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Cuciti, non stampati. I rag books di Fabrizio Mugnaini

images-43di  Luca Bertinotti 

La mostra Libri da abbracciare. Dean’s Rag Books, i primi libri di pezza della storia è stata allestita presso la Biblioteca San Giorgio di Pistoia [1] ed è rimasta visitabile dal 1° settembre al 3 ottobre 2026, il lunedì dalle ore 14:00 alle 19:00 e dal martedì al sabato dalle ore 9:00 alle 19:00. Il considerevole nucleo collezionistico esposto nelle teche all’ingresso della biblioteca trae origine da un episodio fortuito. Lo documenta con precisione il curatore Fabrizio Mugnaini che, in veste di bibliografo e ricercatore, ha rintracciato le prime evidenze dei rag books nel corso di un’indagine scientifica focalizzata sulla figura di Luigi Bartolini. È stato, in particolare, un catalogo antiquariale a fare da innesco: in esso Mugnaini ha individuato la descrizione puramente testuale, priva di corredo iconografico, di un opuscolo tessile a sviluppo verticale. La scheda menzionava margini sfilacciati, una porzione di calicò rosso parzialmente distaccata sul dorso e colori ancora vividi.

Tale ecfrasi catalografica è stata per Mugnaini una vera epifania. La scoperta ha infatti sollecitato un’ipotesi di ricerca che, sviluppata nell’arco di diversi anni, lo ha condotto a creare una collezione di circa ottanta esemplari. E non si è trattato certo di un semplice accumulo feticistico, destinato a suscitare interesse soltanto tra collezionisti e studiosi dell’editoria per l’infanzia. Al contrario, l’impresa si configura come un progetto interpretativo volto a decodificare – per esplicita dichiarazione del curatore – i modelli epistemologici di infanzia, di alfabetizzazione e di materialità sottesi a tali manufatti.

Tuttavia, per comprendere fino in fondo la portata di questa particolare forma di editoria occorre, prima ancora di considerarne la fortuna collezionistica, soffermarsi sulla ragione stessa della sua invenzione. I rag books nascono infatti dalla necessità di risolvere un problema ricorrente nella storia della produzione editoriale destinata alla prima infanzia, apparentemente semplice ma tutt’altro che marginale. L’istanza pedagogica di affidare un manufatto cartaceo a bambini in età neonatale collide tuttavia con la loro innata tendenza a esplorare e manipolare, spesso considerata dagli adulti come fonte di inevitabile danneggiamento dell’oggetto stesso. Si configura così un’aporia tra la funzione didattica del libro e la sua stessa materialità.

 Riproduzione fotografica della copertina di A Was an Archer, illustrato da David Brett (Dean’s Rag Book Co.), che evidenzia il marchio di fabbrica con i due cani e la dicitura «quite indestructible». Collezione Fabrizio Mugnaini (ph.Luca Bertinotti)


Riproduzione fotografica della copertina di A Was an Archer, illustrato da David Brett (Dean’s Rag Book Co.), che evidenzia il marchio di fabbrica con i due cani e la dicitura «quite indestructible». Collezione Fabrizio Mugnaini (ph.Luca Bertinotti)

Nei primi anni del XX secolo, la Dean’s Rag Book Company di Londra operò un radicale rovesciamento prospettico della questione. Anziché reprimere il comportamento del fruitore attraverso la coercizione, si scelse di riconfigurare la struttura materiale dello strumento educativo. Solo così il libro avrebbe resistito. Standardizzando l’impiego di supporti tessili (calicò [2] e cotone, soprattutto, seguiti da lino o velluto leggero, con anime interne in ovatta o garza) l’azienda britannica codificò perciò i cosiddetti rag books: dispositivi idrorepellenti, lavabili e strutturalmente resilienti. L’iconografia del marchio (due cani nell’atto di contendersi un volume) sintetizzava la promessa commerciale mediante un’efficace locuzione promozionale: «quite indestructible». Un esempio precoce, e per certi versi formidabile, di branding industriale ante litteram.

Cartoncino pubblicitario Dean’s Washable Cloth Books (Dean’s Rag Book Co. Ltd., Rye, Sussex), con lo slogan «Baby’s first book, Colour fast, Non-toxic, Baby safe». Collezione Fabrizio Mugnaini (ph. Luca Bertinotti)

Cartoncino pubblicitario Dean’s Washable Cloth Books (Dean’s Rag Book Co. Ltd., Rye, Sussex), con lo slogan «Baby’s first book, Colour fast, Non-toxic, Baby safe». Collezione Fabrizio Mugnaini (ph. Luca Bertinotti)

Anche la celebre griffe ha una storia [3] propria: realizzata dall’artista inglese Stanley Tyreman Berkeley, è documentata per la prima volta nel 1905 sulretro di What is This? What is That?, e solo a partire dal 1908 viene associata alla formula «Dean’s Rag Books – Quite Indestructible», contestualmente all’apertura ai primi mercati esteri (Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Olanda, Russia, Spagna, Ungheria). Il marchio non ha però attraversato il secolo senza soluzione di continuità. Nel 1965, infatti, con il passaggio societario a Deans Childsplay Toys Ltd., i due cani furono progressivamente abbandonati, per essere infine recuperati nel 1988, quando – dopo ulteriori riassetti societari – la denominazione Dean’s Rag Book Co. Ltd. tornò in uso insieme al vecchio logo. 

Veduta dell’allestimento della mostra Libri da abbracciare. Dean’s Rag Books, i primi libri di pezza della storia di Fabrizio Mugnaini all’interno dei locali della Biblioteca San Giorgio di Pistoia (ph. Luca Bertinotti)

Veduta dell’allestimento della mostra Libri da abbracciare. Dean’s Rag Books, i primi libri di pezza della storia di Fabrizio Mugnaini all’interno dei locali della Biblioteca San Giorgio di Pistoia (ph. Luca Bertinotti)

Sotto il profilo strettamente tecnologico, il processo manifatturiero introdotto dalla ditta londinese presenta un livello di complessità che si discosta sensibilmente dall’interpretazione prevalente. Non si tratta di dispositivi semplicemente orlati lungo il perimetro esterno: l’operazione era ben più articolata. Il protocollo industriale prevedeva l’impressione iconografica mediante cromolitografia a passaggi multipli direttamente sul tessuto grezzo. I pigmenti erano chimicamente fissati per resistere all’azione solvente dei lavaggi: i repertori pubblicitari dell’epoca, non a caso, evidenziavano la totale atossicità dei supporti, ritenuti idonei al contatto orale con il neonato.

Esemplari di libretti in tessuto di produzione britannica (Bancroft & Co.). Da notare la vivacità dei pigmenti e le finiture sartoriali dei margini. Collezione Fabrizio Mugnain (ph. Luca Bertinotti)

Esemplari di libretti in tessuto di produzione britannica (Bancroft & Co.). Da notare la vivacità dei pigmenti e le finiture sartoriali dei margini. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph. Luca Bertinotti)

Il catalogo aziendale del 1920 rivendicava esplicitamente questa specificità, presentando i rag books come manufatti «hygienic», capaci di essere lavati «without injury when soiled or after use during illness» (Dean’s Rag Book Co., 1920), un lessico pubblicitario che anticipa di decenni la retorica del prodotto per l’infanzia “sicuro e certificato”.

I fogli stampati venivano successivamente piegati e assemblati lungo l’asse dorsale, a imitazione dei fascicoli tipografici tradizionali, ricorrendo a cuciture manuali o meccaniche a seconda della linea editoriale. I margini esterni delle pagine, invece di essere rifiniti tramite sbieco o punto sopraggitto, venivano recisi a zigzag mediante l’ausilio di forbici dentellate industriali: un accorgimento sartoriale specificamente finalizzato a impedire lo sfilacciamento delle fibre tagliate a vivo (Cope, Cope, 2009). In alcuni esemplari la cucitura non si limitava a rifinire il margine, ma diventava essa stessa elemento narrativo: piccoli inserti applicati a rilievo sulla pagina, come ad esempio una fibbia in vera pelle o una tasca di stoffa, invitavano il bambino a un’interazione manuale che il testo stampato, da solo, non avrebbe potuto sollecitare. 

Riproduzione del catalogo Dean’s del 1920 (ristampa a tiratura limitata del 1980), con il testo pubblicitario originale della casa editrice. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph. Luca Bertinotti)

Riproduzione del catalogo Dean’s del 1920 (ristampa a tiratura limitata del 1980), con il testo pubblicitario originale della casa editrice. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph. Luca Bertinotti)

Di conseguenza, i rag books non possono essere catalogati come riduzioni in miniatura del codice cartaceo, bensì come manufatti ibridi; un prodotto all’intersezione tra l’industria editoriale e la manifattura tessile, capace di mutuare e di applicare al libro i processi tecnologici propri della sartoria industriale. L’evoluzione storica dell’impresa conferma tale convergenza tecnologica. Henry Samuel Dean, esponente apicale della casa editrice specializzata Dean & Son – realtà editoriale inserita nella solida tradizione britannica del libro per l’infanzia (Darton, 1982) – curò nel 1902 la pubblicazione del primo volume in tessuto, intitolato The Life of a Bold AB on his Ship in the Rolling C. L’eccezionale riscontro di mercato impose l’immediata riconversione dello stabilimento e l’allestimento di un impianto produttivo dedicato alla fabbricazione su scala industriale, formalizzato nel 1903 con la fondazione della Dean’s Rag Book Company. Le competenze tecniche maturate nella stampa cromolitografica su tessuto e nella gestione dei cartamodelli permisero una rapida diversificazione commerciale.

Fibbia in pelle e tasca in stoffa applicate a rilievo su una doppia pagina. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph.Luca Bertinotti)

Fibbia in pelle e tasca in stoffa applicate a rilievo su una doppia pagina. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph.Luca Bertinotti)

A partire dal 1915, la Dean’s estese la propria produzione al settore dei giocattoli in peluche, imponendosi tra gli anni Venti e Trenta del Novecento come uno dei marchi egemoni nella manifattura del teddy bear britannico. La diversificazione non si fermò ai giocattoli da abbraccio: il catalogo aziendale del 1920 elenca, accanto alle bambole e agli animali di stoffa, anche i Dean’s Rag Swimeesy Buoys, salvagenti da bagno in tessuto, segno che la stessa competenza tecnica, fondata sulla cromolitografia e sulla cucitura industriale su supporto tessile, poteva essere riconvertita su qualunque oggetto per l’infanzia dovesse restare a contatto con l’acqua.

Nella parabola di questa azienda, l’oggetto-libro e l’oggetto-giocattolo non costituiscono dunque categorie merceologiche distinte, bensì due diverse applicazioni della medesima matrice tecnologica. 

Altri esemplari della collezione Mugnaini. In primo piano, a sinistra, una bambola di pezza in tweed a spina di pesce, con volto dipinto su tessuto esposta accanto ai rag books a testimoniare concretamente il passaggio, richiamato nel testo, dai libri ai giocattoli di stoffa. Collezione Fabrizio Mugnaini(ph.Luca Bertinotti)

Altri esemplari della collezione Mugnaini. In primo piano, a sinistra, una bambola di pezza in tweed a spina di pesce, con volto dipinto su tessuto esposta accanto ai rag books a testimoniare concretamente il passaggio, richiamato nel testo, dai libri ai giocattoli di stoffa. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph.Luca Bertinotti)

L’emergenza di tale innovazione editoriale si colloca all’interno di una precisa congiuntura socio-culturale, caratterizzata dalla medicalizzazione e dall’istituzionalizzazione dell’igiene infantile quale priorità di salute pubblica (Dwork, 1987). La coeva letteratura medica e pedagogica insisteva sulla necessità di introdurre nei contesti domestici oggetti lavabili e sterilizzabili. I rag books risposero a tale istanza igienista, intercettando contemporaneamente le dinamiche di un mercato capitalistico che individuava per la prima volta l’infanzia quale target di consumo autonomo, svincolato dalle logiche d’acquisto del nucleo familiare inteso come totalità.

A questa complessa evoluzione – dall’intuizione igienico-commerciale alla piena maturità industriale del marchio – la mostra curata da Fabrizio Mugnaini ha dato veste concreta attraverso un percorso articolato in due sezioni macro-tematiche.

La prima esibiva circa ottanta edizioni della Dean’s, tracciandone al contempo l’evoluzione estetica e strutturale: dalle proposte a carattere ludico-narrativo, come Puffers, recante in copertina la rappresentazione di una locomotiva a vapore a firma dell’illustratore R. James Williams, o come The Animals’ School-Treat di Clifton Bingham, illustrato da Cecil Aldin, sino ai repertori seriali da collezione, quali Friendly Folk, Happy Dollies, Little Darkie e Puss in Boots. Il percorso espositivo documentava altresì le produzioni della tarda maturità industriale, tra cui Mother Goose Rhymes del 1918 circa o Mother Goose’s Rag Book, illustrato da Hilda Cowham, annoverabili tra i titoli di grande successo e massima diffusione nel primo Novecento. Tra gli esemplari di maggiore interesse scientifico si segnala il volume didattico Tick Tick (Dean’s Rag Book n. 65, 1918), finalizzato all’apprendimento della misurazione temporale attraverso una scansione cronologica per immagini della giornata infantile.

Il valore di questi manufatti emerge con particolare evidenza proprio nei titoli di carattere didattico: il supporto tessile non costituisce infatti un semplice espediente per rendere il libro resistente, ma partecipa alla costruzione stessa dell’esperienza di apprendimento. In Tick Tick, la successione delle immagini traduce una nozione astratta come quella del tempo in una sequenza visiva legata ai gesti e alle attività quotidiane del bambino. Il libro non si limita dunque a trasmettere un contenuto: organizza materialmente un’esperienza di osservazione, di riconoscimento e di apprendimento.

Una lettura critica della collezione non può esimersi dal segnalare la presenza di un titolo, Little Darkie, che reca evidente l’impronta degli stereotipi razziali diffusi nell’iconografia infantile anglosassone di primo Novecento (Pilgrim, 2000). La sua permanenza nel percorso espositivo, senza reticenze, può essere letta come segno di un’onesta esegesi storica, che rifiuta di rimuovere ciò che risulta problematico al giudizio contemporaneo. 

Pagine interne del volume didattico Tick Tick (Dean’s Rag Book n. 65, 1918). La sequenza visiva associa il quadrante dell’orologio ai diversi momenti della routine scolastica (scuola, aritmetica, canto, ginnastica), strutturando l’apprendimento intuitivo della misurazione temporale attraverso la scansione cronologica della giornata infantile. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph.Luca Bertinotti).

Pagine interne del volume didattico Tick Tick (Dean’s Rag Book n. 65, 1918). La sequenza visiva associa il quadrante dell’orologio ai diversi momenti della routine scolastica (scuola, aritmetica, canto, ginnastica), strutturando l’apprendimento intuitivo della misurazione temporale attraverso la scansione cronologica della giornata infantile. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph.Luca Bertinotti)

La seconda sezione del percorso espositivo estendeva l’indagine alla ricezione e alla diffusione internazionale del modello britannico (Mugnaini, 2026). Se nel contesto inglese la ditta Chadwick & Son operò in regime di quasi-concorrenza con la Dean’s nella produzione di libri di pezza a carattere didattico, sul mercato statunitense il fenomeno fu recepito e amplificato da marchi storici quali la McLoughlin Bros. di New York e la Platt & Munk. Al contrario, nelle aree geopolitiche italiana e francese, l’introduzione di tali manufatti rimase a lungo un fenomeno marginale e di nicchia, limitato a sporadiche produzioni artigianali senza mai attingere alla dimensione di massa propria del mondo anglosassone. Ciononostante, tale esperienza ha lasciato un’eredità teorico-pratica riscontrabile nei moderni soft books e nelle metodologie della pedagogia sensoriale, in primo luogo all’interno della tradizione montessoriana (Montessori, 1909).

La solidità concettuale di questo itinerario, capace di spingersi dalla storia della produzione industriale fino all’eredità pedagogica, trova il suo fondamento nel percorso intellettuale e collezionistico del curatore. Mugnaini opera attivamente nel settore editoriale, avendo fondato a Firenze nel 1992 la casa editrice La Luna e il Gufo [4]. Tale sigla si muove lungo una traiettoria estetica diametralmente opposta rispetto ai grandi numeri industriali della Dean’s, focalizzandosi sulla pubblicazione di brevi testi poetici inediti associati a matrici incise, prevalentemente calcografie impresse a mano in tirature limitate fuori commercio, oggi inventariate e conservate presso la Collezione Fabrizio Mugnaini del Centro Apice [5] dell’Università degli Studi di Milano. A tale attività si affianca una rigorosa produzione saggistica culminata nel 2007 con la pubblicazione del volume Laboratorio di carta. Bibliografia degli scritti apparsi in volume di Luigi Bartolini (Mugnaini, 2007), dedicato al pittore e incisore anconetano (1892-1963), autore, fra l’altro, del romanzo da cui Vittorio De Sica trasse Ladri di biciclette. L’indagine bibliografica su questo autore ha costituito, per Mugnaini, il nucleo generativo dell’interesse per i libri di stoffa.

Tale retroterra metodologico ha probabilmente orientato le scelte curatoriali della mostra, che si sono distaccate dal mero approccio collezionistico per abbracciare la dimensione del libro inteso quale oggetto materiale e semantico. Ne è derivata l’adozione di un protocollo inclusivo specifico: in parallelo ai volumi originali, necessariamente protetti da bacheche e sottratti alla manipolazione diretta per ovvie ragioni conservative, la mostra disponeva anche di un percorso di sussidi tattili specificamente progettato per l’utenza non vedente. Tale scelta, come sottolineato dal curatore, intende restituire la valenza aptica a oggetti nati originariamente per l’esplorazione tattile, consentendone la fruizione anche a soggetti privati della facoltà visiva. Questa impostazione si allinea con le moderne istanze dell’universal design e della progettazione inclusiva, che vedono nei libri di stoffa e nei materiali tattili strumenti fondamentali per l’accesso alla lettura di minori con deficit visivi o bisogni comunicativi complessi (Friso, 2022; Vecchiarelli, 2026). 

Volume in tessuto (All By Herself) con inserti reali di stringhe e cerniera lampo. Nato per l’esercizio della motricità fine e delle autonomie quotidiane, costituisce un precoce esempio di pagina tridimensionale ad esplorazione aptica e sensoriale. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph. Luca Bertinotti)

Volume in tessuto (All By Herself) con inserti reali di stringhe e cerniera lampo. Nato per l’esercizio della motricità fine e delle autonomie quotidiane, costituisce un precoce esempio di pagina tridimensionale ad esplorazione aptica e sensoriale. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph. Luca Bertinotti)

Tale attenzione alla fruizione concreta dell’oggetto evidenzia l’elemento discriminante tra questa iniziativa espositiva e una generica rassegna di curiosità antiquariali, riposto nel criterio tassonomico e museologico adottato: i manufatti non sono esibiti nello stato di integrità ideale proprio degli oggetti sottratti all’uso, bensì in quanto supporti marcati dall’azione del tempo e del consumo. Le cuciture, intenzionalmente visibili nelle edizioni d’epoca, non costituivano anomalie strutturali ma indicatori di una cura manifatturiera atta a conferire a ogni copia lo statuto di pezzo unico. I segni derivanti da lavaggi ripetuti, lacerazioni e morsi non devono essere interpretati quali “patologie di conservazione”, bensì come evidenze empiriche del fatto che l’oggetto ha pienamente assolto la funzione per cui era stato progettato: un rag books preservato in uno stato di perfetta immunità materiale avrebbe certificato, paradossalmente, il fallimento della propria istanza progettuale; un’intuizione che risuona con la riflessione di Benjamin sull’oggetto d’infanzia consumato dal gioco come deposito di memoria (Benjamin, 2012). Tale assunto determina una sostanziale differenza rispetto alla logica conservativa propria del patrimonio librario cartaceo: un supporto tessile sottoposto per decenni a stress idrici e a ripetute manipolazioni infantili richiederebbe infatti il monitoraggio di specifici parametri conservativi e protocolli di restauro altamente specializzati, relativi alle fibre tessili e alle imbottiture, metodologicamente distanti dalle tecniche applicate alla carta (Mugnaini, 2026).

Al di là delle implicazioni strettamente conservative, questa peculiare dimensione materiale si rivela la spia tangibile di una più ampia trasformazione culturale. I dispositivi collezionati da Mugnaini documentano, infatti, la transizione epistemologica che ha condotto al riconoscimento dell’infanzia come soggetto autonomo, portatore di istanze e necessità specifiche, non più assimilabile al paradigma pre-moderno del minore inteso come adulto in miniatura (Ariès, 1960; Becchi, Julia, 1996; Cunningham, 2005). Come mostra la storia editoriale del libro per l’infanzia nel suo complesso, ogni mutamento nell’idea di chi fosse il bambino-lettore ha comportato, storicamente, una ridefinizione della forma materiale del libro a lui destinato (Lerer, 2008). La mostra illumina pertanto un processo storico-culturale fondamentale: l’evoluzione attraverso la quale la cultura occidentale ha progressivamente riconosciuto il bambino come soggetto attivo, e non più soltanto come oggetto di tutela.

Su questo terreno la mostra intercetta, quasi per rovesciamento speculare, un ambito di ricerca al quale chi scrive si è dedicato in altra sede. Il libro L’infanzia violata e l’infanzia abbandonata edito dall’Associazione ’9cento (Brancatisano, Calderoni, Nannini, 2022) ricostruisce la storia dei brefotrofi e degli orfanotrofi, strutture di accoglienza per un’infanzia a cui la società ottocentesca non riconosceva né una famiglia né, tantomeno, un oggetto pensato appositamente per lei: il neonato affidato alla ruota o all’istituto entrava in un sistema che lo trattava anzitutto come problema amministrativo da collocare, non come soggetto dotato di bisogni specifici da soddisfare. I rag books raccontano, a pochi decenni di distanza, il percorso esattamente opposto: un’infanzia (quella borghese e urbana del primo Novecento anglosassone) per la quale si progetta un oggetto ad hoc, pensato nei minimi dettagli materiali (la resistenza al morso, il lavaggio, la cucitura a prova di strappo) attorno ai bisogni di un corpo piccolo e ancora inesperto.

Non si tratta, dunque, di un accostamento tematico generico. La ricerca dell’Associazione ’9cento e la collezione di Fabrizio Mugnaini, pur differenti per natura e finalità, mostrano una significativa convergenza di prospettiva: entrambe permettono di ricostruire la storia dell’infanzia attraverso testimonianze materiali che ne documentano concretamente la condizione. Nel primo caso sono i registri dei ricoveri per gli esposti a restituire la realtà di un’infanzia abbandonata e istituzionalizzata; nel secondo sono gli oggetti stessi – i rag books, con le loro caratteristiche costruttive e i segni dell’uso – a testimoniare l’emergere di una concezione del bambino come destinatario di un libro progettato intorno ai suoi specifici bisogni. In entrambi i casi, dunque, l’infanzia non viene osservata soltanto attraverso i trattati pedagogici o le norme che ne definivano lo status, ma attraverso le tracce concrete di come essa veniva effettivamente accolta, assistita, educata o, al contrario, abbandonata. È in questa convergenza metodologica, prima ancora che tematica, che la mostra di Mugnaini e la ricerca dell’Associazione ’9cento possono essere accostate e lette in parallelo.

Copertina di Let’s Pretend. A Dress-Up Book. Evocando fin dal titolo («Facciamo finta che...») la dimensione del gioco simbolico, il volume sollecita l’azione diretta e autonoma del bambino, incarnando appieno la visione dell’infanzia come soggetto attivo d’esperienza e non come mero oggetto di tutela. Collezione Fabrizio Mugnaini. © Luca Bertinotti)

Copertina di Let’s Pretend. A Dress-Up Book. Evocando fin dal titolo («Facciamo finta che…») la dimensione del gioco simbolico, il volume sollecita l’azione diretta e autonoma del bambino, incarnando appieno la visione dell’infanzia come soggetto attivo d’esperienza e non come mero oggetto di tutela. Collezione Fabrizio Mugnaini (ph. Luca Bertinotti)

Un’ultima annotazione che riguarda la sede espositiva: la Biblioteca San Giorgio di Pistoia. La biblioteca è il centro nevralgico delle attività di Pistoia Capitale italiana del Libro 2026, nel cui ricco programma di eventi [6] è stata fortemente voluta anche l’esposizione di Fabrizio Mugnaini. Essa è stata inoltre accompagnata da un catalogo ufficiale, curato dallo stesso Mugnaini e presentato il 17 settembre 2026 in occasione di un incontro pubblico con il collezionista.

La presenza di una raccolta privata e di una tematica apparentemente settoriale all’interno di un progetto culturale di rilievo nazionale assume così un significato che va oltre la semplice valorizzazione della collezione. I libri di stoffa sono divenuti, infatti, un osservatorio privilegiato per interrogarsi sulla natura stessa del libro, sui suoi confini materiali e funzionali e sull’ampliamento storico del suo pubblico. In questo senso, la mostra interpreta in modo particolarmente efficace uno degli assunti fondamentali di Pistoia Capitale del Libro: sottrarre il libro alla dimensione esclusiva dell’oggetto editoriale e della conservazione, per restituirgli quella di esperienza, relazione e pratica quotidiana, prima ancora che di mero manufatto da custodire.

In un’intervista rilasciata alla studiosa Ivana Margarese per la rivista culturale online Morel, voci dall’isola in data 17 settembre, Mugnaini ha espresso un desiderio che risuona come una dichiarazione d’intenti: il curatore ha auspicato che la sede di Pistoia non rappresenti la conclusione dell’iter espositivo dei rag book, bensì l’inizio di un percorso finalizzato anche all’ampliamento delle politiche di accessibilità culturale, con particolare riferimento ai soggetti non vedenti (Margarese, 2026). 

Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026 
Note
[1] https://www.sangiorgio.comune.pistoia.it/libri-da-abbracciare/.
[2] Il calicò è una tela di cotone leggero e non trattato che conserva la colorazione écru tipica delle fibre grezze. La sua storia inizia nella città indiana di Calicut (oggi conosciuta ufficialmente come Kozhikode), da cui eredita il nome.
[3] Tale storia è stata ricostruita nell’apparato didattico della mostra oggetto di questa recensione (Pannello didattico della mostra Libri da abbracciare, 2026).
[4] https://www.verbapicta.it/dati/editori/luna-e-gufo.
[5] https://www.apice.unimi.it/collezioni/collezione-fabrizio-mugnaini/.
[6] Pistoia è stata proclamata Capitale Italiana del Libro 2026 con il progetto “Pistoia: l’avventura del leggere, il coraggio di costruire il futuro”, premiato per la sua capacità di coniugare rigore culturale e coesione sociale. L’iniziativa è sostenuta dal Ministero della Cultura (MiC) con un contributo diretto di 428.687 euro, a cui si affiancano gli stanziamenti dell’amministrazione comunale per un piano d’azione articolato in oltre 1.500 iniziative diffuse nell’arco dell’intero anno. Il programma adotta un modello di cultura partecipata e decentrata. L’intento guida è superare i confini della fruizione tradizionale, portando il libro e la promozione della lettura fuori dalle sedi istituzionali per raggiungere ogni fascia di popolazione: le attività coinvolgono capillarmente biblioteche, scuole, librerie, associazioni e istituzioni culturali, estendendosi nelle frazioni periferiche, nei musei, nei presidi ospedalieri, negli istituti didattici e negli spazi pubblici della città. La Biblioteca San Giorgio si conferma il perno operativo e il centro propulsore delle attività del palinsesto, sotto il coordinamento di Maria Stella Rasetti, direttrice della biblioteca e dirigente del Servizio Cultura e Tradizioni, Turismo e Informatica del Comune di Pistoia. La visione d’insieme intende affermare la lettura non solo come esercizio intellettuale, ma come vero e proprio strumento di welfare culturale, inclusione, accessibilità universale e rafforzamento dei legami di comunità. Per valorizzare il contributo del tessuto sociale ed economico locale, il Comune di Pistoia ha inoltre destinato un fondo specifico di 24.000 euro a sostegno dei progetti vincenti presentati dagli aderenti al Patto per la Lettura. Questa misura premia in modo diretto la filiera cittadina del libro – comprendente editori, autori, librai, biblioteche, gruppi di lettura, scuole e associazioni – che ha partecipato attivamente alla fase di candidatura proiettando Pistoia a livello nazionale. L’obiettivo fondamentale del progetto va oltre la celebrazione dell’anno da Capitale: la finalità primaria è lasciare in eredità una rete territoriale solida, integrata e permanente, capace di garantire continuità alle politiche di promozione della lettura ben oltre il termine del 2026 (per approfondimenti e per il programma completo delle attività è attivo il portale ufficiale: https://pistoiacapitaledellibro2026.it/). 
Riferimenti bibliografici 
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Becchi Egle; Julia Dominique (a cura di), Storia dell’infanzia, 2 voll., Roma-Bari, Laterza, 1996.
Benjamin Walter, Figure dell’infanzia. Educazione, letteratura, immaginario, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2012.
Brancatisano Caterina, Calderoni Eugenia, Nannini Andrea, L’infanzia violata e l’infanzia abbandonata. Compendio sui ricoveri per gli esposti con particolare riferimento al territorio pistoiese. Seconda edizione, Pistoia, Associazione ’9cento, 2022.
Cope Peter, Cope Dawn, Dean’s Rag Books & Rag Dolls: The Products of a Famous British Publisher and Toymaker, London, New Cavendish Books, 2009.
Cunningham Hugh, Children and Childhood in Western Society Since 1500, London-New York, Routledge, 2005.
Darton F. J. Harvey, Children’s Books in England: Five Centuries of Social Life, Cambridge, Cambridge University Press, 1982.
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Dwork Deborah, War is Good for Babies and Other Young Children: A History of the Infant and Child Welfare Movement in England, 1898-1918, London-New York, Tavistock Publications, 1987.
Friso Valeria, UDL e deficit visivo. I libri tattili illustrati come mediatori plurisensoriali, in «Bambini», n. 38, 2022: 43-47.
Lerer Seth, Children’s Literature: A Reader’s History from Aesop to Harry Potter, Chicago, University of Chicago Press, 2008.
Libri da abbracciare. I Dean’s Rag Books, i primi libri di pezza della storia, mostra a cura di Fabrizio Mugnaini, Biblioteca San Giorgio, Pistoia, 1° settembre – 3 ottobre 2026, pannello didattico «Due cani, un libro: la storia del marchio Dean’s Rag Books».
Margarese Ivana, Libri da abbracciare. La Dean’s Rag Book Company raccontata dal collezionista Fabrizio Mugnaini, in «Morel. Voci dall’Isola», 17 settembre 2026, cfr.: https://www.vocidallisola.it/2026/09/17/libri-da-abbracciare-la-deans-rag-book-company-raccontata-dal-collezionista-fabrizio-mugnaini/.
Montessori Maria, Il metodo della pedagogia scientifica applicato all’educazione infantile nelle Case dei Bambini. Edizione critica, Edizioni Opera Nazionale Montessori, Città di Castello (PG), 2000 [ed. orig. 1909].
Mugnaini Fabrizio, Laboratorio di carta. Bibliografia degli scritti apparsi in volume di Luigi Bartolini, Cupramontana (Ancona), Centro documentazione “Luigi Bartolini”, 2007.
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Pilgrim David, The Golliwog Caricature, in «jimcrowmuseum.ferris.edu», 2012 [ed. orig. 2000], cfr. https://jimcrowmuseum.ferris.edu/golliwog/homepage.htm.
Vecchiarelli Pietro, Caratteristiche tecniche e produzione di un libro tattile illustrato, in «seer.ufrgs.br», Porto Alegre, Cadernos do Aplicação, v. 39, n. 1, 2026, cfr.: https://seer.ufrgs.br/index.php/CadernosdoAplicacao/article/view/151686/100232. 

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Luca Bertinotti, medico chirurgo, svolge la propria attività clinica presso l’Ospedale San Jacopo di Pistoia. È socio fondatore e presidente dell’Associazione ’9cento, istituto nato nel 2012 con il quale promuove ricerche e studi monografici relativi alla storia locale e nazionale, tra cui si segnala il saggio L’infanzia violata e l’infanzia abbandonata (2021). Pratica da oltre un trentennio la fotografia documentaria, di paesaggio e di viaggio, con particolare orientamento verso il censimento visivo degli insediamenti in abbandono. Fa parte del Comitato Scientifico di Pistoia Capitale Italiana del Libro 2026. Collabora da alcuni anni con la rivista Dialoghi Mediterranei.

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