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Quando il Mediterraneo univa i popoli

pic-livre-soumayadi Francesco Pintaldi 

Il nuovo libro di Soumaya Bourougaaoui, La Tunisia, crocevia di popoli, di culture e di religioni tra passato e presente (Éditions Arabesques, 2026) racconta il suo Paese ma in realtà parla del Mediterraneo, della complessità della sua identità, del suo essere nella storia plurisecolare uno spazio di relazioni, di mobilità e di incessante dialogo tra i popoli delle diverse sponde.

Attraverso un approccio interdisciplinare, il volume conduce il lettore alla scoperta di una Tunisia spesso poco conosciuta, percorre oltre duemila anni di storia, dalle civiltà punica e romana fino alla realtà contemporanea, passando attraverso il periodo islamico, la dominazione ottomana, il Protettorato francese e la costruzione dello Stato moderno.

Tuttavia, la ricostruzione cronologica rappresenta soltanto la struttura portante del volume. L’attenzione dell’autrice si concentra soprattutto sulle persone, sulle comunità e sui processi culturali che hanno contribuito a modellare l’identità tunisina, dimostrando come essa sia il risultato di una lunga stratificazione storica piuttosto che l’espressione di un’unica tradizione. 

Uno degli elementi più originali del libro consiste proprio nella scelta metodologica. La narrazione intreccia infatti ricerca storica, fonti documentarie, testimonianze dirette, memorie familiari ed esperienze personali, dando vita a un racconto dinamico nel quale il rigore scientifico convive con una scrittura chiara e accessibile. L’ampio apparato bibliografico e le numerose citazioni di storici, archeologi, linguisti e ricercatori conferiscono solidità all’analisi senza appesantire la lettura, rendendo il volume fruibile sia agli studiosi sia a un pubblico più vasto. 

Il tema che attraversa l’intera opera è quello del pluralismo culturale e religioso. La Tunisia viene presentata come una società aperta, costruita nel tempo dall’incontro di popoli diversi, nella quale la convivenza non costituisce un fenomeno recente, bensì una componente strutturale della sua storia. Accanto alla maggioranza musulmana sunnita, il volume ricostruisce il contributo delle comunità ebraiche, cristiane, bahá’í, amazigh e delle numerose presenze europee che hanno lasciato un’impronta profonda nella vita economica, sociale e culturale del Paese. 

Moschea Sidi Mehrez, 1950

Moschea Sidi Mehrez, 1950

Particolarmente significativa è la ricostruzione dedicata alla comunità ebraica tunisina, presente sul territorio da oltre due millenni. L’autrice non si limita a ricordarne il ruolo storico, ma ne evidenzia il contributo allo sviluppo economico, artistico e culturale della Tunisia, soffermandosi sul patrimonio architettonico delle sinagoghe e sulla ricchezza delle relazioni quotidiane tra ebrei e musulmani. Emblematica è la figura medievale di Sidi Mehrez Ibn Khalef, ricordato dalla tradizione come protettore delle minoranze religiose e legato alla nascita della Hara di Tunisi, il quartiere storico della comunità ebraica. Ugualmente significativo è il santuario della Ghriba a Djerba, meta ogni anno del pellegrinaggio di Lag Ba’Omer, che continua a rappresentare uno dei simboli più importanti della presenza ebraica nel Mediterraneo. 

Accanto alla storia della comunità ebraica, il volume dedica ampio spazio alle altre minoranze religiose presenti in Tunisia. Le comunità cristiane, cattoliche e ortodosse, quelle maltesi, greche e russe, testimoniano una presenza plurisecolare ancora oggi visibile attraverso numerosi edifici di culto disseminati nel Paese. Tra questi assume particolare rilievo la chiesa di Saint Joseph a Houmt Souk, costruita dalla comunità italo-maltese nell’Ottocento, così come le chiese ortodosse di Tunisi, Sfax, Biserta e Djerba, che ricordano il carattere cosmopolita della società tunisina. 

L’autrice affronta inoltre il tema della comunità bahá’í, presente in Tunisia fin dagli anni Venti del Novecento. Pur non essendo ancora ufficialmente riconosciuta dallo Stato, essa rappresenta un interessante esempio di partecipazione civile e di impegno nel dialogo interreligioso, ispirandosi ai principi dell’unità dell’umanità, della parità tra uomini e donne e dell’armonia tra scienza e religione. La riflessione si estende anche alle difficoltà che ancora oggi incontrano alcune minoranze religiose nel pieno riconoscimento dei propri diritti, sottolineando come il pluralismo costituisca una conquista che necessita di essere continuamente tutelata. 

Una speciale attenzione è riservata anche alla cultura amazigh, componente fondamentale dell’identità tunisina. Pur essendo stata a lungo marginalizzata dalle politiche di arabizzazione, essa continua a sopravvivere in numerosi villaggi del sud del Paese e nel lessico della derja tunisina. Dopo il 2011 si è assistito a una progressiva riscoperta di questo patrimonio attraverso le attività di associazioni culturali, studi accademici e iniziative volte alla sua valorizzazione, anche se il pieno riconoscimento istituzionale rimane ancora una sfida aperta. 

Uno dei capitoli più significativi del volume riguarda il rapporto storico tra la Tunisia e la Sicilia. Bourougaaoui dimostra come le due sponde del Canale di Sicilia abbiano costituito per secoli uno spazio unitario, attraversato da commerci, migrazioni, influenze artistiche e relazioni politiche. Le campagne africane di Ruggero II, il ruolo strategico di Sfax e il Castello di Maredolce a Palermo diventano simboli di un Mediterraneo interconnesso, nel quale il confronto tra civiltà si traduce spesso in scambio e contaminazione culturale.

Via Sicilia, Sousse

Via Sicilia, Sousse

Questo dialogo prosegue nei secoli successivi attraverso la presenza della comunità italiana in Tunisia. Tra Ottocento e Novecento migliaia di siciliani, insieme a maltesi e francesi, contribuirono allo sviluppo economico del Paese, dando vita a una società multiculturale nella quale si sperimentarono nuove forme di convivenza. La Petite Sicile della Goulette, il patrimonio linguistico siculo-tunisino, le società di mutuo soccorso, le attività commerciali e le numerose testimonianze familiari ricordano una realtà nella quale le appartenenze religiose non impedirono la costruzione di solide e feconde relazioni sociali. Significativa in questo senso è la tradizionale processione della Madonna di Trapani alla Goulette, alla quale partecipavano cristiani, musulmani ed ebrei, trasformando una celebrazione religiosa in un autentico momento di incontro tra comunità diverse. 

L’opera dedica infine ampio spazio anche alle trasformazioni della Tunisia contemporanea. Attraverso il lavoro dell’Associazione Tunisina di Sostegno alle Minoranze, gli studi di Mohamed Jouili sui giovani appartenenti alle minoranze religiose, il documentario dedicato alle “diversità dimenticate” e numerose intraprese culturali organizzate negli ultimi anni, emerge una società impegnata a riflettere sul proprio patrimonio di memorie plurale e composito. Conferenze, workshop, incontri interreligiosi e progetti educativi testimoniano la volontà di promuovere una cittadinanza fondata sul rispetto delle differenze e sulla conoscenza reciproca, pur nella consapevolezza delle difficoltà ancora esistenti. 

Ad arricchire ulteriormente il volume contribuiscono numerose testimonianze raccolte dall’autrice. I ricordi di Viviane Collini sulla vita a Hammam-Lif, il racconto di Giuseppe Valenza, le riflessioni di Roberto Coslovi e le considerazioni di Domenico Ortolano restituiscono una dimensione profondamente umana della storia, mostrando come il Mediterraneo non sia soltanto una categoria geografica o politica, ma uno spazio vissuto, costruito quotidianamente attraverso relazioni, memorie e identità condivise.

Lo stile è uno degli aspetti più felici del volume. La scrittura è infatti limpida, scorrevole e accessibile, pur affrontando argomenti complessi. Il linguaggio evita l’accademismo eccessivamente specialistico senza rinunciare al rigore delle fonti, consentendo anche al lettore non esperto di avvicinarsi con interesse a temi storici, religiosi e culturali di notevole spessore.

La processione della Madonan di trapania la Goulette

La processione della Madonna di Trapani a la Goulette, anni 20

La Tunisia, crocevia di popoli, di culture e di religioni tra passato e presente non propone soltanto una ricostruzione del passato, ma invita a riflettere sul presente e sul futuro delle società mediterranee. Attraverso la storia delle minoranze, delle migrazioni, delle contaminazioni linguistiche e degli scambi culturali, Soumaya Bourougaaoui dimostra che l’identità tunisina è il risultato di un lungo processo di incontri e di reciproci arricchimenti.

In un tempo segnato da tensioni e divisioni, il volume ricorda che la conoscenza della storia può diventare uno strumento privilegiato per costruire una cultura della pace, della memoria condivisa e del rispetto reciproco. Per questo motivo il volume è destinato non soltanto a chi desidera conoscere meglio la storia della Tunisia, ma a tutti coloro che credono nel Mediterraneo come luogo privilegiato di incontro tra civiltà. In questa prospettiva, il libro di Soumaya Bourougaaoui rappresenta un contributo significativo alla diffusione di una cultura del dialogo, della tolleranza, della pace e della convivenza, valori che oggi appaiono più necessari che mai. 

Dialoghi Mediterranei, n. 81, settembre 2026

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Francesco Pintaldi, è stato dirigente scolastico nei licei. Da anni affianca all’attività scientifica un’intensa ricerca storico-culturale dedicata alla Sicilia e al Mediterraneo, con particolare attenzione ai rapporti tra le civiltà che hanno condiviso questo spazio nei secoli. È autore di numerosi articoli, saggi e romanzi storici e cura il blog Intersezioni Culturali, dedicato alla divulgazione interdisciplinare.

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