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Tensioni nella Chiesa

1di Marcello Vigli

Si poteva pensare che il tempo della presenza di un “antipapa” non sarebbe più tornato, ma, evidentemente, non appena arriva un papa impegnato a gestire il potere fuori degli schemi, la tentazione riemerge.

Il 15 gennaio in Francia è arrivato nelle librerie il libro, già ampiamente pubblicizzato nella Comunità ecclesiale, Dal profondo del nostro cuore a doppia firma di Benedetto XVI e del cardinale Sarah. Fortemente critico nei confronti della concessione, pur se in casi del tutto eccezionali, del sacerdozio «a uomini probi, ma sposati», è decisamente critico della proposta ad essa favorevole, emersa negli stessi giorni, che papa Francesco sembrava aver in animo di presentare al Sinodo, da lui stesso indetto. Quanto Ratzinger sia stato consapevole del significato della presenza del suo nome, accanto a quello del cardinale Sarah, quale coautore del libro non è molto rilevante, molto grave, invece, la volontà di chi l’ha coinvolto nella denuncia, in esso contenuta. Il tema della possibilità di favorire l’introduzione nel sistema dei Viri probati e delle diaconesse emersa nel Sinodo ha suscitato pesanti reazioni fra i clericali. La proposta è stata dichiarata “sconcertante”, frutto dell’ideologia progressista nella Chiesa diventando un altro motivo per parlare di Scisma tedesco; «Roma intervenga prima che sia tardi, stanno portando avanti proposte scandalose» frutto, secondo alcuni, dell’iperprogressismo postconcliare.

Questa proposta è stata, infatti, presentata come un cavallo di Troia per consentire ai preti di sposare diventando, in tal modo, l’innesco di una dialettica polemica fra “due papi”. La polemica, in verità, è già avviata dal 2013 con quella che alcuni denunciano come la neutralizzazione del cristianesimo operata da Papa Bergoglio, «il primo papa mondialista della storia». Di Loroi si è scritto: «Ratzinger fu l’ultima eroica figura di resistenza alle potenze nichilistiche e anticristiche del turboglobalismo relativista. È proprio per questo venne sostituito dal nuovo pontefice Bergoglio». Non a caso Papa Francesco venne celebrato, invece, già nel 2013 dal “Time” come personaggio dell’anno.

In questo contesto il libro ha generato uno “scisma” all’interno del mondo cattolico: «da una parte la cristianità che si identifica con il corso mondialista della chiesa, dall’altra il mondo cattolico rimasto fedele al messaggio forte di un cattolicesimo che non si arrende al mondo!» In verità il cardinale Sarah, pur accusato di avere intrapreso una “operazione editoriale” contro papa Francesco non si identifica con queste posizioni sostenendo: «Dichiaro solennemente che Benedetto XVI sapeva che il nostro progetto avrebbe preso la forma di un libro. (…) Alcuni attacchi sembrano insinuare una menzogna da parte mia. Queste diffamazioni sono di una gravità eccezionale, e sottolineando che nel testo non c’è nessun atteggiamento di opposizione a Papa Francesco. L’intero testo resta quindi invariato, tranne per l’introduzione e la conclusione, come ha spiegato l’editore Cantagalli. Ora chiedo che questa polemica sterile finisca».

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Padre Georg Gaenswein e l’ex papa Ratzinger

Significativo è, però, il fatto che Padre Georg Gaenswein – segretario particolare dell’ex papa Ratzinger e ispiratore della sua collaborazione con il libro incriminato – nelle ultime settimane passa molto più tempo al Monastero Mater Ecclesiae, dove abita con le suore e il Papa “emerito”, che nell’esercizio delle sue funzioni di Prefetto della Casa Pontificia. Già dal 24 gennaio non ha fatto più gli onori di casa in Vaticano neppure per la visita del vicepresidente degli Stati Uniti, Mike Pence e per altri importanti momenti protocollari.

Ratzinger ha preteso, comunque, il ritiro della sua firma; il valore del libro ne è ridimensionato, almeno in Italia dove il ritiro della firma ha avuto efficacia, ma lascia aperta una ferita molto profonda, anche se in parte rimarginata dall’assenza di ogni riferimento ai preti sposati nell’esortazione apostolica di papa Francesco, “Querida Amazonia”, sui lavori del Sinodo. Nella quarta parte di essa, dedicata all’aspetto pastorale, si conferma che solo il sacerdote è «abilitato a presiedere l’Eucaristia», escludendo definitivamente ogni dubbio sull’ordinazione sacerdotale di diaconi sposati, per supplire alla carenza di clero e ponendo fine, almeno per il momento, alle polemiche suscitate dopo la sua conclusione. Avanzata nel corso del Sinodo, la proposta era stata approvata da 128 vescovi contro 24!

Resta il fatto, mai accaduto, che due Papi si riconoscano entrambi come legittimi e manifestino reciprocamente rispetto e riverenza, salvo a combattersi dietro le quinte per interposta persona: «Non c’è un Papa “buono”, e un “papa “cattivo”. Non ci sono due Papi. C’è solo una grande confusione, destinata ad aumentare». Resta infatti chi interpreta il passaggio del 2013 da Papa Ratzinger a Papa Bergoglio come una vera e propria catastrofe per la Chiesa e che la “questione”, seppure apparentemente “chiusa”, non lo è. Resta aperta per l’anomala presenza di due papi, per di più, per la loro innaturale coabitazione in Vaticano, soprattutto perché uno di loro, Benedetto XVI, dopo aver rinunciato al pontificato conserva il nome, mantiene la veste bianca, impartisce la Benedizione Apostolica, che spetta solo al Sommo Pontefice e rompe ancora una volta il silenzio a cui si era votato dimettendosi. In una parola si considera Papa, sia pure “emerito”.

Papa Benedetto XVI Ratzinger in visita a Brescia

Il papa Emerito

Questa situazione è la conseguenza di un grave errore teologico del cardinale Ratzinger. Conservando il titolo di Papa emerito, come avviene per i vescovi, egli sembra ritenere che l’ascesa al Pontificato imprima sull’eletto un carattere indelebile analogo a quello sacerdotale. In realtà i gradi sacramentali del sacerdozio sono solo tre: diaconato, presbiterato ed episcopato. Il pontificato appartiene ad un’altra gerarchia della Chiesa, quella di giurisdizione, o di governo, di cui costituisce l’apice. Quando viene eletto, il Papa riceve l’ufficio della suprema giurisdizione, non un sacramento dal carattere indelebile. Il sacerdozio non si perde neanche con la morte, perché sussiste “in aeternum”. Si può invece “perdere” il pontificato, non solo con la morte, ma anche in caso di volontaria rinuncia o di manifesta e notoria eresia. Se rinuncia ad essere pontefice, il Papa cessa di essere tale: non ha diritto a indossare la veste bianca, né ad impartire la benedizione apostolica. Di fatto il titolo di Papa oggi viene attribuito sia a Francesco che a Benedetto, ma certamente uno di essi è abusivo, perché uno solo può essere il Papa nella Chiesa, si aumentano così le tensioni nella comunità ecclesiale e i conflitti all’interno dell’istituzione

Nella prima le tensioni si confondono con l’opposizione fra coloro che cercano di promuovere l’inserimento della Chiesa nelle dinamiche sociali, sempre più sollecitate dall’evoluzione dei mezzi di comunicazione, e quella parte del mondo cattolico che intende restare “fedele” alla tradizione. Nell’altra i conflitti s’innestano nella difesa dei privilegi di chi si oppone all’ormai indilazionabile riforma della Curia. Se, infatti, la necessità di adeguarsi alle dinamiche economiche ha facilitato la riforma della gestione delle finanze della Santa Sede, resta forte la resistenza dei “curiali” che si oppongono ad ogni altra riforma, integrandosi con quanti sono critici della volontà di rinnovamento di papa Francesco, che non manca, invece, di dare segnali, come l’accettazione della riduzione a cinque anni della durata dell’incarico di Decano del Collegio cardinalizio – significativa perché è lui che convoca il conclave – dopo aver accettato le dimissioni del potente cardinale Sodano.

A tal proposito sempre più conflittuale si sta rivelando anche il lavoro della Commissione cardinalizia per la riforma della Curia romana, ostacolata dagli stessi curiali per impedirle di raggiungere il suo scopo. Contro tale resistenza si è pronunciato con parole dure il pur conciliante cardinale Gualtiero Bassetti presidente della Cei, che ha dichiarato: «Se a qualcuno non piace questo Papa lo dica perché è libero di scegliere altre strade. Criticare va bene ma questo distruttismo no». Ha aggiunto inoltre: «C’è troppa gente che parla del Papa e a qualcuno io ho detto ‘fai la scelta di evangelico, se non ti va bene la Chiesa cattolica, se è troppo stretta questa barca’. I nostri fratelli protestanti non hanno né il Papa né il vescovo, ognuno faccia le sue scelte. Scusatemi per lo sfogo ma l’obiettivo di tutti deve essere quello di cercare risposte per il bene della Chiesa e dell’umanità».

Non sono minori le difficoltà incontrate da papa Francesco nella lotta contro la pedofilia, che si sta rivelando diffusa nel clero. Già a Roma tra il 21 e il 24 febbraio 2019 sono stati convocati i vertici di tutte le Conferenze episcopali del mondo, per discutere come risolvere “una volta per tutte” gli scandali ad essa relativi. Ben più significativa ed efficace è stata la scelta di affidare alle pubbliche autorità la persecuzione dei casi individuati, così come emerge dall’accordo con la magistratura italiana per il quale saranno trasferiti alla sua competenza i casi fin qui trattatati dall’autorità ecclesiastica. Evidentemente l’azione diretta all’interno delle strutture ecclesiastiche non è più ritenuta sufficiente per ridurre il danno di questi comportamenti, pur se, con la creazione di uno sportello di ascolto, per segnalazioni e denunce, e con la nomina di un referente per ognuna delle 227 diocesi italiane, è entrato in pieno funzionamento il Servizio nazionale per la tutela dei minori creato dalla Conferenza episcopale italiana nel novembre 2018. Proprio in questi giorni i giornali romani, e non solo, danno la notizia che il vescovo di Prato ha portato in tribunale documenti che comprovano le responsabilità di nove religiosi accusati di violenze sessuali nei confronti di ragazzi affidati alle loro cure. Nello stesso tempo la Santa Sede aveva soppresso la Comunità ‘Discepoli dell’Annunciazione’ che essi avevano costituito.

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il Consiglio Episcopale

Nell’ambito dei rapporti con il mondo “esterno” Papa Francesco ha recentemente dovuto affrontare il tema del rapporto con la Cina. In un colloquio col vice presidente Mike Pence in occasione della sua visita in Vaticano e, già prima, in un colloquio analogo con il Segretario di Stato Mike Pompeo, sono emersi i rischi di un’eccessiva prossimità con quel Paese. L’accordo siglato nel 2018 tra i due Stati sulla nomina dei vescovi ha, infatti, reso più aperto il dialogo, anche se le relazioni diplomatiche non sono ancora ristabilite (furono interrotte nel 1951 con la salita al potere di Mao) perché le voci più contrarie a quell’accordo provenivano proprio dagli Usa.

Altrettanto significativo il testo del discorso rivolto alle donne nella prima messa del 2020 celebrata nella Basilica vaticana: un modo per avere l’attenzione del mondo e far risuonare ancora più forte la denuncia sull’uso riprovevole del corpo femminile, spesso sacrificato sugli altari profani della pubblicità, del guadagno, della pornografia, sfruttato come “superficie” da usare. Riflettendo sulle condizioni in cui oggi versano migliaia di loro, il papa denuncia che troppo spesso sono offese, picchiate, violentate, indotte a prostituirsi e a sopprimere la vita che portano in grembo. Il suo giudizio non ammette repliche: «Ogni violenza inferta alla donna è una profanazione di Dio». E quasi a voler porre il sigillo della Chiesa alle tante battaglie politiche e sociali in difesa delle donne, Francesco proclama: «Devono ottenere più potere», quel potere che, però, non hanno nell’Istituzione ecclesiastica.

Anche nelle Chiese locali non mancano significative soluzioni a tensioni e problemi. In Germania, ad esempio, il cardinale Gerhard Müller, ex-prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e predecessore del cardinale Marx nella sede arcidiocesana di Monaco di Baviera, ha lanciato, alla vigilia del Sinodo della Chiesa tedesca convocato a Francoforte, un attacco alla religione «germano-amazzonica» professata, a suo avviso, da molti suoi confratelli e contrapposta alla fede «cattolica romana».  In verità il Sinodo, come ha dichiarato ai giornalisti il card. Reinhard Marx, presidente dei vescovi tedeschi, presentandolo come prima “assemblea sinodale”, dà avvio al confronto di due anni che la Chiesa in Germania ha deciso di vivere. Ne fanno parte 230 delegati, tra cui i 69 membri della Conferenza episcopale, rappresentanti delle associazioni e movimenti, dei sacerdoti, degli ordini religiosi, delle diocesi, chiamati ad avviare tale confronto su quattro temi: “Potere e divisione dei poteri nella Chiesa”; “Vita sacerdotale oggi”; “Donne nei servizi e nei ministeri della Chiesa”; “Amore e sessualità”. Il punto di partenza è la crisi generata dagli scandali degli abusi sessuali nella Chiesa, ha detto Marx in una conferenza stampa, e ora è necessario un: “processo spirituale” e una “conversione”. «In gioco c’è il futuro della fede e della Chiesa nel nostro Paese» e la necessità di “recuperare credibilità». Alla domanda di un giornalista su “come vivere la fede” Thomas Sternberg, presidente del Comitato centrale dei laici, ha risposto: «Il Papa ci spinge a discutere e cercare risposte insieme», in mezzo alle donne e agli uomini, oggi, in Germania. «Non ci sarà una fine di questo cammino», perché questo è «l’inizio di un nuovo modo di essere». Nel corso dei lavori i quattro temi del cammino sinodale sono stati affrontati in quattro gruppi, ciascuno di una trentina di membri, i “forum” dell’assemblea per preparare i documenti di lavoro da proporre, a settembre, alla prossima sessione assembleare. Tutti i dibattiti saranno aperti, ma perché siano approvate le mozioni in assemblea ci dovrà essere il consenso dei due terzi dell’assemblea, ma anche dei due terzi delle donne presenti (66 in tutto). Alla discussione potranno essere avanzate anche proposte non in linea con il magistero.

Particolare interesse ha avuto la questione della presenza, partecipazione, corresponsabilità delle donne nella Chiesa emergendo con forza, come sfida a tenere insieme “tradizione” e “rinnovamento”.  Dalla “base”, singoli credenti o gruppi di fedeli hanno inviato alla segreteria del cammino sinodale già seimila contributi su questo tema. Ben altra la posizione di quei cattolici che hanno manifestato in piazza contro il Sinodo dei vescovi.  Con loro c’era anche l’ex nunzio arcivescovo Carlo Maria Viganò, che aveva messo in stato d’accusa il Papa, chiedendone le dimissioni. Era, in incognito, ma ben visibile nei video fatti circolare. Per l’occasione ha abbandonato il nascondiglio segreto dove si era rifugiato in questi tre anni per dissociarsi dal percorso sinodale avviato dai vescovi tedeschi.

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Il cardinale libanese Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei maroniti

Non si può ignorare in questa sede la denuncia, da parte del cardinale libanese Bechara Boutros Rai, Patriarca di Antiochia dei maroniti, che definisce il “Piano Trump pace Medio Oriente” come «segnale di guerra e di odio» che rischia di mettere «a ferro e fuoco» la Terra Santa. Questa terra non può sopportare il progetto di “soluzione” del conflitto israelo-palestinese da lui lanciato e dal lui presentato come «il piano del secolo», esso rappresenta, infatti uno scandalo perché nella stessa terra convivono ebrei, cristiani e musulmani, come ha voluto Dio. Non è possibile subire le intenzioni e le scelte «di una persona che ha deciso di mettere da parte tutta la storia», ha sottolineato il Patriarca, che ha concluso la sua riflessione implorando Dio perché risparmi ai popoli le nuove, possibili sofferenze provocate «da questo progetto voluto dal Presidente statunitense», e ricordando che non ci può essere pace quando prevale l’ingiustizia e la prepotenza.

In Italia, nel contempo, in una riunione svoltasi ad Assisi, promossa da Symbola e dal Sacro convento, è stato approvato il Manifesto per un’economia a misura d’uomo contro la crisi climatica. Ad essa ha partecipato il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, rilevando, nel concluderne i lavori, il significato della nuova alleanza per l’ambiente e per l’uomo. In quella sede, il cardinale Bassetti ha definito il Manifesto: «uno dei grandi segni di speranza. Parla a tutti gli uomini e donne, scuote le coscienze della classe dirigente. Le questioni economiche e ambientali rappresentano il cuore di una nuova questione sociale che va affrontata con sapienza, carità e lungimiranza».

CREATOR: gd-jpeg v1.0 (using IJG JPEG v80), quality = 100Il Manifesto è un punto di partenza, una bussola per costruire un’economia a misura d’uomo. Ci incamminiamo lungo questa strada, non semplice ma piena di speranza. Fra gli interventi quelli dei francescani padroni di casa, Padre Gambetti ha detto: «Sappiamo di non essere in grado di cambiare il mondo. Ma ciascuno di noi sa che può cambiare il suo “piccolo mondo” e offrire un contributo per imprimere una grande svolta al corso della storia, realizzando il sogno di un’economia a misura di un umanesimo fraterno, che rispetta, nutre e custodisce». E di «sogno» parla anche padre Fortunato, aggiungendo che: «qui c’è una risposta, non di singoli eroi, ma insieme. …. Se per crescere e sviluppare dobbiamo inquinare, non è sviluppo, non è crescita, è imbarbarimento. Se per arricchirci dobbiamo creare più disuguaglianza, non è arricchimento, è disonestà».

Significativa la copertina dedicata il 1° febbraio dal settimanale cattolico “The Tablet” a Papa Francesco che contende l’Italia a Matteo Salvini e sembra esserci riuscito. Nel frattempo il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, continua a stringere i suoi rapporti con il mainstream vaticano: nell’arco di due settimane si è recato ad Assisi (come già detto) alla presentazione de Il Manifesto di Assisi e, successivamente, nella sede della Civiltà Cattolica per presentare insieme al direttore, padre Antonio Spadaro e al cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, il libro Essere Mediterranei, pubblicato in vista dell’incontro che si terrà a Bari a fine mese con la partecipazione di Papa Francesco. Per Conte insomma il riferimento, e non si tratta di un fatto puramente istituzionale, è il Papa regnante, l’unico Papa.

epsusswxkaec8reAncora, in Italia: «Abbiamo completato le nomine di tutti i referenti diocesani in Italia», ha annunciato il presidente, l’arcivescovo di Ravenna Lorenzo Ghizzoni, in occasione della conferenza stampa che ha concluso il Consiglio episcopale permanente (20-23 gennaio). «Ora tutte le diocesi hanno un referente diocesano che sarà collaboratore del vescovo per far crescere il servizio per la tutela minore e delle persone vulnerabili, un’attività pastorale da svolgere in collaborazione con la pastorale giovanile e famigliare, la Caritas, e che dovrà coinvolgere organismi, associazioni, movimenti, parrocchie e scuole cattoliche. ….. Ci sarà anche un centro di ascolto per la tutela dei minori e, in particolare, una persona deputata a questo compito, che può raccogliere lamentele e denunce». Una persona che sarà, prevedibilmente, diversa dal referente diocesano e «che dovrà essere preparata per dedicarsi a questo ascolto», ha spiegato il presule, «un facilitatore, meglio se laico e meglio se donna, fornito di telefono, indirizzo mail, eventuale luogo per un incontro riservato con persone che vogliano fare segnalazioni o denunce». Entro maggio le diocesi italiane sono tenute a comunicare la costituzione di questi centri di ascolto alla Santa Sede.

Fra i problemi particolari della Chiesa italiana c’è, infine, il rapporto con la mafia. Alcuni mafiosi non si limitano ad ostentare la loro adesione al cattolicesimo – cosa che potrebbe essere dettata da opportunità o interesse –, ma appaiono cattolici anche nel privato, come dimostrano per esempio le Bibbie trovate nelle loro case o le messe fatte celebrare nei loro “covi”. Si tratta di fede autentica? Come molti cattolici praticanti, ma l’osservazione vale per tutte le altre confessioni, anche i mafiosi scambiano l’esercizio manifesto della religiosità con l’autenticità interiore della fede. Forse allora c’è un problema ecclesiologico: il Vangelo è radicalmente antitetico alla mafia, ma l’istituzione ecclesiastica, o i singoli pastori, lo hanno reso compatibile, evidentemente riducendo la fede alla forma, al ritualismo, al devozionismo, e non alla sostanza.

Papa Francesco ha «scomunicato» i mafiosi ed è stato un atto importante, ma il problema si pone per il parroco di provincia che deve negare, al boss del quartiere, il diritto di fare da padrino alla cresima di un nipote. Le comunità cristiane farebbero bene a chiedersi che cosa in esse attira tanto i mafiosi: potrebbero scoprire che sono ancora centri di potere, di scambi di favore, di clientele elettorali, di occasioni di profitto.

Dialoghi Mediterranei, n. 42, marzo 2020
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Marcello Vigli, partigiano nella guerra di Resistenza, già dirigente dell’Azione Cattolica, fondatore e animatore delle Comunità cristiane di base, è autore di diversi saggi sulla laicità delle istituzioni e i rapporti tra Stato e Chiesa nonché sulla scuola pubblica e l’insegnamento della religione. La sua ultima opera s’intitola: Coltivare speranza. Una Chiesa altra per un altro mondo possibile (2009).

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