SOMMARIO n. 49

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Melilli, Primo Maggio, Albero della cuccagna, anni 60 (ph. Nino Privitera)

EDITORIALE; Alfredo Ancora, Umorismo e psicoterapia. Ne possiamo parlare?; Paolo Attanasio, Immigrazione, ripartiamo dalla cittadinanza; Kais Ben Salah*, Ibn Khaldun e Kitāb sirr al-asrār (“Secretum Secretorum”); Alberto Giovanni Biuso, Scritture filosofiche del Novecento; Claudia Calabrese, Musica e suoni secondo Pasolini; Rosy Candiani, Il Mediterraneo nella biografia e nella poesia; Antonino Cangemi, Mario Scalesi, poeta meticcio; Simone Casalini, Per una colonna sonora del Mediterraneo; Augusto Cavadi, Filosofia e fede cristiana: una questione da archiviare?; Pietro Clemente, Addio a Paul Rabinow, antropologo del diario e del contemporaneo; Giovanni Cordova, Cittadinanze. Intorno ai diritti da estendere; Vincenzo Maria CorseriConvivenza e dialogo tra le religioni in una prospettiva meridiana; Continua a leggere

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EDITORIALE

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Palermo, Arenile S. Erasmo (ph. Carlo Baiamonte)

Al giovane Antonino Buttitta che negli anni cinquanta in un incontro a Firenze chiese a Piero Calamandrei perché si fossero dimenticati di inserire nella Costituzione la lingua italiana come lingua della Repubblica, il grande costituzionalista rispose con un lieve sorriso di comprensione che sarebbe stato un grande errore, una inammissibile discriminazione, l’imposizione di una lingua ufficiale in un Paese dalla storia policentrica e dal ricco pluralismo linguistico, anche per la presenza di numerose minoranze etniche e culturali. Continua a leggere

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Umorismo e psicoterapia. Ne possiamo parlare?

 

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Erma bifronte, Arte romana, Musei Vaticani

di Alfredo Ancora

..Grande tra gli uomini e di gran terrore è la potenza del riso: contro il quale nessuno si trova difeso da ogni parte. Chi ha il coraggio di ridere è padrone del Mondo (Giacomo Leopardi, Pensieri, n.78).

 Maneggiare con cura prima dell’uso

Che senso ha ritornare su questo tema [1] in tempi così drammatici? Dove vuol portare una siffatta conversazione? Un metalogo su un argomento problematico – come direbbe Gregory Bateson? Con quale obiettivo si riprendono temi come l’humor [2] o l’ironia, senza storcere troppo il naso? Senza che appaia una inutile “operazione di ripescaggio”? Queste interrogazioni – più che interrogativi – hanno semplicemente l’obiettivo di “rinfresco”, momentaneo ed autoriflessivo, per menti affaticate, a più livelli, dalle attuali condizioni di vita. Continua a leggere

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Immigrazione, ripartiamo dalla cittadinanza

17097166_1411302012254313_295661971266808110_o-1-1024x817di Paolo Attanasio

Di cosa parliamo quando parliamo di ius soli?

«Sullo ius soli la destra sbaglia atteggiamento. Scorretto associare il tema agli sbarchi, non stiamo parlando di immigrazione illegale» [1]. Chissà se queste parole di Enrico Letta, neo-segretario del PD, riusciranno a dare nuova vita ad un dibattito che si trascina ormai da troppo tempo, e che in questi ultimi anni, dopo la rinuncia dello stesso PD a portare avanti la battaglia parlamentare per la riforma del diritto di cittadinanza, era stato di fatto archiviato e lasciato all’attivismo (certo fondamentale, ma purtroppo non sufficiente) della società civile organizzata. Almeno questa è la speranza da parte di molti. Continua a leggere

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Ibn Khaldun e Kitāb sirr al-asrār (“Secretum Secretorum”)

 

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La statua di Ibn Khaldūn a Tunisi

di Kais Ben Salah

Il nome di Ibn Khaldūn è molto conosciuto nella sponda sud del Mediterraneo, mentre nella sponda nord, la sua vita e le sue opere sono familiari solo ad una fascia ristretta di studiosi dell’Islam e delle sue varie realtà. Tale affermazione non è assolutamente sorprendente, se si tiene conto che Ibn Khaldūn è uno storico musulmano medievale. Il suo pensiero ha iniziato ad essere conosciuto in Europa nel diciannovesimo secolo. Nonostante la sua età, la Muqaddima è stata considerata subito come un’opera portatrice di un pensiero moderno e non medievale. «Per oltre un secolo Ibn Khaldūn fu considerato dagli studiosi europei come una figura isolata, emergente dalle tenebre della decadenza araba dell’epoca» [1]. Continua a leggere

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Scritture filosofiche del Novecento

dialogo-sopra-i-due-massimi-sistemi-del-mondodi Alberto Giovanni Biuso

 Un’«invenzione ammiranda»

«Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicare i suoi più reconditi pensieri a qualsivoglia altra persona, benché distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? parlare con quelli che son nell’Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati né saranno se non di qua a dieci mila anni? e con qual facilità? con i vari accozzamenti di venti caratteruzzi sopra una carta. Sia questo il sigillo di tutte le ammirande invenzioni umane»[1]. Continua a leggere

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Musica e suoni secondo Pasolini

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Pasolini violinista a 8 anni

di Claudia Calabrese

Che cosa c’entrano musica e suoni con Pasolini?

Ha senso oggi porsi questa domanda? Sembrerebbe di no, visto che la materia è stata variamente trattata da studiosi e appassionati di Pasolini. Che musica e suoni, ripensati e declinati in molteplici forme, siano, poi, uno strumento espressivo della massima importanza è un dato confermato dall’opera e dalla vita stessa del poeta. Eppure, la questione non è oziosa, giacché, nonostante da diversi anni in Italia la critica riconosca il ruolo significativo della musica – non così dei suoni [1] – almeno nella produzione filmica, l’impressione è che, fatte salve alcune eccezioni, non si consideri utile approfondire, come se si trattasse di un argomento insufficiente a far progredire la conoscenza del poeta. Continua a leggere

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Il Mediterraneo nella biografia e nella poesia

copertinadi Rosy Candiani

Esce in questi giorni Poesie di vita. Vita di poesie di Tullio Sammito, una «raccolta di scritti poetici», come ama definirla l’autore, che non vuole essere considerato, e non è, poeta di professione, ma sicuramente uomo di cultura, colto e raffinato cultore della bellezza.

Potremmo dire che fin dal titolo la figura del palindromo, il percorso in entrambi i sensi che mantiene e sdoppia il significato, Giano bifronte, racchiude la cifra di questa raccolta e l’identità di Sammito come autore, che circoscrive le ambizioni letterarie fin dalla poesia d’esordio “Poeta”: «Sensi dipingo, / di luci e di ombre / poeta mi fingo. / Sovente mi taccio / ma talora m’impegno». Continua a leggere

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Mario Scalesi, poeta meticcio

 copertinadi Antonino Cangemi

In letteratura la notorietà (che spesso comunque non sconfina oltre ambiti ristretti) è effimera. L’industria editoriale insegue il profitto con sempre più accentuata indifferenza nei confronti della qualità dei “prodotti” su cui punta, e questi, se conquistano il mercato, detengono la ribalta per un limitato arco temporale. Alcuni generi inoltre godono di modestissimo credito a dispetto del loro rilievo. È il caso della poesia – l’espressione più raffinata della creatività letteraria – quasi assente nelle grandi catene librarie. “Carmina non dant panem” recita un antico brocardo, né regalano a chi le scrive, salve rare eccezioni, risonanza pubblica nel breve e nel lungo termine. La damnatio memoriae è perciò destino quasi comune dei poeti, anche di quelli baciati dal talento. Continua a leggere

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Per una colonna sonora del Mediterraneo

copertinadi Simone Casalini

C’è la sonorità moderna dell’oud interpretato da Anouar Brahem e Rabih Abou-Khalil. E quella ibrida e sperimentale di Dhafer Youssef e Kamilya Jubran che disegna nuovi itinerari di senso. C’è il rock della Casbah di Rachid Taha e Kasbah Rockers e il blues del deserto dei Tinariwen – che dialoga con le armonie tradizionali Tuareg – dei Tamikrest dove la strumentazione rock e blues si fonde con djembe e percussioni. E che dire delle variazioni contaminanti di Enzo Avitabile, delle rielaborazioni di Pino Daniele o del sound molteplice degli Almamegretta che miscelano trip hop, dub, reggae, tradizione napoletana e osservano con consapevolezza la sponda dell’altro continente, parte di un noi da riscrivere e dai confini effimeri, artificiali. Continua a leggere

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Filosofia e fede cristiana: una questione da archiviare?

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Laocoonte, copia del I secolo a.C. di un originale greco in bronzo, part., 150 a.C. ca.

di Augusto Cavadi

Anche se investita talora da ventate di moda, la filosofia – come riflessione pacata e critica su ciò che l’esperienza ci squaderna davanti – non è l’esercizio più diffuso. Non lo è oggi e, con buona pace dei nostalgici di epoche che non hanno conosciuto, non lo è mai stata. La fede cristiana – intesa, approssimativamente, come ascolto e pratica del messaggio evangelico – non gode, o almeno non sembra godere, di migliore fortuna. Perciò interrogarsi sui rapporti reciproci fra filosofia e fede può risultare interessante quanto indagare sui rapporti fra il pianeta Nettuno e il suo satellite Tritone. Continua a leggere

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Addio a Paul Rabinow, antropologo del diario e del contemporaneo

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Paul Rabinow

di Pietro Clemente

Il 7 aprile scorso alle 5,13 Lia Giancristofaro mi ha mandato un messaggio su Whatsapp in cui mi diceva della morte di Marshall Sahlins e della sua ammirazione e affetto per lui. Io le ho risposto alle 6,39 e le ho chiesto di ricordarlo su Dialoghi Mediterranei (vedi il suo testo in queste pagine).  Alle 9 dello stesso giorno Lia ha aggiunto «Morto pure Rabinow: ossignore».  E poi abbiamo pensato insieme a chi avrebbe potuto ricordare Rabinow; dopo qualche tentativo e pochi riscontri ho pensato che avevo qualche debito verso Rabinow e forse lo dovevo ricordare io. Rabinow è morto il 6 aprile scorso, era nato il 21 giugno del ‘44, aveva l’età di mio fratello minore Carlo, morto nel ‘99. Insomma era più giovane di me. E questo fa sempre un certo effetto. Cerco di spiegare perché ho qualche debito verso questo mio ‘fratello minore’ così più illustre di me.  Ma prima voglio dare spazio ad una notizia di agenzia abbastanza precisa nel restituire il percorso di Rabinow, apparsa su Il dubbio, l’11 aprile scorso. Continua a leggere

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Cittadinanze. Intorno ai diritti da estendere

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Manifestazione per lo ius soli

di Giovanni Cordova 

Viviamo tempi confusi – forse di declino del dibattito politico e culturale, i cui segni si palesano nella contrapposizione tra categorie di diritti ogniqualvolta si discuta della loro estensione o del loro potenziamento. Che si tratti di contrastare i reati d’odio o di promuovere forme di riconoscimento per (non troppo) nuove forme di famiglia, basta poco per scatenare benaltrismi ormai trasversali a sensibilità e collocamenti politici. Continua a leggere

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Convivenza e dialogo tra le religioni in una prospettiva meridiana

 

copertinadi Vincenzo Maria Corseri

Nel centenario della nascita di Leonardo Sciascia, rievocando la figura di quello che senza dubbio possiamo annoverare tra i massimi intellettuali e pensatori del secondo Novecento italiano ed europeo, le molteplici iniziative convegnistiche e le centinaia di articoli e contributi finora pubblicati sui principali organi di stampa nazionali e internazionali, hanno fatto perno su uno dei nuclei essenziali della sua riflessione culturale e politica: quello della Sicilia intesa come metafora del mondo: un concetto che rende possibile esaminare uno smisurato palinsesto di problemi, prospettive e contraddizioni necessario per comprendere la cifra, complessa e polisemica, di una collettività sempre più condizionata da laceranti – e drammatici – conflitti sociali. Continua a leggere

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In un fotogramma la crisi dei diritti dell’Italia contemporanea

foto1di Cinzia Costa

Ho avuto la fortuna di crescere in un ambiente particolarmente attento al rispetto di tutto ciò che era diverso da me; l’educazione che ho ricevuto in ambito familiare, scolastico ed extrascolastico, mi ha permesso di crescere cercando di avere sempre una particolare attenzione al punto di vista del mio interlocutore, che fosse una persona diversa da me per abilità fisiche o mentali, origine, credo o idee politiche. Questo non significa che, negli stessi ambienti in cui sono cresciuta, non abbia assistito (o, in alcuni casi, riprodotto) episodi e pratiche scorrette o discriminatorie. Continua a leggere

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I fari. Luce dei mari e metafora di vita

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Il Faro di Alessandria, di Antonio Tempesta, Firenze, 1610

di Laura D’Alessandro

Ora erano molto vicini al Faro. Eccolo che si stagliava, nudo e dritto, abbagliante di bianco e nero, e si vedevano le onde rompersi in schegge bianche come vetro infranto contro gli scogli (Gita al faro, Virginia Woolf)

Avevo deciso che una tappa obbligatoria sarebbe stata a Bayron Bay. Non mi avrebbe fermato la paura dell’altezza. Sarei salita su quel meraviglioso faro perché a me i fari piacciono molto. Da sempre. Continua a leggere

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Le arti popolari e la “riscoperta” delle lucciole

9788899852887_0_0_626_75di Alessandro D’Amato

Recensire un libro, un qualsiasi libro, presuppone un esercizio intellettuale che per gli antropologi dovrebbe apparire piuttosto familiare. Si fa riferimento a quella necessità di distanziamento e di straniamento che appare determinante nell’elaborazione di un’analisi obiettiva del proprio oggetto di studio. Spesso, nella conduzione delle proprie ricerche etnografiche, la difficoltà maggiore è proprio rappresentata dal rischio di cadere nel tranello di conferire dei giudizi di valore alle culture indagate o di lasciarsi coinvolgere emotivamente da esse, perdendo in tal modo in lucidità nelle proprie capacità di rappresentazione. Tuttavia, consapevoli che ciascun individuo – e dunque “persino” ogni esponente della categoria degli antropologi – sia portatore di un ben definito substrato culturale e valoriale, probabilmente la strada più adeguata da seguire, come suggerito da Ernesto de Martino, non può che essere rappresentata da un utilizzo critico delle proprie categorie etnocentriche. Continua a leggere

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Dai ‘Britalians’ alla Brexit: ripensando all’emigrazione italiana nel Regno Unito

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Da Street life in London 1877, di John Thomson e Adolphe Smith (@Creative Commons)

di Alessio D’Angelo, Franco Pittau, Antonio Ricci

Introduzione

L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, divenuta effettiva all’inizio del 2021 dopo oltre quattro anni di faticose negoziazioni, ha segnato una drammatica frattura nel processo di integrazione del Vecchio Continente – una frattura dovuta in parte consistente alle forti resistenze politiche circa la libertà di movimento intra-europea. Da questo punto di vita, la cosiddetta ‘Brexit’ rappresenta anche un’occasione importante per riflettere sulla storia antica e recente dell’emigrazione italiana e sugli insegnamenti che se ne possono derivare. Sebbene per lungo tempo minoritaria dal punto di vista numerico, la presenza di popolazioni di origine italiana nelle isole Britanniche – i cosiddetti ‘Britalians’ – hanno giocato un ruolo importantissimo dal punto di vista storico, economico e culturale, configurandosi come un interessante caso studio per quanto riguarda i processi di integrazione e la ridefinizione delle identità nazionali nell’ambito di processi storici complessi. Continua a leggere

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Myanmar nelle spire del neocolonialismo globalizzato

 

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Le proteste popolari in Myanmar

di Valeria Dell’Orzo

L’8 novembre del 2020 il Myanmar è andato al voto. A cinque anni dalle prime elezioni libere che avevano, però, visto solo nel 2016 il National League for Democracy, l’NLD, il partito di Aung San Suu Kyi, salire al governo a seguito di un accordo con i generali dell’esercito, lo schieramento politico del Consigliere di Stato si è confermato con una maggioranza schiacciante, che ha da subito destato le preoccupazioni delle più alte sfere dell’esercito. Continua a leggere

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In-visibilità e in-influenza. Movimenti umani e diritti fondamentali nel contesto pandemico

Members of the Syrian Civil defence sanitize the Bab Al-Nour internally displaced persons camp, to prevent the spread of coronavirus disease (COVID-19) in Azaz

Campi profughi dei siriani

di Maria Rosaria Di Giacinto

Aporia della Storia

Da un anno a questa parte, ovvero dall’esplodere dell’influenza da Covid-19, la retorica dell’emergenza e dell’invasione sembra essersi attenuata [1]. Altri sono i temi che riempiono le pagine dei giornali, altri i perni su cui costruire il consenso dell’elettorato: le corsie d’ospedale e le sale del potere hanno preso il posto dei barconi sovraffollati in mare aperto e dei volti senza nome dietro al filo spinato. Continua a leggere

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Totem alimentari, ritualità conviviali, sincretismi transculturali. La pasta

copertinadi Annalisa Di Nuzzo

A partire dalla grammatica simbolica delle ritualità alimentari nelle diverse  culture, le pagine che seguono prenderanno in esame, attraverso un’ottica antropologica, le trasformazioni che nella postmodernità l’alimento pasta ha avuto nei vissuti quotidiani. Da totem alimentare dell’identità italiana, nel corso degli ultimi decenni la pasta è diventata un alimento transculturale e globalizzato che ha subìto ibridazioni sia nell’uso che se ne fa nelle cucine dei vari Paesi, sia come pratica alimentare che ha assunto su di sé il valore della sostenibilità ambientale e nutrizionale, invertendo stereotipi, pregiudizi e rimodulando gusti e valori condivisi. Continua a leggere

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Hans Küng. Una battaglia lunga una vita

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Hans Küng

di Leo Di Simone

È morto lo scorso 6 aprile all’età di 93 anni Hans Küng, uno dei più grandi teologi, se non il più grande, che hanno ispirato e interpretato il Concilio Vaticano II e animato il postconcilio. Considerato da sempre antagonista di Joseph Ratzinger è stato una spina nel fianco e al tempo stesso un pungolo efficace per la teologia cattolica e non solo; anche un punto di riferimento della cultura internazionale. Continua a leggere

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Contro Responsum: intorno alla benedizione e sull’omofobia

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30 giugno 2019 a New York per il 50 Pride (ph. Fabio Franzella)

di Fabio Franzella

Il 15 marzo 2021 la Congregazione per la Dottrina della Fede ha pubblicato il Responsum ad dubium: «Al quesito proposto: La Chiesa dispone del potere di impartire la benedizione a unioni di persone dello stesso sesso? Si risponde: Negativamente» [1]. La ragione di tale giudizio si rifà alla tradizione e al magistero della Chiesa che considera “contro natura” i rapporti omosessuali, per quanto motivi antropologici e scientifici abbiano messo in discussione tale tesi.

Al di là di alcuni distinguo e nonostante si affermi di evitare un’ingiusta discriminazione nei confronti delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transessuali (lgbt), le parole ufficiali dei documenti vaticani ripropongono una concezione naturalista in cui le persone omosessuali si pongono fuori dall’ordine costituito. Continua a leggere

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Lezioni come racconti. La sociologia di Franco Ferrarotti

9788868663865_0_0_626_75di Mariano Fresta

Ci sono libri che irrompono nel mercato editoriale con sorprendente originalità, con inusitata freschezza, sfuggendo alle categorie dei generi e alle convenzioni dei canoni, pur attraversandoli per tradirli e rovesciarli. Il volume di Franco Ferrarotti, Lezioni dei corsi del 1993 e 1994 (a cura di M. I. Macioti, Guida Editore, Napoli 2020) è (o vuole essere) un manuale di sociologia piuttosto inconsueto perché, diversamente da come avviene nei testi universitari, qui i concetti e i metodi della disciplina non prendono l’aspetto del trattato ma sono illustrati in una forma narrativa ricca di molte digressioni storiche e di attualità. Continua a leggere

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L’Albania comunista e le alchimie del potere nella poesia segreta di Robert Prifti

01-copertina-le-subcorticali-ed-epitaffi-di-vitadi Mauro Geraci

- Tu hai fatto meno che tu possa osare. Ed è questa la tua saggezza? – Io ho fatto più che tu abbia osato. Ho amato, (ho parlato). – Le tue parole sono censurate. Nessuno ti ha ascoltato. È rimasto soltanto il suono. – Ma il suono ha sempre un’eco – Robert Prifti, Aforismi e pensieri (2019: 58). Continua a leggere

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Identità e modernizzazione: Marshall Sahlins, “big man” dell’antropologia

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Marshall Sahlins (Chicago, 27 dicembre 1930 – 5 aprile 2021). Venne in Italia a fare una lezione magistrale, nel 2011, a Torino, ospite dell’Accademia delle Scienze.

di Lia Giancristofaro

Che notte, per gli antropologi! Nel giro di poche ore, tra il 5 e il 6 aprile 2021 sono scomparse due grandi figure dell’antropologia statunitense, Marshall Sahlins e Paul Rabinow. C’è stato subito un effetto-domino tra tutti gli studiosi del mondo. Ma le loro antropologie non avrebbero potuto essere più diverse, e fin dall’inizio io ho sposato la linea di Sahlins, che era molto apprezzato da Alfonso M. Di Nola. Continua a leggere

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Appunti e disappunti sulle parole del Covid

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Attesa in un punto vaccini all’Ospedale Ingrassia di Palermo (ph. N. Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

Di nuovo davanti al televisore. Raffiche di sofisticati mitragliatori, micidiali fucili che annientano i bersagli, pistole che non si scaricano mai, esplosioni con persone che volano in aria e atterrano incolumi, fiamme, palazzi e altre costruzioni fra incontenibili lingue di fuoco. Ditata sul telecomando e precipito dalla cooking pan to burning – traduzione autonoma, voglio dire dalla padella nella brace – e sì, perché tutte queste sterminazioni sono americane; gli italiani sullo schermo non sparano nemmeno castagnole. Continua a leggere

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I rifiuti e la loro forma merce. Riflessioni introduttive

 

rifiuti-discaricadi Tommaso India

La gravità e l’urgenza relativa alla questione dei rifiuti è sotto gli occhi di tutti. Vivo in una città in cui, a parte alcune zone lustrate per il decoro urbano ad uso e consumo di turisti, si passeggia fra cumuli di rifiuti che cambiano dimensioni nel corso del tempo, ora più grandi e ora meno grandi, in relazione ad eventi, periodi dell’anno, questioni economiche contingenti, improvvise e, solo in alcuni casi, imprevedibili. Continua a leggere

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Il pupo dell’Opra nel laboratorio di storia di una scuola primaria

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Foto di Laura Isgrò

di Laura Isgrò

Lo studio della storia del territorio, concepito nell’ambito del curricolo orizzontale e verticale per la formazione delle conoscenze e delle competenze di natura storica, permette agli alunni di avviare e consolidare il processo di comprensione del passato del luogo in cui vivono, cogliendone la struttura a maglie che lo lega intimamente al presente. Tale struttura costituisce il presupposto fondamentale per la valorizzazione del rapporto persistente fra presente e passato nel contesto in cui si forma il senso della cittadinanza. L’approccio appena delineato offre l’occasione per assumere familiarità con gli aspetti materiali della storia che si esprime anche attraverso fonti primarie concretamente visibili nel territorio degli alunni [1]. Continua a leggere

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Usbat al-Ansar al-Islamiya. De la radicalisation à une dé-radicalisation inachevée

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Libano (da Journal Saida online)

di Marie Kortam [*]

Plusieurs mouvements et groupes islamistes jihadistes ou armés ont donné des signes d’importants changements, tout au long de l’histoire sur le plan du comportement, de l’organisation et de l’idéologie en faveur de la non-violence [1]. Les processus de déradicalisation ou de modération de ces mouvements ont conduit au retrait de dizaines de jihadistes des rangs des supporteurs et ont eu un effet dissuasif sur ceux qui ont songé à les joindre. Continua a leggere

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Il Genio è donna!

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Palermo, Cimitero acattolico degli “Inglesi” all’Acquasanta, Gruppo scultoreo in stucco, 1833 ca. (ph. Laura Leto)

di Laura Leto

‘Genio’ è una parola singolare maschile di origine latina che, come riportato sul Dizionario della lingua italiana, rappresenta una divinità tutelare, uno spirito solitamente benevolo che protegge un determinato popolo, città o nazione [1]. Secondo quanto riportato dallo storico Giuseppe Giliberto – unica fonte che illustra la storia del Lazzaretto di Palermo dalle origini sino all’importante restauro del 1833, su iniziativa di Leopoldo di Borbone e su progetto dell’architetto camerale Nicolò Puglia – l’architrave dell’ingresso principale, lungo la strada dell’Acquasanta, era decorato da «rilievo scolpito a stucco il genio della salute, che l’emblema delle Reali insegne fa colonna, fiancheggiato al di sotto nell’opposto lato dall’Aquila, e del Cornucopio» (Giliberto 1840: 11). Continua a leggere

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Maggio tra rito e lotta politica

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Primo maggio a Palazzolo Acreide, 1951

di Luigi Lombardo

I fiori onorano il mese di maggio: se ne ricoprono le campagne, se ne adornano gli altari, le edicole votive, le porte di casa e, un tempo, le chiome delle ragazze. Addirittura la gialla e solare margherita prendeva il nome dal mese: u maiu. E, secondo la cultura del popolo, ne era geloso il mese di aprile, che, in un canto assai diffuso in Sicilia, così si lamentava: Continua a leggere

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Una storia migrante nella memoria autobiografica di Santi

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Santi Zuccaro e la sua famiglia

di Santo Lombino

Infanzia a Marineo

Marineo, paese di 6500 abitanti a 30 chilometri da Palermo, è famoso nel circondario per tante cose: il castello cinquecentesco, il premio annuale di poesia, la “Rocca”, la montagna che lo sovrasta, l’alto numero di preti, monaci e suore usciti dalle sue tante chiese. Ma anche per la grande passione dei suoi abitanti per le passeggiate cittadine, quello che altrove chiamano strusciu. I marinesi, soprattutto i maschi, fino agli ultimi decenni del secolo scorso, trascorrevano il tempo libero percorrendo a file di due o più persone le vie principali, pianeggianti e larghe a differenza di quelle dell’antico centro storico che sono ripide e strette essendo nate raccolte lungo le pendici della caratteristica Rocca di cui sopra. Continua a leggere

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D’Africa, di bambini e di noi

 

 copertinadi Luisa Messina

Quando nell’estate del 2012 sono stata nel nord dell’Uganda, a Gulu, l’impatto con la realtà ha sconfinato l’immaginario dell’Africa: un mondo da asservire e da accudire – per parafrasare le parole di Antonino Cusumano nella prefazione al libro Hadithi, racconti d’Africa, con i testi di Alberto Todaro e le foto di Nuccio Zicari – per divenire un mondo fatto di sguardi, di sorrisi, di vita, di persone. Continua a leggere

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Nino De Vita e il senso dell’arcaico

modica-002di Giuseppe Modica

“Perché i poeti nel tempo della povertà?”

Oggi viviamo in un’età che Nietzsche – centocinquant’anni fa – avrebbe definito come epoca del “nichilismo”, un tempo cioè in cui i valori tradizionali – sostenuti ed espressi dalle dottrine metafisiche, religiose e scientifiche del mondo occidentale (dal platonismo al cristianesimo fino al positivismo in tutte le sue forme) – sono crollati e a essi non sono ancora subentrati nuovi valori trainanti, capaci di dare un senso e una direzione alla dialettica del divenire storico. Insomma, «manca lo scopo; manca la risposta al ‘perché?’». Quel che resta è un vuoto assiologico disarmante, in cui è il “nulla” eretto a sistema che spocchiosamente trionfa. Continua a leggere

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La Cultura e la Lingua, patrimoni inalienabili delle Comunità

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Vatolla (Cilento), Omaggio al filosofo Gian Battista Vico (1668-1744)

di Olimpia Niglio [*]

[…] Questa generazione delle lingue è conforme a’ principi così dell’universale natura, per gli quali gli elementi delle cose tutte sono indivisibili, de’ quali esse cose si compongono e ne’ quali vanno a risolversi, come a quelli della natura particolare umana, per quella della degnità e della Cultura […] G. B. Vico, La Scienza Nuova, Milano, 2008: 323. Continua a leggere

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Sculture rinascimentali nel territorio trapanese, tra culti e committenze

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D. Gagini, S. Giuliano, Salemi (ph. Giancarlo Nifosì)

di Lina Novara

A partire dalla seconda metà del secolo XV nel territorio trapanese giunge una ventata di novità rinascimentale e di nuovi interessi artistici attraverso le opere di Francesco Laurana e Domenico Gagini. I primi sintomi di rinnovamento si avvertono con l’arrivo a Salemi delle sculture di Domenico Gagini – un’acquasantiera richiesta da Riccardo Lanzirotto procuratore della chiesa Madre, per la stessa chiesa (1463-64), e la statua di San Giuliano (ca. 1464) per la chiesa omonima – e con l’impianto di una bottega a Partanna da parte di Laurana nel 1468 [1].

Dislocati in vari comuni del territorio trapanese si trovano statue, rilievi, ancone marmoree, portali, sarcofagi e monumenti funebri, dovuti tra XV e XVI secolo al mecenatismo delle facoltose famiglie locali come i Ventimiglia Bosco e gli Staiti a Trapani, i Grifeo a Partanna, i Tagliavia a Castelvetrano, ma anche dei vescovi di Mazara e di prelati, ordini o semplici religiosi in tutte le città: Continua a leggere

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Un nuovo classico della poesia italiana

9788893800648_0_0_626_75di Antonio Pane

Il ‘tempo edace’ ha ormai cancellato o sbiadito le lettere incluse nel timbro circolare ‘volume di seconda scelta’ sulla quarta di copertina del mio Splendido violino verde (acquistato a metà prezzo, verso la metà degli anni Ottanta, nella scomparsa libreria Remainders di Prato, di fronte al Castello dell’Imperatore), ma non ha ancora avuto modo di ‘mangiarsi’ l’attimo che ha dato una direzione imprevista alla mia vita. Ero allora, per dirla con García Márquez, un giovane lettore «felice e sconosciuto», sempre in cerca di libri ‘diversi’, di scritture ‘non omologate’, di autori ‘fuori squadra’. Constatai subito che l’esiguo libretto rientrava nella categoria, e che questo a me ignoto Ripellino meritava ascolto. Continua a leggere

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Per un museo dei mondi possibili

copertinadi Rosario Perricone

In tempo di pandemia alla chiusura a cui i musei sono stati costretti hanno supplito i libri e i contributi di idee che sono stati pubblicati in rete e a stampa. Tra i volumi editi recentemente spicca il bel testo di Vito Lattanzi Musei e Antropologia. Storia, esperienze, prospettive (Carocci, 2021), che muove dal presupposto che la missione del museo sia quella di “rappresentarsi rappresentando”. Questa postura riflessiva, che pernia tutto il volume, permette a Lattanzi di ripercorrere gli studi avviati in Italia da Pietro Clemente, già a partire dalla fine degli anni Ottanta, sul rinnovamento dei paradigmi del museo etnografico, che ha visto soprattutto nel volume Il terzo principio della museografia (1999) una svolta ermeneutica fondamentale per passare dal museo degli “altri” al museo del “sé”. Continua a leggere

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Dante conobbe il “Libro della Scala” di Maometto?

 

il-libro-della-scaladi Antonio Pioletti [*]

Prendo spunto da una polemica nata da un articolo di Arno Widmann, scrittore e commentatore tedesco, pubblicato il 25 marzo 2021 nella «Frankfurter Rundschau», nel quale si destruttura a vari livelli l’immagine corrente della creatività dantesca e la si colloca nei confini di un filone delle culture medievali che non le rappresenta tutte. Un Dante “moderno”? No, un Dante mosso da una «libido di giudicare e condannare» e dalle «sue ambizioni agonistiche» sia verso la produzione lirica che lo precede, in particolare provenzale, e che gli è coeva, sia, nel caso della Commedia, verso la tradizione “musulmana” del viaggio di Maometto nell’aldilà. Continua a leggere

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La Madonna rapita. Riti, fideismo e poesia nella tonnara del Secco

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La chiesa-santuario di San Vito lo Capo, 2021 (ph. Ninni Ravazza)

di Ninni Ravazza

La più bella Signora di San Vito lo Capo ha le fattezze ingenue di una giovane contadina dalla lunga chioma fluente e dall’espressione assorta. Meravigliosa nella sua semplicità. Negli anni passati ha suscitato travolgenti passioni e uomini e donne l’hanno seguita adoranti per gli impervi sentieri che lambiscono le rive del mare di levante; ancora oggi sarebbe impossibile non innamorarsene se solo potesse offrirsi agli sguardi della gente. Continua a leggere

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La sofferenza degli Altri. I migranti bloccati tra Ceuta, Melilla e la pandemia

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Melilla, lo street artist italiano Blu ha dipinto una gigantesca bandiera europea: al posto delle dodici stelle, il filo spinato

di Giulia Rieti

Ci accorgiamo delle sofferenze che abitano il mondo solo quando colpiscono anche noi. Finché non siamo noi a patire epidemie, uragani, guerre, lotte, carestie, inondazioni, bombardamenti, torture, ingiustizie, maldicenze, violazione di diritti e crudeltà non ci rendiamo proprio conto di cosa accade attorno a noi. Queste disgrazie ci appaiono lontane (seppure molto spesso non lo sono) e questa distanza è come se ci legittimasse a non pensarci, ad andare oltre senza nemmeno soffermarci sui diversi problemi reali ed esistenti, che colpiscono circa cinque miliardi di persone povere. Continua a leggere

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La Bibbia: un libro sacro?

81jxvn6lqmldi Elio Rindone

Una classifica di qualche anno fa confermava un fatto già ampiamente conosciuto: la Bibbia, con quasi 4 miliardi di copie stampate negli ultimi 50 anni, è di gran lunga il libro più venduto al mondo. Non c’è confronto con altri classici del patrimonio culturale dell’umanità: dai poemi omerici alle opere dei grandi filosofi, dai tragici greci ai capolavori dell’induismo e del buddhismo. Continua a leggere

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Mozia teatro di un giallo archeologico

geni-librodi Antonietta Sammartano

Nel lembo di mare che si estende fra la costa occidentale della Sicilia e le Egadi, sporge appena dalle acque, circondata da piccole consorelle, l’isola di San Pantaleo, da tempo riappropriatasi del suo antico nome: Motya.

È qui, in questo grumo di terra (650.000 mq.), circondato da acque particolarmente salmastre nelle quali si scorge, fra le alghe, una strada che porta alla terraferma, è qui che, nei secoli, si sono avvicendate civiltà le più diverse, dai Fenici fin dall’VIII sec. a.C, ai Punici e Cartaginesi, agli Elimi, i Greci, i Romani, i Bizantini, gli Arabi e, infine, per secoli, il silenzio operoso di monaci e di contadini. Continua a leggere

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Fiaba e fiabistica nel dialogo tra due generazioni di antropologi

 

raccontami-una-storia-foto-copertina-cirese-clementedi Enedina Sanna

Tutto è fiaba

Per entrare nello spirito che anima questo volume si dovrebbe iniziare dal capitolo A Castropignano. Fotografie di Marco Magni (2005). Nelle splendide immagini in bianco e nero (una delle quali riprodotta in copertina), si vedono i due autori, Alberto Mario Cirese e Pietro Clemente, in affettuoso dialogo. La cornice di quell’incontro è una casa della memoria che si apre su un paesaggio incantato. La fiaba c’è già tutta. E c’è lo spirito con cui ci si addentra in questo tema, affascinante e sfuggente, attraverso le sfumature di una pluralità di piani e voci nel trascorrere del tempo. Continua a leggere

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Lo sguardo di Pitrè sulla Divina Commedia

20210421_073935di Mario Sarica [*]

Visionario, profetico, in grado di spingere lo sguardo in territori sconosciuti fra terra e cielo, per mettere a nudo lo smarrimento del genere umano, i suoi vizi, le sue virtù, i suoi peccati inconfessabili, la sua sete irrefrenabile di potere e di dominio, ma anche il suo insopprimibile bisogno di trascendenza e di verità.

Il sommo poeta Dante Alighieri, ormai dal 1300, ci osserva accigliato e turbato, tornando puntualmente ad ogni suo anniversario, di nascita e morte, per ritrovarci e interrogarci sulla nostra condizione di uomini dotati disemenza’, riproponendoci il suo sorprendente viaggio ultramondano in versi nei luoghi dolenti dell’inferno, della purificazione del purgatorio e della luce abbagliante del paradiso, nella rivelazione diafana della verità ultima, della potenza e gloria di Dio, espressione d’amore. Continua a leggere

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Biografie visuali, città, estinzioni e memorie: appunti per una ricerca

 

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New York, skyline (ph. Underhill)

di Flavia Schiavo

Nell’aprile del 1993 al Museum of the City of New York, una mostra “New York Saved: 30 Years of Landmarks Preservation”, celebrava, dopo circa trenta anni, una conquista importante. Il 19 aprile 1965, infatti, fu siglata dal sindaco di New York, Robert F. Wagner, un’importante legge per la difesa e salvaguardia di edifici, quartieri e distretti urbani (Historic landmarks, Neighborhoods e Historic Districts), di pregio o di riconosciuto valore storico. Continua a leggere

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Don Pedro Giron de Osuna, vicerè “corsaro” tra Sicilia e Napoli nei primi anni del Seicento

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Bartolomé Gonzáles, attribuito a, ritratto di Pedro Tellez Girón, III duca di Osuna, Madrid, 1607, collezione privata

di Maria Sirago

Introduzione

Don Pedro Téllez-Giron y Velasco Guzmán y Yovar, III duca di Osuna e marchese di Peñafiel, è stato uno dei personaggi politici più complessi del primo Seicento, quasi una “leggenda”, a cui nel 2012 è stato dedicato un volume curato da Encarnación Sánchez Garcia e Caterina Ruta.

Nato da una nobile famiglia spagnola, secondo il suo primo biografo Gregorio Leti (1699) da ragazzo avrebbe accompagnato il nonno, primo duca di Osuna, a Napoli dove era stato nominato viceré (1582-1586). Da giovane aveva combattuto valorosamente nelle Fiandre contro i ribelli fiamminghi fino alla tregua del 1609, ottenendo numerosi successi militari, quasi un inizio della sua folgorante carriera in Italia (Lanario, 1617), iniziata col viceregno di Sicilia e conclusa con la prestigiosa nomina a viceré di Napoli. Ma l’alterigia nel ritenere il suo potere illimitato gli fu fatale: ingaggiata una “personale” guerra con Venezia, stigmatizzata dai ministri spagnoli, fu fatto tornare bruscamente in Spagna, dove morì in carcere, accusato di fellonia. Continua a leggere

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La Libia nella memoria e nel cuore

cover-shara-band-ongdi Orietta Sorgi

«Gli uomini fanno la storia e non sanno di farla»: una celebre frase di Carlo Marx che Antonino Buttitta era solito richiamare tutte le volte che voleva mettere in luce il valore nascosto delle esperienze vissute, spesso inconsapevolmente, da ogni singolo individuo. Si riferiva infatti a quell’operare umano silenzioso che nel trascorrere della vita quotidiana si relaziona con altri soggetti e altre azioni, assumendo una valenza sociale e collettiva, partecipando in tal modo al susseguirsi della storia. È un fatto ormai noto, a partire dalla scuola degli Annales, che la conoscenza del passato non è solo quella di una certa storiografia ufficiale, quella dei vinti e dei vincitori, delle guerre e delle paci, ma si costruisce sui comportamenti e sulle mentalità degli uomini, sulle loro memorie e testimonianze. Continua a leggere

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Militanza suffragista, protesta, uguaglianza e differenza: per il diritto al voto

foto-1di Laura Sugamele

La questione della libertà femminile si snoda attorno al dibattito femminista sulla disuguaglianza dei generi e sul diritto all’autodeterminazione del corpo, nel momento stesso, in cui tale principio viene ridimensionato, in funzione di interessi economici tendenti a sovrapporsi sulla libera scelta delle donne in merito a procreazione e maternità. Continua a leggere

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Di un interprete “subalterno” di Dante Alighieri

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Mistretta, anni 80 (ph. Ugo Macca)

di Sergio Todesco

Propongo un mio personale contributo alle celebrazioni dantesche. Ho conosciuto Lucio Oresti nel 2007. Si era da qualche mese inaugurato il Museo “Giuseppe Cocchiara”, a Mistretta, e una mattina trovai un anziano signore che si aggirava per le sale, mostrando un vivo interesse verso le collezioni ivi esposte, ma soprattutto verso i documenti audiovisivi che nel megaschermo presente in un ambiente venivano proposti e nei monitor disseminati lungo il percorso potevano a richiesta essere compulsati. Continua a leggere

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Le comedias di Antonio M. da Esterzili: storia del teatro in lingua sarda

                                              

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Frontespizio del ms. (da Bullegas, 1996: tav. V)

di Alessia Vacca

Quasi un prologo

Se è vero che Emilio Lussu sosteneva che la Sardegna fosse una nazione mancata perché le era mancata l’unità, proveremo ad invertire leggermente la rotta, affermando che, al contrario, nel senso più pieno del termine natio, la Sardegna sia a tutti gli effetti una nazione, perché fortissimo è il legame che, chi vi nasce, sente con la sua terra, ma, viceversa, data una serie di carenze riscontrabili ed incontrovertibili sul piano politico e storico, non possa definirsi Stato. Questi retroscena, spesso viziati da secolari pregiudizi, possono essere sfatati solo grazie alla conoscenza e all’avvicinamento, in chiave antropologica, al popolo sardo, alla sua visione del mondo e alla storica lotta per la rivendicazione di una piena autonomia linguistico-culturale che non può prescindere dal suo patrimonio folklorico, non tanto mero residuo del passato, quanto attuazione di una specifica e storica volontà: fondare solide basi per la costruzione di una propria identità, attraverso la fusione di etnos ed ethos. Continua a leggere

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Vivere i paesi. Ripensando il Primo Maggio

 

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locandina del film di Eisinstein, Alexamder Nevsky

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di Pietro Clemente

Il partito della morte

Al 15 aprile l’Italia aveva 114.254 morti. Il 1° marzo, quando scrivevo il precedente editoriale, erano 95.718. Questa strage continua, ormai appena accennata dai telegiornali, che guardano piuttosto al lento calo del ‘plateau’. È davvero insopportabile: da parte mia ci sono forse ragioni corporative, perché la mia generazione e quella più anziana va via via scomparendo nella indifferenza generale. Le Regioni che hanno perso più vite, in un gioco paradossale di menzogne, si presentano come quelle che vogliono tornare al più presto alla vita normale e i Presidenti delle Regioni leghiste insieme al loro segretario nazionale si coordinano per agitare il bisogno di riaprire. E questo in Regioni dove l’attività produttiva non si è mai interrotta e la chiusura è stata limitata a pochi settori ma i morti sono più del 50% del totale nazionale. Vogliono apertura e morte. Continua a leggere

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Re-surrezione. La Calabria tra riti, tradizioni e la necessaria Ri-nascita

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Zammaro, Affruntata (ph. Vito Teti)

il centro in periferia

di Vito Teti

Nei nostri paesi e nei nostri centri abitati, già da anni vuoti e in abbandono, tutto fa pensare a un «perpetuo Venerdì Santo». E così i riti della Settimana Santa, sospesi, che non si compiono in forma comunitaria, che alimentano dolore e nostalgia, sembrano, davvero, luoghi di un impensabile The Day After, sono i luoghi di un lutto che non passa e dove la speranza non sembra trovare udienza. Continua a leggere

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Ruralità e sviluppo: il ruolo del turismo rurale oggi

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di Benedetto Meloni, Francesca Uleri

Introduzione

Negli ultimi decenni lo sviluppo del turismo rurale legato all’unicità dei territori, all’interesse per produzioni specifiche e al fare esperienza di conoscenze e saper fare locali ad esse connessi, si è affermato come tendenza parallela – e contrastante – a un turismo di massa legato soprattutto a singole stagionalità e a un’omologazione dei servizi. Continua a leggere

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La rinascita di una comunità e la testimonianza del suo sindaco

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Castel del Giudice (ph. Emanuele Scocchera)

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di Maria Rosaria La Morgia

Nel cuore delle montagne molisane, Castel del Giudice spicca nel verde dei boschi, vicino al fiume Sangro, al confine con l’Abruzzo. Un paese dell’Appennino, emblema di quelle aree interne spopolate ma capaci non solo di resistere bensì di rinascere. Una rinascita nata dall’alleanza tra amministrazione comunale e cittadini, quei pochi che erano rimasti quando Lino Gentile, dottore commercialista, è diventato sindaco alla vigilia del 2000. Continua a leggere

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Un piccolo museo in una piccola città del Mezzogiorno

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Foto di Frank Cancian (per gentile concessione del MAVI)

il centro in periferia

di Francesco Faeta

C’è un museo nel Mezzogiorno, che mi preme ricordare, nell’ottica del riconoscimento dell’importanza della località, della collocazione periferica, della resilienza dei centri minori, sottoposti alle mille pressioni imposte dalla globalizzazione. Si chiama “Museo Antropologico Visivo Irpino” (MAVI) e ha sede a Lacedonia (Avellino) in Irpinia. Continua a leggere

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Tre trentatreesimi

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Il Palazzo comunale di Fiamignano (ph. S. Adriani)

il centro in periferia

di Settimio Adriani

Il titolo non è un divertente scioglilingua, ma un infelice rapporto numerico sul quale si farà luce più avanti. Sin dai primi del Cinquecento, al centro di Fiamignano campeggia un grosso palazzo, tanto imponente quanto sproporzionato se comparato alle dimensioni complessive del borgo. Sulle origini sussistono ancora molti dubbi; probabilmente la struttura non nasce così come appare (o forse sì!).

Gli architetti Romano Cerro e Michele Asciutti, dell’Università La Sapienza di Roma, che lo stanno studiando per conto della Pro Loco, sospettano che possa essere il risultato di un accorpamento di strutture preesistenti, alle quali è stata conferita un’unica facciata unificatrice e architettonicamente omogenea [1]. Continua a leggere

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Luoghi, storie e persone nella Scatola di latta

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da Facebook La scatola di latta

il centro in periferia

di Gianluca Palma

I paesi son più belli, / quando li vai a trovare / senza appuntamenti, / una domenica mattina / mentre si fan la barba / o sono ai fornelli. / Una sera qualunque / quando sono in pigiama / e senza trucco.

L’esperienza che proverò a raccontare nasce dal desiderio di contribuire al benessere del proprio territorio all’indomani di una laurea in Scienze per la cooperazione e lo sviluppo. Come “applicare sul campo” le teorie e modelli dello sviluppo, in particolare nel Mezzogiorno d’Italia? Continua a leggere

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Eumeo o della fedeltà ai luoghi e alle persone

 

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Borgo Littorio, Corleone ( ph. Salvina Chetta)

il centro in periferia

di Nicola Grato

Totò ed Eumeo

Che senso ha restare oggi in un piccolo paese della Sicilia Interna, nel comprensorio che chiameremo di Rocca Busambra? Perché ostinarsi a resistere allo spopolamento che significa in soldoni: amici che se ne vanno – partiti per la città o verso altri luoghi fuori dalla Sicilia –, persone care che muoiono, case che si chiudono per sempre e inesorabilmente, dialoghi pazientemente intrecciati con amici che andranno via, cene in cui abbiamo parlato di tante cose e che oggi sono lontani ricordi, tessuto sociale che si sfalda? Come abitare in un luogo che viene definito – e per molti aspetti certamente è – lontano dai centri decisionali, dalla produzione o semplicemente da un supermercato che offra “scelta” a noi consumatori? Continua a leggere

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Dal racconto la bellezza. Un esperimento di viaggio e di narrazione

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24 Febbraio 2012, Casa di Cesaria Ranieri, Tricase (ph. Giuseppe Ricchiuto)

il centro in periferia

di Ornella Ricchiuto

Non arrivavano in molti fino a trent’anni. /La vecchiaia era un privilegio di alberi e pietre./ L’infanzia durava quanto quella dei cuccioli di lupo./ Bisognava sbrigarsi, fare in tempo a vivere/Prima che tramontasse il sole, /prima che cadesse la neve (“La vita breve dei nostri antenati” di Wistawa Szymborska).

Liquilab nasce nel 2008 attraverso il bando “Principi Attivi” della Regione Puglia, è una fabbrica creativa del Capo di Leuca, un cantiere spettacolare che intreccia la ricerca socio-antropologica, la cinematografia e le arti figurative del Teatro, della Danza, della Musica e della Fotografia. È sede permanente di giovani, adulti e anziani, nonché luogo di interesse storico-antropologico, di ricerca socio-artistica e di cinematografia etnografica. Continua a leggere

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Cronache dalla Rete Associazioni Comunità

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il centro in periferia

di Fausto Mura

Per un nuovo modello di sviluppo per la Sardegna dei paesi

Il 21 febbraio, presso il Centro Intermodale Passeggeri di Macomer, la Rete delle Associazioni–Comunità per lo sviluppo, giunta ad accogliere – con la prospettiva di crescere ancora – una trentina di associazioni rappresentative di tutto il territorio sardo, si è riunita in assemblea generale sia in presenza che online per individuare i prossimi passi della propria iniziativa sociale e culturale. Continua a leggere

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Antropologia, ricerca e restituzione

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il centro in periferia

di Antonino Cusumano

Non c’è forse disciplina scientifica meno disciplinata, che abbia cioè conosciuto un così profondo e incessante processo di autoanalisi e di trasformazione teorico-metodologica come l’antropologia, destinata per vocazione statutaria e paradossale contrappasso a perennemente interrogarsi sulla sua identità, sulle sue responsabilità. Come in una sorta di lunga e ininterrotta espiazione dalle complicità coloniali, dal rimorso del “fardello dell’uomo bianco”, dal peccato originale della sua fondazione nel “cuore di tenebre” dell’Occidente delle “missioni civilizzatrici”, l’antropologia, tra le scienze umane la più fragile e la più versatile, sembra essere condannata a scontare questi debiti mai del tutto risolti, a misurarsi sempre in prima linea con le sfide del cambiamento e del critico ripensamento che la politica e la società impongono. Continua a leggere

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Laboratori del diritto, fabbriche del patrimonio

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il centro in periferia

di Nicola Martellozzo

Per un’antropologia dentro le istituzioni

Da più di un anno abbiamo imparato a conoscere l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il suo direttore, Tedros Ghebreyesus, con le sue periodiche relazioni sulla pandemia di Covid-19. Se in passato l’OMS era relegata, a livello di immaginario pubblico, al contrasto di malattie epidemiche nei Paesi del Terzo mondo, oggi è diventata un interlocutore sociale di primo piano per gli Stati occidentali e la loro popolazione. Tuttavia, nonostante questa nuova familiarità, pochi sanno effettivamente come agisca questa istituzione internazionale, quali siano le sue modalità d’intervento, in che modo s’inserisca all’interno delle Nazioni Unite, o il fatto che il suo operato dipenda anche da finanziamenti privati. Ancora meno sono gli studiosi di scienze sociali che si sono dedicati allo studio di istituzioni internazionali come l’OMS. Continua a leggere

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Affresco di un’Italia inedita

 

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di Antonella Golino

L’ultimo libro di Rossano Pazzagli Un Paese di paesi. Luoghi e voci dell’Italia interna affronta il tema delle aree interne e dei piccoli paesi. La sua lunga esperienza scientifica, accademica e politica confluisce in questo lavoro che descrive un’Italia inedita, dimenticata, marginalizzata, abbandonata ma che nelle sue pagine ritorna al centro del discorso politico, territoriale, valoriale, istituzionale e sociale. 

Oggetto d’analisi è quell’Italia ricca di borghi che nel corso degli anni è stata dimenticata diventando un territorio periferico e marginale; l’autore si chiede se sia possibile (e come), riportare i margini al centro. Continua a leggere

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L’altra faccia della dis-umanità

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Tony Fazzina

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di Ornella Fazzina

Parlare di mio padre, Tony Fazzina,  in un momento in cui le parole sembrano perdere un senso logico e con grande fatica si riescono a comunicare sentimenti e stati d’animo, poiché il dolore vero non ha bisogno di parole ma di religioso silenzio, l’invito a scriverne mi consente, invece, di ripiegare nel conforto del suo ricordo che non vuol dire rassegnazione, ma rendere un’assenza ancor più presente. Ed è in questa dimensione sospesa che si fa largo la memoria che lo riporta alla sua vibrante vitalità, prorompente di ironia e autoironia, come tutti lo hanno conosciuto, istrionico nel suo modo di fare, con quel guizzo luminoso che lasciava trapelare, con disincanto, nei rapporti familiari e in modo più provocatorio nella sua veste attoriale, offrendo al pubblico autentiche lezioni sulle illusioni e disillusioni della vita che interpretava con fervore e intensa passione, guidato com’era dallo spirito dell’arte. Continua a leggere

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Gino Fasoli, l’eroe della porta accanto

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Gino Fasoli

umane dimenticate istorie

di Graziano Litigante [*]

C’è un tragico bollettino di guerra che ci accompagna ormai da più di un anno: è quello aggiornato costantemente dal sito della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri. Dall’inizio della pandemia scandisce, come un lento e grave rintocco di campane, i medici caduti a causa del Covid-19. In questa lunga e straziante sequela di morti, aperta dal dott. Roberto Stella, presidente dell’Ordine dei medici di Varese, deceduto l’11/03/2020, il dott. Gino Fasoli, morto tre giorni più tardi, occupa il sesto posto. È stato il primo medico in pensione tornato in servizio per contrastare la pandemia, ad aver trovato la morte sul campo. Continua a leggere

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Una storia comune, una vita non comune

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Enzo Leone

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di Valeria Presti

Questa è una storia, comune e, al tempo stesso, straordinaria di un medico castelvetranese che viveva e operava in provincia di Bergamo.

Enzo (Vincenzo) Leone nasce a Castelvetrano (prov. Trapani) il 23 Gennaio 1955, secondo di quattro fratelli. Il padre, medico, muore giovane nel 1964 e la madre, farmacista, cresce da sola i figli. Continua a leggere

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Come se nulla fosse accaduto

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Interno del rifugio di Rascino, Carlo a sinistra e Nazareno a destra

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di Giorgio Valentini e gli altri amici

Passano i giorni e in piazza continuiamo a fingere che non sia accaduto nulla. Ci incontriamo al solito posto, seguitiamo a parlare delle solite cose, ognuno col groppo in gola e il dolore in fondo al cuore; all’apparenza è come se non avessimo nulla di doloroso da dirci. Ma non è così. Continua a leggere

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Per un Manifesto in difesa dell’italiano

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Moltissimi vocaboli stranieri hanno invaso titoli e testi di periodici italiani. Spesso si preferiscono le espressioni in inglese alle italiane e questo comporta l’aumento fuori misura dei prestiti alloctoni

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di Ugo Iannazzi

Ai componenti di tutte le comunità, che oggi vivono in condizioni di libertà e di democrazia, si riconoscono alcuni diritti inalienabili. Tra essi vi è quello alla salute, all’istruzione, a circolare liberamente, alla proprietà dei beni individuali, a respirare aria pulita, a bere acqua potabile, a non essere soffocati dal rumore, a sviluppare ciascuno la propria personalità, alla sicurezza sociale; al rispetto della persona, della riservatezza, della libertà di pensiero; a vivere in una condizione in cui sia bandita la schiavitù e la tortura. Continua a leggere

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Lingua nostra interfaccia sensibile. Una ricognizione

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di Franca Bellucci

Da quasi due anni intrecciavo studio storico e riflessione lirica sul Novecento, ripercorrendo percorsi a me tangenti. Il tema mi si era imposto intorno ad una falsa impressione che, mi ero accorta, mi aveva indotto a considerare come impiantata nell’Italia-repubblica la casa editrice Einaudi, invece molto più antica: per la cronaca, nata nel 1933. Correggendo la mia falsa sensazione, ma anche interrogandomi, avevo disegnato una costellazione di temi riaffioranti dalla memoria, via via arricchendo con varie letture, ricordi, riflessioni. Continua a leggere

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Anglismi tra uso e abuso, esibizione e maleducazione linguistica

 

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di Cristina Lavinio

Inglese e anglismi: allarmismi fondati?

Forse un po’ provocatoriamente, parto dalla segnalazione di un paradosso: se si deplorano i tanti anglicismi che invadono il nostro italiano sarebbe meglio parlare di anglismi, dato che anglicismo ricalca pari pari la forma dell’inglese anglicism ed è dunque un anglismo esso stesso, per quanto di più antica data e più diffuso rispetto ad anglismo. Tra l’altro anglicismo ha una sillaba in più, e una volta tanto il calco dell’inglese anglicism è meno economico della parola italiana anglismo. Continua a leggere

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Il vaccino contro la variante inglese

 per l’italiano

5000000495417_0_0_0_768_75di Mariano  Fresta

Sui numeri 47 e 48 di «Dialoghi Mediterranei» (da ora in poi: DM) si è aperto un dibattito su una questione che appare alquanto foriera di esiti poco favorevoli per la nostra cultura e per la nostra identità linguistica. Negli ultimi decenni, infatti, abbiamo subìto una straordinaria inondazione di parole inglesi che sembra aver sommerso la nostra lingua. L’esperienza storica ci dice che nel corso degli ultimi due millenni la nostra penisola è stata abitata o invasa da diverse popolazioni straniere che ci hanno lasciato in eredità, soprattutto a livello delle parlate locali, migliaia di vocaboli assimilati così bene da non poterli distinguere più da quelli autoctoni. Continua a leggere

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Il ritmo perduto: la lingua italiana si sgretola?

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Foto di Concetta Garofalo

per l’italiano

di Concetta Garofalo

Grossman nel volume Sparare a una colomba, pubblica il Discorso pronunciato in occasione dell’ Anniversario della liberazione della Olanda, 5 maggio 2015, durante il quale spiega il senso di libertà individuale procurato dalla letteratura inteso come espressione individuale: Continua a leggere

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Quando i giornali scrivevano in italiano

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di Antonio Ortoleva

Tra gli alieni insediati stabilmente nel Mediterraneo c’è il pesce leone, il più pericoloso, il più vorace. Proveniente dal mar Rosso, inattaccabile per via di antenne dorsali velenose al contatto, ha già fatto sparire diverse specie ittiche e vegetali, perché è onnivoro e si ciba anche di coralli, partecipando a squilibrare l’ecosistema marino già compromesso da inquinamenti terrestri e navali, nonché dalle perforazioni alla ricerca rapace di idrocarburi. Continua a leggere

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Inglese, da lingua franca a campanilismo globalizzato

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di Neri Pollastri

 Invadenza molesta

Recentemente, leggendo Fare filosofia, oggi, l’ultimo libro pubblicato in vita dall’epistemologo Paolo Parrini, uno dei miei maestri, mi sono imbattuto, in nota, in una considerazione sulla “americanocentrismo” della comunità accademica statunitense e sul più generale tema della centralità della lingua inglese nella ricerca filosofica contemporanea, un argomento, vi si leggeva, «che ha anch’esso a che vedere, seppure marginalmente, con il fare filosofia oggi» [1]. Continua a leggere

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Lingua e dintorni. Cinque annotazioni

 

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di Angelo Villa

Punto primo. Non ricordo più, credo si trattasse di un linguista, abbia detto che il linguaggio era cosa troppo importante per essere lasciata o, si potrebbe forse dire, abbandonata ai linguisti. Il linguaggio e quindi la lingua, in un senso più preciso e puntuale, non è una cosa tra le altre. Più precisamente, non è una cosa, cioè un oggetto materiale. Il fatto che non lo sia e che, quindi, non sia chiaramente identificabile in quel senso, non depone in favore della sua scarsa o relativa importanza; al contrario la lingua, realtà invisibile, è manifestazione fondamentale che organizza le nostre vite, il rapporto con il corpo, con gli altri, con il mondo. Continua a leggere

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Che fine fanno le narrazioni e i discorsi scomodi? Restano nel salotto, tra amici

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Quali poetiche del ri-inizio?

per non ricominciare

di Linda Armano

In tutte le situazioni della vita in cui ci sentiamo colpiti, angosciati e smarriti, l’improvvisa presa di coscienza di un chiaro sapere, sia questo in realtà vero o falso, possiede in sé già un’efficacia serenatrice e il sentimento scatenato in noi da quella situazione perde ceteris paribus la sua forza già per il solo fatto che il giudizio su di essa situazione diventa chiaro (Ernesto de Martino, “La fine del mondo”). Continua a leggere

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Verso un’antropologia che “fa” cultura

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di Giovanni Gugg

«A me sto fatto che bisogna annà sempre contro la minoranza non me sta bene. Non me sta bene che no» (Simone, 15 anni, abitante di Torre Maura, Roma, rivolto a vari esponenti di estrema destra, il 3 aprile 2019)

Esattamente 150 anni fa, nel 1871, sir Edward Burnett Tylor compiva una rivoluzione, formalizzando una nuova versione del concetto di cultura, molto più inclusiva rispetto al suo significato più usuale all’epoca. Con il suo libro Primitive culture, Tylor forniva uno strumento nuovo per analizzare e capire le alterità tra le comunità umane: da quel momento, il termine “cultura” non sarebbe stato più (solo) sinonimo di “sapere” o di “sapienza”, ma una nozione più ampia che includeva le conoscenze – anche le più minute e quotidiane – di ciascun essere umano, di ciascun gruppo. Continua a leggere

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Pratiche di un inizio: l’antropologia nelle scuole

per non ricominciare

covid-19-procurato-allarmedi Giuseppe Sorce

Finalmente l‘OMS ha dichiarato che in tutti Paesi si dovrebbe «sospendere la vendita di animali vivi, catturati allo stato selvatico, nei mercati alimentari come misura di emergenza: sono una delle principali fonti di pandemie» (repubblica.it) [1]. Una cosa saputa e risaputa dalla storia e dalla geografia oltre che dalla medicina, dalla biologia e della scienza tutta. È ora! Continua a leggere

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Il mare dimenticato. La costa sud est di Palermo e la riqualificazione impossibile

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Palermo, Approdo di S. Erasmo (ph. Carlo Baiamonte)

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di Carlo Baiamonte

La storia della riqualificazione della costa sud-est di Palermo occupa più di mezzo secolo e costituisce l’esatta rappresentazione di una politica urbanistica che si è basata sulla scelleratezza e mancanza di progettualità delle scelte amministrative.

Il mare e la nostra città, una volta marinara, sono diventati nel tempo una situazione sentimentale che gli utenti di Facebook rivendicherebbero come “relazione complicata”, il che accade quando in realtà non sussiste alcuna relazione e si vogliono evitare molestie e forme di stalking seduttivo. Continua a leggere

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Saturday night’s alright for fighting

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“Cimitero della Recoleta” di Buenos Aires (ph. Toti Clemente)

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di Sura Bizzarri e Toti Clemente

Una sagoma sottile, una silhouette che saltella sull’orlo del tramonto e dell’alto muro, al di là un colle di lapidi, bianche, monotone, tutte uguali, riverberate e striate di arancione. Il primo brivido della sera, dopo una giornata calda che non ha mai allentato la presa. Continua a leggere

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Viaggio al centro del Belice

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Campagne di Roccamena (ph. Salvina Chetta)

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di Salvina Chetta

L’autostrada A29 “Palermo-Mazara del Vallo”, costruita dopo il terremoto che nel 1968 stravolse il destino delle persone e dei paesi del Belice, sorvola i luoghi, collega velocemente le coste della Sicilia occidentale con Palermo. Non permette soste, non consente l’attenzione dello sguardo, l’osservazione che apre squarci vertiginosi di pensiero. Continua a leggere

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Il Kupkari o Buzkashi, antico gioco equestre dell’Asia centrale

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Uzbekistan, Kupkari (ph. Roberto Manfredi)

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di Roberto Manfredi

Acchiappa la capra! Questo il significato della parola uzbeka Kupkari e della corrispondente parola in lingua farsi, Buzkashi, nome questo forse più usato nel mondo, ma indicante lo stesso gioco. Continua a leggere

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L’India, un affascinante mosaico di umanità e contraddizioni

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Rajastan, India (ph. Cristina Marchisio)

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di Cristina Marchisio

2017… l’anno del nostro viaggio in India, che ha segnato profondamente il mio modo di guardare la vita. Poiché l’India è tutto e il suo contrario. Il paese degli estremi, dove l’impossibile diventa normalità.

Siamo una famiglia di 6 persone e da anni viaggiamo con l’home exchange. All’estero è abitudine diffusa offrire con generosità la propria casa per trascorrere le vacanze: questo ci ha consentito di entrare nel profondo dell’intimità quotidiana di altri popoli, curiosi come siamo dei luoghi, ma soprattutto dell’umanità diversa da noi. Continua a leggere

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Sorprendente Letizia

 

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Foto di Gianni Nastasi

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di Gianni Nastasi

Pippo, Carmelo ed io siamo seduti di fronte a Letizia Battaglia, lei con l’immancabile sigaretta tra le labbra e i capelli colorati, nel suo piccolo studio al Centro internazionale di fotografia dei Cantieri culturali alla Zisa.

Siamo lì per discutere di mostre, congressi di fotografia e di altro. Improvvisamente Letizia, ma questo fa parte del personaggio, mi chiede “ma voi all’Arvis avete una camera oscura?” Continua a leggere

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Tokyo, una città da decifrare

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Tokyo (ph. Simona Ottolenghi)

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di Simona Ottolenghi

Quando ho visto, appena uscito, il film Lost in Translation di Sophia Coppola, non ero ancora mai stata in Giappone. Nonostante avessi già viaggiato molto in Oriente, da subito sono empaticamente entrata nel “mood” del protagonista, perso nel linguaggio di una cultura che non gli apparteneva, una cultura che difficilmente, al primo impatto, si capisce e mette a proprio agio. Continua a leggere

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Suadade e Lisbona. Un sentimento e una città

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Lisbona (ph. Lia Taddei)

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di Lia Taddei

Ci sono momenti in cui proviamo sensazioni che non riusciamo facilmente ad esprimere a parole perché non troviamo la parola giusta che le rappresenta. Una di queste è quella che in portoghese viene definita “saudade” che non è propriamente traducibile con la parola nostalgia. Continua a leggere

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Da un altro punto di vista

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Scicli (ph. Tonino Trovato)

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di Tonino Trovato

Non esiste una sola prospettiva nella vita, non esiste un solo sguardo, non esistono solo uomini e donne capaci di decidere dove andare e potere partire senza difficoltà, perché purtroppo le mete prescelte non sono accessibili a tutti.

Ogni uomo porta con sé un handicap, una mancanza che spesso crea difficoltà relazionale o di mobilità. Continua a leggere

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