La storia di grandi movimenti migratori si compone spesso di numeri astratti e statistiche impersonali. Eppure, ogni grande flusso è fatto di volti, di date e di radici che si intrecciano. Per comprendere l’essenza stessa del “Bosco Genealogico dei Siciliani di Tunisia”, un progetto che mappa la storia di una comunità transnazionale, si può partire da un unico microcosmo familiare che racchiude in sé due secoli di spostamenti tra diverse sponde del Mediterraneo.
A metà del XIX secolo, tre percorsi distinti prendono il via da luoghi lontani:
- Il 14 ottobre 1871 a Marsala nasce Rosa Curatolo, figlia di Vito Curatolo e Dorotea Scaraglino.
- Dalla Polonia, la coppia ebraica formata da Moise Jablonski e Rebecca Vaiess si trasferisce ad Alessandria d’Egitto, dove il 12 dicembre 1872 nasce il figlio David.
- Nello stesso periodo, i coniugi maltesi Saverju Mifsud e Koncetta Radmilli vivono ad Alessandria d’Egitto, dove il 3 ottobre 1879 nasce il figlio Lwigi.
Le tre famiglie convergono infine a Tunisi, dove i destini dei figli si uniscono: David Jablonski sposa Rosa Curatolo, e la loro figlia Denise Maria sposa Xavier Mifsud, figlio di Lwigi. Mentre la prima generazione si spegne a Tunisi prima del 1956 (anno dell’indipendenza tunisina), i discendenti emigrano successivamente in Francia. Questa vicenda rappresenta perfettamente la natura dinamica e multiculturale della comunità siciliana in Nordafrica.
In genealogia siamo abituati all’albero, una struttura verticale che parte da una singola persona e va a ritroso nel tempo verso i suoi antenati. Sfruttando le potenzialità del portale genealogico Ancestry, è stato invece creato un unico luogo virtuale: un bosco, inteso come un insieme di alberi genealogici appartenenti a diverse famiglie siciliane emigrate in Tunisia.
La metafora del bosco non è casuale: proprio come in natura, i tronchi degli alberi sembrano separati in superficie, ma sotto terra le radici si toccano, si avvolgono e si nutrono a vicenda. La Tunisia è stata teatro di una miriade di matrimoni incrociati tra trapanesi, marsalesi, panteschi, favignanesi, castellammaresi… uniti a individui presenti in Nordafrica ma provenienti da diverse aree del Mediterraneo.
Il database raccoglie attualmente alberi genealogici pubblici preesistenti, arrivando a comprendere 3.700 persone. Da questo corpus è stato estratto un campione rappresentativo di oltre 500 individui selezionati per completezza anagrafica (luogo e data di nascita, dati sui genitori, matrimoni e traiettorie migratorie). Il margine d’errore statistico è minimo per le ultime generazioni e del tutto trascurabile per l’inizio dell’Ottocento, periodo in cui prende forma il primo nucleo migratorio.
Un aspetto affascinante emerso dall’analisi riguarda l’impatto dell’amministrazione coloniale francese, soprattutto dopo l’inizio del Protettorato nel 1881. Gli impiegati coloniali trascrivevano sistematicamente i nomi dei siciliani francesizzandoli. Inoltre, per integrarsi nel sistema coloniale, accedere agli impieghi pubblici e facilitare la carriera professionale, molte famiglie adottavano spontaneamente il nome francese nella vita quotidiana. Nel Bosco Genealogico si nota chiaramente come alcuni cognomi abbiano subito modifiche definitive: Florio diventa Froli, Tumbarello diventa Tombarello ecc. Quel nuovo cognome trascritto sull’atto di nascita è diventato legalmente l’identità definitiva per i figli e la discendenza.
La generazione dei pionieri nati entro il 1825 offre risposte chiare sulle geografie di partenza. Si tratta di persone trasferitasi per attività legate alla pesca e al commercio con una concentrazione netta:
- Trapani: 53%
- Pantelleria: 21%
- Favignana e Messina: 10% ciascuna
- Marsala: 6%
Nei primi decenni, la tendenza a sposare compaesani è fortissima. Un’eccezione notevole è rappresentata dall’isola di Djerba, che ha funzionato come un vero e proprio laboratorio endogamico: nel contesto tunisino, la comunità siciliana e quella maltese si riscoprono unite non solo da un condiviso retroterra culturale e religioso, ma anche dal medesimo tessuto lavorativo, rafforzato da una condizione di isolamento geografico. Le due comunità hanno stretto alleanze matrimoniali sistematiche (emblematica la serie di matrimoni della famiglia Tumbarello con coniugi di origine maltese).
Nell’ultimo quarto del XIX secolo si assiste all’arrivo massiccio di siciliani, spinti in particolare dalla fillossera che distrusse i vigneti: nel 1901 i marsalesi in Tunisia risultano ben 7.000 (il 40% del flusso di quel periodo). I matrimoni si estendono dai centri costieri alle nuove zone agricole (Ferryville, Massicault, Enfidha, Zaghouan) e compaiono le prime unioni con cittadini francesi.
Nel primo quarto del XX secolo, l’80% dei siciliani di Tunisia nasce nello Stato magrebino. Fanno la loro comparsa nati in Algeria, Marocco, Egitto, Libia e persino discendenti di famiglie riemigrate dalle Americhe. Ci troviamo di fronte alla generazione delle pluriemigrazioni: individui che nel corso della loro vita hanno attraversato i confini fino a quattro volte, smentendo l’idea di un’emigrazione a tappe fisse.
L’analisi dei luoghi di morte mostra chiaramente il grande spartiacque storico rappresentato dall’indipendenza della Tunisia nel 1956:
- Per i nati tra il 1901 e il 1925, il 62% si spegne in Francia, il 9,5% negli Stati Uniti, l’8% torna in Italia peninsulare e solo il 2,5% rientra in Sicilia. Solamente il 12% rimane in Tunisia fino alla fine dei propri giorni.
- Per i nati tra il 1926 e il 1950, appena il 3,5% muore in Tunisia, il 65,5% in Francia, il 25,5% negli USA e il 5,5% in Italia.
Nel Bosco Genealogico mancano quasi del tutto i matrimoni misti tra siciliani e tunisini autoctoni. Questa assenza ha una spiegazione archivistica e sociale: la quasi totalità degli alberi su piattaforme come Ancestry o MyHeritage è stata creata dai discendenti della diaspora europea ed americana, partendo da registri parrocchiali cattolici o atti di Stato Civile che censivano quasi esclusivamente la comunità cristiana.
Inoltre, i matrimoni tra cattolici e musulmani richiedevano spesso la conversione, venivano celebrati presso la Corte Coranica (senza registrazione parrocchiale) e venivano vissuti con riserbo per proteggere la reputazione familiare.
Anche i test del DNA offrono un aiuto limitato a causa dello scarsissimo numero di esami genetici effettuati in Nordafrica, dovuti a restrizioni doganali e costi elevati. Questo fa sì che le aziende commerciali, in assenza di campioni di riferimento locali dettagliati, raggruppino l’intera area in un’unica macroregione (Nordafrica), incapace di restituire le micro-sfumature territoriali.
Il “Bosco Genealogico dei Siciliani di Tunisia” non è un cantiere chiuso, bensì un’opera in costante evoluzione, liberamente consultabile online. L’auspicio è duplice:
- Offrire uno strumento di lavoro scientifico per lo studio della demografia e delle dinamiche migratorie storiche.
- Fornire una fonte di ricerca concreta per tutti i discendenti che oggi desiderano ricucire i fili spezzati della propria storia tra la Sicilia, la Tunisia e il resto del mondo.
Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026
[*] Testo dell’intervento presentato al Convegno di Matabbia, “Convivenze Mediterranee”, Messina 1-3 ottobre 2026. Le immagini sono state realizzate con l’ausilio di Google Maps e di Ancestry.
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Francesco Tranchida, co-fondatore e presidente dell’Associazione culturale “Banca Marsalese della Memoria”. Cultore di storia locale e appassionato di genealogia, dedica le sue ricerche allo studio del passato, delle tradizioni e delle radici identitarie della città di Marsala.
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