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Tra fasti e feste. In viaggio nel Mediterraneo (1752-1753)

copertina Isola di Malta, carta geografica, part., seconda metà sec. XVIII.

Isola di Malta, carta geografica, part., seconda metà sec. XVIII

di Luigi Lombardo

Presso la Biblioteca Nazionale di La Valletta (Malta) è custodito un quaderno manoscritto [1] in bella grafia sette- centesca, in un italiano abbastanza corretto, sotto forma di diario o giornale di bordo. Si apre senza alcun titolo, con la data di inizio del viaggio: «a dì 23 Giugno 1752». Il quaderno è numerato con tabulazione moderna da carta 1 a carta 45. Si tratta del diario di un viaggio in tre tappe: nella prima la principesca comitiva accompagna donna Maria Felicia Colonna e Salviati, sposa di don Giuseppe Letterio Alliata e Di Giovanni, principe di Buccheri, da Marino e poi da Gaeta per Messina; nella seconda il principe di Paliano e di Castiglione, don Lorenzo Colonna, fratello della sposa e suo accompagnatore, parte da Messina per raggiungere Malta e rendere visita al Gran Maestro; la terza parte è il viaggio di ritorno in patria del principe Colonna. Protagoniste due famiglie dell’altissima aristocrazia di Sicilia e d’Italia: la famiglia Alliata di Sicilia e la notissima famiglia Colonna.

Gli Alliata, principi di Villafranca, Buccheri e tantissimi altri centri feudali siciliani occupano, nel corso del ‘700, un posto preminente nell’alta aristocrazia siciliana delle cariche politiche, in particolare a Messina, dove risiedevano per gran parte dell’anno nel sontuoso palazzo con tutta la numerosa corte. Sposando Marianna Di Giovanni e Morra, Giuseppe Alliata principe di Villafranca, acquistò il titolo di principe di Buccheri. Attraverso l’apparentamento coi Morra e coi Di Giovanni la famiglia Alliata entrò nell’affare della neve, divenendone monopolista in Sicilia [2].

Da Giuseppe Alliata e da Marianna Di Giovanni e Morra nacque Domenico e da questi Giuseppe Letterio (1732-1765) [3], che il 18 marzo 1751 acquistò per donazione della nonna Marianna il nudo titolo di principe di Buccheri. La grande Marianna Alliata conservò per sé gli altri titoli fra cui quello di principessa di Trecastagni [4], dove risiedeva curando gli affari, in particolare, come detto, quello del tutto nuovo e particolare del commercio della neve.

Il principe Giuseppe Letterio Alliata in data 23 Giugno 1752 [5] sposò, secondo la storiografia, a Marino, feudo del Lazio, donna Maria Felicia Colonna Salviati (1731-1771), terzogenita figlia di don Fabrizio, Gran Connestabile del Regno di Napoli, che assegnò alla sposa una dote di 30 mila ducati (10 mila onze!). Il nostro Giornale del viaggio inizia proprio in data 23 Giugno, che è il giorno delle nozze dei principi: probabilmente in questo giorno iniziano già i preparativi del viaggio, poiché gli sposi e la compagnia giungono, per imbarcarsi, a Gaeta la mattina del 25 Giugno.

Giuseppe Letterio morì giovanissimo a Milazzo il 17 marzo 1765. La principessa Felicia Colonna sposò in seconde nozze nel 1769 don Stefano San Martino, figlio secondogenito del duca di Montalbo. La principessa morì a Palermo il 20 Dicembre 1771. A tutti sopravvisse la grande Marianna [6] che fu la vera domina di una vastissima signoria, continuando a gestire con grande spirito imprenditoriale il commercio della neve, vera “signora delle nevi” di Sicilia.

Imbarco su una nave a Gaeta. olio su tela, fine sec. XVIII.

Imbarco su una nave a Gaeta(?), olio su tela, fine sec. XVIII

Il principe di Castiglione, don Lorenzo Colonna Salviati, fratello della sposa, figlio di don Fabrizio Colonna principe di Castiglione, in provincia di Catania, nel 1756 si investì del titolo di principe di questa terra. Sposò Marina d’Este di Milano, fu Connestabile del Regno di Napoli, Cavaliere del Toson d’oro, di S. Gennaro e Cavaliere di Malta. Morì a San Casciano (in Toscana) nel 1779. I Colonna si investirono del principato di Castiglione di Sicilia nel 1655, a seguito di matrimonio di Marco Antonio Colonna con Isabella Gioeni Averna, principessa di quella terra. Il viaggio da Gaeta verso la Sicilia inizia effettivamente il 29 Giugno. Accompagnano la principessa Colonna: il principe di Villafranca don Domenico, padre dello sposo, il principe di Castiglione fratello della sposa, il duca Benedetti, il cav. Giuseppe di S. Stefano, il medico personale del Villafranca, il principe di Monfort, e poi musici, lacché, il paggio e il maestro di sala del principe di Castiglione.

Autore del diario è un gentiluomo di corte, facente parte del gruppo di gentiluomini che accompagna sia la principessa Colonna che il principe di Castiglione, don Fabrizio Colonna, a Messina. Egli proseguirà il viaggio col suo signore a Malta. Prendeva nel corso del viaggio degli appunti che poi trascriverà in un quaderno in bella scrittura. Egli è anche l’autore di alcuni sonetti, forse dati alle stampe successivamente: inseriti nel giornale, portano il luogo di stampa e l’imprimatur ecclesiastico. In questi sonetti si firma una volta «Perielitante peloritano accademico», un’altra «Giuseppe Mario Pio Ciampoli». Ma di lui nulla allo stato attuale è dato sapere. Il diario sembra scritto su commissione dello stesso principe Castiglione, come si rileva dal testo (v. c. 1, r. 16-18).

1a TAPPA: da Gaeta a Messina

La navigazione avviene su una nave della Marina reale. Dopo varie peripezie per mare, la nobile compagnia giunge a Messina, dove soggiorna, passando da una “corte” ad un’altra con vari incontri col Viceré, concerti, passeggiate e vari episodi, che gettano uno sguardo sulla vita delle “corti” messinesi a metà del secolo XVIII. Di straordinario rilievo sono le note sulle feste di mezz’agosto in città e la descrizione del rituale del cammello e di Mata e Grifone [7]. A Messina sono continui gli incontri col Vicerè, il duca Eustachio De La Viefuille, che nel 1751 aveva stabilito la sua residenza in Messina. Fu il protagonista della rinascita della città dopo la tremenda pandemia del 1743. Creò la Compagnia del commercio e restaurò il teatro La Munizione, dove si tenevano continuamente spettacoli. Potenziò l’industria serica e la fabbrica delle porcellane, ricordata anche nel Giornale [8]. Rientrò a Palermo nel 1753, dove morì l’anno dopo.

2a TAPPA: da Messina a Malta

Il principe Colonna nel viaggio per mare attraversa il mar Ionio e il canale di Sicilia e giunge a Malta dove riceve onori pari ad un sovrano. Partecipa alla vita della corte del Gran Maestro, che in questo periodo è fra’ Emanuele Pinto de Fonseca (1741-1773) [9]. Da Malta la comitiva rientra a Messina.

3a TAPPA: da Messina a Napoli

Il diario si conclude il 12 febbraio 1753 con l’arrivo nella città partenopea. Il viaggio della principessa Colonna, la sua sosta a Messina e il successivo viaggio del principe di Castiglione a Malta danno l’occasione al diarista di descrivere diversi avvenimenti legati sia alla vita della corte vicereale che alla cultura popolare delle comunità locali. Le feste di corte sono occasioni di incontro della classe dirigente, momenti in cui, attraverso il rigido protocollo, si attua e si rende visibile la gerarchia sociale all’interno della società e in particolare della nobiltà, che si muove intorno alla corte del potere politico. Ogni momento è contrassegnato da spettacoli in musica e rinfreschi vari di gelati e acque fredde (sorbetti).

Il centro di Messina, inc. sec. XVIII

Il centro di Messina, inc. sec. XVIII

Attorno a questa corte dorata si muove il popolo, ora a far da cornice ( così nel lancio dei coriandoli d’oro), ora come protagonista di feste e cerimoniali popolari, vivi ancora al giorno d’oggi, come il triduo della festa della Madonna Assunta (13, 14, 15 agosto). Il diarista quando può dà una descrizione di attività lavorative particolari come la lavorazione della porcellana o la caccia al pescespada.

Straordinario il particolare episodio del lancio di coriandoli d’oro e d’argento sulla carrozza della principessa Colonna all’arrivo a Messina:

«Dissimile non fu l’allegria nell’entrare nella città, mentre per tutte le strade ove si passava vi erano batterie di mortaretti, e genti, che con baciletti in mano ripieni di fogli di oro, e d’argento si accostavano alla carrozza dell’ecc.ma sposa, e soffiando nel detto bacile mandavano dentro la medesima li detti fogli d’oro e d’argento; tale e tanta fu la rimostranza d’affetto di questi sig.ri messinesi, che per giubilo, e contento fui costretto a tramandar delle lagrime, poiché mai mi sarei figurato un tale eccesso di cordialità».

Magnifici sono i regali alla sposa portati al suo risveglio a Messina:

«L’ecc.ma Principessa sposa destata che fu li furono presentati li seguenti regali: per parte dell’ecc.ma Principessa di Villafranca un cappio di diamanti con devotina di smalto, e diamanti, à piè della quale vi è un pappagallo di smalto, nel petto del quale vi è un brillante con suoi pendenti compagni. Per parte dell’ecc.mo sposo una borsetta con molla d’oro, col fondo argento, ricamata superbamente d’oro, entro la quale vi erano cento zecchini veneziani. Per parte dell’ecc.mo Principe di Villafranca un bellissimo stuccio di eleutropio [10] legato in oro con sua catena, e attaccaglia d’oro smaltato, e gioiellata con rubini e diamanti. Per parte dell’Ecc.me signore cognate due schifitti d’argento dorati da toletta, un bellissimo libritto di ricordo con coperta, e spicillo d’oro, et un superbissimo ventaglio di madreperla ligata in oro, il tutto ne suoi respettivi stucci, da quali regali l’ecc.ma sposa restò sommamente ralligrata per riconoscere da med.mi il sommo amore che detti ecc.mi signori dimostrano in ogni momento, e circostanza per detta ecc.ma sposa».
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La festa del cammello, litografia sec. XIX

Il diarista ha modo nel corso della narrazione di soffermarsi sulla festa dell’Assunta, che descrive con dovizia di particolari, sulla pesca al pescespada,  e infine sulle condizioni e modalità di un viaggio per mare attraverso il Medi- terraneo, ancora infestato di pirati turchi e corsari cristiani affamati di preda. Il diario è anche, da questo punto di vista, uno straordinario spaccato della cultura materiale e sociale del viaggiare dell’epoca.

Alcuni episodi del viaggio

Un viaggio quello che si dipana nel “Diario” che illustra, con episodi e ricchezza di particolari, anche aspetti della vita quotidiana del tempo, ma soprattutto, come detto, interessanti notazioni folkloriche sulla più importante festa di Messina: la festa dell’Assunta. Ecco dei brevi stralci.

La pesca del pesce spada:

«All’ore 22 l’ecc.mo Principe di Castiglione con il duca Benedetti, et io accompagnati dal Principe di Buccheri, e preceduti da due trombe a cavallo, e servitori appresso si portassimo à cavallo da sei miglia lontano da Messina sempre per la riva del mare sino ad un luogo detto la Grotta, ove si fa la pesca del pesce spada, ma al nostro arrivo era già terminata, tanto che si è stabilito di ritornarvi a vederla».

 Caffè e limonia gelata:

«Altre cose degne da vedersi, oltre il rinfresco d’un prezioso caffè, e limonia gelata; le dette galere all’ore dui della notte sono partite da questo porto per porto d’Anzo».

Una finezza all’uso saracino:

«Del quale essendo venuti dalle finestre di d.a cammera, che erano aperte piccioli sassi tirati dalla strada, hanno questi diviato il congresso, e dato del motivo tanto al duca che all’ecc.mo padrone di motteggiare su mede.mi di tal fatta, che per il ridere nè si poteva più parlare, nè ordinare che si chiudessero le finestre come fu fatto doppo qualche tempo, senza aver possuto scoprire da dove fossero venuti li detti sassi, tanto che si suppone, che sia una finezza all’uso saracino fatta da persona incognita».

Un ambigù tutto di gelati: [11]

«Alle ore 22 l’ecc.ma sposa e il principe di Villafranca, e tutta la comitiva si portarono invitate dall’ecc.mo principe di Monfort à vedere un vascello inglese chiamato La Perla, che si trattiene in questo porto dal quale (salite a bordo l’ecc.ze loro) fu fatta una salve di 16 pezzi di cannone, ove il capitano della nave doppo poco tempo di trattenimento, e doppo aver fatto osservare all’ecc.ze loro tutta la nave trattò con un lauto rinfresco de gelati l’ecc.ze loro, quale principiò con sorbetti di più sorte, e proseguì col bandimento d’una tavola, sopra la quale vi era una specie d’ambigù tutto di gelati, terminato il d.o ambigù la sposa fece un giro al tresette in d.o bastimento, e la principessa di Villafranca ritornò in casa per ricevere la solita conversazione. Nel tempo che si giocava salirono a bordo due violini, e due corni da caccia, e terminato il gioco si principiò un picciolo festino, che durò sino alle ore sei della notte».

Un copioso rinfresco di gelati:

«L’ecc.ma sig.ra principessa sposa accompagnata dall’ecc.ma principessa di Villafranca si portarono al monastero della madonna SS.ma detta della Scala, e fu ricevuta alla porta della clausura dall’Abadessa, e dalle due figlie religiose del principe Monfort; quali doppo qualche tempo li fecero presentare un copioso rinfresco de gelati molto proprio, e di poi partitisi dalla detta porta della clausura situata nel parlatoio si trasferirono ad un quarto di notte nella chiesa ad assistere alli primi vesperi solenni, che a quell’ora principiava per la ricorrenza della venuta della sagra immagine alli 2 dell’incominciato mese, che per tale festività oltre essere decentemente parata la chiesa, era per ogni parte ripiena talmente de lumi, che renderono affatto insoffribile la permanenza; terminato il vespero ritornarono in casa alla solita conversazione, senza accademia».

La festa del cammello:

«A di 13 detto [Agosto], circa le ore 20 l’ecc.ma sposa osservò dal balcone della casa la festa del camilo [cammello], che consiste nel portarsi dal popolo per la città un finto camilo ballando al sono di caramille, e ciò in memoria di Rugiero quando liberò la Sicilia da Saracini feci la sua entrata da vittorioso in questa città sopra un camilo, ed oggi precedono il detto finto animale due maschere da saraceni, quali fingono di fugire all’approssimarsi del medesimo».
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Mata e Grifone, litografia sec. XIX

Mata e Grifone:

«A di 14 detto. La mattina per tempo furono portati avanti il palazzo il gran Gigante, e la Gigantessa sopra due cavalli di smisurata grandezza preceduti da più tamburi, e ciò per ricordanza di Saturno, e Cibele fondatori della città di Messina, a motivo de quali essendosi affacciata l’ecc.ma signora Pricipessa sposa, ebbe occasione di fare sopra si ridicola vista moltissime risate. La sera si portò alla Madre chiesa alli primi vesperi, e di poi in casa alla solita conversazione.

A di 15 detto. La mattina essendo cappella reale nella madre chiesa assistè l’ecc.mo sig. Principe di Castiglione come primo titolo del Regno l’ecc.mo Viceré, che per tale effetto partì di casa in carrozza nobile tirata à quattro cavalli in abito di gran gala conducendo seco nella medesima carrozza il sig. Principe di Sperlinga, il Duca Ruffo, et il sig. Principe di Buccheri, che parimenti in abito di gala corteggiavano l’ecc.mo di Castiglione, che non diede ad alcuno la mano».

La vara di Messina, inc. sec. XVIII.

La vara di Messina, inc. sec. XVIII

La vara dell’Assunta:

«Il doppo pranzo l’ecc.mi Signori non partirono di casa per osservare la machina detta della bara, che passava all’ore 23 per andare alla Madre Chiesa; la machina è d’altezza palmi 54 tirata da omini à petto senza che abbia rote, ma solo due ferri a guisa si slitta, rappresenta la vergine Ss.ma nella bara circondata dagl’apostoli rappresentati da tutti ragazzi vestiti in quilla guisa, sopra la medesima si vide il sole nella punta de raggi del quale vi sono fermate quattro creature vestite da angeli in billico, che al girare che fa il sole sempre quelli restano con il capo in su, e nello stesso nel quale furono posti, d’intorno vi è quantità di nuvole sopra delle quali chi in un atto, e chi nell’altro vi sono quantità d’altri ragazzi parimente vestiti da angeli, quali girando intorno in una specie di spira sembra che innalzino il Padre eterno rappresentato da un giovane di dodici anni, che conduce in Paradiso sopra la pianta della destra mano l’anima di Maria Santissima figurata da una ragazza di anni 7 tutta vestita di bianco; la machina è d’un bellissimo disegno, bene eseguita, ed è una rappresentazione misteriosa degna d’essere veduta. Detta machina si ferma davanti la gran porta della Chiesa Madre, ed ivi si spoglia liberando tutte quelle creature, che per più ore erano state legate da branche di ferro sopra la d.a machina.

L’ecc.mi sposi, e l’eccmo principe di Castiglione si portarono la sera dall’ecc.mo principe di Sperlinga, ove era il sig. Vice Re à godere d’una festa da ballo, che d.o principe di Sperlinga diede a tutta la nobiltà di Messina mediante un preceduto invito d’otto giorni avanti ed ivi l’ecc.ma principessa sposa ballò sessanta minuetti, e diverse contradanze,e alle ore 8 ritornò in casa».

L’albero della cuccagna:

«A di 27 detto[giovedi]. Il doppo pranzo tanto l’ecc.ma sposa che l’ecc.mi principe Castiglione e duca Benedetti si portarono fuori dalla porta Real bassa ad una chiesa in campagna, ove era la festa, ed osservarono la destrezza d’un marinaro, che salì sopra un arbore di nave piantato in terra dritto, e tutto insaponato a dar fuoco ad un picciolo fuoco d’artificio, che stava situato alla cima di dett’arbore, per lo che guadagnò il premio, che consisteva in poca robba mangiativa».

La fabbrica della porcellana:

«L’ecc.ma sposa doppo pranzo si portò fuori della porta Rial bassa alla fabrica della porcellana per osservare il lavoro, e fornace della med[esim]a. Nella notte scorsa circa le ore 8, e mezza, e la mattina alle ore 13 e un quarto furono sentite due scosse di terremoto, la prima gagliarda ma intesa da pochi, la seconda di picciolo scuotimento, ed intesa generalmente da tutti. Ma grazie al signore non ha fatto alcun danno».

Il viaggio prosegue per Malta con interessanti notazioni di varia natura sull’isola e soprattutto sui raffinati stili di vita dei Cavalieri “Ierosolomitani”. Una cronaca “dal vivo”, che si colora di notazioni e impressioni lungo un tragitto che allora si faceva per intrecciare relazioni d’affari, culturali e, a volte, solo per semplice “svago”, come facevamo noi giovani studenti a caccia di belle inglesine, prima dell’avvento del severo Dom Mintoff.

Oggi sempre di più quella maltese corrisponde con la rotta della disperazione, di un sogno interrotto, spesso, da ostilità e diffidenza, se non da cieca violenza.

Dialoghi Mediterranei, n.29, gennaio 2018
Note
[1] Manoscritto 1186, Biblioteca Nazionale di Malta.
[2] Si veda L. Lombardo, L’impresa della neve in Sicilia. Tra lusso e consumo di massa, Ragusa, Le Fate (in stampa)
3] Nel 1750 Giuseppe Alliata, già nominato cavaliere di Malta, è nell’isola dei Cavalieri, dove riceve la considerevole somma di 630 onze dal secreto di Buccheri don Antonino Catalano (l’atto in Archivio di Stato di Siracusa, not. Romano Diego vol. 12436).
[4] Con Castrorao, Pedara, Viagrande.
[5] Non è certo che la data delle nozze sia quello della partenza cioè il 23 Giugno. Diversi autori danno però proprio come data delle nozze il 23 giugno.
[6] Ispirò il personaggio di Marianna Ucria a Dacia Maraini. La scrittrice era come si sa imparentata strettamente con gli Alliata.
[7] Sulla leggenda di Mata e Grifone cfr. G. Pitrè, Studi di leggende popolari siciliane, Pedone Lauriel Palermo 1904: 255.
[8] Successe nella carica di Viceré al Principe Corsini nel 1747: «Il governo di questo Viceré era irreprensibile. Trattone qualche trasporto di collera, e una certa maniera militare, con cui comandava, ch’erano difetti del suo naturale temperamento [...] era egli amante del giusto, disinteressato, generoso, e non cercava, che il vantaggio del Regno [...]» ( Di Blasi 1975: 275).
[9] Cfr. S. Mercieca, The knights of St. John in Malta. Firenze, Bonechi, s.d.
[10] Avorio.
[11] Un rinfresco con diversi tipi di gelati serviti tutti insieme sulla tavola. Propriamente “Pranzo freddo in cui tutte le vivande sono servite in tavola contemporaneamente”.
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Luigi Lombardo, già direttore della Biblioteca comunale di Buccheri (SR), ha insegnato nella Facoltà di Scienze della Formazione presso l’Università di Catania. Nel 1971 ha collaborato alla nascita della Casa Museo, dove, dopo la morte di A. Uccello, ha organizzato diverse mostre etnografiche. Alterna la ricerca storico-archivistica a quella etno-antropologica con particolare riferimento alle tradizioni popolari dell’area iblea. È autore di diverse pubblicazioni. Le sue ultime ricerche sono orientate verso lo studio delle culture alimentari mediterranee.

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