EDITORIALE

foto Grippi

foto Grippi

 Possiamo ancora chiamare migrazione ciò che somiglia sempre di più ad una deportazione, essendo organizzata, pianificata e irreggimentata da un potere criminale che ha trasformato i migranti in ostaggi schiavi dei mercanti di morte? E non è forse corretto parlare di genocidio quando c’è una fossa comune che inghiotte migliaia di uomini, donne e bambini sigillati a chiave dentro la stiva di un barcone affondato, unitamente alla scientifica responsabilità di quanti preparano e gestiscono la tratta e di quanti nulla fanno per contrastare lo sterminio di massa? E non sono forse i nuovi desaparecidos i tanti senza nome prepitati nei fondali, i sommersi che non abbiamo salvato? Continua a leggere

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La meraviglia dell’ordinario. Un viaggio per immagini a Milano

 di Marcello Balbi

(Foto Balbi)

(Foto Balbi)

È come nei versi di Milosz:«Guardo e guardo. A questo ero chiamato:/A lodare le cose perché sono». Fra tutte le prodigiose virtù della fotografia, quella che forse più mi disarma e avvince è quel suo potere d’indurmi, se non costringere, a osservare e apprendere. Mi seduce e induce a risvegliare i sensi e la ragione, mi riconduce all’anima, mi chiede vigilanza e disciplina per contemplare le cose per quelle che in realtà sono. Continua a leggere

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Cicatrici non rimarginate: note sulla diversità etnica e religiosa del bacino del Mediterraneo

G.de Isle,1742

G.de Isle,1742

di Jeremy Boissevain  

 «Il Mediterraneo è attraversato da frontiere culturali, principali e secondarie, tutte cicatrici che non vengono mai completamente guarite e ciascuna con un ruolo da svolgere» (Braudel 1972: 770). Sebbene Fernand Braudel abbia scritto sul mondo mediterraneo nell’età di Filippo II, le cicatrici non cicatrizzate a cui ha fatto riferimento ancora esistono. Sono cicatrici di odio e pregiudizi, una somma di stereotipi e di sospetti fino alla xenofobia. Continua a leggere

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Il corpo, la modificazione e la relazione. Un’analisi antropologica in contesto scolastico

COPERTINA CILLO di Filomena Cillo

Nel maggio del 2014 sono stata contattata dall’associazione Next Generation Italy [1] nell’ambito di un programma regionale per la prevenzione e il contrasto alle Mutilazioni Genitali Femminili (MGF) sostenuto dall’intesa tra il Dipartimento Pari Opportunità e la Regione Emilia Romagna. Per conto di Nex Generation Italy, in collaborazione con Arci Mondo, all’interno della rete TogethER mi sono occupata della realizzazione di percorsi laboratoriali, che hanno coinvolto un centinaio circa di ragazzi di entrambi i sessi, di età compresa tra i 16 e 20 anni,  presso l’Istituto superiore Aldini Valeriani Sirani di Bologna. Continua a leggere

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Ubah Cristina Ali Farah tra Calvino e Pavese

copertina di Annamaria Clemente

Nell’eredità di precetti e insegnamenti che Italo Calvino lascia ai posteri e a quanti si occupano di letteratura vi è un legato che è bene ricordare in ogni tempo e in ogni spazio: «le fiabe sono vere» (Calvino,1988:19).  È il 1956 e, dopo due anni di intenso lavoro, Calvino consegna le Fiabe italiane, che sono « nella loro sempre ripetuta e sempre varia casistica di vicende umane, una spiegazione generale della vita [...]  sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo e una donna, soprattutto per la parte di vita che appunto è il farsi d’un destino: la giovinezza, dalla nascita che sovente porta in sé un auspicio o una condanna, al distacco della casa, alle prove per diventare adulto e poi maturo, per confermarsi come essere umano» (ibidem). Continua a leggere

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L’impronta sonica

 Augustea Capita (Pantelleria)(1)

Augustea Capita (Pantelleria)

di   Pietro Lucio Cosentino

L’idea è nata dall’esigenza sempre più marcata nella gestione dei beni museali di una catalogazione delle collezioni, che consenta di valutare univocamente l’identità e l’integrità dei beni. E ciò si adatta perfettamente con la tendenza culturale nella gestione dei beni museali che si è instaurata, soprattutto in Italia, in questi ultimi anni, cioè il “prestito” nazionale ed internazionale delle opere d’arte, che sono pertanto sottoposte spesso alle sollecitazioni derivanti dal trasporto e ai rischi connessi (danneggiamenti, sostituzione, deterioramenti fisici, ecc.). Continua a leggere

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Il “banchiere” italiano tra gli emigrati nel Nord America

 Gruppo di emigrati siciliani nella sezione socialista di Brooklin (1910)

Gruppo di emigrati siciliani nella sezione socialista di Brooklin (1910)

 di Salvatore Costanza

Dimensioni e caratteristiche quantitative dell’emigrazione italiana, cosí come è stata rilevata dagli Annuari statistici, specie dal 1876 in poi, non hanno potuto segnalare all’opinione pubblica il disagio, spesso il dramma, di quanti affrontavano le vie dell’espatrio. Prima il viaggio, con le stive sovraffollate, e le aleatorie condizioni di igiene e alimentazione. L’emigrante era merce povera, e gl’interessi armatoriali, nonché i compiacenti silenzi delle autorità marittime, si sommavano, fra l’altro, ai lucrosi contratti per l’introduzione d’immigrazione sovvenzionata, come strumenti di finanziamento privatistici dell’espatrio specie verso gli Stati Uniti [1]. Continua a leggere

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Se le cose non sono soltanto cose

 copertinadi   Antonino Cusumano

Che le cose non esistono senza le parole non è meno vero di quanto non lo siano le parole senza le cose. L’evidenza empirica di questa verità non sempre si ritrova nella teoria e nella pratica del senso comune. Si tende piuttosto a enfatizzare ora le cose ora le parole secondo una concezione dura a morire che, nella radicalizzazione di vecchie e nuove antinomie, separa il fare dal rappresentare, la dimensione materiale da quella immateriale, il significante dal significato. Paradossalmente perfino tra i filosofi ancora oggi si discute se la realtà effettuale esista al di fuori del nostro pensiero o se noi non abbiamo mai a che fare con le cose in sé ma sempre e soltanto con apparenze e interpretazioni, con le cose così come appaiono a noi. Continua a leggere

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Il Kanun. L’Albania tra futuro e passato

 copertina . Tiranadi Chiara Dallavalle

L’Albania di oggi è sicuramente un Paese ben diverso da quello reso celebre negli anni ’90 dai barconi carichi di immigrati che tentavano la traversata dell’Adriatico. Quella fu la prima, consistente ondata migratoria che colpì l’Italia, l’avvio di un fenomeno che in pochi decenni avrebbe trasformato completamente la nostra penisola. Continua a leggere

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“Vienimi a prendere”. Dai manicomi alle REMS, percorso nell’alienazione

(foto di Claudio Cricca)

(foto di Claudio Cricca)

 di Valeria Dell’Orzo

«I nostri fiumi hanno preso fuoco!/Un uccello a volte leviga la luce/qui fa tardi./ Noi andremo all’altro capo delle cose/ a esplorare la faccia chiara della notte»[1].

La follia, il noi che è altro, il più inquietante corpo sociale dell’alterità. Una distanza che si crea nella spaccatura di uno stesso nucleo, la particella che non segue più la funzione corale, che sfugge alla mitopoiesi collettiva, creando personali strutture relazionali e intimistiche, assurgendo a nuovi schemi in cui significati e significanti non si corrispondono secondo il diffuso riconoscimento; salta così, nella comunicazione cellulare comunitaria la trasduzione del segnale. Continua a leggere

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Dramma senza fine nel “continente” mediterraneo. Renzi espropria il Parlamento

Papa Francesco a Lampedusa  di Piero Di Giorgi

Giorno dopo giorno barconi fatiscenti, colmi di migranti che sfuggono alla guerra e alla fame, attraversano il Mediterraneo, per approdare in qualche porto siciliano. Orrore nell’orrore, anche tra i disperati si è consumato un massacro di cristiani, che fuggivano dalle persecuzioni, da parte di fondamentalisti musulmani, che li hanno gettati in mare perché pregavano il loro Dio. Continua a leggere

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La realtà non è come ci appare

COPERTINAdi Piero Di Giorgi

Da sempre l’uomo, almeno da quando è stato lasciato qualcosa di scritto, si è posto domande di senso riguardanti l’origine dell’universo, chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo. L’uomo preistorico aveva una concezione animistica e mitologica, attraverso la quale creava un mondo magico, dominato da dèi costruiti a propria immagine  e somiglianza e compiva riti propiziatori per accaparrarsi la necessaria protezione. Progressivamente, dai politeismi si è passato ai monoteismi e contemporaneamente alle teogonie si sono affiancate le cosmogonie. Continua a leggere

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Pensieri al bar. Intorno al merito

 

 Chiesa di San Francesco a Mazara del Vallo: particolare (foto Giaramidaro)

Chiesa di San Francesco a Mazara del Vallo: particolare (foto Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

Sì, pensieri rapsodi, all’altezza di Pasolini, corsari. Con un po’ di autocritica, sovrappensieri al bar, incattiviti dal caffè che fa sempre più schifo. Intorno al merito. Che secondo il vocabolario significa «diritto alla stima, alla riconoscenza, alla giusta ricompensa acquisito in virtù delle proprie capacità, impegno, opere, prestazioni, qualità, valore; detto di ciò che costituisce vanto, onore per chi l’ha detto o l’ha fatto». Continua a leggere

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La resistenza alla emigrazione. Appunti di una ricerca a Goma, in nome della musica

Goma ,Congo (foto Giorgianni)

Goma, Congo (foto Giorgianni)

  di Eugenio Giorgianni

«La collaborazione, oggi, costituisce la condizione preliminare e definisce la forma della ricerca, sia nel progetto che nella divulgazione» [1]. Con queste parole Lassiter (2005: X) rivendica la crescente rilevanza di una nuova branca delle scienze antropologiche: l’etnologia collaborativa, ossia il coinvolgimento sistematico dei soggetti della ricerca come co-attori del lavoro sul campo e della produzione dei testi etnografici. Continua a leggere

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Immaginari (post)coloniali. Memorie pubbliche e private del colonialismo italiano

COPERTINA  di Giulia Grechi

«Ninna nanna ninna o/ questo bimbo a chi lo dò (…)/ lo daremo all’Uomo Nero/ che lo tiene un anno intero./ Lo daremo all’Uomo Bianco/ che lo tiene finché è stanco» (ninna nanna popolare italiana); «Sono incazzato nero» (modo di dire popolare italiano); «Lavoratore in nero» (modo popolare di definire un lavoratore senza regolare contratto). Continua a leggere

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Il Mediterraneo. Il popolo del deserto nei campi profughi sahrawi

copertina di   Silvana Grippi

Il Sahara Occidentale è una regione desertica situata nell’Africa del Nord, un territorio conteso dal Marocco che attualmente lo occupa. I suoi abitanti sono “Sahrawi” (abitanti del deserto), che  in parte vivono nei campi profughi di Tindouf, in Algeria. Questa popolazione dal 1974 è alla ricerca dell’affermazione della propria identità. Con loro ho stabilito un rapporto di stima e fiducia e, per motivi di studio, ritorno spesso a valutarne i progressi e i cambiamenti. Continua a leggere

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Il fantoccio smembrato. Crisi della presenza e affermazione del sé nell’era post-industriale

U nannu a Bagheria (foto Di Salvo)

U nannu a Bagheria (foto Di Salvo)

di Tommaso India

I riti carnevaleschi hanno suscitato le riflessioni di diversi antropologi e fatto sorgere una vasta letteratura specifica che ha fornito linee interpretative eterogenee [1], che possono essere ricondotte ad almeno tre fondamentali letture dei rituali carnevaleschi. Secondo la prima di queste interpretazioni,  le azioni compiute in determinati periodi dell’anno e in cui è prevista la presenza di maschere e travestimenti di vario genere tendono a modificare o sovvertire momentaneamente l’ordine sociale al fine di riaffermare quello stesso ordine. La seconda interpretazione, che riguarda principalmente le comunità che basano la loro sussistenza su un regime economico agro-pastorale e quindi strettamente legato ai cicli stagionali, identifica nei rituali carnevaleschi un momento di passaggio in cui la natura, con la fine dell’inverno, si appresta a rigenerarsi per ricominciare a donare i suoi frutti agli uomini. Continua a leggere

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L’ideologia del progresso illimitato. Le Esposizioni internazionali da ieri a oggi

 Parigi 1889

Parigi 1889

di   Rosario Lentini  

Il fatidico giorno dell’inaugurazione dell’Expo 2015 è finalmente arrivato, dopo un lungo periodo di grancassa mediatica, costellato da problemi di ogni genere (ambientali, tecnici, politici, giudiziari, ecc.) che hanno messo a dura prova la credibilità e la già malconcia immagine del nostro Paese al cospetto delle nazioni partecipanti. In queste righe non si proporrà una mini-guida all’evento, né l’analisi dei costi/benefici (non solo finanziari) sostenuti/ottenuti – operazione, peraltro, molto più complessa delle semplificazioni da bar e delle polemiche da talk-show – che gli economisti più attrezzati potranno compiere “a freddo”, quando la polvere sin qui sollevata diventerà sedimento stabile. Continua a leggere

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Saperi umanistici, inutili e perciò necessari

copertina di Virginia Lima 

Sono passati circa cinque anni dall’infelice affermazione dell’allora ministro dell’economia Giulio Tremonti sulla presunta inutilità della cultura ai fini dell’incremento del Pil nazionale. Il bilancio da quell’ottobre del 2010 risulta impietoso: il sito di Pompei continua a crollare tra indifferenza italiana e indignazione estera, i fondi destinati alla cultura subiscono costanti ridimensionamenti e l’istruzione pubblica è vittima prediletta degli incessanti tagli da parte dei governi che in questi anni si sono succeduti. Dunque, dobbiamo prendere atto delle parole di Tremonti e rassegnarci alla dolorosa verità che «con la cultura non si mangia»? Continua a leggere

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Farm Cultural Park a Favara: a place that makes you happy!

Favara (foto Lupo)

Favara (foto Lupo)

 di  Gloria Lupo

Ci troviamo nel centro storico di Favara: all’interno del cortile Bentivegna coagula un agglomerato di sette piccoli cortili, una kasba araba che si reinventa come centro permanente di arte contemporanea. L’idea nasce dal genio di Andrea Bartoli e Florinda Saieva: decidono di acquistare immobili in stato di abbandono e avviano la Farm Cultural Park, che mira a diventare la seconda meta da visitare nell’Agrigentino dopo la Valle dei Templi. Una coppia di siciliani che non vuole abituarsi allo stato di decadenza delle cose, che le cose ha intenzione di migliorarle. Un progetto innovativo che promuove l’arte, la diffonde e la rende a portata di mano, innescando un processo di sviluppo a livello collettivo. Continua a leggere

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Before they get pissed off

Mechiari copertina di Matteo Meschiari

Criticare Before They Pass Away (teNeues 2013) di Jimmy Nelson, che si definisce «photographer of indigenouspeople», è come battere a scacchi una scimmia, a patto che la scimmia non ti rompa la scacchiera in testa. Jimmy Nelson le ha tutte, si è formato in una scuola di Gesuiti, ha lavorato come fotografo pubblicitario per brand di livello mondiale, ha scattato migliaia di fotografie glamour a “selvaggi” di tutto il globo, espone-usa-commercializza la loro immagine a cifre che nel Terzo mondo (ma ormai anche nel nostro) appaiono fantascientifiche: il libro XXL Edition costa 6500 euro, una stampa in tiratura limitata va da 3750 euro a 120.000 euro (http://www.beforethey.com/). Continua a leggere

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Per una etnografia dialogica e improvvisata

Notte estone (foto Montes)

Notte estone (foto Montes)

 di Stefano Montes

Da tempo immemorabile non andavo a un concerto. Ebbene sì, lo confesso, per anni, preso da tutt’altro, nella mia vita ho messo da parte la musica e le sue ragioni intime, la chitarra, i plettri e i ritmi indiavolati o rasserenanti delle emozioni in fase diretta con il mondo spensierato dell’improvvisazione e del fare estemporaneo. Niente più suoni? Niente più musica? Fino alla fine dei giorni? Continua a leggere

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Sulla cultura araba delle origini. Percorsi linguistici

copertina di Francesca Morando

Spesso quando si parla non si presta attenzione alla grande valenza culturale che le singole parole veicolano da lungo tempo. In certi casi i termini possono essere molto antichi, superando il tempo, la geografia e le civiltà che li crearono, rivestendo ancora oggi il veicolo linguistico e culturale di simboli e significati. Continua a leggere

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Un siciliano nel Wadi el-Natrun (Egitto) alla fine del Cinquecento

 Monaci copti 1898 (foto Dept)

Monaci copti 1898 (foto Dept)

di   Gaetano Nicastro

I milioni di turisti che ogni anno visitano l’Egitto sono attratti,  soprattutto, dalle maestose rovine faraoniche che lo costellano, fino alle lontane propaggini della Nubia; sono meno coloro che raggiungono Alessandria, con le sue atmosfere ellenistiche. Pochi, se non pochissimi, si spingono a visitare i segni viventi di una delle più antiche comunità cristiane, l’Egitto cristiano o copto, che conta tutt’ora da sei a otto milioni di fedeli (il numero varia secondo che a fornire i dati siano fonti governative od ecclesiastiche). Continua a leggere

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La presenza italiana in Tunisia: spunti storici e prospettive

 Porto di Tunisi (1899)

Porto di Tunisi (1899)

di    Franco Pittau

Sarebbe sbagliato, partendo da una mera constatazione quantitativa, dedicare scarsa attenzione alle migrazioni italiane verso questa area, sia perché il bacino del Mediterraneo è storicamente un crocevia di genti, culture e scambi, sia perché le collettività nordafricane costituiscono oggi una componente rilevante della presenza straniera in Italia; inoltre, anche gli italiani sono diventati protagonisti di nuovi flussi verso i Paesi della sponda meridionale. Continua a leggere

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Cibo di strada. Quando le mani sono troppo unte per fotografare

(Foto Pollicino)

(Foto Pollicino)

di   Luca Pollicino

“Quando le mani sono troppo unte per fotografare” è la mia definizione del concetto di cibo di strada. È un’immagine prepotente che non riesco a togliere dalla testa. Un’immagine che porto dietro da un’intensa esperienza vissuta girando per le stradine arabeggianti del centro storico di Palermo insieme ad alcuni gruppi di turisti [1]. La smania per la fotografia di viaggio [2], per la riduzione a feticcio di qualsiasi cosa si incontra durante il cammino, svaniscono di fronte alla esperienza totalizzante rappresentata dal cibo di strada. Continua a leggere

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Per un atlante degli strumenti della cultura musicale siciliana

copertina di Valentina Richichi

«E adesso mi raccontava della sua vita di musicante. I paesi dov’era stato li avevamo intorno a noi, di giorni chiari e boscosi sotto il sole, di notte nidi di stelle nel cielo nero. Coi colleghi di banda che istruiva lui sotto una tettoia il sabato sera alla Stazione, arrivavano sulla festa leggeri e spediti; poi per due tre giorni non chiudevano più la bocca né gli occhi – via il clarino il bicchiere, via il bicchiere la forchetta, poi di nuovo il clarino, la cornetta, la tromba, poi un’altra mangiata, poi un’altra bevuta e l’assolo, poi la merenda, il cenone, la veglia fino al mattino. C’erano feste, processioni, nozze; c’erano gare con le bande rivali. Continua a leggere

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Nel laboratorio della traduzione. A proposito di Rainer Maria Rilke

di   Maria SoresinaFoto Copertina

Un anno fa, prima che uscisse la sua traduzione dei Sonetti a Orfeo – Rainer Maria Rilke, I sonetti a Orfeo, tradotti in verso e rima italiani da Carlo Testa, Moretti & Vitali, Bergamo 2014 –, l’amico Carlo Testa venne a Milano. Carlo Testa vive a Vancouver, in Canada, dove insegna italiano e letterature comparate all’Università della Columbia Britannica. In quell’occasione invitai alcuni poeti per parlare della traduzione di Carlo, ma anche per discutere su un tema che a me sta molto a cuore, e cioè su come tradurre la poesia. Tema sul quale sono stati versati fiumi d’inchiostro, dove la parola che ricorre più spesso è: «impossibile», perché, come diceva già Dante, «nulla cosa per legame musaico armonizzata si può de la sua loquela in altra transmutaresanza rompere tutta sua dolcezza e armonia»[1]. Continua a leggere

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Ancora guerre di religione

http://www.dreamstime.com/stock-image-world-religion-symbols-image8129331  di Marcello Vigli

Solo qualche decennio fa era opinione comune che l’irrilevanza culturale e politica delle religioni, proclamata dall’Illuminismo e confermata nei secoli successivi, fosse incontrovertibile. Nella migliore delle ipotesi le classi dirigenti dei Paesi, che contavano, le consideravano strumenti di controllo sociale o di azione politica con le cui gerarchie valeva la pena stringere Patti e Concordati. Stalin per sostenere la guerra patriottica contro il nazismo blandì quelle ortodosse e il governo Usa affidò a quelle cattoliche una funzione di supporto nella lotta anticomunista nell’Italia uscita  moralmente devastata dalla guerra fascista. Continua a leggere

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