Tremendum fascinans. Due collane storiche a confronto

 copertinadi Sergio Todesco [*]

 Il titolo Tremendum Fascinans è mutuato da un’espressione dello storico delle religioni Rudolf Otto (Das Heilige, 1917), e trae il proprio spunto dall’esigenza di ripercorrere la storia di due collane editoriali apparse nel mercato italiano dagli anni ’20 agli anni ’60, arco di tempo in larga parte caratterizzato in Italia da una forte presenza dello storicismo crociano, temperie culturale a fronte della quale le due collane, sorte in periodi diversi e prive di legami reciproci, a vario titolo facevano valere ben altri paradigmi conoscitivi e metodologici, in parte attinti alle discipline storico-religiose, in specie nell’indirizzo fenomenologico di tali studi, ma anche modulando suggestioni da dottrine sapienziali ed esoteriche (per ciò che riguarda la Collana Esoterica Laterza) o viceversa da correnti culturali e ambiti di studio assai distanti dallo storicismo quali il marxismo, la psicoanalisi, la psicologia del profondo, l’etnologia, il folklore e le tradizioni popolari (per quanto concerne la Collana Viola Einaudi-Boringhieri).

Non è forse privo di significato che le due collane abbiano avuto inizio in due periodi inaugurali: il primo del Fascismo, il secondo dell’Italia repubblicana postbellica. Pare quasi che l’avvento di nuove temperie politiche e culturali abbiano suscitato, in entrambi i casi, l’esigenza di sdoganare discipline e ambiti di studio nuovi, di intraprendere percorsi ermeneutici mai prima sperimentati.

 La Collana di Studi Religiosi, Iniziatici ed Esoterici venne inaugurata da Giovanni Laterza agli inizi degli anni ’20. Con tale iniziativa editoriale si intendeva immettere nel mercato librario una serie di opere che fino a quel momento non avevano trovato diritto di cittadinanza nella cultura italiana del tempo. In verità già nei primi decenni del secolo erano sorte iniziative editoriali come la collana Cultura dell’Anima, ideata da Giovanni Papini e pubblicata dall’Editore Rocco Carabba di Lanciano dal 1909 al 1938, o la collana Storia delle Religioni, diretta da Raffaele Pettazzoni e pubblicata dalla Casa Editrice Zanichelli di Bologna dal 1920 al 1940, che proponevano titoli “eccentrici” rispetto a quelli in circolazione nell’Italietta giolittiana, ma esse mostravano una più diretta filiazione dalla tradizione storico-filosofico-letteraria italiana o dagli interessi accademici relativi alle nuove discipline storico-religiose che proprio in quegli anni iniziavano ad affermarsi nel nostro Paese.

1La nuova Collana, viceversa, dispiegava a ventaglio il proprio interesse in direzione di discipline, argomenti, tradizioni religiose che risultavano pressoché sconosciuti al lettore medio, cui in linea di principio la Collana intendeva proporsi: l’Ebraismo, l’Islamismo, il Buddhismo e le religioni orientali, realtà spesso esaminate nei loro aspetti meno conosciuti (la Kabbalah, il Sufismo, il Tantrismo), le discipline esoteriche (magia e alchimia in testa), la psicologia del profondo e la psicanalisi, la teosofia e l’antroposofia, la parapsicologia etc.

Erano tutti campi che richiedevano indubbiamente il dispiegamento di nuovi parametri epistemologici, trattandosi di orizzonti del sapere ai quali era sottesa una concezione olistica del mondo e della realtà umana, quasi sempre pensati e descritti come soggetti a leggi sotterranee e “occulte”, comprensibili solo a seguito di un impegnativo esercizio “iniziatico”, di natura non meramente intellettuale. Nella Collana potevano comunque distinguersi alcuni filoni, probabilmente ascrivibili ai diversi “consulenti” dei quali l’editore di volta in volta si avvaleva per le sue scelte editoriali: il filone cattolico e di storia del Cattolicesimo, con importanti presenze tra le quali quella di Luigi Salvatorelli, il filone islamico e delle religioni medio-orientali; il filone ebraico e kabbalista; il filone buddhista e delle religioni dell’estremo Oriente; il filone misteriosofico e antroposofico; il filone di studi ermetici e tradizionali etc.

2La Collana, quasi certamente ispirata da esigenze di “visibilità dottrinaria” riconducibili ad un ambito massonico, si presentava fascinosa e accattivante già dalla grafica multicolore della copertina del volume in brossura, il cui il titolo era inserito in una fastosa bordura arabescata policroma con motivi a mosaico in cui spiccavano i colori rosso e oro, e proseguì in modo abbastanza regolare – anche se non privo di qualche “turbolenza”– fino al secondo dopoguerra (primi anni ’50) giungendo a comporre un catalogo, più che rispettabile per i tempi, di oltre ottanta titoli.

Nella Collana Esoterica, come per brevità essa venne in genere chiamata, vennero pubblicati pressoché per la prima volta autori e opere che occupavano o avrebbero in seguito occupato un posto di rilievo nella cultura italiana ed europea del XX secolo, come ad esempio il documento programmatico della poetica di Arturo Onofri (Nuovo Rinascimento come Arte dell’Io), l’opera prima Giuda Iscariota del filosofo pacifista Giuseppe Giovanni Lanza Del Vasto (con i proventi della quale egli poté partire nell’autunno del 1936 per l’India, dove avrebbe avuto un incontro determinante con il Mahatma Gandhi), Totem e Tabù di Sigmund Freud o lo straordinario commento psicologico di Carl G. Jung a un testo di alchimia taoista (Il mistero del Fiore d’Oro) o, sotto altro profilo, autori tradizionalisti come Julius Evola, Renè Guénon, Frithjof Schuon, o di grande popolarità come Edouard Schurè, Rudolf Steiner, Oliver Lodge o Maurice Maeterlinck etc., tutti in qualche modo accomunati da un approccio “misterico” ai fatti culturali.

Al di là delle rispettive equazioni personali, ciò che contraddistingueva gli autori della Collana Esoterica era il loro essere, a vario titolo, degli irregolari, figli come essi di fatto erano della crisi culturale e ideologica seguita, sotto il profilo politico, ai grandi sconvolgimenti che avevano segnato i primi decenni del secolo (Grande Guerra e Rivoluzione d’Ottobre) e, sotto quello della storia delle idee, alla parallela crisi del Positivismo e dell’Idealismo. Questi autori, tracciando nuove piste d’indagine, ancorché farraginose e in qualche caso grottesche, propugnavano – anche se in modo ancora confuso e non pienamente consapevole – nuovi approcci allo studio dell’uomo, attraverso discipline nuove e non ancora accreditate presso la cultura ufficiale.

3È singolare, a tal proposito, che Benedetto Croce, nume tutelare della Casa Editrice e ingombrante mentore di Giovanni Laterza, pur disprezzando a parole, o almeno assumendo con arguta ironia napoletana, il ciarpame intellettuale di molti dei titoli della Collana Esoterica e  le sue impostazioni di fondo, che ne facevano una sorta di refugium di tutto l’irrazionalismo circolante in Europa in quegli anni, poi di fatto si prodigasse a promuovere la pubblicazione e l’inserimento nella collana di opere il cui impianto ideologico si mostrava distante anni luce da quello storicistico a lui caro.

Tale contraddizione segnava l’avventura editoriale della Collana Esoterica più profondamente di quanto i suoi protagonisti fossero disposti a riconoscere. In effetti, l’irrazionalismo e una sorta di palese relativismo culturale (teorizzato lucidamente da Fritijof Schuon nel suo Dell’unità trascendente delle Religioni, uno degli ultimi titoli apparsi in ordine di tempo nella Collana) fecero sì che la cultura italiana del dopoguerra, fortemente segnata dall’influenza gramsciana e dall’egemonia einaudiana e giustamente impegnata nella ricostruzione di un lessico comune da impiegare nella ricostruzione di un tessuto sociale polverizzato qual’era quello riemerso dal tetro tunnel del Ventennio, abbia lasciato scomparire nell’oblio la gloriosa e affascinante Collana Esoterica, finendo – metaforicamente – col gettare, insieme all’acqua sporca, anche il bambino che stava nella vaschetta.

4Negli anni ’80, in un mutato panorama socio-culturale, l’Editore Laterza riprese la Collana con una serie di volumi (alcune decine) in parte già presenti nella vecchia serie e riproposti in ristampa anastatica, in parte ospitati in origine presso altre collane della Casa Editrice e in tale occasione inseriti di diritto, per il loro contenuto, nella nuova Collana esoterica. Anche in tale seconda esperienza editoriale non mancarono volumi di rilevante interesse, come lo studio di A. Schwarz sull’alchimia indiana o quello di I. P. Couliano, allievo di Mircea Eliade, sulle esperienze estatiche. La cifra costitutiva della Collana esoterica consistette forse nella singolare esperienza di contaminazione dottrinaria che caratterizzò i suoi titoli. In tale contaminazione risiede anche, probabilmente, il suo fascino.

La Collezione di studi religiosi, etnologici e psicologici, inaugurata nel 1948 dall’editore Giulio Einaudi, nel 1957 transitata con mutato titolo alla Casa Editrice Paolo Boringhieri e durata fino al 1967, è la più importante collana di studi antropologico-religiosi del panorama librario italiano. Diretta da Cesare Pavese fino al 1950, anno del suicidio dello scrittore, e poi da Ernesto de Martino che ne era stato fino a quel momento il principale consulente esterno nonché l’indubbio ispiratore della linea editoriale, la Collana promosse la conoscenza di fondamentali studi di antropologia, etnologia, storia e sociologia delle religioni, psicologia dei fatti religiosi, folklore, contribuendo in modo determinante all’ampliamento degli orizzonti culturali nell’Italia del dopoguerra.

5Inaugurata, non a caso, dal fondamentale Il mondo magico di de Martino, la Collana annoverò in pochi anni un catalogo che comprendeva i più importanti autori europei di studi etno-antropologici, storico-religiosi, psicologici, folklorici: da Carl Gustav Jung (unico autore presente anche nella Collana Esoterica) a Lucien Lévy-Bruhl, da Karoly Kerényi a Vladimir Ja. Propp, da Bronislaw Malinowski a Leo Frobenius, da James G. Frazer a Emile Durkheim, da Marcel Mauss a Mircea Eliade, da Georges Dumézil a Gerardus van der Leeuw, ognuno dei quali era il rappresentante illustre di un determinato indirizzo di studi. Nella Collana vennero pure ospitati studi di autori italiani come Raffaele Pettazzoni, Giuseppe Cocchiara, Paolo Toschi, Pio Filippani Ronconi, nonché qualche titolo estravagante rispetto ai filoni principali, come Società e Natura del sociologo Hans Kelsen o La libertà del filosofo Piero Martinetti (uno dei pochi intellettuali che si erano rifiutati di giurare la propria obbedienza al regime fascista). In tale Collana si cimentarono altresì traduttori come  Anna Macchioro de Martino, Angelo Brelich, Clara Coïsson, Franco Ferrarotti, Lauro De Bosis, Tullio Tentori, Virginia Vacca, Franco Lucentini, Diego Carpitella, Vinigi Grottanelli, Ernesta Cerulli.

La Collana venne messa in cantiere, attraverso una fervida attività interlocutoria protrattasi per un quinquennio a cavallo del conflitto mondiale, da Cesare Pavese ed Ernesto de Martino, il primo organico alla Casa Editrice, il secondo esterno e spesso polemico verso le scelte editoriali e gli apparati critici con cui le diverse opere venivano offerte al pubblico, soprattutto nel caso di lavori (come quelli di Mircea Eliade) che lasciavano trasparire ideologie reazionarie. Di fatto, ad onta di un atteggiamento che cercava di prendere le distanze dalle opere proposte facendo sempre valere l’istanza storicistica anche nei confronti di studi concepiti in un milieu culturale assai distante da quello crociano (Eliade, Frobenius, Propp etc.), Ernesto de Martino, che pur tacciava spesso e volentieri Pavese di indulgere a pericolose mitologie di stampo irrazionalista, non sfuggì anch’egli al fascino di proposte ermeneutiche che mettevano in discussione la tradizione illuministico-storicistica occidentale aprendosi a ipotesi interpretative che fornivano ampi squarci su altre visioni del mondo, dagli studi tradizionali alla psicologia del profondo, dalla fenomenologia allo strutturalismo.

6La Collana Viola, come presto venne denominata per il colore della sobria cornice di copertina, divenne in breve tempo un luogo in cui la cultura italiana del tempo, in parte asfittica per il mancato ampliamento dei propri orizzonti e rimasta sostanzialmente isolata nel lungo periodo di crisi della democrazia durante il ventennio fascista, ma anche nella propria incapacità di sottrarsi, pur nel nuovo clima postbellico, all’autorevole ma pesante egemonia del pensiero crociano, riprendeva la pratica di un dialogo a lungo intermesso con la nobile tradizione delle scienze umane, tornando a compulsare problematiche proprie di una generazione di studiosi (da Arturo Graf ad Angelo De Gubernatis) per lungo tempo dimenticata in Italia.

Sopravvissuta alla scomparsa di Pavese, la Collana non riuscì a sopravvivere a quella di de Martino, e si interruppe nel 1967, data a partire dalla quale i suoi titoli iniziarono ad essere ristampati e a trovare collocazione in altre collane Einaudi o Boringhieri. Occorre altresì ricordare come nel 1958, in una temperie in cui lo storicismo iniziava a perdere la propria egemonia, Alberto Mondadori e Giacomo Debenedetti avessero fondato Il Saggiatore, nelle cui collane vennero trovando ampio spazio libri di etnologia, storia delle religioni, antropologia, psicoanalisi, sociologia, strutturalismo (da Claude Lévi-Strauss ad Alfred Metraux, da Margaret Mead a Edmund R. Leach, da Remo Cantoni a Vittorio Lanternari, da Roberto Leydi allo stesso de Martino).

Anche da una semplice scorsa ai titoli apparsi nelle due Collane risulta evidente la grande differenza – negli approcci più che nei contenuti – esistente tra esse. Precisamente la differenza che passa tra un periodo fortemente segnato dal Ventennio Fascista e un periodo – quello del dopoguerra – caratterizzato da nuovi orizzonti culturali e socio-politici. Alla “ingenuità” di gran parte dei titoli dell’Esoterica, incentrati su teorie fumose e misticheggianti, fa riscontro il rigore metodologico dei volumi Viola, pur nella varietà degli approcci che spaziano dalla fenomenologia allo strutturalismo, dallo storicismo alla psicanalisi.

7Ciononostante, le due collane sono accomunate dal fatto che entrambi i “numi tutelari” che – anche al di là della propria volontà – si trovarono ad essere punti di riferimento per le varie scelte editoriali, Benedetto Croce ed Ernesto de Martino, ancorché profondamente partecipi di un’impostazione di stampo laico e storicista, non si siano sottratti al fascino dell’irrazionale, “civettando” con orizzonti culturali e discipline i cui quadri di riferimento confliggevano radicalmente con le proprie equazioni personali.

Croce esercitò nei confronti delle discipline esoteriche un misto di arguta ironia e al contempo di superstizione partenopea, forse non scevra di pensosa riflessione sulle zone d’ombra della vita umana sempre sottraentesi al razionale nitore delle categorie. Si tratta di un atteggiamento identico a quello che il laico de Martino aveva individuato, in Sud e Magia, come tratto connotativi dell’illuminismo napoletano, le cui irrisolte aporie avevano determinato la mancata soluzione delle contraddizioni che avevano favorito lo “sviluppo senza progresso” del Mezzogiorno d’Italia.

Dialoghi Mediterranei, n.31, luglio 2018
[*] L’intera Collana Viola Einaudi-Boringhieri è stata esposta in una mostra dedicata a Ernesto de Martino a cinquant’anni dalla morte e curata da chi scrive nel dicembre 2015 presso la Biblioteca Regionale Universitaria di Messina (Ernesto de Martino: il mestiere di etnologo). L’intera Collana di studi religiosi, iniziatici ed esoterici Laterza è stata esposta in una mostra curata da chi scrive, nell’ambito del Bookb@ng 2016 organizzato da Terremoti di Carta, presso il Pala Cultura di Messina (Tremendum Fascinans. La collana di studi religiosi, iniziatici ed esoterici Laterza).
 Riferimenti bibliografici
 Pietro Angelini (a cura di), Cesare Pavese, Ernesto de Martino, La Collana Viola. Lettere 1945-1950, Torino, Bollati-Boringhieri, 1991.
 Stefano Arcella (a cura di), Lettere di Julius Evola a Benedetto Croce: 1925-1933, Roma, Fondazione Julius Evola, 1995.
 Alessandro Barbera (a cura di), La Biblioteca esoterica. Evola, Croce, Laterza. Carteggi editoriali 1925-1959, Roma, Fondazione Julius Evola, 1997.
 Francesco M. Cataluccio, Per la storia e la cultura dell’editoria. Cinquant’anni di libri e buone idee, Libri e riviste d’Italia, III, 3/2007: 41-52.
 Paolo Di Stefano, La sfida in Viola, Corriere della Sera, 18 aprile 2007.
 Simonetta Fiori, Croce in casa Laterza, La Repubblica, 15 maggio 2004: 42.
 Gianfranco De Turris (a cura di), Esoterismo e fascismo: storia, interpretazioni, documenti, Roma, Edizioni Mediterranee, 2006, in part. le pp. 377-382 (Andrea Marcigliano, L’editoria “esoterica” negli anni del Fascismo).
 Massimo Novelli, Caro Eliade, firmato Pavese, La Repubblica, 29 settembre 2000: 44.
 Simona Tarantino, La “Collana viola: intervista a Gian Carla Ferretti, Fabbrica del Libro, 2007/1: 39-42.
Gabriele Turi, Casa Einaudi: libri, uomini, idee oltre il Fascismo, Bologna, Il Mulino 1990. ___________________________________________________________________________
 Sergio Todesco, laureato in Filosofia, si è poi dedicato agli studi antropologici. Ha diretto la Sezione Antropologica della Soprintendenza di Messina, il Museo Regionale “Giuseppe Cocchiara”, il Parco Archeologico dei Nebrodi Occidentali, la Biblioteca Regionale di Messina. Ha svolto attività di docenza universitaria nelle discipline demo-etno-antropologiche e museografiche. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni, tra li quali Teatro mobile. Le feste di Mezz’agosto a Messina, 1991; Atlante dei Beni Etno-antropologici eoliani, 1995; Iconae Messanenses – Edicole votive nella città di Messina, 1997; Angelino Patti fotografo in Tusa, 1999; In forma di festa. Le ragioni del sacro in provincia di Messina, 2003; Miracoli. Il patrimonio votivo popolare della provincia di Messina, 2007; Vet-ri-flessi. Un pincisanti del XXI secolo, 2011; Matrimoniu. Nozze tradizionali di Sicilia, 2014; Castel di Tusa nelle immagini e nelle trame orali di un secolo, 2016.
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