Immagini dell’emigrazione. Antonino Castelbuono tra Bolognetta e gli USA*

  

Bolognetta 1952. Famiglia a Castelbuono

Bolognetta 1952. Famiglia Castelbuono

di Valentina Richichi

Il comune di Bolognetta si caratterizza per la massiccia presenza di storie di migrazione da e per gli Stati Uniti e per la meticolosa attenzione che la cittadinanza riserva alla loro memoria, attraverso la realizzazione di mostre e pubblicazioni di carattere storico. Possiamo osservare, per il tramite delle fonti, la dimensione locale di un fenomeno che ha coinvolto per decenni la storia dell’intero Paese.
Rispetto ai flussi migratori che hanno interessato l’Italia di fine XIX secolo, Stati Uniti, Australia e Argentina hanno costituito le principali mete dei siciliani. Sebbene i numeri forniti da fonti amministrative come il Bureau of Immigration, costituitosi nel 1892, non siano certi, si stima che il tasso di emigrazione dall’Italia fosse del 10,7 % nel primo decennio del Novecento, ma che probabilmente il numero fosse assai superiore, spiega Gozzini (2005 : 19), a causa degli ingressi che sfuggivano ai controlli amministrativi. Per quanto concerne la Sicilia, R. Rochefort riferisce che tra il 1876 e il 1925 abbiano lasciato la patria per recarsi oltreoceano non meno di 1.660.000 siciliani (1961:129).

Bolognetta, 1947. Al centro, Antonino Castelbuono

Bolognetta, 1947. Al centro, Antonino Castelbuono

Un aspetto che caratterizza le migrazioni di ogni tempo è la creazione di reti di supporto nei Paesi d’arrivo, formate da parenti e amici precedentemente stabilitisi in una determinata città. Ciò ha determinato il costituirsi di enclavi speculari alle singole località di provenienza. È ciò che anche i migranti di Bolognetta e Marineo, due comuni in provincia di Palermo, hanno nel tempo edificato nella città di Garfield, nel New Jersey.

A Bolognetta, la ricostruzione della storia dell’emigrazione verso gli Stati Uniti, si deve anche al lavoro attento e rigoroso di Santo Lombino, docente di storia e filosofia particolarmente interessato alla raccolta delle testimonianze scritte e visive. Tra gli esiti delle sue ricerche, emerge la nota storia di Tommaso Bordonaro, raccontata nel suo diario La Spartenza, vincitore del Premio Pieve-Banca Toscana del 1990. Si tratta di una raccolta di memorie personali dell’emigrazione e del lavoro, dei ritorni in Sicilia e delle vicende familiari. Opera di grande interesse storico e linguistico, carica del portato emotivo che coinvolge il lettore, come giustamente osserva R. Cotroneo (2009:89, «perché è il racconto di una persona che ha passato una vita a partire e tornare. E ogni volta che partiva, era una sofferenza profonda. Ed è forse per questo che, inconsapevolmente, ha messo la s privativa davanti alla parola partenza».

 Bolognetta 1935

Bolognetta 1935

Bordonaro rappresenta la voce più nota tra quelle che narrano la storia dell’emigrazione da Bolognetta. Accanto alla sua forma scritta, potremmo certamente porre come altra importante fonte narrativa il corpus fotografico che il suo coevo Antonino Castelbuono ha lasciato alla città. Ricostruire la biografia di Castelbuono è un lavoro in cui è necessario attingere alla memoria dei discendenti e delle fonti indirette. Le informazioni che qui riporto sono state raccolte grazie al colloquio intrattenuto con lo studioso Lombino lo scorso 8 ottobre.

Antonino Castelbuono nasce nel 1920 da Ferdinando (emigrato nel 1907, poi tornato per partecipare alla prima Guerra mondiale) e da Rosalia Di Fresco. Emigrato negli USA nel 1957, ha prestato servizio nel settore dei lavori pubblici a Garfield. Tra il 1975 e il 1980, dopo la morte del figlio e il pensionamento, è ritornato a Bolognetta, dove è morto nel 2003. Negli anni trascorsi tra gli Stati Uniti e l’Italia, ha prodotto un consistente corpus di fotografie che oggi è conservato in parte dai familiari e in parte nella biblioteca comunale “Tommaso Bordonaro”, grazie ad una sua donazione di una selezione di immagini da lui ritenute di pubblico interesse. Considerato alla stregua di un fotografo semi-ufficiale del paese, Castelbuono ha ritratto momenti salienti della vita dei suoi abitanti nonché scorci naturalistici del territorio. Ma è anche il corredo di immagini prodotte e raccolte a Garfield a costituire un’importante testimonianza della vita degli emigrati.

 Bolognetta, Carnevale 1947

Bolognetta, 1947

Nel corso dello spoglio delle immagini conservate nella biblioteca, ho suddiviso i suoi interessi sulla base dei soggetti in diverse categorie tematiche: il lavoro nelle campagne bolognettesi e nella città di Garfield; le feste (il carnevale a Bolognetta, la festa di San Ciro, patrono di Marineo, a Garfield, la corsa dei cavalli a Bolognetta); luoghi di interesse naturalistico nel comprensorio della Busambra; cronache infine di eventi significativi (composizione delle classi scolastiche, il dossier sull’assassinio di Kennedy, scatti del periodo della Riforma agraria del 1950). Il corredo è dunque formato da immagini scattate da Castelbuono, ma anche da quelle da lui raccolte perché considerate importanti, nell’ottica di perseguire una costruzione dettagliata della memoria storica italiana e americana. All’obiettivo di Castelbuono non sfuggono momenti come la pesca delle anguille o le sedute in aula consiliare. Delle immagini prodotte da una parte e dall’altra dell’Atlantico, l’autore ha prodotto copie da inviare a familiari e amici, realizzando così uno scambio comunicativo in forma continuativa, al fine di consentire uno sguardo sul qui e l’altrove e sui significati che accomunano la vita delle due comunità bolognettesi. Ha in tal modo realizzato ciò che Paola Corti definisce “plurilocalismo” (2006: 266), in riferimento all’uso di montare le immagini dei singoli componenti delle famiglie divise dall’Oceano per “riunirli” nella fotografia, ma che qui ravviso nell’idea di ri-unione della collettività di Bolognetta e di Marineo.

Garfield, Tommaso Bordonaro al lavoro.

Garfield, Tommaso Bordonaro al lavoro.

Quella di Castelbuono non è una raccolta in cui si dispieghi una semplice retorica del “come eravamo”: lo scambio incrociato delle due realtà ha infatti definito parte della costruzione dell’identità della città come di un luogo in cui il movimento migratorio non rappresenta una perdita, ma la costruzione di un contatto differito e di un fulcro di relazioni. Come fa notare Rosario Perricone, «le immagini fotografiche, insomma, non soltanto comunicano molte cose referenzialmente connotate, ma costituiscono in sé punti nodali di una fitta rete di rapporti operanti sul piano comunitario» (2000:7). Emblematica è l’immagine della processione di San Ciro, dove tra gli addobbi del fercolo spiccano le bandiere a stelle e strisce: testimonianza da cui emerge che la pratica devozionale risulta non solo dalla sua riproposizione d’oltreoceano, ma anche dall’acquisizione di differenti forme di senso.

Garfield, Festa di San Ciro

Garfield, Festa di San Ciro

La secolare storia di immigrazione che interessa le terre americane è infatti caratterizzata dalla volontà di costruire e ricostruire una vita che in qualche modo potesse riprodurre gli usi dei paesi di provenienza, aggiungendo a questi il valore e l’epopea della speranza del lavoro e di un tenore di vita migliore. Non è quanto ravvisa Tommaso Bordonaro, quando afferma di aver lavorato duramente negli USA così come aveva fatto già a Bolognetta, ma sostenendo di aver compiuto lo sforzo doloroso della separazione dalla terra natia per garantire il benessere ai figli. Ed è probabilmente alle generazioni successive che anche Antonino Castelbuono si rivolge, quando consegna la sua raccolta di immagini alla biblioteca di Bolognetta: una volontà di ricordare il passaggio da una costa all’altra e di far sì che la memoria fotografica si faccia tassello dell’identità di coloro che verranno. Se Bordonaro ha affidato alla parola scritta la memoria e la sua esperienza di migrazione e ritorno tra Bolognetta e Garfield, Antonino Castelbuono ci parla attraverso le fotografie che ha lasciato in custodia alla cittadinanza bolognettese. Per tale ragione si auspica uno studio approfondito dell’intero corpus, attraverso testimonianze collaterali e ricerche d’archivio che possano condurre verso la fruizione ragionata e documentata delle immagini, oggi quanto mai necessaria alla coscienza del presente locale.

Dialoghi Mediterranei, n.10, novembre 2014
*Si ringrazia la Biblioteca comunale Tommaso Bordonaro di Bolognetta per aver gentilmente concesso l’utilizzo delle immagini presentate in questo articolo.
Riferimenti bibliografici
Corti P., Percorsi familiari e grande migrazione transoceanica, in: De Luna G., D’Autilia G., Criscenti L., L’Italia del Novecento. Le fotografie e la storia. Gli album di famiglia, Einaudi, Torino, 2006.
Cotroneo R., È inaffabeto, come è bravo a raccontare, in:  A.A. V.V., Lasciare una traccia. Scritti su “La spartenza” e un’intervista a Tommaso Bordonaro, Adarte Editore, Palermo, 2009.
Gozzini G., Le migrazioni di ieri e di oggi. Una storia comparata, Bruno Mondadori, Milano, 2005.
Perricone R., Il volto del tempo. La ritrattistica nella cultura popolare, Associazione socio-culturale “Michele Palmintieri”, Calamonaci, 2000.
Rochefort R., Sicilia anni Cinquanta. Lavoro, cultura, società, PressesUniversitaires de France, 1961 (ed.it. Sellerio, 2005).
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Valentina Richichi, giovane laureata in Beni etnoantropologici presso l’Università degli studi di Palermo, sta conseguendo la laurea specialistica in Antropologia culturale. Si interessa di educazione nelle classi multietniche, di processi migratori e retoriche geopolitiche. Svolge ricerca nel contesto dell’accoglienza ai migranti ed è impegnata in progetti di cooperazione internazionale.

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