di Salvatore Borsellino
Sono anni ormai che Marilena ci ha lasciato ma in via D’Amelio, il 19 luglio, continua ad esserci sempre.
Quella sua poesia, che veniva a leggerci fino quando la sua salute glielo ha permesso, non è una poesia, è un canto di addio che è insieme una promessa, un giuramento, quello di avere, di fare giustizia per quella terribile strage dove è stata spezzata per sempre la vita di Paolo, Agostino, Claudio, Emanuela, Vincenzo Fabio ed Eddie Walter Max.
Io non ho mai pianto per mio fratello ma quando ascolto quella poesia le mie lacrime scendono da sole, rivedo, rivivo, il giorno del suo funerale, il grido incredibile e muto, Palermo che piange al mattino.
Quando Marilena non riusciva a venire, quando non è più venuta perché anche la sua vita era finita ho letto io la sua poesia, ora che anche la mia vita si avvicina alla sua fine, ora che la mia voce non riuscirebbe a leggere quel canto senza spezzarsi, ho affidato il compito a chi meglio di me può farlo, ad uno di quei giovani che Paolo tanto amava e che tanto lo amano, anzi ad una giovane, per fare ridiventare giovane anche Marilena, che pure giovane, con la sua voce e il suo cuore, ha saputo esserlo sempre.
Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026
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Salvatore Borsellino, fratello minore del magistrato Paolo, laureato in ingegneria, dopo la strage di via d’Amelio, del 19 luglio 1992, si è dedicato attivamente alla lotta politica e culturale contro la mafia e alla denuncia del malgoverno e delle collusioni tra poteri occulti e criminalità mafiosa. Ha promosso nel 2009 a Palermo la prima Marcia delle Agende Rosse da cui nascerà il “Movimento delle Agende Rosse”.
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