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Giuseppe Leone, nato nella Notte di Natale

ph. Giuseppe Leone

Castelluccio, Gela (ph. Giuseppe Leone)

di Paolo Giansiracusa 

Giuseppe Leone nacque sotto il segno della cometa spirituale e creativa della notte di Natale del 1936 e portò con sé, per tutta la vita, la luce mistica che proviene dal presepe. Il padre era un organista apprezzato, in particolare per le celebrazioni dei matrimoni che accompagnava con musiche melodiose e struggenti.

Giuseppe da piccolo seguiva il padre e furono molte le occasioni in cui assistette alla sua esibizione nella Cattedrale di Ragusa; l’entusiasmo che provava per quei suoni che riempivano d’armonia le spazialità profonde delle chiese avevano lasciato intravedere la possibilità che da grande avrebbe seguito le orme paterne. Non fu così ma la musica gli rimase nel petto con le sue calde vibrazioni.

Giuseppe invece pensava di fare il pittore ma un giorno anche questa aspirazione sfumò per lasciare il posto al mondo della fotografia. Durante una cerimonia nuziale, allietata dalla musica per organo del padre, vide all’opera il fotografo Giovanni Antoci. Fu attratto in maniera così forte dal mondo della fotografia che chiese al maestro Antoci di poter frequentare la sua bottega-studio.

Ragusa (ph. Giuseppe Leone)

Ragusa (ph. Giuseppe Leone)

Aveva solo 14 anni e si lasciò conquistare dalla magia della macchina oscura. Scattò le prime foto girando per la sua Ragusa, documentando luoghi e persone, gesti espressivi e azioni operative. Gli piacque fin dall’inizio catturare il moto, il dinamismo dei mezzi meccanici (come il treno) e il procedere umano per i campi, per le feste, al pascolo. Celebre è la sua foto in cui fissa sulla pellicola una locomotiva a vapore che attraversava il ponte San Leonardo, con lo sfondo scenografico di Ibla.

Ragusa (ph. Giuseppe Leone)

Ragusa (ph. Giuseppe Leone)

Maggiorenne, si munisce di attrezzature professionali e apre uno studio, affermandosi come fotografo di cerimonie nuziali e di altre ricorrenze religiose. Il passo verso il paesaggio, le feste, il lavoro, fu breve ed infatti intraprese quel lungo peregrinare per le vie dell’Isola alla ricerca del volto inedito di una civiltà in trasformazione.

Enna (ph. Giuseppe Leone)

Enna (ph. Giuseppe Leone)

Ebbe suggeritori illustri come Leonardo Sciascia, Gesualdo Bufalino, Vincenzo Consolo, Piero Guccione e tutti gli artisti della Scuola di Scicli. Le pubblicazioni prestigiose, con i maggiori editori italiani, non incisero sul suo carattere umile, semplice, buono. Rimase il Peppino di sempre, un pellegrino affascinato dalla solarità e dai profumi della Sicilia. Così lo ricordo, fin dal primo incontro avvenuto a Catania nei locali dell’Accademia di Belle Arti, in Piazza Manganelli.

Ragusa (ph. Giuseppe Leone)

Ragusa (ph. Giuseppe Leone)

Siamo nella seconda metà degli anni ottanta, all’Accademia era andato in quiescenza il grande fotografo dell’Etna, Salvatore Tomarchio (classe 1922). Nunzio Sciavarrello, Direttore dell’Istituto, alla presenza di alcuni docenti (c’ero anch’io), volle incontrare Giuseppe Leone per proporgli di occuparsi del Corso di Fotografia. Peppino ascoltò con garbo l’illustre professore di Tecniche dell’Incisione (Sciavarrello, per l’appunto) e, finite le argomentazioni riguardanti la nomina, ringraziò e spiegò di non potere accettare. Fece un discorso sulla libertà, sul buon uso del tempo, sulle abitudini strane legate al calendario delle feste. Aggiunse la sua innata repulsione per tutto ciò che è prevedibile e ripetitivo e sulla sua scarsa capacità di essere costante.

Rifiutò il prestigio dell’inserimento nel mondo accademico, rifiutò lo stipendio sicuro che poteva giungergli da una nomina statale. Scelse, come sempre, la libertà da ogni impegno che potesse, anche minimamente, allontanarlo dalla ricerca che ha caratterizzato tutta la sua esistenza.

Etna (ph. Giuseppe Leone)

Etna (ph. Giuseppe Leone)

Per Giuseppe Leone la fotografia era pittura e scultura allo stesso tempo, era colore e materia, era luce impalpabile e sostanza plasmabile. Per lui ogni scatto comprendeva la forza del disegno e la robustezza dell’architettura. Per Giuseppe Leone la fotografia era spazio e forma, gesto e azione, sogno e magia. La sua fotografia non ha mai imitato, non ha mai copiato, non ha mai riprodotto. Le sue foto rendono possibile l’impossibile, rappresentano persino l’anima che non si vede e il battito del cuore nascosto nella carne. Per il maestro ragusano la fotografia era l’altro occhio, quello che sfrutta il gusto e il tatto, l’olfatto e l’udito.

C’è una foto di Peppino che sintetizza i profumi e i suoni della campagna iblea e del paesaggio urbano. Oltre i muri a secco, che fiancheggiano le mulattiere del paesaggio ragusano, si scorge da dietro la guglia del prospetto del Duomo di San Giorgio.

Pietre rugose e conci levigati entrano nel mosaico della fotografia che lascia in primo piano il canto delle cicale e cerca in profondità il tintinnio delle campagne; alla stessa maniera il profumo dei muschi delle pietre di campagna cede il passo agli odori domestici tipici del luogo urbano. Fotografie a cinque sensi le definirei, pensando ai dolci delle feste patronali ripresi più volte seguendo la scia dei profumi e degli sguardi domestici.

Ragusa (ph. Giuseppe Leone)

Ragusa (ph. Giuseppe Leone)

Dal 17 aprile di quest’anno è diventato fotografo del cielo e del palpito dell’infinito, senza incarico però, altrimenti sarà capace di fuggire anche dal Paradiso. Ci lascia un patrimonio immenso di documenti fotografici, da custodire con rigore, in cui sono registrati il mutamento dei luoghi urbani e la trasformazione della società isolana.  

Dialoghi Mediterranei, n. 67, maggio 2024

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Paolo Giansiracusa, Storico dell’arte, Professore Emerito Ordinario di Storia dell’Arte nelle Accademie di Belle Arti. Già Docente di Storia dell’Arte Moderna e Contemporanea alla Facoltà di Architettura dell’Università degli Studi di Catania. Componente dell’Istituto Nazionale del Dramma Antico, Siracusa-Roma. Direttore del M.A.C.T. Polo Museale d’Arte Moderna e Contemporanea di Troina. Fondatore e Direttore della Rivista Nazionale “Quaderni del Mediterraneo”.

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