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Alleanze per Riabitare l’Italia

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Un caffè ad Armungia  (ph. S. Mizzotti)

di Corradino Seddaiu

Con questa riflessione in parte accennata in occasione dell’incontro della rete dei piccoli paesi tenutasi lo scorso 4 giugno a Roma, invito la nostra rete e i partecipanti al “Caffè ad Armungia” di quest’anno, a riflettere su un progetto ispiratomi dal saggio di C. Renzoni all’interno di Riabitare l’Italia, cui ritengo si possa lavorare in favore dei nostri territori.

L’inversione dello sguardo per una nuova rappresentazione territoriale dei nostri paesi apre numerose prospettive, nuove idee, nuove modalità di riabitare i luoghi, nuove avanguardie di pionieri che intravedono nel momento della crisi aprirsi lo spazio del possibile, di altre opportunità.

«I momenti di crisi, di trasformazione, di cambiamento come occasioni per riarticolare e ridisegnare l’esistente», attraverso l’utilizzo di nuove lenti e di nuovi sguardi (De Rossi 2018: 5).

«Uno sguardo dentro i contesti locali consente di mettere a fuoco la riemersione dei territori che si presentano carichi di spessore verticale e di storia locale: non un catalogo per lo più descrittivo e quantitativo di patrimoni, spazi per il tempo libero, aree protette; ma una ricognizione interconnessa di società, economie, modelli spaziali e tradizioni di governo. Si tratta di una lettura che evidentemente si discosta dall’immagine proposta in precedenza del territorio come patrimonio e come risorsa» (Renzoni: 154).

Attraverso queste nuove lenti i territori marginali, il centro e le periferie, le città e i piccoli paesi non giocano più a competere, a travasare linfa ed energie in senso unidirezionale, ma diventano partner, buoni amici, come direbbe F. Barca, alleati. Alleanza che gioverebbe ad entrambe le parti.

«Se la figura del territorio a supporto delle grandi aree metropolitane assume una forte prospettiva centrale, la seconda è volutamente periferica; se la prima racconta un territorio costellato di luoghi e bellezze che circondano le aree urbane, la seconda racconta invece di territori ed economie alternativi alle grandi città, modelli virtuosi per lo sviluppo italiano» (Renzoni: 155), e aggiungo non troppo distanti dalle città in molti casi.

Una sorta di manifesto turistico culturale per una città, un paese esterno, una località turistica sulla costa che vanta come ricchezza la vicinanza del suo territorio ad una realtà virtuosa dell’interno e questa ultima, che nell’esporre la propria unicità e virtuosità agevola flussi di conoscenza, scambi economici, accoglie villeggianti temporanei e contemporaneamente vanta fra le proprie ricchezze la vicinanza e l’alleanza a queste realtà diverse.

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Muravera

In un’altra edizione del Caffè cercai informazioni sul mare di Armungia, poco più di 30 km per raggiungere il comune di Muravera.  Paese a due passi dal mare di una costa frequentata dal turismo balneare e soprattutto il paese delle arance che – come mi fece notare Tommaso Lussu – fino a quella data nessun ristorante  proponeva piatti che le contenesse, ricette che facessero conoscere l’arancia in tutte le sue vesti e non solo in quella di frutto.

Io penso che l’esempio di Armungia e Muravera che è quello che mi ha fatto riflettere su questo eventuale progetto di lavoro, sia molto calzante. Muravera, oltre al mare e alla gastronomia delle arance, può vantare come ricchezza del suo territorio  i musei di Armungia, il suo nuraghe, la sua storia, la bio diversità della sua agricoltura, i suoi tessuti. Arricchendo contemporaneamente l’offerta turistica, culturale, storica ed economica ma anche quella di Armungia, attraverso il meticciato dei diversi flussi.

Questo di Armungia e Muravera è solo una provocazione che si potrebbe estendere e verificare per numerose altre realtà come Padru e Olbia. Ci sono tante Armungia e Muravera sparse per la Penisola che permetterebbero a molti territori in ombra non di diventare improvvisamente luminosi ma almeno di passare ad una gradevole penombra.

Dialoghi Mediterranei, n. 38, luglio 2019
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Corradino Seddaiu, nato a Sassari, laureato in Sociologia a La Sapienza di Roma con una tesi dal titolo “Paesaggi culturali. L’esempio dei Saltos de Joss nella Sardegna nord orientale”, è Presidente dell’Associazione culturale Realtà Virtuose, che opera nel nord Sardegna, con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo e la valorizzazione dei piccoli borghi con un’attenzione particolare alle tematiche ambientali e sociali locali orientate verso il cambiamento dei paradigmi in agricoltura e nel turismo. Attualmente collabora con sociologi della musica e tecnici del suono per la realizzazione di una mappa sonora dei territori (fiumi, risorgive, borghi abbandonati, chiese, botteghe artigiane) al fine di creare un archivio sonoro a disposizione della collettività e di artisti che ne vogliano rielaborare i suoni e i rumori dando vita a musica e forme d’arte.

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