SOMMARIO n. 48

 

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Roma, ex Ospedale Forlanini (ph. Cristina Marchisio)

EDITORIALE; Cesare Ajroldi, Giuseppe Vittorio Ugo e il moderno a Palermo; Clarissa Arvizzigno*, Per un’estetica della parola: un’apologia dell’analisi logica; Andrea Bagalà*, “Historia ad usum populi”. I neoborbonici e il nazionalismo meridionaleAda  Boffa, La figura di Si Djoha – Djeha – Djouha nella catalogazione di Henri Basset; Anna Maria Calore*, Un “archivio vivente” per una comunità che vuol farsi educante; Rosy Candiani, A Tunisi  Giufà  incontra J’ha; Continua a leggere

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EDITORIALE

 

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Maramures, Giovedì Santo, Botiza, Romania (ph Lia Taddei)

Ad un anno di distanza dall’inizio di tutto, si contano quasi centomila morti in Italia, il bilancio di una tragedia ancora non del tutto compresa, il viatico di un lutto non ancora elaborato. «Mi pare – scrive Pietro Clemente in questo numero – che nel dibattito pubblico questo tema manchi. Non sia nella mente di chi vuole riaprire i ristoranti, di chi vuole andare la domenica in un’altra regione, di chi finisce per scambiare il Covid con chi gestisce il potere». La morte è rimossa, i morti dimenticati. Il loro numero cresce ogni giorno confuso agli algoritmi epidemiologici dei bollettini e con esso crescono assuefazione, prostrazione e indifferenza. Abbiamo cessato di cantare dai balconi, dismessa la complicità propiziatoria dell’“andrà tutto bene”, stiamo imparando a convivere con il virus senza paura, forse più per stanchezza che per maturazione. La percezione diffusa di un déjà vu che rischia di produrre apatia e perfino cinismo. Nei più vulnerabili, nei giovani più sensibili provoca estraniamento, disorientamento, alienazione, inazione. Continua a leggere

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Giuseppe Vittorio Ugo e il moderno a Palermo

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Circolo del Tennis, 1933-34. Affreschi del soffitto del volume cilindrico e della hall esagonale, pianta.

di Cesare Ajroldi

Avevo scritto il testo che segue per affettuosa sollecitazione di Keiko, vedova di Vittorio Ugo, e della figlia Mizuko, che sono quindi nuora e nipote del personaggio cui sono dedicate queste note, in ragione dell’amicizia che mi legava a Vittorio, di qualche anno più grande di me, che mi propose tra l’altro, poco dopo la mia laurea, di partecipare al mio primo concorso di progettazione, quello dello ZEN (1970). Avrebbe dovuto essere l’introduzione a un libro, rielaborazione di una tesi di laurea di cui dirò più avanti, che poi non ha visto la luce: lo ripropongo con poche varianti in questa sede.
Ho incrociato, ma con rapporti assai diversi, tra studente e docente, anche la figura di Giuseppe Vittorio Ugo: egli fu infatti mio professore alla Facoltà di Palermo di Architettura degli interni (corso biennale), negli ultimi due anni della sua lunga attività didattica [1], anni caratterizzati da occupazioni, sospensioni delle lezioni, e le prime sperimentazioni didattiche nella Facoltà “in agitazione”. Ne conservo un ricordo di una esperienza per me di grande utilità nell’approfondimento del processo progettuale, in cui affrontavamo non solo lo studio degli interni, ma un progetto completo alle varie scale.  Continua a leggere

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Per un’estetica della parola: un’apologia dell’analisi logica

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Spirale arcobaleno, sfondo vettoriale

di Clarissa Arvizzigno

In un mondo sempre più complesso, ovvero sempre più strutturato, intricato in un groviglio di relazioni sempre più precarie e difficili, emerge una certa superficialità di analisi dei suoi fenomeni interni. La natura dei fenomeni del mondo, infatti, viene spesso indagata a partire dalle conseguenze che essi producono in un non-sistema di relazioni in cui le cause degli stessi fenomeni vengono fatte coincidere con le loro conseguenze. Ciò che sembra mancare, nella società contemporanea, è una capacità di analisi delle cose, dove per analisi intendiamo una scomposizione di un elemento nelle sue parti costituenti, piccole e grandi che siano. Continua a leggere

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“Historia ad usum populi”. I neoborbonici e il nazionalismo meridionale

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Napoli, Commemorazione neoborbonica (ph. Angelo Agrippa)

di Andrea Bagalà

Negli ultimi anni l’Italia ha visto crescere un fenomeno che, molto lentamente, sta diventando un fattore culturale importante all’interno della storia contemporanea italiana: il neo-borbonismo. L’esaltazione del sistema economico del Regno delle Due Sicilie, la narrazione di primati tecnologici, sociologici e scientifici dello Stato borbonico, l’idolatria dei monarchi di casa Borbone, la commemorazione di eventi storici quali l’eccidio di Bronte, i fatti di Pontelandolfo e Casalduni, l’assedio di Gaeta e, inoltre, le petizioni per espungere dall’odonomastica italiana i nomi della famiglia Savoia sono solo alcune delle tipicità di questo caso che parrebbe un anacronismo della storia. Continua a leggere

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La figura di Si Djoha – Djeha – Djouha nella catalogazione di Henri Basset

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Henri Basset nel saggio Essai sur la littérature de Berbères (Ibis Press Awal, Paris, 2001) dedica un intero paragrafo alla figura del buffone nella letteratura orale berbera di carattere comico. Sicuramente uno degli eroi più popolari, noto in tutto il Nord Africa, è Si Djoha: Djeha secondo la pronuncia della lingua taqbaylit e Djouha nel sud della Tunisia, un personaggio stimato per la sua astuzia ed ancora oggi simbolo di scaltrezza.

Le origini di Djoha vanno ricercate in Oriente: già nel IX secolo lo scrittore arabo Mohammed Ibn Ishaq al Warraq, nel suo Kitab al-Fihrist, nomina Djoha come il personaggio principale di un racconto comico. Continua a leggere

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Un “archivio vivente” per una comunità che vuol farsi educante

 

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Roma, Aula Istituto Uruguay

di Anna Maria Calore

«I bambini che giocano sulla piazza nonostante arrivi il buio, le sole creature sulla terra a impegnarsi per non far finire il giorno» (Fabrizio Caramagna – aforisticamente.com)

Tutto è iniziato dall’ aforisma riportato sotto il titolo, aforisma caduto sotto il mio sguardo mentre cercavo una immagine mentale per descrivere l’esperienza educativa, effettuata a titolo volontario, che mi ha portato, in un Municipio della periferia romana che si stende oltre il Raccordo Anulare della Città, lungo ed intorno all’asse di una delle più antiche vie consolari: la Via Salaria che, partendo da Roma e attraversando la Sabina, raggiungeva poi le saline dell’Adriatico. Continua a leggere

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A Tunisi Giufà incontra J’ha

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Immagine di Jouha sulla copertina di un antico libro egiziano noto anche in Tunisia

di Rosy Candiani

La figura di Giufà, anti-eroe della letteratura popolare orale di tutti i popoli che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, è a ragione considerata simbolo del Mediterraneo stesso, in quanto incarnazione della osmosi, della convivenza e dello scambio che da sempre accomunano le civiltà sorte sulle rive del “Mar Bianco”.

Presenza antichissima, Giufà può essere definito e identificato con la metafora del ponte: tra culture diverse ma connesse e comunicanti. Originario dei Paesi arabi, questo personaggio (come un po’ la figura di Pulcinella) ha viaggiato con le sue storie lungo le rotte commerciali e gli spostamenti verso i Balcani e attorno al Mediterraneo, toccandone tutti i Paesi, salvo Francia e Spagna. Continua a leggere

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Quando la provincia è laboratorio di fermenti letterari

 

cangemi-001di Antonino Cangemi

Reclinare lo sguardo al passato non è un esercizio meramente nostalgico di chi vi si rifugia per diffidenza o paura del futuro, ma è utile per comprendere meglio il presente in tutti i suoi aspetti, compresi quelli che includono, riconoscendone l’importanza – anche sotto il profilo antropologico -, le espressioni artistiche e letterarie mai disgiunte, a una disamina non superficiale, dal traino dell’economia e dai processi, evolutivi e involutivi, della storia. Allo stesso modo non è affatto ozioso ricordare quegli uomini che del passato, sia esso recente o remoto, sono stati protagonisti, pur non conquistando platee e ribalte eclatanti. Continua a leggere

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Dai rivoluzionari responsabili alla generazione sbagliata: il PCT e la sinistra tunisina

61r2uq9r1vldi Federico Costanza

In occasione del decimo anniversario della Rivoluzione tunisina del 2011 migliaia di manifestanti si sono riversati sulle strade del centro storico della capitale Tunisi. Un evento atteso, nonostante l’appello delle autorità a rispettare le misure sanitarie di quarantena per scongiurare il diffondersi del Covid.  L’anniversario della Rivoluzione è caduto in uno dei periodi più drammatici di questa fase di transizione democratica del Paese nordafricano: mancanza di giustizia sociale, un’economia in larga parte informale e precaria frutto di una dilagante corruzione, una litigiosità politica che serve solo a tutelare le posizioni già acquisite dalla classe dirigente al potere. Continua a leggere

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La scuola nella pandemia, la cittadinanza nell’immigrazione

altri-cittadini-370372di Antonino Cusumano

Da dove ricominciare? Si chiede il latinista Ivano Dionigi in un suo recente libro Segui il tuo demone (Laterza 2020) che è un intenso breviario destinato a intercettare le domande di senso più radicali dei giovani contemporanei, frustrati e smarriti nell’afasia del presente e nella deprivazione del futuro. Da dove ricominciare se non dalla scuola, dall’ultimo avamposto civile del Paese: «è di lì – scrive Dionigi – dopo l’apocalisse, che passerà la genesi».

Si guarda al tempo postpandemico come al secondo dopoguerra, all’esperienza di ricostruzione e rinascita, fervida di investimenti delle energie più vitali e più creative ovvero di quel patrimonio di idee progettuali, di immaginazione e di volontà contenuto nella formula inappropriata e un po’ gretta di “capitale umano”. Continua a leggere

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De bello social: la guerra dell’#Odio virtuale

 

odiodi Valeria Dell’Orzo

La parola, la libertà del suo uso e il diritto di espressione, uniti alle possibilità di spersonalizzazione del parlante e del messaggio offerte dalle innumerevoli piattaforme, dai social, dai media, aprono terribili squarci di disumanità. Si tratta di una brutalità che va intesa nella sua evidente dimensione di spiccata dichiarazione di fragilità umana, di incapacità relazionale, di strappo tra l’individuo e la sua necessaria estensione comunitaria e del conseguente bisogno di creare e ripiegarsi al tempo stesso all’interno di un nuovo sub-gruppo umano che trova nell’odio la sua forma e la sua forza aggregativa. Continua a leggere

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Nonluoghi. Percorsi di visioni #1

 

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Nonluoghi (ph. Simona Ottolenghi)

di Michele Di Donato e Fabiola Di Maggio

La percezione, la conoscenza e i processi di significazione connessi allo spazio sono per l’antropologia spunti di riflessione incessante. La fenomenologia dello spazio contemporaneo presuppone la conoscenza del concetto di luogo – e di tutto ciò che di questo mostri un’alterazione per le più svariate ragioni (politiche, economiche, gestionali, razziali). Continua a leggere

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Culture del cambiamento climatico. Tradizione, crisi e inversione

 

coperinadi Maria Rosaria Di Giacinto

Dall’avvento dei sistemi di localizzazione l’uomo ha potuto guardare se stesso da molto lontano e fuori dal contesto originario: una nuova prospettiva che ha aperto ulteriori immaginari e possibilità. La Terra oltre l’atmosfera si mostra come un minuscolo e fragile puntino blu all’interno di un Universo le cui prerogative vanno ben oltre la piena comprensione. Al momento, il Pianeta si svela quale unico luogo consono alle diverse – e, purtroppo, nell’era dell’Antropocene sempre minori – forme di vita che ospita. Nonostante l’evidente limitatezza di un sistema chiuso, lo stile di vita adottato dalla nostra specie procede come se si avesse a disposizione un ambiente illimitato. L’approccio dell’umano all’altro-che-umano sembra distante anni luce da una sapiente e assennata attenzione ai delicati equilibri terrestri. In campo vi è il futuro globale, ma l’umanità pare troppe volte muoversi secondo dinamiche consapevolmente deleterie a se stessa e agli altri. Continua a leggere

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Il secolo breve e il protagonismo delle donne

copertina2di Piero Di Giorgi

Nel terzo libro dell’epica indiana, un potente spirito domanda al più anziano e saggio del Pandava quale sia il più grande dei misteri. Il saggio risponde: «Ogni giorno muoiono innumerevoli persone, eppure quelle che rimangono vivono come se fossero immortali». Un po’ come oggi, nel tempo della pandemia. Ma è stato ed è sempre così. Nonostante il tempo sia dolore, perché nel suo fluire entropico porta distruzione e morte, molti uomini perversi, ossessionati dalla bramosia e dal potere non perdono occasione per trasformare il tempo di vita dei loro simili in tempo di orrore. Il passato, tuttavia, non si cancella, resta nella nostra memoria e ci accompagna come nostalgia o amaro ricordo. Continua a leggere

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Il dramma nascosto dei Balcani e l’agonia dell’Europa

copertinadi Leo Di Simone

È stato pubblicato nel mese di novembre del 2020 il poderoso volume curato dalla Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana, dal titolo: Il diritto d’asilo, Report 2020. Costretti a fuggire… ancora respinti [1]. Il volume è il quarto di una serie di Rapporti che a partire dal 2017 hanno visto la luce per documentare nel dettaglio le tragiche vicende delle migrazioni a livello planetario, assecondando la richiesta di papa Francesco di “dare volti alle storie”, senza fermarsi ai numeri delle statistiche, per focalizzarsi piuttosto sui soggetti più vulnerabili e dar voce a chi non ha voce. La quarta parte del volume è un approfondimento della questione riguardante la cosiddetta “rotta balcanica”, che costituisce «un sistema di violenza nel cuore dell’Europa» [2], e sulla quale, a differenza di ciò che si verifica per la “rotta mediterranea”, i riflettori mediatici sono pressoché spenti. Continua a leggere

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“Favola”, “fiaba”, migrazioni e Mediterraneo

ilrossoeilblu_primaokdi Enrica Fei

«Le fiabe sono vere. […] Sono il catalogo dei destini che possono darsi a un uomo o a una donna […], lo sforzo per liberarsi e autodeterminarsi […] anzi, il non poter liberarsi da soli: il liberarsi liberando», Fiabe italiane (Einaudi, 1956), Italo Calvino.

“Fiaba” e “favola” non sono la stessa cosa, ci hanno insegnato a scuola. La prima possiede l’elemento “magico”, la seconda no. Quest’ultima possiede l’“allegoria”, che non è come il “simbolo”: quasi. Le favole sono piene di animali e ci insegnano sempre qualcosa. Nelle fiabe, invece, ci sono le fate, gli gnomi, gli orchi e le streghe. Succedono cose che non si capiscono e che sono “magiche”, appunto: non reali. Continua a leggere

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L’indagine ritrovata del 1907 su una piccola comunità siciliana in America

pungitopo-immigrazione-cop-12x17di Mariano Fresta

Le storie di tutti gli emigranti finiscono in buona parte per somigliarsi: nelle biografie dei protagonisti si racconta delle misere condizioni di vita che costringono molti ad emigrare dalla loro terra per cercare lavoro e sfuggire alla povertà; il racconto poi continua illustrando le difficoltà che essi incontrano nell’ambientarsi nel nuovo paese, l’ostile e a volte razzistica accoglienza, gli alloggi fatiscenti, affollati, privi di tutti i servizi; si passa quindi alle peripezie vissute nella ricerca di un lavoro qualsiasi e, infine, il racconto si conclude, dopo anni di lavoro improbo e di enormi sacrifici, con il riscatto, le immagini di una vita decorosa e  a volte anche con il riconoscimento di una affermazione nella società. Continua a leggere

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In tre tempi! L’individuo interconnesso fra spazio e tempo

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Foto di Concetta Garofalo

di Concetta Garofalo

A volte capita che un’emergenza crei la necessità di ripensare l’organizzazione di una comunità al fine di garantirne la sopravvivenza. Ogni organismo tende all’autoconservazione, ogni sistema complesso attiva fasi di etero- trasformazione per stabilire e ristabilire gli equilibri di scambio fra interno ed esterno. Perseguire i fini per cui la comunità si è costituita implica che i componenti che ne sono parte non perdano la percezione di essere “comunità”. Continua a leggere

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Leonardo Sciascia e i suoi editori

 

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Sciascia, di Tullio Pericoli

di Mario G. Giacomarra

Il contesto: la Strada degli scrittori

Leonardo Sciascia nasce a Racalmuto (Agrigento) l’8 gennaio 1921 e muore a Palermo il 20 novembre 1989. È scrittore, saggista, giornalista, politico, poeta oltre che drammaturgo, ma prima di tutto è maestro elementare, spirito libero e grande anticonformista, lucidissimo e impietoso critico del tempo. Pensando a lui, il pensiero non può non collegarsi alla Sicilia e pochi autori hanno un legame più viscerale e profondo con la terra d’origine del nostro che cerca di rappresentarne un che di più, staccandosi dagli stereotipi romantici e nazionalistici, dal verismo e dalla letteratura polemicamente detta da “stato d’assedio”. Continua a leggere

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Memorie involontarie nella clausura del Covid

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Palermo, coda al panificio (ph. Nino Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

In coda davanti al panificio, davanti alla banca, davanti alle poste. Ben allineati o in ordine sparso innanzi all’uscio di tanti altri negozi e botteghe: con la mascherina – molte sottonaso – e alcuni con guantini ma anche con guantoni. Uno sfavillio di colori spesso impazienti, interpreti di figurazioni le più inimmaginabili eccetto le strette veroniche da matador. Continua a leggere

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La ricerca delle verità. Scampoli di un’etnografia

copertinadi Eugenio Giorgianni

Non mi è facile affrontare il tema dei negazionismi, così come ogni altro tema inerente alle dinamiche pandemiche. Non mi è facile scrivere, dedicare energie a riflettere su cosa sta succedendo, interrogarmi sul senso del mio stare al mondo in questi tempi, e soprattutto sul senso degli altri.

Il dilagare del virus SARS-CoV-2 in Italia a partire da fine febbraio scorso ha avuto l’impatto di un terremoto sulla mia esistenza quotidiana e sulle mie prospettive per il futuro, così come sulle vite di tante altre persone. La profondità del trauma mi ha fatto venire le vertigini; ho fatto di tutto per restare sull’orlo del baratro, senza sprofondare e cercando di non guardare giù. Continua a leggere

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La parentela fra scienza, mito e senso comune

1di Dario Inglese

In un saggio pubblicato quasi cinquanta anni fa, un lavoro meno dirompente del solito ma ugualmente ricco di spunti fecondi, Clifford Geertz si confrontava con un tema solitamente ignorato dagli scienziati sociali e spingeva affinché l’antropologia abbandonasse la sua comfort zone impegnandosi nella formulazione di una compiuta teoria del senso comune. Lo studioso americano si rifaceva a una delle suggestive costruzioni retoriche del Wittgenstein delle Ricerche filosofiche (il linguaggio come una cittadella attorno al cui centro sorgono, più o meno confusamente, sobborghi e periferie), con l’obiettivo di spingere gli etnografi a non bighellonare solo nella “città vecchia” (fuor di metafora: a non focalizzarsi esclusivamente sui classici temi della disciplina) e ad avventurarsi alla periferia dei sistemi culturali studiati, facendo del senso comune un oggetto degno di attenzione antropologica. Continua a leggere

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Brasile: trenta milioni di oriundi italiani nel Paese del meticciato

 

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Emigrati italiani, “fatta il 1891 in Brasile” (ph. Gilardi)

di Federico Jorio, Franco Pittau e Sandra Waisel dos Santos

 Introduzione: un caso d’eccezione nei numeri e negli aspetti qualitativi

L’italiano Amerigo Vespucci sbarcò n Brasile nel 1499, precedendo di un anno Pedro Álvares Cabral, ma non è stato il primo europeo a raggiungere quel Paese [1]. Furono comunque i portoghesi a colonizzare questo grande Paese. A parte ciò, non mancano altri motivi per sostenere la grande importanza degli italiani nella formazione del Brasile moderno. Continua a leggere

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Famiglie straniere e adolescenza, paradigmi a confronto. Un caso di tutela

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“Per i nostri figli”- 28 maggio 2012 – Incontro organizzato dalle Comunità Musulmane Liguri ed ospitato al PalaCep di Genova (ph. Carlo Besana)

dChiara Lanini

A partire dall’immaginario comune si potrebbe dire che la tutela, intesa in senso giuridico, non sia questione tematizzabile in termini culturali ma che, anzi, sia il dispositivo responsabile di garantire a tutti i/le minori il diritto «di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni» (art.315bis c.c.). Continua a leggere

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I nomi delle “anime” di Mazara. La popolazione, gli animali e i beni in un censimento del 1714

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“Mazzara”, dettagli della carta della Sicilia di Giovan Battista Ghisi, 1779

di Rosario Lentini

La prima importante ricerca di statistica demografica siciliana venne pubblicata nel 1892 dallʼavvocato Francesco Maggiore Perni, professore di statistica presso lʼUniversità di Palermo, con il titolo La popolazione di Sicilia e di Palermo dal X al XVIII secolo [1]. In questo testo fondamentale ‒ pur tra non pochi errori di stampa e limiti derivanti dalla «inconsistenza problematica» [2] ‒ per la prima volta, ci si avvaleva dei dati di dettaglio di alcune “numerazioni” della popolazione e dei beni riguardanti tutti i comuni siciliani; sette, in particolare, i censimenti presi in considerazione dallʼillustre docente ‒ effettuati tra il 1569 e il 1831, meglio noti come “Riveli generali delle anime e dei beni”. Continua a leggere

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L’avvenente fanciulla che calzava il sandalo

 

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Termopolio della Regio V, Affresco con Nereide e delfini (Fonte: napolirepubblicait)

di Laura Leto

Il 2020 appena concluso, oltre ad averci lasciato con un profondo senso di disorientamento e sconforto, ha regalato importanti scoperte archeologiche e storico-artistiche. Tra le altre, in Italia, Pompei ha nuovamente stupito con i colori brillanti del termopolio esaminato dall’antropologo Valeria Amoretti [1], ha ancora commosso con la realizzazione da parte del direttore del Parco archeologico, Massimo Osanna, di nuovi calchi in gesso di due individui travolti dalla nota eruzione vesuviana del 79 d. C. [2]. Continua a leggere

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Perché mangiamo gli animali? Le risposte del pensiero greco a un problema contemporaneo

 

senza-titolodi Pietro Li Causi [*]

Gli spillover e il dilemma dell’onnivoro occidentale

Hendra, Marburg, SARS-COV e SARS-COV2 sono tutti virus partiti dai pipistrelli. E si sa: a mangiare i pipistrelli (e non solo) sono i Cinesi, che, per effetto di un bias etnocentrico attivato dalle strategie comunicative dei media, sono stati individuati – in un immaginario collettivo largamente ‘colonizzato’ dalla semplificazione – come i principali responsabili dell’ultima, micidiale zoonosi che ha generato la pandemia da Coronavirus. Continua a leggere

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Il senso della storia in Pasquale Culotta architetto

 

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Pasquale Culotta con gli studenti a Cefalù (dall’Archivio familiare, per gentile concessione della figlia Tania)

di Antonietta Iolanda Lima

Nel tentativo di dare una riflessione convincente su quanto recita il titolo parlerò qui di seguito di un architetto che ho conosciuto e frequentato a lungo essendo entrambi professori della medesima Facoltà: Pasquale Culotta, e percorrerò una scorciatoia riferendomi ad alcune cose che lui possedeva in modo del tutto particolare e a ciascuna di esse riferirò un evento, o una meditata considerazione. Continua a leggere

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Una donna tra il silenzio dell’eremo e l’impegno pubblico

copertinadi Maria Immacolata Macioti

Il XX secolo ci ha certamente regalato due guerre mondiali, molti morti e distruzioni, grandi sofferenze e lunghi dolorosi strascichi. Ma ci ha anche dato, e a mio parere questo va ricordato e sottolineato, uomini e donne che si sono impegnati e non solo a parole ma anche attraverso scelte esistenziali e fatti concreti, nel recupero di diverse dimensioni. Persone cioè che sono state costruttrici di pace, estranee anche rispetto al consumismo sfrenato, una delle conseguenze degli anni di privazione. Più uomini che non donne, sembrerebbe.

Tanto più resta impressa a chi abbia potuto conoscerla o ne abbia avuto notizia o si sia imbattuto, in qualche modo, nella sua persona, la figura di Adriana Zarra. Continua a leggere

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Il metodo e la freccia

 copertinadi Nicola Martellozzo

Fu circa tre anni fa, durante un convegno a Napoli, che un semiologo francese mi chiese cosa distinguesse gli antropologi dai sociologi. Come unico antropologo presente, mi presi la responsabilità di affermare che era l’etnografia, a fare la differenza. “Dunque, solo una questione di metodo”, rispose un po’ deluso il collega d’oltralpe, sostenendo che, dopotutto, anche i sociologi a volte facevano dell’etnografia, senza per questo diventare antropologi. Si tratta di un punto di vista molto diffuso, secondo il quale il metodo etnografico può essere estrapolato dalla sua disciplina d’origine e applicato come strumento in altri campi del sapere; non solo la sociologia, ma anche la psicologia sociale, la pedagogia, e perché no, la semiotica. Continua a leggere

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Un laboratorio di storie e un percorso d’integrazione linguistica

antologia-lingua-madre-2019di Francesco Medici

L’International Mother Language Day, istituito dall’UNESCO nel 1999 e riconosciuto nel 2007 dall’Assemblea Generale dell’ONU, a partire dal 2000, ogni 21 febbraio, viene celebrato per promuovere la lingua madre (insieme alla diversità linguistico-culturale e al multilinguismo). Bisogna tuttavia premettere che la definizione di ‘lingua madre’ – comunemente indicata anche come madrelingua o lingua materna – resta tuttora oggetto di dibattito tra i linguisti. Al riguardo, è innanzitutto opportuno sgomberare il campo dall’equivoco più ricorrente, quello cioè secondo cui la genitrice avrebbe necessariamente un ruolo privilegiato nel processo di acquisizione della lingua da parte del figlio, benché ciò risulti indubbiamente assai frequente. La ‘maternità’ andrebbe piuttosto intesa, come alcuni fanno notare, nel senso di ‘origine’, ‘matrice’ o ‘fonte’. Continua a leggere

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Bibliothek Warburg «indefinita e forse infinita» costellazione di immagini e parole

 

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Pieter Bruegel il Vecchio, La torre di Babele, 1563

di Maria Chiara Modica

«1 Tutta la terra aveva un’unica lingua e uniche parole. 2 Emigrando dall’oriente, gli uomini capitarono in una pianura nella regione di Sinar e vi si stabilirono. 3 Si dissero l’un l’altro: “Venite, facciamoci mattoni e cuociamoli al fuoco”. Il mattone servì loro da pietra e il bitume da malta. 4 Poi dissero: “Venite, costruiamoci una città e una torre, la cui cima tocchi il cielo, e facciamoci un nome, per non disperderci su tutta la terra”. 5 Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che i figli degli uomini stavano costruendo. Continua a leggere

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Intorno un rosone di Trapani: la bellezza dell’arte, il fascino dei simboli

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Trapani, Facciata dell’ex chiesa di S. Agostino (ph. Anna D’Amico)

di Lina Novara

La facciata dell’ex chiesa di Sant’Agostino a Trapani è uno dei monumenti più significativi della città ed il rosone ne è diventato uno dei simboli [1].

La chiesa, in origine intitolata a Santa Maria del Tempio e poi a San Giovanni Battista, secondo la storiografia locale, fu fondata durante il regno di Ruggero II (1130-1154) per la munificenza del cardinale Arrigo Beccatellis che donò ai Cavalieri Templari il suo palazzo per farne la loro sede nella Sicilia occidentale. Rocco Pirri afferma che la struttura fu realizzata soprattutto «pro ospitandis viris peregrinis in Hierusalem navigantibus» (Pirri 1733: 377) ossia per ospitare i pellegrini che, durante la prima Crociata, partendo dal porto di Trapani, si recavano in Terra Santa [2]. Continua a leggere

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Commento a un commento di Pizzuto

copertunadi Antonio Pane

Nelle mie chiose a Pagella, settima lassa di Testamento [1], cercavo per quanto possibile di individuarne in dettaglio la materia autobiografica (disseminata a piene mani in tutto il libro), rilevandone insieme la costruzione ad anello, aperta e chiusa sulla figura materna. Per decifrare l’epilogo, dove questa figura è appesa a «l’esile penna» e ai «metri ultimi elaborandi», mi ero avvalso di una lettera a Salvatore Spinelli (5 marzo 1949), dove Pizzuto annuncia di trovarsi a Palermo per i funerali della madre, Maria Amico, aggiungendo: «Appena una quindicina di giorni fa scrisse la Sua ultima poesia, incompiuta, che ti copierò e manderò. | Aveva 85 anni» [2]. Continua a leggere

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Un romanzo popolare nella memoria di un mito

 

2di Giacomo Pilati

E poi ci sono libri che all’improvviso rivelano sentimenti che appartengono alla storia del mare. Sottili, incarnati nell’essenza stessa della natura. Fili del cuore di cui solo la memoria conosce le ragioni. Una eco, un tuono silente alle porte dell’anima. Che come un prodigio diventa cosmo. La Porziuncola di una vicenda sacra, il racconto di un mito. Che appartiene agli uomini, questa volta.

No, l’Olimpo non c’entra niente. I torti degli dèi, le loro arroganti presunzioni qui sono spazzati via dalle mirabolanti imprese di un re. Che avrebbe ragionato con loro assiso sui templi pur di addomesticare la leggenda alla verità. Il tesoro di chi abita quaggiù, e conosce i venti, le maree, gli uomini. E guarda il destino dritto negli occhi. Continua a leggere

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Il Mediterraneo «comunità interletteraria». Il Gruppo di ricerca “Medioevo Romanzo e Orientale”

1a-di-copertina-pioletti-multiverso-e-alterita-pdf_page-0001di Antonio Pioletti

Che il Mediterraneo abbia rappresentato e rappresenti fin dai tempi antichi, non solo per i popoli che vivono lungo le sue sponde, un’area di grande importanza culturale e letteraria oltre che economica e politica, è non da oggi ampiamente riconosciuto, e fare riferimento al fondamentale lavoro di Fernand Braudel è d’obbligo. D’altra parte negli ultimi tempi si è manifestato un rinnovato interesse come dimostrano pubblicazioni in questi giorni in libreria: R. Morosini, Il mare salato. Il Mediterraneo di Dante, Petrarca e Boccaccio, Viella, Roma 2020; J.J. Norwich, Il Mare di Mezzo. Una storia del Mediterraneo, Sellerio, Palermo 2020 [2006]; D. Baloup, D. Bramoullé, B. Doumerc, B. Joudiou, I mondi mediterranei nel Medioevo, il Mulino, Bologna 2020 [2018], e a quest’ultimo volume rinviamo per la relativa bibliografia essenziale. Continua a leggere

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L’uso della menzogna come strumento di propaganda

71kq506z3qldi Alessandro Prato

In molti casi i protagonisti della comunicazione politica hanno sentito l’esigenza di elaborare strategie per piacere al proprio pubblico, influendo sia sulla formazione delle opinioni, sia sulla diffusione di abitudini e stili di vita, avendo come unico obiettivo solo il puro convincimento ideologico, senza tenere conto della verità fattuale. In quest’ottica per influenzare i comportamenti del pubblico si è fatto uso di strategie discutibili e razionalmente infondate, con lo scopo di manipolarlo e condurlo a posizioni che andavano a vantaggio di chi detiene il potere, escludendo qualsiasi altra finalità che esuli dalla persuasione fine a se stessa. Questo modo di intendere la comunicazione persuasiva – e sul quale si basa oggi gran parte del discorso pubblico – viene considerato da Meyer (1993: 29) un esempio di “retorica-manipolazione”. Continua a leggere

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La comunità italoamericana degli Stati Uniti. Il caso di Middletown

 

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Middletown Connecticut, città gemellata dal 1979 con Melilli nel Siracusano, 2000 (ph. Nino Privitera)

di Chiara Privitera

Una comunità etnica non è definita solo dalla vicinanza geografica di un gruppo di persone, o dalle comuni origini, ma si costituisce soprattutto da uno stile di vita simile, da aspirazioni sociali in comune, dalla solidarietà reciproca. Gli studi sulla natura etnica delle comunità formatesi dall’emigrazione transoceanica danno molta importanza anche ad un altro aspetto: la capacità di mantenere i legami solidali anche al di fuori del vicinato, grazie ad organizzazioni etniche proprie. Continua a leggere

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Creazione dal nulla? Rileggere Tommaso

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Monreale, Separazione delle acque, part., mosaico, 1174

di Elio Rindone

Sarebbe superfluo ricordare, se troppo spesso non ce ne dimenticassimo, che le nostre convinzioni dipendono in larga misura dalle informazioni di cui disponiamo, e che, perciò, nuove informazioni possono indurci a cambiare idea. Mi limito a un solo esempio, preso dal nostro tempo: la formazione religiosa dei cattolici prima del Concilio Vaticano II portava a concepire la fede come l’adesione a un elenco di verità proposte da un magistero custode di una divina rivelazione contenuta nella Bibbia e nella Tradizione. Continua a leggere

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La pandemia per ripensare e rigenerare le società malate

copertinadi Mario Sarica

«Stirpe miserabile ed effimera, figlia del caso e della pena, perché mi costringi a dirti ciò che per te è vantaggioso non sentire? Il meglio è per te assolutamente irraggiungibile: non essere nati, non essere, essere niente. Ma la cosa in secondo luogo migliore per te è morire presto».

Una sentenza terribile – trascritta da Honderlin – senza un barlume di speranza per il genere umano, quella che il saggio Sileno, con un grido lacerante e tragico, riversa sull’inebetito re Mida sfinito dalla corsa nella foresta per raggiungerlo. Continua a leggere

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The Culturescape: Self-Awareness of Communities

copertinadi Paul Schafer [*]

A community is like a shattered mirror. Each person possesses a piece that is large enough to see his or her own reflection. However, no one has a piece that is large enough to provide a reflection of the community as a whole.

A culturescape is a tool that enables people everywhere to participate in putting the shattered mirror of the community back together again.

Communities are fascinating places.[1] Ranging in size all the way from small towns to sprawling cities, they are filled with endless panoramas of sights, sounds, smells, textures, tastes, shapes, structures, mysteries, and intrigues. Continua a leggere

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Tra Goody e Braudel, un dialogo postumo

81z4en7qqldi Pier Giorgio Solinas

Antefatto

Ricevo dalla rivista Dialoghi Mediterranei l’invito a proporre un intervento, per i prossimi numeri… Mi viene in mente associando Mediterraneo, Braudel e le mie lontane pensate sulla identità mediterranea, che apparvero in un capitolo del secondo volume de La Mediterranée, a cura di Fernand Braudel appunto ­– per Arts et métiers graphiques, nel 1978 – mi viene in mente il cenno che Jack Goody mi dedicò nelle prime pagine del suo Matrimonio in Europa, anni dopo (più che un cenno, un vero e proprio “stai buono, quel che stai dicendo è inutilmente banale”). Continua a leggere

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La nostalgia come utopia

 

GI_Teti_Nostalgia_DEF.indddi Orietta Sorgi

Nel suo ultimo scritto dal titolo Pianura, edito da Einaudi, Marco Belpoliti ripercorre con la memoria i luoghi delle sue origini, la Padania che avvolge e circonda l’Emilia-Romagna. Un racconto autobiografico che si snoda nell’arco delle quattro stagioni dell’anno, attraversando paesaggi che più che geografici finiscono col divenire simbolici, nel ricordo di città e piccoli centri medievali entro cui rivivono relazioni affettive legate all’infanzia e alla giovinezza dell’Autore. Fra le pagine si coglie un’emozione particolare, il cosiddetto magon, in dialetto reggiano, quello stato d’animo che comporta un’afflizione, un dolore morale, spesso anche fisico, un pugno che ti prende alla bocca dello stomaco. Quel magone altro non è che la nostalgia, un sentimento scatenato «dalle brume autunnali e invernali, dall’orizzonte sconfinato, dal freddo e poi dal caldo umido…Pianura, nostalgia e magone sono una cosa sola» (Belpoliti, 2021: 213). Continua a leggere

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L’eredità di Alexander Langer, profeta disarmato

langer-1-scaleddi Francesco Valacchi

Alexander Langer non è stato solo portavoce del pensiero politico sostenibile, prima ancora, fra l’altro, che si iniziasse a chiamarlo così universalmente. Vale la pena di ricordarlo oltre che come politico, pensatore ed intellettuale anche per aver definito, nei particolari, un approccio etico nuovo ed una pedagogia che forse è quella marcia in più che potrà servire per intraprendere il cammino verso governi davvero aspiranti alla sostenibilità ambientale.

In un suo articolo del marzo 1990, apparso su “Lettere 2000” egli, in maniera estemporanea, si rivolgeva a San Cristoforo, un Santo della tradizione della sua terra, il Sudtirolo: Continua a leggere

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Sciascia morde ancora

cop-sciasciadi Francesco Virga

Ancora fresco di stampa ho in mano gli Atti del Convegno Internazionale sull’opera di Leonardo Sciascia – Leonardo Sciascia. Letteratura, critica, militanza civile, edizione curata dal Centro Studi Filologici e Linguistici Siciliani (2021) – svoltosi a Palermo nel novembre 2019, in occasione del trentennale della morte dello scrittore di Racalmuto [1]. Un Convegno particolarmente interessante e sorprendente che ha messo a fuoco, in una prospettiva nuova rispetto al passato, i molteplici aspetti dell’opera di Leonardo Sciascia che, com’è noto, vanno ben oltre il loro valore strettamente letterario. Ho trovato particolarmente stimolante la lettura delle 380 pagine che compongono il volume. Pensavo che non ci fosse più nulla di nuovo da dire sull’opera di Sciascia. Ma mi sono dovuto ricredere. Continua a leggere

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La pandemia: appunti di lettura di un fenomeno in chiave letteraria

 

copertinadi Maria Rosaria Zulì

Stretti nella morsa

Sono in molti ormai a paragonare questa pandemia ad una guerra; ve ne sono tanti altri pronti a sostenere che si tratti di una condizione di gran lunga peggiore a quella di una guerra. Ma cosa c’è di vero in tutto questo? Difficile dirlo poiché la lettura resta, ad oggi, ancora ferma ai primissimi paragrafi di un nuovo capitolo della storia, tutto da scrivere, tutto da decifrare. Ciononostante, si potrebbe quantomeno provare a contestualizzare questo nuovo fenomeno globale, dai contorni socio/culturali profondamente diversi rispetto a quelli della Seconda guerra mondiale. Alla luce di tale diversità, perciò, qualsiasi metro di paragone apparirebbe verosimilmente privo di senso poiché numerosi sono gli aspetti e i protagonisti che ci differenziano da quella storia. Continua a leggere

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Riti, simboli, aree interne

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Ozzano Taro, Museo Guatelli

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di Pietro Clemente

In mezzo al guado sempre

A ogni uscita de Il centro in periferia, scialuppa del vascello di Dialoghi Mediterranei, si prende atto della crescita del numero dei morti: ieri sera erano 95.718. Nella sua relazione di avvio del nuovo governo, Mario Draghi ha detto che l’età media degli italiani (la speranza di vita) in un anno è decresciuta di 4-5 punti. È una cosa da far sbiancare, da far tremare i polsi. Da fare ricorso alle faccette blu terrorizzate degli emoticon. Continua a leggere

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L’utopia possibile, Fontecchio e la Convenzione di Faro

 

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Fontecchio (ph. Todd Thomas Brown)

il centro in periferia

di Maria Rosaria La Morgia

Sabrina Ciancone [1] è la sindaca di Fontecchio, bellissimo borgo medievale di 350 abitanti, nell’aquilano. È stata eletta per la prima volta nel 2010, un anno dopo il terremoto che ha devastato L’Aquila e il suo territorio, e riconfermata in due successive tornate elettorali. Il suo comune è stato il primo italiano ad aderire alla Convenzione di Faro, condividendone i principi e l’idea di eredità culturale come «un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei propri valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione. Esso comprende tutti gli aspetti dell’ambiente che sono il risultato dell’interazione tra l’uomo e i luoghi nel corso del tempo». Continua a leggere

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Tra identità e turismo: sondaggi etnografici a Rio Marina (Isola d’Elba)

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Il paese di Rio Marina, visto dal cantiere minerario, 2020 (ph. Giulia Rieti)

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di Giulia Rieti

Arrivare su di un’Isola è sempre emozionante. Non vi è nessuna legge scientifica o fisica a dimostrarlo ma sono le percezioni e le sensazioni provate dalle persone che vi si recano a testimoniarlo. Rio Marina è un piccolo paese che consta di circa 2.200 abitanti, i colori delle case sono sui toni dell’arancione e del rosa salmone, già dal traghetto, ancor prima di sbarcare, le finestre e i portoni delle case ti osservano; scrutano il forestiero e si domandano il perché della scelta di passare del tempo proprio in quel paese della costa orientale dell’Isola d’Elba, apparentemente meno turistico rispetto ad altre località, ma dove regna una sorta di tranquillità che diventa un’atmosfera distintiva. Continua a leggere

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Ruralità differenziate, turismo rurale e nuova centralità dell’agricoltura

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di Francesca Uleri

Introduzione

Sebbene i tempi recenti – segnati e modellati in maniera rilevante dall’esplosione della pandemia COVID-19 – abbiano visto un rallentamento e quasi azzeramento dei flussi turistici, si intravede – tra il periodo pre-covid e post-covid – una linea di continuità in quello che era, e quello che sarà, l’orientamento della domanda turistica. Questa infatti appare sempre più come un insieme di richieste e aspettative diversificate orientate in maniera crescente verso la scoperta dell’unicità dei territori, soprattutto rurali, quali luoghi capaci di costruire e restituire ambientazioni, sensazioni, gusti e esperienze lontane da omologazioni del turismo di massa e dalle derive della quotidianità urbana. Continua a leggere

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Capitale Culturale e Patrimonio Naturalistico, contesti congiunti e contesi

 

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Civitella Alfedena, Cappuccetto rosso, murale di Nico (ph. Flavio Lorenzoni, agosto 2020)

il centro in periferia

di Flavio Lorenzoni

Di arte, lupi e fili rossi

Nel cuore del Parco Nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, c’è Civitella Alfedena, un paesino che non arriva a 300 abitanti arroccato su un’altura, circondato dai monti della marsica e dal loro paesaggio lussureggiante. Civitella fa parte di un bacino di piccoli paesi nati intorno o a ridosso della Strada Statale 83 o “Strada della Marsica”, che si inerpica nell’Appennino partendo da Pescina fino a finire in Molise e che, una volta raggiunta l’altitudine di 1100-1200 metri, prosegue sostanzialmente in piano seguendo le vallate tra i monti dell’Appennino. Continua a leggere

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Oltre il ‘piccoloborghismo’. Comunità patrimoniali e rigenerazione delle aree fragili

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Labro (prov. Rieti)

di Letizia Bindi

Ouverture

In un celebre scritto di Ernesto de Martino dedicato all’intensa esperienza etnografica della spedizione in Lucania si riporta un canto scritto dal giovane poeta, scrittore, militante e sindaco Rocco Scotellaro insieme con alcuni contadini (fra i quali tali Rocco Tammone, Giuseppe Cetani e Giuseppe Paradiso) di Tricarico, in provincia di Matera (Mirizzi 2016; Clemente 1976, 2013). Nella cosiddetta “Canzone della Rabata”, parlando in prima persona, i poverissimi contadini di questo antico quartiere di origine saracena del paese lucano prendevano dialetticamente coscienza della loro soggettività culturale e politica e del valore dei saperi e delle pratiche che oggi come allora garantiscono la sussistenza alle città e a chi di loro scrive e fa oggetto di ricerca (Se nun fosse pe’ li cafoni/ve mangiassive li cuglioni). Continua a leggere

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La processione sull’oceano. Il Venerdì Santo nel tempo della pandemia

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Venerdì santo 2020 nella stiva della motonave Gran Senegal (ph. Antonino Famiani)

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di Giovanni Gugg

Di fronte all’ignoto, i riti rappresentano un modo di organizzare il caos, quindi sono una maniera per mostrare cosa fare; sono una strategia per allontanare la paura, uno strumento per dare senso ad un’inquietudine profonda, per spiegare quel che è sconosciuto, per rassicurarci di fronte a quel che sembra sovrastarci o, addirittura, per proporci una visione e un senso della vita. Continua a leggere

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Riscrivere il territorio, ripensare la geografia

 

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di Giuseppe Sorce

Ultimamente faccio sempre la stessa strada. Avanti e indietro, casa-scuola, dove insegno come supplente. Città-provincia inoltrata. Ultra densità abitativa-spazi ampi e luce diffusa, strada distesa che si inoltra nella valle fra le montagne e la costa aspra a ovest del capoluogo. Questo per dire che? Per ricostruire lo sbalzo fra i paesaggi del quotidiano di una vita qualunque in un posto qualunque dell’Italia pandemica inizio 2021.

Immaginate allora dei mesi passati a guardare sempre lo stesso mondo dalla finestra. Immaginate ora di essere riproiettati verso un altro itinerario fisso, costante, fra un punto A (lo stesso dei mesi del lockdown/zona rossa) e un nuovo punto B, fino ad allora sconosciuto. Continua a leggere

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Territorio e pandemia, resilienza e fragilità

 

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di Gaetano Sabato

L’eccezionalità dell’attuale pandemia da Covid-19 ha posto nuove necessità conoscitive che in diversi ambiti disciplinari hanno ispirato molte riflessioni e studi volti ad analizzare il difficile periodo che stiamo vivendo a livello planetario. Tra i più efficaci e convincenti troviamo senz’altro i lavori che prediligono approcci multidisciplinari, in grado di fornire chiavi interpretative più ampie da applicare all’analisi di fenomeni rizomaticamente complessi come quelli implicati da una pandemia. Si inserisce in questo solco anche il numero speciale della rivista Scienze del territorio. Rivista di Studi Territorialisti del 2020, intitolato “Abitare il territorio al tempo del Covid” e curato da Anna Marson e Antonella Tarpino. Continua a leggere

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Piccoli paesi e vaste prospettive

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di Nicola Grato

Apprendiamo da un articolo uscito su “il manifesto” del 4 febbraio 2021 a firma di Adriana Pollice che lo «0,5% dei residenti in aree interne o periferiche (poco più di 65mila persone contro i circa 13 milioni totali) gode di un centro di somministrazione del vaccino nel comune di residenza» [1]. Sono questi numeri davvero impietosi, specialmente nella difficile situazione epidemiologica nella quale versa il nostro Paese, che certificano inequivocabilmente che al di là delle buone intenzioni e delle energie che tanti uomini di buona volontà profondono nei territori, le aree interne, i piccoli paesi, sono ancora periferia, margine. Nello stesso articolo si cita un altro dato molto importante, cioè che soltanto il 6 per cento dei comuni con punti di somministrazione ha una popolazione inferiore ai 5mila abitanti. Continua a leggere

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Davide, Golia, e il Covid-19

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Fiamignano, Piazza deserta (ph. Bernardino Adriani)

il centro in periferia

di Settimo Adriani e Silvia Verzilli

Le vittorie del piccolo Davide contro il gigante Golia, del minuscolo Ulisse contro il ciclope Polifemo, nonché degli esigui lillipuziani che legano a terra l’enorme Gulliver, hanno ispirato brani di magnifica letteratura, non capitoli di storia, e la differenza è rilevante. Se nella boxe e nella lotta greco-romana esistono le categorie di peso ci sarà pure un motivo. Continua a leggere

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Dalla parte dei deboli e dei discriminati

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Lidia Menapace (@Anpi)

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di Gad Lerner

“Chissà cosa ci fa questa signora dai capelli bianchi alle nostre riunioni”, pensavo, alla metà degli anni Settanta, quando capitava di incontrarsi negli intergruppi della sinistra sui problemi della scuola. Sempre gentile, per nulla scandalizzata dalle nostre intemperanze giovanili. Pochi anni dopo, in compagnia del comune amico Alexander Langer, l’avrei ritrovata tra i coordinatori del movimento pacifista contro l’installazione dei missili a testata nucleare della Nato a Comiso. A quel punto sapevo che era una parlamentare, una dirigente che però non se la tirava affatto e anzi manteneva integro il suo profilo di mitezza. Continua a leggere

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Chi incontrerà Aristeo?

 

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Aristeo Biancolini

umane dimenticate istorie

di Monica Tozzi e Andrea Fantacci

Carissimi lettori … cominciano così alcune novelle che abbiamo letto da piccoli e così vorremmo provare a raccontarvi il nostro caro amico e compagno Aristeo Biancolini, consapevole che “Nessun uomo è un uomo qualunque”, come ci canta il poeta Claudio Lolli, anche se per noi Aristeo è stato una persona speciale, una di quelle poche che abbiamo avuto il privilegio di incontrare nella sua “normalità”. Continua a leggere

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La pandemia: strage di uomini e strage della memoria. La scomparsa di Renato Novelli

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umane dimenticate istorie

di Adriano Senatore

La pandemia legata al Covid-19, che da ormai un anno è diventata triste e mesta compagna delle nostre esistenze, travolgendole e modificandole in profondità (con una serie di cambiamenti in ambito sociale, relazionale, psichico), può essere letta da molti punti di vista: in primo luogo è un’emergenza sanitaria, non ancora conclusa, le cui proporzioni stanno assumendo dimensioni ‘storiche’ [1]; in secondo luogo ci obbliga a riflettere sulle nostre esistenze, sui valori alla base della nostra comunità, forse a riprogrammare da altre prospettive la vita in comune. Continua a leggere

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Addio al cavaliere socialista e museografo

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Mimmo Gerbasi

umane dimenticate istorie

di Mario Sarica

Mimmo Gerbasi era davvero orgoglioso del suo Cavalierato della Repubblica Italiana per meriti di lavoro. Lì, nella massima onorificenza che la nostra costituzione repubblicana concede agli italiani distintisi per un onesto lavoro reso al servizio della comunità nazionale, ritrovava infatti per intero la sua storia di vita. Continua a leggere

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Il lutto, la memoria e le lotte civili: il Covid nel Fortore molisano

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di Michele Fratino

«Mio padre chiamava per chiedermi di portarlo via, il dottore mi diceva qua è una guerra», con queste parole lo scorso novembre Francesco Mancini di Riccia, un comune in provincia di Campobasso, nel Fortore Molisano, raccontava le ultime ore di vita del padre, ricoverato all’ospedale Cardarelli di Campobasso e deceduto il 12 novembre dopo essere stato ricoverato in seguito a problematiche causate dal Covid.  Continua a leggere

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Adriano Perrotti: prigioniero del suo corpo ma libero come il vento!

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Adriano Perrotti

umane dimenticate istorie

di Maria Scarsella

Era un bambino come tanti.

Giocava e sognava la sua vita futura.

Da adolescente era allegro e pieno d’amici e la sua iniziale gioventù colma di promesse.

Un giorno, poi, finì a terra con il suo motocross e, così, iniziò la sua odissea. Continua a leggere

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Tra cultura egemonica e subalterna: le edicole sacre a Napoli

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Napoli, Edicola in Vico delle Fiorentine

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di Davide Accardi

Nell’immaginare il mondo post pandemico che ci attende, un ruolo dominante viene dato alle retoriche del ri-inizio, poiché ci sembra evidente che il mondo post covid-19 non possa essere lo stesso nel quale abbiamo vissuto fino ad un anno fa. Calata nel mondo della cultura, tale spinta innovatrice dovrebbe, in teoria, modificare le modalità di produzione (il termine utilizzato non è casuale, come vedremo in seguito) culturale. Per capire quale e quanta strada debba essere compiuta per raggiungere tale scopo, occorre quindi capire a fondo come il sistema culturale funzioni al giorno d’oggi. Come ha brillantemente sottolineato da Francesco Faeta, Continua a leggere

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Potenza e limiti della Teoria critica

 

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di Alberto Giovanni Biuso

Adorno e Horkheimer, la dialettica

Pensatore anche politico, Adorno non accettò mai di identificare il progetto di liberazione dell’umano con una determinata struttura statale o di partito, arrivando a giudicare «l’ordine collettivistico nascente» come «una tragica parodia di quello senza classi» [1]. Impegnato a costruire l’emancipazione, rimase sempre un pensatore disincantato e malinconico.

La Teoria critica sviluppata insieme a Horkheimer è un segno negativo di resistenza assai più che un’apertura totalistica verso il Sole dell’avvenire. Continua a leggere

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Siamo rimasti orfani delle “grandi narrazioni”

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Auguste Rodin, Il pensiero, 1893

per non ricominciare

di Augusto Cavadi

L’ansia diffusa di “ricominciare” dopo la pandemia accomuna, comprensibilmente, tutti gli strati sociali. Ma – si è chiesto, nel numero scorso dei nostri “Dialoghi”, Francesco Faeta – quanto di autentico c’è nelle “poetiche del ri-inizio” e quanto di fittizio? La sua attenzione critica si concentra sul mondo della cultura dove il “discorso pubblico” ingloba, appiattendole, le situazioni più diverse: «il grande teatro di Stato o le grandi fondazioni artistiche private, i luoghi dove la cultura significa essenzialmente elevati profitti per pochi, mostrano di condividere fraternamente il destino con il piccolo libraio di San Lorenzo a Roma, che vive soprattutto dei bicchieri di vino che vende ai suoi clienti, con la comparsa di Cinecittà che non fa più una comparsata, con il clown di strada che campava con le feste private o con lo spettacolino in ospedale per i bambini malati». Continua a leggere

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Intellettuali ed etnografia tra impegno e sovversione

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I teatri chiusi, simbolo della stasi della produzione della cultura ai tempi del corona virus

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di Giovanni Cordova

Nell’ultimo numero di Dialoghi Mediterranei, Francesco Faeta dava vita a una vivace argomentazione polemica avente come bersaglio le correnti poetiche del ri-inizio, celebrate – prim’ancora di qualsivoglia ratifica fattuale – dal proclama: “Nulla sarà più come prima!”. Faeta esaminava in particolar modo le poetiche e le politiche del nuovo inizio post (forse, con più cautela, meglio dire infra) pandemico connesse alla produzione (e al consumo) della cultura. Teatri e musei sono ormai chiusi da diversi mesi; la filiera economica della produzione culturale langue, e a rimetterci sono gli attori collocati in posizioni di maggior debolezza all’interno di questo circuito: operai, piccoli librai, musicisti e attori non stabilmente contrattualizzati. Continua a leggere

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Bologna. Appunti su giovani e cultura nel tempo della pandemia

per non ricominciare

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Bologna (ph. Andreas Argiropoulos)

di Lella Di Marco

Con riferimento alle riflessioni e all’appello del prof. Faeta per una proposta collettiva di pensiero nuovo per non ri-cominciare, sono felice che da qualche parte sia arrivata tale voce che comunque se si avvia un lavoro corale potrà condurre a risultati positivi. Continua a leggere

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Convegni e altre kermesse intellettuali: “arte del potatore” e rinascita post-pandemica

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di Lia Giancristofaro

Corpi intermedi: esilio domestico e individuazione dei “rami secchi”

Dopo aver esperito per oltre un anno la casa e il web come il centro di una nuova socialità; dopo aver considerato l’avvenuta parificazione dell’eccitante vita metropolitana rispetto a quella che si conduce nella tanto vituperata periferia; dopo aver scoperto che, in una nuova vita hikikomori fatta di identità in remoto e volto mascherato, spendiamo meno di quello che guadagniamo; dopo aver vissuto per oltre un anno senza riti, senza feste, senza viaggi, senza vacanze e senza abiti sfavillanti, possiamo oggi considerare avvenuta la risemantizzazione della realtà. Continua a leggere

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Pensieri su un limite

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Da Spadola verso Serra San Bruno, 13 febbraio 2021 (ph. Vito Teti)

 per non ricominciare

di Vito Teti

Una lettera alle amiche e agli amici antropologi

 Mi capita spesso, forse da sempre, da quando bambino attendevo il ritorno da Toronto di mio padre, che avevo visto solo in fotografia, e i miei compagni partivano la sera, col buio, tra pianti e urla, come in un lutto, lasciando vuote case, strade, orti, mi capita spesso di aggirarmi tra le rovine, i paesi abbandonati, i luoghi non più luoghi, i luoghi non ancora luoghi. Continua a leggere

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La pandemia, de Martino e l’inverno del nostro scontento

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Albrecht Duhrer, I quattro cavalieri dell’Apocalisse, 1497-99

per non ricominciare

di Sergio Todesco

Pare veramente che sia la fine del mondo. In realtà, come sempre, è solo la fine di un mondo. Forse neanche quella…

Oltre mezzo secolo fa Ernesto de Martino ci ha insegnato che la fine del mondo è sempre in realtà soltanto la fine di un mondo. Adesso che con l’arrivo dei vaccini (sorta di nostre magnifiche sorti e progressive) la pandemia (che ci ha tenuti per un anno in una straniante e sognante bolla fatta di paure e solitudini, di spacconerie e silenziosi decessi…) inizierà – ci dicono – a regredire, è forse giunto il momento di interrogarsi sulla natura del mondo che, presumibilmente, dovrebbe finire. Continua a leggere

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Se l’italiano non recupera un suo spazio dinamico e vitale

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di Ugo Iannazzi

Nel precedente intervento sono stati considerati sia la posizione attuale detenuta finora dall’italiano nel mondo, sia l’ingresso esagerato nell’ultimo anno nel nostro Paese di molte migliaia di nuovi anglicismi, che, senza traduzione, e per sostituzione, e spesso senza necessità, hanno occupato il posto dei legittimi, usuali e naturali vocaboli italiani. Nel contributo ne sono stati riportati a centinaia, ripresi ascoltando trasmissioni televisive e radiofoniche, leggendo quotidiani e settimanali, ascoltando gli interventi dei politici che ci governano, osservando la pubblicità nelle varie forme: su strada, su carta stampata, via etere. Continua a leggere

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Dante 700. Leggere la ‘Commedia’ al tempo della pandemia

 

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Andrey Shishkin, 1960, Dante e Virgilio

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di Rosario M. Atria

 Sono trascorsi pochi anni da quando, nel 2015, l’Italia e il mondo hanno celebrato il 750° anniversario della nascita di Dante Alighieri: e allora, come oggi, nella 700a ricorrenza della morte, la ricostruzione puntuale della vicenda biografica e la ricerca delle ragioni dell’universalità del suo messaggio si segnalano tra le operazioni maggiormente in voga [1]. Continua a leggere

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Is English a global language or a lingua franca?

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Diffusione della lingua inglese

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di Paola Barbuzzi [*]

The human phenomenon of breaking language barriers through the employment of a communal and vehicular language has always compelled people of different cultures and lands throughout history. The undecipherable first contact of two or more cultures brought their unfamiliarity to mingle. And eventually, find a way to understand one another. Continua a leggere

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Itanglismi, tecnicismi e populismi

 

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di Pietro Clemente

Ho sempre condiviso le battaglie di Ugo Iannazzi, in particolare la tenacia e la minuzia della ricerca sul territorio, dal dialetto ai modi di dire, dalla storia locale al valore della memoria. Ho condiviso il lavoro sulla storia della Ciociaria e sulle ricerche per il Museo di Arce (FR) dedicato alla Gente ciociara; sulla valorizzazione di figure di studiosi locali, come Ercole Gabriele, e anche di testimoni impegnati a conservare memoria della tradizione orale, della vita pratica e di relazione di un territorio, come Antonio Quaglieri. Continua a leggere

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Al di là dell’inglese, perché l’italiano non vada all’Aldilà. Piccoli pensieri antropologici

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di Mauro Geraci

Un paio di domande mi spinge a intervenire in questa, quanto mai importante, battaglia per l’italiano promossa da Dialoghi Mediterranei. Qual è o quali sono i particolari registri d’inglese che oggi minano sempre più la lingua italiana, specie negli usi consuetudinari? E quali le movenze extralinguistiche, le disposizioni discorsuali, retoriche, simboliche e quindi le motivazioni relazionali, le provenienze corporative, politico-culturali che determinano ogni giorno di più l’indubbio, progressivo decadimento dell’italiano così ben documentato da Ugo Iannazzi, Luciano Giannelli e Salvatore Claudio Sgroi sul numero scorso? Continua a leggere

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Le parole della pandemia

 

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di Sonia Giusti

«Sono molti che per ritrarre cose poste in altrui lingua e commendare quella, credono più essere ammirati che ritraendo quelle della sua.

E sanza dubio non è sanza loda d’ingegno apprendere bene la lingua strana; ma biasimevole è commendare quella oltre la verità, per farsi glorioso di tale acquisto» (Dante, Convivio I, XI). Continua a leggere

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In luogo di. La lingua italiana day after lo sbarco: l’inglese siamo noi

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di Luigi M. Lombardi Satriani

Temiamo il lockdown, ci affidiamo a premier vecchi e nuovi, digitiamo compulsivamente sul nostro personal computer, mentre i giornali stampati o i telegiornali e i giornali radio e social ci inondano di locuzioni inglesi che dobbiamo per forza intendere, pena la intelligibilità del messaggio. Continua a leggere

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La Lingua madre

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New York, Italo americani, anni 30

per l’italiano

di Flavia Schiavo

Tra contaminazione e identità, la lingua parlata (forse la più viva tra le lingue vive) espressione del quotidiano, ci mostra come termini e frasi combattano una lotta corpo a corpo ed esprimano una travagliata porosità. Quella propria dei linguaggi che, soprattutto in ambito urbano, si scontrano, si integrano e si compongono formulando concetti e idee, mostrando radicamenti simbolici e flussi culturali. Continua a leggere

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Quel che rimane del borgo più famoso di Corleone

 

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Borgo Schirò (ph. Carlo Baiamonte)

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di Carlo Baimonte

Di paesi fantasma la Sicilia è ricca. In generale la presenza di molti siti in stato di abbandono è il prodotto storico del processo di spopolamento e della crisi dell’occupazione correlata all’agricoltura. In questo reticolo che interessa tutte le province alcuni siti presentano però un’omogeneità strutturale. Continua a leggere

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Perdersi nel blu a Barcellona

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Barcellona, Edificio Blu (ph. Carmen Garcia Llorens)

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di Carmen Garcia Llorens

Il 9 maggio 2004 fu inaugurato il Forum delle Culture di Barcellona, un grande evento mondiale il cui tema principale era la tolleranza e la pace tra le diverse culture del pianeta, oltre all’uso sostenibile delle risorse naturali e alla promozione del dialogo tra i popoli. L’evento barcellonese intendeva «muovere il mondo», come proclamavano gli organizzatori in uno dei primi slogan dell’incontro. Continua a leggere

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La fame. La Sicilia dell’altra condizione

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Palermo (ph. Victoria Herranz)

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di Victoria Herranz

Verso metà febbraio del 2020 sono tornata in Sicilia dopo una breve visita in Spagna. Non fu niente di previsto. Ho l’abitudine (l’avevo) di guardare assiduamente i voli e dire “un giorno ne prenderò uno senza pensarci su, e me ne andrò”, ma non l’ho mai fatto. Fino a quel giorno. Ho preso un biglietto di andata e ritorno e, quando sono tornata a casa, raccontai alla mia famiglia, tra le risate, quanto erano esagerati gli italiani, che mi avevano controllato la temperatura prima dell’imbarco a causa di ciò che stava accadendo in Cina. Continua a leggere

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Mario il marconista e Vittorio l’aviatore

 

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Aeroporto militare di Castelvetrano (fotografia aerea di Lorenzo Ingrasciotta)

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di Lorenzo Ingrasciotta

L’aeroporto militare di Castelvetrano, per noi il “Campo di Aviazione”, fu costruito al limite ovest della città durante gli anni ’30. Ingegneri asserviti al comando fascista ne intuirono l’importanza strategica per la realizzazione di una postazione militare, atta al controllo aereo del Mediterraneo. Centodieci ettari, a quattro chilometri dal centro della cittadina, una pista di atterraggio di poco meno di un Km, base capace di ospitare oltre settanta velivoli durante la Seconda guerra mondiale. Continua a leggere

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Per i corridoi e le stanze dei passi perduti

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Roma, Ex Ospedale Forlanini (ph. Cristina Marchisio)

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di Cristina Marchisio

Siamo a Roma a Monteverde, storico quartiere residenziale della capitale: poche fermate di autobus ci separano dal centro e da Trastevere. Qui su una superficie di 28 ettari di parco, lungo la via Portuense sorge l’Ospedale C. Forlanini.

Una storia ricca di fascino legata ad una delle malattie più terribili della storia: la tubercolosi. Esplose nell’800 con la rivoluzione industriale e mieteva vittime. Se il Romanticismo ne trasferì una rappresentazione poetica, dove diafane eroine si consumavano nei tormenti d’amore, e travagliati artisti si spegnevano nella miseria, la tisi in effetti uccideva una persona su cinque. Continua a leggere

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Spy Story

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Spy story (ph. Giovanni Polizzi)

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di Giovanni Polizzi

Osservando le persone per strada, a volte, ci chiediamo chi siano, che mestiere facciano, quale sia la loro destinazione. Senza una risposta, con la fantasia, assegniamo loro un’identità, un lavoro, una meta. Potremmo anche immaginare che essi facciano parte tutti di un unico racconto. Continua a leggere

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Segni

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Roma, Quadraro (ph. Maurizio Sapienza)

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di Maurizio Sapienza

Quadraro. Uno dei quartieri di Roma con una storia recente dove è possibile imbattersi, come in tanti altri quartieri, in numerosi graffiti e murales. Estrosi, colorati, proporzionati alla dimensione libera disponibile, o tracciati grossolanamente ad altezza d’uomo, imposti sui muri a volte con grazia a volte con sgarbo. Continua a leggere

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Pasqua ortodossa in Maramures

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Maramures, Giovedì santo, Botiza (ph. Lia Taddei)

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di Lia Taddei

Situata all’estremo nord della Romania, protetta dalla catena montuosa dei Carpazi, al confine con l’Ucraina, la bellissima regione di Maramures sembra appartenere ad un altro mondo fuori dal tempo.

La vita segue ancora un ritmo antichissimo di un mondo contadino ormai quasi scomparso in altri luoghi, scandito dalle stagioni e dai riti ispirati dal mistero della natura e mantiene viva l’impronta tradizionale nell’architettura, nelle tradizioni e nel modo di vivere le feste. Continua a leggere

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I vecchi

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Foto di Giusy Tarantino

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di Giusy Tarantino

Ricordo da bambina le passeggiate mano nella mano con il mio vecchio.

Non ricordo molto di mio nonno, avevo circa sei-sette anni quando ci ha lasciati, ma l’immagine di lui, che quasi tutte le mattine sedeva su un grande sasso all’angolo della strada di casa nostra per riscaldarsi al sole, rigorosamente con giacca e pantaloni, oppure quando mettevo le mie piccole mani nelle tasche della sua giacca per “rubargli” le 5 o 10 lire, e lui fingeva di non accorgersene per poi afferrarmi la mano e ridere insieme, sono immagini indelebili. Continua a leggere

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