EDITORIALE

Foto Sinatra

Foto Sinatra

  Sono trascorsi due anni dalla pubblicazione in rete del primo numero di Dialoghi Mediterranei. Da allora la rivista ha guadagnato visibilità e autorevolezza, ha raggiunto una larga e insperata circolazione, definendo via via sempre più distintamente il suo profilo identitario in corrispondenza di una crescente offerta di contributi sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo. Continua a leggere

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La mafia raccontata

copertina di   Giovanni Abbagnato

Nel panorama dell’editoria dedicata al fenomeno mafioso – invero negli ultimi anni abbastanza connotata da una presenza di pubblicazioni di non sempre adeguata qualità scientifica e di utilità nella divulgazione – ha suscitato un notevole interesse l’uscita recente, per la collana “Linea di Difesa” dell’editore trapanese Di Girolamo, del libro del giovane comunicatore ed insegnante Andrea Meccia dal titolo eloquente: Mediamafia. Cosa nostra tra cinema e TV. Continua a leggere

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Almanacchi, almanacchi nuovi, lunari nuovi. Bisognano, signore, almanacchi?

 (foto Angelo)

(foto Angelo)

di   Alessio Angelo   e  Pietro Simone Canale

In tempi di dittatura mediatica i libri, quelli fatti di carta e inchiostro, sono ancor più compagni e beni preziosi e le biblioteche presidi di democrazia da difendere ed estendere. Nel silenzio del luogo dove per vocazione le parole trovano casa e assumono voce e corpo, si incontrano gli autori assenti e i lettori attenti, si educa alla libertà intellettuale e civile, ai valori desueti del lento e paziente ascolto dell’altro. Continua a leggere

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Una lunga militanza. Giornalismo e analisi sociale in Virgilio Titone

Foto copertinadi   Antonino Cangemi

Non di rado il mondo accademico nutre diffidenza per il giornalismo. Anche gli storici “professionisti” temono che la carta stampata, nel raccontare o commentare fatti strettamente correlati all’attualità, pecchi di estemporaneità che mal si concilia con approfondimenti e analisi meditate. Diversa fu la posizione di Virgilio Titone, per lunghi decenni titolare della cattedra di Storia moderna all’Università di Palermo, che si accostò al giornalismo, sia da studioso che da collaboratore di diverse testate, con partecipe interesse e senza pregiudizi. Continua a leggere

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Il ritorno dell’Americanah

copertina  di   Annamaria Clemente

«- Tornerà e sarà un’autentica americanah come Bisi, – aggiunse Ranyinudo. Scoppiarono tutte a ridere, a quella parola, americanah, rivestita di allegria, con la quarta sillaba allungata, e al pensiero di Bisi, una ragazza più giovane di un anno tornata da un breve viaggio in America con una strana affettazione: fingeva di non capire più lo youruba e metteva una r strascicata in fondo a ogni parola inglese». Americanah, con la quarta sillaba allungata, un suono certamente brioso ma oscuro custode di un potere che identifica e separa. Continua a leggere

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Tutti i terroristi sono islamici?

copertina di   Francesco Coniglione

È da un po’ di tempo che si sente ripetere, specie in soggetti affetti da grave deficienza cognitiva e culturale, l’affermazione secondo la quale «Se non si può dire che tutti gli islamici sono terroristi, è evidente che tutti i terroristi sono islamici». Continua a leggere

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L’emigrazione come autobiografia di una nazione

copertina di    Antonino Cusumano

Che emigrazione e immigrazione siano fenomeni complementari e consustanziali è dato costitutivo che non ha bisogno di spiegazioni quando si tratta dello stesso soggetto, in tutta evidenza, emigrato prima di essere immigrato. Che le due  traiettorie si incrocino e si influenzino reciprocamente è altro elemento strutturale largamente studiato, dal momento che quel che accade nel luogo di arrivo ha le sue cause e le sue conseguenze nella società di partenza, e viceversa, in una relazione dialettica e simmetrica. Tanto più oggi, nel tempo della globalizzazione e dei nomadismi transcontinentali, in cui i referenti spaziali e temporali sono come dissolti e liquefatti in un unicum continuum di rotte, sconfinamenti e attraversamenti senza soluzioni di continuità. Continua a leggere

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Digressione nella paura. L’invenzione del nemico nel “politically correct”

Francisco de Goya, Disordely folly, 1815-1819

Francisco de Goya, Disordely folly, 1815-1819

di   Valeria Dell’Orzo

Nell’attraversare un periodo di trasversale crisi – sociale, economica, culturale – che col suo riproporsi ciclico, cadenzato e dondolante, segna la Storia dell’umanità, ci si imbatte con ovvia ridondanza nella necessità meccanica, attuata da chi governa, di creare una coesione funzionale al rafforzamento di un iconico io diffuso, contrapposto all’immagine simboli- camente rappresentata del Nemico. Continua a leggere

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Je suis Charlie, Ahmed, nigérian, egitiain. Dalla mattanza jihadista al capolavoro renziano

COPERTINA di   Piero Di Giorgi

Lo shock vissuto dopo la mattanza jihadista di Parigi ci deve spingere a una riflessione profonda sul mondo in cui viviamo e che spesso ci porta ad assumere una visione tragica dell’esistenza. Crisi economica, disoccupazione di massa, disagio e disuguaglianze crescenti, ingiustizia ed emarginazione, razzismo, xenofobia e populismi, infine la dilagante barbarie dell’Isis, che supera ogni immaginazione, sono elementi tutti di uno stesso puzzle. Continua a leggere

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Les statues meurent aussi? Post-musealizzazione dell’arte coloniale

copertina(1) di   Fabiola Di Maggio

Tra il 1950 e il 1953 i cineasti Chris Marker e Alain Resnais girano in Africa e in Francia il documentario Les statues meurent aussi. Commissionato dalla rivista letteraria francese «Présence africaine», il cortometraggio è in aperta polemica con Il museo immaginario della scultura mondiale di André Malraux del 1952. Marker e Resnais, al contrario dello scrittore francese, parlano di un’unità stilistica perduta reintroducendo una triplice divisione all’interno del continuum estetico-formale universale: antropologica, riguardante la separazione tra oggetto museale esposto e pratica contestuale a cui il manufatto rimanda; storica, relativa alla ferita che la colonizzazione ha inferto alle culture africane; politica, inerente la lotta degli africani per la loro emancipazione (Didi-Huberman 2013). Continua a leggere

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Lo splendore sull’abisso. La chiesa di San Domenico e l’«Età dell’oro» a Castelvetrano

Foto copertina - jpgdi  Giovanni Falcetta   

 E quindi uscimmo a riveder le stelle.
(Dante, Inferno, Canto XXXIV, v. 139)
 
 

Dopo aver sfogliato il saggio La Chiesa e il Convento di San Domenico in Castelvetrano, pubblicato recentemente, grazie alla munificenza di Angelo Mazzotta editore, a firma di A. Giardina, F.S. Calcara e V. Napoli, testo accuratissimo nell’analisi storiografica, basata su dettagliate e aggiornate fonti bibliografiche, inclusi centinaia di manoscritti, ma anche contenente un ricco e pregevole corredo iconografico a colori e in bianco e nero, ad un certo punto l’ho chiuso provando a fare un piccolo esperimento. Continua a leggere

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Gli equini in contesti funerari tra età classica ed ellenismo

 

 Anfora Panatenaica (V sec. a.C.)

Anfora Panatenaica (V sec. a.C.)

di   Federico Furco

In area mediterranea l’uso di inumare cavalli in riti funebri è attestato fin dalla tarda Età del Bronzo. Sull’isola di Creta, in area egea, le necropoli di Cnosso e soprattutto quelle di Priniàs hanno entrambe restituito sepolture di cavalli sacrificati ritualmente. Fino all’Età del Ferro ci si può riferire sostanzialmente a due tipologie funerarie: una – e gli esempi in merito sono i più numerosi – è quella del sacrificio di cavalli sul corpo appena inumato del defunto, così che i corpi di uomo (o donna) e animali venissero a trovarsi poi effettivamente dentro la stessa tomba; l’altra è quella delle sepolture singole per gli animali, che sono, però, messe in chiara e diretta connessione con sepolture umane poste nelle immediate vicinanze. Continua a leggere

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Il museo come dialogo agentivo di saperi

Museo degli Uffizi, Firenze

Museo degli Uffizi, Firenze

 di Concetta Garofalo

Il lessema museo è semanticamente ricco di rimandi ai diversi ambiti delle scienze umane, nonostante la normativa vigente in materia di tutela dei beni culturali sia precisa e concisa: si definisce «“museo”, una struttura permanente che acquisisce, cataloga, conserva, ordina ed espone beni culturali per finalità di educazione e di studio» (D. L. 42/04, art. 101, comm. 3-4). Emerge da questa definizione una nozione di museo come “luogo” agentivo di incontro fra pubblico e privato, individuale e collettivo. Continua a leggere

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Sul fanatismo: Sciascia e Borges

copertina(1)di   Marta Gentilucci

C’era una frase di Montaigne che affascinava Leonardo Sciascia in modo quasi ossessivo; una frase che si trova nel capitolo XI del III libro degli Essais intitolato Degli Zoppi e che lo scrittore siciliano riprende sia in Porte Aperte che ne La sentenza memorabile: «Dopotutto, è un mettere le proprie congetture a ben alto prezzo, il volere, per esse, far arrostire vivo un uomo». Continua a leggere

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Michele dal sorriso argentino

copertina di  Nino Giaramidaro

Sì, Michele, Michele Argentino, dava del lei all’Analisi matematica. Non aveva cuore di aggrovigliarsi fra derivate e integrali, e il calcolo differenziale gli provocava lo stesso dolore di quello renale. Marchingegni. Estranei a una personalità affascinata dal bello, dalla semplicità del dire anche senza prudenza, a volte con tutta la perfidia che provoca l’impossibile rinunzia alla verità. Continua a leggere

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Il politeismo come antidoto e risorsa culturale

copertina bettini di   Virginia Lima

Non c’è probabilmente nulla di più attuale di quanto già accaduto in passato, ovvero di quel che resta permanenza e ricorrenza nel tumultuoso divenire del tempo. La cronaca più recente ce ne dà esemplari conferme. Basterebbe sfogliare un libro di storia e leggere di crociate, inquisizione, caccia alle streghe e di tutte quelle azioni perpetrate dall’Occidente in nome di Dio. Non è poi cambiato molto se ancora oggi leggendo le pagine di un quotidiano ritroviamo le medesime notizie di attentati suicidi e di stragi, come quella recente ai danni alla redazione di Charlie Hebdo, rivendicate in nome di una fedeltà a un Dio che si presume unico e vero. Continua a leggere

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Come pensiamo noi antropologi? Per nugoli di polvere e brezze d’aria

 (foto Montes)

(foto Montes)

di   Stefano Montes

Sono al lavoro. A casa. Canticchio allegramente un paio di frasi di Geertz accompagnandole, nella mia mente, con un tempo in due quarti. Si prestano al ritmo che mi sono inventato: «Il pensiero è quello che avviene nelle nostre teste. Il pensiero è ciò che ne viene fuori, specialmente quando le mettiamo assieme»(Geertz 1988: 187). Continua a leggere

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Il disagio mentale della donna maltrattata. L’approccio etnopsichiatrico

copertina(1) di  Walter Nania

La notizia dell’apertura, nei quartieri palermitani di Borgo Vecchio e Zen, di due centri a tutela delle donne vittime di abusi e discriminazioni, che la statistica suggerisce avvengano spesso in ambito familiare, spinge ad una riflessione di carattere antropologico sul tema. Continua a leggere

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Agricoltura e immigrazione nel contesto dei nuovi mercati globali

copertina di   Franco Pittau e Antonio Ricci

È infondato dare un’immagine dell’agricoltura come di una realtà arretrata e marginale. Il settore, in verità, sta cambiando come attestano la tipologia delle colture, la diversificazione e le specializzazioni produttive, la meccanizzazione delle operazioni, la strutturazione del lavoro, la capacità di produrre reddito e di inserire forza lavoro immigrata per rispondere alle carenze di manodopera che le famiglie italiane delle aree rurali non riescono più a colmare, anche perché spesso le nuove generazioni preferiscono dedicarsi ad altre attività. Continua a leggere

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Plus de Charlie! Note sulla mediamorfosi del sentimento contemporaneo

Inserzione su eBay del 14.1.2015

Inserzione su eBay del 14.2.2015

di   Valentina Rametta

Bisogna scrollarsi di dosso secoli di servitù, ma
non c’è Storia che non sia quella delle emozioni.
(Derek Walcott, La voce del crepuscolo)
 
 

 1178. Non è un intervallo di tempo particolare della storia, né il rimando cronologico a qualche evento epocale del passato dell’Occidente. E non rievoca nemmeno qualcosa da recuperare nella memoria collettiva. Eppure è un numero che ha già fatto epoca, a cominciare dell’editoria cartacea contemporanea, esangue e in crisi nel mondo digitalizzato. Continua a leggere

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Ospedale, elemosina e performance del dolore: pratiche del campo e del fuori campo

(foto Sabato)

(foto Sabato)

  di Gaetano Sabato

Mi sono svegliato presto, stamani. Altrettanto presto ho lasciato la mia abitazione. Nella luce ancora tenue del mattino, l’aria frizzante di novembre ha sfiorato la pelle del mio viso e il mondo si è manifestato con la sua fresca delicatezza. È presto, ma le strade cittadine sono già preda inerme delle automobili. Non è una sorpresa. Io sono comunque ancora dentro i primi pensieri lenti della mattina. In auto, finalmente, il mondo, il “globale” mi dà il suo pieno buongiorno: Continua a leggere

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«Chi pensa resta immortale, chi non pensa muore». Per un profilo di Averroè

Copertina di   Marco Sanfilippo

Abū l-Walīd Muhammad Ibn Ahmad Rushd, conosciuto in Occidente come Averroè, è stato uno dei filosofi più complessi della storia della filosofia. Medico e giurista, egli s’interessava anche di astronomia, di politica e di sociologia. Con Averroè la filosofia islamica ha forse toccato la sua vetta più elevata, ma ha trovato anche la sua conclusione. Il suo pensiero si è diffuso nell’Occidente medioevale, soprattutto grazie ai suoi commenti alle opere aristoteliche che hanno contribuito alla  alla conoscenza del pensatore greco fino a quel momento molto limitata ed è proprio in Occidente che Averroè ha ricevuto l’appellativo di Commentatore. Continua a leggere

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La Iudeca di la terra di Castello Vitrano

Copertina di   Angela Scandaliato

L’interesse crescente, negli ultimi decenni, nei confronti dell’ebraismo siciliano trova una sua giustificazione nella consapevolezza, da parte degli studiosi più seri, che le ricostruzioni storiche tendenti a marginalizzare, sottovalutare o peggio ignorare il contributo delle minoranze, risultano parziali, incomplete, e talvolta arbitrarie. Acquisita ormai dalla storiografia recente la convinzione che andasse approfondito il ruolo della minoranza ebraica nella storia della Sicilia, rilevante, sia per la consistente presenza demografica rispetto ad altre regioni italiane del tardo Medioevo, sia per il dinamismo economico e culturale, si è proceduto da parte di storici, siciliani, italiani e stranieri ad una prima ricognizione delle giudecche distribuite nell’Isola fino alla drammatica espulsione del 1492. Continua a leggere

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Antropologia delle migrazioni. Responsabilità e risorse della ricerca etnografica

 Foto CristianTrappolini

Foto Cristian Trappolini

 di   Daria Settineri

La comprensione dei fenomeni migratori richiede uno studio interdisciplinare che permetta di mettere in relazione fattori macro strutturali, come quelli economici, con istanze personali. La prospettiva antropologica, inserendo le vicende dei soggetti in spazi sociali complessi, riesce a coniugare i vari livelli di analisi restituendo una prospettiva olistica del fenomeno. Continua a leggere

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Il Mediterraneo. Lettera immaginaria di un traghettatore di anime

copertinadi   Giuseppe Sinatra

Senza data, senza luogo.

«L’orizzonte è ancora incerto. Non si vede dove finisce il mare e dove inizia il cielo. La voce dentro la mia testa mi chiede quando arriviamo, io gli rispondo che giungeremo molto presto. Non mi chiede dove arriveremo. Aspetto una terra indirizzando gli occhi verso il blu indistinto, mentre la rotta si addormenta col beccheggio flebile della primavera appena arrivata. Continua a leggere

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I mercati di Palermo fra storia e attualità. Un fenomeno di lunga durata

Via Ballarò (foto S.Plano)

Via Ballarò (foto S.Plano)

 di   Orietta Sorgi

Sin dalle origini Palermo sembrò un luogo destinato agli scambi, per una vocazione quasi naturale dovuta alla felice posizione del suo sito, chiuso fra le colline e il mare. Così nacquero i mercati, nella città antica, lungo il corso dei fiumi o vicino al mare, nei pressi del porto entro cui arrivavano o da cui partivano le merci più diverse. Continua a leggere

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Scontro di civiltà o intolleranza alla libertà d’espressione? Dopo Charlie Hebdo

copertina. di   Luigi Tumbarello

Dopo il massacro avvenuto contro Charlie Hebdo e il contemporaneo assassinio del poliziotto musulmano e alcuni clienti di un grande magazzino ebreo, si è riaperto il dibattito sul fondamentalismo islamico e il pericolo che le cellule dormienti dei foreign fighters  rappresentano per l’Europa.

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Un mese da Presidente, due anni da Papa

copertina Sergio Mattarella

Sergio Mattarella

  di  Marcello Vigli

L’elezione di un cattolico alla Presidenza della Repubblica non è certo una novità, ma nei commenti dopo l’elezione di Sergio Mattarella è riemerso l’interrogativo se sarà anche un Presidente “cattolico”. A dire il vero il nuovo quotidiano “La Croce”, che nel suo primo numero in edicola il 13 gennaio aveva già anticipato Serve un presidente cristiano,  il giorno dopo la sua elezione per la penna del suo direttore ha annunciato: «Il 31 gennaio un presidente cristiano è stato eletto». Continua a leggere

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