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Reliquia di un ippodromo in un proscenio teatrale naturalistico

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

di Liliana Ranalletta

L’area di Tor di Valle, già nota in epoca etrusca come valle alluvionale del Tevere e attraversata da antichi tracciati consolari romani, seppur parzialmente urbanizzata dalla presenza dell’Ippodromo e del depuratore Acqua Marcia di Roma Sud, conserva intatto un lembo autentico di campagna romana, immerso nella piana del fiume.

Questo spazio di straordinario valore naturalistico resiste con tenacia all’espansione urbana: campi di erba alta e canneti selvaggi ondeggiano al vento tiepido, stormi di uccelli migratori – come cavalieri e anatre selvatiche – solcano il cielo all’imbrunire, mentre il suolo fertile, ricco di limo depositato da secoli di inondazioni fluviali, nutre una flora spontanea che profuma di terra umida e resina.

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

L’Ippodromo di Tor di Valle, inaugurato nel 1959 su progetto dei maestri Pier Luigi Nervi e Mario Ridolfi, si erge come un’icona razionalista che valorizza la distesa aperta antistante e ne è a sua volta esaltata.

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Le sue curve eleganti in cemento armato, con volte sottili che sfidano la gravità, dialogano armoniosamente con l’orizzonte piatto della valle, creando un contrasto magistrale tra modernità geometrica e vastità naturale.

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Il rapporto tra architettura e contesto è tanto spaziale quanto funzionale: le tribune deserte, reliquie di un’epoca d’oro delle corse ippiche, incorniciano la pianura come un proscenio teatrale, invitando lo sguardo a perdersi nella luce mutevole del tramonto romano – dai toni ocra e viola che tingono l’erba e il fiume di riflessi dorati.

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Qui, il Tevere scorre pigro e naturale tra rive irte di vegetazione spontanea – salici piangenti, oleandri e macchie di tamarici – e isolette effimere formate da detriti fluviali e ghiaia fine.

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Questo ecosistema urbano, raro nel denso tessuto capitolino, pullula di una biodiversità sorprendente: aironi cinerini e garzette bianche che zampettano nelle acque calme alla ricerca di carpe e cefali, rovi intricati carichi di more succose e gelsi neri, tracce di volpi rosse e ricci che animano le notti con fruscii e richiami lontani.

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

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Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

 

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Tor di Valle (ph. Liliana Ranalletta)

Un luogo di singolare bellezza paesaggistica, dove il silenzio è rotto solo dal gorgoglio del fiume e dal canto delle raganelle, che sarebbe stato un errore imperdonabile sacrificare a un intervento invasivo come il Nuovo Stadio della Roma – proposta archiviata nel 2021 dopo anni di controversie, salvando per sempre l’essenza primordiale di questa valle dimenticata. 

Dialoghi Mediterranei, n. 80, luglio 2026

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Liliana Ranalletta, laureata in Lettere Moderne, ha studiato fotografia a Roma con professionisti di fama internazionale come Augusto Pieroni, Dario de Dominicis, Claudio Palmisano e Dario Coletti. Street photographer per vocazione ha esplorato, prima di affrontare questa specifica disciplina, diversi tipi di fotografia passando dalla macrofotografia alla fotografia sociale producendo, in questi campi, lavori che hanno contribuito ad accrescere le sue capacità di osservazione oltre che essere oggetto di attenzione di giurie di premi nazionali e internazionali. Al centro della sua ricerca la “vita di strada” che negli anni ha generato un corpo di immagini ed esperienze incentrate sul rapporto tra gli spazi della metropoli e le persone che vi abitano. Architettura, studio del territorio, ma soprattutto l’uomo sono i temi che caratterizzano i suoi scatti. Negli ultimi anni oltre ad aggiudicarsi diversi premi in concorsi internazionali ha dato alla luce due libri: The fabolous destiny of Dainaly curato dalla photoeditor Irene Alison e I sogni li spendo per strada e La domenica mattina, curata dal fotografo Dario Coletti.

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