Guarire dall’accecamento. L’autodafé di Gianluca Costantini allo Steri di Palermo

copertinadi Elettra Stamboulis

Die Blendung (tradotto in italiano Autodafé) [1] fu pubblicato da Elias Canetti, il premio Nobel bulgaro che scrisse sempre in tedesco, nel 1935. Come è noto, è stato il suo unico romanzo ed è sostanzialmente l’unico testo in cui l’ego dell’autore, l’io narrante, non corrisponde con l’autore stesso. Anche se successivamente l’aspetto autobiografico verrà messo in evidenza dalla postfazione che spiega la genesi del romanzo, e sarà presente nell’edizione italiana del 1986.

Scritto nel 1927, quando Canetti era ancora studente universitario, è fortemente influenzato dagli eventi che premonivano in Austria l’avvento del nazismo. Il 15 luglio dello stesso anno c’era stata una sparatoria durante una manifestazione ed erano stati uccisi alcuni operai: il tribunale però aveva assolto i responsabili e questo aveva portato ad una esasperazione della “massa”, quella che occuperà gran parte della riflessione teorica dello scrittore, che aveva incendiato il Palazzo di Giustizia. La polizia aveva il permesso di sparare a vista e furono uccise 90 persone. «È la cosa più vicina a una rivoluzione che io abbia mai vissuto sulla mia pelle: da allora so con assoluta precisione quel che accadde durante l’assalto alla Bastiglia» [2], scriverà in seguito. Le riflessioni del giovane studente di Chimica, del sagace lettore e del testimone oculare dei fatti di Vienna porteranno alla realizzazione di questo romanzo che condensa molti degli elementi tipici della migliore letteratura dell’epoca, in particolare tedesca. E per me è stata una lettura che ha accompagnato varie fasi della mia vita.

1Quando Gianluca Costantini, artista e attivista con cui condivido molti dei progetti artistici e con il quale lavoriamo in simbiosi su molti fronti, ha ricevuto l’invito a pensare ad una performance allo Steri, in occasione della tredicesima edizione del Sole Luna Doc Film Festival (Palermo, 2-8 luglio), per me è stato un automatismo pensare ad un’azione che prendesse spunto dalla pagine del romanzo austriaco di Canetti. La riflessione sul ruolo dell’intellettuale che vive profugo nel proprio sapere, assente al mondo, chiuso in un autismo culturale che non gli permette di entrare nella Storia viva, è una delle chiavi di volta della lettura della carriera artistica di Costantini che, partito come disegnatore fortemente decorativo, quasi estetizzante, allievo indiretto di Aubrey Beardsley [3], negli ultimi quindici anni ha espunto molti dei suoi aspetti stilistici più ridondanti, ha abbandonato l’ossessione per il vuoto che rendeva le sue tavole giovanili una sorta di arazzo narrativo, per una linea fedele al primato dell’impegno, della ricerca della verità, dello stare nel mondo.

2Il palazzo nel quale l’azione dell’artista di Ravenna lavora (dal 5 al 7 luglio), evocando in modo provocatorio il protagonista del romanzo di Canetti, quel Peter Kien che funge quasi da specchio deformato dello stesso autore, mescolanza curiosa di elementi tipici dell’inetto protonovecentesco, sinologo che curiosamente ricorda l’Hesse del Gioco delle perle di vetro, e che nelle seicento pagine del romanzo si fa odiare come un fantasma vendicatore per poi redimersi nell’atto finale dell’incendio, è ovviamente un luogo di detenzione e azione del Tribunale dell’Inquisizione che richiama direttamente il titolo del romanzo.

Lo Steri [4] funzionò fino al 1782, quando il viceré Caracciolo lo chiuse clamorosamente, dandone notizia al suo amico D’Alembert: furono bruciati tutti i documenti lì contenuti (e anche questo rogo simbolicamente ne riporta la traccia narrativa). Tuttavia la sua storia è stata ricostruita grazie all’archivio nazionale spagnolo, che conserva la corrispondenza tra il tribunale palermitano e la Suprema e generale Inquisizione. Ma non è sull’intento inquisitorio, latente in modo nuovo nel contesto contemporaneo, che si concentra l’azione artistica di Costantini. La pratica artistica, che è poi l’unica testimonianza ancora presente sui muri del palazzo, vuole interrogare l’artista e lo spettatore sul ruolo dell’artista e del suo essere nel mondo.

I titoli delle tre giornate riprendono appunto i titoli dei tre capitoli del romanzo bandito dai nazisti negli anni che terminano con il rogo dei libri, tanto amati dal protagonista che tenta invano di non farsi toccare dalla realtà. È possibile vivere in tempi in bilico, rinchiusi nel proprio studio, dedicandosi unicamente alla propria estrema ricerca? Possiamo tenere il mondo, l’etica, fuori dalla nostra azione? L’ebreo sefardita Canetti, errante in un’Europa dai confini incerti, abitante di molte lingue, si pose questo quesito negli anni che precedettero la Seconda Guerra Mondiale, il nostro grande rogo. E oggi, abbiamo risposte a questo interrogativo?

Suddivisa l’azione in tre capitoli, come la struttura del romanzo, l’azione artistica dello Steri è composta di tre atti riflessivi, tre momenti di una danza del disegno e del pensiero.

 3Capitolo 1 Testa senza mondo

La prossimità digitale della biblioteca del mondo ha portato ad una sorta di isolamento dal mondo? La figura del sinologo al centro del romanzo di Canetti vive avvolto nella propria biblioteca e nella propria religione della memoria: rifiuta ogni approdo alla vita e al presente. Non rappresenta solo una delle mirabili figure profetiche della grande letteratura tra le due guerre, ma anche una strana premonizione di qualcosa che sicuramente Canetti ancora non poteva vedere se non con gli occhiali delle evocazioni.

La nostra “Testa senza mondo” è un’epoca in cui il mondo e la sua geografia sembrano accessibili, ma solo in apparenza. A partire dall’inizio degli anni 2000, Costantini attiva attraverso il disegno interpolazioni del tempo, chiedendo al visitatore distratto della rete di fermarsi a guardare i volti e le storie di chi compare per breve tempo nelle news internazionali. Political comics [5] è stato il suo primo progetto che, attraverso il disegno e il web, intercettava le storie a basso profilo di presenza, le ridisegnava e le diffondeva, ottenendo un effetto straniante rispetto all’anonimato, al tempo della lettura senz’anima, che spesso le storie dei singoli producono. Negli ultimi anni l’azione è passata da testimonianza, ritrattistica, ad attivismo, strettamente collegata ai diritti umani. La volontà di difendere il “vivente” attraverso il disegno diventa tutt’uno con lo spazio del palazzo storico, di questo luogo di detenzione in cui il segno della propria presenza da parte di molti degli ospiti obbligatori è stato proprio il disegno sui muri. Dalla consapevolezza dello spazio lasciato vuoto da questa testa senza mondo del web, alla individuazione di chi oggi si trova, in particolare nel bacino del Mediterraneo, ad essere testa senza voce, va riempito di segni. Disegnare anche fuori dalle mura delle carceri per dare voce a chi in questo momento non ce l’ha, in particolare agli artisti che hanno deciso di stare nel mondo e ne stanno pagando le conseguenze è uno degli intenti dell’artista.

4Capitolo 2 Mondo senza testa

Scegliere l’azione diretta, politica, firmare appelli ai potenti, agire in prima persona, indignarsi o aggrapparsi alla bellezza? L’artista non può cambiare il mondo, ma lo può cartografare. Oggi questo assunto non è cambiato e il disegno può continuare a costituire uno strumento di rumore, una linea che ferma per qualche istante l’occhio distratto della rete sulla vita di qualcuno. Spesso non c’è più la prigione come unica forma di silenziatore (anche se è più utilizzata di quanto non si pensi), ma prevalgono altre forme di censura e rimozione. Il profilo Twitter dell’artista, seguito da 62 mila follower, è, come lui stesso ha dichiarato, la sua vera opera d’arte. Un’opera che reagisce ad un mondo senza testa, pieno di voci, ma incapace di ascoltare. Un solitario disegnatore, in ritiro quasi devozionale in un luogo a lui molto caro, che raccoglie come un’antenna le voci di coloro a cui è stata tolta la voce e la tramuta in disegno, riconsegnandola a tutti e permettendone la diffusione, questa la cifra del secondo

5Capitolo 3 Il mondo nella testa

Se l’opera d’arte è nel flusso, nella percezione, nella sua esistenza temporale, ma anche nella sua eticità, l’opera finale sarà effettivamente non tanto o non solo il disegno realizzato, ma l’iterazione in rete, le storie che si creano grazie all’attivismo artistico. Gli scambi con i familiari o le associazioni che sostengono una causa e le loro vite. Un mondo nella testa di qualcun altro, che in fondo non è più un individuo, ma un luogo virtuale di relazioni. Alla fine della performance di tre giorni, la mostra è anche composta dalla testimonianza delle condivisioni, dei messaggi ricevuti, degli scambi intercorsi. Un’arte relazionale che agisce nel mondo e opera nelle teste.

L’accecamento (Die Blendung) ha quindi prodotto un’altra storia. Non so se l’autore del romanzo dal titolo doppiamente profetico e che si considerava poeta senza vera opera, ne sarebbe stato felice. Sicuramente a noi parla ancora e agisce nel mondo.

Dialoghi Mediterranei, n.32, luglio 2018
 Note
[1] E. Canetti, Auto da fé, trad. Bianca e Luciano Zagari, Garzanti, Milano, I ed. 1967 (ed. or. 1935).
[2] Tutte le citazioni qui riportate sono tratte dal saggio che compare in postfazione nell’edizione Adelphi 1986, dal titolo Il mio primo libro: Auto da fé.
[3] Sulle evidenti influenze dell’artista inglese sulla sua prima produzione cfr. F. Passerella, Freethinker, Necron edizioni 1997
[4] La storia del luogo è brevemente ricostruita sulla base dell’articolo di F. Misuraca, A. Grasso, Lo Steri e l’inquisizione, in “Brigantino. Portale del sud”, marzo 2011 consultato il 14 giugno http://www.ilportaledelsud.org/inquisizione.htm, oltre a G. Pitrè, L. Sciascia, Urla senza suono. Graffiti e disegni dei prigionieri dell’Inquisizione, Sellerio, Palermo, 1999.
[5] Questi primi lavori sono stati riprodotti in una prima antologia: G. Costantini, Diario di un qualunquista, Fernandel editore, Ravenna 2007. Analisi critica in F. Vergari, Politicomics. Raccontare e fare politica attraverso i fumetti, Tunué, Latina 2008. Cfr. anche L. Perna, “Graphic Histories in the Italian Post WWII Resistance Movement”, in Critical Engagements. A Journal in Criticism and Theory, vol 3 n° 1, 2010, in particolare le pp. 217-221.
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Elettra Stamboulis (www.stamboulis.org) è una scrittrice, curatrice e docente nata a Bologna da esiliati politici greci. Insegna Materie letterarie in un istituto superiore di Ravenna. Ha coniato il termine “fumetto di realtà” e ha curato, tra le altre, le mostre di Marjane Satrapi, Joe Sacco, Zograf e il festival internazionale di fumetto di realtà Komikazen, tenutosi a Ravenna dal 2002 al 2016, che ha presentato per primo in Italia molti autori internazionali. Ha collaborato con molte testate italiane e internazionali, tra cui Linus, Pagina99, Internazionale, Le Monde Diplomatique, Efsyn (Grecia), Artribune. Collabora con il festival Sabirfest di Messina per la sezione fumetto. Per il fumetto, ha scritto la sceneggiatura de L’ammaestratore di Istanbul (Comma 22, 2008), Officina del macello (Edizioni del Vento, 2008 rist. Eris Edizioni 2014), Cena con Gramsci (Becco giallo 2012), Arrivederci Berlinguer (Becco giallo, 2013), Pertini tra le nuvole (Becco Giallo, 2014), Diario segreto di Pasolini (Becco giallo, 2015) tutti disegnati da Gianluca Costantini. Ha inoltre pubblicato la Graphic Novel Piccola Gerusalemme, a puntate su G.I.U.D.A., e poi in volume unico in Grecia (Jemma Press, 2016), Turchia (Istos Publishing House, 2017), Francia (Rackham 2018).
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