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Limes. Il culto degli Arcangeli

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Santuario micaelico in grotta, sul monte Tancia, Lazio (ph. G. Ceccarini)

di Gianluca Ceccarini

Secondo un’antica leggenda popolare, il Ponte di San Giacomo divide il mondo dei vivi da quello dei morti. È la Via Lattea e San Giacomo, pescatore a Betsaida sul lago di Tiberiade, ne è guida e protettore. Il ponte è sottile come un capello, come una lama di coltello e si erge su di una voragine spaventosa. Spesso nei racconti è descritto come formato da spade, pugnali, coltelli, chiodi, spine e rovi sui quali l’anima cammina durante e dopo l’agonia.

I defunti devono attraversarlo per arrivare nell’aldilà: se il morto ha commesso pochi peccati è agile e attraversa il ponte senza difficoltà; se ne ha commessi molti è pesante, goffo e rischia di cadere. San Giacomo, con bordone e cappello da viaggiatore, patrono dei pellegrini e viandanti, accompagna e conforta il defunto nell’ultimo viaggio.

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Le pietre sacre del santuario micaelico di Monte S. Angelo in Puglia (ph. G. Ceccarini)

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L’altare nella grotta micaelica di Morro Reatino, Lazio (ph. G. Ceccarini)

Secondo un’altra credenza diffusa sempre in ambito popolare i defunti possono contare sulla protezione dello Arcangelo Michele nella sua funzione di psicopompo, a cui Dio affida le anime dei giusti per proteggerli dai demoni lungo il sentiero che conduce al Cielo.

Michele, numen dei pastori, protettore degli spazi di confine, dei limes, pesa i peccati delle anime con la sua bilancia.

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San Michele pesatore di anime, Caporciano sul Tratturo Magno (ph. Ceccarini)

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Processione per la festa di S. Michele a Liscia in Abruzzo (ph. G. Ceccarini)

Sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento è con i titoli di guida, protettore e guerriero che l’Arcangelo Michele (in ebraico Mikha’el, “chi è come Dio”) appare citato più volte. Nell’Apocalisse di Giovanni è capo della schiera degli angeli nella lotta che lo vede vincitore contro il drago-Diavolo (12,7) e viene descritto come angelo turiferario che con un turibolo offre incenso all’altare d’oro posto dinanzi a Dio (VIII: 3-5). A San Michele si associa la qualità di pesatore delle anime, mutuato dalla tradizione egizia, psicopompo che accompagna le anime nell’estremo viaggio verso l’oltretomba. L’Arcangelo, secondo numerosi vangeli apocrifi basati su storie orientali, accompagna Maria nella sua ascesa in cielo.

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Donna anziana in un paese della Tuscia viterbese (ph. G. Ceccarini)

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Venditrice in un mercato rionale, Umbria (ph. G. Ceccarini)

Probabilmente San Michele è citato, senza essere direttamente nominato, nella prima e nella seconda lettera di Paolo ai Tassalonicesi, nelle quali l’Evangelista annuncia la resurrezione e rassicura che v’è chi trattiene l’Anticristo (è implicito il riferimento a San Michele come guardiano ed oppositore del male).

Di ispirazione bizantina sembra essere invece la funzione simbolica di vessillifero, con cui l’Arcangelo Michele viene invocato nell’Offertorio della messa per i defunti: signifer Sanctus Michaelis repraesentet eas (animas) in lucem sanctam.

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Trasporto della piccola statua di san Michele a Varco Sabino, Lazio (ph. Ceccarini)

Nella letteratura apocrifa è anche depositario delle chiavi del paradiso, costituendosi come una sorta di “eroe culturale” quando insegna ad Adamo l’agricoltura, dopo la caduta dal paradiso, e divenendone il custode dopo la morte fino al giorno del giudizio. Nel vangelo di Giovanni lo troviamo come taumaturgo e guaritore tramite l’acqua della piscina detta Betzata dove infermi, ciechi e paralitici trovavano la guarigione (5,4).

Mutuato dalla tradizione ebraica, il culto degli Arcangeli si insinuò nel cristianesimo, spostandosi da Oriente a Occidente. San Michele entra così nel pantheon delle divinità e delle credenze magico-religiose in ambito popolare, soprattutto grazie al suo legame con l’ambiente agro-pastorale in quanto protettore dei pastori e delle transumanze.

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Ex voto in un santuario del Lazio (ph. G. Ceccarini)

I santuari dedicati a San Michele sono situati perlopiù in zone rupestri, marginali all’abitato, nell’immaginario collettivo sedi di entità pericolose e l’Arcangelo vi si pone simbolicamente a garanzia contro i pericoli di un mondo selvatico “altro”.

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Edicola con san Michele nel borgo di Procida

Ci troviamo quindi nel campo della dicotomia natura/cultura, l’Arcangelo diventa custode dei luoghi selvaggi e sotterranei, guardiano delle zone di confine dove è costantemente presente il pericolo di uno sconfinamento dell’irrazionale e del caos, pacificatore delle forze malefiche nascoste negli antri bui delle caverne, diventa il Signore delle acque dispensatrici di salute e abbondanza, garante contro il pericolo di calamità naturali come terremoti o pestilenze.

Gli scatti del progetto che propongo provengono da una mia ricerca sul campo a lungo termine effettuata in parte con l’antropologo Andrea Benassi, rivolta allo studio del culto popolare di San Michele Arcangelo e in particolare dei relativi pellegrinaggi minori verso i santuari rupestri ed in grotta consacrati all’Arcangelo.

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Un momento della processione micaelica a Vallecorsa, Lazio (ph. G. Ceccarini)

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Processione a Monte S. Angelo in Puglia (ph. G. Ceccarini)

La zona su cui si è maggiormente concentrata la ricognizione è la fascia appenninica del centro-sud Italia dove, per ragioni geo-morfologiche e storico-culturali, risulta notevole la presenza di grotte-santuario dedicate a San Michele (con alcune eccezioni per luoghi non montani come ad esempio l’isola di Procida dove ho registrato un interessante culto micaelico legato al mondo della marineria)

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Ossa conservate all’interno del santuario micaelico in grotta di Montorio, Lazio (ph. G. Ceccarini)

Il fenomeno, nel quadro di un’osservazione ad ampio raggio, risulta essere caratterizzato da una portata sociale di carattere nazionale e sovranazionale, grazie alla presenza del santuario di Monte Sant’Angelo sul Gargano, il quale si innesta all’interno della rete dei grandi santuari internazionali, accanto a quelli mariani con cui condivide notevoli analogie simbolico-rituali. Contemporaneamente il culto micaelico si inserisce all’interno dei meccanismi demologici di portata regionale e locale, in seguito alla presenza di un notevole numero di santuari in grotta minori a carattere devozionale locale diffusi su buona parte del territorio.

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Impronte di piedi incise dai pellegrini nella grotta micaelica di Cagnano Varano, Puglia (ph. G. Ceccarini)

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Altare nella grotta micaelica di Morro Reatino, Lazio (ph. G. Ceccarini)

La ricerca sul campo ha permesso la raccolta di molto materiale, soprattutto per quanto riguarda il ricco patrimonio orale di leggende di fondazione a carattere locale, distinte o direttamente collegate alle leggende istituzionali. É proprio il notevole corpus di leggende micaeliche che ci permette di rintracciare i complessi meccanismi messi in atto dalle comunità per sottolineare la propria identità culturale e territoriale. La portata storica ed istituzionale del culto micaelico ufficiale, riconosciuta a livello sovranazionale, non scoraggia la nascita, costantemente reiterata nel tempo, di percezioni emiche degli spazi e dei tempi: ogni micro-realtà trascende la storia ufficiale e genera meccanismi di mitopoiesi funzionali alla costruzione di identità locali ed autoriconoscimento.

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Il ballo della Pantasima a Varco Sabino, Lazio (ph. G. Ceccarini)

Con il culto dell’Arcangelo nelle grotte-santuario la comunità opera una continua ricognizione della propria mappa mentale territoriale e dei propri valori culturali; la devozione micaelica assume funzioni di destorificazione contro i rischi del divenire e contemporaneamente è strumento per ribadire la particolarità culturale, territoriale ed identitaria delle varie realtà locali, particolarmente efficace in periodi di globalizzazione e localismi come la nostra contemporaneità.

Il confine, il limes è luogo antropologico in cui si esprimono dialettiche di confronto e conflitto fra diverse alterità, spazio fisico e simbolico di comunicazione attraverso cui si ri-definiscono differenze e possibili incorporazioni. Numen territoriale, l’Arcangelo Michele custodisce gli spazi reali del territorio, spesso sotterranei, sedi potenziali di forze negative; guardiano dei limiti, dei confini tra natura e cultura, tra il mondo dei vivi e quello dei morti, tra il proprio mondo e l’esterno.

Dialoghi Mediterranei, n. 40, novembre 2019
Riferimenti bibliografici
Barth F., Ethnic groups and boundaries, Bergen-Oslo-London 1969
Bronzini G. B, “Culto garganico di S. Michele”, in Lares, LIV, 1988/3 e 1988/4
Ceccarini G. e Benassi A., ‹‹Il volo dell’Angelo: etnografia del culto micaelico nelle grotte-santuario del Lazio: sorgenti miracolose, pietre sacre e dinamiche identitarie››, in I riti dell’acqua e della terra, Sette Città, Viterbo, 2006
Lai F., Antropologia del paesaggio, Carocci, Roma, 2000
Lombardi Satriani L. M. – Meligrana M., Il ponte di S. Giacomo. L’ideologia della morte nella società contadina del sud, Sellerio, Palermo, 1996

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Gianluca Ceccarini, laureato in Antropologia presso l’Università la Sapienza di Roma con una tesi sulle dinamiche di identità territoriale dei culti micaelici nei santuari ipogei, dal 2001 è socio fondatore dell’ARSDEA Associazione Ricerche e Studi Demo-Etno-Antropologici, tramite la quale svolge diverse attività: ricerche sul territorio, allestimenti museografici, partecipazione e organizzazione di convegni, pubblicazione di articoli. Si occupa di ricerca demo-etno-antropologica, con un particolare interesse rispetto alle tematiche dell’Antropologia del Paesaggio, del Corpo e dell’Etnomusicologia, privilegiando l’uso della fotografia. Con Nahid Rezashateri, fotografa-moviemaker iraniana, nel 2018 ha fondato il collettivo SARAB che si occupa di progetti fotografici, antropologia visuale, cortometraggi e Media Art, con particolare attenzione ai temi dell’identità, della memoria e del paesaggio come processo culturale.

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