Alle origini dell’Islam radicale: la vita e gli scritti di Sayyid Qutb

 Sayyid Qutb

Sayyid Qutb

di Roberto Cascio

Il drammatico fenomeno del “terrorismo islamico” ha mostrato, specie negli ultimi anni, la violenza e la crudeltà di coloro che, professando la religione islamica, ne intendono essere gli unici esegeti e fedeli seguaci, giudicando come infedeli, crociati o traditori dell’Islam coloro che non aderiscono alle loro convinzioni. È evidente che approfondire il fenomeno del terrorismo islamico è particolarmente complesso, ma, allo stesso tempo, necessario per poter comprendere al meglio che cosa effettivamente stia avvenendo nello scacchiere mondiale. Un’analisi superficiale potrebbe portare anche gli studiosi, così come l’opinione pubblica, a bollare i fautori del terrorismo islamico come squilibrati tagliagole che non rispondono ad alcuna logica, mossi solamente dal gusto del martirio e da una ricompensa a loro promessa dal Profeta. In realtà, tale posizione interpretativa è deficitaria e incompleta, in quanto non menziona la base ideologica che consente, agli stessi fautori del terrorismo islamico, di riconoscersi come portatori di quelle medesime idee e di imporre la loro visione oscurantista dell’Islam.

Questa ideologia prende il nome di “islamismo radicale”, secondo la fortunata espressione di Bruno Etienne (Etienne, 1989): ad essa si ricollegano movimenti, gruppi, partiti islamisti in contrasto aperto con l’Occidente e succubi di una visione iper-critica nei confronti della modernità.

La personalità più importante e decisiva dell’islamismo radicale, sia da un punto di vista storico, sia da un punto di vista teorico-ideologico, è l’egiziano Sayyid Qutb (1906-1966), le cui opere sono tuttora una delle letture più controverse e innovative dell’Islam contemporaneo. Occorre dunque approfondire la sua figura e i suoi scritti per mettere in chiaro i concetti su cui si muove il discorso radicale e per comprendere la base teorica della “galassia islamista” (Kepel, 1981:181).

Gamal Abd el Nasser

Gamal Abd el Nasser

La parabola esistenziale di Qutb: dal mondo letterario alla strada verso il martirio

Sayyid Qutb nasce nel paese di Musha, governatorato di Asyut, nel Medio Egitto, il 9 ottobre 1906, primo figlio maschio di una famiglia di piccoli notabili, alle prese con diverse difficoltà economiche. Educato prima nel kuttab (la scuola religiosa) e successivamente passato alla scuola statale, Qutb rivela immediatamente una grande intelligenza e una passione non comune nei confronti della letteratura; le sue doti lo porteranno a proseguire gli studi al Cairo dove, nel 1933, si diploma presso la Dar ar-ʻulum (Casa delle Scienze), un istituto di formazione per l’insegnamento attento alle esigenze della modernità. Dalla Dar ar ʻulum, Qutb esce con un diploma in Lingua e Letteratura Araba e inizia un lungo periodo (circa 16 anni) di lavoro presso il Ministero della Pubblica Istruzione, conducendo, allo stesso tempo, una frenetica e produttiva attività di letterato.

Le sue forti critiche alla politica egiziana e il suo sfuggire a qualsiasi compromesso lo portano ben presto ad essere malvisto negli ambienti del Ministero, che decide di inviarlo negli Stati Uniti d’America con una borsa di studio, ufficialmente perché possa studiare da vicino il sistema educativo americano. L’allontanamento dall’Egitto, accompagnato dal malcelato desiderio del Ministero di mitigare i toni aggressivi di Qutb, dura circa due anni (1948-1950), ma ogni speranza verrà disattesa: al ritorno dall’America, Sayyid Qutb aderirà al movimento dei Fratelli Musulmani, fondato da Hasan al-Banna, divenendone, in breve tempo, l’ideologo di punta e una delle figure più importanti sino ad oggi.

In effetti, su questo viaggio in America è sempre più convinto e concorde il parere degli studiosi che lo ritengono come uno dei punti di svolta della sua vita, e che tendono a vedere in questa esperienza altamente negativa la vera chiave di volta per comprendere la sua repulsione verso un mondo occidentale i cui valori morali, ai suoi occhi, sarebbero stati dimenticati in favore della ricchezza e dei valori materiali. Un mondo, quello americano, in cui la religione, la sacralità della morte, la spiritualità, non troverebbero più spazio, in nome di un’esaltazione del fisico, del materiale che una figura altamente religiosa come Sayyid Qutb non poteva sicuramente apprezzare. Al ritorno in Egitto, Qutb è ormai consapevole della distanza abissale che separa il mondo occidentale dal mondo orientale; consapevolezza che lo porterà ad abbracciare il movimento dei Fratelli Musulmani, sostenendoli dal punto di vista politico e divenendone uno dei capi carismatici nel complesso periodo rivoluzionario egiziano.

Nel 1952, avviene infatti la cosiddetta Rivoluzione degli Ufficiali Liberi che provoca la fuga del re filo-britannico Faruq e la presa del potere da parte dei militari di Gamal Nasser, futuro presidente egiziano. Tale rivoluzione ha successo grazie al supporto dei Fratelli Musulmani, ormai popolarissimi tra le fasce più deboli della società egiziana e contrari ad uno sfruttamento coloniale del Paese per mano di politici filo-europei e personalità corrotte. Lo stesso Sayyid Qutb, chiamato a prendere parte del nascente governo rivoluzionario, declina tuttavia ben presto l’invito, conscio già degli attriti sempre più gravi tra la sua visione politica e quella degli Ufficiali Liberi, guidati dal carisma di Nasser.

Il rapporto tra Fratelli Musulmani e Nasser precipiterà in breve tempo, sino a giungere al punto di non ritorno il 26 ottobre 1954, data dell’attentato ad Alessandria contro il presidente egiziano, durante un comizio. Sopravvissuto all’attentato, Nasser darà inizio alla prima repressione contro i  Fratelli Musulmani che colpirà anche Qutb, condannato nel luglio 1955, dopo un processo-farsa, a 25 anni di lavori forzati da scontare a Tura.

I duri anni di prigionia fiaccano la già debole salute di Qutb, non impedendone però la meditazione e la scrittura del monumentale commento al Corano Fi Zilal al-Qurʻan (All’ombra del Corano) nonché del ben più agile ed incisivo Maʻalim fi-l tariq (Pietre Miliari), vero testamento ideologico di Qutb, in cui la forza delle parole e lo stile pragmatico saranno elementi determinanti per il grandissimo successo del libro, tuttora ritenuto fonte imprescindibile per la comprensione dell’islamismo radicale.

Nel dicembre 1964, Qutb viene liberato grazie all’intercessione dell’allora presidente iracheno ʻAbd al-Salam ʻArif, ma si tratta solamente di una brevissima parentesi: il 30 agosto 1965 Nasser annuncia la scoperta di un nuovo complotto ordito dai Fratelli Musulmani e scatena una seconda, violentissima repressione che aprirà nuovamente le porte del carcere per Qutb. Condannato a morte, Sayyid Qutb verrà impiccato, il 29 Agosto 1966, insieme ad altri due esponenti dei Fratelli Musulmani. La morte di Qutb non fermerà tuttavia la diffusione esponenziale di Pietre Miliari, le cui idee principali debbono essere analizzate poiché costituiscono la base del discorso radicale e sono, di conseguenza, fondamentali per comprendere anche gli sviluppi dell’islamismo nella storia contemporanea.

2Il ripensamento delle categorie classiche dell’Islam: jahiliyya, umma e fiqh

La riflessione qutbiana assume dei contorni netti e, per certi versi, rivoluzionari. L’Islam classico appare agli occhi di Qutb come qualcosa di sclerotizzato, immobile nel tempo e inadatto, con le sue categorie della Tradizione (turath), a fronteggiare le minacce del nazionalismo e dell’occidentalizzazione ormai dilaganti nell’Egitto rivoluzionario. Occorre dunque, secondo Qutb, un ripensamento radicale dell’Islam e delle sue categorie, per affrontare la modernità in  modo non subalterno, ma consapevole invece della superiorità dell’Islam rispetto ad ogni altra ideologia possibile. È questo il fenomeno dello slittamento dalla “modernizzazione dell’Islam” alla “islamizzazione della modernità” di cui il programma qutbiano può, a buon ragione, essere definito un audace tentativo.

È adesso opportuno definire i concetti che stanno alla base di questa proposta alternativa rispetto alle fallimentari teorie ed ideologie occidentali, quali il capitalismo americano e il comunismo di stampo sovietico, criticati da Qutb in diversi suoi scritti. Il concetto, con molta probabilità, più importante nell’intera produzione qutbiana è quello di jahiliyya, tradotto prevalentemente con il termine “ignoranza”. Qutb riprende questo termine dal Corano, dove indica usualmente quel periodo precedente alla rivelazione al Profeta Muhammad: un periodo contraddistinto da un politeismo molto accentuato, da una litigiosità e rivalità esasperanti tra le diverse tribù e da costumi deplorevoli e censurabili.

L’originalità del pensiero di Qutb è su questo punto esemplare: riprendendo alcune riflessioni degli autori indiani Mawdudi e Nadwi, egli ripensa la categoria storico-temporale della jahiliyya trasformandola in un concetto a-temporale, applicabile a diverse fasi storiche. La jahiliyya, l’ignoranza, non è più legata a un periodo storico ben definito e concluso (come lo era nel Corano) ma è un concetto che può applicarsi a tutti gli altri momenti storici in cui la rivelazione di Muhammad è dimenticata o stravolta. La forza del ripensamento qutbiano di tale concetto è evidente: un tempo storico o meglio una società, a cui viene applicata la nozione di jahiliyya, è riconosciuta come degradata, lontana al massimo grado dall’insegnamento divino:

«Ignoranza e mancanza di saggezza rimangono le stesse, nella loro natura, in qualsiasi periodo storico si trovino. Non si trovano confinate in un particolare intervallo tra due periodi di tempo. [L’ignoranza] è una attitudine tipica della mente e giunge alla ribalta quando degli standard e norme di comportamento sanzionati da Dio vengono tralasciati per quelli meramente ispirati dagli appetiti degradati e sofisticati. Il mondo continua a subire questa ignoranza al giorno d’oggi, come già è stato nei precedenti periodi della storia» (Qutb, 1951: VI).

Nelle società in cui impera l’ignoranza, definite da Qutb “società jahili”, si nega l’unica autorità legittima, quella divina, in favore di un bieco politeismo in cui si assiste all’assoggettamento degli uomini per mano di altri uomini, evento quanto mai lontano dalla vera religione islamica. Nella società contemporanea, la jahiliyya è addirittura più profonda rispetto al periodo pre-islamico, tanto che «l’intero nostro ambiente, le idee e le credenze degli uomini, i costumi e le arti, le regole e le leggi, sono jahili, fino al punto che ciò che consideriamo cultura islamica, fonti islamiche, filosofia e pensiero islamico, sono tutte costruzioni della jahiliyya» (Qutb, 2002:.31).

Qutb si impone come un ideologo che non fa sconti alla realtà storica in cui vive, sottolineandone le contraddizioni e le mancanze: anche coloro che formalmente aderiscono alla religione islamica  si rivelano invece profondamente coinvolti nell’ignoranza generale, poiché non combattono più i governi corrotti e accettano di abbandonare lo spirito dinamico del Corano. Lo stesso governo rivoluzionario egiziano è legato alla jahiliyya, poiché ha posto Nasser come autorità assoluta; tale fatto è gravissimo agli occhi di Qutb, per il quale l’unica autorità riconoscibile deve essere quella divina.

3Mostrata con veemenza la corruzione delle società odierne, presenti anche nei territori della Casa dell’Islam (Dar ar-Islam), Qutb è consapevole che occorre, per poter combattere le  stesse società corrotte, teorizzare un vero e proprio cammino per una nuova avanguardia islamica che dovrà assumersi l’onere di riportare l’Islam nella modernità e nelle società in cui esso è stato obliato o offuscato. A questo proposito, Qutb scrive Pietre Miliari (Maʻalim fi-l tariq), poiché ritiene necessario mostrare ai propri lettori tutte le tappe, dalla formazione dell’avanguardia islamica allo scontro contro le società ignoranti, che condurranno finalmente l’Islam al trionfo nelle società moderne:

«L’Islam non può adempiere al suo ruolo [di guida dell’umanità] se non prendendo forma concreta in una società, in una umma, poiché l’umanità non presta ascolto, specie in questo periodo, ad una teoria astratta che non possa materializzarsi in una società esistente» (Qutb, 2002: 25).

La nuova avanguardia islamica dovrà, principalmente, formarsi e riconoscersi attraverso l’insegnamento coranico, da cui trarre forza per lo scontro con una realtà corrotta, ma decisamente meglio organizzata. L’avanguardia avrà come modello l’umma dell’età d’oro dell’Islam, quella creatasi sotto la guida di Muhammad, modello perfetto per ogni comunità musulmana.

Occorre sottolineare che l’umma islamica dovrà scontrarsi necessariamente contro la jahiliyya, non essendovi alcuna possibilità di compromesso; tale durezza porta inevitabilmente ad un bipolarismo che sarà cifra indicativa dei successivi movimenti islamisti radicali: da una parte il Partito di Dio e, dall’altra il Partito di Satana, costituito da tutti coloro che, non accettando integralmente l’insegnamento coranico, precipitano nella jahiliyya più profonda.

Gli appartenenti al Partito di Dio, alla vera comunità islamica, avranno anche la necessità di riformulare il diritto islamico: si tratta di una delle innovazioni più interessanti e rivoluzionarie di Sayyid Qutb. Il rifiuto della tradizione comporta infatti, nella riflessione qutbiana, il ripensamento della giurisprudenza islamica (fiqh), da lui ritenuta ormai inadatta ed insufficiente per il mondo contemporaneo. Come è noto, il diritto islamico classico, fondamento del sunnismo, è frutto della riflessione delle scuole di giurisprudenza islamiche e del continuo sforzo (igtihad) da parte dei dottori per elaborare un diritto che abbia come basi il Corano e gli hadith del Profeta; sforzo interpretativo ritenuto poi concluso nel X secolo d.C., con la chiusura della “porta della riflessione” fino ai nostri giorni.

Quṭb si scaglia quindi vivamente contro il diritto sclerotizzato dell’Islam, promuovendone allo stesso tempo uno nuovo, adatto alla sfide e alle battaglie che l’umma dovrà sostenere contro le società corrotte e avvolte nella jahiliyya. L’operazione suggerita da Quṭb ha una portata rivoluzionaria: si tratta di ripristinare dopo mille anni la possibilità di riflettere intorno alle fonti dell’Islam, di riaprire la “porta della riflessione”, attuando quello sforzo, l’igtihad, venuto meno in favore del taqlid (atteggiamento passivamente imitativo). FOTO

4Il nuovo diritto islamico non potrà essere però codificato dagli ʻulama corrotti, formatisi dallo studio di polverosi trattati di giurisprudenza e sostenitori del taqlid. L’elaborazione del diritto deve invece essere affidata a quei combattenti dell’umma che si scontrano con la  jahiliyya imperante: a questi combattenti deve essere infatti riconosciuto uno status “mistico”, che li conduce alla miglior conoscenza possibile delle esigenze della comunità, alla quale offriranno un fiqh dinamico, il cui orizzonte sarà determinato dalla stessa umma e dal suo progresso.

Oltre alla jahiliyya e al fiqh dinamico, Qutb indaga la natura del jihad, termine quanto mai abusato e mal compreso nel mondo contemporaneo, specificandone i termini e le condizioni. Secondo il suo parere, il jihad è tale solo se mantiene l’umanità, il mondo intero come suo obiettivo finale: esso ha una vocazione universale e deve essere indetto qualora sia impedita e osteggiata la divulgazione del messaggio islamico. L’argomentare di Qutb è molto chiaro: il messaggio islamico, essendo universale, deve essere proclamato e divulgato affinché l’Islam, religione di salvezza, sia conosciuto da ogni popolazione. Impedire la sua divulgazione porta inevitabilmente allo scontro, al jihad, che sarà diretto dunque contro quelle società jahili, ignoranti, refrattarie alla rivelazione muhammadica.

Ciò che rende particolarmente interessante la posizione di Qutb è il simultaneo rifiuto categorico di ogni imposizione in materia religiosa. Infatti, il suo commento del versetto 256 della Sura della Vacca “Non vi sia costrizione della fede” (la ikraha fiʻd din), chiarisce bene la sua posizione tollerante:

«La libertà di credo è il diritto più fondamentale, che rende l’uomo un essere umano. Negare questo diritto a qualcuno è negare la sua umanità. La libertà di credo implica inoltre la libertà di esprimere e divulgare la propria fede, senza paura di minacce o persecuzioni; in caso contrario la libertà è vuota e senza senso» (Qutb, 2005, vol.1: 348-349).

Il jihad deve dunque scagliarsi contro quelle società in cui l’uomo non è libero di proclamare la sua fede ed è soggetto alle angherie ed all’autoritarismo di altri uomini, in netto contrasto col messaggio libertario dell’Islam che riconosce tutti gli uomini uguali di fronte a Dio, unica vera autorità riconosciuta. Qutb insiste particolarmente su questo delicatissimo punto, spesso taciuto anche dai gruppi radicali che si rifanno alla sua figura di martire, approfondendo il tema in diverse opere e giungendo a lanciare una sorta di anatema contro coloro che impongono la fede e non lasciano spazio alla tolleranza:

«Vi sono dei casi di pochi ignoranti fanatici che, a proposito di ciò [della tolleranza], rifiutano di modellare il loro comportamento con quello del Profeta. Il loro comportamento non dovrebbe essere ritenuto come un esempio delle pratiche musulmane ma dovrebbe essere bollato come una deviazione dell’Islam e dai suoi principi» (Qutb, 1977: 75).

Tali affermazioni si rivelano utili per comprendere correttamente l’intero pensiero di Qutb e per distinguerlo dalle esasperazioni e dalle derive violente di alcuni movimenti radicali promotori dell’intolleranza e di un fanatismo lontano dalle idee qutbiane. Va notato, in conclusione, come indagare sulla ricezione e sulla diffusione degli scritti qutbiani, permetterebbe di gettare luce sulla complessa galassia islamista e di comprenderne con maggiore precisione le istanze e le sfumature di pensiero. 

5.Il movimento islamista tra radicalismo e neo-tradizionalismo 

Qutb ha dunque indicato la via da percorrere per giungere all’obiettivo finale della costituzione di una società veramente islamica, lasciando tuttavia molte problematiche irrisolte riguardo al modo per  giungere a questo obiettivo: puntare sulla daʻwa (la predicazione, specie verso le masse) o insistere invece sul jihad contro le società ignoranti.

All’interno del movimento islamista si formano così due frange nettamente divergenti: i neo-tradizionalisti (o neo-fondamentalisti), interessati all’“islamizzazione dal basso” e al ruolo dell’educazione, ed i radicali, fautori della cosiddetta “islamizzazione dall’alto”, convinti della necessità di appropriarsi dell’apparato statale per imporre la legge islamica. Entrambe le fazioni hanno dunque letto, ma interpretato Qutb accentuando, spesso anche indebitamente, alcuni suoi concetti.

Tale esercizi di interpretazione delle opere qutbiane giungono purtroppo anche ad esiti grotteschi, come ad esempio avviene nel casi di Al-Zawahiri, leader di Al-Qaeda, che nel suo testo Cavalieri sotto la bandiera del Profeta, esalta il martire egiziano, associandolo alle proprie idee terroristiche e violente, decisamente lontane dalla sua sensibilità e dal suo pensiero.

La ricezione delle opere qutbiane appare dunque estremamente complessa e contraddittoria, anche a causa della loro stessa problematicità. Tuttavia, uno studio attento e un’analisi critica ad essa dedicato fanno emergere il lato positivo, già evidenziato, della tolleranza tra le religioni, che non deve essere tralasciato e anzi può aiutare la riflessione contemporanea in vista di un superamento delle difficoltà in cui è sprofondato attualmente il Medio Oriente e il mondo islamico in generale.

Dialoghi Mediterranei, n.24, marzo 2017
Riferimenti bibliografici 
Étienne B., L’islamisme radical, Parigi 1989 (trad.it. L’islamismo radicale, Rizzoli, Milano 2001).
Kepel G., Le prophète et Pharaon. Les mouvements islamistes dans l’Egypte contemporaine, La Dècouverte, Parigi 1984 (trad.it. Il profeta e il faraone. I Fratelli Musulmani alle origini del movimento islamista, Laterza, Roma-Bari 2006).
Qutb S., Foreword, in Nadwī A. H., Islam and the world. The rise and decline of muslim and its effect on mankind, UK Islamic Academy, Leicester 2005.
Qutb S., In the Shade of the Quran, translated by M. A. Salahi, Islamic Foundation Markfield, Leicester 2005 (18 voll.).
Qutb S., Milestones, Islamic Book Service, New Delhi 2002.
Qutb S., Islam and universal peace, American Trust Publication, Indiana 1977.
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Roberto Cascio, ha conseguito la laurea Magistrale in Scienze Filosofiche presso l’Università degli Studi di Palermo, con una tesi dal titolo “Le Pietre Miliari di Sayyid Qutb. L’ Islam tra fondamento e fondamentalismo”. Ha collaborato con la rivista Mediterranean Society Sights e il suo campo di ricerca è l’Islamismo radicale nei Paesi arabi, con particolare riferimento all’Egitto.

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