SOMMARIO N. 66

Palermo (ph. Stefano Montes)

Palermo (ph. Stefano Montes)

PRIMO PIANO

EDITORIALE; Giuseppe Appella, Tito o la capacità di essere nel cuore della formaSilvia Barberani, Silvia Vignato, Una questione di classe. Una riflessione sul futuro delle riviste di antropologia in Italia; Alberto Giovanni Biuso, Mutamenti politici e intelligenze artificiali; Antonino Buttitta, Le donne e i cavalieri, l’arme e gli amori; Sergio Ciappina, Il Quinto Stato. Il percorso della tesi contadinista come “terza via” tra bolscevismo e liberalismo; Pietro ClementeSe giochiamo con la storia: teorie, Public History e storia popFabio Dei, Violenza rivoluzionaria e teoria critica: ripensando gli anni SettantaSilvia Di Meo, Oltre lo Steccato: la strage di Cutro, i CPR e le morti di frontiera; Vincenzo Guarrasi, La tempesta perfetta; Eugenio Imbriani, «… in ferarum habitu transformantur», ovvero diventare animali;

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EDITORIALE

Chernobyl, trent'anni dopo (ph. Pierpaolo Mittica)

Chernobyl, trent’anni dopo (ph. Pierpaolo Mittica)

Per una amara e grottesca astuzia della storia, nella cronaca di questi giorni sono caduti due anniversari che ricordano due tragedie collettive, apparentemente lontane, distinte, indipendenti. Due anni fa le armate russe attaccavano l’Ucraina, scatenando una guerra sanguinosissima e lacerante nel cuore dell’Europa. Un anno fa a Cutro in Calabria cento e più migranti – in gran parte pakistani e afgani e tanti bambini – sono naufragati a pochi metri dalla spiaggia di una Europa inutilmente invocata. Due avvenimenti separati e tuttavia – a guardar bene – interdipendenti e connessi nella trama geopolitica di una globalizzazione che certifica la debolezza e la crisi del Vecchio continente, fragile identità di un’istituzione stretta tra sovranismi e veti reciproci, tra militarizzazione e repressione.

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Tito o la capacità di essere nel cuore della forma

Tito, Sole caduto sulla piazza, 1979, legno, cm 180x80x15

Tito, Sole caduto sulla piazza, 1979, legno, cm 180x80x15 (ph. Stefano Fontebasso de Martino, Roma)

di Giuseppe Appella                                   

Bisogna vedere le cose come se si fosse già morti o appena nati.

Primo Conti 

Le mostre fotografiche di Fiorella Iacono prima e di Claudio Nardulli poi, sull’opera di Tito  (Tito Amodei, Colli a Volturno, 11 marzo 1926 – Roma, 31 gennaio 2018), aperte nel Complesso Monumentale della Scala Santa, proprio perché analizzano a fondo i materiali usati, mettono subito in luce le origini e la formazione dello scultore, orientato a trasporre la realtà immediata mediante un’austera disciplina e a coniugare, con perfetta coerenza e alta tensione meditativa, la vocazione sacerdotale alle più avanzate ricerche espressive del secolo appena trascorso. Continua a leggere

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Una questione di classe. Una riflessione sul futuro delle riviste di antropologia in Italia

9182b7ef-f723-41eb-97bf-61d930a32e57di Silvia Barberani, Silvia Vignato 

Accogliamo volentieri l’invito di Antonino Cusumano e riprendiamo a discutere di riviste italiane di antropologia su Dialoghi Mediterranei (v. numeri 61-64) per dire due parole a proposito di un primo incontro fra alcuni antropologi redattori e redattrici avvenuto in occasione del Quarto convegno nazionale SIAC (Roma, 21-23 settembre 2023). Questo breve scritto doveva essere incluso nel numero di DM del novembre 2023 ma ci troviamo a scrivere fra Capodanno e la Befana, cioè dopo che è già uscito un altro numero con una sezione dedicata alle riviste italiane di antropologia (DM 64). Approfittando dell’occasione, cercheremo di tirare, almeno momentaneamente, le fila del dibattito e a rilanciare qualche iniziativa concreta.  Continua a leggere

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Mutamenti politici e intelligenze artificiali

intelligenzaartificialedi Alberto Giovanni Biuso 

Una premessa: l’Occidente 

Questo contributo vorrebbe porsi in continuità con un testo pubblicato sul numero 62 di Dialoghi Mediterranei (luglio-agosto 2023), dedicato alla presenza, alla realtà e al virtuale. Vorrei proseguire l’analisi tentata in quelle pagine partendo adesso non dalle intelligenze artificiali ma dall’Occidente e dal mysterium iniquitatis nel quale siamo immersi, dallo «scempio del male» che «non cessa di farsi avanti» [1] e che assume forme molteplici quali: l’insicurezza; la paura; il non sapere più abitare la terra, il non saper stare al mondo; l’«infragilirsi dell’identità europea sotto la pressione dei processi geopolitici globali in cui è coinvolta» [2], il più pervasivo e distruttivo dei quali è una globalizzazione mediante e dentro cui l’istanza liberista che trionfa sui diritti, sulla giustizia, sulle vite, si è fatta «egemonica nella finanziarizzazione dell’economia a partire dagli anni ’80 in un’ottica di pura massimizzazione del profitto come lex mercatoria, primato indiscusso ed introiettato nello spazio pubblico e dei decisori economici e politici dell’homo oeconomicus del “libero mercato”» [3]. Continua a leggere

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Le donne e i cavalieri, l’arme e gli amori

Palermo, Il soffitto ligneo della Sala Magna del Palazzo dello Steri

Palermo, Il soffitto ligneo della Sala Magna del Palazzo dello Steri

di Antonino Buttitta [*]

Gli storici tendono a sottovalutare la presenza greca in Italia durante l’Età bizantina. È un errore che porta a non intendere esaustivamente la storia culturale del Paese. Quando, Desiderio, Abate di Montecassino, dopo contrastate e complesse vicende, alla fine contro la sua volontà accettò, il 9 maggio del 1087, di essere consacrato definitivamente Pontefice, il suo precedente interesse per l’arte religiosa bizantina non cessò. Nel 1071 Papa Alessandro, alla presenza di quasi tutti i capi longobardi e normanni dell’Italia meridionale aveva consacrato la Basilica. Continua a leggere

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Il Quinto Stato. Il percorso della tesi contadinista come “terza via” tra bolscevismo e liberalismo

  Renato Guttuso, L’occupazione delle terre incolte in Sicilia

Renato Guttuso, L’occupazione delle terre incolte in Sicilia, 1949

di Sergio Ciappina

Introduzione

Trattori che vanno, trattori che tornano. Ogni qualvolta i mezzi d’informazione rovesciano sulla nostra tavola, preferibilmente all’ora di pranzo o di cena, la notizia delle proteste dei cosiddetti «coltivatori diretti», con tanto di immagini di banchi di ortofrutta desolatamente vuoti, nessuno si prende la briga di definire le componenti di tale categoria; operazione che così resta all’immaginazione di chi, in casa o all’apericena del bar, si sentirà di condire con la propria visione del mondo la conviviale conversazione. E, in base alla propria weltanschauung, dipingere i protagonisti delle proteste «trattoriali» come avidi sfruttatori di contributi comunitari, oppure depredate vittime della grande distribuzione organizzata, o anche come le ennesime pedine di una non ben identificata lobby. Continua a leggere

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Se giochiamo con la storia: teorie, Public History e storia pop

farestoriadi Pietro Clemente 

Mappe

Forse un antropologo dovrebbe guardarsi dallo scrivere su problemi di storia. Ma è spesso la storia, da quando è diventata public history a farsi oggetto dell’antropologia. Ci sono tanti modi di interpretare la storia pubblica, di certo essa non è lo spazio degli storici di professione e del loro lessico specialistico ma può essere una arena anche per loro. La public history disorienta la ricerca accademica perché la misura non è data dalle referenze sulle riviste scientifiche ma dalla domanda sociale di storia. Si intuiscono nuove missioni, nuove battaglie, nuove ipotesi per lavorare insieme, per aiutare le comunità a fare la propria storia in un clima di partecipazione e condivisione. Tutte idee di cui si parla da anni e che ad alcuni non piacciono e che altri usano a parole ma senza cambiare il loro approccio. Praticamente che tutto cambi perché tutto rimanga come prima. Continua a leggere

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Violenza rivoluzionaria e teoria critica: ripensando gli anni Settanta

9788858443552_0_424_0_75di Fabio Dei 

1.

Si esce un po’ frastornati dalle pagine del bellissimo volume di Sergio Luzzatto sulla storia della colonna genovese delle Brigate Rosse [1]. Frastornati perché il libro si legge tutto d’un fiato, e non lascia il tempo di ordinare i diversi ordini di problemi che pone, e di fare i conti con le proprie stesse reazioni emotive di lettori. Spero all’autore non dispiaccia se dico che la sua ricostruzione ha una dimensione specificamente antropologica (gli storici vedono oggi spesso con sospetto gli approcci antropologici, non senza qualche ragione). Ma lui stesso parla di «illuminare un versante dell’antropologia brigatista»; e un commentatore intitola direttamente la recensione del libro “Antropologia delle BR a Genova” [2]. Del resto questa dimensione era già ben presente in molte opere precedenti di Luzzatto, da Il corpo del duce a Padre Pio [3]. Nel presente volume, il taglio antropologico si manifesta non solo nell’ampio uso di fonti orali e “soggettive”, ma anche e soprattutto nello sforzo di ricreare quasi etnograficamente, “dal basso”, i contesti culturali nei quali le idee e le pratiche del terrorismo “rosso” degli anni Sessanta e Settanta hanno preso corpo. Continua a leggere

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Oltre lo Steccato: la strage di Cutro, i CPR e le morti di frontiera

Cutro dopo la tragedia (Mem.Med Memoria Mediterranea)

Cutro dopo la tragedia (Mem.Med Memoria Mediterranea)

di Silvia Di Meo 

A partire dalla spiaggia di Steccato di Cutro, oltre quello Steccato simbolicamente e materialmente eretto in Calabria e nel Mediterraneo per bloccare gli arrivi via mare, ripercorrere tempi, luoghi e pratiche di quanto accaduto il 26 febbraio scorso permette di far luce sulle conseguenze del sistema necropolitico che disciplina il governo migratorio.

Dai massacri in mare fino alla morte in detenzione nei Centri di Permanenza per il Rimpatrio (CPR), la macchina per il controllo e il blocco della mobilità, in mare e in terra, si fonda su prassi collaudate che si ripetono strutturalmente: la morte senza riconoscimento, la riduzione a numeri, la cancellazione della storia personale, l’impedimento del lutto e la rimozione della memoria familiare e collettiva, l’esercizio della violenza come principio di governo e di gestione delle migrazioni. Continua a leggere

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La tempesta perfetta

la-tempesta-perfettadi Vincenzo Guarrasi 

L’espressione “la tempesta perfetta” è entrata nell’uso corrente della lingua italiana grazie alla letteratura, alla saggistica e a un’opera cinematografica di grande impatto anche se di relativo successo [1], e tale espressione viene usata per descrivere un eccezionale concorso di eventi che si traduce in qualcosa di sbalorditivo e spesso catastrofico. Considerati singolarmente, ciascuno degli eventi non è particolarmente straordinario, ma quando essi si combinano insieme, i risultati possono apparire formidabili. Tali da stravolgere non solo i ritmi della vita quotidiana ma anche i parametri che governano il senso comune. Non ci sentiamo solo sballottati, ma anche disorientati e travolti dal turbinare degli eventi. Continua a leggere

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«… in ferarum habitu transformantur», ovvero diventare animali

Centauro, cattedrale, Modena

Centauro, cattedrale di San Gimignano, Modena, sec. XI

di Eugenio Imbriani [*]

Per lungo tempo le mascherate e tutto quello che, in generale, rientra nella categoria del carnevalesco sono state fortemente osteggiate dall’autorità religiosa in Europa; ciò è valso in particolare per i mascheramenti da animali, presi di mira, e con particolare veemenza, nel corso del Medioevo. Traggo il titolo di questo contributo da un testo di san Teodoro, arcivescovo di Canterbury alla fine del VII secolo, in cui il prelato condanna a tre anni di penitenza chi in occasione delle calende di gennaio si traveste da cervo o da vitello, perché compie un’opera diabolica. Continua a leggere

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L’Ascensione celeste del Profeta Muḥammad fu davvero tra le fonti della “Divina Commedia”?

Dante, La voragine infernale, di Sandro Botticelli

 La voragine infernale, di Sandro Botticelli, 1490 ca.

di Massimo Jevolella 

Nel millenovecento e diciannove 

“Era de maggio”, diceva la vecchia e dolce canzone napoletana. E sì, era proprio di maggio, e correva l’anno del Signore 1264, quando a Siviglia un oscuro notaio toscano finiva di tradurre in latino e in francese la versione castigliana di un libro arabo di straordinaria importanza; ed era ancora maggio, ma dell’anno successivo, il 1265, quando a Firenze nasceva Dante Alighieri. Vi chiederete quale sia il nesso tra questi due avvenimenti. La risposta è talmente vasta, intricata e affascinante, che potrebbe essere degna di fare da trama a uno di quei thriller esoterici che vanno sempre tanto di moda.

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Uno sciamano al Campidoglio. Conspiritualità e nuove iconografie dello sciamanesimo

        

Locandina della mostra del Muse dedicata allo sciamanesimo

Locandina della mostra del MUSE dedicata allo sciamanesimo

di Nicola Martellozzo 

«Sciamani di lotta» 

Se esiste un fenomeno culturale particolarmente difficile da analizzare, o anche solo da circoscrivere, quello è lo sciamanesimo. Lo ritroviamo nelle opere seminali dell’antropologia vittoriana, impiegato come categoria transculturale diffusa in tutto il mondo. La sua consacrazione nel campo dell’antropologia e della storia delle religioni si deve senza dubbio a Mircea Eliade (1974), la cui influenza si è riflessa in Italia nei lavori di Carlo Ginzburg: in una delle sue opere più famose, scriveva di come nel fenomeno dei Benandanti friulani vi fossero «elementi di provenienza sciamanica ormai radicati nella cultura folklorica» (Ginzburg 1989: 280). Continua a leggere

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Per una prospettiva semio-antropologica sulla visualità

Palermo (ph.Stefano Montes)

Palermo (ph. Stefano Montes)

di Stefano Montes 

Rifletto, in questo mio breve contributo, sulle finalità di uno studio – teorico e pratico – della dimensione visiva e sull’opportunità di inserirlo in una concezione epistemologica, più ampia, d’ordine culturale e non soltanto disciplinare: vale a dire di una sola disciplina e di una singola autorità teorica. In sostanza, mi interrogo sul “visivo” e sulla sua appartenenza. E mi interrogo, giustamente, a partire dai vocaboli in questione: i vocaboli che caratterizzano il campo. È noto: dietro le parole, si situano le teorie; dietro le teorie trovano posto i posizionamenti epistemologici. Se, dunque, vocaboli come “visivo” e “visualista” sono comunemente accettati e designano un tipo di ricerca specifica, è importante chiedersi, in contrappunto, quale è il limite di questa ricerca e di una separazione – sovente implicitamente prospettata – tra il “visivo” e, per esempio, il “letterario” o altro. Continua a leggere

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Le religioni nei paradisi artificiali del web e del metaverso

anche-lachiesa-usa-googledi Enzo Pace 

La religione come comunicazione mediata dal computer (RCMC) è diventata un consolidato oggetto di studio su cui convergono specialisti di diverse discipline: dagli esperti di comunicazione e di nuove tecnologie ai sociologi, dai semiologi agli psicologi e, per finire, dagli informatici ai linguisti. L’attenzione è andata crescendo negli ultimi venti anni, da quando, in particolare, c’è stata una massiccia irruzione in Internet di una pluralità di attori religiosi che hanno compreso le potenzialità dello strumento per allargare il raggio della loro azione comunicativa. Continua a leggere

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To Lose or Not to Lose the Human Being

81liskp6vl-_ac_uf10001000_ql80_di Albert Piette [*] 

Anthropology of the human being: a reversal operation

The idea of being-in-the-world—so deeply rooted in the philosophy of recent decades that it has permeated them considerably—sums up much of the thought in the social sciences, in its various expressions and tones: situated being, social being, relational being, being with. These expressions consume a lot of attention, thought and theory, because what seems most relevant in being-in-the-world is either the “in” or its variants (with), or the world, the environment, nature, other people, rather than the person who is there. It is as if he had been sucked up, as if attention were directed, on the one hand, to his link, his attachment, his connection to the world, his actions in, his experiences of, his relations with, his subjectification by; and on the other hand, to the world itself, whether it be a situation, society or culture. In any case, he is lost as a unit or entity, as has frankly been the case since the human and social sciences came into existence. Continua a leggere

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Quanto è vecchio lo stereotipo del meridionale geloso?

coverdi Cosetta Seno 

Le cose che sono ovvie spesso non vengono problematizzate. Non ci si chiede, ad esempio, perché le dita delle mani siano di lunghezza diversa tra di esse, o perché si arrossisce quando si sente vergogna o perché esistano persone con i capelli blu: sono tutte cose tanto normali che si non ci si fa più caso. Eppure, a rifletterci soltanto un poco si scopre che non sapremmo rispondere immediatamente, e le risposte, ammesso che le troviamo, ci rivelano cose degne di considerazione e che ci sorprendono. Erano questo tipo di domande alle quali Aristotele cercò di rispondere con un’opera che si intitolava Problemata, un’opera che creò un genere letterario che ebbe molto successo nell’antichità e perfino nel Rinascimento con un genere che si chiamava “I perché”, e oggi rispuntano in alcuni giornali  sotto la rubrica “Sapevate che” o simili.  Continua a leggere

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Arte come mezzo di riflessione sulla documentazione demo-etno-antropologica dei conflitti. “A Needle in The Binding”

A Needle in The Binding

A Needle in The Binding

di Linda Armano, Beatrice Catanzaro 

«I recall that a detainee narrated for us the story Les Miserables by Victor Hugo, in several chapters. He used to narrate one chapter a day until he finished the story after two weeks. We used to wait anxiously every day for the nighttime to listen to a new chapter. We all felt as if “Jean Valjean” the hero of the novel, was living among us. The last night we were so sad, as “Jean Valjean” was leaving our detention centre, knowing that we were never to meet him again. And when the moment of separation arrived, a sorrowful silence fell upon us all». (by Khalil Ashour – a Palestinian political prisoner from 1970 to 1982). Continua a leggere

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La terra di Israele. Una divisione originaria

Edith Stein

Edith Stein

di Leo Di Simone

Una corrispondenza che si affaccia sul mysterium iniquitatis, tenebroso e terribile, capace di inquietare le nostre coscienze, ma anche capace di accendere una luce di speranza dentro l’oscurità: è la lettera “oltre il tempo” che la mistica Anna Maria Cànopi scrive ad Edith Stein il 9 agosto del 2000, anniversario della morte dell’ebrea, filosofa, monaca carmelitana consumata dalle fiamme del crematorio di Auschwitz nel 1942, in odio alla sua appartenenza al popolo di Israele non meno che alla sua radicale fisionomia cristiana e all’audacia del suo pensiero indagatore dell’essere umano. Pochi conoscono a fondo il percorso esistenziale travagliato di questa “ebrea tedesca”, come amava definirsi sottolineando la sua inculturazione profonda nella Germania imperiale-prussiana dove Bismark aveva inculcato nei giovani il senso d’orgoglio dell’essere “tedeschi”. Continua a leggere

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Hamas e Gaza, letture incrociate

9788858859698_0_424_0_75di Laura Ferrero, Paola Sacchi

Questo scritto prende forma in relazione al contesto attuale di guerra di Israele contro Gaza e alla rappresentazione dominante sui media, in Italia e non solo, di Hamas. Com’è noto, il movimento di resistenza islamica in Palestina è responsabile delle violenze perpetrate ai danni di soldati, civili e altri soggetti che si trovavano in territorio israeliano il 7 ottobre 2023, alla base della ritorsione israeliana che molti non faticano a definire genocidio. Le nostre intenzioni in questa nota non sono di fornire interpretazioni di questi fatti, ma di allargare il campo della discussione, proponendo alcune considerazioni intorno a momenti e situazioni nella storia di Hamas e ad aspetti importanti e probabilmente meno noti di questo movimento. Continua a leggere

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Palestinesi, arabi ed ebrei

Mappa della Palestina, 1851     Mappa della Palestina, 1851 ( da FRONTIERE)

Mappa della Palestina, 1851
Mappa della Palestina, 1851 ( da FRONTIERE)

di Lorenzo Kamel 

Imperialismo, antisemitismo, ragioni umanitarie, perdurante influenza delle Sacre Scritture: ognuno di questi fattori giocò un ruolo decisivo nel crescente impegno profuso dalle autorità britanniche nei primi anni del Novecento.

Tuttavia, ciascuno di questi aspetti non contemplava, o lo faceva in maniera molto marginale, la popolazione palestinese locale: la schiacciante maggioranza (circa il 90 percento) del totale presente al tempo in Palestina. Analizzando le fonti primarie dell’epoca è facile comprenderne le ragioni. Non solo veniva talvolta sostenuto che i palestinesi (termine usato già nel X secolo, con accezione identitaria, dal geografo gerosolimitano Al-Muqaddasi) [1] – definiti «corpi di uomini [bodies of men]» dal colonnello George Gawler (1795–1869) – non mostrassero alcuno stimolo patriottico (un concetto al tempo irrilevante nella regione), ma era altresì diffusa la percezione secondo cui essi «detengono i loro possedimenti come fossero stranieri [hold their possessions as foreigners], o come semplici locatari a tempo indeterminato [mere tenants-at-will[2]. Continua a leggere

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Su Gaza e dintorni

israele-palestinadi Umberto Melotti 

Introduzione 

Nella società contemporanea vi è una “deintellettualizzazione con perdita di conoscenza storica”, che porta a sovrasemplificare gli eventi [1]. Oggi, anche in un’ampia parte delle persone istruite, vi è, specialmente fra i giovani, un’incapacità di pensare la storia per la mancanza anche delle nozioni più semplici, un tempo fornite dalle scuole superiori, e ciò induce a trattare il presente come se non avesse un passato alle spalle [2]. Ritengo pertanto opportuno premettere alle mie brevi riflessioni sulla guerra in corso nella regione di Gaza qualche richiamo alla storia. Quella guerra è infatti il risultato di una vicenda lunga e complessa, che non consente sovra-semplificazioni. Per affrontarla criticamente, non si può partire né dal 7 ottobre 2023 (come vogliono alcuni), né dal 1967 (come vogliono altri), né dal 1948 (come vogliono altri ancora), anche se, naturalmente, quel che è accaduto in tali date non va dimenticato.  Continua a leggere

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La guerra sionista contro l’umanità e il mondo mediterraneo

61qqsg5ifl-_ac_uf10001000_ql80_di Salvatore Palidda 

Qualcuno ha già scritto parole giuste sulla guerra sionista contro il popolo palestinese. Alludo in particolare a Enzo Traverso. Non c’è dubbio che ormai siamo difronte a una guerra sionista che pratica il genocidio. L’inventore di questo termine, Raphael Lemkin, scrisse che riguardava non solo lo sterminio degli armeni e poi quello degli ebrei, ma anche tanti altri casi in cui come è precisato nell’articolo II della Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio – ONU 9 dicembre 1948 e ONU 9 dicembre 1948 risoluzione 260 A III – definisce esplicitamente il genocidio nell’ambito del diritto internazionale così:  Continua a leggere

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Civili e in-civili. Note a margine di una ricerca di campo in una “zona ebraica” della Cisgiordania occupata

area C in Cisgiordania (OCHA 2011): la zona marrone indica le aree sotto completo controllo israeliano (Area C) in Cisgiordania

Area C in Cisgiordania (OCHA 2011): la zona marrone indica le aree sotto completo controllo israeliano (Area C) in Cisgiordania (OCHA 2011)

di Chiara Pilotto 

Domenica 4 febbraio in Israele è iniziata la “Marcia della Vittoria” che si oppone al cessate il fuoco a Gaza. I manifestanti sono partiti dal kibbutz di Zikim a nord della Striscia di Gaza. La zona di Zikim ospita anche la base “Bahad 4” che serve ad addestrare le reclute delle Forze di Difesa Israeliane, ed è stata uno dei principali obiettivi militari dell’attacco delle Brigate Al-Qassam il 7 ottobre 2023 [1], nonché punto nevralgico per l’invasione di terra delle truppe israeliane nel nord di Gaza lanciata il 26 ottobre [2]. La manifestazione partita da Zikim è stata organizzata dal gruppo “Riservisti fino alla vittoria” e da altre associazioni come “Madri dei soldati dell’IDF” [3], e ha raccolto circa 15.000 cittadini israeliani intorno alla Knesset al suo arrivo a Gerusalemme l’8 febbraio. Continua a leggere

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Postmodernity at large. Qualche nota sul lavoro antropologico, prima e dopo il 7 ottobre

dopo l’assalto di Hamas del 7 ottobre. (da Avvenire)

Dopo l’assalto di Hamas del 7 ottobre (da Avvenire)

di Pietro Vereni

«Un piccolo numero di persone, profondamente immerse nella identity synthesis, potrebbe sostenere la convinzione che bisogna comunque assecondare la volontà dei membri di altri gruppi [oppressi]. Queste persone, ad ogni modo, si troveranno di fronte al problema di dover determinare chi si debba considerare una “vera” voce Black o brown o musulmana o queer, e quasi certamente consacreranno come portavoce coloro le cui idee politiche coincidono con le proprie» (Mounk 2023: 143). Continua a leggere

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Trattori, aree interne, biodiversità

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di Pietro Clemente 

Tornare in Africa 

Se dovessi morire riportate il mio corpo in Africa, mia madre ne sarà lieta. I militari italiani non capiscono niente solo i soldi. L’Africa mi manca molto e anche mia madre che soffre molto a causa mia. Possa la mia anima riposare in pace.  Continua a leggere

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Riflessioni, trattori e rappresentanza

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di Emanuele Bernardi

Cosa ci potrebbe insegnare la storia italiana sulle recenti vicende di trattori e di proteste contadine? Le contestazioni contadine contro governi, rappresentanze sindacali (in particolare la Coldiretti) e istituzioni europee affondano le loro radici almeno a partire dalla fine degli anni Sessanta del Novecento, quando si aprì una crisi economica destinata a incidere pesantemente sull’Italia repubblicana. Continua a leggere

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Spaesamenti e nuove identizzazioni. Note antropologiche su quel che resta del paese-campanile

Cervara, sui Monti Simbruini, provincia di Roma. (ph.Krichilla da Pixabay)]

Cervara, sui Monti Simbruini, provincia di Roma (ph. Krichilla da Pixabay)

CIP

di Enzo V. Alliegro 

1.

In un piccolo paese del Mezzogiorno, negli anni Novanta, nel corso di una campagna elettorale per il rinnovo del consiglio municipale, echeggiavano le seguenti parole: “Il paese è dei paesani”. Pronunciate da un candidato con alle spalle rilevanti cariche politiche sia regionali che parlamentari – nato, vissuto e residente tuttavia in una diversa città – esse erano volte a tacitare la popolazione. “Il paese è dei paesani”, nel far emergere il dubbio che un consolidato sistema di norme e di valori fosse stato infranto a causa di una candidatura indubbiamente legale ma per certi versi illegittima, in realtà evidenzia l’inevitabile porosità dei confini comunali. Continua a leggere

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Per una resistenza dei luoghi alla globalizzazione

Radiografie di un abbandono, Arres, tecnica mista (collezione privata)

Radiografie di un abbandono, Arres, tecnica mista (collezione privata)

CIP

di Gianluca Serra [*]

Irretiti dal globalismo 

Che le culture dominanti abbiano sempre impresso il loro marchio su quelle per così dire soccombenti non è una novità della storia contemporanea. Il quid novi è semmai la scala alla quale il fenomeno di omologazione e indifferenziazione culturale si sta verificando in un mondo iperconnesso a trazione capitalistica in cui le catene globali del valore scarnificano, frantumano e spianano paesaggi naturali e simbolici per fare largo alle rampanti curve di domanda e offerta interessate solo ad incontrarsi in quel luogo astratto che è il punto di equilibrio del mercato. Continua a leggere

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Il Patto tra Bonifica e territorio montano. Longue durée e nuovi scenari aperti dalla Green Community “La Montagna del Latte”

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CIP

di Giampiero Lupatelli [*]

Bonifica e Montagna

Il rapporto tra Bonifica e Montagna nasce, proprio da queste parti, giusto 120 anni fa. Nel 1904 un articolo pubblicato su “Il Giornale dei Lavori Pubblici e delle Strade Ferrate” [1904, n.9 pag. 102] titola “Il bilancio economico ed igienico delle bonifiche idrauliche in Italia” pronuncia per la prima volta le parole magiche che segnano l’origine di questo incontro. Continua a leggere

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Fragili interstizi. etnografie interspecie, pastorizia, agricoltura, aree protette

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di Letizia Bindi

Da qualche anno l’attenzione delle scienze sociali e in particolar modo la riflessione antropologica è tornata a esplorare da un lato la complessa relazione tra espressioni culturali situate e rappresentazioni della natura, salvaguardia e valorizzazione della biodiversità e relazioni tra animali umani e non-umani. Al tempo stesso si è articolata nel tempo una importante riflessione sui processi di de-finizione delle aree protette, naturalistiche, sui parchi regionali e nazionali e su tutte quelle forme di distinzione tra territori abitati e antropizzati e aree naturali dedicate al rewilding e alla tutela di specie vegetali e animali altrimenti esposte al rischio di estinzione e minacciate a vario titolo dall’espansione delle aree abitate e metropolitane o dalle forme più estrattive di uso delle risorse ambientali. Continua a leggere

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In alta quota per guardare più lontano. L’antropologia montana e dei cambiamenti climatici

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CIP

di Giovanni Gugg 

Il futuro come fatto culturale

Dieci anni fa Arjun Appadurai (2014) spiegò che il futuro è un fatto culturale. In quel suo libro offrì un’ampia prospettiva analitica sulle genealogie della fase attuale della globalizzazione, affrontando argomenti come violenza e mercificazione, nazionalismo e terrore, omogeneizzazione culturale e sostenibilità ambientale. Ma in quel testo Appadurai abbracciò anche una cosiddetta “politica della speranza”, esaminando la lotta per l’equità, il riconoscimento e l’autogoverno in condizioni di estrema disuguaglianza, dacché pose le basi per un’antropologia rivitalizzata e urgente del futuro. Sottolineava, cioè, l’importanza della ricerca sugli immaginari del futuro come strumento per generare utopie fondate per la trasformazione e l’empowerment individuale e sociale: in altre parole, Appadurai sosteneva che il “futuro” non è un risultato fisso o predeterminato, ma un artefatto culturale modellato da una moltitudine di fattori, tra cui politica, economia, tecnologia, media e dinamiche sociali, a cui oggi va aggiunta anche la condizione dell’ecosistema. Continua a leggere

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Fra Toscana e Maremma. Uno spaccato di vita rurale nelle memorie di Callisto Gherardini

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di Rossano Pazzagli 

Castelnuovo Val di Cecina è già Maremma, una quasi Maremma. Alle spalle c’è la Valdelsa, che nell’800 presentava caratteri già toscani: la mezzadria, l’insediamento sparso dei poderi, l’agricoltura promiscua, una campagna urbanizzata, una pluriattività artigianale e protoindustriale, una struttura socio-territoriale sostanzialmente stabile. Di fronte, si apriva la Valle del Cecina, uno dei fiumi che a pettine disegnavano la Maremma partendo dal Fine a nord e poi, dopo il Cecina, la Cornia, la Pecora, l’Ombrone, l’Albegna e giù giù fino al Chiarone e al Fiora, cioè fino al Lazio. La Maremma era un «un vasto tutto», come ebbe a scrivere il volterrano Carlo Martelli verso la metà dell’Ottocento: una grande area composta da «molta superficie di terra, e lunga spiaggia di mare», dalla costa all’interno, dove si potevano distinguere diverse maremme: la Maremma pisana, volterrana, massetana, la zona di Piombino e poi tutta quella che storicamente era stata la Provincia inferiore senese, ossia la Maremma grossetana. Continua a leggere

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Autoritratto di un paese

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di Michela Capra 

Il docufilm “Prato Bello” è l’ultimo lavoro di Paolo Vinati (Brescia, 1967) ed è ambientato nella piccola frazione montana di Belprato, situata a circa 800 mt. di altitudine nel Comune sparso di Pertica Alta, in Valle Sabbia. Laureato al DAMS di Bologna in Etnomusicologia, Vinati ha svolto diverse ricerche in Lombardia, Trentino Alto Adige, Austria, Montenegro e Croazia, pubblicando libri e curando diverse produzioni discografiche. Collaboratore di lungo corso con l’Istitut Ladin Micurà de Rü in Val Badia (BZ), dove da tempo vive con la famiglia, con questo film è tornato dopo molti anni a documentare un nuovo capitolo della sua terra d’origine, le Prealpi bresciane. Continua a leggere

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Casa Cervi: una Casa – Museo e un Luogo di memoria del 900 e del tempo presente

Casa Museo Cervi

Casa Museo Cervi

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di Paola Varese 

La simbologia della casa è complessa e riferita a più significati, relativi alla dimensione della struttura ma anche a quella più intima dello spazio di individuazione e di definizione dei confini che attengono alla soggettività dell’individuo, all’insieme del vissuto, delle esperienze e dei ricordi. Continua a leggere

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Il centenario di Rocco Scotellaro. I programmi del Comitato Nazionale per le sue celebrazioni

Logo del Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Rocco Scotellaro (designer Mario Cresci)

Logo del Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Rocco Scotellaro (designer Mario Cresci)

CIP

di Carmela Biscaglia 

Con decreto del Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano (Roma, 7 febbraio 2023) è stato istituito il Comitato Nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Rocco Scotellaro dalla durata triennale, preposto a programmare, promuovere e curare lo svolgimento delle iniziative volte a tale scopo. L’emanazione del decreto è avvenuta su richiesta della Deputazione di storia patria per la Lucania – Istituto per gli Studi Storici dall’antichità all’età contemporanea, che ha ritenuto opportuno promuovere un’adeguata riattenzione generale sul profilo di vita di questa figura importante della storia italiana del Novecento, poeta, politico e intellettuale, nato a Tricarico (Matera) il 19 aprile 1923 e morto, appena trentenne, a Portici (Napoli) il 15 dicembre 1953. Continua a leggere

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Per gli anniversari di Rocco Scotellaro

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di Arnaldo Bruni [*]

La vita

Parlando oggi di Scotellaro salta subito all’occhio una combinazione pitagorica legata al numero tre. Perché Scotellaro è nato nel 1923 ed è scomparso appena trentenne nel 1953: sicché nell’anno appena trascorso si è celebrato insieme il centenario della nascita e il settantesimo della morte. Le scadenze lasciano pensosi perché rievocano una figura luminosa che ha attraversato nella brevità della sua vita la cultura italiana come una meteora, rimanendo però attiva, quasi una stella fissa a futura memoria. Le vicende personali consentono di accostarlo – è stato fatto più volte – a protagonisti assoluti del nostro Novecento come Piero Gobetti e Antonio Gramsci, oppure come Ernesto De Martino e Carlo Levi. Per due ragioni sostanziali, l’intensità della biografia e l’incisività dell’opera concentrata in un’anagrafe così raccorciata. Continua a leggere

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Non solo reliquie. I rischi della Casa museo

Freud Museum

London, Freud Museum

CIP

di Vincenzo Padiglione [*] 

Ringrazio per avermi invitato il direttore Mario Turci, il Comitato Scientifico e gli amici del Museo Guatelli. Non si tratta di un gesto di ringraziamento solo formale. Vorrei segnalare l’ottimo e pertinente lavoro di conservazione e valorizzazione che è stato svolto nella casa di Ettore interpretando al meglio la sua eredità. Difficile rendere vissuta e credibile una casa museo ancor di più la casa di un collezionista estremo, come fu l’amato Ettore. Continua a leggere

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Il “Caminhos de Pedra” di Bento Gonçalves. Patrimonializzare la migrazione italiana

Brasile panorama

Veduta della Comunità di Sao Pedro sulla Linha Palmeiro 4, 1950

CIP

di Daniele Parbuono 

Questo saggio rappresenta, in sintesi, la prima parziale razionalizzazione di un nuovo percorso di ricerca che, se da un lato recupera il mio pregresso interesse nei confronti della realizzazione di progetti ecomuseali in punti diversi del Pianeta – dalle esperienze del modello museologico open-air “Skansen” (Nordenson 1992) [1] che ho studiato e visitato nel Nord e nell’Est dell’Europa, alla diffusione regionale degli ecomusei in Italia [2], dagli ecomusei Cinesi del Guizhou [3] ai progetti di ri-attivazione territoriale ispirati alla prospettiva della Nouvelle Muséologie  [4] –, dall’altro si testa in un terreno per me inedito come quello della migrazione italiana in Brasile, con specifico riferimento allo Stato di Rio Grande do Sul. Continua a leggere

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Operazione Ottana. Una cultura politica e economica alla prova

dzepkknx0aa9g7qdi Aldo Aledda 

Dalla vasca alla doccia 

Prima che gli sforzi della classe politica nuorese tesi a rompere l’isolamento della loro provincia si concretizzassero nella realizzazione di una deviazione della Superstrada Carlo Felice (SS.131) che unisce il Sud al Nord della Sardegna, chi si affidava al solo mezzo automobilistico per raggiungere quelle terre che i Romani per la loro resilienza avevano denominato Barbagia, trovava segnalato il raggiungimento della meta proprio nella Piana di Ottana. Continua a leggere

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L’oggetto rivoltato. Ottana cinquant’anni dopo

Ottana (da Marghine news)

Ottana (da Marghine news)

di Nicolò Atzori 

Ritorno al futuro: crisi dei modelli 

Un valido esercizio per (ri)pensare i fatti culturali mi sembra quello di rintracciarne i segni e l’eco nel corso della propria vita, tentando a posteriori – anche da specialisti – di situare una personale condizione esistenziale come dato nell’alveo del cambiamento, positivo o negativo si dica, per apprezzare quel che resta. Quanto segue, infatti, è una storia di rimanenze e resistenze, dove anche gli affetti sono una valida unità di misura. Nei miei ricordi, dire industria è un suono lontano, atavico, che, bambino di neanche dieci anni, registravo nelle poche ma misurate parole di mio nonno, classe 1937, fino alla metà degli anni Ottanta operaio metalmeccanico presso la sede di Macchiareddu di quella che chiamava spesso Rumianca [1], come la memoria collettiva dei lavoratori più anziani ricordava quella che divenne EniChem Synthesis S.p.A., risultante da anni di lotte operaie e dislocazioni nel Sud Italia. Continua a leggere

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Un prete e il fascismo nella Sardegna dell’entroterra

Layout 1di Giancarlo Bruschi

Nel libro di Giovanni Antonio Tabasso, Don Pietrino vicario Parrocchiale (edizioni Il Maestrale, 2023), la figura immaginaria del protagonista, vicario parrocchiale in un piccolo centro, vicino al capoluogo Nuoro, è, a ben vedere, vicinissima alla realtà per la cura minuziosa, i discorsi sentiti negli anni passati, l’attenta documentazione, l’attenzione posta dall’autore nell’inventare questa figura e quella di tanti altri personaggi. Negli anni 1936-1940, la Parrocchia di Nùrico (nome imaginario di un villaggio reale) come tutta l’Italia, vive quel clima particolare creato dall’accordo tra il Fascismo e la Chiesa Cattolica dopo la firma dei Patti Lateranensi. Riserve mentali enormi in ciascuno dei contraenti; una formale e, spesso sostanziale, solidarietà nel tentativo di governare la società italiana, uscita frastornata e convulsa, almeno in certe regioni, dalla Prima Guerra. Il terrore provocato dalla Rivoluzione russa, da alcune proteste dei movimenti operai, l’inadeguatezza delle sinistre, la volontà del Re, hanno fatto il resto. Continua a leggere

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“Spezzare il cerchio del ballo tondo”. La ingannevole transizione alla modernità

Ottana

Ottana

di Giovanni Columbu

Dopo circa mezzo secolo le ragioni che giustificarono la creazione di una industria petrolchimica al centro della Sardegna appaiono ai miei occhi ancora imperniate su un’idea di evoluzione e progresso che solo un evento concepito altrove e con un carattere fortemente traumatico avrebbe potuto rendere possibile. Eppure prima ancora di scaturire da visioni, propositi e possibili interessi esterni quell’idea trovava riscontro in un convincimento presente e credo diffuso nella stessa classe intellettuale e politica locale. Continua a leggere

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L’eredità del Progetto Sardegna dell’OECE: le comunità dei saperi per lo sviluppo

e-poi-arrivo-lindustria-di-andrea-francesco-zedda-1di Romina Deriu 

Introduzione

Nel corso degli ultimi settanta anni, la Sardegna è stata attraversata da un mutamento sociale radicale. Economia, cultura e vita quotidiana si sono modificate profondamente in ragione della rapidità del processo di modernizzazione che ha prodotto almeno tre fratture importanti: l’industrializzazione per poli realizzata con il Piano di Rinascita e con la creazione delle cosiddette cattedrali nel deserto; la crisi del settore industriale e lo sviluppo del turismo balneare di impatto; la fase di iper-modernismo di cui il consumo è la massima espressione che avvolge le relazioni sociali. Continua a leggere

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Il sogno tradito

Sciopero Operai di Ottana (Archivio Nuova Sardegna)

Sciopero Operai di Ottana (Archivio Nuova Sardegna)

di Gian Paolo Marras 

L’industrializzazione nella piana di Ottana è un argomento che ancora oggi genera dibattiti di una certa vivacità. Ultimamente ho partecipato a diversi incontri su questo tema e ogni volta aggiungo un tassello utile alla ricostruzione di quel periodo. Ho ascoltato splendidi settantenni di oggi (splendidi ventenni di allora) rivendicare un ruolo attivo nelle discussioni del tempo, e con la stessa animosità di quegli anni. Anni di intenso fermento politico. Partiti, studenti, intellettuali cercavano di orientare dal basso il tipo di sviluppo da realizzare. Continua a leggere

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Era bella Tunisi

Tunisi, Place de la Victore

Tunisi, Place de la Victore

di Marcello Bivona 

Cosa cerco in questa città? L’ho lasciata a cinque anni, ho vaghi ricordi: il mare, il sole, le strade, le voci, i gesti. I miei viaggi, finiscono per essere un pellegrinaggio infinito nella memoria. Devo recarmi, ogni volta, sui luoghi dei racconti, per convincermi che, in un passato dimenticato, probabilmente sono stato in quella strada, mi sono fermato davanti quella vetrina. Continua a leggere

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Ritornare al Museo del Bardo

Tunisi, Museo Bardo, nuova inaugurazione (ph. Rosy Candinai)

Tunisi, Museo Bardo, inaugurazione nuovo allestimento (ph. Rosy Candiani)

di Rosy Candiani 

Che la Tunisia sia crocevia di popoli, terra di métissage esistenziale prima che culturale, e il Mediterraneo legame di integrazione tra popolazioni è ormai quasi luogo comune; quanto sia però una realtà radicata nei millenni su questo territorio può essere “respirato” attraverso uno dei luoghi culturali più rappresentativi di questo Paese, il Museo del Bardo.

Il Bardo non è solo una cartolina turistica della Tunisia: rappresenta una metafora vivente, attraverso i suoi mosaici, di questa realtà di condivisione: basti ricordare due simboli eccezionali,  due mosaici più che famosi che racchiudono i simboli di quella che ancora oggi è la sintesi della vicenda umana nel suo rapporto con il mare, il viaggio, la condivisione di esperienze di vita: Ulisse, il migrante mai sazio di conoscenza e Virgilio, cantore di Enea, il migrante disperato per la distruzione della patria. Continua a leggere

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La Primavera e l’abisso. Sguardi sul presente tunisino tra letteratura e critica sociale

1-bellabisso-di-yamen-manaidi Giovanni Cordova 

Negli ultimi anni la produzione letteraria internazionale e, in particolare, quella africana sono state oggetto di un’attenzione ragguardevole e costante da parte del mercato editoriale italiano [1]. Segno di una rinnovata sensibilità e di un interesse vivo che un’ampia platea di lettori e lettrici rivolge a sguardi, narrazioni, commenti che attraversano continenti, mari, forme di vita.

In questo contributo vorrei condividere alcune riflessioni emerse a partire dalla lettura di due romanzi di recente pubblicazione, entrambi di autori di origini tunisine. Il primo, Bell’abisso, pubblicato dalla romana edizioni e/o (collana “Dal mondo”), di Yamen Manai, classe 1980, la cui edizione originale risale al 2021; il secondo, Baba, opera prima di Mohamed Maalel (nato ad Andria nel 1993), pubblicato per Accento edizioni nel 2023. Entrambi i romanzi sono stati molto apprezzati dalla critica. Bell’abisso, in particolare, ha vinto numerosi premi internazionali tra cui il rinomato Prix de la Littérature arabe nel 2022. Continua a leggere

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Art visuel et artisanat: la Tunisie se raconte

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opera di Saber Sahraoui

di Elena Nicolai [*] 

Qu’est-ce que la Tunisie peut nous révéler à travers son art visuel et son artisanat?

En premier lieu, on voit qu’il y a des liens sensibles et très importants entre ces deux domaines de la création artistique et de la tradition culturelle tunisiennes [1], et que la création artistique a toujours une dimension transcendantale qui permettre de saisir l’esprit de ce pays.

«Thanks to their images, customs and traditions, arts and crafts, the socio-political situation and above all the spirit of the Tunisians have transcended the borders of the country and have allowed us to understand more and more the essence and contradictions of a country that is sometimes mistreated, but still fascinating» [2]. Continua a leggere

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La Piccola Sicilia di Tunisi nei racconti di Cesare Luccio

img_6796di Marinette Pendola

La pubblicazione del romanzo 5 hommes devant la montagne (1933) [1] liberò in qualche modo il suo autore, Cesare Luccio (Tunisi, 1906-Genova, 1980), dall’impellente necessità di ribaltare la visione negativa che i francesi esprimevano nei confronti degli italiani di Tunisia, visione ampiamente alimentata dalla letteratura coloniale e in special modo dal romanzo di Georges Duhamel, Le Prince Jaffar (1924). Tuttavia, pur non sentendosi più asservito a tale obbligo, Luccio continuò a manifestare nella sua scrittura l’esigenza di fare emergere un’ampia fetta della società coloniale, quella degli umili lavoratori siciliani colti nella loro quotidianità. E non lo fece con un’opera di ampio respiro bensì con una serie di racconti, alcuni dei quali pubblicati nel 1934 in una raccolta dal titolo Humbles figures de la cité blanche ou La Sicile à Tunis. Continua a leggere

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Valori universali e mitezza di sentimenti nel cinema di Wenders

perfect-days2di Salvatore Clemente 

Il volto di Kôji Yakusho, protagonista lungamente inquadrato durante la sequenza finale, appare pensieroso, sorridente, intristito, quasi piangente. Le moltitudini espressive contrastanti costituiscono la sintesi di tutto quello che nel film Wim Wenders ha saputo abilmente condensare, sommando con maestria le tante sfaccettature emozionali di una società complessa contemporanea che trova sempre maggiori difficoltà nel riuscire a gestire e, ancor più, esternare sensazioni e sentimenti. 

Tante simbologie arricchiscono il film di valori, mettendo a fuoco quelle che forse rappresentano le questioni ritenute maggiormente importanti. Nella narrazione, il protagonista, pur proveniente da un’agiata famiglia, per sostenersi svolge un lavoro molto umile che però non intacca per nulla i suoi molteplici interessi. Nelle sue giornate apparentemente sempre eguali la cultura e i rapporti umani rimangono fondamentali e al centro della sua esistenza. Il protagonista del film non sente alcun bisogno di porsi a protagonista della sua stessa vita. Continua a leggere

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Il senso antico delle piccole cose

perfectdaysdi Federico Costanza

Se esiste un luogo nel mondo in cui è più evidente il clash fra tradizione e modernità, quello è sicuramente il Giappone. Un maestro del cinema come Yasujiro Ozu ha tratteggiato i contorni di questo confronto nel suo capolavoro “Viaggio a Tokyo”, nel quale descriveva la progressiva incomunicabilità generazionale e lo sfaldarsi del mito della famiglia. Continua a leggere

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Chissà se Wim Wenders aveva letto Hartmut Rosa

perfectdi Anna Fici 

Quasi una decina di anni fa mi sono imbattuta in un saggio del sociologo francofortese Hartmut Rosa dal titolo Accelerazione e alienazione: Per una teoria critica del tempo nella tarda modernità, edito da Einaudi. Si tratta di un piccolo ma denso volume che, in linea con la tradizione della cosiddetta “teoria critica della società” affronta il tema dell’alienazione, mantenendo una continuità interpretativa nei confronti dei suoi illustri predecessori ma mostrando anche originalità e capacità di lettura di quegli aspetti peculiari dell’oggi che la generazione di Horkheimer e Adorno non avrebbe potuto immaginare fino in fondo. La sua riflessione prende in esame il nostro rapporto sociale e individuale con il tempo, indicando in esso la causa principale dell’alienazione contemporanea. Continua a leggere

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I giorni perfetti di Wim

961-junger-deutscher-film-1960-1970-nuovo-cinema-tedesco-negli-1-jpg-768x768_q85di Aldo Gerbino 

Prologo: Verso l’elegia del dettaglio 

La fascinazione, che prevedibilmente ci appare tutta compresa in quel sinusoidale mondo analogico luminosamente sorretto dalla struttura di continuità, da sempre alimenta in Wim Wenders il letto della memoria, la scoperta necessaria dei luoghi, i quali hanno poi il potere di rimandare e riannodare ogni cosa al suo contrastato bagaglio intimo. Non è certo secondaria l’evidente straziata visibilità che agita, in una fluviale corsa d’immagini e pensieri, quella condizione personale di disagio dalla quale il regista di Düsseldorf ci consegna mostrandola tenacemente insita nella dimensione del quotidiano. Continua a leggere

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La vita come un piccolo poema zen

perfect-daysdi Chiara Lanini 

Le giornate di Hirayama sono tutte uguali e compongono un rituale fatto dei medesimi gesti che si reiterano nella stessa sequenza, compiuti con una calma e una concentrazione che fanno di quel momento un presente assoluto. Qualcosa ci fa pensare che la sua vita non sia sempre stata quella che vediamo ma sia quella che ha scelto, dopo un crush, una crisi o forse un ripensamento. L’ingresso sulla scena della sorella accompagnata da un autista alla guida di un’auto lussuosa ci lascia intuire un’origine diversa.

Hirayama fa una vita umile, composta, scarna, essenziale. È felice? Non importa.

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Lampi di luce. Tra i rami il giorno muta e rinasce

da Perfect days

da Perfect Days

di Flavia Schiavo

«If you want, Hirayama San is an angel. Not many people see him, by the way. For a lot of people, he’s invisible. Like the angels in Wings of Desire» Wim Wenders, 2023

Tokyo, mon amour

Dopo i due documentari, più che idealmente collegati, Tokyo-Ga [1] e Aufzeichnungen zu Kleidern und Städten (sullo stilista giapponese Yohji Yamamoto), rispettivamente del 1985 e del 1989, Wim Wenders torna nel 2023 a Tokyo, con un lungometraggio di finzione, Perfect Days. Continua a leggere

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I mondi possibili di Hirayama. L’arte del sottrarsi di Wim Wenders

5c6b365d9a3d35a02a71dd9983bf83afdi Giuseppe Sorce 

C’è sempre un momento, nell’orlo del tempo che scorre, in cui le scelte che non hai fatto si traducono in una scelta fatta. È forse una delle cose che alle volte conduce un individuo al credere al fato, ad avere una fede, ad abbracciare un senso particolare della parola destino, o karma-tutto torna, o così doveva andare. Sebbene a tutto ciò ci si possa arrivare da molteplici strade-eventi, rivelazioni o illuminazioni, epifanie varie. E questo è un modo di vedere la cosa. Continua a leggere

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A proposito di Transculturale

nursing-transculturaledi Alfredo Ancora

Nel pur vasto panorama scientifico italiano l’ottica transculturale sta contagiando tutti coloro che sentono i limiti dei mezzi di osservazione di fronte al nuovo mondo multiculturale che si sta delineando. Come ben dice Michel Serres [1] «Il vecchio mondo non comprende ancora, cercando di gestire il nuovo mondo, la nuova società, i nuovi uomini con mezzi politici, economici, finanziari culturali…tratti dal mondo scomparso!».  Continua a leggere

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L’ultima disavventura di don Girolamo l’Ammirata, ragioniere dei Beati Paoli

beati-paoli-moricidi Mario Basile 

Nel richiamare una tradizione orale appresa al tempo della fanciullezza, intorno alla “scellerata setta dei Beati Paoli”, l’erudito palermitano Francesco Maria Emanuele, marchese di Villabianca, così scrive nel 1790 nei suoi opuscoli: 

«Di questo calibro così infernale credo che sia vissuto Giuseppe Amatore, maestro schioppettiere, che a 17 dicembre 1704 fu impiccato a Palermo come pe’ miei Diari Palermitani Villabianca, tomo VI, numero 2, foglio 2. Il razionale Girolamo l’Ammirata fu anche di questa scuola, e ne pagò il fio col capestro della forca nel Piano del Carmine a 27 aprile 1723 (Diari Villabianca, loc. cit., foglio 83); e d’altri non so io. Tutti costoro solevano far mal fine, e se non erano uccisi dalla giustizia, lo erano sicuramente dalle mani de’ lor socii. Di questa settaria mala razza di uomini, a’ tempi nostri, grazie al cielo, se n’è perduta la semenza. Detto di l’Ammirata mi si dice essere stato egli razionale dell’Ospedale grande di Palermo» [1].  Continua a leggere

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Cutusìo e la lezione di meraviglia in “Cùntura” di Nino De Vita

CUNTURAdi Ada Bellanova 

Brevi lezioni di meraviglia [1] di Rachel Carson, biologa e madre del movimento ambientalista, che nel 1963 con Primavera silenziosa rivelò al mondo i pericoli legati all’uso di pesticidi e fertilizzanti, è il racconto delle escursioni fatte dalla studiosa con il nipotino di tre anni, attraverso foreste e campi, nell’osservazione e nell’ascolto della natura. In queste pagine l’autrice si sofferma sulla disponibilità alla meraviglia da parte dei bambini e stimola negli adulti, attraverso il recupero dell’attitudine infantile, il desiderio di una comunione con il mondo vivente troppo spesso trascurata o negata nella contemporaneità con conseguenze ecologiche disastrose. Continua a leggere

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Intorno a Ferruccio Busoni. L’eredità ad un secolo dalla morte, la lezione ancora viva

Ferruccio Busoni, di Bruno Antonini

Ferruccio Busoni, di Bruno Antonini

di Franca Bellucci

1866-1924: queste le date che circoscrivono la vita di Ferruccio Busoni. Siamo dunque a un secolo dalla morte del grande compositore e esecutore, “anno busoniano”: che richiama tanti eventi culturali nella società degli addetti, ma anche impressioni lunghe una vita per chi, come me, empolese, ne ha sentito l’afflato già prima di saper leggere, giocando con le coetanee pronipoti, le bimbe Salvadori, la cui madre, Bruna Busoni, pianista, sentivo presentare come stretta parente dell’artista. Il compositore, infatti, nacque a Empoli, il luogo di Ferdinando, il padre, e di numerosi parenti, quando già il piccolo nucleo aveva scelto di domiciliarsi a Trieste, la città della madre, Anna Weiss. Era una famiglia di musicisti, e la musica fu aria respirata per il piccolo, e via via coltivata e pensata. Continua a leggere

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La croce di Agadez, simbolo del mondo tuareg e saheliano

Croce di Agadez

Croce di Agadez

di Ada Boffa 

In questo articolo discuteremo di due principali gruppi tuareg nigerini: gli Iullemmeden (Kel Attaram) che vivono nell’ovest del Paese nella regione di Tillabéry e il Kel Dinnik situato a est nella regione di Tahoua) e i Tuareg Kel Aïr, che abitano nel massiccio dell’Aïr situato a nord della città di Agadez, area famosa per la produzione di manufatti artigianali a forma di croce.

Questo pendente a forma di croce è oggi il gioiello tuareg più conosciuto al mondo; la sua notorietà, dovuta anche grazie al turismo, ha fatto sì che la croce di Agadez sia l’emblema del mondo tuareg e del Niger. Dietro questi cambiamenti nello status della croce di Agadez emergono gli sconvolgimenti socio-culturali subiti dalla società tuareg e dalle società africane nel loro insieme nel contesto della colonizzazione, poi della globalizzazione. Continua a leggere

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I poeti popolari del Carnevale di Avola

Maschere del Carnevale di Avola (da Gubernale)

Maschere del Carnevale di Avola (da Gubernale)

di Sebastiano Burgaretta 

L’antica tradizione, ancora oggi viva, dei poeti dialettali di Avola che si esibivano in pubblico fino a tutto l’Ottocento trovava modo di esprimersi in occasione dei festeggiamenti in onore di San Corrado, il 19 febbraio, e nei giorni di Carnevale. All’antica tradizione delle sacre rappresentazioni certamente doveva risalire l’usanza, descritta dal Pitrè [1], delle gare poetiche in onore di San Corrado. Scrive il Gubernale che nella chiesa di San Giovanni nel febbraio del 1602 fu inaugurata una cappella dedicata al Santo [2]. «In seguito – aggiunge lo studioso – furono stabilite per l’occasione le accademie poetiche o gare fra i poeti contadini analfabeti che cantavano le lodi del Santo» [3]. Continua a leggere

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La rivincita delle donne siciliane in letteratura

cover-5di Antonino Cangemi

«Lo scrivere rende le donne disoneste». Fu rimproverato a Marianna Coffa Caruso, la “Capinera di Noto” che, reclusa nella casa del suocero e costretta a vivere con un marito facoltoso e detestato, solo la notte e di nascosto poteva scrivere i suoi versi. Si era nell’Ottocento e per una donna affermarsi nel mondo delle lettere era un’impresa ardua. Che in qualche misura riuscì alla palermitana Giuseppina Turrisi Colonna, poetessa dalla breve esistenza (come anche la Coffa Caruso): pubblicò, giovanissima, le sue raccolte ed è ricordata per lo spirito indipendente e rivoluzionario di patriota; i suoi versi incitavano alla libertà. E, più tardi, agli albori del XX secolo, a Maria Messina che fu apprezzata da Giovanni Verga e poi da Giuseppe Antonio Borgese, anche se è merito di Leonardo Sciascia se oggi la scrittrice che visse a Mistretta i suoi anni migliori è nota negli ambienti letterari. Raccontò le donne nella Sicilia del suo tempo, la Messina, dalle esistenze amare, inevitabilmente sottomesse e prigioniere della solitudine. Continua a leggere

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Storie e memorie dalla Quarta Sponda alla madrepatria: da coloni in Libia a profughi in Italia

I genitori di Alessandro L., Camillo L. e Teresa P., tra le semenzaie di tabacco ricoperte.

I genitori di Alessandro L., Camillo L. e Teresa P., tra le semenzaie di tabacco ricoperte

di Giulia Castellani

Introduzione

Sebbene nell’attuale dibattito pubblico italiano non sia una tematica molto presente, all’interno della mia famiglia la memoria delle colonie non ha mai cessato di essere tramandata. Ha da sempre costituito il sottofondo dei pranzi e delle cene con i parenti, a tratti sommesso, a tratti più evidente; in gran parte articolato in frasi spezzate, iniziate e mai terminate, evocazioni elegiache di un passato ormai distante e irrecuperabile. In questo senso, il tema coloniale ha da sempre rappresentato per me una presenza e al contempo un’assenza costante. Continua a leggere

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Quando il complottismo distrae dai complotti (effettivi)

71pxucszydl-_ac_uf10001000_ql80_di Augusto Cavadi 

La tesi centrale che Tobia Savoca intende argomentare nel suo Narrazioni diversive. Come il complottismo protegge il potere (Diogene Multimedia, Bologna 2023) si potrebbe forse sintetizzare così: i complotti esistono, ma, se cediamo alla tentazione del complottismo, invece di individuarli e contrastarli ne restiamo vittime. In questa tesi centrale potremmo individuare almeno quattro questioni: a) come distinguere un complotto vero da un complotto inventato?  b) quali sono le radici del complottismo? c) quali le sue conseguenze deleterie? d) come contrastare la deriva complottista?  Continua a leggere

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Intelligenza artificiale tra Prometeo, Pandora e Socrate

scuola-aidi Tomas Cipriani 

L’intelligenza artificiale (IA) rappresenta una delle più significative evoluzioni nel campo della tecnologia contemporanea, fungendo da pilastro portante della terza rivoluzione industriale. Definita come la capacità delle macchine di eseguire compiti che, se svolti da esseri umani, richiederebbero intelligenza, l’IA include sottocampi quali l’apprendimento automatico (machine learning), la visione artificiale e il processamento del linguaggio naturale. Al giorno d’oggi, lo stato dell’arte dell’IA evidenzia una crescita esponenziale nelle sue capacità, spingendo i confini di ciò che le macchine possono fare: dalle diagnosi mediche avanzate alla guida autonoma, dall’automazione industriale alla creazione artistica. Continua a leggere

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La politica dell’Italia per la diffusione della sua lingua nel mondo

coverdi Benedetto Coccia, Karolina Peric e Franco Pittau

Il quadro normativo 

Il riferimento normativo [1] di base della diffusione della lingua e cultura italiana all’estero è la legge 22 dicembre 1990, n. 401, che  all’articolo 23 recita: «La Repubblica promuove la diffusione all’estero della cultura e della lingua italiana onde contribuire allo sviluppo della reciproca conoscenza fra i popoli, nel quadro più generale dei rapporti tra il nostro Paese e la comunità degli altri Stati». La competenza per il conseguimento di queste finalità è stata affidata al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale (MAECI). Continua a leggere

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Presentare la letteratura araba oggi

 

lmu_corrao_ruocco_cop_01_cop_page-0001di Francesca Maria Corrao, Monica Ruocco [*]

I due volumi sulla Storia della letteratura araba, in corso di pubblicazione per la casa editrice Le Monnier/ Mondadori Educational, rappresentano una tappa d’arrivo di percorsi di studio e ricerche condotte dagli autori e dalle autrici delle singole sezioni negli ultimi decenni. Si tratta di un’operazione che non prescinde da quanto è stato realizzato nel passato dai nostri maestri, patrimonio che viene integrato con le recenti teorie della critica letteraria e con la presentazione della nuova produzione narrativa, poetica e drammatica del XXI secolo. Continua a leggere

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Dal “giro lungo” al “ritorno a casa”: il dialogo dell’antropologia con la contemporaneità

copertina-inglesedi Antonino Cusumano [*]

I titoli dei libri come i nomi delle cose sono soglie, limen, frontiere. Designano, identificano, orientano, offrono chiavi interpretative, introducono e invitano alla lettura. Più sono connotativi nella loro ambiguità polisemica e più sembrano dischiudere percorsi ermeneutici, generare sensi e suggestioni seduttive. Umberto Eco nelle Postille a Il nome della rosa ha annotato che «un titolo deve confondere le idee, non irreggimentarle». Un buon titolo muove la curiosità, non la esaurisce.  È il caso di questo volume di Dario Inglese che nell’ampiezza denotativa del titolo mette al centro la parola “campo” in un gioco intellettuale aperto all’ambivalenza semantica. Continua a leggere

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Duilio Ruggiero, storico e saggista. Il valore della storia locale e del racconto biografico

Duilio Ruggiero

Duilio Ruggiero

di Laura D’Alessandro

Scrive Umberto Eco nel suo monumentale romanzo L’Isola del giorno prima [1]: «Io sono memoria di tutti i miei momenti passati, la somma di tutto ciò che ricordo». Mentre Benedetto Croce a chi gli chiedeva da cosa si caratterizzava l’identità di un popolo rispondeva: «Il carattere di un popolo è la sua storia, tutta la sua storia». Concetto ribadito anche da Corrado Augias in I segreti d’Italia [2] e più volte ripetute da tanti storici e studiosi, fra gli altri da Ugo Foscolo, che nell’orazione inaugurale all’Università di Pavia (22 gennaio 1809) nota con il titolo Dell’origine e dell’ufficio della letteratura [3] suggeriva con forza: «Vi esorto alle storie».  Continua a leggere

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Ambiente sotto attacco. Le conseguenze dei conflitti armati sugli habitat naturali

La guerra in Ucraina

La guerra in Ucraina

di Chiara Dallavalle 

La guerra è forse l’unica attività umana che, per sua stessa natura, produrrà con certezza delle vittime. Che si tratti di difendere il proprio territorio, competere per delle risorse oppure semplicemente voler affermare la propria sete di potere, qualunque conflitto avrà un costo più o meno elevato in termini di vite umane. Siamo ormai abituati a confrontarci con immagini di uomini e donne massacrati dall’avanzare degli eserciti, civili sterminati da bombardamenti e armi di distruzione di massa, e migliaia di profughi costretti ad abbandonare i luoghi teatro del conflitto. Continua a leggere

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Giuseppe Cocchiara: un ventennio di formazione e di svolte

100_pieghevole_cocchiara_web-722x1024di Alessandro D’Amato 

Lo scorso 6 dicembre il Museo Internazionale delle Marionette ‘Antonio Pasqualino’ di Palermo ha ospitato il convegno Cocchiara Project, con l’obiettivo di individuare e mettere in atto proposte, ricerche e studi per l’Edizione nazionale delle opere di Giuseppe Cocchiara. Con il D.M. n. 88 del 20 febbraio 2023, il Ministero della Cultura ha infatti istituito l’Edizione nazionale di tutte le opere dell’etnoantropologo siciliano [1].  A partire dal 2024, e per i cinque anni successivi, l’opera omnia di Giuseppe Cocchiara, prodotta in oltre quarant’anni di studi e di ricerche, sarà ristampata sotto la curatela di alcuni tra i maggiori esperti di studi storiografici relativi alla demoetnoantropologia italiana.

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Nello sguardo degli altri l’Isola, cara agli dèi e tentata dai diavoli

9788857916323di Mariza D’Anna 

Nella sua raccolta di saggi pubblicati postumi da Adelphi, Benedetto Croce aveva raccontato la città di Napoli come «un paradiso abitato da diavoli» svelandone il volto più segreto, la sua storia, la sua cultura e la vera anima di una città beffarda, sognatrice, concreta, diversa da ogni altra città della terra. Imbattersi oggi nel libro di Antonino Cangemi, scrittore, collaboratore delle pagine culturali di diverse testate, riporta a quella lettura e apre uno squarcio inedito e indagatore sull’Isola e sulle sue mille sfaccettature, tante facce tanti quanti sono stati i visitatori che in qualche modo l’hanno raggiunta e visitata e amata.  Continua a leggere

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L’inquieta scintilla. Sulla poesia di Alberto Giovanni Biuso

9788875880828_0_424_0_75di Sarah Dierna

Poesia e filosofia 

Biuso ha tratto dagli antichi il loro abitare e il loro canto. Il tentativo di comprendere il mondo e di coglierne le ragioni perenni che stanno al cuore del suo pensare si ritirano qui nell’esperienza stessa del mondo quale fucina da cui la filosofia, come «verità che tanto ci consuma» [1], si eleva e alla quale fa ritorno cogliendo il riflesso di sé nell’accadere che è la vita e il suo divenire. Poesia e filosofia banchettano dunque allo stesso tavolo ma lo fanno in modo diverso. La poesia è «emozionale, passionale, erotica» [2]; la filosofia è razionale, distante, pacata. Continua a leggere

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La cultura del fare: manualità, genere, origini del patriarcato tra antropologia e protostoria

patriarcatodi Annalisa Di Nuzzo 

Per una premessa a proposito di patriarcato

Nell’ambito dei più recenti gender studies, antropologia storica e archeologia trovano spazi di confronto che contribuiscono a dare nuove interpretazioni, in particolare, a quella che possiamo definire archeologia di genere; a voler considerare solo alcuni studi, emergono nuove letture su ruoli, sull’agire e sul fare in momenti preistorici fondamentali della presenza umana. Si consideri, ad esempio, la ricerca dell’archeologa inglese Margaret Ehrenberg, La donna nella preistoria (1992), che, già da qualche decennio, individua nuovi percorsi di indagine in un arco temporale che va dal Neolitico all’età del Ferro, circa lo status femminile agli albori della civiltà. Continua a leggere

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Le vicende degli studi folklorici in Russia nel corso di un convulso e drammatico secolo

coverdi Mariano Fresta 

Di grande interesse è il libro curato da Emilio Mari [1], il cui titolo, Una Romanza crudele. Estetiche e politiche del folklore nella Russia del ‘900 (Pacini, Pisa 2023), vuole alludere alle vicende, piuttosto tristi anche a leggerle, vissute dal folklore e dai suoi studiosi nella Russia post rivoluzionaria; perché, oltre ad informarci su un argomento quasi sconosciuto per noi, ci permette di riflettere su cosa succede alla cultura quando intervengono i poteri politici a censurarla, a modificarla, ad asservirla. In Italia, come ci ricorda lo stesso Mari nella nota 3 della sua Introduzione, fenomeni simili si ebbero durante il fascismo, quando il regime cercò in tutti i modi di dominare, con il tacito consenso di molti studiosi e la complicità di alcuni, la cultura popolare italiana riducendola in banali e qualunquistiche sagre dell’uva e nell’organizzazione di gruppi corali che del canto folklorico riprendevano solo i motivetti e i testi più ovvi e più innocui. Continua a leggere

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La simbologia delle piante. L’Albero della vita

img_1312di Francesco Gianola Bazzini 

Vi sono nelle religioni, si può affermare in tutte le religioni, manifestazioni rituali ed elementi simbolici che le accomunano, che danno il segno della comune esigenza di tutti i popoli di ricercare la presenza di una o di più Entità Superiori. È necessario quindi un passo indietro nella storia dell’umanità. Una sintetica premessa per affermare che i fondamenti teologici delle diverse fedi sono stati preceduti da fondamenti rituali molto comuni alle principali religioni. Continua a leggere

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Su un Rubens ritrovato

1.P. P. Rubens (opera qui attribuita). Ritratto d’Uomo, studiato anche come “Busto Virile”

P. P. Rubens (opera qui attribuita). Ritratto d’Uomo, studiato anche come “Busto Virile”, cm 46×38

di Paolo Giansiracusa

Il ritratto

L’opera oggetto di studio è un piccolo ritratto eseguito con rapporti dimensionali aderenti al vero (scala 1:1). Raffigura il busto di un aristocratico caratterizzato da un abbigliamento di tipo spagnolo. Il dipinto non è completo, infatti l’unica parte definita in dettaglio è quella del volto dell’ignoto personaggio. Le parti restanti, e cioè il fondale, il colletto bianco (la gorgiera), l’abito e il soprabito sono appena accennate con pennellate ampie e costruttive.

Il volto è definito con particolare cura. Si vedano in tal senso il luminoso incarnato, la barba rossiccia, il naso scultoreo, le labbra chiuse e l’orecchio sfuggente. Continua a leggere

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Luoghi, parole e animali nelle poesie di Nino De Vita

Nino De Vita

Nino De Vita

di Nicola Grato 

Che posto occupano i poeti nel nostro mondo, nella nostra società, in questa nostra Sicilia odierna? Non è questa una domanda oziosa rivolta agli specialisti di letteratura né un veloce appunto utile a compilare una delle tante raccolte antologiche in cui i poeti viventi si affannano, sgomitano financo per esservi compresi, quasi fossero queste raccolte un segnale di vita, dessero marchio di approvazione da parte della critica e quindi certezza d’esistere. Continua a leggere

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Tra opere d’arte e carte d’archivio. I “magistri et pictores” della Noto rinascimentale

Pietro e Paolo De Battista, Madonna delle Grazie, 1507, chiesa Santa Maria del Gesù, Noto.

Pietro e Paolo De Battista, Madonna delle Grazie, 1507, chiesa Santa Maria del Gesù, Noto (ph. Alexandra Ieni)

di Alexandra Ieni 

L’utilizzo di metodologie investigative come modello per la ricerca storica sulla produzione figurativa tra il XV e il XVI secolo nei territori del Val di Noto, presenta un terreno impegnativo e pieno di ostacoli. La difficoltà di reperire documenti fondamentali quali le vacchette, i libri mastri eredità delle botteghe medievali, i libri dei conti, le stesse lettere private tra nobili famiglie e gli artisti, i regolamenti e gli statuti delle corporazioni dei pittori e scultori, unita ad un problematico accesso allo studio delle opere d’arte custodite nei depositi di musei, chiese e palazzi, contribuiscono a rendere tutto il processo d’indagine ancor più incerto.

Tracciare i confini di quel rinnovamento culturale che fu il Rinascimento artistico nel Val di Noto come seguito degli studi compiuti sulla ricostruzione dopo il terremoto del 1693, sta diventando un preciso terreno di ricerca che porterà la scoperta di un settore ancor troppo poco studiato. Continua a leggere

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“The West and the Rest?” Il ritorno dei popoli indigeni al tempo del declino dell’Occidente

coverdi Dario Inglese

Un tempo il mondo sembrava un posto semplice, facile da capire. La civiltà euro-americana ne era leader indiscussa ed esercitava il proprio controllo imponendo direttamente o indirettamente – a volte con violenta coercizione, altre con “dolce” persuasione – ideologie politiche, modelli economici, stili di vita, mode, immaginari. In altre parole, definiva senza appello che cosa fosse normale e che cosa non lo fosse. Le categorie, allora, erano nettamente distinte e la storia, soprattutto dopo la fine delle “grandi narrazioni” novecentesche, pareva definitivamente (e pacificamente) avviata lungo un binario definito e privo di sorprese; per alcuni intellettuali la storia, intesa come spazio dialettico di incontro/scontro tra punti di vista differenti, era addirittura finita il 9 novembre 1989. Continua a leggere

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Alle origini della peronospora nella Sicilia dellʼOttocento

Foglia di vite colpita dalla peronospora

Foglia di vite colpita dalla peronospora

di Rosario Lentini 

Il 26 febbraio 1960, il professor Giovanni Scaramuzzi ‒ allora direttore dellʼIstituto di patologia vegetale dellʼUniversità di Catania e futuro prorettore dellʼUniversità di Pisa ‒ in una conferenza sui trattamenti da adottare contro la peronospora e contro lʼoidio, che nel corso del precedente anno avevano devastato i vigneti dellʼIsola, così spiegava: «Non si hanno ancora notizie precise, perché mancano accurati rilievi in proposito circa la lunghezza del ‘periodo dʼincubazione della peronosporaʼ in Sicilia. E certamente varrebbe la pena di conoscere meglio questo aspetto della malattia, tenendo conto che esso potrebbe utilmente servire per la realizzazione di una più proficua cadenza dei trattamenti antiperonosporici […]. È nozione comune che, nellʼambiente siciliano, le infezioni peronosporiche si realizzino in campo soprattutto nel periodo aprile-giugno, e di nuovo dalla metà di settembre circa in poi, allʼinizio delle nuove piogge. […] Questa regola ha però le sue eccezioni, come ha ampiamente dimostrato lʼannata 1959, in cui le infezioni peronosporiche si sono succedute a ritmo quasi costante, da aprile a ottobre, e con unʼintensità difficilmente riscontrabile negli ultimi decenni» [1]. Continua a leggere

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Quattro pietre vicine

Figura 1 - Collocazione della stele di Julia Seager presso il Cimitero dell'Acquasanta - 2019 (ph. Laura Leto)

Collocazione della stele di Julia Seager presso il Cimitero dell’Acquasanta – 2019 (ph. Laura Leto)

di Laura Leto

«Altro oggetto tristo furon per me quattro pietre vicine che covrono una madre e tre figlie, la spietata morte ha girato a tondo la sua falce su quella famiglia» (Quattromani 1836: 135).

Queste sono le parole riportate dall’ufficiale dell’esercito borbonico Gabriele Quattromani, colpito dalle lettere «scritte col sentimento della verità» che il soldato Paolo R. inviava al suo generale in via del tutto confidenziale. Nella lettera XXXII del 1835, spedita da Palermo, Paolo racconta la visita al Cimitero acattolico “degli Inglesi” all’Acquasanta. Dalla mia ricerca sugli individui ivi inumati, ho potuto confermare che si tratta delle donne della famiglia Seager, decedute tutte a distanza di pochissimo tempo a causa del colera. Delle “quattro pietre” rimane traccia soltanto di una stele in marmo di forma quadrata con bordo ed epigrafe incisi. Continua a leggere

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Antonio Bonafede architetto urbanista. Impegno civile e riverberi wrightiani

 

Antonio Bonafede

Anton Bonafede

di Antonietta Iolanda Lima

Parte attiva sin dalla metà degli anni Quaranta è la sua presenza (29 settembre 1919, Pollina – 4 marzo 1980, Palermo) nello scenario culturale e architettonico di un crogiolo variegato di professionisti – architetti urbanisti, sociologi, antropologi ed economisti – che intreccia il suo fare a un duplice livello: la ricerca di una continuità con luoghi, storia, tradizioni e specificità del territorio locale e l’attento confronto con quanto di più fertile si svolge nel resto del continente per quel che anche attiene l’agire dell’ancora operante Movimento Moderno. Continua a leggere

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«Nd’happiru quantu li Beati Pauli». Il “Bravazzu” di Girolamo Gomes, pittore siracusano

frontespizio-del-bravazzudi Luigi Lombardo 

Girolamo Gomes (1525-1591), pittore e poeta, finalmente, è uscito dal cono d’ombra in cui si trovava per la mancanza di documentazione relativa alla sua attività di pittore, mentre si sapeva qualcosa (ma non molto in sostanza) della sua attività di poeta in versi siciliani. Nessuno però aveva mai messo in rapporto le due figure in modo approfondito.

Nelle lunghe ricerche condotte in archivi pubblici e privati mi sono imbattuto in decine di artisti, pittori, scultori o semplici artigiani di livello molto alto, di cui, oltre al nome e a una o più committenze, nulla si sapeva. Tra gli altri ho conosciuto numerosi pittori, sui quali poco è dato sapere. Girolamo Gomes è uno di questi, ed è stato più fortunato: dopo la pubblicazione del documento ritrovato da Sebastiano Primofiore [1], è seguito uno studio critico, edito nel 2019 [2].      Continua a leggere

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Siciliani resistenti per la stessa libertà

Scheda segnaletica di Carmelo Salanitro

Scheda segnaletica di Carmelo Salanitro

di Grazia Messina

Le vicende militari e politiche che riguardarono la Sicilia, dal luglio 1943 alla fine della Seconda Guerra mondiale, si arricchiscono di importanti dettagli e conducono a contorni più precisi nella comprensione degli eventi se lo studio del contesto orienta la sua attenzione anche alla gente dell’isola, giacché nessuna ricerca volta alla comprensione storica della società umana può trascurare le «storie d’ognuno e d’ogni giorno», come suggerisce Fernand Braudel [1]. Continua a leggere

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Dalla Libia ad Ustica, bel suol amaro

91fpdmmapel-_sl1500_di Aldo Nicosia

Paolo Valera e lItalia anti-colonialista nella narrativa libica

«Il 23, 24, 25, 26 e 27 ottobre 1911 rappresentano la carneficina araba di 4000 uomini, di 400 donne e di molte fanciulle, ragazzi e bimbi. (…). Più la strage è inaudita e più gloria è cosparsa sugli uccisori. È la civiltà nazionalista che impera nel mondo. (…) È il massacro degli innocenti. È l’uccisione in massa della popolazione rimasta neutra nella zona del teatro della guerra. I soldati italiani non c’entrano. Per noi non sono che strumenti. Devono ubbidire. Si dà loro il fucile e si ordina loro di sparare. È il regolamento militare. La disubbidienza è sentenza di morte. O uccidere o lasciarsi uccidere. I responsabili sono gli autori della “fatalità storica”. Sono gli iniziatori della “passeggiata militare”. Sono i direttori della guerra. Il re non c’entra. È persona sacra. La sua funzione è del gerente. Continua a leggere

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Educare al patrimonio culturale religioso. La Basilica di Santa Maria Maggiore a Lomello

La Basilica di Santa Maria Maggiore a Lomello (ph. Olimpia Niglio, 2023)

La Basilica di Santa Maria Maggiore a Lomello (ph. Olimpia Niglio, 2023)

di Olimpia Niglio  

In un mondo sempre più interconnesso ogni giorno siamo invitati ad analizzare e a mettere in pratica sistemi dove la principale logica è quella di dare risposte immediate a problemi complessi, e per la maggior parte dei casi anche lontani dalle nostre singole realtà, con il conseguente risultato che non sempre le competenze assumono un ruolo determinante nella loro più opportuna risoluzione. Continua a leggere

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Di profeti e di progetti, di una magnifica follia

downloaddi Maria Pagnini 

Non so dove si siano incontrati quei due, c’è fra loro uno scarto generazionale, eppure tengono lo stesso passo, hanno lo stesso sguardo, s’intendono come di padre in figlio, si capiscono al volo e di questo ci si rende conto più che mai quando hanno deciso di mettersi a scrivere insieme: si tratta di Beniamino Deidda e Tomaso Montanari Disobbedienza profetica, Edizioni Gruppo Abele, 2023.

Secondo me passano parecchio tempo alla finestra a guardare e a pensare, come faceva Conrad: come faccio a spiegare a mia moglie che quando guardo dalla finestra sto lavorando? Ma cosa guardano e cosa pensano? Deidda vive a Bagno a Ripoli, Montanari a Firenze, ecco dove guardano. E a che cosa pensano? Pensano ai profeti, non «per indicare il futuro, ma per indicare i percorsi inesplorati del presente». Continua a leggere

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Nuove su Ripellino

primaverile-ripelliniano-coperinadi Antonio Pane 

Nella Premessa al ventaglio di saggi consacrati, nel sottotitolo, a Ripellino prosatore, Giuseppe Traina non ha paura di ammettere che «di fronte alla prodigiosa cultura di Ripellino, forse non si dovrebbe far altro che ritirarsi in buon ordine a studiare, di più e meglio». La decisione di procedere comunque, di affrontare l’ardua esplorazione dell’immensa contrada di Ripellinia, del ‘continente Ripellino’ [1], e di farsene onesto agrimensore, è così testimoniata da una mappa che ne ritaglia quattro quadrati quartieri (rispettivamente adibiti al flâneur di Praga magica, al saggista di Il trucco e l’anima e Letteratura come itinerario nel meraviglioso, al critico delle arti visive, al reporter della ‘Primavera di Praga’), mentre la targa superiore, Primaverile ripelliniano, condensa «l’idea che in Ripellino la brillante felicità della scrittura critica che lo contraddistingue quasi come un unicum nel novero dei grandi saggisti italiani del Novecento non manca mai di colorarsi di tinte malinconiche e occidue finendo per coincidere con la sua idea, appunto malinconica, di primavera, mentre, al contrario ma in perfetto equilibrio ossimorico, le tinte autunnali della sua poesia trovano sempre, nel gioioso dispiegarsi della pronuncia lirica, un risarcimento che consente, al poeta e al lettore, di non sprofondare mai nello sconforto». Continua a leggere

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“Pharmacologia mediterranea”: dialogo di saperi, lingue e popoli nel Mediterraneo medievale (IX-XV secolo)

mdedi Alessandro Perduca

τοῖα Διὸς θυγάτηρ ἔχε φάρμακα μητιόεντα, / ἐσθλὰ, τά οἱ Πολύδαμνα πόρεν, Θῶνος παράκοιτις,/ Αἰγυπτίη, τῇ πλεῖστα φέῤει ζείδωρος ἄρουρα/ φάρμακα, πολλὰ μὲν ἐσθλὰ μεμιγμένα, πολλὰ δὲ λυγρά [1]

«[R]icetta per la piccola Tryphera; benefica per emorroidi interne, dolori, debolezza di stomaco dovuta all’accumulo di umidità; preserva la salute ed è utilizzata per un gran numero di malattie. Prendere una parte ciascuno di corteccia di Mirabolano chebulico, o, se si vuole usare quello Indiano, Mirabolano belerico e emblico. Tagliare, stirare e aggiungere olio di rose; mescolare con miele scremato e riporre (la miscela) in un vaso di ceramica pregiata; il dosaggio è di due o tre hexagia [2] della miscela insieme ad acqua tiepida» [3]. Continua a leggere

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Vita sociale e religiosa a Lama dei Peligni dal 1922 al 1945

Lama dei Peligni

Lama dei Peligni

di Amelio Pezzetta

La popolazione e l’economia locale 

Nel periodo considerato la popolazione residente oscillò tra 3958 individui registrati durante il censimento del 1921 e 3015 individui del 1936 [1]. Poiché il luogo era interessato da un rilevante flusso migratorio, nel 1921, la popolazione presente a Lama dei Peligni ammontava a 3640 unità e nel 1936 a 2929 [2]. Lo scarto di 943 individui registrato tra i residenti del 1921 e del 1936 dimostra che molte famiglie di emigranti restarono a vivere nei luoghi d’accoglienza. Nello stesso periodo gli alfabetizzati passarono dal 49,9 % della popolazione presente nel 1921 al 59,5% del 1931 e continuarono a crescere negli anni successivi [3]. Continua a leggere

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Lissan Eddine Ibn El Khatib e Ibn Zamrak, due poeti al tempo del regno nazarì “Banou Al-Ahmar” di Granada

 Poesie di Ibn Al Khatib che decorano le due parti dell’arco centrale di Comares in Alhambra

Poesie di Ibn Al Khatib che decorano le superfici dell’arco centrale di Comares in Alhambra, Granada

di Nassih Redouan 

In questo articolo ci proponiamo di mettere in luce la vita di un poeta che ha lasciato una notevole eredità letteraria durante il periodo nazarí in Al Andalus.  Vogliamo anche raccontare il rapporto conflittuale tra un maestro e il suo discepolo, tra il poeta Lissan Eddine Ibn El Khatib e il suo omologo Ibn Zamrak. Sebbene questo rapporto fosse basato sulla lealtà e sull’amicizia, non resistette alle tentazioni degli interessi personali e del potere politico. Il destino dei due poeti, tuttavia, era lo stesso: entrambi dovevano morire di morte violenta. Tuttavia, il tradimento di Ibn Zamrak nei confronti del suo maestro rimarrà sempre ingiustificabile e sordido. Continua a leggere

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Democrazia: dalla teoria alla pratica

Leda e il cigno, cammeo, Museo Archeologico Nazionale, Napoli

Leda e il cigno, cammeo, Museo Archeologico Nazionale, Napoli

di Elio Rindone 

Come facilmente prevedibile, e ampiamente confermato da secoli di esperienza, un abisso spesso separa i più nobili progetti, tanto politici quanto filosofici o religiosi, dalla loro attuazione pratica. Società che si definiscono cristiane non hanno stravolto il messaggio di amore fraterno del vangelo promuovendo guerre, discriminazioni, intolleranza, violenza, sottomissione e sfruttamento dei più deboli? E quanto dista lo stile di vita dei Paesi in cui si è affermato il buddhismo dai principi proclamati dal Buddha, o quanto era lontana l’organizzazione della Russia sovietica da quella che avrebbe dovuto realizzarsi, secondo Marx, con l’abolizione della proprietà privata? Nulla di strano, quindi, se anche i regimi democratici sembrano spesso negare i valori a cui proclamano di ispirarsi. Continua a leggere

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Festival di Sanremo 2024: per una critica della ragion “pura”

Sanremo, Ariston 2024 (fonte AdnKronos)

Sanremo, Ariston 2024 (fonte AdnKronos)

di Valeria Salanitro

Anche quest’anno, milioni di telespettatori si sono ritrovati davanti allo schermo, per partecipare al rito corale che rappresenta, per antonomasia, la culla della canzone italiana. La città dei fiori ospita la 74esima edizione del festival della musica rappresentante il Belpaese, che, a quanto pare, è stato un successo, mediologicamente parlando. Un format strutturato, plasmato e contingente che, anche stavolta, riflette le intuizioni argute e strategi­che del direttore artistico Amadeus, garbato e lungimirante; sia nella scelta del repertorio musicale, che dei/ dei co-conduttori/conduttrici e ospiti internazionali. Continua a leggere

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Pellegrinaggi e de-secolarizzazione

Palermo, Pellegrinaggio al santuario di Santa Rosalia

Palermo, Pellegrinaggio al santuario di Santa Rosalia, 2023 (ph. Rossana Salerno)

di Rossana Salerno 

«Les choses sacrées sont celles que les interdits protègent et isolent; [...] les rites sont des règles de conduite qui prescrivent comment l’homme doit se comporter avec les choses sacrées» (Emile Durkheim, 1912: 56) 

Introduzione 

L’esperienza del “viaggio”, del “cammino”, è all’origine di ogni esperienza umana. L’analisi etimologica permette di selezionare le terminologie dell’andar lontano dal latino “peregrinari” e del “peregrinus” di colui che viaggia lontano, entrambe derivano dall’avverbio “peregre”: attraverso il territorio o il campo. Continua a leggere

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Identità in rete: negoziazioni per costruire sé stessi

La reclame (ph. Leandro Salvia)

Identità in vetrina (ph. Leandro Salvia)

di Leandro Salvia

I social media rappresentano forme di vita collettiva al cui interno si situano processi di costruzione di senso identitari che valgono sia per il singolo individuo sia per la comunità a cui esso appartiene. Facebook, Twitter (X), Instagram, Tik Tok sono teatro di variabilità di fatti e comportamenti umani i cui meccanismi non possono più essere trascurati dagli studiosi. Le nuove tecnologie di comunicazione e relazione digitale hanno mutato, infatti, in maniera decisiva, le coordinate su cui si articola il rapporto tra l’uomo e il mondo, innovando i concetti di spazio e tempo e mutando le forme delle relazioni sociali. Continua a leggere

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Sequenze teatrali e sonorità rituali nella Pasqua in area messinese

img-20210317-wa0045-1di Mario Sarica 

Luogo elettivo della memoria rituale e di una devozione fortemente radicata, avvertita anche dalle nuove generazioni, la Pasqua siciliana nel dispiegarsi delle scene di quel singolare teatro popolare che è la Passione, morte e resurrezione di Gesù Cristo, disvela in maniera eclatante i tratti costituivi della propria cultura, le lontane origini storiche, i valori condivisi, sia sacri sia profani, le specifiche devozioni, gli elementi cerimoniali esclusivi, i segni del visibile e dell’invisibile, e dunque l’adesione piena ad un sentimento umano condiviso di appartenenza. Continua a leggere

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La scuola in mezzo al guado

professore-aggredito-dagli-studenti-foto-genericadi Giuseppe Savagnone 

Professori sotto attacco

I segnali della crisi della scuola sono così evidenti che se ne stanno accorgendo perfino l’opinione pubblica – sempre molto distratta su questo tema – e la politica, che l’ha sempre messo in secondo piano. Il moltiplicarsi delle violenze ai danni di dirigenti scolastici e docenti, da parte di genitori e alunni, è forse il più clamoroso di questi segnali. Dallo scorso settembre ai primi di febbraio ben 26 casi! Con un aumento esponenziale rispetto allo stesso periodo dell’anno scolastico passato, che in totale, alla fine, ne aveva comunque registrato il ragguardevole numero di 37. Continua a leggere

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