di Alessandro Bonardi
Si è tenuto a Milano, Casa della Cultura, il 22 Gennaio 2025 il Convegno, promosso dal Gruppo Nazionale di Lavoro per la Stanza del Silenzio e dei Culti e da Arciatea – rete per la Laicità, dedicato a “Welfare e Religioni, diritti, filantropie, solidarietà” e su questa rivista trovate le relazioni di due dei tre relatori Francesco Alicino e Giancarlo Anello. L’incontro ha affrontato uno dei nodi più delicati del presente: il rapporto, sempre più stretto e controverso, tra sistemi di welfare in trasformazione e presenza pubblica delle religioni. Il dibattito non ha proposto risposte semplici, ma ha messo in evidenza la complessità strutturale del tema, collocandolo all’incrocio tra crisi dello Stato sociale, pluralismo religioso, laicità e nuove forme di sussidiarietà. Comparando il modello italiano informato dal Concordato, quello dei Paesi protestanti ed infine i modelli dell’Islam, con un focus sull’Iran, il dibattito ha mostrato come la questione non sia dunque se le religioni debbano “entrare” nel welfare, ma a quali condizioni, con quali limiti e sotto quali garanzie di laicità e uguaglianza, lasciando aperta una prospettiva impegnativa: pensare la laicità non come assenza delle religioni, ma come regolazione attiva del loro ruolo nello spazio pubblico [1].
Qui non vogliamo fornire un resoconto dei contenuti dell’evento ma fornire le ragioni della realizzazione di questo Convegno promosso da due associazioni che si occupano più ampiamente di temi connessi ai diritti umani, alla sussidiarietà, alle attività in ospedali, carceri e quartieri urbani con criticità socioculturali [2]. Qui di seguito mi limiterò ad illustrare genesi e sviluppo del Gruppo che fa riferimento alla Stanza del Silenzio e dei Culti.
Il Gruppo Nazionale di Lavoro per la Stanza del Silenzio e dei Culti si è giuridicamente costituito nel 2016 come comitato di volontariato con soci fondatori associazioni e organizzazioni nazionali o locali [3], con adesioni personali di diversi studiosi ed accademici e di quasi tutti gli staff leader che hanno realizzato “Stanze” in Italia allo scopo di coinvolgere e rendere operative le competenze e le visioni delle molteplici discipline interessate alla “Stanza”: medicina, psichiatria e psicologia, antropologia e sociologia dell’immigrazione, architettura e diritto ed altre ancora;. il Gruppo Nazionale dunque “ragiona intorno al processo migratorio e al dialogo interreligioso di questi ultimi decenni che comporta nuove sfide per le istituzioni e intorno agli spazi pubblici che necessitano di essere ripensati per favorire una cittadinanza sempre più diversificata e, purtroppo, spesso frammentata [4]. Data questa sua natura di rete lieve il Gruppo ha lasciato la più ampia libertà metodologica ai Gruppi locali che si sono formati a Parma e Bologna e alle organizzazioni partner che hanno concretamente proposto e partecipato alle realizzazioni delle “Stanze” assieme alle Istituzioni o agli enti e aziende locali interessati (perlopiù nel SSN) e, come vedremo più avanti, possiamo individuare numerosi modelli di riferimento metodologici.
Che molteplici competenze e conoscenze possano essere attratte o debbano necessariamente essere coinvolte nella realizzazione pratica della “Stanza” si evince dalla sua sommaria descrizione: il modello di base consiste, in sostanza, nella creazione di uno spazio neutro destinato a tutte le diversità per pregare, elaborare sofferenza, dolore o lutto, pensare, raccogliersi, rigenerarsi o per partecipare a incontri e seminari, con una attenzione alla dimensione psicologica, culturale, spirituale e religiosa. La maggioranza dei progetti in Italia sono stati realizzati per l’utenza ospedaliera: un servizio di assistenza religiosa o morale da parte di un rappresentante della propria fede o delle proprie convinzioni filosofiche, rivolto anche ai familiari dei pazienti e agli operatori sanitari.
Nelle migliori esperienze all’interno del SSN italiano – ormai più di 40 – si sono realizzati spazi ad hoc anche presso le camere mortuarie per garantire un corretto trattamento della salma e le procedure particolari richieste dalle Comunità Religiose o Spirituali; si offre poi la possibilità di contattare i referenti religiosi per informazioni su usi e costumi garantendo anche il servizio di Mediazione Linguistico Culturale con implicazioni sanitarie ed assistenziali del dispositivo. Una delle attività del Gruppo è stata dunque quella di raccogliere attorno a sé, in questa rete leggera, di relazione, quasi tutti gli staff leader dei progetti realizzati in Italia.
Le Stanze del silenzio e/o dei Culti sono state implementare in alcune Università Italiane (per ex. Torino, Statale di Milano, a Parma, da parte delle associazioni studentesche su nostro impulso) [5], nei quartieri delle città, nelle stazioni o negli aeroporti (per ex. Caselle di Torino a cura di Fondazione Benvenuti in Italia, nostra socia). Spazi comuni di preghiera – “Stanze” – si apriranno nelle carceri [6].
Riassumendo: le “Stanze del Silenzio” si son sviluppate in modo analogo a un campo di fragole: non attraverso una crescita verticale e centralizzata ma grazie alla diffusione orizzontale di singole esperienze locali. Così come ogni pianta di fragola si propaga tramite stoloni (sottili fusti striscianti che, una volta a contatto con il terreno, mettono radici e danno origine a nuove piante), anche le “Stanze” si sono diffuse attraverso la moltiplicazione di iniziative autonome ma connesse tra loro, radicate nei bisogni e nei contesti specifici dei territori in cui operano. Il Gruppo Nazionale ha svolto la funzione di centro di condivisione di queste esperienze e già questa impostazione spiega in parte la necessità di realizzare approfondimenti sulle tematiche afferenti il dispositivo.
Modelli teorici o applicativi di riferimento
Chi scrive quando ha promosso il dispositivo concreto “Stanza” ha adottato il metodo del coinvolgimento massimo possibile delle Comunità Religiose e Filosofiche locali assieme alle Istituzioni: un metodo ad hoc, per i sistemi sanitari in particolare, elaborato da Bruno Ciancio [7]. Altro modello teorico e metodologico di riferimento è l’approccio interculturale di Carlos Giménez Romero [8], che contiene già soluzioni applicative quando prevede la partecipazione attiva delle Comunità e degli agenti interni delle stesse (qui le Comunità Religiose e Spirituali dei territori e i Ministri di Culto o i referenti delle Comunità Laiche), allo scopo di creare reti concrete con le istituzioni che superino i modelli, perlopiù descrittivi, del multiculturalismo. Il metodo adottato coinvolgendo i leader comunitari e rivolgendo in seguito i dispositivi in favore del singolo individuo non rappresenta una ipotesi di “neocomunitarismo”, ma significa il pieno e concreto riconoscimento di diritti personali fino a quel momento negati, compreso il diritto alla libertà religiosa. Naturalmente questi due approcci applicativi convivono con altri interculturali, di cittadinanza attiva o consimili e sono complementari con quelli di taglio giuridico, antropologico, architettonico e sociologico anche di tipo meramente teorico, non escludendosi a vicenda, ma si completandosi. Si cerca nella pratica di considerarli tutti.
In altri termini: la “Stanza del silenzio e dei culti” non è solo un dispositivo, ma un oggetto politico, giuridico e culturale. Se il Gruppo nazionale di lavoro si limitasse a promuovere o progettare spazi, resterebbe alla superficie del problema. La Stanza del silenzio è una soluzione paradigmatica a problemi che vengono prima della Stanza: le questioni della libertà religiosa e di coscienza (art. 19 Costituzione), la laicità dello Stato intesa non come neutralità vuota, ma gestione del pluralismo religioso, il welfare pubblico e privato, il ruolo delle religioni nei servizi (ospedali, carceri, scuole, aziende) e più in generale la questione della loro presenza negli spazi pubblici. I convegni servono in questo senso a discutere queste premesse. Senza un’elaborazione teorica, la Stanza rischierebbe di essere un gadget simbolico, una concessione paternalistica o peggio un luogo ambiguo, delegato alle religioni più forti. Serve costruire una legittimazione pubblica, dal momento che in Italia il dibattito è ancora debole e l’opinione pubblica poco sensibilizzata, così che la Stanza del silenzio è spesso contestata con questi argomenti: “favorisce le religioni”, “mina la laicità, “è una moschea mascherata”, “non serve a nessuno” e così dicendo.
Una delle prime velate critiche – ma, autorevole, costruttiva e da tenere in considerazione – al progetto apparve a ridosso delle prime attività di questo Gruppo di volontariato nel 2018 ad opera di Salvatore Berlingò, illustre accademico di Diritto Canonico e Diritto Ecclesiastico che, pur elogiando le iniziative pratiche intraprese dal Gruppo, sottolineava le criticità possibili già citate spingendosi ad affermare, in particolare, che la neutralità della “Stanza” e la sua apertura alle compagini atee (peraltro prevista dalla legge!!!) potrebbe aprire «forse inavvertitamente, lo spiraglio a un’inconfessata, quand’anche non esplicita e militante ambizione ‘super-umanistica’ o, per meglio dire, a una pretesa ‘faustiana’, preludio, secondo una ricorrenza storicamente accertata, di pervasivi e inglobanti totalitarismi» [9].
Da allora tutti i nostri studiosi coinvolti hanno ben considerato questi rilievi e preso in parola il cattedratico: così secondo la metodologia adottata (condivisione massima possibile degli attori coinvolti, revisione di ciascun approccio, valutazioni periodiche di utilità del dispositivo, aggiornamento delle ricerche, etc. etc.) di anno in anno si sono affinate le rivalutazioni del dispositivo “Stanza” in uno sforzo prometeico e non certo faustiano!. Secondo i tanti aderenti all’iniziativa più che un’allusione al totalitarismo e al controllo, la “Stanza” sembra essere un prisma su cui si riflettono le problematiche accennate la cui realizzazione pratica dipende dalla immersione nell’ambiente sociale, giuridico e politico via via verificando questa metodologia di aggiornamento operata soprattutto dagli studiosi in rete con noi [10].
Convegni come “Welfare e Religioni” servono appunto anche per procedere ad una revisione costante dell’ambiente che sta a monte del dispositivo e a monitorarne con continuità la sua utilità o sensatezza. Certo, un’attività del genere è più delicata e complessa di una semplificazione che accetta le polarizzazioni, dato che cerca di contenere i conflitti contemplando tutti quegli aspetti che vanno oltre lo spazio fisico concreto, un’impresa che può apparire ambiziosa, ma riteniamo che sia l’unica possibile che risponda all’affermazione di Berlingò che «la neutralizzazione dei cittadini e degli spazi pubblici è l’esatto opposto del principio di laicità» [11] perché, al contrario, la “Stanza” mira a favorire «costruttivi processi di mediazione finalizzati a immettere ciascuna umana persona in una rete di relazioni di prossimità e di dialogo con le entità più diverse, per farla divenire “altro “e “più “di quello che è, mediante un processo di mutua e perenne interazione tra la convenzione politica propria del civis e le convinzioni religiose tipiche del fidelis» [12], nel pieno rispetto del supremo principio di laicità. Va precisato infine che la “Stanza” non è un luogo di Culto in senso proprio, sebbene utilizzata per pregare, ed è comunque alternativa ai luoghi di Culti (altra grande questione aperta legata al principio di laicità e libertà religiosa, dove le religioni minoritarie appaiono svantaggiate)
Nel corso di questi dieci anni di vita il Gruppo Nazionale di Lavoro con Arciatea – Rete per la Laicità e tutte le altre realtà fondatrici e aderenti, essendo rete lieve interdisciplinare ed interprofessionale, priva di risorse economiche ma ricca di persone competenti ai vari livelli coinvolti, ha sviluppato una strategia di marketing territoriale e di comunicazione che consiste nel realizzare conferenze che lanciano progetti pubblicizzati una volta, conferenze che producono argomenti, non solo progetti: spiegano perché la “Stanza è compatibile con la laicità, chiariscono come evitare appropriazioni confessionali, mostrano dove funziona (ospedali, aeroporti, università). Senza questo lavoro culturale, ogni Stanza è politicamente fragile.
Occorre evitare che la Stanza diventi uno strumento confessionale: se non c’è riflessione vince chi è più organizzato, chi ha cappellani, imam riconosciuti, strutture. I convegni servono a fissare criteri di gestione, confini tra uso individuale e culto organizzato, tutela di non credenti e minoranze inermi, in altre parole, regole prima degli spazi. È in gioco anche una strategia politica (nel senso alto) poiché il Gruppo Nazionale di Lavoro per la Stanza del Silenzio e dei Culti non è (o non è soltanto) un ufficio tecnico, ma è stato concepito fin dall’inizio come un attore culturale: costruisce alleanze, informa funzionari, amministratori, dirigenti sanitari, influenza linee guida e policy. Se si limitasse a “fare stanze”, sarebbe irrilevante sul piano nazionale.
Negli ultimi anni poi quel lavoro di aggiornamento critico svolto per lo più dai più valenti antropologi e sociologi italiani, spesso con taglio etnografico, superato il rilievo del Berlingò, ha visto il manifestarsi dell’interesse dei giuristi culminato nella costituzione di uno spin-off di studi dedicato alla “Stanza” nel gruppo di ricerca DiReSom Diritto Religioni nelle Società Multiculturali [13].
D’altro canto che il dispositivo potesse attirare l’interesse dei giuristi ce lo aspettavamo per tutte le complesse e problematiche implicazioni perché altra stella polare che ci orienta sulla “Stanza”, oltre ai vari approcci e modelli di riferimento antropologici o sociologici, è tutto l’apparato normativo – senza pretesa di voler essere esaustivi – che, in sostanza, la “prevede”: norme costituzionali (artt. 2, 3, 8, 19 e 21 della Costituzione italiana, che assicurano la libertà delle organizzazioni religiose, della manifestazione della propria libertà religiosa e più in generale di pensiero), l’art. 38 legge di riforma del SSN, legge 23 dicembre 1978, n. 833, che prevede che «presso le strutture di ricovero del servizio sanitario nazionale è assicurata l’assistenza religiosa nel rispetto della volontà e della libertà di coscienza del cittadino e che a tal fine l’unità sanitaria locale provvede […] e per gli altri culti d’intesa con le rispettive autorità religiose competenti per territorio», l’art. 52 c. 2 del Trattato Costituzionale Europeo che equipara lo status delle associazioni filosofiche non confessionali a quello delle confessioni religiose e che in base agli artt. 3 (Principio di Uguaglianza) e 19 (Libertà religiosa ) della Costituzione Italiana e agli artt.21 e 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, il contenuto di tutti gli articoli citati è applicabile anche alle persone non credenti.
Per l’idea della “Stanza” nelle carceri si richiama la Legge 354 del 1975 sull’Ordinamento penitenziario che inserisce la religione negli elementi trattamentali e, soprattutto, ai sensi dell’art 26, «I detenuti e gli internati hanno libertà di professare la propria fede religiosa, di istruirsi in essa e di praticarne il culto […]. Gli appartenenti a religione diversa dalla cattolica hanno diritto di ricevere, su loro richiesta, l’assistenza dei ministri del proprio culto e di celebrarne i riti», qui addirittura norma cogente! E le Amministrazioni penitenziarie hanno l’obbligo di realizzare spazi ad hoc, “ove possibile”, e così grazie a quest’ultimo inciso, e per altri gravi criticità croniche che affliggono il sistema penitenziario, non se ne è mai fatto nulla o assai poco.
Anche questo spiega la recente apparizione di qualificati giuristi nelle nostre conferenze, perché il vero campo di battaglia è la laicità nel welfare pluralista, il dispositivo serve solo se sostenuto da un quadro culturale e giuridico solido.
Per le ragioni addotte il convegno “Religioni e Welfare” ha affrontato non a caso i sistemi di welfare, la filantropia e la sussidiarietà: la “Stanza del silenzio” è anche un punto di emersione della questione più ampia di chi si prende cura delle persone, oggi, quando lo Stato arretra: sono spesso le religioni che suppliscono (volontariato, assistenza, reti comunitarie), ma pongono problemi di eguaglianza, trasparenza e inclusione. Il Gruppo con Arciatea ha voluto riflettere su questo nodo dove la Stanza è solo una delle forme in cui si manifesta.
Il 9 Febbraio 2026, sempre alla Casa della Cultura di Milano ha fatto seguito la conferenza “Il costo delle religioni: il sistema del finanziamento (pubblico e privato) alle confessioni religiose in Italia” “rovesciando” l’osservazione, cioè esaminando come le risorse (non solo economiche) siano acquisite. Nel prossimo numero di “Dialoghi Mediterranei” saranno pubblicati gli interventi dei relatori [14].
Dialoghi Mediterranei, n. 78, marzo 2026
[1] Il convegno si può vedere a: https://youtu.be/_VVEyqdDhbw?si=rP3iiErp4bLYt6Xh
[2] Per Arciatea- rete per la Laicità si consulti il sito: https://www.arciatea.it/
[3] Socrem Torino, Fondazione Benvenuti in Italia, Fondazione Fabretti di Torino, Forum Interreligioso di Parma, i Master’s universitari Death Studies and End Life dell’Università di Padova, Master Interculturale nel Campo della Salute, del Welfare, del Lavoro e dell’Integrazione dell’Università di Modena, Rumore del Lutto; in seguito si sono aggiunte le adesioni di altre Società di Cremazione Italiane, di AIT Associazione Infermieri Transculturali, dell’Ordine degli Architetti di Parma, dell’Associazione Medica Ebraica, del Tavolo Interreligioso di Roma, di Arciatea e man mano di altri istituti e organizzazioni. Si consulti il sito del Gruppo Nazionale di Lavoro per la Stanza del Silenzio e dei Culti: www.stanzadelsilenzio.it
[4] Raimondi S. Un Comitato per la Stanza del Silenzio o dei Culti: prime risposte per spazi multifede, articolo apparso sulla rivista “Dialoghi Mediterranei” del 1° gennaio 2017.https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/un-comitato-per-la-stanza-del-silenzio-o-dei-culti-prime-risposte-per-spazi-multifede/ ma anche: Bonardi A, Le Stanze del Silenzio e dei Culti: lo stato dell’arte in Italia pubblicato su Dialoghi Mediterranei, n. 52 del 1 Novembre 2021: https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/le-stanze-del-silenzio-e-dei-culti-lo-stato-dellarte-in-italia/
[5] Cfr. Scala G. Gli spazi di accoglienza multireligiosa nel sistema universitario italiano. Stato, Chiese e Pluralismo Confessionale, che contiene una mappatura aggiornatissima delle “Stanze del Silenzio” presso le Università italiane, scaricabile a https://riviste.unimi.it/index.php/statoechiese/article/view/26665
[6] Per una mappatura completa fino al 2022 si legga: Giorgi A, Giorda M C, Palmisano S, The Puzzle of Italian Religious Freedoms: Local Experiments and Complex Interactions, apparso sulla rivista Religions, 2022, https://www.mdpi.com/2077-1444/13/7/626; Per una mappatura aggiornata al 2025 si legga il breve articolo di Giuseppina Scala del 2025 scaricabile a: https://diresom.net/multi-faith-rooms/ Per una esperienza pilota a Parma limitata all’Islam e partecipata dallo scrivente si legga: Bonardi A, El Fasi M, Stanze del Silenzio e dei Culti nelle carceri: una esperienza a Parma, apparso su questa rivista il 1 Novembre 2023: https://www.istitutoeuroarabo.it/DM/stanze-del-silenzio-e-dei-culti-nelle-carceri-unesperienza-a-parma/
[7] Ciancio B., Sviluppare la competenza interculturale, il valore della diversità nell’Italia multietnica. Un modello operativo, Franco Angeli, Milano, 2014.
[8] Gimenez Romero C: Pluralismo, Multiculturalismo e Interculturalidad, articolo apparso nella rivista Educación y futuro: revista de investigación aplicada y experiencias educativas n. 8 del 2003.
[9] Berligò S, Mediazione e Religioni: la sfida in una società complessa:.22 e 23, apparso su Stato, Chiese e pluralismo confessionale, 2018 scaricabile a
https://riviste.unimi.it/index.php/statoechiese/article/view/10272/9671
[10] Per tutti: da un punto di vista antropologico i lavori: Iannaccone B, Dalla scelta alla possibilità. Ripensare la progettualità sulle sale multi-religiose partendo dagli oggetti / From Choice to Possibility. Rethinking the Planning of Multi-Religious Rooms Starting from the Objects; e Omenetto S e Tateo G, TESEO: alcune considerazioni in itinere sulla progettazione di spazi multi-religiosi a Trento e provincia / TESEO: A Few Observations in Progress on the Design of Multi-Religious Spaces in the Trento Province entrambi gli articoli apparsi su Annali di studi religiosi, FBK Press 24, 2023 e scaricabili a: https://books.fbk.eu/pubblicazioni/titoli/annali-di-studi-religiosi-24-2023/ Ma si può anche vedere il convegno Indagine sulle stanze del silenzio e dei culti in Italia tenutosi alla Casa della Cultura il 2 ottobre 2025 dove sono intervenuti Giuseppina Scala (Cisp UniPi), Valeria Fabretti (Fbk), Serena Scarabello (Fisppa UniPd), Bruno Iannaccone (UniMoRe): https://youtu.be/3Cjwat6__68?si=UIKOuwDWErJukn5b
[11] Ibidem nota VIII
[12] Ibidem, nota VIII
[13] Si può consultare: https://diresom.net/multi-faith-rooms/
[14] Nel frattempo si può vedere il Convegno “I costi delle religioni” a: https://youtu.be/vO780Xvsr7k?si=yaiaXJuF8HLz2iCj
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Alessandro Bonardi, coordinatore Gruppo Nazionale di Lavoro per la “Stanza del Silenzio e dei Culti” e Formatore Rer. https://www.stanzadelsilenzio.it/
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