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M’hamed Issiakhem: L’œil de lynx

Issiakhem al lavoro (Fonte: elmoudjahid.com)

Issiakhem al lavoro (Fonte: elmoudjahid.com)

di Roberta Marin

M’hamed Issiakhem è stato uno degli artisti più prolifici e versatili del panorama artistico ed intellettuale algerino e mediorientale della prima metà del Ventesimo secolo. Riconosciuto come uno dei pionieri dell’arte modernista, le sue opere sono conservate in importanti musei, gallerie e collezioni private in Algeria, e non solo. Issiakhem fu uomo dai molti talenti. Nel corso della sua vita fu infatti pittore, grafico, scenografo, scrittore, pensatore e maestro d’arte, ma probabilmente quello che lo caratterizzò maggiormente fu la capacità di analizzare gli eventi in profondità e, non di rado, di saperne anticipare gli effetti sulla società e sui suoi contemporanei. Sebbene avesse proposto un approccio diverso alla teoria dell’arte e all’espressione artistica, e avesse affermato con forza la necessità di allontanarsi dall’accademismo imposto dall’arte francese ed europea, non dimenticò mai le sue radici e celebrò in molte opere le tradizioni della sua terra d’origine.   

Tra gli artisti riconosciuti internazionalmente come i fondatori del movimento pittorico modernista in Algeria, c’è sicuramente M’hamed Issiakhem. Il pittore nacque nel 1928 nella regione settentrionale della Cabilia a Taboudoucht, dove però trascorse soltanto i primissimi anni di vita, in quanto con la famiglia si trasferì presto a Relizane, località non lontana dal luogo di nascita. Il 27 luglio 1943, accadde un evento che ebbe un impatto tragico sulla sua vita e che lo cambiò per sempre, non solo a livello fisico ma anche psicologico. Appena quindicenne infatti, perse l’uso del braccio sinistro, dopo aver trovato una granata americana abbandonata in un campo, che gli esplose in mano. Trascorse molto tempo in ospedale, ma i medici non furono in grado di salvargli il braccio, che gli venne alla fine amputato. Nello stesso incidente persero la vita due sorelle minori e un nipote, e per questo, fu accusato dai parenti di averne provocato la morte. A causa della disabilità che gli era sopraggiunta, fu anche incolpato di non poter seguire le orme del padre e degli altri consanguinei maschi nel provvedere alla famiglia, cosa inaccettabile nella rigida struttura sociale e culturale della Cabilia, e gli fu ordinato di andarsene.

Issiakhem non poté in alcun modo opporsi alla decisione presa dalla famiglia e, seppur giovanissimo, si vide costretto ad abbandonare Relizane per trasferirsi nella capitale, Algeri. Qui si imbatté casualmente nella Société des Beaux-Arts (‘Società delle Belle Arti’), che offriva corsi gratuiti di disegno e pittura, vi si iscrisse e iniziò così la sua formazione artistica. Con la modifica nel 1945 dello stato degli artisti algerini da ‘indigeni’ a ‘musulmani francesi’, poté frequentare tra il 1947 e il 1951 l’École des Beaux-Arts (‘Scuola di Belle Arti’), e tra i suoi insegnanti, ci furono il noto artista Omar Racim (1884-1959), da cui apprese le arti tradizionali, come la miniatura, e la pittura europea, e l’artista e incisore francese Jean-Eugène Bersier (1895-1978) (Piel 2024). Dallo storico dell’arte francese Jean Alazard (1887-1960) acquisì nozioni di storia dell’arte e ebbe modo di sperimentare la pittura di paesaggio e lo studio dell’anatomia e del disegno da modelli in carne ed ossa.

Rue d’Alger, manifesto per un’opera teatrale di Kateb Yacine, 1978 Fonte: Michel-Georges Bernard, CC BY-SA 3.0

Rue d’Alger, manifesto per un’opera teatrale di Kateb Yacine, 1978 Fonte: Michel-Georges Bernard, CC BY-SA 3.0

L’artista dimostrò un talento innato per il disegno fin dalla giovane età, ma fu solo con l’accesso alla École des Beaux-Arts di Algeri, che quella che fino a quel momento era stata soltanto un’inclinazione personale, probabilmente un gioco, divenne un tratto caratteristico della sua opera artistica e la passione della vita. Negli anni formativi all’École des Beaux-Arts, incontrò e instaurò un rapporto di amicizia fraterna che durò per tutta la vita con Kateb Yacine (il cui vero nome era Yacine Kateb, 1929-89), scrittore, drammaturgo e giornalista dalle idee liberali. 

Mentre sull’ Algeria iniziarono a soffiare venti di guerra che presto avrebbero portato ad uno scontro armato tra i francesi – che vi abitavano e che venivano chiamati dalla popolazione locale pieds-noirs – e gli indipendentisti algerini guidati dal FNL (Fronte di Liberazione Nazionale), Issiakhem decise di trasferirsi a Parigi e di studiare inizialmente incisione alla École Estienne, e successivamente pittura alla prestigiosa École Nationale Supérieure des Beaux-Arts, che ebbe modo di frequentare gratuitamente come conseguenza della sua disabilità dal 1953 al 1958, e dove ritrovò l’amico Kateb Yacine.

Grazie ad una borsa di studio si trasferì temporaneamente alla Casa de Velasquez di Madrid, e allo scoppio della guerra civile in Algeria, che dette l’avvio ad un decennio di sangue e violenza (1954-62), l’artista si spostò prima nella Germania Ovest (RTF, Repubblica Federale Tedesca) e poi in quella Est (RDT, Repubblica Democratica Tedesca), dove rimase fino all’indipendenza del suo Paese, che avvenne ufficialmente il 3 luglio 1962. Nel tempo trascorso a Lipsia ebbe modo di organizzare una mostra personale alla Galerie Donilstraz.

Banconota da 5 dinari algerini con combattente Tuareg e gasdotto sullo sfondo, 1970 Fonte: Banque d'Algérie, CC‑BY‑SA‑3.0

Banconota da 5 dinari algerini con combattente Tuareg e gasdotto sullo sfondo, 1970 Fonte: Banque d’Algérie, CC‑BY‑SA‑3.0

Una volta rientrato in Algeria, venne assunto come disegnatore dal giornale Alger Républicain, vicino al partito comunista, e nello stesso periodo divenne uno dei dodici membri fondatori dell’Union Nationale des Arts Plastiques (UNAP, ‘Unione Nazionale delle Arti Plastiche’), la cui missione principale era quella di difendere i diritti degli artisti, promuovere le arti visive in Algeria e proteggerne il patrimonio artistico. Negli anni a seguire e malgrado la sua disabilità, Issiakhem si distinse in vari ambiti della cultura. Fu infatti professore di pittura, grafica ed incisione in vari istituti d’arte di una certa importanza in Algeria, ma fu anche scenografo e creatore di modelli per banconote e per francobolli commemorativi. 

La collaborazione a livello professionale con l’amico Kateb Yacine continuò negli anni e nel 1967 realizzarono insieme ‘Poussières de juillet’ (‘Polveri di luglio’), un film a basso costo, prodotto dalla Televisione algerina, RTA, e diretto da El-Hachemi Chérif (1939-2005), regista e figura politica di spicco (Bentounes 2022). Il titolo venne preso da una poesia dello stesso Yacine, ispirata al rientro dalla Siria nel 1965 dei resti del famoso emiro Abdelkader, leader religioso e militare algerino che guidò l’insurrezione contro l’invasione coloniale francese di Algeri dal 1831 al 1847. Yacine si occupò dei testi, mentre Issiakhem disegnò una serie di lastre di vetro con scene della rivolta contro i Francesi, basandosi sui testi dell’amico. Nel film, il susseguirsi delle lastre di vetro veniva accompagnato da una voce fuori campo, a cui si alternavano scene in cui recitavano attori in carne ed ossa (Archives Numériques du Cinéma Algérien).

Il film venne presentato al Festival Internazionale della Televisione del Cairo nel 1967 e gli fu conferito il Premio Speciale della Giuria, mentre nel 1968 ottenne il Primo Premio di Arte Drammatica al quinto Festival Internazionale della Televisione di Praga. L’interesse per il cinema e la scenografia espresso da Issiakhem nella realizzazione di ‘Poussières de juillet’, ebbe modo di manifestarsi nuovamente nel film ‘Le voie’ (‘La via’) del regista e sceneggiatore Mohamed Slim Riad (1932-2016), in cui viene raccontata la storia di un gruppo di nazionalisti, imprigionati in un campo di internamento negli anni della guerra civile e d’indipendenza in Algeria.

In un articolo dedicatogli dall’amico Kateb Yacine, a Issiakhem vennero riconosciute anche delle capacità attoriali. Nella Parigi della metà degli anni Cinquanta interpretò il ruolo di Mustafà in una lettura pubblica del primo pezzo di Yacine pubblicato sulla rivista Esprit (‘Spirito’), intitolato Le cadavre encercléé (‘Il cadavere circondato’). Per quanto dimostrasse una grande versatilità in tutto quello che faceva e una particolare profondità di pensiero, che gli valsero il soprannome di Occhio di Lince, Issiakhem era fondamentalmente un pittore. Il suo ruolo è cruciale per capire lo sviluppo dell’arte moderna in Algeria e il tentativo da parte di artisti e scrittori di opporsi alla propaganda imposta dal governo coloniale francese, che considerava il pensiero intellettuale algerino molto inferiore a quello sviluppato nella madrepatria nel corso dei secoli.

Già negli anni parigini, iniziò a staccarsi dall’accademismo imposto nell’ École Nationale Supérieure des Beaux-Arts e al contrario si avvicinò all’arte astratta e alla cosiddetta art brut, o ‘arte grezza’, termine coniato da Jean Dubuffet (1901-1985), in cui l’opera d’arte era espressione diretta dell’inconscio e del sentire dell’artista, lontana da convenzioni imposte dalle scuole d’arte e dai movimenti artistici nazional-popolari, un’arte pura, genuina, autentica, anche se meno perfetta se messa a confronto con i canoni artistici del tempo.

Compagni nel suo sforzo di distaccarsi dall’arte accademica francese furono gli artisti algerini Mohammed Khadda (1930-1991) e Abdallah Benanteur (1931-2017), residenti come lui in Francia. Con essi, condivise la convinzione che l’arte algerina non fosse solo espressione di un gruppo di artisti di seconda classe, protesi all’assorbimento della lezione europea, e all’imitazione di quello che vedevano esposto in musei e gallerie. Erano al contrario il prodotto di un’arte indigena matura, sviluppatasi dal ricco passato artistico e culturale dell’Algeria, intriso di artigianato berbero e prettamente africano, e da una sovrapposizione di influenze provenienti dal passato cartaginese, romano, bizantino e arabo.       

Autoportrait, 1949, Musée National des Beaux-Arts, Algeri, Fonte: humanite.fr

Autoportrait, 1949, Musée National des Beaux-Arts, Algeri, Fonte: humanite.fr

Come già accennato, Issiakhem ha fatto mostra del suo talento poliedrico in vari campi, ma senza dubbio, ciò che lo ha reso maggiormente distinguibile e riconoscibile nel tempo sono i ritratti. All’inizio della carriera e negli anni della formazione, ha dato ampio spazio al ritratto realistico di uomini e donne. Ne è un esempio significativo l’Autoportrait (‘Autoritratto’) del 1949, in cui l’artista si ritrae, riproducendo fedelmente ogni dettaglio del suo volto, ma allo stesso tempo evitando di porre l’accento su aspetti che potrebbero rivelare il suo io interiore, come accadrà nelle fasi successive della sua carriera. Dagli anni Sessanta in poi, Issiakhem traspose nelle sue opere quelle che erano le preoccupazioni più pressanti, e cioè l’indipendenza dell’Algeria dall’occupazione francese e la liberazione degli artisti algerini dall’influenza dell’accademismo nell’arte francese e più ampiamente europea.

Femme, inchiostro e matita su carta, senza data Fonte: dafbeirut.org

Femme, inchiostro e matita su carta, senza data Fonte: dafbeirut.org

Nella coppia di tele conservate alla Dalloul Art Foundation di Beirut e intitolate molto semplicemente Homme (‘Uomo’) e Femme (‘Donna’), risulta evidente come Issiakhem abbia preso le distanze dai ritratti prodotti fino a quel momento. In ‘Homme’ e ‘Femme’ infatti, l’artista non rimane legato ad una pittura realistica, come era stata quella del suo ‘Autoritratto’, ma se ne discosta. Il suo obiettivo è quello di elevare i soggetti ad emblemi, a simboli dell’‘algerinità’ più tradizionale, rappresentando sia l’uomo che la donna con pochi tratti fisici essenziali, ma indossando vestiti e gioielli che non lasciano dubbi sulla loro origine. L’uomo è ritratto in una djellaba, la veste tradizionale, mentre la donna indossa l’abbigliamento tradizionale della Cabilia, la regione da cui l’artista proveniva (Debsi). Le due figure sono il fulcro delle tele, la prospettiva è azzerata e gli sfondi sono ridotti ad un insieme di linee rette e forme geometriche, enfatizzate dalla scelta di una gamma di colori vivaci, che vanno dal blu intenso della tela ‘Homme’ a quella rosso fuoco della ‘Femme’.

Les Martyrs, 1965, olio su tela Fonte: taszuricreations.com

Les Martyrs, 1965, olio su tela Fonte: taszuricreations.com

La stessa tonalità di rosso acceso la si ritrova nel 1965 nel dipinto di grandi dimensioni – quasi 2 metri di lunghezza –, intitolato Les Martyrs, (‘I martiri’). Probabilmente ispirato dal Guernica (1937) di Picasso (1881-1973), in quest’opera l’artista celebra coloro che hanno sacrificato la loro vita alla causa indipendentista dell’Algeria, e più ampiamente tutti coloro che nell’arco della storia umana hanno immolato sé stessi in nome di un’idea. Il soggetto è altamente drammatico, ma il pathos non emerge solo dalle espressioni dei volti dei sopravvissuti, ma anche dalla limitata gamma di colori e dai diversi piani in cui l’azione si svolge. Non ci sono troppi dettagli, e quelli presenti non sono chiaramente enfatizzati. Nonostante questo espediente, o forse proprio grazie ad esso, Issiakhem riesce a conferire alla scena un livello di tensione e tragicità palpabili.

Femme sur poème, olio su tavola, 1985, collezione privata Fonte: mutualart.com

Femme sur poème, olio su tavola, 1985, collezione privata Fonte: mutualart.com

Tra gli anni Settanta e il 1985, anno della morte, l’artista ha realizzato una serie di opere al cui centro ha posto la donna in abiti tradizionali e con i tratti del volto volutamente indistinti.

In Femme sur Poème, (‘Donna su una poesia’), la tipica donna di Issiakhem è ritratta sui versi di un poema dell’amico Yacine.

La centralità della figura femminile e dell’essere umano in generale continua ad essere presente nel corpus dell’artista e la si ritrova ancora una volta in quella che è probabilmente la sua tela più famosa, Femme et Mur (‘Donna e muro’), del 1980. 

In questo caso però l’iconica figura femminile in abiti tradizionali si staglia monumentale e sola davanti ad un muro in cui si riconoscono dei graffiti che riportano agli anni della guerra civile, in cui i simpatizzanti del Front de libération nationale (FLN) e l’opposta Organisation armée secrète (OAS, Organizzazione Armata Segreta) utilizzavano le pareti degli edifici per esprimere da che parte stavano.

Femme et Mur, olio su tela, 1970, Barjeel Art Foundation, Sharjah Fonte: thetricontinental.org

Femme et Mur, olio su tela, 1970, Barjeel Art Foundation, Sharjah Fonte: thetricontinental.org

Se il FLN era il principale movimento nazionalista che guidava la lotta per l’indipendenza del Paese, l’OAS era un gruppo paramilitare francese di estrema destra formatosi negli anni Sessanta, la cui missione era impedire con ogni mezzo, anche il più truce, che questo accadesse. Per il suo valore artistico, ma anche per il suo significato altamente simbolico, che mette in evidenza le frammentazioni all’interno della società algerina durante la guerra civile e negli anni immediatamente successivi, Femme et Mur è stata scelta ed esposta nell’edizione 2024 della Biennale di Venezia intitolata ‘Stranieri Ovunque – Foreigners Everywhere’ (Akkouche 2025).

Nell’arco della sua breve vita, interrotta troppo presto dalla malattia e dalla morte, Issiakhem è stato non solo un innovatore nell’arte, ma anche un uomo che ha cercato instancabilmente di comprendere a fondo le diverse sfaccettature del periodo storico in cui si è trovato a vivere, e della società algerina post-indipendenza. Nelle sue opere tutti questi elementi sono ben definiti, ma sono anche accompagnati da una nota più intima, più personale. La granata che gli è esplosa tra le mani da adolescente, privandolo di un braccio, è stato un evento che gli lasciato una ferita profonda e che ha avuto un impatto costante ed indelebile sia nella sua vita di uomo che in quella di artista. Per cercare di capire Issiakhem e la sua estetica, bisogna anche tenere in considerazione questo aspetto aggiuntivo, che gli ha conferito un animo tormentato, trasposto spesso nelle sue opere e nelle sue esternazioni.

Il contributo di Issiakhem è stato determinante nel liberare gli artisti algerini e arabi dai limiti imposti dall’accademismo imperante e a riprova del ruolo-chiave che ha ricoperto, Google, il più usato motore di ricerca in Internet, gli ha dedicato il 17 giugno 2018, in occasione di quello che avrebbe dovuto essere il suo novantesimo compleanno, un ritratto stilizzato su Google Doodle e una breve biografia. (google.doodles) Non a tutti gli artisti, arabi e non, è stato concesso un simile tributo.

Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026
Riferimenti bibliografici
B. Akkouche, ‘A Return to Revolutionary Algiers’, Frieze, 249, 29 gennaio 2025 https://www.frieze.com/article/bilal-akkouche-algerian-art-249 (accesso 14 ottobre 2026)
K. Bentounes, ‘M’hamed Issiakhem : Un des pionniers de la peinture moderne’, El Moudjahid, 3 settembre 2022 https://www.elmoudjahid.dz/fr/culture/m-hamed-issiakhem-un-des-pionniers-de-la-peinture-moderne-188005 (accesso 12 ottobre 2026)
A. Debsi, ‘Mohamed Issiakhem, Algeria, 1928-1985’, Arab art Authority File, Dalloul Art Foundation https://dafbeirut.org/artists/mohamed-issiakhem (accesso 14 ottobre 2026)
A. Piel, ‘Issiakhem, portrait d’un artiste engagé’, Fonds d’Art Contemporain – Paris Collections, 8 agosto 2024 https://fondsartcontemporain.paris.fr/actualites/issiakhem-portrait-d-un-artiste-engage__22769 (accesso 13 ottobre 2026)
Website dell’artista https://missiakhem.net/homepage-en/ (accesso 15 ottobre 2026)
https://doodles.google/doodle/mhamed-issiakhems-90th-birthday/ (accesso 14 settembre 2026)
VIDEO
Archives Numériques du Cinéma Algérien, estratto da ‘Poussière de Juillet’ di El Hachemi Cherif, 1967 (in francese) https://www.youtube.com/watch?v=MHWExpMCgV8&t=2s

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Roberta Marin, ha conseguito la laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico all’Università di Trieste ed ha completato il suo corso di studi con un Master in Arte Islamica e Archeologia presso la School of Oriental and African Studies (SOAS) dell’Università di Londra. Ha viaggiato a lungo nell’area mediterranea e il suo campo di interesse comprende l’arte e l’architettura mamelucca, la storia dei tappeti orientali e l’arte moderna e contemporanea del mondo arabo, iraniano e turco. Collabora con la Khalili Collection of Islamic Art e insegna arte e architettura islamica in istituzioni pubbliche e private nel Regno Unito e in Italia.

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