SOMMARIO n. 41

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dal docufilm La spartenza di Salvo Cuccia, fotografia di Giuseppe Mineo

EDITORIALE; Vincenzo Agate, Il mistero di un rito che viene da lontano; Cesare Ajroldi, I quartieri ad Algeri e a Parigi di Fernand Pouillon architetto mediterraneo; Mauro Albani, Franco Pittau, Due secoli di emigrazione negli Stati Uniti. Storie di italiani; Clarissa Arvizzigno, Atmosferologicamente: per un’estetica degli spazi emozionali in Giorgio Caproni; Carlo Baiamonte, Il potere delle immagini. Migrazioni, distorsioni e manipolazioni; Paola Barbuzzi, Vermeer’s originality in representing his subjects through the genre painting; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Tortorici, Festa in campagna, anni 30 (dal Fondo di Mons. Franchina)

Tirare le fila di un corposo e complesso fascicolo che raccoglie più di settanta contributi non è affatto facile. Ancor più difficile però è tentare di riassumere in un consuntivo il bilancio di un anno alla sua conclusione. Ci prova ogni volta il Censis che consegna agli italiani una fotografia – più o meno nitida, più o meno sfocata – del nostro Paese, del suo stato di salute, del suo stato d’animo, alla luce di una ricerca di dati statistici e soprattutto di una ricognizione di percezioni e umori. E ogni volta offre un grappolo di immagini, un’antologia di metafore che hanno lo scopo di rappresentare in figure e riepilogare simbolicamente “la situazione sociale” dell’Italia, le patologie e le risorse, le criticità e le potenzialità, le sensibilità emerse e le tendenze sommerse di una realtà spesso confusa e contraddittoria. Continua a leggere

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Il mistero di un rito che viene da lontano

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Mamoiada (ph. V. Agate)

di Vincenzo Agate

Mamoiada, località collinare nella Barbagia di Ollolai, a circa 15 Km da Nuoro, nella sua tradizione vanta un rito estremamente antico, senza eguali e senza datazione certa, che trapassa nel tempo restando immutabile: quello dei Mamuthones e degli Issohadores.

Il 17 gennaio il rito si fa teatro e spettacolo coincidendo con la festa di S. Antonio Abate e inaugurando, in una ibrida commistione tra sacro e profano, il Carnevale Mamoiadino che, come Carnevali di Barbagia, presenta elementi assai atipici e sorprendenti.

“Carrasegare”, ricorda i riti dionisiaci, antropofagici, significando “carne viva da lacerare”, molto più di un Carnevale, diventa rito ancestrale per la celebrazione del dio della Natura. Continua a leggere

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I quartieri ad Algeri e a Parigi di Fernand Pouillon architetto mediterraneo

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Fernand Pouillon, Il quartiere Climat de France ad Algeri (1955-57)

di Cesare Ajroldi

Fernand Pouillon è un protagonista tra i più significativi nel campo della architettura mediterranea. Non ha avuto molta fortuna critica per un lungo periodo, ed è stato “riscoperto” in anni abbastanza recenti. La sua figura si caratterizza per una serie di scelte radicali, molto importanti e in forte contrasto con una lettura “ortodossa” dell’eredità del moderno: l’uso della pietra che diventa cifra essenziale del suo linguaggio, il ricorso alla simmetria, la ricerca di una continuità col sistema insediativo della città, ne hanno fatto un esempio al di fuori delle storie che sono state costruite per un lungo periodo, per gran parte del XX secolo. Continua a leggere

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Due secoli di emigrazione negli Stati Uniti. Storie di italiani

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Ellis Island, 1890

 di Mauro Albani, Franco Pittau

Introduzione

Questo saggio su due secoli di emigrazione italiana negli Stati Uniti (1820-2019) ha preso l’avvio da uno studio di natura statistica promosso dal Centro studi e ricerche Idos. I dati aiutano a rendersi conto dell’imponenza del fenomeno migratorio italiano verso questo Paese che, iniziato sommessamente prima dell’Unità d’Italia, è diventato poco dopo di massa. Continua a leggere

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Atmosferologicamente: per un’estetica degli spazi emozionali in Giorgio Caproni

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È stato molto scritto su “Caproni filosofo” o, se vogliamo, “afilosofo”, come se la sua poesia, semplicissima nella lingua, essenziale nella sintassi, affilata nel verso, fosse animata da una specie di “respiro del pensiero” che si ritrova, potremmo dire, a rimbalzare di luogo in luogo per ri-posarsi infine nuovamente tra il bianco della pagina e il nero delle parole, la cui scia prosegue, atmosfericamente, nel grigio fumo del pensiero. Leggendo Caproni si ha infatti l’impressione di trovarsi dinanzi a parole che si sfanno. Nella misura in cui esse trascendendo sia la loro forma (il loro significante), sia il loro contenuto (il loro significato), vanno letteralmente “in fumo”, aprendo al pensiero varchi (πόροι) di riflessione e generando, attraverso spazi su spazi, le coordinate che consentono una lettura della poesia secondo il personale e particolarissimo paradigma concettuale caproniano, e una ri-lettura dell’orizzonte di senso in cui, per dirla con Heidegger, siamo “gettati”: il mondo. Scrive lo studioso Paolo Zublena: Continua a leggere

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Il potere delle immagini. Migrazioni, distorsioni e manipolazioni

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Palermo, Piazza Bologni (ph. Carlo Baiamonte)

di Carlo Baiamonte

La storia ci insegna che una buona immagine, più di un testo, può influenzare il modo in cui le persone percepiscono e interpretano un evento. Nel mondo della comunicazione, non solo tra gli addetti ai lavori, spesso si dibatte sull’interferenza sempre più frequente tra il modo in cui un evento viene presentato attraverso una selezione accurata di immagini e il posizionamento nell’agenda politica, in termini di “urgenze”, di alcuni temi come, ad esempio, la sicurezza, l’immigrazione, la giustizia sociale. La relazione tra il discorsivo e il visivo però si è ribaltata. Continua a leggere

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Vermeer’s originality in representing his subjects through the genre painting

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Vermeer, opere

di Paola Barbuzzi

Women in their “unguarded moments” in Vermeer’s paintings

The majority of scholars agree with the idea that the originality and diversity of Vermeer’s art derives from his elegant and sophisticated manner of exposing light upon objects, making his representations unique and diverse compared to the general level of his contemporaries. Yet, his impressive style is also the result of the way in which he composes his interior scenes. Vermeer demonstrates an authentic ability to transform common categories of domestic genre paintings into his own personal view.

  The pleasure of discovering young women in «unguarded moments» [1] directs Vermeer to build up inscrutable scenes. Continua a leggere

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Morte 2.0. Condivisione e ri-socializzazione dell’esperienza di morte

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Roma, Cimitero acattolico

di Dario Bettati

Il mondo in cui viviamo non è più esclusivamente reale, tangibile, è possibile oramai trasferirci in un mondo parallelo, immateriale e fittizio, dove la nostra presenza è testimoniata “soltanto” da una serie di bit. Sicuramente poca cosa rispetto alla grande complessità di un organismo umano, ma sufficiente a definire ciò che siamo e facciamo in questa nuova modalità come esistenza, nonostante sia doveroso precisare come il web, almeno per ora, si basi ancora sulle nostre esperienze “umane”: nel complesso non è cambiata la vita in sé, infatti continuiamo a nascere, vivere e morire, piuttosto è cambiato il modo in cui sperimentiamo la vita stessa. Continua a leggere

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L’idea di Dio, l’evoluzione della conoscenza e il contributo della scienza

copertinadi Rosolino Buccheri

A memoria d’uomo, tutte le civiltà del pianeta hanno edificato religioni di ogni tipo, onorandone le deità rappresentatrici e, in corrispondenza ad esse, hanno sviluppato culti, riti e pratiche, quasi sempre sotto il controllo di un clero, più o meno organizzato e potente. Caratteristiche comuni a tutte le religioni [1] sono, da un lato, il concetto di Dio contenente l’attribuzione di trascendenza dal mondo a cui tendere nella speranza dell’immortalità, e dall’altro, il fatto di somigliare all’uomo, per quanto in meglio riguardo a intelligenza, potenza e lungimiranza, anche se a volte è più rigido, altre più misericordioso, in funzione delle peculiarità dei popoli che lo adottano. Ciò, esattamente al contrario di quanto vorrebbero ammettere alcuni religiosi, che non è l’uomo ad essere creato da Dio a sua immagine e somiglianza ma, al contrario, è Dio ad essere immaginato a immagine e somiglianza dell’uomo. Continua a leggere

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Ricordare Mario Scalesi

image1ritratto-di-m-scalesidi Rosy Candiani

Da sempre la comunità italiana di Tunisi sente viva la propria identità, fatta di tradizioni, di patrimonio culturale e linguistico, di apertura e scambio con le altre comunità presenti in Tunisia, nei millenni crocevia di popoli, di incontri e assimilazione sulla riva Sud del Mediterraneo.

Talvolta soggetti a forte aggregazione, tanto da proporsi come referente socio-culturale straniero per la società tunisina, talvolta dispersi e osteggiati in contesti storici ostili o di difesa della nazionalità, gli italiani di Tunisia hanno sempre cercato di mantenere memoria della propria presenza nel Paese, anche in epoche di scarsa considerazione da parte dello Stato italiano. Continua a leggere

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Quella flebile voce

>ANSA-LA STORIA/ Belice: Cudduredda, la bimba simbolo del sisma

Cudduredda (ph. N.Scafidi)

di Antonino Cangemi

Quella flebile voce – un gemito fievole – che invoca soccorso e reclama la vita tra le macerie, gli resterà sempre dentro, gli rimbomberà come un eco – martellante, ossessivo, incessante – per tutti i suoi giorni. È la voce di Eleonora Di Girolamo, la bambina di sette anni di Gibellina, passata alla storia come Cudduredda e immortalata da due foto di Nicola Scafidi icona del terremoto belicino del ‘68. A sentirla – dolce e straziante – ancora dopo più di cinquant’anni è Ivo Soncini, vigile del fuoco emiliano da tempo in pensione. A volte, quando neanche se l’aspetta, giunge di notte a turbare il suo sonno, quella vocina incastrata indelebilmente nella sua memoria. Continua a leggere

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Tunisia, le voci raccolte tra impasse politico e conflitto generazionale

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Tunisia, il passeggio davanti all’Istituto francese di cultura (ph. Roberto Ceccarelli)

di Simone Casalini

Fuori piove, le gocce cadono con millimetrica devozione sugli abiti degli studenti che si tuffano nel traffico per scomparire nelle auto dei genitori o in un taxi. Anche il poliziotto di guardia lascia l’atrio spoglio alle spalle per infilarsi in mezzo alla prole, con qualche esitazione e contorsionismo, su una sbuffante vettura di marca francese. Il Ministero per l’istruzione non vuole rischi e alle 12 ha diramato l’annuncio ufficiale che tutte le facoltà universitarie e le scuole chiuderanno. Rompete le righe. Alla Facoltà di Scienze umane e sociali dell’università di Tunisi, però, il cicalare delle voci nei corridoi e nelle aule è crescente nella prima mattinata. Continua a leggere

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Il Viaggio e i viaggi nel mondo musulmano

www-mondadoristore-itdi Roberto Cascio

Affrontare il tema del Viaggio è opera complessa, specie se si tratta di affrontarla da una cultura altra dalla nostra europea. Il Viaggio implica in effetti almeno due poli (partenza/arrivo) che differiscono non solo geograficamente, ma anche culturalmente e socialmente. Non è un caso che lantropologia abbia nel suo statuto di fondazione il viaggio e in quanto scienza abbia avuto tra i suoi precursori e pionieri viaggiatori alla ricerca dell’Altro. Dal punto di vista europeo si potrebbero quindi ricercare nel viaggio molte ed interessanti intuizioni dell’antropologia moderna. Ma cosa avviene quando il baricentro viene spostato? Quale idea e visione del Viaggio conoscono culture differenti da quella europea? Continua a leggere

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Come mai ci siamo ridotti così? Una risposta possibile nei classici della filosofia

copertina-bentivogliodi Augusto Cavadi

Tra gli errori pedagogico-didattici che si perpetrano, in perfetta buonafede, è l’evidenziare quelle idee “classiche” che risuonano familiari alla sensibilità contemporanea. Così, per legittimare lo studio della letteratura greca o della filosofia romana, riprendiamo volentieri i passaggi di un Omero o di un Cicerone che “sembrano scritti oggi”. Qualche volta, però, ci sono studiosi più riflessivi che agiscono esattamente al contrario: cercano, nei testi del passato, quelle tesi che sono tanto più preziose quanto meno condivise dal senso comune dominante. Continua a leggere

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Sarab. Per l’Iran

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Persepoli, Shiraz, Iran, 2018 (ph. Ceccarini, Rezashateri)

di Gianluca Ceccarini e Nahid Rezashateri

Sarab è il nome del nostro Collettivo fotografico e anche il titolo del nostro primo progetto pensato e costruito insieme. Nell’estate del 2018 abbiamo viaggiato per circa 40 giorni lungo le strade iraniane. Per Nahid, nata e cresciuta in Iran, è stato uno dei soliti viaggi annuali di ritorno durante la sospensione delle attività dell’Accademia, mentre per me era la prima volta che mettevo piede nel territorio iraniano. Continua a leggere

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Sogni rubati e il rabbioso disincanto. Dall’Algeria all’Iraq

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Movimenti di protesta in Tunisia

di Giovanni Cordova

Mentre scrivo queste note, vengono diffusi i risultati delle elezioni politiche algerine, indette dal governo per sostituire il vecchio e malato presidente dimissionario Abdelaziz Bouteflika, costretto a ritirarsi dopo la vampata di proteste diffusesi a macchia d’olio in tutto il Paese in seguito all’annuncio di volersi ricandidare alla guida dell’Algeria. Il movimento di protesta Hirak (‘movimento’ in arabo) chiede tuttavia un cambiamento ben più radicale di una semplice sostituzione al comando, pretendendo una trasformazione profonda del sistema politico e delle istituzioni e l’elaborazione di una nuova carta costituzionale che sancisca la nascita della seconda repubblica algerina. Continua a leggere

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La bellezza trasforma anche il dolore. Da Belmore ad Adonis, dal Canada a Gibellina

img-20191216-wa0002di Francesca Maria Corrao

Un viaggio è spesso auspicabile per molte ragioni, oltre a quelle legate al proprio lavoro. Vivere a lungo nel Paesi arabi mi ha portato ad osservare in chiave comparativa le realtà culturali diverse dal mondo islamico, oggetto specifico dei miei studi. Anche se il viaggio non è finalizzato alla ricerca, porta comunque a rileggere le nostre conoscenze e la nostra realtà con altri occhi.

Accade così che in occasione di una visita di famiglia in Canada ho l’occasione di vedere gli aspetti positivi della politica di accoglienza del Governo canadese nei confronti delle comunità immigrate, ed inoltre la visita dei musei rivela una visione diversa e innovativa della concezione espositiva in questo Paese. Continua a leggere

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Scrivere per affrancarsi, scrivere per dirsi italiane

foto1_future_coverdi Cinzia Costa

Il 14 dicembre 2019 decine di migliaia di persone, sotto il vessillo del “Movimento delle sardine” [1], sono scese in piazza San Giovanni a Roma, per esprimere il proprio disappunto verso un certo tipo di politica che fa della violenza verbale e dell’odio il proprio cavallo di battaglia. Tra i manifestanti, Nibras Asfa, una donna musulmana di origine palestinese, ha parlato dal palco esprimendo con toni sarcastici fierezza per la propria identità religiosa e nazionale. Senza entrare in questa sede nel merito del movimento sopracitato o dei contenuti dell’intervento della donna, voglio piuttosto focalizzare l’attenzione sulle nuove forme di rappresentanza che le donne (in tutto il mondo) e i giovani di seconda generazione (in Italia) vanno piano piano conquistando, in un contesto nazionale in cui riuscire a ritagliare uno spazio di autoaffermazione non è certo impresa banale, in particolare se si è donne di origine nazionale differente da quella italiana. Continua a leggere

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Un sogno lungo una vita. Una storia familiare

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Salvatore Cuccia, mio nonno

 di Salvo Cuccia

Ho la fortuna di fare il regista. Non è un lavoro qualunque, è una passione. È uno di quei lavori in cui ti immergi completamente e in cui tutto quello che vivi è legato ad esso, un unico brodo primordiale di vita. Qualcuno ha scritto che il cinema è come la vita senza le parti noiose e io credo profondamente in questo. Essendo praticamente nato e cresciuto in un cinema, il cinema Cuccia aperto da mio nonno negli anni ‘50, anni fa ho formulato un pensiero: il tempo di scorrimento della pellicola è direttamente proporzionale al tempo di scorrimento della vita. E tutti quelli che ci occupiamo di cinema, teatro, letteratura, musica, di arti visive, di fotografia, inseguiamo continuamente un sogno, afferrare il tempo, prenderlo, cercare di coglierlo, pur sapendo che è una impresa impossibile, vista la sua impalpabilità. Il tempo è una invenzione dell’uomo, in realtà non esiste. È una illusione. E il cinema è una magnifica illusione. Continua a leggere

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Le parole che salvano la vita. Pietro Clemente e le autobiografie

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Dall’Archivio Diaristico Nazionale di Pieve di Santo Stefano

di Antonino Cusumano

A cento anni dalla nascita è stata ricordata di recente la figura di Nuto Revelli, scrittore pioniere in Italia della storia orale, del recupero delle testimonianze biografiche e delle memorie contadine. I due suoi più importanti lavori, Il mondo dei vinti e L’anello forte, hanno aperto la strada ad una profonda riflessione sull’uso più sistematico e consapevole delle fonti orali, sia in storiografia che in antropologia. Fuori dal mondo accademico, prima di Revelli, in verità, altri autori come Danilo Dolci e Rocco Scotellaro avevano introdotto in letteratura le biografie dei protagonisti di storia e di cultura popolare, connettendo ricerca sociale, impegno politico e antropologia. Continua a leggere

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Suggestioni mediterranee

 

copertinadi Laura D’Alessandro [*]

Il Mediterraneo ha evocato da sempre una particolare curiosità ed un impulso incontenibile verso il confine e il gusto irresistibile di scavalcare l’orizzonte: la conoscenza come meraviglia, la meraviglia come conoscenza di sé e degli altri. Chi da una sponda mediterranea guarda il mare allontanarsi verso l’orizzonte, su un tappeto verde di acque luminose, riceve da quell’immagine un impulso di libertà, di pienezza, di verità, di gioia e di abbraccio totale. Proprio in questi giorni è uscito l’ultimo lavoro di Claudio Magris [1] in cui prolunga la sua passione per il viaggio, inteso come uno sporgersi verso le indefinite lontananze che si protendono oltre la linea dell’orizzonte. Continua a leggere

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Italiani di Libia, il ruolo dell’AIRL

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Un numero della rivista edita da AIRL

di Mariza D’Anna

Sono trascorsi cinquant’anni dal primo settembre del 1969, quando il giovane colonnello Muammar Gheddafi prese il potere in Libia mandando in esilio il re Idris al Senussi e cambiando la vita di ventimila italiani che vivevano nel Paese nordafricano. Ma giornali o tv non hanno ricordato l’anniversario, come se un pezzo di storia italiana fosse caduto nell’oblìo. Il 1969 invece è una data che chiude un’epoca iniziata con il colonialismo degli inizi del secolo scorso, controversa per la politica e dolorosa per migliaia di famiglie che improvvisamente si trovarono nullatenenti senza un tetto e un luogo dove andare dopo che il 21 luglio dell’anno successivo Gheddafi emanò il decreto di espulsione e confiscò tutti i loro beni mobili e immobili. Continua a leggere

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Il Mediterranean Jazz: dialogo musicale tra cultura europea e mediorientale

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Duke Ellington © Getty / New York Daily News Archive

di Andrea De Blasio

Se si dovesse in qualche modo riassumere la Musica Mediterranea nel culmine della sua raffinatezza e contemporaneamente capace di giungere all’orecchio del pubblico meno avvezzo all’ascolto, l’urlo della tromba energetica di Ibrahim Maalouf risuonerebbe nella testa di molti.

Il panorama musicale Mediterraneo è uno scenario vario e vasto, che unisce spesso con grazia ed unità di intenti vari linguaggi artistici distinti tra loro sia per provenienza che soprattutto per la natura sociale, complessa o meno, della quale fanno parte. Continua a leggere

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Il limite delle pene: espianti e torture nella Cina contemporanea

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Ai Weiwei: Autoritratto in LEGO per la Galleria degli Uffizi (2016)

di Valeria Dell’Orzo

La consapevolezza del giudizio, esterno e pubblico, familiare o strettamente personale, ha da sempre governato il vivere sociale, lo ha sostenuto ingabbiandolo nell’armatura della pena, della colpa, dell’espiazione, ancor prima di fissare i suoi capisaldi sul diritto, sul giusto, sul condiviso. La normalizzazione della pena ha assunto, nei luoghi e attraverso il tempo, differenti forme espressive e attuative e occorre ancora domandarsi fin dove può spingersi la punitiva privazione della libertà umana all’interno della realtà attuale, fatta di livellamenti trasversali e di interconnessioni globali. Continua a leggere

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Voci Altre. Donne in esilio e tattiche di resistenza al potere

brochure_la_parola_alla_siria_page-0001di Maria Rosaria Di Giacinto

Portare la Siria a Palermo

Tra il 2 e il 9 dicembre scorsi, durante quella che è stata battezzata come la “Settimana siriana”, a Palermo si sono svolti, in varie parti della città, una serie di incontri dal titolo La parola alla Siria. Voci creative di donne in esilio. Dai Cantieri culturali alla Zisa, presso la Scuola Nazionale di Cinema o il centro Internazionale di Fotografia, al cuore metropolitano, presso la Sala Consiliare Comunale o la Galleria d’Arte Moderna, l’intento itinerante dell’evento ha cercato di restituire una dimensione empatica, volta al raggiungimento del maggior numero di luoghi, ambienti e persone. Continua a leggere

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Il coraggio dei leoni e la fragilità degli adolescenti

i_leoni_di_siciliadi Piero Di Giorgi

A un certo punto dell’evoluzione della vita, alcuni nostri progenitori si staccarono dalle scimmie antropomorfe e costruirono da sé i primi arnesi in modo intenzionale. Fu un passaggio di fase fondamentale che portò alla nascita del lavoro e del linguaggio e determinò un salto qualitativo dello sviluppo umano, dalla supremazia delle leggi biologiche a quella delle leggi storico-sociali. Il linguaggio, come ha messo bene in luce Lev Vygotskij, da strumento di comunicazione esterna, si trasformò in linguaggio interno e cioè in pensiero. Non a caso, l’autore, riprendendo Marx, definisce il linguaggio «la coscienza pratica degli uomini». Continua a leggere

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Bologna 1970-2020: l’antropologia per capire la complessità del presente. Conversazione con Matilde Callari Galli

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Bologna 1977 (ph. Tano D’Amico)

di Lella di Marco

Senza dubbio con Matilde Callari Galli nei suoi quasi cinquanta anni di attività politico-culturale sul territorio, Bologna è stata “una città migliore”. Con la cultura, l’accoglienza, l’attenzione ai più fragili, la cura del contesto urbano, la sollecitudine ai bisogni di aggregazione, coesione, libertà e riconoscimento. Con la teorizzazione dello studio personale come apprendimento, impegno, fatica, possibilità di emancipazione e di liberazione. Lo studio come formazione ed elaborazione del pensiero e dell’azione. Riflessione e responsabilità di scelte. Consapevolezza dei doveri sociali e coscienza dei diritti individuali come persona. Continua a leggere

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L’eterno ritorno di Joker. Un trickster della postmodernità

copertinadi Annalisa Di Nuzzo

L’uomo che ride

La prima apparizione del personaggio di Joker nella storia dei fumetti risale al 1940 e continua la sua evoluzione attraverso più di mezzo secolo tra fumetti, serie televisive, cinema. Nel percorso che segue, ho individuato alcuni momenti significativi per ricostruire l’identità di questo trickster oscuro, dell’uomo che ride (Hugo 2007), a partire dal titolo del primo racconto che lo vede protagonista e che definisce l’atto di nascita del personaggio. Continua a leggere

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I paradossi del Natale

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Giotto, Cappella degli Scrovegni, Natività, part. (1303)

di Leo Di Simone

L’era della globalizzazione è l’era del superamento del senso. Fluttuanti e disponibili i simboli e le credenze delle varie religioni si esportano e si importano, si mescolano e si trasformano con estrema volatilità. La ricerca del senso non ha alcun senso. Ciò che conta è la res cristallizzata e ottusa, apprezzata dal mercato globale. Continua a leggere

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Prima e dopo la caduta del muro. La Germania di Julia Franck

 coperinadi Antonella Franzese

Sono passati trent’anni da quel 9 novembre del 1989 quando la caduta del muro di Berlino ha cambiato il corso della storia e il volto dell’Europa. L’anno 1991 sancisce la fine della guerra fredda, la dissoluzione dell’Unione Sovietica e pone fine a un mondo diviso in due blocchi, figlio della seconda guerra mondiale.

Le tematiche espresse in Lagerfeuer, il romanzo della scrittrice tedesca Julia Franck, classe 1970, ci inducono ad affrontare alcune riflessioni e porci interrogativi sugli aspetti controversi della natura umana al fine di comprendere gli eventi contemporanei come i fenomeni migratori. L’opera, ambientata nel campo profughi Marienfeld di Berlino nella fase antecedente al crollo, ci introduce in un periodo carico di tensione, contrassegnato da ingiustizie e perversioni dovute a un sistema corrotto e lesivo della dignità umana. Continua a leggere

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Cuori pieni di speranza. Pionieri italiani nell’Australia Nordorientale

copertina di Mariano  Fresta

 Alla ricerca di migliori condizioni di vita

Le numerose ondate emigratorie che caratterizzarono l’Italia tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento e che avevano come obbiettivo la ricerca di migliori condizioni di vita, solo minimamente interessarono l’Australia. Se consideriamo, infatti, le cifre complessive di coloro che lasciarono l’Italia tra il 1861 e il 1985, vediamo che su circa 29 milioni di persone solo 396 mila scelsero di andare in quel Continente [1]. Le ragioni di questa quasi irrilevante immigrazione sono probabilmente da attribuirsi al fatto che l’Australia era molto più lontana e meno facilmente raggiungibile di altri Paesi, ed era ancora una regione poco conosciuta e poco sviluppata; inoltre, le sue condizioni climatiche ed ambientali erano troppo diverse da quelle italiane e troppo ostiche per chi era abituato a vivere nel bacino del Mediterraneo. Continua a leggere

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L’antropologo del quotidiano

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Palermo 2019 (ph. Garofalo)

di Concetta Garofalo

«Buongiorno – Buongiorno – Un croissant? – Si, certo! Classico, con farina integrale o vegano? – Classico – Con crema gialla, crema di pistacchio, di nocciole, cioccolato, miele, marmellata di albicocca, ciliegie o fragola… o vuoto? – Marmellata di ciliegie, grazie – Potrei anche un caffè? – Sì, certo! Adesso? – In che senso? – Lo gradisce prima del croissant, dopo, durante? – Lo sorseggio, grazie! – Caffè lungo, espresso, di ginseng, d’orzo, con panna, caldo o freddo? – Espresso, grazie – Bene, servo al tavolo, prego! –Bene, grazie!» Continua a leggere

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Il sì suona sempre meno nella lingua del Belpaese

 

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Palermo, Auguri ai turisti stranieri (ph. N. Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

Non saremo mai più accorati. Dopo otto secoli circa questa parola di tristezza scomparirà dai dizionari e dal nostro lessico, il quotidiano dire per cercare relazioni con il prossimo. Come diremo? Forse ci rifugeremo nell’heartfelt, inglese sino ad ora non di esportazione ma forse già acquattato (si può dire, si capisce?) nelle brume portuali, aeree e pedonali intorno a Greenwich. Oppure più nessuno riesce a provare accoramento per qualcosa, nessuno più ha il tempo per accorarsi, anche di fronte a un accaduto o accadente che lo meriterebbe. Continua a leggere

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Riscatto ed emancipazione del Mezzogiorno nella politica di Nunzio Nasi

copertinadi Salvatore Girgenti

Nasi venne eletto deputato al Parlamento italiano in rappresentanza del collegio di Trapani nel 1886. Avvocato, libero docente in Filosofia del diritto, grazie al suo carisma, alla sua dialettica ammaliatrice e a una profonda cultura giuridica e umanistica, riuscì a guadagnarsi una fama di primo piano nello scenario politico italiano. Nel 1898, infatti, entrò nel primo gabinetto Pelloux come ministro delle poste. Nel 1900, dopo l’attentato e la morte di re Umberto, il giovanissimo Vittorio Emanuele, succeduto al padre, smentendo le previsioni di quanti sostenevano che la Corona, dopo i tragici fatti, avrebbe chiamato al governo un esponente della destra reazionaria, diede, invece, l’incarico di formare il governo a Luigi Zanardelli, giurista di chiara fama, di tendenze liberali e uomo particolarmente moderato  [1]. Continua a leggere

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In fuga dall’implosione siriana

Turkish offensive towards the town of Tel Tamr in North East Syr

Tel Tamr, nel nord est della Siria (ph. Eugenio Grosso)

di Eugenio Grosso

La tregua è finita. La frase è scandita dai colpi d’artiglieria che si schiantano al suolo. La scadenza ufficiale era il 29 ottobre alle 6pm, ora di Qamishlo. In realtà il cessate il fuoco, un accordo siglato da russi e turchi per permettere alle truppe SDF (Forze Democratiche Siriane) di arretrare a 30 km dal confine turco-siriano, non è mai iniziato. Gli scambi di colpi si sono susseguiti ininterrotti durante queste 150 ore. Continua a leggere

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La nuova messinscena del teatro novecentesco nell’epistolario di D’Annunzio

dannunzio_firmadi Giovanni Isgrò

Gabriele d’Annunzio è stato uno dei maggiori protagonisti della rivoluzione scenica in Europa fra Otto e Novecento. In assenza, tuttavia, di scritti sistematicamente dedicati al problema del rinnovamento della scena, il valore documentario del suo epistolario rimane fondamentale, in qualche caso persino unico, per comprendere il vero apporto dell’autore collegato alla operatività vissuta direttamente sul campo. Si tratta di testimonianze concrete, specificatamente tecniche, in grado di darci la misura dei problemi, spesso delle difficoltà obiettive, a tradurre scenicamente l’idea dannunziana del rappresentare, fino agli azzardi dell’invenzione collegata alle spettacolari visioni del maestro. Continua a leggere

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Antropologia, diversità e disabilità. Osservazioni a scuola

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Foto di S. Leoncini

di Sabina Leoncini

Premessa

L’insegnante di sostegno dovrebbe cercare di influenzare il contesto e migliorare la qualità della vita di tutti i bambini, non solo di quelli certificati e di non lavorare solo con il bambino disabile, ma ciò spesso non è possibile. C’è un grande fermento tra le insegnanti di sostegno di nuova formazione che uscendo da corsi abilitanti (TFA, tirocinio formativo attivo) come quello che ho frequentato alcuni anni fa presso l’Università di Bologna, vede la scuola come un sistema di ingranaggi molto difficile da cambiare, trovando poco spazio e difficoltà ad esercitare un proprio ruolo. Continua a leggere

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Il Mediterraneo secondo Egar Morin. Nostra Madre Mare

1560444603-pensare-il-mediterraneo-2di Rosalia Leone

In tempi bui e confusi come i nostri, la parola di Edgar Morin si leva chiara e forte con una proposta etico-politica cui fa da sfondo un’analisi storica. Pensare il Mediterraneo. Mediterraneizzare il pensiero (Il Pozzo di Giacobbe, Trapani 2019) è la prima edizione italiana di un saggio già pubblicato in Francia nel 1999: un breve testo che, tenendo in debita considerazione l’idea che siamo nell’era planetaria, si chiede con quali attrezzi concettuali affrontarla, cosa si è perso nel corso dei secoli, cosa si è conservato, cosa si è trasformato. La prefazione, le note in calce, una presentazione in appendice del pensiero generale di Morin (tutte a cura di Augusto Cavadi) e una postfazione (di Alberto Cacopardo), inquadrano lo scritto nel presente, ne mostrano alcuni limiti e suggeriscono alcune integrazioni. Continua a leggere

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La trazzera dei Messinesi. La transumanza stagionale dagli Iblei ai Nebrodi

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Floresta (ph. Nino Privitera)

di Luigi Lombardo

Buccheri con i suoi 820 metri di altitudine è il più alto comune della provincia di Siracusa. In posizione strategica fra le province di Siracusa, Ragusa e Catania, si è sviluppato al centro di un importante nodo stradale che collega i comuni montani della provincia siracusana con Vizzini, Caltagirone e Licodia, con Lentini e Catania, con Monterosso e Giarratana. Conta circa 2300 abitanti. Il paese occupa la conca naturale definita dalle pendici del monte Lauro (986 m.) la più alta cima dei Monti Iblei. Continua a leggere

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Se si scrive al papa, se si scrive a un quotidiano

blog-e-content-825x510di Maria Immacolata Macioti

Scrivere a qualcuno, con carta e penna, prima ancora che con e.mail o invece di mettersi in contatto attraverso messaggi telefonici, sembra essere, ancora oggi, una scelta diffusa e condivisa, più utilizzata di quanto in genere non si creda. Si scrive a un possibile, desiderato interlocutore. La speranza è, evidentemente, quella di ricevere una risposta. Una risposta personale, non da lettera commerciale stereotipata. Continua a leggere

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Dall’hybris della catastrofe al ritorno dell’indigeno. «Nulla è perduto, possiamo riprenderci tutto»

81pynipgl3ldi Nicola Martellozzo

Il ghiacciaio della Marmolada rappresenta la più grande formazione glaciale delle Dolomiti, un patrimonio ambientale e paesaggistico inestimabile che è destinato a scomparire entro i prossimi trent’anni. Già nell’ultimo secolo era stata registrata una consistente fusione dei ghiacci, ma un recente studio internazionale (Santin et. al. 2019) registra un incremento allarmante del processo, che porterà alla scomparsa totale del ghiacciaio in pochi decenni. Le cause sono direttamente legate al cambiamento climatico, e il cambiamento è irreversibile. Dal ghiacciaio nasce anche il torrente Avisio, che scorre tra le valli trentine fino a affluire nell’Adige; il suo percorso attraversa anche la val di Fiemme, una delle aree più segnate dalla tempesta Vaia che lo scorso anno ha colpito buona parte della regione alpina. I danni al patrimonio forestale sono ingenti, con quasi 22.500 ha di alberi caduti nel solo Trentino Alto-Adige, ma in questo quadro il cambiamento climatico rimane un fattore minore. Continua a leggere

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“Zaynab” di Muḥammad Ḥusayn Haykal, pioniere del romanzo arabo

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Il romanzo nella edizione araba originale e nella traduzione in italiano

di Francesco Medici

«Zaynab sollevò il capo verso il cielo, quasi volesse querelare alla sua equità la tirannia del mondo e dell’umanità, ovvero impetrare da Allah il perdono per la prepotente società cui apparteneva, e che pretendeva ciò che ella non desiderava affatto». La citazione (tradotta in italiano) è tratta dal volume Zaynab: Manāẓir wa aḫlāq rīfiyyah (Zaynab: Scene e costumi agresti), comparso nelle librerie del Cairo nel 1914, ovvero da quello che, secondo la maggioranza degli studiosi, sarebbe il primo vero romanzo della letteratura araba. Continua a leggere

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La Tunisia tra opportunità e crisi. Quale ruolo per l’Italia?

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Il nuovo Presidente della Tunisia, Kais Saied

di Michela Mercuri

La Tunisia è uno dei Paesi nordafricani con cui l’Italia ha storicamente sviluppato rapporti economici e politici di primo piano. Tuttavia negli ultimi anni sembra essere stata accantonata dall’agenda politica italiana. Si tratta di un grave errore poiché il Paese dei gelsomini, mai come oggi, può essere un partner strategico per il nostro governo ma, se non supportato in termini economici e di sicurezza, può divenire un arco di crisi i cui effetti si potrebbero riverberare anche dall’altra parte del mare. Continua a leggere

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Il problema della marginalità nella Tunisia postrivoluzionaria

copertinadi Antonio Messina

La ricerca condotta da Stefano Pontiggia a Redeyef, in Tunisia, tra il 2014 ed il 2015, e poi pubblicata nel 2017 con il titolo Il bacino maledetto. Disuguaglianza, marginalità e potere nella Tunisia postrivoluzionaria (Ombre corte 2017), affronta cause ed effetti del controverso fenomeno della marginalità e lo fa da una prospettiva – a mio modo di vedere – suggestiva. L’autore si confronta con la letteratura di quegli studiosi tunisini francofoni che, negli ultimi decenni, hanno rivolto una particolare attenzione a questo tema come ad una delle questioni chiave del processo che ha portato alle rivolte del 2010-2011 e al conseguente allontanamento del Presidente Ben Ali. Continua a leggere

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Il “viaggio” di Kader Abdolah. Una lettura d’antropologo posizionato

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Una certa postura (ph. Licia Taverna)

di Stefano Montes

“Scrittura migrante?”. Mi sarà sfuggito, magari in un saggio di cui non conservo ricordo. Mi sarà forse capitato di parlarne senza indugiare più di tanto sul senso – polisemico, contestualmente ricettivo – dell’espressione. Sarà successo, non ci giurerei. “E perché no, in fondo?”, ripeto adesso. “Perché non utilizzare l’espressione ‘scrittura migrante’?” dico, rimuginando sulla questione. Sono soltanto parole? O è un’etichetta che vale per tutto il fenomeno migratorio? Alcuni migranti scrivono e il risultato del loro lavoro – a volte di raffinata qualità – sembrerebbe circoscritto dall’espressione ‘scrittura migrante’. La si usa, questa espressione, per indicare un tipo di scrittura prodotta da un individuo che migra e decide di scrivere nella lingua del Paese d’accoglienza senza perdere del tutto alcuni tratti di appartenenza della lingua e cultura d’origine, generando in questo modo un ‘amalgama creativo’, se non altro singolare, per molti tratti innovativo, nel passaggio avvenuto da una cultura all’altra. Continua a leggere

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La mediazione interculturale e l’Islam

1di Francesca Morando

L’idea di scrivere questo articolo deriva dalla tipica prova, molto spesso poco considerata, che un mediatore interculturale con un background non migratorio [1] deve essere preparato a gestire, vale a dire la complessa stratificazione di problemi di natura culturale, migratoria e psico-somatica che deriva dal vissuto di buona parte dei migranti che giungono in Italia. Pertanto, in questo articolo verranno sondati principalmente i limiti del mediatore interculturale e alcune sfide che la cultura islamica pone nei confronti di questa figura professionale, non soltanto nel momento della mediazione. Continua a leggere

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Ética del viaje y Patrimonio Cultural

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Giovanni Sercambi, Pellegrini in viaggio, Cronache, Lucca siglo XIV, Archivo del Estado

di Olimpia Niglio

Introducción. El valor del viaje y el significado del turismo

A nivel internacional, el concepto de Patrimonio Cultural está muy ligado al tema de turismo. Si generalizamos, el patrimonio natural y cultural, las civilizaciones y las distintas tradiciones, constituyen sus recursos más atractivos. Sin embargo, aunque parezca obvio, cabe preguntarse. ¿qué es realmente el turismo? Continua a leggere

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Il ritratto dal Medioevo all’Ottocento: personaggi famosi e storie nascoste

 

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Opere di ritratti di Antonello da Messina: L’Annunciata, Gesù, Ritratto d’uomo

di Lina Novara

Nella Storia dell’Arte il «genere» del ritratto è uno dei filoni più radicati: dagli antichi Egizi all’età contemporanea il ritratto costituisce un mezzo per veicolare identità e simboli di potere, sia in ambito istituzionale che pubblico. Prima dell’avvento della fotografia, il ritratto costituiva lo strumento per raffigurare volti e figure, riproducendoli dal vivo o ricostruendone i tratti somatici a memoria o tramite preesistenti documenti figurati. Continua a leggere

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L’inquinamento dell’antimafia. Dialogo con Umberto Santino

copertina2di Salvatore Palidda

Una breve storia dei fatti. Prima ha cominciato il presidente della Camera di commercio, Roberto Helg, in prima fila nelle iniziative antimafia, che ha chiesto il pizzo a un pasticciere che chiedeva il rinnovo dell’uso di uno spazio all’aeroporto di Palermo. Il pasticciere gli ha teso una trappola, facendolo arrestare proprio mentre gli consegnava la busta con i soldi. Poi c’è stato Antonello Montante, vicepresidente nazionale della Confindustria, con delega al tema della legalità, che aveva avuto in passato rapporti con mafiosi ma si era “riciclato” con proclami antimafia finché è stato incriminato e condannato per associazione a delinquere e corruzione. Continua a leggere

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Per un Archivio siciliano delle scritture popolari

 

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Pagina tratta dal Diario di Carolina Drago, di prossima pubblicazione presso la collana «Scritture dal dialetto alla lingua», Palermo, Centro di studi filologici e linguistici siciliani

di Giuseppe Paternostro

Premessa

Alla fine di novembre del 2019, il Centro di studi filologici e linguistici siciliani, attraverso il suo presidente, Giovanni Ruffino, ha annunciato l’istituzione di un grande Archivio siciliano di scritture popolari. Saranno raccolti e opportunamente archiviati testi di varia tipologia, di autori di estrazione diastratica e di epoche diverse, e in particolare: diari, storie di vita, lettere, descrizioni ambientali e di tradizioni locali, cartoline scritte, ricettari e qualsiasi altro testo scritto e dattiloscritto. I testi raccolti potranno essere editi o inediti, in originale o, nel caso in cui gli autori (o più spesso i loro familiari) non vogliano privarsi del documento, anche in fotocopia. Continua a leggere

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L’identità come incontro

3408147di Silvia Pierantoni Giua

Avevo paura di affrontarmi,/così il muro dombra si alzava/ tra me e me/ tra me e i miei simili/ che sentivo dissimili/ così disuguali

 (da «Guerra e pace» di Franco Campegiani)

Tutti abbiamo sperimentato quanto si possa percepire l’altro lontano, diverso da noi; eppure tutti siamo fatti della stessa natura. Diversità e somiglianza non racchiudono di per sé un’accezione negativa; sono due termini che aprono a un’infinità di riflessioni in base al contesto in cui vengono calati, che cambiano a seconda dei parametri presi in considerazione, del punto di vista dal quale si osservano. Continua a leggere

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Il peso delle parole. Un terreno comune tra retorica e antropologia

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Elena e Paride. Particolare di un cratere a campana apulo a figure rosse (IV secolo a.C.), Museo del Louvres, Parigi

 di Alessandro Prato

La retorica e l’antropologia sono certamente due discipline molto eterogenee, sia per campo d’indagine, sia per le metodologie adottate, tuttavia presentano alcuni elementi comuni di grande interesse e rilevanza, al punto che è possibile disegnare un ambito di riflessione e di applicazione che appartiene ad entrambe.  Il primo elemento in comune riguarda le forme e le modalità del linguaggio verbale: per la retorica in quanto arte del discorso, fin dalla sua fondazione e, successivamente, a partire dalla sistematizzazione aristotelica, il punto centrale di riferimento è stato il discorso orale, anche se in quanto scienza o arte, essa era e doveva essere un prodotto della scrittura. Continua a leggere

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Moby Dick è anche mio

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I primi libri ricevuti in dono dall’autore, 1955

di Ninni Ravazza

Avrei voluto intitolare questo contributo Il mio Moby Dick ma ci aveva già pensato William Humphrey. E pure col Il Vecchio e il mare c’è chi mi ha preceduto. Pazienza, mi metto in fila e approfitto degli spunti fornitimi dagli illustri predecessori…

Ho scritto tante volte che il Mare proietta i suoi frequentatori in un tempo senza tempo, dove ogni gesto, parola, emozione, ricalca l’esperienza di chi li ha vissuti prima di noi, stratificando saperi e conoscenze senza perdere nulla di quanto acquisito nei millenni. Continua a leggere

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Un linguaggio a geometria variabile: la comunicazione intra/inter-generazionale nella comunità marocchina d’Italia

1di Zakaria Sajir

Introduzione

Nell’ambito della socio-linguistica del contatto, diversi studi hanno analizzato quali fattori sociali e linguistici sono in grado di favorire la produzione e riproduzione di una varietà etnica della lingua, conosciuta anche come ethnolect o multi-ethnolect [1], ossia quella varietà linguistica parlata da un determinato gruppo culturale e/o etnico. Ad esempio, numerose ricerche sono state condotte sull’African American English, una varietà linguistica dell’inglese parlata da molti afro-americani negli Stati Uniti, rispetto alla quale Lisa Green, nel suo libro African American English: A linguistic introduction, evidenzia come tale varietà sia associata a particolari modelli fonologici, morfologici, sintattici, semantici e lessicali [2]. È per questa ragione che sarebbe dunque erroneo definirlo come una mera versione incorretta dell’inglese mainstream [3]. Continua a leggere

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Musica da ballo in Sicilia tra XIX e XX secolo. Appunti di ricerca sul campo

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di Mario Sarica

«Due suonatori l’uno costantemente col contrabbasso e l’altro col zufolo o col violino, non mancano mai in comune: e questi, la domenica, si piantano in una piazza, dove, non appena hanno dato l’aire a due note, veggonsi circondati da una folla di giovani villici che vogliono far prova dell’abilità e della resistenza delle proprie gambe nel far giri e capriole. Tra uno stuolo di spettatori adulti e di monelli, con due grani (oggi un soldo) di pagamento, que’ due musici da strapazzo vi danno un pezzo (u caddozzu) di fasola, o di tarantella, a vostra scelta, o di virdulidda, di ruggera, di pituta, di papariana; tutte musiche e balli popolari, un tempo accompagnati eziando al canto, i quali a’ dì nostri però vanno cedendo il luogo alla polka e alla quadriglia e ad altri balli d’arte che i campagnoli s’industriano imitare». Continua a leggere

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L’Agorà delle piante. “Best practices” per una Rivoluzione verde: dagli Orti botanici alla Città

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Palermo, Orto botanico (ph. Flavia Schiavo)

 di Flavia Schiavo

Affermando che l’originaria “missione” degli Orti botanici (dalla catalogazione, agli intenti scientifici, alla fruizione)[1] si sia trasformata, si dovrebbe inquadrare tale mutazione in un ambito più ampio, riferendola al cambiamento che le strutture museali hanno vissuto negli ultimi anni, affrontando un discorso di estrema complessità che metta in relazione i musei come luoghi elettivi della produzione culturale e della tutela con: i temi della “cultura”, della fruizione, della produzione e della comunicazione della stessa cultura; il nodo del patrimonio materiale e del patrimonio culturale; il nodo relativo al posizionamento delle persone in un ampio spazio di flussi, in cui i soggetti non accedono più come “passivi” spettatori, ma sono percepiti (e autopercepiti) nonché, almeno in teoria, concepiti dalle stesse istituzioni come attivi partecipanti e proponenti. Continua a leggere

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La narrazione familiare a tavola tra socializzazione e agency politica

tavola_attenzione-alla-posizione-delle-posate-1024x724di Maura Scimeca

Oltre a essere un prodotto individuale, testuale e cognitivo, la narrazione può essere considerata come una pratica sociale discorsiva in grado di assolvere vari scopi interazionali. In quanto pratica sociale, l’attività narrativa svolge un compito essenziale nella costruzione dell’identità sociale personale e collettiva (Ochs, Sterponi 1996). Continua a leggere

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“Buone e cattive intenzioni”. Dal Marocco un racconto popolare

copertinadi Erika Scopelliti

Ho raccolto questa storia durante dieci mesi di permanenza a Marrakech, frequentando ogni settimana le storytelling sessions del Cafè Clock tra settembre 2015 e luglio 2016.

Dopo aver individuato le storie che a mio parere erano più significative, mi sono dedicata alla registrazione delle stesse, durante gli incontri della domenica o in sedute private, in modo da ottenere una registrazione quanto più chiara possibile. Alcuni dei racconti sono stati, successivamente, trascritti in dārija e sottoposti al processo di traduzione in inglese, altri hanno semplicemente subìto il processo di traduzione. Fondamentale nelle operazioni di trascrizione e traduzione è stato l’aiuto di Mohammed Amine Iziki, al tempo apprendista contastorie del Cafe Clock. Continua a leggere

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I carabineros e i canti. Cronaca di una protesta in Cile

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Fonda e pietre nella lotta contro i carabineros (ph.Cristina  Siddiolo)

di Cristina Siddiolo

“Il Cile si è svegliato” è stato uno degli slogan maggiormente letti e ascoltati nei giorni immediatamente successivi all’esplosione della protesta, iniziata venerdì 18 ottobre. E in effetti, arrivando in Cile il 15 novembre, una delle prime frasi che Emilio – un caro amico cileno, guida instancabile e fonte di preziose informazioni – ha espresso in relazione alla rivolta è stata: «stavamo dormendo, ma adesso ci siamo svegliati». La metafora del risveglio mi colpisce nell’immediato come un pizzicotto che riattiva un muscolo intorpidito. Continua a leggere

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Greco Milanese, metamorfosi di un luogo

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Greco Milanese, scorcio della scuola elementare, ex municipio  (ph. D. Sirchia)

di Davide Sirchia

Oggi Milano è per molti considerata il motore economico dello Stato italiano: è la sede della Borsa, il luogo delle sfilate,il centro delle start up, la città dell’innovazione. Nel senso comune Milano è una città con poca storia visibile, le architetture ultra contemporanee si erigono prepotenti verso il cielo modellando gli spazi: questa è una città che continua a ridefinirsi.

Osservare la città dall’interno e prender parte alla vita comunitaria permette di riflettere su “preconcetti” e “pregiudizi” che si sono consolidati su di essa. Le osservazioni dirette e l’utilizzo di uno sguardo più sensibile alle sfumature man-made contribuiscono a scorgere quella storia nascosta tra le pietre, quella storia che ha reso possibile la città contemporanea. Continua a leggere

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Il Don Giovanni dal barocco al web

b32018187b7c4977900f6f1b10dac554di Orietta Sorgi

Nel clima passionale e sensuale della società barocca nasce, nel 1625, il Burlador de Sevilla, opera teatrale di Tirso de Molina, un frate spagnolo dell’Ordine della Mercede: vi si narrano, com’è noto, le gesta di don Giovanni, un irriducibile donnaiolo, promesso sposo di donna Anna, che tradisce impunemente con la duchessa Isabela, fingendosi Ottavio, il suo fidanzato. Dopo aver ucciso don Gonzalo de Ulloa, il padre di Anna, deciso a vendicare l’onore offeso di sua figlia, il libertino approda a Siviglia e fra una scappatella amorosa e un’altra, tra cui la contadina Aminta, si reca al cimitero, dove urta contro la tomba di don Gonzalo, burlandosi del defunto e invitandolo a cena. La statua, “il convitato di pietra”, si presenta imprevedibilmente all’appuntamento, ricambiando a sua volta l’invito. Don Giovanni accetta e a quel punto la statua lo trascina all’inferno per punirlo delle sue malefatte. Continua a leggere

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Performance corporea: lo statuto de-costruttivo del corpo come “narrazione” politica

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Marina Abramović

di Laura Sugamele

La società odierna, caratterizzata dall’iper-tecnologia, ha attribuito al corpo una centralità: il corpo è “postumano”, soggetto ad esposizione visiva. È un corpo “messo in scena” (Di Stefano 2013: 437). La ridefinizione del corpo e del suo significativo potere di “narrazione” e trasfigurazione emotiva si sviluppa nel dibattito filosofico novecentesco di tipo fenomenologico. A partire da Merleau-Ponty sino a Max Scheler [1], l’ambito filosofico tende a valorizzare la componente spirituale e comunicativa del corpo. Secondo Scheler, il corpo umano non è soltanto una realtà materiale, in quanto esprime anche “atti” spirituali: mimica, percezioni, operazioni simboliche. Continua a leggere

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L’occhio del Monsignore. Calogero Franchina fotografo in Tortorici

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Tortorici, Mons Calogero Franchina, anni 40

 di Sergio Todesco

Negli anni ’90, ancora direttore della Sezione per i Beni Etno-antropologici presso la Soprintendenza di Messina, ho avviato un progetto riguardante il censimento e l’eventuale recupero e valorizzazione dei corpora di tutti i fotografi che a vario titolo, da professionisti o come amatori evoluti, avessero documentato la vita e la cultura delle comunità di paese in provincia di Messina nella prima metà del secolo scorso. L’iniziativa consentì nel giro di qualche anno l’individuazione, nel territorio della provincia, di almeno dieci fotografi che avevano lasciato tracce del proprio lavoro, ma alcuni indizi raccolti presso numerosi paesi lasciavano presumere che tale produzione fosse stata nel passato oltremodo ampia e di tutto rispetto, quantitativamente e qualitativamente. Continua a leggere

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L’universo in una farfalla: la poetica visionaria di Mircea Cărtărescu

2di Sara Uboldi

Un romanzo-caleidoscopio

Il romanzo post-moderno dello scrittore rumeno Mircea Cărtărescu Abbacinante è una trilogia monumentale che fa esplodere, con le sue anamorfosi e distorsioni, pressoché tutti gli ambiti dello scibile umano. Mircea afferma che il suo principale interesse è «la sostanza della realtà, ma intesa nel senso più ampio possibile. Le visioni, i sogni, sono realtà. Quella che chiamiamo comunemente ‘realtà’ non è che la superficie delle cose. La vita allucinatoria è vera quanto la vita ‘reale’» (Ferriero 2018). Continua a leggere

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Le Sardine e la Chiesa

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Manifestazione delle Sardine il 14 dicembre a Roma

di Marcello Vigli

La inattesa e imprevedibile avventura avviata dalle migliaia di giovani, che hanno risposto all’esigenza (o su sollecitazioni di origine prodiana?) di scendere in piazza nella inedita edizione delle Sardine, rappresenta un’autentica novità. Non mancano certo altre novità nelle dinamiche politiche italiane degli ultimi tempi, ma si tratta di possibili alternative all’interno del sistema. Continua a leggere

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Tre scene e un addio

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Nel Rietino, Raccolta delle lenticchie, 1988 (ph. Salvatore Piermarini)

di Pietro Clemente

Prima scena: i musei e lo sviluppo locale

È da tempo che il dibattito sui musei ha perso rilievo e passione. Da anni cerchiamo di rispondere alla tendenziale emarginazione del museo come polo della vita civile con nuove riflessioni, missioni, compiti. Quest’anno c’è stato un dibattito internazionale per una nuova definizione del museo. Negli anni precedenti si è cercato di ridefinire il ruolo del museo (in una sua fisionomia 4.0) come luogo che conserva, ordina e rende fruibili le collezioni ma che soprattutto conquista nuove capacità di azione sul territorio, si fa agente di nuove comunità patrimoniali. Continua a leggere

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I musei etnografici. Forme e pratiche di resilienza alpina

 

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La Maison Bruil, di Introd (Aosta)

di Piercarlo Grimaldi, Davide Porporato [*]

Introduzione

Scopo del lavoro è di dar conto di un lungo percorso di riflessione e di ricerca riguardante uno specifico settore antropologico: i musei etnografici locali. Questo istituto folklorico di recente invenzione, e di ancor più recente diffusione, si connota al presente come una delle più radicate e diffuse realtà etnoantropologiche che occupano e definiscono i territori della modernità. Non esiste, infatti, oggi un tratto di cultura che si sia ancorato con più determinazione e concretezza nelle comunità, nei singoli territori. La ragione di questo radicamento sta nel fatto che i musei etnografici sono in grado di documentare, narrare e spiegare le specificità culturali che attengono alle frontiere visibili e invisibili che definiscono il locale. Continua a leggere

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Le ragioni dei musei etnografici locali. A proposito del saggio di Grimaldi e Porporato

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Museo delle Genti dell’Appenino, di Rivoreta

di Claudio Rosati

Piercarlo Grimaldi e Davide Porporato contribuiscono a far luce su «un progetto culturale per molti versi intraducibile o comunque letto in modo superficiale» e, allo stesso tempo, aggiornano una visione del «museo etnografico locale». I risultati dell’indagine, nonostante che risalga al 2012,   restano attuali perché riguardano un campo dove ancora molto è da conoscere. Continua a leggere

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I musei etnografici locali. Questioni di sopravvivenza. Note sull’intervento di Grimaldi e Porporato

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Museo Bazzano (ph. Turci)

di Mario Turci

L’articolo di Grimaldi e Porporato è datato a quegl’anni (che possiamo definire di “precrisi”) in cui in molte regioni si registrava un aumento quantitativo di esperienze espositive orientate all’etnografia. Sono stati anche anni di incontri, discussioni, scambi e dibattiti sul senso museale delle raccolte, sulla loro gestione, sul rapporto pubblico/privato che vide il tentativo, in molte realtà, di collaborazioni fra Enti e privati, sia singoli che associati. Sono stati anni segnati da qualche speranza e di certo animati da quello che amo definire militanza etnografica. Continua a leggere

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Ricordando Nuto Revelli

copertdi Giulia Ferraris

Nuto Revelli è stato un testimone importante del Novecento: protagonista di battaglie per la giustizia e la libertà, ricercatore “sul campo” della civiltà contadina, osservatore attento e sensibile degli sviluppi di una società in trasformazione. La sua voce risuona forte oggi più che mai, rilanciando parole che non soltanto conservano la carica della memoria – viva e attiva, indispensabile nutrimento per la cultura e la consapevolezza – ma hanno anche la capacità di parlare di “scelte”, in particolar modo alle giovani generazioni. Continua a leggere

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Riace e una nuova possibile rinascita. Dialogo con Mimmo Lucano

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Riace

di Nicoletta Malgeri

L’accoglienza come modello di sviluppo locale. Questa è la politica di cui si è fatto promotore, nel corso degli ultimi vent’anni, l’ex sindaco del comune di Riace [1], Domenico Lucano. Una politica dai caratteri del tutto “rivoluzionari”, soprattutto se si tiene conto del contesto in cui si inserisce il piccolo comune calabrese. Riace è, infatti, uno dei 42 comuni della Locride, un’area che, sia per il forte isolamento geografico che per l’arretratezza socio-economica, si potrebbe definire come la “Calabria della Calabria”, ossia l’ultimo territorio dell’ultima regione d’Italia. Continua a leggere

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Cosa è un luogo

copertina-1_page-0001di Giuseppe Sorce

Un anno fa ero ancora un fuori sede. E lo sarei stato per altri sei mesi. Un anno fa iniziavo a scrivere la tesi di laurea magistrale. E lo avrei fatto per altri sei mesi. Cercavo di dar vita ad una riflessione sulla geografia, una disciplina sull’orlo della sua stessa fine. Qualche giorno fa invece è fallito l’ennesimo tentativo di organizzare con degli amici una camminata fra le vie della vecchia Poggioreale. Abbandonata nel 1968 dopo il terremoto del Belice, fu deciso di non restaurare né ripristinare le antiche abitazioni ma di ricostruire il paese alcuni chilometri più a valle. Avrei voluto fare delle foto. Avrei voluto assaporare l’idea di un’apocalisse improvvisa. Pare infatti che finalmente nel panorama letterario italiano stiano cominciando a circolare alcune parole chiave, che in qualche modo sottendono il tema dell’apocalisse, quali l’antropocene, il surriscaldamento globale, il clima. Continua a leggere

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AlpFoodway Final Community Forum

 

unnamed-42_imagefullwidedi Carlotta Colombatto

A partire dalla fine degli anni Novanta, in Italia e in Europa si sono moltiplicati progetti di ricerca e di valorizzazione del patrimonio alimentare in chiave culturale. Lavori di analisi ma anche strategie di marketing che sottolineano come il cibo sia cultura in tutte le fasi che ne costituiscono il percorso: produzione, preparazione, trasformazione, conservazione, consumo. Continua a leggere

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