di Nesrine Kaddour
C’è una parola francese che mi piace molto: flâneur. Indica una persona che vaga senza meta per la città, osservando silenziosamente la società e la vita quotidiana, ed è esattamente così che mi sento nelle strade di Algeri.
La sua quotidianità, nonostante la sua apparente banalità, sembra composta da scene teatrali, fatte di gesti, incontri, attese e movimenti che si svolgono ogni giorno davanti ai nostri occhi.
A volte Algeri mi sembra una sinfonia, dove ogni elemento ha un proprio ritmo e, insieme agli altri, compone qualcosa di più grande.
Algeri è un palinsesto, così ho scelto di chiamarla: un insieme di strati di storia, cultura, memoria e momenti ordinari che, sovrapponendosi, la definiscono e la rendono, ai miei occhi, unica.
Cerco continuamente di leggerla, come un libro aperto o un museo senza didascalie: nelle architetture della Casbah e nelle sue stratificazioni, nelle rovine e nelle tracce lasciate sui muri, nelle scritte e nei graffiti, nei piccoli negozi dei quartieri, nei mercati e nei vicoli stretti.
Queste scene si intrecciano, dialogano e, a volte, sembrano quasi innamorarsi tra loro. Per esempio, una scena di bambini che giocano a calcio accanto al disegno della maglietta del MCA, uno dei primi club sportivi musulmani in Algeria, diventa così anche un’immagine carica di memoria e di significati legati alla storia coloniale.
Gli sguardi delle donne, profondi e intimi, oppure i muri che sembrano parlare, respirare la storia e conservarne le tracce, diventano altri frammenti di questo palinsesto.
Ma anche nelle persone che abitano questi luoghi: donne, uomini e bambini, nei loro gesti e nei loro sguardi, nelle scene semplici della quotidianità. E poi c’è la baia, questa vista da cartolina che ha ispirato tanti autori e artisti, quasi ipnotizzante.
Cerco la sua intimità, la sua sensibilità e, forse, anche la sua fragilità attraverso la luce, le ombre, i contrasti, le texture e i piccoli dettagli, che acquistano maggiore intensità nel bianco e nero e lasciano emergere emozioni che cerco tanto nell’architettura quanto nelle persone.
Alla fine, Il tempo si ferma nelle immagini che scatto, mentre la storia di Algeri continua a essere scritta, riscritta e trasformata.
Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026
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Nesrine Kaddour, conosciuta su Instagram come Nesartistic, è una fotografa di strada e ingegnera ambientale algerina. Il suo lavoro esplora il rapporto tra fotografia, memoria e identità, e il modo in cui i luoghi vengono rappresentati. Dopo aver iniziato a praticare la fotografia nelle strade di Algeri, si è interessata sempre più al modo in cui le immagini influenzano la nostra percezione delle città e delle culture. Si concentra sulla vita quotidiana, sull’architettura, sugli incontri fugaci e sui dettagli spesso trascurati che rivelano gli strati della storia della sua città. La sua pratica comprende serie fotografiche, saggi visivi, iniziative educative e pubblicazioni indipendenti, tra cui Algiers in a Nutshell, Zoralium e The Illustrated Guide to Algiers. Attraverso il suo lavoro artistico e le iniziative rivolte alla comunità, cerca di promuovere modi più consapevoli e critici di osservare e rappresentare l’Algeria.
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