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Ecomusei, una “miniera” di esperienze e di conoscenze

Miniera di Garida Esterno - Archivio Ecomuseo Alta Val Sangone

Miniera di Garida Esterno (Archivio Ecomuseo Alta Val Sangone)

il centro in periferia

di Cristina Dominici, Nadia Faure, Barbara Pons

Introduzione

«Un ecomuseo è uno specchio in cui questa popolazione si guarda, per riconoscersi, cercando la spiegazione del territorio al quale appartiene, assieme a quelle popolazioni che l’hanno preceduta, nella discontinuità o nella continuità delle generazioni. Uno specchio che questa popolazione offre ai propri ospiti, per farsi meglio comprendere, nel rispetto del suo lavoro, dei suoi comportamenti, della sua intimità».

Queste parole di Hugues De Varine, inventore insieme a George Henry Rivière del termine “ecomuseo”, ben si adattano in particolare alle popolazioni dei piccoli comuni montani che costellano le nostre Alpi. L’ecomuseo ha il potere non solo di raccontare, ma anche di far vivere il passato, la cultura, gli usi, le tradizioni di un luogo e di una comunità.

In certi posti, soprattutto nelle strette vallate alpine del Piemonte, nulla ha caratterizzato di più la storia degli abitanti e dei luoghi come i mestieri e i lavori che vi si praticavano. Mestieri, quelli della montagna che sono spesso il trait d’union tra l’uomo e l’ambiente naturale. Mestieri, che diventano interpretazione del paesaggio. Mestieri, che sono sfide dell’uomo alla natura, scenari di ingegno e impegno svolti per secoli e col tempo abbandonati al loro destino che l’Ecomuseo, per finalità e missione, sa fare rivivere ri-dandogli voce e importanza

Questo è il caso dei luoghi interessati da miniere e cave, dove la popolazione locale ha esercitato per decenni, se non per secoli, mestieri legati all’attività estrattiva. La montagna sfruttata di un tempo è oggi la montagna narrata, che per questo prende nuova vita, nuovo corpo e a volte nuova interpretazione. Il tema dell’estrazione, o coltivazione, di una cava o di una miniera accomuna l’attività di valorizzazione di tre ecomusei piemontesi di montagna: l’Ecomuseo Colombano Romean in Valle di Susa, l’Ecomuseo delle Miniere e della Valle Germanasca e l’Ecomuseo dell’Alta Val Sangone, che si collocano nel raggio di pochi chilometri, ma in tre differenti vallate del Torinese

Il primo si  sviluppa in un percorso ad anello che si snoda tra il piccolo paese di Salbertrand  e il Parco naturale del Gran Bosco, gestito oggi dall’Ente di gestione delle Aree Protette delle Alpi Cozie; l’Ecomuseo è dedicato proprio a un coraggioso minatore, Colombano Romean, che nel XVI secolo realizzò un’opera a dir poco incredibile: il Pertus di Colombano, una galleria a 2000 metri di altitudine, lunga 500 metri, scavata in solitaria per otto lunghi anni, a partire dal 1526, necessaria per portare le acque da un vallone ad un altro e poter vivificare un intero versante esposto al sole sopra a Chiomonte e Exilles, comuni vicini a Salbertrand.

L’Ecomuseo delle Miniere e della Valle Germanasca valorizza, grazie all’attività di “ScopriMiniera”, quella che era la vita e il duro lavoro dei minatori di un tempo, recuperando attrezzi, strumentazioni, narrazioni dell’epoca.

Il terzo di questi ecomusei legati alla cultura mineraria è Ecomuseo dell’Alta Val Sangone che annovera nel suo campo d’azione, attività di scoperta della Miniera di Garida a Coazze finalizzata all’estrazione del talco. 

logo-colobano-romeanEcomuseo Colombano Romean 

La nascita dell’Ecomuseo Colombano Romean è stata sollecitata dalla comunità salbertrandese fin dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, per rispondere alla necessità di prendersi cura di antichi edifici e manufatti, un tempo fulcro di lavoro e di vita contadina, testimoni silenziosi di secoli di storia e di sfruttamento delle risorse del territorio. Partendo da uno di questi, il Mulino Idraulico del Martinet, importante cuore della comunità che racconta Ottocento anni di storia dell’utilizzo dell’acqua, dai diritti feudali di molitura all’arrivo della corrente elettrica, l’Ecomuseo ha fatto i primi passi e in oltre vent’anni ha messo in rete, restaurato, ricostruito, allestito e aperto ben 15 siti diversi che oggi costituiscono in parte punti dimostrativi di attività produttive, effettuate con tecniche tradizionali, e in parte luoghi culturali di valenza storico-artistica e oggi anche turistica. Attraverso i siti dell’ecomuseo la comunità è riuscita, pur in un contesto sociale profondamente trasformato e velocemente cambiato, a presentare le proprie origini, a ritrovare un legame col passato e a raccontarsi in modo autentico. Per farlo l’Ecomuseo ha necessariamente curato e sviluppato una capillare ricerca storica e antropologica per dare valore al patrimonio ereditato e per rispondere alle tante domande stimolate da questi siti a cui sono strettamente legati toponimi, racconti, oggetti, attrezzi, mestieri, regole, documenti di archivio e testimonianze.

Pannello Ecomuseo Colombano Romean

Pannello Ecomuseo Colombano Romean

Ed è soprattutto grazie al racconto di tante persone che hanno visto e vissuto quel mondo contadino che il progetto ecomuseale ha potuto crescere, imparando e restituendo, un enorme bagaglio di conoscenza e storia, in una collana di pubblicazioni, chiamate “Cahier” (ossia “Quaderno” nella lingua locale “occitana” ma anche nella lingua francese che fu lingua ufficiale riconosciuta fino all’unificazione d’Italia, ma che qui continuò ad essere d’uso corrente fino alla fine del 1800). I cahier in vent’anni sono aumentati e oggi ne contiamo 31. Tra questi Cave e Miniere dell’Alta Valle Dora di Piero R. Brizio (2016) seguito e completato da Viaure come un ours din quellou precipice! di Renato Sibille e Zeno Vangelista (2017), entrambi dedicati alla storia mineraria dell’Alta Valle della Dora Riparia che certamente in termini economici non ha avuto lo sviluppo e l’importanza ottenuta in altre valli alpine ma che ha segnato la vita di tanti minatori e famiglie, arrivate anche da fuori valle, sviluppando e approfondendo nuove conoscenze e tecniche.

Ghiacciaia - Archivio Ecomuseo Colombano Romean

Ghiacciaia (Archivio Ecomuseo Colombano Romean)

Ma è nella concretezza dell’ecomuseo che al racconto dei testimoni e dei documenti di archivio, nell’autunno del 2018 è stato allestito e inaugurato il nuovo sito dell’antica miniera, collocato nei pressi della Ghiacciaia ottocentesca (altro importante sito ecomuseale). Si tratta della ricostruzione dell’ingresso di una galleria di estrazione, con armatura in legno, appoggiata a una cavità rocciosa che probabilmente fu esplorata senza successo. Il sito, completato da carrello (proveniente dell’Alta Val Sangone) e binari, è facilmente visibile per chiunque decida di entrare nel Parco naturale del Gran Bosco dall’accesso principale (area Pinea) e introduce il racconto dello sfruttamento minerario a Salbertrand avvolto anche da aloni di mistero per storie legate a ritrovamenti di miniere di piombo, d’oro e d’argento tra le rocce del Monte Seguret in epoca medievale.

È invece attestata su mappe e documenti la presenza di vari cantieri di estrazione sfruttati a partire dal 1700. Ma è solo nella prima metà del Novecento, nel periodo dell’autarchia, che le miniere locali forniscono produzioni importanti garantendo una buona componente occupazionale. La prima società di rilievo interessata allo sfruttamento delle miniere di Salbertrand fu la Dinamite Nobel Società Anonima di Avigliana che dal 1906 intraprende l’estrazione della pirite in località “Grange Himbert”, situata poco più in alto lungo uno dei principali percorsi escursionistici del Parco, tabellato come Gta (Grande Traversata delle Alpi). Fu poi la società Anonima FIAT Sezione Ferriere Piemontesi, che dal 1938 avviò lo sfruttamento di una miniera di ematite (ossido di ferro) in località Rio Secco, sulla sinistra idrografica della Valle, a 2180 m di quota. A quel tempo nei due cantieri attivi (Grange Himbert e Seguret) erano occupati circa 80 uomini, la metà di provenienza locale e ancora oggi a Salbertrand i più anziani ricordano l’impresa titanica compiuta da Severino Jaime, Secondino Guiffre, Battista Longhi e Mario Casse (fabbro presso la miniera del Seguret) che trasportarono a spalle il volano della teleferica del Cantiere Seguret, dal Rio Secco, dove era giunto su un carro trainato da cavalli, fino al cantiere senza possibilità di riposo.

FOTO 4 Ecomuseo a Salbertrand Mulino - Ecomuseo Colombano Romean

Ecomuseo a Salbertrand Mulino  (Ecomuseo Colombano Romean)

Il tema e il sito della Miniera sono completati da un ricco allestimento, ancora in crescita, presso la sede e centro visita del Parco e dell’Ecomuseo (altra tappa del percorso ecomuseale) dove si possono apprezzare oggetti legati alle miniere, rocce e minerali, immagini d’epoca, quaderni di scuola di un tempo con testi del lavoro del minatore, antiche lampade all’acetilene provenienti da Traversella ma anche il grande mantice in legno e cuoio decorato risalente al 1800 di proprietà di Mario Casse che per anni lavorò alle miniere del Rio Secco, sulle pendici del monte Seguret, i martelli compressori fino alle punte utilizzate durante la costruzione del traforo del Frejus donate da Ferruccio Rey, instancabile testimone che continua a camminare e a riconoscersi nell’Ecomuseo. Tra i suoi racconti e insegnamenti traspare ancora oggi la fatica del lavoro in miniera ma anche l’amore per un mestiere e per tanti oggetti e campioni di rocce e minerali, custodi di forti legami affettivi. Memorie, uomini e sentimenti della comunità che tengono vivo l’Ecomuseo.

FOTO 5  Miniera Sito Ferruccio Rey - Archivio Ecomuseo Colombano Romean https://www.parchialpicozie.it/page/view/ecomuseo-colombano-romean/

Miniera Sito Ferruccio Rey  (Archivio Ecomuseo Colombano Romean)

20 anni di Ecomuseo della Miniere: come il concetto ecomuseo ha permesso di valorizzare l’attività mineraria 

Sull’onda delle esperienze europee già attive e nell’ottica di una nuova politica di valorizzazione del patrimonio locale che portasse, oltre alla conservazione culturale dei beni  e delle memorie, alla creazione di nuove opportunità di lavoro e progresso per le aree marginali del proprio territorio, fra il 1995 e il 1998 è nato il progetto realizzato dalla ex-Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca “ScopriMiniera”: un museo minerario di riconosciuta valenza europea per la singolarità della proposta culturale (sita tra l’altro in prossimità delle miniere ancore attive). Questo forte inserimento ed impatto sul tessuto socio-economico della valle, ha fatto sì che nel 2003 ScopriMiniera fosse riconosciuto dalla Regione Piemonte quale “Ecomuseo Regionale delle Miniere e della Val Germanasca”. 

La gestione operativa, che sin dall’inizio è stata affidata a “La Tuno Srl” (ora Fondazione “La Tuno” – partecipata da Finpiemonte Partecipazioni, Unione Montana dei Comuni delle Valli Chisone e Germanasca e 5 comuni del territorio), ha evidenziato risultati positivi e lusinghieri in termini di valori apportati al territorio e della qualità del processo avviato. La metodologia applicata ha favorito la partecipazione attiva della comunità locale, nelle sue forme istituzionali ed associative, in tutte le fasi: dall’idea al prodotto turistico-culturale, passando attraverso percorsi di conoscenza e riscoperta, analizzando il contesto e sviluppando nuove strategie per concludersi con valutazioni ex-ante ed ex-post.

Ingresso Visita ScopriMiniera - Archivio Storico dell’Ecomuseo delle Miniere e della Val Germanasca

Ingresso Visita ScopriMiniera (Archivio Storico dell’Ecomuseo delle Miniere e della Val Germanasca)

Questo coinvolgimento, attuato anche con una continua informazione, ha contribuito a sensibilizzare fortemente la popolazione e ha permesso l’avvio di numerose altre iniziative di ri-appropriazione e creazione di: musei storico-etnografici, esposizioni permanenti, mostre temporanee, sentieri interpretativi, ecc…

Per ampliare e migliorare l’offerta culturale ed incrementare il flusso turistico, grazie ad un progetto partenariato transfrontaliero, si è portato a compimento un ulteriore, innovativo, percorso di visita denominato “ScopriAlpi”: sviluppato sulla base della presenza in sotterraneo di un rilevante contatto geologico che costituisce un unicum a livello mondiale e per il quale è stata presentata la candidatura al Network European Geopark.

Nel corso degli anni, questa serie concatenata di step progettuali ha reso possibile il recupero e la fruizione di oltre 4 km di gallerie (miniere Paola e Gianna), oltre 500 m2 di spazi espositivi e didattici a disposizione di turisti, scolaresche e ricercatori, portando finora oltre 450mila persone a prendere parte alle attività dell’ecomuseo e a conoscere e apprezzare la Val Germanasca. Se il passato di questa valle è legato all’attività industriale mineraria di estrazione del talco bianco, il presente e il futuro vedono ora una forte scommessa sulla valorizzazione di questo immenso patrimonio “archeologico-minerario” indirizzata soprattutto alla realizzazione di buone pratiche di turismo sostenibile.

Percorso in trenino - ScopriAlpi _ Archivio Storico dell’Ecomuseo delle Miniere e della Val Germanasca.

Percorso in trenino – ScopriAlpi  (Archivio Storico dell’Ecomuseo delle Miniere e della Val Germanasca)

Il lavoro di conservazione e recupero viene consolidato con proposte spesso orientate in termini di sperimentazione e rinnovamento; infatti, già con i primi anni del 2000, l’Ecomuseo ha aperto le porte e iniziato ad ospitare – nelle viscere della terra – spettacoli teatrali e concerti di musica classica e moderna. Negli ultimi anni si è proseguita questa strada attraverso un caleidoscopio di collaborazioni, tra le quali di particolare rilievo sicuramente quella con il Consorzio Turistico del Pinerolese per la messa in opera di tour in mountain bike del percorso geologico-minerario ScopriAlpi, e quelle con le aziende L’Autin e Drolle per l’affinamento di spumanti e birre nei cantieri dismessi e riportati in vita dal progetto di valorizzazione.

logo-ecomuseo-alta-val-sangone-1Ecomuseo dell’Alta Val Sangone 

L’Ecomuseo dell’Alta Valsangone, nato a Coazze alla fine degli anni ‘90, si propone di mantenere viva la memoria delle tradizioni montane del territorio che comprende i comuni di Coazze, Giaveno e Valgioie. Tra gli aspetti che l’Ecomuseo valorizza, un posto importante è occupato dalla storia dell’estrazione del talco in Val Sangone e, in concreto, dalla riqualificazione del sito minerario di Garida.

Le prime informazioni della Miniera risalgono al luglio 1888, quando la ditta Eredi del cavalier Giovanni Tron ottenne un permesso di ricerca nelle località “Forno” e “Indiritto”, nei bacini dei torrenti Ricciavrè e Sangonetto. Le ricerche del minerale proseguirono sino ai primi anni del secolo scorso con la realizzazione della Galleria “Vecchia Garida”.

Intorno alla metà degli anni ‘20, l’area posta in prossimità delle frazioni Berghinera e Martinetto, lungo il tratto terminale del Vallone del Ricciavrè, venne investigata con ricerche di varia entità dalla “Società talco e grafite Val chisone” e dalla “Società italiana grafite e talco” (Siget), assumendo un notevole sviluppo su entrambi i lati del Vallone. Sebbene giudicati poco significativi, i risultati delle ricerche indussero tuttavia la Siget a realizzare nel 1925 la Galleria “Nuova Garida”, e a completare la costruzione, nello stesso anno, di una teleferica collegante la regione di “Casaz del Forno” con la rotabile di fondovalle.

FOTO 9 Strumenti del Minatore - Archivio Ecomuseo Alta Val Sangone

Strumenti del Minatore (Archivio Ecomuseo Alta Val Sangone)

Nel 1933 la Siget venne messa in liquidazione e le attività di ricerca subirono una momentanea sospensione fino a quando, due anni più tardi, l’area precedentemente investigata suscitò gli interessi congiunti della “Società Talco e Graffite Val Chisone” e del ragionier Ernesto Fea, titolare di una ditta di prodotti minerari. Nonostante gli scarsi risultati conseguiti, dal 1936 al 1942 proseguirono le attività di ricerca presso “Piccere – Casaz del Forno”, inizialmente con il ripristino di porzioni di galleria crollati, successivamente con lo scavo di nuovi tratti lungo i filoni di talco precedentemente individuati.

Con la Seconda guerra mondiale, l’attività estrattiva subì un brusco arresto a causa del blocco dell’esportazione nazionale del talco. Nell’immediato dopoguerra la ripresa delle esportazioni rinnovò l’interesse per la ricerca di questo minerale nel Pinerolese e, di conseguenza, nella vicina Val Sangone, ma un forte nubifragio del maggio 1947 ne segnò un’ulteriore interruzione. L’attività riprese regolarmente nel 1948 e si fece via via più intensa. Al notevole sviluppo dei lavori eseguiti dalle varie società corrisposero tuttavia risultati poco soddisfacenti, mettendo in luce la modesta quantità di minerale estratto.

FOTO 10 Miniera di Garida Interno - Archivio Ecomuseo Alta Val Sangone

Miniera di Garida Interno (Archivio Ecomuseo Alta Val Sangone)

Alla fine degli anni ‘50, la mancata individuazione di nuovi giacimenti e l’esiguità di quelli già scoperti, unitamente alla diminuita economicità delle attività legate all’estrazione del talco dettata dall’ingresso nel mercato mondiale di nuovi produttori esteri, segnarono il futuro di molte miniere e le speranze riposte nelle numerose attività di ricerca.

Le vicende della Miniera di Garida proseguirono ad opera della “Parolaro-Fea spa” fino al 1968, anno nel quale venne definitivamente abbandonata l’ormai secolare attività estrattiva.

Nel 2017 è stata introdotta la nuova normativa per concessione ad uso turistico delle miniere in Piemonte (art. 34 L.R. 23/2017) e la Garida è stata la prima miniera ad ottenere la concessione secondo la nuova normativa. Essa dà accesso a più di 1000 metri di gallerie percorribili a piedi, dove si può osservare l’evoluzione della pratica di estrazione del talco confrontando le prime gallerie di fine ‘800 con quelle più recenti del 1968, anno in cui cessò l’attività. Oltre alla storia dell’estrazione del talco, la Miniera offre ai visitatori l’opportunità di scoprire le particolari flora e fauna che si sono sviluppate al suo interno.
Oggi la Miniera di Garida è gestita dall’Associazione GECO, in stretta collaborazione con l’Ecomuseo dell’Alta Valsangone e il Comune di Coazze, i quali si occupano di conservare il sito minerario e di organizzare attività e visite guidate. 

Dialoghi Mediterranei, n. 61, maggio 2023

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Cristina Dominici, coordinatore tecnico-scientifico dell’Ecomuseo dell’Alta Val Sangone.  
Nadia Faure, coordinatore in team dell’Ecomuseo Colombano Romean di Salbertrand (To), laureata in matematica e poi in comunicazione pubblica e politica, è giornalista pubblicista e si occupa da oltre 20 anni di tutela, gestione e valorizzazione del territorio. Vive un forte legame con l’Alta Valle Susa dove è nata e cresciuta. 
Barbara Pons, laureata in Scienze Geologiche, ha lavorato sul progetto europeo “Valorizzazione del patrimonio minerario delle valli Chisone e Germanasca” che si è concretizzato con l’apertura al pubblico del percorso di visita ScopriMiniera nella miniera di talco Paola. Nel 2003 con l’istituzione – da parte della Regione Piemonte – dell’Ecomuseo delle Miniere e della Val Germanasca ha iniziato a ricoprire il ruolo di Animatore ed in seguito di Coordinatore Tecnico-Scientifico che riveste tuttora. Dal 2019 è docente presso il Master di primo livello in “Progettazione, Comunicazione e Management del Turismo Culturale” dell’Università degli Studi di Torino.
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