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La comunità maltese di Tunisia: storia, ricordi e racconti

Maltesi a Tunisi,  Marché Central 1955 (Collezione Jose Mangani, Tunisia 2019)

Maltesi a Tunisi, Marché Central 1955 (Collezione Jose Mangani, Tunisia 2019)

di Alfonso Campisi

Il Mediterraneo è uno degli spazi più ricchi e straordinari. Incrocio di civiltà, il Mediterraneo rimane, fin dall’antichità, l’ombelico del mondo, dove le civiltà più grandi sono nate e si sono sviluppate. E quanti pittori, poeti, scrittori, artisti di ogni genere si sono ispirati ai colori e alla storia del nostro Mediterraneo!

Il grande storico Fernand Braudel (1902-1985), nella sua celebre opera Il Mediterraneo e il mondo mediterraneo all’epoca di Filippo II, afferma: «Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose alla volta, non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi, non un mare, ma un susseguirsi di mari, non una civiltà, ma civiltà ammassate l’una sull’altra».

Una sola frase, per riassumere questo meraviglioso spazio in cui viviamo. Ma questo spazio è anche crudele, spesso mortale e così ingiusto! Donne, uomini e bambini muoiono ogni giorno per attraversare da una riva all’altra «questo grande lago salato» alla ricerca di una vita migliore. Questi viaggi della speranza iniziano con la nascita di grandi civiltà e queste migrazioni non finiranno mai!

Non siamo ingenui, non crediamo nell’irrealizzabile, l’essere umano è stato creato per potersi muovere liberamente e a proprio piacimento e nessuno riuscirà a rinchiuderlo dietro muri «decorati» con filo spinato. I movimenti migratori nel Mediterraneo interessano la sponda Nord come la sponda Sud e il XIX secolo segna l’apice dei movimenti europei verso il Nord Africa e in particolare verso la Tunisia, Paese che ha ospitato, tra l’inizio dell’Ottocento e la metà del Novecento, diverse popolazioni provenienti dall’Italia, dalla Grecia, dalla Spagna e da Malta.

Nel corso del XIX secolo, infatti, l’isola di Malta ha conosciuto gravi problemi: un territorio estremamente ridotto e sovrappopolato, epidemie e condizioni economiche molto difficili. I maltesi sono quindi costretti a lasciare la loro isola natale per rifugiarsi in altri Paesi alla ricerca di una vita migliore. Molti maltesi, come del resto migliaia di siciliani, si stabiliranno in Tunisia, all’epoca, sotto il Protettorato francese, anche se i primi flussi migratori inizieranno molto prima del Protettorato, nel 1815.

1595437266I maltesi si integreranno facilmente nel Paese nordafricano, grazie anche alla loro lingua, una lingua semitica o chamito-semita che trae origine dal siculo-arabo, riossidificata da superstrati siciliano e italiano ma anche francese e più recentemente inglese. In ogni caso, una lingua molto vicina all’arabo tunisino, che consentirà alla comunità maltese tunisina di capire e farsi capire meglio rispetto alle altre comunità.

Questa comunità laboriosa e molto solidale nacque in Tunisia intorno al 1815, qualche decennio prima dell’arrivo della comunità siciliana. Secondo Jean Ganiage, storico e accademico francese, specialista di Storia della Tunisia coloniale, i maltesi formeranno la seconda comunità della Tunisia: saranno 4 mila nel 1850, 5 mila nel 1860 e quasi 7 mila nel 1880, formando così il 60% della popolazione europea. A Sfax, ad esempio, essi rappresentavano il 77% della popolazione cattolica tra il 1841 e il 1879, e nel 1885 se ne contavano 900 su un totale di 1. 200 cattolici (Soumille 1993: 9-13). La comunità supererà le 15 mila persone.

La maggior parte dei maltesi si trasferirà a Tunisi, in quartieri tra i più poveri della città, come Bab el Khadra, Bab Souikha, la «Piccola Sicilia» di Tunisi, quartieri popolari e cosmopoliti, abitati da ebrei tunisini (Touensa), da siciliani, greci, spagnoli. Altri ancora vivranno nel «quartiere europeo» situato ai piedi della Medina, condividendo la loro vita quotidiana con altre comunità meno abbienti, in case mal mantenute, strade non asfaltate e molto fangose. Secondo gli archivi del consolato britannico che ho potuto consultare in Tunisia, nei decenni precedenti il protettorato francese, i maltesi superavano di gran lunga tutti gli altri popoli europei e godevano di una certa libertà. Già allora si parla di una seconda generazione di maltesi, nata in Tunisia.

Ma il maltese è sempre stato assimilato in Tunisia a una popolazione intermedia, basata in parte sulla posizione geografica di Malta, situata tra il continente europeo e il continente africano e sulla somiglianza tra la loro lingua semitica e quella parlata dai tunisini. Del resto, dirà Carmel Sammut nel suo libro Ma mère cette maltaise de Tunisie (Harmattan, 2020: 126) «la vicinanza linguistica e culturale che avevamo con i tunisini ci aveva avvicinato al punto che ci distinguevamo solo per la religione cattolica. Ci vedevamo europei, poiché praticavamo la stessa religione dei francesi metropolitani stabiliti in Tunisia». Questa facilità di comunicazione permetterà loro di integrarsi meglio e più facilmente, riuscendo a stabilire reti commerciali nazionali ed internazionali fin dal loro arrivo in Tunisia, compreso il contrabbando, una delle “specialità” della comunità maltese, secondo le descrizioni delle autorità coloniali, mai troppo clementi né con i maltesi, né con i siciliani! Questa integrazione si manifesterà anche con la consultazione dei marabut tunisini per farsi predire il futuro, da parte delle donne maltesi pur profondamente cattoliche!

Djerba, Chiesa dei Maltesi

Djerba, Chiesa dei Maltesi

La stragrande maggioranza dei maltesi è spesso descritta come una massa laboriosa e onesta. Purtroppo, gli archivi consultati, parlano molto poco di questa classe lavoratrice, e questo perché gli istruiti probabilmente avevano poco tempo libero per scrivere le loro memorie o semplicemente le lettere sono scomparse, senza lasciare traccia. Dalle descrizioni dell’epoca, risulta una moltitudine di ritratti del maltese, dal commerciante al diseredato, dal cittadino onesto al delinquente, come del resto per tutte le altre comunità presenti nella Tunisia coloniale, in particolare quella siciliana. Ciò che colpisce particolarmente è l’innumerevole somiglianza di caratteri che uniscono i maltesi e i siciliani sempre secondo le autorità coloniali dell’epoca: durezza, gelosia, irascibilità, violenza, individui pericolosi, machisti, donne pie spesso vestite di nero e con un velo sul capo, credenti e praticanti, patriottici.

Con l’indipendenza della Tunisia, il 20 marzo 1956, molti maltesi lasciarono il Paese nordafricano per la Francia, perché molti si naturalizzarono francesi soprattutto con la legge del 1943, imposta dalla Francia a tutte le minoranze presenti in Tunisia, una piccolissima minoranza ritornò a Malta, altri ancora andarono negli Stati Uniti, ma conservando ancora un senso di appartenenza alla loro patria.

La birra di produzione maltese a Tunisi

La birra di produzione maltese a Tunisi

Perché la scelta della Tunisia? Da un lato, la vicinanza geografica e la ricchezza economica della Tunisia svolgono un ruolo fondamentale in qualsiasi processo migratorio; dall’altro, il rapporto sproporzionato a Malta tra popolazione e territorio e le difficoltà economiche creano, nel tempo, ondate migratorie verso altre parti del mondo. L’isoletta del Mediterraneo, divenuta Stato indipendente dal 1964, era un piccolo paese allora povero che riusciva a malapena a sfamare la sua popolazione, costretta a emigrare per sopravvivere. Malta e la Sicilia hanno già molti elementi in comune, culturali, linguistici e legati in particolare all’immigrazione maltese verso le città di Trapani, Pachino, Siracusa, Vittoria e Scoglitti, durante periodi sporadici e più lontani dal 1419 al 1846.

Ma l’emigrazione più recente di Malta, una storia vicina e profonda, tocca direttamente la Tunisia, all’inizio del XIX secolo. Non sorprende che i migranti maltesi abbiano scelto di stabilirsi nelle città costiere: Tunisi, Sousse, Monastir, Mahdia, Sfax, Djerba e Moknine, trovando conforto nello stesso mare che bagna le coste della loro patria. Nei primi decenni della dominazione britannica, la situazione economica non era affatto prospera, costringendo migliaia di maltesi a cercare una vita migliore dall’altra parte del mare con un viaggio non oneroso come poteva essere quello per gli Stati Uniti. La differenza tra la migrazione verso la Sicilia e quella verso la Tunisia è che la prima attirava individui, mentre la seconda accoglieva gruppi interi. «La Tunisia non era un Paese ricco, ma offriva migliori opportunità alle classi inferiori». La maggior parte dei coloni maltesi erano agricoltori o pescatori che hanno continuato la loro attività. Nel 1840, 114 maltesi iniziarono la coltivazione della patata a Porto Farina o Ghar el melah, luogo nel quale si effettuò la maggior parte degli sbarchi. Ancora oggi in Tunisia si ricordano simpaticamente i maltesi con questo detto “Malta hanina, hobza u sardina”.

guerinSecondo Victor Guerin (La France catholique en Tunisie à Malte et en Tripolitaine, Tunisi 1890) in Tunisia le condizioni erano migliori perché, mentre la maggior parte dei maltesi lavorava come produttori di cotone di qualità, allevatori di capre e suini, macellai, soprattutto di carni equine e suine, pescatori che praticavano le stesse tecniche di pesca dei tunisini, marinai, cocchieri per la guida dei “Karozzini”, falegnami, fabbri, muratori, imbianchini, autisti, sellai e artigiani, alcuni svolgevano un ruolo nell’attività commerciale, come la famiglia Bondin, oggi, celebre marca di caffé in Tunisia, fondata nel 1910 da Henry Bondin, maltese nato in Tunisia: L’azienda era inizialmente situata nei pressi del Marché central e venne poi venduta alla famiglia Ben Yedder nel 1964. Altri maltesi erano proprietari di bar e commercianti nel Marché central di Tunisi e nella rue d’Allemagne, altri ancora svolgevano un ruolo nell’industria manifatturiera ed erano attivi nei consigli comunali. Il 3.7% della comunità era infine composta da medici, architetti, farmacisti e avvocati.

Non meno importante fu la stampa in lingua maltese e francese dei giornali come “L’ape maltese” che comparirà nel 1884, nel 1906 “L’Echo du centre” e “Melita”, comparso il 5 gennaio 1937, giornale patriottico, apolitico e grande difensore dell’identità maltese in Tunisia, con poemi in lingua maltese che descrivevano l’amore della collettività verso il Paese natale.

articoloSecondo gli archivi del consolato francese in Tunisia, circa 500 maltesi a quell’epoca hanno acquistato proprietà in Tunisia, mentre altri hanno aperto caffetterie, panetterie e altre aziende, che lasciano ad oggi tracce della loro presenza culinaria, tra questi i pastizzi maltesi e i caldi caldi, che continuano a caratterizzare la vita tunisina ancora oggi, oppure il il-fenek, il lapin ovvero il coniglio, preparato come stufato con olive e mescolato al vino. Analogamente  la cucina tunisina  ebbe un’influenza sulla comunità maltese di Tunisia: il couscous al pesce, la mouloukhia (foglie di coreta essiccate e macinate) o l’ osbane, una sacca farcita con pezzi di frattaglie condite con prezzemolo e spinaci, o ancora l’insalata mechouia,…la lista è lunga! Non dimentichiamo i cognomi che restano ancora oggi in Tunisia e ricordano la presenza maltese: Abelto, Barbara, Bondin, Briffa, Cacchia, Caruana Damato, Ellul, Farrugia, Fenech, Micallef, Vella, Spiteri, Xuereb, Zammit, Zarb…

Ma al di là di tutto questo, va detto che anche se i francesi non furono di certo molto accondiscendenti con le “minoranze” (che minoranze non erano…) la lingua e la cultura francesi sono stati, per le comunità maltese e siciliana, gli unici garanti del successo e dell’ascesa sociale soprattutto per la prima generazione nata in Tunisia, privando però questa nuova generazione dell’uso della propria lingua madre: il maltese, considerato dagli stessi genitori maltesi, un elemento di esclusione e di discriminazione a scuola e nella società.

712kfmqbxllCarmel Sammut (2020: 125) dirà: «Non dimentichiamo che noi anglo-maltesi non occupavamo un posto invidiabile nella Tunisia francese; eravamo assimilati ai tunisini colonizzati, perché la nostra lingua e i nostri costumi erano simili a quelli degli arabi considerati sottosviluppati. Ecco perché i genitori hanno proibito ai loro propri figli di parlare maltese».

Voglio ricordare a questo proposito il più grande poeta “poète maudit” siculo maltese di Tunisia di espressione francese, Mario Scalesi che in effetti, non cesserà mai di esprimere la sua gratitudine alla Francia, nazione che gli ha permesso l’accesso alla cultura, dato che essendo figlio di emigrati siciliani e maltesi, venne escluso dall’intellettualità italiana e fu accolto invece dal milieu intellettuale francese in quanto un assimilato.

Tu m’as nourri du cerveau de tes sages, de ta chaire, de ton sang, de ton ardent soleil Oh France! (Oh Francia, hai nutrito il mio intelletto con i tuoi saggi, con la tua carne, col tuo sangue, col tuo sole ardente).

Alla luce di quanto detto, nella convinzione che bisognerà continuare a lavorare sul Mediterraneo e sui “Maltesi di Tunisia”, Malta e l’Italia dovranno guardare non solo verso il nord Europa ma soprattutto verso la riva sud del Mediterraneo e essere fieri di questa storia importante delle loro comunità che tanto hanno fatto per la Tunisia e ne hanno segnato e contribuito ad ammodernare la società. È vero che oggi pochi sono i maltesi rimasti in Tunisia, ma tanti sono i discendenti, frutto di matrimoni misti tra tunisini, corsi, siciliani e che, proprio come i siciliani, portano nomi tunisini. Pagine di storia di felice e pacifica convivenza che non vanno rimosse né dimenticate.

Dialoghi Mediterranei, n. 60, marzo 2023
Riferimenti bibliografici
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Alfonso Campisi, docente ordinario di Filologia romanza e di Lingua e dottrina siciliana presso l’Università de la Manouba-Tunisi, è nato a Trapani Presidente della Cattedra “Sicilia per il dialogo di Culture e Civiltà” e dell’AISLLI, Associazione internazionale per gli studi di lingua e letteratura italiane, per la diffusione della lingua e cultura italiana nel continente africano. Collabora con le università di Pennyslvania, Philadelphia e Montpellier. È autore di numerosi studi sul Mediterraneo. Le sue ultime ricerche si focalizzano sull’identità, la lingua e la storia dell’emigrazione siciliana in Tunisia e negli Stati Uniti. Fra i suoi libri per la maggior parte in francese ricordiamo: Ifriqiyya e Siqilliyya, un jumelage méditerranéen (2010), Filologia siciliana e le diverse parlate di Sicilia (2013); Trilinguisme en Tunisie (2013); Memorie e conti del Mediterraneo: l’emigrazione siciliana in Tunisia XIX e XX secolo (2016).

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