SOMMARIO N. 57

Riace, Festa dei SS. Cosma e Damiano, 1998 (ph. Melo Minnella)

Riace, Festa dei SS. Cosma e Damiano, 1998 (ph. Melo Minnella)

PRIMO PIANO

EDITORIALE; Linda Armano, Territorio e significati per gli indigeni dei Northwest Territories. Un esempio di ecosistema integrato; Letizia Bindi, Oleg sulla tavola del vernissage. Nuove collezioni, mercato delle culture e sistemi esperti nella ri-progettazione culturale del MUCIV; Antonello Ciccozzi, Place shaming”, razzismo territoriale, razzismo geografico; Fabio Dei, I turbamenti del giovane Pietro. Per gli 80 anni del professor Clemente; Continua a leggere

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EDITORIALE

16 agosto 2022 (ph. Mattia Montes)

16 agosto 2022 (ph. Mattia Montes)

L’incedere dell’autunno – nei versi del Poeta – «già lo sentimmo venire/ nel vento di agosto/ nelle piogge di settembre/ torrenziali e piangenti/ e un brivido percorse la terra/ che ora, nuda e triste,/ accoglie un sole smarrito». La metafora in poesia rischia di inverarsi nella angosciosa realtà di un presente prossimo venturo. La Terra “nuda e triste” è desertificata dalla siccità, incenerita dagli incendi, minacciata dai ghiacciai che si sciolgono, affaticata da un surriscaldamento climatico che non è più un’astrazione scientifica né la retorica di un monito ma un’apocalittica evidenza empirica. Il brivido che la percorre spoglia i greti dei fiumi riarsi, scatena la furia impazzita dei venti, scuote rovinosamente il già fragile equilibrio dell’ecosistema che il furore distruttivo dell’antropocentrismo ha via via consumato e logorato.  Continua a leggere

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Territorio e significati per gli indigeni dei Northwest Territories. Un esempio di ecosistema integrato

 

 Northwest Territories, cacciatore Inuit

Northwest Territories, cacciatore Inuit

di Linda Armano

«Northwest Territories, north western Canada. Setting off from Kelowna, where I worked at the University of British Columbia for more than a year and driving northwards along Highway 97 in British Columbia, I pass through the region of Alberta and traverse vast expanses of the forest before joining Highway 7 to then cross the border into the Northwest Territories. One of the first towns I meet in the southeastern part of the region is Fort Smith, which in the Chipewyan language is called Thebacha, meaning “beside the rapids”. Indeed, there are numerous waterfalls along the Slave River here. Within this territory lies Wood Buffalo National Park, a natural park larger than Switzerland and famous for being the home of the wood buffalo after which it is named, a species of bison currently considered endangered. Continua a leggere

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Oleg sulla tavola del vernissage. Nuove collezioni, mercato delle culture e sistemi esperti nella ri-progettazione culturale del MUCIV

  

Roma, Museo della civiltà

Roma, Museo delle civiltà

di Letizia Bindi 

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Tra la fine di luglio e i primi giorni di agosto 2022, il Museo delle Civiltà, ha presentato, dando all’evento un considerevole riverbero mediatico, il nuovo programma di attività e la linea espositiva impressa dal Direttore, Andrea Viliani, alla presenza e con l’espressione di vivo apprezzamento del Direttore Generale Musei, Massimo Osanna. Continua a leggere

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“Place shaming”, razzismo territoriale, razzismo geografico

 

Massa Lubrense,

Massa Lubrense, Istituto Alberghiero

di Antonello Ciccozzi 

Scrivo queste righe prendendo spunto da una recente boutade giornalistica assurta per qualche giorno a vicenda di rilevanza nazionale, che mi ha suggerito uno spazio di riflessione su un concetto che definirei in termini di “place shaming”, ovvero di razzismo territoriale o geografico. Nel talk show “In onda” (dell’emittente La7) del 20 luglio 2022 la conduttrice della trasmissione ha elogiato il rifiuto politico del premier dimissionario Mario Draghi, che non ha votato la fiducia al suo stesso governo, come «una grande lezione» impartita con «il tono di uno che, titolare di cattedra ad Harvard, è stato incaricato di una supplenza all’alberghiero di Massa Lubrense» [1]. La giornalista ha ripetuto questa formula nel corso della trasmissione e l’ha ribadita il giorno successivo nel suo blog su “La Repubblica” [2]. Continua a leggere

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I turbamenti del giovane Pietro. Per gli 80 anni del professor Clemente

Pietro Clemente

Pietro Clemente

di Fabio Dei 

Il 28 giugno si è tenuta a Siena una giornata di incontro tra numerosi colleghi, allievi ed amici di Pietro Clemente, in occasione del suo ottantesimo compleanno. Si è trattato di un incontro di festeggiamento, ma anche di discussione scientifica: in particolare, gli interventi sono stati organizzati attorno a tre diverse fasi del lavoro di ricerca e di insegnamento di Pietro, più o meno coincidenti con le tre Università di cui ha fatto parte: Siena, Roma “Sapienza” e Firenze. A Siena ha operato il Clemente “demologo”, erede della tradizione di Gramsci e Cirese, politicamente impegnato, studioso della mezzadria e di molte forme della cultura popolare tradizionale; a Roma studenti e colleghi hanno conosciuto un antropologo “postmoderno” – percorso da turbamenti epistemologici, attento ai dibattiti sulla crisi della ragione e sull’incerto statuto delle discipline sociali, attratto da forme sperimentali, letterarie e poetiche di rappresentazione etnografica; a Firenze, infine, ha prevalso l’attenzione per la museografia antropologica, per il tema dei beni culturali e per la fondazione di una moderna antropologia del patrimonio.   Continua a leggere

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Può dirsi “sacra” l’arte cristiana?

 

Grunewald, Crocifissione, Doppia tavola di-Tauberbischofsheim, 1512

Grunewald, Crocifissione, Doppia tavola di-Tauberbischofsheim, 1512

di Leo Di Simone 

Religione, rito e arte sono nati insieme e un elemento religioso o metafisico è tuttora presente in ogni forma artistica, sottile filo rosso di affastellante simbolicità. L’arte, minimalista per quanto si voglia, non è mai, semplicisticamente, mero progetto o gratuita composizione; è sempre rito che rimette ordine nella realtà, strategia apollinea che tenta di dominare lo ctonio della natura physis, l’imponderabilità del metafisico così come erano avvertiti, per esempio, dalla religione greca preolimpica e poi sintetizzati nel termine, ormai banalizzato, dionisiaco: la realtà da cui Apollo rifugge, l’oscuro e lento lavorìo delle forze della natura avvertite come caos congiuntamente a ciò che misteriosamente le origina. È sempre il rito che rimette ordine nella realtà, poiché tale è la sua natura significata dalla pregnanza del suo stesso etimo sanscrito ṛtá: ordine, misura, scansione, numero…; per cui ritmo, aritmetica, logaritmo, musica, danza, rito come amalgama simbolico di suono, parola, immagine. Continua a leggere

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Mar Nero, dalla Protostoria alla colonizzazione greca e agli Sciti nelle pianure dell’Ucraina di l’altro ieri

Mar Nero, da Google Earth elaborata dall’autore

Mar Nero, da Google Earth elaborata dall’autore

di Bruno Genito

 Introduzione

Come è noto, si parla, oggi, molto di Ucraina e della guerra iniziata dalla Federazione della Repubblica Russa lo scorso 24 febbraio 2022. Se ne parla, a livello di comunicazione giornalistica e radio-televisiva, però, spesso, a sproposito, e su una linea interpretativa per la quale ci si deve schierare o da una parte o dall’altra. Sembrano tornati, purtroppo i tempi della cosiddetta cortina di ferro, o per dire meglio, di quell’immobilismo ideologico di una Italia, già medievale, dal quale non sembra proprio che ci siamo mai veramente liberati. Continua a leggere

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La valutazione interna dei demo-etno-antropologi tra corporativismi e forze centrifughe

copia-di-loandina-intersezioni-unisa-copiadi Lia Giancristofaro

Il presente documento propone un pensiero critico e costruttivo sulla valutazione ASN dei (e tra i) demo-etno-antropologi, ed è tratto dalla relazione che ho presentato nell’incontro Intersezioni. Primo forum dell’antropologia italiana (13-15 luglio 2022, Fisciano, Salerno). L’elaborazione delle relazioni è stata condotta sulla base di analisi qualitative e quantitative e in modo concertato (su delega del Direttivo di SIMBDEA, ho lavorato col tavolo interassociativo “Ricerca, etica e valutazione”).   Continua a leggere

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Dis-astrologie belliche nella Russia del 2022

Kostantin Daragan

Kostantin Daragan, astrologo

di Giovanni Gugg 

Il disordine negli astri

Gli esseri umani volgono lo sguardo al cielo da tempi remotissimi; l’esistenza di osservazioni dei cicli astronomici e dei mutamenti stagionali, nonché di riti celebrati in corrispondenza delle principali fasi del ciclo delle stagioni è piuttosto probabile per quanto riguarda il Paleolitico ed è indiscutibile nel Neolitico, èra a cui risalgono diversi monumenti di pietra che venivano utilizzati regolarmente in determinati periodi dell’anno (Pettinato, 1998). D’altronde, la regolarità astronomica ha permesso di immaginare che l’esistente fosse preordinato e che ogni esistenza avesse una sorte: è una forma di rassicurazione, ma anche un’aspirazione di controllo, essendo sia una necessità che un’ambizione. Continua a leggere

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“In Abortion We Mistrust”. Tre interpretazioni della sentenza Dobbs v. Jackson nel complottismo americano

Norma McCorvey (Jane Roe) e la sua avvocata Gloria Allred dopo la sentenza Roe v. Wade

Norma McCorvey (Jane Roe) e la sua avvocata Gloria Allred dopo la sentenza Roe v. Wade

di Nicola Martellozzo 

Vite contestate, vite sostituite 

It is so ordered. Con queste quattro parole è stato siglato l’esito del contenzioso Dobbs v. Jackson Woman Health Organization, quattro parole che aprono una revisione delle leggi sull’aborto in tutti gli Stati Uniti. La decisione della Corte Suprema annulla di fatto la sentenza Roe v. Wade, emessa dalla stessa istituzione statunitense nel 1973. Ancora prima della sua ufficialità, l’opinione pubblica americana si è profondamente divisa sul tema, con un coinvolgimento che è difficile comprendere senza conoscere l’eccezionalità e la storia di quella sentenza. Continua a leggere

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A Ballarò. Saggio di foto-antropologia dialogica

 

Incominciare (ph. Stefano Montes)

Incominciare (ph. Mattia Montes)

di Stefano Montes 

Io lo guardo distrattamente, mentre lui direttamente: negli occhi. Io guardo di traverso, lui diritto. È come se ognuno di noi fosse la cornice dello sguardo dell’altro. E non è una novità, per me, al mercato, a Ballarò: ci si muove in un costante divenire di incorniciamenti della realtà, degli oggetti, degli sguardi altrui e, persino, dei corpi. Lui è il fruttivendolo del mercato: uno dei tanti. È all’angolo e mi guarda. Mi aggancia con gli occhi. Cerca di farlo. Mi dice con voce ferma, tuttavia non gridata, non abbanniata: Muluni ruci, bellu ruci. Tu rugnu! (Anguria dolce, molto dolce. Te la do!). Continua a leggere

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È ora di andare (via dall’antropologia culturale come l’abbiamo praticata)

 

schermata-2022-06-06-alle-14-27-01di Pietro Vereni [*]

Ho partecipato all’incontro per la presentazione del volume curato da Fabiana Dimpflmeier e Matteo Aria (2022) in onore di Alberto Sobrero con il senso del dovere di chi ha un debito. Avevo infatti promesso che avrei contribuito a quel volume con una mia lettura sul “Sobrero polanyiano” (2012) ma per diversi motivi ho prima dilazionato e poi interrotto quel progetto di scrittura. Mi è sembrato dunque doveroso pagare il mio debito intellettuale con una riflessione che cerca di recuperare Alberto dentro le cose che faccio e, più in generale, che fa l’antropologia. Continua a leggere

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Turismo e populismo culturale. Il caso dell’Opera lirica

 

Roma, Terme di Caracalla, Aida, 2020

Roma, Terme di Caracalla, Aida, 2020

di Aldo Aledda 

Due giovani romani, cui diamo i nomi immaginari di Massimo e Carlo, ma protagonisti di una vicenda vera, decidono di trascorrere una gradevole notte romana di un anno fa ad arricchire il proprio bagaglio culturale recandosi alle Terme di Caracalla ad assistere a una rappresentazione dell’Aida. Al termine del primo atto, nella buvette del teatro Massimo è colto esternare all’amico un auspicio: «Speriamo che adesso “diano” Va pensiero?». Continua a leggere

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Periplo intorno a Lemno e ai suoi moniti. Divagazioni

 

Abbeville Lemno

Abbeville Lemno

di Franca Bellucci 

Anni, questi, che sembrano una faglia nel tempo: nella linea che disegnavamo progressiva nel tempo. Pure, irrompe la partecipazione, dopo la sosta imposta dalla pandemia: si dispone di strumenti più efficaci, ci si esprime con gli stili più vari. Un circuito, tuttavia che appare disuguale, febbrile, tra slanci soste innovazioni. Io pure so di essere parte del circuito disuguale, nel momento in cui osservo e appunto le coincidenze delle notizie. Continua a leggere

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Il mare e la morte nell’opera di Stefano D’Arrigo

 

2560223382911_0_0_424_0_75di Alberto Giovanni Biuso 

Il mare, la morte

Dentro le spire dello spazio e i gorghi del tempo; dentro una lingua antica, espressionistica e lontana, «quell’isola macerata e persa, la Sicilia» [1] ha generato lungo i secoli eventi, parole e umani sorridenti e solitari. Alla fine ha generato il mare, ha generato la morte. La morte e il mare che sono la stessa cosa, il secondo rende visibile la prima.

Alla fine la Sicilia ha generato l’Orca di Stefano D’Arrigo, emblema fisico e materico dell’essenza del vivente, che è appunto il morire, il quale comincia sin dal primo istante dello stare al mondo. «L’ora della loro nascita è l’ora della loro morte» [2]; «La morte è un modo di essere che intrama l’Esserci da quando c’è» [3]. Continua a leggere

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Filologia applicata all’esistenza

9788830105980_0_536_0_75di Sebastiano Burgaretta 

Torna in Sicilia pochi mesi dopo l’indagine sulla morte della parrucchiera Nunziatina Bellofiore, torna nella sua Pizzuta la filologa Rosa Lentini, a indagare, insieme con la madre, Evelina Cancemi, sul caso complicato di due delitti commessi quasi cinquant’anni fa, nel 1974, e sui quali gli organi competenti al tempo non erano riusciti a fare luce, lasciando impuniti i responsabili dei due crimini e soprattutto senza giustizia le vittime e i loro familiari. Ed è il ristabilimento della giustizia, la riparazione di un duplice e forse triplice, se non di più, torto rimasto impunito che preme e sta a cuore a Rosa Lentini. Torna, perché sollecitamente chiamata dal compare, ex comandante, Ciccio Drago, il quale le ha annunciato che è venuto in possesso di tre lettere riguardanti quei delitti caduti nel dimenticatoio della giustizia di Stato; lettere che sono, secondo lui, degne di considerazione e di attente ricerche, allo scopo di far luce su quei delitti. Continua a leggere

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Pompeo Colajanni: da Partigiano a Sottosegretario alla Guerra

 

Pompeo Colajanni parlamentare

Pompeo Colajanni, parlamentare regionale

di Francesco Butticè 

Per chi volesse oggi condurre uno studio sulla figura del partigiano leggendario Pompeo Colajanni, non può che prendere in esame i documenti raccolti all’interno del Fondo Pompeo Colajanni, custodito presso l’Istituto Gramsci Siciliano di Palermo. Il Fondo Colajanni contiene 183 buste, e rispecchia la vulcanicità del personaggio, che durante la sua lunga vita condusse innumerevoli battaglie per il popolo siciliano, diventando così una delle icone più rappresentative del PCI isolano.

I documenti contenuti nel Fondo, attraversano le tre fasi della vita politica di Pompeo Colajanni: Cospiratore e Partigiano, Politico Nazionale e Regionale, Dirigente e membro dell’A.N.P.I. Continua a leggere

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Frammenti di memorie, figure e scritture

i__id13224_mw600__1xdi Antonino Cangemi 

A che serve scrivere? A tante cose e abbastanza diverse tra loro. Lo studente, tramite la scrittura, appunta i rudimenti del sapere per apprenderli; il romanziere trasfigura la realtà raccontandola infedelmente; il poeta penetra nell’anima rincorrendo parole che rapiscono l’“attimo fuggente”; il burocrate, su input del politico, rende opaca e ingannevole la comunicazione con gli interlocutori cui dovrebbe prestare servizio; lo studioso svela e approfondisce la conoscenza. E si potrebbero fare moltissimi altri esempi.  Continua a leggere

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L’equilibrio della parola. In ricordo di Luca Serianni (1947-2022)

 

Luca Serianni

Luca Serianni

 di Marina Castiglione

Quando si parla di Maestri, questi si contano sulle dita di una mano. Risulta difficile concepire, per il mondo dell’Università e della scuola, un inizio imminente d’anno scolastico senza Luca Serianni, perché è come ripartire con un dito in meno: l’indice che controlla l’equilibrio della penna. Continua a leggere

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Donne e mafia. Per una griglia interpretativa

 

DONNE e MAFIAdi Augusto Cavadi

Ancora recentemente una delle più attente studiose del fenomeno mafioso, anche riguardo alla presenza femminile al suo interno, notava che la “congerie” di libri dedicati a questa particolare tematica abbonda di «testi interessanti, frammentari o ideologici; spesso incapaci di darti quel necessario sguardo d’insieme, di cogliere il nocciolo della questione che ancora ci chiama in causa» [1].  Continua a leggere

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Progetto di vita e diritto al futuro

foto-copertinadi Vincenzo Maria Corseri e Valentina Richichi

Ma in mezzo sta la virtù, dice Orazio, non la verità. Altrimenti sarebbe risolto il problema. La verità, per quanto riguarda gli uomini, è sempre diversa.

Giuseppe Pontiggia, Nati due volte 

Introduzione 

L’espressione “progetto di vita” è immediatamente riconducibile alla dimensione del futuro. Un futuro progettato, per l’appunto, ragionato, infine – e tale è la cifra ultima della progettualità – “sperato”. La dimensione della speranza è infatti il dispositivo al quale gli esseri umani ricorrono ogni qualvolta frequentino l’ambito del futuro. Continua a leggere

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Le “Macchine Sceniche” di Matthias Stom in Sicilia

 

Matthias Stom - Miracolo di Sant'Isidoro Agricola Olio su tela - 347 x 253 cm -  Duomo di San Giorgio Martire - Caccamo (Palermo),

Matthias Stom, Miracolo di Sant’Isidoro Agricola, olio su tela,  Duomo di San Giorgio Martire, Caccamo (Palermo)

di Salvatore Denaro

Ancora oggi ravvisiamo lacune nei confronti del pittore Matthias Stom, nato ad Amersfoort, coinvolto dal fenomeno della pittura caravaggesca, che ha viaggiato per l’Italia dopo un apprendistato nella bottega di Gerrit Van Honthorst nella sua terra natia [1]. Attestato a Roma, intorno ai primi anni del 1630, poi a Napoli fino alla fine del terzo decennio del XVII secolo, l’artista concluse la sua attività in Sicilia (anche quest’ultima ipotesi non del tutto documentata).

Cosa lo spinse in Sicilia (un documento attesta il battesimo di un figlio nel 1640 a Palermo, in Mazzola, 1997: 70) tutt’oggi non è dato saperlo, forse era in cerca di una committenza che fosse ancora attratta dal fenomeno caravaggesco [2]: Roberto Longhi lo definisce un «romantico del vecchio movimento» (Longhi, 1973: 7). Continua a leggere

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Zarzis o della rinascita artistica

Zarzis, di Anis

Zarzis, di Anis Chelbi

di Meriem Dhouib 

La maggior parte degli italiani conoscono della Tunisia essenzialmente Hammamet e l’isola di Djerba, vere e proprie destinazioni turistiche. Zarzis, ad esempio è poco nota, città di più o meno 73 mila abitanti, situata sulla costa sud-est della Tunisia a 560 chilometri dalla capitale Tunisi. Anticamente Gergis dall’era punica. Tutto porta a dire che i fenici scelsero città di questa costa fino all’attuale Misurata in Libia per facilitare gli scambi commerciali. Zarzis fu in seguito romana, bizantina, araba, come la sorte di tutti questi centri costieri che hanno sempre accolto e assorbito positivamente le civiltà.

Purtroppo è molto nota dal 2011 per il fenomeno tragico dell’emigrazione. Quest’oasi marittima, dove si confondono le palme con le sfumature dell’azzurro celestiale del mare e l’aridità della sua terra per la siccità e l’influenza del deserto, Zarzis soffre di disoccupazione e di fenomeni sociali come l’emigrazione clandestina. Continua a leggere

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Dopo il Covid. Ripensare la vita e accettare la morte

coverdi Sarah Dierna

È giunto il momento di tornare a pensare il nostro tempo, questo, come suggerisce Hegel, è infatti uno dei compiti della filosofia.  Ripensare il nostro tempo, per come esso è stato e per come in parte è ancora, significa prima di tutto comprendere noi stessi in esso, cogliere le ragioni più profonde e vere del nostro agire e del nostro pensare senza più arrestarci sulla soglia: quella che ci fa discutere delle politiche e delle poetiche che hanno investito le esistenze individuali e collettive di ciascuno di noi; quella che si risolve in ingenui dualismi tra bene e male, giusto e sbagliato, salute e malattia, vita e morte. Prospettive – tanto l’una quanto l’altra – ormai troppo parziali e riduttive per potere essere accettate. Continua a leggere

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In memoria di Dante Priore (1928-2022)

Dante Priore (Archivio Gala)

Dante Priore (Archivio Pino Gala)

 

di Mariano Fresta

In occasione della recensione che la rivista «Lares» avrebbe dedicato a tutta la sua opera di etnografo e di demologo, svolta per più di un trentennio nei territori del Valdarno aretino, Dante Priore mi rilasciò nel 2001 un’ampia intervista in cui, più che dei risultati della sua ricerca, si parlò a lungo della sua formazione culturale e della sua attività di ricercatore e dei suoi rapporti col territorio e con gli enti amministrativi di quelle comunità [1].

Era nato nel Molise, a Montenero di Bisaccia, la madre era maestra e il padre segretario comunale; nel 1947 la famiglia tutta si trasferì a Terranuova Bracciolini, a seguito del capofamiglia divenuto segretario comunale in quella cittadina. E fu proprio qui che Priore scoprì il mondo popolare; così lo racconta nell’intervista:  Continua a leggere

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Parola. Superficie, suoni

 

Orfeo Tamburi, Blaise Cendrars, Villefranche sur Mer, 1948.

Orfeo Tamburi, Blaise Cendrars, Villefranche sur Mer, 1948.

di Aldo Gerbino 

I have Dutch, nigger, and English in me,/and either I’m nobody, or Im a nation. Ho in me dell’olandese, del negro, e dell’inglese, sono nessuno o sono una nazione [Derek Walcott (1930-2017), da La Goletta Flight].                                                                              

Se c’è una superficie della terra, c’è una superficie della parola. Tale visione rizomatica non è certo meno pregnante e indicativa della profondità che sostiene terra e parola. Intercettare questo punto di vista è sentir «correre un brivido sulla carta geografica», un’imprevedibile carezza – così racconta il poeta Blaise Cendrars in una sua poesia del 1914, “Bombay express” (nella traduzione di Luciano Erba), – e aiuta a disegnare la dimensione orizzontale della conoscenza. L’immagine stessa di Cendrars, segnata dalla partitura grafica del pittore Orfeo Tamburi (per altro traduttore di Cendrars con La Transiberiana, pubblicata ad Ancona nel 1968), restituisce il poeta svizzero nella sua distesa corporeità, in quel suo essere viaggiatore anche dentro la pagina scritta. Continua a leggere

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Upupa, sommacco e altre memorie

                                                    

Selinunte al crepuscolo (ph. Nino Giaramidaro)

Selinunte al crepuscolo (ph. Nino Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro 

Dopo il saluto rivolto alle tribune si giravano verso l’altra metà del campo, schierati lungo il diametro del cerchio di centro campo. Un saluto quasi sull’attenti. La partita cominciava con il centravanti che passava il pallone ad una mezz’ala perché iniziasse l’attacco verso la porta avversaria. 1950, prima non ricordo molto bene. Qualche nome: Correnti Calafiore Riccobono Schillaci – forse trisavolo di Totò – e Volk Tarantino, in trionfo per un rigore parato, Ettore Saffiotti, Francolino “Barracchedda” portiere, Pregaz che segnava dal calcio d’angolo, Sergio Vergazzola ex giocatore di serie superiori, un ginocchio in disordine, allenatore e giocatore quando le cose si mettevano male. Continua a leggere

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La canicola, ovvero della seduzione

Macrobio, Interpretatio somnium, Venezia 1521

Macrobio, In somnium Sciopinis Venezia 1513

di Luigi Lombardo 

Le ultime e devastanti ondate di calore che hanno colpito l’Italia del Nord, toccando perfino le terre del freddo Nord Europa, hanno rimesso in campo la diatriba sul riscaldamento climatico, sul pericolo sempre più forte di una desertificazione progressiva di ampie aree temperate dell’Europa. Noi Siciliani guardiamo e ricordiamo, certo non compiaciuti, ma quantomeno nascondendo un certo risentimento, quando ci si accusava di incapacità nella gestione delle acque, «spesso in mano a bande mafiose»[1], di insufficienza del sistema di raccolta e distribuzione, di sprechi dovuti a impianti colabrodo, e, in fondo, di una congenita incapacità o deficienza tecnologica. Continua a leggere

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Una città, un museo, epifania di intrecci

 

9791280239150_0_424_0_75di Silvia Mascheroni

Non è casuale il disegno di Matteo Pericoli scelto per la copertina di BIR ZAMANLAR nel museo dell’innocenza (Il Canneto Editore, Genova 2021): una veduta riquadrata di Istanbul. La città, infatti, non è solo lo scenario, la quinta teatrale che ospita il dipanarsi del romanzo di Anna Rita Severini, ma è una delle protagoniste.

E la sua topografia intricata, tutta da scoprire nell’annodarsi di rimandi urbani nascosti, ben interpreta l’intreccio complesso della partitura in cui si articolano le diverse vicende dei personaggi, ognuno con un loro profilo, accento e ruolo, una loro storia da conoscere, che si interseca nella trama del racconto, di capitolo in capitolo. Continua a leggere

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Il Decameron di Pasolini: un sogno che guarda a Sud e a Oriente, al Mediterraneo

1di Roberta Morosini

«Si può fare la storia di un sogno? Pasolini ci direbbe di no. Nel suo lessico, le parole “sogno” e “storia” non stanno troppo bene insieme. Il sogno si fa, si vede, si vive con la forza delle emozioni e delle sensazioni che scivolano anche fisicamente nel corpo donando paure, tremori, desideri. Il sogno sembra svolgersi al di fuori del tempo, della “realtà”, della vita, della Storia: ma solo nella sua apparenza fenomenica, perché poi ce l’ha un suo tempo interno e necessario, e una sua profonda realtà. Come dicevano gli Antichi, il sogno può comunicarci la scienza del vero con immediata e sconvolgente evidenza: molto meglio di quell’incerta scienza del certo che si usa chiamare filologia». Continua a leggere

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Tlamess, l’irresistibile richiamo della Natura

 

1di Aldo Nicosia

F: Tu chi sei?

S: Io ti proteggo 

Il secondo lungometraggio di ‘Ala’ad-din Slim, Tlamess, (“Incantesimi” in arabo tunisino) fortunatamente non propone una traduzione del titolo in altre lingue. Un buon segnale positivo per chiunque possa esser sedotto dalla musicalità del termine originale. Probabilmente una versione internazionale con un altro titolo avrebbe cambiato le aspettative del pubblico, ovviamente non locale. Continua a leggere

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Ambascerie cristiane tra Oriente e Occidente (1582-2022). L’opera del domenicano Angelo Orsucci (1573-1622) di Lucca

 

 Iconografia cristiana in Giappone. Elaborazione grafica di Olimpia Niglio (2021)


Iconografia cristiana in Giappone (Elaborazione grafica di Olimpia Niglio, 2021)

di Olimpia Niglio [*] 

Non c’è dubbio che naviganti spagnoli e portoghesi nel 1542 erano approdati per la prima volta nell’arcipelago nipponico all’estremità orientale del continente asiatico. Probabilmente anche altre comunità europee, forse olandesi, avevano già varcato i confini di queste terre, ma solo dalla metà del XVI secolo iniziarono i primi importanti scambi commerciali tra Oriente e Occidente. Continua a leggere

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L’infanzia e l’educazione partecipativa in Brasile e in Italia: ordinamenti giuridici, teorie ed esperienze

Rio de Janeiro, Scuola Olga Mitao (Archivio personale)

Rio de Janeiro, Scuola Oga Mità (Archivio personale)

di Lisandra Ogg Gomes e Franco Pittau [*]

 Invece il cento c’è

Il bambino/ è fatto di cento./ Il bambino ha/ cento lingue/ cento mani/ cento pensieri/ cento modi di pensare/ di giocare e di parlare/cento sempre cento/modi di ascoltare/ di stupire di amare/ cento allegrie/ per cantare e capire/ cento mondi/ da scoprire/ cento mondi/ da inventare/ cento mondi/ da sognare./ Il bambino ha/ cento lingue/ (e poi cento cento cento)/ ma gliene rubano novantanove./ La scuola e la cultura / gli separano la testa dal corpo./ Gli dicono:/ di pensare senza mani/ di fare senza testa/ di ascoltare e di non parlare/ di capire senza allegrie( di amare e di stupirsi/ solo a Pasqua e a Natale./ Gli dicono:/ di scoprire il mondo che già c’è/ e di cento/ gliene rubano novantanove./ Gli dicono:/ che il gioco e il lavoro/ la realtà e la fantasia/ la scienza e l’immaginazione/ il cielo e la terra/ la ragione e il sogno/ sono cose/ che non stanno insieme./ Gli dicono insomma/ che il cento non c’è./ Il bambino dice:/ invece il cento c’è. - Loris Malaguzzi Continua a leggere

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Falcone e Borsellino, i libri che raccontano più di una sentenza

 

cavadi-1di Antonio Ortoleva

L’Unità nazionale non la garantisce Garibaldi e nemmeno la Resistenza, perché i conti finali con il nazi-fascismo li hanno fatti in Germania ma non da noi – e poi c’è sempre chi ritiene che sia stata una lotta di liberazione guidata dai comunisti, dimenticando gloriosi comandanti monarchici, mentre per altri, per lo più nostalgici, fu guerra civile – forse la Nazionale di Bearzot ce la fece, forse “la più bella” Costituzione del mondo ci unificò idealmente e non solo, ma neppure il festival di Sanremo perché una minoranza spegne la tv. È predisposto e abituato a spaccarsi in due il Paese nostro, come nel referendum repubblica-monarchia o nel ventennio berlusconiano che non è mai del tutto finito, uno Stivale che insegue l’Unità sin dai tempi dei Comuni e non l’ha mai del tutto trovata. Siamo uno Stato unitario diluito in un arcipelago di usanze e dialetti, tanto che un uomo di Ortisei e un coetaneo di Castelbuono si approcciano come stranieri, pur avendo in tasca la medesima nazionalità. Continua a leggere

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La “Vita Nova” di Boris Pasternak

Copertina della 1a edizione di Seconda nascita

Copertina della 1a edizione di Seconda nascita

di Antonio Pane 

«Il Dnepr immobile, Podòl di notte»; Irpèn’ (distretto di Buča), che «l’estate, le persone ricorda»; Kiev «di là dalla finestra, quieta, | avvolta nella calura dei raggi». Riudire questi nomi oggi tristemente familiari dalla voce di Boris Pasternak stringe il cuore: echeggiano nella raccolta Seconda nascita (Vtoroe roždenie, apparsa nel 1932 e dedicata a Bucharin), che l’editore Passigli offre per la prima volta nella sua interezza al lettore italiano, tradotta, introdotta e annotata da Caterina Graziadei nell’ambito di una esemplare collana votata alla poesia dell’autore del Živago, che annovera l’antologia Anch’io ho conosciuto l’amore (a cura di Marilena Rea, 2015) e le integrali di Temi e variazioni (a cura di Paola Ferretti, 2018), Sui treni del mattino (a cura di Elisa Baglioni, 2019), Quando rasserena (a cura di Alessandro Niero, 2020), Mia sorella la vita (a cura di Paola Ferretti, 2020), annunziando quelle di Il gemello tra le nuvole (a cura di Paola Ferretti) e Oltre le barriere (a cura di Elisa Baglioni). Continua a leggere

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Cacciari e Musil (attraverso Nietzsche)

 

paradiso-e-naufragiodi Stefano Piazzese

«Nietzsche ha aperto positivamente la via» 1. Così incede Cacciari nel dispiegare la sua interpretazione dell’opera Der Mann ohne Eigenschaften (L’uomo senza qualità) di Musil. Paradiso e naufragio è un saggio speleologico del romanzo. Prima di rispondere alla domanda chi è l’uomo senza qualità? bisogna comprendere chi è il Nietzsche a cui Cacciari lega indissolubilmente l’ermeneutica dell’opera musiliana: il Nietzsche logico-philosophicus del saggio Krisis (1976) 2, ovvero il filosofo che ha rilevato che l’ordine della indeterminata dimensione oltrepassante i confini del dicibile – quando «tacciono i pensieri» – non può rientrare nel dominio delle Leggi a priori; lo stesso Nietzsche che «insiste sulla positiva artificialità del nesso causale, sul carattere convenzionale-costruttivo delle leggi scientifiche». Continua a leggere

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Nani sulle spalle dei Maestri

img-20220712-wa0002di Bernardo Puleio

Quando, nel primo canto dell’Inferno, Dante, spaesato e terrorizzato, credendo di aver perso la bussola, incontra Virgilio e si accerta di avere di fronte il grande poeta Latino, dice Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore. Il riferimento dantesco non sembri inappropriato nel presentare Eredità dissipate, il libro di Francesco Virga (Casa Editrice Diogene Multimedia, Bologna, 2022), che fa riferimento a tre grandi maestri del ‘900: Gramsci, Pasolini e Sciascia, autentici auctores, maestri, guide scomode nel labirinto della storia e delle idee. Continua a leggere

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Millenarie sonorità come patrimoni culturali della biodiversità

 

20220822_074938di Mario Sarica

Immersi dentro una biosfera in sofferenza, dove lo sconvolgimento dei delicati equilibri degli ecosistemi prodotto dall’uomo nella sua forsennata corsa a saccheggiare le risorse naturali, ovvero le cosiddette materie prime, necessarie per alimentare quella spirale mortale, di produzione e consumo, che ci avvolge, con effetti collaterali devastanti, ci aggrappiamo come naufraghi alla deriva in un mare sempre più tenebroso, alle forme culturali, tentando di recuperare i frammenti di un’armonia perduta fra terra e cielo. Una scelta necessaria, quella di tentare, per quanto possibile, di ridisegnare un orizzonte di vita, di relazione e di produzione di beni, inscritto dentro il perimetro della cultura del territorio, inteso come sistema fortemente interrelato, secondo il credo salvifico di sviluppo sostenibile – dicono i più – di transizione ecologica e di energie rinnovabili, e dunque di abbandono degli inquinanti fossili, e di conversione sistemica al digitale. Continua a leggere

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I Sanseverino principi di Bisignano nel Cinquecento e le attività commerciali dei feudi marittimi

 

Novissima et exactissima totius Regni Neapolis tabula presentis brelli statui accomodata et exibita a Ioanne Bapt. Homanno Norimbergae" (1716)

Novissima et exactissima totius Regni Neapolis tabula presentis brelli statui accomodata et exibita a Ioanne Bapt. Homanno Norimbergae”(1716)

di Maria Sirago [*] 

Introduzione

Il sistema feudale introdotto dalla monarchia normanno-sveva nel Mezzogiorno è rimasto in vigore fino al 1806, quando Giuseppe Napoleone promulgò la legge eversiva della feudalità. Tra i diritti esatti dai feudatari ve ne erano alcuni “di mare” per le dogane, l’approdo e la pesca, che, uniti a quelli statali, avevano limitato lo sviluppo commerciale del Mezzogiorno (Sirago, 1993). 

Su queste tematiche si è interrogata la storiografia a partire dagli anni ’60 del Novecento. Ruggiero Romano in suo studio del 1989 ha riproposto le analisi formulate negli anni precedenti ribadendo che il fenomeno del feudalesimo ha mantenuto la stessa struttura per tutto il periodo, a partire dall’epoca normanno-sveva, anche nel corso del Settecento, quando si sono concretizzati i tentativi più decisi per liberarsi dalle maglie del sistema, ribaditi durante la Repubblica Partenopea del 1799. Continua a leggere

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Il pensiero unico e la dissoluzione del singolo

 

719x1exx2wldi Marcello Spampinato

Sulla base delle grandi speculazioni filosofiche e teoriche dell’Ottocento, il cosiddetto secolo breve, cioè il Novecento, ha cercato di trasformare radicalmente la struttura della società attraverso l’azione politica al fine di creare l’uomo nuovo. Questo processo, iniziato con la Rivoluzione russa del 17 e continuato con i totalitarismi fascisti che hanno condotto alla Seconda guerra mondiale quale fisiologica continuazione della prima, si è concluso con la dissoluzione dell’Unione Sovietica e la fine del socialismo reale.

Nell’epoca attuale, quindi, la borghesia festeggia il suo indiscusso trionfo e la sua ideologia sembra essere diventata l’elemento unificatore di tutte le classi e di tutti i gruppi sociali. Continua a leggere

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Epifanio ritrovato, architetto, docente, pittore

 

 416rfa9sr9l-_sx360_bo1204203200_di Gabriele Vassallo 

Nel 2021 Torri del Vento Edizioni ha ripubblicato il libro Architettura rustica in Sicilia dell’architetto Luigi Epifanio (Monreale 1898 – Palermo 1976) in un’edizione a cura di Maria Giuffrè e Paola Barbera. Nel testo del 1939 vengono analizzati i caratteri fondamentali dell’edilizia “minore”, con le sue costanti formali riscontrabili in tutta la Sicilia e le sue differenziazioni fra oriente e occidente, fra zone costiere, entroterra montano, e ancora nelle isole, in un vero e proprio viaggio con l’ausilio di fotografie e sessanta disegni dell’autore. Il volume è arricchito da un ulteriore repertorio iconografico di acquerelli, fotografie di progetti e disegni di Epifanio. Continua a leggere

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Il trentesimo editoriale. Fermarsi per fare il punto?

 

Borgata Malpertus, Bobbio Pellice, 2022 (ph. P. Clemente)

Borgata Malpertus, Bobbio Pellice, 2022 (ph. P. Clemente)

il centro in periferia

di Pietro Clemente 

Una nascita 

Il primo numero de “Il Centro in periferia’ è uscito il 1° settembre 2017 come rubrica nella rivista Dialoghi Mediterranei. Da allora sono passati 5 anni e 30 numeri. Ragione per cui è d’obbligo fare un piccolo bilancio insieme a qualche rito di memoria e di passaggio. Col primo rito di memoria voglio ringraziare il direttore Antonino Cusumano e tutto lo staff che lavora con lui, ringraziare per avere promosso e ospitato la rubrica, ma soprattutto per l’aiuto, la sintonia, lo spirito di collaborazione per cui non mi sento ospite ma parte della rivista. Tanti nomi di autori mi sono diventati familiari anche per i contributi che hanno dato al Centro in periferia, che, essendo ormai diventato un terreno di consuetudine, Antonino ed io abbiamo finito per chiamare con l’acronimo CIP.  Continua a leggere

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Una parola nuova per un sentimento antico: restare al paese

 

coveril centro in periferia

di Orietta Sorgi

Ogni individuo è un essere migrante. Fin dalla sua comparsa sulla terra, l’homo sapiens è stato spinto dal bisogno e dal desiderio di allontanarsi, di andare oltre i confini originari per sopravvivere ma anche per conoscere. Nella preistoria i primi cacciatori e raccoglitori praticavano il nomadismo, ma sempre in funzione di un punto dove tornare. Per quanto l’uomo si possa spostare, c’è sempre un “centro” verso cui far ritorno e da cui partire o ripartire: un luogo natìo dove ha fissato un tempo la sua dimora per proteggersi e custodire gli affetti familiari. Un “centro” plasmato dalla cultura e sacralizzato da divinità venute da lontano per tutelarlo. Un “centro” intessuto di relazioni umane, di risorse e lavoro, di pratiche sociali e rifondato sulle memorie dei propri avi.   Continua a leggere

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Per una contronarrazione sui borghi, epifenomeno contemporaneo

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di Giuseppe Sorce 

É tardi. Sono in ritardo. Le isole bruciano. É l’Antropocene manifesto. Sono in ritardo. Devo consegnare, devo condividere, devo dire. Sono in ritardo. L’Europa brucia. Casa mia brucia. Sono in ritardo. L’Italia è spaccata, caldo torrido e nubifragi. Le isole bruciano. Le isole seppellite dal loro stesso fango. Sono in ritardo? No. É l’Antropocene manifesto. Non è tardi perché era già tardi prima. Ricchi turisti che fuggono impauriti dal fuoco. No, non è Plinio il vecchio. Poveri turisti che affollano gli aeroporti. No, nessuna fuga. Fatevi un giro in Sicilia, d’estate, nell’Antropocene manifesto. Fatevi un giro l’anno scorso, quest’anno, l’anno prossimo. Andate nelle città, nelle campagne, nei paesi. D’estate. E sperate. Continua a leggere

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Il principio di insularità e la questione dei poteri

 

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di Costantino Cossu

Con l’approvazione in via definitiva da parte della Camera dei deputati, avvenuta a fine luglio, dell’articolo 119 della Carta il principio di insularità è stato inserito nella Costituzione della Repubblica. Avviato alcuni anni fa con la raccolta di 200mila firme, il percorso che s’è concluso a Montecitorio ha come obiettivo dichiarato quello di compensare le difficoltà cui, secondo i promotori dell’iniziativa, vanno incontro le isole rispetto agli altri territori del Paese. Continua a leggere

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Abitare e raccontare un paese di confine

Topolò (ph. Maria Silvano)

Topolò (ph. Maria Silvano)

il centro in periferia

di Moreno Miorelli 

Adoro andare in Slovenia, proprio qui dietro. Lo faccio per stare bene, per camminare, per fare benzina (costa meno), per comperare la kisla smetana (la panna acida) e mangiare il burek a Kobarid/Caporetto, la trota da Stefanu, a pochi metri dalla stazione più bella del mondo: la stazione ferroviaria di Most na Soči dove vorrei vivere e, forse, morire. E, soprattutto, per vedere la Soča, che quando entra in Italia, a Gorizia, cambia di sesso, si fa maschio e diventa l’Isonzo. La Soča che mi ha tenuto qui, quando in certi momenti di sconforto sognavo la Patagonia. Continua a leggere

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Il Rione Santa Chiara e uno scandaglio nella memoria

 

Messina, Rione Santa Chiara, 1959

Messina, Rione Santa Chiara, 1959

il centro in periferia

di Sergio Todesco

Le Mappe di Comunità sono il frutto di un’idea nata in Inghilterra agli inizi degli anni ’80 ad opera di Common Ground, un’associazione no-profit interessata a conoscere e valorizzare i patrimoni delle singole comunità locali attingendo alla memoria dei rispettivi componenti. Tale progetto prendeva le sue mosse da una presa d’atto dell’inadeguatezza delle cartografie fino a quel momento prodotte a rendere conto dello spirito dei luoghi, del loro genio, delle dinamiche sociali, demografiche, antropologiche che in essi avevano avuto storico svolgimento; il loro intento era quello di realizzare dei serbatoi di memoria da aggiungere alla fredda restituzione spaziale dei siti al fine di conferire loro spessore e consistenza attraverso forme narrative e manifestazioni di appartenenza da parte di chi li abitava o li aveva abitati. Continua a leggere

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La ricerca sulla Sardegna rurale di Nando Cossu: il gioco e la cura

 

Museo del giocattolo tradizionale di Sardegna

Museo del giocattolo tradizionale della Sardegna

il centro in periferia

di Maria Gabriella Da Re 

Ho scoperto solo da poco alcune cose su Nando Cossu (1943-2022), recentemente scomparso, personaggio schivo, comunista e dirigente del PCI.  Non è stato solo l’ideatore e fondatore del “Museo del giocattolo tradizionale della Sardegna” e l’instancabile e appassionato ricercatore di ‘medicina tradizionale’ nella Sardegna agropastorale, di cui parleremo, ma si è occupato anche d’amore, di matrimonio e di sessualità (L’amore negli occhi, 2014). E ha scritto un volume di racconti (Racconti di terra e laguna, Sassari, Carlo Delfino, 2018) ambientati nel Sinis, la zona degli stagni di Cabras, suo paese natale, al quale ha dedicato nel 2022 la sua ultima pubblicazione, Al tempo del maiale, sempre per i tipi di Carlo Delfino.       Continua a leggere

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Per gli altri è cambiato solo il paesaggio. Le comunità appenniniche dopo il sisma

coveril centro in periferia

di Mariano Fresta 

Tra i libri che ho avuto tra le mani e letto più o meno recentemente sui numerosi paesi abbandonati o che riportano ampie antologie di ricordi e di testimonianze di persone vittime delle sciagure che periodicamente si abbattono sul territorio italiano, come i frequenti terremoti, Quando arriva primavera. Biografie e storie di comunità negli Appennini del doposisma (ed. Affinità elettive, Ancona 2022) che parla delle genti dell’Italia centrale vittime di disastrosi movimenti tellurici, presenta delle novità considerevoli, perché oltre ai ricordi personali ci offre una serie di riflessioni sull’uso della memoria, specie quella scritta e autobiografica.

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Fiamignano, un’esperienza associativa di fiera resistenza

 

coveril centro in periferia

di Settimio Adriani

Lo scorso 6 agosto, nell’ambito della 51a Sagra della Lenticchia di Rascino [1], nella sede della Pro Loco è finalmente avvenuta la presentazione degli Atti del convegno Riabitare Fiamignano [2], tenutosi il 29 agosto 2020, con la supervisione scientifica del prof. Pietro Clemente. In verità, come da programma, il volume era già pronto per la pubblica restituzione nell’agosto del 2021, ma le restrizioni dovute alla pandemia da Covid-19 non lo hanno consentito; cosicché l’evento è stato forzosamente posticipato a quest’anno. Continua a leggere

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Patrimoni immateriali e borghi del PNRR in Basilicata

Rapona e il Monte Vultura (ph. Gianvito Tozzi)

Rapone e il Monte Vulture (ph. Gianvito Tozzi)

il centro in periferia

di Mariacristina Mona 

All’indomani della pandemia, scampata l’Apocalisse (vissuta e narrata), permane una sensazione di irrealtà del momento trascorso, come durante il risveglio da un brutto sogno. In questo contesto, la febbre dei borghi con copioso afflusso turistico annesso, è svanita all’improvviso. Con un brusco risveglio, siamo ripiombati nell’amara realtà e l’angoscia dell’impotenza prevale sulla favola del local tourism.    Continua a leggere

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Erasmus rural in Corsica

Bisinchi

Bisinchi (ph. Pierre Bona)

il centro in periferia

di Corradino Seddaiu

Fa a to casa isulata in un situ commudu e sanu. Ma che un sia tantu luntanu da e case d’altri [1].

La Corsica, come buona parte dei territori nel Mediterraneo, è un’isola che nelle aree interne sperimenta fenomeni di abbandono che evidenziano le fragilità, le disuguaglianze e le sistematiche contrazioni demografiche, antropologiche e culturali. I calcoli purtroppo sono semplici e i risultati freddi e drammatici nella loro semplicità. Secondo una legge dell’invecchiamento «se un paese arriva ad avere una percentuale di ultrasessantenni pari o superiore al 30% della popolazione totale, allora quel paese a meno di una massiccia immigrazione raggiunge un punto di non ritorno demografico. Nel senso che la popolazione, complice il fatto che le morti supererebbero di troppo le nascite, non avrebbe più la capacità endogena di riprodursi efficacemente» [2]. Continua a leggere

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Viaggiare con un maestro. Partenze, transiti, mappe e ricordi di un’allieva

 

Senegal febbraio 1991 1787: Dakar – Pikine, in compagnia di Daouda e gli amici

Senegal febbraio 1991,  Dakar – Pikine, in compagnia di Daouda e gli amici

per Luigi

di Laura Faranda

«Luigi ha scritto, per “Dialoghi Mediterranei” uno tra i suoi ultimissimi articoli, se non l’ultimo. […] Ne riporto un passo significativo: “sento spesso ripetere con aria sprezzante giudizi sui giovani d’oggi come totalmente irretiti dalla ideologia dell’apparire e da un edonismo perverso, che li condanna, senza rimedio, a un destino di superficialità. Per la familiarità che ho con le diverse istituzioni accademiche italiane, che continuo a frequentare per convegni e seminari, posso affermare che ho trovato giovani estremamente preparati e protesi in un progetto di auto formazione ed etero formazione, articolata e complessa”. Continua a leggere

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Le strane forme del tempo: divagazioni all’ombra di un campanile

Luigi Lombardi Satriani (ph. Gianluca Martini)

Luigi Lombardi Satriani (ph. Gianluca Martini)

per Luigi

di Gianluca Martini 

Ho accolto al tempo stesso con entusiasmo e timore l’opportunità di dare, da studente neolaureato, un contributo personale sulla figura di Luigi Lombardi Satriani. L’entusiasmo ha prevalso, ma il timore mi obbliga a fare una breve premessa retrospettiva, prima di declinare queste pagine verso una restituzione, sia pure parziale, del mio incontro e del suo lascito: una lunga testimonianza autobiografica videoregistrata, suo ennesimo e purtroppo ultimo gesto di cura e attenzione nei confronti di uno studente. Continua a leggere

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L’ascolto del Maestro. Episodi da un rapporto di amicizia universitaria

 

Roma 1989. Seduta di laurea di Antonello Ricci. A sinistra Luigi M. Lombardi Satriani, a destra Diego Carpitella.

Roma 1989. Seduta di laurea di Antonello Ricci. A sinistra Luigi M. Lombardi Satriani, a destra Diego Carpitella

per Luigi

di Antonello Ricci 

A metà maggio del 1994 ero in viaggio da Roma, insieme a Luigi Lombardi Satriani, alla volta della località Le Castella in provincia di Crotone, sulla costa ionica della Calabria, per partecipare a un convegno di studi dal titolo “Riti e convivi nuziali in Calabria” (Liguori Proto 1997). Avevamo concordato di fare il viaggio con la mia auto, in quel periodo una Fiat Panda 1000. Misi subito le mani avanti dicendo che avevo una piccola utilitaria, pensando che lui fosse abituato ad altri confort di viaggio. Mi rispose che era la sua macchina preferita, ricordando il fatto che Gianni Agnelli si faceva fotografare abitualmente alla guida di una Panda. Nel corso del viaggio, comprammo un paio di panini a Celico, un paese in provincia di Cosenza che si incontra dopo aver lasciato l’autostrada e imboccato la statale 107 della Sila. Li mangiammo avvicendandoci alla guida. Lui consumò il suo dopo di me e finito lo spuntino si addormentò per qualche minuto. Continua a leggere

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Il muro della Legalità

 

Palermo, Il muro della legalità (ph. Angelo Battaglia)

Palermo, Il muro della legalità (ph. Angelo Battaglia)

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di Angelo Battaglia

Parlare di murale o meglio ancora di “street art”, come si suole dire oggi, dove tutto viene influenzato dai termini anglosassoni, significa parlare di arte vera e propria applicata in una più ampia galleria a cielo aperto, fruibile da spettatori occasionali, molto più numerosi di quelli che potrebbero stare in una mostra al coperto. Continua a leggere

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Castelbuono nel racconto della festa patronale

 

Castelbuono (ph. Pinuccia Botta)

Castelbuono, 2022 (ph. Pinuccia Botta)

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di Pinuccia Botta 

Tra i momenti di aggregazione e condivisione collettiva la festa patronale di un paese, con i suoi riti e le sue tradizioni, costituisce forse l’occasione più forte e vitale in grado di unire tutti  i cittadini che, nel riconoscersi in queste pratiche simboliche, rinnovano il senso di appartenenza alla comunità. Continua a leggere

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Palermo, appunti su una città invisibile

 

Palermo (ph. Annamaria Clemente)

Palermo (ph. Annamaria Clemente)

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di Annamaria Clemente 

È un sussurro la scritta sul muro: «Non si vede bene che col cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi», Palermo desidera essere vista, mi cerca, vuole essere letta. Mi suggerisce di usare il cuore oltre gli occhi, come se l’organo sensoriale non bastasse, fosse mutilo, carente, limitato, incapace di raggiungere la sostanza delle cose. Continua a leggere

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I sessantottini

 

Palermo, Teatro della Verdura, 5 agosto, Concerto dei Queen

Palermo, Teatro della Verdura, 5 agosto, Concerto dei Queen (ph. S. Clemente)

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di Salvatore Clemente 

Appartengo alla generazione dei sessantottini. Una classe che ha apportato nuova linfa e che convintamente si era battuta per cambiare il mondo, da fazioni spesso contrapposte ma tutte impegnate nel credere a ideologie come fedi. 

A quasi cinquanta anni di distanza oggi si vedono i risultati del nostro impegno. I vari leader figli di quel tempo, come era prevedibile, hanno ben presto trovato collocazioni e, abbandonate le ambizioni giovanili, si sono adeguati alle logiche della normalità del mondo degli adulti del loro tempo e che si erano tutti proposti di voler combattere. Continua a leggere

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Per un atlante del sacro. La ricerca di Melo Minnella

 

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di Antonino Cusumano 

Non c’è probabilmente nulla meglio della fotografia – forse ancor più del disegno – che possa rappresentare le posture, le dinamiche, le tecniche del corpo. Non c’è probabilmente nulla meglio della preghiera che possa interpretare, incarnare, ‘incorporare’ l’universalità dell’aspirazione dell’uomo al sacro. La preghiera è iscritta nel corpo, muove da un desiderio, una domanda, una riconoscenza, una penitenza, una grazia, una speranza, l’affidamento assoluto e incondizionato ad una potenza che conforta, rassicura e supplisce la finitezza umana. Anche senza parole, la preghiera è sillaba muta che materializza, al livello più intimo e universale nei segni, nei gesti e nelle movenze, l’istanza eminentemente dialogica del nostro rapporto con il dio, con gli dèi, con le presenze di un mondo spirituale, con il mistero della vita e della morte. Continua a leggere

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La città in bianco e nero

 

Carrara, 2022 (ph. Giuliano Del Moretto)

Carrara, 2022 (ph. Giuliano Del Moretto)

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di Giuliano Del Moretto

Vi è mai capitato di guardare la stessa immagine a colori e in bianco e nero? Il bianco e nero conferisce una bellezza delicata. Quando si adagia su oggetti, persone, edifici, animali, ecc., regala loro un soffio di eterno. Un’alternanza di luci e ombre che sapientemente calibrata può rendere l’immagine poetica e riportare la memoria ad antichi ricordi, come una sorta di “petite madelaine” proustiana. Continua a leggere

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“Chi beve dalle acque del Nilo ci deve tornare di nuovo”

 

Il Cairo (ph. Veronica Merlo)

Il Cairo (ph. Veronica Merlo)

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اللي يشرب من النيل لازم يرجع له تاني

 di Veronica Merlo

Scesi timidamente dal settimo piano dell’edificio della mia temporanea sistemazione nel centro città del Cairo, Dahab Hostel. In un batter d’occhio, mi ritrovai a camminare lungo il maestoso fiume che attraversa la città, il Nilo! 

Ero da sola, una straniera in un Paese straniero. Non riuscivo a respirare normalmente. Non era solamente a causa dell’aria inquinata di una città sovraffollata e caratterizzata da traffico ininterrotto, ma piuttosto un misto di eccitazione, paura, curiosità e trepidazione, che è tipico di ogni nuovo inizio in un posto fino a prima sconosciuto.  Continua a leggere

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Le zampogne di Scapoli

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Scapoli (ph. Lia Taddei)

Scapoli (ph. Lia Taddei)

di Lia Taddei

Un pezzo di legno si trasforma, grazie alla sapiente abilità di chi ancora dà vita a queste tradizioni, in uno strumento di antichissime origini: la zampogna.

C’è un paese nel Molise dove è sopravvissuta nel tempo una fiorente tradizione artigianale legata alla costruzione di questo affascinante strumento: Scapoli, suggestivo centro in provincia di Isernia, ai piedi del Monte Marrone, nella catena delle Mainarde. Di origine medievale con appena 600 abitanti, arroccato su un colle, appare come un luogo fuori dal tempo: un paese tranquillo con un’unica strada centrale dove si trovano un paio di bar, un ufficio postale, un piccolo market, ma per altri generi di prima necessità bisogna attendere l’arrivo di un camioncino che in alcuni giorni fa tappa in paese. Continua a leggere

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