SOMMARIO n. 38

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Foto Anna Vinciguerra

EDITORIALE; Cesare Ajroldi, La piazza “mediterranea” nei borghi rurali in Sicilia; Alessio Angelo, Giovanni Tumbiolo: la demolizione dei battelli ovvero la rottamazione degli uomini; Gabriella Argento, Roberta T. Di Rosa, Minori sulla carta, adulti nella vita: leggere i bisogni e le competenze dei MSNA; Linda Armano, Il Mediterraneo: contesto eco-culturale e categoria interpretativa; Paola Barbuzzi, Were the sanctions placed on Iraq by the international community genocidal?; Angelo Battaglia, Via Maqueda, da “nobiliare” a multietnica; Adriano Benedetti, Franco Pittau, Affari sociali internazionali: quarant’anni di una rivista illustre; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Palermo, un angolo del centro storico (ph. A. Battaglia)

Ha forse ragione Marcello Carlotti che in questo numero scrive di fallimento dell’antropologia, di sconfitta della scienza dell’uomo, di fronte alla inquietante deriva del nostro tempo, di fronte a quanto accade attorno a noi: «omofobia, razzismo, chiusure dei confini, decadenza culturale e morale, acriticismo e slogan precotti dominano il cosiddetto senso comune». Se tutto questo è potuto accadere è anche perché nelle scuole non si sono mai insegnati gli elementi della disciplina, nei luoghi della comunicazione mediatica la voce degli antropologi è debole e quasi del tutto assente, nel mercato editoriale e nelle librerie le loro opere trovano spazio con difficoltà, nella vita politica e nel dibattito pubblico il ruolo intellettuale degli antropologi italiani è del tutto marginale. Continua a leggere

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La piazza “mediterranea” nei borghi rurali in Sicilia

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Edoardo Caracciolo, Borgo Gattuso, la chiesa, 1941

di Cesare Ajroldi

Affronto in questo articolo un tema che penso possa assumere un senso rispetto al dibattito contemporaneo: quello dei borghi rurali costruiti in Sicilia tra la fine degli anni Trenta e gli anni Cinquanta da un gruppo di architetti siciliani, il cui esponente principale è Edoardo Caracciolo, che si occupò alla fine degli anni Trenta di architettura spontanea. Continua a leggere

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Giovanni Tumbiolo: la demolizione dei battelli ovvero la rottamazione degli uomini

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Giovanni Tumbiolo, 23 ottobre 2014 (ph. A. Angelo)

di Alessio Angelo

Nell’ambito del progetto di ricerca europeo Euborderscapes condotto dal Centro di Ricerca sulla Complessità dell’Università degli Studi di Bergamo, tra il giugno 2012 e il maggio 2016, abbiamo intervistato il 23 ottobre 2014 presso la sede del Distretto produttivo della pesca il presidente Giovanni Tumbiolo. Lo stesso era stato interpellato più volte come attore e testimone privilegiato delle politiche di frontiera nel Mediterraneo. Continua a leggere

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Minori sulla carta, adulti nella vita: leggere i bisogni e le competenze dei MSNA

1di Gabriella Argento, Roberta T. Di Rosa [*]

Nell’attuale quadro dei processi  migratori, i  “Minori  Stranieri  Non  Accompagnati”,  (comunemente noti con l’acronimo “MSNA”), hanno assunto nel corso degli ultimi anni una rilevanza crescente all’interno dei flussi in arrivo in Italia, non solo dal punto di vista quantitativo, ma anche rispetto alle sfide che hanno posto al sistema di accoglienza. Continua a leggere

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Il Mediterraneo: contesto eco-culturale e categoria interpretativa

  copertina-001di Linda Armano

In molte ricerche etnografiche, il mare ha avuto un ruolo chiave sia come sfondo di pratiche culturali, sia come paradigma utile nell’interpretazione di sistemi nativi di significato. Tra le principali considerazioni che gli antropologi hanno messo in luce, c’è il concetto di come l’acqua non rappresenti solamente uno spazio che divide diversi lembi di terra, ma al contrario un luogo, variamente definito, che unisce territori altrimenti distaccati geograficamente e culturalmente. Continua a leggere

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Were the sanctions placed on Iraq by the international community genocidal?

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Iraq

di Paola Barbuzzi [*]

The United Nation Security Council (UNSC) imposed on Iraq harsh economic sanctions on 6th August 1990   under the Resolution 661 in response to Iraq’s invasion of Kuwait and to the threat that the invasion had provoked to international peace and security in the region of Western Asia. Continua a leggere

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Via Maqueda, da “nobiliare” a multietnica

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Via Maqueda (ph. A. Battaglia)

di Angelo Battaglia

«Totò (il nome più palermitano) dice to’ padri di andare ad aprire il negozio, che lui ora scende». «Vicè digli che ora ci vajo». Breve dialogo con uso del dialetto siciliano tra figli di immigrati, da fare invidia ai palermitani doc, da generazioni lontani dal centro storico e che hanno una parlata alleggerita degli accenti gravi dei quartieri dei quattro mandamenti. Continua a leggere

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Affari Sociali Internazionali: quaranta anni di una rivista illustre

 

copertinadi Adriano Benedetti e Franco Pittau

Introduzione 

Affari Sociali Interrazionali (ASI) è una rivista nata, all’inizio degli anni ‘70, per iniziativa del Ministero degli Affari Esteri, Direzione Generale dell’Emigrazione e degli Affari Sociali (come allora era denominata quella storica ripartizione del MAE). Erano quegli gli anni in cui continuavano a farsi sentire gli effetti positivi del “miracolo economico italiano” che, tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ‘60, portò l’Italia a risollevarsi dalla miseria del dopoguerra grazie ad un tasso di sviluppo annuo del 6%, rimasto elevato (seppur ridotto) anche nel decennio successivo. L’emigrazione degli italiani, che, non senza ragione, era stata paragonata in precedenza a un “esodo biblico” e si era riproposta quasi come un duplicato della “grande emigrazione” iniziata alla fine del secolo XIX, aveva finalmente visto prevalere i rimpatri sugli espatri, anche se questi mantenevano un’elevata consistenza. Continua a leggere

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Dove ci porta l’evoluzione fra legge e casualità. Conoscenze e interrogativi

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Gli argomenti trattati sono rappresentativi di una ricerca, alcuni risultati della quale avevo anticipato in un certo numero di saggi già pubblicati [1] o ancora in forma di appunti, ricerca concepita allo scopo di descrivere il comportamento sociale dell’uomo, con particolare riferimento al perché dell’origine delle osservate inconciliabili diversità di opinioni e prospettive. Uno studio che, visto da una prospettiva più ampia, rimanda al più generale problema dell’evoluzione sociale dell’uomo nel corso dello sviluppo della conoscenza, la cui analisi, essendo io un comune cittadino che vive e analizza il suo tempo dal suo particolare punto di osservazione, viene in me influenzata dall’inevitabile lente della deformazione professionale insita nell’ambito di ricerca in cui ho operato, l’astrofisica. Continua a leggere

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Marinai, mercanti, seduttori tra Sicilia e Tunisia

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Teste di Moro alla Salute a Venezia (ph. Jamel Chabbi)

di Rosy Candiani [*]

Il mio intervento si organizza attorno a due storie, in un gioco di sponde e di punti di vista tra le due rive del Mediterraneo, in particolare tra Sicilia e Tunisia. Come tutti i miti e i racconti, i fondamenti sono nella storia e nelle cronache. Da sempre il Mediterraneo è stato centro privilegiato di attività marinare di commerci, di migrazioni occupazioni invasioni tra le popolazioni che vi si affacciano. In particolare, i riferimenti storici sono gli scambi radicati nei secoli tra la Sicilia – crocevia chiave di incontri e trasformazioni reciproci – e l’Africa settentrionale; più in generale, i commercianti, pirati, corsari dei Paesi che costeggiano questo mare. Continua a leggere

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Il Principe mago, una vita nel sogno di Faust

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Villa Alliata di Pietralata

di Antonino Cangemi

«‹Benvenuti gli amici, maledetti i parenti›». Sul cancello del castello di Raniero Alliata di Pietragliata campeggiava questa avvertenza accompagnata dalla raffigurazione diabolica dei congiunti con tanto di corna, coda e forchettone. Quella scritta metteva in guardia chi si avventurava dalle parti di via Serradifalco, dove si trovava il castello, dal varcarne il cancello, fosse o non fosse parente. Già, perché, a parte la fama di misantropo che lo circondava, di amici – i soli «benvenuti» – Raniero Alliata, principe del Sacro Romano Impero, ne aveva pochi, anzi pochissimi, da contarsi con le dita di una sola mano. Continua a leggere

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Il Mater di Loceri (Sardegna). Un museo in dialogo fra antropologia e architettura

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Loceri, murales

di Marcello Carlotti

Nell’introduzione alla mia tesi di dottorato, scrivevo: «di fronte al mare Egeo, in pieno viaggio post-diploma, ho avuto l’intuizione che, una volta a casa, […] mi sarei iscritto in antropologia, disciplina che, secondo la guida all’università che mi ero portato dietro, in Italia non godeva di facoltà autonome e sarebbe stata fruibile solo iscrivendosi in filosofia oppure in lettere. Mi ci iscrissi spinto dal desiderio, di capire l’Uomo attraverso lo studio degli uomini». La prima cosa che da studente di antropologia sognavo era “andare sul campo”, praticare l’osservazione partecipante, e poi, dopo essere in qualche modo diventato “uno di loro”, magari piazzando la tenda vicino alla capanna del capo o dello stregone, tornare a casa con un’etnografia e un po’ di foto. Continua a leggere

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Per decostruire l’utopia retrospettiva, contro Occidentalismo e Orientalismo

copertinadi Simone Casalini

L’idea di un’intervista con Massimo Campanini nasce alla luce della sua reinterpretazione di un classico della sua produzione dell’islamistica italiana: Islam e politica ora ripresentato dal Mulino con il titolo di La politica nell’Islam. Una reinterpretazione. Ed è stata stimolata anche dalla netta contrapposizione di analisi che esiste rispetto ai movimenti islamisti che Campanini, ad un certo punto della sua traiettoria di pensiero, ha considerato come un’autentica alternativa con possibilità di costruire un modello diverso. Questo è l’esito della nostra conversazione che ha preceduto una sua presentazione del libro a Trento.

L’Islam è la religione-mondo ormai da tempo nell’obiettivo deformante della rappresentazione e delle categorie concettuali occidentali. Oppressione e terrorismo sono le lenti su cui spesso la pubblicistica e la vulgata popolare insistono, comprimendo un fenomeno politico, sociale e religioso frammentato e plurale. Continua a leggere

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Esegesi biblica e potere politico. L’eredità di Mosè

copertinadi Roberto Cascio

La riflessione intorno al rapporto tra religione, violenza e politica ha conosciuto negli ultimi anni una notevole intensificazione, tanto da far uscire il dibattito fuori dalle stanze del mondo accademico e giungere così ad un pubblico ben più ampio, coinvolto (e sconvolto) suo malgrado dall’acuirsi del radicalismo e fondamentalismo religioso. Approfondendo il tema, emerge come gran parte delle religioni (con particolare riferimento a quelle abramitiche) cerchino di sviluppare il paradigma del politico e dell’autorità, in maniera ben più decisa di quanto forse il mondo accademico sia disposto ad ammettere. È in effetti non difficile da mostrare come, sotto la pur nobile motivazione dell’apertura verso il pluralismo religioso, troppo spesso si tenti, quasi maldestramente, di “tacciare” o di relegare in secondo piano il lato politico presente nelle religioni. Continua a leggere

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Ebraismo e cristianesimo allo specchio

michelangelo_creation_of_the_sun_moon_and_plants_05di Augusto Cavadi

Nella convinzione generale, ebraismo e cristianesimo sono due religioni radicalmente opposte (o, per lo meno, irriducibili). Questo viene insegnato ai giovani ebrei, questo viene insegnato ai giovani cristiani, questo è ciò che apprendono dai libri di scuola più diffusi i giovani agnostici di famiglie a-confessionali. Ma è davvero così? Continua a leggere

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Nuove schiavitù e nuove soggettività politiche

 

copertinadi Giovanni Cordova

Giungere all’ex Fornace di San Calogero da San Ferdinando non è semplice. In automobile ci si impiega quasi mezz’ora, lungo una strada che circonda campi, terreni, agrumeti senza attraversarli. Certamente il 2 giugno di un anno fa, Soumaila, Drame e Fofana ci devono essere arrivati attraverso un percorso più diretto, una strada che taglia per i campi in meno tempo, consentendo loro di rientrare alla tendopoli di San Ferdinando prima del tramonto.

A un anno di distanza dall’omicidio di Soumaila Sacko, l’ex Fornace è sempre lì, abbandonata come allora ma oggi sottoposta a pigro sequestro da parte dell’autorità giudiziaria. Continua a leggere

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Nuovi campi e inediti paesaggi per l’antropologia contemporanea

 copertina1di Antonino Cusumano

Nell’ansia esasperata di parcellizzazione specialistica dei saperi e delle discipline l’antropologia culturale sembra oggi frantumarsi in mille schegge, oggetto di un’operazione di implosione e scomposizione in corrispondenza della segmentazione epistemologica delle scienze e delle plurime e frastagliate articolazioni dell’universo investigato. Dall’attenzione ai mondi remoti e in estinzione allo studio delle società globali e delle complesse realtà contemporanee, dal “giro lungo” al “ritorno a casa”, l’antropologia ha conosciuto un indubbio ampliamento dell’orizzonte di ricerca, uno sconfinamento delle frontiere, dei paesaggi e delle prospettive disciplinari, una revisione e ristrutturazione della cassetta dei suoi attrezzi. Alla pluralità delle culture a contatto e alla proliferazione delle diversità si accompagna la nascita di più antropologie, ognuna con un quadro teorico e un apparato metodologico più o meno autonomo. Continua a leggere

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Note intorno al lessico marinaresco mahdāwī in contesto maghrebino

The ancient fishing

Mosaico romano al Museo Bardo di Tunisi

di Alessia D’Accardio Berlinguer

Già W. Marçais nel 1950 in Initiation à la Tunisie aveva definito la Tunisia come «un carrefour, une terre de passage, un pays de transition»[1], dimostrando come la posizione geografica del Paese, tra Algeria e Libia, nonché la varietà culturale, occupazionale e sociale che caratterizzano questo territorio trovino eco e conferme anche nella lingua dei suoi parlanti. Continua a leggere

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“Il mare era la prima volta che lo vedevo”. Fra Sicilia e Gambia

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Odisseo Arriving Alone, Ibrahim

di Mari D’Agostino

«Putenza di gibbiuni» è quanto avrebbe detto, secondo la cosiddetta ‘tradizione orale’, un contadino dell’entroterra siciliano giunto per la prima volta al cospetto del mare. La traduzione italiana, qualcosa come «che enorme gebbia!», non rende altrettanto bene lo stupore di fronte a una realtà per lui del tutto nuova e straordinaria. La grande efficacia di questa espressione, diffusa in Sicilia e utilizzabile in contesti più diversi per esprimere esagerata meraviglia, deriva dalla enorme sproporzione fra il mare e la ‘gebbia’ (“vasca che contiene acqua e che vien utilizzata per abbeverare campi e dare da bere agli animali”) di cui il termine ‘gibbiuni’ è accrescitivo sic. -uni (it. –one). Continua a leggere

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La Sicilia ritrovata tra pratiche esoteriche ed esperienze essoteriche

copertina-002di Alessandro D’Amato

Tra le cose che mi porto dietro dai tempi dell’Università, m’è rimasto il vizio, forse semplicemente un vezzo, di “ribaltare” i libri nel momento del mio primo contatto con loro. Anziché principiare dalla copertina o dall’indice, da circa vent’anni il mio primo pensiero è quello di andare a spulciare avidamente la bibliografia e le pagine conclusive del testo tenuto per la prima volta tra le mani, con l’obiettivo di scoprirne un eventuale indice dei nomi e i principali riferimenti dell’autore, dal punto di vista, appunto, della bibliografia da questi consultata. Continua a leggere

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Dazi commerciali e poli del Mondo globale

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Franz Borghese, Giocatori di dadi, 1980

di Valeria Dell’Orzo

Tra le grandi questioni capaci di modellare la quotidianità internazionale vi è di certo il capitalismo globalizzato, un fenomeno che, come è facilmente comprensibile, non investe il mero e semplice spettro economico delle società, ma che invece ne travolge la totalità delle interconnessioni culturali, socio-relazionali, rappresentative e auto-rappresentative; plasma la storia, il pensiero concreto e quello astratto. L’economia del capitalismo globalizzato è parte integrante della realtà umana e antropologica, sociologica e ambientale dei nostri tempi, porta con sé la diffusione di modelli di vita genericamente e impersonalmente dettati e regge la credibilità internazionale delle potenze mondiali in campo. Continua a leggere

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Gli sguardi paralleli di Aldo Gerbino

copertinadi Nicola De Domenico

È la prima volta che Aldo Gerbino colloca 18 intense prose poetiche a fronte di 18 immagini di opere non destinate ad una esposizione temporanea né finemente riprodotte come tributo di collaborazione di un artefice amico ad una nuova plaquette (Non è tutto. Diciotto testi per un catalogo. Con una Premessa di Paolo Ruffilli ed una Chiosa di Aldo Gerbino, Milano, Il Club di Milano-Spirali, 2018). Continua a leggere

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Ripartire dalla povertà per recuperare umanità

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Campo profughi in Libia

di Piero Di Giorgi

Il mondo in cui siamo stati gettati, abbiamo gradualmente imparato a conoscerlo man mano che crescevamo e perdevamo l’innocenza della prima infanzia. L’abbiamo scoperto nelle sue contraddizioni, nella sua doppiezza, nella dialettica degli opposti (bene e male, odio e amore, bontà e cattiveria, dolore e gioia, eros e thanatos, ecc.) ed è stato come la sensazione provata da Adamo ed Eva, quando si scoprirono nudi, scacciati dal paradiso terrestre. Continua a leggere

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A zonzo per Malta alla ricerca di “sorellanze” mediterranee

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Valletta (Triplice DEA Bologna)

 di Lella Di Marco

Ho accolto con entusiasmo l’invito ad andare a Malta, nei mesi scorsi proprio perché mi sento figlia del mare. Isolana. Il mare mi affascina, nuotare nelle acque del Mediterraneo mi suscita pensieri ed emozioni speciali… come se fossi sempre in attesa che quel mare raccontasse la biografia sua e delle terre che bagna. Continua a leggere

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Ibridazioni mediterranee tra ritualità religiose e percorsi migratori

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Napoli, preghiera in piazza Mercato (ph. Ciro Di Luca)

di Annalisa Di Nuzzo

Una difficile definizione

È noto che il Mediterraneo sia una fucina ed un crogiuolo di percorsi culturali stratificati e complessi. Un arcipelago (Cacciari, 1997) – per alcuni una linea di confine estremo dell’Europa – che tuttavia contiene L’Europa e ne offre al contempo un’interpretazione “eccentrica”.  La ricerca che in breve presento in queste pagine ha inteso indagare alla luce delle indicazioni teoriche fornite dall’antropologia delle società complesse e postcoloniali (cfr. M. Augè, J.P. Colleyn, 2006) le nuove identità nomadiche e quanto l’Europa sia, ancora una volta nella sua lunga storia, un continuo crocevia di nuove riplasmazioni culturali. Continua a leggere

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Stato di guerra necessario?

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Gaza

di Giorgia Durantini,  Hamza Younis

«Quando penso a Gaza ricordo il rumore degli aerei militari israeliani che passavano sopra le nostre teste ogni giorno, il rumore era così forte che non ti lasciava dormire di notte…a Gaza direi che non puoi vivere una vita normale come in qualunque altro paese del mondo». Continua a leggere

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Migrazioni, lavoro e formazione professionale

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Chinatown New York (ph. Matteo Fogli)

di Camilla Fogli [*]

Parlare di migrazioni, oggi più che mai, può risultare un compito arduo e a tratti rischioso. Per quanto uno si impegni ad analizzare e approfondire le infinite sfaccettature che presenta questo fenomeno, la ricerca continua ad aprire nuovi orizzonti, dubbi e riflessioni, senza mai arrivare a conclusioni certe.  Continua a leggere

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Questione di civiltà o della violenza sulle donne

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Pompei, Villa dei Misteri

di Mariano Fresta

  … noi corravam la morta gora

(Dante, Inf., VIII, 31)

I suggerimenti, che mi hanno spinto ad occuparmi dell’argomento di questo lavoro, sono venuti, da una parte, dalla cronaca quotidiana che registra i reati commessi nei confronti delle donne (dallo stalking alle violenze consumate in famiglia, dallo stupro fino all’assassinio) e che sembrano aumentare di giorno in giorno; dall’altra, dalla lettura di due ampi saggi sulla pornografia di Fabio Mugnaini [1]. Continua a leggere

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Nella wunderkammer di Nicolò D’Alessandro

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D’Alessandro nella sua casa laboratorio (ph. N. Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

Entriamo nella penombra delle stanze di Nicolò D’Alessandro. Ogni tanto un faretto squarcia per fermarsi sopra infiniti tratti di china che danno forma a figure comprensibili, lampi di fantasia, racconti puntuali di un sofferto vissuto siciliano. Forse D’Alessandro ha ispirato Albrecht Dürer e altri disegnatori e incisori dal Medioevo a venire. Continua a leggere

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Dal museo al mondo. L’antropologia secondo Tim Ingold

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Museo etnografico di Lubiana, I,We and others images of my word (part.)

di Dario Inglese

Sono appena entrato al Museo Etnografico di Slovenia (Slovenski Etnografski Muzej) a Lubiana, la capitale. È uno spazio nuovo e ben curato nel cuore del quartiere Metelkova, una vecchia area militare, riconvertita in polo artistico-culturale, da un collettivo di squatter prima e dal neonato governo sloveno poi, dopo la guerra dei dieci giorni del 1991 e la successiva indipendenza del Paese dalla Jugoslavia. È uno spazio molto curato, dicevo, organizzato su tre livelli: due piani (il terzo e il secondo) destinati alle esibizioni permanenti, uno (il piano terra) alle mostre temporanee. Motivo per cui, in biglietteria, un’impiegata un po’ annoiata mi raccomanda distrattamente di pianificare una visita “dall’alto in basso”. Accetto il consiglio. Continua a leggere

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Scenari cinematografici della Sicilia (1946-1963)

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Il Gattopardo, Villa Bosco Grande, pausa di lavorazione

di Giovanni Isgrò

Non si potrebbe conoscere il senso del nostro cinema e del suo fondamentale apporto nel panorama complessivo e sovranazionale della cinematografia, senza partire da quel grande palcoscenico naturale ad articolazione multipla che è la Sicilia. In un certo senso si può dire che il cinema, al di là del necessario apporto della tecnologia, proprio per la possibilità che offre di coniugare con una velocità superiore a quella del tempo reale, il totale col particolare, è l’arte che in modo più pertinente risponde al criterio della rappresentazione nella nostra Isola, e in quanto tale ha una sua potenzialità applicativa “naturale” e antichissima. Non a caso l’avvento del cinema fu come un fenomeno a lungo atteso, così come il suo attuarsi è stato spesso antropologicamente vissuto, prima che esteticamente goduto. Continua a leggere

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Les réfugiés palestiniens au Liban à l’épreuve de l’espace-temps

A gunman stands near a picture of late Palestinian leader Yasser Arafat at Ain al-Hilweh Palestinian refugee camp near the port city of Sidon

Campo profughi palestinesi in Libano

di Marie Kortam [*]

Les dimensions spatio-temporelles sont des composantes essentielles dans la sociologie des réfugiés palestiniens. Pourtant, diverses études existantes sur les réfugiés palestiniens donnent l’importance à la durée et non au temps. En d’autres termes, le cadre d’analyse est donné à la durée de période écoulée dans les camps depuis l’arrivée des réfugiés à nos jours d’une façon statique, alors que le concept du temps est d’abord présenté par Aristote comme « quelque chose du mouvement ». En effet, le temps ne serait pas pensable sans mouvement observé et sans faire intervenir la psyché (Dubar, 2008). Continua a leggere

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L’economia del Trapanese alla vigilia della prima guerra mondiale

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Marsala, Baglio Ingham, dipinto a olio, fine sec. XIX

di Rosario Lentini

La distanza che separava l’economia dell’ex regno delle Due Sicilie da quella settentrionale – non particolarmente significativa all’atto dell’unificazione – divenne più marcata sul finire dell’Ottocento, per effetto della accelerazione impressa dal processo di industrializzazione in alcune aree del Nord, anche se il Paese nel suo insieme rimaneva ancora a dominante connotazione agricola. Continua a leggere

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Orizzonti incrociati di voci e simboli, di suoni e figure

 copertina-001 di Luigi Lombardo

Il panorama della produzione demoetnoantropologica siciliana si arricchisce di un nuovo apporto, che viene da un’area culturale di grande ricchezza e versatilità: il Messinese, o, per dirla con i vecchi cartografi, il Val Demone. Si tratta del libro di Mario Sarica, Orizzonti siciliani, edito nel 2018 dalla editrice Pungitopo di Gioiosa Marea (Me). L’autore vi raccoglie rielaborati i saggi usciti nel tempo in questo stesso periodico, Dialoghi Mediterranei. Ci viene spontanea la domanda: perché? Perché Sarica sente il bisogno di dare corpo fisico ai contributi pubblicati in rete, di perpetuare una modalità antica e mai dismessa legata al supporto cartaceo della scrittura, come al colore dell’inchiostro, o all’odore che promana dalla virginea carta bianca appena impressa dalla ferrosa impronta del carattere “tipografico”? Continua a leggere

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Roma, le borgate di ieri, le periferie di oggi

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Roma, Corviale (ph. Pasquale Liguori)

di Maria Immacolata Macioti

Le città odierne, su questo credo esista un accordo che comprende larga parte degli studiosi di scienze sociali oggi, vale a dire sociologi, urbanisti, storici e antropologi, non possono certamente essere più lette e interpretate secondo il vecchio schema meritoriamente delineato a suo tempo da E. Shils, di centro/periferia. Le città, almeno molte città italiane, si sono allargate, hanno consumato territorio, hanno conglobato al proprio interno quelli che un tempo erano piccoli paesi autonomi, che oggi vengono a far parte delle zone più esterne delle città. Continua a leggere

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New Kush, Puntland e il regno di Axum. Miti e costruzione identitaria in Africa orientale

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Obelisco di Axum dopo il suo ripristino in Etiopia

di Nicola Martellozzo

Intrecci nel Corno d’Africa

Nonostante la tesi di Lyotard sulla condizione post-moderna, comunità e nazioni utilizzano ancora grandi narrazioni sul passato per costruire la propria identità. Da questo punto di vista il continente africano si presenta come un laboratorio geopolitico d’avanguardia, con la sperimentazione di nuove forme di potere e sovranità, dove l’eredità coloniale dialoga con i risvolti più drammatici del nuovo assetto globale (Mbembe 2001). In questo articolo ci concentreremo sulla zona del Corno d’Africa, allargandoci fino al Sudan per riflettere sulle diverse strategie impiegate nella costruzione dell’identità nazionale, un fenomeno importante per ogni entità politica contemporanea (Foster 1991). Continua a leggere

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Dalla Libia all’Italia. Tutte le incognite della “questione migratoria”

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Migranti in un centro di detenzione in Libia

di Michela Mercuri

Nel 2018 il tema delle migrazioni si è confermato al primo posto tra le sfide che, secondo l’opinione pubblica dei Paesi membri, l’Unione europea deve affrontare. Il 40% dei cittadini intervistati, infatti, ha posto la questione migratoria davanti a quella del terrorismo [1]. La risposta del nostro governo agli umori dell’opinione pubblica italiana è stata questa: gli sbarchi dalla Libia verso le coste italiane nel 2019 sono diminuiti quasi del 90% rispetto al 2017. Continua a leggere

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Tra Scienza e Sapientia: fenomenologia di una guarigione in Salento

The olive trees of Puglia in the time of Xylella

Salento (ph. Jànos Chialà)

di Enrico Milazzo

Questo articolo abbraccia una parte della ricerca che io stesso, con un gruppo interdisciplinare di ricercatori (http://www.collettivoepidemia.org/), abbiamo condotto in Salento e Valle d’Itria durante tutto il 2018.  L’oggetto complessivo dell’indagine era la Sindrome del Disseccamento Rapido dell’ulivo (OQDS) [1] in Salento, e la sua correlazione con la presenza del batterio Xylella fastidiosa. Abbiamo osservato, prevalentemente, il dispiegamento di un profondo conflitto epistemologico intorno all’eziologia della malattia degli alberi di ulivo [2]. Continua a leggere

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Sull’indugiare, il viaggiare e il limite del senso

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Sull’indugiare (ph. L. Taverna)

di Stefano Montes

Metto in cantiere un progetto o mi lascio andare al caso? Pianifico accuratamente cosa scrivere o mi sottometto piacevolmente alla deriva casuale del quotidiano che interviene, comunque, nei nostri piani? In fondo, anche «se le pratiche informali della vita quotidiana spesso possono apparire a chi le osserva dall’esterno esotiche, rozze o peggiori delle proprie, in realtà esse acquistano un senso nel loro specifico contesto e nei loro stessi termini» (Rosaldo 2001: 66). Sarebbe allora proficuo adagiarsi nel contesto minuto del vivere e – come un attore esterno che si osserva nel suo darsi in forma narrata – vedere cosa succede di fatto. Questa strategia di ricerca richiederebbe però un’adeguata forma di scrittura. Continua a leggere

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Per un nuovo umanesimo dell’architettura

1-invito_convegno_etica_ricostruzionedi Olimpia Niglio  [*]

Promossa da ArchiLogos, gruppo di architetti umbri di recente costituzione e dalla Fondazione Umbra per l’Architettura (F.U.A.) dal 5 al 6 giugno 2019 si è svolto a Solomeo (Perugia) presso il Teatro Brunello Cucinelli il convegno nazionale “Un’etica per la ricostruzione tra memoria e futuro”. L’incontro ha riunito 22 relatori di differente formazione e con diversificate esperienze accademiche e professionali. Il Comitato Scientifico è stato composto da professori e architetti di chiara fama quali Riccardo Dalla Negra, Giovanni Carbonara, Antonio Pugliano, Pietro Paolo Pellegrini, Bruno Toscano e Paolo Belardi. Continua a leggere

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Culture, etnicità e religiosità dei migranti: ingenuità, ambiguità, imposture e manipolazioni

4di Salvatore Palidda

«Quando mi si parla di identità o religione  penso sempre di avere a che fare con …qualche sbirro che mi chiede i documenti».

Spero che questo testo possa essere uno strumento utile per chi si occupa di inserimento, integrazione, convivenza e socialità fra autoctoni e immigrati e in particolare figli di immigrati. Invito ad avere pazienza e tempo di leggerlo perché le questioni di identità, cultura, religiosità ed etnicità sono – per tutti – aspetti che occorre “prendere con le pinze”; da sempre facilmente manipolabili da parte dei dominanti approfittando della ingenuità o della banalizzazione correnti. Continua a leggere

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Le piante raccontate, dall’incanto dei miti alle pratiche d’uso

miti-e-magie-delle-erbedi Silvia Pierantoni Giua

Probabilmente il fascino delle piante deriva dall’incredibile varietà di fiori e arbusti che sembrano rappresentare tutte le sfumature della vita dell’individuo: dal bisogno di ingannare l’idea della morte incarnato nelle sempreverdi all’inevitabile riflessione sulla caducità della vita rappresentato dal ciclo dei fiori; dal desiderio di piacere, fornito dal loro profumo e dagli innumerevoli prodotti da essi derivati alla tentazione di oltrepassare i limiti psico-fisici grazie alle proprietà allucinogene ed esaltanti di alcune piante; dal senso di delicatezza e dolcezza dato dal gusto di un frutto al bisogno di difesa e protezione manifesto nelle spine di una rosa, nel veleno di certe bacche. Continua a leggere

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I dey fine. Nigeria chiama Italia, la tratta

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Foto Anna Vinciguerra

di Lisa Regina [*]

Blessing mi blocca sulla porta dell’ufficio alle 19.25 di un venerdì, mancano cinque minuti alla fine del turno. Giuro che se è per le pulizie della struttura questa volta me ne vado in orario. Invece mi dice che andrà dal suo fidanzato a Mantova per il fine settimana. Avvolto nel pagne in wax verde acido, Destiny dorme sulla sua schiena. La guardo. Sorride, è strumentale e so che non mi sta chiedendo il permesso, come so che probabilmente non andrà nemmeno a Mantova, ma una piccola comunicazione è meglio di quando sparisce staccando il telefono. I telefoni. Starà via tre giorni dice, li conta con le dita, partendo dal mignolo, anulare, medio. Nessun bagaglio, addosso ha solo Destiny, una parrucca posticcia in stile riccio afro di plastica, una maglietta e un paio di leggins leopardati di due taglie più piccoli. Continua a leggere

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Luigi Capuana inedito, tra sedute spiritiche, vampiri, sonnambuli e foto di morti

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Luca Ferracane, Axis mundi, grafite su carta, 2019

di Gian Mauro Sales Pandolfini

Intorno a noi la terra trema. Il cielo, plumbeo, nero, con tiepide nubi basse che strisciano impaurite tra le morbide colline setose. Una terribile tempesta elettrica si è abbattuta quel martedì pomeriggio di maggio che siamo andati a Mineo. Savina Cusimano l’ho conosciuta tramite Vittorio Sgarbi l’anno scorso. Una donna energica e loquace che in breve tempo ha organizzato al Museo Riso una bella mostra dedicata a Gino De Dominicis, genio dandy che, insieme a Domenico Gnoli e Lucio Fontana, ha stupito l’Italia e il mondo del Secondo Novecento. Savina ha guidato da Palermo fin lassù, fino al pianoro menenino. Continua a leggere

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Il canto polivocale di tradizione ad Alcara Li Fusi sulla scena del Muzzuni

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Cantori di Alcara Li Fusi (ph. Sarica)

di Mario Sarica

Su uno scenario di musica popolare siciliana sempre più desertificato, perché scomparso o, nel migliore dei casi, irrimediabilmente disgregato il contesto sociale e culturale di cui era espressione vitale e funzionale, Alcara Li Fusi (ME) si è configurata come una delle poche isole conservative di particolare interesse, almeno fino alla fine del XX secolo. Continua a leggere

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“A green ribbon” per i Newyorkers

 

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Giardini newyorkesi

di Flavia Schiavo

 Densità urbane

È stato previsto che, all’incirca nei prossimi vent’anni, la densità di popolazione sul pianeta aumenterà in modo esponenziale; in termini generali ci avviamo, lo sappiamo da tempo, verso una macro e multietnica società tendenzialmente globale che graviterà ancor più sugli spazi urbani, abitati non solo dai residenti, ma da commuters, da pendolari. Continua a leggere

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Tre significative raccolte di storie popolari marocchine

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Contastorie Jemaa el Fna, Marrakech, 1984

di Erika Scopelliti

Molti autori, soprattutto nel corso degli ultimi due secoli, si sono cimentati nella raccolta di narrazioni popolari del Marocco. Durante il protettorato spagnolo in Marocco (1912-1956) sono stati attuati diversi tentativi di riunire le varie storie in un unico testo, senza, tuttavia, riuscire a creare un corpus completo. Nel corso dei miei studi mi sono trovata a leggere e analizzare diversi di questi testi, scritti in varie lingue, ognuno con un carattere peculiare. Tra le varie raccolte, le tre presentate di seguito hanno, per varie ragioni, avuto un peso particolare nel mio progetto di ricerca volto a conoscere al meglio il patrimonio culturale che questi racconti rappresentano per il Marocco. Continua a leggere

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Alle frontiere dell’umano: i minori stranieri non accompagnati

copertinadi Cristina Siddiolo

Il tempo in cui c’era l’Altro è passato. L’Altro come mistero, l’Altro come seduzione, l’Altro come Eros, l’Altro come desiderio, l’Altro come inferno, l’Altro come dolore scompare [1]

Byung-Chul Han

Il tema della migrazione è, oggi, al centro del dibattito politico, culturale, sociale ed economico. Il motivo risiede nella grande mobilitazione che caratterizza sempre più, in termini di ampiezza ed entità, la storia dell’umanità. Le motivazioni che spingono gli esseri umani alla migrazione sono complesse, caratterizzate da potenti fattori espulsivi (push factor) e da imponenti forze attrattive (pull factor). Continua a leggere

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Scolpire per grazia ricevuta

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Giacomo Principato (ph. Riccardo Vadalà)

di Sergio Todesco

Nell’esame dei fenomeni di religiosità popolare emerge la necessità di valutare tanto gli elementi di conservazione e oscurantismo, quanto i germi di senso comunitario, desiderio di declinare forme di religiosità più genuine di quanto non appaiano quelle legate alla liturgia ufficiale, aneliti a riscatto sociale. Continua a leggere

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Identità e minoranze nella letteratura turca. il caso di Mıgırdiç Margosyan

 

copertinadi Fabrizia Vazzana

Mıgırdiç Margosyan nasce a Diyarbakır il 23 dicembre del 1938, nel quartiere Hançepek, chiamato Gâvur Mahallesi (‘Quartiere infedele’: rinominato così, evidentemente, dalla popolazione di “fedeli”, cioè la componente di abitanti musulmani a Diyarbakır). Mıgırdiç frequenta la scuola primaria Süleyman Nazif e la scuola media Ziya Gökalp a Diyarbakır, e poiché non esistevano scuola armene in Anatolia continua gli studi, per volere del padre, ad Istanbul, dove frequenterà l’istituto Bezciyan per poi accedere al liceo Getronagan. Conseguita la laurea in filosofia presso la Facoltà di Lettere ed Arti dell’Università di Istanbul, diventa insegnante di filosofia, psicologia, lingua e letteratura armena e preside del liceo armeno Surp Haç Tıbrevank. Continua a leggere

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“Servire i poveri è nel Vangelo, non è comunismo”

copertinadi Marcello Vigli

Il 10 giugno 2019 nell’udienza alla 92ª Riunione della Roaco, l’organismo che aiuta le Chiese orientali, nel suo discorso il Papa ha rinnovato la sua denuncia dell’ipocrisia di chi parla di pace e poi promuove la guerra: «Tante volte penso all’ira di Dio che si scatenerà con quelli responsabili dei Paesi che parlano di pace e vendono le armi per fare queste guerre: questa è ipocrisia, è un peccato». Continua a leggere

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Fà la cosa giusta. Piccoli paesi e grandi pensieri

 

fa-la-cosa-giusta-edizione-2018-1di Pietro Clemente

 Continuare a pensare

Continuo a ripensare il volume Riabitare l’Italia, e credo che anche nelle pagine che nascono qui nella sezione ‘Il centro in periferia’ dentro Dialoghi Mediterranei continueremo ad accogliere letture, suggerimenti, interpretazioni su questo volume. ‘Continuare a pensare’ per me è anche la citazione di un passo di De Martino che cita Benedetto Croce, in Morte e pianto rituale. Un libro che ho criticato assai per la gracile etnografia ma che ho amato altrettanto per le riflessioni che ho spesso fatto mie come persona che conosce la morte, più che come studioso. Continua a leggere

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“Territori Resistenti” a Fa’ la cosa giusta!

Fa' la cosa giusta 2019di Pietro Magri

Da 16 anni Fa’ la cosa giusta! (www.falacosagiusta.org), la principale fiera italiana sul consumo critico e gli stili di vita sostenibili, organizzata da Terre di mezzo (www.terre.it), riunisce a Milano, negli oltre 32 mila metri quadri dei padiglioni di fieramilanocity, più di 700 espositori, dall’agricoltura biologica alla moda critica, dal turismo responsabile all’abitare green, dai servizi per la sostenibilità alla cosmesi naturale, ecc. con una media di 70 mila visitatori, 450 incontri del programma culturale, tremila studenti del progetto scuole e 300 volontari, oltre 700 giornalisti. Continua a leggere

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“Fai la cosa giusta”. Rete dei piccoli paesi, musei etnografici e aree interne

copertinadi Diego Mondo

La giornata “Fai la cosa giusta”, la rete dei piccoli paesi e l’edizione di un importante lavoro a più mani dedicato a “Le aree interne tra abbandoni e riconquiste” [1], offre l’occasione per proporre una riflessione sul possibile ruolo offerto ai musei etnografici nell’ambito di politiche territoriali tese a coniugare diritti di cittadinanza, partecipazione e sviluppo sostenibile. A tale scopo, ritengo interessante riportare tre brevi riflessioni di altrettanti studiosi. Continua a leggere

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Ecomusei come presidi del territorio

logo-museodi Alberto Saibeni

Ecomuseo è una definizione che denuncia la sua età anagrafica. Riporta agli anni Settanta, alla nascita di una coscienza ecologica nel nostro Paese. Da allora sono passati più di quarant’anni e gli ecomusei si sono diffusi su tutto il territorio nazionale. È un termine dinamico, in progress, che racconta lo stato di una civiltà materiale di un territorio, anche se ho il sospetto che il termine “ecomuseo” possa ingenerare qualche preclusione. Faccio un paio di esempi. Continua a leggere

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La Rete del ritorno a “Fa’ la cosa giusta” con la Rete dei piccoli paesi

35x50 19-02-2013di Antonella Tarpino

 La Rete del ritorno nasce nelle giornate del Festival del ritorno ai luoghi in abbandono che si è tenuto nella borgata Paraloup (Alpi cuneesi) nel 2011. Nasce non in astratto, dunque ma nel concreto di un incrocio di esperienze tutte segnate dalla marginalità e dallo spopolamento – dalla montagna alpina in abbandono di cui Paraloup è un simbolo potente, all’Irpinia; dall’Aquila del terremoto e dei pastori dell’Abruzzo alla Calabria dei tanti paesi presepe (come li chiama Vito Teti) in sofferenza quando non del tutto spenti. E proprio durante un incontro con Vito in Calabria è sorta l’idea di celebrare a Paraloup il 150° dell’Unità d’Italia, che cadeva in quell’anno, a partire non dalle sue canoniche capitali (quindi dal Centro) ma dai Margini, lì dove il Paese si rivelava, in fondo, più omogeneo. Continua a leggere

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Rete dei piccoli paesi, musei, patrimonio

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Un caffè ad Armungia, 2019 (ph. S. Mizzotti)

di Pietro Clemente

Musei e territorio

In questo incontro che ha come tema guida quello dei “territori resistenti” abbiamo scelto un titolo “Ecomusei come presidi del territorio”. Ma non volevamo parlare degli ‘ecomusei’ come diversi e altri dai musei, ma piuttosto di quel tratto che accomuna tutti i musei etnografici, di cultura materiale, etnoagricoli, demoetnoantropologici ed ecomusei in senso proprio (perché ci sono delle leggi che come tali li classificano) che è il nascere in un nesso fondamentale con un contesto e il vivere confrontandosi, misurandosi, crescendo nel dialogo con quel contesto. Continua a leggere

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Ripensare l’osso e la polpa. Uno sguardo antropologico su “Riabitare l’Italia”

copertinadi Alessandra Broccolini

Non è semplice fare un resoconto di questo bel volume uscito da poco per Donzelli e curato da Antonio De Rossi, Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste, perché è un testo denso, coraggioso e multidisciplinare, ricchissimo di dati e di informazioni su esperienze e politiche che rappresenta il primo progetto editoriale sulle aree interne voluto dall’editore Donzelli e sul quale è prevedibile che si investirà ancora nel futuro. Continua a leggere

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Alleanze per Riabitare l’Italia

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Un caffè ad Armungia  (ph. S. Mizzotti)

di Corradino Seddaiu

Con questa riflessione in parte accennata in occasione dell’incontro della rete dei piccoli paesi tenutasi lo scorso 4 giugno a Roma, invito la nostra rete e i partecipanti al “Caffè ad Armungia” di quest’anno, a riflettere su un progetto ispiratomi dal saggio di C. Renzoni all’interno di Riabitare l’Italia, cui ritengo si possa lavorare in favore dei nostri territori. Continua a leggere

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Paesaggio con serpente

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Cocullo (ph. L. Bertinotti)

di Pietro Clemente

Sono tra quelli che hanno visto Cocullo senza festa e senza serpenti. In un certo senso preferisco così. Un po’ perché non amo gli ‘eventi’ in cui la mia potenziale agorafobia vien messa alla prova. Un po’ perché nel mio modo di sentire i paesi è la vita quotidiana l’evento principale. Anche se è chiaro che ‘questa’ specifica vita quotidiana di Cocullo è pervasa dalla grande festa del primo maggio, e che tutti ne parlano e ne raccontano anche a chi venga di febbraio o di novembre. Continua a leggere

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“San Domenico di Cocullo e i serpenti” di Luca Bertinotti

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Cocullo (ph. L. Bertinotti)

di Omerita Ranalli

La sequenza di immagini, tutte rigorosamente in bianco e nero, scattate da Luca Bertinotti a Cocullo durante la Festa di San Domenico Abate si apre e si chiude con una veduta d’insieme dell’abitato.

All’inizio il paese ci appare, come in una cartolina, avvolto da una vegetazione rigogliosa – segno di una primavera già avviata; si vede parte del campanile della Chiesa di San Domenico (non è più da qui che parte la processione dei serpari, dopo che il terremoto del 2009 l’ha resa inagibile), che domina un borgo di case in pietra. Le finestre per lo più sembrano chiuse da tempo: questa parte del paese, che si scorge salendo dalla strada provinciale, è in buona parte oggi inabitata. Continua a leggere

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A Cocullo con un occhio chiuso e l’altro aperto

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Cocullo (ph. L. Bertinotti)

di Luca Bertinotti

Pur avendo una certa familiarità con la provincia aquilana, solamente un paio di anni fa ho appreso dell’esistenza della festa di San Domenico Abate a Cocullo e delle sue modalità di svolgimento, che la rendono un unicum nel suo genere [1].

Dopo qualche opportuna lettura di approfondimento sulla celebrazione [2], il primo maggio scorso ho raggiunto il borgo montano allo scopo di partecipare alla processione religiosa in veste di osservatore/fotografo. Continua a leggere

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Un saluto dai paesi di domani

 

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Armungia (ph. S. Mizzotti)

di Barbara e Tommaso Lussu

Ulassai (Ogliastra, east coast Sardinia), 2 Giugno 2019.

La grande piazza Barigau nella parte alta del paese è piena di camper, tende e ragazzi venuti da ogni parte d’Europa. Una fune collega due tacchi di roccia che sovrastano il paese: 480 metri di lunghezza a 160 metri di altezza. Nel vuoto. Non è una semplice fune, ma una strackline, una fettuccia larga 5cm su cui camminano arrampicatori e freeclimbers. Lo spettacolo è mozzafiato, ci ricorda la camminata libera, senza protezioni di Philippe Petit, funambolo francese che negli anni ’80 organizzò con lo scrupolo di una rapina perfetta una esibizione illegale: una camminata libera in cielo di oltre un’ora fra le torri gemelle di New York. Continua a leggere

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Lettera da Padru

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Un caffè ad Armungia, 2019 (ph. S. Mizzotti)

A cura dell’Associazione “Realtà virtuose”

Abbiamo avuto la fortuna di essere ad “Un caffe ad Armungia” dalla prima edizione e quest’anno per la prima volta non ci saremo. Questo ci dispiace ma ci ha aiutato a pensare a cosa questo evento ha significato per noi.

Abbiamo conosciuto la prima volta Armungia grazie ad una mail della professoressa Broccolini che ci suggeriva e ci invitava ad andarci. Continua a leggere

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È difficile vivere in montagna, per chi vive di montagna!

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L’abitato di Offeio nel Cicolano

di Settimio Adriani, Riccardo Fornari, Annalisa Lucentini, Elisa Morelli, Dario Santoni

È la storia locale che traccia in modo incontrovertibile il titolo di questo scritto. Una storia, quella delle aree interne e svantaggiate del Cicolano e dell’intero Reatino, fatta di restrizioni e rinunce, di incertezza e poche prospettive, di sudditanza e scarsa considerazione, di tante partenze e pochi ritorni. Continua a leggere

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La scuola di paese. L’istruzione come base per la rinascita delle aree interne

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Gli alunni della scuola di Scurano (Parma)

di Rossano Pazzagli

La scuola è lo specchio della comunità, il principale strumento culturale della sua riproduzione, l’ambito educativo e formativo delle relazioni e dei valori che connettono la dimensione locale con il mondo. La scuola è anche il luogo fisico, l’edificio, il simbolo materiale della vita che passa da una generazione all’altra, un riferimento sociale di rilevante significato identitario e di orientamento spaziale, al pari della chiesa, del municipio, del cimitero. È così soprattutto nei paesi, nei borghi rurali e nei villaggi di montagna di cui è costellata l’Italia. Continua a leggere

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