Stampa Articolo

Malthus e l’Occidente

malthusdi Alberto Giovanni Biuso 

Una tesi celebre ma quanto conosciuta? 

Il Saggio sul principio di popolazione di Thomas Robert Malthus (1766-1834) è uno di quei libri che sono spesso citati ma che non altrettanto spesso vengono letti. E invece è un testo che merita di essere conosciuto e analizzato, anche per capire le tendenze politiche liberiste che a esso si ispirano. Un approccio sine ira et studio a quest’opera conferma i suoi limiti, che però non stanno dove di solito si dice di trovarli.

Il Saggio si fonda su due coppie di presunte leggi universali che sostengono il suo argomentare.

La prima di tali coppie riguarda i ritmi del tutto diversi della crescita delle risorse alimentari e della popolazione: «Il potere di popolazione è infinitamente maggiore del potere che ha la terra di produrre sussistenza per l’uomo. La popolazione, quando non è frenata, aumenta in progressione geometrica. La sussistenza aumenta soltanto in progressione aritmetica» [1]. Formula che appare sin dalle prime pagine e che viene poi ripresa in molte altre, con particolare chiarezza nel capitolo XVII: «La tendenza costante insita nella razza umana ad aumentare oltre i mezzi di sussistenza, è una delle leggi generali della natura animata, né abbiamo alcun motivo di pensare che mai cambierà» (ivi: 166).

La seconda coppia di ‘postulati’ è legata a tale differenza: «Penso di potere formulare in tutta onestà due postulati. Primo, Che il cibo è necessario all’esistenza dell’uomo. Secondo, Che la passione tra i sessi è necessaria e che press’a poco resterà nello stato attuale. Sin dal più lontano passato dell’umanità, queste due leggi paiono esser state leggi fisse della nostra natura» (ivi: 12-13).

È opportuno ricordare che nel formulare tali principi Malthus fa esplicito riferimento a David Hume e Adam Smith – «L’argomento che io addurrò non è certamente nuovo. I principî sui quali si fonda sono stati in parte illustrati da Hume e più ampiamente da Adam Smith» (ivi: 9-10) – e che essi hanno influito non poco sulle ricerche di Charles Darwin e di Alfred Wallace. Riferimenti così potenti confermano che il libro di Malthus non può essere ricondotto e ridotto a una sorta di bizzarria reazionaria ma è parte fondamentale dell’ideologia anglosassone, vale a dire delle tesi e delle prospettive politiche ancora dominanti nell’Occidente del XXI secolo.

Le tesi di Malthus si trovano ovviamente anche al di fuori dei limiti di tale ideologia, come ad esempio nelle analisi demografiche del Club di Roma, elaborate negli anni Settanta del Novecento, e nel semplice buon senso che esclude una crescita infinita a fronte di un pianeta così piccolo e dalle risorse fisicamente limitate

Davanti a una situazione come questa, Malthus – che era un pastore anglicano – rifiuta recisamente quello che appare come il primo, immediato ed efficace freno alla sovrappopolazione, vale a dire l’estendersi delle pratiche contraccettive. Esse vengono catalogate come espressione del vizio, al pari di tutte le forme non procreative del rapporto sessuale. Nel fare un breve cenno alle tesi di Condorcet sulla opportunità di pratiche sessuali non generative, Malthus si mantiene nei limiti linguistici di chi non vuole neppure nominare il vizio di rapporti sessuali diversi da quelli che la morale cristiana ammette. Con altrettanta forza Malthus respinge i progetti di abolizione della proprietà privata e di redistribuzione delle risorse elaborati da William Godwin, uno dei primi teorici dell’anarchismo moderno. Il titolo completo della prima edizione del Saggio (1798) è infatti An Essay on the Principle of Population, as it affects the future improvement of society with remarks on the speculations of Mr. Godwin, M. Condorcet, and other writers. 

Corpi, morale, politica 

E dunque demografi come Malthus, come Johann Peter Süßmilch e numerosi altri economisti del XVIII secolo presentano tutti dati e testimonianze di grandissima sofferenza (carestie ed epidemie gravi e ripetute) ma non viene loro in mente che il modo più sicuro per non far soffrire ‘i poveri in sovrappiù’ (e anche i ricchi) è quello di non farli nascere, anche mediante il mezzo più diretto che è appunto il diffondersi delle pratiche contraccettive.

Come detto, Malthus in particolare esclude proprio la contraccezione quale rimedio più semplice e diretto contro i mali dei quali parla, contro lo squilibrio tra popolazione e risorse. La soluzione è invece ai suoi occhi quella che definisce come costrizione morale, vale a dire creare le condizioni oggettive ed etiche per indurre i giovani a sposarsi tardi e nel frattempo a non cadere nel vizio, vale a dire a praticare la castità.

E tuttavia, dato che «è difficile immaginare un qualsiasi freno alla popolazione che non si identifichi con una forma di miseria o di vizio» (ivi: 58), poiché «i vizi e le debolezze morali dell’umanità, presa nel suo complesso, sono invincibili» (ivi: 133), la soluzione prospettata da Malthus consiste nella abolizione delle cosiddette Poor Laws e cioè l’assistenza obbligatoria agli indigenti e alle famiglie senza risorse. Tali leggi secondo Malthus accrescono i mali che vorrebbero alleviare, anche al di là delle loro intenzioni, poiché favoriscono il fatto che «un povero può sposarsi anche quando non abbia quasi nessuna prospettiva di riuscire a mantenere senza aiuti la propria famiglia. Queste leggi, in una certa misura, sembrano perciò creare i poveri che devono mantenere» (ivi: 46).

Esse, inoltre, privano ‘il contadino inglese’ della sua indipendenza e spirito di iniziativa, inducendolo a puntare soltanto sull’assistenza delle parrocchie, senza alcun bisogno di limitare la prole. Anche per questo le ‘leggi per i poveri’ creano i poveri che vorrebbero aiutare. A tali provvedimenti, per Malthus insensati e controproducenti, lo studioso preferisce il libero mercato nel quale il ‘povero’ potrà vendere al migliore offerente l’unica ricchezza che possiede, vale a dire la propria forza lavoro. Le leggi sulla povertà andrebbero dunque abolite per rendere i poveri liberi di trovare un lavoro vero e migliore. L’applicazione al lavoro della legge della domanda e dell’offerta viene vista come decisamente migliorativa delle condizioni di vita sia dei singoli sia dell’intera società. È questo uno dei fondamenti del liberismo economico e del modo di produzione capitalistico. 

Thomas Malthus

Thomas Malthus

I limiti del Saggio sul principio di popolazione 

Le possibili obiezioni alle tesi di Malthus sono numerose. Una di esse è argomentata con chiarezza nella Introduzione di Guido Maggioni all’edizione italiana del Saggio. Essa consiste in un argomento che smentisce un punto centrale delle tesi del libro: se infatti le leggi in esso evocate fossero davvero leggi naturali, le classi medie e superiori non dovrebbero esistere, dato che la disponibilità di cibo e di risorse condurrebbe tali classi a riprodursi in un modo così incontrollato da portarle a cadere a loro volta nella povertà. Ma tali classi esistono e quindi la presunta legge non è una legge ma è una particolare forma dei rapporti di produzione e delle strutture politiche.

Un secondo argomento è la palese contraddittorietà di un sistema concettuale il quale sembra in tutto e per tutto richiedere una politica demografica volta a diffondere il controllo delle nascite, controllo che tuttavia Malthus rifiuta recisamente a favore del semplice ritardo dell’età nella quale contrarre matrimonio.

Un terzo elemento di debolezza sta nel fatto che per Malthus «il solo vero criterio per un reale e permanente aumento della popolazione in qualsiasi paese consiste nell’aumento dei mezzi di sussistenza» (ivi: 69), una tesi smentita dalla storia contemporanea. Dove infatti i mezzi di sussistenza e il livello di vita crescono, il numero di figli diminuisce, anche se è effettivamente vero che le tendenze demografiche dell’ultimo secolo sono drammaticamente in crescita. I fattori di tale aumento della popolazione sono tuttavia molteplici, tra loro diversi e non riducibili a quelli individuati dallo studioso inglese.

limiti_dello_sviluppoUn quarto limite di fondo consiste nella integrale condivisione delle tesi dei fisiocratici sulla centralità dell’agricoltura, per la quale se a tutti gli altri fattori di impoverimento del corpo sociale «si aggiunge la circostanza che una proporzione assai maggiore è impiegata in grandi manifatture, dannose tanto alla salute quanto alla virtù, si dovrà riconoscere che l’aumento di ricchezza avutosi negli ultimi anni non ha contribuito affatto ad aumentare la felicità dei poveri che lavorano» (ivi:154-155). L’agricoltura è e ovviamente rimane fondamentale ma nelle società contemporanee essa non determina più da sola le dinamiche economiche e demografiche. 

Entropia e popolazione 

Il limite più consistente delle tesi di Malthus è, come accennato, la costrizione morale, la cui natura viene così riassunta nel conclusivo Esame sommario del principio di popolazione, pubblicato più di trent’anni dopo il Saggio: 

«Si può definire la costrizione morale come l’astensione dal matrimonio, temporanea o permanente, dettata da ragioni di prudenza, con una condotta strettamente morale nei riguardi del sesso per tutto il periodo di attesa. E questo modo di mantenere la popolazione in equilibrio con i mezzi di sussistenza, è il solo perfettamente coerente con la virtù e la felicità. Tutti gli altri freni, tanto quelli preventivi quanto quelli positivi, pur potendo variare molto di grado, si risolvono in qualche forma di vizio o di miseria.
I restanti freni del tipo preventivo sono: il tipo di rapporto che rende sterili alcune donne delle grandi città; una corruzione generale della moralità relativa al sesso, che ha effetti analoghi; le passioni innaturali e le arti improprie che impediscono le conseguenze di relazioni irregolari. Questi vanno posti evidentemente nella categoria del vizio» (ivi: 205). 

Pagine invece assai efficaci, al di là della condivisione o meno del loro contenuto, sono quelle nelle quali Malthus delinea una vera e propria epica della catastrofe, una enunciazione di quei fattori che vengono da lui raccolti sotto la categoria di «freni positivi alla popolazione» i quali comprendono «tutta la sequenza delle malattie comuni e delle epidemie; le guerre, l’infanticidio, la peste e la carestia» (ivi: 225-226).

Quest’ultima 

«sembra essere l’estrema e più terribile risorsa della natura. […] I vizi dell’umanità eseguono, in maniera attiva ed efficace il loro compito spopolatore. Essi costituiscono le avanguardie del grande esercito della distruzione, e spesso hanno forza sufficiente a portare a termine da soli quest’opera terribile. Ma quando fallissero in questa guerra di sterminio, le stagioni malsane, le epidemie, la pestilenza e altri morbi avanzano in spaventoso schieramento, e spazzano via le loro vittime a decine di migliaia. Se il successo non fosse ancora pieno, incede dalle retrovie, immensa e inevitabile, la carestia, che con un sol colpo possente adegua la popolazione agli alimenti della terra» (ivi: 73). 

sanna_lepifania_del_sacroÈ questo un modo molto chiaro di delineare e descrivere The Limits to Growth, quei limiti dello sviluppo che danno il titolo ai più noti rapporti del Club di Roma [2], la cui ispirazione malthusiana condivide l’idea che il fondamento di ogni antropologia e di ogni proposta politica praticabile deve tenere conto del fatto che la specie umana è un sistema fisico il quale, come tutte le strutture animali, è anche un sistema energetico e termodinamico aperto, che per esistere ha bisogno «di flussi adeguati di materia ed energia prelevate dall’ambiente e quindi dal pianeta Terra», come scrive Giorgio Libero Sanna ricordando le analisi economiche ed ecologiche di Nicholas Georgescu-Roegen [3]. È vero sia per il XVIII secolo di Malthus sia per il nostro XXI secolo che nessuna tecnologia può creare energie che in natura non esistono ma può soltanto cercare di utilizzare al meglio quelle che ci sono e che rimangono certamente limitate.

Sta qui la chiave più corretta per comprendere le altrimenti irrazionali azioni della potenza oggi ancora egemone, gli Stati Uniti d’America. Le azioni di pirateria e di rapina in Venezuela; l’aggressione contro la Repubblica islamica dell’Iran; il sostegno e l’attiva partecipazione alla guerra della NATO contro la Federazione Russa; la politica a volte di apparente dialogo e a volte di minaccia con la Cina, hanno certo molteplici e diverse ragioni ma la principale consiste nell’enormità del debito pubblico degli USA, nel conseguente bisogno di mantenere il dominio del dollaro come moneta che gli USA possono creare dal nulla per sostenere tale debito, nella necessità a questo scopo di appropriarsi delle risorse energetiche – petrolio, uranio e le terre rare necessarie all’industria informatica – presenti in abbondanza in Venezuela, in Iran, in Russia e in Cina.

I valori morali e democratici, peraltro sempre meno sbandierati, sono soltanto la fragile maschera di questo bisogno energetico vitale. 

Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026 
Note
[1] T. R. Malthus, Saggio sul principio di popolazione (1798) seguito da Esame sommario del principio di popolazione (1830), a cura di G. Maggioni, Einaudi, Torino 1977: 13. I riferimenti ai numeri di pagina delle successive citazioni da questo libro saranno indicati tra parentesi nel testo.
[2] Il primo e più famoso di tali rapporti è: D. H. Meadows, D. L. Meadows, J Randers, W. W. Behrens III, I limiti dello sviluppo, trad. di F. Mancuso, prefazione di A. Peccei, Mondadori, Milano 1972.
[3] G. L. Sanna, L’epifania del sacro. Saggio sulla ‘dimensionalità originaria’ e sull’inevitabile collasso energetico della civiltà industriale, Albatros, Roma 2024: 234. Il titolo di questo libro non deve trarre in inganno sui suoi contenuti: non si tratta di un testo oracolare ma di un volume di fisica applicata all’economia.

 ____________________________________________________________

Alberto Giovanni Biuso, professore ordinario di Filosofia teoretica nel «Dipartimento di Scienze Umanistiche» dell’Università di Catania, insegna Filosofia teoretica, Metafisica e Filosofia della religione. Ha anche insegnato Epistemologia, Sociologia della cultura, Storia dell’estetica, Filosofia della mente e Filosofia della storia. È membro del Comitato scientifico di numerose riviste italiane ed europee; dirige la rivista Vita pensata. Tema privilegiato della sua ricerca è il tempo, in particolare la relazione tra temporalità e metafisica. Altri temi di cui si occupa sono: la mente come dispositivo semantico; la vitalità del pensiero classico greco e romano; le strutture ontologiche e i fondamenti politici del Web; la questione animale come luogo di superamento del paradigma umanistico; l’Antinatalismo. Il suo libro più recente è Episteme. Scritti di filosofia della scienza (2026). Dettagliate e aggiornate informazioni sulla sua attività scientifica e didattica si trovano sul sito www.biuso.eu

_____________________________________________________________

 

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Letture. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>