“Perchè Dio mi ha fatto così!”

 Nella ludoteca Alveare di Agrigento (ph. Argento)

Nella ludoteca Alveare di Agrigento (ph. Argento)

di Gabriella Argento 

«Perché non sono nero?» Mi disse Giuliano. «Vorrei essere nero come Kalidou!». E qualche giorno dopo: «mamma, oggi, la maestra all’asilo mi ha detto che i miei capelli sono castani. Non mi piacciono: io li voglio neri come Kalidou!». «Vedi Giuliano, cercai di spiegargli facendo appello a Darwin, «il nonno del bisnonno e ancora del bisnonno del trisavolo di Kalidou era nato in Senegal, un Paese che si trova in Africa; e siccome lì fa molto ma molto caldo, la sua pelle è diventata più scura».

La mia spiegazione non convinse tanto Giuliano, che per diverse settimane rimase con il suo dubbio aperto, riproponendo la stessa domanda più volte, fino a quando un giorno in maniera inaspettata il suo dilemma fu risolto! Eravamo in macchina, lui seduto accanto ad Abdhil, un bambino qualche anno più grande nato in Italia da genitori etiopi, ed io alla guida. Finiamo di canticchiare una canzone, quando Giuliano si rivolge ad Abdhil e gli pone il suo chiodo fisso: «Abdhil ma perché tu sei nero e io no?». Ed ecco che Abdhil con la massima naturalezza e immediatezza gli rispose: «perché Dio mi ha fatto così!». Giuliano lo guarda negli occhi soddisfatto (e credo anche con una buona dose di gratitudine) ed inizia a ripetere: «Sì, perché Dio mi ha fatto così, perché Dio mi ha fatto così».

Da quel giorno in poi, Giuliano non mi ha posto più la sua domanda: Abdhil gli aveva dato la risposta che cercava! E c’è di più, quella spiegazione non solo soddisfò la sua curiosità ma gli permise di accettarsi differente e così qualche tempo dopo mi disse: «mamma, non fa niente se non sono nero: va bene rosa-carne. Mi piace lo stesso, perché Dio mi ha fatto così!».

 Laboratorio musicale (ph. Argento)

Laboratorio musicale (ph. Argento)

Crescere insieme: l’esperienza della ludoteca multietnica

La ludoteca multietnica Alveare di Agrigento, promossa dalla Fondazione Mondo Altro e dalla Caritas Diocesana, nasce nel 2011 con il duplice obiettivo di educare alla convivenza tra etnie e culture diverse e allo stesso tempo rafforzare l’identità culturale dei differenti contesti di appartenenza dei bambini di origini diverse, all’interno di un processo di scambio attivo fondato sulla reciprocità. È attiva da settembre a giugno, tutti i pomeriggi dal lunedì al venerdì ed è frequentata da circa 15 bambini, italiani e non, di età compresa tra i tre e gli otto anni. Si tratta prevalentemente di minori di seconda generazione, nati in Italia da genitori provenienti da svariati Paesi, quali Nigeria, Senegal, Eritrea, Guinea Bissau, Romania, Bangladesh, Marocco e Tunisia.

Questa realtà muove a partire dalla idea di fondo che l’intercultura non va ridotta alla conoscenza folklorica delle diverse culture, né costituisce un problema da affrontare, al contrario essa è da interpretare come opportunità dalle molteplici potenzialità in cui il rispetto dei diritti, la valorizzazione delle differenze e delle varie biografie e soprattutto la promozione di specifici percorsi finalizzati alla conoscenza reciproca delle culture presenti, rappresentano tutti elementi prioritari.

Attraverso attività sempre diverse, si offre ai bambini uno spazio nel quale affrontare ed elaborare i loro dubbi rispetto al tema della diversità, obiettivo fondamentale che trova terreno fertile nella loro naturale disposizione a sperimentare la piacevolezza dello stare insieme e l’opportunità di diventare amici, al di là delle differenze fisiche, linguistiche e religiose.

I bambini che frequentano la ludoteca Alveare, specie i più piccoli, nei disegni spesso si rappresentano di colore rosa e se si domanda ai più grandi a quale nazionalità sentono di appartenere, il più delle volte rispondono 50% italiani e 50% senegalesi/marocchini, ecc. A questo proposito indicativo è stato l’episodio di qualche anno fa, quando come ludoteca partecipammo al “Tarì d’oro”, una manifestazione canora organizzata da una parrocchia della Diocesi del territorio. Alcune bambine scelsero un brano di Laura Pausini, altri alcuni autori delle hit parade del momento ma quelli che più meravigliarono furono Nizar e Yaya, due fratellini marocchini di circa sette e otto anni, che al momento della compilazione del modulo di partecipazione cominciarono a canticchiare: «lasciatemi cantare con la chitarra in mano, sono un italiano, un italiano vero!». «È questa la canzone che vogliamo cantare, ci piace tanto». Pur se questo può far ridere nell’immediato, a ripensarci non è poi così strano: i bambini vivono in Italia, frequentano le scuole italiane, giocano a calcio nella squadra locale dell’Akragas, apprezzano gli spaghetti con il sugo, vanno in Marocco ogni due anni circa per andare a trovare i nonni, oltre all’arabo e all’italiano comprendono e parlano bene anche il siciliano e in particolare l’agrigentino, pertanto: per quale motivo non dovrebbero sentirsi italiani veri? O, forse, sarebbe meglio interrogarsi su chi è oggi l’italiano vero?! Non è forse un italiano chi la domenica pomeriggio ama andare a vedere le partite di calcio della squadra cittadina, allenata dal papà di questi due bambini, che quando era in Marocco giocava nella nazionale marocchina? Non è forse un italiano chi mangia le arancine preparate da Mercy, la mamma di Sheila e Luciano, che lavora in una delle rosticcerie più rinomate di Agrigento? Non è forse un italiano chi indossa le collane di perle e le borse griffate che vendono il papà di Jemy e il papà di Oumy o di Rama?

È molto bello scoprire come nel corso di questi anni di attività, le famiglie dei bambini abbiano interiorizzato l’immagine della ludoteca Alveare come uno spazio fisico e mentale che appartiene loro, ossia uno spazio familiare. In questo modo, occasioni come per esempio i compleanni dei bambini diventano momenti di condivisione e di approfondimento culturale attraverso musiche, danze e piatti dei vari Paesi di origine. E così per un attimo sembra di essere in Nigeria, in Marocco e in tante altre parti del mondo!

La condivisione di tante esperienze lungo l’arco dell’anno consente anche di scoprire punti di incontro impensati: molte abitudini apparentemente distanti, attraverso un processo di scambio reciproco, svelano avere dei denominatori comuni. Ad esempio, qualche anno fa, in occasione della festa di apertura della ludoteca, Saadia, una donna marocchina mamma di due bambine, preparò del riso con del pesce disposto su un grande piatto originario del Marocco che apparteneva a sua madre e che tuttora usa solo nelle grandi occasioni. Malgrado si trattasse di una merenda insolita per le abitudini italiane, bastò che la nonna di Cristina, una bambina italiana, si avvicinasse attratta dal fatto che quella pietanza aveva lo stesso odore del pesce che preparava la sua mamma, che tutto fu divorato nel giro di pochi minuti! Così come, nello scambio di informazioni sulle cure migliori per i bambini si è scoperto che il metodo nigeriano per curare il mal d’orecchio con l’olio di oliva che utilizza Bose è lo stesso che praticava ad Agrigento la nonna di Gioia.

Nell’impostazione di fondo della ludoteca Alveare, prioritario è l’obiettivo di creare le condizioni necessarie perchè bambini e genitori si sentano accettati e riconosciuti senza rinunciare alle proprie identità etniche e culturali: nel gioco e nei diversi percorsi laboratoriali di pittura, musica e cucina, si scopre che è possibile non solo stare insieme ma anche pregare un unico Dio, malgrado si professino religioni differenti. Non importa come si chiama: «Dio è Dio», disse un giorno Mohamed, e per tale motivo, in occasione della merenda in ludoteca, si fa una preghiera di ringraziamento, formulata appositamente tutti insieme, che recita in questo modo: «grazie Dio per questa merenda, ti preghiamo perché tutti i bimbi del mondo abbiano da mangiare e siano felici». Così, c’è posto per il Natale e per il presepe, ma anche per festeggiare la nascita del profeta Maometto; si fanno gli auguri per Natale e per Pasqua ed altrettanto a conclusione del Ramadan; ci si scambiano i racconti sui riti praticati e gli inviti per parteciparvi, nella ferma convinzione che intercultura non significa rinunciare, rimuovere o cancellare ma piuttosto aggiungere, arricchire, sperimentare che c’è spazio per tutti e che insieme si possono costruire spazi nuovi.

Ludoteca Alveare (ph. Argento)

Ludoteca Alveare (ph. Argento)

Insieme tra bambini, insieme tra famiglie.

Un punto centrale della metodologia di lavoro della ludoteca Alveare è la partecipazione attiva delle famiglie di tutte le nazionalità, valorizzate nel loro essere depositarie di valori e culture diverse. Non si è voluto offrire un baby parking, un luogo dove lasciare i bambini per andare al lavoro per alcune ore il pomeriggio, né un servizio assistenziale rivolto a bambini immigrati in condizioni di povertà estrema. Al contrario, essa rappresenta uno spazio innovativo aperto a tutta la comunità del quartiere e della città, un’esperienza di convivenza e di crescita non solo per i bambini ma anche per le famiglie, e soprattutto per le mamme. Per questo, a tutti i genitori italiani e non, è chiesto di collaborare alle attività quotidiane, nella forma che preferiscono. Ad esempio, sono le mamme che spesso preparano la merenda per tutti i bambini e collaborano quotidianamente alle attività ludico-didattiche e alla gestione dei locali della ludoteca. Inoltre, alle mamme, italiane e migranti, è dedicato uno spazio ad hoc, noto come tea room, dove una volta a settimana si incontrano attorno ad una tazza di tè per raccontarsi insieme, ossia per condividere esperienze, pensieri, ricordi intorno al loro passato, al loro matrimonio, all’arrivo in Italia e al ricongiungimento con il marito, alle preoccupazioni per i figli, alle esperienze della gravidanza e dell’allattamento, ecc.

Lo spazio del tea room diventa luogo nel quale si sperimenta l’ascolto di ogni libera narrazione, e questo rende possibile alle partecipanti il riconoscimento del proprio trascorso, l’acquisizione di una rinnovata, rimodulata consapevolezza circa la propria identità personale, l’opportunità di mettere insieme gli eventi della propria vita, di dare un ordine e un senso al quotidiano; insieme si attivano nella condivisione dell’essere, del fare e del sapere del quale sono portatrici, attraverso un attivo coinvolgimento e un reale interesse verso tutte le appartenenze e le provenienze, tutte le esperienze e le competenze.

Dopo alcuni anni, il legame è ormai consolidato: la ludoteca e il gruppo delle donne del tea room sono diventati parte integrante della sfera affettiva e sociale di genitori e bambini che la frequentano, costituendo, quando necessario, anche un punto di riferimento per tutte le necessità, un gruppo al quale rivolgersi nel caso di un problema di salute, qualche difficoltà con il lavoro o un’incomprensione con l’insegnante a scuola. Anche il contatto con il personale diventa una relazione, un legame affettivo, che va oltre la richiesta di supporto per le necessità: un sms per avvisare che insieme ai bambini sono arrivati in Marocco o in Eritrea durante l’estate, gli inviti per ricorrenze importanti come i battesimi dei loro piccoli, una visita in ospedale in occasione della nascita del mio bambino.

Laboratorio sulla pace (ph. Argento)

Laboratorio sulla pace (ph. Argento)

Alcune considerazioni a margine dell’esperienza

I bambini osservano, ascoltano, ed elaborano ciò che li circonda. La prossimità, la conoscenza e lo scambio con l’Altro rappresentano validi strumenti per distruggere le barriere reali e potenziali del pregiudizio e dell’indifferenza, pertanto è fondamentale offrire alle future generazioni la possibilità di fare esperienze di socializzazione in contesti multiculturali, già a partire dalla prima infanzia. Tuttavia per pervenire a tale obiettivo, la scuola, nonostante svolga un ruolo centrale, non può avere la responsabilità esclusiva, ma serve creare e potenziare spazi collaterali alla scuola in una prospettiva di sinergia e di partecipazione, contesti idonei al confronto, al dialogo e al coinvolgimento simultaneo di famiglie e bambini.

Luoghi nei quali sia possibile una conoscenza reciproca, intesa come disponibilità di interazione mediante un confronto a 360 gradi per creare nei bambini e negli adulti una familiarità, un atteggiamento di apertura che possa preparare lo sviluppo di relazioni, in una atmosfera di stima, dialogo, comprensione reciproca, desiderio di costruire insieme e voglia di conoscersi.

Le attività e le esperienze che nel corso di questi anni sono state sperimentate e costruite all’interno della ludoteca Alveare, costituiscono valide prove per dimostrare che l’intercultura è da intendere non solo come fine ma soprattutto come mezzo per realizzare l’integrazione. La condivisione sperimentata è un valore aggiunto tanto per i bambini e le famiglie sia italiane che immigrate: è un viaggio da compiere insieme alla riscoperta della dimensione dell’Altro, in cui siamo tutti “Altro” e dove non ci sono spettatori, ma solo protagonisti.

Tornando alla storia di apertura, credo che se oggi Giuliano, a distanza di un anno ricorda ancora le parole del suo amico Abdhil, e ha ben accettato il fatto di non avere la pelle nera, interagisce e gioca indistintamente con bambini di origini diverse dalle sue, così come con bambini diversamente abili e non si stupisce dinnanzi una coppia omosessuale, è forse anche grazie all’incontro che ha fatto con il suo caro amico Kalidou ed alla saggia spiegazione che gli dato il suo amico Abdhil, senza spiegazioni scientifiche e particolari teoremi, a proposito della diversità: ogni diversità ha valore, «Dio ci ha fatti così», siamo tutti preziosi.

Dialoghi Mediterranei, n.21, settembre 2016

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Gabriella Argento, assistente sociale, specializzata in cooperazione allo sviluppo presso l’Università degli studi di Palermo e mediatrice interculturale. Socia fondatrice e consigliere dell’associazione Assistenti sociali senza frontiere (ASSF) Onlus. Dal 2011 coordina la ludoteca multietnica Alveare della Caritas Diocesana di Agrigento e della Fondazione MondoAltro. Ha collaborato ad alcune attività di ricerca nazionali ed internazionali tra le quali: “Welfare per i minori e famiglie migranti” diretto dalla prof.ssa Ravider Barn dell’Università Royal Halloway di Londra; “La violenza nelle relazioni di prossimità: generazioni, generi e politiche di intervento”(PRIN 2008) e “Analisi delle buone pratiche per la famiglia con anziani non autosufficienti”, promossa dall’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

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