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La sindrome paranoide universale

9788811673460_92_270_0_75di Luigi Baldari [*]

Qualche giorno fa, ho letto su Facebook la seguente notizia: il vicepresidente degli Stati Uniti James David Vance dice di cercare di fare «quanto più possibile il lavoro di Dio» e che, se questo dovesse portare alla fine dei tempi, per lui «va bene».  Vance ne ha parlato nel podcast dell’evangelico Bryce Crawford. Alla domanda sull’Apocalisse, il vicepresidente ha detto di non sapere se sia vicina, ma di non essere sicuro che l’Anticristo non stia già «camminando tra noi». Poi ha spiegato quale sia la sua priorità: fare ciò che ritiene sia il lavoro di Dio. Se questo porterà alla fine dei tempi, «okay». Se invece servirà a costruire un mondo migliore destinato a durare dopo la sua morte, bene anche quello.

Vance, nel suo intervento, esprime ciò che Silvio Fanti (1995), il fondatore della micropsicoanalisi, con uno strano neologismo formato dalla contrazione dei due termini reli(gione) e (poli)tica, definisce Relitica. Un concetto che indica una situazione sociale e un’entità psicobiologica che è un derivato della sindrome paranoide universale, in cui la ripetizione delle fissazioni aggressivo-sessuali ancestrali trova una propria risistemazione ontogenetica. Agli inizi degli anni ottanta Fanti parlava dell’avvento futuro della sindrome paranoide universale. Intendeva dire che l’umanità si sarebbe orientata verso una patologia di massa che avrebbe avuto come perno il meccanismo di difesa della proiezione (Zangrilli, 2020).

In psicoanalisi, la proiezione è un’operazione con cui il soggetto espelle da sé e localizza nell’altro, persona o cosa, delle qualità, dei sentimenti, dei desideri e perfino degli «oggetti», che egli non riconosce o rifiuta in sé. Si tratta di una difesa di origine molto arcaica che è in azione particolarmente nella paranoia, ma anche in modi di pensare «normali» come la superstizione (Laplanche e Pontalis, 1967).

917942vnvpl-_ac_uf10001000_ql80_Già Sigmund Freud, tramite la sua indagine, aveva postulato un’innata e incoercibile cattiveria insita nell’essere umano; tale cattiveria sarà in seguito concettualizzata in termini di aggressività legata all’elaborazione della pulsione di morte. Aveva inoltre affermato che non è concesso all’essere umano di percepire la propria aggressività se non in termini di risposta difensiva, scatenata da un attacco esterno, subito in modo passivo. Esisterebbe quindi una predisposizione costituzionale, congenita dell’essere umano a percepirsi come vittima innocente dell’aggressività esterna, senza peraltro poter accedere direttamente all’endopercezione delle proprie spinte auto/etero distruttive, se non tramite un generico e indeterminato, sia pur potente, senso di colpa.

La necessità di distruggere “l’invasore” è un’esigenza che compete direttamente le spinte all’indifferenziazione/indeterminazione/discontinuità/vuoto. Questa esigenza si attiva prima che un sistema di coscienza, sia pur rudimentale, si sia formato in utero. Ciò che viene registrato dalla percezione fetale sono molto probabilmente delle fluttuazioni e delle variazioni della tensione basilare (tensione neutra) e la relativa intensità invasiva che esse producono. La micropsicoanalisi ha evidenziato che, per difendersi da queste continue perturbazioni tensionali, il feto sogna (Bolmida, 1997).

Nell’Introduzione alla psicoanalisi (1932: 318) Freud scriveva: 

«… Se respingete ciò che vi è sgradito, non fate altro che ripetere il meccanismo della formazione del sogno invece di comprenderlo e superarlo. Può darsi che ora promettiate di prescindere dal carattere repellente dei desideri onirici censurati e ripiegate sull’argomento che, in fin dei conti, è inverosimile che al male vada attribuita una parte così grande nella costituzione dell’uomo. Ma le vostre esperienze personali vi autorizzano davvero a parlare così? Non mi riferisco a come voi possiate apparire a voi stessi, ma avete trovato davvero tanta benevolenza nei vostri superiori e concorrenti, tanta cavalleria nei vostri nemici e così scarsa invidia nella società di cui fate parte, da sentirvi obbligati a pronunciarvi contro la componente egoistica e malvagia della natura umana? Non vi è noto quanto l’uomo medio sia incapace di dominarsi e indegno di affidamento in tutte le faccende della vita sessuale? O forse non sapete che tutte le soverchierie e le trasgressioni di cui sogniamo durante la notte vengono compiute davvero quotidianamente da uomini svegli sotto forma di delitti? Che altro fa qui la psicoanalisi se non confermare l’antico detto di Platone, secondo il quale i buoni sono coloro che si accontentano di sognare ciò che gli altri, i cattivi, fanno realmente?». 

«Comprendere il sogno e superarlo» diceva Freud. Ora, nella seduta lunga si riscontra quasi sempre che l’analizzato è riluttante a ripetere il suo sogno più di tre o quattro volte, come prova di una certa paura di trovare il contenuto latente, o di entrare in contatto con l’inconscio e le sue origini. La verità è quindi in pericolo ma la verità è allo stesso tempo il pericolo!

Scrive Pierluigi Bolmida (1997: 84): 

«Gli esseri umani (non tutti, aggiungo) si sono ribellati al concetto di inconscio, così sono giunti a denegare l’Olocausto. L’architettura difensiva della relitica, intimamente ed essenzialmente proiettiva, ha ripreso il sopravvento, e l’Uomo è tornato a percepirsi come l’essere mansueto, naturalmente buono e fatto ad immagine e somiglianza divina, nato senza cattiveria ma storpiato nell’anima dall’ingordigia sociale: l’effetto, ossia il profondo disagio imposto agli umani dalle restrizioni pulsionali e dalle deformazioni della loro natura intrinsecamente aggressiva, rese necessarie dalla convivenza civile, è stato capovolto e reso causa del malessere e della cattiveria umana. Il disagio della civiltà viene vissuto come primo movente dell’aggressività, come la causa principale esterna che ingenera malessere». 

9788833942117_0_0_536_0_75La paranoia collettiva, studiata successivamente da Luigi Zoja (2011), è caratterizzata da un’intensità esplosiva quando fuoriesce dalla patologia individuale e contagia la massa, imprimendo il proprio marchio nella storia: dallo sterminio dei nativi americani alla Grande Guerra e ai pogrom, dai totalitarismi del Novecento alle guerre preventive delle democrazie occidentali.

Zoja sostiene che quando il pensiero paranoico, con la sua logica stringente che procede invertendo gli effetti con le cause senza smarrire l’apparenza della ragione, e con il suo pensiero privo di qualsiasi dimensione morale, è impersonato da una figura carismatica, come Hitler o Stalin, in grado di convincere che ogni male è da attribuire agli altri, allora i tratti paranoici fuoriescono dalla dimensione individuale e, per effetto della loro contagiosità sociale, finiscono per infettare le masse risvegliando la paranoia che dorme in ciascuno di noi.

Per Fanti, il sogno costituirebbe l’essere umano e successivamente le società e le civiltà. Il sogno quindi preforma ciò che si potrebbe chiamare la religiosità umana, poi gli imperativi locali la trasformano in una data relitica. È vero che senza relitica, elemento, tra gli altri, di profonda coesione sociale, l’essere umano sarebbe scomparso da molto tempo. Ciò non toglie che a partire da essa, dato che ogni relitica è la scarsa conoscenza di sé, si picchia, si uccide, si violenta.  L’essere umano relitico generalmente non si nutre di illusioni, bensì di allucinazioni. Nulla nel modo in cui vive la sua vita corrisponde alla realtà. Manca il necessario discernimento tra sogno e realtà.  

La verità – dal punto di vista micropsicoanalitico – è basata sulla conoscenza totale, diretta e non deformata dei moti pulsionali più profondi dell’animo umano, quale si può realizzare attraverso la pratica delle sedute lunghe e lo studio del sogno. Anche lo studio delle fotografie, se condotto in profondità, può contribuire all’acquisizione della verità. Questa può coincidere col tramonto del vero, il vero che appare a un primo esame più superficiale.

iim-nuovocoloreCertamente, ho iniziato parlando di James Donald Vance senza avere una conoscenza analitica del soggetto. Ho semplicemente raccolto, con l’aiuto della AI, solo alcune informazioni che lui stesso ci fornisce nel libro Elegia americana (Hillbilly Elegy). Pubblicato nel 2016, il libro è un best-seller autobiografico che ha proiettato Vance sulla scena pubblica nazionale. Il suo nome di nascita era James Donald Bowman perché è nato dal matrimonio tra i suoi genitori biologici, Donald Bowman e Beverly Vance. Il cambiamento di cognome in “Vance” è avvenuto in seguito a causa di complesse vicende familiari.

I suoi genitori biologici hanno divorziato quando lui era molto piccolo. Successivamente, sua madre si è risposata e il nuovo marito ha adottato legalmente il bambino. In quel momento il suo nome è stato cambiato in James Christopher Hamel. Dopo la separazione della madre anche dal secondo marito, il ragazzo è cresciuto principalmente con i nonni materni, James e Bonnie Vance (chiamati affettuosamente “Mamaw” e “Papaw”). Per onorare i nonni che lo avevano cresciuto e salvato da un’infanzia difficile, ha deciso legalmente di adottare il loro cognome, diventando definitivamente James David Vance.

Il libro Elegia americana e la carriera politica di Vance, rappresentano due percorsi strettamente intrecciati che lo hanno portato da un’infanzia difficile fino alla Casa Bianca. Nel libro Vance racconta la sua infanzia a Middletown, Ohio, e i legami con la regione natia della sua famiglia in Kentucky. Descrive in modo crudo la povertà, la tossicodipendenza della madre e il declino socio-economico della Rust Belt (la cintura industriale americana). I nonni materni emergono come le figure salvifiche che gli hanno offerto stabilità, permettendogli di arruolarsi nei Marines, laurearsi in legge a Yale e uscire dal ciclo della povertà.

Uscito in concomitanza con le elezioni presidenziali del 2016, il libro è stato considerato dalla critica come una “chiave di lettura” fondamentale per capire il risentimento della classe operaia bianca americana e l’ascesa politica di Donald Trump. Nel 2020 ne è stato tratto un film omonimo diretto da Ron Howard. La parabola politica di Vance è caratterizzata da una radicale trasformazione ideologica e da una rapidissima ascesa. Nel 2016, durante la promozione del libro, Vance si dichiarò un fermo oppositore di Donald Trump, definendosi un “Never Trump guy” e criticando aspramente la sua retorica in diverse interviste. Negli anni successivi, Vance ha cambiato radicalmente posizione, dichiarando di essersi sbagliato e diventando uno dei più accesi sostenitori dell’agenda Make America Great Again (MAGA).

Nel 2022 Vance ha fatto il suo ingresso ufficiale in politica candidandosi come senatore per l’Ohio. Grazie all’endorsement decisivo di Trump, ha vinto le primarie repubblicane e successivamente le elezioni generali, entrando in carica nel gennaio 2023. Nel luglio 2024, Donald Trump lo ha scelto come suo candidato Vicepresidente. A seguito della vittoria elettorale, Vance ha assunto ufficialmente la carica di Vicepresidente degli Stati Uniti il 20 gennaio 2025.

In conclusione, dato che non si tratta di un caso clinico seguito in analisi o in psicoterapia, non faccio nessuna interpretazione. Mi concedo solo una riflessione che concerne la possibilità che una soluzione relitica ma anche scientifica possa rappresentare per alcune persone quella che definisco la soluzione finale, un ultimo tentativo inconscio di risolvere un trauma che ha origini lontane.  

Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026
[*]  Elaborazione di una relazione presentata al Convegno “Discernimento e verità. Orientarsi tra informazione, sapere e realtà”, tenutosi a Mandanici, 11-13 settembre 2026.
Riferimenti bibliografici
Bolmida P.L., A proposito della relitica, Bollettino dell’Istituto Italiano di micropsicoanalisi n. 23, Editrice Tirrenia Stampatori, Torino 1998. 
Fanti S., Il sogno in micropsicoanalisi: punti di riferimento, in il Sonno-Sogno, Bollettino dell’Istituto Italiano di micropsicoanalisi n.19, Editrice Tirrenia Stampatori, Torino 1995. 
Freud S., Introduzione alla psicoanalisi, in Opere, vol. VIII, Boringhieri, Torino 1980.
Laplanche J. e Pontalis J.B., Vocabulaire de la psychanalyse sous la direction de Daniel Lagache, Presses Universitaires de France, Paris, 1967.
Vance J.D., Elegia Americana, Garzanti, 2017, titolo originale Hillbilly Elegy, 2016.
Zangrilli Q., La sindrome paranoide universale, in Psicoanalisi e Scienza, www.psicoanalisi.it.
Zoja L., Paranoia. La follia che fa la storia, Bollati Boringhieri, Torino 2011. 

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Luigi Baldari, psichiatra, psicoanalista, direttore dell’Istituto Italiano di Micropsicoanalisi, responsabile scientifico delle ventisette edizioni delle Giornate siciliane di formazione micropsicoanalitica. Ha curato i volumi Tabù delirio e allucinazione (2009), Le prime interazioni madre-bambino (2011), Creatività e clinica (2013), L’Universo della Mente tra psicoanalisi, psicopatologia, filosofia e neuroscienze (2015), La solitudine (2017), Le nuove famiglie (2022), Interazioni mentecorpo (2022) editi da Alpes, e, con Daniele La Barbera e Lucia Sideli, il volume Alle origini della psicosi (2017) edito da Nuova Ipsa.

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