SOMMARIO n. 37

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Tron Tongbé (ph. L. Regina)

EDITORIALE; Settimio Adriani, Antonella Ruscitti, Luigi Verzilli, Rappresentazioni inedite di esseri zoomorfi  della tradizione orale del Cicolano; Linda Armano, Antropologia dei media e diritti umani; Clarissa Arvizzigno, Geologia di un padre: geografie della memoria; Ada Boffa, Amore ed identità: storia di una coppia mista; Annamaria Calore, Solo un braccio di mare da attraversare; Alfonso Campisi, Come riabilitare la memoria dei siciliani di Tunisia attraverso la loro lingua: il siculo-tounsi; Rosy Candiani, Dell’identità di Ali Douagi, tra marginalità e avanguardia culturale; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Canneto, san Miniato (PI), 2018 (ph. Del Moretto)

Con alle spalle il giorno della Liberazione, come non mai vissuto e celebrato in sofferenza, mortificato dai fantasmi risorgenti del neofascismo ovvero dagli oscuri disegni del postfascismo, assediato da raduni, proclami e saluti romani, avvelenato dagli spiriti animali dell’odio razziale, giungiamo attoniti all’altro appuntamento rituale, la Festa dei Lavoratori, gravati da un’aria greve e sordida, turbati e indignati di fronte a parole e immagini di guerra contro i migranti, i rom e i marginali mentre il lavoro muore nella disperazione dei giovani nelle città e si piega a forme di schiavitù nelle campagne soggiogate al racket dei caporali. Continua a leggere

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Rappresentazioni inedite di esseri zoomorfi della tradizione orale del Cicolano

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Abbazia di Sant’Antimo (Montalcino), part. di capitello della facciata, XII sec.

di Settimio Adriani, Antonella Ruscitti, Luigi Verzilli [*]

Gli esseri antropomorfi e zoomorfi abbondano nelle culture di ogni tempo e di molte parti del Mondo. Giorgio Pacifici in un suo recente libro sostiene che «La rappresentazione del male nel passato dell’uomo è stata in genere antropomorfa o zoomorfa, il male è stato personificato come un individuo vagamente umano o come animale» (Pacifici, 2015: 103). Durante gli studi delle grandi culture antiche Continua a leggere

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Antropologia dei media e diritti umani

copertinadi Linda Armano

Era il 1914 l’anno in cui Marc Bloch andò in guerra, lasciando, insieme ai suoi amici, il bisbiglio dei corridoi dell’École Normale di Parigi per unirsi al fiume di umanità stipato nelle trincee. Sergente di fanteria, dopo quattro anni memorabili e tremendi, uscì col petto arricchito di cicatrici, di stellette e di decorazioni, ma anche con una più ricca consapevolezza del proprio mestiere di storico e soprattutto con un’insolita curiosità di analisi della costruzione e della diffusione delle notizie. Continua a leggere

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Geologia di un padre: geografie della memoria

copertinadi Clarissa Arvizzigno

Geologia di un padre vuol essere uno scavo, anzi per meglio dire, il resoconto di uno scavo, quello che proviene dalla memoria e che vi attinge per riportare in superficie i reperti di una storia, di un rapporto genealogico-geologico. Lo speleologo è qui il poeta Valerio Magrelli, che racconta in ottantatre capitoli, tanti quanti gli anni del protagonista, la figura del padre attraverso abissi, vicinanze, ormeggi, deiezioni, passaggi di soglia, metamorfosi, anamorfosi, mimesi. Continua a leggere

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Amore ed identità: storia di una coppia mista

di Ada Boffacopertina

Albert Memmi, scrittore tunisino, esponente di spicco della letteratura franco-magrebina, ha pubblicato nel 1984 il romanzo Agar (Éditions Gallimard), dando voce, per la prima volta, alla tematica dell’amore intra-culturale, tra persone di Paesi, culture, tradizioni e lingue diverse. L’autore ha saputo esprimere dentro una storia romanzata un fenomeno sociale che stava coinvolgendo la Francia ed il popolo francese, ovvero l’ondata migratoria proveniente dai Paesi del Nord Africa dagli anni ‘50 in poi. Continua a leggere

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Solo un braccio di mare da attraversare

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Mappa del porto di Durazzo (1573, Pinargenti)

 di Anna Maria Calore

Mi trovavo a Tirana in quell’estate del 1990. L’Albania aveva da pochissimo aperto le sue frontiere ed io, insieme ad un piccolo gruppo di italiani, avevamo progettato quel viaggio, perché nutrivamo il desiderio di poter conoscere come si viveva in un Paese, così vicino e così diverso come “stile di vita” nel quale la Coca Cola non era ancora arrivata ma nel quale si riusciva a sintetizzarsi con i canali della Televisione Italiana, considerandola una finestra verso l’Occidente.  Continua a leggere

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Come riabilitare la memoria dei siciliani di Tunisia attraverso la loro lingua: il siculo-tounsi

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Siciliani e tunisini a La Goulette

 di Alfonso Campisi

L’occupazione della Tunisia da parte della Francia nel 1861 è stata considerata dagli italiani una conquista fatta al “loro paese” e mai accettata e tollerata.

I siciliani infatti erano arrivati in massa in Tunisia e ogni imbarcazione della Sicilia trasportava diverse centinaia di persone. Secondo il censimento del Consolato francese in Tunisia del 1898 effettuato dalla polizia coloniale, i siciliani erano 64 mila, e in meno di due anni erano passati a 80 mila. Diventeranno più di 150 mila prima dell’indipendenza del 1956. Continua a leggere

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Dell’identità di Ali Douagi, tra marginalità e avanguardia culturale

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Ritratto di Douagi (Centro nazionale della comunicazione culturale in Medina)

di Rosy Candiani [*]

Lo scrittore Ali Douagi trascorre  la sua breve esistenza  nella Medina di Tunisi, nella prima metà del Novecento (1909 – 1949), il periodo d’oro della Belle Ėpoque per questa capitale multietnica e cosmopolita, dove le religioni, le differenti classi sociali – notabili e funzionari del Governatorato, aristocrazia “beldeya”, nuova borghesia e classi popolari – convivono  in un tessuto sociale e urbanistico senza barriere, potremmo dire in osmosi, sia nella medina araba sia nella città nuova al suo esterno. Continua a leggere

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Tra teologia e teleologia: voci di un’Enciclopedia

copertinadi Antonino Cangemi

La Sicilia ha una storia millenaria ricca di stratificazioni e un retroterra culturale secolare. Indagare sulla Sicilia e sui siciliani è alquanto complesso, malgrado la notevole produzione editoriale (tante volte attratta da angolazioni folkloristiche).

Uno degli aspetti salienti nella storia e nella cultura della Sicilia è quello religioso: aspetto che richiede approfondimenti particolari sia per l’oggettiva importanza della religione nella vita di una popolazione (e in genere degli uomini), sia per la contraddittorietà che emerge dal raffronto della vivacità del pensiero teologico espresso nell’isola col debole sentimento religioso dei siciliani. Continua a leggere

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1919-2019. Cento anni di dibattito su Dante e l’Islam con uno sguardo su Boccaccio e la cultura arabo-islamica

copertina_page-0001di Valerio Cappozzo

Sono passati cento anni da quando l’arabista spagnolo Miguel Asín Palacios (1871-1944) pubblicò i suoi studi sulle influenze arabo-islamiche nella Divina Commedia [1]. Un secolo in cui lo scontro tra civiltà, religioni e nazionalismi ha caratterizzato il secondo conflitto mondiale lasciando una ferita aperta che negli ultimi anni continua a essere infetta per l’insensatezza che si cela dietro alla fantomatica idea di razza dominante. Continua a leggere

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Il cimitero di Trabuquet, l’eterotopia dei tirailleurs sénégalais

Alcune tombe dei tirailleurs sénégalais seppelleti al cimitero di Trabuquet (ph. Casalini).

Alcune tombe dei tirailleurs sénégalais seppelleti al cimitero di Trabuquet (ph. Casalini)

di Simone Casalini [*]

Dalla mezzaluna e dalla stella traspaiono, sbilenche, le case e il campanile della città vecchia. Il mare ricompatta tutto con il suo mutare fluido, sorveglia le tombe a distanza mentre viene a sua volta osservato. Mentone rimane lì sotto, quasi ignara, città che galleggia tra memoria e consumo frenetico, città incipriata nel lungomare per un turismo esigente che abita l’attimo. Continua a leggere

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I molti volti della sofferenza

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Maria Maddalena di Cezanne, 1865

 di Augusto Cavadi

La sofferenza ha molti volti. Nella nostra percezione soggettiva, e più ancora nel nostro approccio terapeutico, è possibile distinguerli; ma a patto di non dimenticare che si tratta di sfaccettature dell’unico poliedro. Rami che si dipartono da un unico tronco e che, proprio in forza di questo ceppo comune, si influenzano reciprocamente.

Così distinguiamo il dolore fisico, il disagio psichico, la sofferenza esistenziale, ma consapevoli che queste dimensioni si innervano e si embricano e si intrecciano inestricabilmente. Là dove questa consapevolezza si obnubila, emerge la tracotante stupidità degli specialismi succubi della parola d’ordine: “Nient’altro che…”. Là dove, invece, permane, ogni professionista ricerca, con sincero desiderio di complementarietà, l’apporto dei colleghi impegnati in altre discipline. Continua a leggere

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Cairo&Riyadh

                                                                                        di Francesca Maria Corrao

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Moschea nell’antica capitale Saudita Barriya (ph. F. Corrao)

A fine gennaio, prima di partire per il Medio Oriente, ho riletto il saggio dell’antropologo tunisino Mondher Kilani L’invenzione dell’altro, che esplora come persone appartenenti ad orizzonti differenti arrivino a comunicare oltre le barriere culturali (Kilani, 1997: 239). Il nostro approccio è determinato dalla nostra educazione e così anche il modo di vedere le cose e di valutarle. Continua a leggere

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Cosa è un italiano. Perdere o ritrovare un immaginario comune

copertinadi Cinzia Costa

Che i frutti puri impazziscono ce lo insegnava già nel 1988 James Clifford, quando, come epigrafe del suo celebre testo The Predicament of Culture: Twentieth-Century Ethnography, Literature, and Art (che sarebbe poi stato tradotto in italiano, per l’appunto, con il titolo I frutti puri impazziscono) citava per intero la poesia dei primi anni Venti del medico e scrittore William Carlos Williams [1] To Elsie. Il poeta riconosceva in Elsie, una giovane nativa d’America, l’epitome dei suoi tempi: il disorientamento culturale ed interiore di un popolo che ha perso di vista la propria identità e purezza. Continua a leggere

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Teorie e pratiche di antropologia museale in Sicilia

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da Censimento beni etnoantropologici 1978, Università degli Studi di Palermo/Archivio Fototeca Cricd

di Antonino Cusumano

Ci sono momenti e ci sono eventi che per il loro ruolo nel disegno della storia finiscono con l’assumere un significato eminentemente simbolico, un particolare valore di spartiacque, di riferimento paradigmatico. Se analizziamo più da vicino la storia della politica culturale in Sicilia degli ultimi decenni, c’è una data a mio avviso che può rappresentare emblematicamente questo punto di snodo, questa svolta, un preciso crinale temporale: è il 1977. Continua a leggere

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Tra natura e cultura. Una lettura antropologica della violenza

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Nigeria

di Chiara Dallavalle

Di recente mi è capitato di assistere ad una discussione tra operatori di una struttura di accoglienza per richiedenti asilo. L’argomento era la maggiore o minore aggressività degli ospiti, in termini di modalità litigiose verso gli operatori o verso altri ospiti del centro. Alcuni operatori rilevavano delle relazioni tra elevati livelli di violenza e Paese di provenienza, riferendosi nello specifico ai migranti provenienti dalla Nigeria. Continua a leggere

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Pop libris editions. Una casa editrice nata per la democratizzazione del libro

copertinadi Diletta D’Ascia

Una nuova casa editrice, Pop Libris Editions, è nata recentemente in Tunisia; sin dal titolo i fondatori hanno voluto mettere l’accento sul tipo di libri che avrebbero voluto pubblicare e sullo scopo della loro avventura, puntare su una letteratura popolare, e di genere, nel tentativo di riavvicinare le persone alla lettura.

La crisi dell’editoria è fortemente sentita in Tunisia, un Paese in cui la maggior parte delle persone legge i giornali, ma in cui, pochi, leggono e acquistano libri, dunque, pochi lettori, ma anche pochi libri pubblicati. Continua a leggere

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L’incontro: terapia e ausilio. Criticità cliniche della complessità migratoria

b_copertinalibrodi Valeria Dell’Orzo

La realtà della migrazione è universo vasto, complesso, duttile e performante che coinvolge la totalità del vivere sociale. L’intento di comprenderla e di strutturare delle metodologie di approccio alle varie sfaccettature che compongono questo magma culturale, che scorre e si riformula in un continuo sobbollire, richiede il simultaneo approccio di differenti sguardi, di diverse e diversificate azioni di indagine e di intervento, capaci di legarsi tra loro e col poliedrico tessuto sociale contemporaneo. Continua a leggere

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Dans la forêt des signes. Hybridations contemporaines entre sémiotique et anthropologie par-delà l’humain

Ortensie

Hortensies (ph. De Luca)

di Valeria De Luca [*]

Préambule

J’observe les hortensias qui, sur mon balcon, reprennent à pousser après l’hiver ; je constate la présence de nouvelles tiges, je peux distinguer les différentes phases de croissance du feuillage à partir de ses variations chromatiques, tout comme ces dernières m’informent sur l’état de santé et les besoins de la plante en termes d’approvisionnement d’eau. Continua a leggere

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Le Mille e una notte: un libro che comincia e non finisce mai

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Le Mille e una notte, di Antoine Galland, edizione originale, 1726

di Meriem Dhouib

Sindbad il marinaio, Ali Baba e i 40 ladroni, Aladino e la sua lampada magica, così tanti racconti meravigliosi che hanno alimentato la nostra fantasia, la nostra infanzia da una sponda o dall’altra del Mediterraneo. Il cinema, il teatro, i cartoni animati, i fumetti il mondo editoriale e artistico si è sbizzarito a raccontare questo mondo dell’unico prisma: raccontare per vivere. Sherazade costretta ogni notte a  intrattenere il suo Shahrayar narrando quella storia che non finisce. Le mille e una notte o meglio il libro della commedia umana in lingua araba, il libro molteplice e molteplicatore, il libro che comincia e che non finisce o che finisce con tutti i finali possibili. Questo Oriente delle Mille e una notte, reinventato, dorato pieno di magia che nasce a Bagdad o meglio a Baldac, mille anni fa, ispirato a sua volta da leggende dell’India e della Persia. Che cosa è rimasto oggigiorno di queste storie favolose ? Continua a leggere

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La privazione del lavoro genera marginalità sociale

copertinadi Piero Di Giorgi

Per Marx, l’uomo è ente naturale e storico ma fondamentalmente è la storia la vera storia naturale dell’uomo. E la storia comincia con l’uomo attraverso il lavoro e la creazione degli arnesi e con la nascita del linguaggio. Il lavoro è, per Marx, la «manifestazione personale di sé». Gli oggetti creati dall’uomo nel corso della sua storia e che contengono in nuce le capacità psichiche umane, vengono trasmessi di generazione in generazione. Il bambino, venendo al mondo non si trova di fronte al nulla ma di fronte a un patrimonio di cose e conoscenze di cui si appropria in pochi anni, tramite la famiglia e la scuola. Continua a leggere

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Contributo ebraico al sistema alimentare in Sicilia: approccio al problema

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Aron Ha Kodesc, Agira

di Oxana Fais

È risaputo che il “modo di mangiare” costituisce uno strumento ricorrendo al quale un popolo si identifica con la comunità di appartenenza, con le proprie radici e con il proprio passato [1]. Questo è dovuto al fatto che la cucina in genere appartiene al numero dei fenomeni più conservativi, persistenti e “longevi” nel sistema e nella gerarchia delle diverse componenti materiali e spirituali di qualsiasi cultura tradizionale, svolgendo di conseguenza la funzione di importante fonte per la ricostruzione di avvenimenti del passato.

Come afferma in modo lapidario lo studioso inglese John Dickie, medioevalista e storico dell’alimentazione italiana, «mangiare in Sicilia – significa assaggiare e gustare la storia locale facendo un lungo viaggio nel lontano passato» [2]. Continua a leggere

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Patrimonializzazioni e dintorni

copertinadi Mariano  Fresta

«La festa già attestata, secondo la tradizione, a partire dal XIII secolo, ha preservato inalterato un nucleo di riti con caratteri di elevata arcaicità». Chi ha scritto queste parole, persona singola o gruppo di esperti, dimostra di interpretare male gli enunciati della Convenzione Unesco del 2003, e di non possedere basi, anche elementari, della demologia e della antropologia; col risultato che i termini usati, per indicare l’importanza della festa, si rivelano vuoti di significato, come l’“elevata arcaicità”, che non è tra le prerogative che chiede l’Unesco, oppure non scientificamente corretti (il verbo “preservare” non si addice proprio ad una “tradizione” culturale, né ancor di più l’aggettivo “inalterato”). Continua a leggere

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La visualizzazione delle interazioni. Riflessioni di un’antropologa

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Palermo, Museo Salinas (Foto Garofalo)

di Concetta Garofalo

L’incipit  di questo mio contributo è una citazione dal Laelius de amicitia di Cicerone:

VII 23 Cumque plurima est maximas commoditates amicitia contineat, tum illa nimirum praestat omnibus, quod bona spe prelucet in posterum nec debilitari animos aut cadere patitur. Verum enim amicum qui intuetur, tamquam exemplar aliquod intuetur sui. Quocirca et absentes adsunt et egentes abudant et imbecilli valent et, quod difficilius dictu est, mortui vivant; tantus eos honos, memoria, desiderium prosequitur amico rum.

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Storie di trovatura. Etnografie dell’oralità e antropologie letterarie

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Grotta di Levanzo, operai impegnati nelle operazioni di scavo

di Giuseppe Giacobello [*]

Di leggende plutoniche in Sicilia, di mitologie popolari su tesori nascosti in luoghi inferi e sottoposti a “incantesimo”, dunque di truvaturi o ‘trovature’, com’è in uso nell’italiano regionale letterario, ho già scritto su questa rivista in due occasioni. Nella prima (DM 32, 2018), recensendo un libro di Marcella Burderi e Alessandro D’Amato (Il sacrificio di Clementuzzu. Storie e leggende di tesori nascosti in Sicilia, Ragusa 2018), mi sono ricollegato alla documentazione inquisitoriale ecclesiastica e a quella della giustizia laica d’età moderna (secc. XVI-XX), che hanno visto impegnati studiosi come Marisa Sofia Messana, Melita Leonardi e Pier L. J. Mannella. Continua a leggere

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Dalle encicliche contro la ricchezza in poche mani agli improvvisi fuochi nei Paesi petroliferi

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Dal libro II valzer di un giorno di Franco Carlisi, particolare

di Nino Giaramidaro

Di una magrezza esemplare, consustanziata da Alberto Sorrentino nei film di fame degli ultimi ’40 e dei primi ’50, antecedenti il miracolo economico e la progressiva dilatazione simboleggiata dall’omino Michelin, poi raggiunta e superata. Una asciuttezza specifica siciliana, senza essere di tutte brame carca come la lupa della Commedia, alimentata di pane e coltello, scarola raminga e piatto di pasta festivo, scarso d’olio. Continua a leggere

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Attualità e inattualità di Virgilio Titone

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Virgilio Titone e Marino Gentile al Congresso Internazionale per la Difesa della Cultura, Torino 1973

di Salvatore Girgenti

Sembrerebbe assurdo, ma il nome di Virgilio Titone, uno dei più grandi storici dell’Italia del secondo dopoguerra, a trent’anni dalla sua morte sembra essere caduto nell’oblio. Nulla di strano in verità: la Sicilia possiede la masochistica tendenza a divorare i suoi figli migliori. Fa parte del suo DNA. Ma al perché il suo nome sembra essere stato dimenticato, potremmo aggiungere un’altra motivazione: ce la fornisce, sulle colonne del Giornale di Sicilia, Antonino Cangemi: «Semplice: perché da sempre voce fuori dal coro, controcorrente, sia a destra che a sinistra… e la sua voce in un panorama culturale, tendente all’omologazione, ci manca tanto». Continua a leggere

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Panorama Genet, il nomadismo come spinta vitale

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Jean Genet

di Ilaria Guidantoni [*]

Il tema della mia relazione è l’intreccio tra l’identità fluida esistenziale e quella linguistica, nella convinzione che ho portato avanti anche nel mio pamphlet sul Mediterraneo Lettera a un mare chiuso per una società aperta (Albeggi Edizioni, 2016) che la lingua non sia solo uno strumento del pensiero ma una visione del pensiero e che la lingua “mediterranea”, o meglio la rispondenza delle lingue del Mediterraneo in un intreccio che talora diventa un cortocircuito storico, evidenzia un continente fluido – non un mare aperto – che oggi è una somma di mari, una stratificazione di civiltà e quindi di lingue perché alla base di un mare chiuso esiste un sistema di vita migratorio. Continua a leggere

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La gestione dei rifiuti in Sicilia. Capitale, logistica e trasformazioni sociali di un grande business

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Discarica in Sicilia

di Tommaso India

Nell’articolo pubblicato sul n. 33 del 2018 di Dialoghi Mediterranei e intitolato Capitale e classi subalterne. L’ importanza delle etnografie nel settore logistico  [1], ho tentato di mettere in luce il fatto che il capitalismo storico ha cambiato la sua natura trovando maggiori guadagni nell’ambito del settore logistico. Nell’economia capitalista contemporanea, infatti, sempre più importanza assumono i processi logistici che, come ha sostenuto Guido Grappi nel suo volume sull’argomento [2], è possibile classificare in quattro grandi macro-flussi: dei dati, dei soldi, delle merci e delle persone. Continua a leggere

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Fedelissimo, devotissimo e scostumato popolo di Mazara tra ’700 e ’800

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Mazara del Vallo, Piano maggiore, acquaforte di Louis Depreé, 1743-1804

di Rosario Lentini

Nella notte tra il 21 e il 22 dicembre 1798, mentre l’esercito francese avanzava in direzione della capitale partenopea, re Ferdinando di Borbone e la regina Maria Carolina si imbarcavano sotto protezione britannica a bordo del Vanguard, la nave ammiraglia di Nelson, per trovare asilo a Palermo, confidando – soprattutto la regina – di potere presto organizzare dalla Sicilia la riconquista del regno meridionale. Continua a leggere

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L’incontro con i libri: quando sono i libri a leggere il lettore

copertinadi Virginia Lima

La vita è un perenne, continuo incontro. Questo è, infatti, una costante della nostra quotidianità: un amico, un familiare, un conoscente, un collega o perfino un semplice sconosciuto hanno il potere di influenzare il corso della giornata modificando il nostro umore, suscitando in noi allegria, gioia, ma anche nervosismo e rabbia. Quante volte in effetti capita che una giornata iniziata sotto cattivi auspici si sia improvvisamente mutata grazie al sorriso di uno sconosciuto, alla visione di un gesto di tenerezza o allo scambio di una parola di incoraggiamento e di fiducia. Continua a leggere

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Pani e dolci di Sicilia

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Sortino, dolci pasquali, Cavadduzzu, (ph. Nino Privitera)

di Luigi Lombardo

Nella prassi quotidiana pane e dolci sono ormai alimenti cui scarsamente attribuiamo un significato che vada al di là del semplice e scontato apporto calorico. L’uno si lega alla quotidiana esigenza di nutrirci, gli altri sembrano più attenere alla sfera dell’edoné, cui ciascuno di noi aspira quando si siede a tavola. Continua a leggere

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Emigrazione e utopia del ritorno in Sicilia tra Otto e Novecento

copertinadi Santo Lombino

Non è purtroppo pratica diffusa la ricerca storica effettuata sui documenti d’archivio, che lo studioso poi provvede a interrogare opportunamente e ad interpretare tenendo conto del contesto e dei precedenti, a mettere insieme per costruire una narrazione insieme fondata e gradevole alla lettura. In rari casi ci troviamo di fronte a un progetto di lavoro che vada oltre una singola ricerca e contempli un’idea complessiva che si articoli poi in singole ricerche. È il caso del lavoro che svolge da alcuni anni Giuseppe Oddo, che ha progettato la monumentale quadrilogia intitolata Il miraggio della terra in Sicilia, edita dall’Istituto Poligrafico Europeo di Palermo, che ha lo scopo di indagare gli svolgimenti storici dell’Isola, opportunamente inseriti in un quadro più ampio dal punto di vista delle classi subalterne, il cui impegno negli ultimi tre secoli ha mirato a realizzare il sogno del possesso della terra come strumento per acquisire libertà e dignità. Continua a leggere

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Un ponte tra arte e inclusione per le vie di Catania

copertinadi Deborah Lo Re

Ho iniziato a leggere questo racconto con trepidazione: ero impaziente di perdermi in mezzo alle vie di Catania, che hanno rappresentato lo sfondo luminoso di parte della mia infanzia e adolescenza. L’idea, poi, di rivivere alcuni scenari preziosi attraverso gli occhi dei due protagonisti bambini, ha aperto la possibilità di coinvolgere anche i miei figli – nati e cresciuti all’interno di una realtà geografica diversa – nel percorso avventuroso di scoperta che Gloria e Amir, i protagonisti de La città dell’elefante (Splēn edizioni, Catania 2019) si trovano a imboccare. Continua a leggere

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Il “reth” è morto, evviva il “reth”. La detronizzazione del sovrano Shilluk nella guerra civile sud-sudanese

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Kvongo Dak Padiet con il colonnello Jvar Hoff

di Nicola Martellozzo

The king must be killed to save the kingship and with it the whole Shilluk people [...] The unpopularity which national misfortune brings on a king enables a prince to raise rebellion.
 (Evans-Pritchard 1948: 20-34)

Occuparsi di sovrani e dinastie regali, oggi, può sembrare fuori luogo e fuori tempo, ma l’antropologia ha il pregio di sfruttare l’inattualità come strumento di dépaysement e primo momento di analisi. Continua a leggere

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L’attraversamento dei confini: ἄτοπος e mimesis del corpo migrante

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Foto di Richard Mosse, 2015

di Enrico Milazzo

L’autorità delle leggi si fonda esclusivamente sul credito che si accorda loro. Si crede in esse e questo è il loro unico fondamento. Questo atto di fede non è un fondamento ontologico o razionale. Bisogna ancora pensare che cosa vuol dire credere (Jacques Derrida, Forza di Legge, 2003: 60-61).

Le vite dei migranti e le diverse traiettorie della loro esperienza migratoria sono accumunati da una caratteristica che può essere generalizzata senza troppe remore: il loro essere inevitabilmente sottoposte, nei territori europei, all’enorme corpo burocratico predisposto per il loro incontro con la società occidentale. Continua a leggere

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Luigi Bartolini, la grazia imprevedibile dell’incisione

copertinadi Giuseppe Modica

Leonardo Sciascia di cui ricorre quest’anno il trentennale dalla morte amava le incisioni, ne era un appassionato collezionista. Apprezzava quell’alfabeto di segni che molto somigliava a quell’arte la più vicina al bianco e nero della scrittura. «Perché questo è il vero incisore: – ha scritto a proposito di una mostra di E. Janich – lo sviluppare mentalmente ogni segno, il percepire immediatamente l’affiorare del negativo e il passaggio dal negativo al positivo – e insomma vedere ogni segno che traccia sulla vernice o sulla lastra nuda come quando uscirà, da sotto il torchio, sul foglio». Continua a leggere

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Nell’attesa, diamoci del tu

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Diamoci del tu (ph. Licia Taverna)

di Stefano Montes

All’uscita, il mio amico ha detto: aspetta, vado in bagno! E io ho atteso fuori, con gli altri, in un angolino, continuando a chiacchierare allegramente, scherzando, dando di tanto in tanto un’occhiata al solito pizzino di antropologia che mi porto sempre dietro, finché lo sguardo non è casualmente caduto sul pannello affisso all’esterno del locale. Allora ho riposto in tasca il pizzino, non senza avergli dato un’ultima, rapida occhiata e averlo riletto a mente in un lampo fremente di attenzione fuggevole. Continua a leggere

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Storia, protezione e valutazione del rischio del patrimonio culturale. Esperienze internazionali

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Uno scorcio del centro storico dell’Aquila (ph. Olimpia Niglio, 2016)

di Olimpia Niglio [*]

La protezione e la valutazione del rischio del patrimonio culturale, se pur di recente acquisizione normativa, specialmente in Europa trovano radici ideologiche in quelle scienze finalizzate alla conoscenza del mondo fisico, i cui studi si sono basati su osservazioni di natura puramente scientifica solo a partire dal XVII secolo. È impossibile infatti non ripartire da alcuni significativi eventi storici per intendere i metodi e i criteri che hanno caratterizzato, a partire dal XX secolo, le concezioni e i processi analitici più moderni e utili a valutare nonché proteggere il patrimonio culturale. Continua a leggere

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Casa Catullo, quel Fabrizio De Andrè degli Antichi

copertinadi Antonio Pane

Ai suoi conclamati meriti l’editore Einaudi aggiunge la monumentale edizione del corpus catulliano procurata da Alessandro Fo. Il libro, accolto nella classica nue, si segnala infatti a un primo sguardo per le dimensioni decisamente abnormi, dedicando ai carmi superstiti la bellezza di circa 1500 pagine. Constatato che traduzione e testo a fronte ne presidiano più o meno un quinto, si rimane lì per lì stupiti dalla preponderanza degli apparati (Introduzione, Nota al testo, Nota metrica, Riferimenti bibliografici) culminanti nelle oltre ottocento pagine di commento testo per testo, riga per riga, parola per parola. Continua a leggere

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Quando gli oggetti riescono a parlare

copertinadi Silvia Pierantoni Giua

«Oggètto s. m. [dal lat. mediev. obiectum, neutro sostantivato di obiectus, part. pass. di obicĕre «porre innanzi»; propr. «ciò che è posto innanzi (al pensiero o alla vista)»]. 1 In filosofia, ogni cosa che il soggetto percepisce come diversa da sé, quindi tutto ciò che è pensato: o. reale, immaginario, sensibile, ideale, materiale, immateriale […]; 2. Per estens. a. La cosa (materiale o non materiale) o la persona cui è diretta un ’azione, un ’attività, un comportamento, o alla quale è rivolto un sentimento […]. b. Nel linguaggio giur. o. del diritto, in senso generale, l ’attività umana nelle sue varie manifestazioni». Continua a leggere

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Emigrazione e colonizzazione italiana in Africa nel periodo fascista

copertinadi Franco Pittau

Questo breve saggio si propone di presentare un quadro d’insieme dei flussi migratori verso l’estero verificatisi nel periodo fascista. Viene esaminata distintamente l’esperienza migratoria nell’Africa Orientale Italiana (Somalia, Eritrea e Etiopia) e quella in Libia. Si chiude con una valutazione del progetto (realizzato dal regime fascista ma concepito in data anteriore) di utilizzare le colonie come sbocco al surplus demografico dell’Italia di allora. Continua a leggere

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Sebastiano Tusa, la memoria del mare

Sebastiano-Tusa

Sebastiano Tusa

di Ninni Ravazza

Con Sebastiano Tusa la Sicilia ha perduto un suo ambasciatore nel mondo della cultura. Pensando a lui mi vengono in mente Leonardo Sciascia, Nino Buttitta, Vincenzo Consolo. Perdite enormi. Nel caso di Sebastiano ancor più tragica perché aveva ancora una vita davanti. Continua a leggere

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Vodoun, il lungo viaggio degli dèi

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Danza dell’Orisa Oya Yansa (ph. L. Regina)

di  Lisa Regina Nicoli

Con tutta la vostra scienza, sapete dire come accade, e a partire da dove, che la luce entra nell’anima?
Henry David Thoreau 

Questa è una storia che inizia dalla fine del mondo, dalla fine del mare, dalla fine della civiltà. Non potrebbe essere altrimenti, perché iniziando dalla fine, si tratta di una storia che si legge sottosopra. Il cielo e la terra sono invertiti, così come il concetto di vita e morte, spirito e corpo. Continua a leggere

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Il Mediterraneo da ripensare nell’orizzonte transnazionale

copertinadi Lisa Riccio

Nonostante l’immigrazione irregolare attraverso le rotte del Mediterraneo sia un fenomeno tutt’altro che recente, a partire dal 2012-2013 le persone che hanno intrapreso il pericoloso viaggio per mare è aumentato sino a raggiungere il numero di 170 mila traversate nel corso del 2014 con un costo umano di 3.186 vittime nel corso dello stesso anno [1]. Le ragioni di tale fenomeno (oltre quelle politiche, economiche e sociali) risiedono in parte nella nascita di un mondo in cui il significato e la centralità dei confini nel processo di costruzione identitaria è sempre più debole e in cui sono i legami e le influenze transnazionali a giocare un ruolo fondamentale. Continua a leggere

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Le voci della Passione

Cantori di Tusa

Cantori di Tusa (ph. M. Sarica)

di Mario Sarica

Sulla scena incessantemente mutevole del presente, dominata da persuasivi, pervicaci e sempre più omologanti stili di vita, dai fatali effetti di spaesamento, resistono tenacemente alcuni dei segni forti della cultura di tradizione orale siciliana, che per generazioni hanno plasmato lo “stare al mondo”, riempiendo di senso e valore l’esperienza esistenziale, individuale e collettiva. Continua a leggere

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Immondizia e splendore: una visione del mondo in termini di stile

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Le Vele, Napoli

di Flavia Schiavo [*]

Lo spazio urbano e lo spazio privato della casa sono espressione culturale. Soggetti a fluttuazioni e a trasformazioni continue, manifestano codici complessi che riguardano non solo il luogo abitato concepito in termini teorici e concreti, ma il precipitato di culture differenti (storicamente;etnicamente; socialmente), via via sempre più ibridate. Tali codici rimandano a visioni del mondo che, nel tempo, si sono specializzate, anche in virtù di eventi storici e politici. Continua a leggere

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I racconti popolari del Marocco

Foto Ali Morshedlou

Foto Ali Morshedlou

 di Erika Scopelliti

Raccontare storie è forse uno dei bisogni primari dell’uomo, sin dai tempi più antichi.

«A tale per sé is composed of two sets of components. The first set consists of the words, meanings and descriptions of actions which are organized in a form perceived as a narrative. The second set consists of the feelings which these words and these referents and actions generate in the tale-teller and in the listener» (Hasan El Shamy, 199: 7-8) Continua a leggere

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Il Gruppo Appartamento come rito di passaggio

copertinadi Cristina Siddiolo

Lavoro da dieci anni, a Palermo, in qualità di antropologa ed educatrice con minori stranieri non accompagnati. Non è un lavoro semplice. Lavorare con minori stranieri significa entrare in contatto con ragazzi soli, sostanzialmente abbandonati o fuggiti dal loro paese di origine per varie ragioni. Continua a leggere

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Tzengaris, l’errore storico

copertina3di Davide Sirchia

I motivi che possono suggerire i temi di una ricerca possono essere vari e a volte articolati. Sin da quando ebbi modo di conoscere gli abitanti del campo Rom sito nei pressi della stazione ferroviaria di Milano Bovisa, nel periodo compreso tra il 2006 e il 2018, vari dubbi si sono insistemente introdotti nel mio modo di pensare e quindi di pormi nei confronti di questa etnia. Le conoscenze acquisite nella storia della mia vita hanno costituito il mio habitus, caratterizzando pertanto il mio modo di percepire, confrontarmi e quindi di “pensare all’Altro”. Continua a leggere

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Giovanni Pagni, medico del Bey di Tunisi e raccoglitore di epigrafi

Ritratto-di-Giovanni-Pagni

Ritratto di Giovanni Pagni

di Ahmed Somai

Dal 12 marzo al 30 settembre 2018, in collaborazione con la Galleria degli Uffizi e la Regione Toscana, si è tenuta la mostra presso il museo del Bardo delle epigrafi latine raccolte da Giovanni Pagni durante il soggiorno di un anno in Tunisia, e mandate a Firenze dove entrarono a far parte della collezione del Card. Leopoldo de’ Medici, e dopo la morte di quest’ultimo conservate infine negli Uffizi, incluse negli stucchi di Giovanni Battista Foggini nelle pareti di due stanzoni denominati “Ricetto delle Iscrizioni”.

Al di là del suo valore storico, la mostra al Bardo, museo che subì nel 2015 un barbaro e vigliacco attentato, voleva essere un messaggio forte di solidarietà e di collaborazione culturale tra la Tunisia e l’Italia, ed in particolare la Regione Toscana che ha avuto per il passato, soprattutto nel Seicento, rapporti privilegiati con i bey di Tunisi Continua a leggere

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Il Novecento è davvero finito?

copertinadi Giuseppe Sorce

La cosa più bella che mi è capitata la scorsa settimana è stato svegliarmi una mattina alle 05:28. Ho aperto gli occhi di soprassalto, ho sporto la testa giusto un po’ più in là. Dal cortile interno del palazzo dove abito vedevo che era ancora buio. Uccelli notturni cinguettavano una melodia che mi risuonava felice. Ad un certo punto veniva intonato come un ritornello che si ripeteva dopo delle frasi che variavano, sembravano dirsi qualcosa e poi ecco il ritornello. Sembrava un dialogo sì, a due, il ritornello però appena arrivava faceva rientrare tutto il fraseggio sonoro appena ascoltato in una sorta di brano musicale, un brano jazz: il motivo centrale, l’improvvisazione, il motivo centrale, l’improvvisazione o dialogo, di nuovo si ritornava al motivo e ancora. Mi ero svegliato di soprassalto, stavo sognando di litigare con mio padre. All’acme del litigio ho aperto gli occhi, lui mi stava dicendo che, dopo tutti i miei sforzi e sacrifici per lo studio universitario «alla fine camperai aggrappato a Mamma-Stato». Ma vi pare. Continua a leggere

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I vampiri, un universale della psiche umana

copertinadi Orietta Sorgi

I Revenants, coloro che tornano di tanto in tanto sulla terra, verso la quale nutrono una nostalgia insanabile, non ancora morti ma non del tutto vivi. Sono i vampiri, dalla presenza notturna e angosciante, che irrompono nell’esistenza dei propri congiunti, alimentandosi del loro sangue. Su questo tema che potremmo definire, alla luce dei fatti, un universale della psiche umana, Vito Teti propone una riedizione di un suo studio del 1994, Il vampiro e la melanconia (Donzelli 2018), arricchita di ulteriori contributi e rivisitata da chiavi di lettura che si aprono a scenari nuovi della contemporaneità. Continua a leggere

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Sul rapporto tecno-scienza e riproduttività. La potenzialità generativa femminile: nuova risorsa economica?

copertina2di Laura Sugamele

Quando Susan Griffin – filosofa vicina all’area dell’ecofemminismo – nella sua opera Women and Nature: The Roaring inside her (1978) scrive di scenari oppressivi sulla vita delle donne e sulla natura, intraprende una riflessione che potremmo considerare alquanto attuale in merito ad alcuni importanti interrogativi della nostra epoca: il rapporto tra uomo e natura e il ruolo che la tecno-scienza ha sulle esistenze umane (Bianchi 2010: 1-2). Continua a leggere

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Antonino Mancuso Fuoco. Poetiche naïf e pratiche della memoria nel cuore dei Nebrodi

mietitori-siciliani-ringraziano-il-sacramento.

Mietitori siciliani ringraziano il sacramento

di Sergio Todesco

Antonino Mancuso Fuoco (13 giugno 1921- 30 giugno 1996) pittore naïf di Capizzi (Me), è l’unico siciliano presente al Museo Internazionale d’Arte Naïve Charlotte Zander di Bönnigheim (Germania) e al Musée International d’Art Naïf Anatole Jakovsky di Nizza (Francia). Continua a leggere

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L’emigrazione italiana ai tempi di Schengen

copertinadi Valentina Tringali

La nostra realtà è una realtà mobilitata. Flussi, movimenti e relazioni permeano la società contemporanea e ne scandiscono dinamiche, prospettive e propensioni. È una mobilità articolata su piani e livelli differenti, i cui percorsi non sono disgiunti ma, interagendo, inevitabilmente si intersecano. Mobilità fisiche e materiali si associano a mobilità virtuali e simboliche e insieme attraversano lo spazio, generando interconnessioni e nessi globali. Il soggetto/oggetto mobile per eccellenza è la società odierna: essa deve essere intesa come un sistema globale di interdipendenze, in cui persone, merci, capitali, idee e informazioni sono al contempo esecutori, veicoli e destinatari di ogni forma di mobilità (Hannam, Sheller, Urry, 2006a). Continua a leggere

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Le minoranze in Turchia. Un quadro storico

foto-2di Fabrizia Vazzana

Accostarsi alla storia, o alle storie di Turchia, di ciò che era e che è divenuta fino ad oggi, senza prima aver contemplato la presenza, millenaria, di gruppi etnici, religiosi, linguistici presenti e resilienti in questa immensa realtà storica e geografica, condurrebbe unicamente a una babele di immagini indistinguibili, quadri frammentari, storie illeggibili e sommerse dalla Storia. La Repubblica di Turchia infatti, non è abitata esclusivamente da turchi di religione musulmana (sunnita), ma è il luogo natio di Curdi e Armeni, ed anche di Aleviti, Yazidi, Siriaci, Lazi, Jaferiti, Rom, Greci, Ebrei (Kurban 2007:3). Continua a leggere

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Una Chiesa inquisita

copertinadi Marcello Vigli

Sembrano tornati i tempi dell’Inquisizione non più “Santa”, però, ma laica: sul banco degli imputati, inquisiti per pedofilia, ci sono uomini di chiesa, preti e frati ma anche vescovi, mentre in quello degli inquisitori ci sono magistrati in toga. Il coinvolgimento della stessa gerarchia con diverse responsabilità sembra aver raggiunto i più alti livelli, dall’Australia di Pell, alla Francia di Barbarin, al Cile di Errazuriz. Continua a leggere

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Sono musulmano, sono arabo palestinese e sono israeliano

copertinadi Hamza Younis

Ricordo la prima volta che andai a vedere una partita di calcio, ero insieme ai miei cugini. Durante il viaggio da casa allo stadio, sul telefono di mio padre, che in quel momento avevo io, chiamò lo zio Kareem. In macchina c’era rumore e non riuscivo a sentirlo bene. Mi ricordo che mi chiese come stessi e cosa stessi facendo, poi concluse dicendo «saluta tuo padre, ci vediamo presto». Continua a leggere

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Il Mediterraneo. Umanità senza confini

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Humanity without borders (ph. N. Zicari)

di Nuccio Zicari

Duemila e quattrocento anni fa, Alcibiade diceva della Sicilia: «Colà le città brulicano di uomini, ma si tratta di miscugli di varie razze; ed è facile per loro cambiare cittadini e riceverne di estranei»[1]. Così cita lo storico ed etnologo Moses Finley. Continua a leggere

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Andare donde si viene

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da Vado verso dove vengo, Franco Arminio

di Pietro Clemente

 Le voci che ci guidano

Il film Vado verso dove vengo ha un titolo che sembra un enigma, forse una profezia. Il suo argomento è il mondo dell’emigrazione lucana e dei paesi abbandonati che ha lasciato, quelli donde si viene, e verso i quali – chissà – si può andare ‘tornando’.  Ma non è solo questo che ci viene raccontato in un’ora di immagini e di dialoghi e racconti. Sia perché non si tratta solo di Basilicata ma anche di Calabria, di Campania, e perché di fatto si tratta di tutti i mondi interni al nostro Paese che chiamiamo zone interne, o aree fragili e spopolate. Continua a leggere

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Paesi abbandonati dell’Appennino Ligure

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Axia (ph. De Lorenzi)

di Paolo De Lorenzi

Molti, vedendo le mie foto o visitando il mio sito, mi chiedono come sia nata in me la passione per i borghi abbandonati e tutto quello che vi gravita intorno. La risposta è tutto sommato semplice: ho cercato e cerco di coniugare la passione per la fotografia con quella della montagna. Continua a leggere

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Alla ricerca di luoghi perduti

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Seravezza, LU, 2017 (ph. Del Moretto)

di Giuliano Del Moretto

Da qualche anno, sto portando avanti un progetto fotografico personale intitolato Luoghi dis-occupati. Il tema del progetto è legato alla ricerca di posti ed edifici abbandonati e lasciati al proprio destino: abitazioni civili, edifici industriali, paesi, ville, dimore storiche ecc. Continua a leggere

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La Calabria e le rovine: abbandono, memoria e costruzione identitaria

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Cleto, 2015 (ph. V. Teti)

di Vito Teti [*]

Paesi abbandonati e città di rovine

La Calabria nel tempo è stata considerata come un «paradiso posto in terra», Eden o paese delle meraviglie. Chi ha frequentazione non superficiale dei luoghi di Calabria, è portato a declinare la bellezza insieme alle rovine. La bellezza dei luoghi è accompagnata, segnata, informata dalle rovine. Si potrebbe affermare che le rovine concorrono a costruire la bellezza del paesaggio. Del resto le rovine, come sostengono gli autori romantici, hanno un fascino e un’attrazione almeno quanto il “bello”. Continua a leggere

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SOMMARIO n. 36

 

PENTAX Image

Cerimonia del cavadee, Catania 2009 (ph. Associazione mauriziana)

EDITORIALE; Alfredo Ancora, La psiche migrante; Clarissa Arvizzigno, Letture d’esperienze /esperienze di letture: Calvino sotto le lenti di Dewey; Gregorio Bertolini, Viva Palermo e Santa Rosalia. Anche gli immigrati al festino; Elena Biagi, Il lessico dell’Io nel lessico dell’Altro: lingua araba, testo sacro e identità; Antonino Cangemi, Macalda femme fatale. Dell’audacia femminile nel tempo dei Vespri; Marcello Carlotti, Manuale del contadino postmoderno; Simone Casalini, Identità e prospettive della Tunisia nello sguardo di Kmar Bendana; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Rosolini, la festa di san Giuseppe, 1969 (ph. Nino Privitera)

C’è una mostra a Palermo che esemplarmente si intitola “La condizione umana”: pochi oggetti, qualche documento e tante fotografie ospitati tra le pareti scrostate del quattrocentesco Palazzo Ajutamicristo, testimonianze che raccontano la rivoluzione di Franco Basaglia, la cancellazione dei manicomi, il rovesciamento della prospettiva con cui guardare ai cosiddetti malati di mente, la fine dei mezzi di contenzione, la restituzione dei diritti ad una popolazione internata. Continua a leggere

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