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La bellezza, lo spossessamento e il Mediterraneo. Le Eolie, Milazzo e le geografie del profitto e del paesaggio

Da Pollara Salina e Filicudi sullo sfondo (ph. Lamacastagna)

Da Pollara Salina e Filicudi sullo sfondo (ph.  Piero Lamancusa)

CIP 

di Piero Lamancusa 

Ogni volta che dalle isole Eolie muovo verso Milazzo, dopo avere doppiato la punta del Capo, il paesaggio mi restituisce un’immagine che conosco da anni e che pure continua a sorprendermi. Il promontorio emerge lentamente dal mare, con le sue pareti di roccia e quella vegetazione che sembra resistere alla salsedine e al vento; poi, alle sue spalle, prendono forma le ciminiere, i serbatoi, gli impianti della raffineria e della centrale elettrica. La costa si distende davanti agli occhi come una geografia nella quale la bellezza naturale e la storia industriale sono state costrette a condividere lo stesso orizzonte, dentro un rapporto che conserva tutta la violenza delle proprie origini e restituisce al paesaggio i segni materiali di oltre sessant’anni di subordinazione della natura alle esigenze dell’accumulazione capitalistica.

Da quel tratto di mare ho spesso ricevuto qualcosa che somiglia a un insegnamento. La natura possiede una sua pedagogia silenziosa, capace di attraversare lo sguardo prima ancora che il pensiero trovi le parole per comprenderla. Eppure, osservando quella costa, mi accorgo ogni volta che persino ciò che appare immediato è attraversato dalla storia: la terra, le montagne, il mare, gli organismi, gli animali e le persone appartengono a un intreccio di relazioni dentro il quale si sono sedimentate decisioni economiche e rapporti di potere che continuano a incidere sulla vita di chi abita questi luoghi. La pedagogia della natura incontra qui quella brutale della produzione industriale, che imprime la propria presenza sulla terra e sull’aria, dentro una storia di esposizioni ambientali i cui effetti possono attraversare i corpi e durare ben oltre i tempi del profitto.

Spinoza ci ha insegnato a pensare gli esseri umani dentro la natura, nella trama delle relazioni attraverso cui i corpi perseverano nell’esistenza e sviluppano la propria potenza di agire. Marx ci permette di riconoscere le condizioni storiche attraverso cui quelle relazioni vengono organizzate dal capitale, fino a trasformare la terra e la forza lavoro in condizioni dell’accumulazione [1]. Fra questi due orizzonti filosofici si apre una possibilità di comprensione del paesaggio, nella quale la natura, nella sua irriducibile materialità, incontra la storia delle attività umane che ne modificano continuamente le forme. La contaminazione dell’ambiente e la compromissione delle condizioni di salute acquistano allora un significato che riguarda direttamente i rapporti sociali: anche la possibilità di respirare un’aria salubre, di abitare un territorio senza subire esposizioni nocive e di conservare la propria salute, viene distribuita secondo disuguaglianze che hanno una precisa origine storica.

La raffineria è entrata nella storia di Milazzo quanto le barche dei pescatori, le case di Vaccarella e i quartieri cresciuti intorno al lavoro industriale. Da oltre sessant’anni partecipa all’organizzazione economica di un comprensorio nel quale la produzione energetica ha concentrato impianti e infrastrutture, esercitando sull’ambiente una pressione che investe l’intera Valle del Mela. ARPA Sicilia identifica il comprensorio come Area a elevato rischio di crisi ambientale e ha censito, nell’ambito delle attività di controllo, centoventicinque punti di emissione in atmosfera riconducibili agli stabilimenti industriali considerati [2]. La consistenza delle fonti emissive rende evidente la necessità di una sorveglianza ambientale continuativa, capace di restituire alla popolazione informazioni accessibili sulla qualità dell’aria e sulle differenti pressioni presenti nel territorio.

Nel 2005 l’area industriale di Milazzo è stata inserita fra i Siti di interesse nazionale per le bonifiche, con una perimetrazione definita attraverso il decreto ministeriale dell’11 agosto 2006 e successivamente ridefinita dal decreto del 29 luglio 2025 [3]. Il riconoscimento istituzionale di questo territorio come area da sottoporre a interventi di caratterizzazione e bonifica appartiene alla storia concreta delle trasformazioni ambientali prodotte dall’industrializzazione. La sua rilevanza si misura nella complessità delle matrici da indagare, nella necessità di risanamento e nel tempo che questi processi richiedono.

La questione sanitaria attraversa questa storia con una materialità difficile da eludere. Le indagini epidemiologiche condotte sulla popolazione residente nell’area della Valle del Mela hanno documentato eccessi statisticamente significativi di mortalità per alcune patologie rispetto alle popolazioni dei comuni limitrofi. Uno studio sullo stato di salute nelle aree siciliane a elevato rischio ambientale, riferito alla mortalità del periodo 1995–2000 e ai ricoveri del 2001–2003, ha rilevato nell’area milazzese eccessi di mortalità per tumore della laringe e malattie cardiovascolari negli uomini, oltre che per malattie respiratorie nelle donne [4].

Stromboli e Panarea (ph.  Piero Lamancusa)

Stromboli e Panarea (ph. Piero Lamancusa)

Una successiva indagine sull’incidenza oncologica nei siti siciliani di interesse nazionale, relativa al periodo 2007–2011, ha individuato nell’area di Milazzo eccessi statisticamente significativi di mesotelioma negli uomini e di tumore del polmone nelle donne, nel confronto con le popolazioni di riferimento locali. Gli autori hanno indicato il possibile ruolo eziologico delle esposizioni legate alle attività industriali, in ambito professionale e, almeno in parte, ambientale [5].

Dietro queste rilevazioni esistono persone e percorsi di malattia, famiglie nelle quali il costo dell’industrializzazione può assumere la forma concreta della sofferenza e del tempo sottratto alla vita. Esistono le cure e le giornate trascorse negli ospedali, l’incertezza che accompagna le diagnosi, le difficoltà di chi deve continuare a lavorare mentre si confronta con una patologia. Gli indicatori epidemiologici rappresentano strumenti indispensabili di conoscenza collettiva; la loro materia rimane profondamente umana.

È proprio qui che la logica dell’accumulazione rivela una delle sue forme più violente: la privatizzazione dei profitti e la socializzazione dei costi. La ricchezza prodotta dagli impianti viene distribuita secondo gli assetti proprietari e le relazioni economiche delle imprese, mentre una parte degli oneri ambientali e sanitari può essere trasferita sulla collettività. Le attività di sorveglianza pubblica e gli interventi di risanamento richiedono risorse; le esposizioni ambientali, quando producono conseguenze sulla salute, gravano sulle persone e sulle loro famiglie. Il principio secondo cui chi inquina deve sostenere i costi della prevenzione e della riparazione impone di individuare responsabilità precise, evitando che queste spese vengano scaricate sui bilanci pubblici e su coloro che già sopportano le conseguenze della contaminazione.

Il profitto trova i propri beneficiari nella struttura della proprietà; una parte del prezzo della produzione può essere lasciata ai territori che la ospitano, fino a diventare un debito ambientale e sanitario destinato ad attraversare le generazioni. La contabilità delle imprese possiede confini definiti, mentre quella dell’esistenza comprende il tempo delle cure e il deterioramento delle condizioni materiali del vivere. Comprende le case che si affacciano sugli impianti e le persone che continuano a respirare la stessa aria, indipendentemente dal ruolo che hanno avuto nelle decisioni economiche attraverso cui quel territorio è stato trasformato.

L’aria rende questa disuguaglianza ancora più radicale. Attraversa le proprietà e le delimitazioni amministrative, entra nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro, raggiunge chi ha scelto di vivere nella Valle del Mela e chi è costretto ad attraversarla ogni giorno. La sua qualità dipende dalle emissioni delle attività industriali e dalle altre sorgenti presenti, dalle condizioni meteorologiche e dall’efficacia dei sistemi di prevenzione e controllo. Respirare significa partecipare involontariamente alla materialità di una storia produttiva sulla quale molti dispongono di una capacità di intervento limitata.

Da Salina Lipari e l'Etna (ph.  Piero Lamancusa)

Da Salina Lipari e l’Etna (ph. Piero Lamancusa)

Chi trae beneficio dalla produzione può trovarsi lontano dai territori che ne sopportano le pressioni ambientali. La distanza fra il luogo in cui il capitale si remunera e quello in cui una parte dei suoi costi viene sostenuta costituisce una relazione politica che la geografia industriale permette di osservare con particolare chiarezza. La Valle del Mela appartiene a questa geografia attraverso le sue attività produttive e le disuguaglianze che ne hanno accompagnato lo sviluppo.

Oggi, accanto all’industria fossile, avanza una nuova forma di sfruttamento economico dello spazio, fondata sulla crescente centralità del turismo e della rendita immobiliare. La trasformazione del territorio prosegue attraverso un’economia che incorpora il paesaggio nei propri circuiti di profitto, attribuendo un valore commerciale crescente alla bellezza e ridefinendo progressivamente le possibilità di accesso alla costa.

Dalle Eolie a Milazzo, il mare collega paesaggi apparentemente lontani e forme differenti della medesima storia economica. Sulle isole cresce il valore commerciale della bellezza; sulla terraferma il territorio conserva le tracce di un’industrializzazione che ha subordinato parti della costa alle esigenze della produzione energetica. Le due realtà partecipano a sistemi di accumulazione differenti, attraversati da una questione comune: la distribuzione del valore prodotto e dei costi che accompagnano la trasformazione economica dei territori.

È da questo piccolo tratto di Mediterraneo che vorrei provare a comprendere una storia assai più grande. La periferia, quando la si osserva da vicino, possiede una singolare capacità di rivelare i rapporti di forza che attraversano il mondo. 

I faraglioni tra Lipari e Vulcano (ph.  Piero Lamancusa)

I faraglioni tra Lipari e Vulcano (ph. Piero Lamancusa)

L’Odissea e la bellezza messa a reddito 

Nella primavera del 2025 le riprese di The Odyssey, il film di Christopher Nolan, approdano alle Eolie. Pietra del Bagno e Basiluzzo diventano parte di una produzione cinematografica internazionale, destinata a portare le immagini dell’arcipelago davanti a milioni di spettatori. La pietra vulcanica e le forme irregolari della costa acquistano una nuova funzione economica: diventano materia dell’immaginario cinematografico, elementi di una narrazione distribuita attraverso i circuiti globali dell’industria culturale.

Il 24 aprile 2025 la Regione Siciliana annuncia l’autorizzazione alle riprese, dopo la valutazione positiva della Commissione tecnica specialistica nell’ambito della procedura di valutazione d’incidenza ambientale. Nel comunicato istituzionale, la presenza della produzione viene collegata alle prospettive di incremento dei flussi turistici e di crescita economica, secondo una rappresentazione ormai familiare nelle politiche di promozione territoriale: la visibilità internazionale come promessa di sviluppo [6].

La vicenda possiede una genealogia precisa. Nel 1949 Roberto Rossellini girò Stromboli, terra di Dio, interpretato da Ingrid Bergman, mentre sull’isola di Vulcano prendeva forma il film omonimo diretto da William Dieterle con Anna Magnani. Le due produzioni contribuirono a modificare l’immagine pubblica dell’arcipelago, introducendo le isole dentro circuiti di rappresentazione che avrebbero accompagnato la loro trasformazione in destinazioni turistiche.

Elena Di Blasi e Alessandro Arangio hanno ricostruito questa relazione nel saggio Il territorio delle Lipari tra ambiente, cinema e turismo, mostrando come il cinema abbia contribuito a modificare le aspettative economiche connesse all’insularità e a favorire l’affermazione di nuove attività legate all’accoglienza [7]. La loro ricerca permette di collocare l’arrivo di Nolan dentro una storia più lunga, nella quale la produzione culturale partecipa alla trasformazione economica del territorio.

Le immagini delle isole circolano oggi dentro un’economia globale nella quale il valore simbolico del paesaggio viene convertito in reddito turistico e rendita immobiliare. John Urry ha mostrato come lo sguardo turistico sia socialmente costruito attraverso rappresentazioni che orientano il desiderio del viaggio [8]. La bellezza viene riconosciuta e consumata secondo codici culturali che contribuiscono a determinare quali luoghi acquistino valore e quali esperienze diventino socialmente desiderabili.

L’isola cinematografica entra così nel mercato attraverso una particolare forma di appropriazione dell’immaginario. Il suo paesaggio viene selezionato, riprodotto e distribuito da soggetti economici che possiedono mezzi e capacità di investimento assai superiori a quelli delle comunità locali. Una parte dei benefici può ricadere sul territorio attraverso occupazione, ospitalità e servizi; la loro consistenza effettiva richiede però un’analisi della ricchezza generata, dei soggetti che la intercettano e delle conseguenze che rimangono dopo la partenza delle produzioni.

Possiamo chiamare estrattivismo estetico questo processo, riconoscendone la specificità rispetto all’estrazione materiale delle risorse. La categoria serve a interrogare il modo in cui le qualità ambientali e simboliche di un luogo diventano risorse economiche, attraverso forme di appropriazione del valore che possono svilupparsi anche lontano dal territorio nel quale quel valore ha origine.

Lipari sullo sfondo (ph.  Piero Lamancusa)

Lipari sullo sfondo (ph. Piero Lamancusa)

La questione acquista una concretezza particolare alla luce di quanto accaduto alcuni mesi dopo le riprese. Nel settembre 2025 la Regione Siciliana ha disposto verifiche presso Pietra del Bagno, dopo che la Capitaneria di Porto aveva documentato la presenza sui fondali di materiali di scena e contestato la loro mancata rimozione alla società incaricata della produzione esecutiva. L’assessorato regionale ha chiesto ad ARPA Sicilia di accertare gli eventuali danni agli habitat marini [9]. Il ritrovamento dei materiali costituisce un fatto documentato; l’eventuale danno ambientale richiede gli esiti degli accertamenti tecnici. La vicenda permette comunque di interrogare le responsabilità che accompagnano l’utilizzo economico di territori ecologicamente fragili, soprattutto quando l’attenzione mediatica si esaurisce con la conclusione delle riprese.

A Stromboli, qualche anno prima, questa contraddizione aveva assunto una forma ancora più drammatica, attraversata da una coincidenza che avrebbe qualcosa di grottesco se le sue conseguenze fossero state meno devastanti. Il 25 maggio 2022, durante le riprese di Sempre al tuo fianco, una fiction coprodotta da Rai Fiction e 11 Marzo Film e dedicata proprio al lavoro della Protezione civile, un incendio sviluppatosi sul set in località San Vincenzo si propagò lungo i versanti dell’isola, favorito dal vento, distruggendo una vasta estensione di macchia mediterranea e lasciando denudate ampie porzioni di territorio vulcanico. Mentre una produzione televisiva metteva in scena la gestione delle emergenze, quelle reali richiedevano l’intervento del Corpo forestale, dei Vigili del fuoco e di altri operatori impegnati nelle operazioni di spegnimento, con il supporto di mezzi aerei; gli abitanti assistevano alla distruzione della vegetazione che per generazioni aveva accompagnato il rapporto fra le case e la montagna [10].

L’incendio avrebbe continuato a produrre conseguenze ben oltre lo spegnimento delle fiamme. Il 12 agosto successivo, fra le cinque e trenta e le sei e trenta del mattino, un violento nubifragio investì Stromboli: oltre sessanta millimetri di pioggia caddero in un’ora, più della metà concentrati in appena quindici minuti. I versanti, privati della copertura vegetale dall’incendio di maggio, furono attraversati da colate di fango e detriti che invasero strade e abitazioni, danneggiando infrastrutture e interrompendo servizi essenziali. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha ricostruito con precisione il rapporto fra i due eventi, spiegando come la scomparsa della vegetazione e dell’azione stabilizzatrice delle radici avesse favorito l’erosione del terreno vulcanico e il trascinamento a valle di ceneri, pomici, pietre e materiali rocciosi [11].

La montagna bruciata veniva restituita agli abitanti sotto forma di fango. Le persone che avevano visto le fiamme divorare il proprio paesaggio si ritrovavano ora a spalare detriti dalle strade e dalle case, dentro un’isola nella quale ogni nuova pioggia poteva trasformarsi in una minaccia. Lo Stato dichiarò lo stato di emergenza, stanziando un primo milione di euro per gli interventi urgenti di Protezione civile. La perdita della vegetazione aveva modificato il comportamento dei versanti e ampliato la vulnerabilità di un territorio già esposto, per la propria conformazione vulcanica, a fenomeni di dissesto idrogeologico. Le conseguenze continuarono negli anni successivi, fra nuove colate, richieste di messa in sicurezza e proteste di residenti costretti a convivere con il timore che il fango potesse tornare a invadere le abitazioni [12].

Nel maggio 2025 è stata resa nota una transazione di 175.000 euro fra il Comune di Lipari e la società 11 Marzo Film, destinata a interventi di manutenzione e riqualificazione di strutture pubbliche dell’isola. La somma, per la natura dell’accordo e la sua destinazione, rappresenta una specifica definizione economica fra le parti e non una quantificazione complessiva del danno ecologico e delle conseguenze sociali provocate dagli eventi [13]. Nel frattempo, nel settembre 2024, la fiction era stata trasmessa su Rai 1, suscitando proteste fra gli abitanti, alcuni dei quali avevano scelto di mostrare sui televisori dei locali pubblici le immagini dell’incendio durante la messa in onda del programma. La Regione Siciliana si è costituita parte civile nei procedimenti giudiziari relativi al rogo, lasciando alla magistratura l’accertamento delle responsabilità individuali e societarie.

La vicenda restituisce alla critica dell’estrattivismo estetico una materialità che nessuna rappresentazione promozionale del territorio può cancellare. Un luogo viene scelto per il valore della propria bellezza, trasformato in scenario e inserito nei circuiti commerciali della produzione audiovisiva; quando il territorio subisce una compromissione ambientale, le sue conseguenze possono durare molto più a lungo delle riprese e continuare a richiedere risorse pubbliche e lavoro collettivo. La possibilità di spostare altrove la produzione appartiene all’organizzazione dell’industria culturale; chi abita l’isola rimane dentro il paesaggio trasformato, ne conosce le stagioni e ne sopporta i rischi.

A Stromboli questa distanza ha assunto la forma del fuoco e del fango. La finzione televisiva raccontava una Protezione civile pronta a intervenire nelle emergenze; quella reale è dovuta intervenire per fronteggiare una catena di eventi le cui conseguenze materiali ricadevano sull’isola. Al termine delle riprese rimangono immagini che possono essere distribuite e valorizzate altrove, mentre il costo del territorio compromesso continua a essere sostenuto da chi lo abita. La bellezza era entrata nella produzione come risorsa; la montagna bruciata e la paura di ogni nuova pioggia sono rimaste parte della vita quotidiana degli strombolani.

Nell’Odissea si apre inoltre una contraddizione culturale che merita di essere attraversata. L’epica di Ulisse appartiene alla storia mediterranea del viaggio e del ritorno, dell’incontro con lo straniero e della ricerca di un approdo. La xenía omerica, pur collocata dentro un mondo attraversato da gerarchie e violenze, conserva la memoria di un’ospitalità regolata da obblighi reciproci. Oggi quella stessa geografia viene attraversata da regimi di mobilità profondamente diseguali. Alcuni attraversano il Mediterraneo per acquistare un’esperienza; altri affrontano la traversata nella speranza di sopravvivere. Il diritto al movimento e quello al ritorno dipendono da passaporti e rapporti politici internazionali. C’è qualcosa di tragicamente contemporaneo in questa nuova Odissea: mentre l’industria culturale celebra il viaggio dell’eroe, il Mediterraneo continua a conoscere uomini, donne e bambini ai quali viene negata la possibilità di raggiungere una costa. 

Filicudi (ph.  Piero Lamancusa)

Filicudi (ph. Piero Lamancusa)

Le isole prima della vacanza 

Le Eolie hanno una storia assai più complessa di quella restituita dall’immaginario turistico contemporaneo. Prima della diffusione delle attività ricettive, l’arcipelago viveva attraverso economie nelle quali agricoltura e pesca si intrecciavano con il commercio marittimo e con una mobilità continuamente rivolta verso la Sicilia e altre regioni del Mediterraneo. La povertà e l’emigrazione appartengono a questa storia quanto la capacità delle famiglie di organizzare la propria esistenza attraverso una pluralità di lavori.

Le ricerche di Ida Fazio sulle società insulari dell’Ottocento restituiscono una profondità particolare a questo mondo, soprattutto attraverso la ricostruzione del lavoro femminile. A Stromboli le donne partecipavano alle attività agricole e marinare, lavoravano nella trasformazione dei prodotti della terra, nel commercio e nella filatura della seta, contribuendo alla gestione delle economie familiari attraverso pratiche che le classificazioni professionali dell’epoca rendevano scarsamente riconoscibili [14]. La loro presenza mostra quanto la storia economica dell’arcipelago sia stata attraversata da forme di lavoro spesso marginalizzate nella documentazione e nella memoria pubblica. Anche oggi, nell’economia turistica, una parte decisiva della riproduzione materiale della vita insulare continua a dipendere da lavori poco visibili: pulire le camere, preparare i pasti, assicurare la continuità dei servizi, prendersi cura delle persone.

La trasformazione turistica ha progressivamente modificato il rapporto fra abitazioni e proprietà. Le case acquistano un valore crescente attraverso la possibilità di essere destinate all’ospitalità temporanea; le piattaforme digitali ampliano il mercato degli affitti brevi, collegando il patrimonio immobiliare insulare a una domanda internazionale. La destinazione residenziale degli immobili può così entrare in concorrenza con le opportunità di rendimento offerte dalla ricettività turistica, rendendo più difficile l’accesso all’abitare stabile.

A Panarea il paesaggio è entrato da decenni dentro circuiti di consumo e distinzione sociale che attribuiscono alla permanenza sull’isola un valore simbolico connesso all’esclusività. Pierre Bourdieu ha mostrato come le pratiche di consumo contribuiscano alla riproduzione delle differenze di classe [15]. La possibilità di trascorrere una vacanza in un luogo socialmente esclusivo partecipa a questo processo, trasformando il paesaggio in una risorsa capace di produrre prestigio.

La memoria dei vigneti, degli uliveti e delle attività marinare conserva, in questo contesto, un significato che supera la nostalgia per un passato idealizzato. Attraverso la ricostruzione delle economie precedenti alla specializzazione turistica diventa possibile riconoscere le trasformazioni della proprietà e del lavoro. Quelle società conoscevano difficoltà materiali profonde; la loro storia, tuttavia, mostra che il territorio ha conosciuto organizzazioni economiche differenti da quelle oggi considerate inevitabili.

Qui si manifesta un processo che potremmo definire autocolonizzazione culturale: l’interiorizzazione progressiva dello sguardo attraverso cui il mercato esterno attribuisce valore al territorio. Un’isola finisce per rappresentarsi attraverso le aspettative di chi arriva, adattando linguaggi e attività a un’immagine commercialmente riconoscibile. Le comunità locali partecipano a questa trasformazione attraverso iniziative imprenditoriali che possono produrre reddito. La contraddizione si manifesta quando le esigenze della popolazione residente vengono subordinate alla domanda temporanea e quando il valore economico del luogo diventa il criterio prevalente attraverso cui immaginarne il futuro.

Pasolini avrebbe riconosciuto in queste trasformazioni alcuni tratti di quella mutazione antropologica che aveva individuato nell’espansione della società dei consumi. La sua critica dello sviluppo separato dal progresso acquista una particolare forza nei territori dove l’aumento delle attività commerciali può accompagnarsi alla progressiva perdita delle condizioni materiali necessarie alla vita comunitaria [16]. Un luogo può diventare sempre più desiderabile per chi arriva e sempre più difficile da abitare per chi vi è nato o ha scelto di restare. Dentro questa contraddizione si misura una parte decisiva del problema contemporaneo del turismo. 

Salina sullo afondo (ph.  Piero Lamancusa)

Salina (ph. Piero Lamancusa)

L’acqua, la scarsità e il diritto di abitare 

Nell’estate del 2026 la crisi idrica di Lipari rende visibile una fragilità che appartiene alla struttura materiale dell’insularità. Secondo quanto riportato dall’ANSA il 20 luglio, l’impianto di dissalazione produceva circa 2.000–2.500 metri cubi d’acqua al giorno, a fronte di una produzione ordinaria indicata nell’ordine dei 4.500 metri cubi. Le navi cisterna risultavano insufficienti a compensare la riduzione della disponibilità idrica, mentre difficoltà tecniche si protraevano da mesi [17]. Sulla porta di un bar del centro compare un cartello che annuncia la chiusura per mancanza d’acqua. Poche parole, capaci di raccontare la distanza fra l’immagine di un’isola offerta alla vacanza e le condizioni materiali necessarie alla sua esistenza quotidiana.

L’acqua ha sempre occupato un posto centrale nella storia delle comunità eoliane. La raccolta delle precipitazioni e i sistemi di accumulo costituiscono testimonianze di un sapere territoriale costruito attraverso generazioni di esperienza. Le tecniche tradizionali di conservazione rispondevano alla necessità di governare una risorsa discontinua, in condizioni che imponevano un rapporto attento fra disponibilità e consumo. L’introduzione dei dissalatori ha modificato questo equilibrio, permettendo di produrre acqua utilizzabile attraverso processi tecnologici che richiedono energia e una gestione ambientalmente controllata dei reflui salini. La sicurezza idrica dipende così dalla continuità degli impianti, dalla manutenzione e dalle scelte pubbliche relative agli investimenti infrastrutturali.

La crescita stagionale della popolazione presente esercita un’ulteriore pressione su questo sistema, aumentando rapidamente una domanda che durante il resto dell’anno assume dimensioni differenti. La responsabilità della crisi del 2026 va ricondotta alle cause tecniche e gestionali documentate, mentre l’analisi della sostenibilità turistica richiede di considerare il rapporto fra capacità infrastrutturale e concentrazione dei consumi.

Anche l’acqua conosce una propria geografia di classe. La disponibilità di cisterne private dipende dalle risorse economiche e dalle caratteristiche degli immobili; le interruzioni incidono in modo differente sulle attività commerciali e sulle famiglie, mentre alcune strutture ricettive dispongono di strumenti più consistenti per affrontare una carenza temporanea. La scarsità assume così una dimensione politica attraverso il modo in cui viene distribuita. Le possibilità di accesso a una risorsa essenziale dipendono dalle infrastrutture e dalle decisioni collettive che ne regolano l’utilizzo. Dietro una stanza preparata per l’arrivo dei visitatori si trovano impianti e condotte, personale addetto alla manutenzione, trasporti marittimi e consumi energetici. La vacanza richiede una quantità considerevole di lavoro materiale, spesso nascosta dalla rappresentazione di un’esperienza immediatamente disponibile all’acquisto.

Un’isola vive durante l’intero anno. Ha bisogno di acqua quando gli alberghi chiudono e i visitatori ripartono, quando il mare d’inverno interrompe i collegamenti e la popolazione residente continua a svolgere le proprie attività quotidiane. La sostenibilità di un’economia turistica dovrebbe essere misurata anche attraverso questa continuità, interrogando la capacità delle infrastrutture di garantire condizioni dignitose di esistenza a chi rimane. L’acqua restituisce così alla riflessione sul turismo una dimensione elementare, quasi corporea. Ogni forma di vita dipende da relazioni materiali che precedono il mercato e che una comunità deve poter governare secondo principi di giustizia. 

Panarea e Stromboli (ph.  Piero Lamancusa)

Panarea e Stromboli (ph. Piero Lamancusa)

Vite lavorate 

Per diversi anni ho lavorato nel comparto turistico delle isole Eolie. Le condizioni contrattuali nelle quali mi trovavo garantivano diritti e tutele, e considero importante precisarlo perché ogni esperienza individuale possiede limiti che devono essere riconosciuti. Ho avuto tuttavia la possibilità di conoscere da vicino un mondo occupazionale più vasto, attraversato da profonde differenze nelle condizioni di lavoro e nelle possibilità concrete di esercitare i propri diritti.

Quell’esperienza ha cambiato il mio modo di guardare il turismo. Dietro la vacanza esiste una moltitudine di persone che lavora affinché altri possano riposare, divertirsi, dimenticare per qualche giorno le fatiche della propria esistenza. Lavoratrici e lavoratori della ristorazione e dell’accoglienza rendono materialmente possibile quella sospensione del tempo ordinario che costituisce una parte essenziale dell’esperienza turistica.

La stagionalità concentra una parte significativa del reddito annuale dentro pochi mesi, producendo ritmi lavorativi particolarmente intensi. Dove esistono irregolarità contrattuali, questa concentrazione aumenta la vulnerabilità delle persone, soprattutto quando le alternative occupazionali risultano limitate e la necessità economica rende difficile contestare orari e trattamenti illegittimi. Il lavoro entra allora nella vita attraverso una progressiva sottrazione del tempo disponibile. Si dorme meno, si mangia quando è possibile, si rinuncia agli incontri. La stanchezza si deposita nel corpo e modifica il modo di percepire le giornate, mentre le difficoltà abitative possono aggravare condizioni già faticose. Quando l’alloggio dipende direttamente dal datore di lavoro, il rapporto occupazionale può estendere il proprio potere oltre l’orario di servizio. La possibilità di perdere contemporaneamente il reddito e il luogo in cui dormire costituisce, nelle situazioni più vulnerabili, un ulteriore elemento di subordinazione.

Nel settembre 2026 Altreconomia ha pubblicato un’inchiesta di Alessia Cesana sulle condizioni di sfruttamento nella ristorazione italiana, ricostruendo attraverso testimonianze e dati ispettivi la diffusione di contratti irregolari e turni eccessivi [18]. Le irregolarità riscontrate negli esercizi sottoposti a controllo documentano la gravità di pratiche che possono rimanere nascoste dietro l’apparente normalità del servizio.

Questa realtà comprende una dimensione psicologica che merita di essere osservata con attenzione. Arlie Russell Hochschild ha mostrato come nelle professioni dei servizi una parte del lavoro consista nella gestione e nell’espressione delle emozioni, secondo aspettative definite dall’organizzazione economica della prestazione [19]. La disponibilità relazionale diventa una componente del servizio acquistato dal cliente. Il sorriso può appartenere al lavoro quanto il gesto di servire un piatto o preparare una camera. A volte deve essere offerto mentre il corpo chiede riposo e la mente vorrebbe trovarsi altrove.

Penso spesso a questa particolare condizione dell’esistenza: trascorrere l’estate nel luogo in cui altri vengono a cercare la felicità e conoscere quello stesso luogo soprattutto attraverso la fatica. Abitare provvisoriamente una stanza troppo piccola, attraversare ogni giorno strade piene di vacanzieri, ascoltare le loro conversazioni e i programmi per la sera, mentre la propria giornata continua dentro il lavoro. C’è una forma di separazione sociale che passa attraverso il tempo. Il visitatore acquista la possibilità di sospendere temporaneamente il lavoro; chi lo accoglie deve organizzare una parte della propria esistenza affinché quella sospensione sia possibile.

Vite lavorate è l’espressione che continua a sembrarmi più adatta a raccontare questa condizione. Racchiude la fatica dei corpi e il consumo del tempo, l’erosione del riposo e quella parte di esistenza che viene progressivamente assorbita dentro una prestazione economica. Una vita lavorata conserva addosso le ore trascorse a rendere possibile il tempo libero di qualcun altro. La questione appartiene al cuore della critica marxiana dell’economia politica. La produzione del valore dipende dal lavoro umano, mentre la sua appropriazione e distribuzione seguono rapporti di proprietà che possono concentrare i rendimenti nelle mani di proprietari immobiliari, gestori delle imprese, concessionari e piattaforme digitali. La posizione occupata da ciascun soggetto nella filiera turistica determina possibilità differenti di accedere alla ricchezza prodotta.

Il valore economico di una stagione dovrebbe quindi essere interrogato attraverso la distribuzione dei salari e dei profitti, il costo dell’abitare e le condizioni contrattuali, considerando il tempo effettivamente lavorato e la qualità della vita che quel reddito rende possibile. Le presenze turistiche e il fatturato misurano una parte dell’attività economica. La vita delle persone richiede altre misure. Quante ore di sonno vengono perdute durante una stagione? Quale parte del reddito viene assorbita dall’alloggio? Quante persone dispongono realmente della possibilità di riposare, di ammalarsi senza perdere il lavoro, di costruire una vita affettiva che possa continuare anche dopo l’estate?

L’economia della vacanza produce una particolare geografia della libertà. Chi possiede capitale può trasformare l’attrattività di un luogo in fonte di reddito; chi dispone soprattutto della propria forza lavoro deve venderne una parte considerevole per partecipare alla distribuzione della ricchezza. La bellezza delle isole attraversa anche questi corpi. Il paesaggio che il turista contempla durante il tramonto appartiene alla medesima realtà materiale nella quale qualcuno sta ancora lavorando, forse senza sapere quando potrà tornare a casa. 

Milazzo, raffinerie (ph.  Piero Lamancusa)

Milazzo, raffinerie (ph. Piero Lamancusa)

Milazzo, la costa e le nuove forme dello spossessamento 

A Milazzo la crescente centralità del turismo si inserisce dentro la storia dell’industrializzazione fossile che ha già profondamente trasformato il territorio. L’espansione delle attività ricettive e dei servizi turistici si sviluppa in un comprensorio nel quale la presenza degli impianti energetici continua a condizionare le scelte pubbliche, l’organizzazione urbana e le possibilità di utilizzo della costa.

La posizione di Milazzo come principale nodo di collegamento con le Eolie contribuisce a generare flussi di visitatori e domanda di servizi, mentre la crescente attrattività del litorale amplia le opportunità di investimento immobiliare. La città viene raccontata sempre più frequentemente attraverso gli indicatori della crescita turistica, accompagnati dall’annuncio di nuove prospettive di sviluppo. Ma ogni dato economico acquista un significato soltanto quando viene ricondotto alle condizioni sociali che contribuisce a produrre.

La crescita delle presenze misura un flusso di persone; la distribuzione del reddito e le condizioni dell’abitare dipendono da rapporti che quel numero lascia invisibili. Una città può diventare più redditizia per alcuni investitori e contemporaneamente più costosa per chi vi risiede, soprattutto quando gli immobili vengono destinati a utilizzi temporanei e la disponibilità di abitazioni per affitti annuali si riduce. La questione riguarda il rapporto fra valore di scambio e condizioni della vita quotidiana. Un appartamento può acquistare maggiore redditività turistica e diventare meno accessibile a una famiglia; una porzione di costa può generare nuovi ricavi commerciali e conoscere una riduzione delle possibilità di fruizione gratuita.

In questo quadro il Piano di utilizzo delle aree del demanio marittimo, approvato dalla Regione Siciliana con D.D.G. n. 547 del 27 marzo 2026, assume un’importanza particolare [20]. La pianificazione delle concessioni e delle destinazioni economiche della costa interviene sulla distribuzione delle possibilità di accesso a uno spazio che appartiene al demanio pubblico. Le analisi elaborate nell’ambito della mobilitazione territoriale contro il piano hanno individuato almeno diciassette lotti destinati a stabilimenti o attività balneari private, ai quali si aggiunge un ulteriore lotto dalla classificazione controversa. Nello stesso documento critico vengono segnalate venti concessioni relative a specchi d’acqua, nove attività commerciali e undici chioschi o punti di ristoro, insieme alla previsione di un nuovo porto turistico. Gli autori delle osservazioni evidenziano inoltre l’assenza di spiagge libere attrezzate comunali chiaramente individuate negli elaborati da loro esaminati [21].

Milazzo, raffinerie (ph.  Piero Lamancusa)

Milazzo, raffinerie (ph. Piero Lamancusa)

Questi conteggi appartengono a una lettura critica del piano e richiedono di essere distinti dalle previsioni formalmente approvate e dagli interventi eventualmente realizzati. La loro importanza politica risiede nella questione che sollevano: quale forma di organizzazione della costa si sta progressivamente costruendo e quale spazio viene riconosciuto al diritto collettivo di accedere al mare?

David Harvey ha descritto attraverso la categoria dell’accumulazione per spossessamento quei processi mediante i quali risorse e possibilità sociali vengono assoggettate a nuove forme di appropriazione economica [22]. La sua riflessione consente di interrogare la progressiva commercializzazione delle qualità ambientali di un territorio, soprattutto quando un bene pubblico diventa fonte di rendimento attraverso concessioni e diritti di utilizzo economicamente selettivi.

La costa milazzese possiede un valore che precede l’iniziativa commerciale dei singoli operatori. Il mare e le caratteristiche del paesaggio appartengono a una storia naturale e sociale costruita attraverso tempi lunghissimi e generazioni di relazioni umane. La possibilità di trasformare queste qualità in rendita deriva dalla loro particolare posizione e dall’accesso regolato a una risorsa territorialmente limitata. La rendita posizionale si fonda precisamente su questa condizione: un’attività economica può appropriarsi di una quota di valore generata dall’attrattività del luogo, mentre la collettività continua a sostenere i costi della gestione territoriale e delle infrastrutture pubbliche.

Jason W. Moore ha ricostruito il rapporto fra capitalismo e organizzazione della natura attraverso la nozione di cheap nature, mostrando come l’accumulazione dipenda dalla capacità di rendere disponibili lavoro e risorse a condizioni favorevoli alla valorizzazione del capitale [23]. La sua prospettiva permette di interrogare anche l’economia turistica, nella quale l’ambiente viene incorporato nei circuiti del profitto. A Milazzo questa dinamica assume una particolare intensità storica. La costa ha conosciuto per decenni le trasformazioni dell’industria petrolifera e oggi viene interessata da nuove pressioni legate all’espansione delle attività turistiche. Le differenze fra produzione industriale e servizi ricettivi rimangono sostanziali; entrambe le forme di valorizzazione, tuttavia, rendono necessario interrogare il rapporto fra appropriazione economica del territorio e condizioni collettive dell’abitare.

La questione ambientale richiede inoltre di considerare l’erosione costiera e la tutela degli habitat, insieme alle conseguenze cumulative degli interventi programmati, soprattutto in un territorio nel quale convivono aree industriali e spazi di particolare interesse naturalistico. Il promontorio di Capo Milazzo e la sua area marina protetta appartengono a una geografia ecologica la cui conservazione deve confrontarsi con le pressioni prodotte dalle trasformazioni delle attività umane. La critica del piano assume perciò una dimensione più ampia della controversia amministrativa. Riguarda la capacità di una comunità di discutere democraticamente quale futuro attribuire alla propria costa, riconoscendo il rapporto fra tutela ambientale e distribuzione delle opportunità economiche.

Le parole possiedono un peso in questa trasformazione. Valorizzazione, attrattività, competitività e crescita costituiscono categorie attraverso cui vengono presentate decisioni che distribuiscono in maniera differente risorse e possibilità. Gramsci ci aiuta a comprendere come un particolare orientamento economico possa diventare senso comune, fino a essere percepito come un destino naturale del territorio [24].

La costa viene misurata, suddivisa, organizzata e destinata a specifiche attività. Ogni metro acquista una funzione dentro la pianificazione economica. La possibilità di raggiungere liberamente il mare entra così in rapporto con le scelte attraverso cui vengono assegnati gli spazi e definiti i diritti di utilizzo. Eppure il mare continua a conservare una dimensione irriducibilmente comune. Il suo movimento attraversa i confini amministrativi e le delimitazioni delle concessioni, ricordandoci quanto sia storicamente costruito il potere degli uomini di trasformare una porzione di natura in una superficie economicamente controllata. 

Milazzo, raffinerie (ph.  Piero Lamancusa)

Milazzo, raffinerie (ph. Piero Lamancusa)

Imparare il mare. Per una pedagogia del paesaggio 

Il rapporto fra una comunità e il proprio territorio possiede una dimensione educativa che comincia molto prima dell’ingresso a scuola. Una bambina, un bambino, imparano a conoscere il mare attraverso i percorsi che possono attraversare e le esperienze che vengono loro consentite. Il paesaggio partecipa alla formazione della sua percezione del mondo, contribuendo a costruire rappresentazioni della libertà e delle relazioni sociali.

Una spiaggia liberamente accessibile permette di sperimentare una relazione diretta con uno spazio comune. La presenza di recinzioni e concessioni introduce invece mediazioni economiche che diventano parte dell’esperienza ordinaria del territorio. La bambina apprende progressivamente quali spazi siano disponibili, quali richiedano un pagamento e quali le siano preclusi. Questa educazione silenziosa contribuisce alla costruzione del senso comune. Attraverso l’organizzazione materiale dello spazio vengono interiorizzate rappresentazioni della proprietà e dell’appartenenza.

Paulo Freire ha riconosciuto nella lettura critica del mondo una dimensione fondamentale dell’educazione, collegando la conoscenza alla capacità di comprendere e trasformare le condizioni storiche dell’esistenza [25]. La sua pedagogia permette di considerare il paesaggio come un luogo di apprendimento politico, attraverso il quale le persone possono riconoscere le relazioni fra organizzazione dello spazio e rapporti di potere. La coscienza di luogo nasce anche dalla capacità di interrogare le trasformazioni territoriali e ricostruire le decisioni che le hanno rese possibili. Le esperienze educative di Danilo Dolci e Lorenzo Milani mostrano quanto la conoscenza possa diventare una pratica di emancipazione quando permette alle persone di sviluppare strumenti collettivi per intervenire sulle condizioni della propria esistenza [26].

Imparare il mare significa allora comprenderne la storia sociale. Significa conoscere i lavori che lo attraversano e le relazioni economiche che ne organizzano l’utilizzo, riconoscere le conseguenze delle trasformazioni ambientali e sviluppare una responsabilità condivisa verso le condizioni materiali della vita. La pedagogia del paesaggio possiede una dimensione profondamente politica. Ogni generazione eredita un territorio già trasformato dalle scelte precedenti e partecipa, attraverso la propria esperienza, alla possibilità di immaginarne uno differente. Il diritto al mare appartiene anche a questa eredità. Riguarda la possibilità di crescere dentro un mondo nel quale l’accesso agli spazi comuni costituisca un’esperienza concreta della libertà. 

Milazzo, raffinerie (ph.  Piero Lamancusa)

Milazzo, raffinerie (ph. Piero Lamancusa)

Il Mediterraneo e le geografie del potere 

Il mare che collega Milazzo alle Eolie appartiene a una regione storica molto più vasta, attraversata da relazioni economiche e politiche che hanno contribuito alla formazione del mondo contemporaneo.

Fernand Braudel ci ha insegnato a osservare il Mediterraneo attraverso la pluralità dei suoi tempi, riconoscendo nelle condizioni geografiche e nelle strutture economiche una trama di relazioni capace di oltrepassare i confini degli Stati [27]. La sua lezione conserva una forza particolare quando permette di ricondurre le vicende locali ai sistemi di circolazione delle merci e delle persone che attraversano il bacino mediterraneo.

Iain Chambers ha successivamente interrogato questa storia attraverso una prospettiva postcoloniale, restituendo centralità alle migrazioni e alle esperienze delle popolazioni che hanno conosciuto la dominazione europea [28]. Il Mediterraneo emerge così come uno spazio nel quale le appartenenze culturali e politiche vengono continuamente trasformate dalle relazioni fra le sue sponde.

La circolazione delle persone costituisce una delle dimensioni più evidenti delle disuguaglianze contemporanee. Ogni estate milioni di visitatori attraversano il mare per raggiungere le coste del Mediterraneo, mentre altre persone affrontano viaggi segnati da restrizioni amministrative e violenze.

La mobilità turistica dipende dalla disponibilità economica e dai diritti garantiti dalla cittadinanza; quella delle persone costrette a migrare viene attraversata da dispositivi di controllo che rendono il movimento estremamente selettivo.

Le politiche europee di esternalizzazione delle frontiere contribuiscono a questa geografia attraverso accordi con Paesi della sponda meridionale e sistemi di sorveglianza che incidono sulle condizioni dell’attraversamento. Il diritto di raggiungere una costa viene così sottoposto a rapporti politici che attribuiscono possibilità differenti alle persone secondo la provenienza e la posizione occupata nelle gerarchie economiche internazionali.

L’Organizzazione internazionale per le migrazioni documenta da anni migliaia di morti e dispersi lungo le rotte del Mediterraneo centrale. Si tratta di stime minime, condizionate dalle difficoltà di ricostruire tutte le traversate concluse con la perdita di vite umane [29]. Questi numeri appartengono a persone che avevano storie e relazioni, aspettative e desideri, a esistenze che le statistiche possono registrare soltanto attraverso la loro interruzione.

Il Mediterraneo turistico e quello delle migrazioni condividono uno spazio geografico attraversato da condizioni di movimento radicalmente differenti. Comprenderne il rapporto richiede di ricostruire le strutture politiche che determinano chi possa viaggiare liberamente e chi venga esposto a pericoli mortali nel tentativo di attraversare una frontiera. La storia coloniale europea appartiene a questa genealogia. Le conquiste e i rapporti di subordinazione imposti alle popolazioni della sponda meridionale hanno contribuito a organizzare gerarchie economiche e culturali le cui conseguenze attraversano ancora il presente. Edward Said ha mostrato come la produzione occidentale delle rappresentazioni dell’Oriente abbia partecipato alla legittimazione del dominio coloniale, mentre Frantz Fanon ha indagato le conseguenze della violenza coloniale sulla vita materiale e sulla soggettività delle popolazioni dominate [30].

A queste relazioni si aggiunge la circolazione delle merci. Il Mediterraneo costituisce uno spazio strategico per i traffici energetici e commerciali, attraverso una rete di porti e infrastrutture logistiche che collega le economie regionali ai processi di accumulazione mondiale. Milazzo partecipa a questa geografia attraverso la raffineria e il sistema portuale. La posizione della città, apparentemente periferica rispetto ai grandi centri decisionali, acquista un significato differente quando viene ricondotta alla rete internazionale delle risorse energetiche e delle rotte commerciali.

La Sicilia occupa inoltre una posizione rilevante nella proiezione militare delle potenze occidentali nel Mediterraneo. Le infrastrutture strategiche e gli apparati di sicurezza contribuiscono all’organizzazione dello spazio marittimo, mentre le alleanze internazionali intervengono sulla distribuzione del potere politico e militare nella regione. Le relazioni fra commercio e apparati militari devono essere ricostruite attraverso responsabilità documentate. La critica dell’imperialismo acquista consistenza attraverso questa analisi materiale, capace di mostrare come il potere economico e quello politico partecipino all’organizzazione delle possibilità di movimento e della disponibilità delle risorse.

Il Mediterraneo diventa così una regione nella quale si incontrano temporalità differenti e contraddizioni profonde. Le rotte delle vacanze attraversano un mare sul quale si muovono petroliere e navi militari, mentre le frontiere selezionano le persone secondo criteri che partecipano alla riproduzione delle gerarchie mondiali della ricchezza. La bellezza di questo mare continua a essere attraversata dalla violenza della sua storia. 

31Gaza. Il Mediterraneo alla prova della storia 

Seguendo questa geografia verso est si arriva alla Palestina, la cui storia appartiene alle trasformazioni coloniali e politiche che hanno segnato il Mediterraneo contemporaneo. Gaza possiede una lunga storia urbana e commerciale, legata alle relazioni fra il Levante mediterraneo e le regioni interne dell’Asia e dell’Africa. La sua posizione geografica ha contribuito per secoli alla formazione di circuiti di scambio che oggi appaiono quasi inconcepibili di fronte alla condizione di devastazione e controllo territoriale nella quale la popolazione palestinese è stata costretta a vivere.

La questione palestinese attraversa la storia del mandato britannico e del movimento sionista, la Nakba del 1948 e lo sfollamento di centinaia di migliaia di palestinesi, l’occupazione israeliana dei territori palestinesi iniziata nel 1967 e la progressiva costruzione di dispositivi di controllo che hanno inciso profondamente sulle possibilità di autodeterminazione del popolo palestinese.

La Striscia di Gaza, abitata in larga parte da rifugiati palestinesi e dai loro discendenti, ha conosciuto restrizioni crescenti alla circolazione delle persone e delle merci, aggravate dal blocco imposto da Israele a partire dal 2007 e dalle limitazioni applicate anche dall’Egitto al valico di Rafah. L’accesso alle risorse e la continuità delle attività produttive sono stati sottoposti a condizioni che hanno modificato profondamente la riproduzione materiale della vita. Le restrizioni alla pesca hanno trasformato persino il rapporto con il mare in una questione di controllo politico, incidendo sulla possibilità delle famiglie di ricavare sostentamento da una risorsa che appartiene alla storia economica e culturale della costa palestinese. La devastazione seguita all’ottobre 2023 ha assunto dimensioni tali da porre al centro del dibattito internazionale la qualificazione giuridica delle operazioni militari israeliane e la responsabilità degli Stati coinvolti.

Nel marzo 2024 Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, ha presentato il rapporto Anatomy of a Genocide, concludendo che esistevano ragionevoli motivi per ritenere raggiunta la soglia giuridica del genocidio nelle condotte attribuite alle autorità israeliane a Gaza [31]. La sua analisi ha ricondotto la distruzione di Gaza alla storia dell’occupazione e del colonialismo d’insediamento, interrogando il rapporto fra controllo territoriale e distruzione delle condizioni materiali di esistenza della popolazione palestinese.

Nel dicembre 2024 Amnesty International ha pubblicato il rapporto You Feel Like You Are Subhuman: Israel’s Genocide Against Palestinians in Gaza, concludendo che Israele aveva commesso atti di genocidio contro i palestinesi di Gaza, sulla base dell’esame delle operazioni militari e delle dichiarazioni delle autorità israeliane [32]. Il 16 settembre 2025 la Commissione internazionale indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, inclusa Gerusalemme Est, e su Israele ha pubblicato un rapporto nel quale ha concluso che le autorità e le forze di sicurezza israeliane avevano commesso quattro delle cinque categorie di atti genocidari previste dalla Convenzione del 1948, individuando inoltre l’intento specifico richiesto per la qualificazione del genocidio [33].

Queste conclusioni costituiscono valutazioni di organismi internazionali e organizzazioni indipendenti, con funzioni differenti da quelle della Corte internazionale di giustizia. Quest’ultima, nel procedimento promosso dal Sudafrica contro Israele, ha adottato ordinanze vincolanti sulle misure provvisorie a tutela dei diritti protetti dalla Convenzione sul genocidio; l’accertamento definitivo della responsabilità statale resta affidato alla decisione di merito, ancora pendente nell’ottobre 2026 [34].

La distinzione fra indagini internazionali e accertamento giudiziario definitivo è essenziale per comprendere la portata delle responsabilità documentate. La categoria di genocidio appartiene a un quadro giuridico preciso, che richiede di considerare le condotte e l’intento specifico di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo protetto dalla Convenzione. La storia palestinese esige inoltre di essere compresa attraverso la continuità delle strutture coloniali che hanno organizzato il controllo del territorio e delle risorse, riconoscendo le differenti responsabilità politiche e militari che attraversano questa vicenda.

Nel 2025 Francesca Albanese ha pubblicato anche From Economy of Occupation to Economy of Genocide, un Rapporto che ricostruisce i rapporti economici e le attività d’impresa connesse al mantenimento dell’occupazione e alle politiche israeliane nei territori palestinesi [35]. La ricerca attribuisce centralità al ruolo delle relazioni commerciali e degli apparati produttivi, mostrando come la continuità delle strutture coloniali dipenda anche da sistemi economici che superano i confini dello Stato occupante. Nel successivo rapporto Gaza Genocide: A Collective Crime, Albanese ha approfondito le responsabilità internazionali nella continuità della distruzione di Gaza, interrogando il ruolo degli Stati e delle relazioni politiche che contribuiscono alla perpetuazione delle violazioni [36].

Questa prospettiva estende la questione palestinese alla geografia delle alleanze e dei rapporti di potere che organizzano il Mediterraneo contemporaneo. Il sostegno militare e le decisioni diplomatiche degli Stati partecipano alla formazione delle condizioni internazionali entro le quali vengono esercitate le responsabilità politiche. Gaza appartiene a questa geografia attraverso la propria storia e attraverso la soggettività del popolo palestinese, le sue pratiche di resistenza e la rivendicazione del diritto all’autodeterminazione. La condizione palestinese conserva una specificità storica e politica che richiede di essere riconosciuta nella sua interezza.

La violenza del colonialismo d’insediamento e del genocidio possiede caratteristiche e responsabilità profondamente differenti da quelle delle trasformazioni economiche connesse al turismo. Ricondurre questi fenomeni alla storia del Mediterraneo significa ricostruire i rapporti politici che attraversano la regione, rispettando la singolarità delle esperienze e dei dispositivi di dominio. Eppure, seguendo le relazioni materiali che collegano le coste e i porti, le economie e gli apparati statali, il Mediterraneo rivela una storia assai più complessa di quella consegnata alle rappresentazioni europee della civiltà mediterranea. Le rotte delle vacanze e quelle del commercio, le frontiere e le infrastrutture militari partecipano a una geografia nella quale la libertà di movimento e la disponibilità delle risorse vengono organizzate attraverso rapporti profondamente diseguali.

Gaza rende visibile la dimensione estrema di questa distribuzione della violenza e del potere. La possibilità di abitare una terra, di raggiungere il mare e di conservare le condizioni elementari dell’esistenza diventa una questione di sopravvivenza collettiva. Da questa costa orientale il Mediterraneo restituisce all’Europa una parte della propria storia coloniale e delle responsabilità che continuano a pesare sul presente. 

Restituire il futuro ai territori 

Milazzo, raffinerie (ph.  Piero Lamancusa)

Milazzo, raffinerie (ph. Piero Lamancusa)

Comprendere il Mediterraneo attraverso queste relazioni permette di guardare alle Eolie e a Milazzo con uno sguardo differente. La bellezza dei luoghi conserva tutta la propria forza, mentre diventano riconoscibili i rapporti economici e politici che ne organizzano l’utilizzo e contribuiscono a determinare le condizioni della vita quotidiana.

La questione turistica appartiene a questa storia attraverso la distribuzione del valore e la possibilità delle comunità di governare le trasformazioni territoriali. Le isole hanno bisogno di politiche dell’abitare capaci di tutelare residenti e lavoratori stagionali, infrastrutture adeguate alla continuità della vita durante l’intero anno e strumenti di gestione dei flussi che considerino le capacità ecologiche dei territori.

A Milazzo la trasformazione economica richiede di confrontarsi con l’eredità dell’industrializzazione, attraverso percorsi di risanamento ambientale e riconversione capaci di riconoscere il diritto al lavoro e quello alla salute. La crescente valorizzazione turistica rende inoltre urgente una discussione pubblica sul futuro della costa, nella quale la tutela ambientale e l’accessibilità del demanio marittimo possano diventare principi effettivi dell’organizzazione territoriale.

Le mobilitazioni sociali e le pratiche associative partecipano a questo processo attraverso la costruzione di conoscenze condivise e la capacità di interrogare le decisioni amministrative. Il conflitto democratico permette di rendere visibili interessi che le narrazioni della crescita tendono a rappresentare attraverso un linguaggio apparentemente neutrale.

La critica marxiana dell’economia politica offre strumenti per comprendere il rapporto fra proprietà e distribuzione della ricchezza, mentre l’ecologia politica permette di ricondurre le trasformazioni economiche alle condizioni materiali della vita. La pedagogia critica attribuisce a questa conoscenza una funzione emancipativa, legata alla possibilità di riconoscere le strutture della disuguaglianza e di intervenire collettivamente sulla loro riproduzione.

Ogni volta che dalle Eolie muovo verso Milazzo, il paesaggio continua a mostrarmi la storia delle trasformazioni che hanno segnato questi territori. La raffineria e la centrale elettrica emergono dietro il promontorio, mentre la costa conserva le tracce di generazioni che hanno vissuto dentro differenti forme di organizzazione del lavoro e dello spazio.

La conoscenza modifica progressivamente il significato di ciò che vediamo. Il mare continua a essere mare, la pietra conserva la propria consistenza e il vento attraversa le medesime coste; eppure lo sguardo che riconosce i rapporti economici e politici sedimentati nel paesaggio riesce a comprendere quanto la natura e la storia siano intrecciate nelle condizioni concrete dell’esistenza. Forse è proprio questo l’insegnamento che continuo a ricevere durante la navigazione: ogni paesaggio contiene una storia di relazioni e di conflitti, mentre la possibilità di comprenderla apre uno spazio nel quale immaginare trasformazioni differenti.

Il Mediterraneo acquista allora la profondità di una regione storica attraversata da rapporti economici e politici che determinano possibilità profondamente diseguali di abitare, lavorare e muoversi. Le rotte commerciali e le politiche di frontiera, le infrastrutture energetiche e le relazioni militari partecipano alla formazione di questa geografia, dentro la quale la libertà continua a essere distribuita secondo rapporti di potere. Comprendere il Mediterraneo significa riconoscere queste relazioni e attraversarne le contraddizioni, seguendo la storia materiale delle persone e dei territori che ne costituiscono la vita.

Se vuoi capire come va il mondo, vai a Gaza. Ma per arrivare davvero a Gaza c’è un Mediterraneo che deve essere capito: con le sue rotte, i suoi eserciti, le sue complicità, le sue merci, i suoi profitti, il suo colonialismo, la sua supremazia occidentale, i suoi cadaveri. Perché Gaza è alla fine del Mediterraneo, nel punto in cui questo mare finisce e si rivela. 

Dialoghi Mediterranei, n. 82, novembre 2026 
Note
[1] Baruch Spinoza, Etica. Dimostrata con metodo geometrico, a cura di Emilia Giancotti, Editori Riuniti, Roma, 2019; Karl Marx, Il capitale. Libro primo, edizione critica e nuova traduzione a cura di Roberto Fineschi, Einaudi, Torino, 2024.
[2] ARPA Sicilia, «Attività di controllo delle emissioni in atmosfera nell’AERCA della Valle del Mela (ME)», documentazione dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente relativa all’Area a elevato rischio di crisi ambientale del comprensorio del Mela. La ricognizione riporta 125 punti di emissione in atmosfera, dei quali 20 dotati di sistemi di monitoraggio in continuo. https://www.arpa.sicilia.it/temi-ambientali/insediamenti-produttivi/attivita-di-controllo-delle-emissioni-in-atmosfera-nellaerca-valle-del-mela-me/
[3] Legge 23 dicembre 2005, n. 266, art. 1, comma 561, istitutiva del Sito di interesse nazionale «Area industriale di Milazzo»; Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio, decreto 11 agosto 2006, relativo alla perimetrazione del sito, in Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 256 del 3 novembre 2006; Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, decreto 29 luglio 2025, «Ridefinizione del perimetro del sito di bonifica di interesse nazionale “Area industriale di Milazzo”», in Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 186 del 12 agosto 2025. https://www.gazzettaufficiale.it/atto/serie_generale/caricaDettaglioAtto/originario?atto.codiceRedazionale=25A04465&atto.dataPubblicazioneGazzetta=2025-08-12
[4] Osservatorio epidemiologico della Regione Siciliana e Dipartimento di epidemiologia della ASL Roma E, Stato di salute della popolazione residente nelle aree a elevato rischio ambientale e nei siti di interesse nazionale della Sicilia, rapporto epidemiologico, con dati di mortalità relativi al periodo 1995–2000 e dati di ricovero ospedaliero relativi al periodo 2001–2003. Testo e sintesi sul portale Epicentro dell’Istituto superiore di sanità: https://www.epicentro.iss.it/ambiente/sicilia_sintesi
[5] Antonella Usticano, Achille Cernigliaro, Gabriella Dardanoni, Salvatore Scondotto e Gruppo Referenti Rete Regionale dei Registri Tumori della Sicilia, «L’incidenza oncologica nei siti di interesse nazionale per le bonifiche della Sicilia per il periodo 2007-11», in Bollettino epidemiologico nazionale, Istituto superiore di sanità, giugno 2017. https://www.epicentro.iss.it/ben/2017/giugno/1
[6] Regione Siciliana, Presidenza della Regione, «Ambiente, autorizzate le riprese del nuovo film di Nolan alle isole Eolie», comunicato stampa, 24 aprile 2025. https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/ambiente-autorizzate-riprese-nuovo-film-nolan-alle-isole-eolie
[7] Elena Di Blasi, Alessandro Arangio, «Il territorio delle Lipari tra ambiente, cinema e turismo», in Il capitale culturale. Studies on the Value of Cultural Heritage, supplemento n. 4, La città di celluloide tra vocazione turistica ed esperienze creative, 2016: 455–465. DOI: https://doi.org/10.13138/2039-2362/1430
[8] John Urry, The Tourist Gaze. Leisure and Travel in Contemporary Societies, Sage Publications, London, 1990.
[9] Regione Siciliana, «Lipari, materiali di scena ritrovati sui fondali: la Regione dispone verifiche», comunicato stampa, 2 settembre 2025. https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/lipari-materiali-scena-ritrovati-sui-fondali-regione-dispone-verifiche
[10] Regione Siciliana, «Stromboli, Regione parte civile al processo per il rogo del 25 maggio 2022», comunicato stampa, 29 novembre 2024. Il comunicato documenta l’origine del rogo nell’area interessata dalle riprese e gli interventi di spegnimento. https://www.regione.sicilia.it/la-regione-informa/stromboli-regione-parte-civile-al-processo-rogo-25-maggio-2022; ANSA, «Da Stromboli disco rosso a prosecuzione riprese fiction “Protezione civile”», 4 settembre 2022. https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2022/09/04/da-stromboli-disco-rosso-a-prosecuzione-riprese-fiction-protezione-civile_e406cae5-8942-4a24-8520-94538fcf92d8.html
[11] Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Osservatorio etneo, «L’alluvione di Stromboli del 12 agosto 2022», approfondimento scientifico sull’evento pluviometrico e sul ruolo della perdita di copertura vegetale nella destabilizzazione dei versanti. https://www.ct.ingv.it/index.php/formazione-e-divulgazione/news/328-l-alluvione-di-stromboli-del-12-agosto-2022; Dipartimento della Protezione civile, delibera del Consiglio dei ministri del 1° settembre 2022, «Dichiarazione dello stato di emergenza in conseguenza degli eccezionali eventi meteorologici verificatisi il giorno 12 agosto 2022 nel territorio dell’isola di Stromboli», in Gazzetta Ufficiale, serie generale, n. 216 del 15 settembre 2022. https://www.protezionecivile.gov.it/it/normativa/delibera-del-cdm-del-1-settembre-2022-eventi-meteo-stromboli-0/
[12] Maria Tavernini, «A Stromboli la situazione di rischio idrogeologico è grave. Le proteste degli abitanti», in Altreconomia, 13 novembre 2024. https://altreconomia.it/a-stromboli-la-situazione-di-rischio-idrogeologico-e-grave-le-proteste-degli-abitanti/; Dipartimento della Protezione civile, ordinanza del Capo del Dipartimento n. 925 del 20 settembre 2022, relativa ai primi interventi urgenti sull’isola. https://www.protezionecivile.gov.it/en/normativa/ocdpc-n-925-del-20-settembre-2022/
[13] ANSA, «Stromboli: danni fiction, fondi destinati a lavori pubblici», 30 maggio 2025, relativo alla transazione di 175.000 euro fra Comune di Lipari e 11 Marzo Film. https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2025/05/30/stromboli-danni-fiction-fondi-destinati-a-lavori-pubblici_fcf5d2e7-8374-4673-bb49-ef219dbb0bb4.html; ANSA, «A Stromboli “sciopero” tv contro la fiction su Rai1», 16 settembre 2024. https://www.ansa.it/sito/notizie/cultura/tv/2024/09/16/a-stromboli-sciopero-tv-contro-la-fiction-su-rai1_d0de4111-4b40-4d18-a7de-2015bf3c3577.html
[14] Ida Fazio, «Rematrice o filatrice? Donne in un’economia di frontiera (Isole Eolie, inizio dell’Ottocento)», in Storica, a. XXIV, n. 72, 2018: 53–82. Archivio istituzionale dell’Università degli Studi di Palermo: https://hdl.handle.net/10447/411619
[15] Pierre Bourdieu, La distinction. Critique sociale du jugement, Les Éditions de Minuit, Paris, 1979.
[16] Pier Paolo Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano, 1975.
[17] Redazione ANSA, «A Lipari è crisi idrica, arriva metà del fabbisogno», in ANSA Sicilia, 20 luglio 2026. https://www.ansa.it/sicilia/notizie/2026/07/20/a-lipari-e-crisi-idrica-arriva-meta-del-fabbisogno_e9436b84-f557-4913-9268-fc77fd27d292.html
[18] Alessia Cesana, «Lo sfruttamento lavorativo nella ristorazione è strutturale. Ma farlo emergere è complesso», in Altreconomia, 7 settembre 2026. https://altreconomia.it/lo-sfruttamento-lavorativo-nella-ristorazione-e-strutturale-ma-farlo-emergere-e-complesso/
[19] Arlie Russell Hochschild, The Managed Heart. Commercialization of Human Feeling, University of California Press, Berkeley, 1983.
[20] Regione Siciliana, Assessorato del Territorio e dell’Ambiente, Dipartimento regionale dell’Ambiente, D.D.G. n. 547 del 27 marzo 2026, approvazione del Piano di utilizzo del demanio marittimo del Comune di Milazzo, ai sensi dell’art. 4, comma 3, della legge regionale n. 15/2005 e successive modificazioni. Documentazione ufficiale: https://www.regione.sicilia.it/istituzioni/servizi-informativi/decreti-e-direttive/comune-milazzo-6
[21] 18 lidi, una raffineria, una centrale elettrica e una granita alla plastica. Grazie, ma no grazie. O del perché fermare il Piano di utilizzo delle aree del demanio marittimo di Milazzo, documento di analisi critica, 2026, manoscritto non pubblicato, copia nella disponibilità dell’autore. I conteggi relativi alle destinazioni previste dal PUDM costituiscono un’elaborazione critica da confrontare con gli elaborati ufficialmente approvati.
[22] David Harvey, The New Imperialism, Oxford University Press, Oxford, 2003.
[23] Jason W. Moore, Ecologia-mondo e crisi del capitalismo. La fine della natura a buon mercato, a cura di Gennaro Avallone, ombre corte, Verona, 2023; Id., Capitalism in the Web of Life. Ecology and the Accumulation of Capital, Verso, London–New York, 2015.
[24] Antonio Gramsci, Quaderni del carcere, edizione critica dell’Istituto Gramsci, a cura di Valentino Gerratana, 4 voll., Einaudi, Torino, 1975.
[25] Paulo Freire, Pedagogia degli oppressi, traduzione di Linda Bimbi, introduzione di Donaldo Macedo, postfazione di Ira Shor, 3ª edizione italiana, Edizioni Gruppo Abele, Torino, 2018.
[26] Danilo Dolci, La struttura maieutica e l’evolverci, La Nuova Italia, Scandicci, 1996; Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa, Libreria Editrice Fiorentina, Firenze, 1967.
[27] Fernand Braudel, La Méditerranée et le monde méditerranéen à l’époque de Philippe II, Armand Colin, Paris, 1949.
[28] Iain Chambers, Mediterranean Crossings. The Politics of an Interrupted Modernity, Duke University Press, Durham–London, 2008.
[29] International Organization for Migration (IOM), Missing Migrants Project, banca dati internazionale sulle morti e le sparizioni lungo le rotte migratorie, con particolare riferimento al Mediterraneo centrale. https://missingmigrants.iom.int/
[30] Edward W. Said, Orientalism, Pantheon Books, New York, 1978; Frantz Fanon, Les Damnés de la terre, François Maspero, Paris, 1961.
[31] Francesca Albanese, Anatomy of a Genocide, rapporto della Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati dal 1967, Consiglio dei diritti umani, documento A/HRC/55/73, 1° luglio 2024. Il rapporto era stato presentato in versione anticipata nel marzo 2024. https://digitallibrary.un.org/record/4060409
[32] Amnesty International, “You Feel Like You Are Subhuman”: Israel’s Genocide Against Palestinians in Gaza, rapporto di ricerca, 5 dicembre 2024, indice MDE 15/8668/2024. https://www.amnesty.org/en/documents/mde15/8668/2024/en/
[33] United Nations Human Rights Council, Independent International Commission of Inquiry on the Occupied Palestinian Territory, including East Jerusalem, and Israel, Legal Analysis of the Conduct of Israel in Gaza Pursuant to the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide, documento A/HRC/60/CRP.3, 16 settembre 2025. https://www.un.org/unispal/wp-content/uploads/2025/09/a-hrc-60-crp-3.pdf
[34] Corte internazionale di giustizia, Application of the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide in the Gaza Strip (South Africa v. Israel), General List n. 192, ordinanze sulle misure provvisorie del 26 gennaio, 28 marzo e 24 maggio 2024 e successivi provvedimenti processuali. Documentazione ufficiale: https://www.icj-cij.org/case/192
[35] Francesca Albanese, From Economy of Occupation to Economy of Genocide, rapporto della Relatrice speciale delle Nazioni Unite, Consiglio dei diritti umani, documento A/HRC/59/23, 2025. https://www.un.org/unispal/document/a-hrc-59-23-from-economy-of-occupation-to-economy-of-genocide-report-special-rapporteur-francesca-albanese-palestine-2025/
[36] Francesca Albanese, Gaza Genocide: A Collective Crime, rapporto della Relatrice speciale delle Nazioni Unite, Assemblea generale delle Nazioni Unite, documento A/80/492, 20 ottobre 2025. https://www.un.org/unispal/document/special-rapporteur-report-gaza-genocide-a-collective-crime-20oct25/
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Piero Lamancusa, vive a Milazzo, in Sicilia. Educatore, musicista, performer e militante politico, intreccia pedagogia critica, antropologia, sociologia e filosofia politica, con particolare attenzione alle disuguaglianze sociali, ai processi di emancipazione e alle trasformazioni del Mediterraneo. Si occupa di educazione interculturale e insegnamento dell’italiano come seconda lingua. Già attivo nel Movimento No Inceneritori della Valle del Mela e nel Collettivo Malerba, partecipa attualmente all’Assemblea per la Palestina di Milazzo e al Movimento Mare Bene Comune – Valle del Mela, sostenendo la storica lotta No Ponte. I suoi interessi comprendono l’anticolonialismo, l’antimilitarismo, le migrazioni, la giustizia sociale e ambientale e la difesa dei beni comuni. Affianca all’impegno educativo e politico la sperimentazione artistica attraverso la musica, la scrittura, la fotografia e il teatro.

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