Editoriale

editorialeSiamo al secondo numero della nostra rivista, anch’esso denso di contributi sulle tematiche che riguardano aspetti diversi riconducibili tutti ad una certa idea del Mediterraneo. Ne riassumiamo qui di seguito i contenuti.

Maria Paola Nanni, a partire dai dati del XXII Dossier statistico sull’immigrazione, riflette sul fenomeno, non soltanto dal punto di vista quantitativo ma anche sotto il profilo problematico delle politiche migratorie.

Piero Di Giorgi analizza la situazione politica italiana dalla rielezione di Napolitano a Capo dello Stato alla formazione del governo Letta, fino alle elezioni amministrative del 26-27 maggio.

Lorenzo Greco legge il racconto di Antonio Tabucchi “Il gioco del rovescio”, che rifacendosi al quadro di Velazquez, immagina di trovarsi al museo del Prado di Madrid davanti al quadro dello stesso artista che dipinge se stesso. Attraverso il gioco del rovescio che ci dà lo specchio e che capovolge l’immediata esperienza del reale, si aprono nuove prospettive all’immaginazione e si capisce il risvolto delle cose.

Maria Soresina analizza invece la questione del rapporto tra Dante e l’Islam, evidenziando la conoscenza che aveva Dante dell’Islam e come egli avesse collocato Averroè e Avicenna nel limbo. Il tema più scabroso è la presenza di Maometto e di suo cugino Alì nell’Inferno. Il che ha comportato una serie di polemiche anche in tempi recenti. La tesi della Soresina, molto originale, è che Dante non fosse un nemico dell’Islam, anzi, che fosse fondamentalmente un averroista.

Rosario Lentini, nel rievocare un fatto di cronaca palermitana del 1907 attraverso la lettura di una fotografia dell’epoca, ricorda la figura di un mazarese illustre, medico-chirurgo, che ha aperto la strada alla chirurgia del cuore e a cui è intestato il nostro locale ospedale, tra l’altro chiuso dal febbraio 2011 per lavori di ristrutturazione, che ancora devono iniziare. L’autore mette in luce, in particolare, l’abnegazione mostrata dal medico mazarese in occasione della strage di via Grande Lattarini.

Luigi Tumbarello affronta il tema del rapporto tra scienza e Islam, ripercorrendo la storia dal Medioevo ai nostri giorni, da cui emerge che dal periodo di splendore durante il Medioevo, che ha permesso all’Occidente di conoscere la cultura greca, i Paesi musulmani sono precipitati in un deficit scientifico, che non è certamente imputabile al Corano bensì al fondamentalismo dei Mullah, che hanno ostacolato la democrazia, la libertà e la laicità.

Antonino Cusumano si interroga sul rapporto tra culture alimentari e immigrazione, evidenziando i significati del cibo come veicolo di penetrazione e contaminazione di modelli e rappresentazioni simboliche che stanno dietro e dentro al piatto che assaggiamo e condividiamo con l’altro.

La testimonianza di un profugo libico raccolta da Angelo Alessio mentre solleva il velo su vicende interne alle migrazioni umane pone al centro questioni etiche e scientifiche sul lavoro etnografico dell’antropologo.

L’articolo di Antonino Adamo, prendendo spunto dall’attualità e dalle polemiche sorte attorno all’iniziativa che il comune di Affile, alle porte di Roma, ha dedicato al Gen. Rodolfo Graziani, autore di efferati crimini ai danni delle popolazioni africane, amplia lo sguardo sulle attuali insorgenze dei fenomeni di razzismo e sulle feroci violenze esercitate dal colonialismo nostrano.

Mimmo Rizzuti offre una sintesi puntuale dei contenuti del Forum sociale mondiale, svoltosi a Tunisi nel marzo 2013 sul tema dell’ “Alternativa mediterranea” e cioè sull’opportunità storica di rifondare l’identità comune dei popoli dell’area del Mediterraneo.

Antonino Contiliano evidenzia il contrasto tra il Mediterraneo del passato, che è stato luogo di ibridazione, di convivenza di diversità culturali e il Mediterraneo odierno, colonizzato da Birgi (Marsala-Trapani) a Niscemi (Muos) e disseminato di congegni di guerra che lo rendono una bomba a orologeria.

Il direttore è autore anche di una riflessione su globalizzazione, cittadinanza e partecipazione politica.

Naor Ben-Yehoyada dalla descrizione e osservazione di un piccolo particolare muove in forma di corsivo un’ironica riflessione sulla pratica spesso ambigua della tolleranza.

Antonino Gancitano fa il punto sulla situazione del nosocomio di Mazara per porre in discussione certi modelli aziendali che stanno compromettendo le politiche sociali della sanità e il diritto alla salute della collettività.

Nella sezione Letture il lettore troverà due recensioni a cura di Salvatore Costanza e Antonino Cusumano.

Riguardo alla lettera del nostro redattore Karim Hannachi in risposta alle inaudite e deliranti affermazioni di Magdi Cristiano Allam che chiedeva le dimissioni del Ministro all’integrazione Cecile Kienge, la redazione ha deciso di non pubblicarla, data già l’ampia diffusione sul web, dopo la sua pubblicazione sul quotidiano “Il Manifesto”.

Un’attenzione avrebbe meritato anche la scomparsa nei giorni scorsi di un prete di frontiera come don Andrea Gallo come la commemorazione di un altro prete di strada, don Pino Puglisi, in occasione della sua beatificazione come primo martire della mafia, a 20 anni dal suo assassinio.

Ma dato lo spazio dedicato all’argomento dalla stampa quotidiana, abbiamo pensato di ricordarli ai nostri lettori all’interno di questo editoriale.

Se don Pino Puglisi testimoniava la sua fedeltà al Vangelo nel quartiere Brancaccio, dominato dalla cosca dei fratelli Graviano, don Andrea Gallo, sull’esempio di Gesù di Nazareth, ha fatto la scelta degli emarginati, dei poveri e dei sofferenti. Entrambi hanno rappresentato l’immagine dell’altra Chiesa che pratica il Vangelo stando accanto agli ultimi a differenza della Chiesa-gerarchia, a volte rimasta troppo chiusa nelle sontuose stanze del Vaticano. L’immagine plastica delle due Chiese ci è stata offerta in occasione del funerale di don Andrea Gallo con gli applausi a don Luigi Ciotti e la contestazione durante l’omelia del cardinale Bagnasco sulle note di “Bella ciao”.

Dialoghi Mediterranei, n.2, giugno 2013
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