SOMMARIO n. 47

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Ragusa, Francisco Bosoletti, Polemos (ph. Mariachiara Modica)

EDITORIALE; Dimitris Argiropoulos, Lella Di Marco, Antonella Selva*, Con il Mediterraneo nel mezzo ma con il destino in comune. Tra Bologna e il Marocco; Linda Armano, Miniere canadesi: strategie d’impresa e percezione dei dipendenti indigeni; Rosario M. Atria, Spigolature dall’arcipelago Sicilia, terra spinosa dai dolcissimi frutti; Franca Bellucci*, Kavafis ovvero il faro di luce nel Mediterraneo. Divagazioni; Dario Bettati*, Alimentazione e abuso di farmaci nel bodybuilding; Alberto Blanco-Uribe Quintero, Patrimonio, infancia, adolescencia y derechos humanos; Alfonso Campisi, I “Siculo-Tunisini” e la boxe; Rosy Candiani, La musica ritrovata: Francesco Santoliquido a Tunisi; Diego Cannizzaro, Mario Sarica, Pastorali, fra terra e cielo. Immagini e suoni del Natale; Continua a leggere

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EDITORIALE

 

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Francofonte (ph. Nino Privitera)

In Sicilia si chiama cona la nicchia che custodisce l’immagine sacra, l’edicola votiva particolarmente addobbata con rami di arancio, luci e fiori nei giorni che precedono il Natale e preparano le novene, con i suoni delle musiche tradizionali diffusi per strada. I riti sono raccontati in questo numero da Luigi Lombardo e Nino Privitera è l’autore della foto accanto e delle tante altre che illustrano con grazia poetica la descrizione delle pastorali e delle ballate popolari connesse a questo periodo festivo, di cui scrivono in un altro contributo anche Diego Cannizzaro e Mario Sarica. L’immagine scattata a Francofonte nel Siracusano – per i gesti che evoca e i simboli a cui rinvia – ci pare possa assumere valore di metafora iconica della soglia che ci accingiamo a varcare, rappresentazione augurale della vita che si riproduce e si dischiude all’orizzonte, della speranza che sostiene l’attesa del nuovo anno. Continua a leggere

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Con il Mediterraneo nel mezzo ma con il destino in comune. Tra Bologna e il Marocco

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Marocco, da Biblioteche del Deserto

di Dimitris Argiropoulos, Lella Di Marco, Antonella Selva [*]

Progetti di ricerca al femminile

Il Mediterraneo negli ultimi anni – ormai diventati decenni – è purtroppo un riferimento tragico per le migliaia di persone (decine di migliaia) che sono state barbaramente abbandonate ai suoi flutti. Cambia cifra, tuttavia, per la diaspora dell’Africa, in particolare del nord, stabilizzata in Europa: per quest’ultima l’antica denominazione di Mare Nostrum viene risignificata, perde l’aura imperiale a favore di una dimensione domestica, il mare di casa, attraversato da un reticolo di nuove connessioni che disegnano nuove geografie. Continua a leggere

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Miniere canadesi: strategie d’impresa e percezione dei dipendenti indigeni

 

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Indigenous Entrepreneurship

di Linda Armano

Il concetto di imprenditoria è uno dei temi cardini e basilari dell’economia. Fino agli anni Ottanta, l’imprenditoria era considerata quasi esclusivamente come la forza principale in grado di guidare il benessere economico di un Paese. La letteratura esistente sosteneva che, attraverso la concorrenza, l’imprenditoria fosse il più grande mezzo per incrementare gli standard di vita dei cittadini di una nazione (Blawatt, 1998). Continua a leggere

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Spigolature dall’arcipelago Sicilia, terra spinosa dai dolcissimi frutti

coverdi Rosario M. Atria

Mi riecheggiano, suggeritemi dalla lettura dell’ultimo lavoro di Lucio Zinna [1], le parole di un “gigante” della nostra Isola, Gesualdo Bufalino, che sarebbe stato bello e doveroso – nell’anno del centenario della nascita – poter diversamente omaggiare: «[…] le Sicilie sono tante, non finiremo mai di contarle» [2]. Non una constatazione, non un monito; un invito semmai ad addentrarci, ad esplorare, ad aggiungere ulteriori tasselli alla conoscenza di una terra spinosa, ma dai tanti dolcissimi frutti, come del resto sembra voler suggerire anche l’immagine stilizzata della pianta di fico d’India, impressa sulla copertina di Lettere siciliane. Autori del Novecento dentro e fuori circuito [3]. Continua a leggere

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Kavafis ovvero il faro di luce nel Mediterraneo. Divagazioni

3di Franca Bellucci

Da pochi mesi è disponibile il volume di Konstandinos Kavafis, Tutte le poesie (a cura di Paola Maria Minucci, Donzelli Poesia, 2019). Ne parlano in recensioni impegnate giornali e trasmissioni, con i diversi accenti che li caratterizzano: 19 ne annovera il sito dell’editore, dal dicembre 2019.

Kavafis, vissuto tra il 1863 e il 1933, è riconosciuto nel mondo come autore padre e testimone della poesia contemporanea, tema anche frequente di tesi di lauree. È un grande richiamo anche per me, nell’ambito dei due interessi cui mi dedico, quello per la poesia e quello per la storia. Qui mi limito a condividere la gioia di questo traguardo editoriale, avviando riflessioni sull’epoca di Kavafis. Ritrovo per altro situazioni d’epoca in un mio studio, su cui posso fare verifiche (Bellucci 2012). Continua a leggere

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Alimentazione e abuso di farmaci nel bodybuilding

pexels-scott-webb-28061di Dario Bettati

L’associazione quasi automatica che si viene a formare nella mente di coloro che guardano dall’esterno un bodybuilder corrisponde allo stereotipo “muscoli uguale steroidi”, un immaginario che ha fortemente contribuito ad alimentare una concezione negativa della pratica. In realtà, già tra gli anni Trenta e Quaranta il testosterone (che è uno steroide, tanto quanto i suoi derivati) veniva regolarmente prescritto per trattare la depressione nei pazienti psichiatrici e fu subito accolto come una possibile cura per il climaterio maschile. Continua a leggere

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Patrimonio, infancia, adolescencia y derechos humanos

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Archivo “Reconnecting with your Culture” y el articulo 4 de la Agenda 2030

di Alberto Blanco-Uribe Quintero [*]

 Introducción

Cuando hablamos de patrimonio cultural solemos voltear la mirada hacia el pasado, para escrutar ese legado que nos transmitieron nuestros ancestros. Y, por otro lado, cuando hablamos de la infancia y de la adolescencia, solemos evocar el mundo del futuro, y les decimos que serán las mujeres y hombres del mañana. Pareciera entonces que patrimonio cultural e infancia y adolescencia pertenecieran a universos distintos, aunque ello se trate de una mera ilusión. Continua a leggere

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I “Siculo-Tunisini” e la boxe

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Claude Milazzo

di Alfonso Campisi

I “Siculo-Tunisini” sono una razza a parte! Chiamati anche “Siciliani di Tunisi”, sono i siciliani nati e presenti in Tunisia, a volte da tre o quattro generazioni, di nazionalità italiana o/e francese e parlanti una lingua che è il “siculo-tunisino”, un misto di siciliano, arabo-tunisino, francese e italiano. Anche la loro lingua è una lingua a parte!

La comunità siciliana in Tunisia è stata sempre molto numerosa prima e durante il protettorato francese, superando di gran lunga il numero dei coloni. Difficile avere delle cifre esatte sulla presenza siciliana nel Paese nord-africano, i documenti disponibili nei consolati italiano e francese non riportano mai le stesse percentuali. Continua a leggere

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La musica ritrovata: Francesco Santoliquido a Tunisi

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Francesco Santoliquido

di Rosy Candiani

Ci sono momenti passati della storia e della cultura che giacciono a lungo silenti tra le carte di archivi e biblioteche, nei depositi museali, talora destinati a un oblìo inconsapevole per il susseguirsi dei cicli e degli eventi, associati attraverso la rimozione o il rifiuto a periodi bui della storia e delle vicende umane. Per l’Italia tutto questo è stato, comprensibilmente, vissuto nei confronti del Ventennio fascista, dopo la sua fine e per un lungo periodo culturale della Penisola. Poi, la sedimentazione degli eventi storici, la messa in prospettiva e più banalmente il passare del tempo consentono che possano riaffiorare da quel passato episodi o figure di rilievo della cultura o di interesse testimoniale al di là di un culto acquiesciente e celebrativo, purtroppo diffuso e filtrante i risultati più originali, come un velo nebbioso. Continua a leggere

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Pastorali, fra terra e cielo. Immagini e suoni del Natale

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Anonimo, Adorazione dei pastori, part. XVI sec. (Palazzo Abatellis Palermo)

di Diego Cannizzaro, Mario Sarica

L’antico legame tra la musica pastorale e il Natale ci riporta, prima, al racconto evangelico dell’evento fondante la fede cristiana, ovvero la nascita rivelatrice di Gesù Cristo, salvifica per l’umanità, testimoniata dai pastori “veglianti” guidati dagli angeli; e, poi, ad un ricco catalogo iconografico che, dai prototipi bizantini, attraverso gli epocali cambi di registro figurativo, a  partire da quelli medievali, con Cimabue, Giotto e Duccio di Buoninsegna, cui si aggiunge l’umanissimo presepe vivente di Greccio del 1223 voluto da san Francesco d’Assisi, giunge fino a noi, alimentato fin dalle origini da sorgenti sonoro-musicali di devozione condivise fra angeli e pastori. Continua a leggere

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Decolonizzare la mente

copertina-hooks-web-rgb-631x1000di Simone Casalini

Molte teorie si cibano dei processi sociali che osservano a distanza. Altre ancora costruiscono concetti che alludono alla realtà ma che spesso si trasformano in camicie di forza. Oppure cercano di spingere le articolazioni della società coeva all’interno di uno schema che ripropone dogmatismi del passato. In pochi scelgono di fondare la loro cifra teorica a partire dalla empirica e banale quotidianità. Elevando l’esperienza, caleidoscopio di ingiustizie e possibilità, a categoria di pensiero e a scrittura (popolare), evitando però che la propria biografia prenda il sopravvento. Ci vuole una giusta distanza, anche da se stessi, per scavare nella profondità del reale. Continua a leggere

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L’arte della parola. Franco Trincale, cantastorie e poeta

01-copertina-trincale-integraledi Leoluca Cascio

Asseriva un anonimo che «la comunicazione non parte dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta», affermazione calzante per descrivere l’intera opera del poeta-cantastorie Franco Trincale, compreso il libro antologico, a cura di Mauro Geraci, Pensu chiudu l’occhi e scrivu (Roma 2020), nel quale sono raccolte unicamente sue poesie. Lo stesso Trincale scrive che le poesie contenute all’interno del volume sono «pensieri, impressioni istantanee, visioni, a volte di paure, rimorsi, ossessioni, confessioni, testamenti, altre volte di riflessioni critiche e polemiche che ho vissuto, visto e sentito attorno a me» [1]. Continua a leggere

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Quale catechesi giovanile da parte delle Chiese cristiane?

coverdi Augusto Cavadi

Quando venti anni fa trovai fra la posta Bibbia e catechismo. Il credo, i sacramenti, i comandamenti (Paideia, Brescia 1999), del frate cappuccino Ortensio da Spinetoli, sfogliai il volume e inviai all’autore poche righe di sincero ringraziamento per l’omaggio, ripromettendomi di leggerne con attenzione le pagine in un periodo di scadenze meno stringenti.  Ad essere sincero, a differenza di altri titoli precedenti e successivi del noto biblista italiano, questo mi depistò: supposi che egli avesse voluto mostrare le radici bibliche del Catechismo della Chiesa cattolica emanato nel 1992 (sotto il pontificato di Giovanni Paolo II e la supervisione del Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, Joseph Ratzinger) e, francamente, non mi sembrò una tematica che meritasse la precedenza su molte altre più scottanti. Continua a leggere

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Radicalizzazione e “separatismo islamico”. Grande è la confusione sotto il cielo europeo

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La Cattedrale di Notre Dame di Nizza dopo l’attentato dello scorso ottobre (gettyimagines)

di Giovanni Cordova

La minaccia sull’Esagono

Lo scorso 29 ottobre, intorno alle 9 del mattino, Brahim Aoussaoui, giovane tunisino recentemente giunto in Europa attraverso la rotta del Mediterraneo centrale e da poche ore sul suolo francese, si è avventato contro tre persone nella cattedrale di Notre-Dame a Nizza, uccidendole con un pugnale al grido di “Allah(u) Akbar”. Dodici giorni prima, l’insegnante di storia e geografia di un istituto scolastico di Conflans Saint-Honorine era stato decapitato da un diciottenne di origine cecena, dopo che il professore aveva mostrato alla classe, nei giorni precedenti, le note vignette satiriche di Charlie Hebdo sul profeta Maometto. Continua a leggere

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Possiamo riparare il mondo che abbiamo già?

 

il-mondo-che-avrete_v4-1di Cinzia Costa

All’inizio del XIX secolo, agli albori della diffusione tecnologica delle macchine di produzione seriale, un movimento operaio, quello dei Luddisti, si fece conoscere per le azioni di opposizione violenta, sabotaggio e distruzione delle prime forme di produzione industriale. La rivoluzione industriale vide sul nascere, dunque, la forte opposizione di gruppi di lavoratori, tra i primi i framework-knitters, lavoratori di calze e maglie al telaio, che vedevano nello sviluppo tecnologico e industriale una minaccia alla propria occupazione, sia in termini di competenze e know how, che in termini salariali. In virtù di questo imminente pericolo i contestatori si recavano nottetempo nelle fabbriche di Nottingham, luogo della prima rivolta del 1811, ma anche di Yorkshire, Lancashire, Derbyshire e Leicestershire, per distruggere i telai meccanici e le macchine che li avrebbero in breve tempo sostituiti nelle mansioni di produzione [1]. Continua a leggere

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Ripensare l’architettura del vivere con Frank Lloyd Wright

immagine-1-libro-la-fonte-meravigliosadi Laura D’Alessandro

«Andando in giro ho osservato costruzioni e costruzioni in tutto il Paese. E ogni volta che una casa colpiva la mia fantasia venivo a sapere che era stata fatta da lui» [1]. “Lui” è Howard Roark, giovane e talentuoso architetto, deciso a rinunciare a fama e carriera pur di non scendere mai a compromessi con i suoi ideali. È un uomo integro e fedele a sé stesso, che lotta contro i pregiudizi e contro le convenzioni. E lo fa soprattutto con la sua rivoluzionaria architettura. Roark è il protagonista del libro di Ayn Rand The Fountainhead pubblicato negli Stati Uniti nel 1943. Leggendo il volume non si può fare a meno di essere attratti da quest’uomo così fuori dagli schemi e dal carisma magnetico. Difficile staccarsi da un personaggio simile senza provare il desiderio di possedere il suo fascino. La sua figura pervade l’intero romanzo e continua anche dopo aver letto l’ultima pagina. Continua a leggere

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Cocchiara, Rubino e Di Mino. Storie di amicizie e di libri sussidiari per la cultura regionale

img_20201218_0001di Alessandro D’Amato

Ministro della Pubblica Istruzione nel corso del primo governo fascista, nel 1923 il filosofo Giovanni Gentile fu promotore di una riforma degli ordinamenti scolastici che storicamente viene ricordata con il suo nome e accusata da molti critici di essere inattuale, avendo determinato un vistoso passo indietro del sistema degli ordinamenti scolastici. Tra gli obiettivi principali della legge, si ricorda il tentativo di avviare un processo di alfabetizzazione di massa delle classi popolari, anche attraverso una vera e propria azione di stravolgimento dell’istruzione elementare e secondaria. Continua a leggere

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Appunti su confinamento e spaesamento nella crisi pandemica

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Christiane Spangsberg

di Paolo De Angelis

Non si è forse riflettuto abbastanza sugli effetti prodotti da crisi traumatiche come quella pandemica nella vita emotiva delle persone, soprattutto di quelle marginali. Sono rimasti pressoché esclusi o rimossi dall’attenzione e dal dibattito pubblico i disagi psicologici e i disturbi patologici che investono i soggetti più vulnerabili in contesti sociali di problematico e coattivo isolamento.

Già alla fine del primo conflitto mondiale nei reduci e/o prigionieri di guerra erano stati riscontrati comportamenti socialmente anomali collegati a uno stato emotivo disagiato. Continua a leggere

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La fierezza del margine. Precarietà e opportunità nel mercato dell’usato dell’Albergheria

coverdi Maria Rosaria Di Giacinto

Ritratto del margine. Parzialità, relazione e contesto

Quadri celebri, inchieste giornalistiche, bestseller, riviste di viaggio, finanche programmi televisivi, hanno reso possibile a colori, odori e suoni dei mercati palermitani di prendere forma nell’immaginario collettivo, al punto da palesarsi nella mente anche solo pronunciandone il nome da lontano.

Tra questi, quello di Ballarò, in pieno centro storico, è certamente uno dei più conosciuti della città. Mettendo da parte i racconti stereotipati che associano l’esotico al folkloristico o la povertà alla malavita, risulta ragionevole interrogarsi sulle condizioni delle persone che vi abitano, quali aspirazioni, difficoltà e compromessi li attraversino. I passi che si incrociano per le vie urbane portano addosso il peso delle proprie esperienze, sono la prova tangibile del movimento brulicante che anima il mondo. Continua a leggere

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L’isola che c’è. São Tomé tra antropologia storica, turismo e immaginari

 

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Panorama dell’isola São Tomé

di Annalisa Di Nuzzo

Dal colonialismo alle culture ibridate: lo sguardo antropologico sull’isola di São Tomé

Agli inizi del XXI secolo restano frammenti significativi del lungo rilascio culturale della colonizzazione europea e soprattutto della decolonizzazione. Tutto questo complesso fenomeno è di particolare pertinenza e interesse per l’antropologia culturale per le ibridazioni e i meticciati che ne sono derivati e che persistono quali sintomi e manifestazioni delle attuali forme culturali globalizzate. Continua a leggere

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La pace come utopia concreta

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Monreale, Cattedrale, Noè e la colomba, 1174

di Leo Di Simone

Il 1° gennaio 2021 la Chiesa cattolica celebra la giornata mondiale della pace, in un mondo già entrato «nella terza guerra mondiale che si combatte a pezzetti», stando alla sorprendente denuncia di papa Francesco. In concreto, tra crimini, massacri, torture, distruzioni e il proliferare di armamenti nucleari la pace non trova luogo dove posare il capo. È assimilabile al Figlio dell’Uomo, il Principe della pace di cui il mondo intero ha celebrato in questi giorni la nascita, senza tuttavia saper trarre le conseguenze di quell’evento tra i cui significati, e non per ultimo, c’è quello del dono della pace al mondo. Continua a leggere

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Appunti per non ricominciare. La cultura

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Foto di Francesco Faeta

di Francesco Faeta [*]

Vi è un’ansia diffusa, elaborata in forme retoriche morfologicamente dissimili ma strutturalmente conformi, riverberata nelle mille conversazioni quotidiane, amplificata dal sistema mass-mediatico; un’ansia diffusa, dicevo, di ricominciare. Prima ondata, seconda ondata, terza ondata, malgrado tutto abbiamo l’impellenza di ricominciare. Continua a leggere

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I beni immateriali nei Quaderni dell’Istituto Centrale per il Patrimonio

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Macerata Campania (ph. Roberto Galasso)

di Mariano Fresta

Introduzione

È meritevole il progetto dellIstituto centrale per il Patrimonio Immateriale di pubblicare ogni sei mesi un Quaderno che riproduca la documentazione fotografica delle ricerche etnografiche e demoantropologiche effettuate in Italia negli anni passati e quelle che saranno svolte in futuro. Come si legge nella presentazione del primo Quaderno, stesa da Leandro Ventura, le foto saranno corredate da testi brevi esplicativi e da considerazioni affidate «ad esperti del settore dell’antropologia visiva, a fotografi e a esponenti delle comunità interessate dalle campagne di documentazione». Continua a leggere

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La Scuola antropologica palermitana: le associazioni e le pubblicazioni

uomo-e-cultura-001di Mario G. Giacomarra [*]

Le attività della Scuola antropologica palermitana non si esauriscono nella gran quantità di ricerche etnoantropologiche condotte nel corso degli anni e neppure nelle attività di riproposta che spesso e volentieri hanno finito con l’accompagnarle in occasioni e con modalità di vario genere. La sua operosità tende infatti ad ampliarsi con iniziative d’ordine associativo le quali mettono insieme i soggetti interessati a operare sviluppando modi di collaborazione che si esplicano prima in associazioni e poi in vere e proprie fondazioni culturali. In una prima fase, in seno alla Scuola antropologica palermitana, nel giro degli anni compresi fra il 1970 e il ’75 nascono due associazioni che per i principi cui si ispirano e per le attività svolte ne costituiscono la più piena espressione e vi rientrano dunque a pieno titolo.     Continua a leggere

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«‘U jornu era ‘ncimatu»: luoghi e umanità residuali nei versi di Nino De Vita

71eb5m6dljldi Nicola Grato

«Questo strano fatto emerso dalle voci del niente, dai silenzi che si urtano nel grande mare prima di ogni cosa, prima che ci sia “cosa”, albero, frutto e mano, che coglie la mela amara di saperlo ‒ questo strano fatto, in cui qualcosa si prende addosso la vita, o se la trova, e dice “Io”, mentre nomina il mondo, è la poesia. Cioè noi, nella nostra sostanza di parola. Il “mondo” (essere, noi, cose) è istituzione di parola. Di questa istituzione linguistica del mondo, la poesia (quella dei poeti “necessari”) è la custodia. Custodia della soglia del senso, nella carne del mondo». Continua a leggere

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Sulla Geostoria come scienza di Gaia

la-sfida-di-gaiadi Vincenzo Guarrasi

Un nuovo regime climatico

Quando leggo, o rileggo, il bel libro di Bruno Latour, La sfida di Gaia. Il nuovo regime climatico [1], avverto la strana sensazione di sentirmi a casa. Il che contrasta con il contenuto di un’opera molto originale e dall’impianto fortemente innovativo. L’Autore non rappresenta certo una scoperta recente per me: tre sono le opere più di tutte, da cui ho tratto ispirazione in precedenti miei lavori: Non siamo mai stati moderni. Saggio d’antropologia simmetrica del 1995 [2], La scienza in azione. Introduzione alla sociologia della scienza del 1998 [3] e Il culto moderno dei fatticci del 2005 [4]. Inoltre, da un volume all’altro, il pensiero di Latour si dipana con coerenza e continuità e la Sfida di Gaia costituisce una specie di summa delle opere precedenti. Allora perché sorprendersi? Continua a leggere

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Diego Armando Maradona, il demiurgo trasgressivo

maradona-60-anni-foto-1199x768di Dario Inglese

Il 25 novembre 2020 se n’è andato Diego Armando Maradona, uno dei più grandi calciatori della storia. La notizia della sua prematura scomparsa ha immediatamente fatto il giro del mondo e, com’era prevedibile, ha suscitato grande commozione e sorpresa oscurando per diversi giorni – potenza del personaggio – la pandemia da SARS-CoV-2 e sfidando, soprattutto nei Paesi che più sono stati testimoni delle sue imprese, persino le restrizioni che l’emergenza sanitaria in atto impone da quasi un anno. Continua a leggere

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Paolo Amato architetto dell’effimero barocco a Palermo

 

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P. Amato, Teatro per la giostra per le nozze di Carlo II, 1680

di Giovanni Isgrò

Paolo Amato architetto scenografo, nato a Ciminna nel 1634 e morto a Palermo nel 1714, è stato l’incontrastato protagonista del teatro festivo barocco in Sicilia nel tempo in cui, dopo il fallimento della rivolta di Messina del 1678, Palermo conquistò definitivamente la centralità culturale oltre che politica del Viceregno spagnolo nell’Isola.

A Paolo Amato, divenuto architetto del Senato di Palermo, spettò il compito di esprimere i fasti e lo splendore della capitale che confermò ed esaltò più che in passato il suo ruolo di città-teatro. Fu così che l’artista ciminnese utilizzò il suo sapere progettuale per l’ideazione di macchine e apparati che avrebbero fatto la storia del teatro festivo urbano in Sicilia (e non solo in Sicilia). Continua a leggere

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Henry Dunnage Esquire e l’Isola nel suo destino: una memoria restituita

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Palermo, Cimitero degli Inglesi (ph. Laura Leto)

di Laura Leto

Il Cimitero acattolico detto “degli Inglesi” presso la borgata dell’Acquasanta è ciò che rimane dell’originaria struttura ottocentesca del Lazzaretto di Palermo. Sebbene la sua storia abbia origine secoli prima, in questa sede si vuole focalizzare l’attenzione sul suo contenuto, ovvero un patrimonio storico, artistico e culturale di pregio per la Città tutta e ancor di più per la borgata nella quale insiste. Continua a leggere

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La nascita delle prime tragedie in volgare fiorentino

coverdi Battista Liserre

La Poetica di Aristotele, com’è noto, era arrivata in Europa tramite il commento di Averroè [1] e il Libro della guarigione  [2], scritto tra il 1020 e il 1027 dal medico persiano Avicenna. Nel 1489 grazie alla traduzione [3] del testo del filosofo greco, a cura di Giorgio Valla, la cultura europea riscoprì un’opera che per molto tempo non era più stata studiata. Il testo di Aristotele riaprì, di fatto, a Firenze il dibattito sull’ars poetica, in vigore sin da Orazio, e fece rivalutare la tragedia, considerata in pieno Rinascimento un genere alto non solo per il teatro, ma anche per la poesia. Continua a leggere

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#DiegoEterno

inter_lucha_contra_sus_fantasmasdi Luigi Lombardi Satriani

#DiegoEterno 1960 – , la scritta apparsa all’esterno della Bombonera (lo stadio del Boca), è una immagine efficace della assunzione nell’universo mitico della figura del Pibe de oro, scomparso nel novembre dello scorso anno e universalmente pianto come supereroe che scompare, pur non scomparendo, in quanto, appunto, eterno. Continua a leggere

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Udii tra il sonno … i canti, le novene, il cibo di Natale

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Melilli, Novena, primi 900

di Luigi Lombardo

Ovunque si sente dire «Sarà un Natale diverso». Certamente lo sarà. Mancheranno tante cose, alcune assolutamente effimere, “all’americana”, altre facenti parte del patrimonio culturale popolare; e per questo mancherà “il clima natalizio”, quella particolare disposizione sentimentale che attende, spera, si augura, e dell’immaginario che rievoca miti, racconti, gesti e affettuosità del Natale. Oggi siamo tutti a “sperare” incollati al televisore in attesa di dati confortanti dai bollettini grafici dall’Istituto Superiore di Sanità. Continua a leggere

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L’idea di Italia unita in Francesco Bentivegna

copertinadi Santo Lombino [*]

«Io non ho la presunzione di paragonare la mia impresa a quella di quei grandi uomini, però vi si rassomiglia per una parte; giacché sarà oggetto della universale disapprovazione se mi fallisce, e dell’ammirazione di tutti se mi riesce. […] io riannodo intorno al mio stendardo tutti gli affetti, tutte le speranze della rivoluzione italiana. Tutti i dolori e tutte le miserie dell’Italia combattono con me. Non ho che una parola: se io non riesco, sprezzo altamente il volgo ignorante che mi condannerà; se riesco farò ben poco caso dei suoi applausi. Tutta la mia ricompensa la troverò nel fondo della mia coscienza, e nell’animo dei cari e generosi amici, che mi hanno prestato il loro concorso, e che hanno divisi i miei palpiti e le mie speranze. Che se il nostro sacrifizio non porterà alcun vantaggio all’Italia, sarà per essa almeno una gloria l’aver generato figli, che volenterosi s’immolarono pel suo avvenire». Continua a leggere

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Naseeb Arida, un poeta siriano tra New York e Iram

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Arida, a sinistra col cappello, insieme a una delegazione della Syrian-Lebanese League in visita al Presidente Wilson, White House, Washington DC, 1921

di Francesco Medici

A partire dalla fine del XIX secolo, in seno alle comunità cristiane di siro-libanesi emigrati negli Stati Uniti d’America, si assiste al fiorire di numerosi periodici in lingua araba. Il 15 aprile del 1892 i fratelli Ibrāhīm e Naǧīb ‘Arbīlī sono i primi a fondare a New York il settimanale «Kawkab America» («Kawkab Amīrikā» in arabo, ovvero “L’Astro d’America”), che nel 1898 divenne un quotidiano la cui pubblicazione sarebbe cessata nel 1908. Altri giornali newyorkesi degni di menzione rivolti ai lettori di origine araba sono «Mir’āt al-‘Arab» (“Lo Specchio degli Arabi”, 1893), «al-Ayyām» (“I Giorni”, 1897), «al-Mohajer» («al-Muhāǧir» in arabo, ovvero “L’Emigrante”, 1903). Il primo mensile arabo-americano in lingua inglese, «The Syrian World» (“Il Mondo Siriano”), pubblicato dal 1926 al 1932, fu fondato e diretto da Sallūm Mukarzil [1]. Continua a leggere

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Le Primavere arabe dieci anni dopo. Il fallimento delle rivolte che ambivano a divenire rivoluzioni

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Tunisia, il sacrificio di Mohamed Bouazizi

di Michela Mercuri

Era il 17 dicembre del 2010 quando il giovane ambulante Mohamed Bouazizi si diede fuoco davanti al Palazzo del Governatorato di Sidi Bouzid in segno di protesta contro le autorità che volevano revocargli la licenza. Questo gesto così estremo innescò la ‘Rivoluzione dei Gelsomini’ in Tunisia contro il regime di Ben Alì e segnò l’inizio delle Primavere arabe che, tra il 2010 e il 2011,  cambiarono gli assetti politici del Nordafrica. Subito dopo, infatti, le proteste divamparono in Egitto, in Libia, in Siria, in Marocco e in molto altri Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente. Continua a leggere

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Cultura visuale urbana tra spazio e narrazioni. Il caso Ragusa

 

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Ragusa, area industriale dismessa della Fabbrica Ancione (ph. Maria Chiara Modica)

di Maria Chiara Modica

Tra i fenomeni contemporanei che stanno incidendo radicalmente sulla cultura visuale urbana, quello della street   art è il più diffuso a livello globale. È un fenomeno artistico le cui caratteristiche sfuggono ad ogni tipo di categorizzazione, data l’eterogeneità delle sue forme e dei suoi intenti.  Sulla sua genesi, si continua a dibattere. Continua a leggere

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Sonno, sogno e veglia. Quattro variazioni in chiave auto-etnografica

 

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Il sonno e la veglia (ph. Licia Taverna)

di Stefano Montes

Quali soglie separano il sonno dalla veglia e il sogno dalla realtà? Mi sono posto queste domande in quattro brevi variazioni che ho scritto – trascritto, se si tiene conto dei suggerimenti forniti surrettiziamente dal sogno – tenendo a mente l’idea di contrappunto di Said (Said 1998). Il ricorso al contrappunto consente, a mio parere, di meglio concepire un’antropologia aperta, più atta a rendere l’intreccio di prospettive molteplici, meno disancorata dai contesti plurivocalici. In queste variazioni, ho tratto spunto dalla mia esperienza personale; anzi, a dire il vero, ho pensato queste variazioni come a vere e proprie auto-etnografie in cui, più che risposte, era necessario produrre rimandi contrappuntistici. Continua a leggere

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L’“islam noir” post-coloniale e il dibattito sulla laicità

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Immagini devozionali di guide religiose a Touba in Senegal (ph. V. Napoli)

di Virginia Napoli

Premessa

In un intervento pubblicato sullo scorso numero di Dialoghi Mediterranei [1] ho cercato di mettere in evidenza alcune criticità che, dal punto di vista antropologico, emergono nell’incontro tra l’islam, Napoli e determinate realtà della diaspora senegalese. A complemento di quell’intervento aggiungo qui delle riflessioni che, su una base più marcatamente storica, vogliono essere una ricostruzione della genesi di alcuni assunti teorici che hanno profondamente segnato gli studi sulla religione musulmana nell’Africa subsahariana. Continua a leggere

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Reconnecting with your Culture: La “Scuola del Mondo” verso una nuova ecologia educativa

 

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Poster. Reconnecting with your culture (Kevin Echeverry, 2020)

di Olimpia Niglio, Kevin Echeverry [*]

Introduzione

Ogni epoca storica ha registrato dei momenti di grande cambiamento socio-culturale che hanno contribuito a modificare sistemi ideologici e processi pragmatici. Non c’è alcun dubbio che siamo difronte ad una nuova era di cambiamenti con cui dobbiamo confrontarci ed essere pronti per meglio affrontare l’immediato futuro.

Certamente gli eventi del 2020 hanno rimesso al centro il valore dell’Educazione e della Cultura nonché hanno evidenziato le grandi discrepanze sociali che segnano la società a livello mondiale. Gli investimenti rivolti più alla guerra che alla pace ci hanno fatto ereditare un mondo veramente difficile, i cui pezzi rimasti vanno ora rimessi insieme nel migliore dei modi possibili. Continua a leggere

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Le Naiadi di Mario Rutelli nel “Villino Nasi” a Trapani

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Ondina, Coll. privata: autore ignoto

di Lina Novara

È risaputo che l’onorevole trapanese Nunzio Nasi (1850-1935) fosse un cultore delle arti, un fine collezionista e committente di opere a noti artisti suoi contemporanei, oltre che amico di scultori come Carmelo Cernigliaro Melilli e Ettore Ximenes al quale si deve un busto-ritratto dello stesso Nasi [1]. Tra gli artisti che ritrassero il parlamentare trapanese o per lui eseguirono delle opere, figurano i nomi di Giacomo Balla, Francesco Jerace, Giuseppe Saporito, Corrier, Ettore de Maria Bergler, Antonino La Barbera, Francesco Garufi [2]. Continua a leggere

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Gozzano poeta perbene

eoviyh1w4am8r2jdi Antonio Pane

Chissà se Guido Gozzano, nella sua breve parabola, giunse a incrociare il pittore Domenico Durante o l’impiegato Giovanni Goccione o il geometra Luigi Forlano o lo studente di Giurisprudenza Domenico Donna, eroi scalcinati e goliardici del primo scudetto del nato da poco ma a molto destinato Juventus Football Club. Nel 1905, «bello» e «ventiduenne» come il Majakovskij della Nuvola in calzoni (sebbene di men smisurata presenza), Gozzano doveva intensamente partecipare alla vita mondana della sua Torino, sporgendosi, a partire dalla privilegiata frequentazione della «Società di Cultura» e del dotto cenacolo di Arturo Graf, sugli aspetti più frivoli del panorama cittadino, non escluso il recentissimo fervore suscitato dagli sports, come ben testimonia il sonetto La forza, dedicato «a Mario B., lottatore». Continua a leggere

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“Douce France” ma non per gli emigrati italiani

copie-de-26-rocco-femia-italiens-noirdi Franco Pittau

La Francia è un Paese che si impone per un riflessione sul senso dell’emigrazione italiana, non solo perché è tra i primi per destinazione ma anche per l’altissimo numero delle persone coinvolte e gli esiti che ne sono conseguiti. Questo Paese si impone all’attenzione innanzitutto per la sua dimensione quantitativa: vi risiedono all’incirca 4 milioni di abitanti di origine italiana, così come sono stati circa 4 milioni gli italiani che sono emigrati dall’Unità d’Italia ad oggi [1]. Continua a leggere

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Michele Ketoff mistico del colore

852903441_1280x720di Valentina Richichi

In generale, i russi sono/gente larga, […] larga come la loro terra, ed/ estremamente inclini al fantastico e al disordine (F. Dostoevskij).

Tra le forme espressive possibili del libro d’artista, i diari sono una delle più affascinanti e meno comuni e dove l’occhio non ha ristoro, pagina dopo pagina, tra impulsi cromatici e litanie della forma, siamo certamente faccia a faccia con un artista reazionario e dalla vicenda interessante e struggente. Si tratta di Michele Ketoff, che della sua esperienza spirituale del mondo ha fatto una parabola artistica in cui persino la discesa agli inferi ha note di sprezzante umorismo.  Continua a leggere

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Adagio ma non troppo. Digressioni su evoluzionismi e piagnistei

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Spencer Tunick, Dublin, Saturday 23 June 2018 at 6am.

di Gian Mauro Sales Pandolfini

Ho sempre creduto con Vico nella circolarità della storia. Certi episodi, quelli magari più evidenti, testimoniamo di una ripetitività strutturale che non è prerogativa esclusiva degli uomini e che invece riguarda tutti gli attributi terrestri, persino la componente naturale inorganica. Si tratta, a mio avviso, dell’unica e possibile analogia che deterministicamente si può osare tra l’uomo e l’ambiente. Per il resto il concetto di evoluzione applicato alle faccende della cultura, ancora attivissimo persino nel nostro vocabolario quotidiano, è una delle cose più stupide partorite dalla mente umana. Continua a leggere

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Il ‘paradigma New York City’

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Skyline del Grand Central Terminal, oggi, con il Pan Am Building sullo sfondo

di Flavia Schiavo

La trasformazione newyorkese, tra fine XIX e inizi XX secolo, non avvenne con modalità analoghe a quelle europee. In quel contesto geografico (con poche eccezioni, es. il caso londinese), i Piani regolatori erano concepiti sia come un articolato sistema di previsioni utili a garantire il controllo pubblico e la coerenza dello sviluppo attraverso regole stabilite ex ante, sia come uno strumento per irreggimentare e orientare il cambiamento verso una specifica direzione prefigurata, limitando in teoria i gradi di libertà dei singoli individui e delle imprese.  Continua a leggere

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“Space is the place” o l’inevitabilità del luogo

nonluoghi-001di Giuseppe Sorce

Chi legge i miei contributi sa che da tempo conduco una riflessione sull’esperienza dello spazio, dalla sua cognizione alla sua significazione. Mi è capitato recentemente fra le mani un volume fotografico intitolato Nonluoghi, a cura di Michele Di Donato, pubblicato da The Dead Artist Society (2020), con una intensa prefazione di Fabiola Di Maggio. Il risultato di una riflessione narrativo-fotografica sui nonluoghi appunto, oggetti-non-oggetti spaziali che i fotografi hanno scomposto e osservato e inventato in alcuni casi, scoperto addirittura, si può dire, in altri. Continua a leggere

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Un pamphlet contro l’oscurantismo delle ideologie identitarie

71sylgaircldi Orietta Sorgi

Negli ultimi decenni si fa un gran parlare di identità: identità culturale, geografica, etnica, religiosa e così via. E quanto più il mondo si spinge verso una globalizzazione sfrenata e senza controllo, tanto più da ogni dove – e non solo in Occidente – si rivendica il diritto di riconoscere le proprie radici e le proprie appartenenze. Una vera “ossessione identitaria” per dirla con Francesco Remotti (2010), che ha finito per travalicare le barriere dell’accademia scientifica, antropologi in prima battuta, e approdare al dibattito politico con pericolosi risvolti sul piano delle discriminazioni ideologiche. Tutta la storia del Novecento – è ancora Remotti a ricordarlo – è costellata infatti da massacri, genocidi e attentati fino ai più recenti episodi del terzo millennio, dovuti a razzismo e omofobia e scatenati da un presunto quanto esasperato concetto di identità. Continua a leggere

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Mescolare dialetti, comporre musica, cantare storie

ezio-noto-cover-2020di Roberto Sottile   

Lu Paradisu è ccà è l’ultimo prezioso lavoro di Ezio Noto & Disìu, realtà musicale tra le più interessanti nel panorama siciliano e italiano della canzone in dialetto nell’era della neodialettalità (CD autoprodotto con la collaborazione di Medinova e Le Culture Diverse, prod. artistico F. Barbata, 2020). Musicalmente il disco si colloca – secondo l’etichetta ironica di Ezio Noto (e divenuta ormai un tormentone) – nel filone del “folk versatile popolare disurbanizzato”. Ma a prescindere dai generi, la cui definizione è sempre assai problematica e, a maggior ragione, lo è per gli artisti di oggi, le dodici canzoni del CD sono anzitutto un crocevia di persone che entrano ed escono come su un palcoscenico della vita e dell’arte: le persone che hanno scritto i testi (oltre allo stesso Ezio Noto), quelle che li hanno arrangiati e che hanno suonato nell’album, quelle che ne sono i protagonisti. Tra i primi Piero Carbone, Giuseppe Giovanni Battaglia, Mario Ciola. Continua a leggere

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Lo Stretto di Messina come bene immateriale

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Gabriel Bodenehr, Lo Stretto di Messina, 1760 ca.

di Sergio Todesco

Sant’Agostino sosteneva che il presente non esiste, poiché in quanto flusso dinamico esso è memoria del passato ovvero speranza del futuro. Se infatti non ci fosse nell’uomo una dimensione della memoria e un’aspettativa che hanno il loro luogo nella persona, noi saremmo immersi in un divenire che ci trascina in una perenne corsa verso la morte. La compresenza in noi del ricordo e della speranza ci consente di ricucire (bene lo ha mostrato Marcel Proust) universi altrimenti irrelati e disgiunti. Continua a leggere

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Fra università e musei la legittimazione e la valorizzazione del patrimonio culturale in Catalogna

coverdi Francesca R. Uccella

Con il libro Artificis culturals (Barcellona Edicions de la Universitat de Barcelona, 2019) di Llorenç Prats, si offre al lettore l’opportunità di seguire il percorso accademico del suo autore, studioso ritenuto una delle voci più autorevoli dell’antropologia catalana. Seguendo i suoi studi accademici si ripercorrono i temi fondamentali che hanno caratterizzato la riflessione antropologica del suo Paese e dell’Europa intera fra il 1985 ed il 2014. L’autore, considerato per le sue ricerche un importante innovatore in diversi ambiti della disciplina, a conclusione della sua carriera accademica ha scelto di riproporre alcuni testi che lui stesso ha selezionato come i più rappresentativi della sua produzione scientifica e oramai, in alcuni casi, difficili da reperire. Continua a leggere

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Cronache di fine anno dal Vaticano

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Lidia Menapace

di Marcello Vigli

Lidia Menapace, morta in questi giorni a novantasei anni, è stata laica senza far professione di laicismo. Maturata nella Fuci (Federazione universitaria cattolica italiana) aveva lasciato di militare nella organizzazioni cattoliche per coinvolgersi, come lei stesa ha dichiarato, nella lotta partigiana, per poi scegliere di impegnarsi in politica privilegiando quattro settori: uomo/donna, pace/guerra, capitale /lavoro, produzione/ambiente. Continua a leggere

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La “Rerum novarum” del nostro tempo. Considerazioni in margine all’ultima enciclica di Papa Francesco

fratelli_tuttidi Francesco Virga

La lettera enciclica Fratelli tutti, firmata ad Assisi il 3 ottobre 2020 dal papa argentino che, non a caso, ha scelto di chiamarsi Francesco, sta suscitando un animato dibattito sia dentro che fuori la Chiesa cattolica. D’altra parte non è la prima volta che un intervento informale o un documento ufficiale del papa venuto “dalla fine del mondo” solleva un vespaio.

In questo articolo cercheremo di esaminarla, come un documento storico, con il massimo scrupolo filologico anche perché i temi trattati sono di grande attualità e di estremo interesse anche per chi non condivide la visione religiosa della vita del papa. L’enciclica, nel solco del Concilio voluto da Giovanni XXIII, non è rivolta solo ai fedeli della Chiesa ma a «tutte le persone di buona volontà». Continua a leggere

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La presenza italiana in Tunisia tra l’800 e la prima metà del 900

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Tunisi, primi 900

di Nabil Zaher

Il presente contributo si propone di ripercorrere la storia dell’emigrazione italiana in Tunisia tra il diciannovesimo e la prima metà del ventesimo secolo per preservare quello che lega la memoria italiana a quella tunisina e quindi quello che unisce le due rive del Mediterraneo. Il diciannovesimo secolo fu senza dubbio il secolo d’oro della presenza italiana in Tunisia. In quel periodo, la stragrande maggioranza degli emigrati italiani in Tunisia segnò con la sua presenza la storia del Beilicato. Continua a leggere

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L’anno che verrà

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di Pietro Clemente

In mezzo al guado

La pandemia aguzza le metafore, ma per lo più quelle di senso comune. Leggere i giornali e ascoltare i telegiornali (perché vedere è quasi inutile visto che in buona parte sono fatti di immagini di repertorio: Conte traversa sempre lo stesso corridoio come se il tempo si fosse fermato e si ripetesse come un disco rotto) è un’immersione nel senso comune, di frasi fatte, di immagini ‘trite’. Fa pensare alle Lezioni Americane di Calvino sulla Esattezza: «mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza». Continua a leggere

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Umane dimenticate istorie

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Pacifico Dubbioso

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di Katia Ballacchino, Nicola Grato, Luigi Lombardo [*]

Ricordo di Pacifico Dubbioso, da Nola

Per Pacifico Dubbioso di sicuro nomen omen è una espressione efficace e veritiera. Pacifico Dubbioso, sembra quasi un ossimoro, una persona che nella sua stessa definizione tiene insieme la dimensione di pace e di dubbi, insomma una piccola grande lezione di vita. Continua a leggere

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Pratiche collettive di commemorazione delle vittime della pandemia

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di Giovanni Gugg

La sera del 18 marzo 2020 qualcuno ha scattato col proprio smartphone una fotografia da un appartamento che si affaccia su via Borgo Palazzo a Bergamo: quell’immagine ritrae trenta camion dell’esercito che percorrono lentamente e in colonna il percorso che va dal cimitero al casello dell’autostrada. Pubblicata sui social-media e ripresa da tutta la stampa nazionale, la foto è diventata una delle più significative al mondo sulla pandemia di Covid-19: i mezzi militari trasportavano 65 bare da Bergamo ai forni crematori di Modena, Acqui Terme, Brescia, Cervignano del Friuli, Domodossola, Parma, Piacenza, Rimini, Serravalle Scrivia, Trecate e Varese (Eco di Bergamo 2020). Continua a leggere

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Dalle macerie alle rovine, dalla resistenza alla rigenerazione

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di Antonino Cusumano

A chi gli chiedeva a cosa associasse il concetto di memoria – parola che ha accompagnato come un leitmotiv tutta la sua produzione scientifica – Antonino Buttitta amava raccontare una lontana esperienza vissuta in un paesino svizzero del Canton Ticino. Era il 1969 ed era stato nominato come consulente dal governo elvetico, insieme al sociologo Francesco Alberoni e al musicologo Roberto Leydi. La popolazione di questa comunità di montagna si rifiutava di scendere a valle dove era stato costruito il nuovo e più confortevole centro urbano, con un investimento di migliaia di franchi. La gente però non voleva abbandonare il paese abitato da più generazioni, opponendo a questo progetto una silenziosa e inspiegabile resistenza. Continua a leggere

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Luoghi della cultura e sviluppo territoriale

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di Claudio Bocci

La sostenibilità nei luoghi della cultura

Anche nella cultura nulla sarà più come prima! Il virus ha scardinato modi di pensare e, soprattutto, modelli di pensiero che ora sono alla ricerca di nuovi equilibri: non più trionfanti dati di affluenza di visitatori ai luoghi della cultura ma una nuova attenzione alla cultura dei luoghi, con un particolare impegno nei confronti del territorio di prossimità. Anche i più blasonati musei statali, che per lungo tempo non potranno contare sui livelli di turismo internazionale finora conosciuti, si incamminano verso nuovi sentieri che guardano con maggiore attenzione ai cittadini, invocandone una partecipazione non più occasionale favorita da un’inedita scoperta delle potenzialità del digitale. Continua a leggere

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La Convenzione di Faro: eredità, comunità e ibridazioni professionali

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di Lia Giancristofaro

La ratifica della Convenzione di Faro da parte dell’Italia è stata recente e tribolata: la legge di ratifica, approvata dal Senato nel mese di ottobre del 2019 con i voti contrari della Lega e l’astensione dei senatori di Forza Italia, è stata per un anno in fase di esame alla Camera. Ora, con la ratifica, l’ordinamento nazionale finalmente riconosce il patrimonio culturale come fattore cruciale per la crescita sostenibile, lo sviluppo umano e la qualità della vita, introducendo un nuovo diritto: il “diritto al patrimonio culturale”. Continua a leggere

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Chi ha paura di Faro?

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di Lauso Zagato

Dopo la inattesa quanto apprezzata ratifica della Convenzione di Faro (CF), e il varo della legge contenente autorizzazione alla ratifica e ordine di esecuzione [1], si è diffusa una incertezza alquanto inquietante sui passi successivi. Assestati dietro le loro Maginot avversari, palesi o celati, riesaminano i passaggi del loro discorso di non accettazione, cercando di renderlo più saldo nei punti deboli, di adattarlo alla nuova situazione: se rigetto esplicito non può più essere, sia quanto meno banalizzazione dei suoi contenuti. Continua a leggere

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Territori da vivere. Quale turismo nelle aree interne?

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Turismo nei paesi delle aree interne (da Economia della bellezza)

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di Rossano Pazzagli

La storia del turismo

Osservato in una prospettiva storica, il vasto fenomeno economico e sociale che noi chiamiamo “turismo” poggia su tre pilastri principali, che rappresentano altrettante esperienze di maturazione del settore e del suo indotto: i pellegrinaggi medievali, il grand tour (o viaggio culturale) dell’età moderna, le terme e la balneazione. La religione, il sapere e l’acqua a scopo salutistico sono state dunque le spinte originarie. Da queste forme prototuristiche derivano sostanzialmente gli altri turismi dell’età contemporanea: marino, montano, culturale, religioso, ambientale, ecc. [1]. Continua a leggere

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Un’esperienza di transumanza in Molise

 

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Transumanza della mandria in Molise (ph. Maria Guidoni)

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di Marcella Guidoni

Nel seguente testo si intende riflettere sul rapporto uomo-animale, a partire dalla partecipazione a un’esperienza di transumanza in un’area periferica del Molise, alla luce delle attuali posizioni teoriche dell’etica ambientale di orientamento biocentrico. La logica oppositiva interno-esterno attribuisce alla perifericità una situazione di marginalizzazione, anche in termini di potere. Continua a leggere

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La Maestranza e gli altri. Etnografia di una comunità di “individualisti”

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Serra San Bruno, la passeggiata su Corso Umberto I

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di Fulvio Cozza

Introduzione

In questo saggio, raccogliendo le riflessioni lanciate da Alessandro Simonicca (2020) su aree interne e turismo pubblicate in un precedente numero di Dialoghi Mediterranei, vorrei condurre chi legge ad esplorare il contesto della cittadina di Serra San Bruno che sorge nel cuore delle Serre calabresi, in provincia di Vibo Valentia (VV) [1]. Continua a leggere

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La Strategia regionale toscana per le aree interne: una storia di partecipazione

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Toscana, aree interne, 2015

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di Alessandra De Renzis

Storia

Capire la modalità con la quale la Strategia per le Aree interne è stata attuata in Toscana necessita di un passo indietro nel tempo, ripercorrendo brevemente alcuni momenti salienti della sua storia recente da quando le Regioni sono diventate soggetti giuridici autonomi, ma che affonda le sue radici in pratiche millenarie di signorie e rivendicazioni di indipendenze. Continua a leggere

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Perché il negazionismo è un fenomeno politico, dunque contemporaneo

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di Davide Accardi

Nel film Matrix, di Lana e Lilly Wachowski, dopo che Neo ha accettato di ingerire la pillola rossa, Morpheus, di fronte al suo evidente stato di turbamento, gli chiede: «Hai mai fatto un sogno tanto realistico da sembrarti vero? E se da un sogno così non ti dovessi più svegliare? Come potresti distinguere il mondo dei sogni da quello della realtà?». Continua a leggere

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Contro i negazionismi

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Maurits Cornelis Escher, Occhio, 1946

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di Alberto Giovanni Biuso

Le modalità, le cause, gli effetti degli eventi contemporanei sono quasi sempre più complessi di come appaiano dalle notizie e interpretazioni della grande stampa, delle televisioni, dei social network. Uno dei compiti degli intellettuali – intendendo con tale termine coloro che cercano di pensare l’accadere in un modo non istintivo, non banale e non conformista e che abbiano strumenti per far conoscere il loro pensiero – consiste nel ricordare questa complessità all’intero corpo sociale, così che circostanze e problemi possano essere affrontati nel modo più profondo e fecondo possibile. Continua a leggere

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Fakenews e Covid-19: appunti sulla manipolazione dell’informazione

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di Chiara Dallavalle

La pandemia al tempo dei social network non è stata soltanto un fenomeno di carattere sanitario, fatto di medici in corsia, ospedali congestionati e pazienti attaccati al respiratore; ha anche assunto le vesti di un’onda dilagante di notizie di qualunque genere e forma, che ha letteralmente invaso il mondo virtuale in cui, volente o nolente, ci troviamo a vivere. In questa pletora di informazioni è risultato estremamente difficile discernere la qualità e l’origine dei contenuti trasmessi. Continua a leggere

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Un dialogo sui cortocircuiti del pensiero in tempo di Covid

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Edward Hopper, Stanze sul mare, 1951

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di Maria D’Asaro e Neri Pollastri [*]

Oltre la presunta dicotomia emozioni/ragione

Ho letto con molto interesse le considerazioni di Neri Pollastri. Che la pandemia avrebbe evidenziato una “Caporetto” del pensiero razionale era per me scontato per almeno due motivi, paralleli e ugualmente importanti: come specie umana, non siamo educati a pensare a prescindere da sovrastrutture, pregiudizi, condizionamenti che potrei definire, utilizzando un termine di Pollastri, “mitologici”; inoltre, secondo le più recenti acquisizioni delle neuroscienze, non esiste un pensiero puramente razionale, avulso dalla socialità, dai bisogni primari, dalle emozioni e dai sentimenti. Continua a leggere

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L’anno bisestile e il virus della discordia tra ragione e superstizione

dialoghi sul negazionismo

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Contro il coronavirus (ph. Nino Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

Mia figlia, suo marito e mio nipote per il mio recente compleanno mi hanno porto gli auguri e dolcini dalla finestra sul cortile: da tempo non vogliono entrare perché temono di contagiare me e mia moglie. Loro escono di casa per il lavoro e per esigenze farmaceutiche, burocratiche e alimentari. Mio nipote va a trovare la fidanzatina e anche alcuni compagni di scuola-amici. C’è il rischio, dicono. Forse esagerano, forse hanno ragione. Continua a leggere

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Il dubbio, il sospetto e la credenza. Note di antropologia sul negazionismo

 

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di Nicola Martellozzo

Credere e negare

«Denial as the negation of a truth (that the illness is caused by a [...] transmitted virus) with deleterious consequences (the refusal to use medication considered at best inefficient, at worst dangerous)». Il recente fenomeno di negazione del Covid-19 in Italia può essere sinteticamente descritto con questa frase di Didier Fassin (2020: 115). Frase che, però, si riferisce all’epidemia di AIDS in Sud Africa negli anni Novanta. Continua a leggere

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Credenze, rappresentazioni e senso comune

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di Vincenzo Matera e Luca Rimoldi

La pandemia di Covid 19 ha sicuramente modificato nel profondo la quotidianità di ognuno di noi. I tempi sospesi, gli spazi svuotati hanno avuto e continuano ad avere un’influenza molto forte sulle rappresentazioni della realtà sociale, hanno contribuito a creare nuove credenze e, in qualche modo, costruito un nuovo senso comune o, quantomeno, aiutato a comprendere l’importanza di riti e relazioni in una contemporaneità che si vorrebbe sempre più dematerializzata. Continua a leggere

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Per l’italiano

 

dantealighierivirgilio_it-2012-acrilico-su-tela-cm-120x80-courtesy-galleria-continiLettera aperta della redazione di “Dialoghi Mediterranei” ai direttori dei telegiornali e dei quotidiani italiani

Diamo avvio in questo numero 1/2021 dell’ottavo anno della nostra rivista e nell’anno di celebrazioni nazionali dell’anniversario del VII centenario della morte di Dante, a una sezione che ha un titolo programmatico: Per l’italiano. Cominciamo con un testo di forte denuncia e altri due testi di riflessione sul tema. Abbiamo la sensazione che la pandemia abbia prodotto un fenomeno patalogico  grave anche sul linguaggio pubblico (quello promosso soprattutto dalla stampa e dalla televisione) che è stato flagellato e travolto da una montagna di anglismi sempre meno accettabili e sempre più incomprensibili. Continua a leggere

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La difesa dei nostri patrimoni linguistici sopraffatti dall’inglese

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di Ugo Iannazzi

Di fronte al dilagare degli anglicismi un obiettivo primario è oggi quello della difesa attiva della nostra lingua (e anche dei nostri dialetti), che a partire dall’infanzia hanno formato quel ricco scrigno di strumenti di conoscenza, che ci accompagna e ci permette di leggere nella loro forma originale, con i vocaboli più appropriati, con le sfumature di senso e di pronuncia di chi li proferiva, tutta la vasta letteratura in lingua e vernacolare prodotta nei nostri territori dalla nostra civiltà. Continua a leggere

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Riflettendo sui sopraffatti

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di Luciano Giannelli

Credo si possa ben dire che il contributo di Ugo Iannazzi, La difesa dei nostri patrimoni linguistici sopraffatti dall’inglese, si apprezza per la sua totale lucidità. Proporrei però un passo, non voglio dire avanti, ma oltre, su un piano definitorio, per l’attuale situazione dell’italiano in Italia, oltre che dei dialetti italiani e d’Italia. Continua a leggere

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I “doni” ovvero le “importazioni” dell’inglese in italiano

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di Salvatore Claudio Sgroi [*]

Chiarisco subito con la citazione che segue, di Mario Alinei (2009), il senso del titolo di questo intervento e la ‘filosofia’ laica, non-puristica, con cui mi pongo da linguista dinanzi agli usi della lingua di una comunità di parlanti nativi: Continua a leggere

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Borgo Parrini, tra Gaudì, innovazioni e distopie

 

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Borgo Parrino (ph. Carlo Baiamonte)

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di Carlo Baiamonte

Con più di ventimila presenze in una estate calda e dilatata sino ed oltre il mese di ottobre, seppure appesantita dalle restrizioni della pandemia, Borgo Parrini, situato a pochi chilometri da Palermo, tra Partinico e Montelepre, diventa un caso e divide gli estimatori delle gite fuori porta tra sostenitori e oppositori. Continua a leggere

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Urbex e fotografia. Alla ricerca di luoghi nascosti

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Nei dintorni di Palermo (ph. Mauro Baiamonte)

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di Mauro Baiamonte

Dacchè io ricordi, sono sempre stato affascinato dal concetto di tempo: una dimensione astratta ma anche concreta in quanto ne percepiamo gli effetti; un’entità inafferrabile ed eterea che agisce però sulla nostra realtà, a volte delicatamente, altre volte in modo opprimente. Nulla può sfuggirgli. Il tempo travolge l’uomo ma anche (e soprattutto) lo spazio che lo circonda. Continua a leggere

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Fecondità mediterranea

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Foto di Salvatore Clemente

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di Sura Bizzarri e Salvatore Clemente

Per l’occhio vigile, l’occhio dell’uomo che ogni sera passa a dare il cibo ai pesci, ogni minimo dettaglio è un’informazione, un segnale che allerta la sua attenzione.

Il colore dell’acqua, la densità stessa dei pesci, la direzione del vento che annuncia bonaccia o maestrale, l’increspatura dell’acqua o il tenore dello sciabordìo lungo la paratìa. Continua a leggere

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Il viaggio e il suo doppio

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Vojage deja vu (ph. Salvo Cuccia)

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di Salvo Cuccia

Una volta ho fatto un viaggio nel Mediterraneo che finiva nel deserto, oltre la linea della palma e dell’ulivo. Fu un viaggio folgorante, la risposta in termini introspettivi e riflessivi fu fortissima e me ne resi conto solo molto tempo dopo.

Girai un documentario con una troupe iniziando dalla Corsica. Continua a leggere

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Estremità

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Estremità (ph.Samuele Formichetti)

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di Samuele Formichetti

I quattro anni precedenti alla crisi pandemica da Covid-19 rappresentano il periodo in cui nasce Estremità, un progetto fotografico lungamente pensato.

Gli scatti ritraggono le strade, le piazze, le case abbandonate nelle periferie delle città di Messina e Catania. Continua a leggere

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Il paesaggio inquieto

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Piana degli Albanesi (ph. Dario Guarneri)

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di Dario Guarneri

La nostra specie esiste solo in dipendenza da qualcosa d’altro, in relazione a qualcosa d’altro. Per natura siamo costantemente correlati ad altri esseri viventi, legati ad un ecosistema, ad un territorio. Eppure le nostre attività, le nostre preoccupazioni, le nostre concezioni, spesso rispondono ad interessi individuali, poggiano su posizioni egocentriche, si concentrano sull’io più che sul noi

Gli accadimenti che caratterizzano la nostra attualità ci avvertono che questo atteggiamento psicologico, cui segue in culto dell’individuo, non porta certo bei frutti. Continua a leggere

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Ritratti e storie di un’altra Sicilia

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Don Caliddru di Castelvetrano (ph. Lorenzo Ingrasciotta)

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di Lorenzo Ingrasciotta

Sarà stata la fine degli anni settanta, oppure l’inizio degli ottanta – non credo sia tanto importante conoscere i natali della mia passione per la fotografia – la passione per il ritratto. Il ritratto che, attraverso l’espressione del viso, oppure la postura di un anonimo corpo, magari immerso in un contesto quotidiano popolato da oggetti a me “stranieri”, potesse raccontare all’attenzione di un giovane curioso studente universitario, la storia della sua modesta ma dignitosa vita, lasciando testimonianza di una civiltà, ormai in via d’estinzione, di una generazione semplice ed appassionata, vissuta nel suo borgo nativo o migrata nella piccola città. Continua a leggere

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Di mano in mano

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Sorelle Materassi (ph. Claudia Lombardo)

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di Claudia Lombardo

Dimanoinmano è una sorta di micro-reportage che documenta una storia familiare e sentimentale, quella della mia famiglia.

Si colloca dunque nel genere della fotografia intimista, in cui le immagini recano in sé delle storie, parlano di me e di come ricordo, di esperienze e di modi di essere della mia famiglia che si sono tramutati in narrazioni e in diario visivo delle mie origini. Continua a leggere

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C’era una volta il mare

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Aral (ph. Roberto Manfredi)

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di Roberto Manfredi

Negli ultimi decenni si è consumato un enorme disastro ambientale che è rimasto quasi sconosciuto in Europa e in Italia. È stato definito il più grave tra quelli causati dalla specie umana; ancor più grave perché era stato ampiamente previsto fin dal 1964 da studi appositamente commissionati e di pubblico dominio e ciò nonostante scientemente perseguito. Continua a leggere

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#savebussana, un paese abitato dall’estro

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Bussana Vecchia, Albero della vita (ph. Ornella Massa)

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di Ornella Massa

Sono nata e vivo a Sanremo, città del festival, simbolo di vacanze, del gioco d’azzardo e di mondanità. In questo anno segnato dalla pandemia di Covid che ci ha costretto a forti limitazioni negli spostamenti, a settembre, ho sentito il desiderio di tornare a passeggiare a Bussana Vecchia, come già fatto tante volte nel passato, per risentirne l’atmosfera e vivere nella realtà del vecchio borgo abbandonato così lontana dai clamori cittadini. Continua a leggere

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Orti urbani di resistenza e sostenibilità

 

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Milano, area verde comunale antistante gli orti di via Rizzoli (ph. Francesco Valacchi)

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di Francesco Valacchi

Nell’intero pianeta sono coinvolti nella coltivazione di “orti urbani”, nelle loro varie forme, milioni di persone e la pratica, introdotta nel mondo occidentale negli anni Settanta/Ottanta, nel nostro Paese si è diffusa un po’ ovunque: sono circa novanta le amministrazioni comunali che la adottano. Decidere di optare per questo tipo di soluzione urbanistica ha un grosso valore direttamente riscontrabile nella sostenibilità ecologica della scelta ma anche in una più inclusiva dimensione sociale urbana. Continua a leggere

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