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Tempo di grandi scelte

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Piazza San pietro, Roma, Monumento ai migranti, di Timothy Schmalz

di Marcello Vigli

«Il 6 ottobre si è aperta a Roma l’Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per la regione Pan-Amazzonica, annunciata da Papa Francesco nell’ottobre 2017. Il Sinodo e l’Amazzonia sono al centro di un intenso dibattito dentro e fuori la Chiesa Cattolica. La difesa dei diritti umani degli indigeni, la denuncia del colonialismo e del neocolonialismo. Lo sfruttamento brutale di popoli, foreste e risorse. La violenza omicida esercitata contro missionari e volontari di associazioni per i diritti umani e la difesa dell’ambiente. Le relazioni tra la spiritualità indigena e il Vangelo. Questi alcuni dei temi che saranno al centro della discussione sinodale».

Con queste parole è stato presentato il Sinodo dei vescovi a cui partecipano oltre a tutti i vescovi diocesani e ausiliari dell’area pan-amazzonica, che coinvolge nove Paesi, anche altri vescovi d’America e di altre parti del mondo, oltre a esperti e “delegati fraterni” di altre Chiese cristiane non cattoliche che operano in Amazzonia in rappresentanza del popolo amazzonico. L’Assemblea impegnerà gli oltre 180 partecipanti dal 6 al 27 ottobre e rappresenta il primo vero evento collegiale rilevante che si sia avuto nella Chiesa a partire dal Concilio Vaticano II. Il tema riguarda apparentemente una questione locale, ma in realtà impegna tutta la Chiesa su un tema coinvolgente, ma divisivo: l’ordinazione sacerdotale di uomini sposati. Se questa si realizzasse, si tratterebbe di una vera novità per la vita e per la riforma della Chiesa e per questo il Sinodo è duramente avversato da settori reazionari della Chiesa e dello stesso episcopato.

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Il cardinale Marc Ouellet

A pochi giorni dall’inizio del Sinodo, un cardinale di primissimo piano è uscito allo scoperto contro le linee guida dell’assise, espresse nel suo documento base, l’Instrumentum laboris, e propagandate con forza dall’ala progressista della Chiesa, specie di lingua tedesca; linee guida che ipotizzano anche l’estensione del sacerdozio a uomini sposati. Il cardinale è Marc Ouellet, 75 anni, canadese, prefetto della congregazione per i vescovi e presidente della pontificia commissione per l’America latina. A differenza degli altri cardinali che prima di lui hanno contestato pubblicamente gli indirizzi del sinodo – Brandmüller, Müller, Sarah, Burke, Urosa Savino – Ouellet non è mai stato classificato tra gli oppositori dell’attuale pontefice, anzi. E questo rende ancor più dirompente la sua entrata in campo su siti e giornali espressione dall’integrismo. Anche un altro cardinale vicino a Bergoglio denuncia i pericoli dei sinodi d’Amazzonia e di Germania, che è in preparazione. La stessa opposizione è quella di «numerosissimi prelati, sacerdoti e fedeli cattolici di tutto il mondo», che, in un manifesto reso pubblico in più lingue il 1 ottobre, hanno accusato quattro “tesi” dell’Instrumentum laboris del sinodo di essere in contraddizione sia con singoli punti della dottrina cattolica sempre insegnata dalla Chiesa.

In una delle Congregazioni generali all’inizio del Sinodo, che si sono svolte il 7 e 8 ottobre, i Padri hanno iniziato a discutere proprio sulla possibilità di istituire in Amazzonia “viri probati“, uomini sposati, di comprovata fede e virtù, là dove bisogna assicurare liturgia e sacramenti, e non è possibile la presenza dei sacerdoti. La questione è stata descritta dal Documento di lavoro sinodale. Si tratta di una necessità legittima – si è detto in Aula, come resoconta la Sala Stampa Vaticana – ma che non può condizionare un ripensamento sostanziale della natura del sacerdozio e del suo rapporto con il celibato, previsto dalla Chiesa di rito latino.

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Verso il Sinodo per l’Amazzonia

In questa la battaglia del Sinodo sul celibato ai preti c’è già chi fiuta aria di scisma. La grande paura che agita i cardinali per l’introduzione dei Viri Probati è che un giorno questo possa diventare l’anticamera per l’abolizione del celibato per i preti cattolici, possibilità esclusa più volte da Papa Francesco, ma non solo. Al tempo stesso si sono alzate anche voci dirette a sottolineare che «la mancanza di sacerdoti in Amazzonia non è legata al celibato» e che, quindi, «ordinare persone sposate potrebbe non risolvere il problema» dell’accesso all’Eucarestia nei territori più lontani.

Ma a parlare sono alcuni vescovi che non solo puntano ai preti sposati, ma anche all’ordinazione femminile. Tra le proposte avanzate, infatti, è emersa anche quella di pensare alla possibilità di un’ordinazione diaconale per le donne, così da valorizzare la loro vocazione ecclesiale. Se la proposta di “diaconesse” appare ancora non matura dal potersi realizzare, quella di un maggior coinvolgimento in ministeri non ordinati “al femminile”, può rivelarsi una chiave di confronto utile tra i Padri Sinodali. Vista, però, la scarsa rappresentanza femminile al Sinodo, su 200 sacerdoti, solo 35 sono donne e non hanno il diritto di voto, tale possibilità è una cosa molto remota, e s’intreccia con la proposta di donne prete che, invece, trova un seguito nel prossimo Sinodo tedesco, che sta alimentando  il fuoco delle ordinazioni femminili. Intanto, nell’ultima Congregazione Generale del Sinodo, è emersa, da diversi interventi, la sollecitazione a creare urgentemente un Organismo episcopale permanente e rappresentativo, coordinato dalla Repam (Rete ecclesiale panamazzonica), per promuovere la sinodalità in Amazzonia, premessa di un Seminario amazzonico che abbini la formazione tradizionale ai saperi indigeni e al ruolo delle donne, dal diaconato femminile alla pari dignità nei ministeri non ordinati.

Per sopperire alla mancanza di preti resta, quindi, solo l’invio di sacerdoti da altre diocesi e regioni, e la proposta di ordinare uomini saggi e di provata fede religiosa. Chi avanza tale ipotesi pensa che non ferirebbe la comunione nella Chiesa, nè svilirebbe il valore del celibato, che il mondo attuale vede l’ultimo baluardo da abbattere sotto la pressione di una cultura laicista. Non si tratta, comunque, solo di trovare risposte alla mancanza di vocazioni, ma di esprimere una Chiesa che abbia un’identità amazzonica.

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Monumento ai migranti, di Timothy Schmalz

L’impegno per il Sinodo non impedisce al Papa Francesco di ricordare il dramma delle migrazioni, come emerge dalla inaugurazione, da lui voluta, di un monumento in piazza San Pietro in occasione della 105esima giornata del migrante. Si tratta di una zattera in bronzo e argilla dell’artista canadese Timothy Schmalz con a bordo riprodotti 140 migranti di varie epoche e luoghi, dagli indigeni sudamericani agli ebrei perseguitati dal nazismo, fino agli africani che fuggono dalla fame. «È un gruppo di migranti di varie culture e diversi periodi storici – ha spiegato il Pontefice all’Angelus – ho voluto questa opera artistica qui in piazza San Pietro affinché ricordi a tutti la sfida evangelica dell’accoglienza». L’opera sarà collocata in Vaticano.

Meno piacevole per il papa è, certo, l’intervento a cui è stato costretto per sostituire il comandante della gendarmeria pontificia Domenico Giani, che si è dimesso perché coinvolto «senza responsabilità soggettiva» nella diffusione alla stampa di documenti riservati concernenti le denunce, presentate agli inizi della scorsa estate dallo Ior e dall’Ufficio del revisore generale, riguardanti operazioni finanziarie compiute nel tempo. Tale pubblicazione è altamente lesiva sia della dignità delle persone coinvolte, sia della stessa immagine della Gendarmeria.

Papa Bergoglio dopo aver ringraziato Giani per la sua fedeltà nel servizio prestato con inappuntabile professionalità, ha nominato il “dottor ingegnere” Gianluca Gauzzi Broccoletti nuovo Direttore della Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile dello Stato della Città del Vaticano e Comandante del Corpo della Gendarmeria.

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Corte Costituzionale

Fra gli altri temi su cui si è acceso in questi giorni il dibattito nel mondo cattolico italiano significativo è stato quello sul suicidio assistito, rilanciato dal recente intervento della Corte costituzionale che aveva lasciato al Parlamento un anno di tempo per votare una nuova normativa mai approvata. In sua assenza il suicidio assistito può essere, perciò, praticato a certe condizioni: patologia irreversibile protratta con un trattamento di sostegno, grandi sofferenze, libera decisione del paziente. Per evitare rischi di abuso nei confronti di persone specialmente vulnerabili la Corte richiama alle «condizioni e modalità procedimentali» previste dalla legge 219/17 sulle DAT (consenso informato, cure palliative, sedazione profonda). La Corte, di fronte alla difficoltà di legiferare sul momento ha così tenuto conto dei diversi diritti tutelati.

È, inoltre, tornata di attualità la questione del crocefisso nelle aule scolastiche e negli uffici pubblici.  Il neoministro della Pubblica Istruzione ha in modo intempestivo e approssimativo manifestato l’idea di togliere il crocifisso dalle aule scolastiche, scatenando nuove e vecchie polemiche politiche.

Un particolare significato assume, infine, il ritorno nelle file del clero bolognese dell’ex-prete Eugenio Melandri, già parlamentare di Democrazia proletaria e di Rifondazione Comunista, prima sospeso a divinis, poi ridotto allo stato laicale. Le ragioni di questa riabilitazione non sono note e stupisce che il quotidiano dei vescovi si limiti a darne notizia senza spiegarla, quasi fosse un fatto normale: tale infatti è diventato nel tempo del pontificato di papa Bergoglio!

Dialoghi Mediterranei, n. 40, novembre 2019
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Marcello Vigli, partigiano nella guerra di Resistenza, già dirigente dell’Azione Cattolica, fondatore e animatore delle Comunità cristiane di base, è autore di diversi saggi sulla laicità delle istituzioni e i rapporti tra Stato e Chiesa nonché sulla scuola pubblica e l’insegnamento della religione. La sua ultima opera s’intitola: Coltivare speranza. Una Chiesa altra per un altro mondo possibile (2009).

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