Stampa Articolo

Cartografare la subalternità. Letteratura e relazioni egemoniche nel Mezzogiorno

Tricarico, Carnevale (ph.

Tricarico, Carnevale (ph. Lorenzo Pallini)

di Donato Santarcangelo

Per un atlante della letteratura meridionale Temi, luoghi e rappresentazioni della subalternità dal secondo dopoguerra a oggi (Carocci, 2026) nasce dal progetto di ricerca Mapping the History of Subaltern Literature in Southern Italy, che ha coinvolto per circa ventiquattro mesi studiose e studiosi dell’Università della Calabria, dell’Università Federico II di Napoli e dell’Università del Salento. Le tre unità di ricerca sono state guidate rispettivamente da Marco Gatto, Bernardo De Luca e Fabio Moliterni. Il volume è inoltre accompagnato da un reportage fotografico e da un apparato multimediale di documentari e videointerviste curati da Lorenzo Pallini.

Fin dalla Premessa i curatori definiscono il lavoro un «cantiere» e un «punto di avvio»: non dunque una ricostruzione conclusiva della letteratura meridionale contemporanea, ma l’inizio di una «cartografia possibile» delle scritture capaci di rappresentare il composito universo delle classi sociali subalterne (ivi: 7-8).

Anche i limiti dell’indagine vengono dichiarati in questa prospettiva. Il 1945 costituisce un confine cronologico utile ma «soltanto segnaletico»; analogamente, la ripartizione regionale organizza il materiale senza impedire che temi, contenuti e problemi storico-teorici attraversino continuamente i confini stabiliti. Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia costituiscono così differenti campi di osservazione di fenomeni che non possono essere circoscritti entro singole appartenenze territoriali.

La Premessa chiarisce anche la scelta teorica che orienta la ricerca. La categoria centrale è quella gramsciana di subalternità, mentre l’indagine intende rivolgersi verso una «lettura possibilmente politica delle forme e delle relazioni egemoniche» rispecchiate dagli artefatti letterari e culturali (ivi: 8). Il punto è importante, perché impedisce di ridurre il volume a una raccolta di studi regionali o a una nuova ricognizione tematica del Mezzogiorno letterario.

I due saggi iniziali forniscono al progetto il necessario fondamento storico e concettuale. Marco Gatto ricostruisce la rappresentazione delle classi sociali subalterne dal secondo dopoguerra a oggi, seguendo le trasformazioni che hanno investito non soltanto la letteratura, ma anche l’antropologia, l’inchiesta, il cinema e, più in generale, il rapporto fra cultura, politica e questione meridionale. Guido Liguori torna invece direttamente alla categoria gramsciana di «subalterni», sottraendola alle estensioni semantiche che ne hanno progressivamente allargato il significato fino a farne talvolta un equivalente generico di “oppresso”.

Liguori richiama, attraverso Marcus E. Green, quella «articolazione per gradi della subalternità» che impedisce di considerare i subalterni come un insieme indifferenziato: si tratta di soggetti caratterizzati da differenti capacità di autoconsapevolezza e organizzazione, talvolta in grado di lanciare una sfida egemonica già prima del rovesciamento della loro condizione subalterna (ivi: 54). Nella successiva analisi dei Quaderni, il percorso delle classi subalterne viene seguito dalle forme più primitive fino alla possibile conquista di una «autonomia integrale» e alla lotta per l’egemonia (ivi: 60-61). La categoria conserva pertanto la propria efficacia proprio nella misura in cui non viene trasformata in un’identità indistinta.

I Calnchi sulla strda per Craco (ph. Lorenzo Pallini)

I Calnchi sulla strada per Craco (ph. Lorenzo Pallini)

È in questa direzione che assume particolare rilievo l’analisi proposta da Gatto della progressiva estetizzazione del Sud. Alla crisi della tradizionale questione meridionale e del rapporto fra meridionalismo, politica e trasformazione sociale sarebbe corrisposta, negli ultimi decenni, una crescente valorizzazione di esperienze «estetico-turistiche», accompagnata dal ritorno dell’esotismo in forma spettacolare e consumistica. Il Mezzogiorno può così diventare “borgo”, experience naturalistica, luogo arcaico salvifico oppure, sul versante opposto, terra spettacolarizzata attraverso la criminalità e la marginalità (ivi: 43-46).

Di qui la proposta teorica formulata da Gatto nella conclusione del capitolo: la critica delle rappresentazioni letterarie dovrebbe convertirsi in una critica delle relazioni egemoniche, vale a dire dei nessi materialisticamente determinati fra ideologie dominanti e ideologie dominate. Le occorrenze letterarie vengono inizialmente individuate come «sintomi» di specifiche condizioni e successivamente sottoposte a una lettura materialistica capace di restituire significato politico alle relazioni di classe entro cui i fenomeni culturali e letterari si dispiegano. L’obiettivo dichiarato è quello di muovere dai documenti dell’immaginario «verso il concreto, verso la prassi, verso l’attiva ricostruzione storica» (ivi: 47-48).

La seconda parte del volume verifica questa impostazione attraverso situazioni molto differenti. Ed è probabilmente proprio la varietà dei casi analizzati a costituire uno degli aspetti più interessanti dell’insieme. La categoria di subalternità non produce infatti una tipologia uniforme: mutano i contesti economici, le forme del conflitto, le tradizioni letterarie, le lingue, le possibilità di mobilità sociale e i modi attraverso i quali i soggetti subalterni entrano nella rappresentazione.

Il capitolo sull’Abruzzo, ad esempio, individua nel «dare parola a chi non ne ha avuta» e nel «restituire visibilità a ciò che la storia ha reso muto» un gesto comune a un corpus altrimenti differenziato. Il negativo – ciò che nella storia resta escluso dai processi di autonomia e rappresentazione – «non viene superato o conciliato», ma accolto nella propria «irriducibile concretezza». Le opere considerate non celebrano una redenzione dei vinti, ma registrano la persistenza di una condizione che «non si lascia riassorbire in alcuna dialettica del progresso» (ivi: 98).

Nel capitolo sulla Sardegna, Luca Mozzachiodi ricostruisce invece il lungo passaggio da una letteratura nella quale i gruppi subalterni costituiscono prevalentemente l’oggetto di uno sguardo esterno fino a opere in cui sono gli stessi soggetti provenienti da quelle realtà a produrre una propria rappresentazione biografica ed estetica. Nel confronto fra Padre padrone di Gavino Ledda e Anzelinu di Angelo Carta, tale trasformazione acquista un significato anche storico e politico. La conclusione sintetizza efficacemente il movimento descritto: «L’oggetto si è infine compiutamente rivoltato» (ivi: 324-325).

Casa Cirese a Castropignano (ph. Lorenzo Pallini)

Casa Cirese a Castropignano (ph. Lorenzo Pallini)

Gli esempi potrebbero naturalmente moltiplicarsi. La Campania consente di mettere a fuoco, fra l’altro, il problema della mobilità e dell’immobilità sociale; la Puglia conduce dalla società contadina alla fabbrica, alle scritture dei margini e alle specificità linguistiche della Grecìa salentina; Basilicata e Calabria permettono di osservare trasformazioni e dissoluzioni di modelli culturali e letterari; il Molise interroga la condizione di una «regione appartata»; la Sicilia raccoglie differenti «voci dal bordo». Il risultato non è una geografia uniforme del Mezzogiorno, ma un insieme di mappe la cui comparazione rende visibili continuità, differenze e trasformazioni.

È forse proprio su questo punto che il volume pone anche al lettore una questione metodologica interessante. Ogni cartografia richiede categorie, distinzioni e classificazioni; ma tali strumenti conservano la propria efficacia soltanto finché non irrigidiscono i fenomeni che intendono rendere intelligibili. Gatto stesso incontra esplicitamente il problema discutendo la classificazione della cultura popolare proposta da Luigi M. Lombardi Satriani. Pur riconoscendone il valore analitico, osserva come le inevitabili ibridazioni possano resistere a una struttura classificatoria rigida, il cui effetto rischia di consistere in una «furia tassonomica» (ivi: 43). E tuttavia, nel momento in cui formula la propria teoria delle relazioni egemoniche, Gatto deve necessariamente ripartire da una «prioritaria individuazione tassonomica delle occorrenze letterarie» (ivi: 47).

Un laboratorio maieutico con Libera Dolci e i ragazzi del Borgo Danilo Dolci (ph. Lorenzo Pallini)

Un laboratorio maieutico con Libera Dolci e i ragazzi del Borgo Danilo Dolci (ph. Lorenzo Pallini)

Non si tratta di una contraddizione, quanto di una difficoltà inerente al progetto stesso: occorre distinguere per poter comprendere, evitando nello stesso tempo che la distinzione trasformi processi storici e relazioni dinamiche in entità immobili. Il richiamo di Liguori all’articolazione e ai diversi gradi della subalternità costituisce, sotto questo profilo, un’importante cautela metodologica.

È qui uno dei meriti maggiori di Per un atlante della letteratura meridionale. La nozione di subalternità viene sottratta alla genericità con cui è talvolta impiegata e ricondotta alla complessità dei rapporti storici, politici e culturali entro i quali acquista significato. Allo stesso tempo, il Mezzogiorno non viene assunto come un’entità compatta e omogenea, ma come un insieme differenziato di relazioni, conflitti e trasformazioni che la letteratura permette di ricostruire e interrogare da prospettive diverse.

Resta inevitabilmente molto da cartografare, come i curatori stessi riconoscono. Ma è precisamente la scelta di presentare il lavoro come un cantiere, e non come una sistemazione definitiva, a risultare coerente con l’ambizione dell’impresa. L’atlante offre una prima organizzazione di un territorio vasto e diseguale e, soprattutto, rimette al centro una domanda che attraversa l’intero volume: in quali relazioni egemoniche e in quali condizioni storicamente determinate si produce la subalternità, e attraverso quali forme la letteratura riesce a renderla leggibile? 

Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026

_____________________________________________________________

Donato Santarcangelo, è psicoanalista junghiano affiliato all’A.R.P.A., Associazione per la Ricerca in Psicologia Analitica e all’ International Association of Analytical psychology. É Direttore del dipartimento di Filosofia e Psicoanalisi dell’università Meier di Milano, nonché membro del Senato Accademico. Esercita come psicologo a Parigi ed è stato docente di diverse materie, tra cui Psicologia della Personalità, presso la facoltà di Psicologia dell’Università di Torino e nei master dell’Accademia di Brera nella materia di teoria della Percezione e Psicologia della Forma. Ha lavorato in qualità di Dirigente Psicologo presso il Servizio Tossicodipendenze dell’A.S.L di Como ed è stato membro della Consulta Regionale della Sanità della Regione Lombardia. É autore di numerosi articoli a carattere psicologico tra i più recenti ricordiamo: “Il mito come produzione panpsichista entangled di senso”, Rivista L’Ombra, Moretti &Vitali, Bergamo, n. 21, 2023; “Transumanesimo: la necessità di un nuovo Logos. L’epistemologia del pensiero meditante-simbolico di Heidegger e di Jung”, Rivista L’ Ombra, Moretti &Vitali, Bergamo, n. 23, 2024; “Al di là della psicoanalisi. Il valore attuale dell’opera di Jung”, Rivista L’ Ombra, Moretti &Vitali, Bergamo, n. 26, 2025.

_____________________________________________________________

 

 

Print Friendly, PDF & Email
Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Letture. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>