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Cosa ci racconta un paese?

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati

CIP

di Nicola Grato 

Una chiesa, certo, o un’antica fontana; un palazzo nobiliare ora centro culturale polivalente, la processione di una statua della Trinità invisa alle alte gerarchie della Curia palermitana, la storia delle lotte contadine per la terra e la fatica quotidiana dei poveri di sempre. Tutto questo, ma anche angoli inediti, scorci di paesaggio vasto in mezzo a rovi e sterpi, una porta, una finestra, l’Ecce Homo delle nuvole.

Giovanni ci racconta che suo padre perse la capra in una zubbia della Montagnola: legata la bestia a a un albero per andare a mangiare, dopo una giornata in campagna a lavorare, la trovò impiccata alla catena, il terreno franato sotto gli zoccoli, il baratro, l’inferno, la terra molle.

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati 

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati

Nei pressi di Corso San Marco c’è ancora il bar “Aurelio”: Aurelio Giardina, “‘u signurinu”, faceva negli anni ‘50, una granita di limone buonissima.

Oggi i liquori, il banco, i gelati confezionati sono immersi in una luce ocra: se ti fermi ad ascoltare bene in questo pomeriggio di primavera, potrai sentire la telecronaca di Nando Martellini, o la voce di Nicolò Carosio diffusa da una radiolina.

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati

Una casa di foglie, scrive Gabriel. Una casa di ombre e di gechi: è la “casa del sommacco”, prospiciente la via Procida.

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati

Il ponte sul torrente Pozzillo, un corso d’acqua che in inverno s’ingrossava rendendo difficoltoso il passaggio: qui un bambino rischiò financo di morire mentre tentava di guadare il fiume, tanto tempo fa. Occultato da una scalinata, del ponte resta un bell’arco che si vede però a malapena. Giulia lo osserva e immagina com’era un tempo questo ponticello fatto costruire da Bernardo Filingeri nel 1793.

Come le pietre tutte insieme fanno l’arco del ponte, così le storie tutte insieme costituiscono la storia della comunità, del paese, commentiamo.

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati 

Quanti incendi avrà visto la Madonna di San Lorenzo? Se lo chiede Luigi. L’ultimo nel 2023 ha risparmiato questa chiesetta di campagna che sorge dove nell’alto Medioevo era l’Hospitale Sancti Laurenti. Negli anni Novanta il fuoco distrusse completamente il tetto, ora rifatto. Accatastati dentro questa cappella banchi, sedie, quadri e altri arnesi: sembra un magazzino. Qui in estate vengono ad ascoltare messa per la quindicina di agosto. Ombre sui muri e dietro il piccolo altare, saranno fantasmi? Sono forse le donne e gli uomini che un tempo furono qui.

Una porta è una porta è una porta: Francesco pensa che chi ha messo la tendina di trine amava molto cucire.

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati 

Usciamo in gruppo e percorriamo Corso San Marco verso le antiche carcare. Questa è la Villafrati più antica: un tempo qui le persone venivano a scaldarsi durante l’inverno al calore di questi forni per la cottura della pietra. Oltre la rete un paesaggio di campi, l’antico latifondo, le terre di lavoro.

L’antica Santa Croce detta delle carcare – come ci racconta Pippo che qui ci aspetta in un pomeriggio caldo di primavera – era il luogo di riunione per dire il Rosario del 3 maggio: “Mille volte Gesù”. Ragazzi come un tempo fu lui portavano le sedie per nonni e genitori: accomodatisi i vecchi e in preghiera, i ragazzi scappavano per giocare a pallone.

Sembra un cielo con gli alberi, quest’Uomo che soffre; chissà da quanti anni è lì che guarda chi passa, chi prende un gelato al bar, chi segue una processione, chi lo fotografa – come Francesco e Giovanni – chi bighellonando torna da solo a casa a tarda notte.

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati

In questa piazza-teatro fino a poco tempo fa mettevano le auto, accanto c’era un lavaggio, oggi chiuso. Qualcuno viene qui a giocare a pallone, ma sono davvero in pochi.

Villafrati (ph. Nicola Grato)

Villafrati 

Una finestra chiusa di una casa abbandonata. Chi ci abitava? Com’è fatta dentro? Magari se osserviamo intensamente questa finestra, qualcuno da dentro può aprirla e raccontarci qualcosa.

Ultime case… Questo era un quartiere molto popolato, c’erano un tempo tanti bambini. Ora c’è questa bella piazza con una stele in memoria di un militare dell’Arma.

Al sole dell’estate correva l’acqua di questo bevaio, ora secco.

Abbiamo voluto raccontare Villafrati così, attraverso dei punti di interesse collocati sulla mappa satellitare di Google Earth: immagini e parole che possono guidarci alla scoperta di angoli reconditi del paese e, forse, di noi stessi.

“Cosa ci racconta un paese? Villafrati secondo noi” è un progetto realizzato dalle alunne e dagli alunni delle prime classi della scuola secondaria di primo grado di Villafrati:  Emma Michela Bongiovanni, Giulia Giordano, Sofia Giordano, Alessia Dioguardi, Francesco Panepinto, Francesco Gioietta, Vincenzo Anesetto, Luigi Calogero Stropoli, Karol Caldarella, Giovanni Grifo, Ginevra Sclafani, Beatrice Nicastro, Dalila Jaballah, Michele Lo Monte, Gabriel Pulizzotto, Gabriele Fucarino, Nino Termini, Matteo Mannino, Antonella Galluzzo, Riccardo Saglimbeni. 

Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025

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Nicola Grato, laureato in Lettere moderne con una tesi su Lucio Piccolo, insegna presso le scuole medie, ha pubblicato tre libri di versi, Deserto giorno (La Zisa 2009), Inventario per il macellaio (Interno Poesia 2018) e Le cassette di Aznavour (Macabor 2020) oltre ad alcuni saggi sulle biografie popolari (Lasciare una traccia e Raccontare la vita, raccontare la migrazione, in collaborazione con Santo Lombino); sue poesie sono state pubblicate su riviste a stampa e on line e su vari blog quali: “Atelier Poesia”, “Poesia del nostro tempo”, “Poetarum Silva”, “Margutte”, “Compitu re vivi”, “lo specchio”, “Interno Poesia”, “Digressioni”,“larosainpiù”,“Poesia Ultracontemporanea”. Ha svolto il ruolo di drammaturgo per il Teatro del Baglio di Villafrati (PA), scrivendo testi da Bordonaro, D’Arrigo, Giono, Vilardo. Nel 2021 la casa editrice Dammah di Algeri ha tradotto in arabo per la sua collana di poesia la silloge Le cassette di Aznavour. Con Giuseppe Oddo ha recentemente pubblicato Nostra patria è il mondo intero (Ispe edizioni).

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