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Questione di civiltà o della violenza sulle donne

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Pompei, Villa dei Misteri

di Mariano Fresta

  … noi corravam la morta gora

(Dante, Inf., VIII, 31)

I suggerimenti, che mi hanno spinto ad occuparmi dell’argomento di questo lavoro, sono venuti, da una parte, dalla cronaca quotidiana che registra i reati commessi nei confronti delle donne (dallo stalking alle violenze consumate in famiglia, dallo stupro fino all’assassinio) e che sembrano aumentare di giorno in giorno; dall’altra, dalla lettura di due ampi saggi sulla pornografia di Fabio Mugnaini [1].

Nel primo dei due lavori (L’ombra del desiderio), Mugnaini si prefigge lo scopo di documentare antropologicamente il fenomeno discutendo con acribia una ricca bibliografia che si è ampliata notevolmente con l’arrivo delle tecnologie digitali che, a loro volta, hanno velocemente amplificato ancor più sia il fenomeno sia il pubblico fruitore. Il mio scopo è, invece, quello di vedere se ci sia una qualche relazione tra la pornografia e la violenza sulle donne e soprattutto di capire qual è l’atteggiamento che coloro i quali consumano materiale pornografico hanno nei riguardi del genere femminile e se esso è tra le cause che generano questa violenza. Per questo mi accingo ad analizzare non tanto la produzione fotografica e filmica di vicende e scene pornografiche e il loro consumo, quanto invece di cogliere l’atteggiamento culturale che emerge nelle conversazioni, nei discorsi e nei commenti che fanno i frequentatori delle cosiddette “chat erotiche”, i quali, grazie all’anonimato, si esprimono in maniera libera e senza remore di qualunque sorta.

In occasione della “Giornata internazionale della donna”, l’otto marzo 2019, il Presidente della Repubblica italiana ha imperniato il suo discorso sul seguente tema: «La condizione delle donne attesta il grado di civiltà di un Paese». A suggerire al Presidente Mattarella quel tema sicuramente è stata la serie continua di uccisioni di donne da parte del convivente o del fidanzato o del marito, avvenimenti che si ripetono con grande frequenza nella nostra società da qualche anno.

La cronaca ci informa che dietro un cosiddetto “femminicidio” c’è quasi sempre la stessa motivazione: la moglie, o la compagna, aveva manifestato la volontà di separarsi o si era separata; oppure, la donna aveva trovato un altro compagno destando così un sentimento di forte gelosia nel primo. Tutti motivi che, come faceva osservare Mattarella, hanno a che fare con il grado di civiltà di un popolo.

Cosa c’è dietro all’uccisione della donna? Secondo una vecchia opinione, tali fenomeni avvengono più spesso in ambienti caratterizzati da povertà materiale e da mancanza di istruzione: fino ad alcuni decenni fa, il giovane, di condizione povera, vissuto in un ambiente culturalmente degradato, vedeva nel matrimonio un traguardo da raggiungere. Chi era riuscito a formare una famiglia con moglie e figli, anche se continuava a vivere in una condizione piuttosto precaria, poteva pensare di aver raggiunto un decoroso gradino della scala sociale, perché riteneva che la responsabilità di mantenere la moglie e la prole lo promuovesse socialmente. Il passaggio di status da scapolo ad ammogliato, a capofamiglia diventava un traguardo fondamentale.

A questo si aggiunga il fatto che in una società povera, patriarcale e maschilista, la donna (madre, moglie, figlia) aveva un suo valore economico, in quanto era quella che oltre a generare figli e allevarli, era colei che accudiva alla casa, preparava i pasti, faceva il bucato. Perdere, dunque, la moglie significava trovarsi privo di buona parte della ricchezza familiare; se poi la perdita era dovuta al tradimento, alla perdita si aggiungevano anche l’onta e il disonore e la necessità di riscattarsi nei confronti della comunità. La letteratura ottocentesca e soprattutto quella verista ci offrono tanti esempi di tale situazione, qui basti richiamare alla memoria le novelle verghiane della Cavalleria rusticana e di Jeli il pastore, che appartengono alla raccolta Novelle rusticane, cioè nate in una società rustica, primitiva, lontana, appunto, da ciò che s’intende per “civiltà”. Ma, in una società di tipo patriarcale, anche presso le classi agiate e detentrici del potere la donna veniva considerata alla stessa stregua dei beni materiali e cioè come possesso dell’uomo capofamiglia; tanto che non è soltanto la letteratura a testimoniarcelo, ma anche il Codice Penale, dal quale, soltanto nel 1981, è stato eliminato il cosiddetto “delitto d’onore” che riservava pene esigue per chi l’avesse commesso e che è stato valido esclusivamente per gli uomini, di tutti i ceti sociali, fino al 1968, quando fu esteso anche alle donne.

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Pompei

Oggi, il miglioramento delle condizioni di vita e una maggiore diffusione dell’istruzione e della cultura dovrebbero aver cambiato le cose; ma se dal punto di vista materiale c’è stato un notevole progresso, sul piano culturale sembra che poco sia cambiato. Ma si sa che le condizioni economiche possono mutare repentinamente, come abbiamo visto negli ultimi due secoli, mentre i processi culturali sono lentissimi e graduali; cosicché la quantità di residui di una antica mentalità patriarcale e maschilista è ancora oggi molto ampia e vigorosa, nascosta sotto la presunta libertà della cultura di massa, dalla quale, nei momenti di regressione, viene fuori manifestando la sua violenza.

C’è poi da considerare che la donna è anche oggetto di desiderio e di possesso sessuale che non possono essere realizzati in una società in cui non è consentito attuare la legge immaginata dal Tasso nell’Aminta «s’ei piace – ei lice», che anzi la sessualità era (ed è, per certi aspetti) costretta e regolata da norme e censure sociali che potevano essere superate per mezzo di un matrimonio celebrato ufficialmente e riconosciuto dalla comunità. L’avanzamento nella scala sociale attuato mediante la formazione di una famiglia andava, pertanto, di pari passo con la possibilità di soddisfare i bisogni sessuali (degli uomini). Perdere queste due conquiste nello stesso tempo è certamente un trauma non facilmente accettabile e tollerabile se non si ha una salda cultura basata sul rispetto reciproco delle persone e sul convincimento profondo che tutti gli esseri umani, di qualsiasi genere, sono uguali, anche nella soddisfazione dei bisogni sessuali. Se, dunque, sulle donne continuano ad esercitarsi violenze e discriminazioni, è perché le migliori condizioni materiali di vita di oggi e un’aria di libertà circolante a tutti i livelli non sono state sufficienti a rimuovere dalle radici certe arcaiche convinzioni.

Ma come fare una ricerca di carattere antropologico su un argomento così inusuale e, per l’opinione pubblica corrente, anche poco decoroso? Per effettuare in questo caso una “osservazione partecipante” occorre frequentare, utilizzando la rete telematica, siti piuttosto inconsueti, è necessario soprattutto superare le barriere psicologiche e culturali innalzate dall’educazione familiare e da convinzioni personali per tenere lontane abitudini ritenute sconvenienti; insomma sarebbe stato necessario non solo assistere a certe scene, ad ascoltare certi discorsi, ma anche parteciparvi, adattando la mia sensibilità e il mio linguaggio al mondo che volevo studiare.

Ho visto che nella rete le chat sono tante, ma non tutte mi sono sembrate adatte al mio progetto; mi occorreva, infatti, trovare un ambiente che mi mettesse a disposizione un numero adeguato di elementi tale da poter essere considerato un campione scientificamente credibile, e nello stesso tempo incontrare persone di entrambi i sessi e di orientamento sessuale differenziato, di varia cultura e formazione.

Una breve ricerca sulla rete mi ha permesso di individuare la chat adatta alle mie ricerche. Si chiama Ciaoamigos, vi si entra senza registrazione, senza pagare quote di iscrizione, funziona a tutte le ore, tranne per un breve periodo della notte quando rimane chiusa “per manutenzione”. Rispetto ad altre chat questa presenta una notevole novità, perché consente al fruitore provvisto di webcamera di diventare produttore di materiale pornografico. Se fino ad alcuni anni fa, infatti, la pornografia si consumava in solitudine e passivamente, nel senso che si guardavano foto e filmati in cui agivano persone mai viste e sconosciute, spesso di nazionalità lontane, oggi è possibile, con i computer ma anche con lo smartphone, attivare una interazione telematica, così si diventa performer in prima persona. Adesso, scrive Mugnaini,

«l’individuo che si esibisce in una attività autoerotica di fronte alla telecamera, e dopo essersi collegato con un sito che riverbera la sua immagine ad un pubblico indifferenziato, è certamente produttore di un materiale che sarà di consumo da parte di altri, ma in piena – almeno potenzialmente, relazione di feedback: gli altri possono manifestarsi con messaggi, offerte di amicizia, promesse di disponibilità sessuale, ma anche richieste: fai così, mettiti in una posizione, accelera, rallenta; una comunicazione fatica ma anche conativa, è quella che passa tra il “performer” e il coro dei co-performers, o consumatori» [2].
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Pompei, Leda e il cigno

A chi vuole studiare qual è il comportamento delle persone davanti ad una manifestazione di sessualità spontanea e libera, grazie all’anonimato, da tabù e freni inibitori, questa novità offre un campo di ricerca piuttosto vasto, è sufficiente aver tempo a disposizione e non soffrire di nausea.

Ciaoamigos ha una struttura piuttosto complessa ma semplice da usare. Nella pagina principale presenta due alternative: o le Stanze rosse o le Stanze blu. In queste ultime le conversazioni sono caratterizzate da contenuti banali, da quello che con termine volgare si chiama “cazzeggio”, per le quali si usa un linguaggio quotidiano, basato su registri medio-bassi. In quelle rosse, invece, le conversazioni sono chiamate “erotiche”, ma in realtà si tratta di contenuti pornografici, per i quali spesso si utilizza un linguaggio “tecnico”, ovverosia un linguaggio costituito da termini osceni e triviali. Se si sceglie di aprire le Stanze rosse si viene avvertiti che l’ingresso è consentito, trattandosi di materiale pornografico, a coloro che hanno compiuto diciotto anni; ma basta premere il pulsante “Ho 18 anni”, per entrare immediatamente nel sito: ovviamente nessuno controlla la veridicità della dichiarazione.

La schermata della chat è così congegnata: nella parte superiore ci sono cinque piccole finestre, la prima a sinistra è riservata all’utente che può decidere se utilizzarla, mettendo in funzione la webcam e facendosi così vedere dagli altri, o tenerla chiusa; le altre quattro, di cui una può essere ingrandita, si utilizzano per comunicare con gli altri frequentatori. La comunicazione avviene o scrivendo su una finestra pubblica, dando la possibilità a tutti di leggere, oppure con la persona prescelta, in un’apposita finestra, ma potendo leggere contemporaneamente sia la conversazione privata sia quella che avviene nella finestra pubblica. C’è anche la possibilità di isolarsi con conversazioni strettamente private.

Sulla sinistra c’è il menu delle pagine, suddivise, a loro volta, in due grandi gruppi: quelle Pubbliche, fornite dal sito che rimangono sempre fisse, e quelle invece create dai frequentatori che variano continuamente di numero e di contenuto. In ogni categoria proposta dalla chat sono accolti fino a trecento persone per stanza, quelle formate dagli utenti non accettano più di cinquanta unità.

Le Stanze pubbliche sono così differenziate: Sesso (in numero di quattro), Coppie (3), Donne sposate, Solo donne (2), Uomini sposati, Solo uomini (4); tra quelle create dagli utenti le più presenti sono: Anziani, Perversioni, Trans e Travestiti, Nudisti, Nudismo in famiglia, Cuckold, Famiglia hot, Incesti, Moglie offerta, a cui si aggiungono alcune stanze in cui è possibile vedere film porno di vario genere proposti da singoli utenti: queste ultime generalmente sono le più affollate.

Mi sono dilungato nell’illustrazione del sito per dimostrare che esso, rispetto ad altri, offre una vasta gamma di classificazioni del materiale pornografico prodotto e alimentato soprattutto da una grande varietà di consumatori che, mentre dialogano con gli altri, hanno modo di esprimersi in piena libertà [3].

All’inizio della ricerca ho commesso un errore di ingenuità, perché sono entrato nella chat con un avatar maschile, così per una settimana circa ho potuto solo osservare quello che avveniva ma senza partecipare, con risultati quasi del tutto nulli. Intanto, in qualsiasi stanza entrassi, mi accorgevo che la stragrande maggioranza dei frequentatori erano uomini, nessuno dei quali, se contattato, mi rispondeva, a parte qualcuno che si presentava come desideroso di conversare con un uomo. Contattavo anche i pochissimi avatar femminili ma con esiti raramente positivi. Più produttive erano quelle stanze in cui si facevano vedere film pornografici, perché si potevano registrare le reazioni che comparivano sulla finestra pubblica e perché gli utenti, eccitati dalle immagini, erano più propensi a fare commenti, ad esprimere desideri.

Occorreva, dunque, cambiare strategia e tattica. Con un atto di coraggio, o di irresponsabilità, decisi di assumere una personalità femminile, non fissa ma dinamica, nel senso che a volte mi presentavo come donna matura sposata, a volte matura ma single; ho assunto anche le vesti di giovani donne e perfino di ragazze. Il cambiamento di personalità era necessario per adeguarsi al tipo di contenuto che caratterizzava la stanza; così a volte prendevo gli atteggiamenti di una donna libera spregiudicata e libertina, a volte di una donna ingenua. Ovviamente, ho usato numerosi nick, sia per poter manovrare più liberamente, sia per evitare di essere riconosciuto da chi avevo contattato precedentemente sotto altre vesti. Con questo accorgimento (riprovevole, lo ammetto), ho potuto raccogliere molte informazioni su cui poter riflettere.

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Pompei, Eros e Psiche

Gli approcci

Un numero abbastanza consistente di utenti della chat al posto delle parole preferiva interpellarmi facendomi vedere foto in cui erano riprodotte scene pornografiche, più o meno spinte, e soprattutto narcisistiche parti intime del proprio corpo scattate in modo da esaltarne le dimensioni [4]. E non erano solo i ragazzi i più assidui a magnificare le loro attrezzature sessuali nel desiderio di sentirsi uomini fatti, ma anche persone mature ed anche vecchi, a dimostrazione della loro perenne vigoria. Tra costoro i più patetici erano i trentenni dai cui discorsi si arguiva l’incapacità a vivere una sana sessualità: persone sole, disperatamente in cerca di una donna qualsiasi, non per averla come compagna ma solo per fare del sesso con lei, anche virtuale.

Gli sposati, dai quaranta ai cinquanta anni, erano i più aggressivi e i più spregiudicati nel chiedere; se qualche volta obiettavo: “E tua moglie cosa dice?”, mi rispondevano che la moglie era al lavoro e in quel momento a lui era venuta voglia; oppure arrivava una risposta immediata e sempre la medesima: “Ho sempre voglia, lei invece non ne vuole più sapere”. Man mano che la conversazione diventava più approfondita, veniva fuori però che della consorte gli importava ben poco, e che l’avrebbe tradita volentieri se solo avesse avuto più coraggio; così si accontentava di tradirla in chat. Coloro che avevano superato da molto la cinquantina esprimevano una velleità di trasgressioni che non avrebbero mai potuto soddisfare.

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Pompei

Stranezze

Alcuni uomini accedono al sito fingendosi donne, ma spesso il nick da loro scelto era così ingenuamente trasparente da far desistere dal contattarlo (vogliosa, sposabsx, Luana, monella, ecc.). Cosa li spinge ad agire in questo modo non sono riuscito a capirlo. In fondo c’è il tentativo di provocare le donne presenti, attirandole verso una trasgressione saffica, per cercare di intavolare con loro una conversazione dai contenuti osceni, in modo da potersi eccitare. Oppure sono dei tipi burloni che hanno voglia di prendere in giro gli altri, uomini o donne che siano; oppure hanno qualche problema non risolto, che non sono riuscito a capire. Altri ancora conducono la conversazione per arrivare alla conclusione che a loro piacerebbe avere rapporti sessuali con altri uomini: in fondo il loro travestimento è sintomo di una omosessualità latente e repressa. “Frocio” è, infatti, l’epiteto che mi sono sentito rivolgere quelle volte che sono stato smascherato: ho imparato così che era necessario soppesare le parole col bilancino del farmacista, perché se la maggioranza degli utenti in quell’ambiente perde l’uso del raziocinio, altri sono attenti e psicologicamente sensibili alle sfumature del linguaggio.

L’esibizionismo

L’esibizionismo, soprattutto maschile, è, però, l’aspetto principale della chat: non costituiscono la maggioranza, ma molti degli utenti intervengono con la webcamera accesa mostrando la parte inferiore del corpo spesso messa a nudo, qualcuno fa mostra di erezioni più o meno spettacolari, altri compiono azioni di autoerotismo. Rispetto alla pornografia cartacea qui siamo di fronte ad una novità che Mugnaini commenta nel seguente modo:

 «Contrariamente a quanto accade con il corpo femminile, esibito senza particolari cautele e riprodotto senza particolari accorgimenti, il corpo maschile, anche quando è semplicemente esposto, richiama  ancora alla cornice della intenzionalità pornografica, e questo malgrado il fatto che nel brevissimo segmento ventennale di pornografia digitale, l’esposizione del corpo maschile abbia raggiunto gli stessi livelli ai quali era stato portato il corpo femminile lungo l’intero percorso otto-novecentesco» [5].

Le immagini dal vivo possono essere viste e commentate da tutti, ma spesso gli attori richiamano l’attenzione su di loro invitando le donne presenti a guardare e apostrofandole con frasi siffatte: “Lo vedi? Ti piace? Che gli faresti? Dove lo vuoi?”.

Ogni tanto nelle finestre compaiono delle donne, ma si tratta di video in cui le protagoniste fanno finta di parlare con qualcuno; in genere si tratta di ragazze attraenti che destano l’attenzione dei maschi presenti che inutilmente le invitano a “chattare”, fino a quando la ripetitività dei loro movimenti e il loro mutismo convincono tutti che si tratta di filmati. Poi ci sono le donne vere, tutte a mezzo busto, col seno in evidenza ma con l’accortezza di tenere nascosti i lineamenti del viso: esse se ne stanno immobili e impassibili, limitandosi a seguire quello che succede nella finestra principale. Qualcun’altra, invece, partecipa, senza mai dire una parola, alle esibizioni corporali: manda baci, mostra la lingua, si denuda il seno e se lo palpa. Le loro apparizioni durano pochi minuti. Solo pochissime vanno oltre questo tipo di esibizione, mostrando e accarezzando anche la parte inferiore del corpo.

Onanismo

Sembra che tutti i maschi, giovani maturi ed anziani, abbiano il vizio o addirittura la patologia della masturbazione. Sono in tanti ad esibirsi in questo atto, sono molti quelli che lo chiedono espressamente e sono un numero incredibile coloro i quali preferiscono come partner virtuali altri maschi. Basta frequentare per qualche minuto la stanza degli uomini sposati per rendersene conto, oppure quelle in cui compaiono le coppie. Sono rare le coppie vere, più spesso sono gli uomini che fingono di formare coppia, contattano le donne presenti e le invitano a fare lo scambio; basta dargli un po’ di corda per capire che lo scambio lo vogliono fare solo con le donne degli altri, ma solo con quel tanto di immaginazione che gli consenta loro di eccitarsi.

A tale schiera di onanisti appartengono anche quelli che si dichiarano cuckold: mandano foto di presunte mogli, oppure nel commentare qualche scena di film porno in cui si vede una donna alle prese con due o tre uomini, esclamano: “Tornando a casa vorrei trovare mia moglie così”. Questo in chat, nella realtà forse tra questi si trovano gli assassini delle donne che vogliono separarsi dai consorti.

Ho dovuto, infine, rintuzzare centinaia di assalti di uomini che espressamente, insistentemente e perentoriamente mi chiedevano di fare il “virtuale”: “Vieni in privato! Ho cam e microfono; Hai voglia? Io sì, ti va privato? Accendi la cam!” Fatti vedere! Non hai cam? Allora ciao”; “Rispondi!, perché non rispondi!”. Eccetera, eccetera …

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Pompei

Le fobie maschili

Nel mondo ci sono anche uomini che la natura non ha fornito di organi genitali molto sviluppati; nella chat, alcuni di loro cercano un qualche conforto chiedendo alle donne presenti (vere o false come me): “Secondo te le misure contano?”; oppure. “Ti piace piccolo?”. Nelle domande si sente una qualche angoscia per qualcosa che è sentita come menomazione. Ma ci sono altri, invece, che affrontano la realtà con coraggio creando stanze apposite (intitolate ai Minidotati) e mostrando quello che hanno nel tentativo di trovare chi li possa apprezzare.

Queste paure dei maschi fanno da pendant alle esibizioni di certi apparati genitali al di fuori della norma e sono in contrasto con quelle stanze in cui gli utenti ingaggiano gare a chi è più dotato. Da ciò si vede come l’eccesso di machismo cade, immancabilmente, nell’infantilismo.

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Pompei, Casa dei casti amanti

Omosessualità

La questione sull’omosessualità è molto delicata e complicata. Anche essa è presente nella chat ed ovviamente non è trattata nel modo più corretto. Ci sono stanze dedicate ad essa, dove tutti i “generi” sono accettati senza problemi, ma generalmente gli omosessuali o assistono senza partecipare alle discussioni della stanza, o vengono bersagliati da insulti o vengono derisi.

In Italia la lotta degli omosessuali per avere un riconoscimento e il rispetto dei loro diritti a vivere come tutti gli altri cittadini è stata lunga e dura; ma sappiamo che, nonostante leggi e norme e una mentalità più aperta, i termini di “finocchio”, “frocio”, “checca”, sono oltraggiosi e vengono ancora utilizzati per indicare il disprezzo che la maggioranza della società ha avuto ed ha nei loro confronti. In genere quando si tratta di omosessualità si parla di quella maschile; della omosessualità femminile si parla pochissimo [6]; al massimo si proferisce il giudizio di “puttana”, o peggio, per quella donna che si dichiara lesbica; oppure se ne parla tra gli uomini come argomento pornografico.

Quando si entra in una chat erotica, ci si trova dinanzi a situazioni piuttosto sorprendenti. In Ciaoamigos le stanze pubbliche riservate alle sole donne, e quindi presumibilmente alle lesbiche e a quante praticano una duplice sessualità, sono appena due con una frequentazione che complessivamente non supera le cinquanta unità; tra l’altro, le donne presenti non superano di solito il 5%, il resto sono maschi che invadono, con le proteste delle rare vere donne, una stanza non loro, e che provano, anche qui, ad ottenere prestazioni virtuali di sesso. Le stanze “solo uomini” sono ben quattro, quasi tutte affollate (possono ospitare fino a trecento persone ciascuna); non tutti i presenti sono omosessuali, ma tutti vogliono in qualche modo vivere una relazione con uno dello stesso sesso. Insomma, nonostante il machismo ufficiale, gli uomini che soffrono di una omosessualità latente, o repressa o desiderata per voglia di trasgressione, o che sono curiosi di sperimentarla, sono molti e anche più di quanto si pensi. Se poi si aggiunge che anche nella stanza per uomini sposati non si parla d’altro che di rapporti omosessuali, la situazione appare diffusa.

Vicino all’omosessualità è il tema del transgender. Tra le stanze create dagli utenti ci sono quelle dove si proiettano film in cui sono protagonisti le trans, i travestiti, coloro che vivono una sessualità particolare. Non pochi sono i cultori di questo genere, con commenti che esplicitano desideri di trasgressione sia attiva che passiva.

Da tutta questa esperienza ho ricavato l’impressione, non la conoscenza scientifica, che l’omosessualità si manifesta e si esplicita più negli uomini che nelle donne. Ho incontrato pochissime donne che si sono dichiarate lesbiche o tendenti ad avere anche rapporti con persone dello stesso sesso, ma senza la morbosità riscontrata negli uomini.

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Pompei, Culti dionisiaci

Perversioni

Nel sito la volontà o il desiderio della trasgressione e della perversione è presente in buona misura, questa breve mia partecipazione alle chat erotiche, mi ha persuaso però che essi si manifestino solo a parole, perché approfondendo l’argomento durante la conversazione l’interlocutore reagisce male, non trova concetti e termini per difendere o esaltare le sue scelte sessuali, presunte o vere che siano. Così è per la pedofilia, manifestata a parole con nick che in pratica risultano frutto di millanteria, di desiderio di provocare scandalo. Il fenomeno drammatico della pedofilia, proprio perché dalla nostra cultura e dalla nostra società non è accettato, diventa un notevole impulso alla fantasia erotica di molti, è come il frutto proibito che si vorrebbe cogliere nonostante, o forse proprio per questo, sia sentito come colpa, come peccato. La stessa cosa capita per le stanze dedicate agli incesti: ed ecco allora i numerosi nick fasulli che alludono ad amplessi tra famigliari: “spiomamma”, “lamiamamma”, “figliahot”, “laziamivuole”, “miocugino” ed anche “miacugina”, “vedovaconfiglio”, “miasorella”, “miasuocera”, ecc. ecc.

Certamente non è questa la chat in cui si pratica questo tipo di sessualità: spesso si tratta di millantatori, di provocatori; la conversazione dimostra che non hanno nemmeno l’idea di cosa sia la perversione. Così la stanza intitolata alla “Famiglia hot” è, insieme con quelle dedicate agli “Incesti” e ai “Cuckold”, la più bugiarda di tutto il sito. Sono comunque stanze affollate perché il peccato attira, ma si tratta solo di fantasie più o meno turpi. Gli utenti sono tutti uomini, anche quelli che si presentano come donne. Solo alcuni sembrano sinceri ed ammettono di aver subito da piccoli qualche violenza; ma da come ne parlano sembrano compiaciuti del fatto: forse si tratta di qualche omosessuale che si nasconde dietro una falsa storia.

La violenza

C’è nella chat una violenza diffusa a cui ho già accennato nel paragrafo sugli approcci, una violenza forse non consapevole ma altrettanto fastidiosa e pericolosa. C’è poi la violenza consapevole, voluta, esibita proprio per affermare la superiorità del maschio sulla femmina, una violenza brutale, animalesca; a volte magari nascosta dietro un velo che vorrebbe essere filosofico, come quelli che usano nick come Master, Dominus, Padrone o addirittura Desade (ci sono anche finte donne che usano nick come Padrona o Mistress), ma si tratta di una cultura di accatto, per sentito dire, niente di serio: e tutto, ovviamente, diretto a soddisfare quell’unica idea fissa della masturbazione.

Altri, invece, si accontentano di nozioni più popolari e usano come nick il termine Bull, per esempio. Il bullismo, purtroppo, è diventato un’esperienza diffusa nella nostra società, a cominciare dalle scuole; abbiamo addirittura un politico, diventato poi ministro, che, oltre ad invitare durante un comizio i suoi adepti ad usare violenza nei confronti di una bambola gonfiabile identificabile con una sua avversaria politica, pensa di poter risolvere con atteggiamenti da bullo i grandi problemi sociali e politici. Non c’è dunque da meravigliarsi se in una chat pornografica il bullismo si esplicita in forme palesi o appena mascherate.

In questo modo nella chat le donne sono apostrofate con frasi come le seguenti: “Saluta il tuo padrone …; oppure: “Ti piace essere dominata?”; Desade non va tanto per il sottile e saluta così: “Ciao troia”.

Qualcun altro, nelle finte vesti di donna, introduce un altro tema, stavolta di carattere scatologico: “A te capita mai di fare la pipì senza pulirti?”.

Secondo la filosofa Michela Marzano la violenza contro le donne si manifesta anche in quella «curiosità di ordine endoscopico», che per la sua «esacerbazione parossistica della realtà» del corpo femminile è diventata la caratteristica della pornografia più recente. [7]

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Pompei, Casa delle nozze d’Ercole

La presenza femminile

Secondo un’opinione generale degli studiosi che se ne sono occupati, la pornografia è maschile: e difatti tra i numerosi utenti di Ciaoamigos le donne sono pochissime e spesso si tratta di uomini che si fingono donne, o perché omosessuali o perché pensano di divertirsi alle spalle delle donne vere. Ma è maschile soprattutto perché sia nelle immagini sia nelle smozzicate conversazioni il protagonista principale è lo sperma, da spruzzare ed irrorare corpi, da lanciare in aria trionfalmente.

Anche le stanze dedicate alle donne dal sito sono affollate di uomini che, indifferenti o sprezzanti delle esigenze femminili, vi entrano portandovi la loro carica di arrogante maschilismo. E poi le eventuali esigenze femminili si confondono con la caratteristica principale della chat che è la pornografia, divenendone parte integrante. Per questo non posso non concordare con quanto scrive Mugnaini nella nota finale del suo saggio:

non dubito che prospettive femminili possano imporsi e possano anche retroagire consentendo una pratica di produzione specificamente segnata da una diversa appartenenza di genere; a conclusione del mio percorso – anche se sommario e asistematico, direi che mi sono sempre sentito in territorio maschile, sia quando la maschilità si compiace di piaceri che ritiene di controllare – il settore lesbo è storicamente parte integrante della pornografia etero, sia quando viene messa in dubbio dalla sua elevazione a potenza, costituita dalla pornografia gay [8].
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Pompei, Villa dei Misteri

Conclusioni

Impossibile calcolare il numero dei frequentatori della chat, perché si tratta di un flusso continuo di persone che entrano ed escono. I contatori che registrano le presenze di ogni singola stanza, tuttavia, ci consentono di fare calcoli approssimativi. Si può stimare che nelle ore di punta, come la tarda mattinata, il pomeriggio e la sera, ci siano almeno un paio di migliaia di frequentatori; probabilmente in tutta la giornata si supera la cifra di cinquemila persone. È probabile che una cifra simile raggiungano gli altri siti che svolgono le stesse funzioni.

Il numero delle persone sulle quali si è svolta la ricerca non è certamente dei più ampi; penso tuttavia che, pur non essendo il metodo usato statisticamente corretto, l’approccio sia sufficiente a dare un’idea di quei comportamenti che avvengono al disotto della cultura dell’apparenza. Più che di esiti scaturiti da un’analisi scientifica si tratta, quindi, di impressioni; tra l’altro il campione preso in considerazione è costituito da un pubblico “fluido”, da persone che continuamente entrano ed escono dal sito, tra le quali ci sono quelli che vi si trovano per curiosità e quelli che, entrati per caso, rimangono forse perché suggestionati dall’ambiente e dall’atmosfera di libertinismo. Così è difficile stabilire se l’omosessualità maschile, ampiamente manifestatasi nella chat, sia vera, oppure sia una temporanea tentazione a provare esperienze trasgressive, oppure è solo un virtuale gioco erotico.

Per questi motivi è pure difficile stabilire se dietro certe domande che ogni tanto sono fatte nella finestra principale c’è una mentalità ben precisa oppure c’è la voglia della provocazione e della prevaricazione. Riporto qui la domanda che più mi è rimasta impressa: “Chi si fa scopare la moglie per tanti soldi?”. Anche se essa è frutto solo di provocazione, mi sembra che sia costruita su inconsci, e quindi profondamente radicati, elementi tipici di una cultura patriarcale e maschilista, impermeabile a qualsiasi azione educatrice, lontana dalle conquiste civili degli ultimi tre secoli. Nella domanda, infatti, c’è una concezione della donna per la quale si accetta che essa possa essere indotta a prostituirsi per procurarsi “tanti soldi”, che possa essere trattata come schiava o addirittura come “roba”, come strumento da cui ricavare benefici economici. E come schiava lei non ha diritto ad esprimere le proprie opinioni [9]. Forse era una proposta di discussione trasgressiva, ma l’uso di certi termini porta in superficie una concezione infima della donna, tenuta nascosta a livello ufficiale ma emergente quando si è consapevoli di trovarsi in un ambiente costituito da persone che possono capire ed essere consenzienti.

Se non interviene, perciò, la “chiave civile” di pirandelliana memoria a chiudere in un ripostiglio  inaccessibile tutti gli istinti primitivi di cui siamo pieni, la mancanza di rispetto, la cafonaggine con cui nella chat ci si rivolge alle donne, la presunzione che le donne siano a completa disposizione degli uomini, per il semplice fatto di frequentare un sito porno, costituiscono un terreno di coltura di bullismo e di violenza di genere, che possono emergere nel momento in cui le nostre emozioni non sono più controllate dalla razionalità e dal nostro grado di civiltà acquisito.

Dialoghi Mediterranei, n. 38, luglio 2019
  Note
[1] Mugnaini F., L’ombra del desiderio. Immagini del corpo e della sessualità nella pornografia dell’era digitale, in Per-formare corpi. Esperienze e rappresentazioni, a cura di Simonetta Grilli, Edizioni Unicopli, Milano 2013: 197-248; Id., Il porno quotidiano. La pornografia digitale nella prospettiva della cultura popolare, in «Voci», Anno XV, Cosenza 2018: 108-136.
[2] Mugnaini, L’ombra …  cit,: 239.
[3] Sulla classificazione del materiale pornografico molte notizie si trovano in Mugnaini, L’ombra, cit.: 222.
[4] Sul bisogno di amplificare in senso eroico ed iperbolico dimensioni, capienza, resistenza si veda Mugnaini, L’ombra…  cit., capitolo L’anamorfosi: 241.
[5] Mugnaini, L’ombra…  cit.: 221, nota 52.
[6] Curiosamente, questo fenomeno ricorreva anche nell’antica Grecia, come ci informa Eva Cantarella in Secondo natura, Editori Riuniti, Roma 1988, ora Feltrinelli, Milano 2016.
[7] Marzano M., La fine del desiderio. Riflessioni sulla pornografia, Mondadori, Milano 2012: 192.
[8] Mugnaini, L’ombra … cit.: 247, nota 76.
[9] Una stanza creata dagli utenti è così intitolata: “Ubbidisci e zitta”.
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Mariano Fresta, già docente di Italiano e Latino presso i Licei, ha collaborato con Pietro Clemente, presso la Cattedra di Tradizioni popolari a Siena. Si è occupato di teatro popolare tradizionale in Toscana, di espressività popolare, di alimentazione, di allestimenti museali, di feste religiose, di storia degli studi folklorici, nonché di letteratura italiana (I Detti piacevoli del Poliziano, Giovanni Pascoli e il mondo contadino, Lo stile narrativo nel Pinocchio del Collodi). Ha pubblicato sulle riviste Lares, La Ricerca Folklorica, Antropologia Museale, Archivio di Etnografia, Archivio Antropologico Mediterraneo. Ultimamente si è occupato di identità culturale, della tutela e la salvaguardia dei paesaggi (L’invenzione di un paesaggio tipico toscano, in Lares) e dei beni immateriali. Fa parte della redazione di Lares. Ha curato diversi volumi partecipandovi anche come autore: Vecchie segate ed alberi di maggio, 1983; Il “cantar maggio” delle contrade di Siena, 2000; La Val d’Orcia di Iris, 2003.  Ha scritto anche sui paesi abbandonati e su altri temi antropologici. Tutti i suoi lavori si possono leggere in http//www.marianofresta.altervista.org

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