Introduzione: la “filosofia” dei dati statistici applicata all’archivio dei cittadini italiani residenti all’estero
Le riflessioni contenute in questo lavoro sono state dettate dalla convinzione che una corretta interpretazione dei dati statistici non è riservata solo agli addetti dell’Istat o di qualche centro studi (fatta eccezione per gli aspetti più specialistici) ma è alla portata di quanti abbiano interesse a maturare un’approfondita conoscenza dell’emigrazione italiana, della quale capiscono l’enorme importanza passata, presente e futura.
Iniziamo, perciò, da una spiegazione semplice della “filosofia” con la quale il lettore dovrà accostarsi ai numeri e in particolare alle tabelle per lui qui elaborate. I numeri valgono per quello che significano: questa è la ragione per cui è sempre bene utilizzarli avendo una chiara e approfondita visione di ciò che esprimono. Il loro significato, per essere compreso a fondo, va confrontato con quel che è avvenuto nel passato e, se possibile, con quel che si prevede per il futuro. L’utilizzo di indici come le percentuali, accanto ai numeri assoluti, fornisce un’idea delle proporzioni ossia delle dimensioni relative di un fenomeno, favorendo la sua comprensione. Nello studio dei fenomeni sociali, non bisogna tuttavia cedere alla tentazione di discutere di scostamenti minimali, che sono di scarso rilievo per capire il cuore dei problemi, tenuto anche conto dei margini di imprecisione nella raccolta dei dati, che esistono sempre anche se sono sempre più ridotti rispetto al passato.
L’emigrazione italiana, che ebbe inizio già nei primi secoli del secondo millennio in molteplici forme tramite flussi qualificati di commercianti, banchieri, intellettuali, artisti, artigiani, militari, letterati ecc., solo alla fine dell’Ottocento divenne una migrazione di massa e negli anni duemila, con partenze numericamente non così elevate come nel passato ma tutt’altro che trascurabili, è proseguita coinvolgendo sia persone di bassa qualifica, sia persone con una formazione universitaria. È questa lunga esperienza che ci ha portato a sottolineare quanto sia importante, in fase interpretativa, esser capaci di istituire gli opportuni riferimenti al passato.
In questo articolo faremo riferimento principalmente ai dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (AIRE). Questi i temi che verranno trattati:
- cenni sull’ordinamento anagrafico in Italia;
- l’istituzione dell’AIRE, anagrafe degli italiani residenti all’estero e i suoi sviluppi;
- l’evoluzione quantitativa degli italiani residenti all’estero in base agli archivi AIRE;
- la distribuzione geografica degli italiani residenti all’estero;
- le ripartizioni e le regioni di origine degli italiani residenti all’estero;
- i motivi di iscrizione all’AIRE differenziati per aree geografiche;
- la struttura per età degli italiani residenti all’estero;
- espatri e rimpatri, un saldo ancora con il segno “+”;
- riflessioni conclusive.
Cenni sull’ordinamento anagrafico in Italia
L’AIRE costituisce, nell’ordinamento italiano, il registro amministrativo destinato a raccogliere i dati anagrafici dei cittadini italiani che hanno trasferito la propria residenza fuori dal territorio nazionale per un periodo superiore a dodici mesi. Il registro si affianca all’Anagrafe della Popolazione Residente (APR), costituendone il complemento. Nell’APR sono iscritti i cittadini residenti in Italia e le due anagrafi operano in modo speculare, poiché l’iscrizione all’AIRE comporta la contestuale cancellazione dall’APR del Comune di provenienza.
Sul piano della gestione, l’AIRE non è un archivio unico e centralizzato bensì un sistema distribuito: è tenuta da ciascun Comune italiano — competente per l’ultima residenza del cittadino in Italia, o in quanto Comune di nascita/origine della famiglia del nato all’estero — nonché, in forma aggregata, presso il Ministero dell’interno. L’alimentazione dei dati avviene sulla base delle comunicazioni fatte dal cittadino al Comune, oppure trasmesse dalle Rappresentanze diplomatico-consolari italiane all’estero, ove il cittadino che ivi si è trasferito è tenuto a rendere le proprie dichiarazioni.
A livello operativo, i recenti sviluppi del sistema, come si approfondirà in seguito, hanno visto la centralizzazione delle informazioni all’interno di una base di dati unificata presso il Ministero dell’interno (l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente – ANPR). Questa innovazione ha consentito grandi miglioramenti nella tempestività e nella qualità dell’informazione contenuta nei registri anagrafici. Non bisogna dimenticare, peraltro, che l’ordinamento anagrafico assolve principalmente a una funzione amministrativa, custodendo e garantendo per i cittadini il valore legale dello status di “residente”, ma assolve anche a una funzione statistica a supporto dello Stato.
Le basi normative, prima dell’istituzione dell’AIRE in senso proprio, vengono poste dall’ordinamento anagrafico italiano, disciplinato dalla legge 24 dicembre 1954, n. 1228 (“Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente”), che con le successive modifiche e integrazioni è tuttora vigente per la disciplina generale delle anagrafi comunali. La legge all’Art.1 prevede l’obbligo per ogni Comune italiano di tenere l’anagrafe della popolazione residente, stabilendo che in essa debbano essere registrate le posizioni delle singole persone, delle famiglie e delle convivenze che hanno fissato la residenza nel Comune. Stabilisce inoltre che la funzione di ufficiale d’anagrafe sia svolta dal Sindaco (Art. 4). Egli è il responsabile della regolare tenuta, formazione e aggiornamento degli atti anagrafici. La legge 1228/1954, unitamente al relativo regolamento di esecuzione (D.P.R. n. 223/1989), prevede la cancellazione dall’anagrafe della popolazione residente dei cittadini che abbiano trasferito stabilmente la residenza all’estero. Essa non prevede tuttavia l’istituzione di un archivio dedicato e organico che mantenga traccia sistematica delle schede eliminate dall’APR.
L’istituzione dell’AIRE, anagrafe degli italiani residenti all’estero e i suoi sviluppi
L’AIRE viene formalmente istituita solo con la legge 27 ottobre 1988, n. 470, recante “Anagrafe e censimento degli italiani all’estero”, seguita dal suo regolamento di esecuzione, il DPR n. 323/1989. La norma stabilisce che le anagrafi dei cittadini italiani residenti all’estero siano tenute presso i comuni e presso il Ministero dell’Interno, e che le anagrafi comunali debbano munirsi di schedari che raccolgano le schede individuali e di famiglia eliminate dall’anagrafe della popolazione residente in conseguenza del trasferimento permanente all’estero, oltre alle schede istituite a seguito della trascrizione di atti di stato civile pervenuti dall’estero. La medesima legge precisa, inoltre, che l’anagrafe istituita presso il Ministero dell’Interno raccoglie i dati desunti dalle anagrafi comunali nonché quelli relativi ai cittadini nati e residenti all’estero. La legge 470/1988 configura l’iscrizione all’AIRE come un diritto-dovere del cittadino: da un lato essa è obbligatoria, dall’altro costituisce il presupposto necessario per l’accesso ai servizi consolari e per l’esercizio di importanti diritti. Tra le fattispecie che generano l’obbligo di iscrizione figurano il trasferimento della residenza dall’Italia all’estero, la nascita all’estero da cittadino italiano, la trascrizione di atti che comportano l’acquisto della cittadinanza italiana da parte di persona già residente all’estero.
L’impianto originario della legge 470/1988 è stato oggetto di successivi interventi correttivi, riguardanti le categorie esonerate dall’obbligo di iscrizione, le tipologie di cancellazione per irreperibilità presunta, eccetera. Un intervento di rilievo più recente è rappresentato dalla legge 30 dicembre 2023, n. 213 (legge di bilancio 2024), che ha introdotto un nuovo e più incisivo apparato sanzionatorio: la norma prevede una sanzione amministrativa pecuniaria da 200 a 1.000 euro per ciascun anno di mancata iscrizione, fino a un massimo di cinque anni, a carico dei cittadini italiani già iscritti all’anagrafe della popolazione residente in Italia che si trasferiscono stabilmente all’estero senza ottemperare all’obbligo di iscrizione all’AIRE entro i termini previsti. Il quadro normativo attuale va letto infine in connessione con il processo di digitalizzazione dei servizi demografici avviato con il Codice dell’Amministrazione Digitale (d.lgs. n. 82/2005, art. 62), che ha istituito l’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente: la banca dati unica nazionale, gestita dal Ministero dell’Interno con il supporto tecnico di Sogei, destinata a raccogliere in un archivio centralizzato le informazioni anagrafiche di tutti i cittadini italiani, compresi gli iscritti AIRE, superando così la frammentazione delle anagrafi comunali. Il subentro di tutti gli ottomila comuni italiani in ANPR si è completato nel 2022. Da allora l’AIRE, pur mantenendo la propria autonomia funzionale e la propria disciplina di settore, è confluita a livello infrastrutturale nel medesimo sistema informativo nazionale, che consente ai cittadini residenti all’estero di consultare e in parte aggiornare i propri dati tramite il portale telematico dedicato (il c.d. sistema Fast It, gestito dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale per le pratiche consolari, e il portale dell’Anagrafe Nazionale per i servizi anagrafici in senso stretto).
La legge 19 gennaio 2026, n. 11, a modifica dell’Art.8 della legge 470/88 stabilisce del resto che è l’Istituto nazionale di statistica (Istat) ad effettuare, con cadenza annuale, il Censimento permanente della popolazione italiana residente all’estero. A tal fine il Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale trasmette annualmente all’Istat i dati individuali dei cittadini italiani residenti all’estero estratti dagli schedari consolari e il Ministero dell’interno trasmette annualmente all’Istat i dati individuali relativi alla popolazione italiana residente all’estero e iscritta all’AIRE. L’Istat definisce le modalità tecniche per la restituzione in forma aggregata e in forma individuale al Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale e al Ministero dell’interno delle informazioni, raccolte nell’ambito del Censimento, utili ai fini dell’aggiornamento degli schedari consolari e delle anagrafi degli italiani residenti all’estero.
È importante a questo punto distinguere ulteriormente, sul piano concettuale, l’iscrizione anagrafica all’AIRE (registro di stato che produce effetti di carattere generale ai fini dell’esercizio di diritti civili, elettorali e amministrativi) dalla distinta “Anagrafe consolare”, tenuta da ciascun Ufficio consolare, alla quale il cittadino deve parimenti iscriversi al fine di poter fruire concretamente dei servizi resi dalla Rappresentanza (rilascio di documenti, assistenza, servizi notarili, ecc.). Le origini dell’istituto consolare risalgono al basso medioevo, quando le repubbliche marinare italiane (Venezia, Genova, Pisa, Amalfi) e le città-stato mercantili istituirono consoli nei porti del Mediterraneo e del Levante per tutelare i propri mercanti, con funzioni giurisdizionali e commerciali già ben strutturate. In età moderna l’istituzione si diffuse in tutta Europa, accompagnando l’espansione dei traffici commerciali e, successivamente, coloniale. AIRE e Archivi consolari convivono, contribuendo l’uno alla qualità della tenuta dell’altro, avendo numeri non esattamente uguali. Il consolato registra infatti ogni cittadino che utilizza i suoi servizi, anche se questi non è iscritto all’AIRE, mentre l’AIRE come accennato formalizza invece la residenza all’estero degli interessati. Una volta lo scostamento numerico tra i due archivi era molto alto e anche oggi sussistono residue differenze.
L’evoluzione quantitativa degli italiani residenti all’estero in base agli archivi AIRE
Nei primi decenni di applicazione della legge 470/1988, l’AIRE ha operato come un archivio essenzialmente cartaceo, gestito su base municipale con margini significativi di disomogeneità e di ritardo nell’aggiornamento tra i diversi comuni e le diverse rappresentanze consolari – criticità più volte segnalata dagli stessi operatori del settore. Solo con l’avvio del processo di informatizzazione anagrafica culminato nella piena operatività dell’ANPR a partire dal 2022 l’archivio ha acquisito una effettiva capacità di aggiornamento in tempo reale e di interoperabilità con le altre banche dati della Pubblica Amministrazione. Con le cautele sopra esposte, i dati messi a disposizione ed elaborati da diversi centri studi consentono una certa ricostruzione storica dell’andamento intervenuto. Citiamo in particolare il Centro Studi Idos, che ha ideato il Rapporto italiani nel mondo e lo ha pubblicato nelle sue edizioni fino al 2012, per poi cedere il titolo alla Fondazione Migrantes che tuttora lo pubblica, dedicando naturalmente grande attenzione all’AIRE. Idos ad oggi riserva invece all’emigrazione italiana un capitolo nel suo noto Dossier Statistico Immigrazione.
Tra il 1990 e il 2000 il registro AIRE è andato progressivamente a regime raccogliendo le vecchie iscrizioni consolari. I numeri nel periodo seguente la realizzazione dell’archivio indicano circa un milione e duecento mila iscritti nel 1990 e oltre due milioni e trecento mila nel 2000. Nel nuovo millennio la crescita prosegue, portando a oltre tre milioni di iscritti nel 2006, per subire poi un’accelerazione, dovuta anche alla crisi economica del 2008 e al conseguente aumento degli espatri, che all’inizio della seconda decade porta a una popolazione di circa quattro milioni. Nel 2006 una profonda revisione e informatizzazione delle liste aveva causato un ricalcolo tecnico dello stock. Dal 2006 al presente, esso è più che raddoppiato.
I dati ufficiali più recenti sono quelli elaborati dall’Istat, che pure, fondamentalmente, si basano sui dati dell’AIRE, portandoli a coerenza con i dati del Censimento della popolazione nazionale. Al 31 dicembre 2024, ultimo dato consolidato, per l’Istat i cittadini italiani residenti all’estero sono risultati oltre 6,4 milioni, un dato che si affianca alla popolazione italiana residente in Italia calcolata alla medesima data (circa 52,5 milioni, senza includere gli stranieri). L’incremento netto sui valori del passato non è dovuto solo alle nuove partenze (espatri per lavoro), ma anche alla registrazione dei figli nati all’estero da cittadini italiani e alle acquisizioni di cittadinanza iure sanguinis (specialmente in America Latina). La stima dell’Istat al 31 dicembre 2025 vede crescere ulteriormente il numero degli italiani residenti all’estero, che raggiungerebbero i 6,6 milioni. La crescita tuttavia è prevista ad un ritmo meno elevato che nel 2024, anche per il numero di iscrizioni dall’estero particolarmente elevato nello stesso anno (oltre 141 mila) in seguito all’introduzione delle sanzioni amministrative da comminare per la tardiva iscrizione all’AIRE già citate.
Non bisogna mai dimenticare che le modifiche normative hanno sempre un impatto sui dati di fonte amministrativa: con riferimento ai dati dell’AIRE, nel 2025 esse hanno inciso per esempio anche sulla riduzione delle iscrizioni per nascita, a seguito dell’eliminazione dell’automatismo della trasmissione della cittadinanza ai figli di italiani residenti l’estero introdotta con il D.L. 36/2025, convertito nella legge 23 maggio 2025, n. 74.
La distribuzione geografica degli italiani residenti all’estero
Considerando l’anno 2024, sotto il profilo della distribuzione geografica a fine anno il 53,5% (oltre 3,4 milioni) degli italiani residenti all’estero si concentra in Europa, in particolare il 34,5% (oltre 2,2 milioni) nei Paesi dell’Unione europea e il 19% (oltre 1,2 milioni) negli altri Paesi europei. Tra i Paesi europei, la presenza maggiore di italiani si riscontra soprattutto in Germania (848 mila residenti, il 13,2% del totale dei residenti all’estero), in Svizzera (658 mila, 10,2%), nel Regno Unito (502 mila, 7,8%), in Francia (468 mila, il 7,3%), in Belgio (283 mila, il 4,4%) e in Spagna (277 mila, il 4,3%). Una quota altrettanto rilevante (circa 2,2 milioni, il 33,9%) risiede in America centro-meridionale, anche a causa delle numerose acquisizioni della cittadinanza iure sanguinis da parte di discendenti degli emigrati italiani. Si segnalano in particolare l’Argentina (oltre un milione, pari al 15,7%) e il Brasile (quasi 700 mila, 10,8%), ma anche il Venezuela (122 mila, 1,9%) e l’Uruguay (116 mila, 1,8%). Nel complesso, queste due grandi aree raccolgono i nove decimi del totale della popolazione italiana residente all’estero. Più contenuta è l’incidenza altrove: 7,5% per l’America settentrionale, 2,7% per l’Oceania, 1,3% per l’Asia e 1,1% per l’Africa.
Cittadini italiani residenti all’estero per Area geopolitica e alcuni Paesi di iscrizione AIRE, al 31.12.2024 e al 09.05.2005 (valori assoluti e percentuali)
|
2024 |
2005 |
Variazione 2024/2005 |
|||||
|
Maschi e femmine |
di cui Femmine |
% sul Totale |
% F/MF |
Maschi e femmine |
% sul Totale |
% |
|
| Europa |
3.433.045 |
1.611.990 |
53,5 |
47,0 |
1.864.579 |
60,0 |
84,1 |
| Unione europea (a) |
2.215.737 |
1.031.644 |
34,5 |
46,6 |
1.371.510 |
44,2 |
61,6 |
| Germania |
847.872 |
387.797 |
13,2 |
45,7 |
533.237 |
17,2 |
59,0 |
| Francia |
468.424 |
225.777 |
7,3 |
48,2 |
325.618 |
10,5 |
43,9 |
| Belgio |
282.895 |
136.562 |
4,4 |
48,3 |
215.585 |
6,9 |
31,2 |
| Spagna |
276.524 |
128.245 |
4,3 |
46,4 |
56.071 |
1,8 |
393,2 |
| Paesi Bassi |
67.595 |
31.246 |
1,1 |
46,2 |
26.102 |
0,8 |
159,0 |
| Austria |
48.379 |
22.508 |
0,8 |
46,5 |
13.004 |
0,4 |
272,0 |
| Altri Paesi Europei |
1.217.308 |
580.346 |
19,0 |
47,7 |
493.069 |
15,9 |
146,9 |
| Svizzera |
657.545 |
313.876 |
10,2 |
47,7 |
459.479 |
14,8 |
43,1 |
| Regno unito |
501.568 |
239.182 |
7,8 |
47,7 |
145.241 |
4,7 |
245,3 |
| Africa |
72.818 |
34.608 |
1,1 |
47,5 |
41.040 |
1,3 |
77,4 |
| Sud Africa |
33.651 |
17.005 |
0,5 |
50,5 |
23.497 |
0,8 |
43,2 |
| America |
2.659.266 |
1.339.925 |
41,4 |
50,4 |
1.069.282 |
34,4 |
148,7 |
| America settentrionale |
480.931 |
231.467 |
7,5 |
48,1 |
313.175 |
10,1 |
53,6 |
| Stati Uniti |
333.432 |
160.061 |
5,2 |
48,0 |
185.103 |
6,0 |
80,1 |
| Canada |
147.499 |
71.406 |
2,3 |
48,4 |
125.554 |
4,0 |
17,5 |
| America centro-meridionale |
2.178.335 |
1.108.458 |
33,9 |
50,9 |
756.107 |
24,3 |
188,1 |
| Argentina |
1.006.221 |
522.625 |
15,7 |
51,9 |
404.330 |
13,0 |
148,9 |
| Brasile |
692.064 |
344.072 |
10,8 |
49,7 |
148.746 |
4,8 |
365,3 |
| Venezuela |
122.143 |
61.126 |
1,9 |
50,0 |
73.128 |
2,4 |
67,0 |
| Uruguay |
116.439 |
60.185 |
1,8 |
51,7 |
49.612 |
1,6 |
134,7 |
| Perù |
37.879 |
19.504 |
0,6 |
51,5 |
9.461 |
0,3 |
300,4 |
| Asia |
83.502 |
35.211 |
1,3 |
42,2 |
21.045 |
0,7 |
296,8 |
| Oceania |
172.047 |
83.255 |
2,7 |
48,4 |
110.305 |
3,6 |
56,0 |
| Australia |
165.184 |
80.033 |
2,6 |
48,5 |
108.309 |
3,5 |
52,5 |
| Totale |
6.420.678 |
3.104.989 |
100,0 |
48,4 |
3.106.251 |
100,0 |
106,7 |
(a) Ue27 per il 2024 Ue25 per il 2005
Fonte: Anno 2024: Istat; Anno 2005: Fondazione Migrantes-Idos, Rapporto Italiani nel mondo
Riguardo i dati sopra citati si possono fare alcune considerazioni generali, utili per meglio inquadrare il fenomeno. L’Europa è stata di gran lunga la principale area di destinazione di chi è partito ai tempi dell’emigrazione di massa nel secondo dopoguerra e lo è anche per chi parte adesso. La Germania ha conservato la palma di destinazione principale, ma anche il Regno Unito ancora oggi, dopo la piena applicazione delle norme sul Brexit, non ha perso il suo appeal. A queste due mete si aggiungono la Svizzera e la Francia che anche nel passato, sia pre-bellico che post-bellico, hanno aperto le frontiere ai nostri emigrati. La Spagna per molti anni ha attratto i latino americani divenuti cittadini italiani e il piccolo Belgio vede una presenza legata anche alle Istituzioni internazionali che vi risiedono, come i principali organi dell’Unione europea e la NATO. C’è da augurarsi che, passata questa lunga crisi energetica così infaustamente provocata, i Paesi dell’Unione europea riprendano in pieno la loro funzione di accoglienza delle nostre risorse giovanili e speriamo anche che l’Italia, attrezzandosi meglio, riesca in parte a tamponare questo esodo che sicuramente la indebolisce, attraendo nel contempo rinforzi da diverse aree del mondo avendo superato una serie di pregiudizi che oggi appaiono ancora duri a scomparire.
Abbiamo visto poi anche come, oltre che nei Paesi europei, un’elevata presenza di italiani si riscontri anche in alcuni Paesi americani come il Brasile e l’Argentina, relativamente in condizioni di buona salute economica e finanziaria rispetto ad altri Paesi latinoamericani, ma certamente all’apparenza meno attrattivi rispetto ad esempio al Nord-America. Su una scelta di vita come quella di emigrare non influisce del resto solo il livello dello stipendio ma anche il calore che può dare la comunità italiana insediata sul posto, la lingua, il clima, l’attrattività sociale, motivi religiosi e familiari, aspetti che ricorrono in larga misura sia Argentina che in Brasile. Non è inoltre trascurabile il numero di coloro che, discendenti di avo italiano e con o senza un trasferimento più o meno temporaneo in Italia dal loro Paese di nascita, hanno ottenuto la cittadinanza italiana iure sanguinis, andando a rimpolpare ulteriormente le fila degli italiani complessivamente ivi residenti.
Più contenuto il contingente ospitato da un grande Paese come gli Stati Uniti d’America, che pure a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento riservò ai nostri emigranti la massima accoglienza. Oppure anche dal Canada, Paese severo nella selezione ma aperto ai soggetti specializzati e con una buona conoscenza dell’inglese o del francese. Oltre alle mete classiche riportate nella tabella vi sono altre realtà più o meno piccole, emerse più di recente in quanto meta di un’emigrazione di natura anche “fiscale”, come nel caso del Portogallo o della Tunisia. Questi Paesi ospitano i pensionati italiani attratti da un regime fiscale agevolato e dal costo della vita inferiore a quello in Italia. O anche come gli Emirati Arabi Uniti, ove il livello delle retribuzioni è tale da sbaragliare la concorrenza. Ma non è scopo di questo saggio esaminare i singoli casi minori, essendo qui sufficiente avervi accennato per far capire quanto capillari siano le opportunità conoscitive offerte dall’AIRE.
Per rendersi conto dell’evoluzione nel corso di circa un ventennio della distribuzione degli italiani all’estero si può fare un confronto con la ripartizione per aree geopolitiche di residenza nel 2005, riportata nella prima edizione del Rapporto italiani nel mondo, curato dal Centro Studi Idos e patrocinato dalla Fondazione Migrantes. Tra il 2005 e il 2024, dei due continenti con più italiani residenti, è l’America ad aver fatto registrare la maggior crescita della popolazione italiana (+148,7%, da 1,1 milioni a 2,7 milioni di italiani), soprattutto grazie al contributo dei residenti nell’America centro-meridionale (+188,1%), in particolare in Brasile (presenza quasi quadruplicata) e in Argentina (ben più che raddoppiata). Come già più volte evidenziato, su questa crescita incide anche il gran numero di acquisizioni della cittadinanza italiana iure sanguinis ottenute dai discendenti di italiani espatriati soprattutto tra la fine del XIX secolo e i primi trent’anni del XX secolo. Anche gli italiani residenti negli Stati Uniti d’America negli ultimi venti anni sono aumentati notevolmente di numero (+80,1%), pur risalendo per essi la vera emigrazione di massa ai primi anni del Novecento, come pure i residenti in Europa (+84,1%), soprattutto in Spagna (+393,2%) e nel Regno Unito (+245,3%). Come è noto, i flussi di espatrio hanno ripreso particolare vigore verso la fine del primo decennio del nuovo secolo e questi due ultimi Paesi sono stati spesso meta della nuova ondata migratoria.
Le ripartizioni e le regioni di origine degli italiani residenti all’estero
Il comune di iscrizione all’AIRE rappresenta una variabile proxy in grado di fornire informazioni sulle origini dei cittadini italiani che risiedono all’estero. Essa identifica la provenienza del flusso migratorio nel caso dei cittadini nati in Italia, mentre per i nati all’estero consente quanto meno di risalire alla probabile origine di chi, a suo tempo, emigrò dando poi luogo a nuove famiglie e discendenze nel Paese di accoglienza.
I dati dell’AIRE elaborati dall’Istat e da Idos e Fondazione Migrantes riflettono una realtà che nel tempo si è andata modificando. Alla fine del 2024 in base ai dati dell’Istat la distribuzione dei cittadini italiani residenti all’estero iscritti all’AIRE mostra ancora una forte presenza, tra le regioni di origine, delle regioni del Mezzogiorno (45,0%), anche per motivi storici e di emigrazione di lungo corso. Niente affatto trascurabile appare tuttavia l’importanza delle regioni del Nord Italia (da cui ha origine il 39,3% degli italiani residenti all’estero), legata anche a flussi più recenti, sebbene queste stesse terre abbiano pure dato luogo ai grandi flussi migratori dei secoli scorsi. Rispetto a venticinque anni fa, del resto, il ruolo del Mezzogiorno appare oggi in effetti ridimensionato: nel 2001 esso rappresentava l’origine di ben il 61% degli italiani all’estero, mentre il Nord si attestava su un “più modesto” 29,8%. Anche il Centro nello stesso periodo è cresciuto di importanza, passando dal 9,2% del 2001 al 15,7% della fine del 2024.
Considerando le regioni con il maggior numero assoluto di cittadini iscritti all’AIRE, si segnala innanzitutto la Sicilia con circa 842 mila iscritti a fine 2024 (pari a circa il 13,1% della popolazione italiana all’estero). La Sicilia, che è stata storicamente una terra d’immigrazione fino alla metà dell’Ottocento, a partire dalla fine del XIX secolo si è trasformata in una delle regioni italiane con il più grande esodo migratorio. Seguono la Lombardia (circa 692 mila iscritti, pari al 10,8%) e il Veneto (circa 617 mila, 9,6%). Si tratta delle regioni italiane con la più alta tradizione di emigrazione storica tra la fine dell’Ottocento e il secondo dopoguerra: basti pensare che la Lombardia tra il 1876 e il 1976 fece registrare oltre 2,3 milioni di partenze, con forti radici nelle aree rurali e pedemontane (come ad esempio, le comunità del Milanese, del Bergamasco o del Bresciano), mentre il Veneto nello stesso periodo fece registrare oltre 3 milioni di espatri, con zone particolarmente colpite come il Polesine, la Marca Trevigiana e il Bellunese. A seguire troviamo la Campania (circa 584 mila iscritti, 9,1%) e altre regioni con forti tradizioni migratorie, storiche o più recenti, come il Lazio, la Puglia, la Calabria e l’Emilia-Romagna.
Come è noto, la “grande emigrazione” (fine XIX secolo – primo ventennio del XX secolo) si diresse prevalentemente verso le Americhe (Stati Uniti, Argentina, Brasile), mentre l’emigrazione del secondo dopoguerra (anni ‘50 in poi) fu caratterizzata da un duplice flusso: da un lato verso i Paesi latinoamericani (Argentina, Brasile, Uruguay, Venezuela), dall’altro molto anche verso il Nord Europa (Germania, Svizzera, Belgio e Francia), spinta dalla richiesta di manodopera industriale. Insieme alle migrazioni di italiani anche molto qualificati degli anni più recenti, questi movimenti migratori determinano oggi il complesso mosaico della presenza italiana all’estero, anche da punto di vista dei luoghi di origine.
Cittadini italiani residenti all’estero al 31 dicembre per ripartizione/regione di origine. Anni 2024 e 2001 (valori assoluti e percentuali)
|
2024 |
|
2001 |
||||
| Regione/Rip |
v.a. |
% |
|
Regione/Rip |
v.a. |
% |
| Sicilia |
842.107 |
13,1 |
Sicilia |
510.247 |
17,6 |
|
| Lombardia |
692.257 |
10,8 |
Campania |
320.112 |
11,1 |
|
| Veneto |
616.684 |
9,6 |
Puglia |
266.506 |
9,2 |
|
| Campania |
584.288 |
9,1 |
Calabria |
249.260 |
8,6 |
|
| Lazio |
522.404 |
8,1 |
Veneto |
204.375 |
7,1 |
|
| Calabria |
464.108 |
7,2 |
Lombardia |
203.374 |
7,0 |
|
| Puglia |
393.084 |
6,1 |
Molise |
136.621 |
4,7 |
|
| Piemonte |
386.036 |
6,0 |
Abruzzo |
129.748 |
4,5 |
|
| Emilia-Romagna |
281.149 |
4,4 |
Friuli-Venezia Giulia |
116.737 |
4,0 |
|
| Toscana |
242.306 |
3,8 |
Liguria |
116.737 |
4,0 |
|
| Abruzzo |
219.412 |
3,4 |
Piemonte |
110.734 |
3,8 |
|
| Friuli-Venezia Giulia |
211.261 |
3,3 |
Marche |
94.720 |
3,3 |
|
| Marche |
191.929 |
3,0 |
Sardegna |
83.032 |
2,9 |
|
| Liguria |
185.252 |
2,9 |
Toscana |
81.677 |
2,8 |
|
| Basilicata |
152.520 |
2,4 |
Basilicata |
67.812 |
2,3 |
|
| Trentino A.A. / Südtirol |
141.985 |
2,2 |
Lazio |
63.156 |
2,2 |
|
| Sardegna |
133.082 |
2,1 |
Emilia-Romagna |
58.400 |
2,0 |
|
| Molise |
102.022 |
1,6 |
Trentino A.A. / Südtirol |
48.489 |
1,7 |
|
| Umbria |
50.140 |
0,8 |
Umbria |
25.508 |
0,9 |
|
| V. d’Aosta / Vallée d’Aoste |
8.652 |
0,1 |
V. d’Aosta / Vallée d’Aoste |
4.171 |
0,1 |
|
| Italia |
6.420.678 |
100,0 |
Italia |
2.891.416 |
100,0 |
|
| Nord |
2.523.276 |
39,3 |
Nord |
863.017 |
29,8 |
|
| Centro |
1.006.779 |
15,7 |
Centro |
265.061 |
9,2 |
|
| Mezzogiorno |
2.890.623 |
45,0 |
|
Mezzogiorno |
1.763.338 |
61,0 |
(a) Ue27 per il 2024 Ue25 per il 2005
Fonte: Anno 2024: Istat; Anno 2001: Elaborazioni del Centro Studi e Ricerche Idos su dati Aire
È interessante in proposito osservare come sia mutata la distribuzione delle regioni di origine tra il 2001 e il 2024. Se nel 2001 tra le prime cinque regioni per numero di iscritti c’erano quattro regioni del Mezzogiorno (Sicilia, Campania, Puglia, Calabria) e una sola regione del Nord (il Veneto), venticinque anni dopo del Mezzogiorno resta solamente la Sicilia, peraltro con un’incidenza ridotta rispetto al passato (dal 17,6% del 2001 al 13,1% del 2024). Come accennato, negli ultimi due decenni elevato è stato il numero di giovani, anche con alta qualificazione che hanno abbandonato le regioni del Centro-Nord per trasferirsi all’estero (solo per fare un esempio, secondo un recente rapporto di Svimez e Save The Children del 2026, tra il 2002 e il 2024 ben 154.000 laureati hanno lasciato una regione del Centro-Nord per trasferirsi all’estero).
I motivi d’iscrizione all’AIRE differenziati per aree geografiche
Anche i motivi d’iscrizione all’AIRE sono uno strumento conoscitivo prezioso per meglio analizzare nel loro interno le comunità italiane all’estero. I principali motivi che vanno presi in considerazione sono tre: iscrizione per emigrazione dall’Italia, iscrizione per nascita all’estero da cittadini italiani, iscrizione per acquisizione della cittadinanza dai propri ascendenti. Vi sono poi altri motivi, che non hanno una rilevante incidenza percentuale e che non prenderemo in considerazione, come l’iscrizione di residenti all’estero resisi in precedenza irreperibili (il termine proprio è “re-iscrizione”) e l’iscrizione per provenienza da un altro ufficio AIRE, oltre a qualche altro motivo ancora più particolare.
Su un piano generale è fondato ritenere molto importante la componente degli iscritti per provenienza diretta dall’Italia, in quanto i continui arrivi dalla penisola si può pensare mantengano vivo il collegamento con la realtà italiana. Secondo i dati dell’AIRE elaborati da Idos nel 2019 questo motivo di iscrizione riguardava ben il 51,2% degli italiani residenti all’estero. Le comunità italiane più vivaci e più coese sono quelle nelle quali si verifica una continuità di nuovi arrivi, che trovano un ambiente già strutturato per l’accoglienza andando a costituire un fattore incentivante al rinsaldamento dei rapporti con l’Italia, con la sua cultura e la sua lingua.
Il secondo motivo per ordine d’importanza è l’iscrizione per nascita sul posto. Normalmente, sin dall’epoca dei pionieri dell’emigrazione di massa, una volta arrivati nel Paese di destinazione e provveduto a una decente sistemazione si pensa ad assicurare la sopravvivenza della famiglia nel futuro, facendo arrivare il/la partner (solitamente i primi ad arrivare sono stati gli uomini, ma non sempre), dando il via alle seconde generazioni e, tramite queste, alle terze generazioni e così via. Si tratta di uno sviluppo assolutamente normale, che si configura come una garanzia di stabilità.
Nella storia della nostra emigrazione già nelle prime generazioni di emigrati vi sono state persone eccezionali, che ancora oggi sono ricordate come un simbolo dagli stessi Paesi d’accoglienza. Ad esempio l’imprenditore Francesco Matarazzo in Brasile, il naturalista Antonio Raimondi in Perù, Suor Francesca Saverio Cabrini negli Stati Uniti, numerosi missionari e tanti altri ancora. Solitamente, però, la fioritura delle personalità italiane avviene nelle seconde e nelle terze generazioni, di cui le nuove nascite sono l’espressione concreta. Secondo i dati elaborati da Idos, nella popolazione AIRE l’iscrizione per nascita nel 2019 incideva per il 39,6%.
Secondo gli stessi dati il terzo motivo di iscrizione per ordine di importanza sono le acquisizioni di cittadinanza per discendenza, che hanno interessato specialmente le comunità transoceaniche di più vecchia data, dove spesso la lontananza dalla patria e la convenienza a livello professionale nel possedere la cittadinanza del posto avevano spinto molti italiani a diventare cittadini solamente dello Stato estero. Il possesso della doppia cittadinanza in Italia è stato consentito estensivamente, del resto, solo con la legge 5 febbraio 1992, n. 91, essendo previsto precedentemente dall’ordinamento italiano solo in casi specifici.
Cittadini italiani iscritti all’AIRE per motivo, continente e area geo-politica di residenza (2019)
| Continente/Area geo-politica di residenza |
Espatrio |
Nascita (stato civile) se figlio di iscritto all’AIRE |
Acquisi-zione della cittadinanza italiana se residente all’estero |
Reiscri-zione da irreperi-bilità se residente all’estero |
Trasferi-mento dall’AIRE di un altro comune |
Altro |
Totale |
| EUROPA |
62,5 |
29,2 |
2,0 |
3,8 |
1,9 |
0,5 |
100,0 |
| Unione Europea 28 (a) |
63,5 |
28,7 |
1,6 |
4,1 |
1,6 |
0,5 |
100,0 |
| Europa centro-orientale |
59,8 |
24,9 |
8,5 |
5,2 |
1,0 |
0,7 |
100,0 |
| Altri Paesi europei |
59,4 |
31,0 |
3,4 |
2,7 |
3,0 |
0,5 |
100,0 |
| AFRICA |
49,3 |
38,8 |
4,4 |
5,8 |
1,2 |
0,4 |
100,0 |
| Africa settentrionale |
57,4 |
26,3 |
4,9 |
9,8 |
0,9 |
0,7 |
100,0 |
| Africa occidentale |
65,3 |
24,8 |
2,7 |
5,3 |
1,2 |
0,7 |
100,0 |
| Africa orientale |
55,6 |
33,6 |
4,0 |
4,5 |
1,7 |
0,6 |
100,0 |
| Africa centro-meridionale |
41,4 |
48,6 |
4,4 |
4,1 |
1,3 |
0,3 |
100,0 |
| ASIA |
64,4 |
27,6 |
3,2 |
3,1 |
1,1 |
0,7 |
100,0 |
| Asia occidentale |
61,1 |
31,1 |
4,0 |
2,6 |
0,8 |
0,5 |
100,0 |
| Asia centro-meridionale |
71,1 |
15,8 |
2,7 |
8,7 |
0,7 |
1,0 |
100,0 |
| Asia orientale |
68,0 |
24,3 |
2,1 |
3,2 |
1,4 |
1,0 |
100,0 |
| AMERICA |
35,2 |
54,3 |
5,1 |
4,5 |
0,5 |
0,3 |
100,0 |
| America settentrionale |
59,6 |
28,2 |
3,6 |
7,2 |
1,0 |
0,4 |
100,0 |
| America centro-meridionale |
29,4 |
60,6 |
5,4 |
3,9 |
0,4 |
0,3 |
100,0 |
| OCEANIA |
52,5 |
38,4 |
2,1 |
6,0 |
0,6 |
0,4 |
100,0 |
| TOTALE |
51,2 |
39,6 |
3,3 |
4,2 |
1,3 |
0,4 |
100,0 |
(a) L’Unione europea qui considerata è quella a 28 Stati vigente nel 2019 (precedente quindi la Brexit)
FONTE: elaborazioni del Centro Studi e Ricerche Idos su dati Aire
Le iscrizioni per acquisizione della cittadinanza dovrebbero verificarsi oggi con minore frequenza, visto che le madri sono state totalmente equiparate ai padri per quanto riguarda la trasmissione della cittadinanza ai figli. Sono state inoltre da tempo regolate molte delle difficoltà legate al fatto che l’Italia è diventata un’entità politica unitaria solo nel 1861 esistendo precedentemente, come è noto, cittadini di lingua e cultura italiana soggetti ad altri Stati come l’Impero austriaco. Tuttavia si è osservato, soprattutto negli ultimi anni, un importante incremento nell’utilizzo di tale modalità di iscrizione legata ai riconoscimenti della cittadinanza italiana iure sanguinis (tanto da parte di residenti in Italia quanto all’estero) limitatamente ad alcune particolari comunità di discendenti da emigrati italiani, come quelle del Brasile, dell’Argentina, del Venezuela. Per regolare questo fenomeno, nella legislazione italiana sono state introdotte alcune limitazioni al riconoscimento (Legge 74/2025).
Attualmente il riconoscimento è garantito al discendente nato all’estero solo in caso di nonni o genitori nati in Italia. I figli di italiani acquisteranno automaticamente la cittadinanza se nascono in Italia oppure se, prima della loro nascita, uno dei loro genitori cittadini ha risieduto almeno due anni continuativi in Italia. È risaputo che in proposito sono state presentate centinaia di migliaia di domande da parte degli interessati, ma non è dato sapere la quota di esse che soddisfa le nuove condizioni e se potranno intervenire innovazioni che abbattano i tempi lunghissimi per la definizione delle domande. L’incidenza degli iscritti per acquisizione della cittadinanza italiana nella popolazione AIRE nel 2019 era pari al 3,3%.
Con riguardo alle differenze territoriali, tenuto conto anche dell’importanza numerica dei contingenti di italiani residenti nei diversi continenti, osserviamo innanzitutto una maggiore preponderanza degli iscritti per espatrio tra gli italiani residenti in Europa (62,5%), in particolare nell’Unione europea (63,5%) e nell’America settentrionale (59,6%), ma anche in Asia (64,4%). Si osserva invece un’incidenza minore nell’America centro-meridionale (29,4%) e in Oceania (52,5%) e in Africa (49,3%).
L’aver riportato i valori per aree continentali dà solo un’idea di massima di quanto avviene in aree così vaste ma, quando non si tratti dell’Oceania (dove i valori continentali sono praticamente gli stessi valori dell’Australia), essendo molti i Paesi facenti parte di un continente i valori possono differire rispetto alla media continentale. Per questo motivo indichiamo distintamente in una tabella a parte i dati per alcuni Paesi che storicamente hanno accolto grandi comunità di italiani. La preponderanza del motivo di espatrio sugli altri motivi risulta particolarmente accentuata per Paesi come il Regno Unito (71,2%), la Germania (64,6%), la Francia (63,1%), la Svizzera (59,2%), il Belgio (58%), principali destinazioni europee dell’emigrazione italiana dal secondo dopoguerra fino agli anni Settanta, spinte da accordi bilaterali e dal bisogno di manodopera per la ricostruzione economica, ma anche spesso meta, insieme anche alla Spagna, degli espatri di giovani qualificati dei decenni più recenti. Gli Stati Uniti d’America (60,1%) e il Canada (58,6%) continuano ad esercitare una forte attrattiva, sia per le comunità storiche sia per i nuovi flussi migratori, spesso composti da giovani professionisti e accademici.
Occorre a questo punto specificare che i dati elaborati da Idos fanno riferimento alla classificazione dei motivi di iscrizione utilizzata nell’AIRE così com’è e si basano su dati aggregati per motivo e Paese estero di residenza.
Recentemente l’Istat ha potuto perfezionare l’analisi, disponendo dei dati sui singoli soggetti registrati nell’AIRE (stock di popolazione ad una certa data) e sugli eventi anagrafici ad essi relativi (flussi di iscrizione e cancellazione per nascita, decesso, espatrio, rimpatrio, ecc.). Dagli approfondimenti che è stato possibile fare grazie a questa enorme massa di informazioni che si è resa disponibile è emersa la necessità di apportare dei correttivi ai risultati derivanti dall’applicazione tout court della classificazione AIRE per una valutazione corretta delle nascite e dei casi di riconoscimento della cittadinanza italiana iure sanguinis, almeno per certe realtà territoriali. Parte delle iscrizioni per nascita operate dai comuni sembra contengano in realtà casi di riconoscimento, essendo anche la cittadinanza iure sanguinis riconosciuta sin dalla nascita al cittadino che ne ha diritto.
Cittadini italiani iscritti all’AIRE per motivo e alcuni principali paesi di residenza (2019)
| Continente/Area geo-politica di residenza |
Espatrio |
Nascita (stato civile) se figlio di iscritto all’AIRE |
Acquisi-zione della cittadinanza italiana se residente all’estero |
Reiscri-zione da irreperi-bilità se residente all’estero |
Trasferi-mento dall’AIRE di un altro comune |
Altro |
Totale |
| Germania |
64,6 |
28,7 |
0,8 |
3,3 |
2,3 |
0,3 |
100,0 |
| Svizzera |
59,2 |
31,0 |
3,5 |
2,7 |
3,1 |
0,5 |
100,0 |
| Francia (b) |
63,1 |
28,6 |
1,3 |
5,2 |
1,4 |
0,5 |
100,0 |
| Regno Unito |
71,2 |
20,4 |
1,2 |
5,2 |
1,0 |
0,9 |
100,0 |
| Belgio |
58,0 |
35,3 |
0,8 |
3,9 |
1,7 |
0,3 |
100,0 |
| Spagna |
51,1 |
40,6 |
2,2 |
4,7 |
0,8 |
0,6 |
100,0 |
| Stati Uniti |
60,1 |
28,2 |
3,1 |
7,1 |
1,1 |
0,5 |
100,0 |
| Canada |
58,6 |
28,2 |
4,7 |
7,3 |
0,9 |
0,3 |
100,0 |
| Argentina |
30,6 |
60,8 |
4,7 |
3,2 |
0,3 |
0,3 |
100,0 |
| Brasile |
27,0 |
59,7 |
7,4 |
5,2 |
0,4 |
0,4 |
100,0 |
| Venezuela |
34,3 |
56,0 |
4,0 |
4,6 |
0,9 |
0,2 |
100,0 |
| Uruguay |
25,6 |
66,1 |
6,0 |
1,5 |
0,4 |
0,4 |
100,0 |
| Perù |
21,5 |
71,0 |
2,8 |
3,5 |
0,9 |
0,4 |
100,0 |
| Australia |
52,5 |
38,5 |
2,0 |
6,0 |
0,6 |
0,4 |
100,0 |
(b) Comprende i Territori francesi d’Oltre Mare
FONTE: elaborazioni del Centro Studi e Ricerche IDOS su dati Aire
La base offerta dai dati dell’AIRE si rivela in ogni caso affidabile per leggere la storia degli italiani nei singoli Paesi di immigrazione, l’andamento differenziato dei flussi nelle diverse epoche, con il radicale cambiamento dopo la Seconda Guerra mondiale e una certa ripresa significativa dei flussi in uscita negli anni duemila, in particolare dopo la crisi del 2007/2008, che ha visto il coinvolgimento prioritario di giovani e laureati (la così detta “nuova emigrazione” o “fuga dei cervelli”). I valori numerici e quelli percentuali, come da noi già sottolineato nell’introduzione, diventano un criterio di lettura degli eventi che si sono verificati e costituiscono la base per effettuare le letture più in profondità.
La struttura per età degli Italiani residenti all’estero
La struttura per età della popolazione italiana residente all’estero si differenzia molto a seconda che si tratti di connazionali nati in Italia o all’estero. Il primo contingente si compone infatti di coloro che sono emigrati nei decenni scorsi e che oggi, prevalentemente, si collocano nelle classi di età adulte e anziane. Alla fine del 2024 l’età media di questo gruppo si attesta sui 54 anni, con una componente significativa concentrata nelle età comprese tra i 30 e i 79 anni e una presenza importante anche oltre gli 80 anni. Il secondo contingente comprende invece coloro che sono diventati cittadini italiani per discendenza, essendo appunto figli, nipoti, pronipoti di italiani emigrati in un passato meno recente. Questo gruppo presenta una maggiore concentrazione nelle classi di età infantili, giovanili e adulte. L’età media è 39 anni e le classi di età maggiormente rappresentate sono quelle tra i 20 e i 59 anni, con una presenza tutt’altro che trascurabile anche nelle età più giovanili.
Piramide per età e sesso della popolazione italiana residente all’estero, per luogo di nascita. Al 31.12.2024, valori percentuali
Fonte: Istat, Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni (2024)
Anche la struttura per età degli italiani residenti all’estero, dunque, ci parla di epoche diverse e di storie migratorie diverse, in un continuum che, con fasi di stasi e fasi di ripresa, ci porta oggi ad osservare un quadro composito, con realtà molto diverse l’una dall’altra, con modi diversi di essere cittadini italiani nel mondo e forse anche con aspettative differenti riguardo il comune Paese di origine. Nel caso dei nati in Italia, si può pensare che almeno per alcuni di essi il legame con la madre patria sia ancora forte e molto sentito e che non si escluda magari persino un rientro. Per gli italiani nati all’estero, invece, più probabilmente l’italianità è qualcosa che affonda nelle proprie radici e può essere uno strumento per la realizzazione di un progetto di vita che, magari, non intende tornare alle origini quanto piuttosto rivolgersi ad altri ambiti geografici e territoriali utilizzando quello che ancora è un potente lasciapassare come il passaporto italiano.
Espatri e rimpatri, un saldo ancora con il segno “+”
Le serie storiche curate dall’Istat sui cittadini italiani che si trasferiscono all’estero (espatri) e su quelli che rientrano in Italia (rimpatri) affondano radici molto indietro nel tempo: per gli espatri datano almeno dal 1869, per i rimpatri dal 1905. Ma l’Italia è stata coinvolta nei flussi verso l’estero da ben prima, da circa un millennio. Come già accennato in questo lavoro, i primi flussi possono essere ascritti già al periodo del basso medioevo e si caratterizzarono per l’assenza di una rilevante dimensione quantitativa alla quale si accompagnava un’elevata qualificazione dei protagonisti. Interessantissimi in proposito gli approfondimenti di Donna R. Gabaccia sulle diaspore italiane e le relative reti. Le diaspore si diffusero, sempre sotto il segno della qualificazione, in epoca moderna per arrivare fino agli esuli risorgimentali della prima metà dell’Ottocento. Solo successivamente all’Unità d’Italia, per la prima volta, ebbe inizio l’emigrazione di massa, che interessò milioni di persone e che riprese, con caratteristiche differenti, anche dopo la Seconda Guerra mondiale. Dagli anni duemila si è, infine, affermata una nuova fase migratoria, anch’essa quantitativamente significativa, ma caratterizzata da un livello medio.
I dati più recenti ci danno conto di un fenomeno, quello dell’emigrazione italiana all’estero, che nella sostanza non accenna a ridursi. La fonte in questo caso è la Rilevazione sui trasferimenti di residenza dell’Istat, che dal 2022 si basa anch’essa sui dati forniti dall’ANPR e quindi dall’AIRE. Nel 2025 (dati provvisori) gli espatri sono stati circa 109 mila, numero molto inferiore rispetto a quello registrato l’anno precedente (141 mila), ma paragonabile ai circa 114 mila del 2023. Ricordiamo che per il 2024 valgono le cautele in merito all’“effetto regolarizzazione” seguito all’inasprimento sanzionatorio introdotto dalla legge 213/2023 già citato, impatto che è apparso evidente già analizzando la crescita nello stock di popolazione. Nell’ultimo decennio, a parte due anni per la pandemia (2021 e 2022), i flussi di espatrio si sono del resto sempre stabilmente attestati oltre le 100 mila unità, in alcuni casi anche sensibilmente oltre. Questi flussi non sono mai stati compensati da flussi equivalenti di rientro. Per la popolazione italiana all’estero ciò ha comportato complessivamente saldi migratori con l’Italia positivi, in particolare per alcune destinazioni.
Nel 2025 oltre il 75% degli espatri si è diretto verso l’Europa (circa 82 mila persone), in particolare verso Paesi dell’Unione europea (circa 68 mila), ma anche verso gli altri Paesi europei e verso l’America Settentrionale. Questi Paesi hanno fatto registrare tutti flussi di rientro più ridotti rispetto a quelli in arrivo. Non si può dire la stessa cosa per l’America meridionale, in cui il saldo è risultato negativo per circa 300 unità. I principali Paesi di destinazione sono stati la Spagna e la Germania, con circa 13 mila ingressi ciascuno, la Svizzera con circa 12 mila, il Regno Unito con circa 11 mila e la Francia con circa 9 mila. Questi cinque Paesi da soli cubano oltre il 53% degli espatri. Fuori dall’Europa, gli Stati Uniti e il Brasile sono i Paesi che risultano maggiormente attrattivi, concentrando rispettivamente quasi il 6% e quasi il 3% del totale dei flussi. Ciò si verifica nonostante il dato del Brasile sia in forte calo, anche per effetto della revisione della disciplina sulla trasmissione della cittadinanza italiana iure sanguinis recentemente introdotta. La Germania, il Regno Unito e la Svizzera totalizzano maggior parte dei rimpatri (oltre il 36%), che in totale sono 56 mila.
Interessante è anche l’analisi della struttura per età di espatri e rimpatri, a conferma del ben noto fenomeno della “fuga dei giovani” dal nostro Paese, con particolare riferimento a quelli in possesso di un titolo di studio medio o elevato (la c.d. “fuga dei cervelli). Nel 2025, l’età media degli italiani espatriati è pari a 34 anni, mentre quella dei rimpatriati, più alta, è pari a 36,8 anni. Gli espatri si concentrano nelle classi di età giovanili, mentre i rimpatri si distribuiscono più diffusamente lungo il corso della vita, motivo per il quale presentano un’età media più elevata. Oltre un terzo degli espatri riguarda persone tra i 25 e i 34 anni (36,2%), il 13,2% individui di 18-24 anni.
Va infine evidenziato che la mobilità della popolazione italiana all’estero non si esplica solamente con i trasferimenti dall’Italia verso l’estero. Esiste anche una componente di migrazione secondaria, tutt’altro che trascurabile, riferita ai cambi di residenza da uno Stato estero a un altro. Nel 2025 ha riguardato circa 53 mila italiani. Il primo trasferimento e la stabilizzazione in un Paese estero non rappresentano necessariamente una scelta definitiva quanto alla destinazione della migrazione, rappresentando in alcuni casi piuttosto una tappa intermedia di un percorso. La matrice dei trasferimenti tra Stati esteri evidenzia alcune direttrici privilegiate di questi spostamenti “secondari”, che spesso sono improntate a fattori quali i legami linguistici e culturali, la prossimità geografica e naturalmente le opportunità che i diversi Paesi possono offrire. Caso esemplare di condivisione della lingua e di legami storici tra i Paesi coinvolti nello spostamento è quello che riguarda gli italiani che dall’Argentina si trasferiscono in Spagna: nel 2025 si tratta di ben il 72,4% dei trasferimenti dall’Argentina verso un altro Stato estero. La Spagna accoglie anche il 42,6% di chi si sposta dal Venezuela. Per gli italiani provenienti dal Brasile, invece, la prima destinazione è il Portogallo (18,5%). Molti degli spostamenti che originano da Paesi europei si risolvono all’interno dello stesso continente: dal Regno Unito verso la Spagna (16,8%), dalla Germania verso la Svizzera (23,9%) e la Spagna (14,8%), dalla Francia verso la Svizzera (17,9%). Gli Stati Uniti sono meta privilegiata per chi parte dal Venezuela (33,0%) e dal Brasile (17,7%) e nel contempo gli italiani provenienti dagli Stati Uniti si dirigono principalmente verso la Spagna (15,5%) e il Regno Unito (11,9%).
L’emigrazione per l’Italia è una sorta di “materia prima”, posseduta in misura molto più ampia rispetto alla maggior parte delle nazioni del mondo. Si tratta di un soft power, di grande utilità in vari ambiti, ma che richiede un approccio appropriato, trattandosi per l’appunto di un soft power. I dati statistici portano così a collocarsi su un piano politico e progettuale, che non rientra nella riflessione di questo articolo, salvo precisare che ad oggi sembra che l’“Italia di qua” (i residenti nella penisola) si sia in larga misura dimenticata dell’“Italia di là” (le comunità italiane presenti nei vari continenti). La persistenza di questa frattura non favorisce certo una visione ottimistica sulla possibilità di trarre massimo beneficio da questo incredibile ponte che il nostro Paese ha costruito e continua a costruire con il resto del mondo.
È chiaro tuttavia che, in uno scenario mondiale in cui a competere sono più nazioni rispetto al passato (e anche più agguerrite), l’affermazione del nostro “sistema paese” è chiamata a ricorrere in maniera sistematica a tutte le risorse disponibili, una delle quali è l’emigrazione: di essa occorre, però, possedere una rigorosa conoscenza. Questo è stato l’obiettivo del presente saggio che, senza indulgere a spiegazioni tecniche solitamente defatiganti, ha cercato di offrire al lettore una rigorosa conoscenza della questione o a partire dai dati dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero. La titolarità dell’analisi statistica dei dati di popolazione contenuti in questo archivio, abbastanza datato come creazione (1990), solo di recente (2026) è stata affidata alI’Istat per operare alcuni perfezionamenti riguardo la stima della popolazione italiana all’estero, specialmente mediante il raccordo con altri archivi statistici. Se personalmente riusciremo a proseguire i nostri approfondimenti, basandoci anche su altri archivi, daremo il nostro contributo a far sì che l’emigrazione italiana divenga nuovamente una questione nazionale.
Il fenomeno migratorio italiano deve tornare al centro delle politiche economiche e sociali del Paese e i nostri connazionali all’estero devono essere considerati cittadini a pieno titolo e risorsa strategica, anziché un “problema” da delegare alle sole dinamiche locali o assistenziali. Tutti obiettivi, questi, già formulati nel corso della Prima conferenza nazionale dell’emigrazione del 1975 e da ultimo, per varie ragioni, divenuti abbastanza desueti.
Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026
Bibliografia giuridica
Legge 24 dicembre 1954, n. 1228, “Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente”
Legge 27 ottobre 1988, n. 470, “Anagrafe e censimento degli italiani all’estero”
Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223 “Approvazione del nuovo regolamento anagrafico della popolazione residente”
Legge 5 febbraio 1992, n. 91, “Nuove norme sulla cittadinanza”
Decreto Legislativo 7 marzo 2005, n. 82, “Codice dell’amministrazione digitale.
Decreto legge 18 dicembre 2012, n. 223, “Disposizioni urgenti per lo svolgimento delle elezioni politiche nell’anno 2013”
Legge 30 dicembre 2023, n. 213, “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2024 e bilancio pluriennale per il triennio 2024-2026”
Decreto Legge 28 marzo 2025, n. 36, “Disposizioni urgenti in materia di cittadinanza”.
Legge 23 maggio 2025, n. 74 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 28 marzo 2025, n. 36, recante disposizioni urgenti in materia di cittadinanza”.
Legge 19 gennaio 2026, n. 11 “Disposizioni per la revisione dei servizi per i cittadini e le imprese all’estero”.
Riferimenti bibliografici
Fondazione Migrantes. Rapporto Italiani nel Mondo 2006. Roma: Edizioni Idos, 2006 https://www.dossierimmigrazione.it/categoria-prodotto/archivio-storico/2006/
Fondazione Migrantes. Rapporto Italiani nel Mondo 2025. Roma: Tau Editrice, 2025. https://www.migrantes.it/rapporto-italiani-nel-mondo-2025-20-anni-di-mobilita-italiana-non-fuga-ne-cervelli-ma-talenti-che-scelgono/
Fondazione Migrantes. Rapporto Italiani nel Mondo 2024. XIX edizione. Roma: Tau Editrice, 2024. https://www.migrantes.it/rapporto-italiani-nel-mondo-2024-litalia-delle-migrazioni-plurime-che-cercano-cittadinanza-attiva/
Gabaccia, Donna R. Italy’s Many Diasporas. Seattle: University of Washington Press, 2000.
Istat. (Istituto Nazionale di Statistica), 2026. “Italiani all’estero: crescita in calo e forte presenza in Europa.” Statistica Today, 3 settembre 2026. https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/09/Stat-today_Italiani-residenti-allestero.pdf
Istat (Istituto Nazionale di Statistica), 2025. “Censimento e dinamica della popolazione – Anno 2024”. Comunicato stampa. Roma: Istat. https://www.istat.it/comunicato-stampa/censimento-e-dinamica-della-popolazione-anno-2024/.
Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, sezione “Anagrafe Italiani residenti all’estero (A.I.R.E.)” https://www.esteri.it/it/servizi-opportunita/italiani-all-estero/aire_0/
Ministero dell’Interno / Sogei, portale Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR) https://www.anagrafenazionale.interno.it/
Svimez, e Save the Children. Un Paese, due emigrazioni: Il report Svimez – Save the Children. Roma: Svimez/Save the Children, 2019. https://www.svimez.it/un-paese-due-emigrazioni-i-il-report-svimez-save-the-children/
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Mauro Albani, laureato in Scienze statistiche e demografiche, è ricercatore senior dell’Istituto nazionale di statistica (Istat) dal 1998. Si è interessato dapprima di dati statistici sulla criminalità e la sicurezza e successivamente, a partire dal 2006, di dati sui flussi demografici e la consistenza della popolazione, con particolare riferimento alla popolazione straniera residente in Italia e alla popolazione italiana residente all’estero (nascite, decessi, migrazioni, acquisizioni della cittadinanza italiana). Dal 2016 ha progettato e coordinato i processi per l’utilizzo da parte dell’Istat dei dati dell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente del Ministero dell’Interno ai fini delle statistiche demografiche. Ha collaborato con Istituzioni pubbliche e private, come l’Università di Trento o il Centro studi Idos ed è autore di diverse pubblicazioni.
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