SOMMARIO N. 51

Coimbra (ph. Lorenzo Ingrasciotta)

Coimbra, Portogallo (ph. Lorenzo Ingrasciotta)

EDITORIALE; In limine. Giovanni Ruffino, Per Roberto; Maria Ajroldi, Città di fondazione. Il concorso per il piano di Pomezia; Linda Armano, Per una cultura dell’ansia: l’eredità moderna occidentale nei discorsi sul Covid-19; Clarissa Arvizzigno*, Per metafore e allegorie: intrecci come metafore geminate; Franca Bellucci, Ebrei in Italia. L’indagine storica, un cantiere sempre aperto; Continua a leggere

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EDITORIALE

Gli sguardi dei Siciliani (ph. Tano Siracusa)

Gli sguardi dei Siciliani (ph. Tano Siracusa)

L’estate è la stagione degli eccessi, trionfo della luce abbagliante ma anche delle ombre verticali e taglienti. Di luce e di lutto ineluttabilmente mischiati ha scritto Gesualdo Bufalino a proposito della Sicilia, «dove è più nero il lutto, ivi è più flagrante la luce, e fa sembrare incredibile, inaccettabile la morte. Altrove la morte può forse giustificarsi come l’esito naturale d’ogni processo biologico; qui appare uno scandalo, un’invidia degli dèi». Della “soperchieria del morire” l’estate – immagine simbolica dell’effimero, metafora della ricreazione e della distrazione – sembra essere la stagione più ingannevole, il tempo più infido, quando siamo più indifesi e vulnerabili, quando è più facile essere ghermiti alle spalle. Continua a leggere

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Per Roberto

Roberto Sottile

Roberto Sottile

In limine

di Giovanni Ruffino

Mi dispongo a tratteggiare un ricordo di Roberto Sottile, scomparso lo scorso 7 agosto all’età di 51 anni, e convivono in questo penoso ripercorrere i miei rapporti con lui, il linguista di straordinario acume, il promotore infaticabile di iniziative, l’amico affettuoso, estroverso. Il vuoto che Egli lascia è enorme: negli affetti familiari e in quelli amicali, negli studi dialettologici da Lui prediletti, nell’insegnamento. Continua a leggere

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Città di fondazione. Il concorso per il piano di Pomezia

Pomezia, La piazza, progetto di Calza-Bini-Nicolini

Pomezia, La piazza, progetto di Calza-Bini-Nicolini

di Maria Ajroldi

Le città di fondazione dell’epoca fascista sono state oggetto di valutazioni molto diverse, da quelle fortemente critiche della cultura degli anni sessanta a quelle in parte positive delle riletture più recenti. D’altra parte la caratteristica più evidente di questa esperienza architettonico-urbanistica è stata, fin dall’inizio, la coesistenza di elementi contraddittori che riflettevano sia le tensioni culturali dell’epoca sia anche le forzature legate alla contemporanea politica del consenso. Questi insediamenti infatti erano stati pensati inizialmente come strutture di servizio legate alla bonifica, destinate alle necessità dei coloni le cui abitazioni erano comunque disseminate sul territorio. Solo in un secondo momento la possibilità di creare ex novo interi insediamenti urbani si era rivelata un efficacissimo strumento di propaganda per il regime e anche una occasione inedita per i professionisti del settore. Continua a leggere

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Per una cultura dell’ansia: l’eredità moderna occidentale nei discorsi sul Covid-19

1-ansia-e-covid-19-aumento-della-vulnerabilita-psicologica-degli-individuidi Linda Armano

La peculiarità della ricerca etnografica sulle emozioni risiede nell’eterogeneità delle interpretazioni che produce (Pussetti 2012). Le emozioni, proprio per la loro inconsistenza materica direttamente osservabile e registrabile tramite i consueti metodi etnografici, rappresentano una sfida in ambito antropologico. La necessità di decostruire, dal punto di vista teorico, la nozione di emozione ha sollevato ambiguità epistemologiche proprio per la vastità delle sue espressioni culturali e contestuali. Continua a leggere

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Per metafore e allegorie: intrecci come metafore geminate

Kandinsky,

Kandinsky, Sul bianco II, 1923

di Clarissa Arvizzigno

Può l’intreccio di un testo letterario essere il prodotto delle metafore geminate da e nel testo? Può la metafora essere intesa come un impulso che genera possibili intrecci?

In questo breve saggio, ci proponiamo di rileggere in chiave fenomenologica la classica nozione di fabula e intreccio introdotta dai formalisti russi [1], considerando il testo come il campo fenomenico in cui avvengono dei movimenti che generano intrecci, metafore, allegorie. Ciò che si cercherà di offrire sarà un nuovo paradigma che preveda una nozione dinamica di fabula e intreccio, nell’accezione fenomenologica, in cui la fabula si riveli e si generi a partire dall’intreccio e viceversa. Aspetto su cui, pertanto, ci si intende soffermare è la concezione del testo come campo relazionale in cui figure come metafore e allegorie, interagendovi, si relazionano-con, colludendovi. Continua a leggere

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Ebrei in Italia. L’indagine storica, un cantiere sempre aperto

613byabhncldi Franca Bellucci

Il 28 gennaio 2021 ho partecipato al Giorno della Memoria di lontano, ricorrendo alle tecnologie in uso, seguendo tramite youtube la celebrazione che l’Istituto storico della Resistenza della Valle d’Aosta aveva organizzato nella Biblioteca regionale del capoluogo. Il prof. Paolo Momigliano Levi, già Direttore dell’Istituto, dialogava con Alessandra Tarquini, docente dell’Università La Sapienza di Roma, autrice di un libro su come le formazioni della costellazione politica della sinistra italiana si sono espresse sul tema degli ebrei (Tarquini, 2019). Nel dibattito, mentre l’ospitante valorizzava l’opera di sensibilizzazione, di analisi e memoria, che l’Istituto conduce, sulla persecuzione subita dagli ebrei, prima con le leggi razziali fasciste dal settembre 1938, poi, durante la Seconda Guerra, con le deportazioni e la soppressione fisica, l’autrice ha contrapposto la sua insoddisfazione. Continua a leggere

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I rinnegati italiani e la loro integrazione nella società nordafricana in età moderna

Tunisi nel 1573, trovata nella Storia dei corsari barbareschi di Stanley Lane-Poole, pubblicata nel 1890 da G.P. Putnam's Sons

Tunisi nel 1573, da La Storia dei corsari barbareschi di Stanley Lane-Poole, 1890, G. P. Putnam’s Sons

di Kais Ben Salah

Il rapporto con l’Islam è un problema cruciale nella storia della tolleranza. Questa religione ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per la definizione dell’identità occidentale e per l’elaborazione di un’idea moderna dell’Altro e dei rapporti con esso. Gli effetti del conflitto tra Oriente ed Occidente in età moderna diedero luogo a questioni e dibattiti intorno alla recente storia intellettuale, culturale e religiosa. Continua a leggere

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Il Sacro in Euripide

Erma di Euripide, IV sec. a. C.

Erma di Euripide, IV sec. a. C.

di Alberto Giovanni Biuso

Il morire determina ogni vita. Per gli umani esso si struttura non soltanto come destino inevitabile nel che e indeterminato nel quando ma anche come tessuto simbolico dal quale germinano le religioni, gorgoglia l’angoscia, si quieta ogni psiche.

Anche questo vuol dire il Coro delle Supplici (Ἱκέτιδες): «Nel mondo degli uomini non c’è nulla che sia felice fino al termine» (223) [1]. La morte è così importante per la nostra specie da riservare ai defunti – e cioè a delle entità nelle quali è dissolta la persona – onori analoghi se non superiori a quelli dedicati ai viventi. La sensibilità verso i morti è pervasiva delle civiltà antiche e ha in questa tragedia una testimonianza assai evidente. Continua a leggere

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La grande emigrazione italiana in Argentina: un peculiare modello di accoglienza

 

Partenze per le Americhe (primi Novecento)

Partenze per le Americhe (primi Novecento)

di Raffaele Callia, Maria Marta Farfan e Franco Pittau

Accoglienza, gli italiani e loro apporto: l’eccezionalità del caso argentino

L’Argentina si colloca tra le destinazioni preferite dell’emigrazione italiana, tenuto conto che dalla metà dell’Ottocento ad oggi oltre 3 milioni di italiani si sono recati in quel Paese [1]. Tuttora vi risiede la più consistente collettività italiana (sono di poco inferiori a 1 milione i cittadini iscritti all’AIRE), alla quale si aggiunge un elevato numero di oriundi (circa 20 milioni, secondo alcune stime) [2]. Sin dal loro arrivo gli italiani si diffusero gradatamente su tutto il territorio argentino, mostrandosi operosi tanto nelle campagne quanto nelle città. Col tempo si inserirono nei vari ambiti della società argentina e pervennero progressivamente a un’integrazione ben riuscita, anche se gli inizi furono duri e problematici. Continua a leggere

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Elitropia, sangue di drago e unghia della gran bestia

Archivio di Stato di Palermo, fondo della Secrezia, busta n. 2012, frontespizio. Su concessione del Ministero della cultura.

Archivio di Stato di Palermo, fondo della Secrezia, busta n. 2012, Tariffa Generale frontespizio. Su concessione del Ministero dei Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza Archivistica della Sicilia- Archivio di Stato di Palermo

di Pietro Simone Canale

Nella Tariffa doganale siciliana si scoprono merci esotiche, magiche e rare, delle quali oggi si è persa memoria anche a causa dell’omologazione dei consumi.

Il 1° settembre del 1802 entrava in vigore nel Regno di Sicilia la Tariffa generale da osservarsi in tutte le dogane di Sua Maestà, a seguito di un’importante e radicale riforma del sistema doganale marittimo siciliano. Da quel momento in poi tutti gli amministratori, i secreti e gli ufficiali di dogana, dai pesatori al credenziere, dal canniatore, colui che si occupava di misurare e valutare stoffe e tessuti, al cassiere, dovevano applicare le indicazioni e i prezzi previsti dalla riforma. L’introduzione delle nuove norme prevedeva che, per ogni merce in uscita dall’Isola o in ingresso, fosse applicato un dazio di 18 grani e 4 piccoli per ogni onza di valore [1]. Continua a leggere

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Le parole pirotecniche del Cunto

coverdi Antonino Cangemi

Il gusto compiaciuto della teatralità è uno dei tratti salienti dei siciliani e si manifesta nella gestualità, nella mimica, nella parlata. Non sorprende perciò che l’arte del Cunto sia una delle espressioni più autentiche e antiche della tradizione popolare. Ricercarne le radici storiche – risalenti a epoche remote – è un compito arduo che lasciamo agli studiosi, qui è sufficiente dire che l’arte del Cunto è legata alla recitazione di storie epico- cavalleresche e anche, in qualche misura, alle “Vastasate”, a quel teatro popolare cioè da cui traggono origine maschere e figure farsesche tipiche della cultura popolare siciliana. A proposito si potrebbe citare Cocchiara e ribadire ciò che lo studioso ha affermato per le “Vastasate” riferendolo al Cunto: esso «investe l’anima di tutto un popolo, non in un suo fenomeno che è fenomeno a parte, ma in un fenomeno che è la persistenza di tanti altri». Continua a leggere

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Tre possibili scenari nella Tunisia dopo lo stato di eccezione. Dialogo con Redissi

 

Redissi

Hamadi Redissi

di Simone Casalini

Nella segmentata rivoluzione tunisina il 25 luglio 2021 s’iscrive come l’ennesimo sbalzo di un cammino non lineare. La rivoluzione, intesa come trasformazione radicale e destrutturazione dello status quo, si ciba di contraddizioni, di profonde lacerazioni, di umori incerti. Kaïs Saïed ha creduto di interpretarli, forse, sospendendo il parlamento e congedando il governo (contestato) guidato da Hichem Mechichi. Continua a leggere

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Creazionismo e dogmatismo

coverdi Augusto Cavadi

Il piccolo libro Cinque assurdità sull’idea di Dio. Pamphlet antiteologico per creazionisti dogmatici (Calibano, Novate Milanese 2020) a firma di Giorgio Armato, è come un guanto di sfida lanciato al variegato mondo dei monoteismi creazionistici (ebrei, cristiani di varie confessioni religiose, islamici). Poiché non ho alcun diritto – né alcun dovere – di parlare a nome di qualche Chiesa, provo a raccogliere il guanto con atteggiamento non apologetico, ma dialogico: per testimoniare l’efficacia ‘provocatrice’ del pamphlet e, dunque, per confermarne l’opportunità in una fase storico-culturale in cui le grandi domande teologiche sono scomparse quasi del tutto dal dibattito pubblico (se si eccettuano, per il panorama italiano, i contributi di Ortensio da Spinetoli, Franco Barbero, Alberto Maggi, Vito Mancuso, Mauro Pesce e pochi altri). Continua a leggere

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Diversità che non arricchiscono: la questione dell’estraneità ostile nei reati culturalmente motivati

Saman Abbas

Saman Abbas

di Antonello Ciccozzi

Premessa

Riprendo e rielaboro in forma saggistica un testo che ho presentato recentemente in ambito mediatico-divulgativo [1] in occasione di un fatto di cronaca avvenuto nella primavera del 2021: la scomparsa della diciottenne italo-pachistana Saman Abbas, presumibilmente uccisa dallo zio, come esecutore di una pressoché unanime sentenza di condanna a morte emanata dalla famiglia; il tutto in aderenza a uno schema ormai tristemente comune a queste vicende sempre più ricorrenti in Occidente. Continua a leggere

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Dialoghi intorno a Magris e storie parallele di vite vere e improbabili

978880472899higdi Pietro Clemente, Federico Fastelli, Zelda Alice Franceschi, Luciano Giannelli & Uršula Lipovec Čebron, Ernestina Pellegrini, Diego Salvadori

Claudio Magris racconta guidato dalle stelle australi della Croce del Sud

di Pietro Clemente

Un incrocio, un intrico tra Ottocento e Novecento, tre vite e tre strade

In un incontro su Zoom dedicato a Croce del Sud mi sono trovato a un trivio. Cosa interessante dal punto di vista narrativo. Che strade avevo davanti? C’era la strada di Zelda Franceschi, antropologa, esperta per ricerche sul campo nel Chaco argentino, con le sue pianure e le sue pampas.  Zelda era in risonanza con le atmosfere tristi quasi desolate con le quali Magris raccontava quel Sud del mondo che diventa un nord capovolto. Continua a leggere

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Corrao, appassionato collezionista d’arte e profeta di un nuovo umanesimo

Ludovico Corrao con il poeta russo Evtushenko

Ludovico Corrao con il poeta russo Evtusenko

di  Francesca M. Corrao [*]

Ludovico Corrao nacque da una famiglia di artigiani, e per poter finire i suoi studi in giurisprudenza scriveva tesi per i suoi compagni di studi. Sin dagli anni giovanili a Palermo aveva iniziato a collezionare oggetti preziosi comprandoli per pochi soldi al Mercato delle Pulci, che attraversava quotidianamente per andare a lezione. Aveva anche una grande passione per i libri, che comprava assieme a tanti disegni, quadri e oggetti con cui arredò prima la nostra casa e poi due musei a Gibellina, l’attuale Museo civico e quello delle Trame mediterranee alla Fondazione Orestiadi. Continua a leggere

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La Sicilia nel Mediterraneo, spazio reticolare di migrazioni circolari

Al-Idrisi, Mappa del Mediterraneo, XII sec.

Al-Idrisi, Mappa del Mediterraneo, XII sec.

di Antonino Cusumano [*]

Tutto è stato detto sul Mediterraneo. Tutto è stato raccontato e rappresentato. Parola e concetto “buoni da pensare”, paradigma ideologico, passepartout teorico, campo e modello di applicazione di metodologie e categorie interpretative, spazio e oggetto di comparazione, topos nell’immaginario, chiave di lettura politica, laboratorio culturale. Tutto sembra essere passato, depositato e coagulato in questo mare stretto, nelle cui acque si sono sfidati e rimescolati storia e mito, memorie e utopie. «Il mare dell’interscambio fra le varie culture e religioni – lo ha definito Franco Ferrarotti (2020) – un luogo in cui più viva, polisemica e plurilinguistica, è cresciuta e si è sviluppata la presenza umana da tempo immemorabile». Continua a leggere

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Girolamo Fatta Barile. Una simpatica canaglia

Giovanni Fatta Barile, fratello minore di Girolamo

Giovanni Fatta Barile, fratello minore di Girolamo

di Giovanni Fatta

Tra i Fatta assai miti, talvolta anche piuttosto pavidi e timorati di Dio, uno è “fuori razza”, temerario, iracondo, prepotente, ma anche cordiale, estroverso, allegro, di compagnia.

Nella placida Polizzi, non ancora ufficialmente “Generosa”, nei primi anni dell’Ottocento abitava la nobile e stimata famiglia Fatta: da Orazio Calcedonio Fatta Torre, figlio del barone Girolamo Fatta Bonomo e di Teresa della Torre, sposato con Caterina Barile (o anche Barrile) dei baroni di Turolifi, erano nati Girolamo (1797), Giovanni (1798) [il nonno di mio nonno], Maria Stella (1802),    Francesco (1804) e Maria Teresa (1814). Continua a leggere

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La differenza sta nella ritualità ripetuta

la-scomparsa-dei-riti-byung-chul-handi Mariano Fresta

Nottetempo è una casa editrice fondata da Roberta Einaudi e Ginevra Bompiani, i cui cognomi rievocano due grandi case editrici che hanno contribuito alla crescita della cultura italiana del secondo Novecento. Nata come editrice di narrativa, ha pubblicato anche saggi riguardanti l’ecologia, la filosofia e il femminismo e ha ripescato autori importanti come Furio Jesi, scomparso ancora giovane quarant’anni fa lasciandoci una vastissima bibliografia che va dalla mitologia, alla germanistica, all’archeologia.

Nel suo catalogo è presente con diverse opere Byung-Chul Han, un filosofo eclettico di origine sudcoreana ma formatosi in Germania dove insegna all’Università delle Arti di Berlino. Continua a leggere

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Il docente della scuola interculturale: un possibile profilo

1di  Laura Isgrò

Qualunque settore professionale sia oggetto della nostra riflessione, siamo abituati a usare il termine “competenze” riferendoci a quell’insieme di qualità, strettamente correlate fra loro, che consentono alla persona di realizzare con consapevolezza, autonomia, creatività e sovoir faire un’opera ben fatta. Per il mestiere del docente il tema delle competenze ha a che fare con la gestione di due processi: uno di tipo epistemologico, legato alla formazione continua e allo sviluppo di nuove potenzialità nel corso dello svolgimento della propria carriera, e uno, concreto e pragmatico, che coinvolge direttamente l’agire pedagogico e didattico. Continua a leggere

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Roots of Radicalisation and Counter Radicalisation Initiatives in Palestinian camps

Campo profughi palestinesi in Libano (Al-Jazeera website, Ali Hashisho/reuters)

Campo profughi palestinesi in Libano (Al-Jazeera website, Ali Hashisho/reuters)

di Marie Kortam [*]

Demographic pressure and the absence of the rule of law in Palestinian camps exacerbate the related problems of unemployment, poverty and, consequently, lack of prospects. This combination of factors leads to political and social instability as well as turmoil in the political, economic, and social systems. This also exacerbates existing violent conflicts, political violence and radicalisation. Such a scenario is increasing as young people have access to new communication technologies that show them the political and economic realities of other countries. Continua a leggere

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Un ricordo del Salinas rivela i luoghi di una Borgata

Antonino Salinas

Antonino Salinas

di Laura Leto

Indagando sul terreno sul quale insiste l’attuale Cimitero acattolico dell’Acquasanta, detto “degli Inglesi”, mi sono imbattuta nel “ricordo” di Antonino Salinas di una lamina di piombo trovata presso il terreno antistante l’originario Lazzaretto. Il reperto, in bronzo, presenta una iscrizione distribuita su otto righe per tutta la sua estensione, misura 1 mm di spessore, 26 cm di larghezza e 24,5 cm di lunghezza. Si presentava già mutila dell’angolo superiore sinistro e fratturata in tre parti a causa dell’ossidazione.

Come scrive Salinas: «chi incise le lettere aveva ancora la mano usa delle belle forme lapidarie del cinquecento, ma […] si vede quella fretta nell’incidere, che dà alle lettere quella tale inclinazione». Di seguito se ne riporta interamente la trascrizione: Continua a leggere

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I Cinquanta anni della Casa Museo di Palazzolo Acreide

Antonino Uccello (ph. Nino Privitera)

Antonino Uccello (ph. Nino Privitera)

di Luigi Lombardo

Cinquanta anni fa, il 26 settembre del 1971, giorno di domenica, veniva inaugurata (e dunque nasceva ufficialmente) la Casa Museo di Palazzolo. In effetti, il 26 settembre veniva inaugurata, ma il museo era nato tanti anni addietro, almeno nella mente di Uccello, con una serie di mostre, conferenze, eventi, in luoghi dove lo studioso esponeva gli oggetti etnografici che andava raccogliendo (molti, specie gli utensili di lavoro, provenivano dalla masseria della Aguglia della famiglia Caligiore, stiddha).

Con l’apertura terminava il lungo peregrinare tra Palazzolo e la Lombardia, dove Uccello era emigrato per lavoro (era un maestro elementare). Qui, nei vari paesi dove insegnava come Cantù e soprattutto Milano, egli esponeva gli oggetti che più suscitavano l’ammirata attenzione di intellettuali, scrittori, studiosi affascinati da pitture su vetro, sponde e ferri del carretto, lavori su legno dei pastori siciliani e altro. Continua a leggere

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La misura del vento. Un dialogo mediterraneo partendo da Camus

Albert Camus

Albert Camus

di Nicola Martellozzo

O pensiero meridiano, la guerra di Troia viene combattuta lontano dai campi di battaglia! (Camus 2003: 109)

Il pensiero meridiano

Nei secoli il Mediterraneo è stato chiamato in molti modi: il grande mare (ἡ μεγάλη ϑάλασσα), Mare Nostrum, mare bianco di mezzo (al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ), ma il nome che si è imposto riguarda la sua particolare posizione geografica. Ma il mediterraneus, quel mare che sta “in mezzo alle terre”, negli ultimi anni si è guadagnato anche l’appellativo di “cimitero blu” per le migliaia di migranti affogati durante la traversata dalle sponde del Maghreb alle coste dell’Unione europea. Continua a leggere

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San Giuseppe e Padre Zinnanti: due Padri della Chiesa di Marettimo

Castello del Marètimo. Nel ‘600 vi era stata edificata la piccola chiesa dedicata a Maria SS delle Grazie

Castello del Marètimo. Nel ‘600 vi era stata edificata la piccola chiesa dedicata a Maria SS delle Grazie (ph. E. Milana)

di Emilio Milana

A mmari a nnome ri Ddio e du Patriarca san Gnuseppi!

A mare in nome di Dio e del Patriarca san Giuseppe!

Con tale espressione il pescatore di Marettimo, nelle Egadi, del secolo passato soleva dare inizio alla calata in mare della sua rete. Emerge da questa invocazione una religiosità profonda, sicuramente retaggio di una devozione antica, maturata attraverso le faticose vicissitudini della vita da uomo di mare. Continua a leggere

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Il grande albero del figlio perduto

mazza-cop-1-ritagliata-per-panedi Antonio Pane

Anche se sono trascorsi più di venticinque anni, ricordo bene l’entusiasmo con cui Alessandro Fo prese a comunicarmi la sua scoperta di un poeta quasi sconosciuto (e dal nome, pensai, decisamente impoetico): Enzo Mazza, che aveva consacrato migliaia di testi alla memoria del figlio primogenito (scomparso, non ancora sedicenne, in un incidente), consegnandoli in parte a nove, meravigliose edizioni fuori commercio, destinate a un mannello di amici ed estimatori [1].

La mia curiosità fu parzialmente soddisfatta, nel settembre 1996, dall’arrivo di Uno di questi giorni [2], l’antologia che lo stesso Mazza aveva tratto, come scrive nella Nota, da «diciotto tra folte, brevi e meno brevi raccolte poetiche», e che era occupata, per metà delle sue 160 pagine, dalle Poesie per Fabio, a loro volta esigua selezione dei nove, per me ormai leggendari incunaboli. Continua a leggere

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Alle origini della sacralità femminile: il percorso artistico di Mary Beth Edelson

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Some living women artists, 1972

di Mariella Pasinati  

Il femminismo e la creazione di simboli iconici per le donne, l’indagine sulle origini della sacralità femminile e l’uso del proprio corpo nella rappresentazione, l’inclinazione alla collaborazione artistica e la costante sollecitazione del pubblico per un approccio attivo all’arte sono stati i princìpi cardine del lavoro di Mary Beth Edelson (East Chicago 1933-Ocean Grove 2021) scomparsa all’età di 88 anni, lo scorso 20 aprile. Continua a leggere

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La ricerca in area umanistica oggi: ruolo e collocazione delle riviste scientifiche

800px-vitoria-university-library-food-science-journals-4489di Antonio Pioletti

Le riviste scientifiche

Rappresentano uno degli strumenti più efficaci per la circolazione dei risultati della ricerca scientifica. La periodicità della loro pubblicazione, a maggior ragione se trimestrale o semestrale, permette infatti di immettere in tempi più rapidi nel circuito della diffusione delle novità della ricerca contributi funzionali all’avanzamento della ricerca stessa. Non solo, tramite la varietà della tipologia delle loro possibili Sezioni (saggio, review article, presentazione di nuovi progetti di ricerca, recensioni critiche, ecc.) permette altresì di contribuire in modo tempestivo e continuativo al confronto interno alle comunità scientifiche. Continua a leggere

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L’universo culturale della cornamusa e della zampogna

1di Mario Sarica

«Mentre Dio ha inventato il flauto, il Diavolo ha inventato la cornamusa, ma poteva usare lo strumento solo dopo aver preso la cera dalle api – che sono creature di Dio – per accordare il suo strumento».

Un incipit, questo, sulle origini misteriose ed arcaiche degli aerofoni a sacco pastorali nel ‘tempo senza tempo’ – attinto dalla ‘saggezza popolare’ rumena – che campeggia sulla copertina digitale di un’opera on line, davvero monumentale, mai immaginata prima, il cui titolo recita Dizionario enciclopedico della terminologia internazionale di cornamusa e relativi strumenti – uno studio organologico-linguistico, provvisto di numerose appendici. Continua a leggere

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Da Tunisi a Lepanto: il ruolo della flotta napoletana nelle grandi battaglie mediterranee

Barbarossa Hayreddin Pasha, XVII secolo, dipinto anonimo, Paris, Mousée du Louvre

Barbarossa Hayreddin Pasha, XVII secolo, dipinto anonimo, Paris, Mousée du Louvre

di Maria Sirago

Introduzione

Dal 1453, anno in cui il sultano Mehemed II aveva conquistato Costantinopoli (Bisanzio), ribattezzata Istanbul, il Mediterraneo, un bacino ricco di contrasti, entrò in uno stato di “guerra permanente” (Sola, 1988: 47ss.; Cancila, 2007: 7ss.). Di ciò risentì il Regno meridionale, esposto com’era agli assalti turchi lungo le sue coste, anche se gli aragonesi avevano riorganizzato la flotta per opporsi agli assalti nemici (Schiappoli, 1973; Ryder, 1976).

Dai primi del Cinquecento, con la crisi della dinastia aragonese, si ebbe uno scontro tra Francia e Spagna, desiderose di impadronirsi del Regno meridionale per ampliare la loro sfera d’azione. Dal canto suo Ferdinando il Cattolico con l’occupazione del Regno meridionale voleva contrastare le forze turche e veneziane che dominavano incontrastate sul Mediterraneo. Continua a leggere

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Perché gli antropologi non amano l’idea di civiltà

Dolui Basa, villaggio Santal (ph. Piergiorgio Solinas)

Nel cortile di una casa mahato, West Bengal  distretto di Bankura (ph. Piergiorgio Solinas)

di Piergiorgio Solinas [*]                                                                                                            La nostra disciplina, la nostra area di studi, vive da tempo una crisi di oggetti, di metodi, di orientamenti. Crisi d’identità scientifica, forse, in ogni caso crisi persistente, interna ed esterna (intendo, “fra noi” nel senso di penuria e confusione entro i campi che dovrebbero offrire occasioni di confronti, di cooperazione, etc., e “fuori di noi”, cioè nella risposta che i non antropologi si aspettano su questioni di interesse, attuali e non). Continua a leggere

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Crisi dell’antropocentrismo e nuove ontologie

oltre-natura-e-cultura-3434di Orietta Sorgi

Sono stati gli antichi Greci i primi a porre una netta separazione fra la natura, physis, e il logos, attività razionale dell’uomo e strumento di conoscenza, aprendo la strada di fatto al pensiero moderno dell’Occidente. A partire dal secolo XVII, quando Cartesio considerava la res extensa e la res cogitans come entità a sé stanti, un concetto che verrà poi sviluppato dall’idealismo hegeliano, erano già fissati i parametri di quel naturalismo scientifico che avrebbe posto l’uomo al centro dell’universo, in grado di controllare il mondo esterno con criteri oggettivi. Continua a leggere

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Tra pedagogia e filosofia una eccezionale microstoria nella Calabria degli anni Cinquanta

San Nicola da Crissa, 1950 (ph. Seymour)

San Nicola da Crissa, 1950 (ph. Seymour)

di Vito Teti [*].

Friedrich G. Friedmann e la filosofia dei contadini del Sud

Nel 1951 Friedrich G. Friedmann scrive una lettera indirizzata a diversi dirigenti di Centri di Cultura Popolare tra cui Pasquale Martino del Centro di S. Nicola Da Crissa in cui lo informava che stava conducendo uno studio sulla filosofia e pedagogia del contadino. Aveva la necessità di reperire informazioni sullo stile di vita e di apprendimento di questa gente. Continua a leggere

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Finisce un mondo, senza che un altro ne sorga

5_post-apocalissedi Sergio Todesco

Se dovessimo assumere il termine “fine del mondo” in senso letterale, già da questo dovremmo sospendere qualunque discorso sull’argomento, dato che in quella eventuale contingenza noi non saremmo più in grado di viverla né tantomeno di descriverla. Wittgenstein ci ammonisce infatti che «su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere». Ma c’è un vecchio proverbio, attribuito a Lao Tsu, che ci ricorda come «Quello che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla». Continua a leggere

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La strumentalizzazione politica del teatro: il caso Medici

 

veduta-firenze-palazzo-pitti-e-boboli-inc-1557

Veduta di Firenze, incisione, 1557

di Alessia Vacca

Posto che il teatro religioso italiano abbraccia un arco compreso tra l’anno 1000 e il Concilio di Trento e dà luogo non soltanto a rappresentazioni sceniche ma anche a produzioni pittoriche e musicali, i drammi sono la risultante di una forza naturale animata da spirito collettivo, indistruttibile e in continuo divenire. Le sacre rappresentazioni, con il loro sfondo montuoso e le fuggevoli indicazioni geografiche, il gusto provinciale di decoratività, riflesso anche negli abbigliamenti, la facoltà di candidi artifici, i paesaggi invasi dal sole e popolati da giovinetti sono veri affreschi di primo Quattrocento. Continua a leggere

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In morte della retorica sulla “transizione democratica” in Tunisia: genesi di un golpe annunciato

Tunisi, soldati al Parlamento

Tunisi, agosto 2021, soldati davanti al Parlamento

di Emanuele Venezia

Antefatto

Il colpo di Stato militare sotto la direzione politica del Presidente della Repubblica Kais Saied che ha messo fine al regime reazionario Ennahdha-Karama-Qalb Tounes non è un fulmine a ciel sereno ma è la conseguenza degli eventi politici degli ultimi dodici mesi, ovvero da quando è entrato in carica il governo Mechichi il 25 luglio 2020, e più in generale una reazione inedita al movimento di restaurazione politica di cui Ennahdha è il principale soggetto agente. Continua a leggere

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Sul piacere di punire, e sulle sue motivazioni

Santa Maria Capua Vetere

Il carcere di Santa Maria Capua Vetere

di Piero Vereni

Si sapeva dal giugno 2020 che diversi agenti di polizia penitenziaria del carcere di Santa Maria Capua Vetere erano iscritti nel registro degli indagati per il modo violento in cui era stata condotta una “perquisizione generale straordinaria” organizzata il 6 aprile. Da alcuni giorni era partita una protesta dopo che un detenuto addetto alla distribuzione dei pacchi spesa era stato messo in isolamento, contagiato dal coronavirus. Il 5 aprile la protesta aveva raggiunto l’apice quando un centinaio di detenuti avevano eretto delle barricate con alcune brande, chiedendo garanzie per la loro salute. Continua a leggere

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La lunga estate calda

Incendi in Sardegna

Montiferru, incendio in Sardegna

speciale cirese

di Pietro Clemente

Il fuoco

La lunga estate calda era il titolo di un film americano, con Paul Newman e Joanne Woodward. Del 1958. Avevo 16 anni e il cinema mi appassionava. La storia di incomprensione e di amore, di pregiudizi e di conflitti, nel repertorio dei film che vedevo spesso da solo, per passione per il cinema, era destinata a lasciare qualche traccia anche profonda. Tanto da venirmi alla mente per il titolo di questo editoriale estivo di 63 anni dopo, in una estate dolorosa, sia per i segni terribili di un futuro ormai fuori controllo sul piano meteorologico ed ecologico, che per i dati congiunturali assai più drammatici che in passato, dei quali gli incendi devastanti sono stati l’emblema. Continua a leggere

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Musei contadini e mondo moderno

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di Alberto M. Cirese [*]

Premessa

Mi è capitato di recuperare in modo inaspettato, fra i miei appunti presi nel corso di incontri su temi di antropologia museale risalenti agli anni Novanta, la trascrizione di una conferenza tenuta dal prof. Alberto M. Cirese a Pescara il 1 febbraio 1990. Cimelio di un’archiviazione cartacea allora predominante su quella digitale, il testo è riemerso in tutta la sua freschezza e lucidità. Superata l’emozione del ritrovamento proprio nell’anno in cui si celebra il centenario della nascita dello studioso, la lettura non poteva che rinverdire memorie e stimolare considerazioni. Continua a leggere

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Conversazione con Cirese sull’Abruzzo: teorizzare, ma coi piedi per terra

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Alberto Maria Cirese

speciale cirese

di Lia Giancristofaro

Alberto M. Cirese era da un lato logico e universalista, dall’altro molto presente sul terreno: dialogava con le realtà locali, cercando poi di interpretare i documenti e di produrli in modo corretto e adeguato.

Cinquant’anni dopo la pubblicazione di Cultura egemonica e culture subalterne (1971), oggi ripenso a come, a partire dalle sue intuizioni ed elaborazioni, si sia arricchita, in questo lasso di tempo, la nozione di “tradizione” negli studi folklorici, etnologici e antropologici italiani. Continua a leggere

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Alberto Cirese, la provincia molisana, la Biblioteca Albino …

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speciale cirese

di Vincenzo Lombardi

Era il 1983, al primo anno di università, ragazzo di provincia, per giunta fuori sede, un po’ sperduto nel caos della Capitale, durante il corso di Etnomusicologia tenuto da Diego Carpitella, scoprii il forte legame di Alberto Cirese con il Molise, non sapevo chi fosse e non avevo idea che fosse il figlio di Eugenio Cirese, di cui avevo sfogliato Tempo d’Allora. Figure storie e proverbi (Campobasso, Fratelli Petrucciani, 1939) presente fra i libri di casa, finito lì non so per quale percorso. Continua a leggere

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Cirese. Un lungo sodalizio scientifico e una tenace amicizia

Sandra Puccini con Alberto Maria Cirese

Sandra Puccini con Alberto Maria Cirese

speciale cirese

di Sandra Puccini

Sono passati oltre cinquant’anni, eppure mi sembra ieri, quando ho varcato per la prima volta il portone di Piazza Capri, senza conoscere – se non di nome – il padrone di casa. Cirese mi venne ad aprire sorridente e mi precedette verso il suo studio dove mi invitò a sedermi di fronte a lui, al lato opposto della scrivania. La stanza era ordinata, i libri occupavano gli spazi giusti e c’era perfino una nicchia – nascosta da una tenda – dove credo fossero sistemati i suoi scritti. Nel lungo tempo che ci siamo frequentati libri e carte ricoprirono pian piano tavoli e pavimento e l’intero corridoio. Alla fine – quando il figlio Eugenio era andato via di casa – Cirese aveva spostato nella sua camera il suo tavolo e tutti i macchinari (computer, stampanti, ecc.) che sempre più usava per lavorare. Continua a leggere

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Patrimonializzazioni “subalterne”, mappature e spunti etnografici a Jovençan, Valle d’Aosta

Prati e vigneti di Jovençan (ph.T. Boos)

Prati e vigneti di Jovençan (ph.T. Boos)

speciale cirese

di Daniela Salvucci, Tobias Boos

Il punto di partenza di questo testo è la residenza di ricerca che abbiamo realizzato nel 2019 a Jovençan, Valle d’Aosta, nell’ambito degli “Studi sul Qui”, un progetto interdisciplinare e partecipativo di “mappatura in profondità” dei territori delle aree interne italiane ideato da Daniele Ietri ed Eleonora Mastropietro, geografi universitari, produttori e registi di documentari [1]. Continua a leggere

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La donazione del Fondo Cirese all’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale

La biblioteca del ICPI

La biblioteca del ICPI (ph. Massimo Cutrupi @ICPI)

speciale cirese

di Leandro Ventura

Al principio del passato mese di aprile, l’amico Pietro Clemente, mi ha chiesto un parere sulla possibile nuova destinazione del fondo archivistico e bibliografico di Alberto Mario Cirese, Eugenio Cirese e Aida Ruscitti. Il fondo, infatti, stava per perdere la sua collocazione, dal momento che la Fondazione Varrone di Rieti, presso cui era conservato, a causa dell’imminente avvio di importanti lavori di ristrutturazione della sua sede, aveva deciso di rinunciare al comodato d’uso, grazie al quale conservava ormai da diversi anni il materiale librario e archivistico. Continua a leggere

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Il bel tempo che fu e lo spopolamento

Fiamigniano, Vittorio Capparella

Fiamignano, Vittorio Capparella (ph. S. Adriani)

il centro in periferia

di Settimio Adriani

Fiamignano, 1° agosto 2020. Il paese è ormai gremito di villeggianti; per un mese ci sembrerà di vivere in un altro mondo, quello che vorremmo.

Anche questa mattina, in parecchi stiamo facendo la piazza, perché da noi la piazza ‘non c’è’ ma ‘si fa’, come si usa dire, e la fanno le persone che lì si incontrano e conversano.

Come di consueto prende vita la chiacchierata. Oggi è il canuto Vittorio Capparella che tiene banco e, tra il serio e il faceto, come soltanto lui sa fare, ricorda il bel tempo che fu. Il tono di voce funge da richiamo e, gradualmente, si forma un nutrito capannello intrattenuto brillantemente con fragoroso sarcasmo. Continua a leggere

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Il deserto delle seconde case

Appennino modenese (ph. Agnetti)

Appennino modenese (ph. Giacomo Agnetti)

 il centro in periferia

di Giacomo Agnetti

«E là chi ci abita?»

«Degli inglesi, vengono in agosto, ma l’anno scorso non li ho mica visti».

«E in quella bella casa con gli scuri rossi su al prato piano?».

«Ah, lì ci vengon dei milanesi, anche loro in luglio e agosto; ormai agosto più che altro».

«E quella tutta ristrutturata, con la malta e il sasso a vista?». Continua a leggere

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Gli incendi in Sardegna: il fallimento di un modello di governo dei territori

Sardegna (da Nuova Sardegna)

Sardegna (da Archivio Nuova Sardegna)

il centro in periferia

di Costantino Cossu

Il fenomeno degli incendi in Sardegna, che nello scorso mese di luglio si è manifestato con drammatica evidenza (20mila ettari di bosco e di macchia mediterranea distrutti dalle fiamme nella sola regione del Montiferru) ha una serie di cause che insieme concorrono a definire un quadro complesso e articolato. Sono tre i contesti rispetto ai quali vanno inquadrate l’insorgenza e la recrudescenza del fenomeno: socio-economico, culturale e demografico. Continua a leggere

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Le contraddizioni della transizione ecologica e il caso Sardegna

Sardegna, Progetto parco eolico fluttuante

Sardegna, Progetto parco eolico fluttuante, Ichnusa Wind Power

il centro in periferia

di Antonio Muscas

Ad oggi in Sardegna sono in attesa di VIA (Valutazione di impatto ambientale) ben 114 impianti per la produzione di energia da rinnovabile per una potenza complessiva di quasi 4 milioni di kilowatt: sono state infatti presentate richieste di autorizzazione per 20 impianti eolici e 92 parchi fotovoltaici, per un totale di almeno 11 mila ettari di superficie occupata. Tra i 20 impianti eolici è compreso anche un impianto a mare della Ichnusa Wind Power (nome di richiamo ma società milanese) di 42 aerogeneratori da 12mila kilowatt ciascuno per complessivi 504mila kilowatt (solo il primo di una serie che nell’arco di 10 anni prevede un totale di circa 700 aerogeneratori che dalla costa di Alghero si estenderanno fino a Teulada). Continua a leggere

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Il “borgo” dell’Acquabella, una patrimonializzazione dal basso

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Acquabella (ph. Adriano Ghisetti)

il centro in periferia

di Adriano Ghisetti Giavarina e Lia Giancristofaro [*]

Scopo della mia gita, in quegli ultimi giorni di settembre del 2013, era di vedere i resti della Torre del Moro – una delle tante torri costruita nel 1563 per il sistema difensivo delle coste del Viceregno spagnolo di Napoli minacciate dalle scorrerie dei Turchi – nei pressi della foce del fiume dallo stesso nome, di cui mi aveva parlato un amico che coltivava un terreno in quei dintorni. Egli mi aveva indicato in che punto avrei dovuto lasciare la Statale Adriatica e, accostata la macchina ai margini di un uliveto dal quale la vista spaziava sulla costa a mezzaluna da Casalbordino a Vasto e forse fino alle Tremiti, mi incamminai per un viottolo che in ripida discesa conduceva al mare. Continua a leggere

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Ripensare l’umanità dalla Corsica. Confraternite, patrimoni immateriali, piccoli paesi

Il paese di Pianellu (agosto 2018 ( ph. Broccolini)]

Il paese di Pianellu, agosto 2018 ( ph. Broccolini)

il centro in periferia

di Alessandra Broccolini [*]

À l’amichi di a Corsica,

cu a speranza chì tuttu pò ricumincià

Nel lavoro di ricerca che conduco da anni in Italia sui territori delle cosiddette “aree interne” mi è capitato spesso di incontrare le confraternite, le associazioni religiose laicali che quasi in ogni paese animano feste religiose e attività aggregative di vario tipo.

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La Confraternita còrsa del SS. Crocefisso e il Foyer Rural di Pianellu: “patrimonio vivo” contro la dissoluzione di una comunità

 Vista su Pianellu, agosto 2018 (ph. Francesca R. Uccella)

Vista su Pianellu, agosto 2018 (ph. Francesca R. Uccella)

il centro in periferia

di Flavio Lorenzoni e Francesca R. Uccella [*]

Dicini ch’è in Còrsica, ci stani tanti tisori, piatti bé bé, è ognunu sogna à scatulì li.

(Marielli, 2015:74)

L’antropologia ha forse, nel ‘900, contribuito a innescare questi processi e ora che sono attivi deve darsi nuove missioni […]. In queste nuove pratiche dell’antropologia ci deve essere il senso del mondo cambiato, dei diritti ottenuti con le lotte che sono entrati nelle grandi convenzioni internazionali, e del nuovo modo di rapportarsi alla propria professionalità, accentuando in essa la componente maieutica e di servizio (Clemente, 2017: 253). Continua a leggere

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In ascolto della natura

 

Veduta dalla strada per arrivare a Pianellu (ph. Alessandra Broccolini)

Veduta dalla strada per arrivare a Pianellu (ph. Alessandra Broccolini)

il centro in periferia

di Selene Conti

La ricerca che ho svolto sul campo è stata breve ma intensa, in tutto è durata sei giorni (dal 17 al 23 agosto 2018). Di quest’esperienza sono rimasti incastonati nella mia memoria frammenti importanti che, grazie a questo scritto, ho l’opportunità di analizzare e portare a viva luce. Il territorio, gli habitat in cui mi sono immersa, la flora e la fauna di questa enorme isola che è la Corsica, insieme così vicina (la separa uno stretto dalla Sardegna) a me, che sono di madre sarda, e così lontana (la lingua ufficiale infatti è il francese, che non conosco affatto), hanno fatto emergere in me una domanda: quanto questi elementi hanno ridefinito il comportamento individuale nel gruppo, nelle relazioni reciproche e nell’organizzazione del nostro lavoro? Continua a leggere

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Identità e appartenenza: Pianello e la festa di San Vincente Ferrer

 Corsica, 2018 – Veduta panoramica di Pianello (ph. B. Myftari)

Corsica, 2018 – Veduta panoramica di Pianello (ph. B. Myftari)

il centro in periferia

di Bianka Myftari

Ho conosciuto la Corsica e i Confratelli del Santissimo Crocifisso della Pieve di a Serra nell’ambito del ciclo di seminari organizzati dalla Scuola di Specializzazione in Beni Demoetno- antropologici della Sapienza, un incontro molto stimolante dove per la prima volta ho ascoltato il canto polifonico corso. E poi ancora nell’agosto del 2018, grazie all’invito di Jean Charles Adami ad Alessandra Broccolini che ha coinvolto me e i miei colleghi, Francesca Romana Uccella, Flavio Lorenzoni e Selene Conti, allora studenti della scuola.   Continua a leggere

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Minette Macioti: un ethos leggermente effervescente

Minette a  casa Tetuan, Marocco (ph.

Minette a casa Tetuoan, Marocco (ph. T. Elhaik)

per minette

di Tarek Elhaik [*]

Prima naturalmente c’è stato il mio incontro con Fiamma, 15 anni fa, a Tijuana tramite il nostro amico Heriberto, quando abitavo a Città del Messico, lnica città che, per me, rivaleggia con Roma per ebbrezza, bellezza, caos e buio. Fiamma mi ha subito invitato a farle visita a Roma. In un certo senso mi ero anche autoinvitato, desideroso di seguirla ovunque andasse. Era durante la pausa invernale. Continua a leggere

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L’ultima telefonata

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per minette

di Arnaldo Nesti

Venerdì scorso 9 luglio. u.s. nel pomeriggio, fra le 16 e le 17 squilla il mio telefono.

Prontamente rispondo, trovandomi nel mio studio. Non ho difficoltà a riconoscere la voce di chi mi chiama.
È la prof. Maria Immacolata Macioti, che da sempre conosco; in modo famigliare la chiamo Minette. “Pronto, pronto cara Minette! Che piacere sentirti, che mi racconti?” “Come stai? Ho visto quel tuo libro sui I cattolici inquieti a Firenze. Mi potresti indicare qualche nome di personalità del dissenso cattolico con cui potrei mettermi in contatto? Vorrei, appena mi è possibile ritornare sulla stagione del dissenso cattolico. Ti ringrazio. Mi basterebbero anche due o tre nomi…Poi penserei io a mettermi in contatto”. Continua a leggere

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Maria Immacolata Macioti, memoria, tracce, ricordi

Maria I. Macioti con Franco Ferrarotti

Maria I. Macioti con Franco Ferrarotti

per minette

di Renato Cavallaro

La notizia della scomparsa improvvisa di Maria Immacolata Macioti mi ha raggiunto nella mia casa sul mare. È un luogo in cui lei, negli anni passati, si soffermava tutte le volte che le capitava di transitare per andare in Salento o sul Gargano. E adesso, attonito e addolorato, mi accingo a ricordare e a narrare alcuni percorsi che si sono intrecciati nella nostra lunga e variegata biografia. Credo che questa modalità narrativa lei l’avrebbe sicuramente gradita.

Fu nel novembre del 1970, laureando presso la Facoltà di Filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, che mi recai nella sede dell’Istituto di Sociologia, in via Vittorio Emanuele Orlando 75, per definire con il mio relatore (Franco Ferrarotti) alcune questioni relative alla tesi di laurea che avrei discusso nell’anno successivo. Continua a leggere

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Maria Immacolata Macioti. In memoriam

Minette e il nipote Sami

Minette e il nipote Sami (ph. R. Cipriani)

per minette

di Roberto Cipriani

Per giorni ho rinviato l’impegno assunto con Antonino Cusumano di scrivere per Dialoghi Mediterranei una nota in memoriam di Maria Immacolata Macioti (8 dicembre 1942-10 luglio 2021), collaboratrice della rivista fino al numero precedente. Il rinvio era dovuto probabilmente ad una certa difficoltà nell’accettare una scomparsa così improvvisa, inattesa, repentina. Poche ore prima della sua dipartita avevo ricevuto da lei una cortese risposta in merito ad una mia proposta di pubblicazione su La Critica Sociologica (fondata da Franco Ferrarotti ma “tenuta in piedi” da Minette Macioti) di un articolo del sociologo tedesco Nico Stehr. Continua a leggere

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Radici e germogli. Maria Immacolata Macioti, la ricerca e l’azione

 

Maria Immacolata Macioti

Maria Immacolata Macioti 

per minette

di Emanuela Del Re

Seduta su una sedia, con le gambe accavallate e i lunghi capelli argentei che scendevano morbidamente sulle spalle, Maria Immacolata Macioti mi osservava mentre conversavo con alcune persone. Avevo seguito mio padre Michele in una delle visite a gruppi che costituivano l’oggetto delle ricerche di Minette e sue, ovvero movimenti religiosi, in quel caso specifico la figura di un carismatico. Non avevo neppure vent’anni. Minette disse a mio padre che aveva visto come mi muovevo, aveva ascoltato le mie conversazioni, e che riteneva che avessi talento per la ricerca e che le avrebbe fatto piacere se avessi lavorato un po’ con lei. Continua a leggere

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Ci incontravamo al Largo Argentina

Roma, Minette a largo Argentina

Roma, Minette a Largo Argentina

per minette

di Piero Di Giorgi

Verrà la morte e avrà i tuoi occhi

Questa morte che ci accompagna
dal mattino alla sera, insonne,
sorda, come un vecchio rimorso
o un vizio assurdo. I tuoi occhi
saranno una vana parola
un grido taciuto, un silenzio.
Così li vedi ogni mattina
quando su te sola ti pieghi
nello specchio. O cara speranza,
quel giorno sapremo anche noi
che sei la vita e sei il nulla. Continua a leggere

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L’immaginario mondo di piante e fiori di Minette

Henri Matisse, Alberi a Collioure

Henri Matisse, Alberi a Collioure, 1905

per minette

di Sonia Giusti

Responsabile dello «Osservatorio Permanente dei Rifugiati Vittime di Guerra dell’ANPR» e studiosa di alto livello, con il suo contributo scientifico e l’impegno didattico volti alla tutela dei diritti umani, Maria Macioti ha mostrato una capacità umanissima di accostarsi ai problemi dei gruppi umani, la loro vita politica e culturale, nella costante attenzione ai migranti e ai rifugiati, alle minoranze, in difesa dei loro diritti economici, sociali e culturali, come dimostra la ricerca svolta, con Franco Ferrarotti, nelle borgate romane.    Continua a leggere

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La sociologia dell’ascolto. In ricordo di Minette Macioti

minette

per minette

di Enzo Pace

Macioti amava molto mettersi in ascolto delle storie di vita vissute dalle persone. Sia che fossero vive e vegete, magari sedute di fronte a lei, armata di penna e di uno dei tanti quaderni che riempiva di appunti, sia che fossero scomparse ma avessero lasciato ampie tracce di che cosa fosse loro accaduto. Sia che le persone raccontassero come la grande storia o le grandi trasformazioni sociali avessero incrociato le loro singole e, spesso, dolorose biografie sia che le stesse riflettessero sulle scelte compiute nell’aderire a movimenti esoterici, magici o spirituali in un Paese di profonde tradizioni cattoliche. Continua a leggere

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Il dolce carisma di Minette

Con Minette

Con Minette

per minette

di Enrico Pugliese

La scomparsa improvvisa di Maria I. Macioti è avvenuta mentre la studiosa era nel pieno delle sue attività. Aveva da poco tempo terminato – e presentato qualche giorno prima – la terza edizione di un libro su Ernesto Nathan, sindaco di Roma negli anni del primo Novecento ed era impegnata in una serie di iniziative di ricerca, convegni e dibattiti. Aveva in agenda una molteplicità di appuntamenti per l’inizio della settimana successiva secondo l’intenso ritmo di lavoro che la caratterizzava e che non era stato minimamente scalfito dalle difficoltà imposte dalla pandemia. Continua a leggere

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Ricordare e ricordarsi. Minette Macioti nel mio percorso dentro la Sociologia della religione

Maria Immacolata Macioti

Maria Immacolata Macioti

per minette

di Simona Scotti

Forse è stato proprio in occasione di un viaggio da San Gimignano a Firenze che ho avuto modo di approfondire la mia conoscenza con la Professoressa Macioti. La XII edizione della Summer School on Religion in Europe (2005) si era appena conclusa e Lei, per rientrare a Roma, doveva prendere un treno da Santa Maria Novella, la stazione principale di Firenze; io, con la mia auto, andavo in quella direzione.

A San Gimignano ogni anno si consolidano e si rinnovano, ancora oggi, importanti collaborazioni internazionali. La Professoressa Macioti era sempre presente, al centro di relazioni scientifiche contrassegnate dal sapore del tempo trascorso come quella con il suo caro amico e collaboratore Vittorio Dini, ma anche quelle con gli immancabili Enzo Segre e Renato Risaliti. Ognuno di loro vive ormai nei nostri ricordi colmi di riconoscenza, affetto e stima. Continua a leggere

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Un padre teneramente ingombrante

per salvatore

Erice 1950 ca.

Erice 1950 ca. (dall’album di famiglia)

di Federico Costanza

Era solito raccontare le storie della buona notte inventandosele di sana pianta. Quelle storie che raccontava a me bambino erano intrise dei sentimenti che mi avrebbe trasmesso crescendo: generosità, amicizia, umanità, speranza, il tutto avvolto da un velo di autentica malinconia. Erano storie di una bellezza struggente, e infatti foriere di tanta commozione. Finivo per affezionarmi ai protagonisti e li interiorizzavo. Continua a leggere

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Salvatore Costanza e la Società Operaia di Mutuo Soccorso

Salvatore Costanza al convegno sul Centenario dei fasci siciliani, Santa Ninfa 10 dic. 1994

Salvatore Costanza al convegno sul Centenario dei fasci siciliani, Santa Ninfa 10 dic. 1994

per salvatore

di Giuseppe Bivona

È un piacere poter ricordare la figura di Salvatore Costanza, persona molto disponibile e garbata, l’ho conosciuto in occasione dell’organizzazione del centenario dei Fasci Siciliani dei Lavoratori Siciliani (1892-1894), quando ha ricordato la figura di Saverio Giacalone, quale protagonista di quel periodo storico per Santa Ninfa il 10 dicembre 1994 all’interno della Società Operaia di Mutuo Soccorso, dove per diversi anni ho ricoperto la carica di Presidente del sodalizio. Continua a leggere

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Il ricordo di una collega siciliana a Heildeberg

Heidelberg

Heidelberg

per salvatore

di Silvana Brigaglia-Bussmann

Con Salvatore Costanza ci siamo rivisti più di 50 anni dopo il nostro primo incontro.. Nel 2019 sono andata a trovarlo a Trapani, a casa sua, legata a lui da ricordi di gioventù, di quando era venuto ad Heidelberg, invitato dal Prof. Mühlmann, ordinario all’Istituto di Sociologia ed etnologia dell’università. C’era anche Leonardo Sciascia, che mi ha lanciato uno sguardo molto incuriosito, come per dire: cosa ci fa questa ragazzina siciliana all’Istituto di Heidelberg? Continua a leggere

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La lezione del prof. Salvatore Costanza

Salvatore Costanza e Salvatore Denaro

Con Salvatore Costanza, Trapani 8 agosto 2020

per salvatore

di Salvatore Denaro

Non sono mai riuscito a dare del Tu al prof. Salvatore Costanza nonostante me lo avesse chiesto tante volte. Sarà un retaggio ed un insegnamento familiare che mi ricordava di dare del Lei alle persone più grandi – Salvatore Costanza era compagno di scuola di mio padre – ma, pensandoci oggi, era un modo il mio di riconoscerlo come Maestro perché per me era un Maestro dal quale ho carpito e attinto sapienza, visione e trasformazione delle cose, conoscenza dei processi evolutivi della società, ironia nel trattare argomenti soprattutto di carattere politico sempre dall’alto del suo essere un intellettuale vero qual era. Continua a leggere

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Dalla politica al giornalismo. L’amicizia con Salvatore Costanza

Salvatore Costanza al convegno su L'Ora del 2011

Salvatore Costanza al convegno su L’Ora del 2020

per salvatore

di Nino Giaramidaro

Un caffè, poi la lettura di tutta la “mazzetta” di giornali, con attenzione, a volte con ritorni improvvisi e decisi su righe già lette; pure dei quotidiani “dell’estero”, come io chiamavo le testate nazionali che varcavano lo Stretto quasi che ogni giorno ritentassero la conquista. Salvatore Costanza – anche per me Totò – si muoveva a suo agio in quella stanza dell’enorme redazione-casa di via Grotte Bianche, prima sede catanese del giornale L’Ora. 

Mandato con urgenza da Vittorio Nisticò, il grande direttore del giornale, Salvatore doveva scrivere ogni giorno un corsivo, un fondo, fare un intervento critico: insomma, doveva mettere la sua penna, anzi la sua Diaspron 82, al servizio della battaglia progressista che L’Ora aveva iniziato a condurre in un territorio padroneggiato dai grandi agrari, intoccabili costruttori, e dove i catanesi – e non – in camicia nera scorrazzavano senza batticuore. Continua a leggere

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Lʼeredità culturale di Salvatore Costanza

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per salvatore

di Rosario Lentini

Salvatore Costanza, un militante civile «al servizio della storia»; così scriveva qualche anno fa di se stesso, nel ripercorrere il sentiero di studi, riflessioni, scritti, attività e progetti di ricerca sviluppati in tanti decenni di vita. Ed è difficile trovare una descrizione sintetica più pertinente e calzante, perché, in effetti, ha esplorato campi vergini della storia siciliana, disvelato documentazioni archivistiche inedite importanti, analizzato questioni generali con grande originalità interpretativa, dedicato alla sua città numerosi saggi fondamentali, ma anche il proprio impegno in politica, pur se per breve periodo, ricavandone amarezza e non poche delusioni. Non ultimo, si è speso con generosità nel promuovere convegni e seminari ‒ di cui, al momento, sarebbe impossibile indicare lʼelenco completo ‒ nello svolgimento della didattica presso la Libera Università del Mediterraneo di Trapani e nel tenere innumerevoli conferenze e incontri nelle scuole. Continua a leggere

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Costanza, un uomo di tenace concetto

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per salvatore

di Dieter Paas

Nel semestre estivo del 1962, si è dato inizio al progetto di ricerca sulla Sicilia presso l’Istituto di Sociologia ed Etnologia (ISE) dell’Università di Heidelberg [1]. In Sicilia Salvatore Costanza è stato ben presto un interlocutore molto importante per noi professori e studenti che abbiamo preso parte al progetto. Lui stesso ricorda il nostro primo incontro nel settembre del 1973: «Nella sede del quotidiano “L’Ora”, il primo incontro degli studiosi tedeschi con redattori e collaboratori, tra i quali Sciascia e Consolo». I nostri contatti continuarono negli anni a venire, con Salvatore che assume sempre più per noi un ruolo di consulenza, accompagnamento ed amicizia. Così scrive lui stesso:

«Invitato da Roberto Llaryora (membro eminente del Progetto Sicilia di Heidelberg; n.d.a.) ad accompagnare il gruppo dei ricercatori nei percorsi isolani, ho avuto con essi varie occasioni di confronto sulle scelte tematiche … proseguendo poi le conversazioni ad Heidelberg, durante i Seminari (Sizilienforschung) dell’Istituto di Sociologia ed Etnologia» [2]. Continua a leggere
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Per Salvatore Costanza. Non omnis moriar

Marsala, Costanza al convegno del Centro Studi garibaldini, 2012

Marsala, Costanza al convegno del Centro Studi Garibaldini, 2012

per salvatore

di Elio Piazza

Caro Salvatore, sfidando il tempo che quasi tutto travolge vorrei continuare a parlare con Te come negli ultimi mesi della Tua vita. Infatti, le conversazioni telefoniche tra due vecchi amici, amici di sempre, si erano fatte più frequenti e prolungate. Ed erano occasione per ricordare tempi lontani e tristi quali gli anni di guerra trascorsi a Marsala, parlando di rifugi e di travagliata sopravvivenza. E poi degli studi all’Università di Palermo. Continua a leggere

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Il colore delle medaglie. Tokio 2020 e i nuovi cittadini italiani

Daisy Osakue, Marcell Jacobs, Yemenbaer Crippa

Daisy Osakue, Marcell Jacobs, Yemaneberhan Crippa

per la cittadinanza

di Chiara Dallavalle

Le Olimpiadi sono da poco terminate e il medagliere italiano a Tokio 2020 ci ha resi particolarmente orgogliosi dei nostri atleti. Questa volta, forse più che in altre edizioni, la compagine degli atleti ha fotografato un vero spaccato della popolazione italiana, con numerose presenze di sportivi e sportive di origine straniera. Dall’italo-americano Marcell Jacobs a Daisi Osakue, nata 25 anni fa a Torino da genitori nigeriani, secondo i dati del Coni gli atleti di origine straniera chiamati a rappresentare l’Italia alle Olimpiadi sono stati 46. Continua a leggere

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Italianità e sostituzione etnica

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per la cittadinanza

di Oliver Durand

In questi ultimi tempi si fa un gran parlare di una paventata “sostituzione etnica”, che al dire di due nostri eminenti politici riguarderà l’Italia nei pochissimi decenni a venire. Personalmente mi sento chiamato in causa in quanto nuovo italiano, naturalizzato, di lingua e cultura d’origine francese. Insegno Dialettologia araba a La Sapienza di Roma, e insieme a un mio altro collega di lingua e cultura russa siamo gli unici due “stranieri” del nostro Dipartimento a rubare il lavoro agli italiani. Continua a leggere

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Parlanti italiani o itanglesi? Appunti sugli italiani e sugli inglesi

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di Ugo Iannazzi [*]

In Italia sui giornali, sulle riviste, in Tv, nei cartelloni pubblicitari, nei dispositivi di legge, emanati dal Parlamento e dalle Istituzioni regionali e locali, per una contagiosa mania e per il bizzarro e ossessivo capriccio di molti concittadini incoscienti e, a mio avviso, immaturi, si continua a far abuso nel linguaggio scritto e parlato di inglese superfluo, cioè di tanti di quei vocaboli o frasi non indispensabili alla normale nostra comunicazione. Ora la questione è valutare la liceità-opportunità di accettare o respingere questo fenomeno. Continua a leggere

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“Crisi dell’italiano”: falsi problemi, campanilismo e un sano bilinguismo

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per l’italiano

di Giuseppe Sorce

Insieme al cosmo, che sottende il mondo, l’essere umano nel suo peculiare esistere e autopercepirsi è stato ed è l’altra grande traiettoria del pensiero di Homo Sapiens. Nel tempo, nello spazio e nelle culture. Ecco allora che oggi ci troviamo di fronte a due particolarissime immensità e intensità, il cosmo appunto che racchiude la Terra – tornata a essere grande punto di domanda soprattutto riguardo ai futuri possibili prospettati dall’antropocene – e la cognizione umana. Con cognizione ci si riferisce al complesso di interazioni uomo-ambiente (e “–uomo” di nuovo se preferiamo) che realizza il nostro essere nel mondo, quindi pensiero, percezione, linguaggio ecc. [1]. Continua a leggere

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The Golden Bough

Sherman and His Generals (@Smithsonian Open Access)

Sherman and His Generals (@Smithsonian Open Access)

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di Gianluca Ceccarini

L’origine dell’Antropologia come Scienza delle società primitive è da ricercare all‘interno del clima intellettuale dell’Evoluzionismo positivista dove la storia della società umana appariva come il risultato di leggi cumulative sempre identiche: i primitivi contemporanei rappresentavano quindi lo stadio più remoto dello sviluppo culturale.

Una visione etnocentrica che presupponeva una suddivisione delle società in inferiori e superiori. Le etnie extraeuropee venivano osservate ed analizzate in quanto fossili viventi di stadi evolutivi sorpassati dalla civiltà occidentale, utili da studiare come cavie per gettare luce sul nostro passato. Continua a leggere

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Palermo o degli eterni e inamovibili rifiuti

 

Palermo (ph. T. Clemente)

Palermo (ph. T. Clemente)

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di Toti Clemente

Ci sta che chi arriva dall’esterno e vive secondo proprie abitudini possa individuare più facilmente degli stessi abitanti quelle che possono essere delle carenze endemiche che, in qualche modo, caratterizzano i territori. 

In ogni caso, per chi si accinge a conoscere nuovi luoghi o è costretto per impegni di lavoro a frequentarli, sparare a zero sulla nuova realtà, anche soffermandosi su evidenze inconfutabili, non è mai una bella cosa. Continua a leggere

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Biblioteche e genti del deserto nelle antiche città del Sahara

 

Mauritania (ph.  Silvana Grippi)

Mauritania (ph. Silvana Grippi)

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di Silvana Grippi

La Mauritania si trova in uno dei luoghi geografici più suggestivi del Sahara Occidentale. Per arrivare a visitare le sue meraviglie abbiamo attraversato territori sperduti, tra altipiani rocciosi con accessi impervi e affascinanti. Nelle zone di Ouadane, Chinguetti, Tichitt e Oualata si possono visitare i famosi manoscritti del Sahara. Continua a leggere

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Il Portogallo, un po’ demodè, un po’ d’avanguardia

Porto (ph. Lorenzo Ingrasciotta)

Porto (ph. Lorenzo Ingrasciotta)

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di Lorenzo Ingrasciotta

Cos’è il Portogallo se non una condizione dell’anima! Sospeso, perfettamente in equilibrio, fra la sofferente melodia del Fado e l’incalzante ritmo del Rock & Roll. Sempre deciso, fra il Bacalhau e la Francesinha.

Un ottimista signorotto di mezza età vestito di bianco: pantaloni, camicia, cappello e bianche anche le scarpe immacolate. Capelli lunghi e sempre tenuti indietro da troppa brillantina. Un po’ demodé. Solo, da poco, appena dismesso. Continua a leggere

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I Racconti dai “Rencontres”. Più di mezzo secolo di fotografia

 

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di Giuseppe Sinatra

È una notte di inizio luglio, nella cittadina francese di Arles, in Camargue. Uno dei tanti “sud” del mondo. Ascolto il suo centro storico che sonnecchia: i vicoli risuonano di qualche arpeggio di chitarra sceso da finestre socchiuse. Si sta esaurendo lo scirocco del sud e  il fiume Rodano cambia le sue correnti. Bicchieri di plastica e fogliame sparso mi accompagnano verso casa spinti dal vento tenue che sembra addolcire il clima caldo di questi giorni. Percepisco il suono del silenzio cittadino con le ultime biciclette che si ritirano e le voci di chiacchiere della buona notte prima di tirare le somme di una settimana interminabile: gli occhi e le orecchie sono piene di immagini e parole fotografiche. Continua a leggere

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Gli sguardi dei Siciliani

 

Gli sguardi dei Siciliani (ph. Tano Siracusa)

Gli sguardi dei Siciliani (ph. Tano Siracusa)

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di Tano Siracusa

Gli sguardi dei siciliani, il loro linguaggio, la loro violenza. Guardari in siciliano significa anche sorvegliare, tenere a bada, controllare.

Ed è lungo gli sguardi degli altri che si precisano i personaggi, che si intrecciano i disconoscimenti, gli inganni, le finzioni, che prendono forma le maschere per la recita sociale.

Pirandello ha solo evidenziato un tratto della sicilianità che difficilmente passa inosservato. Continua a leggere

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