello

il centro in periferia

di Pietro Clemente

Piangere i morti

Mi colpisce molto la morte di Giulio Giorello perché è una voce dentro di me piena di risonanze. È uno degli oltre 35.000 morti italiani di Covid 19 che, dopo essere sopravvissuto e ritornato a casa (questo rende più dolorosa l’emozione e più ultima), ha raccontato la sua storia e la sua testimonianza di revenant dal mondo infero, dando così anche a tutti gli altri morti immaginabilità, rappresentanza e parola. Aveva tre anni meno di me. Era consapevole della veloce fine dopo il suo ritorno a casa. Un Primo Levi con meno tempo per raccontare, ma con la forza e il senso del dovere di farlo. Continua a leggere

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#distanziati

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Foto Morandini

il centro in periferia

di Stefano Morandini

Vorrei raccontare la mia quarantena che è iniziata come insegnante a fine febbraio con il non ritorno a scuola dopo le vacanze di carnevale e pochi giorni dopo come ricercatore del progetto “National Borders and Social boundaries in Europe: the case of Friuli” del Graduate Institute di Ginevra [1]. Da sei anni insegno in una scuola superiore di Tolmezzo, il capoluogo della Carnia, la regione alpina del Friuli-Venezia Giulia, e questo mi permette, attraverso i ragazzi, delle forti connessioni con il territorio. Continua a leggere

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L’Associazione Sherwood, la montagna, l’autogestione, la libertà

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il centro in periferia

di Michela Zucca

L’associazione Sherwood è stata fondata nel gennaio 2016. Il nome è evocativo di due idee fondamentali: foresta, nella sua accezione arcaica di fores, fuori, alieno, estraneo, contrapposto rispetto all’urbs ovvero alla città e a tutto ciò che è civile: fuori legge. E poi briganti, popolazioni native del territorio che decidono di autogestirsi e di prodursi da sole ciò che gli necessita, sia materialmente che culturalmente, portatori di una civiltà ‘altra’. L’intento è unire due (o più) sistemi di interpretazione del mondo e di lavorare. Modelli che fino ad ora raramente hanno cooperato, anzi spesso nella cultura mainstreaming sono stati in conflitto. Continua a leggere

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La natura (non) è “fuori”

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Oltrepo pavese (ph. Van Aken)

di Mauro Van Aken

Il lockdown, il distanziamento “sociale” (ma che giusta traduzione da social distancing vorrebbe distanziamento “fisico”) e la vita sociale nella pandemia covid19 sono state la prima esperienza traumatica e collettiva dell’Antropocene, non sul pianeta, ma qui “a casa nostra”: lo scandalo è che abbia colpito anche e soprattutto, attraverso i gangli e le reti dell’economia globale, i centri della modernità neoliberale. Continua a leggere

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Confini. Fare museo al tempo del Coronavirus

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Museo Regionale dell’emigrazione piemontese

il centro in periferia

di Carlotta Colombatto

Le postazioni svuotate, le porte chiuse e l’interruzione delle chiacchiere allegre con i visitatori. Il telefono muto, i laboratori didattici rimandati, il silenzio delle voci dei collaboratori nelle sale. Il Museo Regionale dell’Emigrazione, come tutti i musei italiani, durante i mesi di quarantena ha chiuso al pubblico. L’emergenza sanitaria legata alla pandemia da Coronavirus e i conseguenti provvedimenti governativi ci hanno costretto a rivedere scadenze, attività, anche luogo di lavoro. Continua a leggere

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Nell’Isola del silenzio o quasi

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Isola Dovarese durante la quarantena (ph. Eugenio Carasi)

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di Luciano Sassi

Qui ad Isola Dovarese, paese di 1100 abitanti nella media provincia Cremonese, al confine con le province di Mantova e Brescia, la chiusura di qualsiasi attività è iniziata a fine febbraio. Non c’è stato bisogno di un vero e proprio ordine prefettizio o comunale, le attività salvo quelle agricole, si sono fermate abbastanza rapidamente e quando l’ordine è venuto dall’alto tutto era in già da una settimana in fase di rallentamento se non di chiusura totale.

Il paese si è fatto strano, il primo effetto oltre il silenzio esagerato, quasi che neanche gli uccelli avessero voglia di cinguettare, è stato il silenzio delle campane. Qui abbiamo un parroco che scampana volentieri a lungo in qualsiasi occasione gli sia consentito e la sospensione delle celebrazioni religiose ha zittito questa sonora attività, presente come scansione della quotidianità. Sembrava, guardando fuori dalla finestra, di vivere in quegli assolati villaggi messicani rappresentati nei film western dove solo un cane magro si aggira annoiato. Continua a leggere

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All’improvviso, la montagna ritrovata

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Berceto (ph. Maria Molinari)

 

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di Maria Molinari

Per noi che viviamo in montagna, il periodo di quarantena pare che stia portando un nuovo vento quassù. Un vento che corre dal basso, prepotente e speranzoso, che sale verso l’alto correndo forte e chiedendo risposte che forse la montagna non saprà dare. Forse non farà in tempo a dare quelle giuste. Continua a leggere

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Uomini e animali

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Lupi nell’Appennino pistoiese

il centro in periferia

di Claudio Rosati [*]

Gli uccelli in città sono uno dei segnali che ci vengono dalla nostra socialità modificata dal Covid19. Gorgheggiano sul tetto della terrazza come mai avevo ascoltato. Sono più efficaci di una conferenza sui guasti dell’antropocene. Leggo che a Milano in un giardino corrono le lepri, che a Venezia nei canali dalle acque chiare si vedono i pesci e che un orso è salito sulla terrazza di una casa in un paese tra Trento e Rovereto. Nello spazio urbanizzato, di colpo silenzioso, la natura si riprende ora, per quanto possibile, quello che le abbiamo sottratto.    Continua a leggere

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Giorni di quarantena, tra campagna e boschi

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Foto Monica Tozzi

il centro in periferia

di Monica Tozzi e Andrea Fantacci

Sono ormai molti anni che ho l’abitudine di tenere un diario, quasi quotidiano, ho cominciato quarant’anni fa con i carnet di viaggio, quando viaggiavamo anche lontano: India, Spagna, Jugoslavia, persino una puntata a Boston. Poi da quando nella mia pancia cresceva Camilla, trenta e passa anni fa, ho documentato per iscritto la quotidianità, le mie giornate da casalinga studiata.  Anche in questi strani giorni, mesi, ho continuato, quando ho iniziato a capire che la cosa si complicava, non ho saltato un giorno. Devo dire che rileggendo a ritroso, mi sono anche stupita di quanto non avessi capito come la storia si stava complicando. Che buffo e triste, noi umani messi in scacco da un nano essere inanimato in grado di farci patire e in troppi casi di portarci alla morte. Continua a leggere

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Monticchiello, il teatro e il Covid

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Monticchiello

il centro in periferia

di Fabio Rossi – Gianpiero Giglioni

Da tanti anni oramai percorro questa strada che dalle pendici del Monte Amiata mi porta ogni giorno a lavorare a Monticchiello, alla Cooperativa di Comunità del Teatro Povero. Scendo lungo il crinale del monte e mi tuffo nella Val d’Orcia e il mio pensiero più ricorrente è come il tempo della natura e quello degli uomini, a causa del COVID, abbiano interrotto il loro complesso parallelismo. Continua a leggere

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Notizie dal fronte dei piccoli centri in tempo di Covid 19

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Principina Terra, panoramica con chiesa (ph. Nardini)

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di Paolo Nardini

Principina Terra è una piccola frazione del Comune di Grosseto, posta circa a metà strada, sulla strada delle Collacchie, fra il capoluogo e il mare. Il suffisso “Terra” la distingue dalla più nota località turistica balneare di Principina a Mare. Il nome “Principina” ha origine dal fatto che una ampia parte della pineta costiera in prossimità dell’ultimo tratto del fiume Ombrone, sulla riva destra, era la dote di una principessa della numerosa famiglia Corsini di Firenze, intorno al XVIII secolo. L’area fu acquistata dalla famiglia Ponticelli di Matteraja, pastori provenienti dal Casentino, che attraverso unioni matrimoniali accorparono altri terreni di proprietà dei Pallini e dei Pierini. Continua a leggere

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La lavanda, l’orso Mario e gli amici del ‘71. Notizie da Collelongo

 

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Murales, trompe-l’oeil di Fabio Rieti

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di Omerita Ranalli

Non si arriva per caso a Collelongo: c’è un’unica strada che porta in paese, la Strada Provinciale 125 della Vallelonga. La stessa strada prosegue fino a raggiungere il comune di Villavallelonga, a quattro chilometri di distanza, per poi finire nei boschi, tra le faggete vetuste del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio, Molise (PNALM) da poco inserite tra i siti della World Heritage List dell’UNESCO e dunque entrate a far parte del patrimonio mondiale dell’umanità [1] (pur nel silenzio quasi totale delle istituzioni locali e regionali). Continua a leggere

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Lockdown. Note etnografiche nelle aree del Materano

 

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Grassano, settembre 2019 (ph. Marina Berardi)

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di Marina Berardi

Il presente contributo è una riflessione preliminare, uno sguardo a quanto accaduto nei mesi che, dallo scorso marzo, sono stati segnati dalla diffusione pandemica della Covid-19, in una specifica area, Grassano (piccolo comune del Materano), durante una ricerca etnografica che non poteva prevedere quanto sarebbe accaduto e dal quale non può prescindere ora. Continua a leggere

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Nuove narrazioni e ritualità nei piccoli paesi della Basilicata al tempo della pandemia

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Paesaggi, Basilicata, 1975 (ph. Franco Fontana)

 

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di Luigi Vitelli

Ancora insonne, in un’assolata mattinata di Marzo, ho attraversato le strade insolitamente deserte e distopiche di Roma per raggiungere la stazione degli autobus. Era l’inizio del famigerato lockdown, quando sono ritornato finalmente a casa, in Basilicata, dopo aver concluso un pericoloso coast to coast americano New York – San Francisco, per motivi lavorativi. Continua a leggere

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I riti senza popolo

 

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Arnesano, discesa straordinaria della croce in occasione della pandemia

il centro in periferia

di Eugenio Imbriani

Vivo in un paese in prossimità di Lecce, a due passi dalla città, in una zona, peraltro, densamente popolata, perché le distanze tra i comuni si misurano in poche centinaia di metri, quando non sono del tutto inesistenti. Anche se tutti tengono alla loro appartenenza municipale, è scontato che ci si sposti normalmente all’interno di questo agglomerato per ogni esigenza.

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Appunti sui giorni del coronavirus

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Avola, Piazza Umberto I con la Chiesa Madre San Nicolo’ e a destra la Torre dell’Orologio (ph. Lorenzo Caldarella)

di Sebastiano Burgaretta

Come credo tutti, sono stato fortemente sorpreso dal ciclone esistenziale e sociale scatenato dal contagio del Covid 19 ai primi di marzo. In quei giorni, pur cosciente di quanto era successo in Cina, speravo che la diffusione del virus si rivelasse circoscritta solo ad alcune zone del nostro Paese. Ho subito cercato di limitare gli impegni fuori casa, fino alla sera dell’8 marzo, quando il Presidente del Consiglio, Conte, ha annunciato il DPCM col quale estendeva a tutta l’Italia i provvedimenti in precedenza già presi per le zone del Nord in cui il contagio era esploso in modo furioso. Continua a leggere

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