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L’Archivio musicale della SS. Annunziata di Firenze

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SS. Annunziata, Firenze (ph. O. Niglio, 2018)

di Olimpia Niglio

Per chi giunge a Firenze la visita al Complesso della SS. Annunziata è parte di un percorso turistico-culturale che conduce il viaggiatore a ripercorrere i monumenti storici più importanti di una città che, se pur per pochi anni, è stata anche capitale d’Italia. Il complesso ecclesiastico, custodito dai Padri Servi di Maria e fondato a partire dal 1250, rientra in un comprensorio monumentale molto importante che prospetta sull’omonima piazza dove si affacciano altri notevoli edifici come lo Spedale degli Innocenti, oggi sede del Museo Innocenti, l’oratorio San Francesco Poverino, Palazzo Grifoni e il palazzo mediceo della Crocetta sede del Museo Archeologico Nazionale, tutti monumenti importanti che custodiscono ingenti patrimoni culturali.

Ma a pochi è noto che proprio nel complesso della SS. Annunziata, sin dalla sua fondazione, ebbe inizio l’attività dell’insegnamento del canto e nel corso di quasi otto secoli si sono succeduti famosi maestri nonché sono stati custoditi documenti e spartiti musicali di inestimabile valore storico e culturale. Questo luogo ha infatti ospitato illustri studiosi e musicisti provenienti da differenti Paesi e per questo è stato una sede elettiva di scambi culturali per oltre sei secoli.

Scopriamo questo straordinario patrimonio, allo stesso tempo tangibile ed intangibile, insieme a Paolo Piccardi, uno dei volontari che dal 2009 sono impegnati in un costante lavoro di catalogazione ed archiviazione della copiosa documentazione musicale che purtroppo ha subìto ingenti danni a seguito dell’alluvione che colpì la città di Firenze nel novembre 1966. Nonostante le politiche di incentivazione e divulgazione della cultura tale patrimonio rientra ancora tra quelli non consultabili e fruibili al pubblico, e tuttavia è stato in parte presentato durante il Convegno Nazionale “Conoscere, conservare, valorizzare. Il patrimonio religioso culturale” che si è svolto a Verona e Vicenza dal 9 al 10 marzo 2017. La finalità della presentazione ha consentito di elaborare delle interessanti riflessioni in merito alla conservazione e fruizione di un patrimonio di interesse pubblico, degno di essere incluso all’interno di un programma di valorizzazione del patrimonio musicale nazionale.

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Weber Carl Maria von, O salutaris hostia con gasolio (Archivio musicale della SS. Annunziata, Firenze)

Chiedo a Paolo Piccardi di farci meglio conoscere storia e prospettiva dell’Archivio.

L’Archivio Musicale della SS. Annunziata custodisce un ingente patrimonio culturale. Di cosa si tratta esattamente?

L’archivio conserva attualmente le oltre cinque mila composizioni, in larghissima parte manoscritte e inedite, che sono scampate ai periodici spogli e, soprattutto, alla disastrosa alluvione del 1966 che ne danneggiò, con acqua sporca di fango e di gasolio, tutto il contenuto fino all’altezza di due metri. I danni subìti dalla basilica furono ingenti e i fondi raccolti per i restauri non furono sufficienti per coprire anche gli interventi per il restauro e il riordino del contenuto dell’Archivio musicale, che solo recentemente è stato riordinato, pur in mancanza di fondi, per l’iniziativa di un giovane frate musicista, P. Alessandro Greco OSM, coadiuvato da musicisti volontari, Pier Corrado Danieli, Valerio Losito e Giulio Brunner. Al termine del riordino, l’Archivio ha svelato un ricchissimo contenuto, in grado di far riscrivere la storia della musica sacra a Firenze dalla fine del ‘200 fino al secolo scorso.

Si è scoperto, infatti, che la gran parte delle composizioni furono scritte per essere eseguite alla SS. Annunziata, che l’accesso all’archivio è sempre stato interdetto agli estranei e che è sempre stata proibita la copia del suo contenuto, tanto che i frati Serviti che poterono dare alle stampe le loro musiche, a partire dal ‘500 e nei secoli successivi, non abitavano nel convento fiorentino, ma si erano trasferiti in altri conventi dell’Ordine, che avevano regole meno stringenti, oppure erano stati assunti come Maestri di Cappella presso corti italiane o straniere.

Lentamente l’archivio sta svelando una storia, che non era mai stata scritta compiutamente e che conferma la centralità della SS. Annunziata anche nella vita musicale fiorentina, oltre che in quella religiosa, politica e sociale: il primo organo documentato a Firenze venne costruito alla S. Annunziata da frate Petruccio nel 1299. Nel ‘300 entrò in convento Andrea di Giovanni, meglio conosciuto come Andrea de’ Servi, uno dei promotori dell’Ars Nova e compilatore del Codice Squarcialupi, conservato alla Biblioteca Laurenziana, dove è raffigurato in una miniatura e dove si trovano 29 sue composizioni. Nel 1439 si tenne a Firenze il Concilio che doveva riunificare le Chiese greca e romana. Al seguito dei Padri Conciliari arrivarono a Firenze i madrigalisti fiamminghi, che vennero immediatamente ingaggiati dai frati serviti, non solo per accompagnare le funzioni religiose, ma anche per insegnare ai novizi, facendo nascere così la prima scuola di musica fiorentina,  con il sostegno finanziario di Lorenzo dei Medici. Uno dei più noti madrigalisti fu Heinrich Isaak, autore del Lamento funebre per la morte di Lorenzo il Magnifico, che morì nel 1517 e venne sepolto in basilica nella Cappella dei Fiamminghi. La scuola dette i suoi buoni frutti e stiamo riscoprendo una lunga schiera di musicisti che accrebbe l’importanza della Cappella Musicale attraverso il tempo, testimoniando le trasformazioni delle forme musicali, dall’inserimento di sempre più numerosi strumenti al passaggio dal barocco alla forma classica, fino ad arrivare al lirismo teatrale che caratterizzò l’800.

Le “memorie” contenute nei Libri di Ricordanze del convento ci narrano di musiche bellissime, che nessuno ha avuto il privilegio di ascoltare in epoca moderna e di una cappella musicale di elevato prestigio, che vide al suo comando musicisti celebri come Alessandro Scarlatti e addirittura il Principe Ferdinando de’ Medici. Nell’800 la cappella musicale contava 200 elementi ed era formata quasi esclusivamente da professionisti, guidata da Ferdinando Ceccherini nella prima metà del secolo e dal figlio Giuseppe nella seconda metà. Abbiamo rinvenuto recensioni positive pubblicate da riviste musicali italiane ed estere, che ne esaltavano il livello di perfezione raggiunta, tanto che, nel 1932, quando l’EIAR decise di trasmettere per la prima volta la messa domenicale, venne prescelta la S. Annunziata, dove venne allestito uno studio radiofonico e da dove le trasmissioni vennero irradiate, fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, in tutto il mondo, come attestano le numerose lettere, rinvenute in archivio, provenienti anche dall’Egitto e addirittura da Los Angeles.

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Benedetto Marcello con revisioni del maestro Cherubini, Salmi di Davide (Archivio musicale della SS. Annunziata, Firenze)

Come si colloca questo Archivio Musicale in ambito nazionale ed internazionale? E come intravedere suoi possibili sviluppi?

Prima dell’alluvione P. Valente Gori, all’epoca responsabile dell’Archivio, poté inserire solo 80 titoli nel RISM (Repertorio internazionale di musica sacra). Nonostante l’esiguità del numero, se paragonato con la grande quantità di spartiti conservati, abbiamo ricevuto richieste da parte di musicologi italiani e stranieri, interessati ad approfondire lo studio di alcune partiture possedute solo dal nostro Archivio, ad esempio un Laudate Pueri autografo di Paisiello, composto nel 1814 e donato all’Archivio probabilmente da Teresa Strinasacchi, soprano prediletto del compositore, sepolta nella SS. Annunziata. Altre composizioni, presenti solo nel nostro Archivio, hanno attirato l’attenzione di studiosi italiani e stranieri, quali, ad esempio, l’ Ave Maria di Benedetto Marcello, O salutaris Hostia di Carl Maria von Weber, gli Inni del Da Victoria, dei quali conserviamo la versione originale, le 4 Messe a 8 voci del Bononcini e tante altre. Particolare attenzione è stata rivolta dall’Associazione Internazionale Luigi Cherubini alle numerose composizioni del periodo nel quale il compositore iniziò il suo percorso di studi sotto la guida di Bartolomeo Felici, organista della SS. Annunziata, all’epoca considerato il più valido insegnante di composizione a Firenze.

Nel 1770 Cherubini aveva solo dieci anni e dimostrò un precocissimo talento, tanto che già nel 1773 venne eseguita la sua prima Messa, alla quale seguirono altre composizioni, commissionategli dalla SS. Annunziata, sia per la liturgia che per gli Oratori che venivano eseguiti in tempo di carnevale. In archivio si conservano suoi autografi, sconosciuti fino ad oggi, che compose all’età di 15 anni. Cherubini ebbe la fortuna di iniziare i suoi studi in un ambiente stimolante: la Cappella Musicale era diretta da Giovanni Filippo Dreyer, che aveva vissuto, prima di entrare in convento, esperienze teatrali in varie parti d’Italia, nonché un lungo periodo presso la corte russa, al servizio della zarina Iovanovna. Era il periodo del massimo fulgore della musica barocca, che stava lentamente lasciando il posto alla forma classica, della quale Cherubini fu un precursore. L’interesse dell’associazione non è solo rivolta alle composizioni di Cherubini, ma allo sterminato numero di composizioni dei suoi maestri e dei suoi condiscepoli, che formeranno il nucleo originario di insegnanti del primo Istituto Musicale fiorentino.

È evidente che se solo 80 composizioni hanno suscitato tanto interesse, l’immissione degli altri quasi cinquemila titoli ne farebbe un caso di rilevanza internazionale, ma l’operazione richiede l’impiego a tempo pieno di una persona preparata e, quindi, retribuita, cosa al momento impossibile.

Nel tempo come si è sviluppata la divulgazione e la valorizzazione della cultura musicale a Firenze anche attraverso questo Archivio?

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Buonaiuti Raffaello, Quoniam (Archivio Musicale della SS. Annunziata, Firenze)

Essendone stato proibito l’accesso, il fondo archivistico della cappella musicale della SS. Annunziata non è mai stato oggetto di uno studio sistematico approfondito. Già nel 1770 Charles Barney, nel corso del suo viaggio in Italia per raccogliere il materiale per quella che viene considerata la prima storia della musica mai scritta, ricevette un rifiuto, che si è ripetuto anche negli anni successivi, fino a quando l’alluvione non rese impraticabile lo studio delle composizioni archiviate.

Quali le esigenze odierne per la sua valorizzazione?

Gli spartiti sono ancora danneggiati dall’alluvione, con evidenti tracce di fango e di gasolio,  presenza di muffe e scoloritura della scrittura, quindi in primo luogo è necessario il loro restauro. Contemporaneamente, ritengo che l’immissione nel RISM porterebbe all’attenzione degli studiosi il contenuto dell’Archivio e, infine ma non meno importante, solo l’esecuzione delle partiture consentirebbe di apprezzare la ricchezza del patrimonio musicale conservato e di farne conoscere il contenuto al di fuori della ristretta cerchia degli studiosi.

Esistono forme di collaborazione con istituzioni culturali, centri per il restauro e soggetti privati al fine di incentivare forme di mecenatismo?

La basilica della SS. Annunziata è ricca di tante opere d’arte, di scultura, pittura e architettura, per le quali giungono costantemente finanziamenti per il loro restauro e valorizzazione. Purtroppo si deve rilevare una minore sensibilità nei confronti della musica, trattandosi di un bene impalpabile, sul quale è impossibile apporre un’etichetta che attesti la generosità degli sponsor.

Guardando al futuro secondo quali modalità è corretto programmare la valorizzazione dell’Archivio musicale anche alla luce di un sistema culturale che sta cambiando?

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Paisiello, Laudate Pueri (Archivio musicale della SS. Annunziata Firenze)

Certamente l’Università potrebbe fornire un contributo rilevante, con il doppio vantaggio di recuperare un importante fondo archivistico e di offrire agli studenti materiale inedito, che copre sette secoli di storia della musica. Penso anche a istituzioni musicali che potrebbero inserire nel loro repertorio elementi di novità. Ricordo che l’orchestra del Maggio Musicale Fiorentino eseguì nel corso degli anni ’50 i concerti estivi nel chiostro grande della SS. Annunziata, prescelto per la sua acustica perfetta.

Attualmente quali sono le forme di gestione dell’Archivio e quali gli auspici per il prossimo futuro?

L’Archivio ha ricevuto tutte le cure possibili, purché non richiedessero investimenti di denaro, quindi riordino (dopo l’alluvione le partiture erano state disperse per poterle asciugare, quindi gli spartiti del direttore erano stati separati dalle parti destinate agli orchestrali e ai cantanti), catalogazione in un semplice database e digitalizzazione, allo scopo di evitare ulteriori perdite in caso di un altro evento disastroso. L’accesso è consentito solo previo appuntamento e compatibilmente con la disponibilità dei volontari. Associazione Amici SS. Annunziata onlus http://www.amicissannunziata.org/?portfolio=catalogazione-restauro-archivio-musicale

Dialoghi Mediterranei, n.33, settembre 2018

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Olimpia Niglio, architetto, PhD e Post PhD in Conservazione dei Beni Architettonici, è docente titolare di Storia e Restauro dell’Architettura comparata all’Universidad de Bogotá Jorge Tadeo Lozano (Colombia). È Follower researcher presso la Kyoto University, Graduate School of Human and Environmental Studies in Giappone. Dal 2016 in qualità di docente incaricato svolge i corsi Architettura sacra e valorizzazione presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Santa Maria di Monte Berico” della Pontificia Facoltà Teologica Marianum con sede in Vicenza, Italia.

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