Nasce “Dialoghi Mediterranei”

editoriale

Ci sono diverse ragioni perché una rivista di cultura vada in rete. La prima è che i costi per stamparla sono diventati proibitivi. Un’altra ragione è quella di ampliare la propria diffusione, restando indipendenti e, volendo, si può fare anche pubblicità commerciale.

La rivista è espressione dell’Istituto Euro Arabo di Mazara del Vallo, che non solo ne è l’editore ma è soprattutto un’associazione culturale con un suo sito e con una miriade di iniziative culturali alle spalle. Un luogo, cioè, d’interazione, di confronto e di dialogo tra culture, tra punti di vista e modi di pensare diversi.

La rivista, la cui linea editoriale s’ispira allo statuto dell’Istituto, si propone di essere un osservatorio sia sulla realtà locale in cui si trova a operare, sia su un contesto più ampio, che è quello euro-mediterraneo.

Siamo convinti che l’Europa debba recuperare la centralità del mediterraneo, di questo mare, che è stato crogiuolo di culture, di scambi commerciali e purtroppo anche di guerre, e che deve tornare a essere un luogo di dialogo, di pace e di arricchimento culturale, perché, come ha scritto il grande storico francese Fernand Braudel, partendo dall’etimologia del termine, un mare che media è di per sé aperto al dialogo, alla pluralità contro ogni fondamentalismo.

Le fondamenta sulle quali si articoleranno i nostri contenuti sono le tematiche antiche dell’uguaglianza, della libertà, della giustizia. Dalla violazione di questi principi derivano tutte le questioni che noi vogliamo raccontare: laicità o fondamentalismi, rivoluzioni e migrazioni, le tante guerre dimenticate, accettazione delle diversità o razzismo e conflitti etnici, negazione di diritti umani fondamentali e pratiche di tortura ovvero un’umanità solidale che sa coniugare l’uguaglianza con le diversità. Ciò che ci proponiamo è una narrazione della realtà, capace di stimolare e suscitare un pensiero critico e consapevole.

Da ogni Sud ed Est del mondo, un’umanità addolorata e privata di ogni diritto fugge su carrette del mare o su gommoni, o dentro container su autotreni, in cerca di una vita migliore. Spesso, questo viaggio della speranza si traduce in un’immane tragedia, che trasforma il mare in un grande cimitero. Accade che, nel mare di fronte alla nostra città, i nostri pescatori tirano, di tanto in tanto, nelle reti qualche cadavere. Tutto ciò per la miopia dettata dall’egoismo e dal razzismo, che porta al respingimento dei migranti anziché all’accoglienza, all’esclusione piuttosto che all’inclusione e a una contaminazione di idee, di lingue, di culture, di memorie.

Chi più di noi della riva nord del mediterraneo può essere depositario di questo messaggio di pace, fratellanza, uguaglianza e tolleranza? Proprio a Mazara del vallo sono sbarcati gli arabi nell’827 a. C. al comando di un colto giurista Asad Ibn al-Furat e, come ricorda Vincenzo Consolo, determinarono in Sicilia una sorta di Rinascimento e soprattutto lo spirito di tolleranza, come frutto dell’interazione di culture e etnie diverse. Uno spirito di tolleranza, poi ereditato e mantenuto dai Normanni, sotto i quali, come ci ha insegnato lo storico Michele Amari, ogni cultura ed etnia viveva nel rispetto degli altri.

Con l’occhio e col cuore attento all’etica della tolleranza e della consapevolezza, c’incamminiamo in questo nuovo percorso.

Dialoghi Mediterranei, n.1, aprile 2013
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