Le immagini ritrovate di una festa e di una stagione di studi e ricerche

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

di Gaetano Pagano

Da tempo l’amico Tonino Cusumano mi chiedeva un contributo fotografico per “Dialoghi Mediterranei”, andando a riesumare qualche immagine del mio – ahimè oramai datato – archivio fotografico. Avevo sempre frapposto difficoltà di vario genere e rimandato a tempi futuri l’individuazione del soggetto per tale contributo. Improvvisamente le vicende politiche alle quali stiamo assistendo e che stiamo – nostro malgrado – vivendo in questi ultimi mesi mi hanno ricondotto, con la memoria, a molti decenni addietro quando mi era accaduto di poter fotografare i momenti di una sagra/festa paesana all’interno della quale si rappresentava, coreograficamente, la coesistenza pacifica e ritualizzata di due diverse culture: cristiana e islamica. Mi riferisco alla “sagra del Tataratà” di Casteltermini, un piccolo centro dell’agrigentino.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

Mi sono rivisto nella piazza di quel paese, quasi cinquant’anni addietro, con Elsa Guggino e altri giovani studiosi che in quegli anni frequentavano e animavano il “Folkstudio di Palermo”, contribuendo all’acquisizione di significativi momenti della cultura tradizionale siciliana che da lì a poco tempo sarebbero scomparsi.

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Casteltermini, 1972 (ph. G. Pagano)

Mi ricordo la sorpresa e la curiosità alla vista di un gruppo di giovani che rappresentavano, in abiti chiaramente orientaleggianti, una danza guerresca all’interno di una modalità consolidata di celebrazione religiosa di matrice contadina, quindi con momenti liturgici accompagnati da altri di forte e tradizionale connotazione sociologica quali sfilate a piedi o a cavallo, esibizione di stendardi identificativi di gruppi (maestranze, ceti, confraternite). Questi giovani davano vita ad una grammatica fatta di gesti e movenze corporee, uso di spade e di coreografie che evocavano battaglie e scontri.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

Sono tornato diverse volte a Casteltermini in quegli anni, vivendo il privilegio e la fortuna di accompagnarmi a studiosi incuriositi da questa particolare rappresentazione: gli antropologi culturali Nino Buttitta e Antonio Pasqualino. Un anno sono stato insieme a Claudio Vicentini, uno storico del teatro. Parlando con loro ho avuto modo di “leggere” più chiaramente quanto si rappresentava all’interno della piazza principale e lungo le vie e i vicoli del paese. Claudio Vicentini, in particolare, utilizzò il materiale raccolto nel corso di incontri e interviste a rappresentanti dei vari gruppi coinvolti nell’organizzazione della festa per pubblicare, fondamentalmente, la descrizione delle modalità di svolgimento della festa su una rivista di lingua inglese (The Sagra della Croce in “The Drama Review”, settembre 1977). Il testo era accompagnato da diverse mie fotografie, alcune delle quali sono ora riproposte su Dialoghi Mediterranei.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

Le immagini si riferiscono agli anni 1972, 1977 e 1978. La precisazione è dovuta poiché mi è accaduto successivamente di assistere alla sagra e di dover annotare – come è forse giusto che sia – la sua ulteriore progressiva formalizzazione “teatrale” e – ultimamente e probabilmente in seguito ad incidenti – alla materiale separazione degli spazi in cui si muovono i cavalieri da quelli riservati al pubblico. La festa, così, è certamente diventata più sicura ma, altrettanto certamente, meno coinvolgente e meno partecipata.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

Per le modalità in cui si svolge, è più corretto definire la ricorrenza come “festa della Santa Croce” poiché il termine “tatataratà” si riferisce esclusivamente alla danza con spade di ferro, ritmata dalle percussioni di un tamburo, che viene eseguita all’interno dell’intero percorso celebrativo e del quale costituisce, quindi, soltanto uno dei momenti.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

È proprio il riferimento alla peculiarità della gestualità del gruppo che esso viene vissuto come cosa “altra” rispetto all’intero impianto della ricorrenza: l’ipotesi che appare più credibile è quella che riconduce ad una cristianizzazione di elementi moreschi presenti all’interno della comunità.

La sagra si svolge nei giorni di venerdì, sabato e quarta domenica di maggio ma i preparativi – come assai spesso accade in tutte le feste di paese – iniziano molto prima. La sfilata dei vari gruppi presuppone, infatti, un impegno logistico, finanziario e protocollare non indifferente. Per l’intera durata delle celebrazioni una copia della santa Croce viene esposta, su di un carro, nella piazza principale.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

La festa costituisce la celebrazione e l’esibizione del proprio status. Si mostra agli altri la propria dimensione economica e sociale rivestendo un ruolo ed una determinata posizione all’interno dei cortei che, sulla scorta di un rigido protocollo, percorrono le strade del paese.

La realizzazione della manifestazione vede impegnati quattro distinti ceti: schietti, picurai, burgisi e mulattieri; ad essi si aggiungono gli sbandieratori e, come già evidenziato, il gruppo del tataratà, I ceti procedono annualmente alla designazione di un paliante, di chi cioè dovrà esibire nel corso delle sfilate il palio, emblema del gruppo.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

Il gruppo del tatataratà è rappresentato da un sovrano e da alcuni ministri. Una rilevanza coreografica assumono anche i cavalli ed i muli che sfilano arricchiti con preziose bardature rifinite da valenti mani artigianali femminili Circa cinquanta anni addietro ho avuto modo di ascoltare uomini che dichiaravano di avere acquistato splendidi animali pochi giorni prima della festa e che, non possedendo una stalla, sarebbero stati venduti subito dopo la conclusione dei festeggiamenti con notevoli perdite economiche. Ma, per loro, montare uno splendido animale vale la pena di sostenere qualche sacrificio.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

I preparativi della sagra sono abbastanza lunghi.

Nel pomeriggio del venerdì si assiste al raduno di associati ai diversi ceti e di componenti la banda musicale presso la casa dei rispettivi palianti dalla quale un corteo si avvia, passando per le abitazioni di altri componenti del gruppo di appartenenza, e ingrossando così via via le fila.

È già stato notato che il rango gerarchico che le varie figure occupano all’interno di ciascun corteo è vincolato dall’osservanza di un rigido protocollo. Tradizionalmente le corporazioni dei burgisi, schetti e picurai vendono questi posti all’asta nella serata del venerdì. L’asta è molto sentita e vissuta dall’intera comunità.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

La riunione avviene generalmente nelle abitazioni dei palianti (ovvero in sale per l’occasione affittate) e viene condotta dal tesoriere alla presenza del comitato organizzatore della corporazione. Un posto particolarmente ambito è quello che chiude la parata dei pastori poiché chi lo occupa può cavalcare l’unico stallone presente nei cortei a cavallo. Tutti gli altri cavalieri devono montare giumente. L’aggiudicazione è generalmente festeggiata con un brindisi.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

Anche il gruppo degli sbandieratori che si esibisce in diversi momenti delle varie giornate ha una sua organizzazione all’interno della quale assumono rilievo di rappresentanza: il capitano, in costume nero spagnolo e con una spada; l’alfiere, in costume rosso; il sergente, in costume bianco con una lancia.

Nel pomeriggio del sabato, le bande musicali dei vari ceti improvvisano piccoli concerti sotto le finestre dei membri più importanti delle tre corporazioni, mentre fervono i preparativi per sellare e arricchire con finimenti e sottosella i cavalli.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

Così come il giorno precedente, al passaggio del corteo di appartenenza l’associato si unisce alla cavalcata ed in tal modo si raccolgono tutti i componenti del gruppo. Non è rara la presenza di bambini a cavallo di muli o di pony.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

Si è accennato alla festa come momento di rappresentanza del proprio rango sociale ed economico. Non meno importante appare tra gli elementi più giovani l’esigenza ed il piacere di mostrare pubblicamente destrezza e coraggio. Gli animali, pertanto, su sollecitazione del cavaliere o perché provocati ad arte dalla folla, sono chiamati ad esibirsi in impennate). Negli ultimi anni tali momenti sono stati sempre più spesso (prudentemente) mutati in autentiche esibizioni di dressage.

La domenica mattina la piazza è gremita; la folla si accalca sotto la scalinata dell’ingresso principale della Chiesa Madre per salutare e celebrare con scroscianti applausi i palii che sono stati poco prima benedetti durante una cerimonia religiosa. Ciascun paliante fa ritorno alla propria casa con lo stendardo per dare vita ad una piccola festa offrendo vino e dolci.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

È nel pomeriggio della domenica che i cortei – e quindi l’esibizione di costumi, bardature, vigore e capacità equestri – assumono una particolare ritualità con la reiterazione di passaggi che faranno concludere la festa a sera inoltrata. Modalità, abbigliamenti e valenze diverse assume l’esibizione del gruppo di giovani che si esibisce nella danza del tataratà.

E’ del tutto evidente che i componenti del gruppo appaiono particolarmente gratificati dell’enorme interesse che la folla manifesta nei loro confronti. Si tratta però, in questo caso, non della rappresentazione di uno status sociale ma l’esibizione di capacità e destrezza motoria.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

La danza, infatti, mima al suono dei tamburi un duello con spade. Il rumore metallico delle lame (tanto più apprezzato dalla folla quanto più forte e più violento lo scontro) finisce col ritmare, in uno con il tamburo, le movenze e le varie figure che, con grande fantasia e originalità coreografica, vengono proposte.

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Casteltermini (ph. G. Pagano)

Il fatto, poi, che ogni soggetto operi non con una ma con due spade rende ancora più vivace e movimentata la rappresentazione.

Lotta tra male e bene, come qualcuno sostiene? O, più semplicemente (e così mi piace pensare), il contributo di una comunità “diversa” ad una festa tradizionale di chiara matrice cristiana?

Dialoghi Mediterranei, n. 36, marzo 2019
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Gaetano Pagano, è stato per dieci anni segretario generale del Folkstudio di Palermo e ha condotto campagne di rilevamento fotografico su aspetti, festività e cicli lavorativi della cultura tradizionale siciliana.  Sue fotografie sono state pubblicate su riviste nazionali ed internazionali e diverse le mostre fotografiche allestite all’interno di festival e convegni di studi antropologici (Aarhus, Colonia, Copenaghen, Montecatini, Nuoro, Palermo). Ha pubblicato testi ed articoli su momenti della vita tradizionale siciliana (la mattanza, le gare dei carrettieri, l’agrumicoltura, feste popolari).

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