Pedofilia ecclesiastica

copertina-2di Marcello Vigli

Molti preti in Pennsylvania hanno interpretato in modo eccentrico le parole di Gesù:  lasciate che i pargoli vengano a me. Lo ha documentato un rapporto elaborato dal Grand Jury investigativo della Pennsylvania su sei delle otto diocesi cattoliche dello Stato, rilevando che oltre 300 preti sono accusati di violenze sessuali su minori. Ad essi vanno aggiunti i preti delle due rimanenti diocesi, già imputati da un rapporto precedente, per scoprire che il fenomeno interessa circa l’8 per cento dei cinque mila che hanno svolto il loro ministero in Pennsylvania durante i settant’anni coperti dai rapporti.

Sono settant’anni durante i quali vescovi e cardinali hanno risposto con il silenzio, ricorrendo a insabbiamenti e trasferimenti, per nascondere i casi più gravi e consentendo, così, il protrarsi degli atti criminali. Solo dopo il 2002 si è avviata un’azione di “contenimento” promuovendo anche iniziative pubbliche per informare i laici, rompendo il silenzio e l’inazione, soprattutto rimuovendo i trasgressori e intraprendendo azioni decise per prevenire gli abusi, con un’attenzione tutta particolare alle vittime e alle segnalazioni di abuso adottando la “Carta per la protezione dei bambini e dei giovani”.

Diffusa e accusatoria è stata la reazione dei cattolici statunitensi, inducendo il cardinale Daniel N. Di Nardo, presidente della Conferenza episcopale Usa, alla significativa la dichiarazione: «Come vescovi, ci vergogniamo e siamo rattristati e addolorati per i peccati e le omissioni dei sacerdoti e dei vescovi cattolici», pronunciata pubblicamente insieme all’assunzione dell’impegno a mantenere la trasparenza sulla segnalazione di abusi.

La rilevanza dell’evento ha indotto papa Francesco ad intervenire, in modo insolito, con una lettera indirizzata ai fedeli alla vigilia del suo Viaggio Apostolico in Irlanda, per l’Incontro Mondiale delle Famiglie, al quale ha inviato un videomessaggio per ricordare l’importanza di preparare i giovani al futuro.

Nella lettera il papa coinvolge tutta la Chiesa nello scandalo della Pennsylvania, rivolgendosi ai fedeli con l’auspicio: «Che il digiuno e la preghiera aprano le nostre orecchie al dolore silenzioso dei bambini, dei giovani e dei disabili. Digiuno che ci procuri fame e sete di giustizia e ci spinga a camminare nella verità appoggiando tutte le mediazioni giudiziarie che siano necessarie. Un digiuno che ci scuota e ci porti a impegnarci nella verità e nella carità con tutti gli uomini di buona volontà e con la società in generale per lottare contro qualsiasi tipo di abuso sessuale, di potere e di coscienza».

Chiede scusa il papa, senza cercare attenuanti, per il male commesso riconoscendone la responsabilità a tutta la Chiesa che, in quanto popolo di Dio, coinvolge tutte e tutti, come è riaffermato nella Teologia del Popolo, di cui il cardinale Bergoglio è stato uno dei principali teorici. Essa diventa così uno dei temi più originali di questo Pontificato e, ad essa, Francesco fa particolare riferimento in questa evenienza drammatica di abusi del clero.

Il-cardinale-Di-Nardo

Il cardinale Di Nardo

«Oggi è infatti dai laici, che potrà arrivare aiuto a questa Chiesa ferita dalla sua stessa corruzione. Proviamo vergogna quando ci accorgiamo che il nostro stile di vita ha smentito e smentisce ciò che recitiamo con la nostra voce. Con vergogna e pentimento, come comunità ecclesiale, ammettiamo che non abbiamo saputo stare dove dovevamo stare, che non abbiamo agito in tempo riconoscendo la dimensione e la gravità del danno che si stava causando in tante vite. Abbiamo trascurato e abbandonato i piccoli.

Questa consapevolezza di sentirci parte di un popolo e di una storia comune ci consentirà di riconoscere i nostri peccati e gli errori del passato con un’apertura penitenziale capace di lasciarsi rinnovare da dentro ….. Tutto ciò che si fa per sradicare la cultura dell’abuso dalle nostre comunità senza una partecipazione attiva di tutti i membri della Chiesa non riuscirà a generare le dinamiche necessarie per una sana ed effettiva trasformazione».

Questa effettiva trasformazione è infatti l’obiettivo di papa Francesco, ma per raggiungerla non è sufficiente «riconoscere e condannare con dolore e vergogna le atrocità commesse da persone consacrate, chierici, e anche da tutti coloro che avevano la missione di vigilare e proteggere i più vulnerabili, è necessario metterci davanti al Signore e ai nostri fratelli feriti, come peccatori che implorano il perdono e la grazia della vergogna e della conversione, e così a elaborare azioni che producano dinamismi in sintonia col Vangelo. Perché ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale».

Le parole del testo papale, inequivocabilmente ispirate alla Teologia del Popolo, confermano la scelta di Bergoglio di voler porre fine ad un fenomeno, che non si sa quanto diffuso, come emerge da situazioni, recentemente pubblicizzate, come in Australia e Irlanda, da interventi delle magistrature locali. Al tempo stesso sono il segno che la diffusione del fenomeno ha raggiunto dimensioni e radicamento inaccettabili imponendo ai vescovi di impegnarsi per realizzare regimi a tolleranza zero.

Resta però il turbamento dell’opinione pubblica cattolica che negli Usa è stato molto forte: «Terribile, disgustoso, orrendo, nauseante… si finiscono gli aggettivi descrivendo le azioni di preti abusatori registrate nel report del gran giurì della Pennsylvania appena pubblicato». Così si legge il 14 agosto 2018 nel commento di Settimananews nel quale si esprime lo sconcerto dei cattolici Usa di fronte all’incapacità mostrata da molti vescovi di rispondere adeguatamente alle violenze nei primi tempi della crisi. Ci si chiede perché non hanno saputo fare meglio che attendere il 2002 per adottare una politica di tolleranza-zero per la quale anche un solo atto di violenza rendeva permanente l’esclusione dal ministero. Spiegare come questo orrore sia potuto accadere non cancella il fatto che il report del gran giurì della Pennsylvania rappresenta un altro colpo devastante per la Chiesa cattolica negli Stati Uniti.

Manifestazioni in Argentina a favore dell'aborto

Manifestazioni in Argentina a favore dell’aborto

Può essere attenuato riflettendo sugli abusi compiuti in ambiti differenti: dagli insegnanti e allenatori nelle scuole pubbliche agli impiegati in scuole di atletica e in organizzazioni di assistenza all’infanzia, dai capi scout ai ministri di altre Chiese. Il fatto – anzi il misfatto – mantiene, però, una sua specifica gravità per il carattere particolare del celibato, a cui sono tenuti i preti cattolici, che, obbligandoli di fatto alla castità, li esclude da ogni forma di sessualità, tanto più nei confronti di bambini e adolescenti. Questo vale in particolare per contrastare le proposte di revisione dei termini di prescrizione per la Chiesa cattolica che in ogni caso dovrebbero essere revocati anche per tutte le altre organizzazioni private e pubbliche.

In verità, che nella Chiesa cattolica sia stato possibile il radicamento di tale sistema criminale e criminoso, che ha goduto di condizioni favorevoli per il suo sviluppo e mantenimento, fino a diventare quasi come una «seconda natura» del corpo ecclesiale, dovrebbe far riflettere ben oltre le questioni legali e la dimensione del foro interno.

Soprattutto, nell’immediato, è necessario che un vescovo, entrando oggi in una diocesi, si faccia carico d’informarsi rapidamente, prima che sia troppo tardi se nella diocesi è stata introdotta la tolleranza zero.

«Devastante anche sulla testimonianza della Chiesa»: l’ha dichiarato il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, alla vigilia del viaggio di Papa Francesco in Irlanda riconoscendo che il tema è destinato a gravare sul viaggio, ma che, intanto, oggi «il primo nostro dovere, il primo nostro impegno è quello di essere vicino alle vittime».

Con lo sguardo rivolto alla Chiesa italiana – sarebbe del tutto irresponsabile pensare che si tratti solo di cose oltreatlantiche – c’è da rilevare che essa in questi giorni è impegnata a ridefinire i rapporti con il nuovo governo. Non solo perché è radicalmente cambiata la composizione del gruppo dirigente che l’ha espresso, ma anche perché è esploso il problema dell’accoglienza ai profughi che sta creando gravi tensioni con la componente leghista fedele a Salvini. Nei suoi testi si denuncia che la disponibilità delle strutture cattoliche ad accogliere profughi è determinata dal contributo che la pubblica amministrazione paga per l’assistenza a ognuno di essi.

Nel contempo in Argentina, sempre più numerosi sono i manifestanti pro-aborto che dichiarano di voler abbandonare fede cattolica e reclamano la separazione fra Stato e Chiesa. «Sono dieci anni che lottiamo per la separazione tra Chiesa e Stato, ma è la prima volta che vediamo così tante persone pronte a rinunciare alla fede, dichiara un esponente del movimento abortista».

Resta la difficoltà ad uscire definitivamente dal modo di gestire il rapporto fra gerarchia e popolo: un problema radicato da troppo tempo e per troppo tempo ignorato, e che Francesco ha ereditato, intervenendo, invece, spesso nei cinque anni di pontificato contro la pedofilia.

Karadima

Fernando Karadima

Da più parti, osservatori, esperti e analisti autorevoli nonché quasi sempre molto ben informati, concordano nel dire che con ogni probabilità, prossimamente, dopo il viaggio in Irlanda (25-26 agosto), arriverà a tutti i vescovi del mondo, da parte di Papa Francesco, uno specifico documento, piuttosto diverso dalla sua recente Lettera al Popolo di Dio, in merito al dramma degli abusi riproposto con estrema gravità con il caso della Pennsylvania (Stati Uniti). Sarà la risposta attesa da tempo di cui scrive Gelsomino Del Guercio nel sito web di Aleteia scrivendo del “non silenzio” di Bergoglio.

«Papa Francesco, in questi oltre cinque anni di pontificato, non si è mai risparmiato contro la pedofilia. Ha assunto numerose prese di posizioni durissime contro i preti pedofili». Eppure il tema degli abusi sessuali grava ancora sulle sue spalle per di più aggravato «dalla eccessiva lentezza per risolvere le questioni. Basti pensare ai vescovi cileni che si sono dimessi per il caso del prete abusatore Karadima: sono state accettate le dimissioni solo di una minima parte del blocco degli oltre trenta prelati a distanza di quasi sei mesi dall’esplosione dello scandalo».

Ancor più grave è una mancanza di meccanismi e procedure adeguate per imporre comportamenti episcopali in linea con il magistero del Papa sulla questione pedofilia. Oggi si procede con una tale discrezionalità in quest’ambito che i vescovi fanno il buon e il cattivo tempo, e interpretano spesso a modo loro le parole del Papa.

Papa Francesco, invece non si dà tregua e, magari, incontra, intanto, le vittime del caso Karadima.

Dialoghi Mediterranei, n.33, settembre 2018
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Marcello Vigli, partigiano nella guerra di Resistenza, già dirigente dell’Azione Cattolica, fondatore e animatore delle Comunità cristiane di base, è autore di diversi saggi sulla laicità delle istituzioni e i rapporti tra Stato e Chiesa nonché sulla scuola pubblica e l’insegnamento della religione. La sua ultima opera s’intitola: Coltivare speranza. Una Chiesa altra per un altro mondo possibile (2009).
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