SOMMARIO n. 36

 

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Cerimonia del cavadee, Catania 2009 (ph. Associazione mauriziana)

EDITORIALE; Alfredo Ancora, La psiche migrante; Clarissa Arvizzigno, Letture d’esperienze /esperienze di letture: Calvino sotto le lenti di Dewey; Gregorio Bertolini, Viva Palermo e Santa Rosalia. Anche gli immigrati al festino; Elena Biagi, Il lessico dell’Io nel lessico dell’Altro: lingua araba, testo sacro e identità; Antonino Cangemi, Macalda femme fatale. Dell’audacia femminile nel tempo dei Vespri; Marcello Carlotti, Manuale del contadino postmoderno; Simone Casalini, Identità e prospettive della Tunisia nello sguardo di Kmar Bendana; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Rosolini, la festa di san Giuseppe, 1969 (ph. Nino Privitera)

C’è una mostra a Palermo che esemplarmente si intitola “La condizione umana”: pochi oggetti, qualche documento e tante fotografie ospitati tra le pareti scrostate del quattrocentesco Palazzo Ajutamicristo, testimonianze che raccontano la rivoluzione di Franco Basaglia, la cancellazione dei manicomi, il rovesciamento della prospettiva con cui guardare ai cosiddetti malati di mente, la fine dei mezzi di contenzione, la restituzione dei diritti ad una popolazione internata. Continua a leggere

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Psiche migrante

copertinadi Alfredo Ancora

L’idea che i migranti siano riducibili a problemi “organizzativi” o di “regolarizzazione” di numeri è sicuramente semplicistica.  Si dimentica che sono persone e che il loro viaggio – il più delle volte traumatico – provoca danni e ferite invisibili. Continua a leggere

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Letture d’esperienze /esperienze di letture: Calvino sotto le lenti di Dewey

copertinadi Clarissa Arvizzigno

Calvino aveva mille voci: narratore di storie, narratore di idee, di concetti. Ogni qualvolta che impugnava una penna, finiva con l’essere così vario che sembrava quasi voler essere un falsario di se stesso, se non fosse stato per la sua voce molteplice e unica allo stesso tempo: chiara, esatta, elegante, leggera [1]. Lo scrittore ligure, nei propri testi, amava “sperimentare”. Sperimentatore polifonico, perché le sue opere avevano come materia una molteplicità di argomenti diversi tra loro, Calvino escogitava, di volta in volta, nuovi meccanismi del narrare. Prestando attenzione soprattutto alla sua ultima produzione, si ha come l’impressione di una scrittura-sistema che tuttavia non conclude. I suoi testi sembrano pensati per essere generatori di idee che si rigenerano secondo un processo ermeneutico: ciò che Umberto Eco ha definito «opera aperta»[2]Continua a leggere

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Viva Palermo e Santa Rosalia. Anche gli immigrati al Festino

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Foto Gregorio Bertolini

di Gregorio Bertolini

Il 15 luglio è per i palermitani un giorno speciale; si commemora la fine della epidemia di peste del 1625 grazie alle spoglie di Santa Rosalia, ritrovate in quei giorni e portate in processione invocando la grazia. Da allora si ripete tutti gli anni la processione, vanto dei palermitani. Continua a leggere

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Il lessico dell’Io nel lessico dell’Altro: lingua araba, testo sacro e identità

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The Fire Dance Painting (by Elena Kotliarkerfineartamerica.com)

di Elena Biagi

Il percorso di costituzione di un’identità si articola attraverso dinamiche complesse, nelle quali la formulazione stessa dei concetti di ‘soggetto’ e di ‘soggettività’ si rivela suscettibile di interpretazioni e letture. Attraverso alcuni riferimenti al testo fondante della cultura araboislamica, il Corano, ci proponiamo di riflettere sul legame che la lingua intrattiene con il Libro sacro, unitamente alle modalità con cui parola e scrittura si intrecciano a costituire un discorso sull’identità. Continua a leggere

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Macalda femme fatale. Dell’audacia femminile nel tempo dei Vespri

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Macalda di Scaletta

di Antonino Cangemi

Quanto c’è di romanzesco nelle vite reali e quanto la letteratura rende romanzate le vite reali? Dipende. Vi sono esistenze grigie e anonime che la più feconda fantasia fatica a trasporre in romanzo; ve sono altre così avventurose e ricche di coupe de téậtre che il più estroso scrittore non riuscirà mai a trascriverle. Quella di Macalda di Scaletta, spregiudicata cortigiana nella Sicilia del secolo XIII attraversata dai tumulti dei Vespri e dalla transizione dei domini angioini e aragonesi, fu una vita che nemmeno il più sensazionalistico feuilleton dell’800 sarebbe riuscito a raccontare. Continua a leggere

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Manuale del contadino postmoderno

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Foto M. Carlotti

di Marcello Carlotti

In tanti oggi parlano di un ritorno alla terra senza sapere bene di cosa si tratti, infatti non si può sapere se veramente si vuol fare un determinato mestiere se non lo si pratica almeno per un anno. Tornare alla terra non significa banalmente tornare alle cose semplici, quanto tornare a faticare facendo. Continua a leggere

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Identità e prospettive della Tunisia nello sguardo di Kmar Bendana

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La spiaggia a La Marsa (ph. Roberto Ceccarelli)

di Simone Casalini

La Tunisia ha cominciato il suo nono anno dalla rivoluzione che, dal dicembre 2010 al gennaio 2011, ha cancellato il regime di Ben Ali e dischiuso le porte alla transizione democratica. Nel terzo trimestre del 2018 la crescita economica del Paese è stata del 2,6%, la disoccupazione salita al 15,5%, mentre il turismo ha fatto registrare importanti segnali di risveglio dopo gli attentati terroristici sulla spiaggia di Sousse e al Bardo che avevano compromesso i flussi. Continua a leggere

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Decostruire le vulgate nella storia degli ebrei e degli arabi

copertina1di Roberto Cascio

Ci sono dei libri che sfidano gli umori del tempo, ne contrastano le tendenze, sembrano essere indifferenti alle fortune del mercato editoriale. Sono gli studi maturati all’ombra di lunghe e appartate ricerche, di scavi e accurati scrutini delle fonti. Ma nella storiografia la storia non cessa mai di essere ripensata e riscritta. E le vulgate sono prima o poi destinate ad essere rovesciate.

La recente fatica editoriale di Georges Bensoussan, Gli ebrei del mondo arabo. L’argomento proibito sembra sfuggire all’impressione della curiosa sorte riservata ai libri di storia, con questi ultimi destinati il più delle volte o alla solita ristrettissima cerchia di cultori della materia o a ergersi come “classici” imprescindibili per la comprensione di un periodo storico fino ad allora ritenuto “concluso” nella sua fatica interpretativa [1]. Continua a leggere

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L’utopia evangelica nel tempo dell’indifferenza

copertina-cavadidi Augusto Cavadi

In una fase di schizofrenia collettiva negli ambienti cristiani occidentali (europei e nordamericani), nonostante gli appelli di papa Francesco ad accorciare le distanze fra ciò che si proclama la domenica in chiesa e le scelte etico-politiche dei giorni feriali, arriva opportuna la traduzione italiana di uno dei testi che hanno contribuito in maniera decisiva alla formazione di personaggi come il pastore protestante Martin Luther King: L’ideale sociale di Gesù. La vera filosofia del Vangelo (Castelvecchi, Roma 2017) di Walter Rauscenbusch. Continua a leggere

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Mondi (In)significanti. Sulla produzione e sul controllo di soggettività nelle pratiche istituzionali

copertinadi Filomena Cillo

Il contributo che segue riprende la prima parte di una formazione per operatori dell’accoglienza della città di Bologna impegnati soprattutto in strutture con donne [1]. Lo scopo era fornire strumenti di riflessione su che tipo di soggettività vengono prodotte all’interno del sistema di accoglienza e analizzare le pratiche quotidiane (raccolta delle memorie, rispetto del mandato professionale) come prassi incorporate e per questo spesso inconsapevoli, di controllo sull’altro. La riflessione parte considerando la cornice entro la quale operatori e ospiti si muovono: l’istituzione. Che cos’è l’istituzione? Continua a leggere

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Ghetti o accoglienza per i dannati della nostra terra. Dopo i fatti di San Ferdinando

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Corteo su “Verità e giustizia per Soumaila Sacko”, 23 giugno 2018 (ph. Dario Condemi)

di Giovanni Cordova

Lo scorso primo febbraio, nella sala consiliare del municipio di San Ferdinando (Reggio Calabria) è stato presentato il “Comitato per il riutilizzo delle case vuote della Piana da parte di lavoratori locali e migranti”. Studiosi, operatori sociali e volontari dovranno farsi carico di operazioni di studio e mediazione, sia istituzionale che comunitaria, per tentare di ovviare al disagio abitativo esistente nell’area della Piana di Gioia Tauro. Continua a leggere

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Fenomenologia del presepe: dal cielo mesopotamico al paese degli Evangeli

copertinadi Antonino Cusumano 

Non ho mai smesso di “fare il presepe”. Ogni anno, in luoghi diversi, in modi e forme diversi. Paesaggio e architettura di un luogo che appartiene alla mia infanzia come a quella di molti, il presepe è parafrasi di memorie familiari e di affetti domestici. Da bambino incrementavo la collezione dei pastori di cartapesta conservati dentro una grande scatola di legno investendo in prossimità del Natale i piccoli risparmi che mettevo da parte a questo scopo. La bottega ove mi recavo era sempre la stessa, che ricordo buia e stretta, e per questa misteriosa oscurità ancor più magicamente attraente. Continua a leggere

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Appunti su migrazione e detenzione

copertinadi Chiara Dallavalle

Che l’immigrazione sia al centro dell’agenda politica di questo Governo non è certo un mistero. Ma di quale immigrazione stiamo parlando? Le rappresentazioni dell’esperienza migratoria più diffuse nel nostro Paese da ormai diversi anni si focalizzano principalmente su immagini quali quella di numeri massivi, di competizione con gli italiani per le (poche) risorse disponibili, di scontro culturale e, non da ultimo, di sicurezza e criminalità. In realtà queste visioni risultano spesso intrecciate tra loro, laddove ad esempio la valutazione erronea della presenza di stranieri sul territorio nazionale si associa ad un livello di ostilità maggiore nei loro confronti (Valtolina 2018).  Continua a leggere

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La domesticità demartiniana. Un caso di “resistenza” culturale

de Martino - Morte Noorda rist..qxp_Hilbert Noorda rist.di Alessandro D’Amato

Ernesto de Martino (1908-1965) fu sicuramente uno dei più importanti intellettuali italiani del Novecento. La formazione del pensiero dello studioso fu caratterizzata da un’iniziale e prolungata riflessione teorica che condusse, tra le altre cose, alla pubblicazione di Naturalismo e storicismo nell’etnologia (1941) e de Il mondo magico (1948). In particolare, quest’ultimo volume si dipana attorno a un concetto centrale, qual è quello della “crisi della presenza”, che influenzerà chiaramente anche gli scritti della fase successiva, durante la quale de Martino condurrà una serie di campagne di ricerca etnografica nelle cosiddette «Indie di quaggiù», vale a dire le regioni del Meridione italiano. Continua a leggere

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Il teatro, un ponte nel Mediterraneo

copertinadi Bernardino De Bernardis

Immigrazione, clandestinità, integrazione, sono tra le parole più usate, spesso abusate, al nostro tempo tanto che nemmeno l’edizione di Sanremo 2019 ne è stata risparmiata. Sul piccolo e grande schermo l’argomento è ormai uno dei temi delle sceneggiature. Da qualche tempo anche il teatro si è fatto avanti, forse su questo fronte con un piccolo ritardo. Ospitiamo il punto di vista di un regista, autore del testo e interprete della pièce Immigrati brava gente, che tratta immigrazione e clandestinità in salsa partenopea dove gli “immigrati” e soprattutto i “clandestini” come categoria siamo noi: ne esce un lavoro articolato che mette insieme la lezione della commedia napoletana classica con lo stile fiction e nuova cinematografia locale dove i temi di attualità sono trattati in versione pop. Continua a leggere

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Le Craftivism entre matières et engagements. Esquisse d’une rencontre entre anthropologie et sémiotique

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Fine cell work apprentissage texile en prison detail du site internet

di Valeria De Luca [*]

L’étude du Craftivism, forme d’activisme mêlant art et artisanat, représente la première ébauche d’un travail plus vaste sur la durabilité écologique de l’artisanat textile, inauguré dans des travaux précédents (De Luca 2016, 2018). A l’instar d’autres pratiques que l’on peut qualifier de socio-esthétiques, le Craftivism déborde les frontières disciplinaires et engendre notamment un dialogue théorique et méthodologique entre anthropologie et sémiotique, dont on se contentera ici d’en esquisser les contours généraux. Continua a leggere

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I disturbi psichici dell’esclusione: dalle realtà manicomiali ai campi di alienazione

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Enzo Umbaca, Ospedale Psichiatrico Paolo Pini

di Valeria Dell’Orzo

È ancora possibile visitare, a Palermo, la mostra “La condizione umana” allestita tra le suggestive scrostature delle sale di Palazzo Ajutamicristo, in occasione dei quarant’anni dall’entrata in vigore della legge Basaglia, la legge 13 maggio 1978, n. 180, in tema di “Accertamenti e trattamenti sanitari volontari e obbligatori”, attuata nei pochi mesi che la separarono dall’entrata in vigore, il 23 Dicembre del 1978, del Servizio Sanitario Nazionale che, in materia, ne assorbì gli articoli previsti. Continua a leggere

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Il secolo breve e gli stermini di massa

copertinadi Piero Di Giorgi

La questione dei migranti, coi loro itinerari di dolore, stupri, torture e violenze di ogni genere, dall’attraversamento del deserto ai lager libici e ai gommoni, spesso inghiottiti dal mare, ci pone una domanda fondamentale: qual è la genesi psico-sociale che mette in moto indifferenza, paura e rifiuto dell’altro, lo straniero, e che determina l’opposizione uguaglianza-diversità, inferiore-superiore?

Sigmund Freud ha individuato nell’uomo due pulsioni fondamentali, Eros (pulsione di vita) e Thanatos (pulsione di morte). La prima tende alla autoconservazione e alla conservazione della specie, amore per l’Io e amore per gli altri, la tendenza ad estendere le relazioni con gli altri. Thanatos contiene, invece, pulsioni aggressive, autodistruttive e distruttive. Ogni comportamento trae origine dal gioco reciproco delle due forze opposte e complementari. Le due pulsioni coesistono sempre insieme con prevalenza ora dell’una ora dell’altra. Continua a leggere

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Forme di coesistenza. Il design antropologico di Giulia Capasso

 

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Fig. 1. Giulia Capasso, Coexistence, 2018. Foto di Giulia Capasso

 di Fabiola Di Maggio

Quando un’idea prende forma vuol dire che nella realtà la sua traccia è già evidente, oppure comincia a esserlo. In qualche modo trova posto. Prendere posizione equivale a produrre uno spazio che di fatto rifletta i pensieri espressi e condivisi da uno o più individui. Infine, dare forma a un’opinione significa sviluppare strutture di senso e connessioni attraverso le quali un giudizio delineato si muove e ci raggiunge. Si insinua in noi, ci prende, forma e riforma le nostre coscienze. Continua a leggere

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Associazionismo e resistenza a Bologna. I migranti prendono la parola

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Bologna, manifestazione delle associazioni

di Lella Di Marco

Le iniziative a Bologna si susseguono in continuazione: il Decreto-sicurezza di Salvini è stato la scintilla ma il malessere era diffuso e forte. Il ministro ha avuto il potere di rilanciare un movimento di contrasto, di aggregazione e di ricomposizione. Si discute sugli effetti della normativa entrata in vigore nello scorso ottobre ma anche sullo sfruttamento nellavoro, sui nuovi schiavi, sul “ghetto Italia”. I punti di collegamento con l’occupazione dei “nativi” sono molti, come le difficoltà di sopravvivenza.  Continua a leggere

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Marcello Cimino, la Sicilia e la tentazione separatista

copertina_cimino-001di Goffredo Fofi [*]

Perché occuparsi oggi della storia del separatismo siciliano? Anzitutto, perché se ne sa poco o niente, i giovani ne ignorano tutto e i vecchi hanno dimenticato (i sopravvissuti) cosa è stata la storia d’Italia in guerra e in dopoguerra, e il peso che in essa hanno avuto le nostre zone di confine nella loro richiesta di una parziale autonomia, dalla Valle d’Aosta al Sud Tirolo (cioè, per l’Italia, l’Alto Adige), da quella che per molto tempo è stata chiamata Venezia Giulia, con al centro Trieste, alla Sardegna del Partito d’Azione. La richiesta di autonomia e le lotte per ottenerla sono state bensì più forti e più complesse in Sicilia che altrove, con vicende più drammatiche e complesse che altrove. Continua a leggere

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Il neoborbonismo. Memoria divisa o mistificazione?

copertinadi Mariano  Fresta

Il punto di osservazione

La città di Caserta, nonostante la presenza della famosa Reggia e delle innumerevoli caserme militari risalenti al Regno dei Borbone sembri dimostrare il contrario, è un agglomerato urbano che si è formato recentemente, dalla fine del secolo XIX a tutto il Novecento. Per questi motivi è facile ritenere che il filone politico-culturale conosciuto come “neoborbonismo” qui trovi qualche difficoltà a diffondersi, mentre in genere si pensa che esso trovi facile accoglienza tra la popolazione dei “lazzaroni” di Napoli che, tra l’altro, è una città a vocazione monarchica tanto che, nel secolo scorso, per qualche decennio è stata dominio di Achille Lauro, portabandiera di un partito monarchico, non si sa bene se pro i Savoia o pro gli antichi sovrani napoletani [1].  Continua a leggere

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La vita davanti a sé. Mano nella mano con “R1”

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La follia in un disegno di Bruno Caruso

di Nino Giaramidaro

Una carezza in lega leggera, un bacio freddo col sapore di alluminio, e quella voce che ci può anche cantare la struggente Parlez-moi d’amour degli anni verdi non più con gli accenti seducenti di Lucienne Boyer ma nelle frequenze binarie più lievi consentite dai bit. L’ottantenne oramai senza più affetti, sospinto negli anni della solitudine, può chiedere al robot-badante di metterci più volt e di sorridere: sorridergli nelle transumanze in quei giorni barbarici della sua ultima età. Continua a leggere

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Libertà positiva dell’individuo e storia

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Libertè , egalitè, fraternitè, Guttuso 1950

di Sonia Giusti

La libertà positiva dell’individuo è alla base dell’idea liberale della storia che ci aiuta a riconoscere e apprezzare la molteplicità delle concezioni della vita e del mondo e a considerare gli ideali etici come prodotti storici [1]. È infatti lo storicismo liberale che si è impegnato, contro ogni costrizione chiesastica e politica, a difendere lo sviluppo autonomo degli individui perché possano realizzare la libertà positiva di agire concretamente, spontaneamente e razionalmente [2]. Continua a leggere

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Il Mediterraneo. Storie di barche

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Portopalo (ph. E. Grosso)

di Eugenio Grosso

A dicembre 2015 ho visitato il porto di Portopalo di Capo Passero.

Mi avevano parlato di uno spazio in cui i relitti delle navi dei migranti venivano ammassati. Volevo vederli. In quegli anni avevo iniziato a occuparmi di flussi migratori e avevo trascorso la primavera e l’estate viaggiando lungo le rotte che dai Balcani portano al cuore dell’Europa. Continua a leggere

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Frontiere e diaspore mediterranee

depositphotos_12708062-stock-photo-ancient-map-of-mediterraneandi Vincenzo Guarrasi

Distopia del presente

L’11 settembre del 2001 si è inaugurata un’epoca della storia umana. Il futuro ha fatto irruzione nel presente e ne ha ipotecato la storia. Si è imposta come realtà all’opinione pubblica globale la descrizione di una società immaginaria e di una comunità molto indesiderabile. L’attacco alle Torri Gemelle, infatti, ha destabilizzato il sentire comune degli abitanti degli Stati Uniti d’America e del mondo intero: qualcosa d’inaudito è avvenuto – l’attacco sul proprio territorio all’unica superpotenza rimasta in campo dopo la Caduta del Muro di Berlino – ed è avvenuto sotto gli occhi di tutti. Continua a leggere

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L’idea del teatro festivo urbano e lo status anomalo dello spettacolo in Sicilia

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Fabbrica del Teatro, sua disposizione ed apparato (inc. F. Cichè, sec. XVIII)

di Giovanni Isgrò

Rispetto all’evoluzione del teatro italiano, la storia dello spettacolo in Sicilia ha fatto registrare, in particolare nell’età moderna, una sorta di “temporalità autonoma”, giudicata dagli storiografi, come una vera e propria “anomalia”. Ciò in buona parte fu dovuto alla situazione politica della nostra Isola, caratterizzata dal succedersi di dominazioni diverse e, conseguentemente, dal sovrapporsi di consuetudini importate che impedirono uno sviluppo organico dei processi culturali. Continua a leggere

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Entità mostruose e percorsi simbolici

copertinadi Pietro Li Causi

Siamo abituati a pensare, adattando anacronisticamente le nostre categorie a quelle di culture diverse dalla nostra, che la nozione di ‘mostro’ sia un universale antropologico atemporale. L’utile libro di Igor Baglioni, Echidna e i suoi discendenti. Studio sulle entità mostruose della Teogonia esiodea (Edizioni Quasar, Roma 2017), ci dimostra che non è così.

Come infatti si sostiene fin dal capitolo I del volume (Le entità mostruose della mitologia greca. Note introduttive), la nostra idea del mostruoso sarebbe piuttosto un prodotto storico, e trarrebbe origine, in particolare, dal latino monstrum, che indicava non soltanto creature o fenomeni dalla valenza ominosa, ma anche, nella sua accezione più estesa, un insieme di entità spaventose e pericolose caratterizzate da forme orribili e fuori dalla norma. Continua a leggere

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Cuori di cera. Ceroplastica votiva in Sicilia

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San Sebastian, Melilli (ph. Nino Privitera)

di Luigi Lombardo

La chiesa di S. Sebastiano a Melilli è tra i più importanti santuari della Sicilia. Ogni anno in occasione della festa, fra il 3 e il 4 maggio, a centinaia vi giungono pellegrini da tutta la Sicilia per compiere il “viaggio” e impetrare una grazia. Un tempo molti di questi devoti recavano come offerta un ex voto, realizzato in cera, raffigurante in genere una parte del corpo, per cui si chiedeva la grazia di un miracolo. Continua a leggere

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La “grande trasformazione” tra storia e memoria

copertinadi Santo Lombino [*]

«La bellezza è degli sconfitti. Il futuro non è dei vincitori, è di chi ha la capacità di vivere. E chi ha la capacità di vivere, di essere totalmente se stesso, è inevitabilmente sconfitto. È qui il seme che crea e si traduce in futuro, vita: una sconfitta di straordinaria bellezza. Le facce degli sconfitti, le loro voci, continuano ad esistere. Sono i vincitori che non esisteranno più. Questa è il grande splendore dell’esistenza». Così Franco Scaldati. Continua a leggere

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La letteratura universitaria: un magico caso

copertinadi Maria Immacolata Macioti

Da tempo ho potuto leggere, non senza curiosità e interesse, alcuni libri di narrativa scritti da sociologi o comunque da colleghi e scienziati sociali. Con interesse, dicevo: e non senza un certo stupore, perché saggistica e narrativa, studi universitari e libri avvincenti di impostazione totalmente diversa da quelli rivolti allo studio mi erano sempre apparsi ben diversi tra loro.

Eppure mi è capitato più volte di trovarmi di fronte a uno specialista di materie socio antropologiche prima, poi di materie antropologico-comunicative evidentemente in grado di muoversi tra due diversi universi di pensiero, di ricorrere a due stili ben difformi l’uno dall’altro. Continua a leggere

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Identità, confini ed etnie. La polarizzazione dell’immaginario etnico nel conflitto civile sud-sudanese

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Sud Sudan

di   Nicola Martellozzo

Il Sud Sudan è conosciuto come lo Stato più giovane al mondo, nato nel 2011 con un referendum che ne sancì l’indipendenza dal Sudan. Gli accordi di Naivasha del 2006 chiusero mezzo secolo di conflitti civili nella regione, e i comandanti veterani dell’SPLA (Sudan People’s Liberation Army) diventarono eroi nazionali e leader politici del nuovo governo. Continua a leggere

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Genitorialità migranti

                                                                                       di Enrico Milazzo

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Donna curda in un’associazione contro gli abusi e le torture della polizia nel Kurdistan turco (ph. Giacomo Scattolini, 2010)

«Le discipline, organizzando le ‘celle’, i ‘posti’, i ‘ranghi’ fabbricano spazi complessi: architettonici, funzionali e gerarchici nello stesso tempo. Sono spazi che assicurano la fissazione e permettono la circolazione; ritagliano segmenti individuali e stabiliscono legami operativi; segnano dei posti e indicano dei valori; garantiscono l’obbedienza degli individui, ma anche una migliore economia del tempo e dei gesti. […] La prima fra le grandi operazioni della disciplina è dunque la costituzione di ‘quadri viventi’ che trasformano le moltitudini confuse, inutili o pericolose in molteplicità ordinate». Così Michel Foucault (2016:161). Continua a leggere

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Autenticità ed identità nell’arte africana: il caso di Yinka Shonibare MBE

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Yinka Shonibare

di Mariachiara Modica

Yinka Shonibare è un’artista anglosassone contemporaneo di origini nigeriane la cui espressione artistica risulta basata su una certa idea di ibridazione culturale. Attraverso l’uso di diversi media, come pittura, scultura, fotografia e video, esplora il problematico concetto di “autenticità” legato all’arte africana e alla più generale categoria di arte primitiva (o tribale). Continua a leggere

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La comparazione come prospettiva di analisi antropologica. Architettura, gastronomia e letteratura

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E’ notte (ph. Licia Taverna)

di Stefano Montes

È notte. Sono sveglio, sono irrequieto, sono antropologo. Vago sulla soglia instabile delle ore notturne: ne avverto il senso di instabile presenza. Mi piacerebbe dire, alla maniera di Lévi-Strauss, che sono uno per cui conta «soltanto il lavoro del momento» (Lévi-Strauss 1988: 8). Ma il peso del passato preme alle mie spalle: in positivo, in negativo. La pianificazione del futuro assottiglia lo spazio di tranquillità assegnato al lavoro del momento, al mio stato d’animo. C’è uno strano silenzio nell’aria: un silenzio che non si ribella ai miei interrogativi, un silenzio comunque favorevole allo scorrere del tempo. Continua a leggere

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“Risignificare” e rigenerare i luoghi di culto. Il caso dell’Albania

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Albania, Apollonia, L’antica acropoli (ph. Niglio)

di Olimpia Niglio [*]

I dialoghi interculturali, le relazioni internazionali, i colloqui interreligiosi hanno sempre favorito l’apertura di nuove prospettive interpretative della nostra esistenza. Tutto questo ha sempre avuto importanti ripercussioni e condizionato l’evolversi delle conoscenze, delle azioni creative, delle gestioni territoriali e dello sviluppo culturale. Ma queste relazioni hanno anche costituito dei presupposti fondamentali per affrontare e arginare azioni finalizzate all’istaurazione di radicalismi, fondamentalismi, o ancora totalitarismi da cui ne sono scaturiti irreversibili scontri tra le civiltà a partire proprio dal nostro vecchio continente euro-asiatico. Continua a leggere

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Sizilienforschung. Gli incontri e le interviste

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La Sicilia ad Heidelberg

di Dieter Paas  [*]

Nel semestre estivo del 1962, il primo seminario siciliano ebbe luogo sotto la direzione del professore Mühlmann. Fu detto «seminario preparatorio», il che significava che il vero lavoro di ricerca doveva svolgersi sul campo, cioè nel dialogo con i migranti siciliani in Germania e nella ricerca in Sicilia. I seminari siciliani continuarono per diversi anni. Erano sempre ben frequentati, non solo dai membri del gruppo di ricerca sull’Isola, ma vi prendevano parte pure altri studenti di sociologia ed etnologia, come di altre discipline. Continua a leggere

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Le immagini ritrovate di una festa e di una stagione di studi e ricerche

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

di Gaetano Pagano

Da tempo l’amico Tonino Cusumano mi chiedeva un contributo fotografico per “Dialoghi Mediterranei”, andando a riesumare qualche immagine del mio – ahimè oramai datato – archivio fotografico. Avevo sempre frapposto difficoltà di vario genere e rimandato a tempi futuri l’individuazione del soggetto per tale contributo. Improvvisamente le vicende politiche alle quali stiamo assistendo e che stiamo – nostro malgrado – vivendo in questi ultimi mesi mi hanno ricondotto, con la memoria, a molti decenni addietro quando mi era accaduto di poter fotografare i momenti di una sagra/festa paesana all’interno della quale si rappresentava, coreograficamente, la coesistenza pacifica e ritualizzata di due diverse culture: cristiana e islamica. Mi riferisco alla “sagra del Tataratà” di Casteltermini, un piccolo centro dell’agrigentino. Continua a leggere

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La guerra alle migrazioni: il fatto politico totale del XXI secolo

 

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foto di Massimo Sestini

di Salvatore Palidda  [*]

In questo contributo cerco di capire l’attuale situazione delle migrazioni facendo riferimento a Sayad, in particolare al suo ultimo testo “Immigrazione e pensiero di Stato” [1] nonché ad altre opere. Il concetto di “fatto politico totale” si rifà a quello di “fatto sociale totale” di Mauss, ripreso da Sayad. Oggi mi sembra appropriato adottare l’aggettivo “politico” perché comprende tutti gli aspetti economici, sociali, tecnologici, militari, di polizia e culturali che agiscono nell’attuale deriva neoliberista. Continua a leggere

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L’Islam oltre le semplificazioni e le banalizzazioni

copertinadi Silvia Pierantoni Giua

A cosa serve nel 2019 un libro come quello appena uscito dell’islamista Paolo Branca, Il testo sacro dei musulmani. Piccola antologia coranica (Carocci editore, Roma, 2019)? Si tratta di una breve antologia sul Corano e sulle principali consuetudini e princìpi della comunità islamica che trovano fondamento nella Sunna e negli hadith del Profeta Muhammad. Il saggio, di carattere divulgativo pur conservando un linguaggio specifico e appropriato proprio di chi, come Branca, è da anni un riferimento in questo campo, si divide in sintetici capitoli all’interno dei quali lo studioso compie un excursus sui punti fondanti del pensiero e della pratica musulmana, introducendo a ciò che può essere definito genericamente “Islam”. Continua a leggere

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Eat most, eat some, cut back on: cambiare dieta alle Isole Samoa

 

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Bancarella di frutta in centro città (ph. Dario Pillo)

 di Dario Pilo [*]

 Il seguente lavoro si basa su una ricerca sul campo, condotta tra l’estate e l’autunno del 2016, riguardo ai temi della dieta e nutrizione nelle isole Samoa. Al lavoro personale di ricerca era abbinata un’esperienza di volontariato con una organizzazione internazionale che svolgeva delle campagne di sensibilizzazione pubblica riguardo ai temi della nutrizione per la popolazione locale. Continua a leggere

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Sul relativismo linguistico e le sue implicazioni antropologiche

Noam-Chomsky

Noam Chomsky

di Alessandro Prato [*]

La relatività linguistica

Ogni lingua stabilisce un sistema di significati relativamente incommensurabile rispetto ad altri sistemi: sulla base di questa premessa, nella prima metà del Novecento, si avanzò l’ipotesi del relativismo linguistico, per cui si riteneva che a lingue diverse potesse corrispondere una visione del mondo diversa, sulla base del fatto che ogni lingua presta attenzione ad aspetti diversi del reale. La diversità linguistica divenne perciò un modo per predire e spiegare almeno alcuni elementi della diversità cognitiva e culturale. Continua a leggere

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Tonnara, il luogo del mito

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La rete ammasata sul vascello della tonnara del Tono a Milazzo

di Ninni Ravazza [*]

La possibilità che nella prossima primavera possano venire nuovamente calate le reti della storica tonnara di Favignana dopo undici anni di fermo riapre una “porta sul tempo” che si era inesorabilmente e tristemente chiusa quando gli ultimi gestori, prima di Bonagia (2003) e poi di Favignana (2007), avevano deciso di non correre più il rischio di un’attività imprenditoriale millenaria da sempre soggetta ad esiti altalenanti. Continua a leggere

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Maria Costa, o delle mille voci della cultura popolare siciliana

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Maria Costa

di Mario Sarica

Deprivata gradualmente e inesorabilmente della sua funzione primaria, quella di comunicare e quindi di nominare cose, persone e fatti, quindi di raccontare la vita, per riempire di senso lo scorrere esistenziale, la lingua siciliana, nelle sue infinite parlate e declinazioni territoriali, per difendersi dalla fatale afasia, oltre la corruzione dei tempi, del meticciato e dello slang delle periferie sociali, si affida ormai, come ultima strenua difesa, alla narrativa e ancor di più alla scrittura poetica, la sola in grado di restituirle dignità e valore. Continua a leggere

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Dance! Il corpo e l’anima. Conflittualità urbane a New York nel XIX secolo

 

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Five Points

 di Flavia Schiavo [*]

Il quartiere di Five Points, in Lower East Side, ‘casa’ di uomini e donne che arrivavano soprattutto dall’Europa, nella fase delle grandi migrazioni tra XIX e XX secolo, registrò tra la prima e la seconda metà dell’Ottocento, un tasso di conflittualità interetnica e di criminalità elevatissimi, denunciato quest’ultimo, come tra i più alti che in ogni altra città del mondo: una vecchia fabbrica di birra, ad esempio, situata in Downtown, sovraffollata, abitata da circa un centinaio di workers che sarebbe più corretto definire homeless, fu luogo dove avvenne un omicidio per notte, per una quindicina di anni, sino alla demolizione, nel 1852. Continua a leggere

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I racconti di Alessandria

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Forte Qaitbey (ph. Sebastiani)

di Chiara Sebastiani

Tra mito nostalgico e urbanità post-moderna

Che cosa associa ad Alessandria d’Egitto l’europeo non specialista? Un po’ di antichità: in primo luogo la Biblioteca di Alessandria, «leggendaria culla dell’universalismo del sapere antico». Benché di essa «non abbiamo resti tangibili o conoscenze documentate al di fuori di tradizioni testuali» cionondimeno è stata fastosamente richiamata in vita agli albori del terzo millennio con l’inaugurazione nel 2002 della nuova Bibliotheca Alexandrina, a segnalare «il ritorno di Alessandria, un tempo ‘crogiuolo di civiltà e culture’ sulla scena mediterranea e mondiale» (Biancani: 2017:17-18). Continua a leggere

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Lo yoga in Oriente e in Occidente: traduzioni interculturali

 

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Il labirinto di Arianna

di Cristina Siddiolo [*]

Scrivere sul passaggio dello yoga dall’Oriente in Occidente è un’operazione complessa e insidiosa, se non altro perché, avendo il processo di dislocazione delle pratiche yogiche e la loro traduzione culturale nei Paesi occidentali una storia recente, non esistono ancora trattazioni esaustive sull’argomento. Continua a leggere

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I capitani napoletani e siciliani a Odessa e nel Mar Nero (1815-1860)

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Capitani e ciurma a Piano (primi 900)

di Maria Sirago

Primi contatti tra la Russia e il Regno di Napoli: verso il trattato

Dopo la fine della guerra russo-turca, nel 1774, le corti madrilena e viennese fecero pressioni su quella napoletana per adottare una politica di apertura verso l’impero russo. Il ministro borbonico Bernardo Tanucci nel 1776 scriveva a Guglielmo Maurizio Ludolf, incaricato degli affari napoletani a Istanbul dal 1747, del gran numero di navi inglesi e veneziane «che con Bandiera Russa passavano nel Mar Nero», esortandolo a «non perdere di vista questo assunto» [1]. Continua a leggere

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L’Europa delle Patrie

copertinadi Davide Sirchia

Uno studio antropologico incentrato sul tema del “sovranismo” non può prescindere da un tema importante noto come la costruzione dell’Altro. La riflessione antropologica si basa su materiali di ricerca incentrati sullo studio delle differenze e delle analogie dei sistemi culturali e dei sistemi di relazione, interrogandosi spesso su quali procedure si attivino per il riconoscimento o disconoscimento dell’Altro.

Come afferma Amalia Signorelli Continua a leggere

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Una lettura geografica oltre confine

copertinadi Giuseppe Sorce

Aprite a caso Google Maps, fate un giro con il vostro cursore sullo schermo ancora a caso, selezionate un punto, zumate, mette in modalità satellite, zumate ancora fino a finire in modalità street view: fatevi una camminata. Ovunque. Guardatevi attorno, fra le vie, fra gli alberi, non importa.

Un discorso cyberspaziale sui confini potrebbe finire qui. Un discorso sui confini del mondo sullo schermo non si può fare, i confini ci riportano forzatamente e letteralmente con i piedi per terra. Continua a leggere

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Dialetto e inedite sonorità musicali

copertina-dialetto-e-canzone-definitivadi Orietta Sorgi

 Cosa succede nel terzo millennio quando il dialetto sembra ormai aver abbandonato ogni campo d’azione e ogni sua ragione d’uso in tutti gli ambiti della vita associata? Quando i localismi linguistici e le varietà regionali sembrano aver ceduto il passo, per effetto della scolarizzazione a tappeto e dei mass media, all’italiano standard, tanto da sembrare espressioni residuali di una società globalizzata?

Aveva dunque ragione Leonardo Sciascia quando in un’intervista alla RAI decretava la morte definitiva del dialetto, sostenendo che ogni tentativo di riportarlo in vita sarebbe stata un’operazione di necrofilia? O è piuttosto vera l’opinione di Ignazio Buttitta, che in quella stessa occasione e con l’entusiasmo dei suoi novant’anni, assegnava lunga vita a tutti i dialetti del mondo, nella ferma convinzione che essi sarebbero sopravvissuti alla crisi inferta dalla modernizzazione? Continua a leggere

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Il sentimento del contrario nel teatro lirico di Nino de Vita

copertina-de-vita-001di Roberto Sottile

 «Andiamocene a dormire perché i nostri ospiti devono tornarsene a casa» non è paradosso che possa esprimersi tanto facilmente in lingua. Anzi, con buona probabilità, una simile frase, che esiste nel dialetto a codifica burlesca del “sentimento del contrario”, in italiano non esiste. Questa riflessione, innescata da quello che sembra il focus principale del nuovo (ma ennesimo) Tiatru di De Vita – il sentimento del contrario, appunto –, viene spesso in mente quando si legga una nuova raccolta del poeta di Cutusìo: è il problema del rapporto tra ciò che si dice e del modo in cui ciò viene detto. Continua a leggere

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La profanazione del corpo femminile in Bosnia: dallo stupro di guerra alla reificazione dell’identità

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Bosnia (@-Newsweeck)

di Laura Sugamele [*]

Il termine latino stuprum significa «onta, vergogna, disonore» (Morello 2013: 101) e, secondo lo studioso Georges Vigarello [1], la storia della violenza sessuale tende a convergere con l’immagine pubblica della donna all’interno di specifici contesti culturali e proprio per tale rappresentazione su di lei sono intervenuti cambiamenti e costrizioni sociali dal carattere oppressivo. Continua a leggere

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Italia e Tunisia: due Sud nel processo di accumulazione del capitale

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Giovani diplomati disoccupati a Gabes, a sud della Tunisia (ph. Venezia)

di Emanuele Venezia

Italia e Tunisia, nonostante siano Paesi completamente diversi sul piano economico (il primo ottava potenza mondiale se guardiamo al PIL e quindi considerato Paese “sviluppato”,  il secondo definito invece “in via di sviluppo” anche se tra i primi Paesi dell’area MENA per quanto riguarda molti indicatori socio-economici) nel loro diverso evolversi storico, economico e politico hanno in comune la questione ancora irrisolta dei rispettivi Sud, entrambi sottosviluppati dal punto di vista economico. Continua a leggere

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#10YearsMigrationChallenge. Alcune osservazioni etnografiche sulle comunità mauriziane induiste a Palermo (2009-2019)

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Palermo (ph. Attilio Russo)

di Giulia Viani

Abbiamo assistito di recente al “dilagare” sui social network dell’ultima moda del #10yearschallenge, ossia la “sfida” che consiste nel pubblicare una foto di dieci anni fa e metterla a confronto con una di oggi, poi declinata in innumerevoli e immancabili varianti su tema, ora in chiave ironica ora ambientalista ecc. L’occasione, unita a personali vicende “biografico-accademiche”, è molto invitante per immaginare un’altra variante della sfida, ossia sul tema delle migrazioni nelle “nostre” città. Continua a leggere

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Per Pino Aiello, l’aiutante magico

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Pino Aiello

di Janne Vibaek

Ci sono persone che non sono professori né presidenti, che non sono accademici né famosi, ma che sono delle colonne portanti, solide e concrete architravi a cui affidarsi. Giuseppe Aiello, Pino, Pinuzzu era una di queste. Pino ci ha lasciato il 14 febbraio e quanto fosse conosciuto, stimato e amato si è visto dalla folla che stipava la chiesa Ss. Maria Addolorata di Aspra laddove si sono svolti i suoi funerali. Era strapiena di docenti e allievi, ma anche di amici e semplici cittadini di Bagheria e Aspra. Continua a leggere

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Un abbraccio simbolico

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Il Papa e l’Iman a Abu Dhabi

di Marcello Vigli

L’incontro interreligioso, che si è svolto ad Abu Dhabi negli Emirati Arabi Uniti il 4 febbraio e a cui hanno partecipato i capi di tutte le religioni, fra cui anche il papa, acquista un grande valore simbolico perché segna una svolta nei rapporti fra Chiesa cattolica e mondo islamico. Continua a leggere

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Gramsci nel tempo della frattura tra élites e popolo

copertinadi Francesco Virga

Uno dei maggiori storici del nostro tempo, Eric Hobsbawm, ha più volte osservato che la maggior parte dei giovani vivono in una sorta di presente permanente, privi come sono di senso storico e di ogni rapporto col passato. Ma, per la verità, non sono soltanto i giovani ad avere perduto il senso storico; oggi anche tanti scrittori mostrano d’ignorare lo spessore storico che hanno i problemi. Basta aprire un giornale o qualsiasi rivista per imbattersi in articoli, più o meno documentati, che parlano della frattura tra élites e popolo come se si trattasse di un problema nuovo e inedito. Continua a leggere

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Sentirsi a casa. A partire da Jackson, Khosravi e Miller

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Everywhere home (ph. Vitrano)

 

di Mariangela Vitrano [*]

In questo breve saggio, prendendo spunto dalla mia personale esperienza, ho scelto di analizzare il concetto di ‘casa’ in chiave antropologica. Ho voluto, per così dire, confrontarmi in prima persona con il modo di guardare teoricamente e prendere in conto esperienzialmente questo concetto da parte di alcuni antropologi. In particolare, ho fatto riferimento a tre autori e testi singolari: Shahram Khosravi e la sua sofferta autoetnografia di migrante ‘Illegal’ Traveller; Michael D. Jackson e il suo saggio etnografico su sé stesso in quanto antropologo e sui Warlpiri dell’Australia At home in the world; Daniel Miller e la sua etnografia di una strada di Londra Cose che parlano di noi. Continua a leggere

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Invertire lo sguardo

 

 copertina-clemente-pdi Pietro Clemente

Riabitare l’Italia

Sto leggendo a marce forzate il libro Riabitare l’Italia. Ci ho anche scritto, ma sto scoprendo ora le parole che ho intorno, anche se in alcuni incontri promossi dall’editore Donzelli avevamo avuto modo di conoscerci un po’ tra autori: non conoscevo il libro nel suo insieme. Nel mio scritto dentro il volume, 15 pagine su 566, ho trattato temi assai noti qui a Il centro in periferia. Ma li ho trattati in una chiave più generale, con il titolo Ibridazioni e riappropriazioni. Indigeni del XXI secolo. Continua a leggere

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Dislivelli, uno strumento per la centralità di chi vive fuori dal centro

copertinadi Settimio Adriani

Quando, quasi per caso, venni a conoscenza della rivista Dislivelli l’interesse si manifestò fin dalla prima lettura. Ebbi la chiara percezione della disponibilità di uno strumento open source di largo respiro con il focus sulle aree periferiche, e solitamente svantaggiate, senza frontiere localistico-territoriali né barriere di carattere culturale. È da allora che la seguo con critica attenzione. Continua a leggere

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Autobiografia di una ricerca. La fotografia come documento contro l’abbandono

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Tocco Vecchio (Tocco Claudio, BN), novembre 2015. L’impatto emotivo dell’allontanamento (ph. Bertinotti)

di Luca Bertinotti

Qual è il perché della “ruinenlust[1] che mi pervade? Come mai alberga in me questo trasporto (sano) verso le rovine moderne, nei confronti delle borgate appartate, solitarie, senza più traccia di presenza umana?  Più volte mi è stato chiesto di raccontare la mia singolare ricerca fotografica sui paesi in abbandono. Continua a leggere

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Antropologia e piccoli paesi. La modernizzazione della tradizione come risorsa per la salvaguardia ambientale

Cocullo

Cocullo

di Lia Giancristofaro

Allearsi con gli antropologi

Nell’era del “nuovo capitalismo”, si parla della connettività come forza rivoluzionaria, in base alla quale si riprogetta il pianeta investendo miliardi di dollari l’anno in infrastrutture di trasporto, energia e comunicazioni che collegano insieme le megalopoli del mondo, in un fenomeno di urbanizzazione che non conosce eguali (Khanna 2016). La centralità delle metropoli post-industrializzate ha giganteschi effetti geopolitici, demografici e ambientali, e si intreccia a disuguaglianze culturali vecchie e nuove. Continua a leggere

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