SOMMARIO N. 80

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EDITORIALE

Trapani (ph. Patrizia Galia)

Trapani (ph. Patrizia Galia)

Gli applausi sono sempre sospetti, a volte ambigui, ruffiani, sovente artificiosi, di rado spontanei. Possono essere di acclamazione o di rassicurazione, sbuffi di sollievo o risoluzione di tensioni. Sono insopportabili nelle trasmissioni di intrattenimento televisivo e poco gradevoli ma sempre più pervasivi nei funerali che esigono la maestà del silenzio. Sono comunque gesti di condivisione, approvazione, consenso, sia nel segno della piaggeria sia esito di convinta adesione. Quando il battimano diventa ovazione, partecipazione euforica ed esultanza di massa descrive un moto che come un’onda s’innalza, percorre e travolge ogni cosa. Un effetto d’inarrestabile eccitazione e totale incantamento. Continua a leggere

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Le lezioni di estetica di Hegel, gli uccelli di Hitchcock e l’Annunciazione con Sant’Emidio di Carlo Crivelli

coverdi Francesco Azzarello 

Secondo Hegel [1], nell’arte abbiamo la possibilità di praticare la nostra libertà di pensiero mentre conosciamo il mondo, trascendendo le limitazioni spaziotemporali cui altrimenti siamo sottoposti. E la cosa vale anche per le idee più alte, continua il filosofo – in genere pane della religione e della filosofia – che trovano nell’arte rappresentazione sensibile, tanto che possiamo familiarizzarci con loro attraverso i sensi, come faremmo con qualunque fenomeno naturale (un tramonto, una cascata, un animale che incontriamo…). In questo senso, nell’arte si manifestano non solo gli interessi più profondi dell’umanità (l’amore, la morte e altre sciocchezze, direbbe Francesco Guccini) ma anche ciò che la mente umana è riuscita a predicare come (probabilmente, temporaneamente) vero a loro riguardo, tanto che possiamo farci un’idea delle idee sul mondo di molte civiltà ormai scomparse anche a partire dal loro lascito artistico. Spesso, continua ragionevolmente il filosofo, è anzi l’unica cosa di cui disponiamo per conoscerle, ovvero (la formula è mia) per conoscerci un po’ meglio. Continua a leggere

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L’odore della pioggia d’estate. La scuola e gli studenti con background migratorio

Foto Giuliano del Gatto

Foto Giuliano del Gatto

di Ada Bellanova 

Un racconto 

Samar è il nome.

Mi hanno detto che c’è una ragazza arrivata da poco in Italia. La cerco nell’elenco, prima di entrare in classe.

Chissà quanto capisce dell’italiano, se ha scelto lei questa scuola, se i suoi genitori sono stati aiutati a compilare la domanda di iscrizione o se hanno fatto da soli. Continua a leggere

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Le maschere di Platone. Sull’ermeneutica di Davide Susanetti

susanetti_simbolo_animadi Alberto Giovanni Biuso 

Platone / Apollo 

Ogni conoscenza del mondo antico, delle civiltà, culture, testi e riti mediterranei; ogni sapienza dell’umano, dell’intero e del mondo, vanno oltre gli inesistenti dualismi tra lo spirito e la materia, tra l’anima e il corpo; vanno oltre il pur necessario rigore storico e filologico, per «procedere alla ricerca di un pensiero vivente, che crea e riplasma incessantemente i mondi» [1]; vanno oltre le illusioni di un bene e di un male assoluti; vanno oltre il presente e la sua potenza d’esserci, per cercare di attingere invece le radici e le forme del sempre.

Del sempre come tempo nel quale ogni comprensione è anche azione, ogni teoria è anche un fare; presente fatto di una molteplicità di strade, itinerari e credenze; presente come ricchezza incomprimibile di princìpi, luoghi, simboli. Continua a leggere

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Visioni bahiane

Bahia, cattedrale barocca

Salvador de Bahia, cattedrale barocca (ph. Massimo Canevacci)

di Massimo Canevacci

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Negli ultimissimi anni sono stato spesso a Salvador, nonostante che la “mia” metropoli prescelta e vissuta a lungo sia stata São Paulo; ora vorrei trattare un argomento che a me sembra centrale, almeno per il traffico (e la cultura) di Roma, che causa non solo caos, blocchi, liti e persino comportamenti vissuti come “normali”, cioè lasciare la propria auto in seconda e a volte persino in terza fila, sentendosi liberi di andare aL caffè, dalla mamma, a lavoro e anche a mangiare con tranquillità. La questione presenta diverse riflessioni, comportamentali, architettoniche, urbaniste, etiche e persino del codice. Continua a leggere

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Dalla selva oscura al Blues. Riletture afroamericane della “Commedia”

(Fig. 1: Eastman Johnson, The Lord is My Shepherd (Psalm 23), 1853, Smithsonian American Art Museum)

Eastman Johnson, The Lord is My Shepherd (Psalm 23, 1853, Smithsonian American Art Museum)

di Valerio Cappozzo  

“Anche se vado per una valle oscura, non temo alcun male, perché tu sei con me”, recita il Salmo 23:4, conosciuto sin dal Seicento dagli schiavi deportati dall’Africa e convertiti al Cristianesimo sulle coste americane. I versetti biblici vengono cantati negli Spiritual e nei Gospel, musiche nate in condizione di schiavitù e di lavoro forzato in una terra nuova e ostile, priva di radici e appartenenze. In quelle melodie, la Bibbia non è soltanto un testo sacro, ma un linguaggio di resistenza, la promessa di liberazione e di emancipazione. Da questa matrice nascono il Blues e il Jazz, forme espressive attraverso cui la comunità nera racconta la storia degli Stati Uniti, trasformando il dolore dell’emarginazione in poesia musicale. Continua a leggere

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Paralizzati davanti a un futuro che ci appare vuoto

Allegoria delal Filosofia, di Raffaello, 1508, Musei Vaticani

Raffaello, Allegoria della Filosofia, 1508, Musei Vaticani

di Augusto Cavadi 

Ormai al tramonto della vicenda terrena mi confermo nella convinzione che ogni nostra riflessione filosofica debba ripartire da dove ha avuto origine: l’invito delfico al “Conosci te stesso”. Filosofare a partire da sé è una mossa antica quanto Socrate, Agostino, Cartesio, Kierkegaard, Feuerbach, Heidegger, Sartre, Foucault, ma non va equivocata. Nelle analisi psicologiche e psicoanalitiche il “sé” in questione è l’individuo con la sua biografia inconfondibile, incomparabile: è legittimo, anzi inevitabile, che sia così. Ma in filosofia il “sé” è il soggetto in quanto essere umano mortale: l’“io” è sempre, più o meno implicitamente, un “noi”. Ciò che leggo nella mia storia personale rileva in quanto cifra di un destino più ampio, tendenzialmente universale. Una pretesa eccessiva? Forse. Continua a leggere

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Oltre la devianza: criminalità, risorse e società nella Basilicata delle scienze sociali

Borgo Mezzanone, aprile 2023 (ph. Emanuela Mitola)

Borgo Mezzanone, aprile 2023 (ph. Emanuela Mitola)

di Domenico Copertino  

L’ultima relazione della Direzione Investigativa Antimafia (DIA 2024) descrive le caratteristiche della criminalità organizzata lucana: la mancanza di strutture verticistiche e unitarie; la presenza di sodalizi frammentati; l’influenza esercitata dalle mafie delle regioni confinanti [1]; l’infiltrazione in attività legali, attraverso figure di prestanome, soprattutto nei servizi di pulizie (ma anche in settori quali l’edilizia, la ristorazione, l’elaborazione dati, il trasporto merci, gli autobus turistici, il commercio all’ingrosso di prodotti non alimentari, il lavaggio di aree pubbliche). Continua a leggere

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Montagna Longa, il disastro aereo del 1972 e il film di Lorenza Indovina

Montagna longa (ph. Maurizio Crispi)

Montagna Longa (ph. Maurizio Crispi)

di Maurizio Crispi 

Il 5 maggio 1972 si consumò una tragedia di immani proporzioni, che gettò nel lutto l’intera città di Palermo piegata a piangere le 115 vittime di quello che è rimasto il più grande disastro aereo delle cronache italiane, quando per cause rimaste tuttora non soddisfacentemente spiegate il DC 8 Alitalia proveniente da Roma Fiumicino (il volo AZ112) si schiantò sulle balze di Montagna Longa nei pressi dell’aeroporto di Punta Raisi. Continua a leggere

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Il patrimonio culturale immateriale, un oggetto di tensioni. Dialogo con Christian Bromberger

Christian Bromberger

Christian Bromberger

di Julia Csergo, Jessica Roda [*]

Christian Bromberger è stato uno dei fondatori del dipartimento di etnologia dell’Université de Provence, dove ha creato il Laboratorio – divenuto in seguito Istituto – di etnologia mediterranea e comparata, che ha diretto fino al 2006. Continua a leggere

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Carlo Ginzburg, il metodo morfologico e la cultura popolare

Carlo Ginzburg (ph. Roberto Serra)

Carlo Ginzburg (ph. Roberto Serra)

di Fabio Dei 

La scomparsa di Carlo Ginzburg, avvenuta il 17 giugno scorso, lascia un vuoto non solo nella storiografia, ma nella cultura italiana più in generale. Ginzburg è stato un intellettuale eclettico di vecchio stampo, impegnato su tutti i fronti del campo umanistico, e ha da sempre dialogato in modo molto stretto con l’antropologia. Su richiesta di Antonino Cusumano e Pietro Clemente, propongo a “Dialoghi Mediterranei” un saggio dedicato appunto ai rapporti di Ginzburg con l’antropologia culturale. Continua a leggere

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Rileggere Srebrenica: arte, testimonianza e trasmissione memoriale del genocidio

 La disperata situazione dei bambini presenti a Srebrenica nel 1993 (phPhilipp von Recklinghausen).

La disperata situazione dei bambini presenti a Srebrenica nel 1993 (ph. Philipp von Recklinghausen).

di Martina Di Falco 

Lo scorso anno si celebrava il trentesimo anniversario di quello che viene definito il peggior episodio di strage di massa in Europa dal secondo dopoguerra [1]; sono trascorsi tre decenni dal genocidio di Srebrenica: un momento storico segnato dalla più profonda efferatezza e disumanità. Dopo tre anni di combattimenti, iniziati nel momento in cui la Bosnia-Erzegovina si proclamò indipendente (1992), nei primi giorni del luglio 1995 l’esercito della Republika Srpska iniziò un’offensiva per conquistare l’enclave di Srebrenica e porla sotto il proprio controllo. Continua a leggere

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Umanità magnifica e ferita. L’ SOS di papa Leone per la pace, il problema dell’IA e del disarmo

9788826610931_0_0_424_0_75di Leo Di Simone 

Le encicliche dei papi sono lettere solenni del loro magistero che per tradizione vengono inviate a tutti i fedeli cattolici (enkyklios in greco significa “circolare”) e il loro contenuto riguarda questioni importanti della vita della Chiesa che vanno dai contenuti della fede e della morale che i cristiani sono tenuti a conoscere e a vivere, alle relazioni che la Chiesa deve intessere con il mondo al quale non è estranea, quasi corpo separato, ma integrata in virtù dell’umanità che condivide con tutte le persone umane. A tale riguardo un’enciclica può e deve affrontare particolari situazioni sociali ed etiche, per cui può indirizzarsi «a tutti gli uomini di buona volontà» che condividono con la Chiesa la preoccupazione per le sorti di questo mondo. Continua a leggere

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Akira Kurosawa e i rapporti con l’industria cinematografica euro-americana degli anni 60-70

Akira Kurosava

Akira Kurosawa

di Stefania Donno 

Il cinema viene scoperto dal popolo giapponese durante l’era dell’Illuminismo Meiji (1868-1912). Fin da subito identificato come uno straordinario mezzo di modernità, venne considerato tanto un oggetto esogeno rispetto alla società nipponica, simbolo del mondo occidentale cioè, quanto un modo per avvicinarsi a uno spazio ancora sconosciuto dopo i secoli di isolamento del periodo Edo (1603-1868). Nel 1896, a Kobe, venne presentato per la prima volta il Kinetoscopio di Edison, oggetto mirabolante in cui era possibile sperimentare fuggevoli visioni di un mondo remoto ed esotico: esso riscosse un successo tale da essere presto replicato in altre città del Giappone. Continua a leggere

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Origini della drammatica sacra in Sicilia

onda è:"Ingresso di Gesù a Gerusalemme",Mosaico della Cappella Palatina di Palermo

Ingresso di Gesù a Gerusalemme, Mosaico della Cappella Palatina di Palermo

di Giovanni Isgrò 

In otto secoli di storia siciliana la drammatica sacra e le manifestazioni spettacolari della devozione hanno costituito un aspetto non secondario della scena nella nostra isola. Anche quando altrove la storiografia del teatro fece registrare l’avvento di forme laiche, come nel caso degli attori professionisti e della letteratura teatrale, la Sicilia continuò a vedere la logica di dominio e del potere combinarsi con performance di ispirazione sacra. E non è secondario il fatto che la Sicilia fu a lungo terra di conquista, dove le dominazioni che si susseguirono imposero consuetudini e forme d’arte rispondenti in buona parte alle loro terre di provenienza, o comunque sovrapposero orientamenti politici estranei o distanti dalle fragili realtà locali. Continua a leggere

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Botanici, erborizzazioni e cospirazione nell’Italia pre-unitaria: la scienza come prodromo dell’Unità

attidellariunion12scie_0015di Gianni Palumbo 

1. Il nodo storiografico: tra agiografia risorgimentale e neutralità scientifica

La questione del rapporto sussistente tra l’attività botanica e l’impegno politico nell’Italia della Restaurazione costituisce un nodo interpretativo complesso e affascinante della storiografia risorgimentale. Questo tema, poco indagato, è oscillato tra due estremi opposti: da un lato, la celebrazione post-unitaria, talvolta retorica e acritica, del “botanico-patriota” diviso tra barricate e raccoglitori d’erbario; dall’altro, la rimozione di matrice positivista che, nel tentativo di salvaguardare l’oggettività della scienza, ha teso a neutralizzare e cancellare ogni dimensione politica o civile dalle biografie degli scienziati, col risultato di un mancato approfondimento nella direzione della comprensione piena di questo interessante tema storico-scientifico. Il presente contributo prova, almeno parzialmente, a porre le basi per una riflessione articolata. Continua a leggere

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Per Marjane Satrapi

1di Giulia Panfili

Un breve ritratto per ricordare, conoscere o invitare ad approfondire la vita di Marjane Satrapi, le sue opere e la sua voce che controcorrente, coraggiose e libere hanno lasciato segni profondi e di vasta risonanza. 

Marjane Satrapi è autrice iraniana e ha acquisito fama mondiale con il suo capolavoro Persepolis, graphic novel autobiografico, pubblicato per la prima volta in serie in Francia tra 2000 e 2003, poi tradotto in oltre 30 lingue. Ampiamente acclamato dalla critica, proibito in Iran, Persepolis ha cambiato il modo di guardare l’Iran e il suo popolo, l’esilio e la libertà, e anche il fumetto. Continua a leggere

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Il mondo in campo. Il Mondiale di calcio 2026 come specchio dell’ordine globale in frantumi

il_794xn-7880936821_gn3wdi Antonio Ricci 

Il campo come teatro del mondo 

Il calcio non è mai stato soltanto calcio. Lo sapeva Pier Paolo Pasolini, che nel 1970 definiva il football come «l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo» [1], e lo sapeva Frantz Fanon, che nel 1961 identificava nello sport uno spazio in cui le nazioni colonizzate potevano finalmente rivendicare un’identità contro il padrone [2]. Ma se in quelle stagioni la politicizzazione del calcio era ancora l’eccezione – un’irruzione del reale nello spazio asetticamente delimitato del campo – nel 2026 siamo di fronte a qualcosa di qualitativamente diverso: il Mondiale non è politicizzato malgrado sé stesso, ma è strutturalmente, irrimediabilmente immerso nella crisi dell’ordine mondiale. La politica non irrompe nel torneo come elemento estraneo; è il torneo che irrompe nella politica, cercando spazio in un paesaggio geopolitico che non gliene lascia quasi. Continua a leggere

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Soprannomi siciliani. Spigolature letterarie

Giovanni Verga

Giovanni Verga

di Giovanni Ruffino 

L’antroponomastica popolare è un tema particolarmente esplorato (cfr. Caffarelli 2019; Ruffino 2020), esplorazioni che attraversano numerose prospettive e tra queste quella letteraria (si vedano, tra gli altri, Caffarelli 2019: 75-92; Castiglione 2019: 105-121; Porcelli 2005; Sgroi 1990). Se consideriamo la letteratura siciliana, in lingua e in dialetto, in prosa e in poesia, risulterà evidente la straordinaria ricchezza di soprannomi, a cominciare dall’esemplare caso verghiano de “I Malavoglia” 1. Continua a leggere

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Pasolini oltre la diagnosi. Contraddizione, simbolo e verità nel libro di Giuseppe Pera

cover-pera_page-0001di Donato Santarcangelo

Introduzione

Giuseppe Pera, in Pasolini, l’intellettuale (1940-1960), sceglie di affrontare Pasolini non a partire dalla sua immagine più consolidata e postuma – il polemista corsaro, il regista scandaloso, il profeta civile, il martire laico della società italiana – ma dal suo processo di formazione. Il libro si ferma infatti al 1960, cioè alla soglia del Pasolini più pubblicamente noto, per ricostruire il laboratorio originario della sua opera: il fascismo, il Friuli, il dialetto, la militanza comunista, Freud, Gramsci, Contini, la critica letteraria, il rapporto fra passione e ideologia. È una scelta importante, perché consente di vedere non tanto il monumento Pasolini, quanto la struttura mobile, contraddittoria e ancora incandescente da cui quel monumento nascerà. Continua a leggere

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Diritto di Resistenza. Necessità, legittimità, pericoli

senza-titolo-1100x468di Roberto Settembre 

Premessa metodologica 

Prima di procedere nell’esposizione del tema proposto è doverosa una premessa metodologica e di contenuto che attiene alla necessaria distinzione tra i due fondamenti concettuali del criterio di verità. Questo perché ogni argomentazione muove dall’assunto che la ricerca della verità discende da un dato di verità acquisito. Ebbene, questa distinzione dipende dai due diversi oggetti sottoposti al criterio di verità: uno fattuale e uno interpretativo. Continua a leggere

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Torquato Tasso e il mare: il Mediterraneo, l’epopea di due mondi in conflitto, e l’Oceano, un mondo “immaginario”

Veduta di Napoli dal mare, gouache, scuola napoletana del XIX secolo, collezione privata

Veduta di Napoli dal mare, gouache, scuola napoletana del XIX secolo, collezione privata

di Maria Sirago

Torquato Tasso e il mare

Il mare per Torquato Tasso è una componente essenziale, presente fin dalle sue origini. Ha visto la luce nella dolce Sorrento, affacciata sul mare, ed ha trascorso i primi anni a Napoli, nella città della sirena Partenope sulla cui spiaggia la bella fanciulla è venuta a morire. Nella Canzone al Metauro, rimasta incompiuta, il poeta ricordava con malinconica nostalgia la nascita nel golfo della “gloriosa alma sirena”, la patria materna, e il destino doloroso che lo aveva fatto allontanare, auspicando di poter tornare a Napoli dopo il suo lungo peregrinare (Tasso, 1902, II: 573). Continua a leggere

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La religione degli altri. Islam, Cristianesimo e doppio standard nelle scienze sociali del carcere

cover-deviazioni-cortes-scudieri-fedi-reclusedi Pietro Vereni 

C’è un fenomeno che negli studi sociali sulla religione merita di essere osservato con maggiore attenzione. Non riguarda soltanto il carcere, anche se nel carcere diventa particolarmente visibile. Riguarda il diverso modo in cui Cristianesimo e Islam vengono trattati quando entrano nel campo dell’analisi sociale. Il primo tende a comparire come eredità istituzionale, dispositivo di potere, grammatica della disciplina, residuo egemonico di una storia non ancora superata. Il secondo tende invece a comparire come risorsa fragile, diritto incompiuto, appartenenza stigmatizzata, forma di riconoscimento negata. Continua a leggere

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«Non era forse la difesa di Gaza anche la difesa della nostra umanità? E perché, dunque, non l’abbiamo protetta?»

ghazyoccidente-piattorgb-350x551-copiadi Irma Galgano 

Francisco Goya ha intitolato Il sonno della ragione genera mostri [1] una sua celebre incisione del 1797 che raffigura un intellettuale addormentato circondato da animali notturni quali gufi, pipistrelli e linci, a simboleggiare come l’abbandono della razionalità lasci spazio a ignoranza, superstizione, paura. Il libro L’Occidente è morto a Gaza [2] di Randa Ghazy ha come sottotitolo una frase che evoca le medesime immagini: Israele e Palestina: il sonno della ragione

Gaza è il primo genocidio in mondovisione nella storia dell’umanità, il cui obiettivo strategico non è lo sterminio di tutta la popolazione bensì una parte importante di essa per costringere la rimanente a scappare, abbandonando la propria terra. Continua a leggere

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La poesia contemporanea di Najwan Darwish: la Palestina oltre il nazionalismo

hAIFA

Haifa, veduta dal monte Carmelo

di Claudia Ippolito

Najwan Darwish nato a Gerusalemme nel 1978 è considerato uno dei migliori poeti palestinesi di oggi. La New York Review of Books, lo descrive come “one of the foremost Arabic-language poets of his generation”. La sua opera è stata tradotta in oltre 20 lingue. Oltre alla produzione poetica si occupa anche di critica culturale ed è editore della sezione culturale del giornale inglese arabofono Al Araby Al Jadeed. Porta avanti svariati progetti culturali nel mondo arabo e la sua è stimata una delle voci più interessanti della scena poetica palestinese ed araba contemporanea. Continua a leggere

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Palestiniens malgré l’exil: une transmission amputée

Affiche du film Ce qu’il reste de nous)

Affiche du film Ce qu’il reste de nous

di Ines Labib [*]

À Suzanne 

«Past is my every day» [1] 

Cet article se propose d’examiner la thématique de la transmission dans l’œuvre de trois femmes palestiniennes qui ont vécu l’exil: l’écrivaine Suzanne El Farrah El Kenz à travers son roman autobiographique La maison du Néguev [2], Annemarie Jacer dans ses films Le sel de la mer (premier long métrage réalisé par une palestinienne, en 2008) et Palestine 36 (2025), et Cherien Dabis dans son film Ce qu’il reste de nous (2025). Suzanne est née à Ghazza [3] et elle a quitté la Palestine à l’âge de trois ans, Anne-Marie Jacer, née à Bethléem, l’a quittée adolescente et Cherien Debis est née aux Etats Unis.  Continua a leggere

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Gaza: detriti e dannati

Gaza é@Keystone Sda)

Gaza (@Keystone Sda)

di Enzo Pace 

Sono trascorsi sei mesi dal cessate il fuoco nella striscia di Gaza. Ci sono state continue violazioni, nel frattempo, da parte dell’esercito israeliano che presidia ancora più della metà del territorio. Si aggravano le condizioni di vita della popolazione e la speranza in un futuro migliore è sempre più incerta. Nonostante tutto i gazawi non si rassegnano. Sono andati a votare alle elezioni municipali in aprile in condizioni precarie, nell’enclave dove è rimasto ancora qualcosa in piedi, a Deir al-Balah. Per le coorti più giovani della popolazione si è trattato della prima volta. Le ultime elezioni parlamentari in Cisgiordania e Gaza, infatti, si erano tenute nel gennaio 2006. Era risultata allora vincitore il Movimento della resistenza islamica (Harakat al-Mukāwama al-Islāmiyya/Hamas). Continua a leggere

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Generare attraverso le sbarre: famiglia e (r)esistenza in Palestina

9788829033041di Paola Sacchi 

Non è possibile oggi fermare l’attenzione sulla Palestina senza pensare e fare riferimento al genocidio tuttora in corso a Gaza. Laura Ferrero lo riconosce e ne spiega le molte ragioni già nelle prime pagine dell’introduzione al suo libro Contrabbando di vita. Prigionia, genere e riproduzione in Palestina (Carocci, 2025), il risultato di una ricerca etnografica in Cisgiordania, un altro pezzo di Palestina occupata, teatro anch’esso nel corso del tempo, in una nakba (catastrofe) perdurante dal 1948, delle forme di violenza del piano di insediamento coloniale perseguito dallo Stato israeliano.   Continua a leggere

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I nomi e le cose. Ancora su antisemitismo, antisionismo e altro

9788858160350_0_0_0_0_0di Chiara Sebastiani 

Perché intestardirsi sui nomi che diamo alle cose 

Tanto le cose sono lì, no? No, le cose non sono lì. Sono lì se le menzioniamo. E i nomi che diamo alle cose ci aiutano a pensarle (questa non è farina del mio sacco, l’ho presa dalla grande urbanista Patsy Healey, recentemente scomparsa, una autorità in materia di democrazia partecipativa dal basso). “I nomi e le cose” è l’introduzione di Anna Foa al suo recente Mai più (Bari, Laterza, 2026), una indagine sul mutare dei nomi e il mutare delle cose. Ma vengono prima i nomi o le cose? Per Anna Foa, storica, vengono prima le cose. Indaga dunque sulle cose che un certo nome designa. Poi le cose cambiano, mentre i nomi rimangono ma designano cose diverse che in passato. E alle cose del passato vengono affibbiati nuovi nomi, e delle cose nuove si parla con nomi del passato. Continua a leggere

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Nelle Mappe il “cuore di tenebre” della geografia e della storia della Palestina

9788833946474_92_0_0_75di Giuseppe Sorce 

Ci sono sogni e ci sono terre. Ci sono coste e ci sono canti che le raccontano. Ci sono bandiere, volti, parole che non si comprendono. C’è il mare, la vastità delle onde distese, ora calme, ora agitate. Ci sono salite fra le pendici dei monti, sentieri, gallerie e poi le colline, come quelle nelle campagne di tutto il mondo, sotto la volta senza scampo piena di stelle. C’è il perdersi fra vecchie vie, nessuno ricorda più lo svincolo giusto. La curva cieca dietro la buganvillea, lo sterrato sotto il ponte ancora in piedi. Perché alcune mappe sono fatte solo di parole, abitudini, l’amico che ti spiega la strada, tu che rimanevi sveglio durante il tragitto da bambino. Nient’altro. Continua a leggere

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Ricomporre il mondo. Edgar Morin e la sfida della complessità

Edgar Morin

Edgar Morin

di Linda Armano

Introduzione

Edgar Morin, pseudonimo di Edgar Nahoum (Parigi, 8 luglio 1921 – Parigi, 29 maggio 2026), è stato uno dei più influenti pensatori francesi del XX e XXI secolo. Nato in una famiglia ebraico-sefardita originaria di Salonicco, sviluppa la sua formazione intellettuale in un contesto profondamente segnato dalle crisi politiche e sociali del XX secolo, esperienze che influenzano in modo decisivo la sua riflessione teorica. Durante la Seconda Guerra Mondiale partecipa alla Resistenza francese contro l’occupazione nazista cominciando ad adottare il nome “Morin”, che mantiene come nome pubblico e intellettuale. Continua a leggere

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Edgar Morin e la complessità ovunque

Morin all'università di Bergamo in ocacsione della Laurea Honoris Causa

Morin all’università di Bergamo in occasione della Laurea Honoris Causa

di Elena Bougleux

Se il mondo non fosse complesso, a breve si spegnerebbe. Adesso siamo senza Morin, e le cose vanno un po’ peggio.

Tra i tanti, tantissimi titoli onorifici ricevuti, Edgar Morin che si è spento a Parigi il 29 maggio scorso a quasi 105 anni, aveva ricevuto una laurea Honoris Causa dall’Università di Bergamo, nel lontano 2003. Io ero appena arrivata, anzi forse passavo da quelle parti un po’ per caso, non immaginando che ci sarei rimasta tanti anni. Conoscevo già bene la teoria della complessità perché nelle scienze naturali da cui provenivo era un approccio ben noto e studiato, anche se non proprio ampiamente diffuso. Continua a leggere

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Edgar Morin e l’arte di collegare. Saperi, interdipendenze e comunità di destino planetario

morin_1991_introduction-pensee-complexe_01di Giovanni Gugg 

L’arte di collegare

Viviamo in un’epoca che dispone di una quantità di conoscenze senza precedenti e che, al tempo stesso, sembra sempre più incapace di collegarle tra loro. Le scienze avanzano attraverso specializzazioni sempre più raffinate, le istituzioni si articolano in competenze separate, il dibattito pubblico tende a isolare singoli problemi sottraendoli alle reti di relazioni che li producono. Il cambiamento climatico, le migrazioni e le trasformazioni tecnologiche vengono spesso affrontati come problemi distinti, pur appartenendo a una medesima trama di interdipendenze che sfugge alle letture settoriali. È precisamente intorno a questa difficoltà di pensare insieme ciò che appare separato che ruota gran parte dell’opera di Edgar Morin, scomparso a Parigi il 29 maggio 2026 all’età di 104 anni. Continua a leggere

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Pensare in modo indisciplinato con Morin e Rosaldo

Morin

Edgar Morin

di Stefano Montes 

Edgar Morin? L’ho conosciuto a Tallinn. Avevamo organizzato all’università, anni fa, un convegno al quale lui era stato invitato. Ed è stata l’unica volta in cui l’ho sentito dal vivo. È stata anche l’unica volta in cui ho potuto parlare direttamente con lui. Mi incuriosiva il suo intervento, durante il convegno, ed ero molto attento mentre parlava. Confesso, tuttavia, che non vedevo l’ora che la sua conferenza avesse termine per raggiungerlo e mettermi a chiacchierare con lui, faccia a faccia. È così è stato! Io avevo appena finito di scrivere un testo sulle varie concezioni della natura da parte di alcuni studiosi e avevo avuto modo di confrontarmi anche con le sue ipotesi leggendo – e rileggendo – La natura della natura. Continua a leggere

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Un rivoluzionario “creatore di senso”. In ricordo di Carlo Petrini

Carlo Petrini

Carlo Petrini

di Alessandro D’Amato 

Visionario, rivoluzionario, per certo versi eretico. È stato un antropologo, pur senza esserlo: per lo meno, non lo era per formazione né per professione. Lo è stato certamente per la sensibilità e l’attenzione con cui ha approcciato i temi che lo hanno reso noto. Lo è stato, altrettanto chiaramente, per innata vocazione e per lo spirito critico con cui è riuscito a costituire un modello, un’ideologia che si è fatta schema culturale. Continua a leggere

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Tristi Langhe. Carlin, un amico antropologo

Carlo Petrini

Carlo Petrini

di Piercarlo Grimaldi 

Se rimane ancora qualche lucciola ad illuminare il mondo, in questa primavera si sono senz’altro ritrovate tutte per brillare il cammino di Carlo Petrini, atteso nel firmamento dei giusti. Le lucciole sanno quanto debbono a Carlin se sopravviveranno al deserto che l’avidità umana sta creando della natura.

Carlo Petrini è stato tante cose. Tante da non sapere da dove cominciare per ricordarlo. Se devo scegliere un termine per definirlo non posso che ricorrere a profeta, non tanto inteso come colui che predice il futuro ma che traduce per noi mortali il senso evidente, concreto, sostanziale del sacro. Continua a leggere

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Una nuova edizione de “Il Capitale” per una teoria generale della modernità

capitale-cofanettodi Giovanni Di Benedetto [*]

La nuova edizione del Capitale, per la collana dei Millenni dell’Einaudi, curata da Roberto Fineschi e aggiornata alla nuova edizione storico-critica delle opere di Marx ed Engels, la seconda Marx-Engels Gesamtausgabe, rappresenta un’impresa molto importante. L’opera di traduzione e di curatela proposta da Fineschi e dai suoi collaboratori, Gabriele Schimmenti, Giovanni Sgrò e Stefano Breda, è preziosissima e degna dell’encomio e del plauso più elevati. Essa ha innanzitutto il taglio del lavoro specialistico e del certosino intervento filologico. Continua a leggere

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Una lunga e accidentata storia editoriale

2570071738198_0_0_536_0_75di Nicola De Domenico [*]

Roberto Fineschi è oggi nuovamente a Palermo, dove ha studiato per conseguire il dottorato in filosofia negli anni fra il 2001 e 2004 ma io, che ebbi il privilegio d’esserne allora il tutor, l’avevo conosciuto già da studente della Facoltà di Lettere e Filosofia di Siena, dove fui invitato un paio di volte a tenere una relazione e un seminario dal suo maestro Alessandro Mazzone, col quale ebbi un lunghissimo scambio intellettuale ed amicale iniziato a Salzburg nel lontanissimo 1964 fino agli anni Novanta del secolo passato. Era divenuto negli anni Sessanta assistente a Messina di Galvano della Volpe, nell’ambito della scuola del quale ricevetti alcuni impulsi fondamentali per i miei studi. Da Nicolao Merker e poi da Sandro Mazzone fui indirizzato a considerare la Repubblica delle Lettere nella dimensione insieme internazionale e cosmopolitica che ebbe dal Rinascimento in poi ma allora, quasi in contrasto con la concordia discors della cultura come ideale di pacata e urbana universalità, orientato verso una militanza intellettuale e politica severa e radicale, che pesò immensamente sulle mie scelte di vita fondamentali. Continua a leggere

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Dopo cinquant’anni

Sciopero a Le Creusot, di Jules Adler, 1899

Sciopero a Le Creusot, di Jules Adler, 1899

di Roberto Fineschi [*]

L’edizione del Libro primo del Capitale di Karl Marx che esce in lingua italiana sotto la mia responsabilità scientifica presso l’Editore Einaudi di Torino, nella classica collana dei Millenni, in un grosso volume rilegato in 8° di 1288 pagine, arricchito da 16 quadricromie fuori testo inserite fra le pp. 208 e 689, la sedicesima delle quali, Lo sciopero, un olio su tela del 1899 di Jules Adler (1865-1952), un naturalista ricordato come «pittore degli umili», figura anche sulla prima pagina della sovracopertina. Continua a leggere

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“Il Capitale” come cantiere filologico e strumento critico

D32_Fineschi_COP.indddi Manfredi Alberti [*] 

La rilevanza scientifica ed epocale di Karl Marx – nella sua duplice veste di teorico del modo di produzione capitalistico e di fondatore del socialismo scientifico – trova oggi una significativa conferma nelle scelte editoriali della casa editrice Einaudi. Quest’ultima ha infatti inserito Il Capitale nella prestigiosa collana I millenni, deputata alla valorizzazione dei classici del pensiero e della letteratura universale. Si realizza, per tale via, l’auspicio formulato a suo tempo da Cesare Pavese, il quale suggeriva di editare l’opera marxiana quale monumento del canone occidentale, al pari della Bibbia o delle Mille e una notte (K. Marx, Il Capitale. Libro I, a cura di R. Fineschi, Torino, Einaudi, 2024). L’apparato iconografico del volume, comprendente riproduzioni di opere pittoriche per lo più di impianto realista, offre un contrappunto visivo alla fenomenologia del lavoro e delle dinamiche di sfruttamento tra i secoli diciannovesimo e ventesimo. Continua a leggere

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La festa della Costituzione: antifascismo e zone interne

Sarteano, Festa della Costituzione, 2 giugno 2026

Sarteano, Festa della Costituzione, 2 giugno 2026

di Elena Bussolotti 

Sabato 30 maggio 2026. Come ogni anno da 7 anni in diversi Comuni della Valdichiana Senese, quest’anno a Sarteano, prende avvio “La Festa della Costituzione”, nata da un’idea di un nucleo di attivisti tra cui il recentemente scomparso, con grande dolore di tutta la comunità, storico presidente della sezione ANPI “Tiradritti” della Città di Chiusi, Fausto Pacchieri. Fausto, con la collaborazione di circoli ANPI della Valdichiana senese e di quello di Siena ideò con i suoi compagni e compagne attivisti questo splendido evento itinerante che ha portato negli anni nomi importanti nel panorama internazionale a partecipare a questa iniziativa di approfondimento e collaborazione sui diversi articoli della nostra Costituzione. Continua a leggere

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Cronaca di un 2 giugno a Siena. Per non dimenticare

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di Andrea Fantacci, Monica Tozzi

Ma io vorrei morire anche stasera …

se dovessi un giorno pensare che tutto questo

non è servito a niente.

Renata Viganò

Alcune settimane fa, leggendo qua e là per costruire un concerto di canti e letture di donna, Monica ha incrociato il titolo di un documentario del 2024: “Genoeffa Cocconi, i miei figli, i fratelli Cervi”. Sembrava potesse contenere dentro di sé tutto lo spirito antifascista che ha animato, ormai ottanta anni fa, tante teste pensanti e spiriti libertari. Sinceramente noi da molti anni pensiamo che alcune ricorrenze sono fondamentali per la convivenza democratica e che molte di queste sono in grave pericolo di forza comunicativa e di valore sociale. Continua a leggere

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Il 2 giugno 1946. Alle origini della Repubblica e della democrazia italiana

711136244_1296547585996707_2116694274415363856_ndi Antonio La Spina 

Per il 2 giugno del 1946 (con prosecuzione il 3) furono indette sia la votazione relativa al Referendum sull’alternativa tra repubblica e monarchia, sia l’elezione dell’Assemblea Costituente, che era contemporaneamente chiamata a svolgere le funzioni di Parlamento. Un’unica convocazione per il corpo elettorale italiano, che per la prima volta includeva le donne. Un evento di enorme importanza per il Paese, nel quale la necessità di lasciarsi alle spalle gli errori, le violenze e le tragedie del passato si coniugava con l’urgenza di delineare il futuro per la comunità nazionale. Questa era stremata dalla guerra e dall’occupazione tedesca. Una congrua parte della popolazione, però, poteva dirsi orgogliosa di avere resistito ai nazisti e ai fascisti repubblichini, il che aiutò l’avanzata vincitrice degli alleati e poi consentì a De Gasperi di partecipare al tavolo delle trattative post-belliche. Continua a leggere

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La Repubblica secondo me

corriere_della_sera_-_6_giugno_1946_-_e_nata_la_repubblica_italiana-pdfdi Umberto Melotti

Il 2 giugno di quest’anno (2026), nell’ottantesimo della Repubblica italiana, il presidente Sergio Mattarella ha invitato a dire che cosa pensiamo della Repubblica. Ecco in estrema sintesi il mio pensiero.

La Repubblica è in linea di principio meglio della Monarchia. Ma esistono repubbliche e repubbliche. Erano repubbliche (aristocratiche) anche Genova e Venezia, con Pisa ed Amalfi le grandi “repubbliche marinare” italiane. Era repubblica, sin dalla sua definizione, anche la mussoliniana Repubblica di Salò, dittatoriale e criminale. Era una repubblica (orrenda) anche la Germania nazista. Ed era un’unione di repubbliche l’Urss: Unione, per lo più involontaria e coattiva, di sedicenti Repubbliche Socialiste Sovietiche, peraltro senza socialismo e senza soviet, sin dal tempo della repressione di Kronstadt (1921), insorta invano per difendere i soviet. Continua a leggere

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Si decida il contabile del tempo

Un dialogo tra Morin e Petrini

Un dialogo tra Morin e Petrini

CIP

di Pietro Clemente [*] 

Un luogo abitato

Vedo morire intorno a me sempre più persone della mia generazione e dintorni.

Mi rivolgo allora all’ancora di salvezza della poesia di Mariangela Gualtieri:

Ringraziare desidero per i morti nostri

che fanno della morte un luogo abitato.  Continua a leggere

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Ecomemoria per una Coscienza di luogo

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di Antonella Tarpino

Vorrei riandare al momento in cui è nata la parola o la formula dell’Ecomemoria perché è strettamente legata ai Territorialisti e ad Alberto Magnaghi quando mi chiese di collaborare al volume sull’Ecoterritorialismo (Firenze University Press 2023) curato da lui e da Ottavio Marzocca. Nel momento stesso in cui mi rivolse la domanda mi scattò nella mente questa parola dato che mi ero sempre occupata della memoria dei luoghi: facendo riferimento al prefisso che evoca oikos, abitato, luogo, ma anche eco, ecologia. E ho avuto modo di approfondire il senso dell’Ecomemoria, in rapporto al bagaglio concettuale dei Territorialisti, di recente, con il nuovo presidente succeduto ad Alberto Magnaghi, Ottavio Marzocca sopracitato, in un felice incontro al Talking Hub Porta Nova di Trani. Continua a leggere

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Dove nascono le idee. Perché sempre più persone si spostano in montagna per pensare?

Foto di Agnetti

Foto di Giacomo Agnetti

CIP

di Giacomo Agnetti

Guardare l’Appennino dal punto di vista dell’Arte significa immaginare valli scavate da fiumi di parole, montagne composte da strati di concetti, foreste di melodie che cambiano come foglie al vento, e borghi che si addensano sulla carta geografica come macchie di colore su una tela ritoccata più volte. Continua a leggere

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Una rinuncia difficile, non unanimemente accettata

Ballo della Pantasima (dal  sito del GAL Salto Cicolano)

Ballo della Pantasima (dal sito del GAL Salto Cicolano)

CIP

di Settimio Adriani, Matteo Valentini 

A pochi giorni dalla pubblicazione di questo contributo su Dialoghi Mediterranei, prevista per il 1° luglio, la comunità di Fiamignano si appresta a vivere la ricorrenza della Madonna del Poggio, in programma il 4 dello stesso mese. Questa significativa coincidenza temporale conferisce alle riflessioni qui proposte un carattere particolarmente attuale: le dinamiche, le criticità e le scelte organizzative descritte non appartengono a un passato remoto o già sedimentato, ma si collocano nell’immediatezza del presente. Continua a leggere

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Armungia (Gerrei, Sardegna): il vicinato storico di Cannedu. Un progetto di margine

Una vista del paese dal nostro orto periurbano di "Is Arrois" (le roverelle). È uno schizzo (inedito) fatto da Emilio (Lussu) tra gli anni 50 e 60 ..

Veduta del paese dall’orto periurbano di “Is Arrois” (le roverelle). Schizzo (inedito) ad opera di Emilio Lussu, anni 50-60

CIP

di Tommaso Lussu

Oggetto del contributo che segue è una strategia progettuale per un vicinato storico del villaggio di Armungia (Gerrei, area di collina interna della Sardegna sudorientale): affrontare la “questione aree interne” con uno sguardo rivolto al progetto di architettura (sia esso di conservazione o restauro, innesti, nuove addizioni) e proporre delle “strategie” di intervento per le abitazioni in stato di rovina molto diffuse nei paesi delle zone marginali.  Continua a leggere

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“In un giorno meno affannoso”: l’imperativo etico di capire Gibellina

Gibellina (ph. Salvina Chetta)

Gibellina (ph. Salvina Chetta)

CIP 

di Nicola Grato 

quando le raffiche della burrasca crescono

devi inventare l’angolo, ogni tratto,

a cui la furia sommergente infonda

forza avanzante –

col timone arrischiare di sapere

come tagliare il mare

(Danilo Dolci, Il Dio delle zecche) Continua a leggere

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La Restanza come eredità e pratica partigiana

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di Carla Cogliano [*]

Introduzione

Buon pomeriggio a tutte e a tutti, alle cittadine e ai cittadini di Sarteano, ai rappresentanti delle istituzioni, al Presidente Giani, al dottor Deidda, a Stefania Leone con cui condividiamo tante riflessioni sociologiche sul campo, e a Pietro Clemente, che ringrazio per aver tracciato con la consueta lucidità antropologica le coordinate di questo dibattito.

Permettetemi di dire che prendere la parola in questa piazza, sotto le insegne dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, evoca in me una profonda emozione e, al tempo stesso, un forte senso di responsabilità. Continua a leggere

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Il “Romolo di Tor Sapienza”: politiche della memoria, società civile e “comunità patrimoniali”

Foto di Michele Testa (Fondazione Gramsci, Roma)

Foto di Michele Testa (Fondazione Gramsci, Roma)

CIP

di Antonio Fanelli 

1. Un archivio, un casale e un festival 

Nel 2023 la borgata romana di Tor Sapienza ha festeggiato i suoi cento anni di vita con un convegno istituzionale in Campidoglio. Il rione situato nel quadrante orientale della capitale ha una vicenda peculiare e pressoché unica nell’ambito della storia urbana della capitale: infatti, soltanto questo rione si caratterizza per la presenza cruciale di un fondatore, Michele Testa, che la stampa ha ribattezzato il “Romolo di Tor Sapienza”. La borgata rurale sorta in una zona periferica, tra la Prenestina e la Collatina, non è stata fondata dagli enti pubblici né da imprese private e la sua creazione non è riconducibile alle principali traiettorie che hanno delineato lo sviluppo urbanistico della città nel segno della “speculazione” (Insolera, Berdini 2024) [1]. Continua a leggere

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Poeti in margine: Francesco Scarabicchi

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Francesco Scarabicchi

CIP 

A cura di Roberto Veracini

Poeti che vivono la loro condizione esistenziale “in margine”, nei luoghi e nelle scelte espressive, cercando nella “periferia” della realtà la più profonda autenticità poetica.         

Francesco Scarabicchi

Il tempo, le ombre, i nomi.

La parola discreta, leggera, all’essenza delle cose. 

Da “Il prato bianco” (Einaudi, 2017) Continua a leggere

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Gramsci, Murripinta ed Emilio Lussu

Gramsci, Murripinta ed Emilio Lussu (ph. Francesco Del Casino)

Gramsci, Murripinta ed Emilio Lussu (ph. Francesco Del Casino)

di Pietro Clemente, Francesco Del Casino  

Murripinta è una capra di Orgosolo, che ha deciso di accompagnare un Gramsci redivivo nei suoi giri per conoscere il mondo contemporaneo ma anche riannodare i fili del passato. È stata un po’ in giro con lui, con Nino, anche a Gaza, e ne è diventata la coscienza critica.

Il lettore la ha già incontrata nel n. 74 di Dialoghi Mediterranei. L’autore Francesco Del Casino ha pubblicato qualche episodio, ma non ancora l’intero viaggio.

Qui il percorso è da Lussu ricordato a Orgosolo a Lussu ritrovato ad Armungia, ci sono le tracce di una amicizia nata al parlamento italiano prima del fascismo e contro di esso. Continua a leggere

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“Balentes” di Giovanni Columbu. Fantasmi dell’infanzia di un’isola

balentes_posterdi Agnese Cossu

In sardo “balente” è una parola dai molti sensi, difficile da tradurre come tutti i vocaboli simbolicamente carichi. Il significato letterale è “valente”, “coraggioso”, ma la connotazione comune rimanda al cosiddetto “Codice barbaricino”, un insieme di norme morali e comportamentali che regolavano la società tradizionale sarda specie attraverso una rigida disciplina del maschile, elemento centrale e ordinatore del modello patriarcale. In questo senso la balentìa può richiamare un atto di coraggio, di difesa anche violenta dell’onore leso o dell’ordine delle cose… Oppure una bravata, a seconda del punto di vista.

Il film Balentes (2025) di Giovanni Columbu, a partire dal titolo, si attiene a questa apparente opacità, attraverso la quale riflette le stratificazioni di senso di una realtà storicamente e culturalmente complessa come quella sarda. Continua a leggere

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“Il Segreto dell’uomo solitario” di Grazia Deledda. Dal melodramma al dramma psicologico

covdi Pasqualina Deriu 

Il Segreto dell’uomo solitario viene pubblicato nel 1921, un anno dopo l’uscita de La Madre. In entrambi i romanzi è descritto un rapporto fondante quello madre e figlio. Ma i due romanzi appaiono distanti sia nelle modalità narrative e di scrittura che nell’ambientazione. La Madre è, a mio avviso, l’ultimo grande romanzo della Deledda scritto con modalità melodrammatica. È di ambientazione sarda. Il Segreto dell’uomo solitario è ambientato nella penisola, sembrerebbe nella costa adriatica, forse un paesaggio simile ai dintorni di Cervia dove la Deledda amava soggiornare d’estate. Continua a leggere

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Nel centenario del Nobel a Grazia Deledda

41hmc09jp8l-_ac_uf10001000_ql80_di Cristina Lavinio

In questo 2026 cade il centenario del Nobel assegnato (nel 1927, ma per l’anno precedente) a Grazia Deledda (Nuoro 1871 – Roma 1936). Le molteplici iniziative organizzate da enti e comitati diversi per festeggiare tale ricorrenza danno l’impressione che a improntarle sia troppo spesso lo spirito, un po’ superficiale ed effimero, dei molteplici festival ormai usuali ovunque, sui temi più disparati. E si corre il rischio che in questo modo continueranno a circolare inesattezze, luoghi comuni o ricostruzioni un po’ fantasiose della vita della scrittrice, affiancate a interpretazioni molto parziali delle sue opere. Del resto, ciò si può già dire anche per molte delle biografie un po’ romanzesche che circolano su di lei o per opere teatrali, film o docufilm che la riguardano e in cui, come sappiamo, la linea di demarcazione tra realtà e finzione può essere (benché legittimamente) molto sfumata. Continua a leggere

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Deledda, Murgia: le incomprensioni intellettuali e le speculazioni commerciali

murgiadi Alessandro Marongiu 

«Con la morte nel cuore Grazia va a sposarsi con Palmiro, consapevole del rifiuto sordo e permanente dell’uomo che continuerà ad amare – non è l’unico che amerà eh, perché poi correrà parecchio la cavallina a Roma. Grazia Deledda ebbe diverse relazioni extraconiugali, questo non lo sa nessuno (credo neanche la sua famiglia) ma l’ha scoperto di recente Sandra Petrignani facendo delle ricerche per un libro intitolato Addio a Roma. Leggendolo avidamente a un certo punto mi sono trovata davanti alla notizia di una sua relazione con un famoso critico letterario, interrotta solamente perché la moglie di lui si mise di mezzo e fece pressioni. È una vita di abbandoni quella di Grazia»: appena un paragrafo, questo che abbiamo estratto dal più recente, ulteriore libro postumo di Michela Murgia, Lezioni sull’odio, pubblicato lo scorso febbraio da Einaudi per la cura di Alessandro Giammei, ma nella sua brevità è esemplare per poter molto dire sull’autrice e su alcune strategie tipiche del suo argomentare, sulla sua perniciosa insistenza nell’occuparsi della Deledda, sul sistema commerciale-editoriale che ha originato il libro e sul contesto complessivo che operazioni del genere consente e giustifica, continuando ad alimentarsene e al contempo alimentandole. Continua a leggere

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Ascoltare la memoria. Verso un archivio sonoro delle pratiche musicali e della tradizione orale nella Sardegna meridionale

Attitadoras (ph. Eugene Smith)

Attitadoras (ph. Eugene Smith)

di Eleonora Melis [*]

Che suono ha la memoria? 

Forse quello di una voce anziana che, quasi senza accorgersene, inizia a cantare e riporta alla luce un mondo ormai perduto. È il brusio delle parole tra gli uliveti durante la raccolta delle olive, il fruscio del vento tra le fronde, le risate intrecciate ai racconti e ai canti di lavoro. È il suono del dialetto tramandato di generazione in generazione, oppure il timbro di una voce capace di restituire, attraverso una melodia, una filastrocca o un semplice ricordo, frammenti di un passato destinato a svanire. È una voce vissuta, custode della propria storia, che inconsapevolmente trasforma l’esperienza individuale in memoria collettiva.  Continua a leggere

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Tra pietra e memoria: la presenza italiana a Hammam-Lif

Hammam Lif, anni Cinquanta

Hammam Lif, anni Cinquanta

di Soumaya Bourougaaoui

Hammam Lif, situata a sud di Tunisi, occupa un posto particolare nella storia urbana del Paese. Nata dall’eredità beylicale e profondamente segnata dalle dinamiche della modernità coloniale, tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo si afferma come importante centro termale e balneare. In questo periodo diventa anche uno spazio di accoglienza e di passaggio, dove popolazioni diverse si incontrano e contribuiscono a un vivace intreccio culturale.

Conosciuta in epoca antica con il nome di Naro e di origine punica, la città si configura come un osservatorio privilegiato delle trasformazioni urbane tunisine, in cui modernità e apertura cosmopolita hanno lasciato un’impronta duratura. Continua a leggere

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L’italiano sui palcoscenici nelle pagine del Corriere di Tunisi. 1956 -1970

1000046040di Rosy Candiani 

Le celebrazioni del 70° del “Corriere di Tunisi” sono state una insostituibile opportunità per avvicinare la collettività italiana, o meglio le collettività italiane in Tunisia da nuove prospettive. In particolare, i numeri del primo decennio di uscita settimanale di questo giornale costituiscono una fonte imprescindibile per fotografare questa realtà nelle diverse sfaccettature, al di là di luoghi comuni, visioni generalizzanti: il “Corriere” di questi anni si può definire una “anagrafe” in fieri degli italiani di Tunisia.

A proposito di questa mia indagine, credo siano opportune alcune precisazioni preliminari di metodo. Intanto sul titolo, che usa il termine palcoscenici, al plurale per sottolineare che tante sono le forme di spettacolo e gli spazi italiani nel periodo esaminato emersi dalla lettura del “Corriere”. Continua a leggere

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Porto Farina: storia di un porto strategico nel Mediterraneo

Porto Farina, oggi Ghar El Melh

Porto Farina, oggi Ghar El Melh

di Samia Debbabi 

Porto Farina, oggi chiamato Ghar El Melh, è uno dei più importanti porti storici della costa settentrionale della Tunisia. Questo porto, sito in fondo al Golfo di Tunisi, vicino a Capo Farina, ha avuto per secoli una posizione geostrategica di primo piano nel Mediterraneo. Protetto tra laguna, montagna e mare Porto Farina, nel corso dei secoli, è stato emporio fenicio, base navale romana, rifugio dei corsari ottomani e arsenale militare della Reggenza di Tunisi.  Continua a leggere

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La memoria di una storia comune. Una lingua di convergenza

2-2di Khouloud Kharrat 

Chiunque oggi intraprenda uno studio sulla memoria di una storia comune tra la Tunisia e l’Italia può trovare nel Corriere di Tunisi un punto di partenza privilegiato, nonché una fonte particolarmente significativa. Continua a leggere

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Un soffitto tunisino di tradizione andaluso-morisca in Sicilia

«Tunis la Blanche. Sur les terrasses» (Lallemand 1890, 41).

Tunis la Blanche. Sur les terrasses (Lallemand 1890: 41).

di Giuseppe Mandalà, Francesco Melia [*] 

1. Tunis la Blanche 

Tunisi arrivava dal mare come una promessa ambigua. Nel XVII secolo le sue mura bianche sembravano riflettere la luce con la stessa intensità con cui assorbivano intrighi, ricchezze e paure. Le navi gettavano l’ancora nella Goulette tra odore di catrame, spezie e polvere da sparo; sulle banchine si mescolavano corsari ottomani, mercanti ebrei, schiavi cristiani, ambasciatori europei e uomini venuti da al-Andalus con le chiavi arrugginite delle case perdute in Spagna. Erano i moriscos, espulsi dalla penisola iberica e approdati a Tunisi come sopravvissuti di una civiltà spezzata. Continua a leggere

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L’Italianistica in Tunisia e il Corriere di Tunisi

dalla Mostra documentaria del Convegno

dalla Mostra documentaria per i 70 anni del Corriere di Tunisi

di Ahmed Somai

In occasione delle celebrazioni per il Settantesimo anniversario del Corriere di Tunisi, mi è stato chiesto di parlare della nascita e dello sviluppo degli studi italiani all’Università di Tunisi, e dei rapporti intercorsi tra l’Università e il Corriere di Tunisi.

Nel precedente anniversario del Corriere (1986), italianisti, storici, giornalisti e membri della collettività italiana a Tunisi, hanno lavorato insieme nei periodici e nell’archivio nazionale per reperire tutte le testate di giornali italiani pubblicati a Tunisi, dalla seconda metà dell’Ottocento fino alla seconda metà del Novecento. Continua a leggere

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Creare è “una cosa spirituale”

978880627271higdi Giuseppina Biondo 

Credo di aver letto Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d’arte (Einaudi, 2026) di Vasco Brondi perché stavo e sto cercando qualcosa di indefinibile e concreto. Qualcosa che mi parlasse in merito al momento creativo e all’atto spirituale che implica la creazione stessa, a quel disequilibrio-equilibrio intimo e necessario alla scrittura, all’arte, alla vita. A tutto ciò che muta e che produce destabilizzazione e rinascita. La curiosità di leggere, poi, un cantautore italiano amatissimo, che mi parlasse di argomenti come questi e collegati tra loro, è stata tanto alta da essere definitiva.

Adatto a chi si domanda, a chi rinnova il proprio pensiero attraverso gli interrogativi, a chi crea, a chi cerca sempre qualcosa; scandito al tempo di quattro pagine per capitolo – ritmico come un metronomo o come fossero ripetizioni di un mantra –, il saggio di Brondi conduce, attraverso un viaggio spazio-temporale, a mete meravigliose, per citare una sua canzone del 2024. Continua a leggere

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Niente di urgente. Fermarsi, annoiarsi, non fare nulla e restare in ascolto

Foto di Salvina Chetta

Foto di Salvina Chetta

di Salvina Chetta

«Su svegli, immaginazione! Non mi vorrete mica diventar ragionevoli! Pensate che per noi non c’è pericoli, e vigliacco chi ragiona! Perbacco, ora che vien la sera, il regno nostro!».                      (Luigi Pirandello, I giganti della montagna) 

L’albero di Giuda in aprile, la camelia che riposa, il cedro del Libano, i miei cani, il convolvolo nella crepa dell’asfalto, l’imbrunire, cosa te ne fai dell’imbrunire? Del riccio di un filo d’erba, di tua madre che riposa, nel giorno del suo compleanno di un lume acceso davanti all’icona della Madonna del latte? Che te ne fai delle geometrie di un guscio di lumaca, dell’agonia di una foglia? Delle cose che non sono urgenti? Continua a leggere

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Una cosa spirituale: ovvero da dove nasce la creatività

coverrrdi Sabina Leoncini 

Una cosa spirituale. Non fare niente e altre forme d’arte di Vasco Brondi, edito da Einaudi e uscito nel 2026, è un libro che si presenta fin dalle prime pagine come un autentico viaggio spirituale, ciò è espressamente dichiarato dall’autore nella introduzione. Non si tratta di un saggio tradizionale né di un’autobiografia in senso stretto: è piuttosto una raccolta di riflessioni, esperienze, incontri e suggestioni che attraversano musica, letteratura, filosofia e religione. Brondi accompagna lettori e lettrici in una ricerca personale che parte dall’arte per arrivare a interrogarsi sul significato della vita, sul rapporto con il tempo, sulla fede e sulla capacità di trasformare l’esperienza quotidiana in qualcosa di più profondo. Continua a leggere

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Se l’arte è una forma rituale che mette in dialogo gli uomini e gli dèi

01-vasco_valentinasommariva-1-1100x580di Orietta Sorgi

Nelle antiche società agropastorali i ritmi della vita degli esseri umani e di tutte le specie viventi erano regolati dai cicli della natura, dall’alternarsi delle stagioni, del caldo e del freddo (Le Goff, 1977: 502-534). Da questo dipendeva, in ultima analisi, la sopravvivenza stessa della specie, dall’andamento dei raccolti e dall’incerto esito della vegetazione strettamente condizionata dai mutamenti atmosferici. Continua a leggere

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Giorgio Giorgetti, storico e amico, un ricordo a 50 anni dalla morte

giorgetti-contadini-e-proprietaridi Pietro Clemente [*] 

Il mio primo incontro con Giorgio Giorgetti è avvenuto nella Facoltà di Lettere dell’Università di Siena. Lui aveva appena pubblicato il suo fondamentale scritto dal titolo Contadini e proprietari nell’Italia moderna. Rapporti di produzione e contratti agrari dal secolo XVI a oggi [1], un volume di “sole” 550 pagine, che divenne da subito un libro di riferimento.

Quel testo fu per me importante perché era legato agli studi che stavo conducendo sulla memoria delle lotte dei contadini mezzadri e mi aiutò nella lettura della storia toscana del ‘900. Continua a leggere

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Le carte di Giorgio Giorgetti nell’archivio dell’A.S.M.O.S. Giulio Guazzini

Asmos, Fondo di Particolari, XXIV, Giorgio Giorgetti,  1 (1), Note biografiche

Asmos, Fondo di Particolari, XXIV, Giorgio Giorgetti,
1 (1), Note biografiche

di Giulio Guazzini 

Parlare di Giorgio Giorgetti, significa «sezionare una personalità – sicuramente poliedrica – ma intimamente compatta, nella quale [...] si fondevano felicemente, senza sbavature, doti politiche, culturali e umane non comuni» [1].

Nel ricordo che desidero offrire sull’intellettuale di Barga, vorrei partire proprio da qui. Da una voce che lo conosceva come pochi: quella con cui Vasco Calonaci – partigiano, segretario della Federazione comunista senese, presidente della Provincia di Siena, Parlamentare, fondatore dell’archivio A.S.M.O.S. – ricordò l’amico e compagno Giorgetti, il 6 dicembre 1986. Continua a leggere

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La mezzadria e il suo destino, ripensando Giorgetti e i suoi studi

71d3krbibql-_ac_uf10001000_ql80_di Alessandro Orlandini 

Il mio intervento si lega a due lavori di Giorgio Giorgetti, Contadini e proprietari nell’Italia moderna e Capitalismo e agricoltura in Italia. In particolare, ai capitoli che riguardano il periodo dalla fine della Seconda guerra mondiale agli anni ‘70.  

Sono pagine in cui Giorgetti, attraverso le modifiche dei contratti agrari, analizzò le trasformazioni profonde dell’agricoltura italiana, con un’attenzione particolare alla mezzadria classica, tipica della Toscana e dominante nel territorio senese, mettendo in evidenza i passaggi epocali che essa conobbe in quell’arco di tempo: il Lodo De Gasperi del 1946 (infranse il tabù del riparto a metà fra possidente e mezzadro aumentando la quota a vantaggio del secondo); la riforma agraria del 1949-1950 (mantenne la mezzadria, ma incentivò la formazione della piccola proprietà contadina); la legge abolizionista del 1964 (portò la quota di riparto al 58% a favore del mezzadro e vietò la stipula di nuovi contratti mezzadrili a partire dal successivo decennio). Tutto ciò sullo sfondo di lotte sindacali e politiche di grande intensità e lunga durata. Continua a leggere

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Luciano Giannelli. Ricordi e conversazioni

coverdi Pietro Clemente 

Luciano Giannelli, aveva 6 anni meno di me. È morto a fine ottobre 2025, nell’ospedale di Campostaggia che sta a metà tra Colle Val d’Elsa che era la sua città, di nascita e di cuore, e Poggibonsi. Lo conoscevo dagli anni ’70, non aveva ancora trent’anni quando cominciò la sua attività di docenza all’Università di Siena. Allora dialettologo metteva a disposizione di chi faceva interviste e di chi le trascriveva la sua preziosa competenza che si basava sul non tradire e perdere il valore prezioso della parola parlata. Ma anche giovane ‘colligiano’ di sinistra, attivo nella vita civile di Colle e in quella intellettuale tra Firenze dove si era formato, la Val d’Elsa e Siena. Continua a leggere

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Per Luciano Giannelli. Le parole perdute

coverdi Neri Binazzi [*] 

Queste pagine, a cui sono molto affezionato, restituiscono un modo di vivere la dialettologia che non è molto distante – o almeno così mi sembra – da quello che ha animato Luciano Giannelli. Penso soprattutto alla sua tenace volontà di dar voce, come si legge nei suoi ultimi Scritti Vagabondi (2023), a una Toscana «popolare e popolana ma non plebea né popolareggiante (…), alternativa (…) a una Toscanina di maniera o di retorica, o immiserita nello specchio di se stessa». Con la sofferta ma nitida percezione che, in Toscana come altrove, questa dimensione popolare, a suo modo antagonista rispetto a quanto – linguisticamente e socio-culturalmente – è egemonico nell’Italia della post-modernità, «semplicemente è scomparsa o sta scomparendo».  Continua a leggere

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Dedicato a Luciano Giannelli

equivocando_page-0001di Massimo Squillacciotti

30 ottobre 2025 – “Oggi anche il cielo piange con noi e fa compagnia al nostro dolore; la tristezza del cuore è come le nuvole grigie e opache, che ci coprono dall’alto a nascondere il vuoto e l’assenza di Luciano”.

Dopo tanti anni di lavoro comune all’Università e nella ricerca sul campo, nel lavoro culturale di didattica, con Luciano, nel 2018 avevamo compilato un libretto mettendo insieme appunti di memoria che, andati in pensione, avevamo voluto regalare agli amici ed amiche ci avevano seguito a vario titolo. Il tutto era una maniera per presentarci o meglio di ricordare, e magari anche farci ricordare, comunque un dono, come dono è l’arte del racconto, dell’insegnamento, del gioco. Continua a leggere

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Venticinque anni di ininterrotto dialogo

Luciano Giannelli

Luciano Giannelli

di Daniele Vitali 

Nel 2000 andai all’università di Catania per allacciare contatti circa i dialetti gallo-italici di Sicilia. Ricevetti un volume che conteneva un articolo di Luciano Giannelli su analoghe colonie settentrionali in Toscana, di cui l’autore tracciava un profilo “con spirito di servizio” per aiutare i colleghi siciliani a gettar luce sulle proprie realtà grazie a un confronto tra esperienze diverse.

Decisi così di telefonare all’autore, che insegnava dialettologia all’Università di Siena. “Buongiorno Professor Giannelli”, esordii sbagliando tutti gli accenti, perché i nomi di certe misteriose località li avevo visti solo scritti, “ho letto il Suo articolo su Sìllano e Colognòra”. “Ah bene”, rispose lui correggendomi garbatamente, senza quasi che me ne accorgessi, “Sillàno e Cológnora sono due realtà molto interessanti, unitamente a Gombitelli. Ma, come avrà letto, sono anche diverse fra loro, a mio parere”. Continua a leggere

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Domenico Gamberi, il “nocchiero” della poesia estemporanea e i suoi rari interventi scritti

cip-gamberi-foglio-volantedi Corrado Barontini 

Premessa

Il 6 di maggio, nella mattinata, con una telefonata inattesa di Irene Marconi, poetessa e sindaco di Massa Marittima, ho appreso la triste notizia della scomparsa di Domenico Gamberi. L’amico fraterno con il quale ho realizzato tante cose per promuovere e valorizzare la poesia estemporanea, ha finito la propria vita caratterizzata dall’entusiasmo per le tradizioni con una smisurata passione per l’ottava rima. Continua a leggere

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Domenico. In gamberese

Pietro Clemente e Domenico gamberi (ph. Marco Muzzi)

Pietro Clemente e Domenico Gamberi (ph. Marco Muzzi)

di Pietro Clemente

Lo ho sollecitato a scrivere la sua vita che ha pezzetti mi raccontava chiacchierando su Messenger, ne abbiamo fatto un libro dove c’è dentro un po’ di tutto: la caccia, la miniera, le figlie, Grazia, il PCI e Rifondazione, l’ottava rima che ha riempito la sua vita da pensionato e prima, le poesie improvvista cui ha dedicato organizzazione e passione, per cui Ribolla è diventata una capitale, un centro in periferia. L’incontro annuale di poesia estemporanea del 1990 è stato una scuola per i giovani, un ritrovo per gli adulti e una speranza di trasmissione per gli anziani. Ha visto sul palco poeti toscani, laziali, abruzzesi, sardi, cubani, corsi e nel 2011 un progetto di riconoscimento Unesco. Continua a leggere

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Domenico Gamberi, Re dell’ottava rima

Domenico Gamberi insieme ai suoi compagni di Ribolla (ph. Marco Muzzi)

Domenico Gamberi insieme ai suoi compagni di Ribolla (ph. Marco Muzzi)

di Paolo Nardini 

Ho incontrato Domenico Gamberi per la prima volta al convegno “L’arte del dire”, nella sala della Provincia, a Grosseto. Fino a qualche mese prima non conoscevo molto la poesia estemporanea. E nell’Archivio delle tradizioni popolari allora ero un outsider. Valerio Fusi mi chiamò, una sera d’autunno inoltrato, dicendomi che era necessario il mio contributo per l’organizzazione del convegno sull’ottava rima. Feci presenti le mie scarse conoscenze della materia. “Non sono necessarie, mi rispose, devi solo organizzare, mica esporre una tesi”. Perciò accettai. Continua a leggere

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Un uomo di ieri, oggi e domani. In ricordo di Domenico Gamberi

particolare-protagonisti-primo-piano-il-quarto-stato-giuseppe-pellizza-da-volpedodi Letizia Papi

L’ultima volta che ho visto Domenico è stato pochi giorni prima che ci lasciasse. Gli ho portato un fiore del giro del Maggio appena trascorso e un bigliettino con l’ottava d’invito alla ribotta dei Maggerini di Suvereto intitolata a Benito Mastacchini, il compianto poeta suo caro amico. Si è trattato di un gesto simbolico, perché sapevamo entrambi che probabilmente quello sarebbe stato il nostro ultimo incontro. Di lì a pochi giorni se n’è andato nel sonno, passando nel mondo accanto con silenziosa dignità. Continua a leggere

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Il funerale più bello

I funerali di Domenico Gamberi

I funerali di Domenico Gamberi

di Antonello Ricci 

– Eccolo, è qui – Grazia accenna al ripiano del comò. Dov’è l’urna con le ceneri del marito. – Torna quando vuoi, sei uno di famiglia, lo sai – mi aveva sussurrato il giorno del funerale, mentre il carro ripartiva per Grosseto. (E così, fedele alle amicizie, sono tornato, qualche settimana dopo, risalendo a Ribolla da Viterbo). Continua a leggere

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Riappropriarsi del sapere, praticare il cambiamento. Dialogo con Tommaso Randazzo e le sue “Lezioni Sociali”

prima-lezione-sociale-_-attivismo-intersezionaledi Tiziana Chiappelli

Nel maggio 2026, l’Antigone di Sofocle diretta da Robert Carsen al Teatro Greco di Siracusa ha registrato il tutto esaurito e un coinvolgimento emotivo raro: applausi lunghi, commozione, un pubblico attraversato da una domanda antica e radicalmente contemporanea: seguire la legge o la coscienza? «Antigone è e sarà sempre attuale perché i conflitti sono purtroppo eterni. C’è Creonte (il re di Tebe, ndr) che ha preso il potere, che impone le sue regole come i politici di sempre. E c’è Antigone che non è d’accordo, che non riconosce quello che lui dice. Creonte ha bramato e voluto il potere: ora che lo ha ottenuto che cosa ci farà? Questo è da sempre il problema, come in Shakespeare. Il potere può fare male se chi lo ha, non sa gestirlo. Ci sono tanti Creonte oggi. Come 2500 anni fa, ognuno di noi ha oggi l’obbligo di rispettare e mantenere la democrazia. La voce di ognuno è importante, non dobbiamo stare in silenzio. Dobbiamo avere il coraggio di Antigone di difendere quello che noi pensiamo essere giusto. Questa è la vera lezione di questa tragedia secondo me: noi siamo responsabili di quello che succede, non gli altri», ha dichiarato il regista (Corriere della sera, 16 maggio 2026, https://video.corriere.it/spettacoli/antigone-al-teatro-di-siracusa-il-regista-carsen-seguire-la-legge-o-la-coscienza-i-problemi-del-potere-e-della-democrazia-ancora-gli-stessi-dopo-2500-anni/1da6c9e7-1f92-4ba8-a03b-648d91edfxlk ) Continua a leggere

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Scrittura, resilienza e restituzione simbolica nell’opera di Annie Ernaux

Annie Ernaux (ph. Basso Cannarsa/opale)

Annie Ernaux, 2019  (ph. Basso Cannarsa/opale)

di Sara Durantini 

«Noi collochiamo una parola là dove comincia la nostra ignoranza, dove non possiamo vedere oltre», scrive Nietzsche nei suoi Frammenti postumi, e proprio quella parola segnerà la linea «dell’orizzonte, ma non la nostra verità». È consuetudine affidare alla parola, specie quando questa è scritta, il compito di circoscrivere quello che sfugge, di nominare quello che appare indistinto o che resta ai margini della comprensione. Eppure, ogni parola reca in sé un’ambivalenza: da un lato rende visibile e semplifica, dall’altro, spesso, nasconde ciò che eccede la sua definizione. Continua a leggere

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Antigone. In dialogo con Robert Carsen

Siracusa, teatro antico, Antigone di Carson (ph. Ivana Margarese)

Siracusa, teatro antico, Antigone di Carson (ph. Ivana Margarese)

di Ivana Margarese 

In questa riflessione sull’Antigone di Robert Carsen, andata in scena di recente al Teatro Greco di Siracusa, desidero prendere le mosse da un aforisma adorniano contenuto in Minima moralia, un testo che, a dispetto del tempo trascorso dalla sua prima pubblicazione, si rivela ancora straordinariamente attuale. Nell’aforisma 104, riferendosi all’amore e all’amante offeso, Adorno scrive:

«Con la sua richiesta di esaudimento, che non è fondata su nessun titolo e su nessuna pretesa, egli fa valere dinanzi a un’istanza sconosciuta che gli promette – per pura grazia – ciò che insieme gli spetta e non gli spetta. Il segreto della giustizia nell’amore è il suo superamento del diritto, a cui l’amore allude col suo mutuo gesto». Continua a leggere

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Pratiche femminili e marginalità territoriale. L’esperienza della Libreria Lilith di Carbonia (Sud Sardegna)

libreria-delle-donne-insegnadi Veronica Medda, Francesca Pusceddu, Giada Cambarau [*]

Premesse storiche: dalla “stanza tutta per sé” agli spazi pubblici per le donne

Nell’attualità come nel passato, il lavoro produttivo, riproduttivo e di cura condiziona l’esistenza delle donne, ma segna altresì con forme di inclusione o di segregazione socioculturale l’organizzazione dei luoghi domestici e pubblici da loro abitati (cfr. Forino; Bassanelli, 2024).

Il primo vero momento di svolta nella storia dell’emancipazione femminile e nella ridefinizione del ruolo delle donne nella società è rappresentato dalla Prima Guerra Mondiale. L’assenza di milioni di uomini impegnati al fronte rese infatti indispensabile il contributo femminile in numerosi settori produttivi e sociali, favorendo l’ingresso delle donne in spazi fino ad allora considerati prevalentemente maschili (Cfr. Bracke, Favretto, Pizzolato, 2024). Tuttavia, questa trasformazione non interessò tutte le donne allo stesso modo; infatti, le esperienze femminili variarono profondamente in base all’appartenenza sociale. Continua a leggere

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Se ciò che si vede non è l’unica realtà possibile. Ripartire dal Sud

cover-culture-radicali-anzaldua-luce-nell-oscuritadi Gisella Modica 

Siamo tutte ferite ma possiamo connetterci attraverso le ferite

che in tal modo, diventate cicatrici, formano un ponte

che unisce persone tra loro divise

                                                                      Gloria Anzaldua 

1. Tutto è cominciato da un laboratorio di narrazione orale sulla guarigione, condotto da chi scrive, guidata dalla lettura condivisa di pagine scelte dal testo di Gloria Anzaldua Luce nell’oscurità, con incursioni nei testi di bell hooks, Chandra Candiani, Anna Maria Ortese. Il laboratorio era rivolto a donne del quartiere Sperone-Romagnolo, alla periferia nord di Palermo, frequentatrici delle attività dell’Ecomuseo del Mare Memoria Viva. Continua a leggere

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La nascita de “L’imprevista”, un laboratorio del femminismo contemporaneo

whatsapp-image-2026-06-13-at-13-35-00a cura della Redazione de L’imprevista [*]

Negli ultimi anni il mercato editoriale ha segnato un calo significativo nelle vendite dei libri di saggistica. A diminuire non è soltanto la tenuta commerciale di un genere, ma anche lo spazio culturale riconosciuto a forme di scrittura (e di lettura) che esigono concentrazione e sedimentazione. In un mondo fortemente accelerato, il “tempo” richiesto da un’attività è un parametro decisivo, in grado di indirizzare i comportamenti.  In parallelo, l’ecosistema del sapere si è trasformato: l’espansione dell’intelligenza artificiale, la velocità delle piattaforme digitali e il moltiplicarsi di forme più immediate di informazione hanno modificato in profondità la nostra relazione con i testi, con le istituzioni della conoscenza e con “un’autorevolezza in declino”. È in questo contesto che si situa la nascita di L’imprevista da un’idea di Ilaria Durigon, fondatrice della libreria delle donne di Padova, e Valentina Ricci, femminista, giù ricercatrice in filosofia e studi genere, con in redazione Giulia Camin, Tristana Dini, Sara Gandini, Ivana Margarese e Maia Tomasella. Continua a leggere

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La vita contemporanea dell’antico tra ricezioni, riscritture, riusi

coverdi Grazia Aiello 

Since brass, nor stone, nor earth, nor boundless sea/ But sad mortality o’er-sways their power,/ How with this rage shall beauty hold a plea,/ Whose action is no stronger than a flower?/ O, how shall summer’s honey breath hold out/  Against the wrackful siege of batt’ring days,/ When rocks impregnable are not so stout,/ Nor gates of steel so strong, but time decays?/ O fearful meditation! where, alack,/ Shall time’s best jewel from time’s chest lie hid?/ Or what strong hand can hold his swift foot back?/ Or who his spoil of beauty can forbid? O, none, unless this miracle have might, / That in black ink my love may still shine bright [1].

Con il sonetto 65, Shakespeare elabora una serie di domande angosciate. Assistendo alla rovina delle epoche, delle opere umane e dei regni, la voce poetica sente venir meno anche l’illusione di poter difendere ciò che si ama. Continua a leggere

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Note su cultura, teologia e società, nella prospettiva araba della liberazione

9788883510168di Antonio Albanese                 

Tra i campi di ricerca più interessanti della riflessione contemporanea, la teologia politica ha rinnovato, negli anni, l’efficacia del suo percorso teoretico e delle sue capacità di lettura del presente. Partendo dall’opera di rivalutazione del nesso sistemico tra teologia cristiana e categorie politiche, sviluppatesi nell’alveo della statualità moderna, l’odierno dibattito sulla teologia politica ha potuto estendere il suo ambito di analisi al rapporto tra cristianesimo e potere economico-governamentale, animando nuove ricerche sui dispositivi di cattura della vita, nella cosiddetta economia del debito [1]. A tal proposito, un ambito di particolare interesse è quello che fa riferimento alle vicende dei movimenti arabi di liberazione.  Continua a leggere

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Il Principe e l’Immacolata: fasto, fede e potere nella Palermo del Settecento

Ritratto di Cristofaro Papè, Protonotaro del Regno (Collezione privata)

Ritratto di Cristofaro Papè, Protonotaro del Regno
(Collezione privata)

di Rita Alù 

Le pietre dei vecchi monumenti sanno parlare a chi le sa ascoltare, e raccontano storie di uomini che non ci sono più. Marguerite Yourcenar 

Giuseppe Papè, Principe di Valdina, Duca di Giampilieri e Protonotaro del Regno

Giuseppe Papè (1685-1742), esponente di una famiglia che unì prestigio feudale, influenza politica e profondo radicamento nella vita pubblica del regno di Sicilia, era il figlio primogenito di Don Ugo (Ugone) Papè – da cui ereditò titoli e cariche – e di Camilla Montaperto. Continua a leggere

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La trans-cultura come tras-formazione nei processi di cura

1di Alfredo Ancora 

       “Il pensare è il fuori dell ’accademia, come il conoscere, ben oltre il comprendere, è prendere posizione (Michel Foucault[1]. 

«Il pensare richiede spingersi oltre gli steccati accademici e il semplice comprendere». Michel Foucault manda un messaggio potente: la conoscenza autentica si realizza uscendo dagli schemi istituzionali e richiede inevitabilmente mettersi in gioco trasformando il sapere in una azione consapevole e innovativa. Esso è molto attuale in un mondo che sembra dimenticare parole come impegno, responsabilità, neutralità. Stupisce quanto detto in questi giorni da alcuni artisti sul genocidio di Gaza e sul non “dovere” prendere posizione. Continua a leggere

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Appunti sul servizio militare di Miguel de Cervantes nel Mediterraneo (1571-1575)

BIBLIOTECA NACIONAL DE ESPAÑA, INVENT/14725,  Marius Kartarus, La batalla de Lepanto, 1572.

BIBLIOTECA NACIONAL DE ESPAÑA, INVENT/14725, Marius Kartarus, La batalla de Lepanto, 1572

di Cristiano Barbera 

Introduzione

L’ultimo quarto del Cinquecento rappresenta una fase cruciale per la storia dell’Europa mediterranea, soprattutto riguardo ai rapporti tra il mondo occidentale e orientale. Certamente, la battaglia di Lepanto del 7 ottobre 1571, si configura come «l’evento militare del secolo XVI, nel Mediterraneo, che ebbe maggior risonanza» (Braudel, 2013: 1165), ma, al contempo anche come l’ultimo scontro condotto in maniera sinergica dai principali Stati cattolici europei contro l’Impero ottomano. La vittoria, ampiamente enfatizzata dai resoconti storiografici del tempo (Sandberg, 2010: 91-92), pur non producendo alcun cambiamento decisivo dal punto di vista strategico, si pone in netta contrapposizione con le dinamiche geopolitiche tra il 1571 e il 1575. Continua a leggere

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È poeta chi legge. In dialogo con Riccardo Mey

letteralmente_coverdi Giuseppina Biondo 

Di poesie belle, ve lo dico, non ne scriverò. 

Se avete voglia di leggere un libro di poesie ironico, schietto e capace di arrivare dritto nelle vostre giornate, Letteralmente di Riccardo Mey, pubblicato quest’anno da Interno Libri, è il titolo che dovreste baccagliarvi.

La lingua di Mey è irriverente, sfacciata e profonda. Tra le sue pagine, durante la lettura, si alternano momenti di grande semplicità – si ritrova l’amore per le piccole e tangibili, ordinarie cose – a momenti di confusa frizione e disvelamento. L’autore non manca di utilizzare un linguaggio volto a schiarire e al contempo disorientare: Continua a leggere

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Racalmuto, Regalpetra e Sciascia: memoria pubblica e ricezione locale

Casa Sciascia

Casa Sciascia

di Angelo Campanella                                

Preferisco vivere nel mio paese, dove ci si conosce tutti, dove chiunque può essere se stesso, circondato com’è da gente che non ignora niente d’importante sul suo conto (Sciascia 1979: 20-21). 

Nella prima produzione di Leonardo Sciascia, il microcosmo racalmutese si configura come spazio emblematico di una Sicilia segnata da un’economia latifondista ed estrattiva, entro la quale si manifestano dinamiche estranee alla ragione e alla giustizia. In tale contesto, l’autore mette a fuoco le contraddizioni di una mentalità fatalista, incline al trasformismo e alla subordinazione ai potenti di turno. Continua a leggere

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Culture mitologiche: spada o crisantemo? Se il mito diventa un’arma di distrazione di massa

71x5fumwl1l-_sl1500_di Sergio Ciappina [*]

Liquidare una delle menti più brillanti e scomode del Novecento italiano come «l’intellettuale ebreo morto prematuramente a causa di una fuga di gas del suo scaldabagno» [1]. Bastano poche parole, taglienti e riduttive, per capire quanto Furio Jesi – germanista, storico, traduttore e critico militante – sia ancora un nervo scoperto per certa saggistica d’area. A firmare questa definizione è Gianfranco De Turris, firma nota del giornalismo Rai e del mondo del fantastico, già autore della prefazione a due opere di Gianluca Casseri (l’esponente di CasaPound autore della tragica strage razzista di Firenze del 2011). Continua a leggere

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Lentius, profundius, suavius: abitare la soglia con Alexander Langer

ccoverdi Vincenzo Maria Corseri 

A poco più di trent’anni dalla tragica scomparsa, la figura di Alexander Langer continua a interrogare il presente con una forza sorprendente. Al di là delle commemorazioni, la sua eredità intellettuale e politica resta un cantiere aperto: una riflessione che non si è mai adagiata nelle forme comode della dottrina, ma che ha sempre preteso di farsi carne, prassi, cammino condiviso. Lo dimostra il recente volume Dialogo tra pensiero e azione. Dire è fare. Alexander Langer, trent’anni e presente, curato da Lavinia Bianchi e Veronica Riccardi a partire da un laboratorio del Dipartimento di Scienze della Formazione di Roma Tre, che ci restituisce la materia viva di una pedagogia implicita, militante e drammaticamente attuale. Oggi, in un tempo d’assedio e di “policrisi” — tra mutamenti climatici che interrogano il nostro modo di stare al mondo, logiche securitarie che trasformano le frontiere in muri e guerre che tornano a insanguinare i confini d’Europa —, Langer non ci parla come un idealista distaccato, ma come un intellettuale concreto. Era uno che sapeva come le utopie debbano sporcarsi le mani con la complessità del reale per renderla democratica e respirabile, incarnando perfettamente quella sintesi dell’“Ecopax” capace di gettare ponti ovunque vi fosse una frattura: tra Nord e Sud del mondo, tra Est e Ovest, tra istituzioni e società civile. Continua a leggere

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Il “paradiso salvato”: la prima battaglia ambientalista in Sicilia

Baia di Makari

Baia di Makari

di  Mariza D’Anna 

Quando ancora in Sicilia non si parlava di ambiente ed ecologia, ed anche in Italia il tema era poco frequentato, quando le battaglie per la salvaguardia del territorio erano lontane, alla fine degli anni Sessanta, dalla provincia di Trapani arrivava una grande lezione, purtroppo poi presto dimenticata. Una storia di lotta collettiva che unì politici illuminati, contadini, cittadini, imprenditori, studiosi. La vicenda adesso è tornata alla luce grazie al docufilm di Nicola Biondo e Giacomo di Girolamo – e che nei giorni scorsi è stato proiettato al teatro comunale di San Vito Lo Capo – dal titolo “Il paradiso salvato”. Continua a leggere

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“El Khomsa”, la mano che abbraccia il Mediterraneo

coverdi Samia Debbabi  

Nel corso della storia, l’umanità ha inventato vari segni e simboli per difendersi dall’incognito. In ogni cultura, questi oggetti servono a favorire il benessere, calmare, allontanare la paura e respingere il male. Oltre a rappresentare semplici decorazioni, esse raccontano storie e tramandano tradizioni di generazione in generazione, contribuendo quindi alla creazione di un patrimonio immateriale ricco di significato e di eredità culturale.  Continua a leggere

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Società transculturale: contesti territoriali, etnografie di successo nell’Italia del Sud

Movimento di migranti a Caserta

Movimento di migranti a Caserta

di Annalisa Di Nuzzo

Premessa e quadri teorici

Decidere di emigrare comporta l’accettazione che la propria identità cambierà. Se in alcuni casi il migrante sceglie l’emulazione liberandosi dalle proprie radici, o al contrario resta ancorato al mondo valoriale d’origine avvertendo alienazione, nelle società contemporanee il dinamismo favorisce un intreccio di storie [1]. Non si tratta di una semplice sostituzione, ma della costruzione di un’identità transculturale e transnazionale, frutto di una contaminazione reciproca tra il “prima” e il “dopo”. Il fenomeno migratorio in Italia è ormai strutturale; siamo di fronte a diffuse generazioni di nuovi italiani, anche in territori del Sud che vivono forti ambivalenze sociali. Continua a leggere

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Dal popolo albanese l’esempio più alto di resistenza civile e di difesa dei beni comuni

Tirana, manifestazioni di protesta, giugno 2026

Tirana, manifestazioni di protesta, giugno 2026 (ph. Agjim Bejtja)

di Emanuela Frate

L’Albania non si Vende!” È questo lo slogan che risuona con più forza alle manifestazioni giunte ormai al settimo giorno in Albania. Gli abitanti del Paese delle due aquile si sono mobilitati per protestare, com’è noto, contro il progetto multimilionario portato avanti dal genero di Trump, Jared Kushner e di sua moglie Ivanka Trump. Il piano prevede la costruzione di un mega resort extra lusso nell’isola di Sazan, un’ex base militare sovietica chiusa da decenni, con bunker, rifugi, ricca di memoria storica. Continua a leggere

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La geografia ideologizzata: confini, nazione, sovranità

coverdi Mariano Fresta 

Da circa tre decenni assistiamo, in special modo in Europa, alla rinascita di ideologie che sembravano stessero per sparire, nonché alla comparsa di movimenti che in qualche modo si rifanno ad una matrice comune che possiamo identificare con il fascismo o con dottrine a questo affini. La storia ci insegna che ci sono sempre state correnti di pensiero sotterranee alimentate da filosofie misticheggianti ed irrazionaliste, che spesso si sono manifestate dando vita a organizzazioni quasi sempre minoritarie che, malgrado la loro rumorosa esistenza, non incidevano per nulla nella politica e nel sociale; con l’arrivo, però, della cosiddetta globalizzazione e il contemporaneo sconvolgimento delle regole nel sistema economico basato sul neo-liberismo, e nello stesso tempo la lotta ad ogni forma di ideologia ed insieme la sfiducia nelle scienze, la cultura generale si è degradata ed impoverita, approntando così il terreno per la fioritura di ideologie più o meno irrazionali e di gruppi anarcoidi, dalle idee confuse ma decisi ad usare la violenza, verbale e fisica, contro i presunti avversari. Continua a leggere

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Indonesia: il genocidio umano e politico dimenticato di un Paese diventato un gigante

9791222324579_0_0_536_0_75-copiadi Irma Galgano 

Tra l’autunno 1965 e la primavera 1966 l’arcipelago indonesiano divenne lo scenario di uno dei più sanguinosi e meno conosciuti massacri del XX secolo. La notte tra il 30 settembre e l’1 ottobre del 1965 un gruppo di ufficiali vicini alla sinistra, autoproclamatisi Movimento 30 settembre, rapì e uccise alcuni tra i più importanti generali dell’alto comando dell’esercito. Un’altra fazione delle forze armate, guidata dal Maggior Generale Suharto e più vicina alle posizioni dell’Occidente, reagì a tali accadimenti con immediatezza, sconfiggendo i “ribelli” nell’arco di poche ore. Continua a leggere

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Nella loro luce calda. Tra scienza, architettura e misticismo

Ernst Haeckel nel 1867

Ernst Haeckel nel 1867

di Aldo Gerbino 

Nel loro diffuso pulsare:

una dolente emissione di fiati,

spazi, cristalli. 

[A.G., da “Radiolari”, in «Almanacco dello Specchio», Mondadori 2011] 

È un invitante sole primaverile quello che partecipa, con i suoi raggi, alla inaugurazione della Exposition Universelle parigina del 14 aprile del 1900. Il presidente Émile Loubet spalanca le porte ad un pubblico internazionale ansioso di percorrere i 216 ettari della enorme rassegna. A Parigi: arte, scienza, costumi, fabrilità d’ogni genere sono sostenuti dall’universale pregnanza dell’azione creativa. Continua a leggere

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Due porte sul mare del destino

Uno sguardo sulla piazza (ph. Nino Giaramidaro)

Uno sguardo sulla piazza (ph. Nino Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro [*] 

Il vento pesante e basso strisciava sul mare e tirava l’acqua come i pizzichi sulla pelle. Un azzurro del sud tutto tremolante d’increspature corte e scintillanti sino all’orizzonte, diviso dal cielo da una strisciolina di garza irregolare, martoriata dalla bollitura del sole. Erano le avvisaglie di una sera, e di una notte, di afa sudata. Come nei film d’oriente, zeppi di fazzoletti e completi bianchi di lino che avevano già perso la piega e sembravano ininterrottamente indossati da giorni e giorni. Continua a leggere

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Quando Dio parla meglio con le bestie che con gli uomini nell’ultimo surreale Pirandello

1000405854di Claudio Gnoffo 

La novella: La prova

Pubblicata originariamente sul Corriere della Sera del 22 ottobre 1935, La prova di Luigi Pirandello viene poi inserita nella raccolta postuma Una giornata, del maggio 1937. La novella appartiene all’ultima stagione creativa pirandelliana, quella in cui lo scrittore di Girgenti, ormai Nobel acclamato (10 dicembre 1934) e prossimo alla morte che avverrà esattamente due anni dopo (10 dicembre 1936), si avvale con consumata perizia delle forme brevi della prosa, con una libertà formale sempre più audace e influenzata dal surrealismo, per scavare ancora nei temi che lo hanno coinvolto per tutta la vita: l’identità, la coscienza, il rapporto tra l’uomo e la realtà che lo circonda, il conflitto tra la Forma e la Vita. Continua a leggere

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Gli eremiti dell’Arcipelago Toscano: quando il Mediterraneo dialogava con Dio

Isola di Montecristo

Isola di Montecristo

di Massimo Jevolella 

Vista dalle navi che solcano l’Alto Tirreno tra Genova e i porti del Meridione, l’isola di Montecristo appare davvero come una montagna sacra. Sembra appartenere a un altro mondo. Incute il senso di un inquietante mistero. E in effetti essa lo fu, oltremondana e sacra. Insieme ad altre sue sorelle dell’Arcipelago Toscano. Molto, molto tempo fa. Continua a leggere

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“La Quercia” di Gibilmanna: da Giuseppe Samonà ad Armando Barraia

1limadi Antonietta Iolanda Lima [*]

Ignota fino al 1988, è in tale anno e nel successivo che si concentra l’attenzione di alcuni architetti e storici dell’architettura sulla villa di Giuseppe Samonà a Gibilmanna. Scrivono su essa Marcello Panzarella, Franco Purini, Giorgio Ciucci, cui si aggiunge l’ingegnere che ne ha curato le strutture: Antonino Oddo.  Genesi di tale considerazione è il piccolo volume che l’1giugno del 1988 pubblica Officina Edizioni (Roma pubblica un piccolo testo dedicato alla villa in prossimità della quale sin dal 1971 Alberto svolgeva i suoi seminari. Ne sono autori Giuseppa Pellitteri e Francesco Taormina). Formatosi con entrambi i Samonà e poi loro collaboratore, è da un anno dottore di ricerca in Composizione Architettonica allo Iuav di Venezia.  Continua a leggere

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Quando le industrie facevano cultura. Il premio letterario “Montedison” negli scatti di Privitera

ph. Nino Privitera)

Siracusa, 1983 (ph. Nino Privitera)

di Luigi Lombardo 

La fotografia, è risaputo, coglie l’attimo e insieme conserva la memoria, la preserva, la trasmette: l’attimo e la memoria, l’istante e la lunga durata. Ma tutte le foto? In generale sì; a maggior ragione quando sono scatti di grandi maestri, capaci appunto di proiettare l’istante nell’eterno, e senza che l’autore ne sia consapevole, trasforma gli autori in “Creators”. Spesso sono reportages, scatti dettati dalla fretta, dalla necessità di cogliere l’attimo che si dilegua, la situazione che muta sotto gli occhi: pensiamo agli scatti di Letizia Battaglia dal “campo di guerra” di via Amelio a Palermo. Continua a leggere

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Rileggere Narciso

“Echo and Narcissus” - John William Waterhouse

Echo and Narcissus, di John William Waterhouse

di Cristiano Mattei 

Tiresia, divenuto famosissimo in tutte le città della Beozia, dava alle genti che li chiedevano responsi veritieri; le prime prove della veridicità e della validità delle sue profezie le ebbe la glauca Lirìope, che una volta il Cefìso aveva impigliato nella sua corrente tortuosa e le aveva usato violenza avvolgendola nelle proprie acque. La bellissima ninfa concepì e partorì un pargolo tale da poter essere amato fin da allora e lo chiamò Narciso; intorno a lui fu consultato il vate profetico per sapere se avrebbe visto i lunghi giorni di una matura vecchiaia: «Se non si conoscerà» egli disse 1.  Continua a leggere

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Il suono del ricordo: pratiche sufi e mediazioni sonore nell’oasi di Siwa

Flauto di Mansur, Beduino sufi, Oasi di Siwa settembre 2024 Autore Eleonora Melis

Flauto di Mansur, Beduino sufi, Oasi di Siwa settembre 2024 (ph. Eleonora Melis)

di Eleonora Melis

Premessa 

In che modo il suono e la partecipazione collettiva contribuiscono alla costruzione dell’esperienza spirituale nel sufismo? E come si manifestano queste dinamiche nell’oasi di Siwa, nel deserto occidentale egiziano?

Negli ultimi decenni, gli studi sul sufismo hanno progressivamente spostato l’attenzione dalle dispute teologiche sulla liceità della musica all’analisi delle pratiche vissute. In questa prospettiva, il suono non è considerato un semplice accompagnamento del rito, ma una componente essenziale dell’esperienza religiosa, capace di orientare l’ascolto, modellare la percezione e favorire forme di partecipazione condivisa (During 1988; Becker 2004). Continua a leggere

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Campi di concentramento in Italia per prigionieri di guerra: una storia rimasta a lungo in ombra

copertina-testo-insolvibiledi Grazia Messina 

In ogni guerra le notizie e le immagini più drammatiche, e di conseguenza dibattiti, confronti, studi e ricerche, di solito hanno come oggetto privilegiato due aspetti fondamentali: da un lato gli attacchi armati e gli armamenti disponibili, quindi le strategie belliche e le risorse militari in atto o già adottate se si tratta di vecchi conflitti, dall’altro il numero delle vittime, termine con cui si fa generalmente riferimento ai morti, militari e civili, caduti nel corso degli scontri.

Eppure, come sostiene la storica Isabella Insolvibile, «la prigionia come fenomeno è addirittura più esteso e diffuso della guerra stessa che, anche quando globale, si sviluppa solo in parte dei territori delle nazioni coinvolte». Con questa premessa l’autrice accompagna l’impegno intrapreso in lunghe ricerche e studi comparati nel volume La prigionia alleata in Italia 1940-1943 (Viella, Roma 2023), offrendo il primo quadro organico del piano di detenzione dei militari alleati in mano italiana durante la Seconda guerra mondiale. Continua a leggere

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La memoria e il peso delle lacrime del consigliere Deleanu

romeni-e-criminalitadi Karim Metref

Il 14 aprile 2026, la città di Massa, in Toscana, si prepara a scendere in strada per una fiaccolata in memoria di Giacomo Bongiorni, un padre di famiglia pestato a morte in pieno centro da un gruppo di giovani. Robert Deleanu, consigliere comunale di Massa, sta registrando un messaggio per invitare i cittadini alla fiaccolata. Durante la registrazione si interrompe all’improvviso: la voce si incrina e scoppia in lacrime. L’intervistatore chiede: «Che cos’è che la fa soffrire?». Deleanu risponde con una sola parola: «La diffidenza». Si riferisce alla diffidenza verso la comunità romena [1].  Continua a leggere

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«O, notte monumentale». La “négritude” ne “Les Nègres” di Jean Genet e dintorni

coverdi SimoneMusella

Introduzione 

Nel 2018 leggo, su Controscena, blog del critico teatrale napoletano Enrico Fiore, un articolo riguardante il famoso regista napoletano, Gennaro Vitiello, in particolare, sulla sua versione di Les Nègres di Jean Genet. Lo spettacolo fu portato in Italia da questo regista perché, nella visione di Vitiello (e di Genet), i napoletani e i “negri” coincidevano. Continua a leggere

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Dal Regno delle canne alla repubblica delle torte

president-cake-posterdi Aldo Nicosia 

Il Regno delle canne (“Mamlakat al-qasab”) è il titolo originale arabo del primo lungometraggio del regista iracheno Hasan Hadi, che nel circuito di distribuzione italiana, ahinoi molto limitato, è diventato La torta del Presidente (2025). Osservando lo “slittamento semantico” dal titolo originale a quello della versione per il pubblico occidentale, anglofono, italofono o francofono, si potrebbe dire che si è passati da una dimensione più magica e lirica ad una più prosaica, o forse distopica: dal regno della natura della regione meridionale delle paludi (al-Ahwar in arabo), dove si svolgono la maggior parte delle vicende del film, alla repubblica del presidente dittatore Saddam Hussein.  Continua a leggere

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Quando il centro era a Oriente. La Calabria nel Mediterraneo antico e medievale

Miniatura del Codex Purpureus Rossanensis (VI secolo (© FamediSud / Museo Diocesano e del Codex di Rossano)

Miniatura del Codex Purpureus Rossanensis (VI secolo (© FamediSud / Museo Diocesano e del Codex di Rossano)

di Alessandro Notarianni 

La Calabria è stata troppo spesso raccontata come margine d’Italia o periferia d’Europa. Nei grandi racconti della storia nazionale ed europea, la regione compare spesso sullo sfondo di vicende che hanno il loro centro altrove: a Roma, a Firenze, a Milano o nelle grandi capitali del continente.

Per lungo tempo una parte della storiografia e del dibattito pubblico ha raccontato la Calabria come un’estremità geografica, una terra isolata rimasta ai margini dei grandi processi storici, spesso descritta più per ciò che le mancava che per ciò che aveva custodito. Questa lettura coglie alcuni aspetti della storia moderna e contemporanea della regione, ma rischia di essere proiettata all’indietro fino a diventare una chiave interpretativa dell’intero passato calabrese. Continua a leggere

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Sull’utilizzo di fonti figurative da parte di artisti trapanesi, tra XVI e XVIII secolo

Ascensione di Cristo, Ignoto pittore siciliano (foto archivio Novara)

Ascensione di Cristo, Ignoto pittore siciliano (foto archivio Novara)

di Lina Novara 

Nella cultura figurativa dei secoli XVI, XVII e XVIII un ruolo importante assunsero le incisioni di Dürer e di maestri tedeschi e olandesi e fu notevole la divulgazione delle opere di Raffaello tramite le stampe tratte dai suoi dipinti; venne così a determinarsi in Italia la diffusione, da un lato, del classicismo veicolato dalle incisioni raffaellesche, dall’altro, dell’espressività e del naturalismo divulgati dalle stampe nordiche [1].

Da parte dei pittori italiani del Seicento fu molto usuale l’utilizzo delle stampe, attingendo talvolta con disinvoltura a modelli grafici di epoche e di ambiti geografici diversi o inserendo nelle loro opere, citazioni tratte da fonti eterogenee. L’utilizzo da parte di un artista di fonti iconografiche a stampa fu il metodo più veloce e meno dispendioso per venire a conoscenza delle opere dei grandi maestri suoi contemporanei o del passato, soprattutto quando la sua formazione avveniva in una bottega. Continua a leggere

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La buona pianta (e la buona cucina) di Antonio Patti

copertina-alberto-e-la-cittadi Antonio Pane 

Da siciliano espiantato, coltivo un ramo di invidia per l’inversa fortuna di Antonio Patti, siciliano stanziale, che in un quasi testamentario colloquio si dice avvinto alla natia Favara, «non come patella, ma come pianta radicata nello stesso vaso del balcone di casa dei miei genitori, in Palazzo Cafisi, a guardare il mare e la campagna verso la contrada Deli» [1]. Come quella del conterraneo Bonaviri, la sua vita si è divisa fra la missione medica (svolta a «Mussomeli, Bivona, Mussomeli e poi Favara e Agrigento come specialista ambulatoriale e Agrigento, Lucca Sicula e Camastra come medico di Guardia Medica all’inizio; gli ultimi anni all’ospedale San Giovanni di Dio» [2]) e una fervida e variopinta milizia intellettuale. Continua a leggere

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Fondare il potere: Tin Hinan e Zaynab al-Nafzawiyya nella memoria amazigh

Tumulo della tomba di Tin Hinan, Abalessa, Algeria, 2025.

Tumulo della tomba di Tin Hinan, Abalessa, Algeria, 2025.

di Andreina Parise

La storia del Nord Africa è stata spesso raccontata attraverso conquiste, dinastie, tribù, genealogie maschili e costruzioni statali. Eppure, all’interno della memoria amazigh, alcune figure femminili occupano una posizione decisiva proprio nei luoghi in cui si pensa l’origine del gruppo, la legittimazione del potere e il rapporto con il territorio. Tin Hinan e Zaynab al-Nafzawiyya appartengono a contesti storici, geografici e documentari profondamente diversi; tuttavia, entrambe permettono di interrogare il ruolo del femminile nei processi di fondazione. Continua a leggere

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San Falco di Palena: dal passato all’epoca di internet

san-falco-4di Amelio Pezzetta 

Introduzione 

Le tradizioni di San Falco di Palena sono state succintamente descritte dallo scrivente in due brevi e precedenti saggi (Pezzetta 2020a, 2020b). Qui mi propongo di approfondirle, per evidenziare le trasformazioni che hanno subìto e i motivi che nella situazione attuale caratterizzata dall’introduzione nel mondo digitale hanno portato alla loro valorizzazione, conservazione e innovazione. Le notizie riportate sono state ottenute da interviste, dalla consultazione di materiale bibliografico e da varie fonti reperite in rete.  Continua a leggere

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In Asia un’emigrazione senza integrazione? Una riflessione a partire dal Giappone

150-logodi Franco Pittau, Tatsumi Sugino

Introduzione: un tema finora poco approfondito 

L’Asia, il massimo polo demografico del mondo, sta acquistando la preminenza anche sotto l’aspetto economico e presenta notevoli differenze socio-culturali rispetto all’Europa. Finora i flussi migratori in partenza dall’Italia, che continuano a essere consistenti, si sono diretti verso l’Europa, le Americhe e l’Australia, continenti molto diversi tra di loro ma segnati tutti dalla cultura europea e, quindi, in una certa misura aree omogenee. I flussi verso i Paesi asiatici sono stati, invece, minimali anche negli ultimi anni caratterizzati dalla cosiddetta “nuova emigrazione”. Continua a leggere

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Difesa non armata e nonviolenta. I problemi di fondo dell’attuale dibattito

1di Annibale C. Raineri 

Questi appunti hanno alle spalle le riflessioni collettive e le azioni che la Comunità dell’Arca ha sviluppato negli ultimi quattro anni, a partire dalla invasione russa dell’Ucraina. Essi sono però espressione unicamente del mio pensiero e specialmente della inquietudine suscitatami dalla proposta di legge di iniziativa popolare.  Continua a leggere

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La saggezza del Rais. Lessico e oralità nel mondo delle tonnare

Rais Mommo Solina (1991, foto N. Ravazza)

Rais Mommo Solina (1991, ph. N. Ravazza)

di Ninni Ravazza [*]

Tu mare, innumerevole lingua.

G. Bufalino, “La bellezza dell’universo” 

Il Mare è un eterno contenitore di conoscenza, inesauribile perché il sapere di ciascuna generazione di marinai non si esaurisce con essa ma si stratifica e cresce a ogni passaggio del testimone alla successiva. Il pescatore di oggi costituisce la sintesi delle migliaia di generazioni che lo hanno preceduto, e contemporaneamente la base per quelle che verranno. Nulla si è perduto delle conoscenze, tradizioni, credenze, capacità tecniche, competenze cresciute negli anni, e il bagaglio culturale di ciascun uomo di mare è la somma dei saperi di chi c’era prima di lui. Inconsapevolmente, il marinaio è un museo vivente capace, se opportunamente sollecitato nell’ottica della salvaguardia del patrimonio culturale, di restituire vita a comportamenti e atteggiamenti mentali antichi, mai realmente dimenticati. Continua a leggere

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Per le strade di una Sicilia poco conosciuta in compagnia dei Caminanti

cover_quadmig_27_1-scaleddi Rossana M. Salerno 

Introduzione 

Esistono libri che raccontano una storia e libri che restituiscono un cammino. Sacri, santi e inviolabili. Parole dette e non dette dai Caminanti di Sicilia di Rita Mirabella e Vincenzo La Monica (Fondazione Migrantes,Tau Edizioni 2026) appartiene certamente alla seconda categoria. Il volume si presenta come un lungo viaggio dentro la memoria, l’identità e la quotidianità di una delle comunità meno conosciute della Sicilia contemporanea: quella dei Caminanti. Continua a leggere

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Maria Uva. La “Pasionaria” di Port Said

31684913367di Ermanno Salvatore 

Negli anni Trenta il Canale di Suez rappresentava uno dei punti strategici più importanti del mondo. Aperto nel 1869, quel lungo corridoio d’acqua artificiale collegava il Mediterraneo al Mar Rosso, permettendo alle navi europee di raggiungere rapidamente l’Africa orientale e l’Asia senza circumnavigare l’intero continente africano. Formalmente il Canale si trovava in territorio egiziano, ma in realtà era controllato dall’Impero britannico, che dominava militarmente l’Egitto e sorvegliava con estrema attenzione quel passaggio decisivo per i commerci e per gli equilibri geopolitici mondiali. Continua a leggere

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Tra farmacia, demologia e fotografia. Frammenti di vita perduti nelle pagine di Benedetto Rubino

rubino-scritti-copertinadi Mario Sarica [*] 

Quella di Benedetto Rubino, nella prima metà del Novecento, emerge come una luminosa figura di farmacista – folklorista – fotografo siciliano, animato da una virtuosa vocazione ad osservare e raccontare uomini e fatti del suo vissuto d’origine, affidandosi al doppio registro testuale e visivo. E così facendo, ci restituisce, con rara e spiccata sensibilità, tradotta da sguardi fotografici penetranti e complici fra “osservati” e “osservante”, uniti ad una scrittura agile ed essenziale – da etnologo “soggiornante” – tutti, ma proprio tutti, i contesti di vita di tradizione a lui familiari, dagli ambienti domestici al femminile a quelli di piazza, dai cerimoniali di festa sacri e profani alle diverse forme del lavoro dell’Homo faber sanfratellano. Continua a leggere

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La poesia, gli algoritmi e l’intelligenza artificiale. Dialoghi intorno a un libro

coverdi Imma Schiena

AI Il Cappio alla parola è il titolo di un pamphlet progettato da Fabio Sebastiani, che si è avvalso del contributo di Annachiara Marangoni, per una parte dedicata a Martin Heidegger, filosofo tedesco che nel secolo scorso aveva già individuato i rischi di una tecno-scienza completamente scollegata dall’uomo. Il testo contiene una tesi forte: il pensiero e la poesia possono diventare l’unico argine credibile al dilagare totalitario dell’AI proprio perché l’AI non potendo arrivare a replicare la mente dell’uomo, tenta di aggredirne la sua manifestazione esteriore, il linguaggio. Tuttavia nel fare questo più che raggiungere il pensiero, aggredisce la creatività dell’uomo, riducendola a mera appendice dell’algoritmo, mera fonte di dati. La poesia ha ragionevoli possibilità di sottrarsi a questa voracità dell’artificiale grazie al fatto che il poetare è un’espressione della parola fuori dalle regole stabilite, talvolta addirittura contro. La poesia è parola e “grammatica” al tempo stesso e può vantare un potere auto-generativo. Continua a leggere

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Mi ricordo Goffredo Fofi

Fofi (ph. Valerio Pennicino)

Fofi (ph. Valerio Pennicino)

di Mariangela Sedda 

Mi ricordo che lo conoscevo da molto prima di incontrarlo.

Mi ricordo quanto mi piaceva Linea d’ombra.

Mi ricordo che a un certo punto di quella rivista   decisi di conservare i numeri.

Mi ricordo la bellezza delle sue copertine.

Mi ricordo che un certo anno con quelle copertine allestirono una mostra.

Mi ricordo quanto mi era dispiaciuto non essere riuscita a vederla.

Mi ricordo che Linea d’ombra aveva molti collaboratori. Continua a leggere

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Barocco in Val di Noto: una scrittura territoriale

) Palazzo Beneventano, Scicli. Copyright © www.siciliafotografica.it - (ph. Diego Barucco, 2010)

Palazzo Beneventano, Scicli. Copyright © www.siciliafotografica.it (ph. Diego Barucco, 2010)

di Rosa Tinnirello

«Poiché i primi motivi che fecero parlare l’uomo furono passionali, le sue prime espressioni furono tropi. Il linguaggio figurato fu il primo a nascere. Da principio non si parlò che in poesia» [1].

A parlarci non è solo la parola scritta ma anche il linguaggio delle pietre: sculture mute di una cultura territoriale che racconta molto più di quanto rivela. Il Barocco nella Val di Noto è emblematico e significativo in tal senso. Quando la vasta area comprendente le province di Siracusa, Ragusa e Catania è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità, si è verificato un fenomeno straordinario: l’unico caso in cui l’elevazione a patrimonio culturale di una vastissima zona è avvenuta per evidenti anni di continuità stilistiche. Si tratta di un’eredità allo stesso tempo materiale e immateriale, una vera e propria biografia territoriale. Continua a leggere

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Il silenzio dei Cantastorie, in un mondo difettoso di empatia. La piazza di Mauro Geraci per “mordere” il presente

Il Contastorie Santangelo e il maestro Garofalo a Paternò (ph. R. Leydi)

Il Cantastorie Santangelo e il maestro Garofalo a Paternò (ph. R. Leydi)

di Sergio Todesco 

Nel 2005 l’Assessorato Regionale dei Beni Culturali ed Ambientali e della P.I. ha istituito il Registro delle Eredità Immateriali (R.E.I., poi nel 2014 R.E.I.S.), intendendo con ciò avviare una prima selezione delle svariate realtà “volatili” che hanno concorso, a vario titolo, a delineare l’identità della Sicilia. A me pare che tale iniziativa abbia costituito un’occasione per scandagliare forme di cultura in genere poco studiate, che tuttavia hanno segnato fortemente gli orizzonti esistenziali delle comunità isolane; iniziativa ancora più pregnante ove si rifletta su quanta parte di passato importante sia stata nel corso degli ultimi decenni condannata all’oblio dall’opacizzazione degli sguardi di noi “moderni”, incapaci – causa l’ottuso cerchio magico della globalizzazione che ci circonda (o ci strangola?) – di percepire il valore fondante di saperi, tecniche, attività fabulatorie, ritualità, strategie di conferimento di senso, patrimoni lessicali lasciatici in eredità dalle generazioni che ci hanno preceduti. Continua a leggere

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La presenza degli italiani in Somalia tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento

087_somalia-italiana-settentrionale_1924di Nabil Zaher

Nelle pagine di questo articolo, si illustrerà la storia della presenza di italiani nei territori della Somalia inerente all’epoca liberale (1869-1922), all’epoca fascista (1922-1943) e a quella antecedente al decennio dell’Amministrazione fiduciaria italiana della Somalia. La permanenza di italiani sul suolo somalo tra il 1888 e il 1908 aumentò con un processo progressivo. Inizialmente si ricorse alla formazione di protettorati.  Con il Sultano di Obbia, Jusuf Alì, non fu difficile al commerciante romano Vincenzo Filonardi, nominato console generale d’Italia a Zanzibar, la conclusione di un trattato in data 8 febbraio 1889, previa il pagamento di un annuo canone di milleduecento talleri per conseguire il protettorato. Non fu invece ugualmente agevole mettersi d’accordo con Osman Mahmud [1], il sultano migiurtino e il genero di Yusuf Ali [2]  il quale assunse il protettorato in cambio del compenso di 1800 talleri annuali di Maria Teresa [3]. A questo proposito, «venerdì 8 febbraio 1889 […] ad Obbia dove dopo lunghe trattative alle quali partecipò attivamente il Tenente di Vascello Edoardo Ferrara, verrà concluso un accordo secondo cui tutti i territori del Sultanato di Obbia furono posti sotto la protezione italiana (con un canone annuo di 1.200 talleri, poi portati a 1.800)» [4]. Continua a leggere

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Memorie di Gaza. Il ricordo come atto di resistenza

Rimozione dell'Altro, Google Maps, 13.06.2026

Rimozione dell’Altro, Google Maps, 13.06.2026

di Maria Rosaria Di Giacinto 

Rimozione. Guardare Gaza dall’alto

Chiunque oggi abbia accesso alla tecnologia, con facilità, può porsi in una posizione di dominio rispetto a una vasta gamma di luoghi: dispositivo → browser → barra di ricerca → Google Maps → nome località → Invio. 500 lunghissimi millisecondi e la mappa si centra automaticamente sull’area. In evidenza, confini geopolitici, strade, piazze, ristoranti, farmacie, ospedali, campi sportivi, musei, spiagge, sedi istituzionali, monumenti e tutto ciò che è ritenuto di pubblico interesse. Alta risoluzione e linguaggio simbolico all’avanguardia rendono l’operazione semplice, veloce e intuitiva. Continua a leggere

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Con Aljafari a Gaza: il reportage dimenticato

coverdi Fabio Fancello

Da materiale d’archivio perduto a documentario d’autore

Alla fine degli anni Ottanta, nel corso della prima Intifada 1, il diciassettenne palestinese Kamal Aljafari è stato arrestato e imprigionato in un penitenziario giovanile israeliano. Durante la reclusione ha stretto amicizia con un altro detenuto, Abdel Rahim, del quale ha poi perso le tracce.

Tra l’1 e il 2 novembre 2001, nel corso della seconda Intifada 2, Aljafari, divenuto filmmaker e artista visivo, ha deciso di mettersi in viaggio alla ricerca dell’amico perduto, affiancato da Hasan Elboubou, una guida locale che lo ha accompagnato dal nord al sud di Gaza, mentre il regista riprendeva tutto ciò che riusciva durante il percorso. Sono registrazioni che finiranno dimenticate, in mezzo ad altro materiale d’archivio del regista. Continua a leggere

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With Hasan in Gaza: memoria collettiva, identità e resistenza quotidiana. Una lettura sociologica

images-7di Rossana M. Salerno 

With Hasan in Gaza (Kamal Aljafari, 2025) si presenta come un’opera cinematografica di straordinaria rilevanza sociologica, capace di interrogare temi quali la memoria collettiva, l’identità territoriale, la resilienza comunitaria e il ruolo delle immagini nella costruzione della storia sociale. Attraverso il recupero di alcune videocassette MiniDV girate nel 2001 e successivamente ritrovate, il regista palestinese restituisce allo spettatore una Gaza che oggi appare profondamente trasformata, accompagnandolo in un viaggio della memoria guidato dalla figura di Hasan, amico e mediatore sociale il cui destino rimane ignoto. Continua a leggere

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“With Hasan in Gaza”. Un testamento di resistenza

Kamal Aljafari

Kamal Aljafari

di Nuccio Zicari

Presentato in anteprima al Festival di Locarno e nominato agli European Film Awards, “With Hasan in Gaza” (2025) di Kamal Aljafari è un’opera straordinaria che sfugge alle logiche del classico documentario di attualità per farsi memoria, profezia e struggente atto di resistenza culturale. Il film si poggia su un cortocircuito temporale ed emotivo che lo rende unico nel panorama del cinema contemporaneo sulla Palestina, unendo l’impatto della grande Storia alla delicatezza di un racconto intimo. Continua a leggere

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“Amor Deus” o della dimenticanza

Amor Deus (ph. Anna Alemanno)

Amor Deus (ph. Anna C. Alemanno)

di Anna Consilia Alemanno

L’isola di Boa Vista, nell’arcipelago di Capo Verde, ex colonia portoghese celebre per le sue spiagge spettacolari carezzate dai venti alisei e per uno stile di vita apparentemente lento e rilassato, conserva profonde sacche di povertà diffuse lontano dalle immagini patinate destinate al turismo internazionale. Continua a leggere

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Scorci di città e prospettive architettoniche

Berlino (ph. Pierfrancesco Baroni)

Berlino (ph. Pierfrancesco Baroni)

di Pierfrancesco Baroni 

Camminare a “naso in su” nei paesi e nelle città, mi concede l’opportunità di cogliere aspetti e angoli particolari da poter fotografare, tra questi sono di particolare interesse gli scorci di città e di architettura, segni tangibili del cambiamento e dell’evoluzione delle città.

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Umanità in riva al mare

Umanità in riva al mare (ph. Mario Cajazzo)

Umanità in riva al mare (ph. Mario Cajazzo)

di Marco Cajazzo

Chi scrive ha vissuto e vive con gioia l’arrivo dell’estate. Da buon siciliano sento un legame forte col mare, e da fotografo sono sempre stato attratto dall’immensa varietà di umanità che nei mesi estivi riempie le nostre bellissime coste. Continua a leggere

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Fratelli alberi, umiliati e offesi

Palermo, via Alessio Di Giovanni, 10 aprile 2026 (ph. Maurizio Crispi)

Palermo, via Alessio Di Giovanni (ph. Maurizio Crispi)

di Maurizio Crispi

È sempre più comune, camminando per le vie della città, vedere squadre di operai armati di motoseghe e dotati di carrelli elevatori, intenti a smantellare alberi di alto fusto, che – un tempo, nella mia gioventù – io guardavo con riverenza e che consideravo delle creature – esseri viventi ed anche senzienti alla luce delle più recenti ricerche di Suzanne Simard sulle interconnessioni tra piante – che sarebbero state ben più longeve di me.

Sembra che si tratti di operazioni – allo sguardo e nel pensiero del comune cittadino che si ponga degli interrogativi – azioni del tutto dissennate, condotte arbitrariamente. Continua a leggere

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Salanitro

Salanitro (ph. Patrizia Galia)

Salanitro (ph. Patrizia Galia)

di Patrizia Galia 

Salanitro è un progetto on going che porto avanti da oltre 15 anni e che non si è ancora concluso. Si sviluppa all’interno della Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Marsala.

La riserva lambisce le propaggini della città in cui vivo, e da sempre ha fatto parte della mia vita. Continua a leggere

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“Parigi val bene una messa!”

Parigi (ph. Lorenzo Ingrasciotta)

Parigi (ph. Lorenzo Ingrasciotta)

di Lorenzo Ingrasciotta

Lo disse Enrico di Navarra, rinunciando, indecorosamente, alla sua fede religiosa protestante in favore di quella cattolica, pur di conquistare Parigi.

Io, più modestamente, non ho dovuto fare nessuna rinuncia per farmi conquistare dalla capitale francese, dalla vita che scorre fra le turistiche vie di Montmartre, dai pittoreschi mercati del centro, dai vicoli e gallerie che catturano attraverso il Liberty delle sontuose strutture, il piacere di sedersi nei comodi sofà di storici bistrot oppure di tuffarsi nel profumo del passato, cedendo alla tentazione di serpeggiare fra i banchi di un mercatino ricco di pregevoli oggetti di antiquariato. Continua a leggere

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Abitare il tempo

Abitare il tempo (ph. Valeria Laudani)

Abitare il tempo (ph. Valeria Laudani)

di Valeria Laudani 

Se questo fosse l’ultimo giorno che vivrò sulla terra, non sarà importante lasciare oggetti né beni da trasmettere. Ciò che resterebbe è il modo in cui ho abitato il tempo, le relazioni e la cura esercitata nei piccoli gesti quotidiani.

Immaginare la fine, quindi, non come evento drammatico, ma come possibilità di scioglimento, di chiarimento, di spoliazione di ciò che è superfluo per rendere visibile ciò che conta. Continua a leggere

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Ara Güler: il cantore di un’Istanbul che non c’è più

Immagine di apertura: Il fotografo Ara Güler, 2008 Fonte: Fatihmazi Wikimedia Commons

Il fotografo Ara Güler, 2008 (Fonte: Fatihmazi Wikimedia Commons)

di Roberta Marin

Mi commuovi ogni giorno come già mi commuovevi quand’ero bambino,

ti vedo sempre per la prima volta, Istanbul della mia passione 

Istanbul è senza dubbio la più famosa tra le città turche, conosciuta in tutto il mondo per la sua posizione geografica, a cavallo tra Europa e Asia, per le grandi moschee imperiali, che ancora oggi ne definiscono lo skyline, per la bellezza dei quartieri antichi, e per la particolarità della sua luce, che, riflettendosi sul Bosforo, la inonda e la illumina. Una città così non poteva non avere che molti cantori tra artisti, poeti e scrittori. Ara Güler (1928-2018) è stato uno di loro. Le fotografie in bianco e nero di Istanbul sono diventate iconiche, tanto da essere incluse in un libro, la cui prefazione è stata affidata ad un altro famoso cantore di questa città, che è il premio Nobel per la Letteratura, Orhan Pamuk. Continua a leggere

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Semipalatinsk, il crimine dei test nucleari

Semipalatinsk (ph. Pierpaolo Mittica)

Semipalatinsk (ph. Pierpaolo Mittica)

di Pierpaolo Mittica 

Oggi una delle minacce più spaventose è rappresentata dalle armi nucleari. La prospettiva di ulteriori test nucleari ci riguarda tutti, ogni giorno.

Non si tratta di una questione del passato, ma totalmente attuale con le guerre in atto nel mondo. Continua a leggere

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In perenne dialogo con il reale: il corpo politico di Marialba Russo

In fondo al Sud (ph. Marialba Russo)

In fondo al Sud (ph. Marialba Russo)

di Ljdia Musso

L’opera di Marialba Russo (Napoli, 1947) si configura come una delle indagini socio-antropologiche e visive più radicali della cultura contemporanea. L’incontro con l’autrice lo scorso maggio a Sala Assoli (Napoli), in occasione de Il sabato della fotografia, ha ribadito un assunto centrale della sua poetica: l’atto di abitare un ambiente è, intrinsecamente, una presa di posizione politica. Continua a leggere

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Il Mediterraneo arriva fin dove cresce l’ulivo

Ultivi a Delfi (ph. Nino Pillitteri)

Ulivi a Delfi (ph. Nino Pillitteri)

di Nino Pillitteri 

L’ulivo segna i confini del Mediterraneo. Così ha scritto Pedrag Matvejeviċ. Fin dall’antichità il Mediterraneo non è mai stato soltanto uno spazio geografico, ma una vera e propria “casa comune” per molte civiltà che, pur parlando lingue differenti e professando religioni diverse, hanno condiviso tradizioni, conoscenze e modi di vivere.

Tra i simboli più rappresentativi del Mediterraneo vi è sicuramente l’ulivo, pianta tipica delle regioni dal clima caldo e secco, che accompagna la vita delle popolazioni mediterranee da migliaia di anni. Continua a leggere

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Reliquia di un ippodromo in un proscenio teatrale naturalistico

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

di Liliana Ranalletta

L’area di Tor di Valle, già nota in epoca etrusca come valle alluvionale del Tevere e attraversata da antichi tracciati consolari romani, seppur parzialmente urbanizzata dalla presenza dell’Ippodromo e del depuratore Acqua Marcia di Roma Sud, conserva intatto un lembo autentico di campagna romana, immerso nella piana del fiume. Continua a leggere

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