di Giovanni Messina, Enrico Nicosia, Carmelo Maria Porto [*]
1. Introduzione e metodologia
Sebbene sia ormai un fenomeno strutturale a scala nazionale (se non europea), la questione dell’invecchiamento e dello spopolamento [1] delle aree interne costituisce una delle cifre più evidenti della marginalità territoriale (Cipolloni, 2021; Cerutti, de Falco, Graziano, 2024). Questo contributo vuole allora rappresentare uno strumento agile per leggere le principali dinamiche demografiche ed economiche della Sicilia aggiornate all’ultimo censimento. In questo quadro, gli ultimi paragrafi sono dedicati a un focus sugli ambiti interni e, più specificamente, sui processi di sviluppo locale LEADER. In questo contesto va letta la breve descrizione del GAL Natiblei e dell’area SNAI di Palagonia, nella Sicilia sud-orientale. Oltre all’analisi delle fonti statistiche, il contributo, forte di un approccio quantitativo, propone un ampio uso di cartografia tematica, grafici e tabelle per sistematizzare i dati e ottimizzarne la leggibilità.
2. Demografia in Sicilia
La Regione Sicilia, il territorio amministrativo più esteso d’Italia (25.832,47 km2), è composta per la maggior parte dall’isola maggiore, la Sicilia, e da un ricco sistema di arcipelaghi e isole minori. Per comporre un quadro demografico, è utile richiamare innanzitutto i dati aggiornati elaborati dagli aggregati ISTAT e Urbistat. Il trend demografico restituisce una contrazione plastica; dal 2016 al 2021 la popolazione siciliana è diminuita di circa il 2,6%.
Nell’ultimo decennio, le dinamiche demografiche in Sicilia sono state significativamente influenzate sia dal progressivo invecchiamento della popolazione sia dai flussi migratori verso altre aree. Secondo i dati ISTAT, alla fine del 2021 la popolazione siciliana (equivalente a oltre 4,8 milioni di abitanti) era diminuita del 5,1% rispetto al censimento del 2011. Il calo demografico regionale, in linea con quello osservato nel Mezzogiorno e più intenso della media nazionale (rispettivamente -4,8 e -1,9%), è imputabile sia al saldo naturale (differenza tra nascite e decessi) sia al saldo migratorio interno (saldo tra flussi in entrata e in uscita da e verso altre regioni italiane); il flusso migratorio netto dall’estero ha invece fornito un contributo positivo Il saldo demografico complessivo conferma una situazione generale di declino demografico
Se nel 2021 il saldo naturale è fortemente negativo (-301.097 persone), il dato subisce una leggera attenuazione grazie al saldo migratorio positivo (95.017), che però non permette al saldo totale di assestarsi su valori positivi (-206.060). La composizione sociale della popolazione siciliana restituisce un quadro in cui celibi, vedovi e divorziati (51,5%) prevalgono sui coniugati (48,5%).
Rispetto all’aggregazione familiare, che ovviamente comprende anche le famiglie unipersonali, si registra un trend leggermente positivo nonostante la diminuzione del numero medio di componenti da 2,34 nel 2016 a 2,25 nel 2021; tuttavia la Sicilia si colloca al terzo posto in Italia per numero medio di componenti della famiglia (Tav. 1).
| Anno | Famiglie (nº) | % di variazione rispetto al precedente anno | Composizione media |
| 2016 | 25.934.824 | - | 2,34 |
| 2017 | 25.981.996 | 0,18 | 2,33 |
| 2018 | 26.079.695 | 0,38 | 2,29 |
| 2019 | 26.192.443 | 0,43 | 2,28 |
| 2020 | 26.205.757 | 0,05 | 2,26 |
| 2021 | 26.206.246 | 0,00 | 2,25 |
Tab 1. Famiglie in Sicilia dal 2016 al 2021
Dati e fonte: ISTAT, 2021.
D’altra parte, per quanto riguarda la suddivisione in fasce d’età, è evidente quanto la Sicilia soffra di un’evidente propensione all’invecchiamento e di difficoltà a sostenere il ricambio generazionale (Tav. 2). In realtà, le percentuali complessive mostrano che la popolazione è più equamente distribuita in termini di età e anzianità. Infatti, la Sicilia si colloca al diciottesimo posto in Italia per valori dell’indice di vecchiaia [2].
|
Maschi |
Femmine |
Totale |
||||
|
Età |
(n.) |
% |
(n.) |
% |
(n.) |
% |
|
0 – 2 |
58.425 |
2,48 |
55.116 |
2,22 |
113.541 |
2,35 |
|
3 – 5 |
63.260 |
2,69 |
60.004 |
2,42 |
123.264 |
2,55 |
|
6 – 11 |
137.220 |
5,83 |
130.849 |
5,28 |
268.069 |
5,55 |
|
12 – 17 |
153.548 |
6,52 |
144.212 |
5,82 |
297.760 |
6,16 |
|
18 – 24 |
188.116 |
7,99 |
172.556 |
6,96 |
360.672 |
7,46 |
|
25 – 34 |
277.904 |
11,81 |
269.829 |
10,88 |
547.733 |
11,33 |
|
35 – 44 |
301.266 |
12,80 |
302.980 |
12,22 |
604.246 |
12,50 |
|
45 – 54 |
357.673 |
15,20 |
372.138 |
15,01 |
729.811 |
15,10 |
|
55 – 64 |
335.729 |
14,26 |
362.535 |
14,62 |
698.264 |
14,45 |
|
65 – 74 |
266.538 |
11,32 |
301.169 |
12,15 |
567.707 |
11,75 |
|
75 e oltre |
214.094 |
9,10 |
308.168 |
12,43 |
522.262 |
10,81 |
Tav 2. Popolazione e fasce di età in Sicilia nel 2021.
Dati: ISTAT. Fonte: Urbistat
Nel 2021 gli stranieri regolari residenti in Sicilia erano quasi 180.605, il 4% della popolazione. Tra le principali comunità etniche, per consistenza, spiccano sicuramente i rumeni e i tunisini (Tav. 3). Tuttavia, va notato che il saldo migratorio nel 2021 è stato negativo: nel corso dell’anno, ai 20.517 iscritti nei registri ufficiali si sono aggiunte 23.751 partenze.
|
Origine |
(n.) |
% di componente straniera |
% di componente straniera su popolazione |
|
Rumania |
45.805 |
24,81 |
0,95 |
|
Tunisia |
21.764 |
11,79 |
0,45 |
|
Marocco |
15.652 |
8,48 |
0,32 |
|
Sri Lanka |
12.426 |
6,73 |
0,26 |
|
Albania |
10.621 |
5,75 |
0,22 |
|
Bangladesh |
10.428 |
5,65 |
0,22 |
|
Cins |
7.012 |
3,80 |
0,15 |
|
Nigeria |
5.123 |
2,78 |
0,11 |
|
Filippine |
4.791 |
2,60 |
0,10 |
|
Senegal |
3.751 |
2,03 |
0,08 |
|
Ghana |
3.659 |
1,98 |
0,08 |
|
Polonia |
3.625 |
1,96 |
0,08 |
|
Gambia |
3.253 |
1,76 |
0,07 |
|
India |
2.172 |
1,18 |
0,04 |
|
Mauritius |
2.087 |
1,13 |
0,04 |
Tav 3. Comunità di immigrati in Sicilia nel 2021.
Dati: ISTAT. Fonte: Urbistat
Infine, la carta della pressione antropica elaborata dall’ISPRA nel 2009 (Fig. 3) mostra le aree in cui si concentrano gli insediamenti umani e viceversa. Se i poli urbani e metropolitani di Palermo, Messina e soprattutto Catania costituiscono aree fortemente sottoposte a pressione antropica (da molto alta a media), il resto dell’isola, salvo sporadiche eccezioni, presenta una pressione antropica bassa o molto bassa.
3. Le aree interne della Sicilia
Il ciclo di programmazione 2014/2020 assegna un ruolo centrale alle politiche di sviluppo territoriale e locale (Scorfani, Novembre, 2015; Cusimano, 2018; Petino, 2020; Sabatini, 2023), per cui il PO FESR 2014-2020 della Regione Sicilia ha inserito tra le opzioni strategiche la Strategia Nazionale Aree Interne (SNAI), una strategia specificamente dedicata a quelle aree dell’Isola caratterizzate da un più elevato e differenziato grado di marginalità e svantaggio. Il PO FESR dichiara questa opzione strategica individuando cinque aree in base alla loro elevata distanza dai centri di erogazione dei servizi di base relativi ai settori della sanità, dell’istruzione e dell’accessibilità e alla loro continuità con precedenti esperienze di sviluppo territoriale integrato. Alle cinque aree si aggiungono, in particolare, i Comuni definiti intermedi, periferici e ultraperiferici per la loro grande distanza dai centri di erogazione dei servizi sopra citati, sulla base della classificazione effettuata dal Comitato Tecnico Nazionale Aree Interne.
Le aree e i comuni interessati sono [3]: “Terre Sicane”: Alessandria della Rocca, Bivona, Cianciana, San Biagio Platani, Santo Stefano di Quisquina, Burgio, Calamonaci, Cattolica Eraclea, Lucca Sicula, Montallegro, Ribera, Villafranca Sicula. “Calatino”: Caltagirone, Grammichele, Licodia Eubea, Mineo, Mirabella Imbaccari, San Cono, San Michele di Ganzaria, Vizzini. “Nebrodi”: Castel di Lucio, Mistretta, Motta d’Affermo, Pettineo, Reitano, Santo Stefano di Camastra, Tusa, Alcara li Fusi, Caronia, Castell’Umberto, Frazzanò, Galati Mamertino, Longi, Militello Rosmarino, Mirto, Naso, San Fratello, San Marco d’Alunzio, San Salvatore di Fitalia, Sant’Agata di Militello, Tortorici. “Madonie”: Castelbuono, Collesano, Gratteri, Isnello, Pollina, San Mauro Castelverde, Alimena, Blufi, Bompietro, Castellana Sicula, Gangi, Geraci Siculo, Petralia Soprana, Petralia Sottana, Polizzi Generosa, Aliminusa, Caccamo, Caltavuturo, Montemaggiore Belsito, Scillato, Sclafani Bagni. “Simeto – Etna”: Adrano, Biancavilla, Centuripe.
Le aree selezionate presentano quindi difficoltà nel garantire i diritti di “cittadinanza” dei propri residenti, nonché elevate criticità di natura territoriale (dissesto idrogeologico, perdita di SAU) e demografica (spopolamento, senilizzazione) in un contesto, allo stesso livello, ricco di esclusive risorse naturali e culturali che, opportunamente valorizzate, potrebbero innescare nuovi percorsi di crescita e sviluppo. In queste aree, quindi, vanno attuate azioni volte ad aumentare la quantità e la qualità dei servizi essenziali per la popolazione, insieme a progetti di sviluppo locale che dovrebbero riguardare in particolare i seguenti settori/aree tematiche: tutela del territorio e delle comunità locali; valorizzazione delle risorse naturali culturali e del turismo; sistemi agroalimentari e sviluppo locale; risparmio energetico e filiere locali di energia rinnovabile; saper fare e artigianato. L’attuazione della SNAI 2021-2027 è attualmente in corso ed è così strutturata:
«Le Aree di progetto del ciclo di programmazione 2021-2027 includono: a) le 56 nuove Aree 2021-2027, che complessivamente coinvolgono 764 Comuni (dato al 2020), e in cui risiede una popolazione pari a 2.056.139; b) le 37 Aree identificate nel 2014-2020 che sono state confermate senza alcuna variazione del perimetro iniziale: si tratta di 549 Comuni in cui risiede una popolazione pari a 977.279 abitanti; c) le 30 Aree identificate nel 2014-2020 che presentano un nuovo perimetro rispetto alla configurazione originaria a seguito dell’annessione e/o esclusione di comuni: in questo caso si tratta di 556 Comuni in cui risiede una popolazione pari a 1.324.220 abitanti; d) il “progetto speciale Isole Minori” che coinvolge i 35 Comuni sui quali insistono le Isole, con una popolazione totale di 213.093 abitanti. Complessivamente si tratta quindi di 124 Aree di progetto, che coinvolgono 1.904 Comuni, in cui vivono 4.570.731 abitanti» [4].
Sulla base del disegno programmatorio caratterizzato da un forte impegno sulle strategie territoriali (Area Urbana e Area Interna), l’Amministrazione siciliana intende, tenendo conto dell’elevato numero di comuni classificati come interni (306 enti considerati in condizioni di significativa perifericità su 391 comuni totali), destinare ingenti risorse, anche nel PO5, per finanziare tutte le aree interne capacitate – anche quelle che non troveranno capienza nelle risorse nazionali della SNAI – e sempre nel rispetto della stessa modalità.
Aree 2014-20 ridefinite:
- Area Interna “Madonie” (26 comuni, circa 63.000 abitanti);
- Area Interna “Nebrodi” (29 comuni, unos 79.000 abitanti):
- Area Inter “Val Simeto” (4 comuni, circa 69.000 abitanti);
- Area Interna “Calatino” (9 comini, unos 76.000 abitanti.
Zona 2014-20 non recuperata:
- Area interna “Terre Sicane” (12 comuni, circa 46.000 abitanti).
La Regione ha inoltre manifestato l’intenzione di proporre 6 nuove Zone per il ciclo 2021/2027, in questo ordine di priorità:
- Area Interna “Corleone” (16 Comuni, circa 48.000 abitanti);
- Area Interna “Troina” (14 Comuni, circa 83.000 abitanti);
- Area Interna “Bronte” (11 comuni, circa 46.000 abitanti);
- Area Interna ‘Mussomeli’ (11 comuni, circa 42.000 abitanti);
- Area Interna “Santa Teresa di Riva” (15 comuni, circa 30.000 abitanti);
- Area Interna “Palagonia” (6 comuni, circa 56.000 abitanti).
4. L’approccio LEADER in Sicilia
Tra le aree che necessitano di sostegno allo sviluppo, l’attenzione si concentra su un programma che, da oltre trent’anni, impegna le politiche dell’UE per lo sviluppo sostenibile e collettivo delle aree rurali. L’approccio LEADER (Liaison entre actions de développement de l’économie rural 5]) rappresenta una metodologia di intervento decisamente bottom-up e place-based per sostenere le strategie di sviluppo locale nelle aree interne e marginali dell’Unione Europea (Giannone, 2018; Messina, 2019; Malvica, Nicosia, Porto, 2022; Sabato, 2022; Cusimano, Messina, Sabato, 2024). La genesi di LEADER risale al 1988 quando, nell’ambito della riforma dei Fondi Strutturali Europei prevista dal Regolamento Comunitario 2052/1988, fu individuato come Programma di Iniziativa Comunitaria, dotato di una forte autonomia di attuazione. Con la formulazione e l’attuazione dello specifico Regolamento CE 1260/1999, l’approccio LEADER ha conosciuto, tra il 1991 e il 2006, tre fasi di attuazione, denominate alternativamente LEADER I (1991-1993), LEADER II (1994-1999) e LEADER+ (2000-2006). Solo nel periodo di programmazione 2007-2013 l’approccio LEADER è entrato a far parte del pensiero generale sullo sviluppo agricolo e, in base al Regolamento CE 1698/2005, è diventato il quarto pilastro dello Sviluppo Rurale, insieme a competitività, ambiente e sviluppo rurale.
I programmi LEADER (PSR) sono stati finanziati dal Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale (FEASR). Per la successiva programmazione 2014-2020 (prorogata, per effetto della COVID-19, al 2022) invece, la Misura 19 “Sviluppo locale partecipativo – LEADER” dei PSR è stata istituita come Misura, e beneficia di una quota di risorse pari ad almeno il 5% del bilancio regionale del PSR. Come accennato, l’approccio LEADER si caratterizza per la sua logica di costruzione di strategie di sviluppo locale altamente partecipative basate su un approccio dal basso verso l’alto, denominato Community Led Local Development (CLLD). Si basa su una serie di elementi essenziali, tra cui: a) strategie di sviluppo rivolte a territori rurali ben definiti e a livello sub-regionale; b) approccio dal basso verso l’alto nella preparazione e nell’attuazione della Strategia di Sviluppo Locale Partecipativo (SLTTP); c) approccio multisettoriale, innovativo e integrato allo sviluppo locale; d) costruzione di reti tra gli stakeholder e proposta di progetti cooperativi; e) identificazione del Gruppo di Azione Locale (GAL) come soggetto di governance dei progetti LEADER.
I GAL sono quindi, a livello locale, i meccanismi che articolano le politiche CLLD insieme alle Regioni. Nella loro dimensione di partenariato pubblico-privato, tipicamente consortile, sono un soggetto attivo nell’attuazione delle politiche di governance per lo sviluppo sostenibile, endogeno e integrato delle aree rurali, soprattutto quelle con i problemi strutturali più marcati. L’approccio partecipativo dei GAL valorizza (almeno nelle intenzioni) il capitale sociale dei territori, favorendo la creazione di relazioni orizzontali e verticali tra gli operatori locali [6].
In termini di temi di intervento, sono undici i punti su cui i GAL, compresi quelli italiani, hanno potuto impostare la propria progettazione partecipata: sviluppo e innovazione delle filiere e dei sistemi produttivi locali (agroalimentari, artigianali e manifatturieri); sviluppo della filiera delle energie rinnovabili (produzione e risparmio energetico); turismo sostenibile; cura e tutela del paesaggio, dell’uso del suolo e della biodiversità (animale e vegetale); valorizzazione delle filiere e dei sistemi produttivi locali (alimentari, artigianali e manifatturieri). Si tratta di: sviluppo e innovazione delle filiere e dei sistemi produttivi locali (agroalimentare, ittico); sviluppo della filiera delle energie rinnovabili (produzione e risparmio energetico); turismo sostenibile; cura e tutela del paesaggio, dell’uso del suolo e della biodiversità (animale e vegetale); valorizzazione dei beni culturali e del patrimonio artistico legati al territorio; accesso ai servizi pubblici essenziali; inclusione sociale di specifici gruppi svantaggiati e/o emarginati; legalità e promozione sociale in aree ad alta esclusione sociale; riqualificazione urbana con la creazione di servizi e spazi inclusivi per la comunità; reti e comunità intelligenti; diversificazione economica e sociale legata ai cambiamenti nel settore della pesca. In Sicilia, i GAL durante l’ultima programmazione sono stati 22.
5. IL GAL Natiblei e la proposta per l’area di Palagonia
A conclusione del contributo, per quanto riguarda le sinergie tra i progetti SNAI e LEADER, si segnala un territorio tra le province di Catania e Siracusa dove, in prospettiva, le iniziative avranno dei punti di contatto. Il GAL Natiblei (13), con una popolazione di 104.458 abitanti, una superficie di 1.114,99 km2 e una densità abitativa di 94 abitanti/km2, è costituito dai comuni Buccheri, Buscemi, Carlentini, Cassaro, Ferla, Francofonte, Palazzolo Acreide, Sortino, Chiaramonte Gulfi, Giarratana, Monterosso Almo, Licodia Eubea, Militello in Val di Catania, Scordia e Vizzini. L’area di intervento del GAL è caratterizzata da un paesaggio ben definito in termini di caratteristiche naturali e antropiche, è di grande interesse e non ha subito alterazioni specifiche o fenomeni di degrado. Le risorse materiali dell’area sono riconducibili alle produzioni agricole e agroalimentari, alle attività produttive di qualità e al bacino culturale, storico, architettonico e naturalistico-ambientale.
Il PSL si propone di costruire e rafforzare il sistema delle reti identitarie territoriali per la governance della campagna iberica, a livello pubblico-privato e di filiera imprenditoriale-produttiva, per promuovere un nuovo progetto di identificazione locale, come “territorio di eccellenza”, tutelando e valorizzando l’ambiente e la cultura, promuovendo uno sviluppo etico e sostenibilee. Le principali linee di azione sono: migliorare la fruibilità dell’offerta turistica del territorio e potenziare l’offerta e la promozione dei servizi turistici; favorire la creazione di filiere corte sostenendo iniziative di imprese singole e associate nei settori della trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari.
La cooperazione intende promuovere lo sviluppo integrato del territorio attraverso il turismo relazionale, ovvero un’offerta integrata fatta non solo di turismo, ma fortemente basata sull’identità dei luoghi, che favorisce le relazioni interpersonali. Mira inoltre a promuovere la commercializzazione dei prodotti tipici locali attraverso l’attivazione di una rete tra operatori pubblici e privati del territorio [7].
Come accennato, alcuni dei territori inclusi nel GAL sono oggetto di una nuova delimitazione delle aree interne, denominata area di Palagonia (14). L’area è composta da 6 comuni appartenenti alla Città Metropolitana di Catania (a nord del Calatino e a sud del Simeto): Castel di Iudica, Militello in Val di Catania, Palagonia, Raddusa, Ramacca e Scordia. Questi comuni sono classificati secondo la seguente distribuzione: 1 intermedio e 5 periferici con una percentuale pari al 100% di comuni dell’entroterra. Tutti gli enti locali dell’area hanno come destinazione principale Catania. Complessivamente, gli enti locali qui considerati hanno una distanza media di percorrenza di 45,60 min.
La popolazione totale (dati 2020) è pari a 56.497 abitanti, con una variazione demografica nel periodo 2011-2020 del -6,36% (variazione dem. regionale 2011-2020 pari a -3,34%). Questa riduzione è quasi interamente attribuibile alla forte migrazione, -5,4 per mille abitanti rispetto al -2,8 per mille della Sicilia. Infatti, il tasso di natalità e il tasso di mortalità, pari rispettivamente a 8,2 e 10 per mille abitanti, sono superiori e inferiori ai valori regionali (7,7 e 11,4 per mille abitanti).
Nell’area, solo i comuni di Raddusa e Castel di Ludica rientrano nella categoria dei cosiddetti “piccoli comuni” (meno di 5.000 abitanti). Per quanto riguarda l’andamento demografico, tutti i comuni hanno registrato un trend negativo.
La densità di popolazione dell’area è pari a 97,81 abitanti/km2, inferiore ai dati della Regione (187,12 abitanti/km2) e della Città Metropolitana di Catania (300,57 abitanti/km2).
Dialoghi Mediterranei, n. 74, luglio 2025
[*] Questo lavoro è una ulteriore e inedita elaborazione del contributo che gli autori hanno presentato in occasione della Giornata di studio “Dialoghi di territorio e di sviluppo”, organizzata dal Gruppo di lavoro nazionale “Riordino territoriale e sviluppo locale: quali punti di contatto?” interno all’Associazione dei Geografi Italiani (A.Ge.I.) che ha avuto luogo a Messina il 7 febbraio 2025.
Note
[1] Nel panorama europeo, il nostro paese si connota tuttora per la mancanza di un’organica politica per la famiglia e la cura dei figli; per un inadeguato sistema di conciliazione tra famiglia e lavoro e per l’assenza di una rete capillare di asili nido e di servizi per l’infanzia gratuiti, soprattutto nel Mezzogiorno e nelle aree interne; per l’inesistenza di un equo ed efficace sistema di deduzioni fiscali e di assegni familiari; per una scarsa tutela occupazionale e retributiva delle donne nei mesi pre e post-parto; per la mancanza di criteri di assegnazione prioritaria degli alloggi pubblici alle nuove coppie formate da giovani. Per di più, il welfare italiano continua a caratterizzarsi per un endemico dualismo territoriale (Cersosimo, Sabina Licursi, 2023, 31).
[2] (Popolazione > 65 anni / Popolazione 0-14 anni)*100.
[3] https://www.agenziacoesione.gov.it/strategia-nazionale-aree-interne/regione-sicilia/.
[4] https://politichecoesione.governo.it/it/politica-di-coesione/strategie-tematiche-e-territoriali/strategie-territoriali/strategia-nazionale-aree-interne-snai/le-aree-interne-2021-2027/
[5] https://ec.europa.eu/enrd/leader-clld_it.html
[6] https://ec.europa.eu/enrd/leader-clld/leader-toolkit/implementing-lags-and-local-strategies-1_it.html
[7] https://www.reterurale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8954.
Riferimenti bibliografici
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Giovanni Messina è ricercatore di Geografia presso il DICAM dell’Università degli Studi di Messina. Fra i suoi interessi di ricerca emergono gli studi culturali sul paesaggio e le dinamiche di sviluppo locale dei territori marginali.
Enrico Nicosia è professore ordinario di Geografia presso il Dipartimento di Scienze Cognitive, Psicologiche, Pedagogiche e Studi Culturali dell’Università degli Studi di Messina, dove insegna Geografia del turismo, Cineturismo e territorio e Health Geography. I principali studi e le recenti ricerche vertono su tematiche relative allo sviluppo del fenomeno cineturistico come opportunità di promozione e valorizzazione territoriale, al turismo sostenibile, agli itinerari culturali e agli interventi di riqualificazione urbana correlata all’organizzazione di grandi eventi internazionali.
Carmelo Maria Porto è professore ordinario di Geografia economica e politica e direttore del Dipartimento COSPECS dell’Università degli Studi di Messina, dove insegna Geografia economico-politica, Pianificazione e organizzazione dei territori turistici e Geografia economica e della globalizzazione (sede di Noto). Le sue principali ricerche hanno riguardato le interdipendenze tra le attività delle città e il loro impatto sull’ecosistema urbano, lo sviluppo turistico locale, le trasformazioni degli spazi del consumo e i nuovi assetti funzionali e organizzativi del commercio urbano in chiave turistica.
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