Stampa Articolo

Un “Giornale di Tonnara” ritrovato, un unicum tra le fonti di storia del ‘900

picture1di Rosario Lentini [*]

«[…] un microcosmo antropologico traboccante di azione».

È questa una delle immagini efficaci e nitide con le quali Gianluca Serra ci conduce nel cuore del suo libro; ha scolpito un nuovo raffinato e armonioso bassorilievo raffigurante una porzione del mondo delle tonnare definitivamente scomparso; per niente mitologico come lʼAtlantide, ma un continente vero, tangibile, di esseri umani, di genialità, di competenze e lavoro.

Scrivo bassorilievo non perché lʼAutore non sia stato in grado di analizzare e raccontare a tutto tondo la realtà economico-produttiva e sociale dei siti, dei relativi assetti organizzativi, della cultura materiale e tecnologica che li plasmava, oggetto delle sue approfondite ricerche, ma perché molto della storia della pesca del tonno lungo le coste della Sicilia è andato perduto e continua a disperdersi. Dobbiamo prendere atto, dopo tanti decenni di incuria e di scempi archivistici e architettonici, che le “sculture” non possiamo più realizzarle.

Ha infatti del miracoloso lʼultimo ritrovamento documentario oggetto del presente libro, che si colloca a compimento di una trilogia iniziata con Le tonnare di Capo Granitola e Sciacca. Il ritorno della memoria (Melqart Communication, Sciacca 2021) e il Viaggio a Capo Granitola (Quick Edizioni, Trapani 2022).

Il Giornale di Tonnara del 1968 rappresenta, un unicum ‒ anche nel senso di solo superstite di una serie di quaderni di “Computisteria (superbianco)” ‒ nel panorama delle fonti novecentesche disponibili, sebbene possa sembrare paradossale; sappiamo, infatti, molto di più sulle tonnare dal ʼ600 allʼ800 che su quelle del secolo scorso. In particolare, questo Giornale si discosta dai pochissimi diari esistenti, che venivano redatti dagli amministratori per costruire una serie storica di informazioni qualitative e di dati, in quanto si tratta ‒ come spiega Serra ‒ di un registro «specializzato». Vi si annotavano non solo le comunicazioni radio tra lʼufficio dellʼamministratore e il motopesca-rimorchiatore delle barche utilizzate per impiantare la tonnara di Granitola, bensì tutte quelle ritenute necessarie (per esempio, meteomarine) con altre imbarcazioni operanti nelle acque di Capo Granitola e in quelle di Sciacca, o con motopesca in attività al largo della Sicilia.

Pagina estratta dal Giornale (per gentile concessione di Nicolò Barrabini)

Pagina estratta dal Giornale (per gentile concessione di Nicolò Barrabini)

A inizio anni Cinquanta del secolo scorso, quindi, si introduceva nellʼimpianto di Granitola una modalità operativa ‒ quella delle comunicazioni radio ‒ molto innovativa rispetto alla gestione e organizzazione delle poche tonnare (una decina) ancora attive in Sicilia. Va ricordato, infatti, che negli anni Sessanta avrebbero cessato di “calare” Solanto, Secco, San Giorgio, Tono di Milazzo, Marzamemi e Sciacca (nel 1968); nel decennio successivo Magazzinazzi, Porto Palo di Capo Passero, la stessa Torretta Granitola nel 1972, poi Scopello nel 1984, e in ultimo Bonagia/San Cusumano a fine 2003 e Favignana nel 2007.

Nei fatti, a Capo Granitola si erano creati due sistemi di “reti”: uno reale, sommerso, non più in fibre vegetali ma in polimeri sintetici, per la cattura e “uccisa” dei tonni e uno comunicazionale, per acquisire informazioni di varia natura e da diversi soggetti, che lʼamministratore trasmetteva telefonicamente al “principale” Attilio Amodeo residente a Trapani.

Pagina estratta dal Giornale (per gentile concessione di Nicolò Barrabini)

Pagina estratta dal Giornale (per gentile concessione di Nicolò Barrabini)

La differenza più rilevante con i diari settecenteschi compilati nelle Egadi durante la proprietà genovese dei marchesi Pallavicini o di quelli di inizio Novecento di San Vito Lo Capo (tonnara del Secco), analizzati da Ninni Ravazza, non consiste nel merito degli appunti sintetici e stringati di mano dellʼestensore (condizioni atmosferiche e del mare, svolgimento delle operazioni che si compivano a terra o in tonnara, numero dei tonni entrati nelle camere, ecc.), quanto nel fatto che, allʼatto stesso della compilazione del Giornale, il contenuto delle annotazioni diventava patrimonio comune dei soggetti interessati, proprio grazie alla radiotrasmissione (dal 1953) e successivamente anche alla telefonia e che, quindi, tutti i processi decisionali si svolgevano in tempi minimi e la programmazione delle attività giornaliere poteva essere modificata istantaneamente: 

7 giugno 1968: «[è] impossibile fare partire le barche di Torretta perch[é] se vengono qui non lavorano, infece [sic] a terra preparano l’altra rete[.] Il San Marco è in rada che aspetta l’ordine di rimorchiare le barche[.]»
[…]
8 giugno 1968: «Il San Marco comunica quanto segue[:] stiamo per rientrare[.] Causa corrente fortissima da ponente[,] il Rais [h]a deciso[,] dietro comunicazione data alla signora[,] [che] verranno a terra[.] Trasbordano la rete dal vascello piccolo a quello grande. E carricano ancore e allora[,] se domattina ce [=c’è] ancora la corrente forte[,] crociano ancore, se infece [sic] la corrente [è] buona [,] allora calano il tocco alto e mettono la tonnara in pesca[.]» 

Nella fattispecie, questo registro, rinvenuto casualmente, integra il quadro delle nostre conoscenze sulle tonnare «di ritorno» di Capo Granitola e di Sciacca, possedute e gestite dallʼimprenditore Attilio Amodeo e poco importa che esso si collochi al capolinea cronologico di una delle ultime stagioni di pesca contrassegnata da risultati produttivi molto negativi.

Attilio Amodeo al centro, rais Renda a destra, Salvatore Barrabini, autore del Giornale, a sinistra (foto di Salvatore Amodeo, 1966).

Attilio Amodeo al centro, rais Renda a destra, Salvatore Barrabini, autore del Giornale, a sinistra (ph. Salvatore Amodeo, 1966)

Certo, «ingrata la sorte» ‒ scrive Serra ‒ che ci ha consegnato le notizie su una pessima annata, ma allo stesso tempo, viva la sorte, che si è arresa alla tenacia dellʼAutore nellʼaver continuato a condurre le sue ricerche e a renderle fruibili, con la sua scrittura fluida e accessibile, ai lettori i quali probabilmente ignorano non solo le vicende storiche ma persino le informazioni più elementari sulla pesca del tonno e, in particolare, su un litorale e un territorio suggestivi.

E bene ha fatto ad includere nel testo un “Glossario” della terminologia propria degli attori di quel microcosmo produttivo. Per quanto ovvio, la maggior parte delle “parole”, dei lemmi, è antica e appartiene allʼuniverso di tutte le tonnare siciliane (bistino, coda, crociato, rusasi); ma vi sono anche innesti novecenteschi imposti dalle innovazioni tecnologiche: motorista, nylon, radio, rimorchiatore, sommozzatori.

Serra si è avvalso degli strumenti della linguistica per spiegare la rete e le connessioni tra i numerosi protagonisti delle attività di terra e di mare, attraverso le pagine del Giornale che veniva tenuto dallʼamministratore Salvatore Barrabini ‒ persona di assoluta fiducia della proprietà ‒ il quale redigeva il testo per memorizzare lʼoggetto delle comunicazioni e poter poi riferire con precisione al “principale”. Di conseguenza, le peculiarità morfologiche, grammaticali, lessicali e sintattiche del manoscritto su cui si sofferma lʼAutore, costituiscono uno strumento ausiliario di comprensione di quello che egli stesso definisce il modus narrandi di una «trascrizione a caldo».

Benedizione delle reti e della ciurma della tonnara di Capo Granitola (foto di Salvatore Amodeo, 1968).

Benedizione delle reti e della ciurma della tonnara di Capo Granitola (ph. Salvatore Amodeo, 1968)

Di rilevante interesse è la delineazione dei profili biografici e lavorativi dellʼimprenditore e del suo braccio destro, resa possibile anche grazie alle notizie raccolte nei colloqui con i rispettivi eredi. La grafia semplice ma essenziale del Barrabini, che le foto a corredo del libro permettono di osservare, se lascia intuire che egli possedesse solo la licenza elementare, mostra però con assoluta evidenza la sua conoscenza dellʼoperatività, delle esigenze e delle possibili soluzioni da adottare e proporre al proprietario.

La figura dellʼindustriale moderno e visionario che dal secondo dopoguerra si avventura nella creazione ex novo di uno stabilimento per il confezionamento del pescato a Capo Granitola, dove mancava tutto e dove nessuno avrebbe immaginato si potesse investire anche una sola lira, è ben disegnata e raccontata, senza alcuna mitizzazione. Attilio Amodeo (1911-1975) apparteneva ad una generazione che aveva attraversato gli anni duri della guerra; alla fine della stessa si era prodigato con energia e capacità progettuale di primordine nel settore della pesca, nonostante le difficoltà infrastrutturali, finanziarie e sociali del contesto. Indubbiamente la sua formazione di studi economici lo aveva agevolato, ma la capacità di creare un gruppo di società e attività redditizie in settori diversi (aziende agricole, cantina enologica, impresa di costruzioni, salina, pescherecci e schifazzi, cave, concessionaria auto) derivava dal suo saper fare il mestiere dellʼindustriale. I capitali disponibili venivano finalizzati alla realizzazione di imprese nelle quali credeva fermamente. La conoscenza dei luoghi e delle persone adatte gli permetteva di concatenare le attività in mare con quelle di lavorazione e inscatolamento a partire dallʼacquisizione di licenze di pesca che coprivano una vasta area estesa da Mazara (Capo Feto) fino a Sciacca (San Marco), incluse quelle di Marinella di Selinunte e Tre Fontane.

Non a torto Serra lo definisce «siciliano dʼeccezione», anche se di queste eccezioni la Sicilia ne ha avute molte di più di quanto si immagini e solo per deficit di storia dellʼimprenditoria ci si sofferma sui casi esemplari, come ad esempio il mazarese dʼadozione Luigi Vaccara (1877-1946), altro vulcanico industriale che prima di Amodeo si era cimentato nella creazione di un moderno stabilimento per la conservazione del pescato (tonno, sgombro e sardine) e in altre imprese in campo armatoriale ed enologico; o come Nino Castiglione (1908-1987) che ha dato vita ad uno degli stabilimenti (San Cusumano-Trapani) ‒ tuttora esistente ‒ di lavorazione e conservazione del pescato tra i più apprezzati in campo nazionale.

Pagina pubblicitaria della “Attilio Amodeo & C. / Industria conserviera prodotti ittici – animali - vegetali” (EPT 1952) con indicazione dei siti di pesca e di trasformazione industriale. Il

Pagina pubblicitaria della “Attilio Amodeo & C. / Industria conserviera prodotti ittici – animali – vegetali” (EPT 1952) con indicazione dei siti di pesca e di trasformazione industriale

Al di là della puntigliosa ricostruzione della vicenda specifica, che ben pochi altri siti siciliani possono vantare, il libro solleva anche questioni di carattere generale che attengono alle ragioni per le quali la millenaria storia della pesca del tonno, fondata su impianti fissi a camere, ha avuto la sua conclusione a fine XX secolo. Serra sottolinea lʼimportanza degli studi di biologia marina che già alcuni decenni or sono segnalavano i danni e i pericoli derivanti dallʼintroduzione di nuove modalità di pesca con le enormi reti a circuizione delle navi tonniere (le cosiddette tonnare volanti); li ripropone al lettore, legandoli allʼattualissimo dibattito collettivo sullo «sfruttamento sostenibile delle risorse marine».

Probabilmente, egli per primo è consapevole dello sforzo titanico che va ancora compiuto per tentare di fermare lʼonda lunga del degrado ambientale e delle alterazioni già subite dal delicato equilibrio dellʼecosistema marino, ma il prevalere del suo impegno civile e culturale ‒ frutto di un forte legame con quel territorio, intessuto di ricordi indelebili degli anni giovanili ‒ lo ha indotto a confezionare un prodotto librario nel quale anche lʼapparato iconografico (foto, cartografie, disegni, diagrammi, ecc.) pongono in primo piano, più di ogni altra finalità, lʼobiettivo didattico indispensabile a mobilitare le coscienze. Se delle tonnare siciliane oggi possiamo solo raccontare la storia e curare il restauro delle poche strutture architettoniche (marfaraggi) ancora esistenti, del tonno rosso (Thunnus thynnus) proviamo almeno a salvare il suo naturale ciclo di vita; sottraiamo il più grande pelagico del Mediterraneo allʼestinzione della sua specie. Di certo lʼAutore ha dato il suo prezioso contributo. 

Dialoghi Mediterranei, n. 67, maggio 2024 
[*] Il testo è Prefazione del volume di Gianluca Serra, Giornale di Tonnara, 1968, Capo Granitola e Sciacca, in corso di stampa presso l’Editore Libridine che si ringrazia per la pubblicazione in anteprima.
 _______________________________________________________________________________
Rosario Lentini, studioso di storia economica siciliana dell’età moderna e contemporanea. I suoi interessi di ricerca riguardano diverse aree tematiche: le attività imprenditoriali della famiglia Florio e dei mercanti-banchieri stranieri; problemi creditizi e finanziari; viticoltura ed enologia, in particolare, nell’area di produzione del marsala; pesca e tonnare; commercio e dogane. Ha presentato relazioni a convegni in Italia e all’estero e ha curato e organizzato alcune mostre documentarie per conto di istituzioni culturali e Fondazioni. È autore di numerosi saggi pubblicati anche su riviste straniere. Tra le sue pubblicazioni più recenti si segnalano: La rivoluzione di latta. Breve storia della pesca e dell’industria del tonno nella Favignana dei Florio (Torri del vento 2013); L’invasione silenziosa. Storia della Fillossera nella Sicilia dell’800 (Torri del vento 2015); Typis regiis. La Reale Stamperia di Palermo tra privativa e mercato (1779-1851) Palermo University Press 2017); Sicilie del vino nell’800 (Palermo University Press 2019).

_____________________________________________________________

 
 

 

 

 

 

Print Friendly and PDF
Questa voce è stata pubblicata in Cultura, Letture. Contrassegna il permalink.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>