Gerarchia cattolica: luci e ombre

Pope Francis during  the international meeting for the Peacedi Marcello Vigli

Non sono mancati nella storia della Chiesa momenti di crisi che hanno indotto alle dimissioni gerarchi di vario livello, ma, che le rassegnasse un intero collegio episcopale, è fatto eccezionale. L’hanno fatto i vescovi cileni convocati a Roma da papa Bergoglio per uscire dalla crisi profonda che da tempo stava vivendo la loro Chiesa per l’impunità di cui da tempo godevano preti e vescovi pedofili. Di fatto solo tre hanno dovuto confermarle, ma restano irreparabili l’insulto ai cattolici cileni e la vergogna per la Chiesa universale, anche perché la piaga della pedofilia del clero crea scandalo non solo in Cile.

Ha investito di nuovo anche la Chiesa in Australia dove monsignor Philip Wilson, arcivescovo di Adelaide e vicepresidente della Conferenza episcopale australiana, è stato riconosciuto colpevole di aver nascosto gli abusi sessuali su giovanissimi chierichetti compiuti da un altro prete, James Fletcher (a sua volta già condannato e morto in carcere nel 2006, all’età di 65 anni). A giugno verrà resa nota la sentenza. Monsignor Wilson, 67 anni, che conquista il record mondiale del prelato cattolico più alto in grado finora condannato per questo reato, rischia una pena fino a due anni di reclusione.

Per di più la crisi cilena cade in un momento in cui –  sostengono i redattori di Micromega in un numero speciale della rivista – sta fallendo la “finta rivoluzione” di Papa Francesco. Temuta e osteggiata da quelli che vengono definiti “tradizionalisti”, auspicata e considerata avviata dai “progressisti”, in verità essa sarebbe stata solo annunciata. Alcuni vaticanisti e commentatori, gli stessi che in passato erano etichettati come “papisti” e/o come “lealisti”, hanno iniziato, attraverso blog, quotidiani e simili, ad “attaccare” Bergoglio. Le riforme strutturali promesse sarebbero rimaste incompiute. In Vaticano il potere sarebbe rimasto “intatto”. I rapporti con la massoneria sarebbero ancora “opachi”.  Certo, ci sono «alcuni segnali di cambiamento», ma la Chiesa «non arretra di un passo nell’indottrinamento religioso nella scuola pubblica» e «il suo patrimonio rimane, ad oggi, enorme e tecnicamente inestimabile».

Definendo l’elezione di questo papa “innovatore” un’occasione mancata, «Micromega si isola in uno sterile pregiudizio ideologico parlando “della finta rivoluzione di papa Francesco”», sostiene, invece, il responsabile italiano di Noi Siamo Chiesa.

In verità pur non mancando segni di novità di diverso valore non sono ritenuti sufficientemente significativi. Una lettera di auguri per i suoi novant’anni, che sta facendo il giro del mondo, ha definitivamente riabilitato padre Gustavo Gutiérrez Merino, il celebre teologo peruviano domenicano considerato tra i maggiori fondatori della teologia della liberazione.

1Lo stesso Bergoglio, aprendo i lavori in Vaticano della 71esima assemblea generale della Cei, ha denunciato gli scandali finanziari; ha proposto di risolvere la crisi delle vocazioni favorendo la mobilità di sacerdoti da diocesi dove le vocazioni sono abbondanti verso quelle dove scarseggiano; ha auspicato la riduzione e l’accorpamento delle diocesi, avversati, invece, dalla maggioranza dei vescovi. Ha confermato il suo anticonformismo nel dichiarare, in un’intervista esclusiva all’Eco di Bergamo, che «l’equazione terrorismo-Islam è una sciocchezza….Anche nella Chiesa, quando non si vive la logica della comunione ma delle corporazioni, può avvenire che si intraprendano vere e proprie strategie di guerra contro qualcuno per il potere, che a volte si esprime in termini economici, a volte in termini di ruoli». Non nega, inoltre, che nella stessa Chiesa si riscontrano fenomeni di corruzione, bisogna affidarsi al suo perenne insegnamento tradizionale per vincerla

Con pari fedeltà alla tradizione affronta il rapporto con la politica dichiarando che a livello globale lo preoccupano «i disequilibri che sono sempre legati ad uno sconsiderato sfruttamento degli uomini e delle risorse della natura», e che pertanto «il vero compito della Chiesa non è far cambiare i governi, ma far entrare la logica del Vangelo nel pensiero e nei gesti dei governanti».

In un’omelia a Santa Marta è stato più esplicito: «Anche qui, in Italia, per salvare i grandi capitali si lascia la gente senza lavoro. Guai a voi che sfruttate la gente, il lavoro, che pagate in nero, che non pagate il contributo per la pensione, che non date le vacanze. Questa ingiustizia è peccato mortale. Chi lo fa non è in grazia di Dio. Lo dice Gesù nel Vangelo».

Questo monito di Papa Francesco contro il mondo della finanza è accompagnato da un nuovo documento, riguardante questioni economiche e finanziarie – Oeconomicae et pecuniariae quaestiones – attraverso il quale sono espressi idee e moniti sul mondo della finanza. Il documento è incentrato sul legame tra etica e denaro e sulla possibilità di delineare strade utili alla finanza per svilupparsi secondo regole morali e in vista del bene comune. Insomma, sono lontani i tempi in cui i soldi erano esclusivamente prodotti del demonio e sinonimo di peccato. Anch’esso  va, però, letto mai dimenticando che «Chi sfrutta i lavoratori fa peccato mortale anche se va a messa tutte le domeniche…. Accusare ricchi e capitalisti di egoismo non è da comunisti, è il Vangelo».

2Non è altrettanto radicale monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Cei – ospite della trasmissione di Raitre “Mezz’ora in più”, condotta da Lucia Annunziata – con la sua dichiarazione: «La Chiesa non ha mai fatto muro contro muro con nessuno». Gualtiero Bassetti presidente della Cei impegna, invece, i vescovi ad essere vigilanti come coscienza critica, pur restando disposti a collaborare con le pubbliche autorità. «Come vescovi – ha scandito – abbiamo visto le conseguenze della lunga vacanza legislativa, risultato di una debolezza politica, nella quale grazie a Dio abbiamo avuto due punti di riferimento: la Costituzione, che al di là di punti riformabili ha principi che restano validi e dobbiamo seguire, e il presidente della Repubblica che con la sua saggezza ha guidato la fase che abbiamo vissuto».

Il significato di queste parole è emerso nella valutazione negativa sul comportamento tenuto dal governo italiano nella recente vicenda dell’Aquarius, nella quale si è manifestata l’indignazione di tanti cattolici, ecclesiastici e laici, considerati esponenti di primo piano del cattolicesimo italiano, che hanno criticato la mancata accoglienza della nave.

Parimenti significativo il riconoscimento della fine della stagione del partito dei cattolici, ormai superato per la loro diaspora politica, e non ancora sostituita da una, pur necessaria, presenza del pensiero dei cattolici nella società.

Dialoghi Mediterranei, n.32, luglio 2018
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Marcello Vigli, partigiano nella guerra di Resistenza, già dirigente dell’Azione Cattolica, fondatore e animatore delle Comunità cristiane di base, è autore di diversi saggi sulla laicità delle istituzioni e i rapporti tra Stato e Chiesa nonché sulla scuola pubblica e l’insegnamento della religione. La sua ultima opera s’intitola: Coltivare speranza. Una Chiesa altra per un altro mondo possibile (2009).
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