SOMMARIO n. 40

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Survivors (ph. Valerio Bellone)

EDITORIALE; Alfredo Ancora, L’operatore transculturale del Terzo Millennio; Gabriella Anedi, Minoranze culturali e turismo. Il caso di “Muse diffuse” nel territorio Walser; Linda Armano, Maschera bianca, pelle rossa. Negoziazione del diritto di autogoverno indigeno in Canada; Rosario Atria, Eredità e attualità di un modello di scrittura: Leonardo Sciascia; Paola Barbuzzi, Theories on Vermeer’s art: Lawrence Gowing and Daniel Arasse; Valerio Bellone, Survivors; Giacomo Bonagiuso, Per una mistica dello stupore. Antonio Presti e il suo itinerario ex plena et vacua; Emanuele Buttitta, Quando Pirandello copiò Pitrè e Marta Ajala divenne L’esclusa; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Caos, di Bruno Caruso, acquaforte, 1990

L’acquaforte di Bruno Caruso, il maestro siciliano scomparso proprio a novembre di un anno fa che ricordiamo in questo numero con l’affettuoso contributo di Giuseppe Modica, suo amico e artista di eguale forza visionaria, è significativamente intitolata Caos e sembra essere la più coerente metafora iconica dello spirito del nostro tempo, del disordine globale, del collasso climatico, dell’età della destabilizzazione e dello stato di precarietà degli equilibri geopolitici. Non sappiamo quali esiti avrà la Brexit, se il vecchio Regno imploderà, se l’economia europea reggerà alla restaurazione dei dazi. Non conosciamo l’evoluzione delle nuove battaglie per l’ambiente a difesa della Terra, se riusciremo a salvare l’Amazzonia, se fermeremo la minaccia dell’autodistruzione planetaria. Ignoriamo il destino dei popoli in fuga, delle minoranze sequestrate e dell’etnie calpestate, se i grandi organismi sovranazionali sapranno governare e sconfiggere le inquietanti recrudescenze dei sovranismi, dei neocolonialismi e dei razzismi. Continua a leggere

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L’operatore transculturale del Terzo Millennio

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Egon Schiele, 1915

di Alfredo Ancora 

«Il vecchio mondo non comprende ancora, cercando di gestire il nuovo mondo, la nuova società, i nuovi uomini con mezzi politici, economici, finanziari culturali…tratti dal mondo scomparso!» (da Michel Serres di G. Polizzi e M. Porro, Riga 35, Marcos Y Marcos, Milano, 2015).

Una piccola premessa

L‘ arrivo di migranti-persone (più che categorie) ha procurato nel nostro modo di pensare/agire diverse questioni e di differente livello. Qui ci occuperemo di una problematica specifica: il pensare/agire di coloro che lavorano con questi “ospiti”, non sempre desiderati. Spieghiamo meglio i termini a cui facciamo riferimento nel titolo. Continua a leggere

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Minoranze culturali e turismo. Il caso di “Muse diffuse” nel territorio Walser

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Paolo de Nevi, Il pendolo di Foucault all’ingresso del sentiero Walser

di Gabriella Anedi

Nell’ambito del recente programma di promozione turistico-culturale sperimentato nel territorio di Gressoney-Saint-Jean in Val d’Aosta, l’arte si è trasformata in un ponte proteso tra sguardi contemporanei e una cultura locale segnata, nel paesaggio e nella lingua, dalla tradizione Walser (dal tedesco Walliser, “vallesano” ovvero abitante del Canton Vallese): un’esperienza collettiva che si riflette anche sulla partecipazione di una ricostruzione per immagini della storia che non cancella né si sovrappone alle costruzioni precedenti. Continua a leggere

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Maschera bianca, pelle rossa. Negoziazione del diritto di autogoverno indigeno in Canada

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Movimenti di protesta di indigeni canadesi

di Linda Armano

Nel 1991 Ralph Johnson, dell’University of Washington, pubblicò un importante articolo intitolato “Fragile Gains: Two Centuries of Canadian and United States Policy Toward Indians” in cui comparava la storia della politica federale degli Stati Uniti con quella del Canada specificando che:

«In contrast to the radical swings in Indian policy in the United States, “the most singular feature of Canadian legislation concerning Indians is that the governmental policy established therein, that of ‘civilizing the Indians, has shown almost no variation since the early 19th century when the government assumed responsibility for the society and welfare of the Indian population» (Johnson, 1991: 666). Continua a leggere
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Eredità e attualità di un modello di scrittura: Leonardo Sciascia

 phpthumb_generated_thumbnailjpgdi Rosario Atria

Georges Duby, insigne medievista, tra i maggiori rappresentanti della storiografia sociale francese, rassomigliava i documenti storici alle isolette di un arcipelago sopravvissuto alla scomparsa di un continente sommerso che si pretende di raccontare nella sua interezza [1]. Un’immagine che suggerisce una sconfortante visione della storia e della sua parzialità, palesando la strenua difficoltà di istituire fondate relazioni tra gli sparsi frammenti superstiti e di ricostruire una verità incontrovertibile e assoluta. Questione intricata, che pertiene al metodo storico, ma su cui anche la letteratura, ponendosi sul versante dell’impegno civile, ha spesso steso il proprio sguardo: si pensi al Manzoni della Storia della colonna infame. Continua a leggere

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Theories on Vermeer’s art: Lawrence Gowing and Daniel Arasse

copertinadi Paola Barbuzzi [*]

Since the end of the nineteenth century the increasing interest in Vermeer’s art has produced an enormous amount of writings.  Lawrence Gowing’s monograph on Vermeer, Vermeer, 1952, and Daniel Arasse’s Vermeer: faith in the painting, 1994, represent ‘two moments’ in the 20th century art historical method on Vermeer.

Gowing, an artist himself, attempts to give a personal and psychological interpretation of Vermeer’s art, while Arasse, an art historian, builds up a systematic and logical theory on how to «look closely at the canvases, following the labour of the painter along the paths of his creation»[1]. Continua a leggere

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Survivors

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Survivors (ph. Valerio Bellone)

di Valerio Bellone

Survivors è una serie di ritratti nata con l’intento di lasciare una traccia di memoria umanizzante riguardo agli uomini, alle donne e ai bambini che ogni anno arrivano in Sicilia dall’Africa, passando per la Libia, con la speranza di raggiungere varie nazioni d’Europa.

Questa serie di ritratti cerca di restituire, simbolicamente, un volto alle migliaia di persone che troppo spesso sono state raccontate, dai media e dalla politica, esclusivamente come una “pericolosa invasione” per i nostri territori. Continua a leggere

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Per una mistica dello stupore. Antonio Presti e il suo itinerario ex plena et vacua

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La finestra sul mare, di Tano Festa (ph. Bonagiuso)

 di Giacomo Bonagiuso

Anapodittica preliminare

Su Fiumara d’Arte e sul suo fondatore Antonio Presti – quello che tutti chiamano “il mecenate” – sono state scritte pagine a migliaia [1]; fosse nello stesso segno, didascalico o turistico, nessuna utilità avrebbe la scrittura di questo ennesimo esercizio di pensiero. Confidiamo, invece, di portare una “lettura”, più che una scrittura, dell’itinerario artistico voluto da Presti, che – cavalcando luoghi, autori e immagini – ha creato una figura inesistente nel panorama culturale planetario. Continua a leggere

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Quando Pirandello copiò Pitrè e Marta Ajala divenne L’esclusa

esclusa-luigi-pirandello-recensione-476x600di Emanuele Buttitta [*]

Sul quotidiano «La Tribuna», tra il 26 giugno e il 19 agosto del 1901, Pirandello pubblica L’esclusa. Nel IX capitolo del romanzo, nel paese in cui abita la protagonista Marta Ajala, si svolge una festa.

Si tratta di sequenza narrativa di enorme rilievo dal punto di vista filologico, antropologico e critico letterario.

All’inizio del IX capitolo, comincia la festa: Continua a leggere

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Palermo aristocratica, Palermo popolare

copertinadi Antonino Cangemi

Palermo costituisce un investimento sicuro per l’industria editoriale. Lo dimostrano le diverse originali “guide” del capoluogo siciliano scritte in questi ultimi anni. Tutte baciate dal successo. A cominciare da Palermo è una cipolla di Roberto Alaimo, di recente riedita e rivisitata anche nel titolo (Palermo è una cipolla remix), per continuare con Palermo. Guida insolita alla scoperta di una città indecifrabile di Augusto Cavadi, singolare miscellanea di brani di autori famosi e meno noti, con i libri di Alli Traina (Vicoli vicoli, Palermo ai tuoi occhi), scrittrice giovane quanto interessante capace di fermare il suo sguardo oltre che sui monumenti della città anche sulle sue iniziative di solidarietà, e per ultimo in ordine di tempo Guida semiseria tra i vicoli del cuore di Eleonora Iannelli, volume di godibile lettura non privo di spessore civico. Ma lo dimostra anche l’eclatante successo del romanzo I leoni di Sicilia di Stefania Auci, che sulla saga della famiglia Florio sta per scrivere la seconda parte. Continua a leggere

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Le sfide e le prospettive della Tunisia dopo le elezioni

copertinadi Simone Casalini

La transizione democratica tunisina prosegue, per certi versi si omologa alle dinamiche di voto e consenso delle democrazie occidentali, ma la nuova direttrice non insisterà sui diritti civili e sociali come leva di emancipazione collettiva e di modernizzazione del Paese – in linea con la tradizione bourguibista – bensì seguirà le linee di un conservatorismo compassionevole innervato da tendenze populiste. Continua a leggere

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Turismo da crociera, città da consumare

sabato_g-crociere-e-crocieristi-itinerari-immaginari-e-narrazioni_page-0001di Roberto Cascio

Una cosa divertente che non farò mai più: così David Foster Wallace intitolava una delle opere più suggestive e riuscite della narrativa americana contemporanea (Minimum Fax 1998); opera letteraria che nasce come reportage di una crociera ai Caraibi dove Wallace fu in effetti passeggero per una settimana. Senza ulteriormente scomodare la letteratura odierna e volendo invece riflettere su come venga oggigiorno letta ed interpretata la crociera, è facile ammettere come non si riesca, quasi fosse sfuggevole nella sua essenza, ad ottenerne una visione unilaterale, condivisa e ben strutturata: definizioni come “cattedrale del consumo” (Ritzer), viaggio dei desideri, emblema del turismo “mordi-e-fuggi”, evoluzione dei transatlantici o addirittura simbolo di un nuovo legame, finalmente di concordia, tra l’uomo e il mare, sono frequenti, e sono cifra delle differenze interpretative riguardo l’oggetto indagato. Continua a leggere

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Filosofare fuori dai ranghi e farsi domande sul mondo

copertinadi Augusto Cavadi

Quando ero ragazzo, la filosofia era una “disciplina” scolastica riservata agli alunni dei licei e – in dosi ridotte – degli istituti magistrali. Anzi, per essere ancora più precisi, la filosofia non era neppure filosofia, ma storia delle filosofie occidentali: raccontata ora in maniera manualistica (imperava il testo appena decente di Eustachio Paolo La Manna), ora con qualche punta di erudizione supplementare, comunque su un registro comunicativo noiosamente soporifero.

Alcuni studenti della mia generazione – e delle generazioni più giovani – si sono chiesti se l’attività che aveva dato senso all’esistenza di Platone e di Epicuro, di Agostino e di Cartesio, di Spinoza e di Kant, di Croce e di Maritain…meritasse la fine ingloriosa di un pacchetto di “tesi” che un docente consegnava agli allievi disposti a diventare, a loro volta, docenti per consegnarlo ad allievi disposti, a loro volta, a diventare docenti. Continua a leggere

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Limes. Il culto degli Arcangeli

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Santuario micaelico in grotta, sul monte Tancia, Lazio (ph. G. Ceccarini)

di Gianluca Ceccarini

Secondo un’antica leggenda popolare, il Ponte di San Giacomo divide il mondo dei vivi da quello dei morti. È la Via Lattea e San Giacomo, pescatore a Betsaida sul lago di Tiberiade, ne è guida e protettore. Il ponte è sottile come un capello, come una lama di coltello e si erge su di una voragine spaventosa. Spesso nei racconti è descritto come formato da spade, pugnali, coltelli, chiodi, spine e rovi sui quali l’anima cammina durante e dopo l’agonia. Continua a leggere

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Italianos en México. arquitectos, ingenieros y artistas entre los siglos XIX y XX

copertinadi Martín Checa-Artasu, Olimpia Niglio [*]

En enero de 2019 la editorial romana Aracne Editrice publicaba el libro: Italianos en México. Arquitectos, ingenieros y artistas entre los siglos XIX y XX. Una monografía de 460 páginas con 20 capítulos y una introducción escritos por 17 autores, en su mayoría profesores universitarios, tanto mexicanos como italianos, coordinador por quienes firmamos este texto. Es importante, añadir, que esta monografía forma parte del proyecto Italian Diaspora in Latin America, dirigido por la arquitecta Olimpia Niglio y patrocinado por EdA International Research Center con sede en Roma. Continua a leggere

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Gli immigrati africani invasori disfunzionali? Una diversa lettura

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L’Africa, di Luigi Simonetta (2019)

di Godwin Chuckwu, Stephen Emejuru, Ngana Ndjock, Franco Pittau, Angela Plateroti

Introduzione: storia, statistiche, prospettive

Questo articolo, dedicato alle migrazioni africane, si rifà idealmente agli approfondimenti che nel 2010 il Centro Studi e Ricerche IDOS, con la collaborazione di diverse organizzazioni (tra le quali la Caritas Italiana, la Fondazione Migrantes, la rivista Africa e Mediterraneo e grazie al contributo di numerosi africani (di diverse associazioni e in particolare del Forum per l’intercultura di Roma), condusse nel corso di un impegnativo e partecipato viaggio di studio in Africa, svoltosi a Capo Verde [1]. Continua a leggere

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Gioventù, rivoluzione, futuro. Alcune riflessioni dalla Tunisia

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Giovani in piazza a Tunisi

di Giovanni Cordova

In questo contributo per Dialoghi Mediterranei vorrei trovassero ospitalità alcune considerazioni ricavate dal mio lavoro di ricerca di dottorato ormai prossimo alla conclusione e dedicato all’esplorazione etnoantropologica dei processi di soggettivazione politica nella Tunisia post-rivoluzionaria. In particolare, qui vorrei condividere alcune riflessioni preliminari sul trattamento culturale e politico cui la categoria analitica e al contempo sociale della gioventù è sottoposta nella Tunisia contemporanea. Continua a leggere

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Il migrante con le scarpe nuove

foto-1di Cinzia Costa

Serve davvero poca fantasia per immaginare lo scenario che Timur Vermes [1] presenta al lettore del suo ultimo romanzo: Die hungrigen und die satten edito in Germania per Eichborn nel 2018 e pubblicato in Italia da Bompiani nel settembre 2019 con il titolo Gli affamati e i sazi, con una accurata traduzione di Francesca Gabelli.

Poca fantasia perché tutti gli elementi principali che compongono la narrazione sono notizie, fatti e personaggi di cui ogni giorno, ormai da anni, leggiamo sui giornali o sui tabloid di gossip. I protagonisti della storia e i fatti raccontati non esistono, ma sono molto più che verosimili, perché corrispondono perfettamente a dei profili chiari e nitidi, facili da identificare nella realtà e che sono immersi, incastrati [2] in una ragnatela di personaggi e fatti realmente esistenti e a noi coevi: personaggi politici, accordi internazionali, episodi storici e di cronaca (principalmente della Germania contemporanea). Continua a leggere

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La memoria e il potere nella storia e nell’antropologia

copertinadi Alessandro D’Amato

Studiosi di varia estrazione disciplinare e appartenenti ad almeno tre generazioni di ricercatori si sono confrontati in un convegno, svoltosi a Potenza il 24 e i 25 maggio 2016, attorno al tema della “memoria”, dando vita a un proficuo dialogo tra ‘allievi’ e ‘maestri’. L’ideazione e l’organizzazione dell’evento sono stati curati dagli studenti del XXIX ciclo del Dottorato di ricerca in “Storia, Cultura, Saperi dell’Europa Mediterranea dall’antichità all’età contemporanea”, del DiSU – Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi della Basilicata, sotto la direzione del coordinatore del Dottorato, il filologo Aldo Corcella. Diverse generazioni di ricerca hanno dunque compartecipato, convogliando le rispettive forze attorno a un’esperienza di interdisciplinarietà che non può non essere presa a modello per futuri esempi di tal genere. Continua a leggere

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L’anarchico dimenticato

copertinadi Mariza D’Anna

Anarchia deriva dal greco “αναρχία”, governodominio, ma che tradotto diventa “senza-comando”, “senza-potere”, “senza-autorità.  “Né Dio né padrone” potrebbe essere l’espressione concisa ma efficace per dare significato alla parola anarchia. Sébastien Faure, anarchico francese tra i maggiori sostenitori del sintetismo, l’anarchismo senza aggettivi, aveva detto: «Chiunque neghi l’autorità e combatta contro di essa è un anarchico», assumendo così una definizione semplice ma non esaustiva del pensiero anarchico che al contrario ha in sé molte sfaccettature in correlazione con le altre dottrine politiche e con la vita dell’uomo. Considerazioni non certo conclusive di un pensiero che ha una sua complessità di ragionamento e che porta al concetto di autodeterminazione dell’individuo, unico e diverso da tutti gli altri con un pieno diritto di scelta. Una sorta di “filosofia della libertà individuale” che la persona adotta per relazionarsi in tutti gli aspetti sociali, politici e umani nella sua esistenza. Continua a leggere

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Camminamenti, incontri e scambi. Il festival delle letterature migranti e la cultura del conoscersi

72630235_1174493156070486_8408107357682270208_ndi Valeria Dell’Orzo

L’idea del muoversi, osteggiata sempre più ottusamente da asfittiche politiche nazionali e internazionali, è una realtà che investe non solo gli esseri umani, ma, in tutta evidenza, le culture, le idee, le espressioni comunicative e artistiche che dell’uomo sono parte inalienabile. A muoversi con l’uomo è tutto quell’insieme che lo rende tale, che lo permea e lo definisce, si sposta col singolo un piccolo bagaglio di vita, intelletto, esperienze; si sposta col migrare dell’umanità un variegato insieme di fagotti pronti a scambiarsi, mescolarsi e arricchirsi e muta di passo in passo, di scelta in scelta, il futuro personale e collettivo di tutte le parti coinvolte. Continua a leggere

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Storie di sabbia nel diario della guerra contro i migranti, profeti del nostro tempo

arcaperdutadi Piero Di Giorgi

Storie vere, storie drammatiche, storie di orrori, dalle quali emerge il naufragio di una civiltà o forse dell’umanità intera. Storie che vengono dall’Africa sud-sahariana, in particolare dal Niger e che narrano fatti di persone in carne e ossa, che attraversano una sorta d’inferno dantesco. Storie raccolte in forma di diario, dal gennaio 2017 ad aprile 2019, in un volume dal titolo L’arca perduta nel Mediterraneo (editrice Mutus liber, 2019).

L’autore è Mauro Armanino, dottore di ricerca in antropologia culturale, collabora con i quotidiani L’avvenire e Il fatto quotidiano, sacerdote, dal 2011 è missionario nel Niger, frontiera dell’Italia e dell’Europa, come egli la definisce. Continua a leggere

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Il metodo di Bruno Munari e l’infanzia come futuro

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Storie e filastrocche di Rodari, disegni di Munari

di Lella Di Marco

È difficile parlare in sintesi di Bruno Munari, ma realmente come diceva lui stesso «quando non si è capaci di spiegare in poche parole un’idea, un pensiero… vuol dire che non si può essere chiari e credibili neppure con molte parole. In genere superflue». Darò di seguito anche notizie precise sulla sua vita e sul suo percorso artistico professionale ma è indubbio che anche una sua frase lanciata, da lui stesso, in un laboratorio didattico o in una discussione da salotto, arriva come un pugno sullo stomaco e se la si capisce proietta nel futuro.  Continua a leggere

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Respiri mediterranei e nuove costruzioni di senso. Giovani voci transculturali

copertina2di Annalisa Di Nuzzo

Da qualche decennio, la riflessione antropologica ha radicalmente trasformato le categorie interpretative e la lettura dei fenomeni legati alle migrazioni. Trasmigranti, cosmopolitismo vernacolare (Sen, 2006), cosmopolitismo etnografico, campo sociale transnazionale (Glick-Schiller, 2006), antropologia del rimpatrio, e occidentalizzazione del mondo (Latouche 1992) possono essere le chiavi interpretative da seguire, per individuare flussi specifici all’interno dei nuovi grandi fenomeni migratori. Continua a leggere

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L’apocalisse dei migranti: per una Teologia del Mediterraneo

copertinadi Leo Di Simone

Solitamente il termine apocalisse viene dai più travisato. La causa dell’equivoco è da attribuire alla scarsa conoscenza del mondo biblico ed all’ancora più scarsa frequentazione e comprensione dei suoi libri. Anche nella cultura cristiana. La comprensione che si ha dell’Apocalisse è quella di un testo che parla della fine del mondo nel susseguirsi di scene catastrofiche e terrificanti, enigmatiche e violente, immaginifiche e fantastiche. Solo un numero sparuto di cristiani, oltre biblisti e teologi, sa che apocalisse significa semplicemente “rivelazione”. Continua a leggere

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Fabbricare l’emergenza. Le radici delle rotte mediterranee verso l’Italia

 

le-rotte-dei-migranti-nel-mediterraneo-verso-leuropa-uno-studio-agidi Giuliano Fleri

La nuova centralità di posizioni e partiti anti-immigrazione nel panorama politico italiano spinge ad una riflessione riguardo al peso delle politiche migratorie mediterranee all’interno del dibattito pubblico del Paese. In otto anni, l’immigrazione è passata dall’essere uno dei tanti argomenti caldi della discussione politica a diventare il suo perno centrale, un cardine che dà forma alle identità degli attori politici e traccia i confini tra le appartenenze degli elettori. Se l’immigrazione è diventata un argomento fondamentale di per sé, la sua onnipresenza si deve anche alla sua versatilità, alla facilità con cui viene, di volta in volta, presentato e interconnesso con altre questioni come i rapporti tra l’Italia e l’Unione Europea, le politiche economiche del Paese e la sicurezza interna. Il fattore che, però, sembra essere decisivo nello stabilirsi di questa imprescindibilità è il continuo richiamo all’immigrazione come uno stato di emergenza: non si parla di ‘immigrazione’ ma di ‘emergenza migratoria’ o ‘ crisi migratoria’. Continua a leggere

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Tutte le strade portano all’antropologia

copertinadi Mariano Fresta

Nel numero 32 (luglio 2018) di Dialoghi Mediterranei, Antonino Cusumano ha già recensito, con un contributo intitolato Un selfie per una storia dell’antropologia italiana, la prima raccolta di autobiografie di antropologi curata da Glauco Sanga e Gianni Dore e apparsa sul n. 72 di «ERREFFE, la Ricerca Folklorica»; da poco è stato edito il volume 73 (2019) che completa la raccolta precedente. Non è la prima volta che la rivista bresciana si occupa dell’attività degli antropologi italiani; come già faceva osservare Cusumano, gli studiosi italiani sono stati chiamati a confrontarsi, in numeri precedenti della stessa rivista, su alcuni temi nodali della ricerca teorica, ma questi due volumi di «ERREFFE» costituiscono una specie di storia degli studi degli ultimi settanta anni che combaciano con l’introduzione nelle università italiane della disciplina e della sua evoluzione. Continua a leggere

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L’Ora, edizione straordinaria

copertina-1di Mario Genco [*]

La lingua dell’Ora erano anche le sue inchieste, fu il primo giornale in Sicilia a istituzionalizzare l’inchiesta. Nei quasi trentotto anni, da quando alla fine del 1954 era cominciata l’èra Nisticò – chiamiamoli così quegli anni fino al 1975 – fino al melanconico 9 maggio del 1992, ne avrebbe pubblicate 331. Senza contare altre iniziative come i Rapporti; i Paginoni; i Dossier; i Viaggi nel…: classici del genere i reportage in Germania, Svizzera, Milano alla ricerca dei siciliani emigrati e perduti. E Campagne, cioè approfondimenti di casi di cronaca assiduamente seguiti per più giorni: che inchieste se non di nome certamente lo erano di fatto. Basti pensare alla frana di Agrigento, al terremoto del Belice, al rapimento e scomparsa nel nulla di Mauro De Mauro, all’assassinio di Giovanni Spampinato, ai vari e numerosi esempi di malgoverno e di sfascio. Continua a leggere

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Memoria di un indimenticabile quotidiano

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La prima strada in Italia dedicata ad un giornale (ph. N. Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

Una rosa per la moglie di Vittorio Nisticò, una rosa rossa per Jole Calapso, scrittrice e vedova dell’indimenticabile direttore del giornale rosso che fu L’Ora. Un sole da ultimo settembre, con riverberi incomprensibili che illuminano volti e persone acuendone le difficoltà del riconoscimento. Piazzetta Napoli, di fronte al palazzetto che una volta era la sede di quel giornale sprezzante del pericolo e poco amato dai benpensanti palermitani e della Sicilia che riusciva a raggiungere sui carri merci degli arrancanti treni isolani. Continua a leggere

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Un mare di storie. Crocevia di popoli e di migrazioni

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Mosaico romano, Museo del Bardo, Tunisi

 di Sonia Giusti

Il primo grande poeta dell’emigrazione, è stato Virgilio, «colui che più di tutti gli antichi ha contribuito a costruire un’idea del Mediterraneo…un teatro, che non è solo spazio geografico, ma sguardo sull’alterità … che è la Storia di uomini e donne che – incontrandosi – cercano un senso per la loro vita» [1].

E proprio da Virgilio abbiamo anche l’indicazione importante di elementi comuni, per esempio, tra etruschi e troiani. Anche se Massimo Pallottino afferma che il problema degli Etruschi non è l’etnia (se anatolici o greci o indigeni), ma il carattere composito della loro civiltà, costituito anche da elementi fenici e greci. Il loro comportamento sociale, infatti, ricorda le usanze siriane (banchetti funebri e simposi, sdraiati su divani). Continua a leggere

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Alunni stranieri in Italia. Una, nessuna e centomila lingue

MATURITA': MILANOdi Valeria Iannazzone

Voi sapete che, quando un popolo ha perduto patria e libertà e va disperso pel mondo, la lingua gli tiene luogo di patria e di tutto (Luigi Settembrini).

Al giorno d’oggi è sempre più usuale imbattersi nel termine intercultura, sia attraverso i mezzi di comunicazione che nel vissuto quotidiano di ciascuno, sin da quando mettendo il piede fuori casa ci si scontra/incontra con qualcuno considerato “diverso”. Si scrivono nuove norme che hanno come obiettivo di promuovere e salvaguardare l’interculturalità, ma il fatto è che, come hanno dichiarato provocatoriamente molti intellettuali, l’intercultura non esiste tout court né può essere imposta per legge. Essa esiste solo in quanto relazione tra soggetti, esseri umani portatori di culture diverse. Continua a leggere

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Uguaglianze e differenze: l’inclusione delle minoranze a scuola in varie esperienze di ricerca

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Jaffa (ph. S. Leoncini)

di Sabina Leoncini

«Non c’è nulla che sia ingiusto quanto far le parti eguali fra disuguali». I principi ai quali si riferiva Don Milani e la Scuola di Barbiana (1967: 55) sono sanciti anche dalla Costituzione italiana in particolare dall’articolo 3 che garantisce la libertà e l’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge, dall’articolo 6 che fa riferimento alla tutela delle minoranze linguistiche con apposite norme e dall’articolo 8 che stabilisce che tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge (Assemblea Costituente, 1947). Sul concetto di uguaglianza e di diversità da sempre il dibattito è molto acceso, dal punto di vista pedagogico quanto antropologico. Gallissot, Kilani e Rivera (2001: 16) dicono infatti che «Parole e categorie come razza, etnia, cultura, non hanno niente a che vedere con la natura delle cose, sono costruzioni sociali, prodotti storici e in quanto tali mutevoli, arbitrari, convenzionali». Continua a leggere

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Qualche giorno a Tétouan, Marocco

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Tétouan (ph. Macioti)

di Maria Immacolata Macioti

È il 23 luglio 2019 quando andiamo a Ciampino con Fiamma, antropologa culturale e artista nota per le sue istallazioni, che risentono dei suoi studi, della impostazione interiorizzata – ieri, laureata con Lombardi Satriani alla Sapienza, un Dottorato all’Orientale di Napoli con Amalia Signorelli, poi studi di arte degli Usa, a San Francisco; oggi, docente all’Università di Davis in California – e suo figlio Sami, quasi tredicenne. Sami è magrolino e schizzinoso, mangerebbe solo pizza, pasta, nutella e gelati, oltre a palline di pollo. Dovremmo andare a Rabat, la bella città marocchina che si affaccia sull’Atlantico, ricca di verde, dalle antiche mura. Continua a leggere

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La “patente” di Colobraro: la certificazione della sfortuna come strategia di patrimonializzazione

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Colobraro

di Nicola Martellozzo

È difficile decidere quale sia la più bella città d’Italia. Venezia, Firenze, Roma, sono solo alcune delle città che possono a buon diritto disputarsi il titolo. Pure su un piano più “locale” le cose non sono affatto semplici: la competizione per il borgo più bello d’Italia, promosso dall’ANCI, ha visto concorrere centinaia di piccoli centri urbani della Penisola. Decidere quale sia il paese più sfortunato d’Italia è, al contrario, molto più semplice: Colobraro, in provincia di Matera, detiene questo titolo per tradizione, ma soprattutto lo difende con passione. Può sembrare strano che un paese faccia vanto di una simile nomea, eppure Colobraro ha iniziato dal 2010 un processo di valorizzazione del proprio patrimonio culturale, mettendo al centro della propria auto-rappresentazione proprio la sfortuna. Continua a leggere

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Social media e modelli di genere

copertinadi Vincenzo Matera

I social media esercitano un impatto sulla nostra vita quotidiana, la trasformano? Molto probabilmente chiunque di noi risponderebbe senza esitare con un “sì, certo”. Se domandassimo, però, “che tipo di impatto? Quali trasformazioni?”, le risposte diverrebbero meno certe, si aprirebbero dubbi, le persone mostrerebbero incertezza. I social e le tecnologie digitali che ci consentono di utilizzarli, infatti, hanno delle conseguenze di cui non sempre siamo consapevoli e che spesso tendiamo a collocare in modo automatico nel solco dei determinismi tecnologici (le innovazioni sono di per sé migliorative della vita e delle relazioni sociali). Continua a leggere

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‘Afīfah Karam: le origini del romanzo arabo-americano

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‘Afīfah Karam, 1915

di Francesco Medici

Nonostante gli evidenti limiti stilistico-strutturali e benché altri romanzi lo abbiano preceduto, Zaynab di Muḥammad Ḥusayn Haykal (1888-1956), pubblicato al Cairo nel 1914, viene convenzionalmente indicato come il primo ‘vero’ romanzo arabo. La ragione di tale imprecisa attribuzione è probabilmente da ascriversi al fatto che le opere (antecedenti o coeve) assimilabili al medesimo genere letterario non costituiscono che dei modesti tentativi da parte di autori che si cimentavano per la prima volta con una forma narrativa, tradizionalmente occidentale, che nei Paesi arabi era a quell’epoca ancora misconosciuta. La maggioranza degli studiosi ha tuttavia trascurato (e continua tuttora a trascurare) quanto gli scrittori siro-libanesi emigrati negli Stati Uniti, pionieri del cosiddetto adab al-mahǧar, abbiano prodotto agli inizi del XX secolo. Continua a leggere

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Politics of Nature: sacred object and accumulation

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Palme from the Drake manuscript histoirie naturelle des Indes (The Pierpont Morgan Library, NY@ david a Loggie)

di Enrico Milazzo [*]

Introduzione

In our way to understanding the Politics of Nature as the paradigmatic, which pouring out of the relationship between Labor and Economics, tries equating Matter – or simply, as the limitless expansion of the rule of Law in the reign of things- we must look upon three particular items. The first area of items to be discussed are the Sacred Objects, then we will consider a small part of the concept of Value and finally the aftermath of the Accumulation’s problem.

In the first place, the Sacred Objects are those which, if correctly conceived, allow us to keep an eye on the historical transformations of evaluation procedures and evaluation ‘capacity’ of our society. Continua a leggere

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In ricordo di Bruno Caruso


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Bruno Caruso nello studio di Giuseppe Modica (ph. Dino Ignani, 2000)

di Giuseppe Modica

È già passato un anno dalla sua scomparsa, il 4 novembre 2018, e in quella occasione avevo preferito non scrivere per evitare di fare coincidere l’ennesima nota di memoria di amici artisti con la loro scomparsa. Avevo fatto giusto in tempo a dargli un ultimo saluto quindici giorni prima all’ospedale di San Giovanni dove era ricoverato. Continua a leggere

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L’antropologo come pellegrino e la costruzione della biografia simbolica

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Palermo, Santuario di santa Rosalia (ph. S. Montes)

di Stefano Montes

Nei primi giorni di settembre di ogni anno, a Palermo, i pellegrini si recano al Santuario di Santa Rosalia. Festeggiano la santa patrona della città, intraprendendo il cammino che porta alla sommità di Monte Pellegrino dove si trova la grotta che ha accolto la santuzza in espiazione. Intraprendono il cammino per renderle omaggio, sovente nell’intento di fare un voto, per poi eventualmente ricevere una grazia. È un atto reso alla santuzza da parte dei palermitani – nonché dei non nativi che vi aderiscono – al fine di ricambiare il dono originario a loro volta ricevuto: la liberazione dalla peste. Continua a leggere

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Gli alberi, i boschi, la vita. Per una nuova etica della Terra

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The Plantation, 2017, Älvdalen, Dalarna, Svezia, ph. Helene Schmitz

di Hilda Maria Morgan

Hai mai camminato in un bosco, guardandoti attorno – totalmente circondato di verde, di alberi, di aghi, di muschio, di foglie – odorato, respirato, guardato verso il cielo e sentendoti come se tu fossi in tutte le parti del mondo, in tutte le parti del bosco e che tutte queste siano in te, quasi come se fossi assorbito della natura? Una sensazione di completezza spirituale, che non ha niente a che fare con la religione ma invece con una connessione spirituale con il paesaggio. Continua a leggere

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Sotto la luna

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Van Gogh, Notte stellata, 1889

di Arnaldo Nesti  [*]

«Che fai tu luna, nel cielo. Dimmi, che fai, silenziosa luna?». Quante volte abbiamo parlato così alla Luna, richiamando i versi del Poeta. Il colloquio con la luna è un topos letterario di lunga tradizione poetica, ma la luna può anche essere considerata l’interlocutrice privilegiata di chi fatica ad abitare il tempo e i giorni nel loro scorrere. Continua a leggere

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Pizzuto filosofo

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Antonio Pizzuto (@Fondazione A. Mizzuto, Roma)

di Antonio Pane [*]

Il percorso di studi che il 7 aprile 1922 porta Pizzuto a laurearsi in Filosofia inizia subito dopo il conseguimento della laurea in Giurisprudenza (il 19 giugno 1915, con una tesi di economia e statistica sulla coltivazione del caffè in Brasile, relatore Costantino Bresciani Turroni). La immatricolazione alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo reca la data del 31 agosto 1915 (numero 610, foglio 610).[1] Lo stesso giorno infatti «Pizzuto Antonino, di Giovanni, da Palermo (170 Corso Calatafimi)», prega il Magnifico Rettore di «volerlo iscrivere al terzo anno per la Laurea in Filosofia», chiedendo insieme l’esenzione «dell’intera tassa d’immatricolazione e d’iscrizione», «avendo riportato negli esami obbligatori dell’ultimo biennio del corso di Giurisprudenza e nell’esame di Laurea la votazione prescritta dal regolamento».[2] Continua a leggere

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«Juhan»: un’appassionante dialettica tra Oriente e Occidente

copertinadi Silvia Pierantoni Giua

«In amore come in politica niente è impossibile» afferma Juhan verso la fine del libro che ha per titolo proprio il suo nome. Questa frase è esplicativa del contenuto del breve romanzo di Ameen Rihani poiché racchiude le principali tematiche che vengono affrontate, ovvero l’amore, la politica e l’infinito potere e potenziale che esse possiedono.

Non è casuale il fatto che la protagonista associ questi due termini; nel testo, infatti, amore e politica si intrecciano dando forma a dinamiche, spesso conflittuali, sia di natura psicologico-emotiva (i pensieri e le emozioni contrastanti vissute da ciascun personaggio) sia di carattere relazionale (le dissonanze che si creano all’interno dei rapporti) e, infine, di ordine sociale (in che modo il contesto e i rapporti personali si influenzano reciprocamente). Continua a leggere

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Questa Favara

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Favara (ph. A. Pitrone)

 di Angelo Pitrone

Favara mi ha sempre incuriosito.

Vivo ad Agrigento, a pochi chilometri da Favara, l’ho sempre frequentata fin dagli anni sessanta quando con la parrocchia si facevano i ritiri al seminario di Favara. Poi negli anni settanta, gli anni di via Agrigento, delle comunità di base. Adesso grazie alle proposte culturali della FARM dei coniugi Bartoli e degli incontri letterari della Medinova di Antonio Liotta. Continua a leggere

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No price, no pay. Società Segrete, Confraternite e Cultismo tra Nigeria e Italia

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Società segreta Vabong Mumuye

di Lisa Regina Nicoli

Moustapha mi aspetta. La schiena appoggiata al furgone bianco, una sigaretta tra le lunghe dita e i dread soffocati sotto il cappello di lana.

- Si stava meglio giù eh- gli grido parcheggiando la bicicletta. Battuta idiota. Sghignazza.

Ci conosciamo da diversi anni e mi ha mandato qualche foto mentre attraversava la Mauritania, in mezzo alla sabbia e al caldo soffocante del deserto.

- Come stanno Marta e i bambini?

- Bene, ma non la porto più, viaggiare in macchina con un bianco adesso è troppo pericoloso, non sai mai chi ti ferma. Vado da solo. Continua a leggere

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Tunisia, democrazia e FMI: un caso emblematico di cortocircuito

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Tunisi, 7 settembre 2015: l’allora direttrice del FMI, Christine Lagarde, incontra il direttore della Banca Centrale della Tunisia, Chedly Ayari

di Lisa Riccio

Lo scorso 3 gennaio 2018, in occasione dell’anniversario delle Rivolte del Pane del 1983-1984, la Tunisia è scesa ancora una volta in piazza. Oggi come allora, le ragioni dei moti di protesta vanno ricercate nel vertiginoso aumento dei prezzi dei beni di prima necessità in seguito all’ennesimo intervento delle Istituzioni Finanziarie Internazionali (IFI), in specie del FMI, nella vita economica del Paese. Ciò che emerge persino ad uno sguardo non molto attento, è che non solo ancora una volta abbiamo rifiutato di ascoltare ed imparare dalla storia, ma tentiamo anche di elaborarne un’immagine più attenuata tramite l’uso dell’arma politica più vecchia al mondo, la retorica. Continua a leggere

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Con la vela latina nel mare di Sicilia. Appunti dall’Atlante Linguistico Mediterraneo (ALM)

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Fig. 1 Sardara

di Giovanni Ruffino

Nel capitolo su “Barche e attrezzi da pesca” che Giuseppe Pitrè – il più grande studioso della vita tradizionale in Sicilia – dedicò alle attività marinare, la vela latina è menzionata una sola volta, precisamente quando si parla della tartana «barca da carico e pescareccia ad un solo albero a calcare e ad una vela latina»[1]. In verità la situazione era diversa, come risulta anche da ricostruzioni accurate di barche a vela, compiute in questi ultimi tempi e di cui mostrerò qualche esempio. Continua a leggere

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I Cuntasanti. Novenatori a Messina tra XIX e XX secolo

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Sonatori orbi novenatori con garzone

di Mario Sarica [*]

Prima di posare lo sguardo sui “cuntasanti”, ovvero i “nuviniddari” o “sonaturi orbi” di area messinese, per fare poi conoscenza di Vito e Felice Pagano, ultime eredi di una pratica devozionale popolare plurisecolare, è necessario, per una più completa e interrelata comprensione del tema dato, osservare il più ampio orizzonte urbano di forme di religiosità popolare, entro il quale si replicavano queste singolari narrazioni di figure del Sacro, consegnate al canto e ai suoni strumentali. Lo faremo lungo un percorso storico, attingendo alle fonti e cronache d’epoca, che dalla fine dell’Ottocento, interpolando anche la ricerca sul campo, giunge fino agli anni del Terzo Millennio. Continua a leggere

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We have a shared dream. Il giardino botanico in America, fra trasmigrazioni e radicamenti

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Fioriture a New York (ph. F. Schiavo)

di Flavia Schiavo

Quando, tra il 1845 e il 1849, a causa della “Great Famine, la carestia di patate che colpì l’Irlanda, numerose persone perirono e una consistente porzione di Irish salpò verso l’America, pochi, forse nessuno, sapevano che la terra che li avrebbe accolti era quella da cui la principale fonte di sostentamento alimentare, la patata appunto, aveva avuto origine, raggiungendo l’Europa solo dopo la scoperta dell’America, del Sud, in questo caso, essendo la patata originaria delle Ande. Continua a leggere

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L’altrove, il mondo e la geografia al tempo degli iperoggetti

copertinadi Giuseppe Sorce

Terra, oggetti, iperoggetti, non-umani. Morton ci dice che se vogliamo ragionare in senso realmente ecologico dobbiamo sbarazzarci del mondo. Che anzi il mondo lo abbiamo già perso. Il ragionamento che propone è molto convincente. A fare una brutta fine, oltre al mondo, secondo Morton, c’è l’altrove.

Il mondo come immagine del mondo, elaborata dalla modernità e perpetrata nella contemporaneità, sono estetizzazioni che hanno la colpa di scatenare comportamenti e pensieri che deviano verso una falsa-entità-mondo [1] destinate a bloccare in realtà tutte le azioni ecologicamente possibili e sensate. Continua a leggere

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La democrazia non è fatta di friends ma di amici

copertinadi Orietta Sorgi

In che modo può definirsi al giorno d’oggi l’amicizia, un sentimento o valore che a prima intesa sembra sottrarsi a qualsiasi criterio di formalizzazione? E quali motivazioni stanno alla base dell’insorgere di un legame non sempre dettato dall’affinità dei caratteri, ma spesso, al contrario, da una loro diversità complementare? In quale rapporto sta l’amicizia con l’amore, con le passioni, e quindi anche con l’odio, l’inimicizia, la vendetta? È possibile e in che misura, un’amicizia autentica, disinteressata? Un’amicizia è per sempre o ha un carattere transitorio?

Su queste problematiche si sono a lungo interrogati i grandi pensatori del mondo antico, a partire dai dialoghi e dalle dissertazioni epistolari di Socrate e Platone e soprattutto di Aristotele che è stato fra i primi, come è noto, a dare una definizione circoscritta dell’argomento. Continua a leggere

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La pittura narrativa ed epico-cavalleresca in Sicilia: Nerina Chiarenza e dintorni

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Nerina Chiarenza al lavoro (ph. Todesco)

di Sergio Todesco [*]

La figura del narratore girovago è presente in ogni in ogni tempo e sotto ogni latitudine; le sue origini mitologiche stanno probabilmente a significare – gli studi di Anita Seppilli ce lo indicano – il suo ruolo nella nascita della parola e della poesia.

Il cantastorie come noi lo conosciamo è un cantore popolare che va girando nei paesi e, accompagnato dalla chitarra, canta e narra storie reali o leggendarie, lontane nel tempo o contemporanee avvalendosi del supporto visivo di un cartellone che sintetizza gli episodi della storia in riquadri (gli scacchi). Continua a leggere

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La figura del clandestino nella letteratura delle migrazioni in Italia

copertina2di Vittorio Valentino

Per iniziare la nostra analisi non esaustiva, in cui proporremo alcune rappresentazioni letterarie della figura del migrante clandestino, ci sembra utile, prima di concentrarci sulla situazione italiana, partire dal periodo di maggiore turbolenza del contesto mediterraneo, il dopoguerra. In effetti, la decolonizzazione e poi globalizzazione hanno cambiato i legami tra gli Stati, e lo spazio mediterraneo è in preda a nuovi equilibri: tra i nuovi Stati postcoloniali e le ex potenze comincia allora un lento esodo che si scontrerà, a partire dagli anni Ottanta e Novanta, con una politica europea di chiusura. Un protezionismo che si svilupperà intorno a questioni come sicurezza e immigrazione, strategie politiche che, per alcune fazioni che oggi usa chiamare sovraniste, nel corso degli anni, favoriranno nell’immaginario collettivo la sostituzione della figura dell’immigrato con quella tout court del clandestino. Aiutati da un mercato del lavoro saturo e da situazioni di disagio economico, queste idee politiche si confermeranno con forza in diversi Stati europei. Continua a leggere

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I giovani e il voto in Tunisia

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Elezioni in Tunisia ottobre 2019

di Emanuele Venezia

Sono appena terminate le tornate elettorali in Tunisia (elezioni legislative e presidenziali) che, pur confermando alcuni “trend strutturali” del Paese non hanno risparmiato veri e propri colpi di scena e anomalie uniche al mondo a partire dal fatto che il secondo candidato favorito per le presidenziali, il magnate delle telecomunicazioni Nabil Karoui, ha condotto la quasi totalità della campagna elettorale in carcere, accusato di corruzione e riciclaggio di denaro sporco, dal quale è uscito solo pochi giorni prima il secondo turno per poter partecipare al dibattito televisivo con il suo avversario. Continua a leggere

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Tempo di grandi scelte

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Piazza San pietro, Roma, Monumento ai migranti, di Timothy Schmalz

di Marcello Vigli

«Il 6 ottobre si è aperta a Roma l’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Pan-Amazzonica, annunciata da Papa Francesco nell’ottobre 2017. Il Sinodo e l’Amazzonia sono al centro di un intenso dibattito dentro e fuori la Chiesa Cattolica. La difesa dei diritti umani degli indigeni, la denuncia del colonialismo e del neocolonialismo. Lo sfruttamento brutale di popoli, foreste e risorse. La violenza omicida esercitata contro missionari e volontari di associazioni per i diritti umani e la difesa dell’ambiente. Le relazioni tra la spiritualità indigena e il Vangelo. Questi alcuni dei temi che saranno al centro della discussione sinodale». Continua a leggere

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Narrazioni ed educazione nell’Israele arabo

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da Hand in Hand, Educational Resource Center

di Hamza Younis

«I do not agree that the dog in a manger has the final right to the manger even though he may have lain there for a very long time. I do not admit that right. I do not admit for instance, that a great wrong has been done to the Red Indians of America or the black people of Australia. I do not admit that a wrong has been done to these people by the fact that a stronger race, a higher-grade race, a more worldly wise race to put it that way, has come in and taken their place». Continua a leggere

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Umanità dei paesaggi e ospitalità come dono

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Perdasdefogo, Sardegna, 2019 (ph. P. Clemente)

di Pietro Clemente

Il silenzio e il paesaggio

Nella sua riflessione di artista poliedrica, sarda e mondiale, Maria Lai aveva segnalato l’importanza del paesaggio. Il «paesaggio che precede le vite umane», dal quale ogni storia comincia, che si converte nella immaginazione che pure parte da esso. Diceva dei sardi: «noi che abbiamo il privilegio di vivere vicino alla preistoria», o anche «noi che viviamo il silenzio come coerente alla dimensione del nostro paesaggio» (non sono vere citazioni, sono evocazioni di discorsi sentiti). Da artista segnalava i tratti della comunicazione estetica, il loro fondarsi nello spazio storico, costruito a sua volta sulla morfologia del territorio e dei suoi tempi lunghi. Continua a leggere

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Il paesaggio come bene comunitario. A proposito del progetto “Idrusa”

copertinalibroidrusadi Salvatore Colazzo e Ada Manfreda [*]

1.  Cosa è “Idrusa”

Idrusa è il nome di un progetto di ricerca, finanziato dal CUIS, il Consorzio universitario che alcuni comuni salentini e la Provincia di Lecce costituirono negli anni Cinquanta del secolo scorso per sostenere l’azione politica a favore dell’istituzione dell’Università del Salento. Una volta raggiunto il proprio scopo il Consorzio non si sciolse, ma riconvertì la sua azione, volgendola al sostegno di progetti di ricerca funzionali alla migliore conoscenza del territorio e al suo sviluppo.

Il progetto da noi proposto si è da poco formalmente concluso, anche se come gruppo di lavoro stiamo continuando ad approfondire nodi teorici e questioni metodologiche emerse nel corso della nostra attività di ricerca. Dei risultati finora raggiunti abbiamo dato contezza in un volume, che abbiamo voluto intitolare Formare lo sguardo [1]. Continua a leggere

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Il patrimonio territoriale come mezzo di produzione sociale della felicità pubblica

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Valle Uzzone, I terrazzi dell’abbandono (ph. Magnaghi)

di Alberto Magnaghi

Sulla collina di Montuslin (Monte Uccellino)[1], fra i campi incolti e il bosco, ci era apparso un rudere: mucchi di pietre e ciape del tetto, con un nudo camino ancora in piedi. Il profilo del camino nel cielo e il pezzo di tetto e travi sconnessi si stagliano nei crinali della valle e sul disegno dei campi della collina di fronte. Si sente, si intravvede l’archetipo del cascinotto, il dialogo della sua forma rattrappita a mezz’aria con i colori, gli odori e le forme antiche della collina. È lì dove il pensiero si fa terrigno di odori, sapori, voci, canti, architetture, che un’idea di patrimonio si fa corpo dell’innovazione: materiali e tecnologie tradizionali e innovative appropriati al luogo, dialoganti con la terra, le rocce, la flora, i saperi e i paesaggi della memoria. Continua a leggere

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Pellegrini dei piccoli paesi

corbara

Corbara (ph. C. Seddaiu)

di Corradino Seddaiu

Con l’ingresso nella Rete dei piccoli paesi anche le occasioni di viaggio si sono trasformate, sia nelle destinazioni sia nelle motivazioni. Pur non amando particolarmente le grandi metropoli spesso mi son ritrovato in balia di queste per godere della presenza di musei e monumenti unici. Da qualche anno spinto, insieme a mia moglie, dalla passione per la ricerca di luoghi simili ma allo stesso tempo diversi da quelli che quotidianamente viviamo abbiamo intrapreso la strada del viaggio-ricerca in qualità di “pellegrini dei piccoli paesi”. Continua a leggere

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Di che cosa parliamo quando parliamo di innovazione

copertinadi Antonino Cusumano

Nel grappolo di parole sopravvissute al presunto collasso delle ideologie e delle grandi narrazioni c’è senz’altro il vocabolo “innovazione” che nel tempo ha cumulato plurimi significati e prodotto innumeri illusioni. Totem e tabù, luogo di miti salvifici, di romantiche utopie ma anche di orizzonti più o meno luminosi, l’innovazione è crocevia concettuale e progettuale di altre parole e di altre idee. Muove geneticamente dal processo di invenzione tecnologica e s’intreccia con le complesse dinamiche economiche e sociali. Ha a che fare con «l’atto creativo attraverso cui un’idea assume la forma di un oggetto reale», come afferma il direttore del Musée des Conflueces di Lione, Bruno Jacomy, citato da Marc Augè (2012: 80). Dal paradigma dell’invenzione a quello della creatività il nesso sposta l’accento in tutta evidenza dal piano economico a quello culturale. E oggi come non mai, nel tempo della cosiddetta “economia della conoscenza” e nel lessico del dibattito culturale più avvertito, l’innovazione sembra essere tema centrale e eminentemente attuale. Continua a leggere

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