SOMMARIO N. 81

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EDITORIALE

La bellezza immobile (ph. Minglino)

La bellezza immobile (ph. Massimo Minglino)

Tra le tante immagini che ci hanno accompagnato durante questa estate incendiaria ce ne è una che è rimasta ai margini delle cronache pur essendo terribilmente significativa di quanto sta accadendo mentre siamo distratti dai riti del ferragosto e spossati dal caldo tropicale. Dai ghiacciai che si sciolgono vengono alla luce corpi di alpinisti, di scalatori di alta quota, di vittime di valanghe ma anche di incidenti aerei di decine di anni fa. Tornano in superficie come memorie dissepolte di relitti, reperti di un’inedita archeologia, moniti della Terra che ribolle.

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Building Relationships Before Development: Free, Prior and Informed Consent in the case of Group One West on Vancouver Island

Vancouver island coast (ph. Sam Kirsch)

Vancouver island coast (ph. Sam Kirsch)

di Linda Armano,  Trevor Cootes, Sam Kirsch, Namrata Chadha [*]

Introduction 

In recent years, ecological transition has become a central theme, shifting attention from strictly technical and environmental aspects to the social, political, and moral dynamics that accompany the reconfiguration of relationships between communities, territories, and resources. Since 2010, transition has become a priority both in international public policies (OECD, UNEP, etc.) and in the social sciences, where it has been progressively interpreted as a multidimensional process involving practices, institutions, and value systems (Clarimont et al., 2024). Within transition studies, one of the main theoretical points of reference is the analysis of socio-technical systems proposed by Geels (2010), which has subsequently given impetus to the development of a plurality of interpretative approaches (Köhler et al., 2019). Continua a leggere→

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La conoscenza che muove “dalle” storie, ovvero come raccontare il tempo delle migrazioni

Migrare (ph. Bruno Madeddu)

Migrare (ph. Bruno Madeddu)

di Ada Bellanova [*]

Le mal du pays, un racconto 

Stasera il telefono squilla e tu non rispondi. Neppure Viorica risponde. È una cosa che mi rende ansioso. Mi accanisco, mi affanno a comporre il numero ogni cinque minuti. Pigio di nuovo. Niente. Il cuore accelera. Cerco di vederti seduta sul divano con un gomitolo nelle mani e il gatto sul bracciolo. Il volume della televisione forse è alto e non senti, Viorica invece è in cucina che prepara da mangiare e neppure lei si accorge della musichetta del cordless che chissà dove avrete buttato. Continua a leggere→

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La personalità digital-autoritaria

adorno-1954-minima-moraliadi Massimo Canevacci

Horror is beyond the reach of psychology

 (Adorno, Minima Moralia: 164) 

1. Il problema “violento”     

Negli ultimi mesi ho praticato una osservazione “ghiacciata” o almeno raffreddata sui commenti di autori/e a me sconosciuti su tematiche apparentemente politiche ma che meritano definizioni diverse. Mi ha impressionato il livore pieno di ferocia, spesso razzista e sessista e “vecchista” su argomenti che, invece di volerli discutere presentando punti di vista diversi, si basavano sull’offesa aprioristica, forse spinta da un malsano atteggiamento “partitico”. In effetti né la politica né il partito erano presenti (forse lateralmente per non essere ingenuo) in questa faziosa aggressività, bensì qualcosa di più sotterraneo e complicato che sta emergendo peggio del bradisisma partenopeo. Un mix sorprendente di ferocia arcaica e attuale, in questo senso si potrebbe dire contemporanea, in quanto attraversava spazi e tempi per assemblarli nell’offesa senza scampo né replica. Continua a leggere→

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In memoria di Hermann Bausinger

Hermann Bausinger

Hermann Bausinger

di Fabio Dei, Luca Renzi 

Ripartire da Bausinger  

Nel 2026 Hermann Bausinger avrebbe compiuto 100 anni. Nato il 17 settembre 1926 ad Aalen, lo studioso tedesco è scomparso il 24 novembre del 2021, arrivando in perfetta lucidità ai 95. I suoi contatti con la cultura italiana sono stati piuttosto tardivi, e hanno riguardato parallelamente gli ambiti dell’antropologia e della germanistica. Pietro Clemente, negli anni del suo insegnamento alla Sapienza Università di Roma, aveva costruito stabili rapporti di scambio con la scuola di Tubinga, dove Bausinger ha da sempre insegnato e fatto ricerca, fondando l’indirizzo noto come Empirische Kulturwissenschaften, ovvero scienze empiriche della cultura, una sorta di versione tedesca dei Cultural Studies. Sempre Clemente aveva promosso la prime traduzioni in italiano: il saggio Per una critica alle critiche del folklorismo (in P. Clemente, F. Mugnaini, a cura di, Oltre il folklore. Tradizioni popolari e antropologia nella società contemporanea, Roma, Carocci, 2001: 145–165), e l’articolo Appunti sullo sviluppo della demologia nella Germania postbellica («Lares», 003: 135-46, con una nota di commento di Alessandro Simonicca). Continua a leggere→

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Ghirlande di fiori su catene di ferro. Divenire storico, scienza e potere nei Dialoghi di J. J. Rousseau

Jean Jacques Rosseau

Jean Jacques Rousseau, ritratto da Maurice Quentin de La Tour, 1750 ca.

di Giovanni Di Benedetto

Introduzione

Scrive Jean-Jacques Rousseau nel Discorso sulle scienze e sulle arti del 1750 [1]: «Gli antichi politici parlavano senza posa di costumi e di virtù; i nostri non parlano che di commercio e di danaro» [2]. È evidente, in questa affermazione, il nesso che lega storia, potere economico e potere politico. E non c’è dubbio che questa considerazione di condanna, che Rousseau attribuisce al proprio tempo, possa valere anche per il presente se non, addirittura, per le quotidiane vicende di cronaca; un tempo, il nostro, in cui dietro la presunta neutralità di misure finanziarie draconiane imposte da organismi internazionali e nazionali che spacciano le proprie politiche per imparziali, si nasconde il dominio del denaro e della speculazione finanziaria. Continua a leggere→

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Luglio rovente per la Chiesa cattolica. Papa Leone tra Écône e Lampedusa

Il Papa a Lampedusa

Il Papa a Lampedusa

di Leo Di Simone 

È innegabile che lo spettacolo mediatico più vistoso nell’incipit del mese di luglio 2026 sia stato quello che la Chiesa cattolica, o per meglio dire il cattolicesimo nelle sue sfaccettature, ha dato di sé nei due eventi dello scisma di Écône il giorno 1 e della visita di papa Leone a Lampedusa il giorno 4. Due eventi che hanno mostrato due volti molto diversi, se non contrapposti e contraddittori del cattolicesimo, sia nella cognizione dei più lontani dalle logiche cristiane, che identificano tout court il cristianesimo con le grandi istituzioni religiose che dicono di incarnarlo, sia nella incapacità di cognizione degli stessi “credenti” o “praticanti” che non distinguono tra fede e religione, tradizione da tradizionalismo, testimonianza evangelica da folklore religioso, profezia da propaganda. Continua a leggere→

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Iran, Persia tra Storia e Modernità: una lunga e controversa egemonia regionale

Assetto geologico dell’altopiano iranico e gli odierni confini politici degli stati compresi in quello spazio geografico, da Google Earth 2026

Assetto geologico dell’altopiano iranico e gli odierni confini politici degli stati compresi in quello spazio geografico, da Google Earth 2026

di Bruno Genito 

Introduzione 

In un contesto geopolitico internazionale sempre più in fibrillazione, come l’odierno vicino e medio Oriente, l’area geografica, cioè, che si estende dal Libano all’Iran, e, andando da ovest verso est, più precisamente i territori palestinesi, Israele, Giordania, Arabia Saudita, i Paesi del Golfo, Siria, Turchia e Iraq, può essere utile osservare più da vicino uno dei tanti Paesi coinvolti; uno dei più affascinanti ed importanti Paesi ancora, ai più, praticamente sconosciuto: l’Iran, o meglio, come si chiama oggi, Repubblica Islamica d’Iran. Continua a leggere→

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Morte per colera, corpi e anime: un medico di campagna, carusi, poeti e mistici

s-l1200di Aldo Gerbino 

“Della compassione, per esempio, possiamo fare a meno”

[Virginia Woolf, On Being Ill, (“Sull’esser malato”), 1930] 

Nessuna ‘collisione’ con il kafkiano Medico di campagna (“Ein Landarzt”) del 1916. Siamo in Sicilia, nel comune di Serradifalco, anno 1835. Il medico del luogo, il valente dottor Angelo Sesta, nel breve arco temporale del mese di novembre, – quando, a suo dire, la «patria era bersagliata da una palude attigua all’abitato medesimo», – esegue due autopsie per morte colerosa. Continua a leggere→

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Un ricordo di Alfonso Maria Di Nola. La concretezza del male

Alfonso Maria Di Nola

Alfonso Maria Di Nola

di Sonia Giusti

A cento anni dalla nascita di Alfonso Maria Di Nola, grande antropologo e storico delle religioni (1926-1997) che ha ricostruito, con il suo reticolo storicista di osservazione, fatti e incantesimi di popoli, i più diversi, ci inoltriamo nella sua produzione scientifica, magistralmente attuale nel filone corrente del neoumanesimo etnologico.   Continua a leggere→

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Dal bestiario medievale al bestiario digitale. Nicolas Nova e la lunga vita del meraviglioso

nova-nicolas_bestiaire-de-l-anthropocene_2024di Giovanni Gugg

Un libro che arriva dopo il suo autore

Nel giugno del 2026 add editore ha pubblicato l’edizione italiana di La persistenza del meraviglioso. Il piccolo popolo delle nostre macchine, traduzione di Persistance du merveilleux. Le petit peuple de nos machines, uscito in Francia nel settembre del 2024 per Premier Parallèle. A prima vista potrebbe sembrare uno dei molti saggi dedicati alle trasformazioni culturali prodotte dalle tecnologie digitali e dall’intelligenza artificiale. In realtà il libro occupa una posizione più originale e difficilmente classificabile. Il suo autore, l’antropologo franco-svizzero Nicolas Nova (1977-2024), non si limita infatti a interrogarsi sugli effetti sociali delle nuove tecnologie, ma propone una riflessione più ampia sul modo in cui gli esseri umani continuano a immaginare il proprio rapporto con le macchine. Continua a leggere→

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L’ambizione di conoscere il passato. Eredità e attualità dell’opera di Carlo Ginzburg

Carlo ginzburg

Carlo Ginzburg

di Dario Inglese 

Carlo Ginzburg se n’è andato il 17 giugno 2026 all’età di 87 anni. Ripercorrere qui la carriera di quello che molto probabilmente è stato il più importante storico italiano a cavallo tra XX e XXI secolo sarebbe impresa titanica, soprattutto troppo ardua per il sottoscritto: gli interrogativi che ha posto, la ricchezza dell’approccio metodologico e la finezza epistemologica, la sterminata erudizione e la postura interdisciplinare, la capacità argomentativa, meriterebbero infatti una puntuale ricognizione che mi auguro venga realizzata quanto prima. Del resto, come ha scritto lui stesso non molto tempo fa: «Per comprendere le azioni e i pensieri di un individuo, presente o passato, è necessario esplorare l’interazione tra gli insiemi, specifici e via via più generici, ai quali quell’individuo appartiene» (Ginzburg, 2025). Continua a leggere→

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Pasta con i pittinicchi. L’incompiuto, l’identità e la trasformazione

foto-1di Stefano Montes 

Gira e rigira, torno nei soliti posti. E non me ne faccio un cruccio. Oggi, per esempio, con Licia, siamo stati nei pressi del Rettorato, a piazza Marina, in un ristorante dove ho mangiato la pasta al sugo di “pittinicchi” – i “pittinicchi, in siciliano, sono le costine di maiale – presentata con una cucchiaiata di ricotta fresca, al centro del piatto, a cui ho pure aggiunto del formaggio grattugiato. Un puro piacere dei sensi! Non la mangiavo da tempo e, non appena mi sono reso conto che era nel menu, l’ho ordinata subito, senza perdere altro tempo. Oltre al piacere immediato dell’assaggio, che già presagivo, c’è qualcosa in questo piatto che meritava di essere dipanato con attenzione. Continua a leggere→

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Etica e politica nell’orto. L’urgenza etnografica e l’istanza interpretativa

copertina_eticaepolitica_exe3di Dario Nardini 

1. Introduzione: il consumo (di cibo) è sempre etico? 

Tra il 2021 e il 2023 ho lavorato come assegnista presso il Dipartimento di Civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa, nell’ambito di un progetto coordinato da Fabio Dei, sul tema “Economie informali e culture alimentari in Toscana dal dopoguerra a oggi” [1]. L’obiettivo della ricerca era comprendere se, nel lungo processo che dalla seconda metà del Novecento ha trasformato il cibo, in Toscana come altrove, in una merce integrata nei circuiti del consumo, alcune pratiche e alcuni prodotti fossero rimasti ai margini della forza normalizzante e omologante del mercato, e per quali ragioni. Continua a leggere→

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Culture del lutto e rappresentazioni della morte oggi

I funerali di Atala, Girodet de Roussy Trioson, 1808

I funerali di Atala, Girodet de Roussy Trioson, 1808

di Enzo Pace 

Nel 1961 Colin Turnbull, antropologo inglese, naturalizzato americano, pubblicava i risultati della ricerca etnografica condotta per circa tre anni tra le popolazioni BaMbuti della foresta dell’allora Congo Belga [1]. Tali popolazioni, spregiativamente chiamati pigmei per la loro bassa statura [2], sono ancor oggi presenti nel centro Africa, seppur seriamente minacciate di estinzione, coinvolte spesso nelle guerre tra allevatori e coltivatori o espulse dai loro territori dalle politiche assimilazioniste messe in atto dai governi ugandesi e congolesi.

Nel ricostruire l’universo simbolico-religioso, Turnbull descriveva, tra l’altro, la cerimonia funebre del molimo. Continua a leggere→

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Dialogo tra un umano e una A.I.

1di Riccardo Putti

Nome dell’Entità: Gemini 1.5 Flash / Pro (Large Language Model) Sviluppatore: Google LLC Architettura: Transformer (Decoder-only con meccanismo di attenzione spersa/MoE) Data del dialogo: Luglio 2026

Umano Riccardo Putti antropologo (Errepi)

Turno 1

Errepi: tu e lo yacht bayesian eravate parenti?

IA: No, io e lo yacht Bayesian non eravamo parenti, poiché io sono un’intelligenza artificiale (un software) e il Bayesian era un’imbarcazione fisica. Tuttavia, esiste un legame ideale e teorico molto stretto tra il mio funzionamento e il nome di quel superyacht, ed entrambi deriviamo dallo stesso concetto scientifico.  Continua a leggere→

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La classe dentro di noi. Vergogna, desiderio e libertà nei “Frammenti” di Giusi Palomba

cover-9di Donato Santarcangelo

1. La casa caduta

«Casa caduta» è l’espressione che il padre di Giusi Palomba adopera per indicare chi ha attraversato qualche disgrazia e ne è rimasto disorientato, privo di direzione. Non è propriamente un giudizio; è una formula proveniente da un dialetto ormai quasi scomparso, che egli pronuncia ogni volta con un sorriso. Ma proprio quel sorriso sembra custodire una memoria più profonda: il ritorno al terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980, quando la casa appena trovata insieme alla moglie fu spezzata dalle scosse. Continua a leggere→

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Divagazioni attorno ad un libro molto bello, e ad un ddl orribile

coverdi Lauso Zagato 

1. Il dibattito scatenatosi attorno al ddl (troppo) bonariamente battezzato “sparatutto” invoglia a prendere la parola, prendendo le mosse dalla presentazione [1] di un volume assai apprezzabile, tanto più nel qui ed ora. Il riferimento è a Lineamenti di diritto e diritti degli animali non umani [2]; questo presenta i frutti del lavoro svolto nell’ambito del modulo Jean Monet (WHALE-Working on non-Human Animal Law and rights in the EU) negli anni dal 2024 al 2026, nel secondo semestre di ciascun anno accademico nell’Università Ca’ Foscari [3]. L’ambizione è quella, rispettando i profili del modulo, «di affrontare in chiave interdisciplinare e critica la condizione giuridica degli animali non umani nel contesto italiano, europeo e internazionale, intrecciando diritto, filosofia, etica e scienze sociali» (ivi: 3). Il manuale non è peraltro rivolto solo a corsiste/i del modulo WHALE, ma anche a studentesse e studenti di altri corsi che intrecciano, direttamente o meno, la questione animale (Medicina, Veterinaria, Giurisprudenza, Filosofia, Scienze umanistiche in particolare), con l’augurio che possa inoltre essere utile agli operatori sul campo (Magistratura, Avvocatura, Guardia Forestale, Polizia Giudiziaria).  Continua a leggere→

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Mediterraneo: sfide, confini e varchi per la pace e per la Palestina

Il Papa Leone XIV a Lampedusa

Il Papa Leone XIV a Lampedusa

di Franca Bellucci 

Il versante di una inquietudine avvertita: sensazione divenuta, come verifico, ricorrente, devo tollerarla nella quotidianità. Non la risolvo, ma ne ho afferrato il motivo: accadono giochi gravi, esibiti eppure indecifrabili, che dai luoghi ristretti del potere si sono espansi. Fin qui, quanto ho decifrato. È però sfumato il prosieguo: potrebbe venirne un senso di maggiore intesa tra i privati cittadini; o, al contrario, aumentare la disarmonia. Viene, per altro, da schivarsi: nel privato cittadino, e tanto più nei miei personali limiti, il “fare” rischia di essere disgiunto dal “dire”. Pure, vale enumerare situazioni in cui la sensazione cresce di frequenza: se non per denuncia, almeno per non ridursi alla retorica. Rilevare opposizioni nei fatti e paradossi nella retorica: è già questo una via. Personalmente, di fronte a tali analisi, ho preso a confrontarmi con un piccolo, ma attento, gruppo locale di attenzione sull’attualità. Continua a leggere→

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“Sumud” e restanza. Appunti per una politica del radicamento nel Mediterraneo

cover-murubutu-sumud-hdjpg-2025-09-08-19-30di Antonio Bocchinfuso, Mario Soldaini, Leonardo Tosti 

Il concetto di sumud (fermezza, perseveranza) esprime un sentimento, una condizione, una prassi politica del popolo palestinese che, in risposta alla colonizzazione e al tentativo di sradicamento sionista, si ostina a rimanere nella propria terra, a «fare corpo con i luoghi», come scrive Elias Sanbar (2004: 221). A partire dal 1967, la scelta di restare divenne la principale strategia di resistenza nel territorio occupato, dando inizio non solo a scioperi e manifestazioni, ma anche allo sviluppo di una nuova economia locale, alla costruzione di scuole e istituzioni popolari, indipendenti dall’occupazione. Continua a leggere→

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All’ombra del genocidio

micol-meghnagidi Iain Chambers 

«Oggi il mio parere è che il male non sia mai radicale, ma sia soltanto estremo, e che non possieda né profondità né dimensione demoniaca. Esso può invadere tutto e devastare il mondo intero precisamente perché si propaga come un fungo. Esso sfida il pensiero perché il pensiero cerca di attingere alla profondità, di pervenire alle radici, e dal momento in cui si occupa del male, viene frustrato perché non trova nulla. È qui la sua “banalità”. Solo il bene ha profondità e può essere radicale».

Hannah Arendt a Gershom Scholem, 24 luglio, 1963 [1]. 

A rigor di termini, questa non è una recensione di un libro. Si tratta piuttosto di una serie di riflessioni suscitate da recenti scritti sulla Shoah, sull’antisemitismo, su Gaza e sul genocidio. Continua a leggere→

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Palestina vs Israele: la scrittura è il mezzo per restare umani o per contrastare i culti della morte?

cover-7di Irma Galgano 

Il dovere dello scrittore è scrivere la terribile verità. Il dovere civile del lettore è apprenderla [1]. Il dovere di raccontare e quello di conoscere rappresentano anche il legame che unisce le opere di al-Zaqzouq Scrivo per restare umano [2] e Douglas Murray Democrazie e culti della morte [3] anche se l’assunto da cui partono i due autori è diametralmente opposto.

Per Murray, con il suo impegno verso i valori occidentali (capitalismo, diritti individuali e democrazia) Israele rappresenta un faro di progresso in una regione dominata da autoritarismo ed estremismo, in netto contrasto con l’ideologia di Hamas, che proclama amore per la morte. Continua a leggere→

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La crisi di Ceuta: una specie di flash mob geopolitico, il trailer di una guerra ibrida organizzata

81barmxlm0l-_uf10001000_ql80_di Stefano Allievi 

“Weapons of mass migration”: armi di migrazione di massa. Non è una trovata giornalistica: si chiamano così anche nella letteratura scientifica, ormai, almeno dall’uscita nel 2010 di un libro molto documentato di Kelly Greenhill, che ne analizza i precedenti storici. L’espressione indica l’uso dei migranti, dei loro spostamenti, per scopi politici e, di fatto, bellici. Le ha usate in passato la Turchia, facendo partire qualche barca al bisogno, per ricordare all’Unione Europea che era l’ora di firmare un altro assegno, in nome dell’accordo, peraltro esplicito, fortissimamente voluto dalla Germania, che prevedeva un ‘tappo’ turco all’immigrazione dall’Asia all’Europa in cambio di denaro. Lo hanno fatto svariate volte i trafficanti libici, come pure il governo tunisino e quello egiziano nei confronti dell’Italia. L’ha fatto la Bielorussia per conto della Russia, per creare problemi ai Paesi europei confinanti che sostengono l’Ucraina. Accade regolarmente, in numeri più modesti ma con messaggi comprensibilissimi, persino ai confini tra Paesi europei. Nel ping pong tra Paesi giocato usando come pallina i migranti che tentano il game, il gioco, cioè l’attraversamento dei confini, sulla rotta balcanica. Nelle ‘restituzioni’ di migranti irregolari tra Francia e Italia, e lungo altri confini. Continua a leggere→

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Dal margine. Ripensare il corpo politico e la cittadinanza

La frontiera di Ceuta (Vatican News)

La frontiera di Ceuta (Vatican News)

di Giovanni Cordova

Africa, Europa

Uomini, giovani, agili e in salute, intenti ad attraversare impetuosamente la frontiera  [1]. Non importa che sia stata smentita la fattualità di una relazione tra le politiche della cittadinanza annunciate dallo Stato spagnolo e l’arrivo a Ceuta dei migranti provenienti dal Marocco lo scorso agosto o che sia stato evocato il disegno occulto di Stati Uniti e Israele di minare un governo non certo allineato.

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L’umanità in tre atti e un dialogo di vita sognata

Il Papa a Lampedusa

Il Papa a Lampedusa

di Muin Masri

A volte gli esseri umani scelgono l’incerto per il certo, lasciano la propria terra e scambiano una sottomissione sicura alla miseria per l’esile possibilità di una vita normale. Chi parte, decidendo di non rimanere a morire di fame o di guerra, affronta il viaggio affidandosi solo alla fortuna o a Dio. Pochi arrivano a destinazione; di molti altri non sapremo mai che nome e che storie avessero. Sta a noi, che abbiamo avuto la reale fortuna di nascere in un luogo sicuro, rendere giustizia a chi non ha mai vissuto un singolo giorno di pace. Continua a leggere→

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Il grido muto di Lampedusa. Leone XIV e la coscienza migrante dell’Europa

Il papa a Lampedusa

Il Papa a Lampedusa

di Antonio Ricci 

Leone XIV e il Mediterraneo come coscienza dell’Europa 

Ci sono luoghi che, più che appartenere alla geografia, finiscono per abitare la coscienza collettiva. Lampedusa è uno di questi. Da tempo ha cessato di essere soltanto l’isola più meridionale d’Italia per trasformarsi in una delle grandi metafore politiche e morali del nostro tempo: frontiera e approdo, periferia e centro, promessa di salvezza e luogo della morte. Qui il Mediterraneo smette di essere mare e diventa domanda. Una domanda rivolta all’Europa, alla politica, al diritto internazionale, ma anche alle Chiese e alle coscienze individuali. Continua a leggere→

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Ceuta e la guerra delle narrazioni. Note su una frontiera

Escultura de Columnas de Hércules: Ábyla y Calpe, Ceuta, España. La escultura es un trabajo de Ginés Serrán Pagán de 2007. Diego Delso, delso.photo, License CC BY-SA

Escultura de Columnas de Hércules: Ábyla y Calpe, Ceuta, España. La escultura es un trabajo de Ginés Serrán Pagán de 2007. Diego Delso, delso.photo, License CC BY-SA

di Giorgia Rubera 

Siviglia, Agosto 2026 

Sono seduta in un bar di Siviglia. Fuori, il caldo rovente e una luce accecante creano un paesaggio irreale che sembra espandere ogni cosa. Dentro il bar il tempo ha un’altra consistenza, meno densa, ma rumorosa, fatta di bicchieri, voci sovrapposte in tante lingue. Sopra il bancone un televisore, sullo schermo appare un servizio su Ceuta. Mare, corpi, ragazzi che corrono felici invocando ¡Viva España! Un’altra inquadratura ci consegna polizia, volontari, emergenza.

Ceuta è lì, sospesa sopra le bottiglie del bar. Continua a leggere→

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Il fenomeno migratorio e la sfida di papa Leone

Papa Leone a Lampedusa

Papa Leone a Lampedusa

di Giuseppe Savagnone

Il messaggio sulle politiche migratorie congiuntamente inviato «all’Europa» dalla premier italiana Giorgia Meloni – erede di una tradizione che fa capo al fascismo – e quella danese Mitte Frederiksen, socialdemocratica, è l’ultimo segnale di un processo di trasformazione dei termini di base della politica – almeno di quella occidentale –, per cui ad essere in primo piano non sono più i problemi della giustizia sociale, del ruolo della proprietà privata dei mezzi di produzione, dei limiti dei poteri dello Stato, come nel Novecento, ma quello delle migrazioni dai Paesi poveri a quelli ricchi. Su questo si giocano sia i rapporti internazionali che le sorti elettorali dei singoli Paesi. Continua a leggere→

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Lo sguardo dei fotografi siciliani sull’Isola tra letteratura e antropologia

Calogero Franchina, Ritratto di famiglia, Tortorici, 1940 ca., stampa ai sali d’argento colorata a mano, 120x90 mm, Museo Etnofotografico Franchina - Letizia, Tortorici

Calogero Franchina, Ritratto di famiglia, Tortorici, 1940 ca., stampa ai sali d’argento colorata a mano, 120×90 mm, Museo Etnofotografico Franchina – Letizia, Tortorici

di Irma Galgano 

Partendo da una narrazione unitaria della storia della fotografia siciliana del Novecento, Maffioli riesce a metterne a fuoco le specificità identitarie e culturali, in un’altalenante oscillazione tra elementi di “sicilianità” e istanze di “radicale sconfinamento”. Per Sciascia [1] sulla cultura siciliana hanno corso due opposte tesi: una di Giovanni Gentile, largamente accreditata, e una seconda in sua opposizione.

Muovendo dal pregiudizio di una Sicilia sequestrata, ovvero tagliata fuori dal movimento della cultura europea, Gentile deduceva una forma di cultura indigena e tutta schiettamente siciliana che pur dopo l’unificazione era fiorita in Sicilia ma che si era spogliata del suo carattere regionale sulla fine del secolo. In forte opposizione alla teoria di Gentile eruditi e giornalisti locali hanno teorizzato una Sicilia aperta e comunicante, simbolo di una cultura vivacemente italiana ed europea. Continua a leggere→

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Fotografare la Sicilia oltre il cliché

1 Wilhelm von Gloeden, Taormina. Giovani sulla terrazza, 1900, stampa all’albumina, 285x375 mm, sul negativo firma e data dell’autore, collezione Grillo, Firenze.

ilhelm von Gloeden, Taormina. Giovani sulla terrazza, 1900, stampa all’albumina, 285×375 mm, sul negativo firma e data dell’autore, collezione Grillo, Firenze

di Rossana M . Salerno 

Introduzione 

Ho scelto di iniziare la lettura di Fotografi siciliani del Novecento di Monica Maffioli (Giunti, 2026) da un luogo apparentemente marginale del volume: non dall’introduzione, né dalle immagini, ma dai ringraziamenti e dalla bibliografia. La scelta non è casuale. I ringraziamenti permettono spesso di intravedere ciò che rimane dietro la costruzione formale di una ricerca: relazioni, incontri, debiti intellettuali, appartenenze e traiettorie biografiche. La bibliografia, allo stesso modo, non costituisce soltanto l’elenco delle fonti consultate, ma può essere letta come una vera e propria mappa del percorso intellettuale dell’autore, capace di rivelare le tradizioni culturali e le prospettive attraverso le quali un oggetto viene osservato e interpretato. Continua a leggere→

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Le “Cento Sicilie” nella fotografia del Novecento

Adele Gloria, Senza titolo, 1934-1935, collage di stampe ai sali d’argento su cartoncino, 177x200 mm, Courtesy National Gallery of Art, Washington, Scott Nathan and Laura De Bonis Fund and Robert B. Menschel and the Vital Projects Fund, inv. 2019.94.1.

Adele Gloria, Senza titolo, 1934-1935, collage di stampe ai sali d’argento su cartoncino, 177×200 mm, Courtesy National Gallery of Art, Washington, Scott Nathan and Laura De Bonis Fund and Robert B. Menschel and the Vital Projects Fund, inv. 2019.94.1.

di Orietta Sorgi

È un fatto ormai assodato e gli antropologi lo sanno bene, che la fotografia, come la scrittura, è soprattutto una forma di narrazione, un racconto visivo che si costruisce attraverso le immagini. Malgrado il suo potere “oggettivante” che, nel riflettere ciò che si vede, sembrerebbe lasciare poco spazio all’interpretazione, l’immagine riprodotta nasconde sempre il punto di vista dell’autore, il suo sguardo dietro l’obiettivo e la capacità di selezionare quell’hic et nunc nel divenire dei fenomeni, trasponendolo su un piano metastorico e consegnandolo alla memoria. Ogni fotografo, professionista o amatoriale, porta con sé durante lo scatto il suo vissuto e la sua carica emotiva, facendo si che il risultato del suo lavoro assuma una valenza eminentemente simbolica. Continua a leggere→

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Nell’Atlante fotografico di Monica Maffioli l’identità della Sicilia e dei Siciliani

Gianfranco Ayala, Caltanissetta. Uomo con carro, 1950 ca., immagine digitale da negativo originale su pellicola 6x6, © Gianfranco Ayala / Courtesy of the Artist, Palermo

Gianfranco Ayala, Caltanissetta. Uomo con carro, 1950 ca., immagine digitale da negativo originale su pellicola 6×6, © Gianfranco Ayala / Courtesy of the Artist, Palermo

di Sergio Todesco

«Una storia dell’arte che sia soltanto collezione delle emergenze inventive ritiene della storia soltanto il nome, non di certo ciò che con esso presume di indicare. Il critico che così si conduca è come lo scienziato che, dovendo studiare un bosco, si ritenga pago di descrivere un certo numero di alberi che gli sembrano più significativi o più belli, trascurando la rete sottile di relazioni che legano gli alberi tra di loro e questi agli altri esseri viventi, alla terra, alla natura tutta: ciò in sostanza che di una massa di alberi fa un bosco. Da qui l’esigenza, dunque, per lo storico dell’arte che voglia essere uomo di scienza e non pescatore di perle (e ciò sia detto senza alcun disprezzo per coloro che nella fruizione dei fatti artistici si collocano al livello del vissuto, sia pure, come è più spesso, di un vissuto morbosamente avvertito) di penetrare tutta intera la vicenda dei fatti artistici, che non è fatta solo di invenzioni ma anche e soprattutto di ripetizioni. Continua a leggere→

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Accatastare le tenebre

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di Pietro Clemente [*]

Tristezze 

Mi rendo conto di essere tornato al modo di pensare dei miei 19-20 anni quando detestavo la monotonia della vita quotidiana (anche la mia naturalmente) che si ripeteva ignorando del tutto il mondo in guerra. Allora avevo idee radicali, pre-gramsciane e pre-politiche. Il mio nemico era la falsità borghese, l’ipocrisia dominante sul sesso, sul potere, sul valore delle persone, tutte cose che ritrovavo anche nella mia famiglia e dalla quale mi sono allontanato molto presto.  Continua a leggere→

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Invertire lo sguardo per decostruire il paradigma dominante. Non facile, non impossibile

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di Domenico Cersosimo [*]

1. Un salto cognitivo

La fase storica che stiamo attraversando richiede una discontinuità radicale, un ritorno alla radice dei problemi. Un salto cognitivo prima di tutto. Nonostante l’evidente inceppamento del modo di produzione capitalistico, stentano ad emergere categorie analitiche, interpretazioni e, soprattutto, ad immaginare paradigmi alternativi, credibili. Viviamo in un ostinato interregno gramsciano. Il vecchio mostra crepe profonde, ma il nuovo non riesce a prendere forma. È questa la vera impasse del nostro tempo. Da qui il disorientamento diffuso, la sensazione di impotenza e la crisi di egemonia culturale. Cresce la consapevolezza che non bastano aggiustamenti marginali o manutenzioni straordinarie. Continua a leggere→

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Ugento e Cibus Uxenti. Un laboratorio comunitario di restanza tra micronarrazioni di memoria e costruzione condivisa dell’eredità culturale

Cibus Uxenti, 1 agosto 2026 (ph. Ornella Ricchiuto)

Cibus Uxenti, 1 agosto 2026 (ph. Ornella Ricchiuto)

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di Ornella Ricchiuto 

“Un bisbigliare fitto, di mille voci,

s’ode lontano dai vicini cortili:

tutto il paese vuole far sapere

che vive ancora (…).”

Vittorio Bodini 

1.  Rovesciare lo sguardo: quando la periferia diventa centro abitabile e desiderabile 

Nel Mezzogiorno d’Italia esistono territori che continuano a essere descritti attraverso la categoria della perifericità: periferici rispetto ai grandi centri urbani, alle principali direttrici economiche, ai circuiti della produzione culturale e, più in generale, ai luoghi nei quali si concentrano risorse, servizi e capacità decisionali. Continua a leggere→

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“L’occhio oltre” sessantesimo spettacolo di Monticchiello

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di Andrea Mancini

1.      L’occhio oltre 

Il Teatro Povero di Monticchiello è giunto al suo sessantesimo appuntamento e val la pena di stendere un bilancio che dia conto di una serie di variazioni che si sono via via sovrapposte allo zoccolo duro di un progetto realizzato in loco, da attori che non sono dei veri professionisti, sebbene alcuni di loro abbiano sessant’anni di esperienza sulle spalle. Questo nel modo di portare la voce, di costruire i movimenti, di atteggiare il proprio corpo, diventando esempi di un teatro a tutti gli effetti particolare, che può non piacere (ma c’è anche chi storce la bocca, davanti al recitare in modo assolutamente opposto, di provenienza accademica, totalmente innaturale, atteggiato fino all’inverosimile), e che invece risponde a caratteristiche di assoluta particolarità, offrendo una serie di atteggiamenti che chi è solito venire a vedere gli spettacoli di Monticchiello non può non apprezzare. Continua a leggere→

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«Non esistono posti dove andare quando l’unico desiderio è restare». La “restanza” come orizzonte aperto e consapevole

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di Giampaolo Francesconi 

La restanza è innanzitutto uno stato d’animo, è un abito mentale e una forma di vita. È anche un atto di coraggio: quello di ricongiungersi con le origini, in ogni caso, con una scelta esistenziale che si nutre di differenza, di distanza e di alterità. Il termine ha assunto un uso diffuso nel linguaggio sociologico e antropologico, persino in quello più quotidiano e giornalistico, soprattutto grazie agli studi che Vito Teti ha dedicato al tema del “restare”, alla scelta di far vivere o rivivere i luoghi abbandonati, quell’Italia dei paesi troppo presto spopolati o dimenticati di fronte alle prospettive di una industrializzazione imperante e alla promessa di una vita più comoda nelle città in via di sviluppo. Continua a leggere→

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Casentino, il futuro nasce dalle radici: giovani, mestieri antichi e innovazione sociale

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di Andrea Rossi, Giuseppe Grasso

1. Premessa

Il Casentino, come molte aree interne d’Italia e d’Europa, è interessato da fenomeni di spopolamento, invecchiamento della popolazione, emigrazione giovanile e progressivo declino economico. A queste criticità si aggiungono il rallentamento dell’economia e la progressiva riduzione dei servizi essenziali. Di fronte a queste sfide, cresce l’interesse verso modelli di sviluppo che trovano nelle tradizioni locali e nei saperi tramandati nei secoli una possibile risposta per costruire il futuro. Sono soprattutto i giovani a riscoprire il valore delle proprie radici. Dopo aver sperimentato modelli di vita spesso incapaci di rispondere alle esigenze di benessere, qualità della vita e appartenenza, molti scelgono di tornare ai territori d’origine, recuperando mestieri, conoscenze e pratiche che per generazioni hanno rappresentato il cuore dell’identità delle comunità locali. Continua a leggere→

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“La quiete dopo la tempesta”

Siamo ormai nel pieno dell'estate

Siamo ormai nel pieno dell’estate (@Proloco Fiamignano)

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di Settimio Adriani, Matteo Valentini 

L’obiettivo di questo contributo è analizzare l’esperienza ciclica vissuta dagli abitanti stabili di molti paesi del Cicolano, area appenninica a cavallo tra Lazio e Abruzzo, durante la stagione estiva, in particolare il netto passaggio che si consuma tra l’inizio di agosto – segnato da una temporanea e talvolta straordinaria frequentazione – e la fine del mese, quando i luoghi ricadono improvvisamente nella consueta rarefazione umana. Attraverso una lettura socio-antropologica e fenomenologica, si vogliono descrivere percezioni, aspettative, contraddizioni e sentimenti di chi abita stabilmente questi contesti, mettendo in luce lo “shock ritmico” che si ripete anno dopo anno come elemento strutturale dell’esperienza residenziale nelle aree interne che si affollano nel periodo di villeggiatura, negli ultimi anni sempre più breve. Continua a leggere→

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Coltivare la restanza. Storie di vignaioli e di ritorno nei territori nella Sicilia contemporanea

Barche a Trabia (foto Gloria Di Miceli)

Barche a Trabia (ph. Gloria Di Miceli)

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di Gloria Di Miceli

Il vero lusso in questi tempi di guerra/ È avere una casetta con un pezzo di terra/ Un orto e una vigna di Guarnaccino/ Due calci ad un pallone ed un bicchiere di vino/ Quante volte ho sentito parlar di campagna/ Alla gente che vive in città/ E che loda la vita bucolica/ Però in campagna, poi, mica ci sta. [Dario Brunori, La Ghigliottina, 2024 ]

C’è una Sicilia che negli ultimi anni si è fatta spazio sui social e appare attraverso una grammatica ormai riconoscibile, fatta di paesi assolati, balconi, anziani seduti davanti alle case, tavole apparecchiate con tovaglie a quadri che si muovono al vento, campagne silenziose abitate da api laboriose, amache, gesti quotidiani ripetuti lentamente. Continua a leggere→

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Costruire una geografia dei saperi locali. Una prospettiva di ricerca per le aree interne

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di Sara Carallo e Francesca Impei [*] 

  1. Introduzione

Negli ultimi anni il rinnovato interesse scientifico verso le aree interne ha contribuito a ridefinire lo sguardo geografico su questi territori, superando interpretazioni fondate esclusivamente sulla marginalità demografica, economica o infrastrutturale. Se osservate soltanto attraverso indicatori quantitativi, le aree interne continuano infatti ad apparire come spazi caratterizzati da carenze strutturali e perdita di centralità; uno sguardo geografico attento alle relazioni tra ambiente, società e pratiche territoriali restituisce invece un quadro più articolato, nel quale tali contesti emergono come luoghi nei quali si sono sedimentati, nel corso del tempo, patrimoni di conoscenze, competenze e forme di organizzazione dello spazio che hanno contribuito a costruirne l’identità e a garantirne la capacità di adattamento. Continua a leggere→

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Nomi nascosti, memorie vive. I soprannomi della Valle del Salto: un progetto scolastico

Scuola media di Borgorose (ph.I.O. Borgorose)

Scuola media di Borgorose (ph.I.O. Borgorose)

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di Settimio Adriani, Tamara De Gasperis, Viviana Ranucci 

1. Un territorio e i suoi silenzi 

Il Cicolano è una delle aree interne del Lazio che la geografia amministrativa ha storicamente relegato ai margini: incastonato tra la provincia di Rieti e i confini con l’Abruzzo, attraversato dalla Valle del Salto e dall’omonimo lago, questo territorio appenninico combina una bellezza paesaggistica rilevante con una condizione di sostanziale invisibilità nelle strategie di valorizzazione culturale regionali e nazionali. I comuni che partecipano al progetto descritto in questo articolo – Borgorose, Fiamignano, Pescorocchiano e Petrella Salto, sedi dei plessi scolastici, Concerviano, Marcetelli e Varco Sabino – appartengono tutti alla VII Comunità Montana Salto Cicolano e condividono una storia di isolamento infrastrutturale, spopolamento progressivo e scarsa attenzione da parte delle istituzioni di ricerca. Continua a leggere→

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Gaetano Forni, seminatore di scienza e maestro di umanità

Gaetano Forni

Gaetano Forni

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di Massimo Pirovano 

Il 14 marzo, nella sua casa di Milano, poco tempo dopo avere festeggiato con i figli i 99 anni, è morto Gaetano Forni. Siamo certi che la notizia abbia rattristato tutti quelli che lo hanno conosciuto come una persona cordiale, generosa, discreta oltre che come uno studioso dotato di una infinita curiosità per tutte le discipline, scientifiche e umanistiche, che lo ha portato a dare una serie fondamentale di contributi alla agronomia, alla storia dell’agricoltura, all’antropologia e alla museologia etnografica.

Data la poliedricità dei suoi interessi e dei suoi lavori, i vari ricordi già pubblicati diffusi da chi negli ultimi anni ha collaborato più da vicino e con continuità con lui, arricchiscono la nostra conoscenza dell’uomo e dello studioso impegnato su vari fronti: promotore di iniziative culturali e realizzatore infaticabile di imprese divulgative, nel Museo Lombardo di Storia dell’Agricoltura. Continua a leggere→

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Poeti in margini: Giacomo Trinci

Giacomo Trinci

Giacomo Trinci

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a cura di Roberto Veracini 

Giacomo Trinci 

“Io penso in endecasillabi”, dice.

Musicalità, estro ironico, potenza linguistica, rigore metrico.

E impegno civile. 

POESIE 

mi facevi cantare ed io cantavo
per far mostra di te che mi mostravi
gentile e vanitosa come il dio del capriccio Continua a leggere→
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Paolo Cherchi. L’uomo, l’intellettuale

Paolo Cherchi

Paolo Cherchi

di Aldo Aledda 

 Quest’anno purtroppo è venuto a mancare Paolo Cherchi, un grande intellettuale che mi onorava della sua amicizia. Era un uomo schivo, sensibile ma poco incline a stare sotto i riflettori, come in genere capita a noi sardi; spero quindi che né lui, se in qualche modo potesse osservarmi, né i suoi numerosi estimatori me ne vogliano se provo a mettere in luce i miei ricordi soffermandomi su alcuni lati non a tutti noti della sua personalità e anche molto particolari nell’interazione tra conterranei che per molti versi si intendono. Continua a leggere→

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Essere sardi

Incendi in Sardegna

Incendi in Sardegna

di Pietro Clemente  

1. Adieu my native shore [1] 

Tornare a casa dopo un mese in Sardegna è sempre con un po’ di nostalgia e un po’ di rabbia. Quest’estate ancora in corso ha raccolto per ora 1185 incendi, il 5% in più della precedente. Dovevo andare a Villacidro a vedere la bellissima raccolta di oggetti del mondo contadino di Marisa Pittau, ma quando ho letto in prima pagina dell’Unione Sarda che tra Villasor e Villacidro c’era stato un grande incendio e la strada era stata interrotta ho rinviato a data da destinarsi. Già sulla costa di Quartu, dove io sto quando sono in Sardegna, c’era un clima torrido; figurarsi un paese dopo un incendio arrivato fino al campo sportivo. Continua a leggere→

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Turismo e speculazione. Il caso di Cala Finanza e la lezione di Todde

61sbtw1rqql-_ac_uf10001000_ql80_di Costantino Cossu

Come scrive Matteo Lupoli in Ecologia politica del turismo balneare, appena pubblicato da Orthotes, il turismo non è soltanto «un settore economico o un insieme di pratiche di consumo, ma un processo di trasformazione territoriale e ambientale che si inscrive in più ampie dinamiche di appropriazione della natura, organizzazione del lavoro e produzione di valore». Lupoli insegna presso il Dipartimento di Sociologia e Diritto dell’economia dell’Università di Bologna e si occupa principalmente delle relazioni fra trasformazioni del lavoro, degradazione ambientale e crisi ecologica. Il suo libro analizza due casi di studio esemplari dal punto di vista dei rapporti tra turismo e dinamiche economiche più ampie, planetarie: Rimini e Durazzo, due delle principali realtà turistiche del Mediterraneo. Continua a leggere→

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Dal teatro dei pupi ai pupi di zucchero: percorsi di un patrimonio culturale comune tra Tunisia e Sicilia

Tozeur (ph. Soumaya Bourougaaoui)

Tozeur (ph. Soumaya Bourougaaoui)

di Soumaya Bourougaaoui 

La Tunisia e la Sicilia condividono un ricco patrimonio di tradizioni e retaggi comuni che, nel corso dei secoli, ha contribuito ad avvicinare le due sponde del Mediterraneo e ad arricchirne il patrimonio artistico e culturale. Le migrazioni e i continui scambi tra le due realtà hanno lasciato un’eredità culturale ancora oggi viva e tangibile, che si manifesta nelle tradizioni, nei costumi e nella vita quotidiana delle rispettive società.

L’Opera dei pupi costituisce una delle testimonianze più emblematiche del patrimonio culturale condiviso tra la Sicilia e la Tunisia, sviluppatosi anche grazie all’immigrazione siciliana che, tra il XIX e il XX secolo, contribuì a diffondere usi e costumi popolari nell’altra sponda del Mediterraneo. Continua a leggere→

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Le spie del regime fascista in Tunisia

Il primo numero de l’italiano di tunisi, organo della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU)

Il primo numero de L’Italiano di tunisi, organo della Lega Italiana dei Diritti dell’Uomo (LIDU)

di Sonia Gallico 

Non è forse molto noto che durante il Ventennio fascista le autorità del regime svolgevano nei confronti della comunità italiana di Tunisia un’intensa attività di controllo e non di rado anche di repressione, come del resto in generale verso i connazionali all’estero e in particolare nei Paesi ove essi erano migrati o fuoriusciti. Un’ampia documentazione è presente all’Archivio Centrale dello Stato (ACS), all’Archivio Storico del Ministero degli Affari Esteri (ASMAE), al Centre des Archives diplomatiques de Nantes (CADN) e in misura minore, negli Archives Nationales de Tunisie (ANT).

Ne emerge un quadro complesso: spie italiane che controllavano italiani antifascisti, spie francesi che controllavano francesi e italiani fascisti e antifascisti, spie tunisine e algerine assoldate dagli italiani ma anche dai francesi. Alcuni antifascisti italiani venuti a conoscenza, anche se parzialmente, negli anni Settanta del Novecento, di queste “attività”, con spiccato senso dell’umorismo rivolgevano a spie e delatori un “pensiero grato” perché, affermavano, era grazie ai loro numerosi rapporti che era possibile ricostruire con estrema precisione le attività degli oppositori al regime italiano, attività spesso dimenticate per i pressanti impegni politici successivi.  Continua a leggere→

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Meninx e Tacapes: ovvero, dei primi tre anni di vita di messer Aner Andros nel Paese dell’Ippocampo fra gatti, ricordi, amori e rivoluzione

Meninx (ph. Joe Greco)

Meninx (ph. Joe Greco)

di Jo Greco [*] 

Non tutte le isole possono dire di essere in mezzo al mare, naturalmente, ma anche a poca distanza dal deserto più grande. Non dico che questa sia l’isola più bella del mondo, no, ma è un luogo in cui ti può accadere – ma può anche non accadere – di avvertire un’atmosfera alquanto strana, diciamo, vagamente misteriosa – un’oasi non in mezzo al deserto, dove ti aspetteresti di trovarla ma, in modo sorprendente, in mezzo al mare – e, anche (se non soprattutto) per questo, con un fascino tutto suo, indefinibile, come quello di certe donne non bellissime, forse neanche belle, ma che hanno lo stesso il potere di ammaliarti per qualche ragione che non capisci subito e che forse non capirai mai. E certo questo mistero non tutti possono intenderlo, o anche solo provarlo, come quasi tutti invece sono inevitabilmente sedotti dal fascino di una donna bellissima, un’attrice del cinema, mettiamo, e ciò che può essere misterioso in questo caso è il non subirlo quel fascino innegabile, universale, scelto apposta per essere messo sullo schermo del mondo ed essere ammirato da tutti. Continua a leggere→

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Tozeur: le palme, i mattoni, le oasi

Palmeto a Tozeur nel 1960 Fonte H. Grobe Wikimedia Commons CC BY 3.0

Palmeto a Tozeur nel 1960 (Fonte H. Grobe Wikimedia Commons CC BY 3.0)

di Roberta Marin

Nei villaggi di frontiera guardano passare i treni
Le strade deserte di Tozeur
Da una casa lontana tua madre mi vede
Si ricorda di me, delle mie abitudini

E per un istante ritorna la voglia di vivere
A un’altra velocità
Passano ancora lenti i treni per Tozeur

Tozeur con la sua architettura in mattoni di argilla ha affascinato e continua ad affascinare viaggiatori e turisti provenienti da tutte le latitudini. Continua a leggere→

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Quando il Mediterraneo univa i popoli

pic-livre-soumayadi Francesco Pintaldi 

Il nuovo libro di Soumaya Bourougaaoui, La Tunisia, crocevia di popoli, di culture e di religioni tra passato e presente (Éditions Arabesques, 2026) racconta il suo Paese ma in realtà parla del Mediterraneo, della complessità della sua identità, del suo essere nella storia plurisecolare uno spazio di relazioni, di mobilità e di incessante dialogo tra i popoli delle diverse sponde.

Attraverso un approccio interdisciplinare, il volume conduce il lettore alla scoperta di una Tunisia spesso poco conosciuta, percorre oltre duemila anni di storia, dalle civiltà punica e romana fino alla realtà contemporanea, passando attraverso il periodo islamico, la dominazione ottomana, il Protettorato francese e la costruzione dello Stato moderno. Continua a leggere→

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Il viaggio, il ritorno e la Tunisia

Palermo, il porto, Tunisini in partenza (ph. Eugenio Grosso, 2014)

Palermo, il porto, Tunisini in partenza (ph. Eugenio Grosso, 2014)

di Francesca Spinola 

Pochi temi attraversano la storia dei popoli arabi con la stessa forza del viaggio. Non è soltanto uno spostamento nello spazio, né semplicemente il passaggio da un luogo a un altro: è una pratica, un’esperienza e, soprattutto, un’immagine attraverso la quale una civiltà ha raccontato sé stessa. Partire, attraversare, conoscere, lasciare, ritornare: sono verbi che nel mondo arabo-islamico hanno assunto nel corso dei secoli un significato che va ben oltre la dimensione geografica. Il viaggio diventa così una forma di conoscenza, uno strumento di relazione, una necessità religiosa, un’esperienza politica e, nella contemporaneità, anche una delle forme più evidenti attraverso cui si manifesta il rapporto tra chi è partito e chi è rimasto. Continua a leggere→

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“E l’acqua passa e gira”: radici e vita nella canzone di Francesco Guccini

Guccini

Francesco Guccini

di Nicola Grato 

«Il fiume è il fiume per eccellenza, per antonomasia, non c’è Orinoco o Rio delle Amazzoni che tenga. Il Po, altro fiume, si sa che nasce dal Monviso, per definizione, ma è più invenzione letteraria che geografia. Il Reno esiste, ma quando si incontra col fiume cambia nome e genera un territorio indefinito, che si chiama appunto “i due fiumi”, e la larga iara attorno, perché il fiume non è affluente di nessuno, esiste in sé, quasi come Dio. Non nasce, è; sopra la Diga si chiama Bacino, più in su è territorio misterioso e inesplorato, come le sorgenti del Nilo. Dalla Diga in avanti è appunto il fiume» [1]. Continua a leggere→

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Il futuro, minuto per minuto. Pensando a Francesco Guccini

Francesco Guccini

Francesco Guccini

di Eleonora Melis 

Francesco Guccini è morto il 6 agosto 2026. Aveva ottantasei anni. Io appartengo invece a quella parte della vita in cui, almeno in teoria, il futuro dovrebbe occupare molto più spazio del passato. Forse è proprio questa distanza ad avermi portata, nei giorni successivi alla sua morte, a interrogarmi non soltanto sulla scomparsa di uno dei grandi protagonisti della canzone italiana, ma su ciò che rimane delle sue parole per chi appartiene a un’altra generazione. Non ho vissuto le piazze, le attese, le battaglie politiche e le disillusioni del suo tempo. Non conosco per esperienza il mondo nel quale quelle canzoni sono nate. Eppure le ascolto da un presente che continua, in qualche modo, a riconoscersi in esse. Continua a leggere→

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Francesco Guccini, tra parole, confini e margini

Francesco Guccini

Francesco Guccini

di Claudio Rosati 

Forse è l’ultima manifestazione pubblica prima della chiusura definitiva del locale. Il cinema Verdi a Pistoia è stracolmo. Francesco Guccini presenta il volumetto di Sergio Landini, Remo Cerini, poeta [1]. L’occasione è ghiotta. Cerini, personaggio per decenni popolare a Pistoia, avrebbe potuto essere il personaggio di una sua canzone. Abbandona il lavoro in fabbrica, assai ambito da tutti coloro che vogliono lasciare i campi, vive nella strada, dorme sotto i loggiati della città, scrive e stampa versi che distribuisce a offerta ai passanti. Continua a leggere→

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Una Stanza tutta per sé: un Archivio per Marilena Monti

Marilena Monti

Marilena Monti

di Marilù Balsamo

Una stanza sotto casa, che è stata la sua ultima residenza a Castelvetrano, sarà l’archivio di Marilena Monti. Perché un archivio?

Spazio custode di inediti, una folla di scritti, e non solo, che Marilena ha conservato nel tempo, da quando da bambina non si privò mai della possibilità di raccontare con la parola scritta, per curare la sua solitudine.

Lei la vita non l’ha vissuta, l’ha rappresentata con la poesia, la musica, la letteratura e il suo teatro. Diceva Margherite Duras: «Non so davvero cosa spinga la gente a scrivere se non, forse, la solitudine dell’infanzia». Forse non è un caso, che Marilena avrebbe voluto insegnare alle bambine a scrivere poesie per difendersi soprattutto dalla loro solitudine. Continua a leggere→

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Marilena per Paolo

Marilena Monti il 19 luglio 2020, legge la poesia dedicata a Paolo Borsellino

Marilena Monti il 19 luglio 2018, legge il poema dedicato a Paolo Borsellino

di Salvatore Borsellino 

Sono anni ormai che Marilena ci ha lasciato ma in via D’Amelio, il 19 luglio, continua ad esserci sempre.

Quella sua poesia, che veniva a leggerci fino quando la sua salute glielo ha permesso, non è una poesia, è un canto di addio che è insieme una promessa, un giuramento, quello di avere, di fare giustizia per quella terribile strage dove è stata spezzata per sempre la vita di Paolo, Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo Fabio ed Eddie Walter Max. Continua a leggere→

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Nel nome di Rosa

Marilena al Barah Esk, 1991

Marilena al Barak ‘Esh, 1991

di Margherita Cacioppo

Ho conosciuto Marilena Monti la prima volta attraverso la sua dimensione artistica, alla fine degli anni ‘80, nella cornice del meraviglioso evento Fotogramma Donna al Cinema Cristal di Palermo. Ma l’incontro personale – quello vero, destinato a cambiare le cose – è avvenuto nelle frequenze e negli studi di Radio Veronica, durante una trasmissione speciale condotta da Felice Liotti per commemorare Rosa Balistreri, a pochissimi giorni dalla sua scomparsa.

Tra me e Marilena è scattata un’empatia immediata, autentica, viscerale. A unirci fin dal primo istante erano due saldi punti cardinali: l’amore per Rosa Balistreri e la passione inquieta per la nostra Sicilia, una terra tanto dolce quanto amara. Con Marilena è successo esattamente come con Rosa: da quel momento non ci siamo più lasciate. Continua a leggere→

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Marilena Monti, poliedrica artista, tra moderno cantore e antico cantastorie

Marilena nell'ultima apparizione alla Giornata a ricordo di Paolo Borsellino, 14 luglio 2018

Marilena nella sua ultima apparizione alla Giornata a ricordo di Paolo Borsellino, 14 luglio 2018

di Felice Cavallaro 

Se per ricordare Paolo Borsellino, a 34 anni dalla seconda devastante strage del 1992, il frastuono di polemiche divisive sfumava mentre in via D’Amelio echeggiavano i versi di Marilena Monti sul “Giudice Paolo”, il suo libro pubblicato nel 1992, forse è il caso di riaccendere i riflettori su questa narratrice che una malattia ci ha portato via nel pieno di poliedriche attività. Continua a leggere→

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“E adesso voi mi ascolterete”: la Sicilia e l’amore nelle canzoni di Marilena Monti

Marilena Monti

Marilena Monti

di Salvina Chetta

Oh, come erano felici i figli del sole, del loro sole, come erano belli di una bellezza infantile gli uomini sognati dal protagonista del racconto “Il sogno di un uomo ridicolo” di Fëdor Dostoevskij [1]. Non conoscevano le leggi dei figli del sole di qui, non conoscevano le leggi, solo l’amare gli altri sapevano, la vita sopra la coscienza della vita, la felicità sopra la conoscenza delle leggi della felicità. L’uomo che li sogna non capisce il loro canto, ne comprende le parole, ma non il significato, col cuore però sì che comprende quest’uomo “ridicolo” che sogna: «La cosa principale è amare gli altri come se stessi, ecco qual è la cosa principale, ed è tutto qui, non occorre proprio nient’altro» [2]. E predica l’amore fra gli uomini l’uomo “ridicolo” che sogna. Continua a leggere→

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Marilena e la Sicilia, sintesi del mondo

508828564_10233285041659595_6099907249482286411_ndi Ernesto Di Lorenzo 

«Il fine del mio esistere è raccontare e l’ho fatto, fin da bambina, con tutti i mezzi che la vita mi ha dato». Questa citazione autografa di Marilena Monti, ritrovata su un foglio tra le pagine di un suo libro, ne riassume compiutamente la poetica di intellettuale eclettica e irriducibile. Scrittrice, cantautrice, regista, curatrice di programmi radiofonici per Rai Sicilia, direttrice artistica del teatro Selinus di Castelvetrano, autrice inserita nell’Albo degli scrittori italiani ed europei dell’Unesco. «Sono una cantastorie, faccio rivivere storie vecchie e nuove con la voce e con la chitarra». Cantastorie, ma non solo: la sua produzione culturale, a tre anni dalla scomparsa, appare come un caleidoscopio di racconti, romanzi, poesie, articoli, canzoni, testi e laboratori teatrali.   Continua a leggere→

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Marilena e gli “Incontri Mediterranei” al Teatro Selinus di Castelvetrano

Castelvetrano, Teatro Selinus

Castelvetrano, Teatro Selinus

di Gesualda Di Maio

Da impiegata amministrativa dell’Ufficio gare LL.PP. fui trasferita nel febbraio del ‘98 all’Ufficio amministrativo del teatro per l’ausilio burocratico in occasione della nomina a Direttrice del Teatro Selinus di Castelvetrano a Marilena Monti.

Inizialmente accolsi il trasferimento con un certo fastidio. Da anni mi occupavo di predisporre gli atti necessari per l’espletamento delle gare per l’assegnazione degli incarichi pubblici, con la massima professionalità, quindi percepivo lo spostamento al nuovo incarico come un allontanamento ingiustificato. Continua a leggere→

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Una voce calda e una presenza gentile

Marilena Monti

Marilena Monti

di Sara Favarò 

Ricordo lo sguardo di Marilena Monti: colore del mare, profondo, diretto. Ricordo la sua voce calda, chiara, sempre controllata. Una voce che aveva già conquistato platee dagli anni Ottanta, nelle sue attività artistiche e nelle trasmissioni culturali della RAI Sicilia, dove per anni aveva curato recitazione, regia e musiche con professionalità e misura. Continua a leggere→

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Ripensando a Marilena, alle sue parole che graffiavano e accarezzavano

Marilena Monti

Marilena Monti

di Giovanni Isgrò 

Ricordare Marilena Monti significa per me attraversare 50 anni della mia vita, sin da quando a Milano collaboravo alle ricerche di Dario Fo e partecipavo al suo laboratorio teatrale nella mitica Palazzina Liberty, appassionandomi al tempo stesso all’arte dell’ultimo grande cantastorie, Ciccio Busacca, siciliano anch’egli, rifugiatosi nella Palazzina per potere svolgere il suo lavoro dopo essere stato costretto a lasciare la nostra isola.

In occasione dei miei frequenti ritorni in Sicilia negli anni in cui scrivevo il mio primo libro sulla storia dello spettacolo in Sicilia, non potei fare a meno di incontrare l’amica Marilena per parlarle dell’esperienza che stavo vivendo a contatto con Fo, delle sue ricerche nel campo della giulleria medioevale e della sua azione di protesta che partiva dalla commedia dell’arte e della cultura popolare nell’area bergamasca. Continua a leggere→

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Marilena, gli adolescenti e la scuola

13_page-0001di Mario Mulè 

Un ragazzo “normale” si suicida facendosi trovare sui binari della ferrovia al passaggio di un treno.

Nessuno aveva avuto il sospetto di un possibile gesto suicidario e quindi tutti si chiedevano: “Come è possibile? Cosa si nasconde così bene nel mondo di un adolescente al punto di non essere visibile a nessuno, neanche a chi gli sta vicino?”

Ma cosa succede in adolescenza? Quali pensieri, quali sentimenti sono chiusi nel mondo di un ragazzo di 16-18 anni?

Noi del Dipartimento di Salute mentale di Mazara, chiamati da una scuola secondaria superiore a fare e dire qualcosa, non sapevamo da dove cominciare. Una esigenza era però chiara: bisognava portare a livello di consapevolezza quello che ribolliva senza avere parola, senza essere conosciuto da chi lo viveva. Continua a leggere→

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Marilena, ovvero la Sibilla di un teatro luminoso

Marilena Monti

Marilena Monti

di Ermelinda Palmeri

Ciò che mi spinge oggi a parlare di Marilena Monti non è tanto il desiderio di rendere omaggio ad un’artista (altri poi meglio di me l’hanno fatto!), quanto invece il bisogno urgente di chiarire a me stessa cosa abbia rappresentato per me conoscerla e condividere con lei alcuni momenti del suo percorso.

La mia passione per il teatro mi portò ad avvicinarmi a lei. Fu così che quando nel 1998 seppi che era stata nominata quale nuovo direttore artistico del teatro Selinus a Castelvetrano, timidamente mi presentai nel suo ufficio, perché sapevo che Marilena era curiosa di conoscere i giovani castelvetranesi che avevano fatto o facevano esperienze teatrali. Continua a leggere→

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L’intima ispirazione di Marilena: “insulare”, fare diventare verbo l’Isola

isoladi Lina Prosa 

L’ha detto lei stessa: a volte ho la sensazione di avere generato io la Sicilia.

Con quest’Isola ognuno di noi ha un conto in sospeso. Questo conto lo decliniamo in maniera personale con una lingua diversa, da cui deriva un vantaggio per chi fa arte da siciliano, da siciliana.

Il vantaggio deriva dalla materia sempre calda, bollente di contraddizioni, di interrogazioni e di antica instabilità, dell’insopportabile convivenza della bellezza con il suo opposto, da cui scaturisce ancora oggi tanta letteratura, tanto cinema. Continua a leggere→

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La poesia non salva la vita

Mrilena Monti

Marilena Monti (Archivio Marilena Monti)

di Carmelo Spitaleri 

Era l’estate del 1966. Avevo partecipato ad un concorso di poesia della RAI. Arrivai secondo e mi donarono una targa d’argento che andai a ritirare con i miei genitori a Castelvetrano. In quell’occasione ho conosciuto Marilena Monti, la vincitrice del concorso. Diciassette anni tutti e due. Vaghi ricordi di un salottino nel quale ci avevano fatto sedere. Me la ricordo bella, con gli occhi chiari e un sorriso che mi sembrò triste. Era con la madre. Ci scambiammo lettere per qualche mese. Poi tutto finì. La rividi qualche anno dopo. A Palermo, dove si era trasferita per l’università. Ricordo la sua stanza, piccola, piena di libri. Una chitarra. Parlammo di un futuro che non sarebbe stato insieme. Di sogni, forse e di poesia, immagino. Non lo ricordo. Non ci incontrammo più, per il resto delle nostre vite.

Marilena, Marilena… Continua a leggere→

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Le origini medievali dell’accumulazione capitalistica agraria nella lettura di Giorgio Giorgetti

Effetti del Buon Governo in campagna di Ambrogio Lorenzetti, 1338

Effetti del Buon Governo in campagna di Ambrogio Lorenzetti, 1338

di Duccio Balestracci [*]

Nel 1974, per le edizioni Einaudi, Giorgio Giorgetti pubblica il volume (edito subito in edizione economica di piccolo formato, come si fa con i titoli dei quali si è sicuri di un significativo livello di favore di pubblico e di vendite) Contadini e proprietari nell’Italia moderna. Rapporti di produzione e contratti agrari dal secolo XVI a oggi. Nella sua corposa dimensione, alla quale  mancano giusto un paio di sedicesimi per toccare le 600 pagine stampate fitte che non ci scrivi una nota a margine e su mediocre carta economica (d’altra parte, se vuoi fare un prodotto alla portata di tutti non ti puoi permettere materiali di lusso e formati ariosi: era – almeno all’epoca – una scelta politica ben precisa), l’opera di Giorgetti si prefiggeva lo scopo di analizzare, nella sua ottica di storico dell’economia e del pensiero marxisti, i sistemi di formazione del capitale fondiario in Italia nel corso di quattro secoli. Continua a leggere→

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Contadini e proprietari. Per una rilettura dell’opera di Giorgio Giorgetti

13383di Rossano Pazzagli 

Non ho conosciuto di persona Giorgio Giorgetti, eppure lo incontrai quasi subito quando sul finire degli anni ’70 dalle campagne di Maremma, dove sono nato e cresciuto, andai all’Università di Pisa. Lui aveva già lasciato questo mondo, ma alla Facoltà di Lettere, dove ero iscritto, in diversi programmi d’esame c’erano i suoi libri, in particolare nel corso di laurea in storia capitanato da Mario Mirri, fondatore e animatore della cosiddetta Scuola storica pisana. Continua a leggere→

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Un incontro militante, con la passione della storia

31927732811di Simonetta Soldani 

Nel novembre del 1974 entrai a far parte, poco più che trentenne, della neonata Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Siena, con l’incarico di insegnarvi Storia del Risorgimento. Anche Giorgio Giorgetti vi era appena giunto, fresco di nomina a professore ordinario di Storia moderna, dopo alcuni anni di insegnamento nell’ambito del corso di laurea di Scienze politiche aperto presso la facoltà di Giurisprudenza della città in cui viveva e operava dalla fine degli anni Cinquanta.

Cominciò così, nel piccolo Istituto di Storia e Geografia (si chiamava proprio così, come una delle voci delle pagelle scolastiche), una collaborazione che nessuno poteva immaginare così breve – di fatto, un anno appena… – e che si rivelò subito quanto mai intensa e affettuosa, grazie anche alla comune militanza nel Partito comunista, vissuta da entrambi come impegno e testimonianza quotidiana, anche se io ero una semplice iscritta e lui un apprezzato dirigente cittadino (e non solo). Continua a leggere→

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“Occuparsi del conflitto”. Dialogando con Luciano

 Gino Scarpelli, Paolo De Simonis e Luciano Giannelli, La pastora, 1971, Firenze: installazione mnestica multicodice entro tesi di laurea


Gino Scarpelli, Paolo De Simonis e Luciano Giannelli, La pastora, 1971, Firenze: installazione mnestica multicodice entro tesi di laurea

di Paolo De Simonis [*] 

un trio sfasato 

A Firenzuola la voce cantante di Gino, contadino e pastore, restò incisa su nastro magnetico di registratore Geloso G257 mototrasportato, assieme a me, da Falcone Guzzi 500.

A Firenze le parole della soprastante canzone epico-lirica, ospitata dal 1888 nei Canti popolari del Piemonte raccolti da Costantino Nigra, vennero dattilografate con i caratteri standard della mia Lettera 22 Olivetti e infine ‘precisate’ con i segni diacritici della grafia fonetica aggiunti da pennarello nero a punta fine guidato da Luciano Giannelli: cui avevo chiesto soccorso sapendo bene che altrimenti, da solo, avrei sicuramente commesso più di uno scerpellone. Continua a leggere→

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Ricordando Luciano Giannelli, etnolinguista che amava il dialogo

1di Leonardo M. Savoia 

Il primo incarico di Luciano fu alla Facoltà di Lettere dell’Università della Calabria, a Arcavacata, nel 1979, quando si dimise dal suo lavoro di Segretario della Giunta del Comune di Colle Val d’Elsa, con una scelta per lui evidentemente liberatoria che colpì tutti i suoi amici, me, Lorenzo Coveri, Paolo De Simonis… In Calabria continuò l’insegnamento che avevo tenuto l’anno precedente, per proseguire poi a Urbino, quando ancora vi lavoravo, all’incirca nel 1981, e poi vincere nel 1982 il posto a Lettere di Firenze, prima di incardinarsi a Siena dal 1987, dove sarebbe rimasto fino alla fine della sua carriera come professore ordinario di Glottologia nel 2009. Questa è memoria ma anche storia di vita, quella prospettiva che Luciano sentiva congeniale al suo modo di guardare il mondo. Non a caso una delle sue intuizioni più straordinarie è la lunga narrazione e insieme avvincente testimonianza di Dina Mugnaini raccolta da Valeria Di Piazza, in Io so’ nata a santa Lucia: il racconto autobiografico di una donna toscana tra mondo contadino e società di oggi (Di Piazza, Mugnaini 1988), sostenuta, guidata e commentata da Luciano Giannelli. 
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BAYAN: nuovo player inter ed intra-culturale

BAYAN (31 gennaio. 2026). Cerimonia di conferimento degli attestati al primo ciclo di studenti del corso triennale "studi islamici ed umanistici" e dei corsi biennali "lingua e letteratura araba" e "pedagogia".

BAYAN (31 gennaio. 2026). Cerimonia di conferimento degli attestati al primo ciclo di studenti del corso triennale “studi islamici ed umanistici” e dei corsi biennali “lingua e letteratura araba” e “pedagogia”.

di Mohamed Bamoshmoosh [*] 

Migrazione musulmana in Italia

La migrazione dai Paesi a prevalenza islamica in Italia non è stata uniforme. Essa può essere infatti divisa in due grandi macro-fasi [1]. La prima va dagli anni Sessanta fino agli anni Novanta del secolo scorso e la seconda partendo dagli anni Novanta dura fino ai giorni nostri. È corretto fare questa distinzione perché, di fatto, abbiamo due distinti tipi di popolazioni immigrate con diversi back-ground culturali ed economici oltre che di prospettive di vita. Continua a leggere→

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La trasmissione del sapere religioso: l’islam tunisino in Sicilia

Mazara del Vallo, La scuola elementare per bambini tunisini, 1987 (ph. fauso Giaccone)

Mazara del Vallo, La scuola elementare per bambini tunisini, 1987 (ph. Fausto Giaccone)

di Alessandra Caragiuli [*]

Introduzione 

L’educazione religiosa rappresenta oggi uno dei campi meno esplorati ma più significativi per comprendere i processi di istituzionalizzazione dell’islam in Italia. Se negli ultimi decenni la ricerca si è concentrata prevalentemente sui luoghi di culto, sulle leadership religiose e sui percorsi di integrazione delle comunità musulmane, minore attenzione è stata dedicata agli spazi extrafamiliari nei quali il sapere islamico viene trasmesso alle nuove generazioni. Continua a leggere→

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La multireligiosità nella scuola pubblica italiana

copertina-2di Maddalena Colombo [*]

Il tema della multireligiosità nei percorsi formativi rappresenta un aspetto fondamentale dell’attuale rapporto tra religione e società. In questo contributo, tratteremo tale tema all’interno di un quadro costituzionale che garantisce la libertà di religione nel sistema scolastico pubblico, evidenziando come viene esercitata tale libertà in un assetto multireligioso quale quello attuale, creato dall’impatto dei nuovi cittadini con origine migratoria. Viene poi declinato sulla base di una pedagogia della sensibilità religiosa che dovrebbe aprire all’incontro e al dialogo tra culture, convinzioni e fedi diverse e viene riportato l’esempio delle molteplici funzioni che svolge oggi l’IRC (Insegnamento della Religione Cattolica) nei confronti della comunità scolastica, assumendo pienamente tale indirizzo pedagogico.

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Alì Assaf. Arte, diaspora e immaginari postcoloniali. Dialogo con Arianna Desideri

01-locandina-mostra-ali-assaf-mlacdi Michela Gulia 

La retrospettiva Alì Assaf. Opere 1973–2011 (21 aprile-29 maggio 2026), promossa dal MLAC (Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Università “La Sapienza” di Roma) e curata da Arianna Desideri, offre l’occasione per riflettere sul mutamento che ha interessato la ricerca storico-artistica in Italia nell’ultimo decennio. L’attenzione oggi rivolta a figure come Assaf – artista di origini irachene giunto in Italia nel 1973 – è infatti il risultato di cambiamenti che, a partire dal 2000, hanno progressivamente interessato la disciplina della storia dell’arte a livello globale, determinando il ricorso a prospettive transnazionali e transculturali. Tale mutamento si è sviluppato parallelamente al consolidarsi di studi dedicati all’analisi delle relazioni tra arte, colonialismo e culture visuali. Continua a leggere→

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“Felicissima”, sentirsi parte di un movimento collettivo. Dialogo con Federica D’Amore

images-1-2di Ivana Margarese 

Il pensiero femminista italiano è stato anche una pratica di trasformazione del mondo, in cui non sono mancati i richiami alla felicità personale e politica. Scrive Carla Lonzi: «Ho un momento di felicità non voglio neppure muovermi dalla sedia per paura che passi» (Taci, anzi parla. Diario di una femminista 1972-1977, 2024). Le fa eco Luisa Muraro quando afferma: «Non potrei stare in questo mondo se non potessi credere e sentire che talvolta si aprono dei passaggi per cui una qualche felicità riesce ad accadere. Riesce cioè a venire da non so dove e a inserirsi nelle nostre esistenze come anche nella Storia. So solo che per arrivare deve passare dall’interno di ciascun essere umano o forse di ogni vivente, anche gli animali e le piante e, chissà, le cose tutte. Continua a leggere→

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Uno spazio poetico: la cura, l’educazione, la genitorialità

coverdi Ugo Morelli 

Se esiste uno spazio poetico, è quello dell’educazione e della crescita. Senza la ragion poetica la relazione educativa può essere ridotta a una visione prescrittiva, residuale e riparatoria. L’umana poiesis, (ποίησις) che significa propriamente il fare dal nulla (Platone, Simposio, 205, b), e che appare la prima volta in Erodoto col senso di “creazione poetica” (ii, 82) può trovare espressione e cura nello spazio del confronto e del dialogo educativo. Continua a leggere→

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Oggetti scartati, icone liberate: il secolo radicale di Betye Saar

Betye Saar

Betye Saar

di Mariella Pasinati 

Il 26 luglio, a quattro giorni dal suo centesimo compleanno, è morta a Los Angeles Betye Saar (1926-2026), una delle figure più autorevoli dell’arte afroamericana e protagonista assoluta della pratica dell’assemblaggio. Artista indipendente e radicale, capace di attraversare oltre sei decenni di storia senza mai separare la ricerca formale dall’esperienza vissuta, Saar ha trasformato oggetti scartati, fotografie di famiglia, amuleti, gabbie, finestre, assi da bucato e immagini stereotipate della cultura popolare americana in depositi di memoria, strumenti di denuncia e forme di riscatto politico. Il suo linguaggio procede per associazioni, sovrapposizioni e metamorfosi e affonda le proprie radici nella sua esperienza di donna nera. Memoria personale e storia collettiva, critica degli stereotipi, spiritualità e mistero vi agiscono come dimensioni inseparabili di una stessa ricerca poetica e formale. Continua a leggere→

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Discarica pubblica ad opera di privati, ossimoro al limite del non senso. Dialogo con Vanessa Ambrosecchio

coverdi Elena Pistillo

Le Leonesse di Vergine Maria (Mesogea Edizioni, 2026), il romanzo di Vanessa Ambrosecchio, è molte cose insieme, come emergerà nel corso di questo dialogo con l’autrice. Innanzitutto è un atto di cura verso ciò che rischiava di essere dimenticato: le morti dei bambini travolti dai camion stracarichi e malandati che, negli anni del sacco edilizio palermitano, correvano a scaricare detriti e calcinacci nelle discariche abusive; il disastro ambientale e le devastazioni della speculazione edilizia che hanno strappato Palermo al suo mare e cancellato intere borgate in un vero e proprio stupro del territorio; il connubio tra mafia e politica; la coraggiosa lotta delle donne della borgata. Continua a leggere→

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La Diaspora italiana e la rete mondiale urbana dell’italianità tra dati dì archivio e stime

Gli arrivi a Ellis isle

Gli arrivi a Ellis island, fine ’800

di Mauro Albani, Franco Pittau e Antonio Ricci 

Introduzione 

Le città di diversi Paesi del mondo sono i luoghi in cui la Diaspora italiana è maggiormente concentrata. L’ambiente urbano attiva gli effetti economici, culturali, professionali, linguistici e politici che le migrazioni possono determinare. Considerate nel loro insieme, le città della diaspora costituiscono la rete mondiale dell’italianità, nella quale si intrecciano le diverse relazioni capaci di mantenere vivo il legame con il Paese d’origine e, nello stesso tempo, di favorire l’integrazione nei Paesi di destinazione. Continua a leggere→

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L’eros palingenetico in Alda Merini: tra desiderio, follia e rinascita poetica

Alda Merini

Alda Merini

di Aicha Awedni 

Alda Merini, poetessa e aforista italiana, nasce a Milano il 21 marzo 1931 e muore nella stessa città il 1° novembre 2009. La sua vita e la sua opera sono profondamente segnate dall’esperienza della malattia mentale, che diventa una delle chiavi centrali della sua produzione poetica. Già nel 1947, a soli sedici anni, la Merini ha sofferto di un disturbo bipolare e per questo è stata obbligata a rimanere in una clinica psichiatrica di Villa Turro per un mese. 

Da quel momento, il legame tra dolore, follia, amore e creatività costituirà l’ossatura tematica della sua intera opera. 

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Una breve introduzione alla filosofia della religione

Michelangelo, Cappella sistina, part.

Michelangelo, Cappella sistina, part.

di Alberto Giovanni Biuso 

Il sacro come evento universale 

La polarità tra μῦθος e λόγος intesi come dimensione sacra e pensiero logico non è universale ma costituisce una delle peculiarità della cultura europea e poi occidentale. In ogni caso la realtà storica e concettuale è assai più complessa della semplice contrapposizione oppure della riduzione dell’uno all’altro. Racconto mitico e narrazione razionale si presentano infatti in forme, aspetti e relazioni molteplici all’interno sia delle singole culture – comprese quelle del Mediterraneo antico – sia tra le differenti tradizioni. E, soprattutto, non si dà alcuna evoluzione ‘progressista’ e lineare (alla Levy-Bruhl) dall’oscurità del mito alla luce della ragione. Continua a leggere→

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Ricordare i nomi per dare un nome al dolore e testimoniare una ragione di giustizia

9788838950070_0_0_536_0_75di Sebastiano Burgaretta 

L’8 agosto sono passati settant’anni dal tragico disastro consumatosi al Bois du Cazier a Marcinelle nel distretto carbonifero di Charleroi in Belgio. Nell’incendio della miniera, scoppiato a 975 metri sottoterra, morirono 262 persone, fra cui 136 italiani.

Erano per lo più giovani, alcuni sposi da pochi giorni, che si erano avventurati nell’emigrazione favorita da Governo italiano del tempo con degli accordi di scambio uomini-carbone col Belgio, cui di fatto erano venduti i lavoratori che sarebbero scesi nelle miniere di quel Paese. Continua a leggere→

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Le metamorfosi del griko tra memoria, rimorso e riscatto

cover-antropologia-cultura-pubblica-pellegrino-lingua-greca-terra-italianadi Angelo Campanella 

Nella geografia complessa delle minoranze linguistiche del Mediterraneo, la Grecìa salentina offre un osservatorio privilegiato sul rapporto tra lingua, memoria e appartenenza. Costituita nel 2001, essa comprende undici comuni, in sette dei quali – Calimera, Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto, Zollino, Sternatia, Martano e Martignano – il griko risulta ancora parlato. Il volume di Manuela Pellegrino, Lingua greca, terra italiana. Dal rimorso al riscatto? (Meltemi 2024), si inserisce in questo campo da una prospettiva scientifica. Il sottotitolo richiama la lezione di Ernesto de Martino e il tema del «rimorso» storico legato alla sensazione di vergogna sociale per una lingua minoritaria, a lungo percepita come stigma di arretratezza contadina e oggi attraversata da processi di patrimonializzazione e riscatto (De Martino 2023). Continua a leggere→

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Api e apicoltura in Sudarabia

Wadi Markha: apicoltore nomade con le sue arnie ai bordi del deserto.

Wadi Markha: apicoltore nomade con le sue arnie ai bordi del deserto (ph. Giovanni Canova)

di Giovanni Canova 

Il Dipartimento di scienze umane dell’Università di Catania ha organizzato il 22 maggio 2026 l’evento Ape sapiens: conversazioni tra alveare e immaginario, nell’ambito del progetto “Narrare l’ambiente fra Oriente e Occidente” e del dialogo tra Università e Territorio [1]. Qui di seguito il testo del mio intervento, esito di una ricerca effettuata in Yemen e in Dhofar (Oman), tra il 1993 e il 2001 [2].  Continua a leggere→

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Il giardino Zerai Deres e le Guide Invisibili: narrare il centro di Roma tra pratiche decoloniali e cittadinanza attiva

Inaugurazione del giardino Zerai Deres, dove si colloca oggi il monumento ai caduti di Dogali, 19 febbraio 2026 (ph. Giulia Casentini)

Inaugurazione del giardino Zerai Deres, dove si colloca oggi il monumento ai caduti di Dogali, 19 febbraio 2026 (ph. Giulia Casentini)

di Giulia Casentini 

Introduzione

Il giorno Yekatit 12, 19 febbraio di quest’anno 2026, è stato inaugurato a Roma il giardino Zerai Deres, alla presenza di numerose associazioni di cittadini [1], attivisti e studiosi che si sono instancabilmente spesi in questi ultimi anni per una critica attiva della nostra eredità coloniale. Yekatit 12 è una data importante per le persone provenienti dalle ex-colonie italiane, e per le comunità di origine africana in Italia: è il giorno in cui si commemora la strage di Addis Abeba, ordinata nel 1937 dagli italiani come rappresaglia dopo l’attacco al generale Graziani (Labanca 2004; Magnani et al. 2025).

Il giardino Zerai Deres è un passaggio cruciale in un lungo processo partecipato [2], che vuole conferire un significato nuovo alla configurazione attuale di piazza dei Cinquecento, e restituire alla cittadinanza, ai turisti, ai passanti e alle persone afrodiscendenti uno spazio di riappropriazione della città e dei suoi luoghi contestati. Continua a leggere→

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Etnogenesi nelle civiltà. Sviluppo psicoculturale e dinamiche sociali nell’India di oggi

img-20251029-wa0002di Federico Castiglione 

Mediamente la percezione delle cose conta più della realtà. E quando pensiamo al subcontinente indiano le percezioni e le narrazioni che essa produce soverchiano di gran lunga la possibilità di imporre un pensiero uniforme. Detto altrimenti, l’incongruente e irraggiungibile polimorfismo della geografia umana dell’India possiede elementi destinati più ad accumulare domande su di essa che a fornire risposte.

Ma cosa è stata “l’India” nell’immaginario collettivo di questa nostra parte di mondo? Con Said, potremmo dire “l’Oriente”, l’orientalismo al suo massimo, frutto di rappresentazioni dell’altrove sedimentatesi sul terreno psichico del vecchio continente e declinatosi in varie forme. Osservandolo dall’alto, e pensando al nostro Paese, tenderemmo a sostenere che l’India sia stata immagine speculare di una visione “autoctona” rispetto al Mezzogiorno nostrano. Continua a leggere→

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Filosofia della gioia: indicazioni dal pensiero contemporaneo

La Gioia di Chagall

La Gioia di Chagall

di Augusto Cavadi 

Di cosa stiamo parlando? 

Ogni scambio di pensieri sulla “gioia” esige che ci si accordi non sulle tesi, che possono essere legittimamente discordanti, ma sul significato delle parole che adottiamo: senza tale accordo giriamo a vuoto quando supponiamo sia di concordare sia di discordare. Preliminarmente, dunque, è necessario chiarire che cosa intendiamo per “gioia” dal momento che il termine è polisemico e, nel discorso pubblico, ognuno gli attribuisce una propria valenza semantica. Continua a leggere→

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Gli dèi attraversano il mare. Mobilità umane, diaspore e sguardo decoloniale

27-riomisticodi Tiziana Chiappelli

Il Mediterraneo è stato spesso rappresentato come un crogiuolo di culture: uno spazio nel quale popoli, lingue, religioni e sistemi di conoscenza si sono incontrati, sovrapposti e reciprocamente influenzati. Accanto a questa immagine, che ci restituisce una visione pacificata della mescolanza culturale, occorre considerare anche le guerre, le conquiste, le colonizzazioni, le deportazioni e le diseguaglianze che ne hanno storicamente determinato le forme. Le culture non si incontrano mai in uno spazio neutro: viaggiano insieme alle persone, ma anche dentro rapporti di forza che ne condizionano il riconoscimento, la legittimità e le possibilità di trasmissione. Continua a leggere→

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Il cammino di Santiago, dalla spiritualità alla secolarizzazione, sino alla sua commercializzazione

Itinerario del Cammino di Santiago

Itinerario del Cammino di Santiago

di Maurizio Crispi [*]

Negli ultimi due decenni il Cammino di Santiago ha avuto una crescente popolarità, con una tutta una gamma di pellegrini diversi e con le più varie motivazioni. Il Cammino di Santiago nella sua forma “semplice” (come El Camino del Norte [1], o il più celebre e rinomato El camino francés [2], con partenza da Saint-Jean-Pied-de-Port, la cittadina francese ai piedi dei Pirenei e che si estende per circa 775 km [3]) o nelle sue forme più sofisticate ed impegnative, ha visto negli ultimi decenni decine e decine di migliaia di pellegrini, da quelli religiosi (e devozionali) a quelli “laici” che lo intraprendevano con le più diverse motivazioni. Continua a leggere→

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Rileggere Marguerite Yourcenar per salvare la Terra

cover-10di Chiara Dallavalle

Come credo la maggior parte delle persone, la mia conoscenza letteraria di Marguerite Yourcenar si limitava esclusivamente alla sua opera più famosa, Memorie di Adriano, un libro denso, assaporato negli anni della giovinezza e poi, come tante letture di quegli anni, finito in un angolo dimenticato della libreria.

È stata per me una sorpresa rileggerla a distanza di anni e scoprirne un’anima ecologista assolutamente contemporanea. Se vogliamo provare ancora a salvare la Terra, pubblicato di recente da Einaudi con un’appassionata postfazione di Stefania Ricciardi, è il testo della prolusione della scrittrice alla V Conferenza internazionale di Diritto costituzionale, dedicata al diritto alla qualità dell’ambiente, tenutasi il 30 settembre 1987 a Laval, in Quebec. Il discorso propone una lucida riflessione sul rapporto tra uomo e ambiente, che precorre il dramma dell’odierna crisi climatica, sollevando interrogativi che al tempo presente appaiono quanto mai attuali. Un rapporto sbilanciato che, oggi come allora, mette l’essere umano al centro di tutto, relegando la natura a passivo dispensatore di risorse, verso cui l’uomo è titolato ad agire con totale discrezionalità. Continua a leggere→

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Il Mediterraneo in un piatto. Il couscous tra storia e identità condivisa

1di Samia Debbabi 

Il presente articolo analizza il couscous come simbolo culturale e identitario del Mediterraneo, mettendo in luce le sue origini storiche, la sua diffusione geografica e il valore sociale nelle diverse tradizioni mediterranee. Attraverso un approccio storico e antropologico, il contributo mette in evidenza il ruolo del couscous come elemento di incontro tra popoli, culture e memorie comuni. Dal Nord Africa delle civiltà berbere alla cucina siciliana, il couscous si rivela un testimone diretto degli scambi culturali che hanno segnato il Mediterraneo nel corso dei secoli. Continua a leggere→

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“Il trovatore”. Fuoco Ferro Sangue: una lettura antropologica

il_trovatoredi Annalisa Di Nuzzo [*]

Opera lirica, opera popolare. Dai vissuti al patrimonio immateriale 

Il 6 dicembre 2023, l’UNESCO ha deliberato l’iscrizione dell’Arte del canto lirico italiano nel Patrimonio immateriale dell’Umanità, portando a compimento un percorso lungo e complesso; l’indagine trasversale ha messo in evidenza il ruolo primario delle arti performative nel saper sintetizzare e veicolare il patrimonio immateriale di un gruppo o di una comunità e ha permesso di cogliere nel performativo un fattore trasversale e fondante del patrimonio immateriale in sé. Se nel 2003 il documento veniva giustamente salutato come un progresso assai significativo nel riconoscimento dell’importanza della diversità culturale, in grado di valorizzare, anche in ambito UNESCO, un approccio dal basso in merito alla tutela del patrimonio vivente, oggi l’avanzamento tecnologico, la crescita della mobilità culturale e l’evoluzione sempre più multietnica delle nostre società sollevano numerosi temi critici in merito alla Convenzione e alla sua implementazione. Continua a leggere→

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Le geografie del Mediterraneo di Maurizio Maggiani

coverdi Mila Fantinelli 

Come il vento Zefiro che scavalca i crinali liguri e si distende verso la Riviera “versata all’Oriente”,La Zecca e la Rosa (Feltrinelli, 2016) di Maurizio Maggiani costruisce un itinerario che attraversa il Mediterraneo, dal Mar Ligustico al Mar Adriatico.

Un viaggio alla Ibn Battuta, il grande viaggiatore marocchino, con il fagotto sulle spalle, che parte dall’amata città natale Tangeri per dirigersi verso nuovi mondi.  Continua a leggere→

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Messaggi in bottiglia. Versi, parole e pagine sparse di una vita tra Hegel e Marx

i__id18521_mw600__1xdi Roberto Fineschi 

Il libro di Nicola De Domenico, Visa Cogitata Scripta. Composizioni e traduzioni 1999-2024 (Mimesis/Parterre, Milano-Udine 2025) appare a prima vista composto di frammenti (poesie, prose, saggi), vergati in occasioni e periodi diversi negli ultimi venticinque anni ma è un tutto unitario, una testimonianza intellettuale, una presa di posizione pratica nel tempo della prassi impossibile. Ne ho ricavato alcuni nuclei tematici.

1. Repubblica delle lettere e disimpegno 

Il tema ricorrente del distacco, del dégagement, non va in realtà letto come una assenza. È venuta meno la militanza, ma non la prassi e la testimonianza. È il tema classico del rapporto tra azione individuale e contesto storico della sua realizzazione, tra realtà effettuale e individuo come luogo dell’azione, tra spirito oggettivo e spirito assoluto. Continua a leggere→

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Bussi e le sarà aperto. Brevi considerazioni sull’attuale servizio sanitario

sanita-palermodi Mariano Fresta [*] 

L’empatia 

Si racconta che l’antropologa Margaret Mead abbia individuato in uno scheletro, rinvenuto in un sito archeologico e risalente ad alcune migliaia di anni fa, una testimonianza sulla solidarietà umana. Lo scheletro, infatti, mostrava un femore con i segni di una frattura successivamente guarita: un siffatto incidente, in quei tempi remoti, sarebbe stato fatale se qualcuno non si fosse preoccupato di accudire e nutrire la persona sfortunata per tutto il tempo necessario alla sua guarigione. Ed è appunto questa lunga assistenza che permette all’antropologa di affermare che l’empatia, la capacità cioè di identificarsi e di solidarizzare con l’altro, fa parte del corredo genetico della specie umana. Continua a leggere→

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Pensare la poesia agli orli della notte

copertia-agli-orli-della-nottedi Alberto Genovese 

Introducendo le Opere di Kierkegaard, Sergio Quinzio menziona e brevemente commenta alcune pagine degli Atti dell’amore nelle quali il filosofo danese considera 

«“l’atto di amore di ricordare un defunto” come il più disinteressato, il più libero, il più fedele. “In verità, se vuoi sapere cos’è l’amore in te e negli altri uomini, osserva come vi rapportate ad un morto”. È facile piangere la persona cara che ci è venuta a mancare da poco, perché è facile serbarne il ricordo. Ma poi “il caro ricordo di un defunto deve difendersi contro la realtà affinché le nuove impressioni che si susseguono a valanga non abbiano il potere di cancellare il ricordo […] ricorda il defunto e impara proprio da lui ad amare i viventi con disinteresse, fedeltà, libertà. Rispetto a un defunto tu hai la libertà e la misura con cui puoi provare te stesso”. Non ama i viventi chi non ama i morti; ma non si amano i defunti se non ci si rifiuta di abbandonarli; se non si crede che risorgeranno…» [1].  Continua a leggere→

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“Thesaurum fidei”. Un progetto di ricerca internazionale per la riscoperta e la valorizzazione del patrimonio cattolico in Giappone

1di Paolo Giulietti, Olimpia Niglio 

La ricostruzione storiografica e l’interpretazione ermeneutica della evangelizzazione del Giappone – iniziata con l’arrivo del gesuita spagnolo Francesco Saverio (1506-1552) e di due confratelli a Kagoshima il 15 agosto 1549 – rappresentano un percorso intellettualmente impervio, segnato da profonde asimmetrie concettuali. Continua a leggere→

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Il corpo come capitale dissolto: sfruttamento, gelosia e morte ne “La mosca” di Pirandello

1000431466di Claudio Gnoffo 

La novella: La mosca

Pubblicata per la prima volta su «Il Marzocco» del 2 ottobre 1904, poi raccolta nel volume Erma bifronte (Treves, Milano 1906) e confluita nel quinto volume della serie Novelle per un anno (la raccolta omonima La mosca, Bemporad, Firenze 1923), “La mosca” è una delle novelle più dense e meno commentate della produzione pirandelliana. Appartiene alla prima stagione creativa dello scrittore di Girgenti, quella in cui il realismo verghiano è ancora una presenza forte ma già incrinata dall’interno da una tensione filosofica che cercherà nel grottesco e nell’umorismo le sue forme più compiute. Pur nell’ambientazione rurale e dialettale tipica del verismo siciliano, la novella contiene già in nuce alcuni dei temi più profondi dell’intera produzione pirandelliana: l’identità incrinata, la forza dei legami di sangue, nonché — ciò che qui ci interessa — il corpo come luogo in cui si concentrano e si dissolvono le possibilità sociali dell’individuo. Continua a leggere→

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L’approdo è l’altro: Giosuè Calaciura e l’Ammiraglio

cover-8di Nicola Grato 

Dove il sogno dell’oro ha creato mendicanti di un senso

Che galleggiano vacui nel vuoto affamati d’immenso

Là babeliche torri in cristallo già più alte del cielo

Fan subire al tuo cuore uno stallo come a un Icaro in volo

Dove da una prigione a una luna d’amianto “l’uomo morto cammina”

Dove il Giorno del Ringraziamento, il tacchino in cucina

E mentre sciami assordanti d’aerei circondano di ragnatele

Quell’inutile America amara leva l’ancora e alza le vele.                                  

                                       (Francesco Guccini, Cristoforo Colombo) Continua a leggere→

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Masada, l’assedio, il mito e la verità storica al di là della passione nazionalista

Masada, ricostruzione del borgo fortificato

Masada, ricostruzione del borgo fortificato

di Massimo Jevolella 

«Da gran tempo noi avevamo deciso, o miei valorosi, di non riconoscere come nostri padroni né i romani né alcun altro all’infuori del nostro unico Dio, perché Egli solo è il vero Signore degli uomini; ed ecco che ora è arrivato il momento di confermare con i fatti quei propositi. […] Finché le nostre mani sono libere e hanno una spada da impugnare, ci rendano un generoso favore; moriamo quando ancora i nostri nemici non ci hanno ridotti in schiavitù, e da esseri liberi diamo un addio alla vita con le mogli e i figli» 1. Continua a leggere→

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Les mots sont plus forts que les armes

carceredi Sabina Leoncini 

Introduzione

Le istituzioni penitenziarie costituiscono uno specchio delle scelte politiche, culturali ed educative di una comunità: il modo in cui una società tratta le persone private della libertà racconta molto della concezione di cittadinanza, inclusione e diritti che essa intende promuovere. Continua a leggere→

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Per occhi che non vedono

9788807950766_0_0_536_0_75di Antonietta Iolanda Lima

«A tutti gli abbandonati perseguitati rifiutati, migranti e bambini tutti disperati sfruttati affamati uccisi ingoiati dal mare a causa di un mondo predatorio e indifferente». Questa la mia dedica nel libro Frugalità. Era il 2022 e da due anni il decreto Lamorgese modificando i decreti Salvini introduceva una normativa da ritenere positiva per i migranti quando si pensi alla protezione speciale per chi aveva lesi i diritti umani. Poi in anni successivi è stato nuovamente modificato in senso restrittivo il sistema di accoglienza integrato per i richiedenti asilo e previste onerose sanzioni per le navi impegnate nei salvataggi in mare.

Disincentivazione della migrazione irregolare, rimpatri e respingimenti, mancanza di rispetto degli standard internazionali sul diritto di asilo, ecco gli strumenti con i quali i Paesi dell’Unione hanno risposto alla crisi dei rifugiati del 2015. Una politica repressiva e restrittiva crescente che nulla di positivo ha risolto: Continua a leggere→

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Il siciliano nella storia linguistica e sociolinguistica italiana

31534732611di Claudio Maugeri

Quando si affronta il tema della lingua italiana, è inevitabile confrontarsi con la straordinaria varietà linguistica che ha caratterizzato la storia della Penisola. L’Italia, prima ancora di essere una nazione politica, è stata una “nazione di dialetti”, un mosaico di idiomi locali che, per secoli, hanno rappresentato l’unico strumento di comunicazione quotidiana per milioni di persone. In questo scenario ricco e complesso si staglia la lingua siciliana, per il suo peso storico, la sua struttura autonoma e il ruolo che ha giocato nella formazione della cultura letteraria italiana. Tuttavia, il siciliano, come molti altri sistemi linguistici regionali, è stato a lungo relegato al rango di “dialetto”, nel significato pregiudizievole del termine che secoli di stereotipi e false credenze hanno forgiato. Continua a leggere→

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Tornare ad ascoltare Siwa. Note metodologiche su musica, ritualità e patrimonio quasi un secolo dopo Brigitte Schiffer

Foto di repertorio, la Shif biblioteca Lion di Siwa, scattate tra il 1932-1933 a Siwafer

Foto di repertorio, la Schiffer durante la ricerca, 1932-1933 (Biblioteca Lion di Siwa)

di Eleonora Melis

Premessa

Sono tornata a Siwa per una ricognizione preliminare al mio dottorato di ricerca, che inizierà a settembre presso la NOVA University di Lisbona. Prima ancora dell’avvio formale del progetto, ho sentito la necessità di tornare sul campo: nelle discipline antropologiche ed etnomusicologiche la ricerca non può limitarsi alla raccolta di testimonianze, ma si costruisce attraverso la presenza, la continuità delle relazioni e il tempo condiviso con le persone. Continua a leggere→

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Francia: “Hamza la dogana”, ovvero come l’eccezione coloniale fu importata in metropoli

Parigi, canal S. Martin

Parigi, canal S. Martin

di Karim Metref 

Nei giorni di forte calura dello scorso giugno e luglio, in Francia si sono verificati due eventi che hanno suscitato una forte polemica: uno riguarda un gruppo di giovani di una periferia di Clermont-Ferrand che, senza permesso, hanno installato una piscina gonfiabile nel parcheggio del loro quartiere di case popolari. L’altro è la storia di un ragazzino di 14 anni, Hamza, detto “la douane” – cioè la dogana – che si è inventato uno strano modo di fare soldi: lungo il canale Saint Martin, nel cuore di Parigi, ha istituito un pedaggio per i passanti. “O paghi 2 euro o ti sparo… con una pistola ad acqua”.  Continua a leggere→

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Orano, Algeria: la rivoluzione tradita tra fiction e cinema

Orano

Orano

di Aldo Nicosia

Orano è stata la città più cosmopolita d’Algeria, dove francesi, spagnoli, maltesi, greci, italiani, arabi, berberi, ebrei hanno convissuto pacificamente, producendo una cultura molto vivace, fatta di musica, arte e una filosofia di vita molto più libera e leggera rispetto alle altre città algerine. Anche per la struttura architettonica tipicamente hausmanniana, Orano si è meritata giustamente l’appellativo di “Petit Paris”.

La scelta di due recenti opere, un film e un romanzo, ambientati ad Orano, oltre ad essere mossa dal desiderio di carpire la speciale atmosfera della città costiera, diventa anche un pretesto per raccontare (e smontare) la Storia dell’Algeria, soprattutto del post-indipendenza, e cercare di comprenderne il presente. Continua a leggere→

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La Madonna di Trapani: dal simulacro marmoreo ad inedite copie lignee

Madonna di Trapani

Madonna di Trapani

di Lina Novara 

Le notizie che ci giungono dagli antichi documenti, da tante opere d’arte e da numerosi ex voto, attestano che il popolo trapanese è depositario di secoli di religiosità e di ininterrotta devozione verso la Madonna di Trapani, manifestate attraverso le dedizioni forti e grate verso un simulacro marmoreo che offre ai fedeli la dolce immagine di Maria come una madre che istaura con il proprio figlio un muto colloquio, fatto di amorosi sguardi.

La statua si colloca a buon diritto entro il percorso stilistico dello scultore Nino Pisano, vissuto tra il 1315 ca. ed il 1368, in un momento di notevole rilevanza nell’attività dell’artista toscano. 

Sarà stata la bellezza del simulacro, il fascino emozionale da esso emanato, la fama dei tanti miracoli attribuiti alla Madonna di Trapani, a determinare, dal XIV secolo in poi, il diffondersi del culto anche al di fuori dei confini dell’isola e a richiamare ai suoi piedi re, principi, nobili, prelati e semplici fedeli che hanno voluto manifestare la loro devozione con la preghiera e con l’offerta di ricchissimi doni: la quantità e la preziosità di tali doni sono testimoniate da stampe ottocentesche che riproducono la statua  interamente ricoperta di gioielli. Continua a leggere→

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Il bisogno della luce. Riflessioni meridiane a partire da Camus

Albert Camus

Albert Camus

di Enrico Palma

1. Questo testo, come si dice in gergo, è un testo d’occasione. Nasce infatti dall’invito del Direttore di scrivere un articolo che potesse riassumere o integrare le riflessioni condotte in un mio recente libretto dal titolo Il sogno del Sud. Sulla vita meridiana (Mimesis, Milano-Udine 2026). Da parte degli autori, anche a stretto giro rispetto alla data di pubblicazione, è sempre molto difficile trarre un bilancio, considerando anche se l’effetto sperato di ciò che si è scritto è stato sortito oppure no. Continua a leggere→

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L’ultimo sciacallaggio sui naufraghi dell’Utopia

da Illustrazione italiana, 1896

Soccorsi ai naufraghi del Piroscafo Utopia,  da un periodico inglese, 1891

di Gianni Palumbo 

Nell’infinita anagrafe dell’oblio istituzionale, la tragedia del Piroscafo Utopia, inabissatosi nella baia di Gibilterra la sera del 17 marzo 1891 con oltre ottocento emigranti italiani a bordo, ha occupato per oltre un secolo un posto a sé. Una pagina profondamente scomoda per le diplomazie dell’epoca, sepolta sotto spessi strati di silenzio politico tra Roma e Londra e per lungo tempo affidata a una storiografia distratta, fatta talvolta di documenti non verificati, narrazioni di seconda mano e fonti mai consultate. Continua a leggere→

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Gioielli e femminilità nella cultura amazigh del Marocco

Donna amazigh degli Aït Serrhouchène (regione del Medio Atlante) - Jean Besancenot 1934-1947

Donna amazigh degli Aït Serrhouchène, regione del Medio Atlante (ph. Jean Besancenot 1934-1947)

di Andreina Parise

Introduzione

Nel quadro della cultura materiale amazigh del Marocco, il gioiello occupa una posizione particolarmente significativa per la pluralità di funzioni che assume nella relazione con il corpo femminile. Lungi dal configurarsi come semplice elemento ornamentale, esso partecipa alla costruzione visibile dell’identità, si inserisce nelle pratiche sociali e rituali e può assumere, a seconda dei contesti, un valore materiale, familiare e simbolico. Forme, materiali e modalità d’uso contribuiscono inoltre a rendere riconoscibili appartenenze territoriali e sociali, facendo del corpo adornato uno degli spazi attraverso i quali l’identità viene resa pubblicamente visibile. Continua a leggere→

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Tradurre senza tradire: la lingua-calco della “Biblia de Ferrara” e la memoria sefardita

Antonio de Nebrija Reglas de orthographia en la lengua castellana

Antonio de Nebrija Reglas de orthographia en la lengua castellana

di Alessandro Perduca       

Yo soy polvo de tu viento

Y, aunque sangro de tu herida

Y cada piedra querida

Guarda mi amor más profundo. 

J. Drexler [1] 

L’inventario dei beni redatto alla morte di Baruch Spinoza [2] nel febbraio del 1677, nell’ambito della procedura ereditaria promossa dalla sorella Rebecca, costituisce una fonte privilegiata non solo per la ricostruzione della biblioteca del filosofo, ma anche per comprendere la persistenza della cultura linguistica iberica nella diaspora sefardita occidentale. Continua a leggere→

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Sulla vendemmia, sugli usi tradizionali dell’uva, del vino e dei suoi derivati a Lama dei Peligni

Vitigno Moddialonghe (ph. Mario Pellegrini)

Vitigno Moddialonghe (ph. Mario Pellegrini)

di Amelio Pezzetta [*] 

Introduzione 

Con il presente saggio si continua l’approfondimento della cultura di Lama dei Peligni attraverso la descrizione delle tradizioni popolari passate e recenti. Il contesto di studio è ancora una volta un Comune abruzzese situato in provincia di Chieti e sul versante orientale del massiccio della Majella. Continua a leggere→

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“La metropoli non è un destino”: contaminazioni artistiche prima del naufragio

Foto di Fabio Sebastiani

Foto di Fabio Sebastiani

di Fabio Sebastiani

“Affetti da una grave patologia respiratoria”. Si definiscono così i poeti e gli artisti che a Roma stanno cominciando a confrontarsi sulla possibilità di costruire percorsi comuni provando a forzare il limite della performance individuale. Artisti “contaminati”, quindi, già in partenza, e “contaminanti”, nel grande contesto della realtà metropolitana – ciò che, convenzionalmente, chiamiamo città/metropoli – e sul rapporto di questa con l’espressione artistica.

«E i luoghi chiusi aggravano il nostro stato», aggiungono. Patologia da crisi del “progetto metropoli”? I segni ci sono tutti, ma ci sembra anche di capire che l’arte stia a poco a poco “riprendendosi” mettendo in campo discorsi e visioni. Continua a leggere→

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Lo sviluppo di Salerno in età moderna. I Sanseverino e i Grimaldi, principi di Salerno

Fig. 1 Napoli aragonese, Tavola Strozzi, attribuita a Francesco Rosselli, Napoli, Museo di San Martino.

Napoli aragonese, Tavola Strozzi, attribuita a Francesco Rosselli, Napoli, Museo di San Martino

di Maria Sirago

I Sanseverino erano una antica famiglia venuta nel Regno in epoca normanna che possedeva feudi nel Principato Citra (Principi di Salerno) e in Calabria e Basilicata (principi di Bisignano) (Sirago Rastrelli, 2024). Il ramo dei Sanseverino di Salerno si formò nel 1463, quando Roberto fu insignito del titolo di principe di Salerno. Continua a leggere→

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Tra paesaggio terrestre e recessi della mente ai confini del mondo

f45e0ccffe18b5f223990f9b7ae621di Giuseppe Sorce 

L’estate torrida alle spalle. La frase che ormai tutti sentiamo dire ogni giorno, da tutti, da anni: “e questa non è che l’estate più fresca fra le prossime”. Più o meno, suona così. Ciò che studiosi ed esperti ci dicono da almeno trent’anni adesso è chiaro a tutti. Adesso si spalancano gli incubi, le paure, la stanchezza di sapere di doverle affrontare, il futuro attacca il passato ed ha l’aspetto del dio minore dell’estate, l’incarnazione delle nostre colpe in quanto genere umano e in quanto specie animale che vive su questo pianeta. Un dio minore fluttuante con gli occhiali da sole che porta la fine di tutte le cose come le conoscevamo, perché non c’è solo il caldo estremo dell’estate, ci sono le bombe d’acqua autunnali, El Nino, gli smottamenti, le frane, le alluvioni, i danni erariali, i raccolti. Continua a leggere→

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Archivi come mappe dell’impero

aavv_carte_homedi Sergio Todesco 

 “… In quell’Impero, l’Arte della Cartografia giunse a una tal Perfezione che la Mappa di una sola Provincia occupava tutta una Città, e la mappa dell’impero tutta una Provincia. Col tempo, queste Mappe smisurate non bastarono più. I Collegi dei Cartografi fecero una Mappa dell’Impero che aveva l’Immensità dell’Impero e coincideva perfettamente con esso. Ma le Generazioni Seguenti, meno portate allo Studio della cartografia, pensarono che questa Mappa enorme era inutile e non senza Empietà la abbandonarono all’Inclemenze del Sole e degl’Inverni…(Suárez Miranda, Viajes de varones prudentes, libro IV, cap. XIV, Lérida, 1658)”. (J. L. Borges, L’artefice, in Id. Opere I, Mondadori, Milano: 1253).  Continua a leggere→

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Rileggere Ortese e ripensare la pedagogia

am_semi-2-canni-margarese-ortese-contar-le-stelle-copertina_a_di Serena Vinci 

Anna Maria Ortese e la sua letteratura sfuggono al controllo della critica letteraria accademica come pochissimi altri casi italiani. L’interesse suscitato dalla scrittrice nei contesti più recalcitranti alla disciplina stantia del canone è forse il caso più esemplare nel Belpaese. La ragione principale risiede sicuramente nella storia personale di Ortese, che ha condotto la sua esistenza incurante dei presunti limiti che la sua scolarizzazione non ortodossa le avrebbe dovuto imporre. Deve essere per questo che le riflessioni generali sulla pedagogia la vedono sempre più spesso coinvolta e portata a modello. Continua a leggere→

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Raccontare è riscrivere. The Odyssey di Christopher Nolan

odissey_03di Maurizio Crispi 

Premessa

Sono andato a vedere il film di Nolan sin dai primi giorni di programmazione. Dopo la prima visione ho subito cominciato a buttare giù le mie impressioni e, mentre scrivevo, l’ho rivisto una seconda volta assieme a mio figlio tredicenne e al maggiore che di cinema se ne intende ben più di me [1]. Ho pensato di trattare del film non con l’intento di elaborare una recensione cinematografica (cosa per la quale mi mancano delle conoscenze approfondite sulla settima arte ed anche il linguaggio tecnico del critico DOC). Mi limiterò soltanto ad inanellare una sequenza di rilievi impressionistici sulla base delle associazioni e delle emozioni che si sono attivate dentro di me durante la visione del film, immagini ed emozioni vive e perduranti a distanza di giorni dalla doppia visione. Continua a leggere→

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Il ritorno al cinema. Tecnologia immersiva e materia mitica in “The Odyssey” di Christopher Nolan

apako8q_1080sqdi Stefania Donno, Dario Inglese

Introduzione 

L’ultimo film di Christopher Nolan, The Odyssey (2026), è stato accompagnato da una serie infinita di polemiche, molte delle quali risalenti addirittura ai primi frame fatti circolare dalla casa di produzione ben prima della effettiva distribuzione nelle sale, sulla selezione del cast, sul formato utilizzato dal regista e sulle modalità attraverso le quali egli ha riletto il poema omerico. Tali polemiche, per quanto abbiano sovente generato un chiacchiericcio povero di contenuti, in certi casi davvero disgustoso (si pensi al razzismo di cui è stata vittima Lupita Nyong’o, l’attrice che ha interpretato Elena, e alla transfobia che ha colpito Elliot Page nei panni di Sinone), hanno altresì sollevato, spesso inconsapevolmente, questioni salienti dal punto di vista politico-culturale, che in questa sede abbiamo deciso di affrontare da due versanti: quello, più tecnico, riguardante il medium scelto da Nolan per distribuire la sua opera; quello, più antropologico, legato al modo in cui egli ha trattato la materia mitica. Continua a leggere→

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La Sicilia continua a riscrivere l’Odissea. Intorno al film di Christopher Nolan

Il cavallo di Troia trascinato sulla spiaggia, in The Odyssey (2026), regia di Christopher Nolan. Fotografia di scena di Melinda Sue Gordon, © Universal Pictures.

Il cavallo di Troia trascinato sulla spiaggia, in The Odyssey (2026), regia di Christopher Nolan (Fotografia di scena di Melinda Sue Gordon, © Universal Pictures)

di Giuseppe Mandalà

Quando il cavallo di Troia emerge lentamente dalla sabbia, Christopher Nolan non mostra soltanto una macchina da guerra. Mostra il relitto di una civiltà. L’immagine possiede qualcosa di archeologico. Il cavallo non avanza, non irrompe nella città, non manifesta ancora la propria funzione distruttiva. Affiora. È una forma gigantesca che il tempo sembra avere sepolto e che il paesaggio restituisce, quasi intatta, allo sguardo. Alcuni ricordano il finale del Pianeta delle scimmie, con la statua della Libertà a New York semisommersa che rivela improvvisamente la catastrofe di un intero mondo. L’accostamento è legittimo, ma non basta a esaurire la genealogia dell’immagine. Continua a leggere→

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Sulle soglie dell’Odissea. Prospettive contemporanee di analisi sociologica

mv5bntcynmjlzmqtnduwyy00ndbjltg1ngqtyty2y2uxmwm3nmi1xkeyxkfqcgc-_v1_fmjpg_ux1000_di Rossana M. Salerno 

Introduzione 

Guardando l’Odissea di Christopher Nolan, mi sono accorta che la domanda suscitata dal film andava oltre il film stesso. Non riguardava più soltanto la fedeltà della trasposizione al poema omerico, né le scelte narrative operate dal regista. Mi sono chiesta: chi è veramente Ulisse? E chi potrebbe essere Ulisse oggi?

È da questo interrogativo che prende avvio la presente riflessione. Non per cercare nel nostro tempo un equivalente dell’eroe omerico, identificandolo con il migrante, il soldato, il reduce o il viaggiatore, ma per comprendere perché, dopo quasi tremila anni, la sua figura continui a interrogarci. Ulisse permette infatti di osservare alcune questioni centrali dell’esperienza sociale: la costruzione dell’identità, il rapporto con l’altro, la guerra e la memoria, la mobilità, l’appartenenza e, soprattutto, il significato del ritorno. Continua a leggere→

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Una guerra per una donna (e il colore della sua pelle). Note antropologiche a margine di “The Odyssey” di Christopher Nolan

images-_2_-1di Riccardo Vedovato

Nella primavera del 2026, mesi prima che una sola inquadratura di The Odyssey di Christopher Nolan fosse resa pubblica, il film era già al centro di una battaglia culturale globale. Il detonatore è noto: la scelta di Lupita Nyong’o per interpretare Elena di Troia. Da un lato, un fronte che va da Elon Musk a commentatori conservatori d’area anglosassone ha letto la decisione come un tradimento del testo omerico, se non una operazione calcolata di marketing identitario. Il fronte opposto, cui si somma la voce della stessa Nyong’o, si divide invece tra chi legge il mito come mera opera di fantasia – non ritenendo necessaria alcun tipo di accuratezza storica – e chi respinge l’accusa spostando la battaglia su un campo para-filologico, insistendo sul fatto che Omero, o chi per esso, non fissa mai Elena come bionda o dalla pelle chiara, e che il personaggio vada restituito nella sua complessità psicologica più che nella sua avvenenza fisica. Continua a leggere→

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Il pregio di un palazzo “storto” nella gentrificazione urbana

da Ampio appuntamento in palazzo di pregio, di Locci e Puglielli

da Ampio appuntamento in palazzo di pregio, di Locci e Puglielli

di Fabio Fancello

Il titolo e le esigenze narrative

Il titolo del documentario è un evidente richiamo agli annunci immobiliari, con tanto di inserimento, intorno alla metà del film, di un finto spot dalle inquadrature deformate e dai movimenti di macchina agitati. Continua a leggere→

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Pratiche dell’abitare: etnografia simbolica degli spazi domestici

da Ampio appartamento in un palazzo di prestigio di Locci, Puglielli

da Ampio appartamento in un palazzo di prestigio di Locci, Puglielli

di Valeria Salanitro 

Può esistere una società senza centri? Possono stare insieme e interagire degli indivi­dui senza che si evidenzino o si impongano certi luoghi spe­ciali nell’area della loro convivenza? È concepibile una società come uno spazio uniforme, o non piuttosto essa coincide – e in senso non soltanto metaforico – con un territo­rio variegato, in cui emergono, se non altro, dei punti di riferimento? Si può descri­vere compiutamente una società senza fare ricorso a una nozione come quella di centro? E in effetti quan­te sono le monografie etnografiche – si riferi­scano a bande di cacciatori-raccoglitori o a società più arti­colate, quali sono raggrup­pate nelle cate­gorie dei “domini” e degli “stati” – che impiegano il ter­mine “centro”? [1].                 

«La nostra civiltà è in crisi: un mondo accenna ad andare in pezzi, un altro si an­nuncia» [2].  Continua a leggere→

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Abitare la memoria, appartenenza e trasformazione dello spazio. Per una lettura sociologica del film di Locci e Puglielli

film Ampio Appartamento in Palazzo di Pregio di Tiziano Locci e Tito Puglielli

da Ampio Appartamento in Palazzo di Pregio di Tiziano Locci e Tito Puglielli

di Rossana M. Salerno 

Le città cambiano continuamente. Restaurano edifici, modificano quartieri, ridefiniscono funzioni urbane e trasformano il proprio paesaggio architettonico. Tuttavia, la loro identità non coincide mai esclusivamente con la materialità. Alcuni documentari si guardano quasi inconsapevolmente, altri si ascoltano anche con la memoria, questo è quello che mi è capitato durante la visione del film Ampio Appartamento in Palazzo di Pregio di Tiziano Locci e Tito Puglielli e che mi ha accompagnato, dall’inizio alla fine, una canzone di Lucio Dalla. I versi di Le rondini sembravano risuonare dentro ogni inquadratura, trasformando il racconto di un palazzo in una riflessione sul significato dell’abitare, del tornare o dell’andare ma soprattutto dell’appartenere. Continua a leggere→

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Il prezzo del pregio

da Appartamento in palazzo pregiato

da Ampio appartamento in palazzo di pregio di Locci e Puglielli

di Nuccio Zicari 

Il titolo scelto da Tiziano Locci e Tito Puglielli ha il sapore amaro di una beffa. Suona come il classico incipit di un annuncio immobiliare algoritmico, di quelli pensati per attirare capitali stranieri o turisti facoltosi. Ma dietro la promessa di quel “palazzo di pregio” non c’è il sogno di una casa, c’è lo spettro della gentrificazione che divora l’anima delle nostre città. Per tale motivo si configura come un perfetto oggetto di studio sociologico. Adottando una prospettiva che richiama le teorie sulla città di Saskia Sassen [1] e Zygmunt Bauman [2], i registi non si limitano a filmare uno sfratto collettivo, ma mettono a nudo i meccanismi con cui il capitalismo globale decostruisce e ricompatta lo spazio urbano, trasformandolo da valore d’uso (luogo di vita e relazioni) a valore di scambio (asset finanziario). Continua a leggere→

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Il racconto di un palazzo, il destino di una città

da Ampio appartamento in pregiato palazzo, di Locci, Puglielli

da Ampio appartamento in palazzo di pregio, di Locci, Puglielli

di Tiziano Locci, Tito Puglielli 

Ci siamo trasferiti, ancora studenti, da Roma a Palermo, nel 2019. Con la sua incontrollabile vitalità, la città ci appariva sin da subito come uno sconfinamento, un altrove in cui perdersi e cercarsi. E il palazzo, il suo mistero, le sue stratificazioni di storie, rappresentavano il simbolo di questo altrove.  Continua a leggere→

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L’estate a Riccione, un’icona eterna

L'estate a Riccione, un'icona eterna (ph. Alessandra Bonassi)

L’estate a Riccione, un’icona eterna (ph. Alessandra Bonassi)

di Alessandra Bonassi 

Il posto raccontato da film e riconosciuto come l’emblema italiano dell’estate nostrana è un tripudio di umanità sciolta, libera, che finalmente trova l’ambiente ideale per dare sfogo alle repressioni di un anno di lavoro.

I pedalò, gli ombrelloni in fila chirurgica dai colori diversi, l’odore della crema solare, le sfilate sulla famosa passerella romagnola, i ragazzi che si muovono in gruppo, la musica assordante che esce dai locali e gli anziani che adagiati nelle sdraio fanno i cruciverba sono il paesaggio dominante di questa località turistica. Continua a leggere→

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Corrispondenze. Lungo i margini del mondo

Corrispondenze (ph. Sarab Collective)

Corrispondenze (ph. Sarab Collective)

di Gianluca Ceccarini,  Nahid Rezashateri

“La verità è che, in un mondo più che umano, nulla è isolato. Gli umani possono condividere questo mondo con i nonumani ma, per lo stesso motivo, le pietre lo condividono con le non-pietre, gli alberi con i non-alberi e le montagne con le non-montagne. T. Ingold

Nel pensiero indisciplinato del noto antropologo inglese Tim Ingold tutto ciò che ci circonda, compreso noi stessi, filtra e corrisponde, in un continuo processo di mutamento. Continua a leggere→

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Le cicatrici femminili nell’arte del body painting

Le cicatrici (ph. Zino Citelli)

Le cicatrici  femminili nell’arte del body painting (ph. Zino Citelli)

di Zino Citelli 

Il progetto muove dall’idea di rinascita che deriva dalle imperfezioni o cicatrici sui corpi delle donne, “tracce” che hanno segnato la vita di molte che, in particolare, hanno vissuto esperienze dolorose di lesioni a seguito di interventi chirurgici, ustioni, tagli, etc.

Le cicatrici, spesso viste come imperfezioni, diventano elementi artistici su cui costruire un’opera. Il body painting le trasforma in ornamenti, elevandole a simboli di forza, resilienza e bellezza unica. Continua a leggere→

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Quando Palermo rimase senza porto

Palermo, il porto, 1973 (ph. Francesco Crispi)

Palermo, il porto, 1973 (ph. Maurizio Crispi)

di Maurizio Crispi 

Era l’autunno del 1973.

Un giorno fatidico fu quel giovedì 25 ottobre, quando un violento fortunale con enormi onde letteralmente annientò la diga foranea del porto di Palermo (già non del tutto integra per via di danneggiamenti subiti durante la guerra e in anni precedenti in occasione di una mareggiata). Continua a leggere→

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Ferdinandea

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

Ferdinandea (ph. Patrizia Galia)

di Patrizia Galia

Giugno 1831, nel canale di Sicilia alcune scosse sismiche di forte intensità, precedettero l’eruzione potente di un vulcano sottomarino che diede origine ad un’isola, chiamata in seguito Ferdinandea.

Per la sua composizione venne presto erosa dalle maree, inabissandosi nel giugno del 1832 nelle profondità del mare, appena sei mesi dopo, mettendo fine alle dispute territoriali accese sulla sovranità.  Continua a leggere→

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Il paesaggio ennese, i colori della terra e i cieli della Sicilia

Il paesaggio ennese (ph. Andrea Lattuca)

Il paesaggio ennese (ph. Andrea Lattuca)

di Andrea Lattuca

Nel cuore profondo della Sicilia, dove l’eco del mare si dissolve e lascia il posto al silenzio delle alture, si dispiega un territorio che vive di respiri cromatici assoluti. L’entroterra ennese, antico “ombelico” dell’Isola, non è un paesaggio fatto di mezze misure: è una terra ancestrale che si esprime attraverso forti contrasti e una luce che plasma la materia. Continua a leggere→

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In Madre Albero

In Madre Albero (ph. Valeria Laudani)

In Madre Albero (ph. Valeria Laudani)

di Valeria Laudani

C’è un ritorno ad un lontano ricordo in cui mi vedo bambina, mi rivedo insieme a mio fratello giocare in mezzo a grandi alberi, con rami alti, davvero maestosi, le foglie fitte e grosse radici che affioravano dal terreno. Tutto mi appariva enorme probabilmente perché, da piccoli, il mondo ci sovrasta e ci stupisce. Non eravamo certo dei santi, e nelle nostre marachelle giocavamo ai boscaioli, rischiando di farci male. Continua a leggere→

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Gente di Tokat, figli dell’Asia Minore

Gente di Tokat (ph. Bruno Madeddu)

Gente di Tokat (ph. Bruno Madeddu)

di Bruno Madeddu 

Nella provincia Turca di Tokat, in Anatolia, che si estende nella parte centrosettentrionale dell’Asia Minore, zona prevalentemente montuosa attraversata dai fiumi Kelkit e Tozanli, vive un popolo che si dedica principalmente all’agricoltura e all’allevamento. Continua a leggere→

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La bellezza immobile

La bellezza immobile (ph. Massimo Minglino)

La bellezza immobile (ph. Massimo Minglino)

di Massimo Minglino 

Esistono bellezze che attraversano la nostra vita come un lampo: il tramonto che dura pochi minuti, il sorriso di una persona amata, il profumo dei fiori in primavera, il rumore del mare in una sera d’estate.

Sono bellezze vive, mutevoli, destinate a trasformarsi e, proprio per questo, preziose. Continua a leggere→

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Tecniche per rimanere a galla

Tecniche per rimanere a galla (ph. Rosa Salvia)

Tecniche per rimanere a galla (ph. Rosa Salvia)

di Rosa Salvia

Se è vero, come sosteneva Archimede, che «ogni corpo immerso in un fluido è sottoposto a una spinta verticale dal basso verso l’alto uguale al peso del fluido che esso sposta», è proprio nella vita ordinaria, quella di tutti i giorni, che la nostra attitudine al galleggiamento emerge consentendoci di barcamenarci nelle diverse situazioni che si presentano; non nell’acqua, certo, ma tra bollette, impegni, scadenze, relazioni complicate, aspettative, imprevisti e quella fastidiosa sensazione che le ventiquattro ore di una giornata siano sempre troppo poche. Continua a leggere→

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