di Paolo Iannizzotto
Tra la pietra chiara degli Iblei e il profilo aspro della costa ragusana, la fotografia in bianco e nero diventa uno strumento per esplorare luoghi, storie e memorie.
Le immagini sono dedicate a tre luoghi emblematici della provincia di Ragusa: Ragusa Ibla, il Castello di Donnafugata e la Fornace Penna.
Ogni immagine è un frammento di una storia più ampia, uno sguardo su ciò che il tempo trasforma e talvolta cancella.
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Il bianco e nero concentra l’attenzione sulle forme, sulle superfici e sulle variazioni della luce, evocando il dialogo tra presenza e assenza, bellezza e decadenza, permanenza e oblio.
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Nel labirinto di vicoli e scalinate barocche, la pietra di Ragusa Ibla custodisce i segni del tempo e dell’opera umana. Luci e ombre esaltano volumi e geometrie, rivelando un’architettura ancora viva, in cui la memoria del passato convive con il presente.
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Dimora aristocratica dalla presenza scenografica, il castello di Donnafugata conserva l’eco di epoche lontane.
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La penombra degli ambienti e la luce che attraversa gli spazi richiamano la fragilità delle ambizioni umane e il fluire del tempo, trasformando l’architettura in un luogo sospeso tra storia e immaginazione.
Sulla costa di Sampieri, la Fornace Penna si erge come una cattedrale industriale abbandonata. Le strutture aperte al cielo e al mare testimoniano l’assenza dell’uomo e il suggestivo dialogo tra rovina e natura.
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La luce scopre le ferite della materia, restituendo al passato una presenza silenziosa.
Attraverso questi luoghi, le fotografie compongono una riflessione sulla bellezza e sulla caducità delle opere umane.
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Ogni scatto diventa un frammento di memoria: un modo per raccontare ciò che permane e lasciare una traccia di ciò che scompare.
Perché fotografare non significa forse soltanto fermare il tempo, ma anche dare forma e senso a uno sguardo affinché i luoghi, le loro storie e le emozioni che suscitano possano continuare a vivere nella memoria.
Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026
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Paolo Iannizotto, laureato in Architettura a Firenze, insegna Arte e Immagine presso un istituto comprensivo di Empoli. Siciliano, originario di Ragusa, mantiene un profondo legame con la propria terra, alla quale torna attraverso la fotografia, esplorandone le architetture, il paesaggio e le trasformazioni. Nei suoi scatti ricerca i segni lasciati dal tempo, affidando alla luce, alle ombre e alla materia il compito di raccontare ciò che permane e ciò che lentamente scompare.
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