Un ragazzo “normale” si suicida facendosi trovare sui binari della ferrovia al passaggio di un treno.
Nessuno aveva avuto il sospetto di un possibile gesto suicidario e quindi tutti si chiedevano: “Come è possibile? Cosa si nasconde così bene nel mondo di un adolescente al punto di non essere visibile a nessuno, neanche a chi gli sta vicino?”
Ma cosa succede in adolescenza? Quali pensieri, quali sentimenti sono chiusi nel mondo di un ragazzo di 16-18 anni?
Noi del Dipartimento di Salute mentale di Mazara, chiamati da una scuola secondaria superiore a fare e dire qualcosa, non sapevamo da dove cominciare. Una esigenza era però chiara: bisognava portare a livello di consapevolezza quello che ribolliva senza avere parola, senza essere conosciuto da chi lo viveva.
Ma cosa fare per rendere visibile ciò che agiva come un fiume carsico per poi emergere all’improvviso con lo sconcerto di tutti. E abbiamo pensato a Marilena Monti e a Gabriella De Fina.
Occorreva qualcuno capace di guardare dentro senza il rischio di classificazioni ed etichettamenti. Qualcuno capace di guardare dentro il mondo di un adolescente senza essere condizionato da conoscenze psichiatriche o da pregiudizi e stereotipi.
Quindi una artista. Gli artisti hanno una qualità che anche Freud aveva riconosciuto: quella di intuire ciò che non è visibile agli altri e magari anche di descriverlo, portandolo alla luce. Non per cercare “disturbi psichici”, piuttosto per conoscere quel variegato e contraddittorio modo di essere che sembra connotare l’adolescenza.
Così è nato il progetto “Dal cassetto alla scena”, con una intenzione che nulla aveva a che fare con la clinica, avendo solo come obiettivo la conoscenza di quel mondo multicolore che sembra caratterizzare questo periodo della nostra vita: grandi voli e poi rovinose cadute, grandi entusiasmi ma anche grandi delusioni.
E Marilena Monti è riuscita nell’impresa.
I ragazzi, non sentendosi giudicati, hanno aperto i loro cassetti, rivelando un mondo ricco e variegato, fatto di speranze, illusioni, delusioni, intuizioni, fragilità, ma anche di analisi spietate rivolte al mondo contemporaneo.
Ricordo che una ragazza, dall’alto del palcoscenico, ha puntato il dito contro gli adulti presenti in sala, accusandoli: “Ma che mondo ci avete lasciato, voi adulti, che ve ne state comodamente seduti sulle vostre poltrone?”
Il copione dello spettacolo è “uscito” dai loro cassetti. E Gabriella De Fina è riuscita a portarlo in scena con canzoni, costumi, movimento, recitazione.
Il pubblico presente era affascinato e frastornato, stava sperimentando, trascinato da Marilena, Gabriella e i ragazzi, qualcosa di insolito ma molto prezioso: l’ascolto non giudicante di un mondo vivo e contraddittorio, quale è quello dell’adolescenza.
Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026
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Mario Mulè, psichiatra e psicoterapeuta, si è specializzato presso l’Università di Milano, città dove ha iniziato a formarsi come psicoterapeuta. Ha partecipato alla lotta antimanicomiale, che si è conclusa nel 1978 con la cosiddetta “Legge Basaglia”. Dopo la riforma ha cercato con altri colleghi di ridare una nuova fisionomia alla psichiatria. Nel 1997 è stato responsabile come primario psichiatra del Dipartimento di salute mentale di Mazara del Vallo, dove ha avuto luogo l’esperienza “Dal cassetto alla scena”. Dal 1997 al 2001 ha lavorato presso la Asl di Palermo. Dopo il pensionamento, avvenuto nel 2021, ha esercitato la libera professione a Palermo.
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