di Ninni Ravazza [*]
Sembrerebbe impossibile che in un mondo declinato al maschile, quello delle tonnare, le pagine più belle le abbiano scritte delle donne. Quando lo studio si è allontanato dalla biologia, dalla storia e dall’economia della tradizionale pesca del tonno per intraprendere la non meno affascinante strada dell’antropologia, allora la ricerca sul campo ha trovato certamente nelle donne le migliori traduttrici di comportamenti, atteggiamenti, ruoli e tradizioni che hanno da sempre avuto nell’uomo l’interprete principale.
La ricerca sul campo dei demologi in materia di tonnare non ha storia lunghissima: nel 1954 il giovane etnomusicologo calabrese Diego Carpitella accompagnò il già famoso statunitense Alan Lomax in un viaggio nel mondo musicale popolare italiano partendo proprio dalla Sicilia dove per primi registrarono a fini di studio i canti delle tonnare (Sciacca e Torretta Granitola, esperienza successivamente fatta anche a Pizzo Calabro) [1]; oggi la loro eredità è raccolta da Sergio Bonanzinga (Università di Palermo) etnomusicologo che ai canti del lavoro ha dedicato decine di pubblicazioni [2]. Di tonni e tonnare a cavallo tra Sette e Ottocento si erano interessati il diarista palermitano Marchese di Villabianca (“Tonnare di Sicilia”) [3] e l’imprenditore milazzese Duca d’Ossada proprietario di impianti di pesca nella Sicilia nord orientale (“Osservazioni pratiche su cammino, corso e pesca dei tonni”) [4]; a fine Ottocento il medico–demologo palermitano Giuseppe Pitrè dedicò alla pesca dei tonni alcuni capitoli nella sua Biblioteca delle Tradizioni Popolari Siciliane [5], e allo stesso periodo risale il fondamentale lavoro della Commissione Reale per le tonnare [6].
La prima metà del Novecento registra principalmente studi e ricerche sulla biologia del grande pesce soprattutto per la crisi che iniziava a travagliare il settore: negli anni ‘30 compare la prima donna che studia la biologia del tonno, Cettina Scordia di cui restano famose le polemiche con Massimo Sella in merito alle migrazioni dei tonni. Si tratta però sempre di studi e ricerche finalizzati alla migliore comprensione delle rotte e dei comportamenti del Thunnus thinnus ai fini della sua cattura.
L’ultima frazione del secolo scorso e l’inizio del corrente vede la pubblicazione di numerosi studi sulle tonnare e sul mondo che attorno ad esse girava e che ormai era avviato a una mesta fine: per quanto riguarda le tonnare siciliane voglio ricordare il biologo–affabulatore Raimondo Sarà, lo storico dell’economia Rosario Lentini, il cronista Gianluca Serra, lo storico Massimo Tricamo (col suo alter ego di Calabria Antonio Montesanti). Mi auguro di aver contribuito anche io con i miei scritti alla migliore conoscenza di questa realtà. In Sardegna, altra isola storicamente vocata alla pesca del tonno, il microbiologo di rilievo internazionale Salvatore Rubino ha ricostruito la storia della tonnara Saline [7], mentre dei tanti impianti minori calati nel corso dei secoli lungo tutte le coste italiane si è interessato l’architetto Bruno Centola che tralasciando le tonnare più famose è riuscito a restituire la memoria di quelle strutture spesso dimenticate [8]. Approfondite ricerche sulla bibliografia internazionale del tonno e sulle centinaia di tonnare calate nei secoli (soprattutto nel Mediterraneo ma anche sulle coste atlantiche di Spagna, Portogallo e Marocco) sono state compiute da Antonio Di Natale, segretario generale dell’Acquario di Genova e tra i massimi esperti mondiali in tema di gestione della “risorsa Tonno”.
Il tonno al femminile
Gli autori citati hanno affrontato il tema “tonnara” sotto molteplici aspetti, dalla storia all’economia alla biologia alle tecniche di pesca all’architettura e ovviamente anche dal punto di vista culturale e antropologico. Chi però ha scandagliato con maggiore profondità l’universo della tonnara per come vissuto dai suoi protagonisti, riuscendo a fare emergere emozioni e sensazioni, a mio parere sono state le donne che per lavoro o passione si sono confrontate col mondo della pesca in generale e di quella del tonno in particolare. Lavori “da uomini” in cui le donne sono state sempre relegate al ruolo secondario di assistenti a terra per la realizzazione degli attrezzi da pesca: reti e nasse. Eppure proprio loro, le ricercatrici, sotto il profilo antropologico hanno assicurato il contributo più completo riuscendo a scavare nell’anima più intima dei pescatori. Alla curiosità intellettuale dell’antropologa probabilmente ha fatto da riscontro il malcelato compiacimento del marinaio-pescatore orgoglioso di potere narrare la propria vita che assume aspetti epici nella lotta contro la invincibile Natura (il mare, i venti, le onde, i tonni, i pesci).
Gabriella Mondardini Morelli, Macrina Marilena Maffei, Fatima Giallombardo, Gabriella D’Agostino, Giuseppina Colicci, Ambra Zambernardi hanno scritto pagine memorabili sugli uomini e il mare, sui tonnaroti e i tonni [9].
E poi c’è lei, la Signora delle tonnare, la medium che è riuscita a fare da tramite fra il mondo degli scienziati e quello dei tonnaroti, capace di inquadrare ogni loro gesto, ciascuna parola, in un contesto culturale ben più ampio della semplice (si fa per dire) trappola per i grandi pesci: Elsa Guggino è stata la prima donna a salire sulla muciara dei rais non per carpirne i segreti ma piuttosto per renderli patrimonio di tutti, perché la parola desse forma e compiutezza a un mondo che porta con sé i valori, le conoscenze e i saperi di innumerevoli generazioni.
Pochi hanno scritto di tonnare, uomini e tonni quanto Elsa Guggino: per tutti ricordiamo Mattanza (1983), I canti della memoria (1986), Favignana. Aiamola (1996), Dal sorgere delle Pleiadi al tramontare di Arturo. La Cialoma (2000) [10]. Una produzione letteraria estremamente ricca che si accompagna ai suoi studi compiuti in altri ambiti della ricerca demologica.
Leggere quel mondo con gli occhi della scienziata vuol dire assegnare ai comportamenti dell’uomo-pescatore quei significati che esso stesso non immagina ma che fanno parte della sua eredità genetica. «Al rais appartiene il silenzio» amava scrivere [11] sottolineando come i capi della ciurma, “sciamani” del mare, “sapessero” eppure non esternavano le proprie cognizioni: sapevano quanti tonni erano rinchiusi nelle reti, quando il padrone avrebbe dato l’ordine di fare mattanza, quando le correnti avrebbero accompagnato i pesci nel loro viaggio d’amore, quando gli uccelli marini segnalavano la presenza dei grandi Orcini sotto la superficie del mare, quando era giunto il momento di chiudere le porte di ddisa [12] al passaggio della preda … lo sapevano ma tacevano, non condividevano quel loro sapere antico. Poi arrivò Elsa e quel silenzio diventò parola, la Sirena che trasformò il canto dei tonnaroti in ode alla vita, il canto che resta prerogativa delle Sirene qualunque forma assumano – donne uccello o donne pesce –: «il canto resta perché come momento alto della parola è la vita, è l’affermazione della vita sulla morte» [13]. È il momento del passaggio, e allora la parola del rais e le cialome diventano “verbo” [14].
Sant’Anna e il tempo circolare
Non è un caso che nella vasta produzione di Elsa sulla pesca del tonno grande spazio abbiano trovato i canti dei tonnaroti, registrati, studiati, tradotti dal linguaggio arcaico del mare; pur non essendo propriamente una etnomusicologa, un’attenzione particolare l’ha sempre rivolta ai canti e anche alle preghiere dei marinai, le “parole” che accompagnano l’attività alieutica per la vittoria della vita (sopravvivenza economica) sulla morte sociale (povertà). In questo senso la morte dei tonni appare una premessa necessaria perché gli uomini possano confermare il proprio ruolo nella comunità di appartenenza.
Elsa Guggino ha partecipato alle fasi della pesca nella tonnara di Bonagia col rais Sarino Renda e in quella di Favignana coi rais Salvatore Mercurio e Giacomo Rallo, ed è proprio nella Regina del mare che fu dei Florio che ha condotto gli studi più approfonditi nel periodo della pesca; altri tonnaroti ha incontrato e ne ha registrato canti e racconti ma in un ambito decontestualizzato avendo quelle tonnare già concluso l’attività secolare (Castellammare, Scopello, Pizzo Calabro).
Il rapporto con Favignana per la giovanissima Elsa era molto profondo e inizia quando ancora era studente liceale: «Io ero compagna della sorella minore e frequentavo la quinta ginnasio mentre lei era già al terzo liceo classico ed era compagna di classe di mia cugina – ricorda Maria Guccione, vero genius loci dell’isola, oggi memoria vivente della Tonnara – e a Trapani nei mesi della scuola frequentavo la sua abitazione nel centro storico, la famiglia che intanto aveva acquistato una casa sull’isola era molto attenta alla educazione e alla cultura, ho imparato molto da loro».
Dopo il liceo Maria ha perduto di vista l’amica maggiore ma le due si sono ritrovate, ancora a Favignana, negli anni ‘60 quando Elsa Guggino era già una giovane antropologa lanciata verso una carriera luminosa. «Io e mia sorella Giovanna avevamo ereditato dai nostri genitori l’albergo-ristorante Egadi che sarebbe diventato il punto di incontro di tutti gli studiosi e i sommozzatori pervenuti a Favignana, ed Elsa venne nell’isola per approfondire i suoi studi sui canti e le preghiere dei tonnaroti». La giovane amica di un tempo era intanto diventata «una studiosa seria, attenta, precisa, molto esigente, seduta ai tavoli del ristorante attorniata dai tonnaroti più anziani ascoltava le loro storie, registrava le invocazioni ai Santi per una buona pesca e le cialome intonate per uniformare gli sforzi del lavoro».
Lina Lina e Aiamola risuonavano nelle stanze del ristorante, ed Elsa Guggino prendeva nota sul suo taccuino mentre le voci dei tonnaroti rimanevano impresse nelle bobine del magnetofono. In uno di questi incontri attorno al tavolo dell’Egadi Elsa partecipò a un viaggio nel tempo presa per mano dall’ex rais Crimaudo di Formica: «Il vecchio rais raccontò alla giovane ricercatrice il “Miracolo di Sant’Anna” avvenuto sotto il suo comando – ricorda Maria Guccione –. I tonni nelle reti di Formica non si facevano vedere e la ciurma non sapeva più cosa fare, allora il rais si mise a pregare Sant’Anna protettrice della tonnara invocando il suo intervento divino. Il giorno dopo, giurò il narratore, i tonni arrivarono in grande quantità e tutti con delle macchie particolari sul corpo … “Sant’Anna ha fatto il miracolo” gridò allora il rais».
Rais Crimaudo certamente ne era inconsapevole ma alla studiosa probabilmente non sfuggì che la narrazione non faceva che ripetere una leggenda risalente al 1600 quando Frate Innocenzo da Chiusa per ringraziare della ricca elemosina ricevuta Don Mariano Vento gabelloto delle tonnare di Favignana e Formica, preoccupato per la mancanza di tonni, gli predisse «che S. Anna gli avrebbe mandato tal copia di tonni, che resterebbe con segnalato guadagno; anzi in riguardo alla carità che esercitava co’ Religiosi, avrebbero venuto colle bertole in collo …». In realtà secondo l’agiografia del Frate in quella occasione i tonni arrivarono numerosi e «all’entrar nelle reti portavan certe strisce bianche a modo di bertole …» [15]. Secoli dopo la biologia avrebbe spiegato che quei segnali, le “bertole” (bisacce), non erano che terminali di muscoli verticali del tonno, eccitati nello spasmo dell’agonia. Rais Crimaudo dunque visse o immaginò di vivere il medesimo “miracolo” di Sant’Anna. Una evenienza simile si verificò nella tonnara di Bonagia negli anni ‘60 ed è stata raccontata dal tonnaroto Nicolao “Lupo” Adragna, che però non lo ricondusse a interventi miracolosi ma semplicemente a strani fatti naturali: «Quell’anno abbiamo fatto 1.130 tonni tutti pesci grossi, ch’i stampe ccà, vicino all’ala» [16].
Il tempo “circolare” di cui parlerà in seguito Elsa Guggino l’aveva già rapita a inizio della sua carriera di ricercatrice quando un vecchio rais giurò di aver vissuto il medesimo accadimento di tre secoli prima.
La cialoma e gli effimeri palazzi di rete
Io ho avuto il piacere di avere avuto Elsa Guggino ospite nel convegno nazionale “La Terra delle Tonnare” che ho organizzato a San Vito lo Capo nel settembre del 1999, i cui atti sono stati pubblicati a cura della Pro Loco l’anno successivo [17]. In quella occasione alla sua splendida relazione diede il titolo “Dal sorgere delle Pleiadi al tramontare di Arturo. La Cialoma” a significare ancora una volta il ruolo centrale del canto nell’universo tonnaroto. In quegli anni in Sicilia, storicamente terra delle tonnare, erano in attività due soli impianti, Bonagia e Favignana, che da lì a poco avrebbero seguito anch’essi la malinconica fine dei tanti altri, Scopello, Formica, Castellammare del Golfo, Milazzo, Marzamemi, Torretta Granitola … fu un convegno bello e triste nello stesso tempo. Straordinario per la presenza di relatori di altissimo livello, colmo di malinconia perché tutti già sapevamo che quel mondo si stava spegnendo per sempre. Nei tre giorni del convegno si alternarono al microfono alcuni tra i principali studiosi del settore tra cui gli storici Salvatore Costanza e Rocco Sisci, i biologi Aldo Santulli Francesco Bertolino e Concetta Messina, Raimondo Sarà autore di fondamentali studi sul tonno, il principe Francesco Alliata di Villafranca che fu il primo a filmare i tonni sott’acqua fra le reti, gli antropologi Sergio Todesco, Marilena Maffei e appunto Elsa Guggino che esordì sottolineando come punto nodale del suo discorso sarebbe stata «la sacralità che ancora fino a venti anni orsono traspariva da gesti e canti: la mattanza infatti si presentava, per molti suoi aspetti, una cerimonia di rifondazione della vita e del tempo»; aggiunse che avrebbe parlato della tonnara al presente e non come ricordo «perché è iscritta nella mia memoria, nelle fondamenta della mia cultura, e dunque al presente coniugabile» [18].
Quello che maggiormente colpisce nell’approccio di Elsa Guggino con il mondo dei rais e dei tonnaroti è la amorosa delicatezza con la quale affronta un tema che comunque coniuga vita e morte, sangue e grida, fatica ed esaltazione; così ne I canti della memoria descrive la trappola preparata a mare: «Effimeri palazzi di corde e reti, mobili labirinti per i branchi di tonni che ostinatamente si avventurano nel loro viaggio di morte» [19].
Col capobarca Gioacchino Ernandes, che successivamente sarebbe divenuto il rais di Favignana, Elsa ebbe un rapporto speciale fatto di stima e affetto, e nel racconto dei loro incontri traspare ancora una volta la gentilezza d’animo che guidava il confrontarsi con quel mondo tanto diverso dal suo quotidiano: «Lo vidi incedere una volta verso di me, a passi lenti, dalla camparia … Non conoscevo ancora Gioacchino Ernandes … Incedeva lentamente e mi interpellò “Signora come mai qui?” … L’ora suggestiva del tramonto confuse passato e presente nell’eterna presenza del simbolo e il tempo si chiuse in circolo senza inizio né fine» [20]. Solo una studiosa con la sensibilità propria delle donne avrebbe potuto scrivere parole così poetiche pure in un ambito dove la vita (dei pescatori) dipende intimamente dalla morte (dei tonni).
Il disfacimento delle tradizioni
Nei suoi scritti Elsa Guggino si sofferma poco sulla fase finale della pesca, la mattanza; ne descrive i canti nel loro contesto ergologico ma non indugia sulla cruenta “uccisa” come prima del termine importato dalla Spagna a fine ‘700 veniva chiamato il momento di arpionare i tonni, e in questo senso dà forza e valore a quanto ho sempre affermato fin dal primo giorno in cui sono salito sulle barche dei rais: la mattanza è solo un momento della pesca del tonno, il più spettacolare, quello che richiama turisti e curiosi, ma è l’intera attività della tonnara, dalla preparazione delle reti dopo la pausa invernale al “salpato” che sancisce la fine della stagione, a costituire un unicum straordinario fatto di saperi antichi, tradizioni, culture, miti e riti. Ogni giorno in tonnara il tempo sembrava chiudersi “in un circolo senza inizio né fine” perché per secoli nulla è cambiato tra le ancore corrose e le reti dall’odore acre.
Il dolore della studiosa nel vedere morire il mondo dei rais e delle tonnare che tanto aveva amato traspare dalle conclusioni del suo saggio “Dal sorgere delle Pleiadi …”: commentando le riprese di una recente mattanza a Favignana (giugno 1998) scrive «Le immagini mostrano una realtà lavorativa e umana disfatta … L’utimu è quasi affiorato e dovrebbero cessare i canti … ma lo strazio delle dissonanze continua: chi prima chi dopo si introduce nel Lina Lina. Tanto schiamazzo per nulla; o meglio “per i turisti dall’ingordigia sfrenata” … i tonni che affiorano sono piccolissimi … I giovani si lanciano in acqua prendendo per la coda i pesci guizzanti. Si divertono a inseguirli … Un ragazzo, sul molo, porterà in braccio un tonnetto avvolto dentro uno straccio, come se fosse un neonato: “U picciriddu ch’è beddu” …» [21].
Signora come mai qui? le avrebbe chiesto il vecchio e saggio rais Gioacchino Ernandes.
Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026
[*] Un pensiero colmo di affetto e riconoscimento vada ad Elsa Guggino e al marito Nino Buttitta, antropologo di fama internazionale, che mi ha onorato della sua presenza in occasione del convegno “Sirene di Sicilia” (San Vito lo Capo, giugno 2006)
Note
[1] Sul viaggio di Lomax e Carpitella vedi: Bonanzinga S. I canti delle tonnare … (nota 2); Colicci Giuseppina, Un ritmo per tirare le reti … (nota 9); Serra Gianluca, Le tonnare di Capo Granitola e Sciacca. Il ritorno della memoria, Melqart Communinication, 2021
[2] Ai canti di tonnara Sergio Bonanzinga ha dedicato testi fondamentali, tra cui segnalo: Forme sonore e spazio simbolico, in “Suoni e culture”, Vol. I, CIMS, 1995; I canti delle tonnare tra Sicilia e Calabria, in Gatto D. (a cura di) “Canti della tonnara …”, Rubattino Editore, 2021
[3] Marchese di Villabianca (Francesco Emanuele e Gaetani) Le tonnare della Sicilia, Palermo, ms. del XVIII secolo, nella edizione Giada (a cura di G. Marrone), 1986
[4] Duca d’Ossada (D’Amico Francesco Carlo), Osservazioni pratiche intorno la pesca, corso, e cammino de’ tonni, Messina, 1816
[5] Pitrè Giuseppe, La famiglia, la casa, la vita del popolo siciliano, Reber, 1913
[6] Pavesi Pietro, L’industria del tonno in Italia. Relazione alla Commissione Reale per le tonnare, Ministero dell’Agricoltura Industria e Commercio, 1889
[7] Rubino Salvatore, La tonnara Saline, La Celere, 1995
[8] Centola Bruno, Le città del mare, Avagliano, 1999
[9] Per la bibliografia delle studiose qui indicate, vedi: Mondardini Morelli Gabriella, Emozioni dal mondo del mare, edes, 2010; Id., Compagne di viaggio, edes, 2013; Maffei Macrina Marilena, La tonnara di Procida nel racconto dell’ultimo rais, in Ravazza N. (a cura di), “La terra delle tonnare” (v. nota 17); Giallombardo Fatima, Il varu, in “Nuove Effemeridi”, anno IX n.34, Guida, 1995; D’Agostino Gabriella, I simboli delle barche, in “Nuove Effemeridi” sopra cit.; Colicci Giuseppina, Lina, i fiori e la rete: il femminile in tonnara, in Sposito C. (a cura di) “La tonnare – Storia e Architettura, Flaccovio, 2007; Id., Un ritmo per tirare le reti e un altro per girare l’argano. I canti delle tonnare di San Vito e di Sciacca …, in “Voci”, Gruppo Periodici Pellegrino, Anno XV/2018; Zambernardi Ambra, Calar tonnara. Etnografia di una maricultura mediterranea, Tesi di Dottorato, Università di Torino e Universidad de Sevilla, 2020.
[10] Della ricca produzione di Elsa Guggino relativa alle tonnare segnalo: La Mattanza (con Pagano G.), Nando Russo editore, 1983; I canti della memoria, in Consolo V. “La pesca del tonno”, Sellerio, 1987; Favignana. Aiamola, in “Nuove Effemeridi”, anno IX n. 34, 1996; Dal sorgere delle Pleiadi al tramonto di Arturo. La cialoma, in Ravazza N. (a cura di), “La terra delle tonnare” (v. nota 17)
[11] Guggino Elsa, Favignana. Aiamola cit.: 78
[12] Fibra vegetale (Ampelodesmo) con cui si realizzavano le reti
[13] Buttitta Antonino, Le signore del canto, in Ravazza N. (a cura di) “Sirene di Sicilia”, Pro Loco San Vito lo Capo, 2010: 34
[14] Guggino Elsa, I canti della memoria cit.: 87
[15] Il “Miracolo di Sant’Anna” compiuto da Frate Innocenzo da Chiusa viene riportato da P. Tognoletto nella Vita del Ven. gran servo di Dio Fr. Innocenzo da Chiusa … (1667), e ripreso da Antonino Mongitore ne La Sicilia ricercata (1743).
[16] Ravazza Ninni, Il sale e il sangue. Storie di uomini e tonni, Magenes, 2007: 152
[17] Ravazza Ninni (a cura di), La terra delle tonnare, Pro Loco San Vito lo Capo, 2000
[18] Dal sorgere delle Pleiadi …, cit.: 19-20
[19] I canti della memoria, cit.: 86
[20] Favignana. Aiamola, cit.: 79
[21] Dal sorgere delle Pleiadi …, cit. Qui l’antropologa sottolinea come i giovani tonnaroti sbeffeggiano i tonni morenti cantando canzoni licenziose e portandoli in giro come fossero pupazzi: 24.
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Ninni Ravazza, giornalista e scrittore, è stato subacqueo delle tonnare siciliane e sommozzatore corallaro. Ha organizzato convegni e mostre fotografiche sulla cultura del mare e i suoi protagonisti. Autore di saggi e romanzi, per l’Editore Magenes (Milano) ha scritto: Corallari (2004); Diario di tonnara (2005 e 2018); Il sale e il sangue. Storie di uomini e tonni (2007); Il mare e lo specchio. San Vito lo Capo, memorie dal Mediterraneo (2009); Sirene di Sicilia (2010; finalista al “Premio Sanremo Mare” 2011); Il mare era bellissimo. Di uomini, barche, pesci e altre cose (2013); Il Signore delle tonnare. Nino Castiglione (2014); San Vito lo Capo e la sua Tonnara. I Diari del Secco, una lunga storia d’amore (2017); Storie di Corallari (2019); L’occhio in cima all’albero (2022; finalista al Premio letterario “Carlo Marincovich” 2023); Il Mozzo e l’Ammiraglio (2024, in finale al Premio letterario “Carlo Marincovich” 2025); La cucina dei pezzenti. Il mare e l’arte del riciclo a tavola (2025, tra i vincitori del Premio letterario “Carlo Marincovich” 2026) . Dal libro Diario di tonnara è stato tratto l’omonimo film diretto da Giovanni Zoppeddu, prodotto dall’Istituto Luce Cinecittà, in selezione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma 2018, di cui l’Autore è protagonista e voce narrante. Tra gli altri suoi libri dedicati al mare: L’ultima muciara. Storia della tonnara di Bonagia (Trapani, 1999-2000-2004); La terra delle tonnare (Trapani, 2000); Il tonno fatato (Sassari, 2003); Un fiore dagli abissi. Il corallo: pesca, storia, economia, arte, leggenda (San Vito lo Capo, 2006); Pesca, stabilimenti e trasformazione del pescato in provincia di Trapani (Università di Bari, 2006); Epos, eros e thanatos. Il mondo immutabile della tonnara (Venezia, 2010); L’ultimo rais della tonnara Saline. Storia di Agostino Diana (Sassari, 2011); I Suoni del Lavoro. Canti e preghiere dei pescatori siciliani (San Vito lo Capo, 2012); Nicolino il pescatore (Palermo, 2018); I tonni, i cavalier, le feste, gli amori. Storia della tonnara di San Giuliano (Trapani, 2019); Rais. Una storia di mare (Trapani, 2020); Cianchino. L’isola delle illusioni (Roma, 2023, finalista al Premio letterario “Carlo Marincovich” 2024 e vincitore del Premio “Città di Erice” 2024). Ha vinto il Premio Nazionale di Giornalismo “Pippo Fava” (1987); il Premio Nazionale “Un video per un Museo” dell’HDS Italia (2001), sezione Mediterraneo, con il video “La tonnara nascosta”; il Premio Internazionale “Orizzonti Mediterranei” 2002 per il sito internet www.cosedimare.com; nel 2018 per il suo impegno in favore del mare gli è stato conferito il Premio Unesco.
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