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Gli alberi, i boschi, la vita. Per una nuova etica della Terra

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The Plantation, 2017, Älvdalen, Dalarna, Svezia, ph. Helene Schmitz

di Hilda Maria Morgan

Hai mai camminato in un bosco, guardandoti attorno – totalmente circondato di verde, di alberi, di aghi, di muschio, di foglie – odorato, respirato, guardato verso il cielo e sentendoti come se tu fossi in tutte le parti del mondo, in tutte le parti del bosco e che tutte queste siano in te, quasi come se fossi assorbito della natura? Una sensazione di completezza spirituale, che non ha niente a che fare con la religione ma invece con una connessione spirituale con il paesaggio.

Infatti, nel bosco riesco a respirare. Tra gli alberi. Tra muschio, sassi, terra, io riesco a respirare.

Forse è per questo che da due primavere fa, dopo aver trascorso un periodo di cinque anni a Bologna, dovevo assolutamente, appena c’era un’occasione, andare via dal centro della città, per scappare nella natura. Amo Bologna, l’ho amata da quando l’ho conosciuta per la prima volta nel settembre 2012. Ma per riuscir a vivere, respirare, pensare, sentire ho bisogno della natura – del bosco, del lago, del mare, del fiume. Forse non è così peculiare essendo anch’io, come tutti gli altri elementi, una parte della natura.

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Fulufjallet, agosto 218, ph. Hilda Maria Morgan

Durante i miei sette anni a Bologna e quindi in Italia ho avuto l’occasione di riflettere sulla mia relazione con la natura e, in particolare, con gli alberi. Ho riflettuto sulla mia infanzia trascorsa in un paesino in Svezia dove il bosco faceva parte della mia quotidianità e ho immaginato come sarebbe stato crescere, in una città lontana da quella realtà. Sento di avere un innato amore per la natura, biofilia, e penso che potenzialmente tutti possano averlo, ma che la sua espressione o soffocamento sia condizionato, almeno parzialmente, dal luogo in cui si cresce e poi si sceglie di vivere.

A casa in Svezia quando ancora abitavo con i miei genitori, mi bastava uscire dalla porta e seguire la strada per arrivare al “mio bosco”. Un piccolo bosco al quale sono andato da sola così tante volte che non saprei quantificarle. Nel mio bosco ho giocato, scritto, imparato a memoria copioni teatrali, scattato fotografie, ma soprattutto mi sono guardata intorno e ho sentito di esistere.

Ci sono molteplici studi che dimostrano l’importanza degli alberi e della natura per l’essere umano, per il suo benessere. Vi hai mai trovato rifugio quando l’angoscia pare un’implosione nel petto, o quando la rabbia ribolle in ogni cellula, o quanto ti senti infelice?

Molti di noi sentiamo una sorta di rilassamento dopo e durante una passeggiata in una foresta o in un bosco. E non sorprende quindi che ci siano così tanti rapporti di ricerca che dimostrino che questo è un dato di fatto. Quando ci troviamo in una foresta l’ormone dello stress, il cortisolo, si abbassa, così come la pressione sanguigna, mentre il sistema immunitario aumenta e il contatto con la natura ci rende anche più concentrati, meno aggressivi e violenti e più creativi [1].

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Bråtaskogen 1, dicembre 2018, ph. Hilda Maria Morgan

Diversi studi dimostrano che lo stress e le malattie mentali sono in aumento e una causa potrebbe essere la mancanza o la diminuzione di contatto con la natura. Come evidenzia la ricerca “Nature experience reduces rumination and subgenual profrontal cortex activation”, la popolazione umana non è mai stata così lontana dalla natura come adesso. I ricercatori sottolineano che l’urbanizzazione è associata ad un aumento di cattiva salute mentale e di malattie come ansia e depressione [2].

Lo stress diminuisce sia quando ci troviamo nella natura, sia quando vediamo la natura. Addirittura le immagini della flora ci fanno resistere meglio allo stress e ci fanno recuperare e guarire dallo stress e da altre malattie più velocemente. Una finestra di un ospedale con la vista su degli alberi fa sì che i pazienti che vi soggiornano possano riabilitarsi più velocemente dei pazienti che soggiornano in stanze con finestre verso edifici e ambienti urbani [3].

Esiste un metodo che si chiama Shinrin Yoku e significa “fare il bagno nel bosco”, immergersi nel bosco, accogliere in sé, con tutti i sensi, l’atmosfera del bosco. È un metodo giapponese che dagli anni Ottanta in Giappone è stato usato dall’Istituto della salute per prevenire sintomi di stress e per incoraggiare uno stile di vita più sano. Il camminare nel bosco permette di essere più rilassati e di rinforzare le difese immunitarie. Ci sono vari studi che riportano i risultati dei benefici, sia fisiologici sia psicologici, di questa terapia. In particolare, si sottolineano gli effetti terapeutici sul: sistema immunitario (prevenzione di cancro), cardiovascolare e respiratorio (allergie e malattie respiratorie); su depressione e ansia (disturbi dell’umore e stress); sul rilassamento mentale (disturbi da deficit di attenzione/iperattività); nonché sui sentimenti umani di “stupore” (aumento di gratitudine e altruismo) [4].

La foresta può essere un parco giochi, un mondo dove si possono scoprire segreti e avventure, può essere un laboratorio, una sala di terapia, un luogo di allenamento, un negozio di alimentari. Ma soprattutto, la foresta è un organismo costituito da esseri viventi che si servono uno dell’altro.

Ma noi, d’altronde, come stiamo trattando la natura? Se ci aiuta così tanto facendoci stare bene la tratteremo di sicuro con maggiore cautela, cura e rispetto. E la Svezia, Paese considerato dagli altri ma anche autoproclamatosi come custode della natura, quanto “green” è?

A dicembre 2018 ho visto a Stoccolma la mostra Thinking Like a Mountain della fotografa svedese Helene Schmitz, a Prins Eugens Waldemarsudde (Waldemarsudde di Principe Eugen).

Il titolo del progetto e della mostra Thinking Like a Mountain, si riferisce ad Aldo Leopold, 1887-1948, ecologo e filosofo statunitense [5]. Nella sua raccolta di saggi, Almanacco di un mondo semplice, pubblicato 1949, ne troviamo uno che si intitola “Pensare come una montagna”. Leopold riflette sul fatto che, quando l’essere umano estrae un singolo elemento dalla natura, questo avrà enormi conseguenze per l’intero sistema ecologico. Con il concetto “pensare come una montagna” egli in tutta evidenza non intende letteralmente di pensare come un monte, ma piuttosto indica un paradigma alternativo che implica l’interazione tra le attività umane e la natura [6].

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Bråtaskogen 2, dicembre 2018, ph. Hilda Maria Morgan

La mostra Thinking Like a Mountain riflette sull’estrazione di risorse naturali in Svezia e in Islanda. Attraverso la fotografia Schmitz esplora quattro diverse forme di estrazione di risorse naturali: The Forest (il bosco), The Bedrock (il substrato), The River (il fiume) e The Hot Spring (la sorgente calda) [7]. In Svezia Schmitz è stata nella parte centrale e settentrionale, dove ha fotografato la silvicoltura e l’estrazione mineraria. In Islanda ha esplorato una diga e una centrale termica per l’estrazione di energia geotermica. In tutti questi quattro casi preleviamo ciò che ci serve, usiamo la terra e la natura come un punto di prelievo per le nostre urgenze. E, di conseguenza, il paesaggio e il sistema ecologico vengono completamente modificati.

Tramite il progetto, Schmitz mette in discussione l’idea dei Paesi nordici come custodi della natura. Olivia Berkowicz scrive che, nel lavoro con queste opere, è diventato sempre più chiaro a Schmitz che il progetto coloniale è attivo e vivo anche nei Paesi nordici, sebbene sia rivestito in termini di “capitalismo verde” [8].

Le fotografie sono documenti e riflessioni sui modi in cui l’essere umano si relaziona alle risorse naturali. È come se avessimo appunto colonizzato la natura, sebbene l’essere umano rappresenti circa 0,01 % della biomassa totale della terra [9]. Ma nonostante la nostra piccolissima percentuale siamo riusciti a colonizzare la natura, e dall’ascesa della civiltà umana sono stati persi: 83 % dei mammiferi selvatici, 80 % dei mammiferi marine, 50 % delle piante e 15 % dei pesci [10].

«[…] noi violentiamo la terra perché la consideriamo un articolo che ci appartiene. Solo quando la vediamo come una casa comune, a cui apparteniamo, possiamo cominciare a servircene con amore e rispetto»[11].
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Harge uddar, agosto 2019,  ph. Hilde Maria Morgan

La terra è comunità, è una casa comune, questo è il concetto su cui si basa la ecologia – scrive Leopold [12]. Che la terra dovrebbe essere amata e rispettata è un’estensione della natura etica [13].

Il punto di partenza del progetto Thinking Like a Mountain è l’opera The Forest [14]. In The Forest si vedono fotografie di bosco di produzione, ad Älvdalen in Dalarna, provincia storica nella parte settentrionale della Svezia, e il bosco di produzione nella provincia storica Västmanland, nel cuore della Svezia. Questo secondo sito ha subìto nel 2014 un gigantesco incendio boschivo. È questo incendio che ha avviato Thinking Like a Mountain. Attraverso la fotografia Schmitz ha seguito la trasformazione del bosco per due anni dopo l’incendio, documentando i cambiamenti del paesaggio. La maggior parte dei boschi di Västermanland sono piantagioni di alberi, boschi di produzione.

La causa dell’incendio era stata la scintilla di una macchina che stava preparando la terra in un taglio raso, ossia in un’area disboscata [15]. 14 mila ettari di bosco sono scomparsi tra le fiamme, 70 edifici sono stati bruciati, 12 mila persone e 1 700 animali hanno dovuto essere evacuati e una persona è morta [16].

Gli incendi boschivi sono una parte del processo naturale, sono sempre esistiti. Addirittura esistono specie vegetali e animali che abbisognano di regolari combustioni per la loro rigenerazione e sopravvivenza [17]. Ma gli enormi incendi degli ultimi anni non sono causati da processi naturali. Avvengono come conseguenza dell’effetto serra, del riscaldamento globale. Un clima sempre più arido e caldo insieme a forti venti aumenta il rischio di questi fenomeni, in gran parte riconducibili a responsabilità umane [18].

Nell’incendio di Västmanland era stata una scintilla ad accendere l’incendio. Proveniva, come detto, da una macchina che stava preparando la terra alla piantagione di nuovi alberi, in un taglio raso – il bosco di produzione per eccellenza: teoria e pratiche distruttive create dall’uomo nella ricerca di dominare e assoggettare il bosco e con l’effetto di distruggere valori naturali insostituibili [19].

Ciò che Schmitz narra non è il bosco in sé, ma piuttosto il sogno realizzato della vita vegetale ridotta a merce.

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Trolldalen, agosto 2019, ph. Hilda Maria Morgan

Il territorio della Svezia è coperto per più della metà di bosco, ma solamente il 4 % del bosco è protetto e tutelato [20]. Il territorio italiano è coperto per circa il 30-35 % di bosco, ma qui 27,5 % della superficie forestale nazionale è tutelato [21].

Ho sempre avuto un’immagine della Svezia come di un Paese pieno di boschi. In un certo senso lo è, dipende da come interpretiamo il bosco. Se con un bosco si intende un posto con tanti alberi, la Svezia ne è piena. Se invece con il bosco si intende un luogo costituito di tanti diversi organismi, che si servono uno dell’altro, un posto con biodiversità e sistemi ecologici, ne troviamo davvero pochi.

Il 4 % dei boschi svedesi sono tutelati e hanno una protezione formale, ma più del solo 4 % di tutti i boschi presentano una biodiversità e degli ecosistemi ben funzionanti, l’unica cosa è che non sono tutelati. In conseguenza, boschi che dovrebbero essere protetti, prendendo in considerazione i valori biologici, sono stati abbattuti o stanno per essere abbattuti [22].

Abbattere praticamente tutti gli alberi in un’area è un impoverimento totale dei valori naturali e dell’ambiente. Quando vengono piantati nuovi alberi in file rette, non nasce un nuovo bosco – arrivano nuovi alberi, privati dal loro sistema ecologico. Nasce un campo di legname.

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Skarmabodabergen, dicembre 2018, ph. Hilda Maria Morgan

Delle specie pluricellulari conosciuti in Svezia, si stima che la metà, 25 mila specie, vivono nei boschi [23]. Più della metà (53 %) delle specie elencate sulla Lista Rossa IUCN delle specie minacciate della Svezia si trovano nel paesaggio forestale [24]. Questo vuol dire che quasi 2 300 specie che vivono nei boschi sono sulla Lista Rossa [25].

Ci sono diversi motivi che causano la diminuzione delle specie che vivono nei boschi, ma l’influenza umana, direttamente o indirettamente, è ampiamente prevalente. I due fattori principali sono: l’abbattimento dei boschi, e la crescita eccessiva. L’abbattimento ha un forte impatto negativo su circa 1.800 specie, che dipendono spesso dalla continuità della foresta. Cosicché hanno grande difficoltà di sopravvivere alla fase del taglio raso e non riescono a ristabilirsi poiché i loro ambienti, per esempio alberi vecchi o morti, non possono essere ricreati in tempo in un bosco coltivato in questo modo [26].

L’abbattimento delle antiche foreste significa che molte specie elencate sulla Lista Rossa stanno diminuendo di numero. Anche la ricrescita eccessiva e i boschi di produzione sempre più densi di abeti nel sud della Svezia, influenzano negativamente la sopravvivenza delle specie [27].

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Parte di piantagione/bosco abbattuto, Dalarna, agosto 2019, ph, Hilda Maria Morgan

La Svezia è tra i tre Paesi che esportano la maggior parte dei prodotti in legno nel mondo [28], ma ha solamente l’1 % della foresta mondiale [29]. Il modello della silvicoltura svedese ha forse generato una grande crescita economica ma al prezzo di una grave perdita di crescita ecologica. Tanto più che non si è promossa sostenibilità da una prospettiva ecologica.

Alla fine della mia strada in Svezia c’è il “mio bosco”. Il bosco della mia infanzia e adolescenza. È un posto pieno di memorie, le mie memorie. Se chiudo gli occhi mi posso trasferire là. In un attimo sono seduta sul “sasso grande” dove da bambina ci fermavamo per mangiare le mele e i biscotti e dove da giovane adulta andavo per scrivere il diario. Il bosco alla fine della strada era il mio posto magico. La prima volta che mi sono davvero persa nel mio bosco è stato pochi anni fa. Tutto era diverso, il piccolo sentiero era diventato una strada di terra, gli alberi erano stati abbattuti. Non sapevo più dov’ero.

Questo era stato un bosco misto di abeti rossi e diversi tipi di latifoglie. Quando il proprietario del bosco aveva abbattuto tutti gli abeti, gli altri alberi iniziarono ad ammalarsi, ed entro qualche anno erano quasi tutti morti.

Per fortuna ho le mie memorie, posso tornare nel bosco attraverso l’immaginazione. Ma il bosco in sé, come era durante la mia infanzia, non esiste più.

Nell’opera di Leopold egli sviluppa un pensiero riguardo ad una “etica della Terra”.

«L’etica della terra allarga semplicemente i confini della comunità per includervi suolo, acque, piante e animali o, in una parola sola, la terra. […] In breve, un’etica terrestre modifica il ruolo dell’Homo Sapiens da conquistatore della terra a semplice membro della sua comunità. Implica rispetto per gli altri membri e per la stessa comunità, in quanto tale» [30].

Il legno e i suoi derivati ci servono, ma bisogna cambiare approccio. Non possiamo fermare l’utilizzo delle risorse naturali, ma possiamo cambiare il modo in cui ce ne serviamo e possiamo cambiare la quantità che usiamo. Serve una nuova silvicoltura, una silvicoltura sostenibile. Con una “etica della terra” possiamo affermare «il diritto che essi [gli altri organismi] continuino a esistere e, almeno in certi luoghi particolari, possano conservare il loro stato naturale»[31].

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Trolldalen, dicembre 2018, ph. Hilda Maria Morgan

Tutte le nostre operazioni nella natura hanno conseguenze, ed anche se al mo­mento un’operazione provoca la morte di una sola specie, può nel tempo e nell’esten­sione disfare tutto un ecosistema.

In Svezia il metodo più usato per abbattere alberi è il taglio a raso. Dalla fine de­gli anni Cinquanta più del 60 % dei boschi svedesi sono stati tagliati a zero, essendo così trasformati in piantagioni di alberi, luoghi con una povertà di diverse specie [32].

Se non sappiamo ed impariamo la differenza tra una piantagione di alberi e un bosco, come lo possiamo proteggere? Se non ci rendiamo conto che tutto è connesso e tutto accade in conseguenza di qualcos’altro come possiamo cambiare l’antropocentrismo in una visione “etica della terra”? Se non capiamo che la nos­tra relazione con la natura è una relazione tra soggetti viventi e senzienti, come pos­siamo ascoltare e ridare qualcosa e non solamente prelevare, prendere, togliere?

Viviamo in un periodo in cui è evidente che le attività dell’umanità hanno cambiato il pianeta in misura tale che siamo entrati in una nuova era geologica. Il nome di questa nuova era è l’Antropocene.  Come risultato diretto, possiamo ora vedere una decomposizione sistematica degli ambienti naturali e dei sistemi ecologici. Di conseguenza, mare, terra, montagne e boschi sono stati tutti colpiti da un forte calo di specie biologiche, animali e piante. L’Antropocene testimonia l’odierno ruolo centrale dell’essere umano nella formazione di tutte le cose sul nostro pianeta [33].

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Flenberget, luglio 2019, ph. Hilda Maria Morgan

Dalla comparsa dell’essere umano (Homo sapiens) sulla terra, circa duecentomila anni fa, abbiamo sempre convissuto con la natura. Gli alberi e le piante sono sempre esistiti nella nostra vita, ma nonostante questo li conosciamo molto poco. Si pensi che la specie più antica di alberi, la Ginkgo biloba, esiste da più di 200 milioni di anni fa e cresce e vive da allora [34]. A questo, spesso, non diamo importanza tanto che:

«La civiltà umana ha ridotto la pianta, una forma di vita vecchia quanto quattrocento milioni di anni, a tre cose: alimento, medicina e legno. La nostra pericolosa e crescente ossessione per queste tre cose – che non ci bastano mai, che vogliamo sempre più efficaci e in abbondante varietà – ci ha spinto a devastare l’ecologia vegetale come milioni di anni di calamità naturali non sarebbero mai riusciti a fare. Le strade si sono moltiplicate come funghi, e gli interminabili chilometri di fossi che le fiancheggiano sono presto diventati la tomba di milioni di specie vegetali estinte nel nome del progresso»[35]

Se non iniziamo a imparare dal regno vegetale e persistiamo con le abitudini insostenibili ambientalmente fidelizzate che riguardano la produzione, il consumo, l’inquinamento e la creazione di barriere tra un Paese e l’altro, rischiamo, come specie di Homo sapiens di non arrivare neanche vicino all’età della specie della Ginkgo.

O facciamo qualcosa o non lo facciamo, «è bianco o nero»36 come dice Greta Thunberg al riguardo della crisi climatica. Thunberg, giovane attivista ambientale che è riuscita ad alzare la sua voce e a farsi ascoltare, ispirando tantissime persone, dai più giovani agli anziani. Spero che il mondo possa raccogliere il suo appassionato appello.

Spesso dividiamo la natura da noi stessi. Come se il resto del mondo fosse qualcosa di diverso, qualcosa al di fuori di noi. Come se noi stessi non fossimo davvero parte di essa; ma in realtà è esattamente ciò che siamo: parte della natura e parte del mondo.

Dialoghi Mediterranei, n. 40, novembre 2019
Note
[1] Ruth Ann Atchley, David L. Strayer, Paul Atchley, “Creativity in the Wild: Impro­ving Creative Reasoning through Immersion in Natural Settings”, dicembre 2012, https://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0051474; Gregory N. Brat­man, J. Paul Hamilton, Kevin S. Hahn, Gretchen C. Daily, James J. Gross, “Nature expe­rience reduces rumination and subgenual profrontal cortex activation”, 2015, https://www.pnas.org/content/112/28/8567; E. Morita, S. Fukuda, J. Nagano, N. Hamajima, H. Yamamoto, Y. Iwai, T. Nakashi,a, H. Ohira, T. Shirakawa, “Psychological effects of forest environments on healthy adults: Shinrin-yoku (forest-air bathing, walking) as a possible method of stress reduction”, ottobre 2006, https://www.formacionemocional.com/wp-content/uploads/
[2] G. N. Bratman, J. P. Hamilton, K. S. Hahn, G. C. Daily, J. J. Gross, op. cit.
[3] Magdalena M.H.E. van den Berg, Jolanda Maas, Rianne Muller, Anoek Braun, Wendy Kaandorp, René van Lien, Mireille N.M. Poppel, Willem van Mechelen, Agnes E. vad den Berg, “Autonomic Nervous System Responses to Viewing Green and Built Settings: Differnetiating Between Sympathetic and Parasympathetic Activity”, dicembre 2015, https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4690962/
[4] Margaret M. Hansen, Reo Jones e Kirsten Tocchini, “Shinrin-Yoku (Forest Ba­thing) and Nature Therapy: A State-of-the-Art Review”, 28/07/2017, doi: 10.3390/ijer­ph14080851
[5] Karin Sidén, “Förord”, Prefazione, in Helene Schmitz, Olivia Berkowicz, Andri Snaer Magnusson, Hanna Horsberg Hansen, Cecilia Sjöholm (a cura di), Thinking Like a Mountain, Stoccolma, Max Ström, 2018: 4.
[6] Aldo Leopold, “Pensare come una montagna”, in Almanacco di un mondo sempli­ce (titolo originale, A Sand County Almanac, 1949), traduzione di Giovanni Arca e Mario Maglietti, Como, Red, 1997: 115-117.
[7] O. Berkowicz, Thinking Like a Mountain, in H. Schmitz, O. Berkowicz, A. Snaer Magnusson, H. Horsberg Hansen, C. Sjöholm (a cura di), op. cit.: 85.
[8] Ibidem.
[9] Con il termine biomassa totale della terra si intende tutto ciò che è vivo sul nostro pianeta. Di questo: 80 % circa è rappresentato da piante; circa 15 % di batteri; il restante circa 5 % è costituito da funghi, archei, protisti, animali (con un totale di circa 0,3-0,4 % includendo gli esseri umani) e virus. Cfr. Yinon M. Bar-On, Rob Phillilps, Ron Milo, “The biomass distribution on Earth”, giugno 2018, https://www.pnas.org/content/115/25/6506.
[10] Ibidem.
[11] A. Leopold, op. cit: 18.
[12] Ibidem.
[13] Ibidem.
[14] O. Berkowicz, Thinking Like a Mountain, in H. Schmitz, O. Berkowicz, A. Snaer Magnusson, H. Horsberg Hansen, C. Sjöholm (a cura di), op. cit.: 85.
[15]  “Företag anklagas för skogsbranden i Västmanland”, Sveriges Television, 26/01/2018, https://www.svt.se/nyheter/lokalt/gavleborg/foretag-anklagas-for-skogs­branden-i-vastmanland
[16] Frida Forsén, “Positiva effekten av skogsbranden i Västmanland”, 08/12/2018, https://www.landskogsbruk.se/skog/positiva-effekten-av-skogsbranden-i-vastmanland/;Erik Jersenius, “När naturen våldsamt slår tillbaka”, 02/09/2016, https://www.vlt.se/
[17] Anna-Lena Axelsson e Anders Granström, “SLU-forskare svarar på frågor om skogsbränder”, 02/08/2018, https://www.slu.se/ew-nyheter/2018/8/skogsbrander/
[18] Edith Bremer, “Ingen katastrof – Om naturguidning i brandområden i skyd­dad västlig taiga”, Umeå University, 2018, http://www.diva-portal.org/smash/get/diva2:1229693/FULLTEXT01.pdf; https://www.wwf.se/skog/regnskog/brand-i-skogen/
[19] E. Jersenius, op cit., https://www.vlt.se/artikel/nar-naturen-valdsamt-slar-tillbaka ; https://varskog.nu/
[20] E. Jersenius, op cit., https://www.vlt.se/artikel/nar-naturen-valdsamt-slar-tillbaka; https://varskog.nu/
[21] Saverio Maluccio e Barbara Perna (a cura di), “Tutela e valorizzazione del pa­trimonio forestale italiano – Una sfida per il futuro”, documento realizzato nell’ambito del Programma Rete Rurale Nazionale 2014-2020, autorità di gestione: Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali, referenti: Luca Cesaro, Raoul Romano, marzo 2017: 9; https://rainforests.mongabay.com/deforestation/2000/Italy.htm; http://www.selviturismo.com/cms/boschi-e-foreste-in-italia/
[22] Björn Mild, “Sveaskog avverkar sparade naturskogar”, 29/04/2018, https://www.landskogsbruk.se/skog/sveaskog-avverkar-sparade-naturskogar/; Lena Pettersson, “Kritik mot avverkningen av skyddsvärda skogar”, Sveriges Radio, 18/12/ 2017, https://sveriges­radio.se/sida/artikel.aspx?programid=83&artikel=6845656.
[23] Jonas Sandström, Ulf Bjelke, Tomas Carlberg, Sebastian Sundberg,“Tillstånd och trender för arter och deras livsmiljöer – rödlistade arter i Sverige 2015”, ArtDatabanken SLU, Uppsala, 2015: 26-27,https://www.artdatabanken.se/globalassets/ew/subw/artd/2.-var-verksamhet/publikationer/21.-tillstand-och-trender rapport_tillstand_och_trender.pdf
[24] Ivi: 15.
[25] Ivi: 26.
[26] Ivi:18-19.
[27] Ivi: 28.
[28] Oishimaya Sen Nag, “World Leaders In “Wood Product Exports”, 25/04/2017, https://www.worldatlas.com/articles/world-leaders-in-wood-product-exports.html
[29] “The forest and sustainable forestry”, https://www.swedishwood.com/about_wood/choosing-wood/wood-and-the-environment/the-forest-and-sustainable-forestry/
[30] A. Leopold, op. cit.: 165.
[31] Ibidem.
[32] https://varskog.nu/
[33] Adam Vaughan, “Human impact has pushed Earth into the Antropocene, scien­tists say”, The Guardian, 07/01/2016,https://www.theguardian.com/environment/2016/jan/07/human-impact-has-pushed-earth-into-the-anthropocene-scientists-say
[34] Stefano Ventura, Ginkgo biloba. Vita e storia di una pianta singolare, Bologna, Centro Villa Ghigi, 1987: 31.
[35] Hope Jahren, Lab Girl – La mia vita tra i segreti delle piante (titolo originale, Lab Girl, 2016), traduzione di Daria Cavallini, Torino, Codice edizioni, 2018: 307.
[36] Greta Thunberg, “The disarming case to act right now on climate change”, no­vembre 2018, https://www.ted.com/talks/greta_thunberg_the_disarming_case_to_act_right_now_on_climate  

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Hilda Maria Morgan, ha studiato Comunicazione e Didattica dell’Arte all’Accademia di Belle Arti di Bologna, si è laureata con una tesi che tratta la relazione tra gli uomini e la natura. Si è trasferita in Italia, a Bologna, l’autunno 2012 per partecipare al International Laboratory, programma di teatro fisico, diretta dalla compagnia teatrale Instabili Vaganti. È di origine svedese/inglese, cresciuta in Svezia.

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