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Marilena, ovvero la Sibilla di un teatro luminoso

Marilena Monti

Marilena Monti

di Ermelinda Palmeri

Ciò che mi spinge oggi a parlare di Marilena Monti non è tanto il desiderio di rendere omaggio ad un’artista (altri poi meglio di me l’hanno fatto!), quanto invece il bisogno urgente di chiarire a me stessa cosa abbia rappresentato per me conoscerla e condividere con lei alcuni momenti del suo percorso.

La mia passione per il teatro mi portò ad avvicinarmi a lei. Fu così che quando nel 1998 seppi che era stata nominata quale nuovo direttore artistico del teatro Selinus a Castelvetrano, timidamente mi presentai nel suo ufficio, perché sapevo che Marilena era curiosa di conoscere i giovani castelvetranesi che avevano fatto o facevano esperienze teatrali. Sapevo anche che era in cartellone uno spettacolo, “Penelope, Elena e Clitennestra” che doveva andare in scena con la regia di Gabriella de Fina. Si cercava una Penelope, personaggio che mi affascinava perché già in passato avevo rivestito quel ruolo in una rappresentazione dell’Odissea di Omero con la regia di Accursio di Leo. In quella piccola stanza al primo piano del teatro, dietro una scrivania, mi accolsero due splendidi occhi azzurri e un sorriso rassicurante, che calmarono subito la mia ansia ed ebbi quasi l’impressione come se ci fossimo già conosciute in una vita passata.

Marilena iniziò a chiedermi della mia vita privata, delle mie passioni, delle mie esperienze in teatro, ma ciò che la colpì fu la risposta che diedi ad una sua domanda: “Perché vuoi fare teatro, nicarè?”. “Per dare sfogo alle tante voci che sento dentro” le risposi. Si commosse, mi abbracciò e mi disse: “Bene! Allora domani cominceremo le prove”.

Locandina della Passione

Locandina di Passione

Da quel momento il teatro Selinus divenne il nostro luogo d’incontro, luogo che lei aveva amato sin da piccola e di cui ricordava sempre “l’odore della polvere del palcoscenico”. Per lei ogni cosa assumeva un significato particolare, riviveva emozioni del suo passato attraverso i cinque sensi e me li comunicava con l’entusiasmo di una bambina che fa le sue prime scoperte. Entrare in sintonia con lei, con il suo “sentire”, fu una cosa naturale, non mi creava nessun imbarazzo. Marilena fu sempre presente a tutte le prove, si sedeva in una poltrona in platea e interveniva per dare consigli e suggerimenti. Io ascoltavo, facevo tesoro delle sue parole, mi sentivo onorata di essere stata scelta. Ero felice, anche se un po’ intimorita, di avere accanto a me due grandi attori: Riccarda Cusimano e Rino Marino. 

Il gruppo teatrale della Passione, 2000

Il gruppo teatrale di Passione, 2000

Superata quella prova l’intesa con Marilena si intensificò, tanto che, dopo pochi mesi, scrisse un testo “Passione” e, sempre con Riccarda, lo mettemmo in scena al Selinus con la regia di Rinaldo Clementi in occasione della Settimana Santa.

Un altro magnifico viaggio cominciava, fatto di nuovi incontri, nuove esperienze, conversazioni profonde a margine delle prove. Ebbi modo di apprezzare la sua scrittura, che era schietta e poetica. Marilena scriveva con onestà, sempre, scriveva come viveva e come sentiva, senza filtri, con quella profondità che scava e che pretende la stessa forza e la stessa intensità da chi presta la propria voce ai suoi pensieri. Recitare le sue battute, leggere le sue parole, ha significato per me, ogni volta, imparare a guardare le cose in una luce diversa, con più introspezione. Di Marilena mi affascinava anche il fatto che riuscisse a trasformare qualunque esperienza, qualunque incontro, in un’opera d’arte, senza per questo farti sentire il peso di chi vuol “fare cultura”, perché la sua ironia e il suo umorismo alleggerivano tutto.

Locandina della rappresentazione tearale Foulard

Locandina della rappresentazione teatrale Foulard

L’amicizia con Riccarda la portò anche a scrivere un altro testo teatrale, “Foulard”, che sarebbe stato affidato alla regia di Rinaldo Clementi e rappresentato in occasione del Gay Pride a Palermo, nella chiesa di Santa Maria dello Spasimo. In quell’occasione fu messa a dura prova la mia resilienza. Ero diventata madre da qualche mese e facevo su e giù da Palermo per le prove, con il caldo asfissiante di quell’afosa estate del 2000. La rappresentazione finale di Foulard fu indimenticabile: in una chiesa dello Spasimo stracolma, in mezzo alle proteste di un gruppo di manifestanti contrari ai finanziamenti ricevuti, al momento dell’apertura del sipario ebbi un improvviso svenimento. Ma mi ripresi quasi subito, dopo essere stata soccorsa dal medico di Riccarda: la mia amica aveva subìto in passato un delicato intervento al cuore e le era stato raccomandato di non affaticarsi troppo. Lei, però, non aveva mai accettato di poter vivere con queste limitazioni e temeraria com’era, ma soprattutto amante del teatro, si era assunta questo impegno e non intendeva mollare.

Locandina della rappresentazione teatrale Aquila

Locandina della rappresentazione teatrale Aquila

Marilena in tutto questo ci seguiva con trepidazione, faceva le sue raccomandazioni, era attenta ad ogni dettaglio e d’altra parte noi non volevamo deluderla. Alla fine fu soddisfatta delle nostre interpretazioni, tranne che delle variazioni che il regista fece, a sua insaputa, nella scena finale. Lì conobbi la sua ira furiosa, mitigata solo dagli apprezzamenti che aveva ricevuto sul suo testo dal pubblico e dagli amici presenti. Il suo amore come la sua indignazione, la sua gioia come il suo dolore, non conoscevano mezze misure: lei era fuoco o ghiaccio, bonaccia o tempesta, ma era grande anche per questo.

Altro testo teatrale scritto su Riccarda e per Riccarda fu “Aquila”, un testo potente sulle ferite del corpo e dell’anima, sulla consapevolezza della propria essenza che nasce dal dolore. A questo spettacolo non vi presi parte, ma ne seguii le prove ed era sempre per me un’esperienza indimenticabile, un continuo laboratorio teatrale.

508727471_10233285041899601_627631553565118032_nCiò che mi stupiva era la potenza interpretativa di Riccarda, che in questi testi di Marilena rivelava una drammaticità a lei stessa sconosciuta, in un gioco di specchi reciproco. Era come se nella scrittura di Marilena lei si rivedesse e vicendevolmente anche Marilena traesse linfa vitale dalla personalità di Riccarda. Ma anche con lei Marilena fu spesso intransigente e questo sodalizio artistico si interruppe durante le prove di “La vela, la tela. Lettere inedite tra Ulisse e Penelope”. Cercai in quell’occasione di mediare le loro liti, alla fine la decisione di Marilena: affidare a me la parte di Riccarda nel ruolo di Penelope.

Tornavo per la terza volta su quel personaggio, questa volta con delle variazioni. Marilena aveva pensato di alternare musica, canto, lettura e recitazione delle lettere e inserendovi pure dei movimenti coreografici in cui, con mia grande sorpresa, mi cimentai. Cominciammo le prove a casa sua, insieme a Nello Mangano, che con la sua voce calda e suadente avrebbe interpretato Ulisse. I nostri incontri erano tassativamente accompagnati, oltre che dalle piacevoli conversazioni, scaturite dai commenti sul testo, anche da caffè e sigarette, che solo Marilena però fumava, riempiendo la stanza di una nuvola bianca che la faceva sembrare una Sibilla: lei, come Omero, cantava i suoi magnifici canti e ogni volta la lettura di quelle lettere mi riportava al mito, alla storia, alla poesia. Ci guardavamo negli occhi, io e Nello, e ci comunicavamo emozione reciproca.

10_page-0001Continuammo le prove a Selinunte, a casa di Serena, la dolcissima e bellissima sorella di Marilena, cui lei era molto legata e che un atroce destino avrebbe portata via. Qui furono ideati i movimenti che insieme a Stefano Elia avremmo dovuto fare tra una lettera ed un’altra. Lo spettacolo sarebbe andato in scena, con successo, alle Cave di Cusa, e poi a Polizzi Generosa, per il festival “La Macchina dei Sogni”.  Ma qui il pubblico non fu molto accogliente, tanto che Marilena ribattezzò quella piazza Polizzi Ingenerosa. 

Ingenerosa sarebbe stata la vita con lei, perché due gravi lutti la colpirono: prima la perdita di Riccarda, poi quella di Serena. Se ne andavano due persone molto care: una grande interprete, ma soprattutto un’amica, Riccarda; un faro di luce e di bellezza, per Marilena, Serena.

La vela, la tela

Laura Spacca, Marilena Monti, Ermelinda Palmeri nello spettacolo “La vela, la tela”

Qualche anno dopo lo spettacolo “La vela, la tela” sarebbe stato riproposto con il prezioso contributo di Laura Spacca, attrice e danzatrice palermitana, e i movimenti coreografici finalmente si arricchivano con la presenza scenica di un’artista che, non solo avrebbe rivestito il ruolo di Ulisse, ma che avrebbe anche ideato e realizzato alcuni strumenti di scena. Anche questa volta la collaborazione con Laura fu prima di tutto una grande amicizia e occasione di importanti momenti che avrebbero rappresentato per Marilena lo stimolo per nuove creazioni. Lo spazio del mio salone, dove spesso ci incontravamo per provare, fece nascere in Marilena l’idea di potere sperimentare una sorta di “teatro in casa” e così, quando terminò la stesura del testo su Salvatore Giuliano, personaggio controverso che tanto l’aveva affascinata, si pensò di offrire ad un pubblico ristretto la visione della prima dello spettacolo proprio a casa mia.

11Nel 2006, sempre con la casa editrice di Salvatore Coppola, Licchia, come affettuosamente lo chiamavamo, usciva Stupore irriverente. L’ultimo scritto di Salvatore Giuliano. Anche questa volta a Marilena non importava tanto la storia del personaggio, quanto l’intensità di una vicenda umana e il dolore di una madre che vedrà il proprio figlio trucidato. Lo spettacolo fu rappresentato in diverse case private, ville o appartamenti, di amici e conoscenti, in una sorta di piccola tournée siciliana. Marilena era molto contenta di questa nuova formula di spettacolo, con la quale si avvicinava il pubblico agli attori con un maggiore coinvolgimento emotivo; ma soprattutto ci si fermava dopo con gli spettatori per sorseggiare un calice di vino o fare qualche piccola degustazione e nello stesso tempo scambiarsi sensazioni, emozioni e ascoltare i diversi commenti. Lei amava tantissimo il post spettacolo, il contatto con la gente la eccitava, riusciva finalmente a sciogliere tutte le tensioni che l’accompagnavano prima di esibirci. Bastava poco per innervosirsi: la chitarra che non si accordava, l’organizzazione non sempre allo zenit come avrebbe voluto, uno spazio poco adeguato alla nostra performance. Ma poi quando la musica partiva e la sua voce risuonava nella stanza tutto straordinariamente si predisponeva a che la magia avesse inizio.

555985586_10234767104270234_5281567920675082946_nL’avventura con Marilena continuò anche dopo, quando cominciammo a fare i nostri giri per presentare i suoi libri (“Viaggio di cuore”, “Il rito del tè” “Isola emozione”), prima con il nostro amico editore, Salvatore Coppola, grande sostenitore di tutta la produzione letteraria di Marilena, poi con Angelo Mazzotta, altro editore castelvetranese. Importante in questi anni fu la collaborazione con Agata Katia Lo Coco, fotografa e videomaker, curatrice di alcune mostre in cui le sue foto si accompagnavano alle poesie di Marilena.

Marilena Monti, Agata Katia Lo Coco, Ermelinda Palmeri

Marilena Monti, Agata Katia Lo Coco, Ermelinda Palmeri

Seguire Marilena in questi spettacoli, essere l’interprete delle sue creature teatrali, così com’è stato dopo prestare la mia voce ai suoi testi in prosa o in poesia, è stato per me sempre un magnifico viaggio dentro una delle menti più poliedriche che abbia mai incontrato. Lei era una forza della natura, sia che si trattava di una nota che diventava canzone, di parole che diventavano versi o racconti. Nel suo modo di creare c’era una capacità rara di guardare la vita e restituirla trasformata. Stare vicino a Marilena non era solo assaporare la bellezza della sua arte, era fare uno scavo dentro me stessa, perché a lei spesso confidavo i miei pensieri più intimi e le conversazioni con lei diventavano delle vere e proprie sedute di psicanalisi. “Io ne ho fatto vent’anni” mi diceva, riferendosi alla psicanalisi, “ti può aiutare”. Ma a me bastava stare ad ascoltarla, partecipare anche alla sua quotidianità, che può sembrare banale, ma che è semplicemente vita: le lunghe telefonate, le uscite per la spesa, le cene a casa o in pizzeria, con la pizza, la sua, rigorosamente piena di salsa di pomodoro, le conversazioni in salotto.

Mi torna spesso in mente la serranda di casa sua negli ultimi anni sempre abbassata perché la luce la infastidiva. E di questo si rammaricava, perché non riusciva a capire per quale terribile punizione divina, lei, che aveva tanto amato la luce e il sole, adesso se ne dovesse proteggere. 

Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026
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Ermelinda Palmeri, Laureata in Lettere Classiche, docente presso il Polo liceale di Castelvetrano. Dal 1993 impegnata nel teatro. Ha seguito corsi teatrali con Accursio di Leo, Sandro Campagna, Giacomo Bonagiuso, Fabrizio Ferracane, Nini Ferrara, Miriam Palma. Ha partecipato a laboratori di teatro-danza con Laura Spacca e Patrizia Lo Sciuto. Ha lavorato per parecchi anni con Marilena Monti, interpretando molti dei suoi testi e accompagnandola nella presentazione dei suoi libri. Si è esibita recentemente nello spettacolo “Il soldato siciliano” tratto dalla raccolta Lo scialle andaluso di Elsa Morante per la regia di Margo Cacioppo.

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