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La gara di traino nella cultura dei carrettieri

 

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Angelo Lo Burgio: è stato protagonista riconosciuto e rispettato all’interno della cerchia dei carrettieri del palermitano (ph. Gaetano Pagano)

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di Gaetano Pagano

Prima chisti provi ri cavaddi un c’eranu, picchi iu c’avia un cavaddu mi cci vuscava u pani e u cavaddu mantineva a famigghia”. Questa era l’affermazione che mi consegnava Angelo Lo Burgio, un vecchio carrettiere, nel corso di un incontro avvenuto mezzo secolo addietro. Segno dei mutamenti che l’inesorabile scorrere del tempo impone. Adesso le gare di traino dei cavalli non si svolgono più per un motivo, per certi versi, diametralmente opposto: non esiste più sul mercato del lavoro la figura del “carrettiere”. Com’è ovvio (e giusto che sia) i tempi moderni hanno eliminato il trasporto delle merci a traino animale, sostituendolo con sistemi più veloci ed efficienti.

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, 1975. Spettatori (ph. Gaetano Pagano)

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, 1975. Arrivo degli animali (ph. Gaetano Pagano)

La gara di traino o “prova” va necessariamente contestualizzata all’interno del diffuso costume e piacere di competere che caratterizzava la cultura dei carrettieri. Si gareggiava su tutto. A cominciare dalla sfarzosità della pittura dei carri. Al riguardo, Antonino Buttitta ha scritto: « … una volta nato il costume, la vanità fa il suo gioco e ciascun carrettiere ci tiene a che il suo carro sia più bello degli altri: deve attirare non solo l’attenzione dei passanti, ma anche suscitare la meraviglia dei parenti e degli amici, l’invidia degli avversari e la stupita ammirazione dell’innamorata».

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, nell’anno 1975. Mimmiddu Lanza, proprietario dei cavalli, controlla le cinghie della bardatura (ph. Gaetano Pagano)

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, nell’anno 1975. Esibizione durante l’attesa della gara (ph. Gaetano Pagano)

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Gara di traino, località Cruillas (PA), 1978. Il conduttore aiuta l’animale (ph. Gaetano Pagano)

Su tanto altro si gareggiava: la tecnica e la conoscenza del canto, la resistenza al vino, la capacità di mandar giù la maggior quantità di cibi. In buona sostanza, ogni qual volta dei carrettieri si ritrovavano insieme si affermava la voglia di misurarsi e di competere. Era però essenzialmente sulle capacità del proprio cavallo che si sviluppavano animate discussioni. Esse si concludevano spesso sul momento, anche di notte, con lo svolgimento di una gara tra gli animali oggetto del contendere.

È da tempo che non è più possibile assistere a queste competizioni. Già decenni fa venivano organizzate di tutto punto – quasi si trattasse di una gara sportiva – da un comitato organizzatore che provvedeva a fissare una data e l’ora, a darne opportuna pubblicità all’interno della cerchia dei carrettieri, e a reperire i fondi per finanziare le modeste esigenze logistiche e dotare l’evento di un premio in denaro. Altro impegno: fissare e fare rispettare le regole di svolgimento della gara.

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, 1975. Il carro da carico (ph. Gaetano Pagano)

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Gara di Traino a Partinico, loc. Grisì, 1975. Disposizione del carico (sacchi di sabbia)

Ancor prima del giorno stabilito si conoscevano i cavalli che avrebbero partecipato. A seconda dell’età degli animali venivano determinati percorso e carico da trasportare (si variava dai 600 ai 1.200 Kg.) nonché il numero delle soste, tinuti, concesse al cavallo per farlo brevemente riposare. La disposizione del carico, costituito da sacchi pieni di sabbia, veniva decisa dal conducente (foto nn. 8 e 9).

Raggiunta la tinuta, indicata dalla giuria con appositi segnali, il conducente poteva fermare il cavallo per un tempo determinato, indicato anch’esso dalla giuria e che si aggirava intorno ai due-tre minuti. Nna staciuni, in estate, venivano generalmente concessi tre minuti ed era pure concesso di inumidire la lingua dell’animale con una pezzuola bagnata.

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Gara di traino in località Cruillas (PA),1978. Non appena il cavallo viene fermato (tinuta), si blocca il carro con i cugni (ph. Gaetano Pagano)

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, 1975. Tinuta (ph. Gaetano Pagano)

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì,1975. Registrazione della sosta (ph. Gaetano Pagano)

Si poteva far sostare l’animale anche al di fuori delle tinuti indicate dalla giuria. In questo caso, però, il tempo massimo di recupero era ridotto ad un solo minuto. In sostanza nel corso della gara si poteva fermare il cavallo ogni qualvolta il conducente lo riteneva opportuno. La capacità di sapere bene individuare il momento in cui concedere riposo all’animale costituiva uno degli elementi in base ai quali veniva valutata la bravura di un conducente.

Si doveva evitare che l’animale si fermasse per manifesta incapacità a proseguire; si sarebbe perso d’animo e scoraggiato. Nino Geraci, allora molto noto per la bravura nel canto alla carrettiera, sottolineava quanto fosse importante il modo di cacciari, cioé di condurre l’animale:

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Ignazio Dominici (sx) e Nino Geraci): sono stati due interpreti molto apprezzati per il modo di cantare “alla carrettiera”

 “Modu di  cacciari nel senso r’affirrari u cavaddu giusto, per esempio supra i rietini; e capiri  quannu u cavaddu, per esempio, si sta pi téniri. Cc’é chiddu scaittru ca prima ca u cavaddu già sta pi’ moriri s’u teni iddu p’amuri r’un ci fari mala fiura o cavaddu”. Felice ed efficace sintesi del rapporto con l’animale e del rispetto ad esso dovuto.

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Gara di traino a Bagheria (PA), 1978. Il conduttore aiuta l’animale (ph. Gaetano Pagano)

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Gara di traino a Bagheria (PA), 1978. Il conduttore aiuta l’animale (ph. Gaetano Pagano)

L’uomo poteva – anzi, doveva aiutare – l’animale contribuendo con la propria spinta all’avanzamento del mezzo. Alla fine della prova non era solo il cavallo ad apparire stremato: anche i1 conducente appariva spesso assai provato per la fatica estrema dell’impegno.

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, 1975. Si osserva la gara (ph. Gaetano Pagano)

Le gare di traino si svolgevano sempre alle prime luci dell’alba. I cavalli arrivavano su autocarri e provenivano spesso da molto lontano. Trovavano ad attenderli una moltitudine di appassionati, di «tifosi», accorsi per incitare e prendere le parti dell’animale appartenente alla propria cerchia di amici ovvero al proprio luogo di origine.

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, 1975. Arriffaturi (ph. Gaetano Pagano)

In attesa dell’inizio della gara s’ingannava il tempo in amene conversazioni, riconducibili comunque a momenti della vita tradizionale dei carrettieri: precedenti competizioni di cavalli e intenzioni di organizzarne di nuove, gare di canto svoltesi e da svolgere, parate da programmare in occasione di feste patronali. Presenza costante quella dell’arriffaturi che vendeva i biglietti per partecipare ad un improvvisato sorteggio di un premio consistente in una somma in denaro, platealmente appuntato al petto.

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Gara di traino a Bagheria (PA), 1978. Animale in difficoltà (ph. Gaetano Pagano)

Ovviamente, accadeva spesso che all’improvviso qualcuno dei presenti intonasse per l’occasione un canto alla carrettiera per celebrare la bravura di uno dei cavalli o per sbeffeggiarne altri o prendersi gioco di qualcuno dei presenti .

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Gara di traino in località Cruillas (PA),  1978. Mimiddru Lanza contesta una decisione della giuria (ph. Gaetano Pagano)

Del tutto assente era la presenza femminile. Sarebbe stato troppo rischioso. Non sarebbe stato facile tappare orecchie di mogli o figlie nel momento in cui gli animi si sarebbero inevitabilmente accesi a seguito di una qualsiasi contestazione e assistere, talvolta, anche a scontri fisici. Gli elementi di contestazione erano rappresentati, quasi esclusivamente, dalla violazione (vera o presunta) delle regole dettate dalla giuria ai conducenti subito dopo aver definito, per sorteggio o mediante una conta (u toccu), l’ordine di partenza dei cavalli.

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, 1975. La giuria legge le regole della gara (ph. Gaetano Pagano)

Le principali regole da rispettare erano le seguenti: 1. Cavaddu e cunnucienti: cu é c’on s’a fira sinu a ddà ncapu, aggira cu tuttu u cavaddu;2. Cu caccia ha stari all’asta e un ha partiri pu mussu ru cavaddu; 3. U carrittieri havi a essiri unu sulu e havi a cacciari ra rittusa. Un s’ha permettiri nuddu ra mancusa a cacciari u cavaddu; 4. E tri buoti, s’un si muovi [il cavallo]: squalificatu, via!

Si trattava di regole che, ad un’attenta lettura, risultano tutte declinate al rispetto ed alla tutela dell’animale, della sua possente fisicità e della sua rispettabile “dignità”. Significativa al riguardo la terza regola: il conducente deve stare alla destra dell’animale.

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Gara di traino a Partinico (PA), loc. Grisì, 1975. Posizione del conduttore, alla dx dell’animale (ph. Gaetano Pagano)

Questo perché era uso ammansire gli animali, particolarmente riottosi, frustandoli violentemente sul fianco sinistro mentre l’abituale conduttore lo guidava stando come di consuetudine alla sua destra. Non era dunque consentito attivare riflessi “pavloviani” durante la gara. Il cavallo doveva vincere per forza ed abilità, non per paura di ricevere legnate.

Ovviamente la gara veniva vinta dal cavallo che percorreva la distanza predeterminata col minor numero di soste. La tinuta indicata dalla giuria non differiva da ogni altra sosta se non per il tempo di riposo concesso.

Ho avuto notizia da Giovanni Di Salvo, nipote di Mimiddu Lanza, uno storico proprietario di cavalli che partecipavano alle gare – che pochi anni addietro a Bagheria si è svolta una competizione alla quale hanno preso parte due soli animali. Poi, più niente.

Dialoghi Mediterranei, n. 50, luglio 2021

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Gaetano Pagano, è stato per dieci anni segretario generale del Folkstudio di Palermo e ha condotto campagne di rilevamento fotografico su aspetti, festività e cicli lavorativi della cultura tradizionale siciliana.  Sue fotografie sono state pubblicate su riviste nazionali ed internazionali e diverse le mostre fotografiche allestite all’interno di festival e convegni di studi antropologici (Aarhus, Colonia, Copenaghen, Montecatini, Nuoro, Palermo). Ha pubblicato testi ed articoli su momenti della vita tradizionale siciliana (la mattanza, le gare dei carrettieri, l’agrumicoltura, feste popolari).

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