SOMMARIO n. 42

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Salvador de Bahia e la festa di Yemanja (ph. Lisa Regina)

EDITORIALE; Linda Armano, «Life as education». Decolonizzare attraverso la scuola; Clarissa Arvizzigno, Albe, nebbie, crepuscoli: la poetica delle quasi-cose in Giorgio Caproni; Rosario Atria, Memoria coloniale e letteratura: l’eccidio Debre Libanos; Sebastiano Burgaretta, Una storia esemplare; Alfonso Campisi, Salvatore Almanza: ultimo pittore dell’École de Tunis; Valerio Cappozzo, «Trasumanar significar per verba… si porìa». Dante fra la tradizione poetica preislamica e il viaggio del profeta Maometto; Marcello Carlotti, Breve archeologia dei concetti di popolo e nazione; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Romeo Juliet disaster, Milano (ph. Stefano Pavesi)

Paese, storie, memorie, donne sono probabilmente alcune delle parole chiave che attraversano e connettono le diverse pagine di questo numero di Dialoghi Mediterranei, complesso mosaico di temi, di narrazioni e di riflessioni su aspetti e dinamiche culturali del nostro tempo. Il lettore che ne scorre il sommario potrà cogliere la speciale attenzione riservata alle storie di vita e alle scritture popolari nei contributi di non pochi autori. Continua a leggere

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«Life as education». Decolonizzare attraverso la scuola

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Canada, La vita come educazione e conoscenza indigena

di Linda Armano

«For fifty year I have studied anthropology; for forty years I have taught it. Yet the idea that anthropology is not just a subject to be taught and studied, but educational in its very constitution, has crept up on me only over the last decade or so» (Ingold, 2018: VIII).

Con queste parole Tim Ingold apre la prefazione del suo libro Anthropology and/as education, in cui, continua l’autore, i principi dell’antropologia sono anche principi educativi. Continua a leggere

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Albe, nebbie, crepuscoli: la poetica delle quasi-cose in Giorgio Caproni

 

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Monet, Nebbia sul Tamigi, 1903

di Clarissa Arvizzigno

Rileggendo Caproni in chiave neofenomenologica [1], si rimane come immersi nella palude delle atmosfere, attanagliati da quelle entità non discrete, vaghe ed indefinite che sono le quasi-cose, quasi-cose che ci afferrano, ci circondano e ci con-fondono impedendoci di analizzarle, di scomporle nelle loro unità minime, di rintracciare il perimetro del loro percorso. Esse, infatti, costituiscono sia gli agenti che i luoghi (i sentimenti spazializzati) che agiscono sul e nel soggetto-poeta che, di volta in volta, vi interagisce immergendosi nel loro spazio di estensione. Continua a leggere

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Memoria coloniale e letteratura: l’eccidio di Debre Libanos

 maxresdefaultdi Rosario M. Atria

 «Sembrava il rumore del tuono ma non c’erano nuvole. Sembravano le grandi piogge ma non cadeva acqua, cadeva sangue. I colpi non finivano mai. Sembravano pugni in faccia»[1]: con queste parole, nel penultimo capitolo di Quando le stelle caddero nel fiume (Edizioni Di Pagina, 2018), Paolo Comentale rievoca la memoria del massacro avvenuto a Debre Libanos, il più importante monastero d’Etiopia, sullo sfondo della guerra coloniale combattuta nel continente nero dall’Italia di Mussolini. Continua a leggere

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Una storia esemplare


1diploma-comunita-israelitica_page-0001di Sebastiano Burgaretta

Egregio Signore,

su segnalazione del Sig. Prof. Bruno Maestro di Trieste, il Comitato per le Celebrazioni del Decennale della Liberazione ha deciso di iscrivere il Suo nome fra quelli dei benemeriti che negli anni 1943/45, con grave rischio, soccorsero in varia guisa i nostri correligionari perseguitati. Mi compiaccio con la S. V. per tale doveroso riconoscimento, ed ho il gradito incarico di inviare accluso il relativo diploma.

            Per la Comunità Israelitica

                                                                                       Il Presidente

                                                                                  (Dott. Mario Stock) Continua a leggere

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Salvatore Almanza: ultimo pittore dell’École de Tunis

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Salvatore Almanza

di Alfonso Campisi

Sauveur (Salvatore) Almanza è nato a Mateur, in Tunisia, il 1 gennaio 1931, da un padre proveniente dall’isola di Pantelleria, in provincia di Trapani e da una madre di Camporeale, in provincia di Palermo. Si sono incontrati in Tunisia. Suo padre André, era un ferroviere come la maggior parte dei siciliani di Tunisia e obbligato a naturalizzarsi francese per mantenere il suo lavoro presso la compagnia ferroviaria di Tunisia, oggi “Société Nationale du Chemin de Fer de Tunisie”. Continua a leggere

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«Trasumanar significar per verba…si porìa». Dante fra la tradizione poetica preislamica e il viaggio del profeta Maometto

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Kamāl ud-Dīn Behzād, miniatura, 1487

di Valerio Cappozzo

Come poter esprimere l’inespresso? Con quale musicalità dar vigore a una nuova lingua? E ancora, come poter descrivere quello che c’è oltre la vita, il regno dell’eterno a cui ogni essere umano è destinato?

Dante, intorno ai diciotto anni, cercava una lingua più incisiva che con la realtà avesse in comune l’immediatezza, la trasparenza di forma e contenuto e che allo stesso momento conservasse diversi piani di lettura, stimolando il lettore con parole che potessero delineare la realtà al modo di un dipinto. Come un ritratto che raffigura la persona, pur non potendo mai essere fotograficamente esatto, considera il carattere del soggetto al di là della sua fisionomia. Continua a leggere

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Breve archeologia dei concetti di popolo e nazione

 

Malkovichdi Marcello Carlotti

 «Noi siamo come il narratore in terza persona di un romanzo. È lui che decide e racconta, ma nessuno può interpellarlo né mettere in dubbio quello che dice. Non ha nome e non è un personaggio, a differenza del narratore in prima persona; viene creduto e ci si fida di lui, quindi; si ignora perché sa quel che sa e perché omette quello che omette e perché tace quello che tace e come mai ha il potere di determinare il destino di tutte le sue creature, ma nonostante questo non lo si mette mai in discussione. È evidente che c’è, ma al tempo stesso non esiste, o viceversa, è evidente che esiste, ma al tempo stesso è introvabile». J. Marias – Berta Isla, 2017 Continua a leggere

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Il potere e la democrazia: categorie e dicotomie interpretative

copertinadi Augusto Cavadi

Può un libro di scienze umane essere rigoroso nella documentazione e nelle argomentazioni, ma anche gradevole (quasi sempre) alla lettura da parte di non addetti ai lavori? Il volume Chi ha inventato la democrazia? Modello paterno e modello fraterno del potere (Meltemi, Milano 2019), a firma dell’antropologo palermitano (trapiantato da decenni a Firenze) Alberto Cacopardo, costituisce una prova eloquente a favore dell’affermativa. L’autore parte da quella che B. Isakhan chiama «la storia canonica della democrazia»: Continua a leggere

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Mundus. Tra paesaggio, memoria e uomo

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Deserto Reza Abad, in Iran (ph. Ceccarini, Rezashateri)

di Gianluca Ceccarini, Nahid Rezashateri

L’uso di far dialogare all’interno dello stesso progetto immagini di repertorio, provenienti perlopiù dagli album personali di famiglia, con scatti originali, anche in stile reportage, è uno dei metodi sempre più spesso usati nella fotografia contemporanea. Il progetto Mundus che noi di Sarab Collective proponiamo in questo numero di Dialoghi Mediterranei è costruito proprio sul dialogo e l’interazione di diversi materiali, in particolare immagini di repertorio da album di famiglia, disegni infantili provenienti sempre da archivi famigliari e foto da noi scattate durante sopralluoghi sul campo. Continua a leggere

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Altre letterature, letterature altre

71-w9ngocal di Pietro Clemente

 Scritture in tumulto

Le mie ricerche sulle tradizioni popolari hanno spesso dovuto affrontare la questione delle scritture popolari come uno dei temi ricorrenti, ma non tanto per l’aspetto documentario – ovvio – di esse, bensì per la loro natura di ‘voci’ degli altri, espresse in un codice che di questi ‘altri’ non era proprio. Da sempre ho trovato nelle scritture popolari un aspetto espressivo, comunicativo ed estetico che si manifesta in modalità diverse da quelle della scrittura colta, letteraria, ufficiale, pubblica, professionale.  Continua a leggere

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Escriptura i identitat comunes. Conversa amb Pere Villalba i Varneda

foto-copertina di Vincenzo Maria Corseri [*]

Quan estem immersos en una època d’incertesa i desintegració cultural com la dels darrers anys, coneixem un estudiós com el català Pere Villaba i Varneda, un dels rars intellectuals capaços de retrocedir la història de la civilització europea i mediterrània amb una mirada unificada, és sens dubte una oportunitat preciosa per rellegir les arrels complexes de la nostra contemporaneïtat a través de la lent de les llengües i els codis filosòfics i culturals heretats dels segles passats. Continua a leggere

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Un assente sempre presente. Il padre come una patria

copertina-costa-001di Cinzia Costa

Ci sono delle letture appassionanti, intrecciate, ma allo stesso tempo magnetiche, al tal punto da rendere la lettura un esercizio di piacere e di svago. È così, in effetti, per la maggior parte dei romanzi che generalmente mi trovo a leggere per diletto nel mio tempo libero. C’è, però, un altro tipo di scrittura, e dunque di lettura, che, superando il livello del fascino accattivante del romanzo narrativo, costringe il lettore ad un livello di attenzione superiore, sfidandolo ad un gioco intellettuale che richiede uno sforzo non indifferente. È questo il caso di I domani di ieri [1] di Ali Bécheur, pubblicato nel 2017 in francese dalla casa editrice Éditions Elyzad di Tunisi e giunto in Italia nel 2019, con una traduzione di Giuseppe Giovanni Allegri [2] grazie a Francesco Brioschi Editore. Continua a leggere

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La felice stagione delle “Sicilie del vino”

 

copertina2-001di Salvatore Costanza

Storia del vino e, insieme, storia della Sicilia. Non solo, quindi, enologia ed economia (produzione e mercato), o anche memoria del malessere fillosserico di cui ha sofferto il vigneto tra Otto e Novecento. Ma storia degli uomini, che dal vino hanno saputo trarre risorse e splendori di civiltà borghese, nonché solide relazioni nel contesto delle egemonie politiche mediterranee.

Si capisce, dalla lettura del documentato studio di Rosario Lentini (Sicilie del vino nell’800, Palermo University Press 2019)), che la prospettiva scelta dall’autore è, appunto, quella del rapporto virtuoso tra grandi imprenditori del vino e storia di una Sicilia operosa, non certo l’Isola offesa, sequestrata e irredimibile della tradizione letteraria. E Lentini, per la verità, ha già portato, coi suoi studi di storia economica, riscontri oggettivi ex contrario a tali raffigurazioni. Continua a leggere

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La memoria del mare

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Incisione da Die Liparischen Inseln, dell’arciduca Ludwig  Salvator Asburgo d’Austria, Praga 1896

di Antonino Cusumano [*]

Nello studio delle culture dei popoli non è stato sufficientemente analizzato il ruolo che la pesca ha esercitato ed esercita presso le comunità costiere nella organizzazione delle forme sociali, nella strutturazione degli universi simbolici nonché nell’ordinamento delle norme e dei valori morali. Il dualismo città-campagna, entro il quale e attraverso il quale la ricerca storiografica più avvertita ha voluto inquadrare e spiegare il modello di sviluppo che si è imposto nell’economia del nostro Paese, ha lasciato inevitabilmente nell’ombra lo specifico contributo che a questo complessivo processo di trasformazione hanno recato i centri bagnati dal mare. Continua a leggere

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Tunisia: l’italiano in continuo movimento

locandinadi Diletta D’Ascia

Federico Fellini disse che «una lingua diversa è una diversa visione della vita», in effetti, ogni lingua codifica la parte di mondo che conosce, dunque, divulgare tale lingua significa anche non perdere le possibili chiavi di lettura e di informazione sul mondo che questa ci può offrire. Ogni lingua è un veicolo di rapporti sociali, di arte, di diplomazia, di affari, di identità; è uno dei più incisivi strumenti per preservare e sviluppare il nostro patrimonio materiale e immateriale. In quest’ottica, dunque, si può comprendere facilmente come ogni iniziativa, volta a promuovere la diffusione di una lingua, sia utile non solo per incoraggiare la diversità linguistica e l’educazione multilinguistica, ma anche per sviluppare una più piena consapevolezza delle tradizioni storiche e culturali di ogni popolo e, altresì, per ispirare la solidarietà basata sulla comprensione, la tolleranza e il dialogo. Continua a leggere

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Populismo e demologia

populismi_940-1di Fabio Dei

In nome del popolo

La tradizione italiana di studi antropologici si è caratterizzata per molti decenni, dal dopoguerra alla fine del Novecento, per una peculiare attenzione al tema della cultura popolare. Soprattutto per l’influenza di Gramsci e di De Martino, si è consolidato un campo di ricerca focalizzato sulle differenze culturali che demarcano le classi sociali subalterne da quelle egemoniche. Continua a leggere

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Appunti su un percorso analitico del presente: discutere la globalizzazione a scuola

copertinadi Valeria Dell’Orzo

«Può essere che i cambiamenti stiano avvenendo troppo velocemente [...]. O, forse, gli effetti collaterali del progresso sono semplicemente diventati troppo evidenti. Abbiamo a nostra disposizione storie chiare e didatticamente cristalline della nostra transizione da cacciatori-raccoglitori ad agricoltori, così come della rivoluzione industriale. [...] Non esiste, invece, alcuna storia simile che riguardi la società dell’informazione globale e dove si sta dirigendo» (Eriksen, 2017: 18). Continua a leggere

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Frammenti urbani. Stratificazioni religiose e risignificazioni storiche a Palermo

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Palermo, Giudecca, vicolo Meschita

di Maria Rosaria Di Giacinto

Sopravvivenze

Palermo, 2020. Attraversando le vie del centro storico in un andirivieni quotidiano fatto di passi sovrapposti, può capitare di imbattersi nell’insolito. Qualcosa di apparentemente inusuale, un frammento urbano, devia leggermente la traiettoria di chi cammina sovrapensiero. I nomi di alcune strade, agli angoli dei palazzi, esibiscono dei caratteri sconosciuti: targhe multilingue che destano curiosità e punti di domanda. Cosa resta di ciò che è stato? Quale significato dare al visibile di cui partecipiamo? Continua a leggere

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Dalla parte delle donne. Vita di una partigiana

di-giorgi-copertinadi Piero Di Giorgi

Leggere un libro che ti richiama alla memoria parte della tua vita giovanile è un fatto coinvolgente, ti attiva mondi vitali, passioni lontane, ideali incarnati nella prassi, entusiasmi ma anche sofferenze e delusioni vissute e, perché no, anche errori compiuti.

Quando la mia amica Minette Macioti mi ha parlato del progetto di fare un libro di testimonianze su Maria Michetti e mi ha proposto di contribuire con un mio ricordo personale, ho declinato l’invito perché pensavo di non sapere cosa scrivere, non avendo avuto un rapporto continuativo di frequentazioni con Maria. Continua a leggere

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Hend Ahmed, dall’Egitto a Bologna

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Bologna, Hend Ahmed, durante il laboratorio di cucina egiziana mentre prepara l’impasto per i Ta’ Amia, ovvero i falafel (ph.Fausto Amelii)

di Lella Di Marco

Sono fra le fondatrici dell’Associazione Annassim di Bologna – donne native e migranti delle due sponde del Mediterraneo, alla quale Hend nella conversazione che segue fa riferimento. Una associazione di volontariato di donne che per circa un ventennio ha agito sull’accoglienza con una pratica basata sulla relazione umana, sullo scambio dei saperi nonché sulla valorizzazione delle migranti, con le loro culture, le loro conoscenze non necessariamente accademiche ma inscritte nella genealogia femminile. Con atteggiamento laico abbiamo tralasciato, da sempre, tematiche come la religiosità e la sessualità, per non scatenare conflitti e divisioni. Consideriamo quello religioso un sentimento privato, da vivere in intimità o collettivamente in luoghi condivisi di culto. Continua a leggere

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Percorsi della memoria tra antropologia e storia: le Ausiliarie di Salò

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Le donne Ausiliarie di Salò

di Annalisa Di Nuzzo

Memoria storia identità

I momenti celebrativi di una memoria collettiva rendono tangibili i totem identitari, così come è accaduto nel corso degli ultimi decenni a seguito dell’istituzione del Giorno della memoria per l’Europa e le nazioni che la compongono. La questione ha a che fare con i rapporti tra storia, memoria, identità. Continua a leggere

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Il Corano e la lingua, l’inconscio e la soggettività

 

frontiere-psiche-villa-origine-negatadi Monica Felisetti

I titoli dei libri a volte sono oscuri, ermetici, enigmatici. Altre volte sono esplicativi ed efficacemente riassuntivi. Il testo di Angelo Villa L’origine negata. La soggettività e il Corano condensa nel titolo la molteplicità di tematiche che il saggio articola. Tre questioni, in particolare, si affacciano in tutta la loro complessità: quella dell’origine del Testo Sacro della religione islamica, quella della soggettività e quella del nesso fra le prime due. Un quarto elemento, tuttavia è rintracciabile nella filigrana del testo, leggendolo, per così dire, in controluce: è un tema sottile, che resta sullo sfondo ma che, una volta individuato, mostra la sua portata e il suo valore. Continua a leggere

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Un gigante senza nicchia. Il ritorno di Bartolo Cattafi

 copertinadi Salvatore Ferlita

Che Bartolo Cattafi sia un gigante della poesia ce lo conferma, se mai prova dovesse occorrere, il volumone da poco uscito per i tipi di Le Lettere che allinea tutta quanta la sua produzione in versi (Bartolo Cattafi, Tutte le poesie, a cura di Diego Bertelli, Introduzione di Raoul Bruni). La disposizione diacronica delle raccolte ci consente di seguire passo passo la maturazione di un poeta che sin dalle prime prove, anche se acerbe in qualche caso e musicalmente prevedibili, ha mostrato un sembiante poco riconducibile alle idee dominanti della sua epoca. Questa idiosincrasia alle «grandi tendenze della modernità e della contemporaneità letteraria», come annota Raoul Bruni ad apertura del volume, ha determinato un distacco vero e proprio rispetto al fondale della tradizione, che poi si è trasformato in isolamento, in una sorta di ostinato e cieco ostracismo. Continua a leggere

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La vocazione interreligiosa e interculturale del Mediterraneo

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Franco Ferrarotti

di Franco Ferrarotti [*]

Penso di non poter presumere di introdurre in modo adeguato il tema in discussione, secondo una impostazione storicamente e logicamente esauriente. Mi limiterò, doverosamente, consapevole come sono dei miei mezzi intellettuali, a esprimere e a sottoporre alla vostra attenzione alcuni personali principi di preferenza, che potranno forse in avvenire essere falsificati oppure confermati e consolidati da ricerche ulteriori. Continua a leggere

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I bambini tra gli ulivi

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Castelvetrano (ph. Fiorenza)

di Castrenze Ezio Fiorenza

Il mio primo incontro con l’olio di oliva risale ai tempi della scuola media quando il mio professore organizzò una visita didattica presso un frantoio. Prima di allora ricordo ancora la sensazione di disgusto che provavo nei confronti dell’olio; non riuscivo, non solo ad apprezzarlo ma non volevo sentirne neanche l’odore. Continua a leggere

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Il paesaggio sonoro di Napoli e dintorni

 

napoli-come-non-lavete-mai-sentitadi Mariano Fresta

Durante un’intervista di qualche tempo fa, il compositore Nicola Piovani ricordava con un certo rammarico la perdita dei suoni e dei rumori che, fino a un paio di decenni prima, sentiva provenire dal caseggiato in cui abitava: le donne che si parlavano da una finestra all’altra, il martellare e gli stridii di trapani e di lime degli artigiani, lo schiamazzo dei ragazzi che giocavano nel cortile, le canzoncine trasmesse dalla radio o cantate da chi effettuava le pulizie casalinghe … Che erano, poi,  le voci, i suoni e i rumori della vita quotidiana della gente, che si sono tramandati per secoli, come possiamo arguire leggendo, per esempio, l’Infinito del Leopardi (l’età presente e viva e il suon di lei) e la prima stanza del Sabato del villaggio. Continua a leggere

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Effetti centrifughi della globalizzazione del nuovo millennio

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Palermo tra Albergheria e Ballarò (ph. N. Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

Mezzanotte a fatica davanti al televisore. Mi tiene sveglio un Big Ben brumoso, sulla scala dell’afflizione. Sillabava l’ultimo tempo europeo del Regno Unito mentre inglesi senza bombetta apparivano gioiosi nello sventolare le loro complicate bandiere, che potevano apparire moderni ombrelli della city. Continua a leggere

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Ricordando il pane dei Santi a Salemi

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Salemi, Altare di San Giuseppe (ph. Proloco Salemi)

di Giovanni Isgrò

Il paesaggio di Salemi, che mi si presentò quando vi ritornai quasi quarant’anni dopo il terremoto, fu davvero emozionante per la bellezza solare che lo rendeva affascinante nel flessuoso ondeggiare della sua superficie ricca di messi. Il colore della natura che si apriva gioiosa alla primavera sembrava ruotare festosamente attorno al cono urbano dominato dalla mole svettante del castello svevo. E quanto più mi accostavo ad ammirare le architetture delle chiese, dei conventi, dei palazzi, mi accorgevo che l’osmosi con il paesaggio circostante era completa. Continua a leggere

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La violenza delle frontiere

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Foto di Max Bohme

di Nicolas Lambert [*]

Solo il 10 % dei bambini crescono in un Paese ricco. Un’ineguaglianza alla nascita che dovrebbe condurci collettivamente a difendere la libertà di circolazione come proclama l’articolo 13 della Dichiarazione universale dei diritti umani. Invece, gli Stati non smettono di erigere barriere tra gli umani: muri, campi, filo spinato, ecc. Un regime globale mortifero di frontiere. Continua a leggere

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Personata libido. Il Carnevale di tradizione nella provincia di Siracusa

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Carnevale, Melilli, anni 70 (ph. Nino Privitera)

di Luigi Lombardo

U-mmiernu sta-ffiniennu / u viecciu sta muriennu / cunzàmici u tabbutu / a stu piezzu i gran curnutu [1]. Con questa tiritera fanciullesca si salutava il carnevale (e anche l’anno vecchio). Si tratta con ogni probabilità di spezzone di canto carnascialesco, del quale si è conservata solo la parte più emblematica. Le parole nascondono naturalmente la percezione inconscia di un avvenimento topico dell’anno, cardine nel ciclo agrario: la fine dell’inverno, di cui il carnevale è uno dei cerimoniali più esemplificativi. Si tratta di rituali provenienti da antichissime feste agrarie, a noi giunte ristrutturate in contesti moderni e rifunzionalizzate. Continua a leggere

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Siculoamericane. Scritture di sé in prosa e in poesia tra Sicilia e Nuovo Mondo

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Certificato di cittadinanza americana di Carmela Costa (Galante), 7 aprile 1944

di Santo Lombino

Fare memoria del passato non è una perdita di tempo, ma, invece insegna ad avere una coscienza del tempo. E ci dice che siamo tutti in cammino lungo una storia che ci precede e nella quale ci siamo inseriti (Duccio Demetrio, 2018).

Premessa

«Ero in quinta elementare, entrai per caso nella mia esistenza». Così, nell’album Apriti Sesamo [1], il grande cantautore Franco Battiato. Credo volesse dire che a circa dieci anni ognuno di noi comincia ad avere consapevolezza di sé, comincia a sapere quali sono i propri atteggiamenti, le proprie caratteristiche fisiche e comportamentali e comincia a distinguersi dal resto del mondo. Continua a leggere

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Il profeta e il generale. Lo scontro tra eroi-fondatori nell’immaginario coloniale sudanese

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Ritratto di Ahmad Muhammad al-Mahdī

 di Nicola Martellozzo

La definizione di “fenomeno politico” nelle scienze sociali copre una casistica tanto vasta quanto eterogenea. Dalle istituzioni governative alle rivoluzioni, dalle Signorie medievali alle leadership etniche, ciascuno di questi fenomeni si offre all’analisi con caratteristiche uniche, inestricabilmente legate al contesto culturale e storico in cui si sviluppa. Tuttavia, ogni fenomeno politico si confronta pur sempre con il problema del potere, una tematica trasversale che possiamo articolare in tre questioni fondamentali: l’istituzione del potere, inteso come instaurazione di un ordine, la sua legittimazione, ovvero il suo riconoscimento come autorità, e la sua trasmissione, cioè un meccanismo sociale che ne permetta la continuità. Continua a leggere

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Vita di un viaggiatore intorno all’uomo

copertinadi Annarosa Mattei

Antropologo, orientalista, scrittore, viaggiatore, fotografo, alpinista, Fosco Maraini (1912-2004), poliglotta, laureato in Scienze Naturali, affascina ancora oggi per la sua vasta esperienza del mondo, soprattutto per la rara capacità di vivere pienamente i suoi irrefrenabili impulsi assecondando una innata curiosità per luoghi e culture diversi. Certamente consapevole di aver vissuto molte vite, come magicamente concentrate in una sola, avvertì a un certo punto la necessità di raccontarne i momenti culminanti, forse per restituire un magnifico dono passando il testimone a chiunque volesse farne un uso analogo al suo. Continua a leggere

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Bruno Pilat. Una vita tra le pieghe dei “giusti” della storia

copertinadi Lorenzo Mazzi

Per capire in che modo la storia che troviamo sui manuali scolastici riassuma una miriade di storie particolari e diverse tra loro, dobbiamo rivolgerci a libri come quello di Bianca Pilat. Una vera e propria indagine storica, condotta da un’autrice che storica di professione non è, ma che ha imparato sul campo il duro mestiere. In quanto curatrice e gallerista specializzata in arte contemporanea, la vita di Bianca Pilat è trascorsa a contatto con alcuni dei più grandi artisti contemporanei del Novecento. Un’esistenza piena di cultura e di contatti internazionali, che però ignorava fino a non molti anni fa l’esistenza di un’altra figura familiare dal passato ricco di Storia. Continua a leggere

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Ilyās Abū Šabakah, il Baudelaire del Libano

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Ilyās Abū Šabakah, un raro primo piano del poeta

di Francesco Medici

La produzione dei muhāğirūn, cioè degli scrittori siro-libanesi emigrati in Egitto e soprattutto nelle Americhe a cavallo tra Ottocento e Novecento, ha influenzato in maniera cruciale la letteratura araba del XX secolo, e in particolar modo il genere poetico. La scoperta degli autori occidentali del XIX secolo, specie anglofoni e francofoni, avvenuta anche grazie alle numerose traduzioni in arabo pubblicate in quegli anni, ha inoltre determinato uno straordinario allargamento di orizzonte in quei poeti che, rimasti invece in patria, si sono cimentati nella lingua madre in nuove forme stilistiche fino ad allora inedite, segnando di fatto una frattura sempre più netta con la propria tradizione letteraria, da essi stessi ritenuta ormai logora e stantia. Continua a leggere

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L’architettura del ricordo. Memorie ricostruite, memorie esperite, memorie tradite

copertinadi Davide Miccione

Che il tempo presente sia un tempo di crisi e di inquietudine è evidente a chiunque non sia in qualche modo pagato per negarlo. Meno evidente è quale sia il nucleo di questa crisi, come la si possa, ancor prima che combatterla, nominarla e coglierla concettualmente. Questa mancanza di chiarezza si palesa, a contrario, nel successo di quegli autori che provano a schematizzare e battezzare (società liquida, ipermoderno ecc.) l’epoca in cui viviamo. Negli ultimi anni però, sempre più numerose sono le voci che indicano questa crisi tale da avere al proprio centro il collasso cognitivo e culturale contemporaneo, il trionfo dell’ignoranza e dell’incultura. Continua a leggere

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Quando il critico d’arte è anche un artista

copertinadi Giuseppe Modica

Lo storico dell’arte narra la pittura con uno sguardo oggettivo, come attraverso un vetro, uno schermo. È uno sguardo a distanza, rivolto alla lettura degli stili, dello spazio pittorico, della simbologia: nell’insieme, è rivolto al linguaggio espressivo. La pittura raccontata da un artista ha, forse, il valore aggiunto della vicinanza, della compenetrazione, del senso tattile della materia e della sintonia. Il pittore entra nel corpo della materia che indaga, ne percepisce il respiro, l’essenza molecolare e la processualità costruttiva. In questo attraversamento-confronto-incontro con i quadri che hanno acceso il suo interesse e curiosità, il pittore ci rivela qualcosa di necessario a comprendere meglio il senso profondo e la verità espressiva delle opere. Continua a leggere

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Una ferita al dito

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L’io prende posto (ph. Licia Taverna)

di Stefano Montes

Non ho le idee chiare, scrivo di getto. Sono poco trasparente e lo ammetto. Scrivo sull’onda di ciò che mi è successo e non mi oppongo: non oppongo resistenza all’urto dell’accaduto. Lascio fare alla scrittura, mi lascio condurre dalle sue evoluzioni, per trarne spunto, per non smettere di finire. Scrivo, per l’appunto, pensando alla scrittura come metodo di ricerca che apre orizzonti (Richardson 2000). Scrivo di getto, non chiedo altro: con letizia, senza dovizia d’intenti, al seguito della mia immaginazione rimondata dall’eccesso di evento non ancora esaurito (‘esausto’, direbbe Deleuze 2015). La ferita non si rimargina, mi costringe a recarmi, preoccupato, in un pronto soccorso, dopo aver visto al cinema Ave Cesare dei fratelli Coen. Continua a leggere

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Francesco, Papa Criollo

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Cronaca peruviana, 1615 ca.

di Valentina Napolitano [*]

Considerare Papa Francesco come Criollo – termine usato qui nella sua specifica connotazione latino-americana che rinvia a storie sia di emancipazione sia di repressione – significa presentare una nuova prospettiva antropologica circa l’attuale momento di trasformazione interna alla Chiesa cattolica. Al pari di precedenti studi antropologici sui papati, anche questo mio contributo assume la forma di un palinsesto basato non tanto su etnografie personali e dirette, quanto su momenti, nella vita del Papa, costruiti e trasmessi come eventi mediatici (Beatty 2006: 325; Norget 2017). Non considero Francesco come modello di riferimento – “rappresentante” della Chiesa nel senso di insieme più ampio – e indice sociologico di un gruppo (Mittermaier 2015: 131). Continua a leggere

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La biografia della città

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Seoul, scorcio dellla città del borgo operaio a ridosso dell’insediamento universitario (ph. O. Niglio)

di Olimpia Niglio

Il tema di questo contributo nasce nell’ambito della programmazione di un corso di specializzazione sui centri storici presso l’Universidad Nacional Autonoma de México, Facoltà di Architettura, la cui conferenza magistrale ha inteso sviluppare la questione della “biografia urbana”. L’interrogativo biografico è nato dalla necessità di fornire degli strumenti di lettura in grado di aiutare giovani studiosi ad intendere gli aspetti evolutivi della struttura urbana dalle origini alla contemporaneità e pertanto di definire dei criteri di lettura e dei metodi di analisi fondamentali a supportare futuri progetti. Analizzare l’evoluzione di una struttura urbana è come riscrivere la storia di un individuo e quindi una biografia dove si intersecano molte vicende e metamorfosi. Continua a leggere

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Coltivare la terra significa sentirsi ramo, radice, zolla. Conversazione con padre Alessio eremita

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Padre Alessio Jeronimo

 di Antonio Ortoleva

L’ultimo eremita siciliano vive da vent’anni sulle montagne di Milazzo. Nel piccolo eremo di campagna di padre Alessio Jeronimo, monaco ortodosso, una serie di inviti al silenzio e alla meditazione, impressi nei cartelli e nelle maioliche, interrompono piante rare e profumate, antichi oggetti di terracotta destinati a presepi o all’arredamento, trittici di campane, sia lungo il viale d’ingresso che sotto il grande patio in legno massiccio. Qui, a Santa Lucia del Mela, nella valle così chiamata per via dell’omonimo torrente, governa un silenzio maestoso e parlante, un silenzio che risalta l’eloquenza così eccellente e ipnotica dell’eremita, grazie alla sua voce baritonale e profonda, alla mimica attoriale, alla sua erudizione sconfinata. Continua a leggere

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L’Enea di Giorgio Caproni: uno di noi

caproni_il-mio-enea-1-piatto-2-7-mbdi Antonio Pane

Nel trentesimo della scomparsa (22 gennaio 1990) Giorgio Caproni torna in libreria con un nuovo titolo, Il mio Enea (Garzanti, «I grandi libri»), che riunisce le testimonianze, in versi e in prosa, del suo singolare incontro con il personaggio virgiliano. I versi sono quelli, celeberrimi, del poemetto Il passaggio d’Enea, eponimo della raccolta apparsa da Vallecchi nel 1956 che, sappiamo, costituisce uno snodo cruciale della poesia di Caproni: il libro che ne inaugura la fase più innovativa e matura, consegnata a opere come Il seme del piangere, Congedo del viaggiatore cerimonioso, Il muro della terra, Il franco cacciatore, Il conte di Kevenhüller, fino al postumo Res amissa. Le prose sono il ventaglio di articoli e la messe di riferimenti distribuiti in varie sedi nell’arco di un quarantennio, a partire dall’elzeviro Enea a Genova (apparso il 7 ottobre 1948 sul settimanale «L’Italia Socialista»). Continua a leggere

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Cittadina francese, curda, un po’ armena e anche ebrea. Dialogo con la scrittrice siriana Maha Hassan

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Maha Hassan al centro, Palermo 2019 (ph. Parodi)

di Eugenia Parodi Giusino

La città di Palermo, con gli incontri La parola alla Siria. Voci creative di donne in esilio, lo scorso dicembre ha voluto dare visibilità ad alcune artiste siriane che si trovano lontane dalla loro terra, là dove non è stato loro possibile esprimersi con la libertà di cui hanno bisogno tutti, e ancor più gli intellettuali e gli artisti. Questi, con il loro pensiero e lavoro possono esprimere contenuti, idee, modelli non omologati, audaci e portatori di una visione della vita che forse non può ancora proporsi e radicarsi nella società di un Paese arabo che ha sofferto anni di guerra e distruzione, assalti terroristici, e regimi dispotici. Continua a leggere

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Oltre La spartenza

cop-tutti-dicono-spartenza_page-0001di Giuseppe Paternostro

Su La spartenza, autobiografia del contadino siciliano Tommaso Bordonaro, nato nel 1909 ed emigrato nel 1947 negli «Iunaristeti America» (Bordonaro 1991: 53), esiste ormai una vasta bibliografia di studi. Fra di essi, gli Atti – curati da Santo Lombino – del convegno che si tenne nel 2009 a Bolognetta (paese natio del Nostro) costituiscono il momento di riflessione più organico sulle vicende relative all’Autore e alla sua opera, che nel 1990 aveva ricevuto il premio Pieve Santo Stefano.

L’opera di Bordonaro si inserisce in un filone di studi assai fecondo, che tocca due campi di indagine fra loro intimamente legati: da un lato quello sull’emigrazione italiana transoceanica che interessò intere generazioni fra l’ultimo quarto del XIX secolo fino almeno ai primi anni ’60 del XX secolo [1]; dall’altro quello delle scritture dei cosiddetti “semicolti”.  Continua a leggere

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Puntozero: allarga le sbarre del carcere e del pensiero

 

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Milano, In carcere (ph. Luca Meola)

 di Silvia Pierantoni Giua

«Sì, ciao scusami di nuovo ma volevo sapere se poi per caso eri riuscita a leggere la mail che ti ho mandato per entrare come attrice nella vostra compagnia di teatro…su che indirizzo dici? Ah, non su quello? Sì sì, te la rimando! Grazie mille! Sì certo, immagino, capisco…grazie ancora…». Continua a leggere

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L’emigrazione in Sud Africa: storie di italiani

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Famiglia di italiani migranti in Sud Africa (primi 900)

di Franco Pittau

La comunità italiana in Sud Africa non è mai stata tra quella numericamente più importante nel panorama mondiale, anche se nel continente africano è stata superata solo dal quella insediata in Tunisia. A differenza di quanto è avvenuto in questo Paese dopo il suo accesso all’indipendenza, in Sud Africa gli italiani, pur non così numerosi come una volta, non si sono drasticamente ridotti. La loro storia merita di essere riproposta per due motivi. Continua a leggere

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Di tonnare e di imprese. Per una geografia mediterranea

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Mercato del pesce di Trapani, venditori di tonno all’inizio del XX secolo

di Ninni Ravazza

Un’epopea mediterranea. Gli italiani alla pesca del tonno è il titolo del dossier edito sul numero 14 della rivistaAmmentu”[http://www.centrostudisea.it/index.php/ammentu], una monografia curata da Giuseppe Doneddu, autore con Rosario Lentini, Nicolò Capriata e Maurizio Gangemi dei saggi raccolti nel fascicolo. Iniziamo dal titolo “Epopea”, estensivamente “serie di imprese straordinarie”; se poi volessimo scendere più nel particolare arriveremmo addirittura ad “ampia narrazione poetica di gesta eroiche”. Continua a leggere

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La Sirena della Baia di tutti i Santi. Salvador de Bahia e la festa di Yemanjà

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Salvador de Bahia (ph. Lisa Regina Nicoli)

di Lisa Regina Nicoli

Brasile. Salvador. Della Baia di tutti i santi. Respiro. Non me la ricordavo così calda. Ci ho vissuto anni fa in un momento particolarmente intenso della mia vita. Era a cavallo tra maggio e giugno e frequentavo un terreiro [1] di Candomblé che sulla mappa mi sembrava poco distante dall’appartamento che avevo preso in affitto. Peccato che a Salvador, exclave d’Afriche, spazio e tempo siano relativi quanto la pendenza delle ladeiras [2]. Continua a leggere

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No more wall: cronache per immagini da Lampedusa a Calais

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Calais, agosto 2015 (ph. Francesca Riggi)

 di Francesca Riggi

“No more wall” è un reportage fotografico sui migranti realizzato nel 2015 per seguirne il flusso a Lampedusa, Calais e Palermo. Centoquaranta scatti per raccontare una grande storia umana, fatta di uomini, donne e bambini che affrontano il rischio di attraversare il Mare Mediterraneo su imbarcazioni fatiscenti per sfuggire dalla persecuzione, morte, fame e violenza. Continua a leggere

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Fantasmi, complici e compagni, eroi di famiglia

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Foto dall’album della famiglia Lojacono

di Flavia Schiavo

Lo Zio d’America

Avevo circa 16 anni quando, dopo aver ascoltato da mio padre, dalla nonna paterna e dagli altri zii, le sue straordinarie imprese (una mescolanza tra verità ed esagerazione, che rimandava a una versione tremendamente cool del Barone di Münchausen), incontrai lo Zio d’America, il mio personale must letterario, Ferdinand, al secolo Ferdinando Sesti Lojacono. Era sbarcato in Sicilia per salutare i parenti e gli amici di infanzia (i pochi rimasti), dopo un lungo viaggio in nave; lungo e proficuo: da perfetto self made man, incapace di stare con le mani in mano, ma niente affatto venale, aveva organizzato sul Transatlantico, che lo condusse da New York a Palermo, una mostra di alcuni suoi lavori a carboncino. Continua a leggere

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Lettere migranti

71yesnoqpuldi Mariangela Sedda

Lettere in viaggio

«Argentina 20 maggio 1913

Carissime mamma e sorella

Vengo a scrivervi e la mia mente non sa quale parola fare uscire prima perché tutte insieme vogliono volare alla nostra casa. Fanno trenta giorni che ho messo piede all’Argentina e quasi non ci credo di essere in questa parte di mondo. Solo la vista di Vincenzo nel porto mi ha fatto comprendere di essere arrivata e che il mio paese, madre e diffortunata sorella erano spariti per sempre. Continua a leggere

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I Mapuche in Cile. La resilienza di una minoranza

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Rappresentante del popolo Mapuche

di Cristina Siddiolo

Il mio interesse per i Mapuche, il popolo amerindo originario del Cile centrale e meridionale che costituisce la più importante minoranza etnica attualmente presente sul territorio, nasce nel corso di un interessante soggiorno in Cile, avvenuto in concomitanza dell’esplosione della grande contestazione in tutto il Paese contro il carovita. L’occasione di conoscere i Mapuche più da vicino arriva proprio dalla possibilità di vivere il “campo della protesta”. Esso è in primo luogo interessante poiché si presenta come un gioco delle parti: da una parte i dissidenti e dall’altra i contestati. Continua a leggere

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Destino Camus

copertina-primo-uomodi Giuseppe Sorce

Ci sono visioni a cui dobbiamo tutto ciò che siamo. Nel nostro mondo le tecnologie della parola sono talmente inafferrabili da ridurre talvolta le parole stesse e gli immaginari che creano a polvere, resti leggeri del lavorìo del tempo che passa. Ci sono vite, soggetti e personaggi da cui ci facciamo accompagnare, altri che erigiamo a sacchi da box contro cui scagliarci all’infinito e senza subire contraccolpi, altri ancora che, una volta iniziato il dialogo quello vero, quello pericoloso, quello che ci riduce tutti a entità uniche e peculiari, tutti inequivocabilmente irripetibili nella storia dell’essere, ci respingono e non si sa per qualche ragione. E poi ci sono gli idoli, gli eroi, i punti di riferimento, le figure ispiratrici che non fanno parte carnalmente del nostro mondo reale di ogni giorno, che esistono dietro uno schermo, in un file compresso o fra le righe di un libro, la scena di un film. Continua a leggere

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Il cibo degli dèi e degli uomini

copertina-sorgi-001-2di Orietta Sorgi

Il cibo, nelle sue varie declinazioni, è certamente uno degli ambiti privilegiati in cui si manifestano con maggiore evidenza i processi di ominazione, attraverso il passaggio dalla natura alla cultura e la trasformazione delle materie prime in prodotti storicamente determinati. La produzione, la preparazione e il consumo degli alimenti non sono fenomeni collocabili all’interno di un orizzonte naturale, ma al contrario assumono una specifica valenza culturale che, distribuendosi con specifiche peculiarità in tempi e luoghi diversi, in rapporto a occorrenze e a scadenze particolari della vita collettiva, finiscono col rivelare l’identità di un gruppo sociale (Montanari, 2004). Continua a leggere

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Il cavaliere e l’orto concluso dei sogni

copertina

Messina (ph. Sergio Todesco)

di Sergio Todesco

Una riflessione sull’Hortus Conclusus presuppone una disamina sullo spazio, sulla sua natura e sulla sua storia, sulle sue risorse e sui suoi rischi, ponendo particolare riguardo al ruolo che esso ha ricoperto nei quadri di riferimento delle varie culture nonché alle strategie di plasmazione, di addomesticamento, di conferimento di senso esperite al fine di recuperarlo come spazio significante, come spazio sottratto al rischio del vuoto inerte e reso così disponibile a essere “umanizzato” e “ordinato” secondo le opere e i giorni del lavoro umano, divenendo – in quanto tale – spazio salvato e liberato che al contempo salva e rende liberi. Continua a leggere

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Il destino del Mediterraneo a Teheran: mano finale a tre

copertina_limmacolata-segreta-del-1943di Maurizio Tosco [*]

Introduzione

Perché nel tiepido pomeriggio dell’8 dicembre 1943, il presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt atterra a Castelvetrano, in provincia di Trapani? Cosa è venuto a fare in Sicilia? Chi deve incontrare e per quale motivo? Siamo nel pieno della seconda guerra mondiale, da alcuni mesi la Sicilia è stata occupata dagli Alleati e, ufficialmente, la motivazione della visita di Roosevelt è quella di decorare alcuni sottufficiali e ufficiali, tra i quali anche il generale Mark Clark, che si sono particolarmente distinti nelle operazioni militari. Continua a leggere

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Tensioni nella Chiesa

1di Marcello Vigli

Si poteva pensare che il tempo della presenza di un “antipapa” non sarebbe più tornato, ma, evidentemente, non appena arriva un papa impegnato a gestire il potere fuori degli schemi, la tentazione riemerge.

Il 15 gennaio in Francia è arrivato nelle librerie il libro, già ampiamente pubblicizzato nella Comunità ecclesiale, Dal profondo del nostro cuore a doppia firma di Benedetto XVI e del cardinale Sarah. Fortemente critico nei confronti della concessione, pur se in casi del tutto eccezionali, del sacerdozio «a uomini probi, ma sposati», è decisamente critico della proposta ad essa favorevole, emersa negli stessi giorni, che papa Francesco sembrava aver in animo di presentare al Sinodo, da lui stesso indetto. Continua a leggere

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Le periferie tra puntini verdi del voto leghista, esperienze locali innovative, e Manifesto della Montagna

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Mappa del voto in Emilia Romagna (gennaio 2020)

di Pietro Clemente

Mappe inquietanti

Sulle pagine virtuali di TPI “The Post Internazionale” del 29 gennaio Marco Revelli scrive delle elezioni regionali in Emilia Romagna:

«Per dirla con le parole dei ricercatori di YouTrend “al diminuire della grandezza dei comuni, aumenta il numero di voti a favore della Lega e della candidata presidente Borgonzoni”. Continua a leggere

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Il Manifesto di Camaldoli e i luoghi comuni sulla montagna

3di Giuseppe Dematteis

L’8 e il 9 novembre 2019 si svolse a Camaldoli, nell’Appennino tosco-emiliano, il convegno nazionale “La nuova centralità della montagna”, organizzato dalla Società dei territorialisti e delle territorialiste assieme a numerose altri enti e associazioni. Esso ha permesso uno scambio di idee tra conoscenze specialistiche ed esperienze concrete territoriali che si è concluso con la redazione del Manifesto di Camaldoli per una nuova centralità della montagna qui presentato. Continua a leggere

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Il paese nella vita e nella poesia di Nicola Grato

41ifhwfopcl-_sx321_bo1204203200_di Antonino Cangemi

Nella metà degli anni ’70 del secolo scorso, Pier Paolo Pasolini denunciò, dalla prima pagina de «Il Corriere della sera» (che gli era stata affidata dall’allora direttore Piero Ottone), il tramonto della civiltà contadina. In quell’articolo, che fece tanto scalpore, Pasolini sostenne che era in atto un processo di omologazione culturale, di cui responsabili erano i mass media (la televisione, innanzitutto) così come controllati dal potere, che conduceva a un mutamento antropologico degli italiani. Quel processo di omologazione culturale avrebbe generato nelle nostre comunità, secondo il poeta di Casarsa, una progressiva e definitiva perdita delle radici e dell’identità contadina. Continua a leggere

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Dislivelli in quota DEA: persone e musei

 

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Museo delle genti di montagna, Palazzuolo sul Senio, Firenze (ph. De Simonis)

di  Paolo De Simonis

Selvaggi indomiti

«Ultimo negozio di prossimità» [1]: possibile funzione attuale del piccolo museo DEA all’interno del piccolo paese sfrattato dalla contemporaneità assieme ai suoi tradizionali punti vendita di ‘generi diversi’, commerciali quanto socializzanti. Un museo-casamatta della superstite minisocietà civile: per difendere la prossimità del suo passato e negoziarne il senso odierno favorendo dialoghi fra i diversi attori dell’impresa museale che troppo poco, nel tempo, si sono incontrati e ascoltati.

Fu nell’inverno del ’68 che don Luigi Pellegrini, a quota 1525 parroco di San Pellegrino in Alpe, fra Toscana ed Emilia, visse il suo maggio museografico all’oscuro dell’epifania museale metalinguistica celebrata l’anno prima in Palermo [2] da Alberto Mario Cirese. Continua a leggere

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Tra società e comunità, i piccoli musei come servizio per lo sviluppo

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Museo Etnografico Alta Brianza

di Massimo Pirovano

A fronte delle osservazioni sul proliferare dei musei che ci propongono Grimaldi e Porporato, c’è anche l’esperienza di chi nei musei e per i musei DemoEtnoAntropologici lavora da un po’ di anni, verificando un diffuso declino di interesse da parte del pubblico, dopo l’entusiasmo che ha accompagnato il momento della inaugurazione. Nati dalla passione di collezionisti o di intellettuali locali, affiancati in qualche caso dall’impegno di professionisti chiamati dalle amministrazioni pubbliche proprietarie a dare razionalità a un evidente impulso emotivo, oggi – forse più che in passato – i piccoli musei DEA si ritrovano a riflettere sul senso della loro presenza nel territorio di riferimento e nel momento storico in cui viviamo. Continua a leggere

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Lo sguardo sul mondo contadino di Nuto Revelli

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Nuto Revelli (ph. Giovanna Borgese)

di Vito Teti

Il mondo dei vinti (Einaudi 1977), unitamente a L’anello forte (Einaudi 1985), costituisce uno dei libri più illuminanti e di maggiore rilievo nella letteratura mondiale sull’universo contadino e sulle culture dei lavoratori della terra assieme a Cristo si è fermato ad Eboli (Einaudi 1945) di Carlo Levi. I due capolavori, pure riferendosi a periodi e contesti diversi, emergono tra le migliori narrazioni di una letteratura antropologica ed etnografica che, nascendo ai margini di una tradizione disciplinare, contribuisce in modo essenziale al ripensamento di metodologie, teorie, ricerche e alla feconda vicinanza tra scrittura letteraria e scrittura antropologica. Continua a leggere

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Nuto Revelli, la storia orale e il popolo perduto

 

copertinadi Alessandro Casellato

Da sedici anni insegno Storia orale all’università e Nuto Revelli è sempre stato una tappa imprescindibile del programma, ma in tre occasioni è stato al centro del corso, e lo è stato in modi diversi. Vorrei seguire questa traccia, e sbucciare Nuto Revelli come una cipolla.

La prima volta fu nel 2005. Proposi Revelli come un maestro di storia orale da cui gli studenti avrebbero potuto imparare il mestiere, leggendo i suoi libri come se andassero a bottega da lui e dovessero affiancarlo, osservarlo, e “rubare con gli occhi”. Continua a leggere

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Lo spopolamento e il costruito. Altre note antropologiche su “Riabitare l’Italia”

riabilitare-litalia-locandina-16-maggio-2019-soriano-calabro-600x365di Felice Tiragallo

Premessa

Riabitare l’Italia. Le aree interne tra abbandoni e riconquiste [1], a cura di Antonio De Rossi (Roma, Donzelli, 2019) è un libro composito e tuttavia sorretto da un impianto unitario fortemente condivisibile. Continua a leggere

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Donne pastore. “In questo mondo” di Anna Kauber

1di Pietro Clemente

Questo film mi ha colpito. È un lungo documentario, di un’ora e mezzo, genere difficile, durata rischiosa, eppure, anche rivedendolo, lo guardo con stupore. Mi perdo nei paesaggi, nella fonosfera naturale dove i suoni sono belati e di campanelle, nei volti di agnelli appena nati, nei tramonti e nelle albe delle donne pastore, il cui ciclo vitale e produttivo è legato alla vita degli animali in modo vincolante, ma al tempo stesso vissuto con un senso di libertà.

Il film è fatto di tante storie che vanno dal Piemonte, dal Trentino e dal Veneto all’Italia centrale e meridionale fino alla Sardegna. Continua a leggere

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Storia di Angela, una pastora innovativa

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Angela Saba

di Angela Saba

Ho sempre pensato che pastori si nasce e non lo si diventa, forse un domani dovrò ricredermi, ma per ora vivo nella ferma convinzione che questo nobile lavoro tramandato nei secoli abbia un suo perché se pur nelle immense difficoltà continua a stupire e ad attirare. È una “malattia”, è nel DNA, una sorta di imprinting che hai dentro e a volte non lo sai fino a quando prepotentemente si fa spazio nella tua mente e nel tuo cuore. Continua a leggere

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Le pastore del call center

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da In questo mondo

 di Claudio Rosati

Vicino al Museo di Casa di Zela, un museo di comunità in un ritaglio di campagna della pianura pistoiese, a Quarrata, vivono e lavorano le sorelle Gabriella e Stefania Michelozzi, due delle diciotto pastore riprese dalla Anna Kauber nel documentario In questo mondo che vuole essere “una interpretazione femminile” di un “mondo millenario e fortemente patriarcale”.  Si può dire che il museo sia in qualche modo in connessione con la scelta delle sorelle Michelozzi perché fa della riflessione sulla ruralità contemporanea e la memoria della campagna una delle sue linee di impegno. Continua a leggere

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Biodiversità, paesaggio e salvaguardia del territorio nelle aree interne

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Garfagnana (ph. Pieroni)

di Sandro Pieroni

“Ri-dare valore alla terra” è stato il titolo di un progetto, selezionato da Regione Toscana a rappresentarla ad Expo 2015, che intendeva riassumere i tre aspetti peculiari nella strategia di un corretto e sostenibile uso delle risorse locali in Garfagnana: conservare la biodiversità, valorizzare il paesaggio, salvaguardare il territorio. Continua a leggere

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