Il Mediterraneo. Parallelo Palermo-Istanbul

copertina (1)di Angelo Cirrincione

Nel marzo del 2010 mi recai in Turchia nella speranza di produrre del materiale fotografico per un noto quotidiano nazionale. Nelle varie mete possibili c’era Istanbul, decisi quasi subito per questa splendida metropoli, convinto di andare a trovare qualcosa di esotico e di diverso per i miei occhi. Niente di più sbagliato come convinzione.

Palermo-Roma, Roma-Istanbul e appena arrivato in città mi ritrovo quasi nuovamente a Palermo. “Impossibile” – qualcuno penserà, ma da subito la vicinanza col mare, l’area portuale così attiva come la storia ci ricorda e il lungomare vivo e vissuto non danno scampo al déjà vu.

Travolto subito da barlumi di assonanze che lungo l’asfalto percorso si infittivano chilometro dopo chilometro, ad un certo punto mi trovo in una via che era l’esatta copia di via Calderai a Palermo.

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Da lì in poi un sorriso inizia ad accompagnarmi, perché tra una palazzina dalla facciata scrostata, come le troviamo in centro da noi a Ballarò, ed i mercati del pesce iniziavo a sentirmi sempre più a casa.

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Arrivato sul ponte di Galata mi soffermo a guardare le centinaia di pescatori che tutto il giorno stanno lì a pescare e osservo il viavai di navi e questa straordinaria atmosfera cosmopolita.

In ogni strada trovo venditori ambulanti con i loro carrettini di simit (pane con sesamo), esattamente la copia stilosa di quelli che trovi a Palermo per lo sfincione. Anche i panni stesi tra i palazzi a mo’ di bandiere  salutano, mossi dal vento umido, il mio ingresso in queste strade, ed io continuo a sorridere pensando solo di aver viaggiato nel tempo e di non essermi poi spostato così tanto dalla mia città.

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Il giorno della marcia più lunga, circa 23 chilometri, arrivo in un punto dove scorgo, sopra una base di ruderi, baracche e palazzi più o meno precari staticamente e magari vicini al crollo ma abitati, una bellissima struttura, il collegio di Fener. Mi fermo e penso che l’immagine gemella c’è anche da una veduta del centro storico della mia città, scatto e penso per oggi basta così.

Rientrando in albergo stremato dalla camminata con due gradi al termometro e il nevischio che, costante nella caduta, mi ricopriva passo dopo passo, compro del cibo da strada e decido di cenare in camera.

Alle 20 un suono bellissimo annuncia l’ora della preghiera in tutta la città, apro la finestrella della mansarda che abitavo e lascio entrare la melodia della preghiera che, grazie alla filo diffusione, stava galleggiando per i tetti di Istanbul.

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Il giorno dopo seguo la direzione opposta a quella del giorno precedente, ma di nuovo un ragazzo che lucida scarpe al bordo di un marciapiede mi fa pensare ai mercati degli indumenti usati che ci sono da noi.

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Cambio ancora direzione, finalmente scorgo la Istanbul moderna, turistica molto attiva, ragazzi alla moda ad ogni angolo, una vitalità inaspettata, ma all’improvviso, perché fuori dalla mia cultura, nuovamente all’ora della preghiera tutti si fermano nelle piazze, nelle strade, in tutti i luoghi possibili per pregare, alternando le posizioni erette con inchino e sedute. Affascinato da questo tempo fermato coralmente per la preghiera, scatto una foto con la Moschea Blu sullo sfondo, senza ovviamente sapere che dopo sei anni avrei fatto una foto identica col Politeama a giustificare lo sfondo durante la stessa preghiera.

sesto dittico

Ho capito una cosa da questo viaggio: che le nostre culture sono più legate di quanto si possa immaginare, che le differenze sono solo per chi le desidera e le ottiene con la violenza. Ti puoi trovare a casa ad Istanbul come a Palermo, bisogna solo guardare e vivere le cose con semplicità ed innocenza.

Dialoghi Mediterranei, n.23, gennaio 2017
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Angelo Cirrincione, inizia la sua carriera artistica dedicandosi alla grafica pubblicitaria ed editoriale. A partire dal 2006 si applica alla fotografia e al reportage e il suo modo di fotografare assume una particolare consapevolezza dopo l’incontro con il fotografo Gianni Berengo Gardin che lo seleziona insieme ad altri fotografi per una mostra sulla sostenibilità dell’ambiente. Nel 2008 vince il secondo premio, unico italiano premiato, nella categoria “bianco e nero” del concorso mondiale “Digital camera photographer of the year” su oltre 120 mila fotografie da tutto il mondo. Dal 2008 a oggi riceve diverse menzioni d’onore e riconoscimenti a partire dal National geographic nazionale   e internazionale. Nel 2010 realizza la mostra “Le strade di Istanbul” presso la Feltrinelli di Palermo.

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