I libbra

copertina1di Nino De Vita

I libri sono oggetti fatti di carta, di inchiostro e di segni neri sulle pagine. Hanno materia, volume e forma come tutte le cose. Tuttavia, non sono come tutte le altre cose. Ce lo ha insegnato Tullio De Mauro: «Fra i diversi strumenti dell’uomo, il più stupefacente è, senza dubbio, il libro. Gli altri sono estensioni del suo corpo. Il microscopio, il telescopio sono estensioni della sua vista; il telefono è estensione della sua voce; poi ci sono l’aratro e la spada, estensioni del suo braccio. Ma il libro è un’altra cosa: il libro è un’estensione della memoria e dell’immaginazione». Un’invenzione che ha cambiato non solo la storia degli uomini ma anche la loro natura, che è poi quella cultura che discende dalla scrittura. In quanto memoria formalizzata il libro è uno speciale oggetto di affezione. Ce lo dice, in fondo, con parole diverse, Nino De Vita in questa intensa poesia contenuta nel volume in uscita da Mesogea, Sulità.  Si pubblica in anteprima per gentile concessione dell’editore. [N.d.R.]

I libbra stannu fermi

ma rintra hannu una vita

ch’i macina: cci sunnu

’i cinchedda, i sbintati, i luparini;

i torti, i macanzisi;

alivoti cci sunnu ’i nannalau,

’i scarafuna, l’òmini squaquègnari,

’i ngazzati, l’eroi;

cci su’ nzivati tinti

nne cantunera bbianchi

ri fogghi, cc’è ’u silenziu,

cci su’ ncuttumi, i tuppulì ru cori…

I libbra stannu suli, comu chiddi

chi sunnu dispizziati, l’angariati,

stritti nne ligna, muti:

l’ùmidu ’i puntiddia,

nne vasciura scurusi, allippatizzi

ri muffa.

I libbra cci hannu ’a firi,

’i palori chi sàrvanu.

Fannu pinzari, chiànciri,

nni fannu scaccaniari;

amici ncudduriati

ri chiddi nfarinati, ’i sularini.

Hannu tristizzi i libbra

ch’unn’i putemu fari

scenti,

ddulura linzittiusi.

Gnunìanu trisora, l’allisciati

ri chiddu chi, calatu

a pinzari, a nchiappari

nne fogghi, sapi chi

cci sunnu.

I LIBRI. I libri stanno fermi/ ma dentro hanno una vita/ intensa: ci sono/ gli scapestrati, i libertini, i chiusi di carattere;/ i malvagi, i traditori;/ a volte ci sono gli stupidi,/ gli ingordi, gli uomini miseri,/ gli amanti, gli eroi;/ ci sono paure indicibili/ negli spazi bianchi/ dei fogli, c’è il silenzio,/ ci sono pene, i palpiti del cuore…// I libri stanno soli, come quelli/ che sono maltrattati, che vivono un sopruso,/ ristretti nei ripiani, muti:/ l’umido li macchia,/ nei posti bassi, oscuri, sporchi/ di muffa.// I libri hanno la fede,/ le parole che salvano./ Fanno pensare, piangere,/ ci fanno sbellicare dalle risa;/ amici intimi sono/ dei sapienti, dei solitari.// Hanno tristezze i libri/ che non possiamo/ capire,/ dolori laceranti./ Nascondono tesori, le carezze/ dell’uomo che chinato/ a pensare, a scrivere/ sui fogli, sa che/ ci sono.

Dialoghi Mediterranei, n.25, maggio 2017
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Nino De Vita, è unanimemente riconosciuto come una delle voci poetiche più interessanti e originali della letteratura dialettale contemporanea. Ha esordito, nel 1984, con la raccolta di versi Fosse Chiti, a cui fa seguito una trilogia in dialetto siciliano: Cutusìu, Mesogea 2001, Cùntura, Mesogea 2003, Nnòmura, Mesogea 2005. Nel 2011, sempre con Mesogea, è uscito Òmini, il suo quarto libro in dialetto. Per la sua opera poetica gli sono stati assegnati diversi premi: nel 1996 ha vinto il Premio “Alberto Moravia”; nel 2009, il Premio “Tarquinia-Cardarelli” e nel 2012 il Premio “Ignazio Buttitta”. Di recente sono uscite due antologie: Il cielo sull’altura. Viaggio nella poesia di Nino De Vita, a cura di A. De Simone, e The Poetry of  Nino De Vita (con testo inglese a fronte) a cura di Gaetano Cipolla (Legas, Mineola, New York 2014). Nel 2015 ha dato alle stampe presso Mesogea  A ccanciu ri Maria.
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