Introduzione
Le tradizioni di San Falco di Palena sono state succintamente descritte dallo scrivente in due brevi e precedenti saggi (Pezzetta 2020a, 2020b). Qui mi propongo di approfondirle, per evidenziare le trasformazioni che hanno subìto e i motivi che nella situazione attuale caratterizzata dall’introduzione nel mondo digitale hanno portato alla loro valorizzazione, conservazione e innovazione. Le notizie riportate sono state ottenute da interviste, dalla consultazione di materiale bibliografico e da varie fonti reperite in rete.
Il Comune di Palena
Palena è un Comune della Provincia di Chieti situato sulle pendici del versante sud-orientale del massiccio della Majella e nell’alta valle del fiume Aventino. Al paese si arriva percorrendo la strada statale Frentana n° 84 che collega Roccaraso (Prov. L’Aquila) con Lanciano (Prov. Chieti). Sull’origine del toponimo alquanto incerta, diversi geografi e studiosi di linguistica antichi e moderni (Biondo 1474, Del Re 1835 e Di Giovanni 1989) hanno elaborato varie ipotesi che sostanzialmente collegano il termine “Palena” con monti, antichi popoli, templi religiosi e centri abitati posti nei suoi dintorni.
Le prime testimonianze sulla presenza umana nel territorio in esame risalgono al Paleolitico. Nel luogo è stato individuato anche un sito preistorico che risale all’età del ferro, mentre altri reperti dimostrano che la sua frequentazione umana continuò durante il periodo italico, l’epoca romano-repubblicana e imperiale. In epoca medioevale vari documenti citano l’esistenza nel territorio palenese di undici centri sparsi definiti “ville”, probabilmente coincidenti con gruppi di case pastorali: Castello Alberico, Castel Cieco, Collemagnuccio, Forca Palena, Lettopalena, Pietrabbondante, Pizzo Inferiore, Pizzo Superiore, Villa San Cristinziano, Valle della Terra e Villa Sant’Egidio.
Attualmente l’agglomerato urbano di Palena è costituito da un unico centro compatto che è disposto su un pianoro leggermente ondulato all’altitudine media di 767 metri. All’attuale abitato appartiene un nucleo più antico d’origine medioevale sviluppatosi attorno a un castello e a cui nelle epoche storiche successive si aggiunsero le costruzioni delle zone circostanti.
Dal punto di vista ecclesiastico Palena è sempre appartenuto alla Diocesi di Sulmona-Valva. Secondo le tradizioni locali, i suoi dintorni furono punto di passaggio, sosta e/o di soggiorno eremitico per le seguenti personalità di rilievo della cristianità: Sant’Antonino di Carpentras, San Domenico Abate o da Sora, San Falco, San Francesco d’Assisi e Pietro da Morrone che divenne papa con il nome di Celestino V. Sant’Antonino è un santo di origini francesi che, quando nel V secolo venne in Italia dalla Borgogna per diffondere il Crisrianesimo, avrebbe attraversato il territorio palenese. San Domenico Abate, che visse dal 951 al 1031, soggiornò nell’eremo della Madonna dell’Altare ubicato sopra una rupe del Monte Porrara a circa 1300 metri d’altitudine. San Francesco d’Assisi, durante un suo viaggio in Abruzzo, effettuato nei primi decenni del XIII secolo, sarebbe passato per Palena ove contribuì a fondare un monastero. Pietro da Morrone tra il 1235 e il 1237 visse in una grotta sita nelle vicinanze dell’eremo della Madonna dell’Altare. San Falco nei primi decenni del XI secolo venne a Palena dove visse da eremita.
Per quanto riguarda la popolazione locale, essa ha seguito un trend crescente dall’età moderna fino al 1921, quando raggiunse il valore massimo di 4446 unità. Dopo l’Unità d’Italia, nel paese iniziò un movimento migratorio che per diversi decenni non incise sul trend demografico crescente. A partire dal 1921, invece ha dato l’input a una parabola discendente della popolazione poiché molti palenesi che lasciarono il paese non vi fecero ritorno in quanto scelsero di vivere in modo definitivo nelle località d’accoglienza. Attualmente (30-11-2025) la popolazione locale ammonta a 1197 individui.
Per quanto riguarda l’economia, sino agli anni 60 del secolo scorso, le principali risorse economiche locali erano costituite dall’agricoltura e dall’allevamento. La forma di allevamento prevalente nella zona è stata sempre quella degli ovini e caprini a cui nel 1929 concorrevano oltre 2600 capi che nel 2019 si sono ridotti a poco più di 1000. Negli stessi anni il numero dei bovini è aumentato poiché è passato da 220 a 397 unità. Per quanto riguarda l’agricoltura, il Catasto Agrario del 1929 riporta la somma dei dati di Palena e Lettopalena che in quel periodo storico erano uniti in un unico Comune. All’epoca essa annoverava 638 famiglie con 3239 individui che corrispondevano al 67,6% della popolazione presente. Le aziende agricole erano 713 e occupavano la superficie totale di 8817 ha. Nel 1951 gli addetti all’agricoltura scesero a 486 unità e negli anni successivi hanno continuato a diminuire.
Ora in generale la forza lavoro si è notevolmente ridotta e trova occupazione anche in altri settori. Il livello medio d’istruzione della popolazione è aumentato; presso ogni famiglia le apparecchiature elettroniche di ultima generazione sono sempre più diffuse. I mezzi di comunicazione di massa, la maggiore scolarizzazione, il benessere economico più elevato ed altri fattori hanno inciso sul tessuto culturale modificando valori, stili di vita, tradizioni e credenze con radici secolari. Nella situazione attuale molti elementi dell’antica cultura agro-pastorale sono completamente scomparsi. Altre tradizioni invece si sono conservate, sono state inventate, riscoperte e riadattate alle nuove esigenze civili. A queste dinamiche sono state sottoposte anche le tradizioni riguardanti San Falco che saranno analizzate e discusse nel presente saggio.
Le notizie sulla vita del santo in questione sono ricavate da vari testi (Falcocchio, Marafioti) e siti informatici di contenuto religioso che ne tracciano l’agiografia. San Falco, insieme a San Nicolò da Coccia, è uno dei due santi patroni di Palena. Egli nacque nel Comune calabrese di Taverna (Cz), attorno alla seconda metà del X secolo. Attratto da una vita cristiana di solitudine e di eremitismo, Falco entrò nel monastero di monaci basiliani di Santa Maria di Pesaca che si trova nella sua località di origine. Attorno al 980, per scampare ai Saraceni, San Falco di Taverna abbandonò la struttura religiosa in cui viveva insieme ad altri sei monaci e all’abate Ilarione e si trasferì in Abruzzo, ove grazie al conte Trasmondo, un importante feudatario dell’epoca, trovò l’alloggio nella rocca di Prata che si trova presso il fiume Aventino: in particolare tra Casoli e Civitella Messer Raimondo, due Comuni dell’attuale Provincia di Chieti. In seguito alla morte dell’abate Ilarione e del suo successore, tutti i monaci della piccola comunità si dettero alla vita eremitica disperdendosi in vari ambiti isolati dell’ Abruzzo.
San Falco giunse a Palena e l’eremo in cui secondo la tradizione popolare visse è costituito da una vecchia costruzione appartenente presumibilmente a una torre, ora parzialmente interrata e ridotta a ruderi. Esso è situato su una collina poco distante dal paese che ora è denominata “Le Coste di San Falco” e in passato era oggetto di frequenti visite e pernottamenti da parte dei pellegrini devoti [1]. Il 13 gennaio di un anno imprecisato dell’XI secolo, San Falco morì e fu sepolto presso la chiesa palenese di Sant’Egidio.
Il culto di San Falco
Il culto e la devozione attribuiti a San Falco, secondo le tradizioni locali e le fonti consultate, iniziarono immediatamente dopo la morte. Essi sono legati entrambi alla sua fama di monaco vicino alla gente comune, alla figura di grande esorcista e a vari miracoli che avrebbe compiuto sia durante la vita terrena che dopo la sua ascesa al cielo. Attorno alla sua figura sono fiorite anche numerose leggende agiografiche. In una di esse si narra che prima di venire a Palena, San Falco era con i suoi monaci confratelli e, insieme a loro, durante un breve soggiorno in un ambito della provincia aquilana, riuscì a liberare sette persone ossesse dagli spiriti maligni che li possedevano. In un secondo racconto agiografico si narra che quando San Falco arrivò a Palena confermò la fama di grande esorcista e liberò il paese dalle presenze demoniache.
Un altro miracolo avvenne il giorno della sua morte e consisterebbe nel fatto che le campanelle dell’eremo in cui visse suonarono da sole senza che nessuno le toccasse. Il suono richiamò gli abitanti locali che accorsero e compresero che il santo era volato in cielo. Altri miracoli sarebbero avvenuti davanti alle sue spoglie mortali e si ritiene che anche la loro conservazione dopo i numerosi terremoti che colpirono la zona siano attribuibili ad eventi soprannaturali.
In un evento miracoloso si narra che un ossesso legato alla statua di san Panfilo, il patrono di Sulmona, passando nei pressi del sepolcro del Santo, riuscì a spezzare le funi a cui era legato e a correre verso il sepolcro stesso. Quando lo raggiunse, fu liberato completamente dal maligno. Un altro evento miracoloso riguarda alcuni boscaioli che colti da un furioso temporale e un terremoto si ripararono dentro delle capanne e invocarono San Falco affinché intervenisse per far smettere il cattivo andamento atmosferico e sismico. Il Santo ascoltò le suppliche, intervenne, scacciò alcuni demoni e nell’area tornò il sereno [2].
Nei secoli successivi alla morte iniziarono ad essere organizzate delle feste in suo onore, si costruì una cappella laicale, furono scritti inni e preghiere e il nome di San Falco fu aggiunto a quello di Sant’Antonino nell’intitolazione della chiesa parrocchiale. Il 2 luglio 1893, la Sacra Congregazione dei Riti che ha un importantissimo ruolo nelle canonizzazioni ecclesiastiche, emise un decreto con cui approvò il culto di San Falco e degli altri suoi confratelli che abbandonarono la Calabria.
La chiesa di Sant’Antonino e San Falco
La comunità palenese in passato decise di dedicare al suo santo eremita e protettore anche un edificio di culto che ora è denominato “la chiesa dei Santi Antonino e Falco”. Esso è la sede della parrocchia del paese e un luogo di grande significato storico-artistico e culturale per il Comune poiché al suo interno sono conservate diverse opere sacre che documentano la storia religiosa e la spiritualità locale.
Le vicende storiche della chiesa sono caratterizzate da diverse denominazioni che risalgono ad un antico tempio pagano dedicato ad Ercole e Giove sul quale nell’VIII secolo i monaci benedettini di San Vincenzo al Volturno (Prov. Isernia) fecero costruire la chiesa di “Sancta Maria de Palena” [3].
Sembra che dopo l’arrivo dei Franchi in Abruzzo, l’edificio di culto cambiò la denominazione voluta dai benedettini e fu dedicato a Sant’Antonino Martire. Tuttavia la prima testimonianza storica ufficiale che conferma l’esistenza a Palena della chiesa di Sant’Antonino la fornisce una bolla del papa Clemente III del 7 aprile 1188 [4].
Nel 1323 risulta che la chiesa in esame corrispose le decime ai collettori apostolici [5]. Nel 1383 il vescovo di Sulmona e Valva autorizzò la traslazione delle reliquie e della statua di San Falco dalla chiesa di Sant’Egidio a quella di Sant’Antonino e sembra che all’epoca sia avvenuta la nuova intitolazione tuttora in vigore [6]. Nello stesso anno nella chiesa fu realizzata una cappella dedicata al Santo. Da allora, il culto popolare del Santo eremita si rinforzò poiché la chiesa divenne la meta di frequenti visite da parte di pellegrini, fedeli, devoti, malati e personaggi ossessi.
Durante il periodo medioevale e moderno, l’edificio di culto fu danneggiato più volte dai terremoti ed altri fattori, ma fu sempre ricostruito sullo stesso sito. In particolare i1 terremoto del 1706 provocò varie lesioni, mentre la parte in cui erano conservate le reliquie rimase intatta.
Nel 1841, l’incremento demografico del paese, le crescenti manifestazioni di devozione per San Falco e i continui pellegrinaggi spinsero le locali autorità civili ed ecclesiastiche a demolire l’antica chiesa medioevale e ad erigerne un’altra più grande e capiente [8]. Nel 1844 fu completata e inaugurata la nuova chiesa a tre navate e con un’abside circolare posta a conclusione della navata maggiore. Durante il secondo conflitto mondiale, in particolare il 13 gennaio 1944, un bombardamento alleato rase al suolo la chiesa ad eccezione del campanile che restò miracolosamente illeso. La sua nuova e definitiva ricostruzione fu completata nel 1953.
Le reliquie, la statua e il quadro di San Falco
A Palena si conservano le reliquie e una statua di San Falco che si porta in processione nel giorno della festa e si conserva nell’abside della navata sinistra della chiesa. Il simulacro falchiano è costituito da un mezzo busto d’argento dorato di scuola napoletana costruito nel 1842, è posto su un piedistallo di legno con all’interno il cranio del Santo: San Falco vi è rappresentato con la barba e le braccia allargate, a voler simbolizzare volontà d’accoglienza e protezione.
In un aneddoto locale si narra che quando la statua fu portata a Palena, il suo scultore chiese il pagamento e un abitante locale a sua volta replicò che bisognava pesarla. Per il peso furono utilizzate dieci strumenti diversi (stadere) ma nessuno si rivelò utile e il fatto fu ritenuto miracoloso. A loro volta le reliquie di San Falco insieme a quelle di altri santi e una tunica si conservano in due teche lignee poste ai lati della statua argentata. Esse sono oggetto di venerazione e si ritiene che emanino odori gradevoli a conferma della loro santità. Per questo motivo tra le stesse si appoggia dell’ovatta che in questo modo assumerebbe proprietà taumaturgiche. Poi la si mette dentro delle piccole buste e in occasione delle feste si distribuisce ai fedeli.
Durante il secondo conflitto mondiale, il parroco di Palena per nascondere le reliquie ed evitare il loro trafugamento da parte dei tedeschi invasori, le fece murare nel campanile della chiesa. Il 25 luglio 2023, in un salone del palazzo vescovile di Sulmona, una reliquia di San Falco, prelevata dalla teca posta nella chiesa parrocchiale di Palena è stata donata all’Arcivescovo Juraj Stransky della Diocesi Greco-Ortodossa di Michalovce e Kosice (Slovacchia). Le operazioni di prelievo della reliquia e di donazione della stessa, sono state autorizzate dal Dicastero delle Cause dei Santi. La donazione dimostra che San Falco è oggetto di culto da parte anche dei cristiano-ortodossi. Il busto, le reliquie e la tunica si espongono al pubblico due volte l’anno: il 13 gennaio, giorno in cui ricorre la morte di San Falco e la domenica successiva al 15 agosto in cui si organizza la festa.
Nella chiesa di Sant’Antonino e Falco si conserva anche un quadro dipinto ad olio opera di un artista locale, è intitolato “San Falco guarisce l’indemoniata” e ritrae il Santo addobbato con la sua tunica marrone che esegue un atto di comando esorcista per scacciare dal corpo di una donna il demonio incarnato in un piccolo serpente.
Attraverso i santini dedicati a San Falco si diffondono ed incrementano le preghiere personali e la devozione popolare. Tali oggetti di solito si distribuiscono al pubblico durante le ricorrenze festive e quindi testimoniano anche la partecipazione a detti eventi. Il loro uso è molto vario poiché i fedeli ancora oggi li appendono in qualche angolo della casa o della propria automobile, tengono come amuleti in qualche tasca dei loro vestiti o nel portafoglio e talvolta usano come segnalibri in mezzo a qualche testo in lettura.
In paese sono stati ritrovati diversi santini in cui il Santo Eremita è raffigurato con il suo simulacro a mezzo busto e varie scritte oppure come una persona anziana che indossa la tunica dei monaci basiliani. Con la mano destra sembra che voglia impartire una benedizione o compiere un rito esorcista e accanto ai piedi è il demonio incarnato in un serpente. Sul retro di ogni santino sono riportati vari tipi di preghiere.
L’inno, la novena e le preghiere
La popolazione locale al fine di manifestare il culto e la devozione a San Falco continua a organizzare una novena di preghiere in suo onore e ha elaborato vari inni, litanie e canti che si recitano e intonano nei momenti di contemplazione privata, durante le processioni e le altre funzioni religiose. Un inno religioso in lingua latina dedicato a San Falco che è riportato sul retro di un santino è il seguente: «O Falce, Pater inclite / Qui claris fulges meritis / Et a superno Numine Gratias / nobis impetras. / Si qui torquentur daemonum Dirissimis suppliciis / Ante tui reliquias / Fiunt salùtis compotes. / Innumeras tuas laudes / Dicant et laeti celebrent / Palena una cum Trjchene / Et tota gens mortalium» [9].
Ancora oggi nella chiesa parrocchiale si organizza una novena di preghiere circa dieci giorni prima dell’inizio della festa agostana. Il suo testo completo è composto da una preghiera che si recita ogni giorno e da altre che invece cambiano quotidianamente. Quella che si recita ogni giorno di novena è la seguente: “Onnipotente e misericordioso Iddio che siete mirabile mai sempre nei santi vostri; adoriamo profondamente la vostra altissima e sapientissima condotta sopra il nostro protettore S. Falco delle cui gesta e virtù facciamo a gloria vostra in questi giorni lieti e solenne memoria. Fate voi, che siccome egli seppe corrispondere alle vostre chiamate, onde di tanti doni e grazie li ricolmaste; che egli non conobbe, non amò, non servì che voi solo; così noi, e per sua intercessione, e per la grande vostra misericordia imitandolo, una vita possiamo menar veramente cristiana e santa, e nel vostro servizio avanzarci e preservare. Così speriamo di glorificarvi in questa vita, rendendoci simili a lui e facendogli lieta compagnia nell’altra, godervi e benedirvi per sempre. Amen” [10].
I testi dell’inno, della preghiera e della parte di novena riportate rivelano la particolare concezione che la comunità palenese ha di San Falco, contengono lodi al Santo e generiche richieste di suoi interventi soprannaturali per superare le difficoltà della vita quotidiana. Essi, in aggiunta alle leggende e testimonianze dei presunti miracoli, dimostrano l’esistenza di una religiosità locale che, come ha scritto Annabella Rossi, è «vissuta principalmente come risolutrice dei problemi dell’aldiquà e dei concreti mali quotidiani, cui si può contrapporre solo l’affidamento magico religioso e l’invocazione di uno stare bene che non è dovuto a una conquista civile ma a un’elargizione misteriosa e potente del divino» [11].
Alle osservazioni di Annabella Rossi si può aggiungere che tale religiosità ha un carattere strumentale, è vissuta come qualcosa di estremamente rassicurante e San Falco è considerato un nume tutelare. In particolare attraverso la sua devozione, la comunità palenese manifesta la volontà di superare il negativo e sperare nel suo aiuto per avere un’esistenza meno condizionata da eventi infausti e situazioni sociali subalterne.
Come si diceva, San Falco è uno dei due santi patroni di Palena e a tal riguardo è interessante cercare di capire come mai fu scelto per rivestire tale ruolo. In generale è stato rilevato che alla scelta del patronato di un santo concorrono varie motivazioni e fatti fusi insieme, come per esempio: il santo che si vuole scegliere è circondato da episodi leggendari, ha accordato la sua protezione soprannaturale durante particolari eventi, ha vissuto nel luogo che lo ha scelto come patrono, vi è sepolto o si conservano le reliquie. Nel caso di San Falco, gli attributi che portano a scegliere il santo patrono ci sono tutti, poiché Palena è il luogo in cui temporaneamente visse, si conservano le reliquie e operò dei miracoli.
San Falco appartiene a una categoria tipica che Marino Niola definisce dei “piccoli patroni” ai quali sono associabili una diffusione e funzioni taumaturgiche generalmente ristrette solo alle località che li scelgono come protettori soprannaturali. Ad avviso dello studioso ogni santo appartenente a questa categoria dona «volto e corpo all’appartenenza comunitaria» e incarna «i valori dei gruppi e dei poteri sociali che adottandolo come simbolo, di fatto lo reinterpretano, lo reinventano incessantemente per adattarlo ai tempi e alle situazioni che mutano» [12]. In accordo con questa tesi si può dire che un santo protettore poco conosciuto come San Falco si qualifica come principale abitante simbolico del luogo di cui è patrono e quindi di Palena, ne incarna i valori religiosi dominanti, rinforza i caratteri identitari e sacralizza il territorio.
San Falco è uno dei pochi santi che a Palena continua ad essere festeggiato. Attualmente la sua festa, sia pur con rituali e connotazioni diverse, si celebra in due occasioni: il 13 gennaio in commemorazione della morte e nella domenica successiva al 15 agosto in memoria della traslazione delle reliquie. All’organizzazione provvede un comitato spontaneo presieduto dal parroco e costituito da persone di varia estrazione varia originarie del luogo. La festa ha antiche origini. Infatti, la sua prima notizia risale al 1291, quando il vescovo di Sulmona e Valva concesse 40 giorni di indulgenza a coloro che avessero visitato la chiesa palenese di Sant’Egidio in tempi prestabiliti, tra cui la festa di San Falco.
La notizia successiva risale al 2 giugno 1587 e riferisce che gli amministratori dell’Università di Palena chiesero al vescovo di Sulmona-Valva in visita pastorale di revocare la “proibizione di palii et soni nelle feste di S. M. della Neve et S. Falco” per avere maggiori entrate [13]. Inoltre nello stesso anno durante la festa, i fedeli corsero a piedi nudi su un tratto ghiaioso della montagna. Nel 1693, in coincidenza con la festa di San Falco, fu autorizzata l’organizzazione a Palena di una fiera di 4 giorni da tenersi dopo il 15 agosto [14].
Falcocchio ha scritto che la prima domenica dopo il 29 agosto si organizzava una solenne festa di San Falco per ricordare la traslazione delle sue reliquie [15]. Dopo l’Unità d’Italia, risulta che la festa aveva la durata di tre giorni e, oltre ad essere caratterizzata da solenni funzioni religiose, prevedeva diversi giochi e attrazioni popolari. Nella prima metà del XX secolo è documentato che alcuni contadini locali per la festa estiva offrivano il grano appena raccolto. Inoltre, come ha scritto Margadonna, in questo periodo, l’apertura della festa avveniva con l’incendio di fuochi artificiali e il giro della banda alle ore quattro della giornata di sabato. Per accrescere gli effetti spettacolari delle ricorrenze festive si lanciavano dei piccoli palloni aerostatici, si organizzavano vari giochi popolari tra cui la tombola, l’albero della cuccagna e la corsa con i sacchi [16]. Dopo il secondo conflitto mondiale, per diversi anni la festa non è stata celebrata. Il 16 agosto 1953, con l’avvenuta ricostruzione della chiesa e del paese è stata organizzata la prima grande processione di San Falco del dopoguerra. Dai racconti di alcune persone intervistate è emerso che sino agli anni 50 del secolo scorso, alla messa antimeridiana del giorno festivo partecipavano gli indemoniati provenienti da varie località. Su di essi, il parroco praticava vari riti esorcistici. L’odierna festa del 13 gennaio è caratterizzata da varie funzioni religiose, l’esposizione delle reliquie e se le condizioni meteorologiche lo permettono, anche dall’accensione di fuochi artificiali.
L’occasione festiva ha offerto ai palenesi la possibilità di elaborare un proverbio che afferma: “San Falche de Jennare / sagne e patáne” (San Falco di gennaio / lasagne e patate), a dimostrazione che la ricorrenza è accompagnata dal consumo di un pasto tipico delle tradizioni culinarie del luogo. La festa estiva, invece, rappresenta il clou delle celebrazioni in onore del Santo. Ora ha inizio la terza domenica del mese e ha la durata di tre giorni durante i quali si onorano e portano in processione anche le statue di San Nicolò di Forca Palena e Sant’Antonino. Durante questa festività il paese si anima: nelle sue strade sembra di avvertire odori e sensazioni diverse; la comunità palenese riacquisisce alcuni membri da tempo emigrati; amici e parenti si ritrovano per rinnovare i vincoli solidaristici; la luce elettrica torna a illuminare tante abitazioni abbandonate; al rituale festivo partecipano persone provenienti dai Comuni vicini. A San Falco sono molto legati gli emigranti locali poiché lo considerano un simbolo della loro identità territoriale. Per questo motivo, la festa estiva è un appuntamento da cogliere per far ritorno nel luogo d’origine.
Un altro tipico proverbio palenese lega anche la festa estiva di San Falco al consumo di pietanze tradizionali e a tal proposito afferma: “San Falche d’auste / maccáreune ‘nche l’euve e la cárne arrúste” (San Falco d’agosto / maccheroni con l’uovo e arrosto di carne). In genere le tre giornate di festività agostane sono caratterizzate da un ricco programma di eventi che generalmente prevedono: celebrazioni religiose (messe e processioni); spettacoli musicali con rinomate bande, orchestre e artisti vari; l’accensione di fuochi pirotecnici; l’allestimento di stand enogastronomici; l’organizzazione di giochi e attrazioni popolari. Inoltre durante i tre giorni festivi: si allestisce una cassa armonica per le esibizioni musicali in una piazza del paese; lungo le strade principali si accendono luminarie di vario tipo poiché la festa è luce e voglia di vivere sia durante il giorno che durante la notte; diversi venditori ambulanti provenienti dai paesi vicini vengono a Palena e propongono l’acquisto delle loro mercanzie ai festaioli presenti.
In un sito facebook un suo frequentatore ha pubblicato la seguente testimonianza della festa agostana del santo eremita:
«Arrivava la Festa di San Falco! Tutte le case si riempivano di persone; molti parenti tornavano dall’estero o da varie località italiane, (come del resto anche adesso). Io andavo a chiamare le mie amiche e le trovavo sempre in compagnia di tanti altri parenti. Tornavo a casa e dicevo a mia mamma: “Mamma, perché gli altri sono sempre in tanti e noi sempre in compagnia solo di noi stesse?”. Lei mi rispondeva: “Che ci vuoi fare? Il destino ha voluto così!” Ma io non ho mai creduto al destino. Siamo solo noi stessi i fautori e gli artefici del nostro destino. Poi, in quei giorni, che eravamo in festa, lo capivo dal mangiare un po’ più ricco ed elaborato. Non che fossi una grande “buongustaia” e neanche che mangiassi poi così tanto. Comunque apprezzavo molto gli sforzi di mia mamma rivolti a rendermi piacevole il tutto. Poi, per l’occasione, potevo acquistare una stoffa per un vestito nuovo. Questa volta non uno scampolo al mercato; ma qualche metro di stoffa “buona”. E poi questa volta non lo cucivo io ma un’amica di mia mamma. Il giorno della festa, la Domenica, c’era la Messa cantata a più voci, come a Natale e poi una grande Processione per le vie del paese. Sono ricordi indelebili…impressi, quasi tatuati nella memoria che si riaffacciano piacevolmente ed inevitabilmente ad ogni ripetersi e rinnovarsi della Festa».
Nel XX secolo, il programma festivo ha subìto dei mutamenti che riguardano essenzialmente la parte ricreativa serale, mentre hanno continuato ad essere rispettate senza modifiche le date con i giorni delle celebrazioni festive e l’ora di organizzazione della processione religiosa. Per quanto riguarda la ricreazione serale, si può essenzialmente dire che: sino al secondo conflitto mondiale, generalmente, si esibiva nella piazza del paese un rinomato complesso bandistico che proponeva l’ascolto di un repertorio di musica classica; a partire dagli anni ‘50-60, nel paese è iniziata l’esibizione serale anche di complessi e orchestre di musica leggera che hanno proposto rinomate canzoni diffuse dai programmi televisivi dell’epoca. A partire dagli anni 70, al fine di alimentare la spettacolarità dell’evento e il suo richiamo turistico, in varie occasioni sono stati invitati ad esibirsi alcuni famosi complessi e cantanti televisivi di musica leggera tra cui: Don Backy, Tony Dallara, I New Trolls, L’Equipe 84, Mal dei Primitives, Robertino, Bobby Solo e I Ricchi e Poveri.
Ora, nove giorni prima dell’inizio ufficiale delle festività attuali, si organizza una novena di preghiere e si effettua il rito “dell’intronizzazione” in cui solennemente il simulacro con il busto del santo e le reliquie si prelevano dai luoghi di continua conservazione e si espongono sull’altare maggiore della chiesa per tutta la durata del periodo festivo. Nella prima domenica dopo Ferragosto hanno inizio ufficialmente le festività e sono annunciate da un complesso bandistico che in mattinata gira per le vie principali del paese suonando canzoni e marcette popolari. Nel tardo pomeriggio si organizzano varie manifestazioni religiose. In serata di solito si assiste a un’esibizione di un’orchestra di musica leggera, qualche gruppo musicale o cantante di rinomato successo televisivo e popolare. Il giorno successivo generalmente la festa inizia con una funzione religiosa antimeridiana nella chiesa parrocchiale. In seguito, circa qualche ora prima di quella di pranzo, la banda si riunisce sulla cassa armonica e generalmente esegue brani di musica lirica e sinfonica. Nel tardo pomeriggio si organizza la processione con il busto argenteo di San Falco. In questo caso, di solito ai lati della statua si pongono due carabinieri in alta uniforme. Sino ad alcuni decenni fa, sul busto di San Falco si poneva un nastro di cotone sul quale i fedeli attaccavano le banconote mentre il corteo religioso sfilava.
La processione è caratterizzata da un’ampia partecipazione popolare, si snoda attraverso le strade principali del paese e ha una forte valenza identitaria poiché vi si partecipa oltre che per esprimere la propria devozione anche per esserci, mettersi in mostra e affermare in modo simbolico: io sono uno di voi, appartengo alla comunità palenese e condivido i valori e modelli culturali che la caratterizzano.
La processione è aperta da un chierichetto che porta un crocefisso ligneo. Seguono la banda, i fedeli, il parroco, i portatori con la statua del Santo e dietro di essa il sindaco con la fascia tricolore ed altre autorità. Lungo le strade che attraversa, altre persone assistono all’evento e tra queste c’è chi si fa il segno di croce e chi osserva in silenzio.
La serata del secondo giorno festivo è caratterizzata dall’esibizione di un importante complesso bandistico. La mattinata del terzo giorno festivo inizia con un nuovo giro della banda per le strade di Palena. Nel tardo pomeriggio si organizza la processione con le statue di Sant’Antonino e di San Nicolò da Coccia arricchita dalla presenza dei fedeli, la banda musicale e le autorità civili, militari e religiose. In passato durante il suo svolgimento c’era la consuetudine, ora abbandonata, di fermarla per il tempo necessario ad assistere all’incendio dei fuochi d’artificio presso il fiume Aventino. L’atto conclusivo delle manifestazioni festive, di solito è costituito dall’esibizione serale di un’orchestra di musica leggera.
Nel 2016 le manifestazioni festive sono state organizzate dal 20 al 22 agosto. In quest’occasione una messa è stata presieduta dal Vescovo della Diocesi di Sulmona-Valva, mentre il principale evento ricreativo è consistito nell’esibizione serale avvenuta il 20 agosto, di Emanuela Aureli, una nota attrice ed imitatrice televisiva. Nel 2020, a causa delle norme di sicurezza adottate per prevenire il contagio dal Covid-19, le feste si sono organizzate in forma molto ridotta.
Da diversi anni la festa di San Falco è inserita in un vasto programma di manifestazioni estive definito “Estate di Palena” che è curato dall’Amministrazione Comunale e da varie associazioni locali. Dagli inizi di luglio a metà settembre esso generalmente prevede: attività sportive, conferenze, feste religiose, marce ecologico-naturalistiche, presentazione di libri, proiezioni cinematografiche, realizzazione di mostre, sagre, spettacoli musicali, teatrali ed altro. In quest’ambito la festa di San Falco ha perso l’esclusiva di essere l’unica occasione festiva del mese in corso, a dimostrazione che si è ridotta anche la centralità della religione nella vita pubblica palenese.
Un altro evento palenese che trae ispirazione da San Falco è il gemellaggio storico-religioso con il Comune calabrese di Taverna (Cz) il cui avvio ufficiale è avvenuto nel 2001. In questo caso è iniziato un rapporto formale di collaborazione tra i due Comuni al fine di promuovere gli scambi culturali, favorire il turismo e la conoscenza reciproca. Il primo agosto del 2002, un gruppo di palenesi guidati dal parroco, le autorità comunali e i rappresentanti delle associazioni locali ha visitato il comune calabrese. Nell’occasione è stata donata alla comunità cristiana di Taverna una statua di San Falco identica all’originale in cui sono state poste alcune reliquie.
A Palena nel nome di San Falco sono stati organizzati anche alcuni convegni in cui si sono analizzate e discusse le vicende agiografiche del Santo e i legami tra le sue tradizioni e il territorio. Essi hanno costituito anche importanti spazi di confronto in cui sono stati riscoperti e riproposti alcuni fatti utili per promuovere il patrimonio culturale, rinforzare le conoscenze storiche e l’identità palenese.
Nel 2018 è stato organizzato un convegno dal titolo “San Falco e i sette fratelli, fra Calabria e Abruzzo” che ha visto la partecipazione di numerosi relatori. Il 22 agosto 2022, in occasione del 20° anniversario del rapporto di gemellaggio, presso il “Teatro Aventino” di Palena è stato organizzato un altro convegno dal titolo: “Un calabrese sulla Maiella: San Falco e l’eremitismo greco nell’Abruzzo altomedievale”. In questo caso c’è stata un’ampia partecipazione di pubblico e, sostanzialmente i relatori hanno discusso sullo stato delle attuali conoscenze riguardanti la venuta in Abruzzo e lo stile di vita di San Falco e gli altri monaci basiliani.
Da alcuni anni le notizie su San Falco e le immagini della sua festa sono messe in rete su You Tube, vari siti privati facebook di singoli individui e altri pubblici con molto seguito d’iscritti tra cui quelli denominati La Majella Orientale, Palena Bene Comune, Pro Loco di Palena, Sei di Palena se.., Comune di Palena e Palena CH Promozione Turismo. Questi siti nel complesso annoverano un numero d’iscritti e follower che a fine marzo del 2026 era compreso tra il valore minimo di 1223 e quello massimo di 3320. In tutti i casi tale numero è superiore al totale degli abitanti di Palena, a dimostrazione che gli adepti probabilmente sono costituiti oltre che dai nativi e residenti, anche da soggetti di altri Comuni, semplici curiosi, individui interessati a vicende etnografiche ed altro.
Tali siti in generale mantengono vivi i meccanismi identitari e i campanilismi che legano gli uomini alla propria terra d’origine nonostante si rompa l’isolamento geografico che nella vita reale li presiede. Inoltre essi estendono le relazioni individuali; pubblicano i dati di discussioni aperte, filmati, riassunti di saggi, immagini di personaggi, fatti ed eventi locali (feste civili e religiose, convegni, nascite, matrimoni, lutti, interventi pubblici, etc.); creano comunità virtuali che mantengono viva la cultura locale e particolari meccanismi identitari basati sulla nostalgia, la condivisone di ricordi, le conoscenze reciproche e le tradizioni. Gli emigranti che visionano le immagini e i filmati rinnovano i ricordi personali, rinsaldano le radici e si tengono informati sulle principali vicende della loro terra d’origine. I dialoghi in tempi reali e a distanza tra i frequentatori e la partecipazione sentimentale a quanto si pubblica contribuisce alla diffusione di un nuovo modo di sentire e vivere l’appartenenza comunitaria.
In questi ambiti informatici, inoltre, si ha anche la delocalizzazione di vari eventi legati alla vita sociale di Palena che con la sua cultura entra a far parte del villaggio globale facilmente esplorabile, senza barriere fisiche, confini predefiniti e con tantissimi “rioni” che conservano i tratti delle proprie specificità. Questi fatti dimostrano che la globalizzazione culturale agisce in due direzioni apparentemente contrapposte: da un lato facilita l’instaurarsi di legami che superano i confini fisici e dall’altro crea anche steccati virtuali che riaffermano le radici culturali e i valori condivisi delle piccole comunità. A sua volta con l’immissione in rete, la festa di San Falco acquisisce maggiore linfa, è più seguita, diventa un simbolo di una memoria condivisa, un prodotto del folklore cibernetico che non muore dopo la sua conclusione ed è visualizzabile in qualsiasi momento.
Considerazioni conclusive
A San Falco sono dedicati inni religiosi, leggende, una chiesa, il patronato di Palena, una statua, preghiere, santini, due feste religiose, una contrada, convegni e gemellaggi. Questi fatti dimostrano che per Palena il santo eremita è un importantissimo emblema religioso, immateriale, d’identità territoriale e di vita attiva che promuove il paese ed alimenta l’etica della restanza, una dimensione esistenziale definita da Teti (2004, 2011, 2022) nei suoi studi sui comuni calabresi spopolati dall’emigrazione. In particolare alla restanza si attribuisce il significato di un atteggiamento attivo che contraddistingue chi non lascia il luogo nativo, lo prende in custodia, si fa carico d’iniziative utili a dargli un nuovo volto e lo rende più vivibile [17].
Il legame profondo tra la comunità di Palena e San Falco si esprime in modo più significativo con l’omonima festa a cui si possono attribuire le seguenti caratteristiche e funzioni generali: è un’espressione di fede popolare in cui gli aspetti religiosi si mescolano ai desideri di chi vuole esprimere la gioia di vivere, la volontà di evadere momentaneamente e superare le angustie quotidiane; è un momento di forte coesione sociale; è un tassello del calendario celebrativo locale che la comunità ha elaborato e fatto proprio; la sua organizzazione è caratterizzata dall’associazionismo e dal volontariato che portano a riscoprire il territorio, riaffermare piccole leadership locali e ristabilire o consolidare le relazioni interpersonali.
All’evento festivo di San Falco sono applicabili anche le seguenti riflessioni di Buttitta, secondo il quale in generale “la festa” rappresenta:
«Uno strumento d’equilibrio sociale, di riconferma di spazi e pertinenze individuali, di autorappresentazione e riaffermazione comunitaria, una marcatura di momenti critici, un fatto di sovversione e a un tempo di riproposizione di rapporti e di gerarchie, una metafora del quotidiano agire, una valvola di sfogo a desideri inespressi e altrimenti inesprimibili» [18].
In passato, quando la comunità locale era più numerosa e in maggioranza era addetta all’agricoltura e all’allevamento, la festa di San Falco si collocava in un momento del ciclo agrario in cui si era concluso il raccolto estivo e avveniva il distacco momentaneo da una quotidianità di pesante lavoro. In questo caso le donazioni di grano che facevano i contadini si possono considerare un atto di simbolico ringraziamento al Santo per la bontà dell’avvenuto raccolto e propiziatorio di buoni auspici per quelli futuri. Ora la festa s’ingloba nei riti feriali di conclusione del ciclo produttivo dell’industria e dei servizi in cui ci si riposa per recuperare le energie e prepararsi a un nuovo anno di lavoro. In questa nuova dimensione, essa conserva i caratteri di momentanea evasione dai ritmi della quotidianità; continua ad essere organizzata per motivi turistici, religiosi e di rispetto della memoria storica locale, nonostante l’inserimento nel calendario celebrativo di altri eventi e lo spopolamento a cui il Comune è andato incontro. La sua diffusione in rete contribuisce alla patrimonializzazione e quindi a valorizzarla, trasformandola in una pregnante risorsa culturale e identitaria del luogo. La partecipazione ufficiale degli amministratori comunali alla processione e l’inserimento della festa nel programma della “Estate di Palena”, invece dimostrano che la stessa è un elemento utile per la costruzione del consenso politico-elettorale.
Dialoghi Mediterranei, n. 80, luglio 2026
[*] Ringraziamenti
Per le informazioni fornite si ringraziano Mario Amorosi, Luciano Di Fiore, Rita Ferrara, Pedro Sciarra e Gerardo Vittoria.
Note
[1] La denominazione Coste di San Falco dimostra che a Palena, il santo eremita è anche un elemento di connotazione toponomastica.
[2] Vittoria G., Aia falchetta, Majel, Alessandria, 2000: 189.
[3] Federici V., Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni, Istituto storico italiano per il Medio Evo, vol. II, Roma,1929: 105.
[4] Celidonio G., La diocesi di Valva e Sulmona, voll. I-II, N. De Arcangelis ed., Casalbordino (Ch) 1909-1910: 52. .
[5] Sella P., Rationes Decimarum Italiae: Aprutium Molisium. Edizioni della Biblioteca Apostolica Vaticana, Città del Vaticano, 1936: 81.
[6] Falcocchio C., Compendio della vita e miracoli del glorioso San Falco Eremita, Napoli, 1847: 14-15.
[7] ivi: 16.
[8] ivi: 17.
[9] Traduzione: O Falco, Padre amorosissimo / che splendi per gran meriti / e le celesti grazie / sopra di noi fai piovere. / Virtù contro i Demoni / hanno le tue reliquie. / E restano gli energumeni / davanti ad esse liberi. / Dicano ognora, e cantino / tue lodi senza numero, Palena, la Calabria / e tutto l’umano genere. Una preghiera anch’essa sul retro di un santino è composta dai seguenti passi: “O glorioso San Falco nostro celeste patrono. Tu hai rinunciato a tutti i tuoi averi, al tumulto del mondo e imitando il Maestro, amante del silenzio, ti sei ritirato nella solitudine della nostra Majella per servire il Signore con la preghiera, la lode, il sacrificio, la lotta contro Satana, la carità spirituale verso una moltitudine che a te continuamente faceva ricorso. Noi ti glorifichiamo e ti chiediamo d’insegnarci a non anteporre nulla e nessuno al Signore, a coltivare la preghiera e la vita interiore, ad avere il nome di Gesù sulle labbra, a non stancarci nella lotta quotidiana contro il Maligno, ad essere uniti alla Chiesa e ai suoi pastori, ad amarci vicendevolmente come Cristo ci ha amati. Per Cristo nostro Signore. Amen”.
[10] Falcocchio C., op. cit: 27-28.
[11] Rossi A., Le feste dei poveri, Laterza, Bari, 1969: 102-103.
[12] Niola M., I santi patroni, Il Mulino, Bologna, 2007: 147.
[13] Como M., Palena nel corso dei secoli, Tip. La Moderna, Sulmona, 1977: 285.
[14] Falcocchio C., op. cit: 47.
[15] ivi: 18.
[16] Margadonna E. M., “Ore d’Abruzzo”, Il Secolo XX, n. 30 Rizzoli & C., Milano, 1931: 22-23.
[17] Galati M.T., “La Restanza. Intervista all’antropologo Vito Teti”, Conquiste del Lavoro, 25 maggio 2012.
[18] Buttitta I., Feste d’estate, Nuove effemeridi. Rassegna trimestrale di cultura n. 30, 1997: 63.
Riferimenti bibliografici
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Del Re G., Descrizione topografica fisica economica politica de’ Reali Dominj al qua del Faro nel Regno delle Due Sicilie con cenni storici fin da’ tempi avanti il dominio de’ Romani, Tomo II, Tip. Dentro la Pietà de’ Turchini, Napoli, 1835.
Di Giovanni M., Kora. Storia linguistica della Provincia di Chieti, Vecchio Faggio Ed, Chieti, 1989.
ISTAT (a cura), Catasto Agrario 1929 VIII. Compartimento degli Abruzzi e Molise, Provincia di Chieti, fasc.64, Istituto Poligrafico dello Stato, Roma, 1935.
Marafioti G., Croniche et antichità di Calabria, Cosenza, 1601.
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Pezzetta A., “San Falco di Palena”, Radici Cristiane n. 158, 2020a: 56-60.
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Sgarbossa M., I santi e i beati della Chiesa d’Occidente e d’Oriente, 2ª ed., Milano, Edizioni Paoline, 2000.
Teti, V., Il senso dei luoghi. Memoria e storia dei paesi abbandonati, Donzelli, Roma, 2004.
Teti, V., Pietre di pane. Un’antropologia del restare, Quotibet, Macerata, 2011.
Teti, V., La restanza, Einaudi, Torino, 2022.
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Amelio Pezzetta, laureato in filosofia all’Università di Trieste, è insegnante di Scuola Media in quiescenza. I suoi interessi principali sono la storia locale e le tradizioni popolari dei Comuni della Valle dell’Aventino (Prov. di Chieti, Abruzzo). Ha collaborato con varie riviste del settore tra cui: Aequa, Dada, L’Universo, Palaver, Rivista di Etnografia, Rivista Abruzzese, Utriculus e Valle del Sagittari.
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