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Elegia del segno. Amore e morte nella storia ciclica della magia e dello spiritismo

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Max Klinger, Amore, Morte e Aldilà, 1881, acquaforte

di Gian Mauro Sales Pandolfini

L’amore è il motore immobile di tutte le cose. Governa la vita e l’arte, nutre la memoria e il passato, «move il sole e l’altre stelle». La lettura giovanile del Somnium Scipionis di Cicerone ha influenzato la mia vita immaginativa: questa sublime idea che l’uomo, con il trascorrere del tempo, ha perduto la capacità di percepire il respiro dell’universo, il dulcis sonus generato dalle Sfere celesti che sfregano tra loro, attratte da una forza cosmica molto simile all’amore.

L’amore lega e distrugge, si desidera e si teme. Orfeo scende nell’Ade alla ricerca della sua amata Euridice: Christoph Gluck, elegiaco maestro della malinconia classicista, lo farà aiutare da Amore vittorioso. Eros e Thanatos giocano un’eterna partita a scacchi con la Necessità, l’Ananke greca che sovrasta persino gli dèi. Sembrano fratelli incestuosi in un perenne sposalizio. Meraviglioso ed emblematico quel madrigale di Guarini che ha ispirato tutta la musica rinascimentale italiana, da Luca Marenzio a Carlo Gesualdo da Venosa. Qui il morire scivola nell’atto estremo del piacere sessuale.

Tirsi morir volea,
Gl’occhi mirando di colei ch’adora;
Quand’ella, che di lui non men ardea,
Li disse: “Oimè, ben mio,
Deh, non morir ancora,
Che teco bramo di morir anch’io”.
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Gustave Doré, Amore e Morte, 1875 ca., incisione

L’amore, con i suoi tocchi e rintocchi, scandisce la nostra vita individuale e sociale, si scioglie tra i baci o si scherma dietro l’intercessione di maghi e medium, pronti a rinvigorire i suoi palpiti, a sollecitare la parola dei morti. In Sicilia gli spiriti sono in mezzo a noi, non restano sottoterra come ombra piangente, dimentica di sé e «incappucciata di tenebre» [1], vagano tra i campi, per le strade, nelle case, volano per terre e per mari, fanno comunella con i maghi, si manifestano durante le sedute medianiche, ci fanno dispetti o ci proteggono, entrano nelle persone casualmente, per fattura o per trance, cambiano i bambini o li spostano dalle culle, festeggiano di notte tra balli e canti e respirano tra i muri delle nostre stanze. È tutto un aldiqua che parla e agisce su di noi e che crea un energico verticalismo tra il cielo e la terra, tra il sotterra e la superficie, tra i livelli sociali.

Le cose si ripetono. Sono legato all’idea di una storia circolare che reitera se stessa ciclicamente. Ogni secolo porta con sé una crisi dell’umanità che accade sempre e che viene illuminata dalla poesia creatrice dell’arte e dell’immaginazione: è la consapevolezza dei corsi e ricorsi di Giambattista Vico, per il quale il più sublime lavoro della poesia coincide proprio nel conferire senso e passione alle cose insensate. Etimologicamente la parola “poesia” viene dal verbo greco ‘poiéo’, che significa ‘compongo, versifico’ ma anche ‘com-prendo, abbraccio le cose nella loro totalità’. Appare allora più chiaro il potere demiurgico delle nostre tradizioni simboliche, della magia come dello spiritismo, in grado di offrire una costruzione alternativa della realtà, una soluzione poetica al vuoto: l’una, la magia, sempiterna, l’altro, lo spiritismo, pure, ma con drammaturgie più significative nella modernità, in risposta all’impero della Ragione illuminista e positivista. Forte la mia assonanza con la storia profonda, quella della “lunga durata” di Fernand Braudel: «Io sono […] per ciò che è durevole e profondo. […] C’è, nel presente, una massa enorme di passato, […sicché] la storia non è solo una scienza del passato, ma anche dell’attualità, […come] anche un modo di dimenticare il presente»[2]. Siamo lontano anni luce dalle perversioni evoluzioniste di Herbert Spencer e più inclini alla ricerca del senso delle cose che si ripetono di Claude Lévi-Strauss.

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Luca Ferracane, Axis Mundi, 2018, grafite su carta, illustrazione per Metafisicherie di G.M. Sales Pandolfini, Ex Libris Edizioni, Palermo, 2019

Tutta l’arte che attraversa il tempo, dice Vittorio Sgarbi, è contemporanea, purché sia viva e goduta: contemporaneo a noi è Raffaello come Giorgio de Chirico. L’estetica del resto non possiede una forma unica, si muove nel tempo, è aristotelica entelechìa, armonia delle forme in riferimento al proprio tempo [3]. Tutti i fenomeni culturali sono dunque attuali, se visibili e vissuti: essi si muovono nello spazio e nel tempo, non sono mai statici, si ripresentano, spariscono e ricompaiono assemblati e mutati, seppur con un basamento analogo. Non sussiste una vera e propria cesura di idee tra il grottesco manierismo di Pontormo, che demistifica il classicismo rinascimentale, e il gotico Frankenstein di Mary Shelley che fa il verso al neoclassicismo positivista [4]. Francesco Orlando, l’allievo non-aristocratico di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ha tenuto tra gli anni Ottanta e il 2006, illuminanti lezioni di letteratura soprannaturale all’Università di Pisa. Da “freudiano progressista”, Orlando dimostrò sostanzialmente che il senso di una letteratura soprannaturale, “negativo fotografico della civiltà” con tutte le credenze che si porta dietro, si può riscontrare in Omero, Dante, Ariosto, Tasso o Cervantes come in Voltaire, Kafka, Radcliffe o Bulgakov, senza particolari distinzioni strutturali se non su un piano meramente formale [5].

I fenomeni culturali si muovono anche tra i vari livelli sociali. Di questo benissimo ci ha parlato, negli anni Settanta, il gramsciano Alberto Cirese, alludendo alla loro “circolazione” [6], per un moto di ascesa (dal basso verso l’alto) o di discesa (dall’alto verso il basso), ovvero dal livello della società egemone a quello subalterno e viceversa, laddove le diciture ‘egemone’ e ‘subalterno’ s’inverano in termini meramente politico-economici e non ontologici, classisti e razzisti (ossia nelle effettive e reali condizioni di una borghesia dominante sul popolo e di un’Europa che sovrasta l’Africa). Sono esempi di discesa culturale la medicina popolare siciliana, applicata per esempio alla pratica della verminazione tradizionale che si avvale spesso di un linguaggio pseudoscientifico per avvalorarne l’autorità e l’efficacia, come anche il sonnambulismo ottocentesco [7], che, sulla scia di una cospicua diffusione di fotografie di noti magnetizzatori, pubblicazioni specialistiche, spettacoli teatrali d’effetto e persino opere liriche del calibro della Sonnambula di Vincenzo Bellini, fu talmente diffuso nel mondo popolare che la Chiesa e il Governo borbonico meridionale dovettero intervenire interdicendo e scomunicando il fenomeno che continuò a essere praticato clandestinamente.

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Emma Matthews nel ruolo di Amina ne La sonnambula di Vincenzo Bellini, per la regia di Julie Edwardson, Opera Australia, Melbourne, 30 aprile 2010

Come già accennato, la magia e lo spiritismo, pur operando su piani sociali e in momenti storici diversi, si trovano spesso tra loro intersecanti e aspirano alla medesima funzione rigenerante, riassegnare ovvero equilibrio a una “crisi della presenza” [8], alla perdita, allo sconvolgimento che destabilizza e crea disordine. L’amore è un principio che s’invera anche nella componente narcisistica ed egotica, ma trova certamente il suo compimento nella reciprocità relazionale: si fonda anzitutto sullo sguardo che accende la com-presenza degli elementi in gioco. Quando si muore lo sguardo è assente. Chi muore non vede più, svolta la curva della vita, direbbe Fernando Pessoa [9], e chi resta non incontra più gli occhi complici di chi è morto, avvertendo il senso terrifico e disperante della diversità. Luigi Capuana lo ribadisce nel suo racconto Un sogno (1913): «Non si muore […]. Si sparisce, perché gli occhi nostri non riescono a vedere» [10]. Ci sono tuttavia sensi supplenti, cose che il Marcel Proust notoriamente condivide: amavo follemente mia nonna Lidia, la piccola latta di cipria che teneva in borsa profuma ancora di lei e quell’odore mi evoca ciò che non vedo più. È un prezioso caduceo in grado di diradare ogni nube nella mia vita. In Colloquio con la madre, ultimo episodio di Kaos, film dei fratelli Taviani (1984) ispirato ad alcune novelle di Luigi Pirandello e con le musiche di Nicola Piovani (qui arricchite anche da Mozart), lo scrittore agrigentino torna nella sua casa avita e ha una conversazione con lo spettro della madre scomparsa. Si tratta, a mio avviso, di un brano tra i più magistrali del grande cinema italiano.

«Pirandello – Io piango per altro, mamma. Io piango perché tu non puoi più pensare a me. Quando tu stavi seduta qui, in questo angolo, io dicevo: “se ella da lontano mi pensa, io sono vivo per lei”. E questo mi sosteneva, mi confortava. Ora che tu sei morta e non mi pensi più, io non sono più vivo per te e non lo sarò mai più.
Madre – Ormai io faccio fatica a seguirti, figlio, nei tuoi discorsi. Sono diventati troppo difficili per me. Eppure una cosa io sento di poterti ancora dire. Impara a guardare le cose con gli occhi di quelli che non le vedono più. Proverai dolore, certo, ma quel dolore le renderà più sacre e più belle. Forse è solo per dirti questo che ti ho fatto venire sin qua».
Kaos [HD4ME]

Fotogramma con Omero Antonutti nel ruolo di Luigi Pirandello e Regina Bianchi nel ruolo della madre, in Epilogo. Colloquio con la madre, dal film Kaos, dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, 1984

Elsa Guggino si è occupata, sin dagli anni Settanta, di un variegato “caleidoscopio” di esseri liminari tra la vita e la morte, di patruneddi e donni di fora, di maghi e fatture, di cosi tristi e cosi tinti, e nell’ultimo suo libro, Fate, sibille e altre strane donne, ha pure inserito il valido contributo del figlio Emanuele Buttitta, per il quale Pirandello avrebbe ravvisato nell’immaginazione, nel pensiero della credenza, un potere salvifico che ne chiarisce anche la funzione segnica, il senso [11]. Nella novella Il figlio cambiato – poi divenuta dramma e inserita nell’ultima sua opera, l’incompiuta I giganti della montagna – lo scrittore agrigentino mostra come la magia possa rigenerare un evento che ha sovvertito l’ordine condiviso. Qualora in una comunità popolare, già gravata dalla pressione delle dinamiche economiche, nascesse un bambino “malaticcio”, la madre avvertirebbe su di sé un avvilente senso di inadeguatezza e vergogna, e il gruppo sociale il peso di un’emorragia di tempo e danaro. Ecco dunque la costruzione simbolica alternativa: quel bimbo non è il vero figlio della madre, è stato cambiato dalle streghe, da quelle donni invidiose e gelose della vita o di una maternità sana, sicché se la madre terrena e la comunità non si occuperanno di lui, il figlio rapito sarà reso infelice nell’aldilà. La credenza nel Changeling, diffusa anche in area nordica e transalpina, consente in tal modo di rigenerare un ordine nuovo: tutti si prenderanno cura di quel bimbo sfortunato, divinizzandolo, considerandolo sovrannaturale.

E d’amore si fanno le fatture: ci si mette la propria urina o il proprio sangue mestruale. Giuseppe Pitrè parla pure di focaccine impastate con le feci. Ma non importa l’ingrediente, non importa se la fattura si lavora con la foto o i capelli, con il proprio mestruo o le proprie lacrime. La magia deve comunque intervenire in soccorso e ci riesce. Chi commissiona la fattura vede che il proprio innamorato fuggito sta impazzendo e pagando il fio di un’onta inaccettabile. Ho visto io stesso il mago Nicola fatturare un gallo in riva al mare di una borgata di Palermo. Lo ha sgozzato, sussurrando all’acqua sconciuri di comando, perché Nicola, quando travagghia (‘lavora per fatturare’), parla per bocca del suo comando, dell’essere soprannaturale in lui e che in lui s’identifica. “Partìu” (la fattura), mi disse. Il sangue del gallo sulla foto del marito traditore si miscelava al rosso tramonto del mare, divenuto ora un immenso altare, con Charles Baudelaire. La donna committente osservava la scena alle nostre spalle, completamente in silenzio. L’acqua condurrebbe le fatture più d’ogni oggetto manipolato, come fa per l’elettricità: le farebbe volare addirittura oltreoceano. Il mare dunque non è soltanto un trait d’union d’eccezione tra i popoli, è anche il brodo del calderone magico, l’axis hominis, un medium sovrannaturale: non stupisce più di tanto leggere Cesare Pavese che lo definisce come fatto di lacrime e sperma [12].

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Johann Heinrich Füssli, Changeling, 1780 ca., carboncino e pennello, tocchi di gouache bianca, tracce di grafite, su carta vergata avorio, adagiata su carta velina bianca, Collezione privata

Gli amici della palermitana Urban Apnea Edizioni hanno pubblicato di recente un vecchio racconto di Sir Arthur Conan Doyle, Playing with Fire (1900). Noto più per il suo Sherlock Holmes, Doyle era spiritista e membro della Society for Psychical Research di Londra, insieme a Bergson, Stevenson, Carrol o il nostro Lombroso. In questo racconto di una seduta medianica, la medium psicofona Mrs Delamere risponde così per bocca degli spiriti a chi, per verificarne l’attendibilità, le chiede quante monete avesse in tasca: «Noi torniamo con la speranza di insegnare a elevarvi verso un più alto piano spirituale, non per rispondere a infantili indovinelli. […] Noi lavoriamo per il nostro miglioramento e per il progresso degli altri»[13].

Siamo in pieno positivismo e Doyle, come la maggior parte degli spiritisti dell’epoca, mostra una palese adesione alle idee del codificatore dello spiritualismo moderno, il francese Allan Kardec, il cui monumento funebre al Père-Lachaise di Parigi è ancora oggi meta di pellegrinaggio da parte di adepti e curiosi. Kardec, pseudonimo “sovrannaturale” di Hyppolite Rivail, influenzato dall’evoluzionismo culturale dell’epoca e dal pensiero neoplatonico, aveva sostanzialmente dichiarato che esisterebbe una scala spiritica che porta gli spiriti impuri a progredire, man mano che ci reincarniamo, in spiriti sempre più puri, saggi, perfetti e distaccati dalle cose terrene. L’essere umano, inoltre, sarebbe composto da tre forme, il corpo materico, lo spirito (aderente grossomodo all’idea di anima) e il perispirito, che, di matrice platonica e mesmerica, corrisponderebbe a una sostanza materico-fluidica in grado di sopravvivere alla morte ed entrare in comunicazione col medium nell’aspetto dell’ultima reincarnazione. È proprio Kardec che domina la scena in un’Italia in cui le suggestioni spiritiste euroamericane arrivano comunque con notevole ritardo e per varie ragioni, la censura ecclesiastica su un territorio che gode del primato ideologico cattolico, un’Unità ancora giovane che risente – come ancora oggi – di una divisione geopolitica in Stati, le interdizioni borboniche al Sud e un’economia agricola predominante, ben lontana dalla cultura urbana, industriale e alto-borghese delle grandi capitali europee.

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William Hope, Ritratto di Sir Arthur Conan Doyle con lo spettro del figlio Arthur Alleyne Kingsley, chiamato semplicemente Kingsley, morto durante la Prima grande guerra, 1919

A Palermo svolse un ruolo di primo piano il “Principe Mago” Raniero Alliata di Pietratagliata, botanico, entomologo e occultista. Nella sua villa neogotica di via Serradifalco, che, dopo anni di degrado, pare oggi essere destinata a Resort di lusso, conduceva audaci esperimenti medianici anche sulla martoriata moglie norvegese, la Principessa Helga. In veste di medium psicofono e psicografo, ovvero in grado di parlare e scrivere in trance dialogando con l’aldilà, – come bene ci racconta lo scomparso Bent Parodi [14], giornalista, ex presidente della Fondazione Piccolo di Calanovella e nipote del Principe –, sarebbe addirittura entrato in contatto con antichi filosofi dell’Atene classica, Aristodemo e i suoi allievi, Aristogitone e Marta d’Aleppo, morti di peste durante le guerre del Peloponneso. Questi spiriti saggi del V sec. a.C. avrebbero rivelato in greco – lingua ab origine sconosciuta al Principe – di essere ormai lontani dagli affari terreni e di ritrovare ogni tanto il piacere carnale perduto, tra le lenzuola di quei vivi intenti ad amoreggiare. Dopodiché, in linea al pensiero di Kardec e in sintonia al racconto di Doyle, avrebbero pure detto che

«Le anime si evolvono dopo un certo periodo, per passare a piani più elevati. […] Chi ha realizzato la pienezza dell’essere e non ha più nulla da chiedere al mondo, […] non cerca un contatto con chi è rimasto tanto indietro» [15].

Concludendo con la rievocazione di un principio d’amore, rischiosamente trascurato dall’umanità, e con l’ammissione dell’eternità dell’esistenza:

«Amiamo la vita. Anche voi dovreste amarla. No, voi non amate la vita. E da tanti secoli non sapete neppure più cosa significhi vivere. La vita è l’unico bene prezioso, è pienezza dell’essere e non ha mai fine» [16].
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Il monumento funebre di Allan Kardec al Cimitero di Père-Lachaise di Parigi

William Usinger, il protagonista de Il dottor Cymbalus di Capuana, dimostra in effetti di non saper vivere e di non sapere amare, tanto da sposare diaboliche soluzioni alternative, in un’affannosa ricerca di salvezza. Apparso per la prima volta, a puntate, ne “La Nazione” di Firenze del 1867 e ispirato alla Scatola d’argento di Dumas figlio e al motivo del doppio tanto caro a Dostoevskij, ma anche a Shelley, Wilde, Gautier, Hoffmann e Poe, il racconto di Capuana, in un’agguerrita dialettica tra scienza e sentimento, narra la triste storia del giovane William deciso a togliersi la vita a causa dell’abbandono della fidanzata, che ha scelto di sposare un altro, e dell’assenza di amore da parte della madre, a lui disinteressata. L’amico Hermann Strauss riesce a convincerlo a non cedere alla disperazione e ad affidarsi alle cure di un mefistofelico fisiologo e novello Frankenstein, il dottor Cymbalus, che, grazie a illuminanti scoperte fatte sul sistema nervoso, gli atrofizza il cuore per spegnerne ogni emozione. William cade tuttavia in una “calma di morte”, non prova più nulla, è indifferente a tutto, compreso la morte dell’ex fidanzata e le ritrovate cure della madre. Scrive così il testamento, devolvendo il suo patrimonio all’istituzione di una scuola gratuita in cui si provi a insegnare l’amore, e si uccide sparandosi al petto [17]. È il lamento di sconfitta della scienza, che si illude di poter modificare la natura delle cose, è la disfatta di quel “Prometeo moderno” che, non a caso, è anche il sottotitolo del famoso Frankenstein della Shelley, al cui straziante dolore di una solitudine esistenziale Capuana ha certamente strizzato l’occhio.

«Nella mia infelicità non cerco simpatia. Non ne troverò mai. […] Finché dureranno le mie sofferenze, mi basta di soffrire da solo; quando morirò, mi sta bene che solo orrore e obbrobrio pesino sulla memoria. […] Io sono solo»[18].
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Villa Alliata di Pietratagliata in una foto d’epoca, prima del declino iniziato alla morte del Principe Raniero (1979), Palermo, via Serradifalco

Sin dalla notte dei tempi l’uomo affronta paure e sofferenze, le interpreta, le ritualizza cerimonialmente o le nobilita artisticamente, s’interroga sul senso della perdita e del distacco, costruisce sistemi simbolici alternativi, si arena in spiagge deserte naufragando tra le sterminate lacrime dell’esistenza. Il dolore insegna a crescere e a (soprav)vivere, sia intimamente che fisiologicamente, perché in fondo le vicissitudini della vita non offrono mai pace alle afflizioni. La storia in progressione manifesta soltanto la superficie del mito, ma la memoria, i ricordi non sono altro che profonda «passione ripetuta»[19]: l’amore ne governa intensità e vibrazioni e chiunque finisce per sparare, ogni giorno, al petto della propria anima. Così Saffo alla ninfa Britomarti, per la direzione orchestrale di Pavese:

«Si può accettare che una forza ti rapisca e tu diventi desiderio, desiderio tremante che si dibatte intorno a un corpo di compagno o compagna, come la schiuma tra gli scogli? E questo corpo ti respinge e t’infrange, e tu ricadi, e vorresti abbracciare lo scoglio, accettarlo. Altre volte sei scoglio tu stessa, e la schiuma – il tumulto – si dibatte ai tuoi piedi. Nessuno ha mai pace» [20].                                 

Alle fatture d’amore, praticate ancora oggi dalla tradizione popolare (e non soltanto siciliana) per innalzare nuove trincee salvifiche agli urti della vita, rispondono per le rime le evocazioni medianiche che, nei secoli scorsi, lontano dall’odierna New Age dilagante, hanno avuto la manifestazione più florida e interessante.

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Luca Ferracane, illustrazione per Il dottor Cymbalus, 2018, grafite su carta, da Metafisicherie di G.M. Sales Pandolfini, Ex Libris Edizioni, Palermo, 2019

La storica dell’arte Eva Di Stefano ha dedicato un numero della sua “Outsider Art” all’arte medianica, ossia a tutte quelle espressioni artistiche che avrebbero avuto origine da contatti con l’aldilà, per ispirazione o automatismo. Il suo articolo, Voci e volti dell’altrove, ne inquadra bene il periodo. Riprendendo le osservazioni di Simona Cigliana, attenta studiosa del fenomeno, ricorda come lo spiritismo, pur avendo coinvolto le classi alte e intellettuali della società, ha mosso i suoi primi passi in ambito operaio, tra le aree minerarie e industrializzate, «tra le vittime dirette dell’esodo rurale e della proletarizzazione. In prima fila stanno i reduci della rivoluzione del 1848, e i protagonisti del pensiero utopico, egualitario e socialista, come lo stesso Allan Kardec»[21]. Siamo nell’era delle grandi scoperte tecno-scientifiche, dalla radioattività a quella quarta dimensione «che sarebbe stata definita dopo Einstein come spazio-tempo»[22], strumenti interpretativi essenziali che avrebbero avvalorato l’esistenza di una dimensione altra e sovrannaturale.

Negli anni Venti del Novecento si rinnova ancora questo «bisogno profondo di comunicare con l’aldilà per elaborare il lutto di milioni di caduti e dispersi in guerra a cui si aggiungono le tante vittime dell’epidemia spagnola» [23]. La medesima esigenza di contatto si avverte spesso anche oggi, come dimostra l’esposizione londinese The medium’s medium, promossa, alla fine del 2019, da James Brett e organizzata da The Gallery of Everything, con una sezione anche a Frieze, nota fiera d’arte contemporanea di respiro internazionale.

«Viviamo un tempo di nuove paure e affrontiamo ogni giorno forze destabilizzanti, tra cui un’enorme disuguaglianza che attesta il fallimento delle fantasie neoliberali sulla razionalità insita nel mercato. Nuove tecnologie come l’Intelligenza Artificiale e la sorveglianza sempre più sofisticata di aziende e governi minacciano il proprio senso di sé e della società. Si aggiunge la consapevolezza crescente della nostra responsabilità in una crisi climatica che potrebbe significare la fine della vita come la conosciamo»[24].
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Teofilo Patini, Pulsazioni e palpiti, 1882 ca., olio su tela, 135×176 cm, l’Aquila, Collezioni d’Arte, dettaglio

Analogamente a quanto accade nella magia popolare, l’aldilà “manipolato” attraverso il potere del medium interveniva, anche negli strati sociali alti, a colmare un vuoto e a proporre una soluzione alternativa. Magia e spiritismo condividono un’arcaica origine che si perde nella notte dei tempi, ma lo spiritismo moderno ha trovato, tra il Settecento e i primi anni del Novecento, l’humus adatto su cui attecchire e prosperare tra i vari strati sociali, coadiuvato anche da altri fattori significativi come la prolifica produzione letteraria e figurativa simbolista, prima romantica e poi decadente (da Füssli a Blake, da Friedrich a Böklin, da Shelley a Stoker, da Wilde a Poe), e l’alta mortalità, soprattutto infantile e nel mondo contadino, in cui ci si affidava più ai suggerimenti della vicina esperta e tuttofare o, in casi estremi, al mago della comunità, e meno alla medicina ufficiale che si guardava con diffidenza e a cui ci si rivolgeva esclusivamente qualora la pratica magica non avesse funzionato.

Fox Cottage, no date

La casa delle sorelle Fox a Hydesville, California

La seduta medianica attenuava in qualche modo la ritualità, la paura e la sofferenza della morte e si opponeva al silenzio obbligato. I medium erano diventati preziosi intermediari dei propri cari defunti, delle loro richieste, delle loro vicende irrisolte. La storia dello spiritismo moderno si fa tradizionalmente partire dalla vicenda delle sorelle Fox, documentata con dovizia dalla Cigliana in un suo recente e approfondito volume [25]. Siamo nel villaggio californiano di Hydesville, in una deliziosa casetta coloniale molto diversa dalle case infestate, vittoriane e goticheggianti dell’immaginario letterario e cinematografico. Qui, nel 1848, le sorelline Fox, Maggie e Kate, di 15 e 12 anni, scoprono, nascosto in cantina, il cadavere di un giovane rappresentante di profumi ucciso, per derubarlo, dal precedente proprietario di quella casa. È lo spirito di quell’uomo assassinato, tale Charles Rodna, a raccontare tutto alle bambine, attraverso colpi battuti (raps) sulle pareti di casa a mo’ di codice Morse. La notizia si diffuse e in breve tempo le Fox, insieme alla loro sorella maggiore, Leah, divennero vere e proprie Star dello spiritismo di allora, intraprendendo numerose tournée anche in Europa e attirando l’attenzione di illustri studiosi e scienziati come il fisico e chimico Sir William Crookes. Questi, Presidente della Society for Psychical Research di Londra, esaminò molti altri medium, da Florence Cook, che riusciva a materializzare lo spettro di una donna col turbante bianco, Katie King (figlia del John King evocato dalla medium Eusapia Paladino, di cui parlo più avanti), a Daniel Home, ricercatissimo in tutte le corti reali, dagli zar di Russia ai sovrani di Baviera. Ma la carriera delle Fox a un certo punto inizia un inesorabile declino, strozzata dalle spire dell’invidia e della gelosia, deviazioni d’amore che irrompono tra le sorelle. Solo Leah riuscirà a salvarsi, mentre Maggie e Kate finiranno entrambe alcolizzate, l’una innamorandosi di un uomo sbagliato, l’altra cadendo in disgrazia economica dopo essere stata accusata di aver organizzato truffe medianiche per guadagnare qualcosa.

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La medium pugliese Eusapia Paladino (Minervino Murge, Bari, 1854 – Napoli, 1918)

La scontrosa e burbera Eusapia Paladino è stata sicuramente la medium più famosa in Italia. Era invitata a esibirsi ovunque, in circoli e case private come in teatri e gabinetti scientifici. È stata anche ospite della Società Spirituale di Palermo, che annoverava studiosi e personaggi del calibro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, i suoi cugini, il poeta Lucio e l’acquerellista Casimiro Piccolo di Calanovella, lo storico Corrado Fatta del Bosco e il critico musicale del “Giornale di Sicilia” Bebbuzzo Sgadari di Lo Monaco. Accolta nelle case palermitane del neuropsichiatra Gerolamo Mirto, del filologo Giuseppe Pagano o del medico Carmelo Samonà, si lanciò, nel 1906, in esilaranti spettacoli medianici presso la Società degli Studi Psichici di Milano, documentati in modo approfondito dal giornalista Luigi Barzini, corrispondente del “Corriere della Sera” e fondatore del “Corriere dei Piccoli”. Barzini realizzò infatti un discusso reportage che scatenò subito numerosi e accesi dibattiti tra i lettori: ci fu persino qualcuno che arrivò a suggerire ironicamente di impiegare i poteri della medium per far muovere i treni invece dei tavolini, così da risparmiare e reindirizzare l’energia. Il reportage si apre con la prefazione dell’antropologo criminale Cesare Lombroso, anch’egli cultore di spiritismo e presente allo spettacolo della Paladino.

Pur diagnosticando nella donna, definita volgare «per coltura» [26], una forma di nevropatia molto simile a quella di altri celebri medium, come Home e Slade, e associata a traumi al «parietale sinistro» e ad «accessi isterici, epilettici e catalettici» giovanili, «sì da parere [quando in trance] una agonica od una sonnambula» [27], dovette comunque ammettere di aver osservato l’incredibile, tra manifestazioni d’ogni sorta, levitazioni, tavolini traballanti e oggetti in movimento. Si sofferma inizialmente a descrivere le mirabolanti prodezze fatte dalla Paladino in piena luce «benché in genere nel trance vi sia refrattaria e sofferente» [28], e poi azzarda delle spiegazioni aggiungendo che di norma, in assenza del medium, tutti i fenomeni più strani tendono a scomparire, come «le case improvvisamente hantées di Torino» [29].

«Tutti i miracoli spiritici non sieno che effetti delle anomalie di costoro. […] Nel trance, nell’estasi, danno luogo ad uno sviluppo straordinario delle forze motrici e psichiche fin alle ispirazioni del genio. […] Così ci par accettabile l’ipotesi che le energie cerebrali di un medium possono nel trance sostituirsi ai muscoli, nel sollevare un tavolo, nel scrivere» [30].
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William Blake, La riunione dell’anima e del corpo alla Resurrezione, incisione, 1808

I medium, in altre parole, saprebbero ricreare, attraverso una «seconda coscienza subliminale» – ossia quell’inconscio, figlio della Psicanalisi nascente – una nuova «quarta dimensione, in cui […] vengono meno tutto ad un tratto le leggi di gravità, la legge dell’impenetrabilità, della materia, e cessano le regole che reggono il tempo e lo spazio» [31]. Mi tornano alla mente le osservazioni di Schopenhauer, per il quale il magnetismo «apre le porte della segreta officina della volontà» [32].

 Nulla di certo, conclude Lombroso, ma, in quella prospettiva della dinamica circolazione dei fatti culturali di cui vi ho sopra accennato, si mostra aperto anche alle suggestioni popolari che ammiccano a conclusioni simili pur avvalendosi di un linguaggio non propriamente scientifico.

«In tutti i tempi e in tutti i popoli […], eran state ammesse, sotto forma o di credenze religiose o filosofiche e perfino politiche, l’opinione della sopravvivenza delle così dette anime dei morti, e quella della loro comparsa ed attività quasi esclusivamente notturna, e l’influenza di alcuni esseri privilegiati, maghi, stregoni, profeti, i quali agiscono nel nostro spazio come se agissero in uno spazio alla quarta dimensione, sconvolgendo le nostre leggi di tempo, di spazio e di gravità, profeti e santi che s’innalzano in aria, streghe che passano con tutto il corpo dalla serratura, che si trasportano in un baleno a migliaia di chilometri, che predicono il futuro, e sono in comunicazione coll’aldilà»[33].
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Seduta spiritica con il medium romano a effetti fisici Francesco Carancini (morto negli anni Quaranta del Novecento), particolarmente abile in fenomeni di telecinesi e materializzazione, 1909. Tra i partecipanti si nota sulla sinistra l’antropologo criminale Cesare Lombroso

Un’osservazione, quest’ultima, che mi porta necessariamente a evocare le animulari della Sicilia occidentale. Sono le streghe del mare, che si aggirano tra il trapanese e l’agrigentino, mogli premurose dei marinai di giorno e donne funeste la notte. Si dice che abbiano offerto al diavolo la propria anima, che la notte escano dalle proprie case, passando come soffi di vento tra i buchi delle serrature e le fessure delle porte, per incontrarsi insieme in luoghi bui e sperduti, come il Monte Cofano di Trapani, dove si dedicano a sabba, danze frenetiche e fatture. Condividono con le più note donni di fora il volo in spirito e il rapporto ambiguo con i bambini, ma sono più pericolose e distruttive: dette anche donni di vento e draunari (o dragunari), impersonano e scatenano tempeste e trombe marine devastanti, portando con sé l’anìmulu, l’arcolaio da cui deriva il loro nome, che le accomuna alle antiche Moire greche e che cadendo dall’alto può spargere ovunque oggetti trascinati in aria o spiritelli, fatuzze e folletti.

Arnold Bocklin http://www.tuttartpitturasculturapoesiamusica.com

Arnold Böcklin, Villa al mare II, 1865, olio su tela, Monaco di Baviera, Schack-Galerie

Vengono descritte come creature fumose e vaporose, nude o con i capelli scarmigliati tra vesti bianche, come brutte vecchie ripugnanti intente a tessere e rammendare reti da pesca o belle giovani seducenti, in grado di uccidere con il loro bacio fatale. Tutti i marinai le temono, si fanno il segno della croce per “tagliare” in due il cono della tromba marina, oppure la recidono con un rapido gesto della mano sinistra o con un falcetto, recitando preghiere propiziatorie o sconciuri apotropaici.

Le animulari sono creature dalle ambivalenti contraddizioni d’amore: volando fin in alto mare, si disperano per aver baciato e ucciso l’amato marinaio raggiunto dopo una lunga ed estenuante attesa in casa, praticano terrificanti fatture per vendicare le donne abbandonate o tradite e, di rientro al canto del gallo mattutino, dopo aver viaggiato per le fredde correnti della notte, si rifugiano nel caldo abbraccio dei propri mariti, che ancora dormono ignari nel loro letto, riprendendo vigore e colorito.

Dialoghi Mediterranei, n. 50, luglio 2021
Note
[1] Vernant 1987: 55-56.
[2] Braudel 2001: 86, 84, 109 e 85.
[3] Sgarbi 2012: 8.
[4] Punter: 2000.
[5] Orlando 2017: prefazione, VIII-IX.
[6] Cirese 2003: 86.
[7] Ciò che con Braid e la Psicanalisi si tramuterà in Ipnotismo.
[8] De Martino 2006.
[9] «La morte è la curva della strada, / morire è solo non essere visto» (Pessoa 2000: 79).
[10] Capuana 1913: 227.
[11] Guggino 2006: 167 e sgg.
[12] Pavese 1999: 46.
[13] Doyle 2016: 21.
[14] Parodi 1987.
[15] Idem: 97-98.
[16] Idem: 106.
[17] Sales Pandolfini 2019: 113 e sgg.
[18] Shelley: 230.
[19] Pavese 1999: 165.
[20] Idem: 49.
[21] Di Stefano 2020: 13.
[22] Ibidem.
[23] Idem: 15.
[24] Idem: 18-19.
[25] Cigliana 2018: 13 e sgg.
[26] Barzini 1984: 18.
[27] Idem: 23.
[28] Idem: 18.
[29] Idem: 23.
[30] Idem: 24.
[31] Idem: 27.
[32] Schopenhauer 1992: 115.
[33] Barzini 1984: 29. Ad analoghe conclusioni perviene Capuana nel racconto Un vampiro (1907), comparso per la prima volta su “La lettura” del 1904 e dedicato proprio all’amico Lombroso: il dott. Mongeri, trasformandosi in un novello Van Helsing stokeriano, «richiama le pratiche tradizionali delle contadine e il loro effettivo potere che la scienza non può spiegare o sostituire. […] “i rimedi empirici delle donnicciuole, dei contadini, […] rimedi empirici, tradizionali, […] i resti, i frammenti della segreta scienza antica”» (Sales Pandolfini 2019: 153).
Riferimenti bibliografici
Barzini Luigi, 1984, Nel mondo dei misteri con Eusapia Paladino, prefazione di C. Lombroso, Longanesi&C., Milano.
Braudel Fernand, 2001, I tempi della storia. Economie, società, civiltà, introduzione di L. Meldolesi, Dedalo, Bari.
Capuana Luigi, 1913, Eh! La vita…, Società anonima editoriale Dott. R. Quintieri, Milano.
Cigliana Simona, 20198, Due secoli di fantasmi. Case infestate, tavoli giranti, apparizioni, spiritisti, magnetizzatori e medium, Edizioni Mediterranee, Roma.
Cirese Aberto M., 2003, Cultura egemonica e culture subalterne. Rassegna di studi sul mondo popolare tradizionale, Palumbo, Palermo.
Di Stefano Eva, 2020, Voci e volti dell’altrove, in “Outsider Art”, n. 19, Associazione Culturale Osservatorio Outsider Art e Edizioni Museo Pasqualino, Palermo: 12-27.
Doyle Arthur Conan, 2016, Giocare con il fuoco, trad. di G. Bellomo, Urban Apnea Edizioni, Palermo.
De Martino Ernesto, 2006, Sud e magia, introduzione di U. Galimberti, Feltrinelli, Milano.
Guggino Elsa, 2006, Fate, Sibille e altre strane donne, Sellerio, Palermo.
Orlando Francesco, 2017, Il soprannaturale letterario. Storia, logica e forme, prefazione di T. Pavel, a c. di S. Brugnolo, L. Pellegrini e V. Sturli, Einaudi, Torino.
Parodi Bent, 1987, Il Principe mago, Sellerio, Palermo.
Pavese Cesare, 1999, Dialoghi con Leucò, Introduzione a c. di S. Givone, Einaudi, Torino.
Pessoa Fernando, 2000, Poesie esoteriche, a c. di F. Zambon, trad. it. di F. Zambon e I. Marli Boso, Ugo Guanda, Parma.
Punter David, 2000, Storia della letteratura del terrore. Il “gotico” dal Settecento a oggi, trad. it. di O. Fatica e G. Granato, Editori Riuniti, Roma.
Sales Pandolfini Gian Mauro, 2019, Metafisicherie. Luigi Capuana e la cultura medianica tra Ottocento e Novecento, presentazione di V. Sgarbi, prefazione di C. Giuffrida e illustrazioni di L. Ferracane, Ex Libris, Palermo.
Shelley Mary, 2000, Frankenstein ossia il Prometeo moderno, trad. it. di F.S. Sardi, A. Mondadori, Milano.
Schopenhauer Arthur, 1992, Memoria sulle scienze occulte, a c. di E. Tavani, Studio Tesi, Pordenone.
Sgarbi Vittorio, 2012, Larte è contemporane ovvero larte di vedere larte, Bompiani Milano.
Vernant Jean-Pierre, 1987, La morte negli occhi. Figure dell’Altro nell’antica Grecia, trad. it di C. Saletti, Il Mulino, Bologna.

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Gian Mauro Sales Pandolfini (Palermo, 1978), antropologo, si occupa di credenze popolari, siciliane e classiche, attinenti la sfera magico-rituale, e di fenomeni legati allo spiritismo otto-novecentesco. Ha contribuito al disvelamento dell’opera saggistica, letteraria e fotografica, inerente l’occultismo, di Luigi Capuana. Redattore editoriale, oggi freelance, si occupa di arte contemporanea, è Vicepresidente dell’Associazione Babbilonia del cui Art Magazine è anche Caporedattore, ed è collaboratore logistico della Web Gallery Feruss. Collabora con Vittorio Sgarbi, di cui, nella qualità di Assessore ai beni culturali della Regione Sicilia nel 2018, è stato anche consulente antropologo ed editor per un’attività direttamente promossa dal suo Assessorato. Scrive anche per riviste online siciliane. Del 2019 il suo testo Metafisicherie. Luigi Capuana e la cultura medianica tra Ottocento e Novecento, edito da Ex Libris Edizioni, con la presentazione di Vittorio Sgarbi, la prefazione di Clementina Giuffrida e le illustrazioni di Luca Ferracane.

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