SOMMARIO n. 46

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Selinunte, agosto 2020 (ph. Nino Giaramidaro)

EDITORIALE, Davide Accardi*, Lo Stato d’eccezione.  Radici, usi e abusi dalla Guerra dei Trent’anni ad oggi; Cesare Ajroldi, Architettura residenziale mediterranea in Spagna negli anni cinquanta-sessanta; Clarissa Arvizzigno*, Atmosfere in movimento: la pittura come narrazione del fenomeno in Paul Cézanne; Franca Bellucci, Le donne e il Mediterraneo, «mare amaro». Divagazioni; Dario Bettati*, Strategie e tecniche del corpo nel bodybuilding; Continua a leggere

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EDITORIALE

 

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Mazara del Vallo, settembre 2020 (ph. Sofia Calderone)

Nessuno come Primo Levi ha esplorato e illuminato la zona grigia, quella frontiera mobile che nel sistema concentrazionario separava i perseguitati dai persecutori e poteva far scivolare l’oppresso nell’abisso degli oppressori, poteva spingere alla prossimità e alla promiscuità più efferata vittime e carnefici. «Solo una retorica schematica può sostenere che quello spazio sia vuoto: non lo è mai, è costellato di figure turpi o patetiche (a volte posseggono le due qualità ad un tempo), che è indispensabile conoscere se vogliamo conoscere la specie umana».  Vengono in mente queste parole di Primo Levi nella sfida di rendere intelligibile un fenomeno complesso, frastagliato e ambiguo come quello che definiamo negazionismo. Continua a leggere

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Lo Stato d’eccezione. Radici, usi e abusi dalla Guerra dei Trent’anni ad oggi

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Hogarth, A lezione,  incisione, 1736

di Davide Accardi

Frank James Sensenbrenner Jr, detto “Jim”, nacque un anno prima dello sbarco americano in Normandia, in quella Chicago degli anni ’40 vitale, energica, sensuale, nelle cui strade riecheggia il grande blues di artisti afroamericani stanziatisi lungo il Delta del Mississippi durante la grande migrazione afro-americana degli anni ’20: da Muddy Waters a Buddy Guy ed Etta James.

Jim è un membro del Partito Repubblicano ed è nella Camera dei Rappresentanti da più di vent’anni quando, il 23 ottobre del 2001, presenta il disegno di legge chiamato “Patriot Act”, il quale rinforza il potere dei corpi di polizia e di spionaggio statunitensi, quali CIA, FBI e NSA, con lo scopo di ridurre il rischio di attacchi terroristici negli Stati Uniti, intaccando di conseguenza la privacy dei cittadini. Il testo fu scritto da Viet Dihn, assistente del Procuratore Generale degli Stati Uniti. Continua a leggere

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Architettura residenziale mediterranea in Spagna negli anni cinquanta-sessanta

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Josep Luis Sert e Josep Torres Clavé, villa sulla costa di Garraf, 1935

di Cesare Ajroldi

Proseguo con questo articolo la trattazione sull’architettura mediterranea, esplorata in numeri precedenti (n. 38 e n. 41) in relazione ai borghi rurali siciliani e all’esperienza di Fernand Pouillon ad Algeri e a Parigi. Il tema si inserisce in un contesto di grande interesse nei confronti della ricerca in Italia: in quel periodo, infatti, si sviluppa nel nostro Paese un’elaborazione originale, espressa in particolare sulle pagine di «Casabella-continuità» diretta da Ernesto Nathan Rogers, che sfocerà in una polemica esplicita con gli esponenti più rappresentativi dell’ortodossia del Movimento Moderno. Continua a leggere

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Atmosfere in movimento: la pittura come narrazione del fenomeno in Paul Cézanne

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Cezanne, Le cabanon de jourdan

di Clarissa Arvizzigno

«Contenere l’aria, la luce, l’oggetto, il piano, il carattere, il disegno e lo stile»: forse non c’è descrizione più appropriata di quella che ci fornisce il pittore Émile Bernard a proposito dell’opera dell’amico Paul Cézanne, la cui pittura può essere intesa quale un continuo esercizio di sintesi, del porre insieme, dell’amalgamare in un unico organismo pittorico strumenti dell’espressione artistica quali disegno, caratteri, stile e mondo compresso nel colore, attraverso gli oggetti e i piani con cui si dispiega dinanzi ai nostri sensi. Continua a leggere

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Le donne e il Mediterraneo, «mare amaro». Divagazioni

copertrunadi Franca Bellucci

Se posso essere ospitata dalla rivista fra cultori di forti e specifiche competenze, avvalendomi solo di una media cultura, con cui esercito un certo, continuo interesse verso lo scenario mediterraneo, è perché ne ho desunto dei testi scritti, a cui ora posso attingere, lungo una linea culturale che oscilla fra poesia e storia. In primo luogo ripenso al poemetto Mare d’amare donne (Franca Bellucci, Mare d’amare donne. Rapsodia, San Cesario di Lecce, Manni, 2016), appena edito quando, il 4 settembre 2016, fu in tema nella bella serata di poesia che sperimentai a Marineo: finalmente respirando quello spazio mediterraneo che è ricorrente fra studi e composizioni. Continua a leggere

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Strategie e tecniche del corpo nel bodybuilding

man-male-boy-a-person-50597di Dario Bettati

Salute e fitness potranno anche sembrare sinonimi, entrambi infatti si riferiscono in generale a tutta una serie di pratiche da seguire per mantenere una condizione ottimale; tuttavia, andando in profondità, è possibile intuire come i due termini rispondano a esigenze diverse. Il primo, infatti, fa riferimento ad una norma stabilita in base a parametri costanti e misurabili, il secondo rappresenta invece una nozione carica di soggettività. Se la salute è quindi uno stato, il fitness sembra essere un compito, una ricerca, «una condizione di perpetuo autoscrutinio» (Baumann, 2011: 25). Continua a leggere

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Il teatro dei mostri. Un’analisi verista de «La lupa» di Giovanni Verga

 

coperrtinadi Giacomo Bonagiuso

 «La verità è una coperta che lascia scoperti i piedi» (Todd Anderson, L’attimo fuggente)

Premessa: Verga e i mostri

Il teatro italiano maggiore, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, frutto per lo più di schemi maturati dall’élite culturale del tempo, si configura come testo letterario d’elaborazione, privo dell’immediatezza popolare che la commedia dell’arte o il teatro dei pupi o la canzone dei cantastorie, legati al ciclo dei campi, dei mestieri e della religiosità, portavano con sé. Continua a leggere

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La poesia che scioglie i nodi sul filo di un dialogo tra vivi e morti

 61gwewqqedldi   Sebastiano Burgaretta                                               

L’ultimo romanzo di Paolo Di Stefano, Noi, uscito quest’anno per Bompiani, presenta un ampio spaccato storico-antropologico della società italiana, che va dagli anni della seconda guerra mondiale ai nostri giorni, abbracciando quattro generazioni di uomini. Il titolo, pur partendo il libro da una storia personale e familiare riguardante l’autore, assume una valenza assai più ampia, perché i fatti narrati attraversano i cambiamenti avvenuti in Italia sul piano economico, su quello del costumi e su quello delle relazioni interpersonali fra le varie generazioni che si sono succedute. Per l’autore rappresenta un solido punto di arrivo di un lungo percorso, le cui tappe sono costituite da quasi tutti i suoi libri precedenti, anche quelli che apparentemente ne sembrerebbero distanti. Vi si può leggere una sorta di dolorosa discesa agli inferi o, se si vuole, anche alle madri, grazie alla quale alcune ferite lasciate dalla vita mostrano di sanare, anche se è vero che il dolore, come il rimorso, non si cancella mai del tutto. Continua a leggere

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L’Antropocene dopo la pandemia. Lo sguardo di Giuseppe Barbera

copertinadi Antonino Cangemi

Alcuni libri si svelano già dall’esergo, dalla suggestione che evoca l’epigrafe che li introduce. Così per Antropocene, Agricoltura, Paesaggio – Considerazioni a margine di un viaggio in Cina, il breve ma assai ricco di contenuti ultimo saggio di Giuseppe Barbera. La citazione di Alexander Langer che, richiamando il motto olimpico “citius, altius, fortius”, più veloce, più alto, più forte, pone l’accento su uno spirito competitivo estremo tale da indirizzare la crescita nella direzione di uno sviluppo patologico con effetti letali per l’economia, “necro-economia”, e per la tecnologia, “necro-tecnologia”, e apre il sipario, come meglio non potrebbe, su uno scenario per molti aspetti preoccupante: l’azione dell’uomo mette a rischio gli equilibri naturali del pianeta. Continua a leggere

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Affacciarsi dalla finestra e osservare il mondo. Dialogo con Franco Rella

www-mondadoristore-itdi Simone Casalini

«Sei, come sempre, alla finestra. Interroghi il riflesso del tuo volto nel vetro, perché anche se ne hai dubitato la finestra è ben chiusa. C’è un mondo di fuori e un mondo di dentro. C’è anche altro che si riflette come un’ombra evanescente nel vetro, il vago profilo di una cosa, e poi di un’altra cosa, e di un’altra cosa ancora. Sai che il più piccolo mutamento nell’intensità della luce o un tuo qualsiasi movimento farà sparire quel riflesso. Pensi che non solo il loro riflesso, ma le cose stesse che si specchiano diafane nel vetro potrebbero di colpo sparire. Pensi allora che dovresti iniziare un inventario, catalogare le cose che sono intorno a te, dentro questa stanza e fuori da questa stanza (…) Ma sai che un inventario è potenzialmente interminabile». Continua a leggere

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Greece and Greeks in Süleyman the Magnificent’s pre-Malta Siege preparations

konrad von grunenberg,la fortezza di Modon, 1487

Konrad von Grunenberg, La fortezza di Modon, 1487

di Arnold Cassola [*]

In December 1564 Süleyman was informing Dragut (Turgut Reis) that Piyale Paşa, the beylerbeyi [1] of the Archipelago (Greek Aegean Islands), was being appointed commander of the Imperial Navy and being asked to join in the Siege of Malta.

On the 5 Cemaziyelâhir 972 (8th January 1565) Süleyman ordered the Governor of Karlı Ili (Greek, Aetolia-Acarnania) to assemble the cavalry and riflemen of his district and to meet up with the “victorious fleet” of Vezir Mustafa Paşa in Modon (Greek, Methony), after it left Istanbul in spring. Continua a leggere

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La questione animale e la critica all’antropocentrismo

cavadidi Augusto Cavadi

Anche grazie ai social media, è difficile che oggi qualcuno di noi ignori la fenomenologia dello sterminio degli animali non-umani. Così come è difficile che, tra quanti ne veniamo a conoscenza mediante videoregistrazioni e fotografie, si resti del tutto indifferenti emotivamente. E poi? Cosa cambia nella quotidianità? Cosa nelle opzioni politiche, nelle pratiche professionali, nella fruizione di spettacoli, nelle abitudini alimentari? Poco o nulla. Per evitare questo scollamento fra il piano cognitivo-emotivo e il piano comportamentale sono possibili due vie principali. Continua a leggere

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Massimo Campanini, un maestro prezioso e generoso

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Massimo Campanini

di Francesca M. Corrao

Siamo stati colleghi all’Orientale di Napoli per diversi anni, Massimo era un caro amico con cui si andava a cena alla fine delle lezioni e si poteva parlare con franchezza su problemi di studio e di attualità. A volte capitava di non essere d’accordo, ma comunque riuscivamo a ridere sulle nostre divergenze; ci scherzavamo sopra senza mai provare nemmeno un pizzico di disagio.

Ricordo che una volta al Cairo ci trovammo a partecipare alla stessa conferenza invitati dall’Istituto di Cultura Italiano in occasione della Fiera del Libro. Continua a leggere

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Il “limite infinito”, tra relativismo e fede. Dialogo con Francesco Postorino

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Banksy, Jesus with shopping bags

di Vincenzo Maria Corseri

Francesco Postorino è un filosofo e saggista che molti lettori avranno già avuto modo di conoscere sulle pagine del settimanale L’Espresso. Ha svolto una robusta attività scientifica presso diverse università italiane e francesi occupandosi prevalentemente di neoidealismo, di esistenzialismo, di socialismo liberale e di pensiero cristiano. Nelle attuali ricerche sta approfondendo alcuni aspetti nodali della riflessione filosofica contemporanea come la postmodernità e il nichilismo. Continua a leggere

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“Maccarruni”: storia di prossimità dei siciliani in Tunisia

it-locandina-a4-page-0di Federico Costanza

Le tragedie avvenute nel Mar Mediterraneo negli ultimi anni hanno sensibilizzato sempre più l’opinione pubblica sul tema delle migrazioni. Il dibattito pubblico si è spesso acceso e, d’altronde, il fenomeno migratorio condiziona le scelte attuali e le visioni future della politica europea. Conoscerlo, discuterne, approfondirlo è soprattutto necessario. Magari, partendo dal fatto che molti fra i Paesi che attualmente ricevono i flussi migratori dal continente africano sono stati, a loro volta, in passato, protagonisti di un flusso contrario.

Tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento del secolo scorso, milioni di italiani hanno lasciato il loro Paese per cercare fortuna in luoghi spesso molto lontani: una diaspora mondiale ancora oggi visibile in comunità più o meno definite in America, Australia, nel resto d’Europa, proseguita nel secondo dopoguerra. Anche il continente africano ha assistito a una massiccia immigrazione italiana, sia prima che dopo il periodo coloniale. Continua a leggere

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Il mare, alterità di enigmi, fascinazioni e sortilegi

copertina-2di Antonino Cusumano [*]

Nell’immaginario collettivo non c’è probabilmente luogo della Natura più denso di significati del mare, referente simbolico polisemico, vasto spazio di rappresentazioni mitiche, topos letterario di nostalgie e utopie, di exodus e di nostos. Se la montagna si identifica nell’immagine della stabilità, della visibilità e della trascendenza in corrispondenza della sua verticalità in ascensione verso il cielo, il mare è metafora della mobilità, dell’ambiguità e dell’immanenza, essendo universo strutturalmente ambivalente nella sua doppia latitudine di superficie e di fondale, di emerso e di sommerso, di orizzonte e di abisso. Continua a leggere

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Questa è la zita! A margine di un libro di ‘anti-favole’

img-20200513-wa0007di Alessandro D’Amato

Questa è la zita! è un modo di dire assai diffuso su tutto il territorio regionale siciliano, un intercalare ancor oggi spesso articolato, soprattutto da parte di quelle generazioni per le quali l’utilizzo del dialetto rappresenta una modalità primaria di comunicazione orale. Questa è la zita! non costituisce soltanto una banale sintesi di quell’ancestrale fatalismo che spesso riassume la cifra fondante con cui si esprime l’approccio esistenziale tipico delle culture popolari del Meridione d’Italia: questa locuzione rappresenta una vera e propria “documentazione d’archivio” di una prassi culturale che per secoli ha trovato manifestazione presso tutti i ceti sociali. Continua a leggere

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La proibizione dell’incenso. Saper scrivere all’università

152938-mddi Fabio Dei 

Luca Ricolfi ha scritto di recente che il livello di preparazione medio offerto oggi da una laurea triennale è più o meno equivalente a quello che negli anni ‘60 garantiva il titolo di terza media. Il sistema scolastico italiano impiegherebbe dunque otto anni in più a produrre lo stesso tipo di «organizzazione mentale – conoscenze, padronanza di linguaggio, capacità logiche». Continua a leggere

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I dizionari storici del Cinque-Seicento: il rapporto della lingua italiana con la lingua araba

foto-del-dizionario-1_page-0001di Meriem Dhouib

Tradurre, volgarizzare, trasferire, interpretare, tutti questi verbi rappresentano il motore stesso della cultura, voci verbali consustanziali ai processi fondativi della conoscenza. Nella traduzione è la metafora della comunicazione che restituisce i contenuti dei testi ricreandoli e risignificandoli, in un gioco di specchi e di rifrazioni. Funzione costitutiva della conoscenza, il tradurre consente che le lingue convivano, si guardino e si scambino concetti e significati. In questa esperienza di migrazione di segni e simboli  entrano in contatto non solo le lingue ma anche le culture che nell’incontro e nel dialogo si arricchiscono e si implementano. Continua a leggere

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Radice. Metafore e nuda vita in un museo isolano

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via Fontana, 4, Museo Eoliano dell’Emigrazione, Salina, 2018 (ph. M. G. Di Giacinto)

di Maria Rosaria Di Giacinto

In via Fontana, 4, una stretta e periferica stradina di Malfa, comune dell’isola di Salina, è ubicata una struttura che, nonostante il suo posizionamento decentrato, tenta di proporsi come spazio contestatore e interlocutore autorevole delle politiche nazionali e internazionali in materia di migrazione. Si tratta del Museo Eoliano dell’Emigrazione, istituzione che da una ventina d’anni a questa parte mette in scena linguaggi diversi per promuovere il diritto alla mobilità [1].

Nella sezione dedicata all’esposizione storica otto-novecentesca, la struttura procede secondo gli schemi della narrazione tradizionale. Continua a leggere

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Lettera alla Presidente della Commissione Europea. Verso un’Europa dei popoli

 

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Ursula von der Leyen

di Piero Di Giorgi

Gentile Sig.ra Ursula von der Leyen,

con la Sua elezione a Presidente della Commissione Europea, si avvertono timidi segnali di cambiamento, si riaccende la speranza che si possano fare passi decisivi in avanti per la costruzione di una vera e propria Federazione europea, secondo i princìpi e i valori che ispirarono gli autori della Carta di Ventotene (Altiero Spinelli et alii) ma anche gli altri padri fondatori dei nostri più importanti Paesi, da Alcide De Gasperi a Jean Monet, da Robert Schuman a Joseph Bech, da Konrad Adenauer a Paul Henri Spaak. Vale a dire verso un’Europa dei popoli, in prospettiva dall’Atlantico al Mediterraneo e agli Urali, di un’Europa consapevole di una storia straordinaria e tradizioni culturali e filosofiche comuni e permeata degli ideali di solidarietà, di giustizia e di libertà. Continua a leggere

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«Operatori di pace». Il Centro interreligioso per l’integrazione e la cittadinanza interculturale a Mazara del Vallo

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Mazara, Il vescovo Mogavero e l’imam della Moschea di Roma, Muhammad Hassan Abdulghaffar, 2014

di Leo Di Simone

In occasione del giubileo sacerdotale del vescovo di Mazara del Vallo don Mimmo Mogavero, lo scorso 12 luglio, la Chiesa mazarese ha voluto corrispondere appieno alla sua vocazione di «Chiesa di frontiera», così come la definì san Giovanni Paolo II in occasione della sua storica visita nel maggio del 1993. E lo ha fatto con un segno originale e tangibile che mette in luce oltre la sua peculiare vocazione l’impegno che ormai da tredici anni il suo Vescovo profonde per la causa del Mediterraneo e per la costruzione di un ponte culturale e interreligioso che renda giustizia allo splendido quanto tormentato bacino che ha generato la storia stessa della civiltà europea. Continua a leggere

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Noi e gli altri. Le contaminazioni identitarie

 mimesis-donofrio-vergine-senza-eta-2-page-0di Salvatore D’Onofrio [*]

Il problema dell’identità è al cuore del discorso sull’uomo, non tanto o non soltanto con riferimento alle scienze antropologiche che lo definiscono come uno dei suoi oggetti costitutivi, ma anche e innanzitutto con riferimento all’appellativo di uomini che le comunità etniche riservano a se stesse. Il concetto di identità evoca quindi immediatamente quello di al­terità, in un’opposizione complementare che lascia intravedere, già nell’uso linguistico, le contaminazioni tra i due termini. Due esempi di area romanza e altri due dal mondo amerindiano saranno suffi­cienti a esplicitare quest’ipotesi. Continua a leggere

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«Lo cerco nelle sue cose»: la madre di Turiddu Carnevale in un romanzo di Franco Blandi

COPERTINAblandi.indddi Giuseppe Fontanelli

In Appuntamento a La Goulette. Le assenze senza ritorno dei 150.000 emigrati italiani in Tunisia, che investiga soprattutto le ragioni di un’emigrazione di siciliani a La Goulette, nei pressi del porto di Tunisi, per dire che l’integrazione tra gli uomini è possibile (e dall’interno di una tecnica della testimonianza, dell’intervista – come quella  al giovane attore e regista, Haykel Rahali –, che dimostra già la predilezione per partiture biografiche generate da un’esigenza cogente del vero)[1], Franco Blandi, fotografo e documentarista, esperto di arti visive, torna a esplorare il mondo delle classi del popolo dimenticate, della cultura considerata a torto subalterna. Continua a leggere

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Storie di donne a metà. I racconti di Maria Franzè

1-qualcosa-di-noi-copertinadi Mauro Geraci

Venticinque racconti, venticinque storie di donne che potremmo incontrare nella vita di tutti i giorni e che, nella scrittura di Maria Franzè, riescono a svelarci “cose” tanto più speciali quanto più calate e celate nel regime dell’ovvio, della quotidianità, di quella banalità che, d’altra parte, Hannah Arendt mise al centro della sua sconvolgente filosofia. Ed è proprio questo il tratto comune che fa di Qualcosa di noi (Masciulli edizioni, 2019) una raccolta narrativa particolarmente interessante per chi volesse coglierne le implicazioni psicoantropologiche; per chi volesse far proprio lo sguardo come l’ascolto di una giovane scrittrice che punta a scoprire, guardandole da una certa distanza (direbbe Giovanni Verga), particolarità, diversità, eccezionalità nelle storie più ovvie e comuni ma che ovvie e comuni affatto non sono. Continua a leggere

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La Scuola antropologica palermitana. Un’esperienza di studio e di vita

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Antonino Buttitta

di Mario G. Giacomarra [*]

Introduzione

Il lavoro che qui ci apprestiamo a svolgere intende ricostruire una storia che nasce sul finire degli anni Cinquanta, ma le cui basi vengono poste tra i Trenta e i Quaranta. Il riferimento va all’esperienza scientifica e culturale costituita da quella che sempre meglio si è andata configurando come una scuola di alto livello, o di eccellenza come oggi usa dirsi: è la Scuola antropologica palermitana, com’è stata intesa, anche se non sempre così denominata, man mano che passavano gli anni e se ne riconosceva sempre meglio il valore [1]. Continua a leggere

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Attraversamenti e divagazioni. Un dialogo oltre il lockdown

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Vienna (ph. Alessio Giussani)

di Alessio Giussani, Sarah Waring [*]

“Posso farti una domanda personale?” Anche se conosco appena il collega di fronte a me, qualcosa in questa pausa pranzo seduti su una così stretta terrazza spinge alla schiettezza. Passare del tempo insieme durante le fasi di bassa del virus è ancora una novità. Da ultima arrivata dello staff di redazione, buona parte delle mie interazioni sono state virtuali e questo appartamento viennese riadattato a ufficio sta venendo solo progressivamente ripopolato. Sono contenta che il tirocinio di Alessio in questo piccolo crocevia migratorio sia stato prolungato. ‘Sì, certo’, risponde con un sorriso disponibile. Continua a leggere

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Pandemia, migrazioni e riscaldamento globale

migranti_climadi Vincenzo Guarrasi

And the soul creeps of the tree (Louise Gluck)

La pandemia altera i ritmi della vita quotidiana e ci costringe a osservare lunghe pause di isolamento e riflessione. Si tratta di costrizioni, ma potrebbero trasformarsi in opportunità. Continua a leggere

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Un canto dei mietitori e il gioco della falce

 

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Franco Pinna, Il gioco della falce, 1959 (San Giorgio Lucano)

di Eugenio Imbriani

Uno strano corteo a Tricase

In un articolo apparso nel 1934 sulla rivista «Rinascenza salentina», il musicista Vito Raeli segnalava una particolare pratica che si svolgeva a Tricase, cittadina del Capo di Leuca (la parte più meridionale della Puglia), consistente in una pantomima, una sorta di cerimonia eseguita dai mietitori di ritorno in paese dopo la stagione della mietitura trascorsa nelle masserie del tarantino e del brindisino [1]. Continua a leggere

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Immagini e parole nella letteratura araba per l’infanzia

frontespizio-le-poussin-nest-pas-un-chiendi Laura Isgrò

Lo scenario culturale attuale, in continuo mutamento, include molteplici forme espressive e manifestazioni di carattere socio-politico, socio-economico e, soprattutto, relazionale. L’abitudine a considerare l’alterità attraverso i media, ormai decisamente “social” e pericolosamente poco attendibili, conduce i fruitori di notizie a consolidare idee preconcette, pregiudizi e a crearne di nuovi, mobilitando diverse forme di intolleranza che si esplicitano sia nel linguaggio verbale sia in quello non verbale, rischiando di sfociare nella discriminazione. Continua a leggere

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Famiglie straniere e tutela dei minori. Intorno al discorso sulla genitorialità

                              

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Torino (ph. Fabio Marabotto)

di Chiara Lanini                  

Affrontare il tema della genitorialità straniera nell’ambito del sistema di tutela minorile a partire dall’analisi del discorso vuol dire indagare le procedure semantiche che, istituendo un determinato ordine cognitivo, agiscono sulle relazioni sociali. Si intende qui per discorso il paradigma logico (logos) che, attraverso l’amministrazione del vero, impone una propria descrizione della realtà (Foucault, 1972). Esso esprime quindi una valenza politica, anche quando non è esplicitamente politico. Continua a leggere

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Conoscere per dominare. Guide del buon soldato

 

0abteyet5663021_3di Luigi Lombardo

L’antropologia nasce in ambito europeo anche a seguito dello sviluppo del colonialismo, inglese soprattutto. Assieme ai soldati furono mandati esperti nella nuova scienza, che nel vecchio continente si affermava prepotentemente. Non senza ragione gli Inglesi ritenevano che fosse più produttivo, ai fini di una perfetta riuscita dell’opera di colonizzazione di popoli sconosciuti, conoscerli preventivamente: conoscerli per dominarli. Nacque l’antropologia culturale. Siamo a metà del secolo XIX. Poi essa prese altre direzioni diametralmente opposte alle prime timide apparizioni in terre lontane. Continua a leggere

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Un poema sacro nella lingua di una comunità

copertinadi Santo Lombino

«Espressione degli strati più umili della popolazione, la religione popolare, pur avendo caratteri propri, che la distinguono dalla religione colta, mantiene con questa rapporti di interdipendenza e contiguità. La prima riduce a dimensioni più domestiche e familiari il senso religioso, ma trae quasi sempre forme e contenuti dal patrimonio rituale e dottrinario della religione ufficiale» [1]. Così scriveva alcuni anni or sono Giuseppe Governali, studioso ed educatore di grande spessore culturale ed umano, docente e preside del Liceo “G. Colletto” di Corleone, scomparso qualche anno fa. A questa concezione si può fare riferimento leggendo il poema in versi Da li tenebri a la luci e da Eva a Maria con sottotitolo Poemettu sacru in XV canti chi cumpendianu li misterii di lu s. Rusariu di Biagio Palazzo da Corleone, stampato a Palermo nel 1916 presso la tipografia Giliberti in via Celso, tipografia chiusa dopo la seconda guerra mondiale [2]. Continua a leggere

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Il difficile governo dell’immateriale: società civile e dissonanze del patrimonio culturale

 71olhn6gosldi Nicola Martellozzo

 Dopo un iter legislativo di sette anni, il 23 settembre 2020 il Senato italiano ha finalmente ratificato la Convenzione di Faro [1]. La “Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore del patrimonio culturale per la società”, stilata dall’UNESCO nel 2005, non rappresenta solo un valido strumento per l’inquadramento e la gestione del cosiddetto patrimonio culturale immateriale (intangible cultural heritage ICH), ma ne approfondisce alcuni aspetti rispetto alle precedenti normative di riferimento. Termini come “salvaguardia”, “comunità d’eredità”, “responsabilità condivisa” vengono riaffermati con particolare forza. Il dialogo è particolarmente intenso con la Convenzione internazionale per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale del 2003, ratificata dall’Italia già tredici anni fa. Nonostante gli anni trascorsi manca ancora una vera e propria politica dedicata ai beni immateriali; di converso, la società civile ha assunto un’indiscutibile rilevanza nei processi di riconoscimento e valorizzazione del patrimonio. Continua a leggere

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Jamil Holway: un siro-americano in dialogo con il diavolo

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Banchetto in onore di Kahil Gibran, Hotel McAlpin, New York, 1929

di Francesco Medici

Il 5 gennaio 1929, presso l’hotel McAlpin di New York, fu organizzata una cena di gala per festeggiare i venticinque anni di carriera artistico-letteraria di Kahlil Gibran (Ğubrān Ḫalīl Ğubrān, 1883-1931) cui presero parte circa duecento invitati. L’ospite d’onore – che nella fotografia ufficiale compare in fondo alla sala, proprio sotto il dipinto appeso alla parete, seduto a destra della bandiera a stelle e strisce – ascoltò commosso i discorsi di encomio di molti illustri esponenti della comunità siro-americana. Continua a leggere

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Un gioco da ragazzi. Arabismi giramondo

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Sfogliando il dizionario Colin

di Giuliano Mion

Parole e concetti riescono a compiere dei viaggi lunghi con modalità talvolta misteriose. Rintracciare l’etimologia delle nostre parole non è certo un gioco da ragazzi, perché tanti dei vocaboli che adoperiamo mille volte al giorno hanno origini spesso inattese. Continua a leggere

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Cornici del mondo e soggettività. Cinque contesti

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Il giardino come pausa (ph. Stefano Montes)

di Stefano Montes

Nei paragrafi che seguono prendo in conto cinque diversi contesti, ognuno per paragrafo, al fine di esaminarne i significati – non esaustivamente intesi – acquisiti per un soggetto consapevolmente catturato nelle cornici del mondo e della soggettività che lo orienta. Il soggetto in questione sono io stesso, inevitabilmente, poiché il presupposto è proprio quello di sondare le molteplici possibilità dell’autoetnografia condotta in prima persona. Continua a leggere

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Il Mediterraneo, mare salato. Note su navigazione e civiltà dalle “Genealogie degli dèi pagani” di Boccaccio

copertinadi Roberta Morosini

Quando si pensa alle Genealogie di Giovanni Boccaccio, un trattato scritto in latino sugli dèi pagani, l’ultimo pensiero del lettore va al ruolo che il Mediterraneo svolge nell’opera e nell’immaginario di Boccaccio. Un recente studio che ho dedicato al mare nelle opere di Dante, Petrarca e Boccaccio, mi ha permesso di riproporre in italiano alcune riflessioni sul ruolo che il Mediterraneo svolge nelle Genealogie [1].

In occasione dell’uscita di questo lavoro, vorrei condividere con il lettore di Dialoghi Mediterranei, una delle pagine più belle che siano state scritte sul ruolo del Mediterraneo come mare-ponte, un mare utile i cui benefici si pongono alle origini della civiltà con l’invenzione dell’imbarcazione. Continua a leggere

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Salvatore Costanza. Nel racconto degli uomini la storia che parla di noi

copertina_italia_rovesciatadi Natale Musarra

Un vero “maestro” non si smentisce mai, neppure quando, alla veneranda età di novant’anni compiuti, affronta un tema ostico come la biografia di un personaggio controverso qual è Nunzio Nasi: L’Italia rovesciata. Nunzio Nasi. Una biografia politica (Màrgana edizioni, Trapani 2020). Salvatore Costanza è autore di numerosi lavori, alcuni dei quali, pietre miliari della storiografia siciliana del secondo dopoguerra, erano talmente “avanti” coi tempi, quando vennero pubblicati, da restare ancora oggi insuperati. Come non ricordare la descrizione della rivolta contro i “cutrara” di Castellammare del Golfo, con le pagine esemplari dedicate all’elevazione sociale della “famiglia” criminale dei Ferrantelli, investigata attraverso documentazione non solo giudiziaria e di polizia ma soprattutto catastale e notarile (La patria armata, 1989)? Continua a leggere

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Napoli, il Senegal e l’Islam: un incontro reale?

provacopdinuzzo4di Virginia Napoli [*]

NapolIslam è un documentario di Ernesto Pagano del 2015 che ritraccia la storia di dieci napoletani convertiti alla religione musulmana. La prima volta che l’ho visto vivevo in Senegal già da due anni. Il Senegal è un Paese a maggioranza Islamica, pur essendo costituzionalmente laico, la sua vita pubblica e politica è fortemente influenzata dalla religione. Negli anni vissuti a sud del Sahara ho riscoperto la maniera in cui un culto modella il tessuto sociale e l’immaginario collettivo di praticanti e non praticanti. Pur non essendo credente, il contatto quotidiano con le forme simboliche e le istituzioni della società senegalese mi hanno costretto a fare i conti con la mia educazione cattolica. Continua a leggere

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Cultura, etica e patrimonio. Per un dialogo transculturale

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Zambia (Africa) Membri della Comunità di sviluppo. Più della metà dei membri del comitato sono donne. Progetto pilota per la resilienza climatica in Zambia (ph. Olimpia Niglio, 2019).

di Olimpia Niglio

In un mondo che è interessato da profondi cambiamenti, i progressi della scienza e della tecnologia hanno, negli ultimi anni, modificato la sensibilità dell’uomo nei confronti della storia, della natura e delle relazioni sociali. L’educazione al patrimonio culturale e il tema della cultura stessa sono stati isolati e in molti casi non sono stati considerati essenziali e rilevanti in un processo di formazione e sviluppo dell’individuo e della società. Questa mancanza di conoscenza nella formazione dell’individuo ha prodotto molti problemi e soprattutto un allontanamento dalla totalità delle espressioni del patrimonio culturale, dalle tradizioni ancestrali e da tutto ciò che ha caratterizzato lo sviluppo della società fino al mondo contemporaneo. Continua a leggere

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Sulla memoria, la rappresentazione, il simbolico. Ripensando lo “statuto inquieto” delle immagini

71pafxa75ldi Rosario Perricone

Francesco Faeta è ormai un maestro conclamato nel panorama degli studi etnoantropologici italiani e tale si riconferma anche con il suo nuovo prezioso volume, La passione secondo Cerveno. Arte, tempo, rito (Ledizioni, Milano 2019). Il sapiente intreccio ermeneutico tra storia e antropologia dell’arte (in una rilettura di Aby Warburg e Alfred Geel) e le riflessioni sul rito inteso come performance (già brillantemente affrontate da Carlo Severi e da Faeta stesso) insistono con efficacia su una re-visione in profondità dello statuto “culto” delle opere d’arte sbalzandolo, oltre le dicotomie estetizzanti e monumentalistiche, nelle trame complesse del rito. Continua a leggere

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Politiche dell’immigrazione: la lezione della “Prima Repubblica”

 

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Migranti (ph. Antonio Parrinelli/@Reuters)

di Franco Pittau

Dalla Costituzione (1948) alla “legge Foschi” (1986)

L’Italia, dall’Unità d’Italia fino ai primi due decenni del dopoguerra (1861-1970), fu un Paese di grande migrazione, in Europa e ancor di più oltreoceano. Gli arrivi di immigrati stranieri iniziarono nei primi anni ’70 (e in minima parte anche prima) e andarono aumentando con ritmo blando nel corso di quel decennio. Ne furono protagonisti i primi tunisini come pescatori a Mazara del Vallo e come braccianti nel Trapanese, le capoverdiane come anche le donne di Somalia, Eritrea ed Etiopia, e dalle filippine, come lavoratrici a servizio delle famiglie nelle grandi città (a Roma, Napoli e diverse città del Nord), i marocchini infine sbarcati nel Sud dell’Italia come venditori ambulanti e risalenti verso le fabbriche del Nord. Continua a leggere

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Linguaggio e ideologia: la posizione di Carlo Cattaneo

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Edoardo Matania, Ritratto giovanile di Carlo Cattaneo, xilografia, 1887

di Alessandro Prato

La centralità della figura di Carlo Cattaneo (1801-1869) nell’ambito della cultura italiana della prima metà dell’Ottocento è giustamente ricollegata al suo pensiero liberale e laico, agli studi giuridici che hanno contrassegnato l’intera sua formazione, all’interesse verso l’etnografia e la psicologia sociale [1]. La sua personalità di studioso poliedrico e sfaccettato, fortemente influenzata dalla cultura classicista e dalla filosofia dell’illuminismo, si è concretizzata in varie forme tutte di grande rilevanza: il filosofo, l’economista, il critico, lo storico, lo scrittore politico, il fondatore della rivista Il Politecnico (1839-44) e, non da ultimo, il linguista. Continua a leggere

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Sopravvivere alla resilienza: il caso dei rifugiati siriani in Libano

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La fuga dei siriani da Hammouriyah, Ghouta Orientale (@Reuters)

di Lisa Riccio

Ad oggi, circa 5.6 milioni di siriani hanno lasciato il loro Paese e si sono registrati presso l’UNHCR in diversi Paesi del mondo[1]. Al 31 gennaio 2020, nel solo Libano, erano presenti 910.256 rifugiati siriani[2]. I numeri reali, tuttavia, sono ben più alti e raggiungono una cifra di 1.5 milioni, rendendolo il Paese con la più alta densità di rifugiati per numero di abitanti al mondo [3]. La risposta a quella che sarebbe diventata la più grave crisi umanitaria dalla Seconda Guerra Mondiale[4], può essere suddivisa in due fasi principali: una prima fase copre il periodo tra il 2011 e il 2014 e la seconda il periodo dal 2014 ad oggi. Continua a leggere

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Alle radici del risentimento arabo

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Dal Libro di giochi, dadi e tavole di Alfosno X il saggio, 1285

di Elio Rindone

La conversione all’Islam di Silvia Romano – la volontaria italiana rapita in Kenya e liberata il 10 maggio 2020, dopo essere stata per ben 15 mesi prigioniera di un gruppo terroristico di matrice islamista, il Partito dei Giovani, da anni attivo in Somalia – dovrebbe essere una scelta assolutamente personale. Essa, invece, ha provocato la dura, e talvolta volgare, reazione di una parte dell’opinione pubblica, e addirittura l’accusa rivolta alla nostra cooperante di essere quasi diventata lei stessa una terrorista. Ora mi chiedo: se la Romano si fosse convertita non all’islam ma, per esempio, all’induismo, ci sarebbero state reazioni simili? Ovviamente no, e il motivo è chiaro: nei Paesi occidentali l’islam, e non certo l’induismo, è ormai considerato la religione dei nostri nemici. Continua a leggere

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E Halloween oscurò la Festa dei morti in Sicilia

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Murticeddi (ph. Mario Sarica)

di Mario Sarica

Ormai da tempo assistiamo rassegnati alla fatale perdita di “pezzi” sempre più consistenti delle nostre tradizioni. Espulse da un sistema di consumo, ferocemente omologante e, soprattutto, asservito ad una cieca logica di mercato del profitto a tutti i costi, le forme culturali di tradizione orale, variamente connotate, vengono fatalmente sospinte sempre più ai margini del nostro convulso orizzonte esistenziale.

Sempre più osservate come frammenti di memoria di un passato sempre più lontano, o rifunzionalizzate in chiave nostalgica e sottilmente persuasiva, le variegate espressioni di cultura popolare, che per secoli hanno modellato, con usi e costumi di marca regionale, lo “stare nel mondo” delle nostre comunità grandi e piccole, urbane e rurali, in alcuni casi, nonostante tutto, mostrano ancora oggi un’insospettata vitalità, certamente confortante per tentare di ricomporre il puzzle sempre più confuso della nostra identità culturale. Continua a leggere

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“Small” gardens: civic routes in New York City

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Foto Flavia Schiavo

di Flavia Schiavo [*]

A Green line

Analysing open spaces in New York City, with particular attention to Manhattan, one of the most populated cities in the planet, is useful to understand the high density of “empty space”. The way it can sometimes be a “resistance front” [1] compared to projects aiming at Real estate transformation, to Plans and to private/public interventions, to the forma urbis, to private and public urban policies connected or opposed to residents’ civic incentives and bottom up, to the Capital, to FIRE [2], to stakeholders, to the Building Code technical rules, to multiple identities of neighbourhoods, to the urban structure density, which particularly in Manhattan is influenced by a strong Real estate market, deeply responsible although it has recorded a slight decline [3]. Continua a leggere

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Anche gli Arabi amano ridere

foto-paolodi Ahmed Somai

Gli arabi hanno senso dell’umorismo? A giudicare dall’immagine veicolata dai mass-media che li rappresenta ostili, arrabbiati con tutti, pronti a farsi saltare e far saltare in aria gli altri per la causa dell’Islam, si direbbe che non l’abbiano. Basta vedere ciò che è successo con Charlie Hebdo o con chi osa ridere o ironizzare sulla religione o sui sovrani e i governanti. Ma quest’immagine dell’arabo non corrisponde al vero e ce lo conferma una recente ricerca sull’umorismo presso gli arabi condotta da Angelo Villa e Paolo Branca che porta il titolo La vita è un cetriolo, alla scoperta dell’umorismo arabo, pubblicata da Ibis (2020). Continua a leggere

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Verità storiche e retoriche della memoria

marcello-floresdi Orietta Sorgi

Viviamo un tempo di profondi cambiamenti, dominato da incertezze e mancanza di prospettive: è quanto aveva già intuito, peraltro, Karl Polanyi quando definiva il Novecento il secolo della “Grande trasformazione” (1974). Trasformazioni rapidissime che di conseguenza hanno bruscamente interrotto il percorso lineare fra il passato, il presente e il futuro. Si è trattato in fondo di un’improvvisa “accelerazione della storia”, per usare le parole di Pierre Nora (2013), che ha progressivamente annullato la percezione del passato, potenziando l’autonomia del presente e di fatto vanificando ogni capacità di previsione del futuro. Questo continuo rimescolamento delle carte a tutto svantaggio della permanenza, ha finito col mettere in crisi anche la storia ufficiale intesa come ricostruzione “oggettiva” del passato, basata sulle fonti d’archivio e i documenti. Continua a leggere

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Il riso e il discorso sacro popolare

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Pieter Bruegel il vecchio, La lotta tra Carnevale e Quaresima, 1559, Vienna, Kunsthistorisches Museum

di Sergio Todesco

Sfoglio vecchi album fotografici. Compulso nutriti corpora di ottanta, cento anni fa provenienti da paesi della mia provincia (Tusa, Tortorici, Militello Rosmarino, Mistretta), e ciò che mi colpisce è che in tutte le immagini, ritratti di singoli individui o foto di gruppi familiari, non è dato mai trovare una persona sorridente. Sono tutti seri gli attori di quelle rappresentazioni, intenti a esporsi all’azione misteriosa e alchemica della scatola che trasformerà i loro corpi in una scala di grigi in grado di ricreare i loro sembianti. Continua a leggere

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Il papa, l’enciclica e la crisi del pontificato

copertinadi Marcello Vigli

Dal giorno della sua elezione, Francesco è stato il personaggio pubblico del mondo cattolico per antonomasia. Una novità rivoluzionaria per la Chiesa che ha creato attese e speranze enormi ma dopo sette anni di pontificato forse è il momento di chiedersi se lo schema del Papa ‘accerchiato’ non vada aggiornato. Ad iniziare dalla partecipazione, il giorno 4 ottobre, alla festa di San Francesco d’Assisi per la consegna dell’Enciclica sociale Fratelli Tutti sulla Fraternità e l’Amicizia Sociale. Sono i temi di un’Enciclica definita “tenera e forte”, un’enciclica al tempo stesso “teneramente” dura! Continua a leggere

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Ancora dentro la tempesta. Nessuna croce manca

 

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Lea Vergine e Enzo Mari (ph. Giuseppe Varchetta)

il centro in periferia

di Pietro Clemente

Con il nostro lavoro sul Riabitare l’Italia vogliamo dare centralità alle periferie mentre purtroppo siamo nel mezzo di una nuova ondata di Covid con numeri spaventosi di contagio. Eravamo forse tutti convinti che dopo maggio non sarebbe più successo. Tanto che anche i nostri pensieri, i nostri articoli, si stavano organizzando sul dopo la pandemia. Tenendone conto sì, ma guardando avanti. Invece ci siamo ancora dentro, e il dopo, quando sarà, sarà ancora più difficile. Continua a leggere

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Le parole chiave della Convenzione di Faro e il ruolo dell’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale

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di Leandro Ventura

La recente ratifica della Convenzione di Faro da parte del Parlamento italiano definisce la necessità di una nuova considerazione dell’eredità culturale in generale e, in particolare, di quella immateriale. Lasciando da parte le preoccupazioni dei politici che temevano una manomissione dell’eredità culturale italiana a opera di non meglio identificate comunità straniere, è invece proprio il ruolo delle comunità direttamente coinvolte nei diversi elementi patrimoniali, che viene sottolineato da Faro, ancor più di quanto non fosse successo con la Convenzione UNESCO del 2003. Continua a leggere

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Fra mobilità turistica e aree interne

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di Alessandro Simonicca

Questione di termini

Negli anni Cinquanta del  ‘900 Manlio Rossi Doria (Dieci anni di politica agraria nel Mezzogiorno, Bari, 1958) così sintetizzava il gap di fondo dell’economia agricola italiana del Mezzogiorno, adoperando una metafora tratta dalla pratica della macellazione delle carni: da una parte, nelle zone esterne, le  estensioni agricole e la cultura arborata, generatrici di ricchezza economica, “la polpa”; dall’altra, nelle zone interne, vi sarebbe stato “l’osso” dei rilievi montani, caratterizzati da un progressivo svuotamento abitativo ed economico, che sarebbe corrisposto poi all’esodo di massa verso il triangolo industriale o verso i centri cittadini più attrattivi dal punto di vista lavorativo e sociale. Continua a leggere

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La Strategia Nazionale per le Aree Interne nei Monti Reatini: conoscere, comprendere, imparare dall’esperienza

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Borgo di Petrella Salto, novembre 2017 (ph. Leonetti)

il centro in periferia

di Marco Leonetti

Premessa

Mai come negli ultimi mesi, complice la pandemia, i territori marginalizzati sono stati al centro del dibattito pubblico. La crisi pandemica agisce come un terremoto: sembra cambiare il volto dei luoghi in un istante, ma in realtà non fa altro che accelerare processi di cambiamento già in atto da tempo. Continua a leggere

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Una sera d’inverno a Flumini

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Fluminimaggiore

il centro in periferia

di Marco Corrias

Una sera d’inverno di alcuni anni fa chiesi a un mio amico giornalista in pensione nella sua bella casa di campagna: «Ma perchè uno come te, con le tue disponibilità economiche, con il tuo passato professionale, con le due case che ti ritrovi, una a Milano l’altra a Bologna, perchè, dico, te ne sei venuto a vivere qui, in questo posto del mondo cosí lontano dal tuo mondo?». Continua a leggere

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Cooperativa di Comunità “Il Feudo”

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Murlo

il centro in periferia

di Filippo Lambardi

Attratti dal sempre più variegato, e vivo, mondo delle cooperative di comunità sorto in tutta Italia, nella primavera del 2019 un gruppo molto eterogeneo di murlesi iniziò a trovarsi in riunioni molto circoscritte ed informali per capire se pure a Murlo la cosa potesse avere un senso. Continua a leggere

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Tra antiche appartenenze e rinnovate speranze: il lavoro di Frank Cancian a Lacedonia negli anni Cinquanta


1-copertinail centro in periferia

di Francesco Faeta

In any case, like the linguist who returns from the field and declares that the language studied has non phonemes, the social scientist who finds no norms, except one based on a crude model of economic man, must be sent back for another long look before his conclusions are accepted.

Frank Cancian

Frank Cancian [1], al cui lavoro da qualche tempo dedico attenzione (Faeta, 2019; 2020a; 2020b), è un importante antropologo statunitense, di ascendenze italiane, oggi ancora attivo benché retired. Nato nel 1935, laureatosi nel 1956 presso la Wesleyan University di Middletown (Connecticut), ha conseguito il dottorato in Antropologia Sociale ad Harvard nel 1963, ed è stato docente, tra l’altro, presso l’Università di Irvine in California (UCI), dove ha terminato la sua carriera. Continua a leggere

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Lezioni di periferia

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Roma, Corviale

il centro in periferia

di Francesco Erbani

La pandemia che stiamo vivendo ci interroga sugli interventi indispensabili che, una volta superata l’emergenza, consentono di non tornare alla normalità precedente il Covid. In molti ambienti si assiste a una tensione fra chi auspica il rientro in una condizione rassicurante, quanto più possibile simile a quella vissuta fino al marzo 2020 e chi invece parla di cambiamento d’epoca che impone di rimuovere molti dei presupposti che hanno reso la pandemia non solo una crisi sanitaria, ma una crisi di sistema.  Continua a leggere

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Tra feste e patrimonio: appunti a partire da un caso toscano

Carnevale Medioevale Sancascianese 2014

Il Carnevale di San Casciano (https://www.carnevalemedievale.com.)

il centro in periferia

di Emanuela Rossi

Da diverso tempo in Toscana mi occupo di tematiche legate al patrimonio culturale e di recente ho condotto una ricerca in provincia di Pistoia che mi ha portato ad osservare da vicino un piccolo gruppo di persone e le loro attività patrimoniali. Attraverso l’uso di quelle che ho definito “tecnologie patrimoniali”: un museo, una mappa di comunità, rievocazioni di antichi mestieri, un gruppo di persone assimilabile alla definizione di “comunità di eredità” [1] della Convenzione di Faro definiscono una località e il loro essere appunto comunità.    Continua a leggere

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Le scuole in epoca Covid al centro e in periferia: criticità a confronto

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Nelle scuole di città non è stato facile distanziare gli studenti in aula (Foto B. Adriani)

il centro in periferia

di Settimio Adriani, Giacomo Pasquetti, Lavinia Susi

Di fronte a un’emergenza globale come quella del Covid-19, la sicurezza delle scuole è, ad oggi, una delle maggiori prerogative statali. La loro riapertura dopo la pandemia, è stata una grande incognita a causa della mancanza di una letteratura pregressa su cui basarsi per poter fronteggiare efficacemente situazioni analoghe. Questa criticità ha reso necessaria e cruciale la predisposizione a un atteggiamento proattivo al fine di monitorare, documentare e intervenire tempestivamente in caso di necessità. Continua a leggere

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Vivere non è un fatto privato

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il centro in periferia

di Cinzia Costa

L’8 settembre del 1981 l’artista Maria Lai realizzò una performance artistica denominata Legarsi alla montagna, ispirata in parte da una antica leggenda locale. Tutti le abitazioni di Ulassai, il paesino sardo che le aveva dato i natali, vennero legate (letteralmente) tra di loro per mezzo di un nastro di stoffa celeste lungo circa 27 km; il “legame” attraverso cui si univano le case del centro abitato era diverso a seconda del tipo di relazione che intercorreva tra le famiglie unite dal nastro: se non c’erano buoni rapporti il nastro passava teso e dritto, se invece c’era amicizia si faceva un nodo simbolico, se c’era un legame d’amore si faceva un fiocco al quale venivano legati anche dei pani tipici del paese [1]. Il secondo passaggio dell’ “operazione comunitaria”, come venne poi definita, fu quello di legare i nastri colorati al Monte Gedili, la montagna più alta che si erge sul paese. Continua a leggere

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Un centenario, wunderkammer di memoria. Esperienza di comunità a Castelbuono

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Castelbuono, La Stanza delle meraviglie (ph. Marco Madonia)

il centro in periferia

di Angelo Cucco

Il 1920 è un anno particolare per la piccola comunità di Castelbuono [1], in provincia di Palermo, che, in un periodo non florido, decise di compiere uno sforzo comunitario per acquistare il castello. Una serie di eventi legati alla famiglia principesca dei Ventimiglia, alla sua decadenza ed in particolare all’assenza di eredi diretti, aveva portato l’immobile ad essere incamerato e venduto all’asta pubblica. Continua a leggere

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Per una scuola sobria: una proposta conviviale al tempo del virus

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di Nicola Grato

Villafrati [1], paese adagiato lungo la Statale 121, paese periferico di una periferia chiamata Sicilia Interna e non incluso, al pari dei paesi dell’ “area Busambra”, dal Comitato Tecnico Aree Interne in nessuno dei cinque progetti di sviluppo di queste Aree, in questo annus horribilis 2020 è stato transennato per ben due volte, a marzo e ora in ottobre, a causa del dilagare dei contagi di CoVid-19. Continua a leggere

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Pendoli. Nuovi e vecchi pendolarismi

 

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Sa Pedra Bianca (ph. C. Seddaiu)

il centro in periferia

di Corradino Seddaiu

I pendoli sono sempre stati oggetti affascinanti; nell’infanzia quando avevo la fortuna di osservarli, venivo rapito da queste forza segreta che ne governava la perpetua oscillazione, ignaro che qualche secolo prima uno scienziato pisano di nome Galileo Galilei, osservando le oscillazioni di una lucerna della cattedrale di Pisa dopo la sua accensione o spegnimento, era arrivato a scoprire fenomeni quali l’isocronismo e la risonanza. Forse segnato dalla fascinazione dei pendoli, la mia vita fino ad oggi è stata costellata da diversi pendolarismi. Continua a leggere

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Dei fondamenti politici del negazionismo

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dialoghi sul negazionismo

di Aldo Aledda

Dovrebbe essere pacifico che la negazione di un qualcosa deriva in genere dalla sua affermazione. Mentre può esistere  una affermazione fine a se stessa altrettanto non si può dire della negazione, che dipende sempre dalla prima. Analogamente si dovrebbe sostenere che anche il loro derivato, il negazionismo, a rigore di logica dovrebbe dipendere da un affermazionismo o un affermativismo, come dir si voglia. Ma i rapporti in questo secondo caso appaiono storicamente più complessi. Continua a leggere

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Per una grammatica del negazionismo storico

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dialoghi sul negazionismo

di Linda Armano

Parlare del significato di negazionismo e ciò che il negazionismo provoca, è un argomento estremamente complesso che andrebbe sottoposto a varie griglie di lettura e ad analisi interdisciplinari. Il presente articolo non può porsi quindi l’obiettivo di essere esaustivo nel fornire un significato sociale, culturale e politico-economico del concetto di negazionismo – che invece è un argomento assolutamente aperto a sempre nuovi stimoli interpretativi – ma intende proporre alcuni esempi in cui il concetto di negazionismo è stato applicato come costrutto teorico. Continua a leggere

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Verità assodate e verità presunte

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Complessità del cervello

dialoghi sul negazionismo

di Rosolino Buccheri

Premessa

Mi accosto a questo scivoloso argomento con poche – ancorché concrete – certezze a causa della vastità dei suoi contenuti, i quali coinvolgono sia concetti di tipo generale che possono essere meglio affrontati dall’alto per meglio osservare la vastità delle loro connessioni, sia contenuti più specifici ma di uguale importanza, che osservandoli dall’alto si rischia di perdere. Continua a leggere

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Il negazionismo come invenzione dell’impossibile

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di Valeria Dell’Orzo

La storia è disseminata di eventi drammatici, di scoperte rivoluzionarie, di mere condizioni di fatto che scivolano e possono impantanarsi nella viscosità della paura dell’impossibilità di far fronte a qualcosa che non si è in grado di comprendere o di accettare e che quindi si preferisce smentire, anche di fronte all’evidenza più schiacciante, per il mero bisogno di allontanare da sé il peso della responsabilità, della colpa, dell’incapacità di sfidare la nuda realtà o, in alcuni casi, per il bisogno di perpetrare il male nella sua negazione, di esternare con la risonanza dei mezzi di comunicazione moderni una propria presunta superiorità, un’indipendenza di pensiero da esplicare non nella coscienza personale, ma nel disprezzo verso il prossimo, verso la storia e la scienza.   Continua a leggere

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Distanziati e disgregati, un mosaico di umanità. Appunti sul negazionismo

 

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Bologna, maggio 2020, manifestazione di protesta contro lo sfruttamento dei migranti

dialoghi sul negazionismo

di Lella Di Marco

Come stiamo vivendo? Come è possibile opporre resilienza per non soccombere e in che modo stiamo cambiando? Abitiamo un tempo malato. Tutti hanno scritto e scrivono di tutto su tutto, le posizioni sono tante ma le incertezze e le dissonanze anche fra le voci degli scienziati rendono ancora più incoerenti e vuote le certezze dei politici. Il caos sotto il cielo è grande. Le uniche certezze sembrano essere quelle dei negazionisti, di chi nega verità e realtà con toni assertivi e di disprezzo. Continua a leggere

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I riti di contestazione durante il confinamento pandemico

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 di Giovanni Gugg

 Introduzione: il pericolo invisibile

Una delle caratteristiche degli esseri umani è che fanno più del “registrare” il loro ambiente: non solo vedono, ascoltano, toccano, odorano, ma interpretano. Attraverso le esperienze corporee, gli esseri umani percepiscono l’ecosistema, ma soprattutto lo giudicano, lo sognano, lo immaginano, lo “producono”. Tutto ciò avviene in maniera pressoché spontanea, ma assume un carattere peculiare nel caso di stimoli invisibili come oggetti microscopici e fonti energetiche, di cui è possibile percepire solo i loro effetti e non la loro fisicità. Continua a leggere

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Tra complottismi, razzismi, intrighi e nostalgie

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di Maria Immacolata Macioti

Mentre un po’ in tutto il mondo abitato sembra diffondersi il coronavirus e crescere il timore della gente, specialmente tra coloro che sono costretti dalle circostanze a vivere in povertà e in forzata promiscuità, senza possibilità quindi di alcun distacco sociale, senza potere usare accorgimenti possibili, essendo anzi esposti a più rischi di altri, esiste ancora oggi, nell’autunno 2020, chi ritiene che questo virus non abbia luogo, che non esista. Continua a leggere

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Il negazionismo al potere

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Il premier indiano Modi e il presidente Usa Trump

dialoghi sul negazionismo

di Antonio Ortoleva

I primi negazionisti del Covid-19 furono proprio i leader dei grandi Paesi del globo. Finché, almeno e non tutti, non furono travolti dalla pandemia e dal crescente panico della popolazione indifesa. E infettati essi stessi. Trump, Putin, Bolsonaro, Johnson, Modi minimizzarono, irrisero, proposero rimedi iperbolici, salirono sul palcoscenico di una nave crociera, adibito per battute a doppio senso e risate crasse, dando fiato a un movimento di ribellione vitalistica e complottarda che ha attraversato i cinque continenti.  Continua a leggere

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La Caporetto del pensiero razionale. Una lettura pratico-filosofica della pandemia

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Edward Hopper, Finestre di notte (1928)

dialoghi sul negazionismo

di Neri Pollastri

La particolare situazione che abbiamo vissuto in questo periodo, che ci vede attraversare un’emergenza sanitaria internazionale di proporzioni inedite almeno per l’epoca storica che stiamo vivendo, costituisce anche un’interessante occasione di studio per comprendere il modo in cui pensa e vive l’uomo del terzo millennio, immerso qual è nei propri pregiudizi culturali, preso in mezzo tra le comunicazioni dei media e le opinioni in libertà dei social media, tra la necessità razionale di orientarsi nel mondo comprendendone il funzionamento e quella emozionale di individuare al più presto le migliori strade da percorrere. Continua a leggere

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Negare per credere

negazionisti-coronavirus-no-maskdialoghi sul negazionismo

di Giuseppe Sorce

Una riflessione sul negazionismo del covid-19 inizierebbe con una disamina sociolinguistica del fenomeno [1]; muovendo dalla dimensione internazionale, farebbe riferimento alle varie manifestazioni nazionali, nostre, geograficamente e precisamente collocate, dei no-mask e dei, appunto, cosiddetti negazionisti, verificatesi a settembre e a metà ottobre corrente anno [2]; approfondirebbe il funzionamento e l’articolazione cognitiva dei vari processi mentali (bias e distorsioni cognitive come il primacy effect, il pregiuzio di intenzionalità e di proporzionalità e così via) che condurrebbero al fenomeno negazionista; indugerebbe sui rapporti fra negazionismo e politica, politica e comunicazione, scienze, divulgazione, ancora una volta comunicazione e media e istituzioni, per poi ritornare alla dimensione sociale, di classe, ideologica [3]. Eccetera, eccetera. Continua a leggere

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“Tutto quello che non ci dicono”. An-negare

dialoghi sul negazionismo

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Paolo Veronese, La dialettica, Sala del Collegio, Palazzo Ducale Venezia, 1571

di Riccardo Talamo

Sono tempi difficili. Le stime sulla vita media dei ghiacciai, e in generale sulla futura abitabilità del nostro pianeta, propongono impietosi countdown, una spada di Damocle sempre più vicina. Da un lato gli ignoranti, beata categoria. Dall’altro gli spaventati e sventurati difensori del pianeta che sentono il peso di tutto: incendi dolosi, plastiche abbandonate, aria irrespirabile. Nel mezzo il resto dell’umanità, coloro che ne parlano con preoccupazione e si arrendono all’inefficacia delle loro azioni. Continua a leggere

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Tra negazionismi e narrazioni pubbliche ambigue

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Kirill Kudryavtsev (@AFP)

dialoghi sul negazionismo

di Lauso Zagato

Poco prima di cominciare a lavorare su questo contributo, ho avuto modo di accennare al mio intento confrontandomi via cellulare con un vecchio amico. Si stava parlando di Covid, quindi il richiamo avrebbe dovuto essere ovvio. Tuttavia la forza del precedente è tale che l’interlocutore, convinto di essersi perso un mio (brusco, invero) cambiamento di discorso, ritenne io stessi parlando dell’Olocausto, e ci volle un po’ per superare l’equivoco. L’episodio mi è rimasto impresso: mi ha dato uno spunto per entrare in discorso, e forse qualcosa di più. Continua a leggere

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Scatti e scarti. Oggetti di ecologia urbana

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Arenile Bandita, Palermo (ph. Carlo Baiamonte)

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di Carlo Baiamonte

La città iper-moderna che si è sviluppata a seguito delle rivoluzioni industriali rappresenta un ecosistema complesso, caratterizzato da un flusso costante di materia ed energia in entrata e in uscita, il cui bilancio finale, a differenza di quanto avviene per l’ecosistema naturale, risulta sempre squilibrato a scapito del mantenimento e della tutela delle risorse ambientali. Continua a leggere

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Il Mediterraneo. Più che un’immagine era un concetto

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Foto di Salvatore Clemente

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di Sura Bizzari e Salvatore Clemente

Ho attraversato paesi per giungere fino qui. Mi sentivo forte e vigoroso quando sono partito. Ho sempre corso uscendo dal percorso assegnato e ho viaggiato tanto per raggiungere questo posto di libertà, senza barriere, senza confini.

Nonostante le evidenti peculiarità fisiche ed architettoniche è la luce che fa la differenza. Continua a leggere

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Quel viottolo accidentato Via sacra di Selinunte

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Selinunte, La strada sull’acropoli che conduce alla Via sacra (ph. N. Giaramidaro)

di Nino Giaramidaro

Lampi con le folgori ben disegnate, crepitanti in attesa dei tuoni che rimbombavano dentro se stessi e si infilavano nelle case squassando pareti campagnole e gracili tetti. Un castigo di Giove sulle rovine di Selinunte. Oppure un monito del dio dimenticato che forse considera ancora suo quel cumulo di vecchie pietre costrette all’abiura. E il vento.  Continua a leggere

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Il Bazaar di Aleppo

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Aleppo, 2018 (ph.Eugenio Grosso)

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di Eugenio Grosso

Nel giugno 2019 mi sono recato ad Aleppo per affiancare una formatrice che prepara gli operatori sociali che lavoreranno nei campi profughi. Il mio compito era quello di illustrare il metodo della documentazione fotografica affinché gli operatori potessero utilizzarlo come strumento di lavoro nella loro attività con i ragazzi. Continua a leggere

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Uno sguardo d’autore

 

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Alberto Moravia, 1986 (ph. Angelo Pitrone)

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di Angelo Pitrone

Questi ritratti nascono da una lunga ricerca che comincia con le frequentazioni dei convegni pirandelliani di Agrigento da quasi quarant’anni. Si tratta di personaggi della cultura e dell’arte, siciliani e non, che in gran parte sono passati da Agrigento o dalla sua Valle dei Templi. Molti ormai sono scomparsi, Moravia, Soldati, Sciascia, Bufalino, Consolo, Ginzburg. Ad ognuno di loro è legato un ricordo, un evento, dei libri. Continua a leggere

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Proprietà non proprietà. Riflessioni su Serres

MAFIA

© Nuccio Zicari

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di Nuccio Zicari

«Urina, letame, sangue, sperma. I fondamenti vissuti del diritto di proprietà»[1]. Fin dalla prima pagina avevo già compreso che questa sarebbe stata una lettura rivoluzionaria, una di quelle dalle quali non si torna più indietro. Ad un onnivoro di letteratura sovente capita di trovare spunti interessanti, conferme, nuove fonti per nuovi autori da leggere, insomma frasi da sottolineare a matita e consultare all’occorrenza. Rare volte però l’opera in toto regala un’illuminazione, una svolta, una nuova visione sulla vita, sull’uomo, un dono di consapevolezza che eleva la coscienza ad un livello successivo. Continua a leggere

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