di Nicoletta Marino
Il progetto fotografico Colture Condivise nasce dalla volontà di restituire forma visiva a un’esperienza virtuosa di coesione socio-economica nel cuore della Sicilia agricola.
L’indagine si addentra nell’attività in serra condotta da Alì Said e dalla moglie Wafa a Torre di Mezzo nel Ragusano, facendosi testimonianza diretta di un modello d’inclusione tunisino-siciliano fondato sulla convergenza tra gestione familiare e radicamento territoriale.
Nella mia duplice identità di agronoma e autrice, ho accompagnato l’intero ciclo vegetativo per oltre un anno, osservando sul campo la serrata successione dei lavori: la preparazione del suolo sotto le campate plastificate, il delicato trapianto manuale delle piantine lungo le file, la costante cura fitosanitaria, l’allineamento dei fusti ai sostegni e le operazioni quotidiane di diradamento.
Le immagini documentano l’intensità della raccolta, quando i frutti giunti a matura pienezza vengono staccati e selezionati, fino alla chiusura della stagione con l’estirpazione delle piante e la pulizia del terreno in vista della nuova semina.
Ritratti calati nell’ambiente di lavoro e inquadrature dinamiche mettono in luce la precisione gestuale, la fatica fisica e l’intrinseca dignità di ogni fase della produzione.
Elemento cruciale della ricerca è stato l’ingresso nella dimensione privata di Alì e Wafa. L’accoglienza ricevuta ha consentito all’obiettivo di varcare la soglia della casa per cogliere il ritmo autentico della vita domestica: gli slanci d’affetto tra le pareti di casa, il gioco dei figli piccoli e la preparazione del tè verso la fine delle ore di lavoro nei campi, rito intimo di sosta, dialogo e rigenerazione.
Porre lo sguardo fotografico al servizio delle scienze agrarie consente di dischiudere la complessità del lavoro nei campi, valorizzando la tutela della biodiversità e la tenuta sociale delle comunità rurali, così da restituire al mondo contadino la centralità culturale e scientifica che gli appartiene.
Attraverso la luce e l’empatia, la fotografia supera l’ostacolo delle barriere linguistiche, demolisce gli stereotipi culturali e sostituisce ai volti astratti le persone reali, restituendo identità a chi rischia di rimanere invisibile.
Colture Condivise si offre così come una riflessione sulla terra e sul lavoro d’insieme quali spazi privilegiati d’incontro, rispetto reciproco e crescita collettiva.
Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026
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Nicoletta Marino, agronoma con Dottorato di Ricerca conseguito presso l’Università degli Studi di Catania e Direttrice del Centro Chimico Ibleo, unisce il rigore scientifico a una forte sensibilità artistica. Come fotografa freelance si occupa di reportage, grafica, comunicazione visiva, progetti editoriali e allestimenti espositivi. Ha ampliato le proprie competenze internazionali attraverso il corso “Seeing Through Photographs”, promosso dal MoMA di New York e curato da Sarah Meister. La sua crescita si è consolidata negli anni con i workshop esperienziali della Shobha Mother India Photography School e con il percorso formativo “Ideare, organizzare e comunicare una mostra con focus in fotografia” della Fondazione Trossi Uberti. Assistente del fotografo Roberto Strano, attualmente collabora all’organizzazione e al coordinamento di workshop e viaggi fotografici sul campo tra Italia, Balcani e Caucaso. Un elemento centrale della sua ricerca riguarda la Georgia, territorio con cui mantiene un confronto continuo e dove ha partecipato all’International Black Sea Photography Festival ed esposto presso la Poti Art House. Il progetto Culture condivise è stato inserito all’interno del catalogo dell’opera collettiva FIAF “Agrosfera: storie di tradizione e innovazione” con la successiva esposizione presso le sale del CIFA a Bibbiena (AR).
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