SOMMARIO N. 52

Il mercato di Bozoum, Repubblica Centrafricana, marzo 2018 (ph. Jacopo Lentini)

Il mercato di Bozoum, Repubblica Centrafricana, marzo 2018 (ph. Jacopo Lentini)

EDITORIALE; Maurizio Ambrosini, Vent’anni dopo l’11 settembre. Il nesso tra sicurezza, terrorismo e immigrazione. Per una nuova politica; Giuseppe Appella, Achille Perilli esploratore dell’universo; Giuseppe Bea, Alessia Montuori, Franco Pittau, Michele Schiavone, Gli italiani in Svizzera: prima precari, poi inseriti; Kais Ben Salah*, I rinnegati e la leggenda rosa dell’Inquisizione romana; Alessandro Bonardi, Le Stanze del Silenzio e dei Culti: lo stato dell’arte in Italia; Augusto Cavadi, La domenica ieri, oggi e (forse) domani; Antonino Cusumano, Il “Cuore” di De Amicis continua a battere; Continua a leggere

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EDITORIALE

Mazara del Vallo, il porto (ph. Giuseppe Sorce)

Mazara del Vallo, il portocanale (ph. Giuseppe Sorce)

A cosa serve una rivista culturale se non a promuovere riflessioni, dibattiti, confronti su temi e questioni dell’attualità, ad avanzare proposte e sollecitare soluzioni, a privilegiare il dialogo tra idee, visioni e posizioni diverse? E a che serve il dialogo – inteso come metodo e come fine, stile etico e habitus civico, metafora cognitiva e paradigma antropologico – se non a mettere insieme voci e sensibilità dissonanti, mondi lontani e opposte ragioni, a praticare l’esercizio del dubbio, dell’interrogazione, della ricerca? Continua a leggere

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Vent’anni dopo l’11 settembre. Il nesso tra sicurezza, terrorismo e immigrazione. Per una nuova politica

Lampedusa (ph. Salvatore Cavallo)

Lampedusa (ph. Salvatore Cavallo)

di Maurizio Ambrosini

Il ventennale degli attacchi dell’11 settembre, insieme all’apertura del processo ai responsabili degli attentati di Parigi nel novembre del 2015 hanno riacceso il dibattito su uno dei nodi più controversi della politica contemporanea: il nesso tra immigrazione, terrorismo e sicurezza interna. Continua a leggere

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Achille Perilli esploratore dell’universo

Achille Perili

Achille Perilli

di Giuseppe Appella [*]

Arithmétique/ algèbre/ géométrie/ trinité grandiose! triangle lumineux! (Lautréamont)

danzate, danzate, macchine irreali,/ come su fili di lame, su picchi e crinali,/ danzate, vi dico, danzate, perché vi sia gioia (Angelo Maria Ripellino)

A Scaletta, la campagna che circonda Orvieto Scalo e che si raggiunge percorrendo una strada bianca, tra due ali di querce e di castagni, accensioni improvvise di acacia, l’argento degli ulivi e il rosso bruciante delle vigne, dagli inizi degli anni Ottanta vive Achille Perilli. Dallo studio romano a Borghetto Flaminio e a via Margutta, dopo gli anni d’infanzia a Monte Sacro e l’adolescenza e la prima giovinezza a Piazza Dalmazia, in simbiosi con la vita di quartiere, eccolo porre alle sue spalle l’imponente piattaforma tufacea, la grande rupe su cui si staglia la città umbra. Continua a leggere

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Gli italiani in Svizzera: prima precari, poi inseriti

Emigrati italiani in partenza per la Svizzera, anni 60

Emigrati italiani in partenza per la Svizzera, anni 60

di Giuseppe Bea, Alessia Montuori, Franco Pittau, Michele Schiavone

Introduzione al “caso svizzero”: grandi numeri e altrettanti problemi

Nel quadro complessivo dell’emigrazione italiana la Svizzera si presenta, innanzitutto, come un caso esemplare per il numero di espatriati che vi si sono recati. Anche gli studiosi, pienamente consapevoli di non dover assolutizzare la dimensione quantitativa a scapito dei molteplici aspetti implicati nel fenomeno della mobilità, non esitano a riconoscere questa specificità. Continua a leggere

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I rinnegati e la leggenda rosa dell’Inquisizione romana

sacro-arsenale-overo-prattica-dell-officio-della-santa-e555c534-ee9e-4b3a-ba85-fce5d3c6b682di Kais Ben Salah

Il fenomeno dell’apostasia in età moderna coinvolse un notevole numero d’italiani, che tra il XVI e il XVIII secolo raggiunse qualche migliaia di persone. Come abbiamo scritto in un precedente lavoro [1], queste persone venivano inserite nella società musulmana con piena parità con gli altri musulmani e, a volte, potevano perfino superarli nel conseguire ricchezze e occupare posti di rilievo nel governo. Molti di loro però, o per nostalgia o per altre ragioni, cercarono di ritornare in Italia, abiurando una seconda volta la fede professata. Si parlerà in questo lavoro del destino riservato a queste persone, quello del ritorno in Italia e quindi, della loro riconciliazione con la Chiesa. Continua a leggere

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Le Stanze del Silenzio e dei Culti: lo stato dell’arte in Italia

new_logo_sds-1di Alessandro Bonardi

In due precedenti articoli apparsi su questa rivista (n. 23, gennaio 2017; n. 29, gennaio 2018) la brillante ricercatrice Sara Raimondi, nostra socia, aveva presentato, con taglio antropologico, la Stanza del Silenzio e dei Culti ed il Gruppo Nazionale di Lavoro per le Stanze del Silenzio e dei Culti [1]; in questo articolo si vuole dare un cenno ulteriore riguardo ad alcuni modelli operativi seguiti e fornire una cronaca dell’attività del Gruppo in questi ultimi anni. Continua a leggere

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La domenica ieri, oggi e (forse) domani

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di Augusto Cavadi

Siamo in tempo di secolarizzazione, di de-sacralizzazione, di laicizzazione o siamo già trapassati in una fase di post-secolarizzazione, di ri-sacralizzazione, di forme nuove di religiosità (più o meno autentica, più o meno idolatrica)?  In mancanza di idee precise, lascio in sospeso la domanda. Ciò che mi sembra, comunque, indubbio è che in tutto l’Occidente il cristianesimo istituzionale (sia cattolico che protestante) agonizza in una crisi irreversibile. Sulla diagnosi concordano osservatori preoccupati, anzi amareggiati, e osservatori emotivamente distaccati, quando non compiaciuti. Continua a leggere

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Il “Cuore” di De Amicis continua a battere

coverdi Antonino Cusumano

Ho sillabato l’iniziazione alla lettura cimentandomi sulle pagine del libro Cuore. Era un’edizione Garzanti del 1957, con copertina rigida in tela color carta da zucchero, titolo in rosso, come lo schizzo impresso in oro di un ragazzo in corsa. Nell’antiporta era stampata la firma autografa del figlio dello scrittore, Ugo, ad attestare che si trattava di un testo originale e non di una copia contraffatta. All’interno erano poche ed elementari illustrazioni in bianco e nero.

Credo avessi otto o nove anni e forse era un regalo per la Prima comunione. Non era il mio primo incontro con la scrittura ma era la mia prima esperienza di lettura di un libro, non di un brano o di una fiaba ma di una storia compiuta, di un’opera letteraria, e per giunta di un classico dell’infanzia. Continua a leggere

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Dalle donne, non in nome delle donne

Trapani, Chiostro di San Domenico

Trapani, Chiostro di San Domenico

di Mariza D’Anna

Dover ragionare in termini di identità femminile potrebbe apparire anacronistico e datato in un mondo convinto di volare verso altri orizzonti. Oggi le battaglie femministe e il pensiero di intellettuali antesignani di quelle battaglie – mi riferisco per esempio a Simone De Beauvoir nel suo Il secondo sesso ma non solo – hanno matrici diverse e lontane e insistere e farsi largo in quella strada in una società, ahimè, governata per lo più ancora dagli uomini, non darebbe frutti. Continua a leggere

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La didattica di Pasolini nel globalismo dei margini

pasolinidi Valeria Dell’Orzo

Quando si parla di società si fa riferimento, com’è chiaro, a un insieme morbido e mobile di bolle che fluttuano entro uno stesso spazio comunitario; tra queste bolle è possibile riconoscere ritagli urbani e suburbani, sfilacciature di un centro che si mantiene saldo nell’affermazione auto-riferita del proprio valore.

Il mondo dell’istruzione permea, ed è permeato in un continuo scambio dagli spaccati socioculturali della realtà con i quali entra in contatto, ai quali si rivolge e sulla base dei quali si modella, nei casi più fortunati, adattando vicendevolmente l’offerta e la richiesta formativa. Continua a leggere

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Uno studio di antropologia urbana: laboratorio della complessità postmoderna

Marina di Stabia e i capannoni industriali ancora presenti lungo la linea di costa

Marina di Stabia e i capannoni industriali ancora presenti lungo la linea di costa

di Annalisa Di Nuzzo  

Considerazioni preliminari

Da diversi decenni, l’antropologia delle società complesse ha assunto tra i suoi interessi specifici lo studio e l’osservazione delle dinamiche nonché dei continui mutamenti che avvengono e che sono avvenuti in specifiche aree occupate da insediamenti industriali. L’interesse per queste dinamiche rientra in un più ampio filone di studi che fa capo alla cosiddetta “antropologia urbana” e che si caratterizza per il fatto di studiare fenomeni connessi a forme di organizzazione dello spazio tipiche della città. Continua a leggere

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Il Sinodo dei popoli. Per una Chiesa fuori di sé?

 

Apertura del Concilio Vaticano II, 11 ottobre 1962

Apertura del Concilio Vaticano II, 11 ottobre 1962

di Leo Di Simone

Quella del 10 ottobre 2021 sarà sicuramente una data storica nel registro della Chiesa cattolica, una data che ne richiama un’altra, di 59 anni prima, l’apertura del Concilio Ecumenico Vaticano II, l’11 ottobre 1962. A prima vista sembra ci sia una disparità d’importanza tra i due eventi a partire dall’enorme ed inedita risonanza mediatica che il Concilio provocò a livello mondiale. Il mondo non aveva mai assistito ad uno spettacolo del genere che i primitivi schermi televisivi portarono in tutte le case del mondo. Continua a leggere

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‘Al di là’ del Mediterraneo: voci e suoni della harga maghrebina

 

Psyco-M rivolge i propri versi al mare. Fermoimmagine dal video clip ufficiale di Espoir Perdu 2 (2019) di Psyco-M ft. Narco

Psyco-M rivolge i propri versi al mare. Fermoimmagine dal video clip ufficiale di Espoir Perdu 2 (2019) di Psyco-M ft. Narco

di Clelia Farina

Il presente contributo è il frutto della mia partecipazione al laboratorio CCiM / CanzoniCorpi in Movimento, promosso dalla Scuola di Lingua italiana per Stranieri-ItaStra dell’Università degli Studi di Palermo. Il laboratorio, parte del progetto FAMI “L’italiano per comunicare, lavorare, partecipare”, ha coinvolto giovani e adulti, studenti e lavoratori residenti a Palermo, con un passato migratorio non documentato. Continua a leggere

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L’antropologia italiana: un percorso storiografico tra monumenti e documenti

copertina_alliegro_bozza12-1di Mariano Fresta

Negli ultimi anni abbiamo assistito ad un’operazione quanto mai utile e necessaria, quella di ricostruire e scrivere la storia generale delle discipline che in Italia sono chiamate demo-etnoantropologiche. Come si sa, questa definizione è di conio abbastanza recente (1975), perché negli anni precedenti esse erano indicate in vari modi, spesso approssimativi e non senza ambiguità ed equivoci.

Alla fine dell’Ottocento in Italia l’antropologia era quella fisica, intesa come una scienza capace di definire un popolo, la sua razza, le sue caratteristiche fisiche ed anche quelle intellettuali. Era l’epoca in cui gli antropologi andavano negli ossari dei cimiteri a misurare la volumetria dei crani e la lunghezza delle tibie. Continua a leggere

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Elogio della pausa caffè e tensioni verso il futuro: note a margine del convegno SIAC2021

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di Marco Gardini

È ampiamente noto come, durante i convegni, molti degli scambi accademicamente più importanti (e più piacevoli) avvengano durante le pause caffè e le cene improvvisate che chiudono le varie giornate. Da questo punto di vista, il terzo convegno della Società Italiana di Antropologia Culturale (SIAC), tenutosi all’Università di Roma la Sapienza dal 22 al 25 settembre 2021 e dal titolo Antropologie del futuro, futuro dell’antropologia, non è stato un’eccezione. Continua a leggere

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Il Vesuvio, tra quiescenza vulcanica ed eruzione mediatica. Il contributo dell’antropologia

Vesuvio (ph. Luigi Scarpato)

Vesuvio (ph. Luigi Scarpato)

di Giovanni Gugg [*]

Introduzione. Parlare di più del Vesuvio

L’argomento di questo contributo riguarda la comunicazione del rischio e di come l’antropologia può contribuirvi, tenendo presente alcune specificità, come la differenza tra il tempo dell’emergenza e quello del discorso antropologico, oppure considerando lo stato dell’informazione contemporanea e la pervasività della tecnologia che abbiamo a disposizione. Continua a leggere

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Gli spettacoli della rivoluzione russa: il teatro urbano di massa da Kerzencev a Ejzenstejn

coverdi Giovanni Isgrò

Bisogna riconoscere l’importanza del ruolo avuto dalla Russia sovietica nella storia primonovecentesca del teatro urbano di massa, in particolare in riferimento agli spettacoli commemorativi della Rivoluzione del 1917. Dopo che la ricerca tecnico-artistica avviata all’inizio del Novecento si è già con­sumata alle soglie del primo conflitto mondiale, aspettative e curiosità attraversano buona parte di coloro che sono impegnati nella fondazione di un nuovo teatro e di una nuova società, e che, anche al di là degli orientamenti politici, si volgono a ciò che accade nella stagione della Rivoluzione come a verificare possibilità di concrete trasformazioni. Continua a leggere

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La pesca del tonno e la cultura d’impresa nelle tonnare di Capo Granitola e di Sciacca

coverdi Rosario Lentini

La recente pubblicazione del libro di Gianluca Serra ‒ Le tonnare di Capo Granitola e Sciacca. Il ritorno della memoria (Melqart Communication, Sciacca 2021) ‒ suscita una considerazione di ordine generale immediata riguardo alla crescita di attenzione e di studi specifici sulle tonnare siciliane, da almeno tre decenni a questa parte, che denota un consolidamento della recente storiografia mirante a demolire lo stereotipo di una Sicilia che per secoli avrebbe fondato la sua economia quasi esclusivamente sul grano; dominata dal latifondo, arretrata e refrattaria al progresso, prigioniera di un feudalesimo a tempo indeterminato. Continua a leggere

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Il prezioso aiuto di Mr. George Gery Milner-Gibson Cullum

Frontespizio, 1898

Frontespizio, 1898

di Laura Leto

Quando ho intrapreso la mia ricerca sull’attuale Cimitero degli Inglesi all’Acquasanta – originario Lazzaretto di Palermo – la mancanza di fonti legate soprattutto agli individui ivi inumati mi ha scoraggiata non poco. Si aggiungeva lo stato di desolazione del sito che dell’originaria selva di monumenti, così fitta da non poterci camminare in mezzo [1], ha conservato molto poco. Le risposte pian piano sono emerse, ma un prezioso aiuto è arrivato dallo storico Joseph Jackson Howard (1827-1902) e dalla sua Miscellanea genealogica et heraldica [2]. L’opera è una collana che si poneva il fine di raccogliere tutta una serie di testimonianze di studiosi di genealogia e appassionati, i quali stilavano alberi genealogici corredati da autografi ed emblemi araldici delle famiglie britanniche, trascrivevano alcuni registri parrocchiali, note riportate su bibbie familiari e – nei casi più fortunati – epigrafi dei cimiteri, con l’intento di censire le famiglie britanniche e salvare nomi e casate dall’inevitabile oblio. Le pubblicazioni delle serie, prima mensili e poi trimestrali, si autofinanziavano grazie ad una fitta rete di abbonati e sostenitori. Tutto ciò veniva ribadito nella prefazione di alcuni volumi curati da Howard: Continua a leggere

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La festa dei morti/la festa dei vivi

Foto d'epoca, primi sec. XIX

Foto d’epoca, primi sec. XX

di Luigi Lombardo

Definire la festa è impresa alquanto ardua, nonostante la vastissima letteratura che se ne occupa. Che sia legata, presso tutte le culture, alla percezione del tempo, è cosa scontata, se è vero che il tempo è avvertito ora come flusso dinamico nel suo percorso rettilineo ininterrotto, ora forma di organizzazione e di articolazione che gli uomini hanno elaborato allo scopo di domesticare l’universo in cui vivono. L’antropologia ha elaborato i concetti di tempo rettilineo e tempo circolare per poter marcare l’evento che segna il momento clou del tempo “strutturato”: la festa.

Le feste sono la forma più eclatante scelta per rispondere alla ele­mentare e primordiale esigenza di comunità tradizionali, anche moderne, di “dominio del tempo”. Continua a leggere

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Il culto di Iside nella “sacra” Marettimo

Il sito ‘u Scrittu sul versante nord-ovest di Marettimo

Il sito ‘u Scrittu sul versante nord-ovest di Marettimo

di Emilio Milana

Non c’è rupe, pizzo o canalone nella montagnosa Marettimo, isola delle Egadi, che non abbia un nome che l’identifichi. Nemmeno le tane dei conigli sono sfuggite all’attenzione dell’antico isolano, frequentatore assiduo di una “campagna” prodiga di selvaggina, di legna e di sorgenti d’acqua. ‘A Craparizza, ‘a Chiana Ruta, ‘a Tana di Don Petru: un intreccio di nomi apparentemente confuso e casuale nella toponomastica locale, ma ben organizzato e impresso nella memoria dei marettimari, specialmente di quelli che, andando per mare, necessitavano di un buon sistema di “punti cospicui” per eseguire gli allineamenti che li riportassero sulle pescose marine. Continua a leggere

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Le donne nei media italiani. Dalla banalizzazione della violenza alla manipolazione

1di Francesca Morando       

Non c’è mai tara per un uomo (proverbio cabilo)

L’oggettivizzazione sessualizzante e la svalutazione della violenza contro le donne non sono temi nuovi nei mass media italiani (e in altre parti del mondo). Cosa mi spinge invece a volere scrivere questo articolo sta nell’avere ravvisato alcuni escamotage informativi utilizzati da parte dei mezzi di comunicazione di massa italiani nei confronti di questa categoria, forse in particolar modo adoperati durante i periodi di “crisi”, come vedremo dopo. Continua a leggere

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Tra pandemia e “climate change”, educare all’umano

Exodus (ph. Salgado)

Rwanda (ph. Salgado)

di Alessandra Morelli e Fabio Sebastiani

Si può insegnare l’arte dell’umano? O meglio, in un periodo così oscurantista e conservativo, nonostante il grande predominio della scienza, che valore ha tornare prepotentemente all’umano? Perché è così importante?

Per rispondere a queste domande cercheremo di rimettere al centro dell’attenzione l’esperienza di chi, da operatore umanitario, ha passato gli ultimi decenni “sotto la crosta terrestre”, ovvero in quel mondo caratterizzato dalla mancanza del necessario, dalla rapina e dall’espropriazione e quindi dalle guerre, per lo più senza soluzione di continuità. Continua a leggere

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Il Crocifisso coronato del Museo Pepoli di Trapani

Crocifisso coronato, Museo Pepoli, Trapani (ph. M. Milano)

Crocifisso coronato, Museo Pepoli, Trapani (ph. M. Milano)

di Lina Novara [*]

Nel Museo regionale di Trapani “Agostino Pepoli” è conservato un «Crocifisso con corona a punte del secolo XI-XII, mancante delle mani» – come viene indicato nell’Inventario del Museo al n. 4501 – che per anni è stato custodito nei depositi e recentemente esposto alla fruizione dei visitatori. Si tratta di un piccolo manufatto – misura cm. 14 di altezza massima ed ha una apertura delle braccia di cm. 7,5 – realizzato in bronzo, secondo fusione a stampo e a cera persa. 

Di esso non si hanno dati storici e documentari ma è comunque riconoscibile come uno dei rari esempi di piccolo Cristo coronato medievale ed è classificabile come manufatto romanico del XII secolo. Con certezza si sa soltanto che proviene dalla Collezione Hernandez e si può ipotizzare che ne facesse parte per acquisto dal mercato antiquario [1]. Continua a leggere

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Tokyo charter. Reconnecting with your culture. Education, culture, heritage, and children

 

Tokyo Charter 2021

Tokyo Charter 2021

di  Olimpia Niglio, D. Paul Schafer

Questa Carta sull’educazione al patrimonio culturale locale è stata messa a punto dopo intense discussioni e consultazioni con molte persone, organizzazioni e Paesi di tutto il mondo tra il 2020 e il 2021. Ha lo scopo di unire il lavoro e gli sforzi di studenti, insegnanti, famiglie e autorità accademiche in questo settore, così come di molte Istituzioni comunitarie come scuole elementari e secondarie, collegi comunitari, università, musei, associazioni e centri di ricerca.

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Consolo cartografo

copertina-la-rappresentazione-degli-spazidi Antonio Pane

Di Ada Bellanova, laureata in lettere classiche e insegnante di liceo, conoscevo la prima tesi di dottorato (sulla presenza dei classici greci e latini nell’opera di Borges) e avevo letto con interesse i racconti L’invasione degli omini in frac (e altre piccole nostalgie) (Siena, Pascal, 2010), Le mal du pays (vincitore del Concorso Scrivere Altrove – Associazione MaiTardi Nuto Revelli) e il romanzo Papamusc’ (Arcidosso, Effigi, 2016); mi trovo ora a sfogliarne la ponderosa monografia Un eccezionale baedeker: la rappresentazione degli spazi nell’opera di Vincenzo Consolo (rielaborazione della seconda tesi di dottorato discussa presso l’Université di Lausanne), accolta nella collana «Punti di vista. Testi e studi di letteratura italiana contemporanea» di Mimesis (2021), prova in cui la vocazione narrativa si sposa felicemente con l’attitudine allo studio assiduo e ponderato. Continua a leggere

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Da Isnello al Piemonte, l’umanesimo contadino nella microstoria di un partigiano

non-posso-salvarmi-da-solo_-jacondi Antonio Pioletti

Nel 2013 Enrico Pagano in un articolo pubblicato in «l’impegno», rivista dell’“Istituto per la storia della Resistenza e della società contemporanea”, auspicava che si ricostruissero le storie dei tanti partigiani venuti dal Sud Italia che diedero il loro contributo, anche a costo della vita, alla Resistenza contro il nazifascismo. Auspicio che prendeva le mosse dall’esigenza, storiografica e civile, di dimostrare quanto anche il Sud sia stato coinvolto, anche al proprio interno, nella lotta di resistenza.

Antonio Ortoleva, giornalista e saggista, che ha lavorato a Milano e a Palermo per trent’anni presso il «Giornale di Sicilia», docente a contratto di Giornalismo presso l’Università di Palermo, aperto anche a interessi per il mondo orientale – suo con lo stesso editore C’era una volta l’India e c’è ancora (2015) –-, ha dato risposta a siffatto auspicio. Continua a leggere

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L’abuso delle parole. Un esempio emblematico di manipolazione disonesta

politica-di-aristotele-1578di Alessandro Prato 

La retorica fin dalle sue origini ha considerato oggetto privilegiato la funzione persuasiva delle parole (Reboul 1991: 22-23) cioè lo studio degli effetti che le parole sono in grado di ottenere sulle nostre vite e ha inserito l’analisi del potere delle parole all’interno di una riflessione più generale sul linguaggio e sul ruolo che esso svolge non solo sulla costruzione dei legami sociali, ma anche sulla loro tenuta. Si sono sviluppate così diverse teorie che hanno descritto i meccanismi e le forme della persuasione, sia a livello cognitivo – dato che le parole condizionano le nostre aspettative e convinzioni   sia a livello pragmatico – poiché esse influenzano i nostri comportamenti (Meyer 2004: 115-24). Continua a leggere

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L’evoluzione delle costruzioni navali napoletane in epoca borbonica (1734-1861)

 

Sciabecco napoletano, incisione del 1790 (http://identitapartenopea.blogspot.com/2014/02/la-flotta-navale-napoletana.html)

Sciabecco napoletano, incisione del 1790 (http://identitapartenopea.blogspot.com/2014/02/la-flotta-navale-napoletana.html)

di Maria Sirago

L’inizio del Regno indipendente: nuove tipologie costruttive (1734 – 1806)

Quando Carlo di Borbone arrivò a Napoli, nel 1734, la situazione del Mezzogiorno, tornato indipendente dopo più di due secoli di viceregno, cambiò radicalmente. I ministri che attorniavano il giovane Carlo ripresero le idee mercantilistiche introdotte durante il viceregno austriaco (Sirago, 2004: 33ss.). Fu creato un Consiglio di Stato formato da due spagnoli, Josè di Montealegre, marchese di Salas (poi duca), segretario di Stato, e José Manuel de Benavides y Aragón, conte di Santisteban del Puerto, e da alcuni napoletani, tra cui il principe di Francavilla Michele Imperiali e il duca Gaetani di Laurenzano (Ajello, 1976:   480ss). Continua a leggere

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Ripensare la natura, ripensare l’umano

come-pensano-le-foreste-eduardo-kohndi Orietta Sorgi

Un nuovo animismo si aggira fra gli antropologi? Sembrerebbe di sì a giudicare dai più recenti contributi degli ultimi decenni intesi a ridiscutere i princìpi del moderno razionalismo fondato sulla netta separazione fra res cogitans e res extensa. L’idea di una realtà a sé stante rispetto al pensiero umano, ha permeato com’è noto tutta la filosofia idealistica traghettando infine alle scienze umane.

Di fatto anche l’antropologia ha posto come condizione del proprio ambito disciplinare un concetto di cultura inteso come dispositivo stereotipante dell’universo, reso conoscibile solo attraverso quella mediazione simbolica che distingue l’uomo sociale da tutte le altre specie viventi. Continua a leggere

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Lacrime, sangue e altre scritture. Due epifanie

Bambinello di Padre Fabris

Bambinello di Padre Fabris

di Sergio Todesco

Notizia riferitami negli anni ’70 da Alfonso M. Di Nola. Durante una discussione a margine di un convegno (Questione meridionale, religione e classi subalterne, tenutosi a Messina) questo straordinario storico delle religioni, uno dei pochi di spessore europeo che il nostro Paese possa vantare, mi ricordò ciò che Benedetto Croce gli aveva una volta detto, che per comprendere appieno il senso dell’illuminazione di Buddha fosse indispensabile conoscere il prezzo del grano a Benares nel giorno in cui il Gautama aveva vissuto la sua esperienza. Con ciò Croce gli aveva voluto significare che i fatti spirituali non vanno mai avulsi dai contesti socio-economici all’interno dei quali essi hanno avuto luogo. Continua a leggere

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Laboratorio politico Tunisia: tra fughe in avanti e ingerenze esterne

Monumento al partigiano, Nabeul (ph. Emanuele Venezia)

Monumento al partigiano, Nabeul (ph. Emanuele Venezia)

di Emanuele Venezia

Dal 25 luglio al 25 settembre: un cambio di passo

All’indomani dello “scacco matto presidenziale” del 25 luglio (licenziamento del capo del governo e di alcuni ministri, congelamento del parlamento e assunzione di pieni poteri per un mese) accompagnato da un diffuso giubilo popolare, anche gli eterni indecisi della “sinistra” piccolo borghese (intellettuali, riformisti ecc.) avevano finito sostanzialmente col prendere atto del risultato e a sostenerlo implicitamente: il governo più antipopolare e il parlamento più reazionario degli ultimi  dieci anni della storia del Paese erano stati liquidati in poche ore, come chiedevano da mesi le piazze. Anche la proroga di un mese ulteriore di tali misure non aveva fatto granché scandalo. Continua a leggere

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Salvatore Costanza e il Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini di Marsala

Salvatore Costanza al convegno di Marsala del 2016

Salvatore Costanza al convegno di Marsala del 2006

di Cristina Vernizzi

La scomparsa di Salvatore Costanza, al di là della profonda commozione che ha suscitato in tutti noi, ha segnato per il Centro Internazionale di Studi Risorgimentali Garibaldini di Marsala la perdita di una persona unica per il patrimonio di grande umanità e di una cultura straordinaria portata alla Istituzione che lo volle anche membro del Comitato scientifico.

La sua fu una presenza cordiale, generosa, sempre disponibile a venire tra noi durante i venti anni del Centro cui aveva partecipato attivamente con pubblicazioni e suggerimenti preziosi per le tematiche da proporre al pubblico e con i numerosi Convegni. Continua a leggere

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Un sorprendente Sciascia arabo tra letteratura, politica e storia

 

20211019114155_00001di Francesco Virga

Non può esserci luogo più indicato di Mazara del Vallo e di una rivista come Dialoghi Mediterranei per parlare di questo bel libro: «Un arabo che ha letto Montesquieu». Leonardo Sciascia e il Mediterraneo sud-orientale (Olschki editore, 2021). Il suo titolo, come spiega uno dei curatori Giovanni Capecchi, dell’Università per stranieri di Perugia, è tratto da una significativa intervista rilasciata da Leonardo Sciascia nel 1979 su cui torneremo più avanti: «Io amo molto gli arabi, mi sento quasi arabo, ma un arabo che ha letto Montesquieu. Lo consiglierei anche a loro» [1]. Continua a leggere

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La presenza italiana in Marocco tra l’800 e la prima metà del 900

Italiani in Marocco, La famiglia  (Archivio privato Milone)

Italiani in Marocco, La famiglia Moretti, 1918 (Archivio privato Milone)

di  Nabil Zaher

La presenza degli italiani in Marocco a lungo sottovalutata resta un tema poco studiato sino ad oggi. Infatti, ben poco si sa degli italiani emigrati in Marocco. Questo saggio intende offrire una descrizione panoramica della comunità italiana trapiantatasi in Marocco tra l’Ottocento e la prima metà del Novecento. Prove tangibili della presenza italiana in Marocco si trovano, a partire già dalla fine del XIX secolo, nelle grandi opere sia pubbliche che private realizzate dalle imprese italiane insediatesi nel Paese maghrebino, come quelle di trasporto e il servizio di posta fra Mazagan e Marrachese: «Italiane sono […] varie imprese di trasporto, a proposito delle quali fu […] un certo Bianchi, l’iniziatore del primo servizio pubblico marocchino. […] Italiano fu anche il primo regolare servizio di posta tra Mazagan e Marrachese» [1] . Continua a leggere

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La giustizia della legalità, e il caso Lucano

@Barcroft media via Getty Images

@ Getty Images

di Nuccio Zicari

Premessa prima. Chi scrive non è un giurista né un giurato, ma un uomo libero con un grande rispetto della Legge, fondamento essenziale della società civile.

Premessa seconda. Chi scrive crede fortemente che la società degli uomini faccia parte di un sistema più ampio e complesso, il sistema Natura, caratterizzato dall’assenza di leggi create per regolamentarlo, eppure perfettamente organizzato e operante secondo un solo principio, quello della sopravvivenza. Continua a leggere

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In viaggio, senza illusioni, sui confini tra coscienza di luogo e pesantezza del mondo

 

Cirese a Nuoro, 1980

Cirese a Nuoro, ottobre 1990

il centro in periferia

di Pietro Clemente

Cirese 100

Con il ricordo di Paolo Piquereddu dedicato ai transiti di Alberto Cirese per Nuoro, in particolare in occasione delle iniziative prese dall’Istituto Superiore Regionale Etnografico (ISRE), si chiude l’omaggio per il centenario della nascita dell’antropologo che ha fondato una nuova linea di studi in Italia. Molti degli omaggi e dei ricordi sono stati dedicati a come Cirese ha coniugato il tema de Il centro in periferia, tema che ha descritto con frasi come ‘tra cosmo e campanile’ o ‘con i piedi nel borgo e la testa nel mondo’, o ancora ‘con il cuore nel borgo e la mente nel mondo’. Nel ricordo di Paolo Piquereddu, Nuoro è una città che, anche grazie all’impegno dell’ISRE, cercava con la cultura di porre il centro in periferia, riuscendo spesso nella difficile impresa. Continua a leggere

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Cirese all’Istituto Superiore Regionale Etnografico

Presentazione del libro Il Museo Etnografico di Nuori: da sx Lilliu, Solinas, Cirese, Piquereddu, Nuoro 12 dicembre 1987

Presentazione del libro Il Museo Etnografico di Nuoro: da sx Lilliu, Solinas, Cirese, Piquereddu, Nuoro 12 dicembre 1987

il centro in periferia 

di Paolo Piquereddu

Il magistero di Alberto Mario Cirese permea tutta la storia dell’Istituto Superiore Regionale  Etnografico. Individuare pertanto, alcuni avvenimenti e attività che nella necessaria brevità di questo scritto possano darne conto non è stato facile. Fortunatamente, la documentazione fotografica e audiovisiva conservata negli archivi dell’ente, che ho avuto la ventura di dirigere per circa trent’anni, mi ha aiutato a isolare quattro occasioni/presenze di Cirese all’ISRE che mi appaiono particolarmente significative sia per la storia dell’Istituto sia per la mia biografia professionale. Continua a leggere

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Vaccari e pastori tra gli altipiani del Kenya e dell’Aquilente

. Lamin Kamara (a sinistra) e Samba Ceesay (a destra) nei pascoli dell’altopiano dell’Aquilente, Fiamignano, Rieti (ph B. Adriani).

Lamin Kamara (a sinistra) e Samba Ceesay (a destra) nei pascoli dell’altopiano dell’Aquilente, Fiamignano, Rieti (ph B. Adriani).

il centro in periferia

di Settimio Adriani

L’estate da poco tramontata ha regalato un’inattesa novità alle montagne del Cicolano, territorio nel quale i cambiamenti sono tutt’altro che frequenti. Per la prima volta, sull’altopiano dell’Aquilente si sono visti due giovani africani al seguito del bestiame in monticazione. In quell’area, dove tutti conoscono tutti, la nuova presenza non è passata inosservata e la voce si è diffusa rapidamente. Un po’ per curiosità, un po’ per dare loro il benvenuto, in perfetta controtendenza rispetto all’andazzo generale, io e mio fratello Bernardino abbiamo raggiunto quei ragazzi col pretesto di consegnare loro le stampe di alcune foto, scattate qualche giorno prima, dopo aver ottenuto il loro consenso, chiaramente espresso a gesti. Continua a leggere

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Musei, persone, presenza: esperienze in Campidano

Il comune di Sardara fra le alture della Marmilla e il modesto complesso del Monreale (ph. N. Atzori)

Il comune di Sardara fra le alture della Marmilla e il modesto complesso del Monreale (ph. N. Atzori)

il centro in periferia

di Nicolò Atzori

«Diciamo spesso museo per dire cosa morta. Lo diciamo soprattutto nella vita quotidiana, e meno in quella del riflettere sulla vita, e cioè sugli studi, che si alimentano per tanta parte di cose che sembrano morte alla memoria immediata ed alla coscienza distratta, ma che invece agiscono ancora a livelli profondi, se è vero che tutto quello che gli uomini ed il mondo sono stati ci fa essere quello che siamo e progettare più o meno consapevolmente quello che il mondo sarà» (Cirese, 1977: 37). Continua a leggere

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Comunità locali, salute dell’ambiente e salute individuale: il caso Salento

 

Ciardo, paesaggio salentino

Vincenzo Ciardo, paesaggio salentino

il centro in periferia

di Salvatore Colazzo [*]

Nel Salento, prima che arrivasse la pandemia da Covid-19 s’abbatté un grande segno premonitore: la pandemia da Xylella che colpì (e continua a colpire) gli alberi d’ulivo segnalando quanto i tempi fossero guasti. Il fenomeno del disseccamento rapido degli olivi in provincia di Lecce apparve evidente nel 2013. Cominciò nella zona delle campagne prossime a Gallipoli: dapprima qualche albero manifestò segni di sofferenza, le punte delle cime più estreme cominciarono a ingiallirsi, poi quel sentore di morte si diffuse progressivamente per tutta la pianta fino a farla diventare un inerte troncone. Continua a leggere

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La speranza dei paesi: l’organizzazione sociale di comunità per la rinascita dell’Alta Marmilla

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di Maria Lucia Piga e Daniela Pisu [*]

1. Introduzione

In Sardegna si assiste a un rovesciamento delle modalità insediative millenarie: non si abbandonano le coste ma ci si addensa, allontanandosi dalle zone interne che in passato si sono contraddistinte per essere mete appetibili e di rifugio (Bottazzi et al. 2013). Le zone interne si contraddistinguono per essere strategicamente più lontane dai servizi pubblici e la loro stessa denominazione richiama le comunità con la vita semplice dei piccoli paesi (Fadda 2013). Il riferimento è ai territori che pagano il dazio per un problema a due facce, perché allo spopolamento quantitativo si somma quello qualitativo (Bauman 1998), erosione di quelle economie local capaci in passato di sostentare i propri abitanti (Pisu 2018). Continua a leggere

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L’invenzione delle aree interne. Produzioni discorsive, retoriche della località nei margini e forme di auto ed etero rappresentazione

Convegno SIAC 2021, Panel 33

Convegno SIAC 2021, Panel 33

il centro in periferia

di Marina Berardi, Domenico Copertino, Vita Santoro [*]

 Premessa

Da qualche tempo si assiste, nel nostro Paese, alla produzione di discorsi e retoriche intorno alle cosiddette “aree interne”, un processo sollecitato da un lato, dall’attuazione di strategie di sviluppo nazionali e sovranazionali, e determinato, dall’altro, dall’interesse maturato da parte di differenti ambiti disciplinari e dalle progettualità sempre più diffuse, anche endogene, rivolte a territori fragili, marginali e soggetti a contrazione demografica. Continua a leggere

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Storie migranti a Pieve

Premio Pieve Saverio Tutino 2021, la fila per registrarsi davanti al tendone (ph. G. Fiolo)

Premio Pieve Saverio Tutino 2021, la fila per registrarsi davanti al tendone (ph. G. Fiolo)

il centro in periferia

di Alessandro Triulzi

Venerdì 17 settembre ore 14,30. Ha inizio la lunga sezione DIMMI di Storie Migranti al Premio Pieve Saverio Tutino 2021. Il grande tendone bianco che lo ha ospitato durante i due anni della pandemia nella centrale Piazza Pellegrini di Pieve Santo Stefano, comincia ad affollarsi. Fuori, disciplinatamente, viene registrata la presenza di autori, invitati e pubblico partecipante. Firma e green pass.  – L’ho già mostrato. Non importa. – Non si entra senza pass e mascherina. Continua a leggere

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Un diario di viaggio nel mondo inedito delle periferie

cop-erbani-ricominciail centro in periferia

di Silvia Mascheroni

Il titolo è un indicatore importante del senso e dell’intento: la città non finisce in periferia, espressione generica, approssimativa e sfocata, considerata ai margini, che non rappresenta il tessuto articolato e plurimo, dai caratteri compositi, spazi di vita e di relazioni, fervidi di attività. È questo il primo pregio del lavoro minuzioso di indagine riflessiva condotta da Francesco Erbani, nel volume Dove ricomincia la città. L’Italia delle periferie. Reportage dai luoghi in cui si costruisce un Paese diverso (Manni Editori, 2021), grazie alla postura e agli strumenti del cronista, che fornisce dati, numeri, statistiche e percentuali, così da ribaltare stereotipi e pregiudizi. Continua a leggere

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La scuola di Soria: incontri di studio sul ripopolamento di territori

il centro in periferia

Scuola di Soria, Welcoming Spaces

Scuola di Soria, Welcoming Spaces: dentro il castello di Yanguas

di Maria Molinari

Quest’anno dal progetto MATILDE (https://matilde-migration.eu/) ho ricevuto un interessante invito a partecipare alla International PhD School on Migration and Socio-ecological Change. Era una scuola per dottorandi che si sviluppava in due sessioni online e una in presenza: la prima parte era costituita da un’introduzione con discussione aperta (si è svolta in marzo) e la seconda parte era maggiormente dedicata alla peer review dei lavori di ricerca dei partecipanti e ai seminari in presenza. Quest’ultima parte si è svolta a Soria, Spagna, negli ultimi giorni di settembre. Continua a leggere

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Giovanna, un cortile, un telaio e una videocamera

Giovanna e Nenette da Orditi

Giovanna Serri e Nenetta Casu

il centro in periferia

di Felice Tiragallo

Ad Armungia, paese sardo del Gerrei, c’è un cortile particolare, si trova all’interno della casa della famiglia Lussu. Circa trent’anni fa vi ho filmato per alcuni giorni il lavoro di preparazione dell’ordito per la tessitura di Giovanna Serri e di Nenetta Casu. A questa intensa attività assistemmo in tre, io con la mia videocamera, Franco Lai, che scattava immagini con la sua reflex e Gabriella Da Re, l’artefice etnografica di questo incontro e coordinatrice di tutte le attività di documentazione della cultura materiale ad Armungia che in quegli anni andavamo costruendo per un archivio delle immagini e dei suoni, parte integrante del progetto del Museo etnografico Sa Domu de Is Ainas. Continua a leggere

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«…Il fiore stesso te lo insegna…». L’eredità di Giovanna Serri (1926-2021), contadina, tessitrice, intellettuale di Armungia

Giovanna impegnata nella sistemazione dell'ordito sul telaio (ph. Lai)

Giovanna Serri impegnata nella sistemazione dei fili dell’ordito sul telaio (ph. Franco Lai)

il centro in periferia

di Maria Gabriella Da Re

Qualche anno fa è morta Mariuccia Usala, la storica maestra di Armungia, paese della regione storica del Gerrei, nella Sardegna centro-meridionale. Alla volontà e tenacia di Mariuccia si deve il museo etnografico del paese, Sa domu de is ainas. All’inizio degli anni ottanta con un piccolo gruppo di sue ex alunne ha raccolto ed esposto per la prima volta gli oggetti che le famiglie o mettevano da parte perché non più utilizzabili o perché li volevano donare al museo nella cui mission credevano. Qualche giorno fa è morta Giovanna Serri (1926-2021). Entrambe due rocce di oltre novanta anni. Due foglie cadute dell’albero della vita e della cultura di Armungia, luogo di nascita di Emilio Lussu, per niente estraneo alla vicenda che racconteremo [1]. Continua a leggere

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Roberto Sottile: modello di uomo e di studioso, una lezione di metodo e di passione

Roberto Sottile

Roberto Sottile

per roberto

di Francesco Scaglione

Sollecitato con affetto dal gruppo di ricerca dell’Atlante Linguistico della Sicilia, mi accingo a scrivere queste poche righe per ricordare il professore Roberto Sottile – scomparso prematuramente all’età di 51 anni lo scorso 7 agosto – cercando anche di interpretare i sentimenti di quel gruppo che per lui era una seconda famiglia. 

Persona generosa e coinvolgente, studioso poliedrico e appassionato, Roberto Sottile lascia un grande vuoto negli studi linguistici e tra i colleghi e gli allievi che con lui hanno collaborato, ma anche imparato dal suo rigore e dal suo metodo, trascinati in molte occasioni dal suo incontenibile entusiasmo verso ogni aspetto che riguardasse la lingua (sia essa in forma parlata, scritta, esposta, e perfino cantata). Continua a leggere

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Un’amicizia umana e scientifica, “da remoto” con il “Voi”

Roberto Sottile

Roberto Sottile

per roberto

di Salvatore Claudio Sgroi

Ho conosciuto Roberto Sottile, classe 1970, non ricordo esattamente in quale anno, ma certamente in occasione degli incontri a Palermo legati al Centro di studi filologici e linguistici siciliani, presso il Dipartimento di scienze umanistiche dell’Università di Palermo. Siamo poi diventati amici, io più vecchio di una generazione, nella diversità dei ruoli accademici, solo in questi ultimi anni, “da remoto”, in scambi telefonici e soprattutto mailari, all’insegna del “Voi” reciproco (“Vostrissimo, Roberto”, “Vs per sempre, senza se e senza ma. Roberto”, — “V/S S. C. Sgroi”, “un buon fine settimana a voi!”, ecc.). Continua a leggere

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Le Madonie: memoria e futuro nella vita di Roberto

Roberto Sottile, 1 agosto 2020

Roberto Sottile, 1 agosto 2021

per roberto

di Massimo Genchi

Per quanto vada a zonzo con la mente, nel tentativo di acciuffare i ricordi più lontani e più flebili della nostra amicizia, non riesco a rintracciarne l’origine con precisione. Se non fosse un po’ paradossale, oserei dire che questo rapporto, idealmente, è come se fosse nato con noi e non, invece, nella sede storica del Centro di Studi Filologici e Linguistici Siciliani in via Pignatelli Aragona nei primi anni Novanta. Continua a leggere

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Roberto, un’intelligenza fuori dal Comune

Roberto Sottile

Roberto Sottile

per roberto

di Domenico Giannopolo

Roberto Sottile ha lasciato questa dimora terrena. Per nessuna cosa al mondo avremmo potuto mai immaginare questo epilogo della sua vita soprattutto per chi ha condiviso serenamente con lui gli ultimi giorni che hanno preceduto la sua dipartita.

Noi parliamo oggi di lui mentre il dramma per questa improvvisa scomparsa che ha investito i suoi cari, i suoi amici, i suoi estimatori – e sono tantissimi – è ancora vivo e non sappiamo quando mai lo sarà, e se lo sarà, spento e domato. Farsene una ragione è impossibile, almeno per ora. Continua a leggere

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Roberto Sottile: l’amico, il maestro

Roberto 1 agosto 2021

Roberto 1 agosto 2021

per roberto

di Lorenzo Castellana, Nieta Gennuso, Riccardo Rizzitello [*]

1. Ho avuto la fortuna di conoscere Roberto sin dalla sua adolescenza, io qualche anno più grande di lui, e di avere seguito e condiviso diversi momenti della sua esistenza, in una relazione segnata da stima e rispetto reciproco. Continua a leggere

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L’ Occidente immaginato

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di Davide Accardi

Come acutamente osservato da Ciccozzi nello scorso numero di Dialoghi Mediterranei, commentando la vicenda di Saman Abbas, il rapporto tra Occidente ed Oriente segue sempre lo stesso pattern, quello che accusa l’Islam di essere la sola causa di certi crimini opposto a chi, invece, ne esclude qualsiasi responsabilità. Continua a leggere

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A proposito di migrazioni e scontri di civiltà

 

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di Aldo Aledda

Il saggio di Ciccozzi (pubblicato su Dialoghi Mediterranei nel n. 51) su immigrazione e Islam, tolleranza e intolleranza, assimilazione e melting pot, che si impone per la chiarezza delle premesse, la coerenza e l’attenta argomentazione delle deduzioni, stimola un allargamento delle riflessioni su questi temi, rispetto ai quali riterrei opportuno presentare alcuni elementi fattuali, peraltro ben conosciuti da chi si occupa di flussi migratori, ma che spero siano destinati ad arricchire il dibattito anche in considerazione del fatto che la questione si presta ad approcci interdisciplinari. Continua a leggere

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Differenze. Oltre il politicamente corretto

Exodus (ph. Salgado)

Exodus (ph. Salgado)

dopo saman

di Alberto Giovanni Biuso

Nel numero 51 di Dialoghi Mediterranei è apparso un testo di Antonello Ciccozzi che ho letto con grande attenzione, interesse e piacere [1]. Attenzione perché affronta un tema assai complesso quale quello delle differenze etniche come «diversità che non arricchiscono»; interesse perché lo fa attingendo alla letteratura sociologica su questo tema, a dati statistici, ad analisi rigorose; piacere per la libertà di pensiero e anche per il coraggio civile che la sua prospettiva mostra. Continua a leggere

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Per un approccio scientificamente corretto. A proposito dell’estraneità ostile

Foto di Sergio Gimenez

Foto di Sergio Gimenez

dopo saman

di Roberto Cipriani

Premessa. Del caso Saman, secondo Ciccozzi

Il lungo e meditato testo con cui Antonello Ciccozzi ha preso spunto dalla vicenda di Saman Abbas (la giovane italo-pakistana scomparsa e forse uccisa perché rifiutava il matrimonio combinato dai suoi familiari e si comportava seguendo il modello culturale occidentale e non quello islamico di provenienza) solleva molti e diversi interrogativi, tutti degni di massima attenzione proprio per evitare il rischio di un accademismo di maniera e di un rifiuto sostanziale nel farsi carico di una problematica vasta e quanto mai attuale. Continua a leggere

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Istituzioni, conflitto e pandemia. Una riflessione

Roma, Altare della Patria

Roma, Altare della Patria

dopo saman

di Giovanni Cordova

Cos’è un’istituzione? Cos’è la politica? Mi pongo queste domande muovendo dalla cronaca dell’attualità per provare a scrivere un contributo di idee che mai come questa volta assumerà i tratti di una riflessione piuttosto che di un rigoroso articolo scientifico. Mi chiedo cosa sia un’istituzione – a cosa serva, come venga percorsa e piegata a un agire pratico e insieme ideale – mentre almeno un paio di episodi o processi catturano l’attenzione di tanti/e nelle ultime settimane. Continua a leggere

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Dall’islamofobia alla dittatura neo-liberista

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di Aldo Nicosia

Queste righe nascono da riflessioni personali sui temi dell’immigrazione dal mondo arabo e/o islamico, e della crisi economica delle classi medie a livello globale, che qualcuno ha definito “glebalizzazione”. A mio avviso quei temi sono strettamente coniugati con quell’islamofobia, ed è quello che mi propongo di evidenziare, prendendo lo spunto da un saggio di Antonello Ciccozzi dal titolo “Diversità che non arricchiscono: la questione dell’estraneità ostile nei reati culturalmente motivati” pubblicato sull’ultimo numero di Dialoghi Mediterranei. Continua a leggere

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Solidarietà fra estranei

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dopo saman

di Enzo Pace

Mentre leggevo l’articolo d’Antonello Ciccozzi [1] mi è tornato in mente Neve (kar) di Orhan Pamuk [2]. Come in un giallo – ma non è un giallo – l’autore si cala nei panni di un improvvisato investigatore (turco-tedesco) che vuole scoprire perché in una piccola e remota città della Turchia orientale si registri un così alto numero di suicidi di donne. Siamo a Kars, ai confini con l’Armenia (si conserva, sia detto per inciso, in buono stato la chiesa dei Dodici Apostoli risalente al X secolo) e la Georgia. Continua a leggere

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Esclusivismo culturale. I luoghi come via di fuga, l’antropologia come mappa

Mazara del Vallo, il porto (ph. Ivana Castronovo)

Mazara del Vallo, il mercato ittico (ph. Giuseppe Sorce)

dopo saman

di Giuseppe Sorce

Erano i primi giorni di settembre e decidemmo finalmente di andare a Mazara. Non vi ero mai stato se non da piccolissimo, di passaggio. Non ricordavo nulla. Ciò che mi accolse fu pertanto totalmente nuovo, anzi, alieno, per me. Oltre ad alcuni pattern architettonici e paesaggistici che riuscivo a riconoscere, una tiepida aria di estraneità cominciava ad avvolgermi appunto, già dai primi minuti dopo l’arrivo, in macchina, di sera. Continua a leggere

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Immaginario di un cittadino e cittadino immaginario

Diego Rivera e Frida Kahlo alla Manifestazione del Primo maggio, Città del Messico, 1929 (ph. T. Modotti)

Diego Rivera e Frida Kahlo alla Manifestazione del Primo maggio, Città del Messico, 1929 (ph. T. Modotti)

per la cittadinanza

di Linda Armano

Si potrebbe dire che le società umane hanno due confini. Uno è tracciato dalle esigenze del mondo naturale e l’altro dall’immaginazione (Susan Griffin, “To love the Marigold. Hope & Imagination”, 2005).

In un pomeriggio del 2005 la scrittrice Susan Griffin si recò a Parigi a visitare una piccola mostra di fotografie scattate in Messico da Tina Modotti negli anni Venti e Trenta. Continua a leggere

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Uno svincolato vincolo di appartenenza. La cittadinanza dei piatti in cucina

Leonardo da Vinci, Studi del cranio e del cervello (foglio di Weimar), Schlossmuseum, Weimar

Leonardo da Vinci, Studi del cranio e del cervello (foglio di Weimar), Schlossmuseum, Weimar

per la cittadinanza

di Valerio Cappozzo

Quando si parla di fuga dei cervelli il mio corpo si sente ignorato. Sarà perché vivo fuori dall’Italia da parecchi anni e ci vivo con tutto il mio peso. Nel dire però che siamo cervelli che fuggono dalla terra d’origine si pecca di leggerezza oppure, al contrario, veniamo associati a chi veramente è emigrato dal nostro Paese in circostanze ben più drammatiche durante il Novecento. Noi italiani odierni lo facciamo non perché ci manchi il pane, ma perché sa di sale.

In un mondo che si definisce globale, l’idea di cittadinanza e di nazionalità è oramai un concetto molto ristretto. Continua a leggere

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Migrazioni, cittadinanza, polarizzazioni

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di Antonello Ciccozzi

I dintorni dei concetti giuridici di cittadinanza

Parlare di cittadinanza significa parlare di migranti. Oggi è in gran parte così in quanto in Occidente la questione epocale dell’inclusione (o esclusione) dei migranti si realizza, da un punto di vista istituzionale, attraverso il conferimento (o la negazione) della cittadinanza. Continua a leggere

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Oltre la cittadinanza, nel nome di una comune umanità

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di Luigi M. Lombardi Satriani

In anni non lontani si affermava orgogliosamente di essere o voler essere “cittadini del mondo”, sottolineando così l’apertura internazionalista del soggetto, desideroso di confrontarsi con il mondo intero senza costrizioni territoriali che ne affievolissero in qualche maniera l’afflato, universale appunto. Continua a leggere

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Nuove appartenenze, nuove comunità: fare cittadinanza nelle aree interne

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per la cittadinanza

di Nicola Martellozzo

Cittadinanza e aree interne

Nonostante sia la quinta Regione italiana per PIL, il Piemonte ha sperimentato un lungo processo di spopolamento storico delle proprie aree montane, che comprendono più del 40% del suo territorio; una percentuale destinata a crescere se consideriamo anche quelle “montagne di mezzo” (Varotto 2020) che condividono così tanti aspetti con le vallate alpine di quota. Una delle più recenti iniziative per contrastare questo abbandono della montagna, favorendo un nuovo popolamento “per scelta”, è il bando per la promozione della residenzialità presentato il 1 settembre di quest’anno [1]. Continua a leggere

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Perché stenta a essere approvata una nuova legge sulla cittadinanza: un punto di vista

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per la cittadinanza

di Franco Pittau

Sono state diverse, nel corso delle legislature susseguitesi dal 1992, le proposte di legge per modificare la legge sulla cittadinanza, in particolare per facilitarne l’accesso ad essa dei minori. Nella legislatura scorsa si arrivò all’approvazione di un testo, che però non fu sottoposto all’approvazione definitiva della Camera dei deputati. Continua a leggere

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Quello che la parola non dice, quello che l’immagine nasconde

Iran (ph. Silvana Grippi)

Iran (ph. Silvana Grippi)

immagini

di Silvia Mazzucchelli

I sette contributi che seguono, nel loro insieme, impongono alcune considerazioni preliminari. La prima è che si riferiscono a persone di formazione culturale diversa e, ciò che più conta, con interessi diversi dalla fotografia “tout court”, coltivati in ambiti che spaziano dall’antropologia alla musica, alla poesia, geografia, architettura, graphic design. Non si tratta, quindi, di fotografi nel senso tradizionale della professione. La seconda si riferisce all’area interessata, che va anche oltre il Mediterraneo in senso stretto, con Sicilia, Campania, Iran e Africa. Continua a leggere

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Fotografia, ovvero del possibile

Marsala, Stagnone (ph. Ivana Castronovo)

Marsala, Stagnone (ph. Ivana Castronovo)

immagini

di Ivana Castronovo

Ad oggi ci sono due fattori principali che mi legano personalmente alla fotografia oltre l’autoreferenziale tentativo di non soccombere alla mia memoria di cui, devo dire, non mi fido abbastanza.

Per rendere figurativamente più esplicito quello che vorrei provare a condividere di qui in avanti, mi servirò inizialmente del riferimento ad un’iconica sequenza di immagini, Sallie Gardner at a Gallop, realizzata da Eadweard Muybridge nel giugno del 1878. Il passo temporale è piuttosto considerevole ma la parentesi sarà breve. Continua a leggere

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Nella geografia dei volti la mappa per capire un Paese

Iran (Sarab Collective)

Iran (Sarab Collective)

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di Gianluca Ceccarini e Nahid Rezashateri

Il signor Badī vaga con la sua auto nella periferia di Teheran in cerca di aiuto. Sta cercando una persona, uno sconosciuto qualsiasi, che possa aiutarlo in un bizzarro quanto drammatico progetto: vuole suicidarsi e ha bisogno di qualcuno che lo ricopra di terra in una fossa che ha già scavato all’ombra di un albero in campagna. Continua a leggere

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Ibridazione e smaterializzazione. La nuova via della fotografia

 

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

Metamorphosis (ph. Michele Di Donato)

immagini

di Michele Di Donato

La fotografia contemporanea è un organismo in continua trasformazione. È un organismo vivo. Il suo corpo, letteralmente, sta cambiando.

Lo schema secondo cui cambia è quello della ibridazione; la fotografia si “combina” con qualcosa d’altro. Fa in modo che una serie di altri strumenti, linguaggi, pratiche, attività rientrino all’interno della sua struttura e, contemporaneamente, la fotografia stessa interviene all’interno di una serie di altri ambiti, di altri contesti.   Continua a leggere

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Del problematico restare: appunti su un’idea di paese

  

Forza D'Agrò (ph. Salvina Chetta)

Forza D’Agrò (ph. Salvina Chetta)

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di Salvina Chetta e Nicola Grato

Sedie ben distanziate e bandierine: su una piazza è pronto il gran pavese del ballo tradizionale, quello che negli anni ha “chiamato” tanti turisti cittadini e che un tempo era un rito propiziatorio, una festa del paese, uno spazio sacro nello scorrere senza posa del tempo e della vita. Scirocco grosso, le strade delle due del pomeriggio invitano alla resa senza condizioni anche i più incalliti fra i camminatori. Continua a leggere

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Le donne in Iran e la grazia dello sguardo sotto il hijāb

 

Iran, Isfahan (ph. Silvana Grippi)

Iran, Isfahan (ph. Silvana Grippi)

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di Silvana Grippi

Questi scatti fotografici si raccontano da soli: donne incontrate per caso durante un viaggio in Iran, contadine, commesse, signore di città, giovani coppie si sono fatte conoscere.

Attraverso un’osservazione attenta delle immagini si può forse cogliere l’essenza di gente comune che, incontrata per caso, ha aperto con fiducia il cuore raccontandomi le proprie storie segrete. Continua a leggere

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Breve introspezione di un viaggio in Africa

 

Viaggiatori diretti verso la Guinea, Senegal,  maggio 2017 (ph. Jacopo Lentini)

Viaggiatori diretti verso la Guinea, Senegal, maggio 2017 (ph. Jacopo Lentini)

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di Jacopo Lentini

Tempo dopo aver percorso oltre ventimila chilometri dal Marocco al Congo (Brazzaville) tra il 2017 e il 2018, ho rispolverato il mio libro di geografia del liceo per provare a ricordare cosa potevo aver studiato dell’Africa prima di attraversarne un pezzo. A parte una breve vacanza in Tunisia di qualche anno prima, luoghi comuni e un paio di amici di origini ghanesi con qualche aneddoto da offrire, le mie conoscenze erano poche o nulle. La  preparazione stessa del viaggio verteva più sulla burocrazia da affrontare per passare da un Paese all’altro che sulla comprensione della situazione socio-politica di ciascuno. Continua a leggere

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Ritorno all’Eremo

Hotel Eremo (ph. Luigi Scarpato)

Hotel Eremo (ph. Luigi Scarpato)

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di Luigi Scarpato

L’hotel Eremo, o meglio il relitto di ciò che fu, ormai incastonato in una selva di rami ed antenne radiotelevisive, è situato in cima al colle dei Canteroni. Un balcone naturale tra il Vesuvio e il golfo di Napoli. Prende il nome dal vicino Eremo del SS. Salvatore innalzato su questo colle dalla pietà popolare di alcuni abitanti di Resina (l’odierna Ercolano) in ringraziamento per lo scampato pericolo per la peste del 1656. Alle sue spalle nel 1841 vi fu impiantato l’Osservatorio meteorologico vesuviano, ossia il primo osservatorio vulcanologico al mondo. Continua a leggere

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